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Per il secondo anno consecutivo il 15 maggio sarà semplicemente un 15 maggio, come ce ne sono tanti in tutto il resto del mondo.

Per il secondo anno consecutivo il 15 maggio non corrisponde al giorno dei Ceri. A causa della pandemia, il sindaco di Gubbio Stirati è stato costretto a ufficializzare la rinuncia a quell’evento che è rappresentato pure nello stemma della regione Umbria. Inevitabile ma surreale per gli eugubini, che da sempre dividono l’anno in due parti, un po’ come succede per la storia: a. C. e d. C..

La corsa dei Ceri

Ma in questo caso la C non sta per Cristo, ma per Ceri. A Gubbio la Festa, quella con la F maiuscola, fa da spartiacque all’intero anno: andate a chiedere a qualsiasi artigiano di farvi un certo lavoretto (a Gubbio, detto picchiarume) verso i primi di maggio: vi risponderà candidamente «famo dopo i Ceri». Oppure, per esperienza diretta, è impossibile pretendere interrogazioni o verifiche in tale periodo: gli alunni vi imploreranno di «fare dopo i Ceri».
La festa dei Ceri caratterizza l’anno, lo rende più o meno memorabile: come i Mondiali, o le Olimpiadi, a Gubbio si ricordano le varie annate a seconda dei Ceri; i capodieci e capitani, le autorità di quell’annata, assomigliano a quello che gli arconti eponimi rappresentavano per Atene. Se il 1968 – che ovunque evoca insurrezioni e movimenti giovanili – a Gubbio è ricordato per la caduta di Sant’Ubaldo sulla Calata, così il 2020 (e purtroppo anche il 2021) saranno ricordati non come gli anni del Covid, ma come gli anni in cui i Ceri non hanno corso. Ma siamo in guerra, si sente dire, e come in effetti avvenne durante i due conflitti mondiali, quando, per motivi di sicurezza, oltre alla fisiologica carenza di ceraioli – la maggior parte al fronte – la corsa saltò, così succederà quest’anno.

La corsa durante le guerre

Ma durante i periodi bellici, ci furono alcune eccezioni, a dimostrazione del carattere testardo dell’eugubino e del suo attaccamento alle proprie radici e tradizioni. Il 15 maggio 1917 la Corsa si svolse comunque presso il fronte di guerra: alle pendici del Col di Lana, pochi mesi prima teatro di una sanguinosa battaglia, e cioè a Pian di Salesei, gli eugubini arruolati nella Brigata Alpi corsero con ceri rudimentali, ma simili agli originali, e costruiti appositamente.

Durante il secondo conflitto mondiale continuò a essere svolta la festa dei Ceri Mezzani (riproduzione in scala degli originali), che esisteva da circa mezzo secolo, dedicata ai ragazzi, scuola per approdare al Cero Grande. La Festa dei Mezzani fu fatta anche nel maggio 1944, durante il passaggio del fronte di guerra a Gubbio. In quella occasione i Ceri furono trasportati da un gruppo molto eterogeneo di ceraioli che comprendeva partigiani, giovani renitenti alla leva, fascisti e addirittura soldati tedeschi, tutte persone che il giorno dopo si sarebbero trovati di nuovo a combattere su fronti opposti.

 

L’alza dei Ceri. Foto by URP di Gubbio

 

La corsa si concluse a notte fonda e con immane fatica, e per arrivare in cima al monte fu necessaria pure la partecipazione delle donne rimaste in città. Insomma, purtroppo anche quest’anno bisogna rinunciare a quell’appuntamento che ogni eugubino aspetta già dal 16 maggio, giorno del patrono Sant’Ubaldo (cui è dedicata la festa) del quale i Ceri sono la celebrazione della vigilia. Se lo scorso anno fu un fulmine a ciel sereno, inaspettato e incredibile, quest’anno gli eugubini ci avevano già un po’ posto la mente. Ma non per questo la rinuncia è meno triste e sentita.
Ci rifaremo nel 2022. Speriamo.

 


Per saperne di più.

Scoprire il Trasimeno seguendo le vicende di Carlo e della sua cagnolina Bimba, protagonisti dell’ultimo libro di Marco Pareti “Accadde al tramonto” pubblicato da CoreBook improvvisamente catapultati in una vicenda dai toni avvincenti e serrati a causa dell’evolversi di eventi delittuosi legati al mondo dell’arte e a quello dei giovani.

L’occasione la presentazione che del volume che verrà fatta online venerdì 9 aprile, ore 18, in diretta sulla pagina Facebook Magione cultura e sul canale YuoTube Stampa Magione. Ne parleranno con l’autore Francesca Caproni, direttrice del GAL Trasimeno-Orvietano, Sonia Bagnetti, direttrice tecnica di CoreBook, Carla Medici, illustratrice e Alessandro Mastrini, operatore video. Interverrà l’assessore alla cultura del Comune di Magione, Vanni Ruggeri.

Il romanzo giallo, o per meglio dire il docu-crime, Accadde al tramonto di Marco Pareti, vuol essere un libro per tutti, agile, facile e scorrevole, senza tralasciare i colpi di scena che si alternano a pillole culturali e artistiche sui luoghi in cui la storia è ambientata. Nel corso dell’appassionante racconto, la valorizzazione della bellezza artistica, dei paesaggi e della cultura dei borghi del lago Trasimeno, è in netta contrapposizione con la disonesta brutalità di alcuni trafficanti d’arte senza scrupoli.

Il docu-crime, nel suo dipanarsi, cita alcuni capolavori d’arte pittorica locali, luoghi storici e paesaggistici, con apposite note a corredo e con possibilità di approfondimento grazie ai supporti multimediali richiamabili tramite QR Code. Le illustrazioni di Carla Medici impreziosiscono l’opera e l’utilizzo di un font ad Alta Leggibilità facilita nella lettura i dislessici (D.S.A.) e chiunque abbia difficoltà visive.

 


Per chi volesse leggerlo, lo può trovare presso le principali librerie e i book shop online (eBay, Feltrinelli, CoreBook, Amazon, ibs.it, libreriauniversitaria.it,…).

Link per seguire la diretta:

FACEBOOK

https://www.facebook.com/934470106583285/posts/4212489692114627/

YUOTUBE

https://www.youtube.com/watch?v=_ydl64ve2Xo

Il convegno dal titolo Il sorriso del divino: l’ora panica di Enrico Cagianelli nel segno del déco, promosso dal Centro Cagianelli per il ‘900 in collaborazione con Museo Regionale della Ceramica di Deruta, Wolfsoniana – Fondazione Palazzo Ducale di Genova, Fondazione Pisa – Palazzo Blu, Amici dei Musei e dei Monumenti Pisani, con il Patrocinio di Comune di Gualdo Tadino, Comune di Gubbio, Comune di Pisa, Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, sarà trasmesso il 10 aprile 2021 sulla bacheca facebook del Centro Cagianelli per il ‘900.

Tale convegno è dedicato all’importante ritrovamento del “Vaso di Pan” di Enrico Cagianelli, realizzato negli anni Trenta per la celebre Società ceramica di Alfredo Santarelli di Gualdo Tadino, vero e proprio unicum nell’ambito della ceramica umbra del ‘900, viste le dimensioni monumentali, la particolarità della modellazione a bassorilievo, la preziosità delle cromie in argento su fondo nero, e l’iconografia dedicata al mito di Pan e Siringa. Gli interventi previsti nell’ambito del convegno sono dedicati alle più significative tematiche della cultura figurativa umbra, ma più generalmente italiana, degli anni Venti e Trenta, con una particolare attenzione per le arti decorative e per la tematica del mito.

La prima sessione, introdotta dal Prof. Francesco Federico Mancini, Ordinario di Storia dell’Arte Moderna, Dipartimento di Lettere, Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne, Direttore Museo Regionale della Ceramica di Deruta, vedrà gli interventi di Francesca Cagianelli (storica dell’arte, Presidente del Centro Cagianelli), Stefano Bruni (Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Ferrara), Ettore Sannipoli (esperto di ceramica umbra), Domenico Cialfi (storico dell’arte), Fedora Boco (storica dell’arte, Accademica d’Onore), Antonella Pesola (critica e storica dell’arte), Matteo Fochessati (Curatore Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova), Gianni Franzone (Curatore Wolfsoniana – Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura, Genova), Dario Matteoni (storico dell’arte, Direttore Accademia di Belle Arti, Alma Artis, Pisa).

 


Ai partecipanti al convegno sarà sufficiente accettare il link dell’evento che sarà inviato dal coordinatore del convegno sulla piattaforma GOOGLE MEET.

Siamo grati fin da ora di eventuali segnalazioni relative a persone interessate alla partecipazione al convegno, e restiamo in attesa della trasmissione del relativo indirizzo mail cui poter trasmettere il link.

PER PRENOTAZIONE: francesca.cagianelli@gmail.com

https://www.facebook.com/francesca.cagianelli.1

 

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Presentati i risultati del progetto per la conservazione preventiva e programmata dei suoi beni artistici, realizzato da Archimede Arte per il Nobile Collegio del Cambio, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Il Nobile Collegio del Cambio scansionato al millimetro, a trecentosessanta gradi: dai dipinti, agli arredi lignei, alle volte, al portale d’ingresso. È un progetto di digitalizzazione importante quello realizzato nella “banca più bella del mondo”, una delle testimonianze più preziose del rinascimento perugino, con l’obiettivo di garantire una conservazione preventiva e programmata dei suoi beni artistici. Un lavoro presentato in videoconferenza dal Rettore del Nobile Collegio, il professor Vincenzo Ansidei di Catrano, assieme all’avvocato Francesco Depretis, in rappresentanza della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia che ha sostenuto il progetto portato avanti dallo stesso Collegio.

 

 

Affidato ad Archimede Arte, azienda umbra leader nel settore dei rilievi 3D, consulente del Ministero dei beni e delle attività culturali per la digitalizzazione, con alle spalle servizi di altissima qualità resi ad importanti enti proprietari di beni di ineguagliabile valore artistico quali i Musei Vaticani, il progetto consente non solo di tutelare il Nobile Collegio del Cambio, ma anche di attuare una minuziosa ricognizione dello stato di salute del patrimonio conservato dentro la straordinaria sede, incastonata tra le mura di Palazzo dei Priori.

L’obiettivo del Nobile Collegio del Cambio: tutelare, conservare e valorizzare il patrimonio. “Il Nobile Collegio del Cambio, sede della Corporazione dei Cambiavalute, edificata nella splendida cornice di Palazzo dei Priori, rappresenta uno scrigno unico di tesori artistici, tra i più importanti della città, meta di turisti e studiosi da tutto il mondo – ha esordito nella presentazione del progetto il Rettore, professor Vincenzo Ansidei di Catrano -. Custodisce al suo interno autentici capolavori della storia dell’arte italiana, come gli affreschi della Sala dell’Udienza realizzati da Perugino, gli arredi e gli intarsi lignei, opera di Domenico del Tasso e Giampiero Zuccari, le decorazioni della Cappella di San Giovanni, eseguite da Giannicola di Paolo. Negli ultimi decenni, grazie al generoso sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, sono stati eseguiti importanti interventi di restauro, sia degli affreschi che dell’arredo ligneo. Più recentemente si è provveduto al restauro conservativo dei Portoni e della preziosa Matricola del 1377. Oggi, ci è apparsa quindi particolarmente interessante – ha sottolineato Ansidei – la possibilità di commissionare un progetto che consentisse di accertare con estrema precisione lo “stato di salute” dei luoghi, in modo tale da poter tutelare preventivamente i preziosi e delicati beni artistici presenti nell’antica sede dei Cambiavalute. Le innovative tecniche di digitalizzazione aprono inoltre inediti scenari di studio, e la minuziosa e dettagliata ricostruzione fotografica consente già oggi agli storici dell’arte di effettuare valutazioni ancora più approfondite sugli affreschi di Perugino e dei suoi collaboratori. Questa iniziativa, tecnologicamente avanzata, testimonia ancora una volta l’attenzione e la cura del Nobile Collegio del Cambio nello svolgimento del suo compito istituzionale precipuo, che è quello di conservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-artistico di cui è custode. E attesta la sensibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, da sempre vicina al Collegio in questo percorso di tutela e valorizzazione”.

Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, si punta all’innovazione culturale. “La Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia – ha detto Francesco Depretis – ha sempre prestato molta attenzione alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio artistico, inteso come valore da conservare e tramandare quale eredità culturale del nostro territorio ma anche un elemento importantissimo per le sue ricadute sociali ed economiche, ad esempio in termini di sviluppo turistico. Attraverso la nostra programmazione abbiamo, quindi, sostenuto negli anni numerosi progetti che vanno in questa direzione, alcuni attivati dalla Fondazione stessa, altri attraverso i bandi a tema nel settore dell’arte, uno strumento che vuole stimolare la collaborazione tra Enti, Associazioni ed Istituzioni su temi specifici per cogliere al meglio le opportunità di portare un’innovazione concreta e duratura nelle attività culturali. Il progetto che presentiamo oggi, orientato alla salvaguardia e alla conservazione di uno dei luoghi culturali simbolo della città di Perugia, rappresenta dunque un traguardo importante, certamente per chi lo ha realizzato –  dimostrando come la salvaguardia delle risorse ereditate dal passato siano una responsabilità individuale, oltre che collettiva –  ma anche per la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, per la quale il tema dell’innovazione culturale sta assumendo sempre più rilevanza anche in seguito all’emergenza sanitaria: realtà aumentata, percorsi virtuali e digitalizzazione sono e saranno sempre di più  gli strumenti del futuro per proteggere e conservare il nostro patrimonio artistico, per offrirlo alla più ampia fruizione e per mantenere vivo il dialogo con il mondo dell’arte. Non è casuale che uno dei bandi a tema del programma 2021, la cui apertura è in programma nel mese di aprile, sia indirizzato proprio alla digitalizzazione del patrimonio storico artistico, bibliografico e archivistico del territorio”.

 

 

La filosofia di Archimede Arte: una passione per diffondere l’arte alle future generazioni. “Siamo felici di aver potuto essere al fianco di una icona della città e dell’arte rinascimentale perugina. Operiamo con una precisa filosofia, una passione che ci porta a dare il massimo per tutelare l’arte e poterla trasmettere alle future generazioni, unita al desiderio di trasmettere a tutti la bellezza dell’arte come strumento di crescita individuale”, ha spiegato Aldo Pascucci, amministratore unico di Archimede Arte, intervenuto alla presentazione del progetto. L’opera di rilievo laser scanner, fotogrammetrico e termografico del Nobile Collegio del Cambio – ha poi continuato a spiegare Pascucci -, ha consentito la digitalizzazione nella sua interezza, con rilievi laser georeferenziati integrati con tecniche di fotogrammetria, a livello di immobile e di opere, e monitorata con indagini termografiche, per una tutela completa ed accurata di tutto il patrimonio. Un lavoro realizzato attraverso strumenti laser e altre tecnologie altamente professionali in grado di rilevare gli immobili artistici con una densità maggiore di 0,5 millimetri pixel. I rilievi garantiranno, innanzitutto, la salvaguardia dei beni selezionati attraverso la loro digitalizzazione e la possibilità di conoscere tutti gli aspetti più minuziosi. Le attività di rilievo artistico supporteranno un obiettivo di conservazione programmata nel medio e nel lungo periodo delle opere architettoniche (pareti, soffitti, volte e pavimenti) attraverso interventi di rilievo a cadenze temporali pluriennali di controllo.

I dati risultanti da tali analisi potranno supportare progettazioni avanzate di interventi volti a ridurre i rischi che gravano sull’integrità di beni di immenso valore, come quelli del Nobile Collegio del Cambio. “I rilievi termografici – ha concluso Pascucci – hanno consentito di verificare la situazione degli affreschi delle pareti e della volta affrescata dal Perugino. Inoltre, grazie a software di post elaborazione grafica si ottengono rappresentazioni tridimensionali estremamente minuziose nella qualità del dettaglio, facilmente esportabili e utilizzabili su piattaforme digitali e gestionali”.

Oggi, il “DanteDì” ha un sapore molto particolare, perché il 2021 è l’anno di Dante, dei 700 anni dalla sua morte. Per questo il 25 marzo 2021 – la data in cui prende il via il viaggio letterario nell’aldilà della “Divina Commedia” – va celebrato con ancora più devozione.

Vista di Assisi, foto di Enrico Mezzasoma

 

Il Sommo Poeta amava l’Umbria. La descrive nell’XI canto del Paradiso della Divina Commedia quando incontra San Francesco nel cielo del Sole con gli spiriti sapienti. In due terzine ci parla di Gubbio e Sant’Ubaldo, del clima di Perugia, di Nocera e di Gualdo Tadino e naturalmente di Assisi, città natale del Santo, che dovrebbe chiamarsi Oriente perché ha dato alla luce il Sole.
«Intra Tupino e l’acqua che discende / del colle eletto dal beato Ubaldo, / fertile costa d’alto monte pende, / onde Perugia sente freddo e caldo / da Porta Sole; e di rietro le piange / per grave giogo Nocera con Gualdo. Di questa costa, là dov’ ella frange/più sua rattezza, nacque al mondo un sole/come fa questo talvolta di Gange. / Però chi d’esso loco fa parole, / non dica Ascesi, ché direbbe corto, / ma Orïente, se proprio dir vuole».
Si dice che questa parte fu scritta nel territorio eugubino, all’interno del castello di Colmollaro dove risiedeva il Conte Bosone Novello Raffaelli, amico di Dante.

Il colophon della Divina Commedia stampata a Foligno.

La prima stampa a Foligno

L’Umbria e la Divina Commedia sono legate anche in modo più materiale: a Foligno infatti, l’11 aprile del 1472 viene stampata l’editio princeps dell’opera del Sommo Poeta. La prima copia a stampa sembra essere nata nella casa dell’orafo e zecchiere pontificio Emiliano Orfini, fondatore, assieme al trevano Evangelista Angelini, della prima società tipografica della città di Foligno.

Un Dante inedito a Orvieto

Proprio in questi giorni a Orvieto è stato individuato un quadro – che era sfuggito probabilmente per secoli – che raffigura un Dante inedito, sempre di profilo nella sua iconica posa, ma con la barba. L’opera, di autore ignoto, sarebbe databile tra il 1500 e il 1600.  La raffigurazione sembra prendere spunto dalla dettagliata descrizione che Giovanni Boccaccio fa del volto di Dante Alighieri nel Trattatello in laude di Dante scritto tra il 1351 e il 1355. Boccaccio scrive: «Il suo volto fu lungo, e il naso aquilino, e gli occhi anzi grossi che piccioli, le mascelle grandi, e dal labro di sotto era quel di sopra avanzato; e il colore era bruno e i capelli e la barba spessi, neri e crespi, e sempre nella faccia malinconico e pensoso”» Ulteriori indagini daranno risposte più certe.
Orvieto già conservava a suo modo pezzi di Divina Commedia: nel Duomo, infatti, sono raccontate scene tratte dai canti del Purgatorio e dipinte dal Signorelli.

 

Foto di Comune di Orvieto

Dolenti note

L’unica nota dolente nel rapporto fra Dante e l’Umbria è Cante Gabrielli di Gubbio che, in veste di podestà di Firenze (1298), emanò due sentenze di condanna contro Dante: con la prima lo condannò a una multa pecuniaria, al divieto a vita di partecipare al Governo di Firenze e all’esilio per due anni dalla Toscana. Con la seconda sentenza, non avendo il poeta ottemperato a quanto stabilito, lo condannò al rogo, alla distruzione delle sue case e alla confisca dei suoi beni.

Inizia l’edizione 2021 dell’Umbria Guitar Festival 2021 – Agimus Perugiadel, festival dedicato alla chitarra. Per gli ovvi motivi legati alla pandemia il concerto inaugurale verrà mandato in streaming nel canale dell’Università per gli stranieri di Perugia.

19 marzo ore 18
Perugia – Sala Goldoni dell’ Università per gli stranieri
TRIO D’ARNA

Luca Ricci, canto e percussioni
Barbara Abati, flauto
Lucia Bellucci, chitarra

 

Link: https://www.youtube.com/channel/UCyaTHwdiG3H7VpqUWZ5Uh3g

Il terremoto del 2016, che ha colpito, ancora una volta, il Centro Italia, ha causato 299 vittime, ha distrutto città, abitazioni, edifici scolastici, opifici, comunicazioni, monumenti. Ha colpito, spesso in modo irreparabile, il patrimonio artistico di tutta l’area del cratere, in particolare quello della Valnerina, il territorio a cavallo fra Umbria e Marche.

Il libro, che sarà presentato oggi alle ore 21.15 nell’ambito della rubrica LIBRI&PENSIERI, collegata Festa di Scienza e di Filosofia-Virtute e Canoscenza, ha per titolo; Un patrimonio ferito. la Valnerina. Il libro è stato scritto da Vittoria Garibaldi, storica dell’arte, tra le altre cose già direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria, studiosa entusiasta e profonda conoscitrice del patrimonio culturale umbro. Il libro è la raccolta di ben quarantotto articoli, a firma di Vittoria Garibaldi, pubblicati dal Corriere dell’Umbria dal dicembre 2016 al dicembre 2017, è stato edito dall’Associazione Orfini Numeister di Foligno, il cui scopo principale è la diffusione della cultura e delle conoscenze storico-artistiche della Città e dell’Umbria.

Il libro sarà presentato questa sera alle ore 21.15, sui canali Facebook e Youtube di Festa di Scienza e di Filosofia sul canale Facebook del Laboratorio di Scienze Sperimentali di Foligno, dall’autrice Vittoria Garibaldi e dal dott. Giuseppe Serafini, Magistrato, Presidente di Sezione de Consiglio di Stato.

Siamo felici e onorati di patrocinare una bella iniziativa che ha il sapore della ripresa e della speranza verso il ritorno, speriamo in tempi brevissimi, alla normalità. E siamo particolarmente felici che questa iniziativa veda protagonista il mondo femminile e abbia il suo battesimo proprio nelle Giornata internazionale della donna: l’8 marzo alle ore 18,30 in diretta streaming, verrà infatti presentato il progetto Donna vede Uomo, con il patrocinio della Regione Umbria in particolare della Consigliera di Parità Monica Paparelli, della Provincia di Perugia, dei Comuni di Deruta e Magione, con il supporto del GAL Trasimeno-Orvietano e la collaborazione organizzativa di Trasimeno in Dialogo, Ars Cultura, AboutUmbria, MepRadio, ACLI Arte e Spettacolo, Donne al Lavoro, Sul Palco della Vita e La Casa degli Artisti di Perugia. Parteciperanno gli attori della Compagnia in di Assisi e il musicista, maestro Giulio Castrica.

Il progetto

Donna vede Uomo è un progetto fotografico itinerante e multiculturale corredato da versi, dove la donna, attraverso l’obiettivo fotografico e la penna, descrive il mondo dell’uomo secondo le proprie percezioni. Sotto la curatela e organizzazione di Marco Pareti e la direzione artistica di Carla Medici de La Casa degli Artisti, si tratta di un evento che nel 2021, si spera, potrà essere proposto in diverse località, adeguandosi di volta in volta al luogo che avrà il desiderio di ospitarlo.

Raccogliendo l’eredità del fortunato Donna vede Donna, che ha visto donne finalmente ritratte da altre donne, con occhi e sensibilità tutti femminili, questa nuova iniziativa, vede come soggetto l’uomo, anche in questo caso però ritratto secondo la percezione della donna.

L’esposizione da un lato immortala l’uomo attraverso le fotografie – scattate in prevalenza attorno al Lago Trasimeno e, in parte, a quello di Piediluco – e dall’altro lo descrive tramite i versi registrando i cambiamenti della figura maschile e il suo adeguarsi ai mutamenti sociali e ai nuovi equilibri con l’altro sesso.

Lo spirito dell’iniziativa è quello di infondere al visitatore positività, non conflittualità né richiami alla violenza di genere, temi pure molto attuali e, purtroppo, non ignorabili. L’intento degli organizzatori tuttavia è quello di infondere fiducia e speranza rappresentando un equilibrio possibile, a cui tendere e per cui vale la pena impegnarsi come singoli individui e come società. Per questo la rassegna ha anche la finalità di coinvolgere le scuole di ogni ordine e grado per trasmettere, con una modalità innovativa, l’importanza del rispetto, della comprensione e dell’uguaglianza tra generi.

Ogni fotografa coinvolta ha avuto a disposizione cinque scatti per esplicare al meglio il proprio progetto; ciascuna poetessa ha potuto, con i suoi versi, esprimere le emozioni che il progetto fotografico abbinato è stato in grado di trasmetterle.

Le artiste protagoniste di Donna vede Uomo sono 18, di origine italiana, russa, ucraina, ceca e cilena: Anna Maria Bolletta, Roberta Costanzi, Alessandra Di Cesare, Sara Fusini, Helena Malachova, Graziella Mallamaci, Susanna Mannarelli, Katia Merli, Francesca Panichi, Francesca Pecorella, Eleonora Pescai, Catia Rogari, Elena Romanko, Anna Savino, Mariolina Savino, Marina Sereda, Emiliana Tamburi e Carla Tejo.

Per assistere alla presentazione basta collegarsi a uno di questi indirizzi

https://www.facebook.com/sulpalcodellavita/live

http://www.mepradio.it/diretta.php

https://m.facebook.com/www.lacasadegliartistiperugia.it/live

 

 

Era febbraio quell’anno e la neve scendeva e copriva l’Europa. Tutta l’Italia lentamente si trovò imbiancata dal Brennero a Palermo.

In Umbria scesero prima 10 centimetri poi 50 e la vita si fermò a guardare. Lu nevone, la chiamarono a Norcia. Dopo la neve la temperatura cominciò a scendere, poi nevicò ancora e poi gelò. A Terni la temperatura scese fino a -15° C e il termometro si schiantò. L’Italia batteva i denti. Quando l’inverno sembrava finito – era il 13 marzo – il cielo si coprì ancora di nubi grigie, la primavera fece un passo indietro e di nuovo cominciarono a scendere inesorabilmente i fiocchi bianchi, tanti, troppi.

L’Italia sommersa dalla neve

Dopo la neve tornò ancora il gelo, duro, terribile, crudele. Il proverbio dice sotto la neve pane, ma la neve del ‘56 non ebbe pietà per il pane. Il freddo intenso distrusse il grano nei campi, bruciò gli olivi e seccò le viti. Gli agricoltori si trovarono senza niente da mangiare, niente da vendere, niente da vivere. Le industrie erano scarse in Umbria, nel ‘56, non c’erano reti di salvataggio per chi lavorava la terra.

Un duro inverno

Fu un inverno di dolore che travolse intere famiglie e che cambiò la vita di molte persone. Troppi furono costretti a lasciare la loro casa, il loro mondo, gli affetti più cari e prendere la via dell’esilio. Ci fu chi si spostò solo fino a Terni o a Roma e chi fu costretto ad andare lontano, fino in Germania o in Francia o in Belgio. Chi rimase doveva continuare a vivere e fare i conti con la natura ma essa, con la sua forza devastatrice, non aveva tenuto conto della tenacia degli agricoltori.
Ci furono piantagioni che andarono interamente sostituite. Si buttarono via i frutti sugli alberi e anche gli alberi. Gli olivi che tenacemente resistono anche quando la temperatura scende sottozero, si arresero sotto la sferza del gelo troppo intenso e troppo lungo: si spaccò la corteccia, i rami cedettero sotto il peso della neve, le foglie mutarono colore da verde a marrone. Le colline avevano cambiato volto e gli olivi sembravano zombi. I danni erano gravi, anzi gravissimi, ma quello che si vedeva non era tutto. Gli alberi si alzano da terra belli e frondosi, ma sottoterra ci sono le radici che sono l’apparato vitale e le radici avevano resistito ed erano vive.

 

Norcia sommersa dalla neve nel 1956

La rinascita a primavera

Non tutto è perduto! fu il grido che si levò ovunque. Quando finalmente la primavera arrivò si portò via la neve. Allora andarono tutti nei campi con la sega e tagliarono gli alberi fino a metà tronco, li capitozzarono e rimase la ceppaia. Poi tornò di nuovo l’inverno e tornò la primavera e la ceppaia cominciò a gettare i primi rametti e lì i contadini intervennero.
Invece di far crescere un solo tronco ne lasciarono crescere tre, con spazio e aria tra i rami per difenderla meglio dai vari parassiti che l’attaccano e distruggono il raccolto. Avevano inventato il vaso policonico, cioè erano tre strutture piramidali che avevano la funzione di abbassare i rischi in caso di condizioni avverse. Le avversità atmosferiche sarebbero sempre tornate allora non restava che aumentare le probabilità di sopravvivenza: se i tronchi sono tre, forse uno si salva.
Dopo la gelata del ‘56 o meglio, dopo il Nevone del ‘56, il panorama delle colline umbre è leggermente cambiato: sono spariti quegli alberi biblici che avevano un solo tronco contorto, lavorato dai parassiti ma ricco di leggende e al loro posto si sono sviluppati alberi bassi, facilmente lavorabili, che, dopo un breve tronco, si aprono in tre e che vediamo ovunque attraversando la Regione.

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