Parrano

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PROVINCIA:

Terni

WEB:

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Parrano

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Veduta di Parrano
Foto di Avicenna07

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Orvieto

alla scoperta del borgo

Parrano deve il suo nome al latino parra, un uccello sconosciuto e malaugurante che spesso veniva identificato con l’upupa o con la civetta: così compare per la prima volta in un documento della fine del XIII secolo, anche se i numerosi reperti rinvenuti testimoniano che l’area aveva conosciuto la presenza umana fin dal Paleolitico superiore.

Il ritrovamento di una statuetta verde scolpita nella steatite – la cosiddetta Venere Verde – unita ai resti di animali e di cereali inceneriti, fanno pensare che il luogo fosse votato alle pratiche religiose. Nell’area sono state ritrovate anche tombe di origine etrusca e romana e che l’area sia stata abitata anche da questi popoli si evince dall’osservazione della pianta del borgo, la cui disposizione a scacchiera ricorda l’assetto degli accampamenti romani.

Venere Verde

In seguito i vescovi di Orvieto vi fecero costruire un castello a cinque piani, rivolto verso la valle del Chiani, rimaneggiato per la prima volta nel Settecento dal marchese Francesco Ruspoli-Marescotti, che lo volle trasformare in residenza signorile. Poi, negli anni Settanta del Novecento, il marchese Franco Fantauzzi lo fece liberare dalle costruzioni che gli erano state addossate nel tempo.

parrano borgo medievale

Il castello viene nominato per la prima volta in un documento del 1118 con il quale il vescovo Guglielmo di Orvieto investiva Bernardo di Bulgarello del titolo di conte, con privilegi feudali su Parrano in cambio del giuramento di fedeltà e della promessa di non cederlo a nessuno. Questo, per i Bulgarelli, fu il primo passo nel controllo e nell’amministrazione di un territorio che comprendeva anche Monteleone d’Orvieto, Civitella dei Conti, Montegiove e perfino Castel della Pieve (oggi Città della Pieve). Un vasto e indivisibile territorio amministrato da diversi tronconi della famiglia, che assumeranno il nome dello specifico feudo (conti di Parrano, conti di Marsciano, di Montegiove e così via). Nel corso del tempo, i conti di Parrano si scontrarono diverse volte con i vescovi di Orvieto, ma il feudo riuscì a mantenere la propria autonomia fino all’abolizione del feudalesimo avvenuta nel 1816.

Ai piedi dell’altura che ospita il castello di Parrano vi è il parco termale, consigliato per chi soffre di disturbi digestivi o del fegato. La zona è famosa anche per un sistema di cavità carsiche note come Tane del Diavolo, dove le acque termali scorrono a una temperatura di 28 gradi. Nei meandri di queste forre sono stati ritrovati reperti dell’Età del Bronzo come fondi di capanne, ceramiche, terrecotte, collane e frammenti di ossa animali.

Tane del Diavolo - Parrano
Tane del Diavolo