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La VII edizione ha avuto inizio il 14 agosto e terminerà il 29 settembre e si svolgerà prevalentemente a Passignano sul Trasimeno con degli appuntamenti anche sull’Isola Maggiore, a Castel Rigone e a Perugia. L’avvenimento letterario ha un nutrito numero di volti noti: tra gli altri, l’egittologo Zahi Hawass, il conduttore televisivo Roberto Giacobbo e il maestro Beppe Vessicchio. Durante la recente presentazione dell’evento, il suo ideatore Italo Marri, il direttore artistico Anton Carlo Ponti e il Vicesindaco di Passignano Paola Cipolloni, hanno illustrato il calendario degli appuntamenti, che si svolgerà attraverso 17 caffè letterari, due mostre e uno spazio dedicato alla Festa del Libro.

Dalla Torre della Rocca di Passignano si gode di un panorama mozzafiato; infatti la Rocca è una delle più belle e suggestive testimonianze storiche e culturali del Lago Trasimeno e dall’alto della sua posizione osserva il lago e il paese fin dal VI secolo, come fortificazione longobarda.
In questi giorni l’incantevole fortilizio osserva, dalla sua ubicazione dominante, cosa succede poco più sotto, nel susseguirsi di persone e incontri attorno al mondo letterario messo in moto con successo dagli organizzatori dell’Isola del Libro Trasimeno 2019.

In apertura della manifestazione


La bella manifestazione fa diventare Passignano e il lago sedi di una kermesse importante nel mondo dei libri e, per queste latitudini, una passerella di tutto rispetto per autori, editori e personaggi noti e meno noti.
Il via è stato dato dalla presentazione del libro scritto dal giornalista Giovanni Fasanella, dal titolo Enrico Berlinguer, Aldo Moro due vite con destini paralleli con l’introduzione di Anton Carlo Ponti, giornalista e scrittore.
Il giorno di ferragosto e il successivo sono stati dedicati al Trasimeno con la presentazione di tre opere inerenti il lago, anche se per genere differenti tra loro, che hanno goduto di una numerosa e attenta partecipazione di pubblico.
Il primo libro dei tre presentato è intitolato Minima storia recente di Passignano. Passignano cittadina del mondo dove Claudio Bellaveglia racconta le vicende che ha vissuto prima come cittadino e poi come sindaco della bellissima cittadina lacustre, a partire dalla locale e storica società aeronautica e poi navale S.A.I. Ambrosini, oggi purtroppo dismessa. Inoltre, ha parlato delle celebri e super tecnologiche barche a vela Azzurra e Moro di Venezia, che hanno partecipato qualche anno fa alla Coppa America come rappresentanti italiane: dove i loro scafi sono stati costruiti dall’azienda passignanese. Il libro è ricco di aneddoti e storie che rendono interessante la lettura per gli amanti del genere.

Castel Rigone, foto di Enrico Mezzasoma

A seguire è stato presentato La ragazza del canneto, dai tipi di Armando Editore. Il libro è un romanzo giallo ispirato da un fatto vero successo pochi anni fa sulle sponde del Trasimeno, e racconta, con una storia verosimile e ambientata tra i vari borghi lacustri, le drammatiche conseguenze per le adolescenti rapite a seguito di adescamenti compiuti da falsi profili informatici tramite social. L’opera è bilingue in italiano e inglese – e presenta un carattere definito ad alta leggibilità, adatto anche per i dislessici. Ha presentato il manager Franco Papetti.
Per finire, è stato presentato il libro dal titolo Gli uomini e il Lago. Catalogo Museo della Pesca e del Lago Trasimeno, edito da Morlacchi Editore. L’autore è Ermanno Gambini, direttore del Museo della Pesca di San Feliciano, segretario dell’A.L.L.I. (Atlante Linguistico dei Laghi Italiani) nonché stimato storico del lago Trasimeno. La sua opera non è un semplice catalogo, ma una vera e propria enciclopedia di fatti, problematiche, storie circa l’intero mondo lacustre e dei suoi pescatori, come ha anche testimoniato Valter Sembolini, amministratore delegato della Cooperativa Pescatori del Trasimeno durante il suo intervento. Con la sua introduzione, l’esimio prof. Fabrizio Bracco, docente universitario e storico, ha impreziosito l’occasione. Ha presentato Italo Marri.

Appuntamenti da non perdere


La settimana è stata chiusa con il libro di Paolo Rossetti, edito da Bertoni Editore, La valle delle comete, ispirato alla vita dell’esploratore perugino Orazio Antinori, le cui vicissitudini sono ben raccontate nel libro. Peraltro la storia di Antinori è poco nota e rimane ancora sconosciuta alla maggior parte dei suoi concittadini. Ha coordinato lo storico Vanni Ruggeri e la lettura dei brani è stata di Carla Cicioni.
Nei giorni successivi si sono susseguiti altri incontri e tanti ancora ci allieteranno prima della chiusura, prevista per il 29 settembre. Il programma è consultabile sul sito dell’Isola del Libro: www.isoladelibrotrasimeno.it

L’intento? Avvicinare le persone alla lettura


Abbiamo incontrato Italo Marri, il Presidente dell’associazione culturale Isola del Libro e ideatore della manifestazione, che orgoglioso ci dice: «Sono molti i libri che verranno presentati e nello stesso modo i temi toccati attraverso una lunga carrellata di personaggi che supererà le 70 unità. Al di là del numero importante, a noi interessa soprattutto la qualità, e con orgoglio posso dire che ne abbiamo. Comunque si potrà fare meglio e per il prossimo anno ci sono già delle idee, tipo portare qui degli autori istriani».
Viene alla mente che durante la presentazione dell’evento, il direttore artistico Ponti ha messo in evidenza che non è presente un libro nella maggioranza delle famiglie italiane, dove si legge sempre meno e per questo ha manifestato il personale impegno, attraverso anche questa iniziativa, di promuovere il libro e la lettura in genere.
Dal canto suo, Paola Cipolloni, Vicesindaco dell’Amministrazione passignanese nonché Assessore alla cultura, ci riferisce: «Abbiamo voluto sostenere con determinazione questa iniziativa in quanto crediamo fortemente all’avvicinamento delle persone alla lettura e alla promozione del nostro territorio attraverso questi tipi di evento».
La piacevole idea, realizzata all’interno della Festa del Libro, è stata un’occasione educativa importante e un primo avvio all’abitudine alla lettura: infatti, camminando per le strade di Passignano, gli organizzatori hanno messo a disposizione dei passeggianti fino al 17 agosto, un cospicuo numero di libri in regalo lasciati in bella mostra sopra un apposito tavolino lungolago.
Vedere il meraviglioso panorama dalla sommità della Torre di Passignano può donare fantastiche emozioni, ma anche una lettura empatica di un buon libro può scatenare inaspettate sensazioni e sopiti sentimenti.
Buona lettura a tutti!

 


Scopri tutti gli appuntamenti del weekend dell’Isola del Libro 2019 su >> Stay in Umbria!

Nel cuore verde dell’Umbria, all’ombra di monumentali abbazie, tra gli echi del Medioevo e della storia, avvolto negli aromi di un’antica tradizione gastronomica, è custodito un territorio selvaggio, un angolo di Appennino in cui il tuono del fiume Nera rimbomba fragoroso, infrangendosi tra le rocce e facendo sobbalzare il cuore per l’adrenalina.

Stiamo parlando della Valnerina, un coriandolo di Umbria decantato in tutto il mondo come Terra dei Santi, ma che si presta in maniera eccellente alla voglia di avventura e divertimento di tutta la famiglia. Tra cascate, falesie e sentieri si dipanano numerose attività outdoor attraverso le quali scoprire il fascino di una natura selvaggia che si specchia nell’acqua limpida di un fiume indomito, il Nera, nome che nella sua forma più antica significa proprio “forte”.

 

Fare rafting è sempre suggestivo; farlo in Umbria, lo è ancora di più!

Discese adrenaliniche tra i flutti: il rafting e l’hydrospeed

Il più celebre degli sport acquatici che permettono di solcare il Nera è senza dubbio il rafting, un modo particolarmente dinamico e avventuroso per percorrere tratti di fiume a bordo di colorati gommoni. Uno sport da vivere, che riscuote notevole successo tra i più giovani. Tanti gli itinerari da scegliere: da quelli più adrenalinici che costeggiano le acque della Cascata delle Marmore – dove il corso del fiume è più spumeggiante – a quelli più tranquilli e adatti anche ai più piccoli, ma che comunque riservano forti emozioni. Particolare menzione merita l’hydrospeed, una discesa fluviale aggrappati a una sorta di salvagente nei punti in cui l’acqua scorre più veloce e le rapide sono più selvagge. Una soluzione più rapida ed emozionante per chi vuole essere protagonista sul fiume. Un’avventura da condividere con un compagno di viaggio alquanto insolito: il Nera. La forza della natura, lo spirito d’avventura, l’adrenalina che sale in un vortice di emozioni che ti faranno tornare a casa cambiato da questa nuova esperienza.

Balconi di roccia: l’arrampicata sportiva

Roccia, acqua, terra: sono i tre elementi che in questo angolo di Umbria si fondono insieme plasmando le forme, il paesaggio e la natura che sono protagonisti di questa terra. Una montagna dal paesaggio unico e irripetibile, che dalla Falesia di Ferentillo offre scorci di luminosa bellezza. Un paesaggio plasmato dall’uomo, che ha saputo conservare la natura autentica di questo luogo, offre quanto di più suggestivo un free climber possa desiderare. Guardare la parete che sale, seguirne le linee, le sporgenze per poi sentire la roccia sotto le mani. L’arrampicata è il contatto con la montagna, un’impresa non più riservata a pochi atleti, ma che gode di sempre maggiore popolarità, per il desiderio di sfidare le proprie forze, per poter osservare le altitudini da un balcone di roccia che regala un’esperienza naturale totalizzante.

 

L’arrampicata sportiva è uno stile di arrampicata che si basa su ancoraggi permanenti fissi alla roccia come protezione/sicurezza.

In mountain bike alla scoperta della vecchia ferrovia Spoleto-Norcia

La Valnerina è una terra forgiata da Madre Natura per essere scoperta pedalando. In questo angolo di Umbria, tra l’azzurro limpido del Nera e la skyline di borghi e torri medievali, si sviluppa un percorso pedonale e ciclabile che si estende, per oltre 30 km, lungo la vecchia ferrovia che un tempo collegava Spoleto a Norcia. Una greenway nel cuore più selvaggio dell’Umbria che percorre luoghi in cui contrasti paesaggistici e culturali mantengono viva la tradizione e accompagnano i bikers in un itinerario dai mille volti. Tante le occasioni per vivere incontri interessanti: è abbastanza facile, infatti, scorgere numerose specie di rapaci diurni che si librano in volo dalle maestose pieghe rocciose che incorniciano il percorso. I più comuni sono il gheppio e la poiana, o addirittura una coppia di aquile reali che ha il suo nido in una delle gole attraversate dalla vecchia ferrovia. Mentre gli appassionati di rafting scivolano sulle acque del Nera, chi fa trekking o pedala può anche esplorare una vecchia galleria stradale abbandonata. Buio, pipistrelli, spifferi gelati e cigolii sinistri garantiscono 5 minuti da brivido.

 

La strada ferrata su cui si articola l’Ex Ferrovia Spoleto-Norcia era un capolavoro assoluto di ingegneria ferroviaria

A spasso tra cielo e terra: trekking in Valnerina

Un angolo di Umbria, la Valnerina – conosciuto per una sacralità antica come le leggende che la popolano e dove i santi e gli anacoreti umbri hanno trascorso ore di preghiera e meditazione – è la scenografia ideale per chi, con gli scarponcini ai piedi, ricerca un’esperienza slow, all’insegna della natura e dello sport. Dal Parco Nazionale dei Monti Sibillini alla Cascata delle Marmore, ogni sentiero conduce a borghi che custodiscono importanti testimonianze architettoniche o a punti panoramici che regalano scorci indimenticabili. Trekking in Valnerina significa scoprire e riscoprire antiche strade e angoli dimenticati, camminare sulla linea di confine tra cielo e terra, sulle tracce di una volpe o di uno dei cavalieri del passato. Stacca la spina del quotidiano e concediti uno spazio per vivere fuori dal tempo, per essere padrone dei tuoi passi e nutrirti a piene mani di sensazioni irrinunciabili.

 

Trekking in Valnerina

Tra realtà e incantesimo: deltaplano e paracadutismo

L’idea di volare, il desiderio di imitare gli uccelli, ha sempre destato nell’uomo sensazioni straordinarie, dal mito di Icaro al genio di Leonardo da Vinci, fino all’invenzione dei fratelli Wright. Tuttavia, seduti in comode poltrone reclinabili, non proviamo certo la sensazione di essere noi, con il movimento del nostro corpo, a consentire di librarci in aria. Sensazioni invece che colpiscono piacevolmente gli appassionati del parapendio e del deltaplano. Pochi passi e via… Un lungo respiro e l’aria sembra avere improvvisamente un profumo mai sentito prima. Una volta in volo, il silenzio è quasi surreale. L’unico rumore che si avverte è quello del vento tra le corde della vela. I sensi si colorano di emozioni mai vissute prime. Esaurita la potente carica emotiva dei primi secondi, si inizia a prendere confidenza con questa nuova prospettiva: è il momento di godersi la vista riservata agli uccelli e ai pochi fortunati che hanno nel sangue questa passione. Giù in basso, con la luce di taglio di uno splendido tramonto, il verde dei boschi e della campagna si accende in tutte le sue sfumature, e la linea dell’orizzonte si fa più marcata. Un’esperienza da vivere, a metà strada tra realtà e incantesimo.

 

Il Comune di Gualdo Cattaneo ha attorno a sé un complesso difensivo di castelli e fortezze medievali che costituisce uno straordinario museo a cielo aperto. Con il marchio Castelli di Gusto, il Comune ha dato l’avvio a una rete enogastronomica a difesa del territorio e della salute, mettendo in campo le nuove teorie venute da lontano.

L’idea è partita nelle terre dall’altra parte del mondo ed è attecchita qui, nella verde Umbria. Dall’Australia all’Umbria, dall’ecologia integrata alla filosofia, dall’Università all’ambiente, dalla teoria alla pratica. Qui si parla di permacultura, tecnica teorizzata in Tanzania e in Australia dai professori Mollison e Holmgren e da loro esportata in tutto il mondo.

Che cos'è la permacultura?

La permacultura ha attraversato l’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano, si è diffusa a est e a ovest, è approdata in Asia, in America e in Europa negli anni Ottanta. I due ecologisti/agronomi hanno pensato a un sistema di gestione del territorio per cercare di contrastare lo sfruttamento e la crisi del pianeta Terra. Hanno ideato un sistema integrato, attento alle risorse del sito, al suo ecosistema, al biotopo e al biotipo della zona per un ottimale utilizzo del territorio.
Permacultura è un neologismo che mette assieme la parola permanente con agricoltura, e unisce la coltura delle piante con la cultura di chi segue lo sviluppo dei vegetali. Sole, vento, acqua, insetti, vicinanza delle piante tra di loro: tutto contribuisce a favorire o a distruggere la crescita dei vegetali.
Questa tecnica è ormai ampiamente diffusa nel mondo e io l’ho vista messa in pratica nella città di Aarus (Danimarca). In un quartiere avveniristico, in mezzo ai palazzi, c’era una grande quantità di cassette di legno per la coltivazione di insalate e altri ortaggi. Era la permacultura, ma io non lo sapevo.

 

Permacoltura ad Aarus

La permacultura in Umbria

In Umbria, dei giovani imprenditori di Gualdo Cattaneo hanno dato l’avvio a questa nuova pratica. Andrea, il filosofo, e sua sorella Irene, laureata in Scienze della Comunicazione, stanno sviluppando la policoltura degli orti, sfruttando le grandi cassette di legno adatte proprio alla permacultura. In queste cassette la terra respira ed è sminuzzata in modo che ossigeno e sostanze nutritive passino facilmente dal terreno alla radice della pianta.
Le cassette sono studiate anche per non sprecare nemmeno una goccia d’acqua, consentendone il lento assorbimento da parte del terreno, e per mantenere il giusto livello di umidità a favore di un migliore sviluppo delle piante. Lo scopo è quello di ottenere dei prodotti genuini e saporiti, evitando l’uso di sostanze glifosate e dei pesticidi. Questa tecnica si basa sul fatto che ci sono piante che vivono bene in prossimità e si sostengono vicendevolmente, sfruttando le condizioni di sole e ombra e difendendosi dagli insetti dannosi.
C’è da dire che la permacultura non si applica solo ai vegetali, ma anche agli animali e all’ambiente in generale. Infatti, il marchio Castelli di Gusto riunisce varie tipologie di prodotti: uva, formaggio, pecore, ortaggi.
Questa iniziativa si è sviluppata all’ombra della Rocca Borgia nella valle del Paglia. Diciotto giovani hanno stanno tentando di vivere e operare bene a casa loro, lavorando la terra e con gli animali. C’è chi ha lasciato il posto fisso e chi ha dato un diverso sviluppo alla propria laurea e ai titoli accademici conseguiti, chi ha valorizzato l’azienda ereditata dai nonni mettendo in pratica il meglio che la scienza moderna offre oggi, chi è tornato a casa per non lasciare la rete di affetti che lo lega al territorio. Un’umanità variegata, ma unita dalla voglia di tracciare una buona strada. I giovani imprenditori hanno riunito le loro aziende in una ATI (Associazione Temporanea di Imprese) per accedere al Piano Sviluppo Rurale o PRS, con il valido aiuto dell’avv. Elisa Benvenuta, vicesindaco di Gualdo Cattaneo.

Nell’ambito del Ferragosto toreggiano, la panoramica piazza del Rondò ha unito in un unico abbraccio un’estemporanea di pittura, una performance di body painting e la nuova sede del Museo di Annibale al Trasimeno. L’evento pittorico è stato organizzato da La Casa degli Artisti di Perugia e dalla Pro Loco, con il Patrocinio del Comune di Tuoro. La manifestazione è continuata fino a tarda serata con un programma ricco e divertente. 

Immaginiamoci di tornare indietro nel tempo e di essere a 2.236 anni fa. 
Annibale, il comandante dell’esercito cartaginese, il 21 giugno 217 a.C. durante la II Guerra punica, a seguito di un agguato, inflisse una drammatica sconfitta all’esercito romano guidato dal console Gaio Flaminio, nel territorio circostante l’attuale cittadina di Tuoro sul Trasimeno. Nello scontro rimasero uccisi oltre 10.000 Romani e fatti prigionieri circa 6.000 legionari. Le perdite delle truppe annibaliche si fermarono a 1.500 combattenti. Solo dopo questa terribile disfatta Roma prese seriamente il pericolo cartaginese, fino a quel momento sottostimato. 

Una nuova casa per il museo di Annibale

La battaglia del Trasimeno viene descritta, suddivisa, raccontata nei fatti e nei personaggi, analizzata e circostanziata in modo preciso, chiaro e accattivante attraverso un percorso integrato multimediale composto da pannelli didascalici, animazioni e video racconti. Tutto questo è stato realizzato all’interno della nuova sede del Museo Annibalico, condivisa con l’ufficio informazioni turistiche, che si trova in pieno centro storico nella piazza Garibaldi o del Rondò, con un’impareggiabile vista sul Lago e sulle sue tre isole.  Il museo di Tuoro dedicato ad AnnibaleLa scelta della nuova sede – rispetto a quella precedente del periferico Palazzo del Capra – è stata dettata da specifici motivi, come viene spiegato dal Sindaco di Tuoro, Maria Elena Minciaroni, durante la recente e seguitissima inaugurazione: «Come Ammistrazione ci siamo sentiti in dovere di tutelare la stagione turistica e culturale del nostro paese; causa problemi tecnici, urgenti, contingenti e inderogabili non si poteva continuare a tenere aperto il Museo presso il Palazzo del Capra. Quindi avevamo davanti due strade: chiuderlo, senza sapere quando ci potesse essere la riapertura, oppure decidere con fermezza di spostarlo e di riaprirlo. Ecco perché per noi oggi è un grande giorno, è una grande soddisfazione, dopo un grande lavoro di comunità e per questo ringrazio tutti i toreggiani». Presenti alla cerimonia, oltre agli Assessori Thomas Fabilli e Pietro Renzoni e alle altre autorità intervenute, lo storico del lago Ermanno Gambini e molti cittadini soddisfatti.
La nuova sede è stata aperta grazie alla collaborazione data, con grande abnegazione, da parte di molti volontari e in particolare della Pro Loco, il cui Presidente Fabrizio Magara, affiancato al momento del nostro incontro dal gentile Andrea Grasselli, ci dice: «Tutti insieme ci siamo riusciti, è stata una sfida che abbiamo vinto nel poco tempo che avevamo a disposizione. A tutti coloro che si sono impegnati e hanno dato una mano per il trasferimento e l’apertura della nuova sede museale, li debbo ringraziare pubblicamente, perché sono delle persone eccezionali di una fantastica comunità». 
Mentre il vostro inviato lacustre era al Museo insieme a Magara e Grasselli, ha notato Rudy Baum al lavoro, mentre, alle prese con dei visitatori, si è dimostrato un riferimento certo e sicuro per le informazioni museali e le spiegazioni storiche sulla celebre battaglia. Bravo! 

Artisti esperti e giovani promesse

Quando si esce dal museo, soddisfatti per quello che si è visto, davanti agli occhi si presenta in tutta la sua beltà il lago, con le sue sfumature di colori, con i toni cromatici delle nuvole riflesse sull’acqua leggermente increspata e qualche bianca vela, che una fervida mano ha puntinato sulla superficie della naturale tela lacustre. 
La piazza è disseminata di artisti esperti e giovani promesse che, nell’ispirazione suggerita dal vecchio lago etrusco Tarsminass, scaricano la loro creatività sulle bianche superfici poggiate sui tavoli. 
La Casa degli Artisti guidata da Francesco Minelli e Carla Medici, si è prestata all’organizzazione dell’evento artistico. Il pacato Francesco ci dice: «Siamo contenti di aver portato in questo bellissimo contesto pittori esperti e giovanissimi, che si possono misurare e comparare su tecniche diverse e visioni cromatiche differenti. I più giovani possono ispirarsi dai più esperti in un connubio trionfale tra arte, storia e natura che lo scenario di Tuoro e questa manifestazione ci offrono; il clima amicale e rilassato fa il resto. A fianco dell’estemporanea abbiamo inserito anche una performance di body painting».
Infatti, poco più in là, sopra il bordo in pietra della fontana pubblica, troneggia in tutta la sua fisicità una modella in monokini, che ha prestato il suo corpo alla bravissima artista della cute femminile, conosciuta come Karina Y Muzzio Mua. 
La make up artist ha disegnato sul corpo pressoché nudo della piacente ragazza i simboli dei quattro rioni paesani: Colonna, Malpasso, Trasimena e Valromana. Alcuni attenti osservatori hanno seguito con rispetto e a breve distanza il compiersi dell’opera umana; con molto interesse e dedizione hanno esaminato l’esattezza dei dettagli di ogni singolo stemma rionale… 

Una manifestazione che riempie l'anima

La manifestazione è continuata, sempre sotto la consueta e vitale organizzazione della Pro Loco, con lo street performer Francesco Bellelli, con il concerto in piazza di Stream of Beer, al Parco del Sodo con DJ Set. I negozi aperti e il mercatino paesano hanno innalzato la piacevolezza dell’evento, mentre la buona cucina proposta al parco, ha placato gli appetiti. 
Nell’accogliente Borgo di Tuoro, a ferragosto si sono incontrati storia e arte, in un clima sereno e ludico, dove la gente locale e i forestieri hanno apprezzato la vivacità e creatività dell’evento. A festa finita, la sera, tutti sono rientrati nelle proprie dimore con il sorriso e la gioia nell’animo. 

La manifestazione ferragostana Trasiremando è giunta alla sua ottava edizione e anche quest’anno ha attratto a Passignano sul Trasimeno un gran numero di imbarcazioni a remi di tutti i tipi, in un raduno non competitivo dedicato agli amanti della natura e delle attività outdoor.

Quando Matteo dall’Isola, precettore e letterato lacustre del XVI secolo, nel suo poema mitologico La Trasimenide descrive dettagliatamente le barche in uso sul lago Trasimeno in quegli anni, correda le parole con dei disegni e così ci ha tramandato una serie di importantissime informazioni storiche sulla pesca, i suoi metodi e le attrezzature utilizzate. Sulle barche, in particolare, racconta che erano tutte costruite attorno a una zattera centrale detta uscio, dalla quale prendevano forma tutte le tipiche imbarcazioni in legno del Trasimeno.
La particolarità che ha dato origine alla remata tipica del Trasimeno è la posizione degli scalmi o cavijoni – lo scalmo rappresenta l’elemento di appoggio del remo sull’imbarcazione. Troviamo uno scalmo a destra verso la poppa (parte posteriore), che serve per spingere e direzionare la barca, e uno centrale a sinistra, utilizzato solo per spingere. Nelle imbarcazioni di Passignano e Isola Maggiore, gli scalmi si trovano a specchio rispetto alle barche delle altre zone del lago.

 

Le barche di Trasiremando

 

Matteo dall’Isola ci racconta di una serie di barche utili per la pesca, così come ha scritto anche Giannantonio de Theolis, detto Il Campano, nella sua Thrasimeni descriptio del XV secolo, dove i nomi barchino, barca, barchetto, barcone, navigiolo e nave ci fanno capire quanti tipi di imbarcazioni venissero usate e che gran traffico navale ci fosse in quel periodo sul lago.
Anche in quest’ultimo ferragosto c’è stato un gran via vai di barche sul lago, esattamente a Passignano sul Trasimeno: nei pressi del vecchio pontile ce n’erano alcune tipiche del Trasimeno, simili a quelle descritte da Matteo dall’isola e da Giannantonio il Campano. A queste se ne sono aggiunte molte altre, tipo kayak, sup, canoe, canotti gonfiabili che, tutte insieme, all’esplodere di un potente mortaretto, hanno dato inizio alla Trasiremando 2019. Si tratta di un raduno non competitivo aperto a tutte le imbarcazioni a remi, che si svolge ogni anno il 15 agosto sul lago Trasimeno.
In questa edizione si sono iscritti più di cento tra mono e pluri equipaggi, di svariata provenienza e tipologia. Ha fatto scalpore la presenza di un partecipante in canoa munito di un elmo da antico romano, un vezzo distintivo del maturo e simpatico rematore. Non ci sono ambizioni agonistiche durante il raduno, come previsto da programma, ma, nel prepartenza, tra stesse tipologie di galleggianti è nato un silente e spontaneo gareggiamento per chi avesse spinto più forte. In aggiunta si è notata qualche canzonatura, che rimbalzava non solo tra differenti equipaggi, ma anche all’interno dello stesso: come avviene di consueto in ogni manifestazione non agonistica… in attesa del via. Anche questo rende tipica la Trasiremando.

 

Partenza. Via!

Boom! Partiti! Meraviglioso vedere oltre cento equipaggi lanciarsi dalla stessa linea di partenza, tutti diretti verso l’Isola Maggiore, taluni scegliendo il percorso di 10 chilometri, altri quello di 22. Chi è partito di gran carriera, chi secondo le proprie forze e chi ancora si sta attardando, mentre si fa un selfie; l’antico romano è partito di buona lena.
Tutto meravigliosamente vero! La quasi totalità dei partecipanti ha scelto il percorso da 10 chilometri e si è notato quando in lontananza gli equipaggi sono spariti alla vista, coperti dal sinuoso profilo dell’Isola Maggiore. Dopo aver compiuto mezzo giro intorno a essa, hanno fatto capolino dal lato di uscita e hanno decisamente puntato, come fossero una flotta di cannoniere da guerra, verso Passignano e non verso San Feliciano, tappa obbligata per il percorso più lungo. Tutti bravi e simbolicamente tutti vincitori! A dir la verità c’è stato anche chi ha vinto concretamente: una bella canoa in premio, sorteggiata tra i soli iscritti! Gli esperti che l’hanno vista, hanno confidato – con leggera e sana invidia – che è di ottima qualità!
A dare il via è stata la vicesindaco di Passignano, Paola Cipolloni, che ha dichiarato: «La Trasiremando si conferma una manifestazione rappresentativa per la promozione del territorio e del turismo in genere, in una sana e amichevole compagnia tra i partecipanti e in onore di un’impegnativa prestazione sportiva anche se non agonistica; l’evento viene accolto con curiosità partecipativa da chi è visitatore o iscritto al raduno».

 

 

Al termine della remata, gli organizzatori hanno previsto un momento conviviale che è sfociato in un gustoso e simpatico pranzo di Ferragosto, con tutti i partecipanti e i loro accompagnatori.
La manifestazione è nata qualche anno fa da un’idea di Luca Briziarelli, Marco Martinelli, Alessandro Bigerna e Daniele Giappichelli. L’organizzazione dell’evento è affidata all’A.s.d. Centro Rematori Passignano con la collaborazione del Circolo Rematori di San Feliciano, che la sera prima, sul lungolago felizianese, ha dato il via all’anteprima di Trasiremando con una buonissima e allegra Cena sotto le stelle e la presentazione del romanzo giallo La ragazza del canneto, scritto dal vostro inviato lacustre ed edito da Armando Editore.
È successo tutto sotto il buon occhio del generoso Tarsminass, il nome etrusco del benamato lago, mentre ci è sembrato di sentire Matteo dall’Isola che ci raccontasse, leggendo un passo della sua Trasimenide, la struggente storia d’amore del principe etrusco Trasimeno con la bellissima ninfa Agilla.

Il recente 12 agosto ha avuto luogo a Torgiano l’evento artistico Vinarelli, manifestazione racchiusa in un’unica giornata dove pittori locali e forestieri, si cimentano con pennelli imbevuti nel buon vino locale, sfumato in svariate gradazioni cromatiche e nell’occasione create per realizzare delle opere che saranno destinate a scopi benefici in campo sociale e artistico. L’avvenimento che fa parte del più ampio Agosto Torgianese, vive con i suoi artisti e i numerosi visitatori, un clima estroverso e dilettevole.

 

È appena terminata la XXXVI edizione dei Vinarelli, organizzata dalla Pro Loco e dal Comune di Torgiano, che è stata inserita all’interno dell’Agosto Torgianese, evento datato 7/18 Agosto 2019.

L’intera manifestazione presenta nella sua tradizionalità, ambiti enogastronomici e ludici e sono dedicati, come si legge nel ricco programma, spazi per la musica, la cultura e la pittura; quest’ultima, presentata nella sua caratteristica e originaria tecnica locale e utilizzata in occasione dell’annuale raduno artistico, dà vita al distintivo Vinarello.

Qui a Torgiano, uno dei borghi più belli d’Italia, c’è un’atmosfera incantata sottolineata dai colori pastello delle distese dei vigneti, dal profumo della campagna che è accostata alle vicine sponde dei fiumi Chiascio e Tevere.

In questo luogo la storia e la tradizione sono confidenti e accasate da migliaia di anni, infatti le origini torgianesi vanno individuate nel periodo etrusco, come dalle testimonianze archeologiche ritrovate nei pressi del Borgo e dell’allora roccaforte Vettona, oggi la vicina Bettona. La particolarità sta nel fatto che i territori alla destra del Tevere erano sotto l’influenza etrusca e quelli alla sua sinistra sotto quella degli Umbri. Torgiano e Bettona, seppur a sinistra del Tevere, hanno rappresentato l’eccezionalità etrusca sulla sponda opposta alla consueta appartenenza territoriale. L’area, fin dal periodo etrusco e poi romano, ha avuto sempre una spiccata vocazione agricola che, per la presenza di un porto fluviale, anticamente si collegava via acqua fino all’Urbe Romana per il trasporto delle derrate alimentari prodotte in loco oppure inviate e giunte fino a lì dalla vicina via consolare Amerina.

Torgiano ha sempre dimostrato la sua vocazione specificando qualità tra olivi, cereali e ortofrutta ma il suo successo è dovuto soprattutto alla viticoltura e ai suoi celebri vini. Tra i sapori dei cibi, i profumi dei luoghi e degustando un buon vino, qualche anno fa è nata quasi per gioco la manifestazione dei Vinarelli, dove pittori locali e forestieri, su tema libero e in un’atmosfera di convivialità e gioia, hanno dato e danno libero sfogo alla propria creatività, mescolando l’ottimo vino di queste zone ai colori prescelti da ciascun compositore per la propria realizzazione vinarelliana.

Oramai i Vinarelli si sono attestati come una manifestazione di riferimento nel mondo culturale, artistico e al vasto pubblico e se pensiamo al loro esordio nel 1984, possiamo dire che a Torgiano si possono vivere sensazioni che uniscono il palato all’olfatto e il tatto alla vista, nel puro divertimento e in un connubio propulsivo tra arte, cultura e vino, nella sua nobilitata ed enologica genesi pittorica che ha portato alla crescita di questa manifestazione divenuta ormai largamente stimata e rinomata.

Tra i lunghi tavoli, dove poco prima erano sede per il brindisi e l’assaggio di buon vino e cibo, sia dei pittori sia dei loro accompagnatori, ora si poggiano gli artisti che, scansati piatti e bicchieri, pennellano su fogli di carta disposti a filiera e vi imprigionano la bevanda di Bacco colorata nei vari toni cromatici creati per l’occasione. Così forme e luoghi prendono vita sul foglio bianco che lentamente si tinge tra le acrobatiche manualità di ogni singolo artista. Durante la serata si vedono, in un lungo e affollato torpedone, visitatori ed estimatori della pittura e in particolare di questa tecnica, sfilare dietro i bravi artisti e sporgendosi sopra la testa dei vinarelliani, scrutare, guardare, percepire, fotografare.

Il vostro inviato, ha avuto l’occasione di essere partecipe alla manifestazione e ha potuto vivere questa esperienza dalla parte dei pittori, che si ritrovano in una sorta di pubblica intimità artistica. Non un solo artista dei presenti ha evitato di farsi vedere durante la preparazione della sua creazione ma anzi ha condiviso le proprie idee, le proprie emozioni, le proprie tecniche con perfetti sconosciuti che passandogli dietro commentavano come se gli artisti stessi, fossero contenuti in una bolla di sapone che li ovattasse dal resto del mondo. Il tutto si è svolto in un clima di assoluta gioia e serenità e l’evento è sembrato essere ammantato da un’atmosfera surreale, senza il dettato dei frenetici e irriverenti tempi attuali. Qui si sono visti degli ammirati artisti, conosciuti anche in altre occasioni e in varie esposizioni pittoriche, cimentarsi con tecniche diverse e atteggiamenti informali per quest’evento.

Ai Vinarelli di Torgiano certe barriere cadono, infatti si ènotata maggior confidenza tra i pittori stessi e tra loro e il pubblico, in una sorta di reciproca confessione creativa collettiva.

Una bellissima esperienza per tutti dove, tra i tanti bravi artisti, intrattenersi per capire le tecniche elaborative con alcuni di loro, come Carla Medici, Paolo Ballerani, Pietro Crocchioni, Marina Sereda, Maria Cristina Bigerna, Stefano Chiacchella, Angela Lollini, Arnaldo Garcez e molti altri, èstato molto interessante e partecipativo.

I Vinarelli prodotti sono stati donati all’organizzazione della manifestazione che si occuperà della loro vendita e il ricavato sarà destinato a specifici interventi benefici nella sfera socio-culturale.

Dall’11 agosto all’8 settembre, nella Sala di Via Indipendenza della Rocca Paolina a Perugia, vengono messe in mostra le opere di 29 artisti, in un evento ben organizzato da parte dell’Associazione Culturale La casa degli Artisti di Francesco Minelli e Carla Medici; il curatore della collettiva è Andrea Baffoni. La mostra non si limiterà all’esposizione temporanea ma certuni dei suoi artisti saranno ospiti di alcune scuole perugine a scopo didattico e portatori di un sano messaggio ecologico.

Nella nostra bella lingua italica, il maggior numero di parole hanno un singolare e un plurale e per trasformarle correttamente è sufficiente sapere la classe a cui appartengono.

La parola forma appartiene alla prima classe, infatti la regola dice che i nomi singolari che terminano in -a formano il plurale in -i se sono maschili, in -e se sono femminili.

Il titolo della mostra declinata al singolare, La Forma dell’Acqua, fa sovvenire due titoli di altrettanti film molto gettonati, dove il primo di Guillermo del Toro (come accennato anche da Andrea Baffoni) si è aggiudicato ben quattro Oscar, nel quale una donna affetta da mutismo crea uno stretto e intimo rapporto con una strana creatura acquatica catturata in Amazzonia e il secondo della seguitissima serie del Commissario Montalbano, nato dalla penna del compianto Camilleri, dove il celebre poliziotto vive un’altra delle sue avventure investigative per un assassinio che ha dei risvolti paragonabili all’acqua tenuta in un contenitore…

Inaugurazione della mostra

Declinata al plurale, Le Forme dell’Acqua è il nome della collettiva contemporanea che ha luogo all’interno della Sala di Via Indipendenza della Rocca Paolina a Perugia, che non narra di strane creature o appartiene a una serie televisiva ma è una mostra che richiama una questione mondiale attualissima e delicata nella sua trattazione nonché dichiarata in molte sue coniugazioni, appunto quella dell’acqua.

La mostra tocca i tasti giusti di un tema che riecheggia e, trasversalmente e in modo apolitico, piega e tange l’elemento liquido vitale, esplicitato nel titolo Le Forme dell’Acqua, sia dalle opere in esse contenuto sia dagli artisti che lo hanno elaborato cromaticamente.

La rassegna artistica è stata allestita all’interno della storica fortezza perugina, in cui si possono ammirare le opere realizzate con diverse tecniche, con svariati toni e colori dove ovviamente il blu nelle sue molteplici combinazioni e variazioni è prevalente, senza mai rischiare di cadere nel banale, anzi si può notare la forza dell’offrire, attraverso l’arte, messaggi ecologici e sociali precisi e attuali.

Tra le opere notiamo a volte colori accesi, a volte pastello o velati, comunque colori della fantasia o direttamente trasferiti dalla natura che lasciano immaginare forme e luoghi visti con la lente d’ingrandimento attraverso l’emozione e il sentimento di ogni singolo Autore.

Il curatore ha voluto mettere in evidenza alcuni concetti rappresentativi e nella risposta di Andrea Baffoni c’è la conferma:

«Le forme dell’acqua è una mostra che unisce il valore sociale a quello artistico nel segno della sensibilizzazione verso le problematiche dell’emergenza idrica. Gli artisti raccontano l’acqua da differenti punti di vista e con vari linguaggi tra astrazione e figurazione».

Francesco Minelli, Presidente dell’Associazione culturale La Casa degli Artisti, coorganizzatore della mostra insieme a sua moglie Carla Medici, al termine del vernissage ci ha sottolineato:

«La Casa degli Artisti, insieme a Umbra Acque, Riccini Group e a qualche pittore, andrà poi nelle scuole a sensibilizzare gli studenti sul problema idrico nel mondo. Se non facciamo qualcosa fin da subito si preannuncia un prossimo scenario apocalittico globale ed é per questo che la nostra attenzione è rivolta verso i giovani, infatti le opere degli artisti che espongono qui, vanno proprio in questa direzione, grazie alla loro sensibilità e al messaggio in esse contenuto».

Gli artisti che espongono sono: Giuliana Arcangelelli, Lucia Arcelli, Rosario Ascione, Martina Benedetti, Maria Cristina Bigerna, Norma Bini, Alessia Biscarini, Maria Eugenia Caceres, Maria Cappello, Biagio Cerbone, Teresa Chiaraluce, Fabrizio Fabbroni, Giuliana Farinaro, Arnaldo Garcez, Marco Giacchetti, Silvana Iafolla, Irina Luchina, Carla Medici, Michela Meloni, Lojana Pintora, Monia Romanelli, Renzo Sbolci, Mario Sciarra, Claudio Solfiti, Miretta Sparano, Carla Tejo, Deniz Tuncer, Riccardo Veschini. L’installazione è a cura di Kim Hee Jin.

Durante l’inaugurazione si sono potuti apprezzare i versi decantati dalla poetessa Catia Rogari, che con la sua delicata penna ha avuto la capacità e la bravura di esternare i propri sentimenti circa l’argomento acqua, riferendosi al lago e al mare e altresì evocando le tragedie marine degli emigranti, peraltro un dramma sottolineato anche da alcuni dipinti presenti nella collettiva.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con Regione Umbria, Provincia e Comune di Perugia e quest’ultimo, tramite l’Assessore Luca Merli, ha portato il suo saluto alla manifestazione.

Il vernissage ha trovato il favore e il soddisfatto consenso dei molti presenti.

Il noto Direttore d’Orchestra Claudio Abbado, qualche anno fa enunciò una frase che poi divenne famosa: «La cultura è un bene comune primario come l’acqua, …» e questa asserzione, per rimanere in tema sintassi, compendia in sé il soggetto, l’oggetto e il predicato insiti nell’accattivante mostra Le Forme dell’Acqua.

«Arte bella e ingegnosa, ma fallace che di cento pezzi sei ne vengono buoni».

Così scriveva Cipriano Piccolpasso, intorno al 1560, della maiolica, antico nome del lustro con cui i vasai del Rinascimento riuscirono, quasi con misteriose alchimie, a colorare le ceramiche di riflessi d’oro e di un sanguigno rosso rubino; Piccolpasso infatti fu un architetto, storico, ceramista e pittore di maioliche. Non vi è museo importante al mondo che non conservi nelle sale alcune preziose maioliche italiane a lustro e tra i maggiori figurano il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Museo del Louvre a Parigi, dal quale provengono alcune delle più importanti opere esposte nella mostra Maiolica. Lustri oro e rubino della ceramica dal Rinascimento a oggi, visibile fino al 13 ottobre 2019 presso il Palazzo Buonacquisti di Assisi.
La mostra, voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e organizzata dalla Fondazione CariPerugia Arte, è curata da due massimi esperti di maiolica: Franco Cocchi e Giulio Busti.

 

Come ha sottolineato il presidente della Fondazione CariPerugia Arte, Giuliano Masciarri, il progetto espositivo si inserisce nell’ambito di un percorso che «anche in una fase critica come quella che stiamo vivendo, intende contribuire alla valorizzazione dell’arte e della cultura, attraverso iniziative di qualità che richiamino appassionati e visitatori contribuendo così alla crescita economica e culturale del nostro territorio».

Una collezione di capolavori

Percorrendo le sale del palazzo, il visitatore può ammirare circa centocinquanta capolavori provenienti da collezioni pubbliche e private, conservate non solo in Umbria, ma anche in territori limitrofi come Bologna, Firenze, Faenza, Ravenna, Pesaro, Arezzo e Viterbo. In questo modo, attraverso sei sezioni tematiche, si noteranno gli sviluppi della maiolica dalle origini fino alle ultime manifestazioni nel Seicento e alla ripresa nell’Ottocento, quando gli oggetti ceramici tornarono a essere di vasto interesse. È possibile apprezzare anche creazioni in maiolica postmoderne e attuali, nelle quali gli artisti, oltre alla tecnica, uniscono anche design e creatività.
In pochi riuscirono nell’impresa di produrre oggetti in maiolica di così alto valore artistico e tra i maggiori creatori spiccarono i derutesi e gli eugubini, così da creare una sorta di monopolio. Le maioliche divennero di gran moda fra il Quattrocento e Cinquecento: prima quelle importate dalla Spagna e poi quelle di Deruta e di Gubbio, che diventarono così parte dei corredi domestici e degli arredi delle case reali e delle più importanti famiglie d’Europa.

 

Maiolica. Ratto di Elena 1540. Francesco Xanto Avelli. Parigi. Museo del Louvre

 

Le maioliche a lustro di Deruta coinvolgono il visitatore con i bellissimi ritratti di dame elegantemente vestite, Madonne, Santi e cavalieri; quelle di Gubbio invece, raffigurano i miti antichi, cogliendo in pieno lo spirito del tempo.
Molti oggetti di uso quotidiano, come vasi e albarelli famosi per il loro uso farmaceutico, diventarono, grazie a una decorazione ricca ed esuberante, oggetti da ammirare. Ne sono un esempio i piatti da pompa destinati non a essere ammirati al centro di una tavola imbandita, ma a essere esposti come vere opere d’arte, con le loro raffigurazioni di immagini sacre, profane e scene di combattimenti.
La mostra quindi accompagnerà il visitatore alla scoperta della storia di una delle tecniche più affascinati, ma anche più complicate della produzione ceramica umbra.

Un’intervista, realizzata dal vostro inviato lacustre, a uno dei protagonisti dell’iniziativa Ricostruiamo il Barchetto del Trasimeno, l’imbarcazione storica andata completamente distrutta durante un incendio. La storia è lieto fine, tanto che il Barchetto è stato – e sarà – il protagonista indiscusso di diverse iniziative.

Barchetto del Trasimeno

 

Si è conclusa da poco la Festa del Giacchio, la sagra del borgo lacustre di San Feliciano organizzata dalla locale Pro Loco che vede ogni anno l’allegra e nutrita partecipazione di molti paesani e forestieri e ha come indiscusso protagonista il pesce di lago. Il nome della Festa prende origine dall’antica rete conica da pesca, appunto il giacchio, che ancora oggi i pescatori del Trasimeno lanciano in acqua con gesti liturgici che si ripetono incessantemente nella loro storia millenaria.
Durante l’ultima serata della festa il vostro inviato lacustre, passeggiando tra i festaioli, è arrivato nei pressi del vicino Museo della Pesca e del Trasimeno che, sul suo piazzale, ospita una bella barca in legno di recentissima costruzione e dalle forme un po’ particolari, protetta da una tettoia tipica di cannine di lago.
Lì ha incontrato casualmente una persona sconosciuta, con la quale è iniziata una piacevole conversazione che, dopo educati convenevoli, ha dato vita a un racconto molto interessante sulla barca esposta.
Il vostro inviato lacustre non ha resistito a fare qualche domanda per approfondire l’appassionata narrazione del gentile ignoto e così ha preso avvio questa intervista, che riguarda una recente storia somigliante a una favola di altri tempi, dove i simbolici protagonisti sono rappresentati da un dragone e da quattro chiodi come cavalieri. Qualche riga più sotto scopriremo il perché.
Il misterioso interlocutore si è rivelato uno dei protagonisti dell’iniziativa Ricostruiamo il Barchetto del Trasimeno e ci ha descritto come questa sorta di fenice sia risorta dalle sue ceneri grazie all’unione di un’intera comunità.

 

Il vecchio Barchetto prima dell’incendio

Da come mi ha detto, lei è uno dei promotori dell’iniziativa a favore del rifacimento del Barchetto del Trasimeno: mi dica, com’è andata?

Tutto parte con un’avventura intrapresa insieme all’amica Rosanna Milone: un’iniziativa sociale a favore della comunità di San Feliciano. Il 10 maggio 2017, Giacomo Chiodini, Sindaco di Magione, ci propose di indirizzare i nostri propositi verso un’iniziativa a favore del Barchetto, simbolo della gente del Trasimeno che era andata distrutta in un incendio qualche giorno prima. Con Rosanna ci siamo subito intesi e uscendo dal Comune abbiamo nell’immediato iniziato a progettare e pianificare. In realtà fino al momento dell’incontro, la nostra proposta voleva essere direzionata verso l’acquisto di un defibrillatore cardiaco, ma ne siamo usciti con l’indicazione di una barca storica andata a fuoco da ricostruire.

Cosa avete fatto?

Nel corso di un mese abbiamo realizzato e presentato, il 10 giugno 2017, il Calendario dell’Estate, strumento che ci ha permesso di raccogliere una cifra netta disponibile, per la ricostruzione, di oltre 4.000 euro, ma soprattutto di sensibilizzare la comunità verso il rifacimento di un simbolo della vita lacustre: le persone ci hanno sempre dimostrato grande solidarietà e affetto. Insieme a Rosanna abbiamo rappresentato una squadra di grande efficienza e questa iniziativa ci ha permesso di fare un’esperienza fantastica per la massiccia e trasversale partecipazione sia delle persone e delle famiglie sia per quella delle associazioni e delle aziende. All’importo raccolto con il calendario si è aggiunto il risarcimento assicurativo, e la somma ha permesso di coprire interamente il totale preventivato di spesa per il rifacimento del Barchetto.

Come sono stati impiegati i fondi raccolti?

Esattamente un anno dopo l’infausto incendio, il 5 maggio 2018, è partita la ricostruzione del Barchetto, con la presentazione del suo uscio, una specie di zattera che rappresenta la base intorno alla quale prende forma la barca. I lavori, intrapresi dal bravissimo Cristiano Vaselli con l’aiuto dell’esperto Verledo Dolciami, sono avvenuti presso il cantiere nautico Caporalini di San Feliciano e sono stati eseguiti con le tecniche costruttive di una volta, utilizzando le stesse essenze lignee dell’imbarcazione originale.

 

La ricostruzione del Barchetto del Trasimeno

Chi ha fornito le linee guida del progetto?

La strada da prendere è stata decisa dal gruppo di lavoro coordinato dal Comune di Magione, con il suo Assessore alla Cultura Vanni Ruggeri, costituito dalla Lega Navale sezione Trasimeno, dalla Cooperativa Pescatori del Trasimeno, dal Circolo Rematori di San Feliciano, da Sistema Museo, dalla locale Pro Loco, dall’A.R.B.I.T. (Associazione Recupero Barche Interne Tradizionali), dall’Università di Perugia con il progetto A.L.L.I. (Atlante Linguistico dei Laghi Italiani), da me e Rosanna, come progetto Trasimeno in Dialogo.

Quando e come si è concluso il progetto?

Dopo qualche mese di certosino lavoro, il 15 dicembre 2018, il Barchetto del Trasimeno – presentato in tutta la sua bellezza – è stato posizionato nello stesso luogo di quello andato distrutto e consegnato alle comunità di San Feliciano e del Trasimeno, durante una cerimonia ufficiale avvenuta sul piazzale antistante il Museo della Pesca e del Lago Trasimeno a San Feliciano di Magione. Da qui il rammarico e il profondo dispiacere di non essere stato presente alla cerimonia per un motivo, imprevisto e lontano dalla mia volontà, di carattere puramente personale. Vorrei ricordare che LACEP e Della Ciana Legnami hanno realizzato a proprie spese la copertura di protezione (fino ad allora inesistente) del nuovo Barchetto.

Da lei abbiamo sentito parlare di quattro chiodi e di un dragone. Cosa intende dire?

Il dragone non è quello che ci immaginiamo tutti, che vola e sputa fuoco ma, in questo caso, è una staffa di legno a forma di L che collega il fondo della barca con il suo fianco; nella barca ci sono dragoni sia a destra sia a sinistra e sono fondamentali per la tenuta e la robustezza dell’imbarcazione. I quattro chiodi sono quelli che avevo raccolto tra le ceneri del precedente barchetto e ho chiesto a Cristiano Vaselli di batterli a forza nella struttura lignea della nuova barca. Quindi nel ricostruito Barchetto del Trasimeno i quattro cavalieri sono stati inseriti nel dragone centrale della fiancata di sinistra (il lato dove si trova anche la guida del timone e più precisamente in basso e sulla sinistra dell’area della cabina), in corrispondenza della sua parte mediana.

I quattro chiodi hanno un valore simbolico o un messaggio che ci vuole spiegare?

I quattro chiodi rappresentano altrettanti pensieri che mi hanno costantemente accompagnato in questo progetto: l’incertezza, il sogno/desiderio, la concretezza, l’integrazione. L’incertezza in quanto, fin dall’inizio, per una serie di motivi, non c’era sicurezza del risultato finale e nulla era scontato. Sogno e desiderio, corrispondono alla volontà di veder navigare nelle acque lacustri il nuovo Barchetto e che lo stesso potesse rappresentare un’attrazione per un turismo responsabile e sostenibile. Concretezza, perché essa è la forza di tradurre intenzioni e idee in fatti e sostanza. Integrazione, infine, perché essa trova la sua valenza nell’atteggiamento e nel comportamento della popolazione come sostegno e spinta alla realizzazione del progetto, così come la positiva e riuscita complementarietà tra pubblico e privato.

Cosa ha voluto dire questa iniziativa per le comunità di San Feliciano e del Trasimeno?

Questa iniziativa rappresenta una condivisone d’intenti delle comunità, dove un gioco di squadra ha messo in pratica una delega suggerita da un vento ispiratore presente tra i tanti occhi speranzosi e fieri della gente. Allo stesso modo, porta un messaggio per tutti i giovani volenterosi: Con la convinzione e la forza delle idee e della concretezza, si può tendere a realizzare i sogni della propria vita… anche senza chiodi e dragoni.

Adesso che il Barchetto del Trasimeno è terminato, cosa succede?

Ovviamente dopo il 15 dicembre 2018, con la consegna del nuovo barchetto alle comunità, posso dire con orgoglio e secondo i patti: «Io mi fermo qui!» Il Comune di Magione, il Museo di San Feliciano, la Pro Loco, la Cooperativa Pescatori, la Lega Navale sez. Trasimeno e il Circolo Rematori di San Feliciano si occuperanno della custodia, cura, gestione, manutenzione e promozione turistica del nuovo Barchetto del Trasimeno, localmente detto anche Barchino. Sono in progetto e in atto delle iniziative per le quali il Barchetto del Trasimeno sarà presente ad alcuni eventi come simbolo e protagonista di attività promozionali e turistiche del territorio lacustre.

 

Barchetto del Trasimeno terminato

Vuole aggiungere qualcosa?

Vorrei ringraziare di cuore tutti quelli che hanno spinto con fare positivo verso la realizzazione di tutto ciò. Un grazie speciale va alla mia socia d’avventura, l’amica Rosanna Milone, persona fantastica e straordinaria.

C’è una frase con cui vorrebbe chiudere questa intervista?

Il Trasimeno, una volta conosciuto, lo amerai per sempre.

Mi scusi, ma qual è il suo nome?

Io mi chiamo Tarsminass (n.d.r. sorride), come l’antico nome etrusco del lago Trasimeno. In quel momento improvvisamente presero vita dei meravigliosi fuochi d’artificio che, riflessi e proiettati sulle placide acque del Lago, indicavano la chiusura della Festa del Giacchio di San Feliciano. Lo sguardo fu rapito dalla loro bellezza e quando terminarono mi voltai, ma il mio misterioso interlocutore era scomparso…

Giovani Penne è la sezione di AboutUmbria dedicata al progetto alternanza scuola-lavoro. A essere ospitati sono, in queso caso, gli articoli scritti dagli alunni del liceo scientifico G. Alessi di Perugia, guidati dalla professoressa Daniela Pera.

Un anello di 58 km che circonda la leggenda di Agilla e Trasimeno: un anello in cui perdersi è facile, immerso nei colori e nelle multiformità  del cuore verde dell’Italia; se l’Umbria e le sue colline sono questo è anche merito infatti del Lago Trasimeno, che sembra abbia preso il nome dalla storia dei due amanti.
Così, lasciandosi guidare dalla celeberrima massima di Giovenale riportata nel decimo libro delle Satire mens sana in corpore sano, viene voglia di salire su una bici e godersi il panorama lungo i differenti sentieri che appunto si snodano nel territorio lacustre, dalla costa ovest di Castiglione del Lago a quella est di San Feliciano, passando per quelle terre che fecero da teatro all’epica Battaglia del Trasimeno tra Romani e Cartaginesi, nella Seconda Guerra Punica (217 a.C)  

Si parte  da Punta Navaccia, nei pressi di Tuoro, per immergersi nei più classici saliscendi umbri sorvegliati da boschi di conifere e querceti di cerro e roverella, incontrando lungo la via – 32.60 km e circa 400 metri di dislivello positivo – il Castello di Montegualandro, posto di guardia al punto di passaggio obbligato tra Umbria e Toscana. La sua storia risale addirittura al IX secolo, quando Carlo Magno donò la rocca ad Ariberto, signore del Monte Santa Maria, prima che Federico Barbarossa la conquistasse per passarla ai marchesi Ranieri. Sebbene il castello sia stato devastato nel 1247 dai perugini per punire la famiglia Montemelini, al tempo proprietaria e rea di aver ospitato l’imperatore Federico I presso la sua residenza, ancora oggi sono visibili i resti delle antiche mura. 

Si continua quindi con il percorso di Monte Castiglione, in quel di Passignano, dove ha inizio un itinerario tanto panoramico quanto esigente, poiché prevede la scalata lungo il crinale di Trecine ricoperto da oliveti, ginestre, incolti arborati e giovani rimboschimenti: nei pomeriggi d’estate da qui si può ammirare un suggestivo tramonto rosso alle spalle delle tre isole, recuperando le forze prima di tornare a scendere verso la Torre Torta di Vernazzano Alta e la Fattoria del Pischiello risalente al XVIII secolo e voluta dal Marchese Ludovico Ranieri di Sorbello. 

Il tour di fatica e piacere continua con I Sette Monti in un percorso che si snoda nel magionese ricordando però i più nordici territori delle Ardenne, con il pellegrinaggio attraverso alcuni dei Borghi più Belli d’Italia tra cui Montecolognola, Monte del Lago, San Savino e Montesperello, nella cui Chiesa è possibile osservare i dipinti di Gerardo Dottori. Dottori, che lasciò traccia di sé e del suo talento anche a Magione stessa; il paese, posizionato sulla sponda orientale del Trasimeno, era conosciuto un tempo con il nome di Pian di Carpine, prima che i Cavalieri gerosolimitani vi costruissero una magione appunto, per assistere e curare chi ne avesse bisogno. Passò però alla storia grazie alla celebre Dieta della Magione ai danni di Cesare Borgia, raccontata da Niccolò Machiavelli ne Il Principe. 

Dulcis in fundo, il Grande anello del Trasimeno che, snodandosi in larga parte lungo la ciclabile del lago, arriva a misurare ben 71.60 km, prevalentemente pianeggianti, trovando anche il tempo di attraversare le cittadine di Macchie, San Fatucchio e Vitellino. Tra i punti di maggiore interessa troviamo tuttavia Oasi la Valle, un centro naturalistico situato ai piedi di San Savino in cui è possibile osservare l’ecosistema lacustre nelle sue molteplici sfaccettature, il Centro ittiogenico di Sant’Arcangelo in cui vengono allevate e monitorate le specie tipiche del lago, fino al Castello di Montalera: la fortezza, costruita nel XII secolo, immersa tra elci e querce, si presenta ancora imponente, con torri merlate alla guelfa, mura difensive, resti dell’antico fossato e ponte levatoio. Si tratta questa dell’unica asperità rilevante del percorso, che partito da Castiglione del Lago si conclude ciclicamente nel marchesato dei Della Corgna. 

 Con quest’ultimo lungo e coinvolgente itinerario a tuttotondo si conclude così un viaggio alla scoperta degli agresti panorami e delle preziose testimonianze storiche del Lago Trasimeno. 

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