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Orvieto, il 28 novembre il secondo incontro promosso dall’assessorato all’agricoltura e i Gal umbri sulla nuova programmazione 2023/2027.

La Assessore alle Politiche Agricole della Regione Umbria Roberto Morroni con l’Autorità di Gestione del PSR, AssoGAL Umbria e i singoli Gal presentano un ciclo di 10 incontri dal titolo CSR… in cammino – Istruzioni per l’uso, nei 5 territori di competenza dei singoli Gruppi di Azione Locali.

Il format, omogeneo e itinerante, il cui primo incontro si è svolto a Città di Castello il 23 novembre scorso, farà tappa a Orvieto lunedì 28 novembre 2022 alle ore 16.00 presso l’Auditorium Gioacchino Messina della Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, per raccontare le opportunità del nuovo documento di programmazione dello sviluppo rurale ovvero il Complemento di Sviluppo Rurale per l’Umbria 2023/2027 (CSR) che accompagnerà la nuova programmazione.

 

 

La partecipazione all’iniziativa avviene tramite prenotazione obbligatoria utilizzando il form di registrazione in cui è possibile selezionare uno degli appuntamenti programmati. L’incontro prevede in primis la presenza dell’Assessore Roberto Morroni, del Direttore Regionale dell’Agricoltura Luigi Rossetti, del Dirigente dell’Autorità di Gestione Franco Garofalo, del Presidente di AssoGAL Umbria e del Gal Trasimeno – Orvietano Gionni Moscetti, del Direttore Francesca Caproni, e di Paolo Lanzi per Coldiretti, Costantino Pacioni per CIA, Paolo Maiolini per Confagricoltura e Giulio Massini per AIAB. Dopo l’apertura con i saluti del Sindaco di Orvieto Roberta Tardani l’incontro sarà coordinato dal giornalista Andrea Luccioli. L’evento sarà l’occasione per un confronto diretto con le istituzioni locali, le imprese e gli stakeholder del territorio, in questa fase di animazione, molto importante al fine di poter elaborare la migliore proposta programmatica per il prossimo quinquennio.

“Si aprono cinque anni di programmazione importanti per le imprese agricole e agroalimentari dell’Umbria, chiamate a nuove sfide – sottolinea l’assessore all’Agricoltura, Roberto Morroni – Il Complemento di sviluppo rurale, elaborato nel quadro di riferimento del Piano nazionale della Pac, individua gli interventi strategici per la loro ulteriore qualificazione e competitività, la promozione dei processi di innovazione e ricerca,  la vitalità delle zone rurali, la sostenibilità ambientale ed energetica, il contrasto ai cambiamenti climatici. Significativa la dotazione finanziaria, circa 519 milioni di euro, grazie alla quale potremo segnare un ulteriore salto di qualità del sistema produttivo locale, valorizzando il ruolo fondamentale svolto dall’agricoltura: produrre alimenti, proteggere la natura e salvaguardare la biodiversità oggi, domani e per le generazioni future”.

“È molto importante in questo momento ascoltare tutti gli attori dello sviluppo locale al fine di utilizzare al meglio le risorse della nuova programmazione – ricorda il Presidente di Assogal Umbria Gionni Moscetti –  e mettere in campo dei progetti che possano aiutare imprese e istituzioni in questo momento così difficile. I Gal Umbri sono disponibili ad accompagnare il lavoro dell’assessore Morroni che sta dimostrando di sostenere l’Agricoltura in Umbria con un importante cambio di passo”.

Si tratta del terzo volume che chiude la trilogia dedicata a Braccio Fortebracci. Nella docufilm anche un richiamo al Perugino di cui nel 2023 sono i 500 anni dalla morte. 

Si chiude la trilogia dedicata a Braccio FortebracciMartedì 22 novembre, alle ore 18,30, presso la sala dei Notari di palazzo dei Priori di Perugia sarà presentata la docufiction “Braccio 3.0”, volume 3. L’iniziativa, ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, è organizzata da Perugia1416 Aps in collaborazione con l’Associazione Umbra Rievocazioni Storiche.

 

 

Il docufilm, girato nei giorni scorsi nel capoluogo umbro e nei dintorni, rientra nel progetto della settima edizione di Perugia1416: documentario e fiction che ripercorrono la vita del condottiero per meglio comprenderne gesta e profilo  attraversando la sua avventurosa esistenza nel particolare contesto storico tra Medioevo e Rinascimento. Dalla nascita alla prematura morte, soffermandosi sul suo saggio governo e sul rispetto per la sua amata città, Perugia. Nessuna vendetta, tutt’altro: dal rispetto della forma di governo, così come del corpo accademico, delle arti e corporazioni. Un personaggio che avrebbe segnato diversamente la storia di Perugia e forse della Penisola, se non fosse prematuramente morto nell’assedio dell’Aquila, durante una delle sue campagne espansionistiche verso il sogno di un regno italico. Ripercorrerne la storia significa anche, nella docufiction, restare affascinati dalla bellezza di Perugia. Ad uno spettatore forestiero svelerà angoli segreti, dall’Archivio di Stato, alla Rocca Paolina, all’Oratorio di San Francesco dei Nobili, alla Cappella degli Oddi a San Francesco al Prato, al Cantinone di Collestrada, ai dintorni del Cassero ed altri ancora. Al perugino, quei luoghi così animati daranno il senso del tempo e la curiosità di guardarli con gli occhi di allora, curiosi dei fatti narrati. Non mancherà anche un richiamo al celebre pittore il Perugino, di cui nel 2023 sono i 500 anni dalla morte.

 

 

A illustrare la parte documentaria è ancora il noto storico Tommaso di Carpegna Falconieri mentre la fiction è commentata da uno speaker nella lettura di documenti d’archivio e testi di storici del tempo. Protagonisti sono sempre attori non protagonisti tra  rionali e armati della Compagnia del Grifoncello insieme ad altri gruppi storici provenienti da Visso e da Rimini. La regia è dell’assisano Stefano Venarucci, mentre i testi sono di Emanuela Taschini, sceneggiatrice, regista ed attrice.

“Con questa docufiction intendiamo chiudere la trilogia, ideata nel 2020 durante il lockdown ma molto apprezzata dal Ministero della Cultura, come forma nuova di divulgazione, che l’ha approvata e finanziata, insieme a Regione Umbria, Comune di Perugia, Fondazione Perugia e a vari altri privati tra cui la BCC Spello e Velino”, dichiara Teresa Severini, presidente di Perugia1416 Aps. “C’è dietro tanto lavoro – prosegue – al di qua e al di là della macchina da presa, ma soprattutto la voglia di approfondire e al tempo stesso divulgare. La programmazione di questa settima edizione di Perugia1416 prosegue e ci ritroveremo presto per un altro evento. Ma intanto godiamoci questo che rappresenta, tra l’altro, un’ottima forma di promozione della nostra terra”.

Prenderà il via oggi alle 17.30, e durerà fino a domenica 27 presso la Sala Cannoniera della Rocca Paolina (Perugia) l’evento “Donna al femminile”, la manifestazione che propone una serie di appuntamenti riguardanti l’arte, la cultura, la pittura, presentazioni di libri, fotografie, poesie, moda, cucina e tanto altro, dove la donna è assoluta protagonista.

Il programma è nutrito e imperniato sulla centralità della figura femminile nella quotidianità e vuole renderle omaggio come assoluta interprete di primo piano della vita e come musa ispiratrice in molti ambiti. Presenti all’inaugurazione, che avverrà alle 17,30 di venerdì 18 novembre presso la Sala Cannoniera della Rocca Paolina, l’Assessore per la Cultura del Comune di Perugia, Leonardo Varasano, il consigliere regionale, Eugenio Rondini e il direttore del GAL Trasimeno Orvietano, Francesca Caproni.

Ci saranno le due mostre fotografiche, Donne nel Sociale e Un amore, dal Grigio al Colore, altresì saranno esposte le sculture di Fernando Fabbroni, le opere pittoriche del maestro Fabrizio Fabbroni e delle artiste Marisa Mari Mantovani e Chiara Musio e un incontro con Marine Arena e i suoi gioielli/spezia.

 

Inoltre, si potranno ammirare alcuni modelli di abiti della sezione Design della Moda del Liceo Artistico di Perugia Bernardino di Betto, quelli del corteo storico di Spina, curati da Asia Treggiari, ed alcuni abiti storici del Magnifico Rione di Porta Eburnea di Perugia. Un incontro denominato Narrativa e Poesia organizzato da Bertoni Editore, la presentazione del progetto e del catalogo di Vivo a Colori, del libro Voci e ricette del lago Trasimeno. Sapori e arte tra gusto e amore di Marco Pareti, Caterina Betti e Diana Capodicasa, edito da Morlacchi e del volume Asellaco di Michele Chierico, Era Nuova l’editore.

“La manifestazione Donna al femminile – hanno dichiarato gli organizzatori – è piena di significati e di valori che attraverso l’arte e la cultura mettono in risalto il mondo femminile nelle sue varie declinazioni. L’evento è nato sotto l’egida della gioia, del rispetto e della voglia di apprezzare le cose belle della vita, con la forza di riuscire a farcela nelle continue sfide che ogni giorno siamo chiamati ad affrontare e che, ovviamente, supereremo con il sorriso”. La manifestazione è stata organizzata da Marco Pareti, Claudia Maggiurana e Paola Musio, con il Patrocinio del Comune di Perugia, del GAL Trasimeno-Orvietano e in collaborazione con Bertoni Editore, Vivo a Colori, Galleria A+A, Cucinare Catering Eventi, RTN Radio, AboutUmbria Magazine, l’Istituto Omnicomprensivo Bernardino di Betto di Perugia, del Corteo Storico di Spina e del Magnifico Rione di Porta Eburnea e il Progetto Donna nel Sociale.

Nei meravigliosi locali della Domus Pauperum (in corso Garibaldi, Perugia), con l’approssimarsi dei mondiali di calcio, la mostra introduce alla figura di Carmelo Silva, il mitico disegnatore che dalle colonne del Calcio Illustrato s’inventava la pratica della moviola ancor prima che esistessero i dispositivi televisivi. Con la sua matita ricostruiva i passaggi più importanti e memorabili delle partite italiane e non solo.
Il materiale esposto proviene dalle collezioni assolutamente originali di Adriano Piazzoli. Il periodo raccontato va dagli anni ‘30 agli anni ‘80.
La cura della mostra è di Martina Barro e Cristiana Palma, con la collaborazione di Gabriele De Veris. La progettazione grafica è di Marta Petrelli.

La mostra comincia oggi e sarà visibile fino a venerdì 9 dicembre. Gli orari sono la mattina dalle 10.30 alle 13.00 e il pomeriggio dalle 17.30 alle 20.00.

Il concerto musicale “Battiato Nascosto” di Andrea Ceccomori, tenutosi a Perugia, presso il tempio di San Michele Arcangelo, è stato accompagnato da una suggestiva interpretazione canora di Annalisa Baldi. L’emozionante esibizione è stata arricchita da una serie di danze sacre.

Battiato nascosto al tempio di San Michele Arcangelo è stato un concerto in crescendo. Un trionfo di emozioni, trasmesse magistralmente da parte di chi la musica la sa fare e interpretare in modo eccelso: protagonisti il maestro Andrea Ceccomori, sinonimo di bravura e sapienza musicale – sia come compositore sia come interprete – tutta l’orchestra e la suadente ed eccellente voce di Annalisa Baldi. La loro è stata un’interpretazione canora che ha rapito tutta la platea, catturata dalla vocalità e dagli assoli speciali del maestro Ceccomori.

 

Il concerto

 

Un evento dedicato alla dimensione spirituale e alla musica di Franco Battiato, una ricerca dell’essenza nascosta dei testi e delle note delle sue canzoni che sempre parleranno alle anime sensibili. Un omaggio definito doveroso dello stesso Ceccomori, che prende vita dal ricordo della collaborazione con il cantautore siciliano per la Messa Arcaica, composizione sacra e tappa importante del profondo viaggio spirituale che scandì tutta la vita di Battiato, presentata per la prima volta nell’ottobre del 1993 nella Basilica di San Francesco d’Assisi.
Battiato Nascosto è dedicato a San Michele Arcangelo, con la voce unica e irripetibile di Annalisa Baldi, il flauto dello straordinario Maestro Andrea Ceccomori, il bravissimo pianista e arrangiatore Antonio Cocomazzi, la meravigliosa destrezza della violoncellista Giovanna Famulari, gli eccellenti interpreti delle danze sacre curate da Otello Boco. Uno spettacolo sublime, capace di dare un insostituibile tributo a chi, con la propria musica, riesce a entrare in sintonia con la platea, aprendo le serrature di quei cuori che sono amanti dell’arte e della bellezza in genere.

 

 

Andrea Ceccomori

Andrea Ceccomori è un flautista che ha suonato in tutto il mondo, portando la sua musica anche al cospetto di personalità importanti come Papa Francesco e la Regina Sofia di Spagna. È direttore artistico e fondatore di importanti progetti come Baton for Peace, Assisi Suono Sacro, Keysound e Ars Pace. Ha collaborato con i più grandi musicisti a livello mondiale e molti teatri lo ricordano per le sue grandi interpretazioni anche come solista.

«Come sempre sto lavorando alla pittura ma anche a dei progetti paralleli, forse è più esatto dire intrecciati, in cui le riflessioni sullo spazio, sul tempo, sulla natura della visione vengono assunte anche attraverso le istallazioni, la scultura, la scrittura».

Fog olio e bitume su tela

Danilo Fiorucci è nato a Perugia dove vive e lavora. Si è diplomato all’Accademia di Belle Arti Pietro Vannucci di Perugia con i docenti Nuvolo, Antonio Gatto, Bruno Corà e Aldo Iori. Nel 1989 ha fondato l’Associazione Arti Visive Trebisonda insieme a Moreno Barboni, Lucilla Ragni e Robert Lang. Intraprende poi un’intensa attività espositiva e organizzativa con mostre in Italia, Germania, Stati Uniti e Israele tra cui ricordiamo: Premio del Golfo 2006 Biennale Europea Arti Visive Camec La Spezia; XV Quadriennale di Roma Palazzo delle Esposizioni; Stemperando Biennale di pittura su carta Biblioteca Nazionale di Roma e Padiglione Italia Biennale di Venezia, Sala Nervi, Torino. Oggi collabora alla realizzazione di numerose esposizioni curate dall’Associazione Trebisonda presso l’omonimo centro per l’arte contemporanea.

I suoi dipinti sono evanescenti ed eterei, dalle pennellate fluide e veloci. Qual è stata la spinta che l’ha avvicinata al mondo dell’arte?

È difficile rintracciare un momento preciso. Non c’è dubbio che la mia infanzia – e credo valga per tutti – era pervasa da questa capacità di costruire mondi, attribuire alle cose una propria vita, una inesauribile spinta generatrice; poi c’è stato l’incontro con il colore, il segno, la forma. Da questa condizione iniziale è scaturita una curiosità inesauribile nei confronti dell’arte, un assorbimento continuo d’immagini, di storia, di pensiero; successivamente la formazione e l’incontro con compagni sodali con cui scambiare e confrontarsi.

Nelle sue opere è spesso presente il colore nero, il bitume corposo degli sfondi che guida costantemente lo sguardo nella profondità, in cui la luce è la forza generatrice. Ci racconta come nascono le sue opere?

La mia pratica nella pittura, fiume sotterraneo e continuo, si muove da un’originaria necessità di evidenziare la profondità dello sguardo. I primi lavori apparentemente monocromi erano ottenuti da un susseguirsi di velature per produrre addensamenti e punti di luce; una visione in immersione, ho cercato di essere dentro la pittura e non di fronte superando il modello prospettico. Questa modalità è andata avanti per anni, lo scarto è avvenuto ribaltando il processo, partendo quindi da una oscurità abissale (progetto cosmico) per rintracciare la luce originaria. Tecnicamente il lavoro procede sempre per velature e sovrapposizioni che producono non solo spazio ma temporalità.

 

Lo spazio assente

Se posso chiederlo, a cosa sta lavorando in questo periodo?

Come sempre sto lavorando alla pittura ma anche a dei progetti paralleli, forse è più esatto dire intrecciati, in cui le riflessioni sullo spazio, sul tempo, sulla natura della visione vengono assunte anche attraverso le istallazioni, la scultura, la scrittura. Sto sviluppando per esempio un progetto, Lo Spazio assente, che ragiona sul vuoto, sulla centralità di questa tematica nell’arte contemporanea. Credo di aver aperto il vaso di Pandora tali e tante sono le direzioni percorribili…

Vorrei concludere chiedendole di lasciarci con una parola su cui meditare, che per lei rappresenti il connubio tra la sua arte e l’Umbria.

Se tra queste colline intermedie tra Toscana, Umbria e Marche è nato il Rinascimento credo che la parola giusta sia armonia.

Da martedì il PerSo si sposta allo Zenith: American Ring, in anteprima assoluta. Al PerSo il documentario sull’incredibile mondo del wrestling indipendente del Midwest americano

Al MANU (il 4 ottobre) l’evento speciale dedicato a Gianni Serra. Mercoledì prende il via la rassegna dedicata alla realtà virtuale

Sabato 1 ottobre si è aperta l’8a edizione competitiva del PerSo – Perugia Social Film Festival. Saranno oltre 50 i film che si potranno vedere (ad ingresso gratuito) nei 9 giorni di proiezioni. Film d’apertura di questa edizione al cinema Méliès, in concorso nella sezione Award, è stato il documentario Robin Bank di Anna Giralt (Spagna, 2022).
Dal Nuovo Cinema Méliès la rassegna si sposta al Cinema Zenith per le giornate di martedì 4 e mercoledì 5 ottobre, con ben 13 proiezioni (a ingresso gratuito) in due giorni, tra documentari internazionali in anteprima italiana e film italiani in gara.
Martedì 4 è anche la giornata di un omaggio particolare. Il PerSo inaugura una serie di tre film di Gianni Serra. Militante, sperimentale, outsider, dimenticato: Gianni Serra, attivo in tv e nel cinema tra gli anni sessanta e gli ottanta, è stato un regista molto originale nelle scelte espressive come nelle soluzioni tecniche utilizzate per i suoi film. Quest’anno il PerSo ha scelto di proiettare tre dei suoi lavori dove il confine tra racconto della realtà e messa in scena è labile. Si comincia al Museo Archeologico dell’Umbria, alle ore 17, con Fortezze vuote, film presentato alla Biennale Cinema di Venezia nel 1975. Un’analisi documentaria della ristrutturazione degli ospedali psichiatrici in corso in Umbria che si sviluppa attraverso le testimonianze e le narrazioni dirette di malati, sanitari, esponenti di organismi politici e sociali che stavano perseguendo l’eliminazione di una delle più drammatiche istituzioni chiuse, il manicomio, per reinserire gli ammalati nel proprio ambiente sociale.
Ideato e realizzato in stretta collaborazione con tutta la popolazione interessata, attraverso una struttura cinematografica “aperta”, coerente con i metodi seguiti nell’esperienza in corso nella Regione Umbria per la costruzione dal basso di un nuovo sistema sanitario e dei servizi sociali, Fortezze vuote si configura anche come un esperimento di produzione cinematografica diverso dai tradizionali sistemi di produzione dell’industria audiovisiva.
Tra i film in gara per l’Award, martedì, alle 21.30, è in programma la proiezione di American ring di Stefano Casertano, il ritratto di una sottocultura, ma anche una storia di passione e abnegazione, alla ricerca dell’odierno “sogno americano”. Un viaggio nell’incredibile mondo del wrestling indipendente dal Midwest Nordamericano, dove questa forma di “teatro popolare” attrae le classi operaie di tutta la regione. Un contesto di evasione ma anche un mondo durissimo in cui si rispecchia la natura stessa dell’America profonda.
Mercoledì 5, sempre in gara per l’Award, Dust Of Modern Life di Franziska von Stenglin, Germania, 2021. Un film sul desiderio umano universale di ritirarsi dalla società. La storia di Liem, un giovane di 29 anni della minoranza etnica Sedang, che una volta all’anno si ritira con i suoi amici in una giungla tra le montagne degli altipiani del Vietnam.
Sempre mercoledì prende il via la rassegna PerSo nella VR, realtà virtuale e documentario. Una delle novità di questa edizione è la sezione PerSə nella VR, in programma presso la Sala Walter Binni, via delle Prome (Porta Sole), per quattro giorni, da mercoledì 5 a sabato 8 ottobre, dalle 16 alle 19.30. La prima rassegna di realtà virtuale del PerSo, a cura di Valentina Noya, vicepresidente di Associazione Museo Nazionale del Cinema, vede una selezione di lavori che, attraverso un uso originale della tecnologia a disposizione e una forte intuizione cinematografica, hanno impresso alla trattazione di alcuni temi sociali una maggiore vividezza e capacità di trasmettere empatia: corti che ci spingono non solo oltre i confini fisici e percettivi, ma anche al di là dei nostri pregiudizi razionali, immergendoci in un cinema del reale nuovo che ha tutta la dignità di essere definito tale.

American Ring

«Avevo l’opportunità di lavorare in Inghilterra, ma uno dei motivi che mi ha spinto a tornare è stato il legame che ho con l’Umbria».

«Nemo propheta in patria, per me non vale». Scherza così il professor Brunangelo Falini – ex direttore (in pensione dallo scorso anno per limite d’età) della Struttura Complessa di Ematologia e Trapianto di Midollo Osseo dell’Azienda ospedaliera di Perugia e Professore Ordinario di Ematologia dell’Università degli Studi di Perugia – che tra i tanti premi e riconoscimenti ricevuti per le sue attività di ricerca vanta anche i Sigilli della Città di Perugia e l’iscrizione nell’Albo d’oro del Comune.

Professor Brunangelo Falini

Ematologo e ricercatore di fama mondiale, con il suo importante lavoro ha fatto numerose scoperte nel campo degli anticorpi monoclonali per scopi diagnostici e terapeutici, oltre agli studi genomici sulla leucemia acuta mieloide (LAM) e leucemia a cellule capellute (HCL). Le sue ricerche sulle mutazioni di NPM1 nell’AML e BRAF-V600E nell’HCL hanno identificato nuovi meccanismi di leucemogenesi e hanno portato a un miglioramento della diagnosi, del monitoraggio molecolare e della terapia di queste neoplasie ematologiche. Ma non finisce qui. Come lui stesso ci ha raccontato ancora ha in piedi vari dei progetti ai quali sta lavorando con un gruppo di giovani ricercatori. Per tutto questo il professor Falini ha ricevuto numerosi e importanti premi internazionali: il Josè Carreras Award (il massimo riconoscimento in ematologia in Europa), il Karl Lennert Medal (prestigioso riconoscimento mondiale per la patologia dei tumori del sangue) e il Prize for Excellence in Medicine dell’American Italian Cancer Foundation (AICF), l’Henry Stratton Medal, dell’American Society of Hematology (ASH) uno dei riconoscimenti più prestigiosi al mondo nel campo delle malattie ematologiche, il Premio Celgene 2017 alla carriera per la ricerca clinica in ematologia e il Premio del Presidente della Repubblica Italiana, dell’Accademia Nazionale dei Lincei. E questi sono solo alcuni!

Professore, la prima domanda è d’obbligo: qual è il suo rapporto con l’Umbria?

È un rapporto strettissimo, tant’è vero che, quando lavoravo a Oxford nei primi anni Ottanta, ho avuto l’opportunità di rimanere in Inghilterra, ma uno dei motivi che mi ha spinto a tornare è stato proprio il legame con la mia terra.

Chi è il professor Falini quando toglie il camice?

Sono una persona normale, come sono una persona normale quando ho il camice. Mi piace lo sport, nel tempo libero pratico sci, tennis e nuoto. Inoltre sono un amante dell’arte: amo molto la pittura e la scultura.

Dipinge?

No, ma mi piacciono i quadri e cerco di acquistarli quando ne trovo qualcuno interessante.

Ora è in pensione per quanto riguarda l’azienda ospedaliera, però ancora non ha abbandonato la ricerca…

Per limiti d’età ho dovuto lasciare le mie responsabilità dal punto di vista assistenziale. Non sono più un medico di corsia, però ho un contratto con l’Università di Perugia e sono titolare di alcuni progetti di ricerca e lavoro all’interno del CREO (Centro di Ricerca Emato-Oncologico) con un gruppo di giovani ricercatori.

Su cosa state lavorando?

In questo momento stiamo coinvolti in vari progetti: continuiamo lo studio della mutazione del gene NPM1 nella leucemia acuta mieloide per quanto riguarda i meccanismi molecolari che stanno alla base della trasformazione leucemica. Ci stiamo anche occupando dell’identificazione di nuovi farmaci intelligenti che vadano a interferire con la mutazione di NPM1. Un altro progetto riguarda le cellule CAR-T: sono cellule del sistema immunitario che vengono prelevate dal paziente per essere ingegnerizzate, cioè armate con tecniche molecolari in modo da esprimere una molecola di superficie in grado di riconoscere le cellule tumorali e attaccarle. Una volta completato il processo di ingegnerizzazione, le cellule vengono reinfuse nel paziente così che possano espletare la loro funzione antitumorale. Si tratta di una delle terapie più avanzate disponibili al momento contro i tumori ematologici, specialmente i linfomi B aggressivi e alcune forme di leucemia acuta linfoblastica.

Qual è la scoperta di cui va più fiero? Quella che è stata una vera svolta…

Il punto di svolta c’è stato nel 2005, quando il gruppo da me coordinato ha scoperto la mutazione del gene NPM1 detto anche gene della Nucleofosmina di cui parlavo prima. È l’alterazione genetica più frequente nell’ambito delle leucemie acute mieloidi, che sono la forma che colpisce di più l’adulto. Questa scoperta ha avuto una rilevanza incredibile, sia dal punto di vista biologico che clinico. Basti pensare che, proprio partendo da questa scoperta, siamo riusciti a mettere a punto un test genetico che permette di monitorare il paziente dopo la terapia e di valutare quante cellule leucemiche residue sono rimaste dopo il trattamento chemioterapico o dopo il trapianto con una sensibilità che è circa un milione di volte superiore alla semplice osservazione al microscopio. Questo ci permette di prevedere non soltanto se il paziente guarirà, ma, in caso di recidiva, anche di intervenire tempestivamente dal punto di vista terapeutico, prima che la malattia si manifesti nuovamente.

A che punto è la ricerca in Italia per quanto riguarda i tumori?

L’Italia soffre da decenni della mancanza di finanziamenti da parte delle istituzioni pubbliche e di enti governativi, tant’è vero che il PIL dedicato alla ricerca è circa la metà di quello della Germania, per non parlare di quello della Cina che è cinque volte tanto. Fortunatamente ci sono delle organizzazioni e degli enti di solidarietà come l’Associazione Italiana della Ricerca contro il Cancro (AIRC) – per quanto riguarda in nostro territorio – il Comitato Chianelli che finanziano più dell’80% della nostra attività o l’AULL; usufruiamo anche di fondi della Comunità Europea (grant ERC). La situazione italiana non cambia da decenni e non sono sicuro che cambi nemmeno con il piano PNRR se i soldi non verranno distribuiti in maniera razionale e secondo criteri meritocratici.

Ha mai pensato di mollare?

I momenti di sconforto e le sconfitte esistono per tutti, però ho sempre cercato di convertirli in carica per portare avanti le cose, tant’è vero che alcune scoperte importanti che ho fatto sono state precedute proprio da una sconfitta. Per cui, non sempre la sconfitta fa male. Non bisogna scoraggiarsi, lo dico sempre anche alle mie figlie, occorre armarsi e andare avanti.

Da ragazzo sognava di fare questo lavoro?

Fin da giovane ho sempre avuto passione per la ricerca, mi è venuto naturale fare questo lavoro, come naturale è stato collegare l’attività di laboratorio con l’attività clinica. In particolare, mi sono sempre dedicato alla ricerca traslazionale che potesse avere delle ricadute pratiche per i pazienti. Ecco, questa è una caratteristica centrale del mio lavoro.

Tra le due quale ha preferito, la corsia o il laboratorio?

Entrambe. Come dicevo, c’è sempre stata una sinergia tra le due attività: in corsia ho imparato cose che ho utilizzato in laboratorio e viceversa. I pazienti mi hanno insegnato ciò che mi è servito anche nella mia attività di ricerca, per cui c’è sempre stato uno scambio tra questi i due mondi.

 

Il Professor Falini riceve l’Henry Stratton Medal

Grazie al suo lavoro ha ricevuto tantissimi riconoscimenti: qual è il premio al quale tiene di più?

Ce ne sono un paio a cui sono particolarmente affezionato. Uno è l’Henry Stratton Medal, che mi ha assegnato l’American Society of Hematology ed è uno dei maggiori riconoscimenti a livello internazionale; un altro è il Leopold Griffuel dell’Associazione Francese per la Ricerca sul Cancro che è il premio europeo più importante in questo settore.

È anche Cavaliere di Gran Croce…

Si, anche questo riconoscimento, che mi ha conferito il Presidente della Repubblica, mi ha fatto molto piacere.

Ha anche i Sigilli della Città di Perugia ed è iscritto nell’Albo d’oro del Comune di Perugia: i massimi riconoscimenti per un perugino…

Sì, ho avuto entrambi ed è stato un onore. Direi che nemo propheta in patria per me fondamentalmente non vale.

Insomma, le manca solo il Premio Nobel. Ci ha mai pensato?

Ora non esageriamo! (ride) Mi accontento di quello che ho ricevuto. Nel mio ramo – l’ematologia – ho portato a casa i maggiori riconoscimenti che ci sono.

Da poco migliaia di ragazzi hanno fatto il test per entrare alla Facoltà di Medicina: che consiglio darebbe per affrontare la carriera universitaria e poi quella medica?

Quello che consiglio a un giovane, sia che scelga la strada del ricercatore o sia che scelga quella del medico, è di fare il proprio lavoro con passione e dedizione, altrimenti le cose non riescono come dovrebbero. Fondamentale è mettere dentro qualcosa di proprio, essere innovativi, perché non è detto che quello che viene insegnato sia sempre giusto. È importante abituarsi a pensare in maniera critica, sia nell’attività di corsia sia in quella di ricerca, perché aiuta a crescere. Una parte importante di questo percorso è anche fare un’esperienza all’estero, perché apre la mente – almeno per me è stato così. Tutto questo, combinato insieme è la migliore ricetta per aspirare a diventare, una persona, un medico e un ricercatore di alto livello.

L’inaugurazione si terrà venerdì 23 settembre alle ore 18.00 e la rassegna sarà visibile fino al 12 ottobre 2022.

L’associazione arti visive Trebisonda, con il patrocinio del comune di Perugia, per l’anno in corso organizza una rassegna di cinque mostre sotto il titolo generale di Drawing as concept. Il tema analizzato fa riferimento alle modalità di intuizione, elaborazione e stesura iniziale dell’idea delineando i percorsi attraverso i quali l’intuizione si manifesta. Le mostre saranno accompagnate di volta in volta da un testo a carattere generale sulla tematica, per questo numero il catalogo sarà corredato dai contributi di Maila Buglioni e Aldo Iori.

Artisti: Paolo Assenza,  Peter Bartlett, Franca Bernardi, Arianna Bonamore, Anja Capocci, Lea Contestabile, Elfrida Gubbini, Clara Luiselli, Serenella Lupparelli, Giulia Manfredi,  Saverio Mercati, Laura Palmieri, Diego Randazzo, Nicola Rotiroti, Dafne Tafuri, ScAle architects.

 


Centro per l’Arte Contemporanea Trebisonda, via Bramante 26, 06122, Perugia.

Fino al 3 settembre si terrà a Perugia, presso la suggestiva cornice dell’Abbazia di San Pietro (Borgo XX Giugno, 74), l’International Festival of Art Therapies for Psychosis Healing Spaces. 

Il Festival, a ingresso gratuito, è organizzato dal Dipartimento di Filosofia Scienze Sociali Umane e della Formazione dell’Università di Perugia e dall’ISPS (International Society for Psychological and Social Approaches to Psychosis).

 

 

Il Festival raccoglie mostre, installazioni, performance artistiche, e sarà possibile sperimentare in vari workshop, condotti da terapeuti provenienti da vari continenti del mondo, innovative forme di arte terapia per la salute psichica. Il festival Healing Spaces ha anche l’intento di ricordare che cinquant’anni fa un gruppo di operatori sanitari, pazienti e artisti iniziò un movimento trasformativo che portò alla chiusura degli ospedali psichiatrici. In particolare l’Umbria fu all’avanguardia di questo movimento. Infatti, la nostra regione fu la prima nel mondo a offrire ai pazienti liberati dal manicomio una rete completa di servizi operanti in tutta l’Umbria. Questo evento ha segnato una pietra miliare nella storia dell’umanità. Al festival si accompagna la 22ma International Conference dell’International Society for Psychological and Social Approaches to Psychosis.

 


Per saperne di più

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