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16 ottobre : Musa che Ispira 

Lezione di anatomia artistica curata dal Dott. Daniele Cerami, con esperienza pratica di copia dal vero dei calchi in gesso presenti in gipsoteca.  Gli utenti potranno, attraverso la guida del Maestro d’arte, scoprire dettagli e metodi del disegno artistico accademico.

23 ottobre : Andate/ritorni -I curatori raccontano

Le opere in prestito dalla Galleria Nazionale dell’Umbria raccontate da Carla Scagliosi e Giovanni Manuali.

 


INFO E PRENOTAZIONI: musa@sistemamuseo.it.

«Due persone che si ponessero a scrivere uno stesso dialetto senza saper l’uno dell’altro, né seguire un metodo già ricevuto, si può scommettere che non iscriverebbero una parola sola nello stesso modo»
Giacomo Leopardi.

L’orvietano è una macedonia di dialetti che attinge in parte dall’umbro, in parte dal toscano e in parte dal laziale, e si discosta molto dal dialetto ternano e dalla parlata perugina, o dai molti dialetti dell’alto Lazio. Con la nuova tappa di Dialettiamoci andiamo a Orvieto (e zone limitrofe) per scoprire tutti i segreti del suo vernacolo che è colorito e decisamente simpatico, un miscuglio linguistico per certi versi bizzarro.

Gianluca Foresi

La sua peculiarità principale è il plurale maschile che viene declinato al femminile: i fagioli co le cotiche diventano le faciole co’ le cotiche, le sorde (soldi), le sasse (i sassi), le carabiniere co le baffe (i carabinieri coi baffi) e se: Volete l’acqua ma le case? Scoperchiate le tette (Volete l’acqua nelle case? Scoperchiate i tetti).
A condurci passo dopo passo nel viaggio orvietano c’è Gianluca Foresi, attore di rievocazioni storiche e nativo della città, che ama la lingua in tutti i suoi aspetti.
«Prima d’iniziare la nostra chiacchierata annamo a mettese a ceccia sulle schiace del Duono (andiamo a sederci sulle scale del Duomo). Gli orvietani fanno questo, oltre che a usare diocaro come inflessione, come fosse un cioè. Non c’è nulla di blasfemo. E poi se ti chiedono come stae? (come stai) si può rispondere: C’ho na fame che sgavuglio (ho una fame che non ci vedo), fame si dice anche lupa (nun ho magnato gnente da iersera… e mò c’ho na lupa!) poi dopo mangiato ce pija la scarfagna (sonno, abbiocco) che si dice anche cicagna o cecagna.
Ecco, a Orvieto parliamo così. Se poi vuoi chiamare qualcuno, devi urlare Oh vè! oppure quell’o/quella do; laggiù diventa me la ju, vieni qui, vieni me qui e andato è ito. La testa da noi è la copoccia, il ragazzo o la ragazza sono il bardasso o la bardassa (usato anche per indicare il fidanzato/a), le chicchere sono le stoviglie mentre il pìolo è il chiacchierare ridendo e scherzando: deriva, in forma onomatopeica, dal suono del verso dei pulcini. Usiamo molto anche la parola gagliardo – decisamente romanesca – e quando iniziamo un racconto diciamo: sessimo io e… (eravamo io e…), invece, dicesse Foresi… quando riportiamo le parole di qualcuno» spiega Gianluca Foresi.

 

Per le vie di Orvieto

Se te pija a pittinicchio… è la fine!

Nel vernacolo gli insulti sono un vero fiore all’occhiello e l’orvietano non è certo da meno, quindi si spazia da lolo (sciocco) a marruano (grezzo, poco raffinato) o ciummello (imbranato). Per rinforzare possiamo dire che manco l’billo te magna la capoccia (per dire che non sei molto intelligente) o sei proprio un metule (sei inutile. Il metule è il palo che sta in mezzo al pagliaio, sta lì fermo e sembra che non serva a niente).
A Orvieto si può incontrare anche qualcuno che te pijà a pittinicchio: m’ha reso a pittinicchio, nun me mollava più! (si dice quando una persona chiacchiera tanto e non ti lascia più andare) o che dà il pillotto (il tormento). Può capitare che in un luogo non ce se ribruglica (non ci si gira, si dice quando un luogo è troppo stretto), si può camminare a gnaolone (camminare come i gatti a quattro zampe) o me darebbe ma li cani! (per indicare una persona messa male) Ma l’importante è levà ‘ste struffajje de mezzo (vari oggetti in mezzo)… sinnò ‘nciampico!
«Usiamo molto anche l’imprecazione perdindirindio o il modo di dire S’è sfondato come ‘l pozzo de San Patrizio per indicare qualcuno che mangia molto. Invece quando si è fortunati si dice: sei passato par Arduino. Arduino si trovava anticamente nella zona di Porta Romana e si occupava della monta dei cavalli, è un modo elegante per dire che hai un grande fondoschiena. Molto usato è anche: sarà che ‘l cane magna ‘l falasco, ma che scioje la balla (se il cane vuol mangiare il grano prima deve scogliere la balla) per indicare un obiettivo che non si riesce a raggiungere. Quando invece una ragazza è irraggiungibile per un ragazzo si dice n’è motore pe quela trebbia» conclude l’attore orvietano.
Comunque caro lettore ricorda sempre che Quannè nero ‘l buco de l’Apone nu la tiene manco Cristo col bastone (Quando da Orvieto, guardando verso l’Apone (Viceno, una frazione) vedi nuvole nere, pioverà di sicuro).

 


Le puntate precedenti

Perugino
Eugubino
Castellano
Folignate
Spoletino
Ternano

La giornalista domenica sarà a Umbrialibri: «Sono contenta di tornare in Umbria, sono quattro o cinque anni che non vengo».

Abbiamo scambiato alcune battute con la giornalista e scrittrice Daria Bignardi che, domenica 10 ottobre, sarà a Perugia (ore 12 presso l’Aula Magna del Complesso Monumentale di San Pietro a Perugia) in occasione di Umbrialibri per presentare il suo ultimo romanzo Oggi faccio azzurro. Una storia irresistibile – a tratti comica e a tratti struggente – che mescola leggerezza e profondità, grazia e tenerezza, esplorando il dolore e il rapporto con noi stessi.
«Oggi faccio azzurro è un modo di dire tedesco che significa Oggi non vado a lavorare. Viene dal Medioevo quando gli artigiani vedevano il cielo azzurro solo un giorno alla settimana, quando appunto non andavano a lavorare» spiega l’autrice.

Daria Bignardi, foto di Claudio Sforza

Il libro (edito da Mondadori) ci fa conoscere il dolore e l’umanità, attraverso gli occhi di Gabriele, «come l’arcangelo», che però «in Germania è un nome da donna», e di Galla. Lei, da quando è stata lasciata dal marito, senza una ragione, passa le giornate a fissare dal suo divano la grande magnolia nel cortile, fantasticando di porre fine a quel dolore insopportabile del quale si dà la colpa. Se esce di casa è solo per incontrare la psicanalista Anna Del Fante o per andare in carcere, dove canta con altre dieci volontarie in un coro di detenuti tossicodipendenti. Durante un viaggio a Monaco di Baviera entra per caso in un museo dove è allestita la mostra della pittrice tedesca Gabriele Münter, amante del pittore Vasilij Kandinskij. Galla si sente ipnotizzata dalle sue opere e da quel momento la voce di Gabriele entra nella sua vita, tormentandola, prendendola in giro, raccontandole la sua lunga storia d’amore con Kandinskij, così simile a quella di Galla con l’ex marito Doug. Galla incrocia sulla sua strada altri due pazienti della psicanalista: Bianca, un’adolescente che non riesce più ad andare a scuola, e Nicola, un seduttore compulsivo, vittima di attacchi di panico, in un incontro a sorpresa che potrebbe stravolgere le esistenze di tutti e tre.

Le storie d’amore di Galla e Gabriele sono molto simili anche se vissute in due epoche lontane: la sofferenza d’amore non ha tempo. Cento anni fa si soffriva come oggi…

È vero! Infatti la pittrice Gabriele Münter, il fantasma che parla con Galla e che nell’iperuranio è diventata una femminista radicale, è indignata e le dice: «Non posso credere che cento anni dopo stiamo ancora messe così!».

La pittrice è un alter ego di Galla?

Secondo me Gabriele Münter è una delle voci interiori di Galla: quella che fa più fatica a esprimere.

Gabriele “mangia” pure i Baci Perugina… 

Mi sono divertita a far parlare quest’artista nata alla fine dell’Ottocento in modo spiccio e diretto, come se fosse la sorella un po’ brusca ma divertente che Galla non ha mai avuto.

Tutti i personaggi sono a loro modo imprigionati da qualcosa: amore, carcere, paure, ansia, droga. Qual è la prigione più grande della società di oggi?

Eh, ce ne sono parecchie di prigioni e ognuno ha la sua: la cosa più difficile, oggi come un tempo, è proprio essere liberi.

Ha qualche ricordo legato all’Umbria?

A Perugia era venuta ad abitare una delle mie migliori amiche del liceo, Maria Rita Albertini, e ho passato con lei e la sua meravigliosa famiglia diverse Pasque. Poi ci sono stata parecchie volte al Festival del Giornalismo. Una volta ne ho approfittato per fare un sopralluogo a Cascia perché stavo scrivendo un mio libro intitolato Santa degli impossibili, che in qualche modo è stato ispirato dalla figura di Santa Rita. Sono contenta di tornare in Umbria, sono quattro o cinque anni che non vengo: vi aspetto domenica a mezzogiorno, tra l’altro mi presenterà uno scrittore che stimo moltissimo, Giancarlo De Cataldo, che è con me anche nella giuria del Premio Severino Cesari, carissimo amico umbro.

Un luogo dai tanti tesori nascosti e lontano dal turismo di massa.

Una domenica mattina di luglio sono stata con la mia famiglia a Vallo di Nera, per la prima volta. Nonostante sia un’umbra doc, in 34 anni di vita non mi è mai balenato per la testa di fare una passeggiata da quelle parti perché non conoscevo i tesori che si nascondono in questo borgo così affascinante. Non per altro è considerato uno dei Borghi più Belli d’Italia e Bandiera Arancione del Touring Club.

 

Chiesa di Santa Maria Assunta, foto dell’autrice

 

Abbiamo parcheggiato l’auto fuori le mura e siamo entrati in città dalla via che conduce alla Chiesa di Santa Maria Assunta. Alcune signore, in abiti domenicali, erano pronte ad assistere alla Messa. Sorridendoci, ci hanno invitato a entrare in chiesa per ammirare i favolosi interni affrescati da artisti di scuola giottesca. Siamo rimasti sbalorditi dalla bellezza di questo piccolo gioiello che conserva, tra gli altri, La Processione dei Bianchi di Cola di Pietro da Camerino, risalente al 1401.
Uscendo, ci siamo accorti che la porticina a sinistra della chiesa era aperta e dava su un piccolo chiostro tenuto magnificamente. Percorrendo una delle stradine di fronte alla piazza, ci siamo imbattuti in una targa con scritto Casa dei Racconti a fianco a un edificio chiuso. Incuriositi, abbiamo cercato informazioni su internet e abbiamo scoperto che si tratta di un centro di ricerca e documentazione sulla letteratura popolare, un luogo depositario della tradizione orale dell’intera comunità, soprattutto quella che si tramanda da generazioni e che contiene miti, leggende, favole, racconti e satire. Ci siamo quindi addentrati nei vicoli silenziosi, dove tutto riporta al passato e mi sono immaginata scene di vita medievale: cavalieri a cavallo, dame a passeggio e il correre dei bambini tra i banchi del mercato.

Chiesa di San Giovanni Battista

Tornata alla realtà, eravamo giunti di fronte alla Chiesa di San Giovanni Battista, che si trova nella parte alta della città. È stata costruita tra il 1200 ed il 1300, ma è stata in parte ricostruita nel 1575. Purtroppo era chiusa quel giorno e non abbiamo potuto visitarla: un motivo valido per tornarci. Tuttavia, ci ha colpito la facciata molto semplice che dà su una piazzetta che, al centro, ospita una cisterna e a lato un belvedere verso le verdi colline.
Abbiamo continuato la nostra visita salendo per le strette vie e, dopo aver percorso il perimetro del castello, siamo usciti dalle mura giungendo alla Cappella di San Rocco, che sorge sotto un porticato dove è presente anche un lavatoio e un abbeveratoio per animali. Quello che ci ha colpiti è l‘atmosfera tranquilla e rilassata di questo borgo. Vallo di Nera è un susseguirsi di stradine, mensole, portoni di legno e sottopassaggi angusti. Tutti si conoscono nel paese, una grande famiglia che ci ha accolti in casa propria con gentilezza e affabilità. Non c’è alcuna traccia del turismo di massa e intorno la natura è la vera protagonista del paesaggio. Questi sono solo alcuni dei validi motivi per visitarla. La posizione in cui si trova, inoltre, offre spunti per diverse attività, come il rafting lungo il fiume Nera e una piacevole passeggiata in bici lungo il tragitto dell’ex ferrovia Spoleto-Norcia. Senza dimenticare che Vallo di Nera è la città del tartufo.

La manifestazione, che si svolgerà domenica 26 settembre, ha come novità il Concorso Letterario, oltre a spettacoli, magia e laboratori.

Chi vuole sognare e immergersi per un giorno nel mondo magico delle favole, con clown, teatranti di strada, giocolieri, prestigiatori del mistero, saltimbanchi e maghi, non può perdersi Fiabando nell’isola che c’è, che il 26 settembre animerà le vie dell’Isola Maggiore sul Trasimeno.
L’evento favoloso, giunto alla IX edizione, è nato dall’idea originale della psicoterapeuta ed ex insegnante Maria Pia Minotti – oggi presidente onorario – che ne cura ogni dettaglio ed è organizzato dall’Associazione Fiabando APS con il supporto del Comune di Tuoro, delle Proloco di Tuoro e di Isola, del Gal Trasimeno-Orvietano, degli esercizi commerciali e dei ristoratori dell’Isola. A questi si affiancano numerosi i media partner tra cui: AboutUmbria, Corebook, Tef, RNT Radio, Nati per leggere e tanti altri.

 

Passate edizioni, foto by Facebook Fiabando

 

«Quest’anno è previsto un programma molto ricco, con tanti spettacoli, eventi e personaggi curiosi che si incontreranno per le vie del borgo. Un programma – adatto a grandi e piccini – che inizierà alle ore 10.00 con la Banda musicale di Tuoro sul Trasimeno e che si concluderà dopo le 18.15 con la premiazione del Concorso Letterario Fiabando 2021 e l’intrattenimento musicale di Annalisa Baldi» illustra Marco Pareti, presidente dell’Associazione. Proprio il Concorso letterario è la vera novità di questa edizione, che dà la possibilità ai novelli scrittori di mettersi in gioco. È organizzato dalla casa editrice Bertoni Editore e dallo stesso presidente Marco Pareti: ogni partecipante ha proposto una fiaba di sua invenzione che verrà giudicata da una giuria di esperti e premiata alla fine della giornata.
Immancabile è l’oramai consueto Percorso di scrittura della fiaba (dalle 10.45 alle 12.00) in cui i partecipanti vengono invitati a seguire le tappe strutturali della favola in cui sono guidati dalla stessa Maria Pia Minotti e da attori e clown sulla via della Fiaba, il Lungo Lago fino a piazza San Francesco, dove consegnano il loro elaborato.

 

 

«Inoltre ci saranno spettacoli itineranti, maghi e bolle di sapone giganti, laboratori di scrittura e pittura estemporanea, ma anche l’esibizione degli Sbandieratori di Città della Pieve e quella del gruppo folkloristico Umbria Folk di Castiglione del Lago; lo spettacolo teatrale L’Ottava Nota, di e con Stefano De Majo e con gli operatori e gli ospiti della Casa del Giovane di Piediluco e i centurioni romani. Da non dimenticare le presentazioni dei libri come la collana Favole a zonzo di Mirko Revoyera, gli inbook della Bertoni Editore, Orfeo e Zeno di Marilena Buracchi e La leggenda di Agilla e Trasimeno di Chiara Vestri. Insomma, chi vuol vivere un giorno da favola deve venire a Fiabando, un evento adatto a tutte le età» conclude Pareti.

 


Qui trovate il programma completo

 

Il Festival di Fotografia Contemporanea che sta per iniziare al Palazzo del Vignola di Todi, vuole aprire una finestra su di noi e sul mondo attraverso diverse forme di comunicazione.

Oggi siamo sempre più sommersi di immagini, si fotografa di tutto: dal panino che si sta mangiando all’avvenimento drammatico, con scatti discutibili e che sovente trasmettono ben poche emozioni. Questo Festival pone invece in evidenza lo sguardo sensibile degli artisti.
Mentre solitamente i festival raccolgono solo spettatori e critici, questo Festival di Fotografia ci trascina dentro il mondo della fotografia partendo dall’antica camera oscura sino alla post produzione digitale, coinvolgendo direttamente i partecipanti grazie al progetto The dark room project, curato da Luciano Corvaglia.

Antonio Manta

Sono accettate anche immagini realizzate dal pubblico che verranno visionate collettivamente nella sezione Lettura Portfolio, organizzata in collaborazione con FIAF Umbria. Ci saranno a disposizione professionisti che esamineranno le immagini per poi dare consigli, magari scoprire nuovi talenti e, l’ultimo giorno, premiare lo scatto più bello.

Nella mostra collettiva La fotografia è donna, curata da Antonio Manta, dieci fotografe espongono i loro scatti. Le loro immagini ci offriranno una visione sia del mondo passato, in varie fasi di cambiamento, sia del mondo che sarà, interpretato dal sensibile sguardo femminile e immaginando anche una futura vita su Marte, quando un giorno potremo andare in massa su altri pianeti. Inoltre progetti editoriali si intrecceranno con film, proiettati nel Nido dell’Aquila, un luogo molto particolare che ospiterà pure presentazioni di libri e dibattiti. Un Festival dunque che abbraccia il passato remoto, il passato recente visto in divenire e il futuro ipotizzabile.

C’è sempre stato un futuro che avanza come lo ha immaginato anche Giandomenico Tiepolo mentre affrescava la sua villa di Ziano, ritraendo la folla ammassata che osserva la lanterna magica. Adesso che siamo ben oltre la lanterna magica, resta la magia dell’emozione trasmessa da certe immagini. Alberto Giuliani ha immaginato la vita sul pianeta rosso: Marte; Carlo Riccardi ha ritrovato le immagini della Roma che cambiava negli anni Sessanta, gli anni del boom. Ma non si potevano trascurare immagini di quel passato recentissimo, marzo 2020, i giorni del lockdown. Rivedere quei giorni ci riporterà a un’esperienza collettiva che non avremmo mai immaginato di dover vivere; è trascorso solo un anno ma sembra già molto lontano.

 

Chi desiderasse vedere la terra fotografata dallo spazio può andare al Nido dell’Aquila per incontrare l’astronauta Paolo Nespoli che, in occasione della presentazione del suo libro, farà scorrere immagini scattate dallo spazio. Ci si potrà divertire con il set fotografico allestito da Fuji dove sarà possibile farsi dipingere il viso dal pittore Francesco Amato e immortalare dal fotografo Antonio Manta. Si potranno pure testare le nuove macchine fotografiche Fuji.

 

 

Insomma, sarà una settimana molto densa di avvenimenti che attraverseranno e animeranno la bella città di Todi. Un Festival così articolato, che vedrà il suo inizio con la proiezione del docufilm Let’s go, non potrà che concludersi con un concerto eseguito dal quintetto Tebaldi, allieve dell’Accademia del Teatro alla Scala. Il concerto avrà luogo nella chiesa della Consolazione domenica 3 ottobre alle ore 19.30.

 


L’ingresso alle mostre, alle performance e alle conferenze è gratuito e nel rispetto delle vigenti norme anti Covid-19. negli spazi del festival è obbligatorio l’uso della mascherina.

ORARIO DELLE MOSTRE: 10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:00

Il programma è scaricabile dal sito: sito: todimmagina.it

Mostra internazionale del merletto e del ricamo: a Panicale, dal 17 al 19 settembre, con stand, mostre e spettacoli.

Il borgo di Panicale, dal 17 al 19 settembre, si mette il suo vestito migliore fatto di pizzi, tulle e merletti per ospitare la nona edizione di Fili in Trama, che aspetta il suo pubblico per riscoprire le antiche tradizioni del ricamo, che rappresentano anche una vera risorsa economica per il territorio.

 

 

La Mostra internazionale del merletto e del ricamo, che quest’anno ospiterà 35 espositori provenienti dall’Umbria e da altre regioni italiane – a causa del Covid dall’estero non arriverà nessuno – è organizzata dal Gal Trasimeno-Orvietano per racchiudere nel borgo perugino le eccellenze delle scuole e delle tecniche di ricamo di tutto il mondo, forte della tradizione dell’Ars Panicalensis della scuola di Anita Belleschi Grifoni. Imponente anche la rete di associazioni del comprensorio che forniranno un contributo concreto, al pari delle istituzioni locali, per la riuscita dell’evento: da La Trama di Anita a TèathronMusikè, che si abbina, come di consuetudine, al Pan Opera Festival; dalla Casa degli Artisti di Perugia alla Fondazione Denis Cichi; dall’Arca di Pan a Polis Cooperativa Sociale; non ultime la Pro Loco, la Parrocchia, Il Centro sociale anziani e le Confraternite di Panicale.

«Per far sì che la manifestazione di svolga in totale sicurezza prenderemo tutte le dovute precauzioni per regolare il flusso di accesso e controlleremo il green pass all’entrata dei diversi locali. L’inaugurazione sarà domani alle ore 16» spiegano Marco Mannarelli, presidente dell’associazione La Trama di Anita, e Francesca Caproni, direttrice del Gal Trasimeno-Orvietano che ci hanno illustrato l’evento.
La piazza principale e i vicoli di Panicale – che saranno addobbati per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante – ospiteranno stand, mostre fotografiche e di pittura e spettacoli (dal teatro all’opera, dai concerti alle rappresentazioni itineranti) e il ritorno della prestigiosa sfilata di moda dal titolo Vivi a colori, sabato sera nella cornice di piazza Umberto I, dove capi di abbigliamento interamente realizzati con pizzi, ricami e merletti saranno i veri protagonisti. Per la prima volta verranno esposti, in esclusiva, vecchi pizzi dell’Ars Panicalensis.
«Al Sommo Poeta renderemo omaggio anche con uno spettacolo e focalizzeremo l’attenzione sulle donne afghane, con una mostra fotografica a loro dedicata. Una vera chicca è il percorso per le vie del borgo in cui si potranno ammirare quadri – dal XIV al XX secolo – che ritraggono donne intente a ricamare. Da non perdere nemmeno le mostre di pittura (I doni di Denise dell’artista Denise De Visscher Cichi, Il filo è il mio pennello di Mauro Ottaviani e la mostra personale di Barbara Gallo), le mostre fotografiche (Donna vede Uomo e il contest fotografico Suggestioni in trama) e gli spettacoli teatrali, tra questi Accadde al Tramonto, domenica ore 20.30» illustra Mannarelli.

Qui il programma completo


 

Sull’Isola Maggiore del lago Trasimeno è andata in scena la IV edizione della manifestazione musicale Accademia Isola Classica & Festival, organizzata dalla direttrice e musicista Natalie Dentini con la direzione artistica di suo marito, il maestro violinista Vlad Stanculeasa. Durante le magiche atmosfere isolane possono succedere delle cose straordinarie, come ascoltare gli stupefacenti virtuosismi musicali del più acclamato violoncellista al mondo, Steven Isserlis.

Vi è mai capitato di essere convinti di averne viste e sentite tante? Credo che a qualcuno sia capitato. Personalmente non avevo fatto i conti con le ninfe lacustri che a un certo punto della vita e come per magia, fanno succedere una serie di coincidenze e fanno sì che la serata che ti aspetta sia piacevolmente adorna di splendida musica suonata da un bravissimo musicista, peraltro senza mai aver avuto prima la possibilità di ascoltarlo dal vivo.

Steven Isserlis, foto by Eduard Luzhetskiy

Quando arriva l’invito per il concerto, incontri degli amici, vai a cena con loro e poi vi incamminate verso il luogo dell’evento, ma per un forte vento l’esibizione viene spostata presso la Chiesa di San Salvatore. Si prendono le scale che s’inerpicano fino al piazzaletto antistante la Chiesa/auditorium. Un posto in prima fila, proprio di fronte alla sedia del musicista e, poco di lato, un pianoforte. Un leggero brusio tra gli spettatori, come avviene sempre prima di ogni concerto e, dopo pochi secondi, entrano i protagonisti… salutano e raccolgono gli applausi di rito. Silenzio assoluto. Ci sono attimi in cui hai delle sensazioni fortissime, che ti dicono che sta per succedere qualcosa di unico, eccezionale e tremendamente favoloso.
Quando quell’uomo, dai tanti capelli lunghi e ricci e un colore pepato in criniera, ha piegato la testa verso la cassa del pianoforte, da quel momento si sono aperte nuove strade e nuove conoscenze della musica.
Si sentono le prime note uscire da quello straordinario strumento a corde: un violoncello e che violoncello… uno Stradivari, e già solo per questo è valsa la pena esserci.
Note così suonate mai le avevo sentite, l’armonia sintonica tra pianoforte e violoncello da brividi, tutti a bocca aperta. Già dalle prime righe del pentagramma era chiaro lo spessore di quello a cui si stava assistendo. Era l’inizio di una straordinaria serata indimenticabile. Quelle note erano guidate da una grande padronanza tecnica di uno straordinario artista e maestro, che della musicalità è fatta persona. Quella musica ti rapiva, assecondava i pensieri e in modo deferente assistevi ai brani suonati con una maestria unica ed esemplare, che con una delicata forza attrattiva ti portava l’animo nei suoi meandri passionali.
Quando sentivi i sospiri del maestro, vedevi le inclinazioni della sua testa folta e riccia, notavi la postura sapientemente arricchita da una lunga esperienza da palcoscenico, capivi che ti stava guidando nella sua area di confort, cesellata da decisi e ritmati movimenti del corpo, con i quali il maestro trasferiva visivamente al pubblico, le sensazioni e le emozioni che lui stesso provava nel suonare, come un tenero e deciso amante innamorato, il suo amato violoncello.
Non di meno chi accompagnava al pianoforte, James Maddox, sottolineava la rarissima bravura personificata in musica che nella delizia dell’ascolto e le note sapientemente prodotte, distribuiva carezze ai cuori e agli animi degli ascoltatori.

 

Steven Isserlis e James Maddox, foto by Eduard Luzhetskiy

 

Se la temperatura della serata fosse stata calda o fredda non era importante, quel concerto e quell’uomo riccioluto che fin dalla prima nota aveva fatto capire che aveva fermato il tempo, divorato spartiti, consumato quotidianamente corde e archetti, mangiato pane e musica, che nella sua famiglia si parlava il musichese da generazioni e il talento straordinario era così innato e poi maturato nella vita di quell’essere auditivo incredibile. Quella sera ci stava raccontando la sua storia, la sua vita e il suo straordinario modo di interpretare la musica. Eccezionale! Grazie maestro Steven Isserlis. Grazie per averci donato tutto ciò!
Ma tutta la manifestazione Accademia Isola Classica & Festival è stata un successo, infatti durante i suoi otto giorni ha richiamato artisti e appassionati da tutto il mondo. A favorire il tripudio è stato anche il progetto IsolaAperta, dove le attività locali hanno tenuto aperto anche di sera, contribuendo a un turismo culturale ecosostenibile.
Protagonisti assoluti dell’Accademia sono stati i tredici giovani di talento provenienti dai migliori conservatori mondiali, seguiti nel corso dai maestri violinisti Mi-kyung Lee e Vlad Stanculeasa, dal violista Ettore Causa e dal violoncellista Antonio Lysy.
Il direttore artistico Vlad Stanculeasa ha dichiarato: «Siamo orgogliosi di essere riusciti a portare a termine questa quarta edizione con un successo di pubblico senza precedenti. Nonostante il Covid e le difficoltà siamo riusciti a ospitare più di seicento spettatori in totale sicurezza. I concerti che abbiamo regalato al pubblico di Isola sono il frutto del lavoro intenso dei giovani artisti con i docenti di Accademia. Poi il Maestro Steven Isserlis che oltre ai due meravigliosi concerti del 2 settembre ha dedicato tempo e insegnamenti preziosi ai nostri giovani, per delle masterclass fuori programma e a sorpresa. Un dono dal valore immenso che ha arricchito in modo indelebile il percorso di formazione verso il professionismo dei nostri giovani talenti. Siamo già al lavoro per l’edizione 2022, perché non c’è niente di più prezioso che sostenere le future generazioni di musicisti e lo sviluppo del nostro territorio».
I giovani talenti e la musica classica è il binomio dove punta Accademia Isola Classica e inoltre come eccellenza internazionale nel panorama della produzione e formazione artistica a sostegno delle nuove generazioni di violinisti, violoncellisti e violisti.
Tutta questa meraviglia musicale e artistica, succede grazie a un’idea e alla determinata volontà di Natalie Dentini, che a Isola Maggiore sul lago Trasimeno, ha messo su casa con la sua famiglia, recentemente cresciuta di numero per una meravigliosa creatura venuta al mondo. In questi luoghi magici, dove natura e arte s’incontrano nelle atmosfere incantate e suggestive di questa isola, succede anche quello che non accadeva da molti anni: il miracolo di una nuova vita.

Il comitato organizzativo “Parco della Mamma” in collaborazione con la Pro Loco di Tordibetto, la Comunità del Sacro Convento, il Comune di Assisi e con le competenze medico-scientifiche dell’Accademia Perugina e Umbra (Università di Perugia, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Centro di Medicina Perinatale e della Riproduzione) promuove la Festa delle mamme e dei nati prematuri.

La manifestazione si svolgerà nel weekend del 11/12 settembre, in concomitanza con la tradizionale Festa della Madonna. Un weekend pieno di attività e proposte che spaziano dall’intrattenimento per tutta la famiglia, sino a momenti di approfondimento più strettamente scientifici. La location scelta come luogo fortemente simbolico ed evocativo è il Parco della Mamma di Tordibetto. Intorno alla statua lì apposta e realizzata dallo scultore Enrico Manfrini, si sviluppa l’intera idea dell’evento.

In omaggio a Don Otello Migliosi, storico fondatore della prima Festa della Mamma in Italia e parroco di Tordibetto, questa intensa due giorni nasce per approfondire le tematiche della maternità, ma anche la problematica molto diffusa delle nascite premature. L’obiettivo è quello di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione. Per sviluppare al meglio questi aspetti, è previsto un convegno-cerimonia nella mattinata di domenica 12 settembre, nella Sala Stampa del Sacro Convento di San Francesco di Assisi.

Oltre a rappresentanti del Comune di Assisi, vi prenderanno parte: Marcello Giannico, Direttore Azienda Ospedaliera di Perugia, Ezio Greggio, Presidente Associazione Ezio Greggio, Gian Carlo Di Renzo, Direttore Centro di Medicina Perinatale e della RiproduzioneUniversità di Perugia, Stefania Troiani, Direttore Neonatologia e UTIN – Az. Osp. di Perugia, Fra’ Mario Filippone, Parroco di Tordibetto e Palazzo di Assisi Fabio Mosca, Presidente Società Italiana di Neonatologia e Fondazione AISTMAR – Milano Antonio Chiantera, Presidente Società italiana di Ginecologia e Ostetricia – Roma Luca Ramenghi, Presidente Società Italiana di Medicina Perinatale e Fondazione EUBRAIN, Istituto Gaslini – Genova.

Saranno inoltre presenti i presidenti delle associazioni che affrontano quotidianamente i temi della nascita pretermine (Gabriella Canova, Cuore di Maglia, Piccino Picciò, Nati Prima; Cicogna Frettolosa, Alessandro Palazzetti, La Carica dei Prematuri, Nati per Vivere, Vivere Onlus, Paolo Rastelli, Ge.Bi.Sa., Michela Mian, Cucciolo). Il convegno sarà introdotto da Fra’ Marco Moroni, Custode del sacro Convento, e Monsignor Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi.

Ma la Festa delle mamme e dei nati prematuri prevede anche altri momenti nella giornata di sabato 11 settembre: gioco e intrattenimento per i bambini e per le famiglie all’interno del Parco della Mamma di Tordibetto. A questi grandi appuntamenti verranno affiancati momenti di preghiera e raccoglimento nei luoghi santi di Assisi.

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