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Città della Pieve: successo e apprezzamenti per la presentazione del protocollo d’intesa tra istituzioni civili e religiose per i 500 anni dalla morte di Perugino e Signorelli, anche direttamente dal conduttore Bruno Vespa.

Si è svolta a Città della Pieve la conferenza stampa per la presentazione del protocollo d’intesa tra il Gal Trasimeno-Orvietano, i Comuni di Città della Pieve, Cortona, Orvieto e Todi e le relative Diocesi che sancisce la collaborazione di questi Enti per le celebrazioni, nel 2023, della ricorrenza dalla morte di Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino e di Luca Signorelli. L’appuntamento aperto dal Presidente del Gal Trasimeno- Orvietano Gionni Moscetti, che ha ringraziato i firmatari per aver individuato il Gal come Ente Capofila del Protocollo e salutato i presenti.

 

 

L’iniziativa, con il prestigioso coordinamento del noto conduttore televisivo Bruno Vespa ha visto la presenza della Presidente della Regione dell’Umbria Donatella Tesei, del Senatore Luca Briziarelli, della Prof. Laura Teza Università degli Studi di Perugia, dei Sindaci delle quattro città Firmatarie Fausto Risini, Luciano Meoni, Roberta Tardani e Antonino Ruggiano, di Riccardo Cotarella, Dominga Enrica e Marta Cotarella, Ruggero Parrotto della Fondazione, e del Presidente e del Direttore del Gal Trasimeno-Orvietano Gionni Moscetti e Francesca Caproni.

Apprezzamenti per l’iniziativa sono arrivati direttamente da Bruno Vespa che ha sottolineato come un evento di questo tipo è riuscito a mettere insieme una serie di istituzioni civili, religiose e due Regioni, nei tempi giusti, con due anni di anticipo, per costruire un progetto serio e credibile che valorizzi il territorio in modo integrato tra Arte, Enogastronomia e tante altre autenticità che hanno queste bellissime Regioni del Centro Italia.

La conferenza è iniziata con una domanda del noto saggista, al Senatore Luca Briziarelli, colui che ha ideato questo progetto ed e messo insieme i soggetti pubblici e privati coinvolti. Alla domanda come le è venuta questa idea, il Senatore ha risposto che è stato innanzitutto ispirato dalla necessità di passare dal concetto di territorio marginale a quello di area di confine tra Umbria e Toscana,  lavorando in sinergia a sostegno dell’offerta turistico-culturale, mettendo insieme il doppio evento di due personaggi che hanno lasciato un importante segno della loro opera artistica nei nostri territori, così da rappresentare una opportunità sul piano economico per riscoprire quell’Italia di mezzo, troppo spesso schiacciata dal dibattito Nord/Sud, che non si può certo perdere.

 

 

Anche la Presidente Donatella Tesei, ha plaudito all’iniziativa e garantito il sostegno della Regione dell’Umbria a questo Protocollo, che parte nei tempi giusti e che si coordinerà anche con altri eventi ed iniziative che si realizzeranno nell’intero territorio Umbro. Ha assunto inoltre l’impegno a mantenere e far crescere i rapporti istituzionali con tutte le regioni del centri Italia.

Condivisione e sostegno da tutti i Sindaci coinvolti e disponibilità da parte dell’Università degli Studi di Perugia, portate dalla Prof. Laura Tezi, a collaborare per la definizione del progetto che seguirà al protocollo di Intesa.

Riccardo e Dominga Cotarella hanno portato il contributo della partnership privata, sottolineando come la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private attraverso l’impegno comune può creare valore aggiunto ad ogni progetto. Dominga ha ricordato il programma dell’evento Orvieto Città del Gusto e dell’Arte che si svolgerà ad Orvieto dal 27 settembre al 3 ottobre prossimi e, rappresenterà la prima occasione per presentare anche approfondimenti sul Protocollo d’intesa e sui progetti che ne seguiranno. I rappresentanti del Gal hanno inoltre assicurato impegno non solo nel coordinare l’accordo, ma anche per coinvolgere gli altri Gal in modo da farne un progetto di cooperazione interregionale che potrebbe supportare una importante azione di marketing territoriale.

La serata si è conclusa invitando gli intervenuti all’evento di Orvieto, ma anche annunciando a una prossima data per presentare il progetto a Roma, e comunicarlo a livello nazionale.

Parte da Perugia “Green Table”, un progetto culturale di respiro annuale nato dall’incontro tra Fondazione Guglielmo Giordano e Media Eventi, con la partnership dell’Istituto Nazionale di Architettura, l’Associazione per il Disegno industriale, e il supporto del Consiglio Nazionale Architetti.

Dal 20 al 23 ottobre, si terrà a Perugia, negli spazi rinnovati dell’Auditorium San Francesco al Prato, riaperto per l’occasione, la prima edizione di Green Table, Forum Internazionale su architettura e design per il futuro. La manifestazione chiamerà a raccolta personalità di primo piano del mondo cultura del progetto, della scienza, della filosofia e della economia per dialogare attorno al ruolo del design nella ricerca di una relazione armonica tra genere umano e mondo naturale.

Green Table è un think thank attraverso cui esperti, istituzioni e cittadini promuoveranno idee, progetti e soluzioni concrete in risposta alle grandi sfide della difesa dell’ambiente e del benessere delle comunità – dalla più piccola alla più grande scala – proponendo un cambiamento di paradigma culturale e l’adozione di comportamenti individuali e collettivi tesi a una crescita economica e sociale più equa e sostenibile. Il Forum dal forte carattere innovativo per l’originale format, la dimensione del confronto, sia fisica che digitale, e per il respiro internazionale pone l’Umbria e il suo capoluogo al centro del dibattito globale sui temi della sostenibilità, intesa come obiettivo a cui tendere per salvaguardare il futuro del nostro pianeta e ridisegnare in forme nuove il senso di comunità, e il rapporto con l’ambiente.

Il programma prevede oltre venti confronti che vertono su questioni di stringente attualità, affrontate da nomi illustri del mondo della progettazione, dell’economia e della cultura, portatori delle più diverse esperienze e visioni, quali il rapporto tra natura e costruito, il rinnovo degli gli spazi di relazione dei luoghi dell’abitare e del lavoro, la mobilità sostenibile, i servizi digitali e le infrastrutture culturali, con uno sguardo rivolto alle smart city, ma anche alle aree interne e ai centri minori.

Caratterizzato dalla modalità phygital – un bilanciato mix tra momenti di interazione fisica e digitale – dopo le quattro giornate perugine, dense di incontri ed eventi, proseguirà nei prossimi mesi con nuovi contributi fino a ritrovarsi ancora in Umbria nel 2022. I singoli panel verranno trasmessi in streaming da Perugia e in differita da diverse metropoli internazionali – quali Milano, Amsterdam, Barcellona, Monaco di Baviera e Shanghai – rappresentative di distretti produttivi e culturali tra i più attivi attorno ai temi della sostenibilità.

Tra gli ospiti che prenderanno parte ai tavoli di discussione si annoverano progettisti quali Michele De Lucchi, Patricia Urquiola, Stefano Boeri, Mario Cucinella, Benedetta Tagliabue, Cino Zucchi, Aldo Cibic, Patricia Viel, Walter De Silva, Matteo Thun, Daria De Seta, Dante Oscar Benini, Alessandro Melis, Guendalina Salimei, Ico Migliore, Mara Servetto, Monica Alejandra Mellace, Filippo Lodi, Massimo Pica Ciamarra, Luca Zevi, scienziati quali Stefano Mancuso e Cinzia Chiriacò, filosofi come Maurizio Ferraris e Aldo Colonetti, insieme ad altri importanti protagonisti del mondo della cultura, informazione ed economia.

L’opening del forum è prevista mercoledì 20 ottobre pomeriggio e si concluderà con il suggestivo spettacolo Botanica, realizzato dal collettivo Deproducers in collaborazione con lo scienziato Stefano Mancuso. Anche nelle serate successive San Francesco al Prato ospiterà altri significativi eventi culturali dedicati a musica, cinema e arti performative.

Green Table poggia su una partnership di grande prestigio con l’Istituto Nazionale di Architettura e l’Associazione per il Disegno industriale e il supporto del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, e nasce da una sinergia tra Fondazione Guglielmo Giordano e Media Eventi, due riconosciuti promotori culturali del territorio, che hanno fuso le loro esperienze e know-how in termini di organizzazione di eventi legati al mondo dell’architettura, design, arte e natura. Dalla loro collaborazione ha preso forma la prima edizione di questa manifestazione che ruota intorno al tema della sostenibilità declinata nella vasta accezione della progettazione applicata all’industrial design, architettura, planning urbano e territoriale, attraverso una visione a 360 gradi che non trascura le grandi sfide del rilancio economico in prospettiva post Covid.

Diversi i partner istituzionali che hanno creduto sin da subito nell’iniziativa: Regione Umbria, Comune di Perugia, e Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, a cui si aggiungono importanti main partner privati, dall’anima autenticamente verde, quali Aboca, Listone Giordano, Paghera e Rubner. Sponsor tecnologico: Wyth, con la sua innovativa piattaforma digitale.

I partner culturali che sostengono l’iniziativa sono invece l’Università degli Studi di Perugia, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, l’Accademia di Belle Arti P. Vannucci di Perugia, e PEFC Italia.

Il format Green Table, ideato da Andrea Margaritelli (Fondazione Guglielmo Giordano) e Carlo Timio (Media Eventi), pone le sue fondamenta su una formula che affianca alla componente fisica – i relatori sono chiamati a confrontarsi attorno a uno stesso tavolo verde firmato da Michele De Lucchi, al centro del quale è posizionata una speciale videocamera che effettua riprese stereoscopiche a 360 gradi – una componente digitale incentrata su un’innovativa piattaforma cross-mediale accessibile ovunque via web. In questo modo tutti i contenuti degli incontri potranno essere seguiti gratuitamente in diretta, in ogni parte del mondo, attraverso qualsiasi dispositivo fisso o mobile, previa semplice registrazione. All’interno della piattaforma gli utenti potranno intraprendere azioni di networking, attivare riunioni digitali, avvicinarsi ai diversi partner della manifestazione – istituzioni e operatori economici – oppure rivedere tutti i panel, oltre a poter beneficiare dei nuovi contenuti caricati nel corso dell’anno.
L’intera manifestazione è organizzata in stretta aderenza alla policy sull’equilibrio di genere per gli eventi culturali, promossa dall’Istituto Nazionale di Architettura.

La sede

Il Forum verrà ospitato nella prestigiosa sede dell’Auditorium San Francesco al Prato, che, dopo tanti anni, verrà riaperto al pubblico mostrando il suo volto completamente rinnovato. Il progetto architettonico di grande respiro, a firma dello studio Signorini, è stato infatti chiamato a trovare una sintesi efficace tra esigenze di conservazione del suo straordinario patrimonio storico e culturale e quelle di funzionalità di un moderno auditorium equipaggiato delle più innovative dotazioni tecnologiche.

Target

Il Forum si rivolge a un vasto pubblico di persone interessate al mondo del design e dell’architettura, attente al futuro dell’ambiente, ai nuovi modelli di sviluppo economico e alle trasformazioni della società. Green Table invita progettisti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’impresa, accademici, ricercatori, giornalisti e studenti a ritrovarsi attorno a uno stesso tavolo per discutere di futuro con un linguaggio aperto a tutti.

Crediti formativi

Grazie a specifici accordi con l’Ordine degli Architetti, l’Università degli Studi di Perugia (Corso di laurea magistrale a ciclo unico in “Ingegneria edile-Architettura”, Corso di laurea magistrale in Planet Life Design” e Corso di laurea in Design”) e l’Accademia di Belle Arti di Perugia, è previsto il riconoscimento di crediti formativi ai professionisti e agli studenti che seguiranno l’evento.

Torna a Ponte San Giovanni (Perugia), dall’1 al 6 settembre: Velimna- gli Etruschi del fiume.

Velimna è una manifestazione nata per divulgare la cultura etrusca attraverso eventi culturali e rievocazioni. Si svolge a Ponte San Giovanni, località dove si trova uno dei più importanti siti archeologici etruschi: l’Ipogeo dei Volumni.

Tra gli eventi imperdibili di questa edizione c’è l’arrivo di tre legioni provenienti da Roma, ma anche il corteo storico  (4 settembre, ore 21) per le vie del quartiere e gli accampamenti che ricreeranno la vita, gli usi e costumi dell’epoca con tanto di laboratori didattici (il 4 settembre dalle 15 alle 24 e il 5 settembre dalle 10 alle 20).

 

La bellezza di Perugia non deriva da maestosi monumenti e imponenti piazze, ma dall’intima esperienza che si prova camminando per i vicoli del centro storico.

Chiesa di Sant’Ercolano

Immergendosi per le vie della città è possibile ritrovarsi in angoli magnifici con panorami sensazionali che vengono puntualmente immortalati dai turisti, spinti a venire ad ammirare Perugia proprio per questa peculiarità. Come un’irripetibile caccia al tesoro di straordinari e unici scorci, ispirazione per quadri di artisti di tutti i secoli.
Negli affreschi della Cappella dei Priori, una cappella interna alla Galleria Nazionale dell’Umbria, è raffigurato il ciclo pittorico della vita di San Ludovico da Tolosa e di Sant’Ercolano, ad opera dell’artista perugino Benedetto Bonfigli. Gli episodi della vita di Sant’Ercolano, uno dei tre santi patroni di Perugia, ci regalano una rappresentazione della Perugia quattrocentesca, con le innumerevoli torri non ancora distrutte. Anche se, a oggi, il panorama appare differente, vi sono comunque degli elementi riconoscibili.

 

La presa di Perugia da parte di Totila, Benedetto Bonfigli (1461-1480). Affresco Cappella dei Priori, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia

 

L’episodio La presa di Perugia da parte di Totila raffigura la conquista da parte dei Goti della città di Perugia e il martirio di Sant’Ercolano, le cui esequie sono rappresentate in basso a destra, di fronte alla ben individuabile facciata della omonima chiesa.

Prima traslazione del corpo di Sant’Ercolano dalla prima sepoltura alla Basilica di San Pietro, Benedetto Bonfigli, Galleria Nazionale dell’Umbria.

L’episodio successivo, Prima traslazione del corpo di Sant’Ercolano dalla prima sepoltura alla Basilica di San Pietro, raffigura lo spostamento delle esequie del santo dalla chiesa di Sant’Ercolano alla basilica di San Pietro, con tanto di processione cittadina. In questo affresco è ben visibile, in primo piano sulla destra, la Chiesa di San Pietro, con la facciata bianca e rossa e l’imponente campanile, ma anche, al centro in secondo piano, il retro della Chiesa di San Domenico, con la sua famosa vetrata e il campanile, la cui parte superiore venne demolita in seguito alla costruzione della Rocca Paolina.
Un altro esempio di rappresentazione rinascimentale di Perugia, ci viene proposta dal Perugino nella tavola Gonfalone della Giustizia. In questo quadro, conservato alla Galleria Nazionale dell’Umbria, è presente sullo sfondo una veduta del rione di Porta Eburnea, uno dei cinque rioni perugini, che si presenta come una cinquecentesca cartolina della città.

Gonfalone della Giustizia, Perugino (1501). Galleria Nazionale dell’Umbria.

Uno dei simboli di Perugia è la Rocca Paolina. Realizzata per volere di Papa Paolo III Farnese, da cui prende il nome, venne realizzata tra il 1540 e il 1543, come emblema del dominio papale sulla città. In seguito all’annessione di Perugia nel Regno d’Italia, venne progressivamente demolita, fino ad arrivare alla minima parte oggi visibile. Due piccoli dipinti del pittore perugino Giuseppe Rossi, conservati alla Galleria Nazionale dell’Umbria, ci mostrano la maestosità e imponenza della Rocca che, prima della sua demolizione, inglobava tutta la parte meridionale della città. Interessante è notare come sia rimasto ben poco della struttura originale: il Palazzo Papale, in alto a destra, è oggi sostituito da Piazza Italia, dal Palazzo della Prefettura e dai Giardini Carducci, mentre la cosiddetta Tenaglia, in basso a sinistra, sorgeva nel punto in cui oggi è presente Piazza Partigiani.
La rappresentazione pittorica delle bellezze di Perugia non è una prerogativa esclusiva di artisti perugini, ma si riscontra anche in artisti stranieri o di altre zone italiane che, dopo un soggiorno prolungato, si sono innamorati della città e l’hanno ritratta in suggestivi dipinti.

Arco Etrusco, Luigi Marzo. (Stampa su carta – 1998).

Il pittore Luigi Marzo, nato nel Salento ma perugino di adozione, affascinato dalla città che lo ha accolto durante il suo percorso universitario, decide di legarsi indissolubilmente a Perugia, città nella quale vive tutt’oggi. Nel piccolo quadro intitolato Arco Etrusco, dal sapore espressionista, il pittore rappresenta uno dei luoghi simbolo della città, la porta nord della cinta muraria etrusca. La scelta di Marzo è di ritrarre l’Arco focalizzandosi non su una fedele e oggettiva rappresentazione, ma comunicando con la pittura le sue sensazioni ed emozioni riguardo il luogo raffigurato. Il risultato è un’opera intima e personale.

 

Dipinto Rocca Paolina, Giuseppe Rossi. Olio su tavola. Galleria Nazionale dell’Umbria.

Il piccolo quadro dell’artista tedesco Christian Seebauer mostra una veduta della città dalla zona del Pincetto. Paragonando il dipinto ad una fotografia, il confronto è sorprendente. La puntualità e l’accortezza con cui il pittore ha ritratto i particolari è veramente notevole e testimonia l’amore di Seebauer per Perugia, coltivato durante gli studi all’Università per Stranieri.

 

Perugia, Christian Seebauer (Olio su tela, 2009).

L’ultimo quadro proposto appartiene all’artista pesarese Valerio Lombardelli, in arte Wallas. La stampa, intitolata Perugia, Quando Scende La Notte, Si Accendono Le Luci E Inizia Lo Spettacolo Dell’amore, raffigura il luogo più emblematico della città, Piazza IV Novembre, con la Fontana Maggiore e la scalinata del Palazzo dei Priori. L’opera, facente parte di una serie di quadri dedicati alla città, presenta le caratteristiche tipiche dello stile del pittore, con colori accesi e innaturali e una veduta luminosa nonostante la notte stellata. Una rappresentazione duale, intima ed esplosiva, che si propone come un invito a visitare Perugia.

Perugia, Quando Scende La Notte, Si Accendono Le Luci E Inizia Lo Spettacolo Dell’amore. Wallas (stampa glicée ritoccata a mano).

La raffigurazione di monumenti e vedute di Perugia non si esaurisce con questo minimo racconto, vi sono innumerevoli quadri e disegni di artisti più o meno famosi, che ogni anno si cimentano nella rappresentazione della città. Un puro e semplice gesto d’amore, un ringraziamento nei confronti di una città che li ha ospitati e fatti sentire a casa. Infatti, che sia scrittura, musica o pittura, l’arte è una necessaria espressione di sentimenti, e non c’è niente che ispiri di più di un intimo e tranquillo panorama.

«Quando mi hanno detto del riconoscimento pensavo che si fossero sbagliati. Non c’ho creduto finché non è arrivata la mail ufficiale».

Jacopo Costantini, Nastri d’Argento 2021

Jacopo Costantini è un giovane attore perugino che sta muovendo – con successo – i primi passi nel mondo del cinema. Da poco ha ricevuto un’importate riconoscimento: è stato segnalato dai giornalisti cinematografici, tra i protagonisti di domani in occasione dei Nastri d’Argento 2021. In questa lista di giovani del futuro (sei in tutto) figura Jacopo, protagonista, assieme a Lodo Guenzi (Lo Stato Sociale) e Matteo Gatta, del film Est – Dittatura last minute di Antonio Pisu, presentato come film d’apertura della sezione non competitiva delle Giornate degli Autori della 77a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un road-movie ambientato alla vigilia della caduta del muro di Berlino, tratto da una storia vera. «Domani sera il film sarà proiettato al Frontone Cinema all’Aperto a Perugia e io sarò presente per parlarne» ci spiega Costantini.
La nostra chiacchierata è stata molto piacevole: abbiamo parlato di cinema, di mestieri difficili da portare avanti e di Umbria. Alla fine non ho resisto e gli ho fatto notare che ha un accento più bolognese che perugino: «Forse perché questi giorni sono stato con Lodo, ma basta qualche ora con i miei amici di Perugia e torna il mio accento».

Jacopo, a noi puoi dirlo: hai sempre voluto fare l’attore?

Sì, fin da quando ero bambino. Mi piaceva intrattenere e far ridere. Dopo una piccola recita mio fratello venne da me e mi disse: «Se ti piace tanto, perché non provi a farlo come mestiere?» Lui oggi sostiene di non averlo mai detto. Forse l’ho sognato! Comunque la mia famiglia mi ha sempre incoraggiato. Finito il liceo sono partito per Bologna per frequentare la Scuola di teatro Alessandra Galante Garrone e in seguito sono andato a Roma all’Accademia Internazionale d’Arte Drammatica del Teatro Quirino. Poi è arrivata la prima tournée teatrale con Lello Arena, che considero il mio maestro, dal quale ho appreso tanto tra cui la passione per questo mestiere. Perché è un mestiere dove si deve studiare e applicarsi.

La passione non basta…

No, ci vuole tanta dedizione e pazienza. È un mestiere che ti forma e ti abitua al rifiuto: di 10 provini, se ne azzecchi uno è già tanto. Il mio obiettivo è campare con questo lavoro, quindi non mi arrendo.

Meglio cinema o teatro?

Il teatro ha una condizione più abbordabile rispetto alla televisione o al cinema, dove inserirsi è molto difficile se non sei figlio di qualcuno, se non hai alle spalle forti agenzie o se non hai fatto determinate scuole.

 

Una scena del film Est – Dittatura last minute

Sei protagonista, assieme a Lodo Guenzi e Matteo Gatta, del film Est – Dittatura last minute con la regia di Antonio Pisu. Si tratta del tuo terzo film…

Sì. Avevo già girato due film indipendenti: nel 2018 la commedia Te lo dico pianissimo e nel 2019 Prossimo Tuo, entrambi diretti del regista Pasquale Marrazzo.

Quanto è vicino a te il personaggio di Bibi che interpreti in Est-Dittatura last minute?

Per realizzarlo ho estremizzato delle parti del mio carattere, che spesso freno. Ho aperto i rubinetti della bontà, dell’ingenuità e tutto è uscito naturalmente. Nel set non era un recitare… era uno stare. Noi tre siamo diventati veramente tre amici.

Il film ti è valso il riconoscimento Protagonisti di domani: qual è stata la prima cosa che hai pensato quando l’hai saputo? 

Oddio! Prima ho pensato che si fossero sbagliati, sono stato 10 ore nel dubbio. Poi è arrivata la mail ufficiale e quindi tutto è diventato vero. In più l’ho ricevuto insieme a Lodo (Guenzi) e Matteo (Gatta), quindi è stato ancora più piacevole e speciale.

 

Jacopo Costantini e Matteo Gatta ai Nastri d’Argento 2021

Sognando: da chi vorresti essere diretto?

Poter fare un provino per Paolo Sorrentino o Matteo Garrone sarebbe bellissimo.

Un attore a cui ti ispiri…

Il dio per me, è Gian Maria Volonté.

Dal 2019 vivi a New York: com’è stato il passaggio da Perugia alla Grande Mela?

A Perugia sto benissimo, ho la mia famiglia e gli amici che mi sostengono sempre. Il passaggio è stato naturale, è dove volevo andare… è quello che volevo fare. C’ho passato tutta la pandemia. Ora, il mio obiettivo è concentrarmi più sull’Italia e sfruttare al meglio questo momento di visibilità.

Sento che hai perso l’accento perugino e hai preso quello bolognese…

Forse perché questi giorni sono stato molto con Lodo, ma basta che frequento qualche ora i miei amici di Perugia e torna tutto come prima (ride!).

Un po’ d’informazioni su di te: chi è Jacopo?

Sono uno che crede che il miglior divertimento sia divertire gli altri.

Cosa leggi, che musica ascolti?

Di musica non ne ascolto moltissima, ma leggo tanto. Sono un appassionato di Marcel Proust, in questo periodo sto leggendo Alla ricerca del tempo perduto.

E per quanto riguarda i film?

Cerco di guardare tanto, soprattutto prodotti che non si trovano facilmente, un cinema più ricercato e di nicchia. Che poi è il cinema che vorrei fare io!

Quindi una mega produzione hollywoodiana la rifiuteresti?

No, assolutamente no (ride!). Non rifiuterei nulla, basta che non intacchi la mia dignità.

Hai mai pensato di passare dall’altra parte della macchina da presa?

Lungi da me farlo. Mi piace più scrivere, ho infatti dei progetti di scrittura in ballo.

Le ultime due domande di rito: qual è il tuo rapporto con l’Umbria?

Quando sono all’estero mi piace tanto dire che sono umbro e di Perugia e mi inorgoglisce molto quando scopro che le conoscono e che gli piacciono.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Ruvida, selvaggia, accogliente.

«Questo sito archeologico ci aiuta a capire dove erano piantate le radici più profonde della nostra civiltà».

Cunicolo

Sono queste le parole del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti alla presentazione del progetto di valorizzazione del complesso monumentale della cattedrale di Perugia denominato Isola di San Lorenzo e il percorso nella Forma del Tempo. La storia di Perugia e del suo Colle Sacro, nella suggestiva cornice del chiostro superiore della Cattedrale perugina. Il progetto di valorizzazione nasce dal sodalizio tra alcuni professionisti del settore turistico-culturale e l’Arcidiocesi di Perugia e Città della Pieve, che hanno costituito Genesi, con l’obiettivo di valorizzare i beni culturali e di sviluppare itinerari per valorizzare al meglio il territorio umbro. Il progetto è stato presentato dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, dal presidente del Capitolo dei Canonici mons. Fausto Sciurpa, dal vice sindaco di Perugia Gianluca Tuteri e dal presidente della società Genesi Giuseppe Capaccioni.

Il percorso

Proprio sotto il complesso della cattedrale si trova un meraviglioso sito storico-artistico e archeologico, la cui genesi risale a ventisei secoli fa. Percorrere gli scavi archeologici è come fare un tuffo nel passato e tornare indietro nei secoli; è così possibile vedere come la città di Perugia ha assunto il suo aspetto attuale attraverso la civiltà etrusca, quella romana, fino all’insediamento papale.
La Cattedrale di San Lorenzo sorge proprio dove anticamente si trovava l’acropoli della città antica, il luogo più alto nel quale spesso venivano edificati templi per le varie divinità; la posizione dell’acropoli non venne mai abbandonata, subì nel corso dei secoli varie distruzioni e successive ricostruzioni fino al suo aspetto attuale. I cunicoli sotterranei infatti rispecchiamo perfettamente questa antica struttura: proprio sotto il duomo si può ammirare un’antica area sacra dove venne edificato un tempio del VI secolo a.C.
I fianchi dell’acropoli erano molto ripidi così, per evitare instabilità, vennero realizzate spine di contenimento con grandi pietre in travertino messe in opera senza legante, cioè a secco, posizionate in file parallele. Il muro così costruito non risulta perpendicolare, ma è leggermente inclinato per contrastare al meglio le spinte esercitate dalla terra della collina. Intorno alla collina dell’acropoli si sviluppava l’antica città, dagli scavi è infatti ancora possibile percorrere il decumano, una via che correva in direzione est-ovest nella città.[1]

 

Cunicolo

 

Vicino al decumano inoltre è ancora oggi visibile una domus, della quale ancora si può vedere l’impluvium, ovvero il cortile interno e il pavimento di una stanza. Alzando lo sguardo è ben visibile il segno più scuro lasciato da un forte incendio avvenuto nel 40 a.C. Durante il periodo medievale, in questa strada vennero costruiti molti edifici a stretto contatto con la Cattedrale, come ad esempio il Salone dei Conclave, che la tradizione identifica come quello nel quale vennero celebrati cinque conclavi, che portarono all’elezione di: Onorio III (1216), Clemente IV (1265), Onorio IV (1285), Celestino V (1294) e Clemente V (1305).

 

Sala dei Conclave

 

Visitando la Perugia sotterranea si rimane affascinanti da un percorso composto da strade e muri monumentali stratificati per ben quindici metri sotto il piano stradale con circa un chilometro di percorso visitabile, tra vie e cunicoli, che collega tra loro quattro civiltà storiche: etrusca, romana, medioevale e rinascimentale.

 

 

 


[1] Enciclopedia online Treccani, voce Decumano.

 


Per saperne di più: Secretumbria

Classico futuro è il titolo della personale che condensa le ultime ricerche artistiche di Giuliano Giuman, che si possono ammirare fino al 18 luglio prossimo presso il Museo-Gipsoteca e l’Aula Magna dell’Ercole Farnese all’Accademia d Belle Arti di Perugia.

 

Tema importante è la riflessione sul concetto di classico e sul modo in cui l’artista contemporaneo possa relazionarsi con opere che sono testimonianza di un antico passato. Il Museo dell’Accademia ospita la ricca Gipsoteca, con i calchi in gesso di importanti monumenti, che sono stati i modelli per molti anni di esercitazioni e studio per tutti gli allievi. Giuman parte dall’analisi di particolari, dai dettagli delle statue e dei rilievi che fotografa: si va dalla Venere di Milo alle Tre Grazie del Canova e al Pastorello di Thorvaldsen, così come particolari di dipinti come lo Sposalizio della Vergine del Wicar. Dettagli fotografati che poi giustappone in contesti polimaterici che si fondono armoniosamente con le lastre di vetro colorate a gran fuoco e con la tela dipinta. Lavori che suggeriscono inediti punti di lettura delle grandi opere in gesso, come le statue mischelangiolesche poste sulle tombe medicee del Giorno, Crepuscolo, Aurora e Alba, analizzate anche attraverso il gesto pittorico puro su piccole tele disposte al centro delle sculture, a indicare il percorso introspettivo di Giuman attraverso le quattro fasi del giorno. Le memorie del passato classico sono rivissute attraverso il gesto dell’artista attuale, che si accosta con devozione ai temi, alle forme, ai significati di opere come il Discobolo di Mirone, un’opera ben presente anche nella Sala a piano terra che è evocata sia un dipinto sia in un video.

L’esposizione

L’esposizione presenta anche molti lavori in vetro realizzati negli ultimi anni, che dialogano per forme, temi, suggestioni poetiche con le sculture della Gipsoteca e compendiano il lungo percorso creativo dell’artista, che si contraddistingue nell’uso sapiente e poco usuale di questo materiale. I richiami alle opere classiche, spesso non espliciti, che costringono lo spettatore a cogliere i sottili legami, costituiscono i reperti contemporanei che l’artista accosta alle sculture come il Galata morente o il calco dell’ingresso del Tempietto sul Clitunno dove, tra le colonne corinzie, si trova l’opera in vetro dai lucenti riflessi, quasi un’onda che scorre e che richiama l’antica sorgente delle fonti. Il Futuro è indagato nelle nuove opere che l’artista ha allestito nell’Aula Magna posta al piano terreno dell’Accademia di Belle Arti, predisposte al suolo, che offrono una visione destabilizzante, ambivalente, e sfuggono la finitezza di un allestimento tradizionale a parete, che rischiava di ingabbiare una visione scontata, che invece diviene instabile. Le suggestioni delle opere classiche si ripropongono in particolari fotografati e inseriti in un contesto più ampio, il supporto con la tela intrisa d’olio richiama la corposità del gesto della pennellata vibrante, cui accosta le lastre vitree dipinte ma sapientemente dosate, nei punti in cui conferiscono maggiore profondità. Ed ecco che alla luce naturale i colori vibratili e sovrapponenti agitano visioni oniriche che mutano quando il supporto è retroilluminato con led, una nuova vita prende forma facendo scorgere i particolari delle sculture come un dettaglio di Thorvaldsen o Canova. Nascono nuove possibilità di relazione estetica fra la superficie, il pigmento, la luce e il vetro compenetrandosi e cercando nuove capacità linguistiche, confermando quel contesto dialogico in cui ogni opera è parte di un racconto aperto alle molteplici letture.

L’allestimento è strutturato e al contempo stimolante; l’aura misteriosa e simbolica delle opere su vetro è valorizzata dalla luce retrostante, un’alchimia tra luce e materia, che sprigiona energia che si irradia nell’ambiente circostante, significativa in tal senso l’istallazione nel fondo dell’Aula, dove si approda in una dimensione atemporale e straniante. La personale di Giuman è un piccolo sunto di un lungo percorso artistico che risale al 1964, quando iniziò con la pittura, per poi dedicarsi alla fotografia dagli anni Settanta, strumento essenziale e costante per la sua indagine, così come la luce e l’installazione, la pittura su vetro poi a gran fuoco che dagli anni Ottanta non abbandonerà più. È un omaggio all’Accademia di Belle Arti, significativo luogo dove l’artista è stato direttore dal 2009 al 2012 riuscendo a portare a termine i lavori di allestimento del Museo.

Una dimora storica tutta da scoprire e che, per la sua fama e per i suoi bellissimi giardini, venne visitata dall’Imperatore d’Austria Francesco I di passaggio a Perugia nel 1819. Un luogo che risorge e vuole tornare protagonista nella scena culturale umbra.

I giardini. Foto di Jacopo Meniconi

 

La Villa del Colle del Cardinale sta vivendo una seconda vita. Edificata nel 1575 come residenza estiva per volere del porporato Fulvio della Corgna su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi, nel corso dei secoli ha attraversato varie vicissitudini: nell’Ottocento divenne un fervente luogo d’incontro culturale, nel Novecento vi soggiornarono Giuseppe Ungaretti, Vincenzo Cardarelli e Ardengo Soffici, per poi passare nel 1996 nelle mani del Ministero della Cultura.
Un intervento di restauro, sia del complesso monumentale sia di quello naturalistico, condotto della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio dell’Umbria e recepito attualmente dal Polo Museale dell’Umbria, ha portato la Villa (ubicata alle porte di Perugia) a una rinascita che le permetterà di tornare – e già ha iniziato a farlo – un luogo di cultura, d’incontri e di svago. È proprio questo, quello che vuole fortemente e per cui si batte la sua direttrice, Ilaria Batassa.

 

Ilaria Batassa, direttrice della Villa

Dottoressa Batassa, prima di parlare della Villa parliamo di lei: nonostante la giovane età ha un curriculum di tutto rispetto. Dal 2020 è responsabile dell’Ufficio promozione e comunicazione della Galleria Nazionale dell’Umbria e direttrice della Villa del Colle del Cardinale. Come si conciliano due incarichi così importanti su realtà così diverse?

Come dico spesso, ho un pizzico d’incoscienza (ride). Parlando seriamente, i due incarichi si conciliano perché hanno un comune denominatore che è la passione per quello che faccio. Sono comunque due ruoli diversi: alla Galleria Nazionale dell’Umbria mi occupo della comunicazione con l’aiuto di Jacopo Meniconi, mentre alla Villa dirigo la struttura; c’è però un approccio simile, cioè quello di comunicare che l’arte è sempre attuale. Ho alle spalle poi una grande squadra che mi aiuta e mi supporta.

La Villa del Cardinale è tornata al suo antico splendore. Da quanto tempo era chiusa?

La Villa dal 1996 è di proprietà del Ministero della Cultura ed è stata riaperta al pubblico in maniera stagionale nel 2018. Io sono diventata direttrice nel dicembre 2020 e ad aprile di quest’anno è diventata visitabile nei weekend e lo sarà per tutto l’anno. Inoltre, grazie a delle collaborazioni come ad esempio quella con il Post – Museo della Scienza di Perugia e con l’associazione Equilibrio apriremo degli spazi per la didattica anche nel corso della settimana.

Quali sono stati gli interventi effettuati per rimetterla a nuovo?

In primis è stato reso fruibile tutto il parco e ogni fine settimana apriamo un pezzetto di percorso completamente sistemato. A settembre partiranno i lavori di consolidamento strutturale del cosiddetto bagno del cardinale e i lavori per la messa in sicurezza dell’edificio e nel giardino storico. Sono stati portati a termine invece i lavori di sanificazione e stabilizzazione degli infissi e la messa in sicurezza la cisterna presente nel giardino. In più, nel sito di Art Bonus, ci sono tanti progetti ai quali i mecenati possono partecipare per contribuire al restauro e al mantenimento di piccoli e grandi pezzi della villa.

Il suo obiettivo è quello di far diventare la Villa un punto di riferimento culturale per il territorio: in che modo?

Un modo è quello di creare, ad esempio, una rete tra le comunità locali che possano così aprire la Villa ad attività didattiche o iniziative di vario genere. Fondamentale è anche far conoscere questi spazi che ancora non tutti apprezzano: deve diventare un attrattore non solo locale, ma a livello nazionale.

Serve un grande lavoro…

Siamo chiamati a fare questo.

 

Interno della Villa del Cardinale. Foto di Filippo Fagioli

Cosa può offrire in più questo luogo rispetto ad altri?

La Villa ha vissuto un momento di crisi ed è stata spogliata di tutto, anche del suo mobilio e questa sua fluidità la rende unica e perfetta per accogliere l’arte di ogni genere; anche perché è proprio la sua genesi quella di essere un luogo di delizie, d’incontro e di diletto. Arte, sport, musica, danza, folklore… tutto può essere accolto nei suoi spazi e nelle sue stanze. Non solo arte alta, ma soprattutto arte quale espressione dell’uomo. Vogliamo essere pop e rivolgerci a tutti. In più c’è il parco che è vero biglietto da visita, il suo cavallo di battaglia.

Parlando di biglietto da visita, proprio in questi giorni avete presentato il nuovo logo, realizzato da Corebook, che è un primo passo importante verso il restyling…

È stato sicuramente il primo step e ora passeremo alla nuova pannellistica. Per il resto non ci saranno grandi cambiamenti.

 

Logo realizzato da Corebook – L’Arte di comunicare. Foto di Filippo Fagioli

L’evento più imminente, che potrà essere un’ottima vetrina, è L’Umbria che spacca (2-4 luglio): com’è nata l’idea di accogliere questa manifestazione?

Nasce dal fatto che nei sogni dell’organizzazione dell’evento c’era la Villa. In più è un progetto al quale credo fortemente, può dare visibilità non solo alla Villa, ma a tutto il territorio circostante. La struttura ha una forte vocazione allo svago (come dicevo) e quindi questo evento è perfetto, la musica dopotutto è arte! Inoltre lo spettacolo dal vivo in questo periodo ha subito grandi stop e quindi noi mettiamo a disposizione gli spazi perché avvenga una ripartenza, perché le maestranze tornino a lavorare e i cantanti a esibirsi. È giusto per tornare a tutti a lavorare.

Ci sono altri eventi in cantiere?

Ce ne sono diversi, il più imminente è un progetto didattico ed educativo rivolto alle scuole e agli adulti realizzato insieme al territorio per creare una rete di eccellenze locali. Qui Corebook avrà un ruolo importante, ma non voglio ancora dire molto! Poi nei prossimi giorni inizieranno i campi estivi per i più piccoli, ci saranno eventi serali in collaborazione con entità locali, momenti di svago e d’incontro con i produttori ed escursioni nelle zone circostanti, per far conoscere anche quello che c’è al difuori del cancello. Un altro progetto, fatto in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e con le scuole di specializzazione in Beni storico-artistici e in Beni antropologici, prevede la mappatura della popolazione presente sul territorio e la realizzazione d’istallazioni artistiche che verranno inaugurate nel giardino a settembre.

 

Ingresso. Foto di Jacopo Meniconi

 


Per maggiori informazioni.

La quarta edizione di Castiglione Cinema 2021 – RdC incontra, che si è svolta dal 17 al 19 giugno tra Perugia e Castiglione del Lago, è stata densa di illustri ospiti che hanno reso, come di consueto, la rassegna molto attrattiva e interessante.

In particolare, nell’incontro organizzato nella centralissima Piazza Mazzini di Castiglione del Lago intitolato È il borgo, bellezza!, Davide Rampello, poliedrico uomo di cultura, regista televisivo e direttore artistico del padiglione Italia Expo Dubai, Fiorello Primi, Presidente de I Borghi più Belli d’Italia, Romeo Pippi, Consigliere del GAL Trasimeno-Orvietano, Gianluca Arnone, Direttore artistico di Castiglione Cinema 2021 e Davide Vecchi, direttore del Corriere dell’Umbria, hanno portato la loro testimonianza sul tema della bellezza e del rilancio economico e culturale dei borghi e su come il patrimonio storico e artistico deve confrontarsi con nuovi traguardi turistici e strizzare l’occhio all’innovazione, per incrementarne l’attrattività.

 

Davide Rampello

Le dichiarazioni

Davide Rampello, ha dichiarato: «Abbiamo vissuto, non solo dal punto di vista turistico, momenti di passività terribili ma dobbiamo ripartire da un concetto nuovo di ospitalità, con una relazione capace di realizzare un nuovo concetto anche di bellezza. Il termine bellezza è stato concepito nel periodo greco ed è stato usato per la prima volta da Saffo. La bellezza, e non solo dal punto di vista estetico, unisce le persone».
Il Presidente de I Borghi più Belli d’Italia, Fiorello Primi, ha detto: «La nostra associazione è nata con un’accezione turistica, per poi mettere in rilievo le persone che, con le loro tradizioni, usi e costumi vivono il borgo e si relazionano con i turisti e le persone in genere, raccontando e raccontandosi».
Mentre Romeo Pippi, consigliere del GAL Trasimeno-Orvietano, ha detto: «Siamo ben contenti di sostenere occasioni di questo genere che portano visibilità al nostro comprensorio. Occorre poi, tutti insieme, progettare azioni comuni e attività concrete mettendo in connessione le istituzioni amministrative e di azione locale, con il fine di valorizzare e rivalutare il territorio».
Davide Vecchi, direttore del Corriere dell’Umbria, ha puntualizzato: «Il giornalismo deve fare la sua parte per la valorizzazione dei borghi con la loro bellezza e il loro patrimonio, anche attraverso buone notizie».

 

Gianluca Arnone, Davide Vecchi, Romeo Pippi, Fiorello Primi, Davide Rampello

 

Il festival cinematografico è stato ideato e promosso dalla Fondazione Ente dello Spettacolo e il suo Presidente, Monsignor Davide Milani, ha precisato: «Il Festival è un’occasione di incontro e di confronto su molti temi, a partire dai Borghi, parlando di cinema. Questa è un’occasione per costruire comunità e che vuole gettare alleanze amichevoli, sia nel presente sia in proiezione futura. Da Castiglione e da Perugia parte un segnale di ravvio e di speranza per tutti e soprattutto per i giovani e gli studenti».
Il GAL Trasimeno-Orvietano, La Fondazione Ente dello Spettacolo, I Borghi più belli d’Italia e il Comune di Castiglione del Lago insieme a quello di Perugia, sono tra i principali sostenitori dell’iniziativa dove Davide Rampello, nell’occasione dell’incontro È il borgo, bellezza! ha ricevuto il Premio Castiglione Cinema 2021 – RdC incontra, rappresentato da un piatto di ceramica creato da un’artigiana castiglionese.

Un’inedita pubblicazione che attraverso design, fashion, arte e architettura, mostra i cambiamenti epocali scaturiti dal Covid-19: è il numero speciale di “Riflesso” magazine distribuito nelle librerie grazie ad un accordo con Mondadori, realizzato con il laboratorio di Design della Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.

Un format didattico che si è concretizzato attraverso un volume ricco di contributi, pubblicato grazie alla consolidata collaborazione con Riflesso, realtà editoriale che riesce a coinvolgere e traghettare gli studenti verso il mondo del lavoro, con competenze subito spendibili. Dopo l’attivazione del laboratorio, è stato dato inizio ad un nuovo percorso di training molto pratico in cui si è offerta l’opportunità di implementare attività professionalizzanti nei settori del graphic design, visual art e copy, finalizzate alla realizzazione di un numero speciale del magazine Riflesso. Nello specifico, la pubblicazione è stato frutto di una sinergia tra esperti della materia e studenti che hanno aderito al laboratorio didattico sulle start-up editoriali, tenuto dal fondatore della rivista Riflesso, Carlo Timio, e dal direttore artistico Alessio Proietti, insieme a collaboratori del magazine, all’interno del Corso in Design della professoressa Elisabetta Furin.

Ne è così venuto fuori un numero speciale che rappresenta un significativo approfondimento sui temi del design, arte, moda e architettura, incentrato in modo analitico sui cambiamenti epocali che la società sta affrontando a seguito della pandemia covid-19, con soluzioni e inediti scenari per poter alleviare il peso di questo virus che sta modificando gusti, abitudini e comportamenti degli utenti. “Vedere come risultato finale di un percorso didattico e formativo la realizzazione di una nuova pubblicazione, con un importante contributo di giovani studenti che hanno messo in risalto notevoli capacità tecniche e velocità di acquisizione, è stata una significativa testimonianza del potenziale delle attuali generazioni”, afferma entusiasta e soddisfatto Carlo Timio, che è anche il vice-direttore di Riflesso. Secondo l’architetto Alessio Proietti “Formazione e informazione si confermano elementi di un virtuoso binomio che la nostra Redazione continua a sostenere, grazie alla partnership con importanti istituzioni accademiche e all’entusiasmo dei giovani professionisti del futuro”. Del resto, questo format ideato dal Gruppo Riflesso, si basa sull’incrocio di competenze di studenti e di professionisti del mestiere, costituendo un unicum a livello editoriale per mettere in relazione la generazione Z con quella più senior e affermata, per un interscambio di visioni, capacità e esperienze, volte a offrire opportunità di dialogo e di confronto attraverso una moltiplicazione di energie creative.
La rivista, grazie ad un accordo con il Gruppo Mondadori, viene distribuita nelle edicole dei centri storici delle maggiori città italiane oltre che essere diffusa in altre significative location tra librerie Mondadori e fondazioni culturali. Inoltre, la rivista è distribuita anche nel Principato di Monaco tramite l’Ambasciata d’Italia a Montecarlo. Il magazine è anche acquistabile online nel sito www.riflesso.info/store e tramite abbonamento.

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