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Sabato 20 gennaio alle ore 16:00 a Tuoro sul Trasimeno (Via Baroncino 10) verrà inaugurato Hyla Maker Lab, il primo FabLab del Trasimeno, un punto di riferimento per i cittadini e per le aziende del territorio dove poter realizzare idee e sviluppare soluzioni innovative, coniugando natura e tecnologia.

Lo spazio si configura infatti come un vero hub tecnologico per lo sviluppo di progettualità in vari ambiti, con particolare riferimento ai temi della transizione ecologica, dell’economia circolare e della tutela del territorio e della biodiversità, rifacendosi al concetto di Green FabLab.

 

 

Hyla Maker Lab – con la sua dotazione di attrezzature e macchinari per la produzione (stampanti 3D, CNC, scanner 3D, laser cutter, saldatori, utensili manuali, attrezzi per la lavorazione del legno e del metallo), un’aula formazione per corsi ed eventi formativi e un’area podcast e video – rappresenta una soluzione completa indirizzata a imprese e start-up, comunità locali, artisti e designer, maker e appassionati di fai-da-te, studenti e professionisti che qui potranno, in base a competenze e necessità, realizzare prototipi, creare opere d’arte, pezzi di design o oggetti personalizzati, acquisire competenze pratiche e tecniche, e tanto altro ancora.

Specifiche proposte sono indirizzate alle scuole, che qui possono trovare uno spazio in cui sviluppare progetti connessi a scienze e tecnologia e, in generale, a tematiche proprie affrontate dalle STEM.

Dopo i saluti istituzionali, seguirà una presentazione delle attività che verranno svolte e una visita agli spazi del FabLab. Il pomeriggio si chiuderà con brindisi e stuzzichini.

Parte degli interventi sono finanziati dalla Regione Umbria, nell’ambito del PSR Programma di Sviluppo Rurale per l’Umbria 2014-2020 – Mis. 6.4.3, e dal Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, attraverso i fondi dedicati alle Imprese Femminili Innovative Montane.

Il 6 e 7 maggio, a Villa Pieve, due giorni con ospiti, laboratori e una mostra mercato per scoprire tutti i segreti della terra e dei suoi prodotti.

La Spesa nell’Orto parte con la sua seconda edizione, completamente rinnovata e ricca di contenuti: il 6 e il 7 maggio 2023 a Villa Pieve, un’elegante residenza d’epoca ai piedi di Corciano immersa in un rigoglioso parco ottocentesco di tre ettari e mezzo, si racconteranno la biodiversità e la rigenerazione del suolo attraverso meeting con ospiti che parleranno di orto, ambiente, frutti antichi, permacultura, alberi e molto altro, e con vivaci laboratori pratici per adulti e bambini.

«Rispetto alla prima edizione siamo cresciuti, abbiamo l’obiettivo di diventare un appuntamento fisso annuale. Per questo motivo abbiamo diversificato l’offerta dei servizi: ci sarà un’area informativa e congressuale, ma allo stesso tempo vogliamo sporcarci le mani con i laboratori per tutte le età. Sarà presente anche un’area Kids con giochi, letture e sport. A tutto questo si aggiunge la mostra mercato con la presenza di piccole aziende e produttori – quattro arrivano anche da fuori Umbria. Sarà un’occasione per conoscere le novità e acquistare i loro prodotti» spiega Filippo Fagioli, ideatore dell’evento e volto del canale YouTube La Spesa nell’Orto, da cui trae ispirazione l’omonimo evento.

La punta di diamante della due giorni è il laboratorio che prevede la costruzione del Keyhole Garden, un orto a letto rialzato costruito con materiali di recupero, spesso utilizzato in permacultura. Il laboratorio sarà tenuto da Alessandro Valente di Permaculture Training, uno dei maggiori esperti italiani. «Si tratta di una tipologia di orto che serve a contrastare la siccità e favorire il risparmio idrico. Un argomento molto attuale in questo periodo». E ancora, si imparerà a intrecciare un cestino di vimini, a creare un compost domestico, a riconoscere le erbe spontanee mangerecce e a coltivare l’orto in un cassone. Uno spazio è stato riservato anche ai più piccoli, con laboratori e giochi per imparare a rispettare la biodiversità e ad avvicinarsi alla natura in maniera sostenibile.

 

 

Infine, tanti gli ospiti che si alterneranno nel corso dei diversi convegni (uno ogni 30 minuti): Biodea, produttore attento alla sostenibilità ambientale e al benessere delle persone; Vanni Ficola, agrologo; Isabella Dalla Ragione, presidente della Fondazione Archeologia Arborea; Cristiano Spilinga, naturalista; Fabio Fumi, fondatore di GermoglioSì; David Grohmann del San Pietro Green Team; Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia; Valentina Dugo, imprenditrice agricola e coordinatrice di Umbria BioDiversity; Livia Polegri, agronoma esperta in biodiversità agraria; Luca Crotti, agronomo; Matteo Cereda di Orto da Coltivare; e Matteo Giglietti, docente in Scienze Agrarie.

A concludere il ricco programma ci sarà anche un’area ristoro, con food truck e chioschi per pranzare o per fare uno spuntino veloce. Lo svolgimento delle attività è garantito anche in caso di maltempo, in quanto la villa può contare su ampi spazi interni. L’evento è realizzato in collaborazione con Philms, Visualcam APS e Corebook e con il patrocinio del Comune di Perugia, del Comune di Corciano e di Slow Food Italia.

 


Tag ufficiale dell’evento: #laspesanellorto

YouTube: https://www.youtube.com/@LaSpesanellorto

FB: https://www.facebook.com/laspesanellorto

Instagram: https://www.instagram.com/la_spesa_nell_orto/

Per essere precisi non si tratta di un piccolo rospo e in realtà non immaginatevi un ululato come quello del lupo: stiamo parlando dell’ululone appenninico (Bombina pachypus), un piccolo anfibio anuro, quindi privo di coda allo stadio adulto, dalla struttura generale simile a quella delle rane, dei rospi e delle raganelle.

Come dicevamo però non si tratta di un rospo di piccole dimensioni ma di una specie molto particolare appartenente ad una famiglia di anfibi che prende il nome di Bombinatoridi.
Il nome la dice lunga… ululone appunto. Questo termine curioso deriva dal verso emesso dal maschio durante il periodo riproduttivo per attirare la femmina e avviare il rituale che porterà i due ad accoppiarsi con un tipico amplesso lombare e la conseguente deposizione delle uova.

 

Ululoni in accoppiamento – Foto di Cristiano Spilinga

 

Questo piccolo anfibio, che non supera i 6 cm di lunghezza, è presente in Italia dalla Liguria all’Aspromonte, mentre sulle Alpi si trova una specie molto simile, l’ululone dal ventre giallo (Bombina variegata). Questa distribuzione apparentemente molto ampia non deve trarre in inganno perché l’ululone, così come molte altre specie di anfibi, non se la passa affatto bene.
La scomparsa degli habitat riproduttivi, nella stragrande maggioranza dei casi particolarmente effimeri ed esposti a forte rischio di alterazione, è certamente una delle principali minacce per la specie, a questo si aggiunge la chitridiomicosi, una patologia derivante dall’attacco di un fungo che sta mietendo vittime tra molte specie di anfibi in tutto il pianeta.
In molte aree dell’appennino la specie riesce a riprodursi quasi esclusivamente grazie alla presenza sul territorio di vasche per la raccolta dell’acqua ad uso agricolo e per l’abbeveraggio del bestiame.

 

Ululone appenninico (Bombina pachypus) all’interno di un abbeveratoio – Foto di Cristiano Spilinga

 

L’Umbria non fa eccezione: le piccole popolazioni note risultano strettamente legate alla presenza di questi vecchi manufatti molti dei quali in stato di abbandono a causa dello spopolamento della montagna.
Se da una parte l’abbandono si è tradotto in un minor disturbo per gli ululoni che hanno così potuto sfruttare queste piccole zone umide artificiali per riprodursi, dall’altra ha comportato una mancata gestione di questi siti che nel tempo sono andati persi perchè completamente interrati o non più in grado di trattenere acqua in quanto profondamente lesionati.
Per sviluppare una proficua sinergia tra i pochi allevatori rimasti e chi si occupa di conservazione di questo importante endemismo appenninico, da alcuni anni in Umbria sono stati sviluppati alcuni progetti che hanno visto protagonisti la Regione Umbria, il Comune di Spoleto e l’Agenzia Forestale Regionale.
Dal primo progetto pilota in cui è stato ripristinato un abbeveratoio completamente diruto, si è arrivati a recuperare circa 20 vasche che sono state progettate con rampe di ingresso e di uscita per i piccoli anfibi per favorire l’entrata in acqua e l’uscita, soprattutto in caso di drastici abbassamenti del livello idrico.
Da queste prime iniziative hanno preso il via altre azioni di conservazione della specie supportate anche da The Mohamed bin Zayed Species Conservation Fund, una Fondazione internazionale che si occupa di conservazione della natura su scala globale.
Nell’ottobre del 2020 ha preso il via il Progetto Life Integrato IMAGINE Umbria (Integrated MAnagement and Grant Investments for the N2000 NEtwork in Umbria) che tra le altre azioni prevede la realizzazione di un centro di riproduzione dell’ululone appenninico in Umbria per poter poi procedere con il ripopolamento della specie in alcuni siti che verranno ripristinati nell’ambito del progetto.
Le azioni in campo sono molte perché abbiamo il dovere di non far scomparire dal nostro pianeta un altro prezioso ed insostituibile frammento di biodiversità

 


BIBLIOGRAFIA

  • Ragni B., Di Muro G., Spilinga C., Mandrici A., Ghetti L. (2006). Anfibi e Rettili dell’Umbria. Distribuzione geografica ed ecologica, Petruzzi Editore, Città di Castello, pp. 111.

La natura calcarea dell’Umbria ha determinato nel corso di milioni di anni la formazione di numerose cavità sotterranee.

La distribuzione delle grotte nella regione ricalca quella dei massicci carbonatici che, sottoposti al fenomeno del carsismo, hanno originato uno spazio, in buona parte ancora inesplorato, dove sono presenti organismi perfettamente adattati alle particolari condizioni di vita determinate dalla scarsità o dalla completa assenza di luce.
A oggi sono state censite oltre 800 cavità naturali, catalogate e georeferenziate all’interno del Catasto Speleologico dell’Umbria gestito dalla Federazione Umbra Gruppi Speleologici. Le grotte hanno da sempre suscitato nell’uomo moderno interesse e curiosità, la possibilità concreta di esplorare un mondo parallelo senza necessariamente dover spostare il proprio orizzonte geografico.
Senza il perfezionamento delle tecniche di progressione speleologica non saremmo mai arrivati a scoprire un numero così elevato di grotte e proprio grazie a una branca della speleologia che si occupa di indagare le forme di vita presenti negli ambienti ipogei – la biospeleologia per l’appunto – abbiamo avuto la possibilità di descrivere per la prima volta specie animali del tutto peculiari.

 

Ferro di cavallo maggiore (Rhinolophus ferrumequinum). Foto di Cristiano Spilinga

 

Peculiari proprio perché le particolari condizioni di vita degli ambienti sotterranei hanno determinato una spinta evolutiva che, nel corso di migliaia di anni, ha portato a forme altamente specializzate e perfettamente adattate a quel particolare ambiente.
Tradizionalmente gli studiosi della vita ipogea dividono gli organismi legati alle grotte in tre categorie: i Troglobi, considerati cavernicoli obbligati, cioè perfettamente adattati alla vita ipogea e non più capaci di svincolarsene, i Troglofili, specie che sono presenti con maggiore regolarità nell’ambiente ipogeo e i Troglosseni, specie che si trovano in ambiente ipogeo solo accidentalmente, come quelli che cadono all’interno dei pozzi verticali o vengono trasportati dalle acque.
Le cavità umbre – da quelle più piccole fino ad arrivare all’imponente grotta di Monte Cucco che, con i suoi circa 35 km di sviluppo e una profondità verticale di oltre 900 metri, rappresenta uno dei complessi carsici più importanti d’Italia – costituiscono un importante ecosistema da preservare e qualunque tipo di fruizione, da quella legata all’esplorazione e alla ricerca, passando per quella tipicamente ad appannaggio degli speleologi, fino ad arrivare all’utilizzo turistico, deve prevedere un profondo rispetto per l’ambiente che si va a visitare.
L’estrema specializzazione delle forme di vita adattate alle grotte è direttamente proporzionale alla loro sensibilità rispetto alle perturbazioni provenienti dall’esterno, che, andando ad alterare, in alcuni casi in maniera irreversibile, quelle particolari condizioni microclimatiche possono determinare la scomparsa di forme di vita del tutto uniche e peculiari.

Il Comune di Gualdo Cattaneo ha attorno a sé un complesso difensivo di castelli e fortezze medievali che costituisce uno straordinario museo a cielo aperto. Con il marchio Castelli di Gusto, il Comune ha dato l’avvio a una rete enogastronomica a difesa del territorio e della salute, mettendo in campo le nuove teorie venute da lontano.

L’idea è partita nelle terre dall’altra parte del mondo ed è attecchita qui, nella verde Umbria. Dall’Australia all’Umbria, dall’ecologia integrata alla filosofia, dall’Università all’ambiente, dalla teoria alla pratica. Qui si parla di permacultura, tecnica teorizzata in Tanzania e in Australia dai professori Mollison e Holmgren e da loro esportata in tutto il mondo.

Che cos'è la permacultura?

La permacultura ha attraversato l’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano, si è diffusa a est e a ovest, è approdata in Asia, in America e in Europa negli anni Ottanta. I due ecologisti/agronomi hanno pensato a un sistema di gestione del territorio per cercare di contrastare lo sfruttamento e la crisi del pianeta Terra. Hanno ideato un sistema integrato, attento alle risorse del sito, al suo ecosistema, al biotopo e al biotipo della zona per un ottimale utilizzo del territorio.
Permacultura è un neologismo che mette assieme la parola permanente con agricoltura, e unisce la coltura delle piante con la cultura di chi segue lo sviluppo dei vegetali. Sole, vento, acqua, insetti, vicinanza delle piante tra di loro: tutto contribuisce a favorire o a distruggere la crescita dei vegetali.
Questa tecnica è ormai ampiamente diffusa nel mondo e io l’ho vista messa in pratica nella città di Aarus (Danimarca). In un quartiere avveniristico, in mezzo ai palazzi, c’era una grande quantità di cassette di legno per la coltivazione di insalate e altri ortaggi. Era la permacultura, ma io non lo sapevo.

 

Permacoltura ad Aarus

La permacultura in Umbria

In Umbria, dei giovani imprenditori di Gualdo Cattaneo hanno dato l’avvio a questa nuova pratica. Andrea, il filosofo, e sua sorella Irene, laureata in Scienze della Comunicazione, stanno sviluppando la policoltura degli orti, sfruttando le grandi cassette di legno adatte proprio alla permacultura. In queste cassette la terra respira ed è sminuzzata in modo che ossigeno e sostanze nutritive passino facilmente dal terreno alla radice della pianta.
Le cassette sono studiate anche per non sprecare nemmeno una goccia d’acqua, consentendone il lento assorbimento da parte del terreno, e per mantenere il giusto livello di umidità a favore di un migliore sviluppo delle piante. Lo scopo è quello di ottenere dei prodotti genuini e saporiti, evitando l’uso di sostanze glifosate e dei pesticidi. Questa tecnica si basa sul fatto che ci sono piante che vivono bene in prossimità e si sostengono vicendevolmente, sfruttando le condizioni di sole e ombra e difendendosi dagli insetti dannosi.
C’è da dire che la permacultura non si applica solo ai vegetali, ma anche agli animali e all’ambiente in generale. Infatti, il marchio Castelli di Gusto riunisce varie tipologie di prodotti: uva, formaggio, pecore, ortaggi.
Questa iniziativa si è sviluppata all’ombra della Rocca Borgia nella valle del Paglia. Diciotto giovani hanno stanno tentando di vivere e operare bene a casa loro, lavorando la terra e con gli animali. C’è chi ha lasciato il posto fisso e chi ha dato un diverso sviluppo alla propria laurea e ai titoli accademici conseguiti, chi ha valorizzato l’azienda ereditata dai nonni mettendo in pratica il meglio che la scienza moderna offre oggi, chi è tornato a casa per non lasciare la rete di affetti che lo lega al territorio. Un’umanità variegata, ma unita dalla voglia di tracciare una buona strada. I giovani imprenditori hanno riunito le loro aziende in una ATI (Associazione Temporanea di Imprese) per accedere al Piano Sviluppo Rurale o PRS, con il valido aiuto dell’avv. Elisa Benvenuta, vicesindaco di Gualdo Cattaneo.