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Oltre 120 stand: abbigliamento, cosmesi, cibo, arredamento, risparmio energetico, servizi, cultura, infanzia e viaggi. Dal 17 al 19 novembre all’Umbriafiere di Bastia.

Saranno oltre 120 gli stand dove poter conoscere e acquistare soluzioni e servizi per uno stile di vita sostenibile. Prodotti e beni che interessano tutti gli aspetti delle nostre vite. Dall’abbigliamento alla cosmesi, dall’arredamento delle nostre case al risparmio energetico, dai prodotti e giochi per l’infanzia al cibo buono, certificato, biologico e tipico. Sempre 10 le aree espositive di Fa’ la cosa giusta! Umbria, la fiera-evento di scena nei padiglioni di Umbriafiere (Bastia Umbra) da venerdì 17 a domenica 19 novembre. Tante le aziende presenti tra artigianato creativo e start up. In fiera si potranno trovare diverse aziende cooperative che producono beni all’interno delle carceri italiane. Imprese sociali presenti per vendere i loro prodotti (dai panettoni all’abbigliamento), ma soprattutto per mostrare percorsi virtuosi, inclusivi e sostenibili. Molti gli artigiani, i makers, piccoli brand, che realizzano abbigliamento, accessori e gioielli. E ancora: cosmetici naturali, prodotti erboristici e detersivi creati con ingredienti presenti in natura, dalla materia prima al prodotto finito. Molte le associazioni e le realtà del tempo libero, della solidarietà e della cultura. Come “Qui” di Carla Gariazzo, uno spazio culturale a disposizione dei visitatori che si occupa di diritti umani, musica, teatro, danza, poesia, editoria, psicologia, arteterapia e cura delle persone, dell’ambiente, delle relazioni umane.

Un vero e proprio ecosistema di imprese (ormai sono sempre di più) che realizza prodotti e servizi in linea con i principi della sostenibilità e dell’economia circolare. Realtà virtuose che fanno bene all’economia del Paese e sono attente al loro impatto sociale e ambientale. 

Torna per l’ottava volta Fa’ la cosa giusta! Umbria. L’edizione 2023 della fiera del consumo consapevole è in programma dal 17 al 19 novembre all’Umbriafiere di Bastia.

Il programma

Il programma è disponibile sul sito (falacosagiustaumbira.it/programmi) con l’elenco delle attività gratuite da poter fare in fiera. In tre giorni saranno oltre 90 gli eventi tra laboratori pratici, seminari, workshop dedicati al benessere del corpo e della mente; un ricco calendario di momenti culturali, degustazioni, dibattiti, dimostrazioni, mostre, convegni e un programma riservato alle famiglie. Presenti aree relax e olistiche con Mamaca sound massage, il massaggio in amaca, trattamento che regala una sensazione di assoluto rilassamento, in cui lasciare andare i pensieri e ricaricarsi di energia nuova e positiva. E lo Spazio Synthesia con workshop e conferenze su come vivere meglio e con meno stress. Tanti i progetti olistici integrati tra cibo, mente e natura.

Il 17 novembre, giorno di apertura della fiera, è in programma la giornata di confronto e formazione tra le scuole dell’Umbria che hanno partecipato alla Challenge Il futuro è di chi lo fa, il contest promosso da Sviluppumbria e Regione Umbria, in collaborazione con Arpa Umbria, GSA e Fa’ la cosa giusta, rivolto alle scuole superiori dell’Umbria, per lo sviluppo di un’idea imprenditoriale sui temi della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare.

Tra i convegni ci sarà, a cura di Cia Umbria, quello dedicato alla rigenerazione urbana, buone pratiche di riqualificazione di aree urbane attraverso iniziative di progettazione partecipata. Nel primo pomeriggio: Minori e Marginalità, convegno formativo a cura degli Avvocati di strada. Alle ore 16 camminare nelle terre mutate, a cura di NaturAvventura.

Sempre alle 16 l’Associazione Il Mosaico porta in fiera Saghar Setareh e il suo Melograni e carciofi (Slow food edizioni). L’evento è promosso da Associazione Franca Viola, coordinamento donne Todi ODV. Sabato 18 è il giorno dedicato alla natura e ai cammini con tanti momenti specifici. Cittadinanzattiva e Il Parco Culturale Ecclesiale Terre di Pietra e d’Acqua presenteranno alle 12, il calendario delle iniziative denominate “Itinerari …di Pietra e d’Acqua“. Si tratta di oltre 20 appuntamenti che, a partire da gennaio 2024 e fino a settembre, accompagneranno le persone a conoscere i luoghi nel territorio dell’Archidiocesi di Spoleto Norcia, dove la presenza dell’acqua crea situazioni di particolare incanto e suggestione. Nella stessa giornata, alle 18, nello stand di ARPA Umbria, il Parco Culturale Ecclesiale presenterà la Carta del viaggiatore. Un piccolo vademecum, predisposto con la consulenza della società Sisifo, che vuole incoraggiare turisti, pellegrini, escursionisti e camminatori nei luoghi del cosiddetto turismo religioso a fare scelte di viaggio sostenibili.

Domenica 19 molte le iniziative dedicate al benessere del corpo e della mente. In programma anche Il mare dove il mare non c’è: i love fish, ovvero come creare una comunità – evento intorno al pesce del futuro. Il consumo di pesce in Italia continua a registrare un costante aumento nei consumi, ma i mari di Italia e del Mondo vivono una crisi profonda. Con Roberto Morroni, assessore alle Politiche agricole e agroalimentari e alla tutela e valorizzazione ambientale dell’Umbria – Regione Umbria; Marcello Serafini, amministratore unico Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria 3A; Antonella Bussotti, amministratore unico Un-Lab.

Durante i tre giorni sono in programma molte iniziative a cura della Regione Umbria sui temi del digitale, della rigenerazione urbana, dell’agricoltura e dell’energia. Presente un’area a cura dell’Assessorato all’Agricoltura e l’Autorità di Gestione del CSR Umbria 2023-2027 con una presenza istituzionale volta a promuovere il sostegno delle politiche agricole europee sul nostro territorio per la competitività del sistema agroalimentare. Durante i tre giorni Arpa Umbria avrà uno spazio informativo dedicato al bando della Regione Umbria per gli incentivi per sostituire stufe, caminetti e caldaie alimentati a biomasse con impianti ad alta efficienza e basse emissioni. Una grande area ludica è pronta ad accogliere bimbe, bimbi e famiglie. Laboratori su ambiente, ecologia e infanzia a cura di Vus -Valle Umbra Servizi.

Un grande spazio sarà dedicato ai viaggi e ai cammini con Terre di Mezzo, editore e realtà leader specializzata a livello nazionale sulle guide sui cammini. Noysivision che progetta e realizza viaggi ed esperienze inclusive. Associazioni e tour operator che si occupano di organizzare viaggi etici, naturalistici, rigeneranti ed escursioni come Compagnia dei cammini, Federtrek, Naturavventura, ViandantiSì, Walden viaggi a piedi e Natura da Vivere.

Presente anche Alleanza per il Clima Onlus che, con 2.000 membri in Europa, rappresenta la più grande rete di città dedicata all’azione globale ed equa per il clima. In fiera Cesvol Umbria e Banca del Tempo Perugia.

Con la sua forma circolare, un diametro di circa 22 metri e una profondità di circa 13, il bacino si trova a circa due chilometri a nord di Bevagna (Perugia), immerso nella natura tipica della Valle Umbra

Immergersi nel lago Aiso – o, come viene anche chiamato, lago d’Abisso o dell’Inferno – è un’esperienza unica. Il sole penetra dalla superficie parzialmente coperta di alghe, disegna giochi di luce insoliti e particolarmente suggestivi, regalando colori che raramente si possono osservare in acqua dolce. L’acqua cristallina lascia intravedere la vegetazione esterna anche dal fondo del bacino. La trasparenza è dovuta al fatto che il lago è una risorgiva artesiana alimentata da sorgenti sub-lacuali, questo fa si che l’acqua sia mossa come da una corrente.
Con la sua forma circolare, un diametro di circa 22 metri e una profondità di circa 13, il bacino si trova a circa due chilometri a nord di Bevagna (Perugia), immerso nella natura tipica della Valle Umbra e nascosto tra gli alberi, quasi come fosse uno scrigno che conserva dei segreti. E infatti tanti segreti e misteri circondano questo piccolo lago umbro.

 

Il lago sacro

Sull’origine di questo piccolo specchio d’acqua si raccontano diverse storie e leggende che fanno risalire la sua creazione a un evento di sprofondamento, ma l’età del lago sembra antica, di epoca preromana. Vicino alle sue sponde, infatti, sono state ritrovate delle statuette votive del VI-V sec a.C., dei frammenti di terrecotte e statue marmoree e delle monete. In località Aisillo Fanelli, a poca distanza dall’Aiso – sulla piana di Bevagna – sono stati svolti scavi archeologici che hanno riportato alla luce un santuario di epoca romana.
Si trattava di un luogo di culto, in quanto è presente una cavità circolare delimitata da una struttura in cocciopesto a formare un bacino, centro dell’intero complesso sacro. La funzione della suddetta vasca non è conosciuta, sembra, tuttavia, che fosse di tipo votivo, vista la presenza nel bordo di numerose monete, che, con ogni probabilità, venivano gettate al suo interno. Sono apparse anche due stanze circondate da un porticato, di cui rimangono alcune basi di colonna in arenaria e il pavimento in cocciopesto. I due ambianti conservano anche loro tracce di culto come statue ed elementi d’arredo.

 

Lago Aiso

La leggenda

Al lago d’Aiso sono legate alcune leggende, tra cui una nota fin dal Seicento. Si racconta di un ricco e avaro contadino di nome Chiarò che volle trebbiare il grano il giorno di S. Anna, giorno nella tradizione contadina dedicato rigorosamente al riposo e alla festa della madre della Madonna. Per questa sua volontà, che contravveniva alla regola – narra la tradizione – l’aia dove stava trebbiando sprofondò con tutti gli uomini che stavano lavorando, formando subito dopo un laghetto, l’attuale lago di Aiso. La pia moglie di Chiarò scampò al pericolo con un bambino, ma un rivo d’acqua la seguì e sommerse il figlio nel luogo dove ora c’è una piccola sorgente detta l’Asillo.

 


Fonte:

I luoghi del silenzio

Bollettino di archeologia

Dal 2016 e sempre in location diverse e d’eccellenza, il Premio Atlantide viene riconosciuto a tutti coloro che hanno dedicato la propria vita al mare. Quest’anno si è tenuto sulla MSC Seashore, ormeggiata nel porto di Civitavecchia.

Domenica 8 ottobre e per il settimo anno consecutivo, cinque personalità di rilievo del mondo del mare sono state insignite del Premio Atlantide, il riconoscimento assegnato dall’omonima Fondazione a tutti coloro che si impegnano a tutelare il mare e il suo patrimonio naturale e culturale con nessun altro scopo se non quello di preservare un bene insostituibile, scrigno di conoscenza e biodiversità.

MSC Crociere, che ha ospitato l’evento sulla sua MSC Seashore – una delle navi più rispettose dell’ambiente e un modello di efficienza energetica per le crociere moderne – è stata rappresentata da Luigi Cerracchio, Mice e TO Manager che, di concerto con il Comandante Stefano Aiello e l’hotel director Andrea Imarisio, ha dato inizio ai lavori e dato conto del percorso che MSC Crociere da diversi anni porta avanti proprio in tema di sostenibilità. A presentare la giornata è stata Claudia Carrescia, docente di scrittura, pratiche narrative e formatrice autobiografica facente parte del comitato scientifico della Fondazione, che ha condotto la platea alla scoperta non solo dei cinque protagonisti, ma anche di alcuni dei premiati delle edizioni precedenti, in un proficuo dialogo tra professionisti legati da una passione comune, il mare.

 

I premiati

 

Anche l’ideatore del progetto, il perugino Vittorio Bianchini, ha salutato la nutrita platea, ricordando la genesi del Premio e l’intento divulgativo che lo ha incoraggiato, fin dall’inizio, a far sì che le innumerevoli iniziative e sacrifici che questi uomini e donne del mare fanno non venissero dimenticati.

Il riconoscimento è stato infatti assegnato a Sabina Airoldi, divulgatrice scientifica e ricercatrice presso il Tethys Resarch Institute che, nel 1987, è stata pioniera dello studio dei cetacei nel Mediterraneo, fino a quel momento allora pressoché ignorati. Da più di trent’anni la dottoressa Airoldi porta avanti un progetto di monitoraggio dei cetacei – vere e proprie specie-sentinella del cambiamento climatico – che si è tradotto nell’istituzione del Santuario Pelagos, un’area a 38 miglia da San Remo per la conservazione dei mammiferi marini del Mediterraneo, la prima al mondo istituita oltre le giurisdizioni nazionali.

A seguire Miguel Bernal, segretario della commissione generale per la pesca nel Mediterraneo della FAO, ha richiamato l’attenzione sulle normative utili alla gestione adeguata delle risorse naturali, sfatando molti falsi miti sull’acquacoltura in favore di una maggiore sensibilizzazione sul consumo sostenibile del pescato. Si è parlato anche del ruolo morale che i pescatori assumono in assenza di una normativa adeguata sulla raccolta della plastica che infesta i nostri mari, così come dell’impatto economico della nuova normazione della pesca a strascico, sottolineando come per il Mediterraneo – dove, con questo metodo di pesca, attualmente si realizzano più del 30% delle catture – dovrebbero essere adottate delle misure ad hoc che consentano non solo di preservare il patrimonio naturale e archeologico dei fondali, ma anche l’economia dei Paesi che vivono dell’indotto della pesca.

 

 

La seconda parte della giornata, dopo la pausa pranzo, si è aperta con il ricordo di Domenico Cubeddu, palombaro altofondalista della Marina Militare Italiana scomparso lo scorso febbraio, a cui è stato assegnato un premio per la sua infaticabile dedizione verso il mare, per la sua umiltà e per la sua rinuncia a una carriera da alto ufficiale condannato a un lavoro da scrivania in favore dell’azione diretta in mare.

Con Veselin Vesko Mijajlovic, comandante dell’unità subacquea presso la sede della difesa territoriale della Repubblica del Montenegro e senior trainer per operazioni di bonifica di ordigni subacquei, si è parlato invece della sicurezza in mare e della preparazione necessaria per intraprendere una carriera come la sua. Il comandante Mijajlovic, nel ricevere il premio, ha sottolineato molte volte come sia importante creare consapevolezza sull’effetto che hanno le guerre e i conflitti – anche quelli attuali, non solo del passato – sull’ambiente marino e sulle persone che vivono lungo le coste. E purtroppo sottolineare come tali ordigni attirino i criminali, che possono ripescarli e utilizzarli immediatamente dopo.

Barbara Davidde – archeologa subacquea e soprintendente nazionale per il patrimonio culturale sottomarino – ha infine illustrato le operazioni necessarie per mettere in sicurezza un reperto inabissatosi per naufragio o per bradisismo, affascinando la platea con le immagini delle ville marittime di Baia, gioiello dell’area marina dei Campi Flegrei. Il Premio ha beneficiato del patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare e della Regione Lazio ed è stato possibile grazie alla collaborazione di Agostino Calò – spedizioni internazionali e al supporto di MSC Crociere.

L’antico borgo di Deruta è dominato dal trecentesco Palazzo Comunale con le tre bifore romaniche che ne ingentiliscono la facciata in pietra; negli ambienti del piano superiore si trovano le stanze dalla Pinacoteca Comunale.

La Pinacoteca raccoglie cinquantadue tele della collezione di Lione Pascoli, donate al Comune dagli eredi nel 1937. Tra le opere ricordiamo la Madonna e i santi Francesco e Bernardino dell’Alunno, l’Angelo di Guido Reni e alcuni affreschi staccati da chiese del territorio.
Proprio in queste sale è conservato il bellissimo affresco di Pietro Vannucci, raffigurante il Padre Eterno, i santi Rocco e Romano con una veduta di Deruta. Nella parte inferiore dell’opera è presente un’insolita veduta dal basso della cittadina, della quale si riconoscono la chiesa di san Francesco, ancora dotata del campanile gotico poi modificato nel 1704, la chiesa di santa Maria dei Consoli e le torri civiche. Nella parte superiore, entro una sfera luminosa, si trova Dio Benedicente con in mano il Globo, affiancato da san Rocco che gli rivolge lo sguardo e san Romano vestito da pellegrino che mostra la ferita alla coscia, segno della peste da cui è stato contagiato.

 

Perugino, Padre Eterno, san Romano e san Rocco, 1475-1478. Pinacoteca Comunale

 

I due santi, in pose eleganti e ben equilibrate, occupano uno spazio ideale delineato da un pavimento a forme geometriche e un drappo rosso alle loro spalle. Sotto i due santi corrono i loro nomi e un’iscrizione: la scritta attesta la realizzazione del dipinto al 1475, a seguito di un decreto pubblico. In realtà è probabile che l’affresco sia successivo al 1476, anno in cui la città è stata colpita da un’ondata di peste. Quest’opera è molto vicina da un punto di vista stilistico all’Adorazione dei Magi conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria, del 1475.
L’opera è stata realizzata dal Perugino per la chiesa di san Francesco: la chiesa fu consacrata nel 1388, oggetto di successivi restauri e rifacimenti, presenta sulla facciata un rosone, mentre il campanile è alleggerito da bifore ogivali, è inoltre conservata una campana fusa in occasione della canonizzazione di san Francesco.
In breve tempo la fama di Perugino raggiungerà Roma e il Papa, che gli commissionerà la decorazione dell’abside della Cappella della Concezione nella Basilica costantiniana di San Pietro e delle pareti della Cappella Sistina, accanto a Botticelli, Ghirlandaio e Cosimo Rosselli.

L’Oasi naturalistica lago di Alviano è un’area naturale protetta, gestita dal WWF Italia, che si trova nella Valle del Tevere.

Oche selvatiche con i piccoli. Foto di Oasi di Alviano

 

Un’oasi felice, soprattutto per gli uccelli migratori. Una zona di sosta fondamentale durante il loro viaggio, ma è anche un luogo di particolare interesse per la nidificazione di numerose specie di uccelli, che lo scelgono come nursery. Si possono contare oltre 200 nidi.

Fenicotteri rosa. Foto di Massimo Biasco

«L’Oasi del lago di Alviano ospita una delle più importanti garzaie d’Italia e nell’ultimo periodo c’è stato un incremento in nidificazioni. Molti uccelli scelgono questo luogo per deporre le uova. Possiamo vantare la presenza di aironi guardabuoi e aironi cenerino, di garzette, di sgarze ciuffetto, di fenicotteri (con circa 50 nidi) e di oche selvatiche, che tornano spesso. Da poco inoltre, la garzaia si è arricchita anche della presenza dell’ibis europeo, la prima volta in Umbria. Ne siamo molto soddisfatti. Senza dimenticare gli stanziali, come la folaga, il falco di palude, il martin pescatore, lo svasso e numerose anatre» spiega Alessio Capoccia, direttore dell’Oasi, che è gestita dalla Fondazione WWF con il supporto operativo della Cooperativa Lympha.

Questo prezioso scrigno di biodiversità – che ha una estensione di circa 900 ettari, suddivisa in una superficie paludosa di circa 500 ettari e oltre 300 di bosco igrofilo (con prevalenza di alberi di ontano nero, pioppo bianco e salice) – non ospita solo uccelli, ma anche numerosi mammiferi. Si possono incontrare volpi, cinghiali, tassi, istrici, ricci e lo scoiattolo europeo; importante è anche la presenza di anfibi, tra i quali spiccano la rana verde, la rana dalmatina, il tritone punteggiato e il raro tritone crestato. Per una rappresentanza a 360 gradi non mancano i rettili, come la biscia dal collare, il cervone, il biacco e l’elusivo orbettino. Tutte queste specie si muovono in una rigogliosa flora che comprende vaste distese di Potamogeton, Najas e Ceratophyllum, mentre tra le piante palustri si possono ammirare iris giallo, carice, scirpo, tifa, giunco e cannuccia di palude.

 

La biscia. Foto di Mauro Apuleo

Didattica e scoperte

Compresa tra i Comuni di Alviano, Guardea, Montecchio (TR) e Civitella D’Agliano (VT), l’Oasi comprende tutti gli ambienti tipici delle zone umide ad acqua dolce: palude, stagno, acquitrini, marcita, bosco igrofilo ed è tra le più estese dell’Italia centrale. Riaprirà al pubblico (dopo la pausa estiva) il 3 settembre per tornare a farsi scoprire da adulti e bambini, con un particolare riguardo per le scuole.
Al suo interno, infatti, è presente un laboratorio didattico per la divulgazione dell’educazione ambientale dove è possibile studiare la vita della palude: è attrezzato di microscopi, telecamere e monitor, cosicché gli operatori possano direttamente far seguire agli studenti tutte le fasi di un’autentica ricerca. Sono disseminati per la palude anche dei capanni d’osservazione per scoprire al meglio la fauna e c’è uno stagno didattico dove si svolgono attività di ricerca.

 

Posti di avvistamento. Foto di Oasi di Alviano

 

«Un nuovo progetto è l’Orienteering Drama organizzato dall’Associazione Ippocampo. Si tratta di una narrazione sonora in 12 tappe per voce, musica e natura. Un percorso di 1,5 km in cui si intrecciano il gioco di orientamento, l’ascolto di una narrazione in cuffia e l’ambiente attraversato. Fanno da punteggiatura le lanterne, ovvero dei QR code disseminati lungo il sentiero che, una volta individuati, raccontano La Lacrima, una fiaba taoista dal Libro delle meraviglie di Béla Balàzs.
È sicuramente una creazione unica e originale, che unisce analogico e digitale, natura e cultura ed è il frutto dell’incontro tra la Cooperativa Lympha, che si prende cura dell’oasi, e l’Associazione Ippocampo» prosegue il direttore. Un luogo magico che racchiude natura, ambiente, ricerca e scoperta… un piccolo consiglio: ottobre è un mese bellissimo per godersi appieno questo posto!

 


Per informazioni: www.oasidialviano.org

La primavera – anche se ora è un po’ lontana – riempie i prati di fiori colorati con tante sfumature di giallo, di blu e di rosa.

Le piante tintorie sono state sempre presenti in natura ma che negli anni 2000 venissero utilizzate per tingere i tessuti è stata una sorpresa. Noi siamo abituati a entrare in un negozio di tessuti, scegliere la tinta che cerchiamo, pagare e portare via l’acquisto. Fatto. Il tempo più lungo impiegato è quello della scelta della sfumatura.
Con la natura le cose sono molto diverse e ci sarà sempre una sorpresa finale. Con la natura si devono rispettare i tempi e non sempre si ottiene esattamente quello che vogliamo. Per saperne di più ho intervistato la dottoressa Elena Villa, che coltiva piante tintorie vicino al lago Trasimeno. Elena Villa e il suo compagno sono una giovane coppia scesa dalla Lombardia per continuare quello che avevano già iniziato sulle Prealpi bergamasche.

 

Elena Villa

 

Il clima dell’Umbria, più mite di quello di montagna, li ha fatti decidere ad abbandonare le loro terre. Hanno individuato un piccolo terreno vicino al lago Trasimeno in località Poggio del Papa, lontano da ogni forma di inquinamento e hanno cominciato il loro non semplice lavoro. Elena mi ha fatto fare un giro istruttivo in giardino raccontando le meraviglie delle piante tintorie e mi ha mostrato le più richieste e le più famose: la Reseda per il giallo, il Guado per l’azzurro, la Robbia per le tonalità che vanno dal rosso al rosa e il Tagete per il giallo arancio. La coppia si è specializzata nella tintura delle fibre naturali perché i coloranti naturali hanno affinità solo con i filati naturali: vegetali come il cotone, il lino o la canapa oppure con i filati animali come la lana o la seta bourette, cioè la seta grezza. Non è possibile usarli sulla ceramica perché non resisterebbero alle alte temperature e non possono essere usati nemmeno in pittura.
I coloranti naturali sono sensibili al clima alla luce e alla stagione. Insomma, le variabili sono infinite e non è detto che se si inizia a fare un lavoro con un colore si riesca a finirlo con la stessa tonalità. Mentre i nostri coloranti sintetici non cambiano nel tempo e sappiamo che non si modificheranno con la luce e con i lavaggi, quelli naturali stingono e si alterano con la luce. Per secoli, anzi per millenni, i vestiti delle persone si sono stinti. Basta pensare al quadro di Pellizza da Volpedo quello dedicato al Quarto Stato. Avanzano i lavoratori e i loro vestiti sono tutti più o meno marroni o grigi. Sono le tonalità che prendevano gli abiti dopo innumerevoli lavaggi.

 

Il Guado

 

I coloranti naturali non prevedono tinte accese danno sfumature delicate come i colori pastello. Dalla pianta al pigmento la strada è lunga e tortuosa. Per cominciare è doveroso dire che spesso il colore del fiore che vediamo non è quello che darà poi la pianta. Il colore si estrae raramente dai fiori, molto spesso dalle foglie ma anche dal fusto, dalla radice o dalle bacche e degli alberi si prende la corteccia. È affascinante scoprire che la stessa pianta può dare colori diversi a seconda del momento della raccolta e che è sensibile alle stagioni. Le foglie del noce in primavera danno un colore rosa antico, mentre in estate danno una tonalità che va da senape a giallo dorato. La corteccia di meli e peri dà un colore molto variabile, indipendente dalla stagione e non è prevedibile. La pianta più versatile è la Reseda Luteolina che dà un colore giallo oro. Pianta generosa, di questa si usa tutto: fiori, foglie e stelo, e funziona sia fresca sia secca.
La Reseda è considerata la pianta jolly, perché il giallo, come si impara da bambini, si presta a essere mescolato con altri colori per ottenere un terzo colore. Mescolata con l’azzurro del Guado si ottiene il verde, con il rosso della Robbia si avranno tutte le sfumature dell’arancio.
Nel laboratorio della dottoressa Villa le piante si lavorano con metodi antichi, ma adesso c’è anche la conoscenza dei processi chimici che avvengono durante la macerazione ed è possibile accelerare il processo finale di estrazione e fissaggio ,che anticamente era molto lungo. Con l’uso sapiente della chimica si ottengono risultati sorprendenti come sul Phaseolus schweinitzii, un fungo parassita dei pini che causa la carie dell’albero. A volte, come in questo caso, cresce attorno al ceppo di una pianta che non c’è più. Il fungo è capace di dare vari colori a seconda di come viene trattato. Elena mi ha fatto vedere che se si usa l’allume di rocca come mordente si ottiene il giallo brillante, senza niente si ottiene color ocra, se si aggiunge un sale di ferro il colore finale sarà verde. Così una mattina, vicino al Trasimeno, ho visto la natura unire passato e presente e ho anche intravisto il futuro che questi giovani stanno costruendo.

 

 


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Grande successo di pubblico per la seconda edizione de La Spesa nell’Orto, unico evento in Umbria dedicato all’orto e all’agricoltura sostenibile che, gli scorsi 6 e 7 maggio, ha riunito conferenze per esperti e curiosi, laboratori per adulti e bambini e amanti dei prodotti naturali e ecosostenibili.

«C’è stato un notevole salto qualitativo e quantitativo rispetto allo scorso anno.» afferma Filippo Fagioli, creatore del canale YouTube che ha dato il nome all’evento e organizzatore delle due giornate insieme a Visualcam APS, Philms e Corebook. «Questi due giorni ci hanno dato la possibilità di metterci alla prova come squadra e i molti complimenti ricevuti sono da stimolo per fare sempre meglio.»

 

 

Dopo il discorso inaugurale del vicepresidente di Slow Food Italia, Federico Varazi, Villa Pieve di Corciano, con il suo grande parco ottocentesco, ha visto infatti ingenti capannelli di persone riunirsi attorno a laboratori sul tutoraggio dei pomodori, sulla creazione e coltivazione dell’orto in un metro, sulla realizzazione di una compostiera domestica basata sulla tecnica del bokashi, sulla ricerca delle erbe spontanee, sul certosino intreccio di un cesto di vimini e sulla strutturazione di un particolarissimo keyhole garden. Nell’Area Meet, nel frattempo, una serie di esperti si alternavano per istruire la platea sulle possibilità di sviluppo dell’agricoltura, familiare e non, sulla rigenerazione del suolo, sulla riforestazione, sui costi da sostenere per avere un orto e sulle nuove frontiere di un’agricoltura sempre produttiva ma più attenta all’ambiente e alla biodiversità.
Gli organizzatori hanno espresso all’unanimità grande soddisfazione per la partecipazione ai laboratori e per la caratura dei meeting proposti. Allo stesso modo, sono orgogliosi di aver offerto anche un’area a uso e consumo dei bambini, che ha permesso anche alle famiglie, nella loro totalità, di avvicinarsi all’evento.

 

 

Gli avventori hanno anche potuto gustare birra umbra, gelato e preparazioni a base di pesce di lago e olio d’oliva del lago Trasimeno, nonché acquistare prodotti locali e biologici, tra cui cosmetici, miele, conserve, olio, zafferano, farine, legumi, gioielli con spezie ed erbe aromatiche, ortaggi, piantine, creazioni in legno e preparati per migliorare la fertilità del suolo, tutti rigorosamente rispettosi dell’ambiente. Anche se l’evento si è appena concluso, c’è già qualche idea per le prossime edizioni. «Ho già ricevuto richieste di collaborazione per i prossimi appuntamenti. Sarà sempre più un lavoro di squadra» conclude Filippo Fagioli. La Spesa nell’Orto è stato è realizzato con il patrocinio del Comune di Perugia, del Comune di Corciano e di Slow Food Italia.

 


Tag ufficiale dell’evento: #laspesanellorto

YouTube: https://www.youtube.com/@LaSpesanellorto

FB: https://www.facebook.com/laspesanellorto

Instagram: https://www.instagram.com/la_spesa_nell_orto/

Buone e saporite, le erbe aromatiche, da usare fresche o essiccate, sono ingredienti che non devono mai mancare in cucina. Ma le loro proprietà le rendono utili anche in ambito terapeutico, sotto forma di tisane, tinture od oli essenziali. Infatti, sono ricche di sali minerali e vitamine e apportano numerosi benefici alla nostra salute.

 

Le erbe aromatiche, così come le spezie, sono alleate preziose in cucina, ma non solo. Infatti, sono piante utilizzate e apprezzate per le loro caratteristiche aromatiche, ma anche curative. Quindi, in cucina insaporiscono i nostri piatti, limitando anche l’uso del sale, responsabile di varie patologie legate alla circolazione sanguigna, senza rinunciare al gusto. Ma sono anche salutari, poiché ricche di vitamine e sali minerali. Non solo, stimolano la digestione e hanno un’azione antinfiammatoria, antiossidante e antibatterica, solo per citarne alcune. Però, in cucina, è preferibile consumarle fresche, aggiungendole solo all’ultimo al nostro piatto, poiché gli oli essenziali che racchiudono sono sensibili al calore che ne annulla le proprietà benefiche. Quindi è importante conoscerle per imparare a usarle correttamente e sfruttare al meglio le loro caratteristiche.

Erbe aromatiche: classificazione e differenze

Si parla per la prima volta di piante officinali nel 1931, riferendosi all’uso farmaceutico e alle diverse lavorazioni per sfruttare al meglio le loro proprietà: essiccazione, macerazione, estrazione e distillazione.

Secondo la normativa, per piante officinali si intendono le piante medicinali, aromatiche e da profumo da impiegare soprattutto in alimentazione, cosmesi e prodotti veterinari.

 

Le principali differenze

Piante medicinali

Rientrano nella macrocategoria delle piante officinali. Secondo l’OMS, sono organismi vegetali che contengono sostanze da usare in ambito terapeutico per le loro capacità curative e medicamentose.

Piante aromatiche

Possiedono una o più sostanze odorose, di sapore gradevole. Sono adoperate nei profumi, nei cosmetici o nell’alimentazione. Si classificano in annuali, biennali o perenni, in base alle modalità di coltivazione. Robuste, ricche di sapore, usate generalmente da sole e resistenti alla cottura (come rosmarino, timo, salvia e aglio), sono adatte a piatti come arrosti, brasati o cottura alla griglia. Sono fini, vale a dire che si mescolano facilmente con altre erbe e nella cottura risultano più morbide (come il basilico, il prezzemolo e l’aneto). Si consumano prevalentemente a crudo nelle insalate.

Non solo le comuni erbe..

Durante i miei viaggi e le mie esperienze, ho avuto il piacere di scoprire così tante varietà di erbe che non ne conoscevo nemmeno l’esistenza e tutt’oggi sono alla costante ricerca di nuove scoperte. Da qualche tempo mi sono avvicinato a un biologo/chimico di nome Oliver, fondatore e proprietario della Miniaturae una piccola realtà che coltiva passione oltre che erbe! I Micro-Vegetali Miniaturae rappresentano una nuova categoria di alimenti. Una nuova esperienza organolettica ottenuta da semi di varie specie di ortaggi, colture erbacee, aromatiche, cereali o piante spontanee nelle fasi iniziali di crescita. Prodotti 100% naturali, i micro vegetali agiscono come esaltatori di sapidità con alto valore nutritivo e possono facilmente sostituire i condimenti. La particolarità è di commercializzare alimenti vegetali vivi, ovvero non tagliati e non contaminati da processi di lavorazione industriali, cioè artificiali, innaturali. Unico prodotto vivo che potrete adoperare in cucina.

Tante le iniziative previste legate ai sani stili di vita, all’inclusione sociale e alla lotta contro la violenza di genere. Musica in programma tutte le sere

Sarà Shiva uno dei protagonisti del “Natura Music Festival, il festival differente per natura” in programma dal primo al quattro giugno 2023 presso il campo da rugby del percorso verde Leonardo Cenci di Pian di Massiano di Perugia (dalle ore 17 alle 01). Milanese classe ’99, il volto di riferimento nel rap italiano, con oltre 4 milioni di ascoltatori mensili, si esibirà sabato 3 giugno dalle ore 22.

Questo è solo uno dei tanti eventi previsti nella prima edizione della manifestazione organizzata dal Centro Sportivo Libertas Perugia con il patrocinio del Comune di Perugia. Partners dell’evento sono Amatori Nuoto Libertas Perugia, Libertas Perugia, Le Fucine, Natura Club. Non solo musica (che ci sarà tutte le sere), quindi, ma nella quattro giorni sono in programma anche attività sportive e ludiche (come giochi di squadra, lezioni di fitness, pilates e yoga), dibattiti e workshop con approfondimenti su temi come l’inclusione sociale e la violenza di genere. Sarà presente anche un’area dedicata alla gastronomia. I ricavati dell’evento, inoltre, saranno destinati ad organizzazione impegnate nella lotta contro la violenza di genere e per favorire l’inclusione sociale.

 

 

Shiva e Milano Ovest, l’etichetta dell’artista, è un evento molto atteso dai suoi fan. Il rapper milanese, già noto per le sue produzioni innovative e per i suoi fantastici live set, è diventato uno dei nomi più influenti nel mercato mainstream musicale nazionale ed internazionale. Ha all’attivo collaborazioni con Sferaebbasta, Guè, Geolier, Lazza e artisti internazionali come Lil Baby e Headie One. Il live set di Shiva sarà accompagnato da una selezione di artisti emergenti che porteranno la loro energia e creatività sul palco. L’etichetta Milano Ovest, infatti, è diventata un punto di riferimento per molti artisti emergenti nel panorama della musica mainstream. In programma anche le esibizioni di Cancun e Reed ed il DJ set del produttore italiano Finesse, fresco della suo nuovo brano “Gelosa”, nel suo palmares una candidatura ai Grammy Awards, produzioni per artisti del calibro mondiale di BadBunny, Cashmoney AP.

 


I biglietti per Shiva possono essere acquistati tramite Ticket Sms cliccando il seguente link: www.ticketsms.it/search?k=NaturaMusicFest2023

Facebook: @naturamusicfestivalpg

Istagram: naturamusicfestival

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