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Ex modella, ora si occupa di eventi legati al mondo della moda ed è la presidente di Un’idea per la vita onlus, associazione che sta accanto alle donne che affrontano la malattia.

«Se non ho da fare, me lo invento!». Questa frase descrive alla perfezione Laura Cartocci, ex modella, organizzatrice di eventi e sfilate di moda, e presidente dell’associazione Un’idea per la vita onlus. Toscana, ma residente in Umbria da 25 anni – «Oramai mi sento parte di questa regione» – collabora come consulente con le scuole di moda dell’Umbria e con il Love Film Festival; organizza il Fashion show con l’Accademia di Belle Arti ed è la direttrice artistica del concorso di bellezza Miss Blumare per la Regione. Nel 2023 ha creato il format Umbria Fashion, un contenitore che vuole mettere al centro i giovani del mondo della moda. «Il mio lavoro principale però è quello di essere un manichino vivente: in pratica faccio prove di vestibilità per la taglia M per Luisa Spagnoli». In una lunga chiacchierata ci ha raccontato tutte le sue attività e i progetti futuri.

 

Laura Cartocci

 

Laura, iniziamo da “Un’idea per la vita Onlus”: quando e perché è nata?

L’associazione è nata a fine 2019 da un’idea mia e di Nicoletta Utzeri con la volontà di donare carezze e di stare vicino alle donne che affrontano il difficile percorso della malattia.

 

Ho letto che si è avvicinata all’attività di volontariato grazie a Leonardo Cenci… in che modo?

Ho conosciuto Leonardo a marzo 2016. Lo seguivo sui social e – vivendo da vicino la malattia di una mia amica che accompagnavo a fare la chemioterapia – ho deciso di contattarlo per proporgli una raccolta fondi e l’organizzazione di una sfilata di moda: ho coinvolto aziende umbre e toscane anche di livello e, tra l’asta e la cena, abbiamo portato a casa 4.600 euro con un primo evento e oltre 2.000 con un secondo. Questi soldi hanno contribuito all’acquisto di nuovi lettini per la chemio per il reparto di oncologia dell’ospedale di Perugia. Ho collaborato con Leonardo per una decina di mesi e ho ricevuto molto da lui: lui ha saputo dare speranza e dignità ai malati. Ho organizzato eventi anche per altre associazioni come il Comitato Chianelli e, spinta da una giovane donna malata, ho fatto nascere Un’idea per la vita onlus, proprio per realizzare qualcosa di concreto: mi sono avvicinata al volontariato per donare, ma alla fine sono io che ricevo molto in cambio.

 

La vostra mission è promuovere la prevenzione delle malattie oncologiche femminili: quanto è importante? A che età è consigliato iniziare?

È molto importante. Il nostro motto è: La diagnosi precoce salva la vita. Si deve iniziare a circa 12 anni facendo il vaccino – maschi e femmine – contro l’HPV. Già questo è importantissimo. Poi è bene controllarsi regolarmente anche da giovani.

 

Cosa fate concretamente come associazione?

Diamo supporto e realizziamo progetti, ma soprattutto – come dicevo prima – sensibilizziamo sulla prevenzione e sulla diagnosi precoce. A tal proposito ho ideato degli incontri informativi che si svolgono nei diversi comuni umbri – ne abbiamo già toccati 12 – dove cerchiamo di seminare l’importanza della prevenzione attraverso la partecipazione di medici e di associazioni sociali: ogni sindaco riceve il Passaporto del cuore e tramite i social, la stampa e il passa parola diffondiamo il più possibile l’idea che la diagnosi precoce salva la vita. A questo si aggiungono le raccolte fondi per realizzare i nostri progetti: il progetto di cui siamo più orgogliose è la Banca della parrucca, idea già presente in altre regioni d’Italia, che ci ha consentito di essere presenti alla Breast Unit dell’oncologia medica all’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia per dare sostegno alle donne.

 

Ci spieghi cos’è la Banca della parrucca…

È un progetto in cui vengono offerte parrucche igienizzate in comodato d’uso gratuito. Mi spiego meglio. La Regione Umbria dà, in caso di patologie, 300 euro per l’acquisto di una parrucca, ma alcune possono arrivare a costare anche 2mila euro (dipende dalle caratteristiche); è qui che interveniamo, fornendole gratuitamente. Chi invece decide di comprarla, finito l’utilizzo può donarla a noi: la facciamo rivivere e la prestiamo a un’altra donna. Quando i capelli ricrescono, la parrucca si lega a un brutto ricordo quindi, invece di buttarla o tenerla in un cassetto, può essere donata a chi in quel momento ne ha bisogno. Il nostro è un servizio gratuito e completamente anonimo, a cui si aggiunge la consulenza dei nostri hair stylist. Le donne devono sapere che possono contare su di noi.

 

È importante sentirsi e vedersi belle anche in periodi della vita non semplicissimi…

È fondamentale, per questo abbiamo parrucchieri e makeup artist che danno consigli. In questi momenti tornare alla vita sociale è importantissimo. Nonostante i cambiamenti del corpo queste donne, che hanno una forza incredibile, vogliono sentirsi tali ed essere viste belle, soprattutto dai mariti/compagni. I capelli, la pelle e il trucco sono importanti e forniamo loro delle carezze (così le chiamo) grazie alle tante figure professionali che collaborano con noi. È un lavoro di squadra… senza una squadra non si va da nessuna parte!

 

Quali sono i prossimi eventi organizzati dall’associazione?

Oltre agli appuntamenti fissi come La sfilata del cuore o la Charity dinner, di recente abbiamo creato Lo Spazio del cuore. Si tratta di incontri, per ora quindicinali nella nostra sede (presso l’Istituto Superiore Paritario Leonardi – zona Broletto) a cui si potrà accedere gratuitamente e su prenotazione. In questi appuntamenti – sia pazienti oncologiche che non – potranno ritrovarsi per alleggerire il peso del percorso di malattia, ma anche per avere consigli e per condividere qualsiasi problematica perché, quando il peso che hai lo racconti, sembra più leggero! Insomma, uno spazio di ritrovo, aggregazione e confronto aperto a tutte le donne. Ogni appuntamento vedrà la presenza di medici specialisti coinvolti nella gestione delle patologie oncologiche, oltre a esperti e professionisti di altrettante discipline con l’obiettivo di organizzare anche attività di piacere e svago: dal trucco alla cucina, dalla musica al portamento. Tutto comunque sarà illustrato nei nostri canali social.

 

In genere il fare gruppo è una prerogativa maschile, ma in alcune circostanze l’unione delle donne è una risorsa infallibile e preziosa: questo, quanto è importante per chi deve svolgere il percorso oncologico?

Condividere le stesse esperienze, soprattutto negative, fa sentire meno sole. Si può ironizzare anche nei momenti peggiori e con le sfilate o il calendario, che organizziamo, ci si mette in gioco a qualsiasi età.

 

È difficile in Umbria accedere al sistema di screening?

Tutte le donne, in diverse fasi della vita, vengono chiamate dalla regione per degli screening gratuiti, il problema è che molte non ci vanno, rimandano e si trascurano. Questo è sbagliatissimo: una volta all’anno i controlli vanno fatti (mammografia, pap test, feci occulte).

 

Laura, lei è anche un’organizzatrice di eventi nel mondo della moda, la sua ultima creazione è “Umbria Fashion”, nata nel 2023. Ci può anticipare qualcosa della prossima edizione?

La seconda edizione si svolgerà a Perugia il 19-20 ottobre: già ho bloccato le date! (ride). Non posso anticipare nulla perché ancora ci sto lavorando. Il format nella prima edizione ha funzionato molto bene, ora va solo perfezionato per focalizzarsi al meglio sui giovani. È stato creato principalmente per loro, per la loro formazione e per mantenere vive tutte le maestranze che ruotano attorno al mondo della moda. Tanti grandi marchi si rivolgono alle aziende umbre per realizzare i loro capi perché trovano eccellenti realtà tessili: questo va mantenuto e portato avanti dalle nuove generazioni. L’obiettivo di Umbria Fashion è fare ciò.

 

Laura Cartocci, la presidente Donatella Tesei e l’assessore Luca Merli

 

Nella prima edizione ha fatto sfilare un robot: pensa che questo sia il futuro? Le modelle potranno essere sostituite?

La tecnologia ormai fa parte del mondo della moda, ma le modelle non potranno mai essere sostituite dai robot, così come i lavori manuali. La sarta ad esempio potrà essere coadiuvata dalla tecnologia, ma la maestria delle sue mani resta fondamentale.

 

Il mondo della moda lo ha vissuto (lo vive) in tutti gli ambiti, in passerella e lavorando dietro le quinte: quale dei due preferisce?

Tutto ha il suo tempo. Mi sono avvicinata al mondo della moda abbastanza tardi, avevo 23 anni e ho lavorato fino a 34. La modella non si può fare per sempre e così sono andata a scuola da due organizzatrici di eventi per imparare questo mestiere. Devo dire che come modella ho lavorato molto: avevo in agenda anche 2-3 appuntamenti al giorno. Oggi con le influencer – che non giudico perché fanno parte della realtà attuale – sarei stata meno richiesta. All’epoca servivano delle misure e delle caratteristiche fisiche ben precise, ora una ragazza carina con l’aiuto dei filtri, diventa una modella. Comunque devo dire che entrambi i mondi mi hanno dato – e mi danno – grande soddisfazioni.

 

Che consiglio darebbe a una ragazza che vuole entrare in questo mondo?

Dico sempre che c’è tanto da lavorare, si deve avere curiosità, si deve voler apprendere e avere tanta umiltà. In passerella a parlare è il corpo, con le movenze e il sorriso, ma quando si scende bisogna essere umili, educate, rispettose, puntuali e sorridenti. Un sorriso non costa nulla, è un’arma fondamentale per mettere a proprio agio le altre persone.

 

Certo, nelle sfilate di alta moda le modelle sono sempre imbronciate…

Sembrano sempre arrabbiate… glielo consiglieranno (ride).

Nel cuore della Valnerina, lungo la riva sinistra del fiume Nera, sorge Arrone, cittadella su un colle roccioso la cui storia millenaria è testimoniata da ritrovamenti quali una lastra marmorea con iscrizione, un cippo in travertino, dei bronzetti e un sigillo provenienti da un santuario sulla cima del monte Arrone, nonché una testa marmorea femminile risalente addirittura al II sec a.C.

Per le vie di Arrone

Il borgo sembra debba il suo nome alla famiglia degli Arroni, nobili romani scappati alle devastazioni di Saraceni e Ungari che, rifugiatisi in Valnerina, diedero vita al primo nucleo dell’odierno paese, costruendo nel IX secolo un castello dalla struttura difensiva medievale visibile ancora oggi; in seguito alla sottomissione degli Arroni al Ducato di Spoleto, avvenuta nel 1229, gli uomini di Arrone lo riscattarono, trasformandolo da Signoria a Comune nel 1347. Molto più tardi invece, nel 1860, Arrone entra far parte del Regno d’Italia e il capitano garibaldino Gaetano Turchetti passa alla storia come il primo sindaco del paese.
La sua struttura abitativa è composta da due nuclei antichi – La Terra e Santa Maria – e da uno periferico nella zona pianeggiante, di più recente insediamento. La Terra, nucleo primordiale e Castello di Arrone, racchiude tra le mura antiche la chiesa gotica di San Giovanni Battista – patrono del borgo – protagonista di un recente restauro che ha coinvolto l’abside poligonale, la torre campanaria e gli affreschi quattrocenteschi, che risentono dell’influenza di Filippo Lippi. Concorre al recupero del patrimonio di questo castello di poggio anche l’installazione di sensori Bluetooth per l’app Visit Arrone.

 

L’app Visit Arrone

 

Collega i due antichi borghi l’arco d’ispirazione gotica della Porta di San Giovanni; tra i vicoli stretti, fuori le mura del castello, si scorgono altre testimonianze del passato, come quelle in via del Vicinato: la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita nel XV secolo con portone risalente al 1493, il medievale campanile civico, con sei arcate e quattro campane e la torre degli olivi a base quadrata, costruita durante la dominazione longobarda e ornata da un ulivo cresciutovi spontaneamente.

 

Chiesa di San Valentino, Casteldilago

Casteldilago, il borgo di San Valentino

Nel borgo della frazione di Casteldilago, nei pressi di un lago scomparso, imperdibile è la chiesa di San Valentino, che, addossata sulla parete rocciosa su cui poggia il paese, corona uno sperone posto alla sommità della cinta muraria; la chiesa parrocchiale, che onora il Santo martire ternano è stata edificata come pieve durante la stagione del Ducato longobardo di Spoleto tra il VII e VIII secolo. All’interno – sulla parete sinistra – è collocata la statua di San Valentino che tiene in mano un modellino di Casteldilago. Fuori dalle mura del borgo è la chiesa di San Nicola a catturare l’attenzione con i suoi affreschi cinquecenteschi realizzati dalla scuola di Giovanni Di Pietro, noto come Lo Spagna; oltre al Museo della Ceramica, nato in seguito al rinvenimento, all’interno di un’antica cisterna, di numerosi oggetti di uso comune.

 

Parco fluviale del Nera

 

Un’ultima imperdibile tappa è il Santuario della Madonna dello Scoglio del XVI secolo: eretto su un costone a strapiombo intorno a un’immagine della Madonna dipinta su roccia, è raggiungibile grazie a un percorso panoramico che offre una splendida vista sulla Valnerina. Tra gli eventi più sentiti, la Rassegna d’Arte Contemporanea, Terra in Fiore, La Terra sotto le stelle, la Fiaccolata in canoa sul Nera (6 gennaio), la Processione della Madonna dello Scoglio e la Sagra dell’Acquacotta, in onore della Festa di San Giovanni Battista (24 giugno).
Arrone è anche una meraviglia naturale, dove le acque che sgorgano ovunque dalla roccia sedimentaria danno vita a fiumi, a laghi e alla Cascata delle Marmore – la seconda più alta in Italia – inserita nel Parco fluviale del Nera, che offre anche numerose attività: escursioni in bicicletta, trekking, arrampicata su roccia, discesa del fiume in canoa e divertimento nel Parco Avventura. A conclusione di un’emozionante esperienza nel Parco, perché non provare i meravigliosi prodotti tipici della zona di Arrone? L’olio extravergine d’oliva, il tartufo, il formaggio pecorino e la norcineria della Valnerina, ma anche frutti di bosco, miele e le specie ittiche di acqua dolce – come trote e gamberi – prodotti principi di piatti tipici quali il brodetto di gamberi, ciriole con filetti di trota e tartufo nero e tagliolini ai gamberi di fiume.

“La fiamma dell’arte vinca l’inerte materia, i sogni siano fermati sulle bianche carte e sulle tele illuminate di quello stesso sole che sorrise alla bellezza” (Benvenuto Crispoldi).

La figura di Benvenuto Crispoldi, artista eclettico e combattivo politico si lega indissolubilmente alla città di Spello, che gli dà i natali il 17 giugno 1886 e ora lo celebra con la mostra Benvenuto Crispoldi. Tra arte e rivoluzione (visibile fino al 20 aprile – Sale Espositive, II piano Palazzo Comunale) e con una serie di manifestazioni, eventi e attività che ricordano e valorizzano le opere e il movimentato percorso biografico.

 

 

L’esposizione

 

I movimenti artistici e politici cui Benvenuto Crispoldi aderisce ci accompagnano in un lungo percorso intellettuale che attraversa il periodo tra Ottocento e Novecento. Crispoldi da giovanissimo abbandona le scuole statali per iniziare un percorso di studi da autodidatta che termina con l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Perugia nel 1904.
Fin da giovane è affascinato dagli scavi della Spello romana; un forte amore lo lega alla sua città, così da spingerlo ad approfondirne la storia attraverso lo studio di documenti conservati presso l’archivio storico del comune: matura grande interesse per periodo romano, quando la città di Spello diventa municipio, fornendo truppe a Scipione nella Seconda Guerra Punica.

 

 

In questo periodo Spello occupa una posizione importante nel territorio umbro, acquisendo importanza anche come centro religioso e termale; tale periodo è ben descritto in una sala della mostra in cui sono esposti alcuni bozzetti realizzati dall’artista raffiguranti l’evoluzione della cinta muraria della città, la planimetria della Spello romana e alcuni reperti architettonici dell’epoca.

Caricatura

Crispoldi si trasferisce poi a Roma, dove conosce Gerardo Dottori, amico che lo accompagnerà per il resto della vita. Nel 1910 si reca a Parigi, culla dell’arte moderna, per confrontarsi con le numerose tendenze artistiche, come le Avanguardie; nella capitale francese trova alloggio in un atelier in Rue Premiere 9, nel quartiere di Montparnasse, frequentato da artisti provenienti da tutto il mondo.

Nella seconda sala della mostra si evince l’aspetto che contribuisce a far comprendere la complessità del personaggio e il suo status di artista poliedrico e versatile: si racconta che in alcuni pomeriggi assolati l’artista si concedesse alcune pause dal lavoro divertendosi a immortalare, nel suo taccuino, alcune riproduzioni caricaturali di concittadini; in alcune teche sono, infatti, esposti alcuni bozzetti realizzati a matita.

Tornato a Spello, si impegna in politica iscrivendosi al PSI, presiedendo l’Associazione Anticlericale Ispellese. Non abbandona mai la sua vocazione artistica: nella mostra sono esposti vari disegni dell’artista su carta, tra i quali il progetto della decorazione per la camera da letto di Agostino Salmareggi e un bellissimo bozzetto su carta raffigurante il prospetto per la restaurazione e la decorazione della chiesa di Sant’Andrea Apostolo, entrambe situate a Spello. Procede anche nel lavoro di scultore intervenendo nella decorazione di residenze sia pubbliche sia private.

 

Progetto decorazione camera di Agostino Salmareggi a Spello

 

Gerardo Dottori lo vuole tra i promotori dell’Esposizione Umbra d’Arte Moderna tenutasi a Perugia nel 1920. L’anno successivo è impegnato nella decorazione della Nuova Sala Consiliare del comune di Bastia Umbra, dove riceve l’attestato di Accademico di Merito Residente. La tubercolosi che lo affligge da diversi anni procede inesorabile; muore l’11 agosto 1923 a soli 37 anni. Crispoldi nel corso degli anni espone le sue teorie sull’arte in modo sempre rinnovato e aperto al cambiamento. Vive nel periodo storico in cui i suoi amici futuristi sperimentano un’arte di avanguardia; la mostra si conclude proprio omaggiando l’eclettico artista con una serie di dipinti dei primi anni del 1900 di Gerardo Dottori, Enrico Cagianelli e Renato Profeta.

 


Calendario delle aperture 2024 (ingresso gratuito)

febbraio: 3, 4, 10, 11, 17, 18, 24, 25

marzo: 2, 3, 9, 10, 16, 17, 23, 24, 30, 31

dalle 10.00 alle 17.00

aprile: 1, 2, 6, 7, 13, 14, 20, 21

dalle 10.00 alle 18.00

Parlare di maiale, in Umbria, significa aprire un vero e proprio vaso di Pandora. Norcini, porchetta, migliacci, Presidi Slow Food, sagre paesane e una tradizione che, da espressione massima della parsimonia contadina – sempre caro fu il detto «del maiale non si butta via niente» – ha finito per diventare identificativa di una regione intera: tante sono le sfumature che reca con sé questo animale che si affianca all’uomo fin dai tempi più remoti.

È vero, nel tempo si è trasformato: nel Medioevo, per esempio, era più piccolo e scuro di quello attuale; era più simile al cugino cinghiale, al punto da essere macellato solo tra il secondo e il quarto anno di età, per massimizzarne la resa in un tempo in cui le disgrazie, più che con le famigerate vacche magre si presagivano nelle sembianze di porci magri.
Questo appuntamento – che spesso assumeva i connotati di un vero e proprio rituale – avveniva tra dicembre e gennaio, come testimonia una delle formelle della Fontana Maggiore di Perugia. Nel catino inferiore della simbolica opera cittadina in pietra di Assisi, vi è infatti rappresentata la spezzatura del maiale, corrispondente al mese di dicembre e al segno zodiacale del Capricorno.

 

Dettaglio della formella con la spezzatura del maiale. Fontana Maggiore, Perugia.

 

Spesso questo appuntamento tanto atteso coincideva con la festa di Sant’Antonio Abate, il 17 gennaio, riconoscibile proprio perché rappresentato, tra le altre cose, con un maialino dotato di un grazioso collare con campanello.

I maiali in chiesa

Proprio così il maiale si ritrova nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Vallo di Nera. Datata 1176 e riconoscibile grazie al rosone a dodici colonne e al portone d’ingresso ogivale, questa chiesa a navata unica che rispetta gli stilemi del romanico spoletino accoglie numerosi affreschi, tra cui spiccano quelli di Cola di Pietro da Camerino. Non solo la processione dei Bianchi verso Roma – movimento penitente nato nel 1399 di cui questo affresco rappresenta la testimonianza più completa – ma anche scene dalla vita di Sant’Antonio Abate, con quattro maiali bianco-neri slanciati e dalla lunga coda arricciata.

 

Dettaglio dell’affresco di Cola di Pietro da Camerino, Chiesa di Santa Maria Assunta, Vallo di Nera.

 

A guardarli bene, sembrano essere cinti da una striscia bianca, che evoca non solo la cintura di pustole tipica del famoso fuoco di Sant’Antonio (il nome comune dell’Herpes zoster) ma anche i colori della famosa cinta senese. In realtà si tratta dell’appenninico maialino cintato e, grazie a questi affreschi, l’Università degli Studi di Perugia e il Parco Agroalimentare dell’Umbria hanno potuto promuovere il recupero e la reintroduzione dello scomparso cinturino.
Uno di questi quattro maiali affrescati, riconoscibile grazie al campanello che porta appeso al collo, si inginocchia proprio al cospetto di Sant’Antonio Abate. Ma perché il campanello?

 

Chiesa di Santa Maria Assunta, Vallo di Nera.

Un permesso speciale

È il 1090 e la Valle del Rodano, in particolare la città di Vienne, viene colpita da una brutta epidemia, caratterizzate da pustole il cui dolore ricorda il fuoco sulla pelle. Solo venti anni prima era stata eretta la Chiesa di Saint Antoine de Viennois per ospitare le reliquie del Santo che, da Costantinopoli, erano arrivate in città. Durante l’epidemia, per gestire gli ammalati fu allestito un ospedale proprio a fianco della chiesa, gestito dai Canonici regolari di Sant’Antonio di Vienne, che erano soliti applicare sulle dolorose pustole un unguento ricavato… dal grasso del maiale. Le bestiole, mal tollerate nel contesto cittadino, vennero così lasciate scorrazzare libere in città – in modo che la ripulissero anche dai rifiuti – ma a questo scopo dovevano essere dotate di un campanello, lo stesso con cui gli

Il porcellino portafortuna della Chiesa di Sant’Antonio Abate, Perugia.

antoniani erano soliti annunciare la questua. I maiali tanto bistrattati contribuirono non solo a lenire i dolorosi sfoghi dei malati, ma anche a sostenere un ordine giovane, ma che riscosse subito molti favori e proseliti.

Licenze iconografiche

Quindi il maiale non era tanto un simbolo di Sant’Antonio – a meno che non si voglia considerarlo una reincarnazione di tutte le tentazioni di cui riporta notizia l’agiografia del Santo – ma dei suoi seguaci. Eppure questo slittamento ha finito per diventare storia, associando per sempre il santo con questa bestiola che, per metonimia, le rappresenta tutte: Antonio è infatti anche il protettore degli animali e in molte chiese dell’Umbria, in occasione della festa patronale, gli animali vengono portati per essere benedetti. E se proprio qualcuno volesse godere di un po’ di sana protezione divina e – perché no – anche di un po’ di abbondanza, a Perugia è anche possibile recarsi a sfregare la scultura del porcellino di pietra (XV secolo) che caratterizza la Chiesa di Sant’Antonio, posta nei pressi dell’omonimo cassero.

«Sono onorato e molto soddisfatto per questo risultato. È una candidatura che corona il percorso di successo del documentario, un successo sia di critica che di pubblico».

Il documentario Perugino. Rinascimento immortale, diretto da Giovanni Piscaglia e narrato dall’attore Marco Bocci, è entrato nella cinquina della categoria Documentari sull’Arte dei Nastri d’Argento 2024. Il premio viene assegnato alle opere più meritevoli dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici: delle cinque selezionate, tre andranno alla super finale da cui uscirà il vincitore che riceverà il premio.

 

Marco Bocci e Giovanni Piscaglia

 

Il docufilm di Piscaglia (qui trovate la nostra intervista) racconta la vita e le opere del Perugino, partendo dal suo legame con l’Umbria e dai paesaggi luminosi che spesso l’artista ha immortalato sullo sfondo dei suoi dipinti. Ma vuole soprattutto riscattare la figura di Pietro Vannucci, dandogli il giusto posto nella storia dell’arte e mettendone in luce le novità, i meriti e il carattere.

«Sono onorato e molto soddisfatto per questo risultato. È una candidatura che corona il percorso di successo del documentario, un successo sia di critica che di pubblico, e consolida il mio rapporto con la Galleria Nazionale dell’Umbria – tra i più positivi della mia carriera – e soprattutto con l’ex direttore Marco Pierini, che ha dato il via al progetto. Sono anche felice per l’Umbria, alla quale viene riconosciuto il valore di una realtà storico-artistica e paesaggistica di notevole importanza» ci spiega Giovanni Piscaglia.

 

Il dietro le quinte del ducufilm

 

Il regista non è nuovo ai Nastri d’Argento: «Nel 2019 sono arrivato in finale con Van Gogh. Tra il grano e il cielo (nei primi tre che è secondo step di scrematura dopo l’annuncio della cinquina) e ho ricevuto una targa, anche se non ho vinto. Poi, nel 2020, Ermitage (il docu d’arte sul museo di San Pietroburgo), del quale ho scritto la sceneggiatura, si è portato a casa il Nastro d’Argento come Miglior documentario d’arte. Certo, vincere il premio per la regia di un prodotto tutto mio che ho iniziato da solo, sarebbe bellissimo. È un percorso che ha coinvolto piano piano tante realtà, partendo da Arpa Umbria per proseguire con la produzione di Mario Paloschi per Ballandi, fino alla distribuzione con Nexo Digital. Senza dimenticare Marco Bocci, presente a tutte le presentazioni e con il quale ho stretto una bella amicizia. Mi raccomando… tifate, tifate tifate» conclude il regista. Ora non ci resta che incrociare le dita e aspettare il verdetto nelle prossime settimane.

Sellano si trova su un colle affacciato sulla valle del fiume Vigi: questa posizione strategica ha fatto sì che l’abitato si sviluppasse già dal I secolo a.C., anche se è nel Medioevo che cominciò gradualmente estendersi verso la sommità del colle.

Fu poi nel Rinascimento che Sellano assunse l’aspetto attuale, rimasto inalterato nel tempo e con un agglomerato abitativo ricco di edifici di pregio come il Palazzo Comunale del XVI secolo – dove è conservato il cosiddetto piatto dei brevicelli in rame sbalzato e dorato (sec. XVI) – la Chiesa di San Francesco detta Madonna della Croce – un tempietto tipicamente montano a pianta ottagonale sorto nel XVI secolo intorno a un’immagine mariana – e la Chiesa di Santa Maria, edificata nel XIII secolo, che custodisce le spoglie del Beato Jolo, eremita vissuto nel XIII-XIV secolo e co-patrono di Sellano.

 

Sellano. Foto di Enrico Mezzasoma

 

Il paesaggio – un tempo caratterizzato da coltivazioni, frutteti e pascoli – oggi vede la natura riprendere il sopravvento regalando al visitatore fitte foreste popolate da una grande varietà di flora e di fauna: molti sono i percorsi che l’attraversano – ideali per trekking ed escursioni a cavallo e in bicicletta – e spesso corrispondono alle antiche vie di comunicazione che sono ora in via di ripristino. Si può vivere la lussureggiante natura anche con gare di pesca o ammirando le bellezze delle Cascate delle Rote o il lago Vigi.

Nel territorio di Sellano si incontrano più di 40 frazioni, molte delle quali arroccate su ripidi pendii e con viste che spaziano sui Monti Sibillini. Tra questi vi è Cammoro, sorto nella terra di confine con Foligno e Camerino e posto a guardia della vecchia Via della Spina, che sin dall’epoca romana collegava Spoleto con Plestia, sull’altopiano di Colfiorito. Costruito nel secolo XIII su uno sperone roccioso, è dominato dalla torre della vecchia sede comunale, oggi campanile della Chiesa di Santa Maria Novella, raro esempio di chiesa pensile sovrapposta a un’antica via coperta di cui sono ancora visibili i due accessi.

 

Chiesa di San Francesco detta Madonna della Croce. Foto Enrico Mezzasoma

 

E ancora, Postignano, con il suo castello medievale sormontato da una torre esagonale, posto strategicamente al crocevia tra Spoleto, Norcia, Foligno e Assisi e centro nevralgico della lavorazione e del commercio di ferro e canapa in Umbria; Pupaggi, che si è sviluppato nel XIV secolo attorno a un preesistente nucleo medievale, composto da una chiesa e da una torre colombara; Montesanto, sorto probabilmente come insediamento abitato nei pressi della cella monastica di San Nicolò di Acqua Premula. Proprio il Convento dell’Acqua Premula si trova fra Sellano e Montesanto e prende il nome da un’antica sorgente, Acqua Premula, utilizzata per secoli nella cura della calcolosi. L’acqua, dal 1974, viene imbottigliata con il marchio commerciale di ACQUA TVLLIA.

Infine, nella frazione di Sterpare da visitare è la Chiesa della Madonna delle Grazie, alla fine del 1700 al centro di un fatto miracoloso che mise in contrasto due famiglie del posto. Un giorno alcuni pastori trovarono nella cavità di un castagno la statua lignea di una Madonna con Bambino, che fu prontamente recuperata per essere venerata. Le famiglie dei Vitali e dei Patrizi, artefici del ritrovamento, decisero di portarla alla chiesina di Santa Lucia, loro punto di riferimento spirituale, ma a questa decisione si oppose la famiglia dei Germani che invece voleva che la statua venisse collocata nella chiesa dedicata proprio alla Madonna. La statua venne spostata più volte, di nascosto, dall’una e dall’altra famiglia che non riuscivano a trovare un accordo. Siccome gli spostamenti avvenivano sempre di notte, si sparse la voce che avessero del miracoloso, e si decise di lasciare la statua della Madonna nella chiesa a lei dedicata, posta al centro del paese piuttosto che in campagna. Accanto alla chiesa resiste piantato il famoso travaglio, una sorta di impalcatura che serviva a sollevare i buoi mentre venivano ferrati.

Nella frazione di Case Rampi vi è invece un Museo diffuso della civiltà contadina: frequentando le case degli agricoltori del pian d’Orsano e dintorni, Angelo Rampi, constatata la regolare presenza degli utensili degli agricoltori e la diffusa competenza nell’arte della coltivazione di cereali, legumi, viti, ortaggi e nella coltivazione dei campi, ha pensato di raccogliere tali strumenti in un unico contenitore per evitarne la dispersione. Il museo è stato inaugurato nel 2013.

 

Lime e raspe

 

Altro imperdibile contenitore del saper fare è senza dubbio il caratteristico Museo della Produzione delle Lime e delle Raspe, che raccoglie documenti, immagini, manufatti e testimonianze di questa importante tradizione artigianale del sellanese. Un tempo nella zona si svolgeva infatti l’intero ciclo di produzione: l’estrazione del ferro nelle miniere di Monte Birbone, la prima lavorazione nelle ferriere di Monteleone chiuse dopo il terremoto del 1703, la forgiatura e la produzione degli utensili. La tradizione vuole che i frati di Santa Croce di Sterpare e di San Nicolò di Acquapremula, per sollevare gli abitanti delle ville di Sellano dalle condizioni di assoluta povertà in cui vivevano, li istruirono proprio nell’arte della lavorazione del ferro, il cui segreto riguardava la fase di cementazione e tempera, che consentiva di aumentare la durezza del metallo evitando la deformazione dei denti. La stessa tradizione vuole anche che i frati, preoccupati che la ricchezza potesse allontanare dalla fede gli abitanti, per mantenerli devoti e onesti invocassero la maledizione su coloro che avessero guadagnato più del necessario per vivere. A completare l’offerta cultura vi sono anche una ludoteca attrezzata e una biblioteca di ben 7000 volumi, che include un laboratorio professionale di produzione digitale audiovisiva e un ricco archivio storico.

Tutto ciò si affianca alle tradizionali ricorrenze come la Sagra della fojata e dell’attorta (due dei piatti tipici locali) che si svolge a Villamagina, la Festa delle erbe dimenticate, sulla tradizione delle erbe selvatiche commestibili e medicinali al lago del Vigi e a Montesanto, L’oro dei molini, che riporta in vita le tradizioni molitorie dell’area e riapre al pubblico l’unico rimasto degli antichi mulini a Molini.

«La mia formazione artistica è stata da autodidatta, studio intenso e approfondimenti sui maestri contemporanei e del passato, lavoro serrato sulle tecniche e soprattutto l’innamoramento per alcuni pittori storici ha inevitabilmente influenzato il mio modo di dipingere».

In questo appuntamento abbiamo chiacchierato con Lauretta Barcaroli, artista che vive e opera a Terni. Autodidatta nella sua formazione ma con una grande passione, negli ultimi anni è passata gradualmente da una pittura di impronta figurativa a composizioni di gusto astratto e con connotazioni fortemente materiche, in cui anche la luce concorre a essere elemento indispensabile per la fruizione dell’opera. Alcune sue opere sono state pubblicate nel 2019 nel nostro magazine WHITE | AboutUmbria Collection (N. 4), un numero dedicato alle eccellenze umbre viste attraverso il colore bianco.

Lauretta Barcaroli

Lauretta, la passione per l’arte e in particolare per la pittura è sempre stata viva e presente in lei. Ci racconta come è nata?

Posso quasi dire che la passione per l’arte è nata insieme a me. Avevo sì e no dieci anni quando presi in mano la prima tela per dipingervi un mazzo di fiori. La mia vicina di casa, insegnante di scuola elementare, di pomeriggio si dilettava a dipingere dalla finestra del suo studio il paesaggio che le si mostrava davanti e io ero lì a passare ore, incantata dagli effetti di luce e sfumature che il pennello riusciva a produrre con i colori a olio. Finché un giorno mi disse che invece di stare a guardare forse mi sarei più divertita a dipingere. E così cominciò la mia avventura artistica. In seguito, alle scuole medie, i professori delle materie tecniche mi avviarono all’uso della creta e dei materiali. Apprezzavano molto i miei lavori tant’è che me ne commissionarono un bel numero per l’esposizione di fine anno! Piccoli episodi ma di grande stimolo per mettere in luce il talento! Ma i miei dicevano che con l’arte non si mangia, quindi la vita ha fatto il suo corso e mi sono ritrovata diplomata e, giovanissima, impiegata in un ente pubblico. L’arte sembrava ormai chiusa in un cassetto ma sarebbe stato soltanto per poco…

 

La sua arte è una pittura di impronta figurativa, con un gusto fortemente astratto, dove la materia è fondamentale, in cui anche la luce è un elemento indispensabile. Oggetti come stoffe, legni e parti di ferro creano opere di forte impatto emotivo. Come nascono le sue composizioni?

La mia formazione artistica è stata da autodidatta, studio intenso e approfondimenti sui maestri contemporanei e del passato, lavoro serrato sulle tecniche di pittura e soprattutto all’inizio l’innamoramento per alcuni pittori storici ha inevitabilmente influenzato il mio modo di dipingere. Per circa venti anni ho prodotto opere a olio con impronta figurativa. Non amavo rappresentare il paesaggio, ma un mondo fatto di oggetti quotidiani che richiamassero l’atmosfera del passato e della tradizione, volti di donne con gli occhi disegnati dalle ombre, il colore più che la forma era il protagonista delle mie tele, era il mezzo per evocare sentimenti e stati d’animo. Queste opere ebbero un grande apprezzamento in Francia, con le innumerevoli mostre che dal 1999 al 2006 mi portarono in molte località della Costa Azzurra. A tutti gli effetti la Francia è stata per me una sorta di madrina spirituale. Poi il blocco, e per circa un anno ho smesso di dipingere perché la mia vena sembrava ormai esaurita. L’aver poi frequentato a Roma un corso di pittura alla RUFA – Rome University of Fine Arts mi è stato di grande stimolo per approfondire le tematiche dell’arte informale e materica e di nuovo ripartire nella mia ricerca. Gli oggetti a cui si riferisce, stoffe, legni e parti di ferro appartengono a un periodo per me particolarmente emozionante e fertile, in cui ho potuto mettere a frutto gli stimoli e gli apprendimenti accademici acquisiti e dare vita ad alcuni lavori della serie Derive (2008/2010) sensibili della tradizione informale italiana che proprio in Umbria pone le sue fondamenta. Nei miei lavori tutto comincia da una forte emozione che pressa. Nel caso di Derive bastava un oggetto trovato magari nella sabbia o eroso e sepolto nella terra, a divenire punto di partenza. Tutto il lavoro a seguire sarebbe orbitato intorno ad esso. La luce concorre a essere elemento indispensabile per la fruizione dell’opera, le stratificazioni sulla tela diventano soggette al modo in cui la luce colpisce la materia.

 

Ogni possibile mondo 2022

 

Alcune sue opere sono state esposte – fino a qualche giorno fa – ad Assisi nell’evento “Spatium Lucis-Artisti contemporanei” a cura dell’Associazione La Casa degli Artisti: ci può raccontare i suoi lavori?

Esporre le proprie opere al pubblico è un po’ come mettersi a nudo e chi guarda spesso aiuta l’artista a fare chiarezza sul proprio mondo interiore. Questa è l’alchimia e il vero senso del fare arte. Ho partecipato a questa mostra con una scultura e con alcune opere pittoriche. La scultura, una lampada verticale dal titolo Lama di luce, è stata realizzata nel 2019 e fa parte della serie Work in progress. Le altre opere pittoriche dal titolo Ogni possibile mondo sono state invece elaborate durante la pandemia. Dopo un iniziale spaesamento, mi sono attrezzata per vivere in arte il mio isolamento, benedicendo l’opportunità di vivere in campagna. Sono stati due anni di intenso lavoro che hanno prodotto tra le altre anche 11 formelle su tela (cm 30×30) che sono andate a comporre un’opera la Croce del Cristo risorto, esposta a Terni nella Chiesa di San Francesco in occasione del Cavourart Festival. Di dimensioni più importanti sono le singole opere che ho esposto ad Assisi, ma lo stile e la tematica sono le stesse. Anche qui la materia continua a essere l’oggetto della mia ricerca, in un rapporto dialettico il cui intento è quello di dare forma a espressioni universali e senza tempo. La superficie delle tele è scabra, segnata da impronte lasciate da oggetti o da stoffe che rimandano a sudari, a umili resti di vita quotidiana, da tagli, incisioni, segni di umane vicende. Un Pathos, in cui il dramma comune si fa timida luce di speranza e compassione.

 

Ogni possibile mondo 2023

 

Le nostre interviste si chiudono sempre con una domanda. Vorrei chiederle una parola che per lei rappresenti il connubio tra la sua arte e l’Umbria.

L’Umbria è terra di grandi artisti e di santi. La parola è spiritualità.

Andrea Camassei ha amato molto Bevagna, la sua patria. Famoso ai suoi tempi, oggi è un pittore oscuro ai più e dimenticato dai suoi concittadini.

«Nelle belle arti può con gloria non comune vantare fra i suoi figli Andrea Camassei Pittore illustre. La cappella dedicata a Maria Vergine del Carmine, nella Chiesa Collegiata di S. Michele, fu dipinta dal Camassei nella sua prima gioventù». (Giuseppe Bragazzi. Rosa dell’Umbria, Ediclio Foligno 1973).

Andrea Camassei nacque a Bevagna da Lorenzo e Angelina Angeli il 30 novembre del 1602 e fu battezzato il 1° dicembre nella chiesa collegiata di S. Michele Arcangelo. Sia il padre sia il fratello maggiore esercitavano l’arte dei canapai, tessitori di tele pregiate, per le quali Bevagna allora andava famosa (le famose Tele Bevagne).

Iniziò a dipingere sotto la guida di Ascensidonio Spacca, più noto con il nomignolo di Fantino di Bevagna. Ben presto, desideroso di progredire nell’arte, si trasferì a Roma, dove entrò a far parte della bottega del celebre pittore Domenico Zampieri, detto il Domenichino. Il Domenichino lo incoraggiò a riprodurre alcune sue opere e quelle di Raffaelo.
Tornato a Bevagna nel 1626, affrescò un Miracolo di san Domenico nel refettorio dei frati Predicatori, opera purtroppo andata perduta. Per un altare della chiesa dello stesso convento eseguì una tela rappresentante La Madonna, Santa Caterina e la Maddalena mostrano un’immagine di San Domenico. Sempre a Bevagna, negli stessi anni, completò la sua prima opera di una certa consistenza: la decorazione di una intera cappella, dedicata alla Madonna del Carmine, nella chiesa di San Michele Arcangelo, commissionatagli dalla famiglia nobile locale dei conti Spetia. Nel 1628 di nuovo a Roma, eseguì dipinti nella galleria del casale Sacchetti, in collaborazione con Pietro da Cortona e con altri pittori sconosciuti che non ebbero poi un avvenire, e soprattutto con un coetaneo di maggiori promesse, Andrea Sacchi.

 

L’Immacolata Concezione

 

A questo periodo sono anche assegnate opere eseguite a Bevagna, una grande tela con L’Immacolata concezione l’Eterno e santi e un’altra tela con l’Estasi di san Filippo Neri: entrambe destinate alla chiesa del monastero agostiniano di Santa Margherita. A Roma ottenne il primo notevole incarico decorativo: dipingere la volta della galleria del palazzo del marchese Enzo Bentivoglio (che poi sarà dei Rospigliosi Pallavicini). Vi dipinse la Favola di Amore e Psiche, opera purtroppo andata perduta, ma che gli aprì la strada a successi più lusinghieri. Infatti, entrò in contatto con i più grandi mecenati della Roma papale barocca, i Barberini e in particolare con Taddeo Barberini, nipote di papa Urbano VIII. Nel 1628 decorò le volte di due sale del rinnovato palazzo Barberini: in particolare decorò una volta con una scena rappresentante Apollo e le muse sul Parnaso, opera purtroppo andata perduta; in un’altra sala dipinse pure a fresco la volta con la Creazione degli angeli, l’opera giovanile più importante tra quelle pervenute.
Nel 1630 ottenne l’incarico più prestigioso della sua carriera, quello ambitissimo di dipingere in San Pietro in Vaticano un affresco con San Pietro mentre battezza i santi Processo e Martiniano, altra opera andata perduta. Nel 1631 il suo nome comincia ad apparire tra quelli della prestigiosa Accademia romana di San Luca.

Nel 1633 dipinse il Martirio di San Sebastiano, commissionatogli direttamente da papa Urbano VIII per la chiesa omonima sul Palatino, fatta restaurare da Taddeo Barberini. Nel 1635, insieme agli artisti più quotati del momento ebbe l’incarico di dipingere una Pietà per uno degli altari della nuova chiesa della Concezione dei padri Cappuccini, fatta edificare dal cardinale Antonio Barberini, fratello del papa. Fecero seguito diverse altre commissioni barberiniane che procurarono all’artista notevoli guadagni, per cui si trovò ben presto in condizioni di poter investire somme di denaro considerevoli in proprietà immobiliari nella nativa Bevagna.
Una consolidata celebrità gli permise il fatto che diverse famiglie romane ambirono ad avere suoi quadri con cui ornare le loro gallerie: gli Altieri, i Colonna, i Costaguti, i Farnese, i Rospigliosi, i Rondanini. Nel 1647, la sua ultima potente protettrice, donna Olimpia Pamphili, gli commissionò la decorazione del grande salone centrale del proprio palazzo a piazza Navona, con un fregio in cui furono rappresentate le Storie di Bacco e Arianna. Nel 1640 nacque il figlio Giuseppe, che continuerà la discendenza e a cui seguirono Maddalena e Claudia. Nella Pasqua del 1649 ritroviamo il Camassei riunito con tutta la sua famiglia a Bevagna, non nella sua casa in vaita San Giorgio, ma in casa della suocera. Il 18 agosto 1649, all’improvviso, a soli quarantasette anni, Andrea Camassei morì, ricordato nell’atto parrocchiale di morte come insigni pictor. Il giorno dopo fu sepolto nella chiesa di Sant’Agostino, nella tomba dei Barattelli. Molte sono le opere conservate, quelle perdute o disperse e di dubbia attribuzione; molti i disegni e le incisioni.

 


Bibliografia

SILVESTRO NESSI, Andrea Camassei. Un pittore del Seicento tra Roma e l’Umbria, Quattroemme 2005.

Un evento che non ha bisogno di presentazioni, che ogni anno attira l’attenzione di tutto il popolo italiano e non solo, e per la 74° edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo ci sarà anche un pezzo di Valnerina.

Lo chef Umberto Trotti di Ferentillo e la sua compagna pasticcera Fjorda Hamzai sono stati selezionati per far parte della Squadra di Chef che si occuperanno della parte culinaria presso il Salotto delle Celebrità.

 

Fjorda Hamzai e Umberto Trotti

 

Il Salotto delle Celebrità è un talk-show live trasmesso in streaming sui principali canali social Facebook, Instragram e YouTube che ha l’obiettivo di commentare in tempo reale, grazie a momenti di conduzione o interviste, tramite la partecipazione di personaggi televisivi, dello spettacolo e del cinema, grandi eventi internazionali come il Festival di Sanremo, il Festival del Cinema di Roma e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’hospitality, pensata e progettata da Alessandro Grifa, titolare dell’agenzia AG Agency Management, è il nuovo format di intrattenimento per personaggi famosi e vip.

Gli chef avranno così la possibilità di far degustare ai Vip del Festival di Sanremo le specialità della Valnerina e dell’Umbria presso la Sala Vip Lounge Room l’area riservata alle celebrità, ai giornalisti, agli influencer e blogger dove potranno degustare le eccellenze gastronomiche e rinomate aziende vinicole. Un’occasione unica per la promozione della ristorazione umbra e dei prodotti tipici che solo il Cuore Verde d’Italia può offrire.

Tra arte e rivoluzione da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

Le iniziative legate a Benvenuto Crispoldi. Tra arte e rivoluzione da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione, progetto volto alla scoperta della poliedrica figura del pittore, scultore, erudito, politico e sindaco del Comune di Spello a cento anni dalla sua morte, prenderanno avvio a Spello il prossimo 16 dicembre, nella Sala dell’Editto del Palazzo Comunale (Piazza della Repubblica 1, primo piano).

 

Si parte infatti con il convegno di apertura delle 9.30 moderato dall’assessore alla Cultura del Comune di Spello Irene Falcinelli, durante il quale – dopo i saluti dei rappresentanti dei Comuni coinvolti nel progetto – interverranno:

  • Stelvio Catena – Benvenuto Crispoldi: uomo del suo tempo
  • Massimo Duranti – Crispoldi e i futuristi umbri
  • Antonio Luna – Genius loci, Spello e Benvenuto Crispoldi
  • Antonella Pesola – Modernità e tradizione in Benvenuto Crispoldi
  • Andrea Baffoni – Crispoldi simbolista
  • Domenico Cialfi – Modernità e avanguardia nella Perugia della “Bella Epoca”

A seguire verrà inaugurata la mostra antologica Crispoldi e gli amici futuristi (Sale Espositive, II Piano) curata da Stelvio Catena, Massimo Duranti, Antonella Pesola e Andrea Baffoni, con un’ottantina di opere fra dipinti, disegni, progetti e un’ampia documentazione d’archivio e fotografica sulla vita e le opere dell’artista. Si documentano anche le altre numerose attività che ne hanno contraddistinto l’azione in ambito sociale: l’impeto rivoluzionario, l’impegno amministrativo quale primo cittadino di Spello, gli studi e gli scavi di carattere archeologico compiuti sempre nella sua terra di origine. Accanto ai suoi lavori, una stanza della mostra è dedicata a coloro che gli sono stati più vicini negli anni della produzione artistica – anch’essi pittori o scultori – e che ne hanno condiviso il percorso creativo. Verrà anche presentato il catalogo Benvenuto Crispoldi tra Arte e Rivoluzione. Da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

 

Nel corso della mattinata verranno inaugurate anche le mostre, nella Sala dell’Editto (I piano):

  • La Spello di Benvenuto Crispoldi. Fotografie tra Otto e Novecento, in collaborazione GAL Valle Umbra e Sibillini, a cura del Circolo Cine Foto Amatori Hispellum
  • Benvenuto … dal pensiero alla via dell’espressione dell’anima e Le immagini nascoste – un gioco di osservazione, con proiezione del video Se volete fare colpo studiate la mia storia, a cura dell’I.C. Ferraris.

Dopo un momento conviviale previsto per le 13.30 e realizzato -al pari del Convegno – grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali, dalle 15.30 alle 17.00 sarà possibile visitare le case private aperte appositamente per l’occasione – Casa Antonio Rossi (casa Salmareggi) e Casa Peter Heilbron (casa Bocci) – in gruppi di 10/15 persone ogni 30 minuti previa prenotazione allo 0742 301009. La visita ai luoghi di Crispoldi proseguirà presso il Monumento ai Caduti, l’Atrio Palazzo Comunale, la Chiesa di San Lorenzo e la Chiesa di Sant’Andrea.

Le mostre di Spello saranno visitabili: DICEMBRE 2023: giorni di apertura: 16, 17, 23, 26  – orario: 10:00 -17:00 | GENNAIO 2024: giorni di apertura: 6, 7, 13, 14, 20, 21, 27, 28 – orario: 10:00 -17:00 | Febbraio 2024: giorni di apertura: 3, 4, 10, 11, 17, 18, 24, 25 – orario: 10:00 -17:00.

 

Un’opera dell’artista

MAGIONE

Il secondo appuntamento da segnare in agenda è a Magione domenica 17 dicembre alle ore 16.30, con l’inaugurazione – presso il Museo della Pesca del Lago Trasimeno di San Feliciano – della mostra dedicata agli studi del Monumento ai Caduti della Grande Guerra, con alcuni reperti fotografici dell’inaugurazione di questo tributo che il Comune di Magione offrì alla memoria dei trecento suoi figli caduti nel conflitto.

All’interno del percorso espositivo si possono ammirare anche una serie di disegni di altre proposte sul medesimo argomento e alcuni lavori di Gerardo Dottori riguardanti il Lago Trasimeno e uno dei cittadini magionesi più noti, quel Giovanni del Pian del Carmine che è stato tra i primi occidentali a spingersi fino alle steppe della Mongolia nel lontano 1245.

BASTIA UMBRA

A Bastia Umbra, invece, mercoledì 20 dicembre alle ore 10.30, verrà inaugurata, presso la Sala Consiliare del Comune, la mostra che raccoglie la documentazione relativa all’intervento pittorico lì realizzato da Crispoldi nel 1921. Commissionato per i seicento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri, il ciclo pittorico occupò l’artista e i suoi assistenti per ben undici mesi. L’esposizione mostra l’evolversi dei rapporti tra committente e esecutore, i significati attribuiti da quest’ultimo alla sua produzione, quelli legati al vissuto economico e sociale della cittadina umbra, e la commemorazione della vittoria dell’Italia nel primo conflitto mondiale conclusosi poco tempo prima. La Sala della Consulta e la mostra saranno visitabili dal lunedì al venerdì dalle ore 08.00 alle 17.00 e per due fine settimana al mese per tutta la durata dell’evento. Tra i luoghi di Crispoldi a Bastia Umbra vi è anche la cappella Angelini, visitabile tutti giorni tranne il lunedì dalle 8.00 alle 17.00 presso il Cimitero Comunale di Bastia Umbra.

FOLIGNO

Ultimo appuntamento dell’anno con Foligno, che vedrà l’inaugurazione della mostra presso Palazzo Trinci (Sala degli Artisti e Santa Messalina) giovedì 28 dicembre alle ore 11.00.

Il percorso espositivo si concentra in alcune sale di Palazzo Trinci per poi snodarsi attraverso le stanze dell’edificio sede della Municipalità, ristrutturato negli anni 1916-1919, che ha visto l’artista spellano coinvolto nell’opera di ornamento delle sale d’accesso agli uffici comunali e, soprattutto, nella decorazione della Sala Rossa o dei Matrimoni. Tale impegnativo lavoro, che rappresenta uno dei punti più alti e più ammirati della produzione artistica crispoldiana, è andato purtroppo perduto a causa dei bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, che hanno gravemente danneggiato la città di Foligno a partire dal giugno del 1944.

L’esposizione documenta sia la nascita e lo sviluppo del progetto di risistemazione dell’edificio civico – comprese le parti decorative – sia i significati allegorici concordati con i committenti dall’artista degli affreschi andati perduti, riprodotti, per i visitatori, in efficaci fotografie dell’epoca.

 


Le iniziative proseguiranno anche nel 2024 con convegni, giornate studio, presentazione di libri e visite guidate.

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