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Andrea Sbarretti lo aveva anticipato a giugno 2023, nella storica sala cinematografica Mario Monicelli di Narni al termine dell’anteprima del docufilm Su queste Montagne. Tra i prossimi impegni, aveva quello di un sequel del suo quinto film Il Lento Inverno. «Piuttosto una denuncia, Norcia sei anni dopo – aveva precisato il regista del dopo terremoto raccontato nel film, la Norcia ancora incompleta nella ricostruzione».

Titolato Il terremoto di Norcia il nuovo lungometraggio sarà proiettato il 12 aprile 2024, alle ore 21.00, sempre al Monicelli di Narni. Occasione per ripercorrere la storia di un regista indipendente umbro. Della sua scelta stilistica di raccontare quei paesaggi che il cinema attuale, ormai, relega sempre più in pochissime inquadrature e di preferire protagonisti che nel film interpretano se stessi.

 

Castelluccio di Norcia. Photo courtesy Andrea Sbarretti

 

Al tempo della mia prima intervista ad Andrea Sbarretti del 2017 stavano andando forti i 33 capitoli di Io Rifletto un docufilm la cui prima puntata era stata girata a Civitella del lago, Guardea e Montecchio, 3 paesi poco conosciuti dell’Orvietano. «L’idea era proprio quella di raccontare piccole realtà dell’Umbria, attraverso la vita dei protagonisti». Il filo conduttore di quel documentario itinerante Sbarretti lo spiegò come una «maniacale presentazione della topografia dei luoghi. Perché i luoghi sono sempre i veri protagonisti e influenzano i comportamenti della popolazione». Molti altri borghi sono stati ripresi dal regista in quella serie, con storie di profondo legame col territorio.  

Nel frattempo il regista ternano aveva girato altri 4 film: Il muro del passato, La sella del vento, Don Pierino e Lontano da tutti.  La scelta del genere documentaristico gli garantisce una libertà assoluta nel creare emozioni attraverso momenti particolari, un tramonto, una nevicata, il silenzio delle montagne. Apparente semplicità di racconto della Valnerina umbra, location sempre al centro delle sue riprese. E attori che non sono i soliti volti del cinema che fanno sembrare i film tutti simili ma interpreti locali. «Suppongo che gli spettatori» spiega «si siano stufati di vedere sempre le solite commedie italiane o gli stessi film stereotipati americani. Credo che abbiano voglia anche di vedere attori nuovi, sguardi nuovi, espressioni diverse su volti che non siano sempre le stesse maschere».

Per il film Su queste montagne – premiato al XIX Terni Film Festival per la miglior produzione – le inquadrature lente, minuziose, girate spesso nella dorata controluce di fine serata disegnano un tempo scandito dalle attività quotidiane di lavoro, fuori dagli artifici della città: la cura degli animali, il pascolo, la raccolta delle olive, le riparazioni e anche la preghiera, quando ai pochi abitanti di Castellonalto e Colleolivo si aggiunge l’eremita Pietro che abita, su, ai mille metri. Unici rumori i motori lenti dei trattori, sembra aspettare una soluzione. Ma nulla accade se non l’esercizio ripetuto che tempra, lo sguardo acuto sul sacrificio che mantiene ancora integro un mondo. Per questo sono maestri Dante e Pietro. I due protagonisti che interpretano se stessi. Uno consolidato dal vissuto, l’altro per vocazione.

Un fine esistenzialismo tra essere e tempo che Sbarretti evoca tramite la voce della natura, di quel mondo nido dell’uomo, dell’aquila che vi vola bassa  senza intervenire, come è suo stile di solitario osservatore e medium del messaggio. Assenza di copioni strutturati e di sceneggiatura, di una trama vera e propria, dialoghi liberi che assumono in modo quasi impensabile il senso di un oracolo; una timeline di produzione senza rigore di scadenza. Iniziato a girare nell’agosto del 2021, Sbarretti lascia parlare, a oggi, voci cristalline che seguono previsioni naturali e ci rendono la bellezza, la coerenza e perseveranza del soggetto e oggetto delle riprese di una cinematografia indipendente. 

 

Castelluccio di Norcia, la Piana. Photo courtesy Alessandro Moscetti

 

Allen Ginsberg diceva “considero l’immagine, non il completamento della parola, ma la parola stessa che realizza lo sguardo” . «Ecco, mi sono avvicinato alla regia perché attratto dalle immagini, dalle prospettive, dalla luce» aggiunge Sbarretti.

I primi di ottobre 2017 Andrea Sbarretti mi presenta un trailer girato a Castelluccio di Norcia, messo in ginocchio dal terremoto del 2016. Ci si arriva a fatica, le strade sono compromesse. Dal 15 ottobre sarà sul luogo, con la sua Sony HD e Sennheiser MKH 70, a raccontare le zone terremotate attraverso lo sguardo dei loro abitanti e della loro gran voglia di ricominciare. Di una famiglia di allevatori di lumache. Poi sarà inverno. Il Lento Inverno. Il 18 ottobre aveva già premontato le prime due scene con gli attori vestiti da ottobre a un picnic sui campi di Castelluccio, il plaid, il cibo, l’auto, la casa. La casa lasciata. Il tempo che se fosse stato possibile, lo avrebbero fermato al 29 ottobre 2016 prima del sisma che scarica ancora il paese di Castelluccio e Norcia stessa.

Ad anticipare il suo inverno, esce La botta grossa un road movie girato tra Umbria e Marche del dopo terremoto di Sandro Baldoni con il sostegno di Lombardia Film Commission, distribuito nelle sale da Luce Cinecittà e presentato con un’anteprima evento da Nanni Moretti al Nuovo Sacher di Roma a novembre 2017. Un successo per un film d’inchiesta, Baldoni da questo punto di vista realizza una magia, ma la distribuzione resta ugualmente limitata. La domanda sorge spontanea anche per il Cinema indipendente, praticamente impossibile farlo vedere a un pubblico consistente. Arte cinematografica, di spessore che resta nell’ombra; ci si sarebbe potuto aspettare intanto una maggiore attenzione a queste produzioni che sperano e sollecitano la ricostruzione dei propri territori?

 

Castelluccio di Norcia, la Piana. Photo courtesy Alessandro Moscetti

 

Chiedo ad Andrea di raccontarmi Il lento inverno. «È un film ambientato a Norcia, dopo il terremoto. Un film molto riflessivo, non triste e non indugia sulle disgrazie e sul dolore degli abitanti. Racconta la vita di una famiglia che alleva lumache, Maurizio e sua moglie. Il loro figlio Pier decide di abbandonare Norcia in cerca di un lavoro fisso. Il cognato di Maurizio, Benedetto, si innamora di una ragazza più giovane di lui, come a voler esorcizzare l’incognita del futuro. Sono cresciuto in Valnerina, lungo il Fiume Nera che ha scandito i tempi della mia adolescenza. Sono molto legato a questi luoghi. Durante le riprese del film Lontano da tutti, già meditavo di ambientare il futuro film nell’alta Valnerina, nelle zone comprese tra Borgo Cerreto, Cerreto di Spoleto, Preci e Norcia. In questi territori, le montagne travestono di luce ogni cosa e regalano sensazioni uniche. Io volevo riportare in un film queste sensazioni. Il terremoto ancora non c’era stato e dopo il sisma ho messo fortemente in dubbio il progetto, perché temevo di strumentalizzare la disgrazia. Poi un bel giorno, tornando a Castelluccio di Norcia, le emozioni sono state talmente forti che mi sono deciso a girare il film, modificando un po’ la sceneggiatura originaria, per adeguarla ai nuovi fatti. Un film vero e proprio, con i movimenti di macchina, con gli attori stavolta che recitano una parte e con tutte le invenzioni, la fantasia e le emozioni che può trasmettere l’arte della cinematografia».

Il 20 novembre Il lento inverno è a 17 minuti pronti e il 20 dicembre il film è montato per metà. Quasi pronto per partecipare ai festival ed essere proiettato in sala. Accade al Mario Monicelli di Narni, nel maggio del 2019 dopo una serata di presentazione al Politeama Cityplex di Terni, dove il film, con la presenza del regista e i protagonisti Paolo Dimarco Brunelli (Benedetto nel film) e Pierluigi Bernardini, «fa più spettatori che il film Stanlio e Ollio (distribuito in quell’anno)» – dice il regista Andrea Sbarretti. Pubblico che conferma il valore del film sul dramma girato a Norcia, e il cui incasso andrà agli abitanti di Norcia, in un dopo terremoto tutto da superare.

Uno dei trenta siti più belli d’Europa secondo il New York Times

Viene voglia di fuggire dai luoghi devastati dal Terremoto  in cui la vita si è arrestata nel bozzolo dell’inverno e la primavera e la rinascita stentano ad arrivare. Un lungo tempo di letargo come un’apnea: Il tempo? Se fosse stato possibile Giacomo lo avrebbe fermato il 29 ottobre 2016. Il lungo Inverno. 

 

Ora il nuovo film. Il terremoto di Norcia. E dopo una ricostruzione che stenta a concludersi, il tempo, forse, si è fermato davvero su quelle macerie. Norcia chi resta e lotta.

 

[…]

Il ventre della terra trema.

Quel luogo si sbriciola,
custodisce rovine,
e un germoglio d’amore.

Dio, quanto sei bella.

 

poesia A.M

Mercoledì 15 novembre alle ore 18:00 e alle ore 21:00 il Cinema Teatro Dante di Sansepolcro ospiterà la Premiere mondiale del film “Alla ricerca di Rose” dei registi Lorenzo Lombardi e Nicola Santi Amantini.

L’evento, già sold out nel primo giorno di programmazione, ha visto la necessità di aprire una nuova proiezione il 16 novembre alle ore 21:00, anch’essa esaurita in poche ore. Per questo si replica il 5 dicembre – :, presso il Cinema Teatro Dante di Sansepolcro (AR).

Grande interesse suscitato in Alta Valle del Tevere dalla pellicola made in San Giustino che ha visto coinvolti oltre 60 attori under 10, particolarità che ha giovato un guinness per essere l’unico film al mondo con un cast di soli bambini.

La casa di produzione Whiterose Pictures ha organizzato per l’anteprima, nella quale sono attesi il cast tecnico, artistico e le istituzioni, un particolare Green Carpet con photocall: non il solito tappeto rosso, quindi, ma un tappeto “d’erba” verde (viste le tematiche ambientali che tocca la trama del film), mentre la facciata del Cinema sarà illuminata di verde.

Alla ricerca di Rose che ha richiesto quasi un mese di riprese e ben sette mesi di post-produzione ci condurrà nel 2029 in un mondo distopico (con la possibilità di vedere luoghi della Valtiberina Umbro-Toscana sotto una luce diversa), dove un gruppo di bambini, dopo un evento misterioso, si ritrova a fare i conti con un mondo senza adulti, elettricità e tecnologia, e parte alla ricerca di colei che sembra essere l’unica donna rimasta sulla Terra: “Rose”. I protagonisti della storia, infatti, intraprendono un viaggio alla scoperta di loro stessi, di una natura incontaminata e alla ricerca di una figura materna.

Tanti quindi gli argomenti celati nella pellicola che oltre al rispetto della natura, tratta l’aggregazione giovanile, l’amicizia e la famiglia (quale fulcro importantissimo per il benessere e la crescita del bambino).

I registi Lorenzo Lombardi (“In the market”) e Nicola Santi Amantini (“Non ci indurre in tentazione”) che hanno ideato questa singolare storia raccontano che il film è anche un progetto innovativo, ed è anche forse questo l’ingrediente che ha spinto l’attrice Valentina Lodovini a entrare a far parte del progetto dando voce alla “famosa” Rose del titolo. La troupe principale del film, vede, fra gli altri, anche storici collaboratori dei due registi umbri: Stefano Guerrini (drone operator), Marco Mercati (fonico e sound design), e Carmen Adincu (make-up artist e hair stylist).

Il film è anche la conclusione di un progetto scolastico, iniziato a dicembre 2022 e realizzato nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola promosso da MiC e Ministero dell’Istruzione e che vede l’insegnamento del Cinema a scuola, coadiuvato dal dirigente scolastico Elio Boriosi e dalla referente Loretta Zazzi. Alla ricerca di Rose è patrocinato dall’amministrazione comunale di San Giustino (PG), dal sindaco Paolo Fratini e dall’Assessore alla Cultura Milena Ganganelli Crispoltoni.

 


Il trailer del film

Intervista al regista

La regista romana di origini umbre chiude la sua trilogia cinematografica con la Santa di Assisi, una donna che lotta per ottenere quello che vuole e rompe gli schemi dell’epoca.

La storia di una ragazza che ha rivoluzionato il mondo. La storia di una ragazza che è diventata santa. Susanna Nicchiarelli, romana di nascita ma umbra di origine, ha portato sullo schermo la vita della Santa d’Assisi con il film Chiara.
La pellicola – la quinta della regista – conclude una trilogia dedicata a tre donne «disturbanti», come lei stessa le definisce; tre donne legate a degli uomini dai quali faticano a emanciparsi: Nico (vero nome di Christa Päffgen ex musa di Andy Warhol e cantante dei Velvet Underground), Eleanor Marx (figlia di Karl Marx), e appunto Chiara – l’eccellenza femminile più importante dell’Umbria – legata a Francesco.
Non potendo intervistare Chiara (per ovvie ragioni), ho parlato di lei con Susanna, che nello scrivere la sceneggiatura l’ha studiata e scoperta in ogni suo aspetto. Il film racconta la storia di una diciottenne ribelle che lascia la famiglia per unirsi al suo amico Francesco: da quel momento la sua vita cambia per sempre, non si piegherà alla violenza dei famigliari, e si opporrà persino al Papa: lotterà con tutto il suo carisma per sé e per le donne che si uniranno a lei, per vedere realizzato il suo sogno di libertà.

 

Susanna Nicchiarelli. Foto di Matteo Vieille

 

Susanna, come prima domanda le chiedo: qual è il suo rapporto con l’Umbria?

Mio padre è originario di Tavernelle. Io torno spesso in Umbria, ho una casa e sono molto legata a questa terra. Ho un ottimo rapporto anche con tutta la rete dei cinema e dei festival umbri. Spesso li sento, quando sono nei paraggi passo a trovarli e presento i miei film; è una realtà molto bella, con persone che amano veramente il cinema.

 

In Umbria – a Bevagna – ha girato anche alcune scene del suo ultimo film “Chiara”…

Nella piazza di Bevagna è ambientata la scena in cui le donne vengono chiamate da Chiara. Il resto del film, per motivi scenici, è stato girato a Tuscania: lì si è potuto ricreare il paesaggio medioevale e le chiese pre-francescane. Ad Assisi tutto questo non era possibile.

 

“Chiara” fa parte di una trilogia di donne da lei raccontate – insieme a “Nico 1988” e a “Miss Marx” – che si scontrano con gli uomini che hanno nelle loro vite: ce la fanno veramente a staccarsi da loro?

Più che emanciparsi, rivendicano un posto in una società di uomini. Tutti e tre i film raccontano il loro rapporto con loro: Nico con il figlio, Miss Marx con il padre e il marito e Chiara con Francesco e il Papa. Quello di Chiara è forse il rapporto più politico con un potere maschile.

 

“Chiara”. Foto by Emanuela Scarpa. Vivo film, Tarantula

 

È una donna che ha saputo portare avanti le sue idee e ha sempre ragionato con la propria testa, non così scontato nel 1200…

Lei, come Francesco, vuole restare dentro la Chiesa, quindi modula la sua battaglia in modo da poter fare ciò, ma allo stesso tempo cambiare le cose. Il centro della loro lotta è la povertà, e Chiara riesce nel suo obiettivo, creando un ordine di donne povere: una cosa senza precedenti. Quello che ottiene è molto importante dal punto di vista simbolico, perché fino ad allora gli ordini femminili erano protetti e dovevano avere possedimenti; i monasteri erano luoghi di ricchezza e gerarchizzati, lei invece fa nascere un ordine dove tutte sono uguali e ugualmente povere. Per arrivare a questo però è costretta ad accettare la clausura che lei non voleva.

 

Si è fatta un’idea del rapporto che c’era tra Chiara e Francesco?

Trovo che sia stato un rapporto molto femminile. Lui a un certo punto è costretto ad abbandonarla perché non può creare un ordine misto, ma poi torna a morire fra le sue braccia. C’è stata sempre una forte dipendenza di Francesco nei confronti di Chiara, perché lei era solida. Una solidità che si manifesta anche nella comunità che costruisce, che è molto unita e compatta, a differenza di quella dei francescani che si falda. Vivono due sviluppi diversi di una stessa idea.

 

“Chiara”. Foto by Emanuela Scarpa. Vivo film, Tarantula

 

Che penserebbe dell’Italia del 2023?

Chiara sarebbe sicuramente orgogliosa della posizione che hanno conquistato le donne nella società di oggi, anche se c’è ancora tanta strada da percorrere. Lei chiedeva semplicemente una parità, di poter fare quello che era concesso a Francesco, indipendentemente dal suo essere donna. Era una richiesta molto semplice, a tal punto da essere spiazzante. Sicuramente però, l’abbondanza e il consumismo sarebbero le prime cose che criticherebbe, sia lei sia Francesco. Così come il nostro rapporto con il denaro, con la ricchezza e con il superfluo: loro hanno dimostrato come si può andare all’essenziale e si può aiutare l’altro, il diverso. Francesco è stato il primo a parlare di un rapporto inclusivo e di ascolto con le altre culture, di confrontarsi con lo straniero non per convertirlo, ma per un dialogo e uno scambio di idee. E anche Chiara era in quella linea. C’è ancora tanta strada da fare per le battaglie che hanno iniziato a combattere loro.

 

Per certi versi sembra che dal 1200 non sia passato troppo tempo, anche per quanto riguarda l’immagine della donna…

Ancora oggi nel cinema, nella televisione, nella pubblicità e nella società l’immagine della donna che viene promossa è un’immagine che non deve disturbare. Quando diventa disturbante, quando rompe gli schemi, viene accettata con fatica. Penso ad esempio alle donne che non vogliono figli. Chiara, come Eleanor Marx e Nico sono figure femminili disturbanti anche per il femminismo, perché hanno difficoltà a staccarsi dagli uomini e quindi ci costringono a uno sguardo critico anche sullo stesso processo di emancipazione. Posso dire che non sono certo film celebrativi, anzi sono molto problematici.

 

Ha in programma altre pellicole che raccontano figure femminili?

Essendo una donna è ovvio che quando scrivo le sceneggiature i miei occhi e il mio punto di vista sul mondo ci sono e ci saranno sempre, ora però mi voglio dedicare a qualcosa di diverso. Con loro credo di aver chiuso un discorso. Magari più avanti chissà.

 

“Miss Marx” by Emanuela Scarpa – Vivo film, Tarantula

 

In “Chiara” si parla in dialetto, come mai questa scelta?

Ho voluto tantissimo il dialetto per rendere i personaggi più reali. Tante volte nei film ambientati nel passato, gli attori parlano un italiano molto forbito, che però non è veritiero. In Chiara si parla un codice molto simile a quello usato da Francesco nel Cantico delle Creature. L’elemento linguistico fondamentale della rivoluzione francescana e per me era importante che fosse rispettato.

 

Con Marco Bellocchio ha scritto il film “Rapito”: aveva già scritto qualcosa con lui? Com’è andata?

Lo conoscevo, ma non avevo mai lavorato con lui. Mi sono molto divertita perché è stato un lavoro di ricerca ed è stato bellissimo poter entrare nella testa di Marco e scrivere il film che lui si immaginava. Ho imparato tantissimo.

 

Ha vinto un David di Donatello come sceneggiatrice per “Nico” e un Nastro d’Argento sempre come sceneggiatrice per “Rapido”: due premi molto importanti. Di quale è più orgogliosa?

Il David per Nico è stato un riconoscimento molto importante. È una sceneggiatura poco tradizionale che ho scritto da sola, ci tengo particolarmente.

 

“Nico, 1988”. Foto by Dominique Houcmant

 

Quali sono i suoi progetti futuri? 

Sto lavorando a una serie che andrà in onda su Rai Uno. Racconta la storia di alcuni bambini che aiutano i partigiani in montagna. L’ho girata questa estate in Val di Susa, e posso dire che la montagna non fa per me – sono più tipo da campagna (ride). È stata comunque una bellissima esperienza: girare in quei paesaggi è difficile ma molto affascinante, così come lo è stato raccontare la Resistenza.

 

Per concludere, come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Sincera, schietta e ironica.

L’iniziativa in programma sabato 28 ottobre dalle 10 nel centro culturale e formativo perugino.

“Nel nostro lavoro – spiegano dallo Spazio MAI – abbiamo spesso bisogno di volti diversi, per le nostre produzioni e per i lavori esterni a cui siamo chiamati a collaborare, e per questo abbiamo deciso di rivolgerci a chiunque sogni di partecipare, almeno una volta nella vita, a un progetto video che sia cinema o pubblicità”.

Un’intera giornata per dare – gratuitamente – la possibilità di mettersi in gioco a chi sogna di lavorare nel mondo della produzione cinematografica e televisiva: è Non si sa MAI casting, in programma sabato 28 ottobre dalle 10 nello Spazio MAI di via Gerardo Dottori, a Perugia.

 

 

Laboratorio culturale e factory artistica e formativa (con ben 12 corsi e laboratori che interessano tutti i linguaggi dell’arte performativa: formazione teatrale per tutte le età, lettura espressiva, drammaturgia, ma anche cinema, fotografia e sound design), il centro perugino è anche un soggetto produttore e partner di produzioni cinematografiche e televisive, e sabato metterà quindi a disposizione la propria struttura e le proprie professionalità per creare una banca dati da cui individuare e selezionare i volti più adatti per i progetti su cui lavorerà nei prossimi mesi.

“Insieme ai nostri docenti di recitazione e di cinema – spiegano dallo Spazio MAI – abbiamo pensato che potesse essere interessante dare spazio alla passione delle persone, oltre che alla loro formazione. Nel nostro lavoro abbiamo spesso bisogno di volti diversi, per le nostre produzioni e per i lavori esterni a cui siamo chiamati a collaborare, e per questo abbiamo deciso di rivolgerci a chiunque sogni di partecipare, almeno una volta nella vita, a un progetto video che sia cinema o pubblicità. Ci siamo detti che sarebbe stato bello offrire delle occasioni dietro le quali, non si sa mai, cosa riserva la vita”.

La giornata di sabato 28 ottobre si svolgerà in due fasce orarie: la mattina, dalle 10 alle 13, sarà dedicata ai più piccoli, fino ai 17 anni; il pomeriggio, dalle 15 alle 20, il casting sarà aperto a tutti dai 18 anni in su.

 


Per partecipare si richiede di prenotarsi gratuitamente via mail scrivendo a info@spaziomai.it

La pellicola, dal titolo “Romeo è Giulietta” per la  regia di Giovanni Veronesi, è prodotta dalla Indiana Production.

Nuovo casting in Umbria. La produzione Indiana Production sta cercando a Spoleto e zone limitrofi uomini e donne, di età compresa dai 30 ai 60 anni e disponibili a girare per una o più giornate nell’ultima settimana di ottobre, per un importante progetto cinematografico dal titolo Romeo è Giulietta per la  regia di Giovanni Veronesi.

Tutte le candidature vanno inviate a casting.spoleto.cinecasting@gmail.com scrivendo nell’oggetto “SPOLETO”, allegando una propria foto primo piano e figura intera su sfondo chiaro, fatta poco prima di inviare l’email, scrivendo età, altezza, taglia giacca/pantalone, scarpe e un recapito telefonico. Solo le candidature idonee saranno ricontattate dallo staff. Sono esclusi dai casting dipendenti della pubblica amministrazione e pensionati quota 100/101.

Per la parte che si girerà a Spoleto, la produzione si sta avvalendo del supporto tecnico e logistico di Umbria Film Commission.

Realtà virtuale, 3 categorie di concorso, 11 film in anteprima per l’Italia, ospiti, talk, masterclass, progetti di formazione e un’intera città coinvolta.

Torna per la sua nona edizione il PerSo – Perugia Social Film Festival – evento internazionale dedicato al cinema documentario che, nel giro di pochi anni, si è ritagliato un posto importante nel panorama dei festival cinematografici italiani. Tante le questioni al centro dei film in concorso: tematiche sociali, geopolitica, crisi climatica, migrazioni e diritti, la vita delle persone e degli ecosistemi a diverse latitudini e prospettive. Una selezione ufficiale che vede lavori provenienti da 27 Paesi.

Differente. non indifferente, è il claim che riassume lo spirito del festival che vedrà coinvolte le tre storiche sale cinematografiche della città di Perugia e numerose altre location per nove giorni di programmazione ad ingresso gratuito, con tre categorie di concorso, 56 titoli nazionali e internazionali dei quali 11 anteprime italiane.

Inoltre, la seconda edizione della sezione dedicata alle opere in Realtà Virtuale a tematica sociale (PerSo nella VR), una mostra fotografia dedicata a Cecilia Mangini e Pier Paolo Pasolini, la residenza di sviluppo creativo Itineranze DOC, proiezioni ed incontri con gli autori al carcere di Perugia-Capanne e percorsi di formazione per due giurie che coinvolgono oltre 60 studenti delle scuole e università perugine. Un evento capace di coinvolgere un’intera città (10 location nel centro di Perugia), comprese strutture, persone e “pezzi” di comunità non sempre integrate. Tra essi la giuria composta dai detenuti della Casa circondariale di Perugia-Capanne e le giurie degli studenti.

Tra i tanti i titoli arrivati da ogni parte del mondo selezionati dalla direzione artistica di Giovanni Piperno e Luca Ferretti, molti sono caratterizzati dall’uso creativo dei materiali d’archivio pubblici o privati, una scelta espressiva sempre più utilizzata nel cinema del reale negli ultimi anni. Tra gli altri Radiograph of a family, di Firouzeh Khosrovani, che sarà l’occasione per un focus sulle cineaste iraniane a poco più di un anno dalla morte della studentessa Maha Amini; Mudos Testigos di Jerónimo Atehortúa Arteaga e Luis Ospina, originale rilettura della storia colombiana attraverso frammenti dei rari film muti prodotti nel paese sudamericano; Sur nos monts di Mateo Ybarra, interamente composto da video realizzati per i social da giovani svizzeri nel periodo della leva. Le due opere presentate nella categoria Masterpiece, The Fire Within di Werner Herzog e e 1970 di di Tomasz Wolski. Per approfondire questi percorsi Armando Andria, Alessia Brandoni e Fabrizio Croce terranno una masterclass intitolata Pratiche d’archivio nel cinema contemporaneo; e la retrospettiva di quest’anno è dedicata a Pietro Marcello, che, fin da La bocca del Lupo (2009), ha sperimentato l’uso poetico dei materiali di repertorio nei suoi film.

 

I NUMERI

Una città, 3 sale cinematografiche, 10 location, 11 giorni di programmazione ad ingresso gratuito, 3 categorie di concorso, 56 titoli nazionali e internazionali, 11 anteprime italiane, 1 mostra fotografica, 1 live performance artistica, 2 masterclass, 1 residenza artistica, eventi speciali e oltre 40 ospiti in sala negli incontri con il pubblico.

Eventi speciali | Realtà virtuale

Dal 4 al 7 ottobre la rassegna dedicata alla VR e il workshop per professionisti, promosso dall’Umbria Film Commission.

Realtà virtuale e cinema sociale. Un connubio ormai esplorato da tanti cineasti e a diverse latitudini. Una tecnologia, quella della VR, che concede agli autori la possibilità di sperimentare punti di vista, percorsi e narrazioni da prospettive diverse e che consente al pubblico di conoscere e appassionarsi a storie, ambientazioni e visioni immersive. Il PerSo – Perugia Social Film Festival, 9^ edizione del concorso internazionale di cinema del reale, in programma a Perugia dal 30 settembre all’8 ottobre 2023, propone la seconda edizione della rassegna dedicata alla VR. Sono 7 i titoli internazionali di recente produzione che saranno proiettati presso la Sala Binni, a Porta Sole, selezionati dalla curatrice della sezione Valentina Noya, con la collaborazione con Diversion Cinema, agenzia francese tra i principali player europei del mercato VR.

Si affianca alla rassegna un percorso di formazione dedicato ai professionisti: 4 giorni di workshop di produzione in Realtà Virtuale e 360°, promosso da Umbria Film Commission e curato dal PerSo Film Festival. Docenza affidata a Stefano Sburlati, filmmaker e artista digitale, fondatore della Motion Pixel Video.

Eventi speciali | Pietro Marcello retrospettiva e incontro con il regista

Sabato 7 ottobre

Pietro Marcello ha sempre praticato sia il documentario che il cinema di finzione, ma con la sua filmografia queste etichette rischiano di essere riduttive: questa alternanza la possiamo trovare anche all’interno di uno stesso film. Marcello nei suoi lavori ha infatti sempre cercato di sperimentare nuovi linguaggi: mettendo in scena la realtà, utilizzando i materiali d’archivio in forma narrativa o poetica, giocando con le epoche. La retrospettiva propone tre film esemplari dei primi venti anni di attività̀ del regista: Il passaggio della linea (Italia, 2007, 60′); La bocca del lupo (Italia, 2009, 68′); Le vele scarlatte (Italia, 2022,100′). Sabato 7 Ottobre al cinema Postmodernissimo sono in programma i tre film e alle 19 la masterclass con Pietro Marcello.

Eventi speciali | Omaggio a Cecilia Mangini | Mostra e proiezioni al MANU

Mostra P. P. Pasolini, Sette scatti / Volti del XX secolo a Indigo Art gallery. Proiezione di tre cortometraggi di Cecilia Mangini al Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria.

Dal 28 settembre al 29 novembre, Indigo Art gallery, in via Oberdan, nel centro di Perugia, ospita P. P. Pasolini, Sette scatti / Volti del XX secolo di Cecilia Mangini. Inaugurazione: giovedì̀ 28 settembre, ore 19, con Paolo Pisanelli, curatore della mostra, e Francesco Maggiore, curatore del progetto di allestimento.

Lo stesso giorno, giovedì 28 settembre, alle 17.30, al MANU (Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria) in programma le proiezioni di Ignoti alla città (Italia, 1958, 11’). La vita di un gruppo di ragazzi di borgata romani fra litigi, spensieratezza, rassegnazione e cinismo. Stendalì suonano ancora (Italia, 1960, 11’). Uno degli ultimi esempi dell’antichissimo rito di lamentazione funebre che sopravviveva ancora, all’epoca, in questo lembo meridionale della Puglia. La canta delle marane (Italia, 1961,11’). Ispirato a Ragazzi di vita, storie di ragazzi della periferia romana che si ritrovano d’estate nella marrana, fra giochi, botte e tuffi proibiti.

Cecilia Mangini (Mola di Bari, 1927- Roma, 2021) è stata cineasta, documentarista e fotografa, da sempre attenta ai temi della marginalità̀, del lavoro, dell’immigrazione e delle ingiustizie sociali. Autrice di lungometraggi e oltre 40 cortometraggi, in parte insieme al marito Lino Del Fra.

 

Five dreamers and a horse

I titoli del concorso principale (PerSo Award)

Anxious in Beirut

di Zakaria Jaber (Libano | 2023 | 93 min). I drammatici eventi degli ultimi cinque anni della capitale libanese, attraverso la vita quotidiana del regista e del suo gruppo di amici. Miglior Film al Shanghai International Film Festival 2023. Anteprima europea.

Five dreamers and a horse

di Aren Malakyan e Vahagn Khachatryan (Armenia, Germania, Svizzera, Danimarca, Georgia | 2022 | 80 min). Con umorismo affettuoso il regista ritrae cinque armeni di diverse generazioni che sognano nuove vite, anche per allontanarsi dalla minacciosa quotidianità̀ di una piccola nazione da anni sull’orlo di una guerra civile. Anteprima italiana.

Knit’s island

di Ekiem Barbier, Guilhem Causse e Quentin L’helgoualc’h (Francia | 2023 | 95 min). Sotto le sembianze di avatar, una troupe cinematografica entra in un videogioco online e prende contatto con la “gente del posto”, scopre le loro storie, paure e aspirazioni.

Mudos testigos

di Jerónimo Atehortúa Arteaga e Luis Ospina (Colombia | 2022 | 78 min). Con gli unici brani del cinema muto colombiano sopravvissuti, gli autori ricostruiscono un nuovo melodramma: non solo però una storia d’amore, ma anche una storia politica del continente sudamericano. Opera postuma di Luis Ospina, uno dei registi più influenti della tradizione documentaristica latinoamericana. Coregia del produttore e critico cinematografico Jerónimo Atehortua. Premiere mondiale al IFF di Rotterdam 2023. Anteprima italiana.

Rua aurora. Refugio de todos os mundos

di Camilo Cavalcante (Brasile | 2023 | 94 min). Attraverso i racconti dei suoi abitanti, una strada della megalopoli brasiliana di San Paolo diventa un carotaggio della condizione umana contemporanea. Tra i film di Camilo Cavalcante i pluripremiati King Kong en Asunción (2021) e História da eternidade (2014). Anteprima italiana. 

Sur nos monts

di Mateo Ybarra (Svizzera | 2022 | 54 min). Un film interamente composto da video realizzati dai ragazzi svizzeri in periodo di leva che, nonostante provengano da una delle nazioni più democratiche del mondo, evidenziano a pieno la follia tutta umana dell’idea della guerra. Anteprima italiana.

The invention of the other

di Bruno Jorge (Brasile | 2022 | 144 min). Nel 2019, il governo brasiliano coordina la più grande e rischiosa spedizione degli ultimi decenni in Amazzonia, alla ricerca di un gruppo di indigeni di etnia Korubos dati ormai per dispersi, guidata da Bruno Pereira, esperto nella protezione delle culture native brasiliane, ucciso pochi mesi dopo le riprese. Bruno Jorge è autore del pluripremiato Piripkura (2017, Human Rights prize a IDFA, miglior film ai Festival di Rio de Janeiro IFF, Docville e Cartagena). Miglior film al Brasilia Film Festival 2022 a Docville FF 2023. Anteprima italiana.

Working the woods

di Lola Peuch (Francia | 2022 | 45 min). La storia di un famoso parco parigino si intreccia con le esistenze di tre trans che in quel luogo lavorano. Con tocco delicato ed ironico la regista mescola la voglia di vita e la bellezza anomala delle protagoniste con quella della natura che le circonda. Anteprima internazionale.

 

The invention of the other

Le anteprime italiane nelle altre sezioni del Festival (PerSo Short)

Palermo 12 Giugno

di Gianfranco Piazza (Italia | 2022 | 30 min). Tra passione e delusione i palermitani assistono a due eventi il 12 giugno 2022: le elezioni comunali e la finale per il possibile ritorno in serie B della loro squadra di calcio.

March 8, 2020: A Memoir

di Fırat Yücel (Turchia, Olanda | 2023 | 15 min). Due voci commentano ciò che passa sullo schermo: immagini-cartolina di Istanbul. E a partire da qui riflettono su come il turismo sia usato come strumento per nascondere il dissenso.

The Hidden Gesture. War and Melodrama in Hollywood’s 30s and 40s

di Dana Najlis (Argentina | 2023 | 5 min). Un film di montaggio tra Eros e Thanatos in cui – attingendo da melò e film di guerra della Hollywood classica – si “catturano” gesti e piccoli movimenti di corpi di attori e attrici.

Vuelta a Riaño

di Miriam Martín (Spagna | 2023 | 15 min). Negli anni 80’ in Spagna la costruzione di una diga seppellì la cittadina di Riaño. Oggi ci passano sopra i ciclisti per una tappa della Vuelta. Ma il passato torna sempre a galla.

I titoli del concorso PerSo Cinema Italiano

La sezione di concorso PerSo Cinema Italiano raccoglie alcune delle migliori produzione di cinema del reale nazionale dell’anno, con particolare attenzione ai nuovi autori e alle produzioni indipendenti.

7 i film selezionati:

Casablanca di Adriano Valerio (Francia/Italia, 2023, 63′)

Il Ciliegio di Rinaldo di Alessandro Azzarito (Italia, 2022, 69’)

La Giunta di Alessandro Scippa (Italia, 2022, 78’)

Il momento di passaggio di Chiara Marotta (Italia, 2021, 68’)

Il paese delle persone integre di Christian Carmosino Mereu (Italia/Burkina Faso, 2022, 107’)

Stonebreakers di Valerio Ciriaci (Italia, 2022, 70’)

La timidezza delle Chiome di Valentina Bertani (Italia/Israele, 2022, 96’)

 


Per info: persofilmfestival.it

Il regista e parte del cast saranno presenti al Nido dell’Aquila di Todi l’11 settembre.

Umbria ancora una volta protagonista del cinema italiano con Uomini da marciapiede, la nuova commedia corale di Francesco Albanese, noto comico di “Made in Sud”, attore e alla sua seconda esperienza da regista (“Ci devo pensare”), nelle sale da giovedì 7 settembre. Il film, prodotto da Run Film e Genesis con Rai Cinema e distribuito da Altre Storie e Minerva Pictures, è stato girato a Todi e ha avuto il sostegno dei Fondi “POR FESR Umbria 2014-2020 – Az. 3.2.1 – Avviso Film Fund” e il supporto di Umbria Film Commission. La commedia vede come protagonisti Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, il noto rapper Clementino, l’attrice Rocio Muñoz Morales e lo stesso Francesco Albanese che saranno affiancati da Cristina Marino, Fioretta Mari, Lucia di Franco, Yari Gugliucci e con la partecipazione straordinaria di Francesco Pannofino e Serena Grandi.

 

Clementino e Paolo Ruffini

 

“Anche questa produzione ha scelto l’Umbria per girare il film – commenta Alberto Pasquale, direttore di Umbria Film Commission – confermando l’interesse che il mondo del cinema, italiano e non, sta avendo per questa regione che, come ho detto anche in altre occasioni, ha un grande potenziale. Ha varietà di paesaggi, un ottimo tessuto alberghiero ed è collocata vicino a Roma, un aspetto tutt’altro che marginale. In questo quadro stiamo avendo sempre più consensi dalle produzioni che si trovano bene nel territorio anche grazie al supporto che riusciamo a fornirgli. Ovviamente c’è ancora margine per migliorare e stiamo lavorando per diventare sempre più efficienti e performanti”.

Il regista Francesco Albanese e parte del cast (Herbert Ballerina, Lucia di Franco, Rocio Muñoz Morales e Cristina Marino) saranno presenti al Nido dell’Aquila di Todi lunedì 11 settembre alle ore 20,30.

Uomini da marciapiede, scritto da Francesco Albanese, Daniele Di Biasio e Paolo Ruffini, racconta la storia di Gabriele, Gennaro, Oscar e Paco. Quattro amici che, per ragioni diverse, si trovano ‘a un passo dal baratro’. Durante i mondiali di calcio scoprono che alcune donne si sentono sole e cercano compagnia. Trovano quindi il modo di guadagnare una piccola fortuna per potersi sentire di nuovo importanti agli occhi delle persone che amano, senza però, preoccuparsi delle conseguenze. Questa situazione paradossale porta i nostri eroi o antieroi a scoprire se stessi da un punto di vista diverso, che li metterà di fronte a sorprese inaspettate.

E’ la prima produzione cofinanziata con “Umbria Film Fund 2022”. Le riprese partiranno da ottobre 2023 e si svolgeranno tra Umbria e Lazio.

Umbria sempre più protagonista di produzioni cinematografiche. In questi giorni è in arrivo la prima vincitrice del bando per il sostegno alle imprese audiovisive “Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) 2021-2027 – Umbria Film Fund 2022”, finanziato dalla Regione Umbria. E’ in corso di preparazione, infatti, il film drammatico dal titolo provvisorio Eva, per la regia di Emanuela Rossi, prodotto da Courier Film. Le riprese partiranno da ottobre 2023 e si svolgeranno tra le regioni Umbria e Lazio.

 

 

La produzione sta cercando bambini coprotagonisti e altri piccoli ruoli (bambini tra i 6 e gli 11 anni e bambine tra i 6 e i 9 anni, tra le quali anche due gemelle omozigote). La ricerca interessa prevalentemente i territori delle regioni Umbria e Lazio, ma si estende anche a quelle di Abruzzo, Marche ed Emilia-Romagna. Non sono richieste esperienze di recitazione, è però necessario un italiano senza inflessioni troppo marcate.

Tutti coloro che vorranno presentare i candidati al casting aperto, potranno recarsi a due appuntamenti in programma: martedì 18 luglio dalle 10 alle 18 presso Sala Binni della Biblioteca Augusta, situata in via delle Prome, 15, a Perugia; mercoledì 19 luglio dalle ore 10 alle ore 18 presso la sala Conferenze del Centro Multimediale nel Piazzale Antonio Bosco, 3/a, a Terni.

Chi invece non riuscisse a recarsi agli appuntamenti potrà lo stesso inviare la candidatura entro e non oltre il 23 luglio all’indirizzo email castingfilmeva@gmail.com, allegando quattro foto (primo piano, profili e figura intera) e un breve video di presentazione, indicando generalità, luogo di provenienza e contatto telefonico di un avente titolo. La produzione ricorda che i minorenni potranno inviare la candidatura solo attraverso i propri genitori o chi ne fa le veci.

L’Umbria Film Festival porterà il cinema in piazza dal 5 al 9 luglio, ma non si limiterà certo alle sole proiezioni cinematografiche: un ricco calendario di eventi culturali animerà Montone nei giorni del Festival: come sempre il meglio del cinema internazionale e nazionale si accompagnerà a concerti, momenti di scoperta e arte.

Una 27/a edizione, quella dell’Umbria Film Festival (5-9 luglio) in arrivo a Montone, sempre più al femminile. A partire dalle due ospiti: la regista iraniana Sepideh Farsi, che il 7 luglio presenterà personalmente in prima visione italiana il suo primo film d’animazione “La sirene”, e l’attrice cantante danese Trine Dyrholm che con il film “La comune” (sabato 8 luglio) di Thomas Vinterberg ha vinto l’Orso d’Argento a Berlino per la migliore interpretazione femminile.

Le due giovani direttrici artistiche sono Teresa Mignolli e Rachele Parietti, che hanno sostituito Vanessa Strizzi che ha chiesto un anno di pausa. Donne anche la presidente dell’associazione Festival Chiara Montagnini, la produttrice della manifestazione Alessia Brunelli e l’80% dello staff, come ha sottolineato anche il direttore della sede Rai dell’Umbria (partner dell’evento) Giovanni Parapini nel suo intervento alla conferenza stampa di presentazione, a Perugia.

Come ogni anno le serate del Festival verranno aperte dalla competizione di corti per bambini, giudicati da una giuria di giovanissimi.
Apertura il 5 luglio con il film ucraino “Luxenburg, Luxenburg” di Antonio Lukich. Il 6 luglio sarà la volta di “Blue Jean” di Giorgia Oakley. Grande attesa poi per la proiezione il 7 luglio per il film di animazione dell’iraniana Sepideh Farsi “La sirene” ambientato ad Abadan, capitale dell’industria petrolifera, che nel 1980 resistette all’assedio iracheno.
Sabato 8 vedrà la presenza sul palco di piazza San Francesco di Trine Dyrholm, eclettica attrice danese e poi la proiezione del suo film pluripremiato “La comune”.
La chiusura del Festival è stata affidata al film americano “War pony” delle due giovani registe emergenti Gina Cammel e Riley Keough.

 

 

Due poi i giorni dedicati al Concorso per giovani autori italiani “AmarCorti” (7 e 8 luglio), alla sua terza edizione.
Ad arricchire il programma anche eventi collaterali. Tutti gli spettacoli sono gratuiti ma gli organizzatori consigliano la prenotazione attraverso il sito umbriafilmfestival.com.

Tra gli attori anche gli umbri Giulia Schiavo e Mirko Frezza. Nel cast Filippo Tirabassi, Filippo Contri, Marina Suma, Daniel McVicar, Rocco Fasano e Beatrice Bruschi.

Perugia, 21 giugno 2023 – Umbria sempre più protagonista e cornice di produzioni cinematografiche. In questi giorni, fino al prossimo 8 luglio, il regista Max Nardari sarà a Terni per girare le scene del suo ultimo film, intitolato “Amici per caso”, finanziato con il “POR-FESR Umbria 2014-2020 Asse 3 – Azione 3.2.1. Avviso Film Fund 2021”, avviso pubblico di sostegno alle imprese audiovisive della Regione Umbria. La pellicola prodotta dalla Reset Production di Nardari – con produzione esecutiva della casa cinematografica umbra PH Neutro Film e con l’organizzazione di Sara Paolucci – uscirà nelle sale cinematografiche nel febbraio 2024 in occasione della festa di San Valentino. La preparazione del film ha ricevuto il supporto tecnico e logistico di Umbria Film Commission.

 

 

A Terni il set si snoderà tra Villa Ronchini, Villa Centurini e Piazza Tacito, dove sarà girata intorno alla fontana un’importante scena in notturna con tutti ballerini umbri. Molti gli attori coinvolti nella pellicola a partire dai due protagonisti tra cui il figlio di Giorgio Tirabassi, Filippo (celebre per aver partecipato alla serie tv “Tutto può succedere”), e Filippo Contri (tra le sue serie tv c’è “Vita da Carlo” con Carlo Verdone). In scena anche due attori umbri Giulia Schiavo di Orvieto (tra i suoi film “Sotto il sole di Riccione” e la serie Netflix “Skam Italia”) e Mirko Frezza di Spoleto (protagonista della quarta stagione della serie tratta dai romanzi di Antonio Manzini ovvero “Rocco Schiavone”). Fanno parte del cast anche Marina Suma, icona degli anni ’80 e ’90 al suo ritorno al cinema; Daniel McVicar, noto per il suo ruolo di Clarke Garrison nella soap “Beautiful”; Rocco Fasano e Beatrice Bruschi, entrambi nel cast di “Skam Italia”, e, direttamente da “I Cesaroni”, Ludovico Fremont.

“Questo film – afferma Max Nardari – racconta la storia di due ragazzi, unogay e l’altro omofobo, interpretati da Filippo Tirabassi e Filippo Contri, apparentemente diversi tra di loro e che si ritrovano a convivere. Con il tempo impareranno ad apprezzarsi, ad aiutarsi e andare oltre le apparenze. Èun buddy movie, una commedia dove viene celebrata l’amicizia e non l’amore, rifacendoci alla più alta commedia francese”.

Per Nardari questo non è il suo esordio in Umbria con la macchina da ripresa. “Qualche anno fa – prosegue – ho girato sempre a Terni il film ‘La mia famiglia a soqquadro’ con Marco Cocci, Bianca Nappi ed Eleonora Giorgi, andato in onda nel 2021 su Rai 1 in prima serata. È stato seguito da circa 2milioni di persone e ha vinto numerosi premi. Sono tornato qui perché mi trovo molto bene a lavorare a Terni, qui è tutto compattato. È più facile che girare a Roma”. Tra le curiosità c’è da menzionare la presenza Jean-Michel Byron, ex-frontman dei Toto, gruppo musicale rock statunitense noto soprattutto negli anni ’80, che canterà la celebre canzone “Africa”, che accompagnerà la scena finale del film e che sarà utilizzata per il trailer.

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