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Era febbraio quell’anno e la neve scendeva e copriva l’Europa. Tutta l’Italia lentamente si trovò imbiancata dal Brennero a Palermo.

In Umbria scesero prima 10 centimetri poi 50 e la vita si fermò a guardare. Lu nevone, la chiamarono a Norcia. Dopo la neve la temperatura cominciò a scendere, poi nevicò ancora e poi gelò. A Terni la temperatura scese fino a -15° C e il termometro si schiantò. L’Italia batteva i denti. Quando l’inverno sembrava finito – era il 13 marzo – il cielo si coprì ancora di nubi grigie, la primavera fece un passo indietro e di nuovo cominciarono a scendere inesorabilmente i fiocchi bianchi, tanti, troppi.

L’Italia sommersa dalla neve

Dopo la neve tornò ancora il gelo, duro, terribile, crudele. Il proverbio dice sotto la neve pane, ma la neve del ‘56 non ebbe pietà per il pane. Il freddo intenso distrusse il grano nei campi, bruciò gli olivi e seccò le viti. Gli agricoltori si trovarono senza niente da mangiare, niente da vendere, niente da vivere. Le industrie erano scarse in Umbria, nel ‘56, non c’erano reti di salvataggio per chi lavorava la terra.

Un duro inverno

Fu un inverno di dolore che travolse intere famiglie e che cambiò la vita di molte persone. Troppi furono costretti a lasciare la loro casa, il loro mondo, gli affetti più cari e prendere la via dell’esilio. Ci fu chi si spostò solo fino a Terni o a Roma e chi fu costretto ad andare lontano, fino in Germania o in Francia o in Belgio. Chi rimase doveva continuare a vivere e fare i conti con la natura ma essa, con la sua forza devastatrice, non aveva tenuto conto della tenacia degli agricoltori.
Ci furono piantagioni che andarono interamente sostituite. Si buttarono via i frutti sugli alberi e anche gli alberi. Gli olivi che tenacemente resistono anche quando la temperatura scende sottozero, si arresero sotto la sferza del gelo troppo intenso e troppo lungo: si spaccò la corteccia, i rami cedettero sotto il peso della neve, le foglie mutarono colore da verde a marrone. Le colline avevano cambiato volto e gli olivi sembravano zombi. I danni erano gravi, anzi gravissimi, ma quello che si vedeva non era tutto. Gli alberi si alzano da terra belli e frondosi, ma sottoterra ci sono le radici che sono l’apparato vitale e le radici avevano resistito ed erano vive.

 

Norcia sommersa dalla neve nel 1956

La rinascita a primavera

Non tutto è perduto! fu il grido che si levò ovunque. Quando finalmente la primavera arrivò si portò via la neve. Allora andarono tutti nei campi con la sega e tagliarono gli alberi fino a metà tronco, li capitozzarono e rimase la ceppaia. Poi tornò di nuovo l’inverno e tornò la primavera e la ceppaia cominciò a gettare i primi rametti e lì i contadini intervennero.
Invece di far crescere un solo tronco ne lasciarono crescere tre, con spazio e aria tra i rami per difenderla meglio dai vari parassiti che l’attaccano e distruggono il raccolto. Avevano inventato il vaso policonico, cioè erano tre strutture piramidali che avevano la funzione di abbassare i rischi in caso di condizioni avverse. Le avversità atmosferiche sarebbero sempre tornate allora non restava che aumentare le probabilità di sopravvivenza: se i tronchi sono tre, forse uno si salva.
Dopo la gelata del ‘56 o meglio, dopo il Nevone del ‘56, il panorama delle colline umbre è leggermente cambiato: sono spariti quegli alberi biblici che avevano un solo tronco contorto, lavorato dai parassiti ma ricco di leggende e al loro posto si sono sviluppati alberi bassi, facilmente lavorabili, che, dopo un breve tronco, si aprono in tre e che vediamo ovunque attraversando la Regione.

L’albero di Natale più grande del mondo disegnato sull’acqua – inaugurato lo scorso anno a Castiglione del Lago sul Trasimeno – ha dato alla luce tanti piccoli alberelli.

Lo scorso anno con l’accensione dell’albero di Natale adagiato sul Trasimeno è stata organizzata la campagna Adotta una luce e pianta un albero: un progetto, che ha riscosso un grande successo, è stato innovativo e sperimentale e si è inserito in maniera armonica nell’habitat lacustre. Le 2558 luci adottate hanno reso possibile la nascita di nuove piante – aceri, frassini, querce e pioppi – presso l’ex aeroporto Eleuteri. 

 

L’inaugurazione del progetto

 

L’idea è nata grazie l’associazione Eventi Castiglione del Lago, che ha voluto restituire un dono al territorio: «In ogni attività umana, e quindi anche nell’organizzazione di un evento per il territorio, bisogna sempre pensare all’ambiente che ci ospita. Ed è per questo che abbiamo lanciato il progetto di adozione a distanza: per ogni lampadina dell’albero più grande del mondo che verrà adottata, ci impegneremo a piantare un albero. Piccoli gesti che messi insieme possono cambiare il volto di un territorio» affermarono i responsabili di Eventi. A un anno di distanza la promessa è stata mantenuta e presentata con una cerimonia alla quale hanno partecipato il sindaco di Castiglione del Lago Matteo Burico, la direttrice del GAL Trasimeno Orvietano Francesca Caproni e i rappresentanti degli sponsor, delle tante associazioni castiglionesi che hanno collaborato alla buona riuscita del progetto e naturalmente i volontari di Eventi, guidati dal presidente Marco Cecchetti.

«Abbiamo consegnato alla collettività 2558 nuove piante che rappresentano tanto per tutti noi, un’opera che è molto significativa per il nostro ambiente e per tutti i cittadini. Il sostegno è arrivato da tantissime persone, ma soprattutto dai castiglionesi che hanno deciso di credere con forza nella sfida di costruzione dell’albero più grande del mondo disegnato sull’acqua» ha ricordato Cecchetti.

La rinascita dell’aeroporto

Difficoltosa è stata la scelta del luogo di piantumazione: la zona che era sembrata più idonea era l’ex aeroporto Eleuteri, sottovalutando però le problematiche collegate al fatto che l’area fa parte della zona ZPS (Zona di Protezione Speciale) Lago Trasimeno che comprende la ZSC (Zona Speciale di Conservazione). Dopo quasi un anno d’iter burocratici, l’associazione Eventi ha portato a termine il progetto operativo di piantumazione – uno dei più ambiziosi d’Italia e il più grande mai realizzato in Umbria – lungo il percorso ciclabile del Trasimeno.

Il vicepresidente dell’Associazione Eventi di Castiglione del Lago, l’architetto Mirko Ceccarelli, che ha curato in prima persona l’aspetto progettuale e tecnico-amministrativo della messa a dimora delle piantine, ha dichiarato: «È stato un lavoro impegnativo e non senza difficoltà. Alla fine, grazie a tutta la squadra dell’associazione, siamo riusciti a realizzare questo sogno, che ha sfaccettature ecologiche, sociali e pedagogiche. Al momento abbiamo completato il lotto 1 e in parte il 2. A breve sarà portato a termine l’ultimo lotto, il 3. Roverelle, frassini, aceri, salici e pioppi, saranno le specie degli alberi che correranno lungo il percorso della pista ciclabile del Trasimeno, che passa all’interno dell’ex aeroporto Eleuteri di Castiglione. Una grande soddisfazione a servizio di tutta la comunità».

L’obiettivo è quello di migliorare le aree verdi presenti e realizzarne di nuove per la fruizione dei cittadini e dei turisti e al contempo migliorare e integrare gli habitat forestali presenti – già tutelati a livello europeo.

 

L’area individuata

 

«Il GAL ha creduto da subito in questo progetto perché questi eventi, la cultura e l’ambiente sono alla base della nostra economia e credo che siano essenziali per ripartire dopo la pandemia che, ci auguriamo tutti, passi prima possibile. Chi viene al Trasimeno non viene per un turismo di massa ma viene perché apprezza ed ama il territorio e il suo ambiente che abbiamo saputo valorizzare: il GAL si occupa di questo e sostiene Eventi e i suoi progetti in collaborazione con il Comune di Castiglione del Lago» ha spiegato la direttrice Francesca Caproni. Anche il sindaco Burico è entusiasta dell’iniziativa che vede come un primo passo verso la rinascita: «Non mi stancherò mai di ringraziare l’associazione Eventi senza la quale questo non sarebbe stato possibile: queste piantine sono il simbolo della rinascita in attesa di ripartire con i prossimi eventi che segneranno la ripartenza del territorio, con forza e con fiducia nel futuro».

 

L’isola Maggiore è stata lo scenario perfetto per l’evento tutto al femminile organizzato da Maria Pia Minotti.

Il Filo dell’Acqua. Chiara Vigo e l’arte del bisso è stato un evento particolare e ricco di fascino dedicato al mondo femminile: fa parte di un progetto iniziato nel 2016 e dedicato a I Talenti delle Donne fortemente voluto e organizzato da Maria Pia Minotti.
Vibrazioni, arte e bellezza sono state le protagoniste di questa giornata, realizzata anche con il prezioso sostegno del GAL Trasimeno Orvietano, che ha avuto la sua culla all’isola Maggiore, sul lago Trasimeno, luogo in cui acqua e natura si fondono alla perfezione. Ospite d’onore è stata Chiara Vigo che, collegata via Skype dalla Sardegna, ha raccontato la sua esperienza e la tradizione nella raccolta del bisso – o seta di mare – un filamento splendente come l’oro e soffice, ma allo stesso tempo molto forte, che viene raccolto nel mar Mediterraneo. Questo filamento è prodotto dalla Pinna Nobilis, un mollusco in estinzione, di cui Chiara con molta attenzione taglia solo gli ultimi 5 centimetri dei circa 40 di bioccolo che ciascun esemplare adulto produce. Lei è la ventottesima di una lunga generazione che si è dedicata a quest’arte di raccolta e lavorazione: un processo impegnativo che prevede – dopo la raccolta – l’immersione del bisso per 25 giorni in acqua dolce, poi nel succo di limone per schiarirlo e il passaggio in un mix segreto di 15 alghe, che lo rendono elastico. Ma non solo Chiara Vigo: altre donne hanno reso la giornata magica e ricca di esperienze.

 

Un momento particolare dell’evento

 

«Molto interessante è stato anche l’incontro con Maria Sonia Baldoni, la Sibilla delle Erbe, una delle più complete conoscitrici delle erbe spontanee. Ha infatti fondato Case delle Erbe e ha collaborato con alcune facoltà di Scienze Forestali. Inoltre, dopo il pranzo in giardino, abbiamo alimentato le relazioni con le nostre energie vitali grazie alla seduta di Arte Terapia condotta da Monica Grelli. Silvia Orciari invece ci ha fatto immergere nel vibrante suono delle campane di cristallo e nelle tonalità della sua voce calda ed evocativa che intonava canti sciamanici. Tutto questo, unito alla leggiadria della danza di Chiara Zucchini, hanno reso questa giornata bella, ricca, gioiosa e calda.» racconta Maria Pia Minotti.

 

«Riaccendiamo la speranza» è lo slogan che accompagna l’iniziativa di ripristinare l’abitudine che, fino al 2010, ricorreva ogni anno, dall’8 dicembre al 7 gennaio: veniva allestita una struttura stilizzata e illuminata che, raffigurante un albero di Natale, veniva adagiata sul versante collinare nord-ovest dell’Isola Maggiore, nel Comune di Tuoro sul Trasimeno.

Le Proloco di Isola Maggiore e di Tuoro sul Trasimeno si sono unite per riprendere, da quest’anno e dopo 10 anni di fermo, la tradizione per l’allestimento dell’Albero di Natale isolano che affonda le radici nei primi anni Novanta.
Il Comune di Tuoro ha ben accolto e sostenuto l’iniziativa, che rappresenta il rinnovo di un simbolo tradizionale delle festività, ma anche un messaggio di speranza, in questi tempi di emergenza sanitaria sempre più stringente. La presidente della Proloco di Isola Maggiore, Silvia Silvi, ci ha detto con orgoglio: «Il ripristino dell’albero è un momento importante per la nostra beneamata isola. Da qualche anno non veniva più realizzato, per la drastica riduzione del numero degli isolani e per l’impianto d’illuminazione dell’albero, che non era più a norma. Inoltre la sinergia d’intenti e l’unione delle forze con la Proloco di Tuoro, in accordo con il Comune, rappresenta un momento molto significativo, in quanto si tratta di una prima volta, per due associazioni di questa tipologia, che operano in simbiosi sullo stesso territorio».

 

 

Fabrizio Magara, il presidente della Proloco di Tuoro, invece ha riferito: «La struttura dell’albero è composta da oltre 400 metri di cavo e da circa 300 lampadine a led. Sarà visibile dalla superstrada e da molti punti del territorio lacustre. Questa iniziativa è un grosso impegno che ci siamo sentiti di prendere insieme alla Proloco di Isola e al Comune per riuscire a rilanciare un simbolo che ridà, con la sua luce, speranza a tutti». È poi la volta dell’assessore alla Cultura del comune lacustre, Thomas Fabilli: «L’albero verrà acceso l’8 dicembre, probabilmente dalla panoramica terrazza toreggiana, definita Del Rondò, che si affaccia sulle acque del Trasimeno e proprio di fronte a sé ha la nostra Isola Maggiore. Sul suo versante collinare sarà ubicata la struttura che richiama alla mente un albero di natale, pronto a illuminarsi per l’azione della prima cittadina, Maria Elena Minciaroni».

 

 

La Sindaca Maria Elena Minciaroni ha comunicato con fierezza: «L’iniziativa rappresenta – e il Comune ne è partecipe –  la volontà della nostra gente di ripristinare l’albero di Natale di Isola, per rinverdire una tradizione che si era persa da qualche anno. Potrà dare speranza a tutte quelle persone sole che, anche da lontano, riusciranno a intravedere l’albero illuminato, che farà loro un po’ di compagnia. Inoltre sarà compagno di tutti quelli che, guardandolo, potranno ritrovare energia, fiducia e ottimismo in questi delicati e complicati tempi di emergenza sanitaria». Le due Proloco e il Comune si riservano di integrare l’evento con un programma, ovviamente tenendo conto degli aggiornamenti in tema di sicurezza COVID. Gli organizzatori saranno ben felici di ricevere supporto dai privati e dagli imprenditori che volessero contribuire al sostegno dell’iniziativa.

Sabato 24 ottobre verrà presentato il libro Alchimie di luce – Un viaggio nell’arte di Michele Martinelli elaborato ed edito dalla curatrice d’arte Alessandra Anca Palel – Oxygene editore. Nell’apertura interverrà la Dott.ssa Laura Zazzerini, Direttore editoriale presso AboutUmbria Magazine.

 

 

La presentazione si svolgerà presso la Galleria d’arte Oxygene, all’interno del Centro Gherlinda (via Pierluigi Nervi 6) dalle ore 17,00.
Info: 3465735635

Come sopravvivere a una lunga quarantena? O a una pandemia? Come sfuggire a nemici invisibile come ansia, paura… sé stessi? Quattro amici più una voce narrante, uniti ma divisi nel lockdown, si inventano le loro originali, comiche e surreali vie d’uscita.

Carla Di Donato

Appena ho letto il titolo del libro di Carla Di Donato, Good Morning Covid-19 la prima cosa a cui ho pensato è stato il film Good Morning, Vietnam con Robin Williams e l’autrice, che presenterà la sua opera prima venerdì 30 ottobre alle 18.00 via streaming, ha subito confermato la mia sensazione: «Il libro s’ispira proprio a quel film: c’è un riferimento diretto a questo anche nel libro, in un passaggio infatti scrivo: “In quell’istante nasce Good Morning Covid-19. Robin era in Vietnam. Io a casa mia. Loro? Beh… loro a casa loro”. Il romanzo è nato durante la quarantena ed è un antidoto alla paura, le apre la porta, la guarda in faccia e l’attraversa. Un surreale, comico, riflessivo, guizzante Buongiorno alla vita di ognuno di noi in questa pandemia» spiega l’autrice.

La storia gira intorno al mondo di personaggi sghembi, non a fuoco, in cerca di equilibrio in un momento storico particolare. I cinque protagonisti – Fluncho, il Ninja, Sandwich, La Flaca e Carlot – sono osservati dalla voce narrante all’interno di un prisma, non hanno filtri, aprono e condividono il loro mondo interiore e lo rovesciano con follia.
«È un romanzo adatto a tutti, soprattutto a chi vuole sorridere e riflettere su qualcosa che generalmente crea ansia e fuga: accostarsi al libro può aiutare ad avere un approccio diverso al sentimento di incertezza e impotenza che ci accomuna di questi tempi, a sentirci meno impotenti e più centrati, più consapevoli, dunque più forti. È un viaggio interiore intrapreso durante la chiusura forzata alla scoperta di un altrove da affrontare e da non temere. Good Morning Covid-19, edito da Edizioni Era Nuova, non segue un filo logico tra gli avvenimenti, è un labirinto di pensieri ispirato anche dall’opera in copertina del libro di Nino Vario. Non c’è consequenzialità, ci sono accadimenti che si intersecano, così come nella vita quotidiana» prosegue Carla Di Donato.

 

 

 

La scrittrice è autrice di volumi e saggi accademici e di testi teatrali, collabora con La Civiltà Cattolica, danza e insegna Theatre Jazz. Ha lavorato all’estero, a Londra, al Victoria and Albert Museum e, in Italia, proprio a Perugia con il TSU (Teatro Stabile dell’Umbria) e con HOME – Centro di Residenza Coreografica. «Essere poliedrici e flessibili, oggi, aiuta ancor più che in passato. Ma, più di tutto, sono gli affetti e gli amici la rete indispensabile per farcela. Il libro racconta proprio questo: come riuscire a sentirsi vicini, forse come mai prima, anche in una distanza fisica forzata e prolungata. Più che un modo per esorcizzare questo momento storico, ovvero prenderne le distanze, direi che è un modo per abbracciarlo, in un senso nuovo, trattandolo come un’opportunità, foriera di scoperte e di varchi» conclude la scrittrice. All’evento, oltre all’autrice, parteciperanno anche lo studioso Enzo Cordasco e lo scrittore Pierpaolo Peroni.

 


Nella pagina Facebook di Good Morning Covid-19 saranno rese note le indicazioni per seguire la diretta.

A Panicale, l’ottava edizione di Fili in Trama 2020, ha avuto un gran riscontro di visitatori virtuali e, in modo ordinato e nel rispetto delle norme anti-Covid, un buon numero di presenti alla manifestazione.

Quest’anno gli espositori sono stati 15 e hanno ben rappresentato le suggestioni del ricamo e del merletto. Hanno altresì sfoggiato le bellezze incastonate tra i filati elaborati da sapienti mani artigiane. La kermesse è stata importante anche per la promozione di Panicale, in una nuova formula orientata alla comunicazione social e al rispetto delle distanze.

Foto di Roberta Costanzi

La bellezza paesaggistica, artistica e storica di Panicale ha impreziosito di contenuti il tempo del visitatore di Fili in Trama, con antiche e comprovate suggestioni culturali, che sono state sostenute, di certo, anche dalle prelibatezze enogastronomiche, per chi ha voluto apprezzarne il gusto e i sapori. Chi ha passeggiato tra i vicoli del borgo in compagnia di ricami e merletti ha potuto immaginare i personaggi illustri che hanno contribuito a rendere Panicale un prezioso scrigno, da cui fuoriescono continue meraviglie.

Foto di Roberta Costanzi

Passeggiare, durante Fili in Trama, tra i luoghi storici e artistici che hanno accolto Boldrino Paneri, Cesare Caporali, Masolino da Panicale e Pietro Vannucci detto il Perugino, vuol dire provare la suggestione di vivere un trasognante momento romantico con incursioni tra Medioevo, Rinascimento e Belle Époque.
La bellezza ti massaggia il cuore e ti carezza l’animo. Così come hanno fatto le fotografie e i versi della mostra Donna vede Donna, allestita in una sorta di galleria a cielo aperto, con gli elaborati esposti nelle vetrine dei negozi dell’antico borgo.

 

 

Anche quest’anno Francesca Caproni, direttrice del GAL Trasimeno-Orvietano, ha fatto centro e le vanno, ancora una volta, attribuiti i consueti meriti e plausi. Elogi certi e ripetuti anche per l’associazione La Trama di Anita.
Nelle difficoltà del delicato momento sanitario la manifestazione ha mantenuto la propria caratura internazionale, con la partecipazione a distanza di Polonia, Russia e Portogallo tramite un maxischermo presente sulla piazza principale della cittadina, a cui hanno potuto partecipare, da remoto, anche le scuole.
Ci sono state molte iniziative culturali che hanno reso ancor più interessante la manifestazione: dal pianista Maurizio Mastrini agli artisti del Pan Opera Festival. Il film su Chiara Vigo e sull’arte del bisso, con la partecipazione della regista Rossana Cingolani e della protagonista Chiara, anche se quest’ultima collegata da remoto dalla sua Sardegna. La presentazione del libro sui disegni dell’Ars Panicalensis ha avuto una relatrice eccezionale, densa di verve e di saggia energia, Anna Buono, l’ultima disegnatrice dei ricami dell’Ars Panicalensis, apprezzata come artista ma anche come persona.

Foto di Roberta Costanzi

Non si può non ricordare, con deferente rispetto, la storica ricamatrice Maria Papalini, recentemente scomparsa, che ha dato tanto per l’Ars Panicalensis, per Fili in Trama e per Panicale. Fili in Trama ha grandi progetti per l’edizione 2021, prevista per il terzo fine settimana di settembre e il GAL Trasimeno-Orvietano proseguirà, come di consueto, nel sostenere la valorizzazione della tradizione delle antiche tecniche del merletto e del ricamo in sintonia con la tradizione, la cultura, l’ambiente e sostenendo l’economia rurale dei suggestivi e affascinanti luoghi del suo comprensorio.

La mattina di sabato sarà dedicata a cosa è reale e cosa è falso, con diversi ospiti tra cui Rosy Battaglia e Anna Lisa Mandorino, che discuteranno dell’argomento.

Cosa è vero e cosa realmente è falso? È su questo che si interroga il Festival Free Wor(l)d durante il talk che si svolgerà sabato all’Albornoz Palace (ore 10) a Spoleto. Il festival, che si concluderà domenica, ha come filo conduttore di questa seconda edizione la Disinformazione, e il talk Cosa è vero e cosa realmente è falso? ispirato ai TED Talk americani – cioè mini conferenze in cui a rotazione e in un tempo stabilito più persone parlano di un argomento – tenterà di rispondere a questa domanda.

Rosy Battaglia

Tra gli ospiti invitati, in collegamento da Milano, ci sarà la giornalista e presidente di Cittadini Reattivi, Rosy Battaglia che ci ha rivelato qualche piccola anticipazione sul suo intervento: «Ancora devo raccogliere bene le idee (scherza), ma sicuramente parlerò del mio lavoro fatto in questi mesi che è stato quello di cercare di dipanare la matassa tra verità e menzogne, sia con le mie inchieste sia con il sito Cittadini Reattivi. Durante il lockdown abbiamo capito che c’era molto da fare perché anche persone attive e attente erano investite dalla crescente disinformazione. Molti non hanno gli strumenti adatti per non cadere nella trappola delle fake news: fondamentale è ricercare le fonti ufficiali, approfondire e avere delle persone di riferimento – che non devo essere per forza giornalisti, ma possono essere anche cittadini ed esperti – che sanno comunicare bene e in modo corretto. È proprio questo che fa Cittadini Reattivi» spiega Rosy Battaglia. L’associazione, visto il periodo difficile che si sta vivendo, ha deciso di far ripartire la scuola di cittadinanza e proprio la prima lezione sarà dedicata alla cattiva informazione. «Spesso ci si imbatte in notizie vere date in maniera distorta e in notizie distorte che hanno una componente di verità. Ad esempio, una persona mi ha detto che i morti della Lombardia sono tanti perché gli infermieri non mettevano le mascherine, non mettevano le mascherine perché non le avevano e loro stessi si sono ammalati. Ecco, come una notizia vera (non mettevano la mascherina) viene deformata e diventa una fake. Non è semplice, un cittadino da solo fa molta fatica anche se ha buoni strumenti culturali; il consiglio è quello di crearsi una dieta mediatica anche di confronto, ma stando attenti a non cadere nel complottismo: basta pensare che tutti siano contro di noi e che vogliono il nostro male.» conclude Battaglia.

Anna Lisa Mandorino

Una corretta informazione e un cittadino ben informato, in grado a sua volta di produrre notizie, è anche l’obiettivo di Cittadinanzattiva, che sarà presente al talk con l’attivista e vicesegretaria Anna Lisa Mandorino: «Il nostro lavoro come associazione è quello di far acquisire informazioni corrette ai cittadini, perché un’informazione semplificata e chiara aumenta le competenze e fa sì che loro stessi possano produrre informazioni, intervenire concretamente sulla realtà e fare la propria parte. Perché ciò avvenga è fondamentale il ruolo dei media e delle istituzioni, che devono fornire dati certi» illustra la vicesegretaria.

Un rapporto di dare e avere tra l’informazione e la popolazione: una popolazione che non subisce le news, ma che ne produce con partecipazione attiva. «Io rappresento un’associazione di cittadini e per questo parlerò di come loro non sono solo fruitori d’informazione, ma anche del ruolo che hanno nel creare informazione, osservando la realtà dal loro punto di vista così da poter mettere in campo politiche più efficaci e una vera competenza civica. Questo è anche ciò che facciamo nella nostra organizzazione, produrre informazione e creare dati quando ci accorgiamo che mancano nella politica pubblica» conclude Mandorino.

Al talk interverranno anche la sociolinguista specializzata in comunicazione digitale e traduttrice dall’ungherese Vera Gheno che si occupa di salute, ambiente, legalità e resilienza; la giornalista di viaggi e turismo di lusso Sara Magro, co-fondatrice del quotidiano di viaggi online The Travel News; l’avvocato, docente universitaria e Segretario Generale del Comitato Interministeriale per i diritti Umani presso il Ministero degli Affari Esteri, Laura Guercio e l’attore Mirko Frezza. Modera Anna Rita Cosso, attivista civica.

 


Per maggiori informazioni

Sarà un’edizione più breve, ma di grande impatto. Tre categorie di concorso, webinar, proiezioni online e la mostra Lo Spazio che Occupo, negli spazi di affissione comunale.

Malditos, di Elena Goatelli, Angel Esteban

 

PerSo – Perugia Social Film Festival non si ferma e torna in città con la sesta edizione, dal 7 all’11 ottobre. L’evento internazionale dedicato al cinema documentario metterà in scena il meglio delle produzioni internazionali del cinema del reale: cinque giorni di proiezioni a ingresso gratuito (su prenotazione), tre categorie di concorso, eventi speciali fuori concorso e workshop. «Abbiamo deciso di organizzare una forma ridotta di soli 5 giorni, ma con la scelta coraggiosa di puntare sui film in anteprima» spiega Luca Ferretti che, con Giacomo Caldarelli e Ivan Frenguelli – coadiuvati da Giovanni Piperno, presidente del Festival e documentarista di grande esperienza – organizza l’evento.

L’arte scende in strada

La vera novità di questa edizione è Lo Spazio che Occupo, un progetto di arte pubblica che coinvolgerà, con sette percorsi, diverse zone e quartieri di Perugia occupando gli spazi di affissione del Comune. Un evento multidisciplinare che coinvolge undici artisti fra cui pittori, scultori, performer e filmmaker come Riccardo Palladino – regista umbro di grande spicco – e Oskar Alegria, reduce dal Festival di Venezia. Le opere, da rintracciare in giro per la città come in una caccia al tesoro artistica, offrono prospettive e punti di vista sulle possibili declinazioni dello spazio: che sia quello che gli artisti occupano nella società o quello che occupano come esseri umani. «Abbiamo deciso di far dialogare il linguaggio del cinema con altre arti e ampliare il Festival inserendo altri linguaggi e coinvolgendo la città. Quest’idea è nata anche in relazione alla situazione che si sta vivendo con il Covid: gli spazi al chiuso sono limitati e quindi usciamo e usiamo gli spazi di affissione pubblica e la strada. Le opere, che saranno affisse dal 7 al 21 ottobre, verranno poi raccolte in un catalogo» prosegue Luca Ferretti.

 

Lo spazio che occupo di Alice Gosti

Cinque giorni di cinema

Ma il cinema resta il vero protagonista. Il cinema che racconta storie, ambiente, lotta per i diritti delle donne, disuguaglianze e il presente con tutte le sue contraddizioni, le sue crisi e le possibili vie d’uscita. Questi i temi affrontati nelle tre categorie in concorso: PerSo Award per il miglior film documentario in anteprima italiana; PerSo Short Award per il miglior cortometraggio; PerSo Umbria in celluloide dedicato ai lavori sull’Umbria e/o di autori umbri. Prevista anche una categoria fuori concorso, il PerSo Masterpiece, rassegna che offre una panoramica dei film documentari di maggior rilievo e prestigio dell’ultima stagione cinematografica internazionale.
«Con il PerSo Short siamo tornati nel carcere di Capanne, qui i detenuti della sezione maschile voteranno il miglior cortometraggio. Quest’anno per ovvie ragioni la presenza in carcere si è interrotta nei mesi del lockdown ed è potuta riprendere solo nel mese di settembre. Perciò, i percorsi di formazione che negli ultimi anni avevano previsto visioni durante diversi mesi dell’anno, per garantire un approccio più completo al cinema del reale, non si sono potuti avviare. Per questa ragione, in via eccezionale, sono stati coinvolti nuovamente i detenuti formati per la giuria 2019» illustra l’organizzatore.

 

Gli appunti di Anna Azzori / Uno specchio che viaggia nel tempo, di Constanze Ruhm

 

Il Festival, organizzato dall’Associazione RealMente e che racchiude nel claim Differente. Non indifferente tutto il suo spirito, non si è fermato e, con grande impegno da parte degli organizzatori, promette cinque giorni imperdibili: «Abbiamo fatto uno sforzo immane e non sappiano se tutto questo sarà ripagato, anche economicamente, dai vari enti e istituzioni. È stato costruito tutto con quel poco che avevamo, ma ne siamo orgogliosi» conclude Ferretti.

 

PerSo Award

  • Beco, di Camilo Cavalcante, Brasile
  • Broken head, di Maciej Jankowski, Polonia
  • Si c’était de l’amour, di Patric Chiha, Francia
  • El father plays Himself, di Mo Scarpelli, Venezuela / Regno Unito / Italia /USA
  • Gli appunti di Anna Azzori / Uno specchio che viaggia nel tempo, di Constanze Ruhm, Austria / Germania / Francia
  • Malditos, di Elena Goatelli, Angel Esteban
  • Se ho vinto se ho perso, di Gian Luca Rossi, Italia
  • Still-lifes, di Filippo Ticozzi, Italia

 

PerSo Short

  • All on a mardi gras day, di Michal Pietrzyk, USA
  • I need the handshakes, di Andrei Kutsila, Bielorussia / Polonia.
  • Le veilleur (The watchman), di Lou du Pontavice, Belgio / Cina
  • Les aigles de Carthage, di Adriano Valerio, Francia / Tunisia / Italia
  • Polyfonatura, di Jon Vatne, Norvegia
  • Rewild, di Nicholas Chin e Ernest Zacharevic, Indonesia
  • Se asoma la marea, di Clara Cambadelis, Belgio
  • Selected milk, di Jose Luis Ducid, Spagna
  • Zu dritt, di Benjamin Bucher e Agnese Làposi, Svizzera / Francia

 

Umbria in celluloide

  • Amori, di Stefano Ceccarelli e Gabriele Anastasio
  • L’anima errante, di Alberto Brizioli
  • Mio fratello ciclotimico, di Emilio Seri
  • Palla prigioniera, di Hermes Mangialardo
  • Pantagral, di Andrea Greco

 


Per informazioni e programma:  www.persofilmfestival.it

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