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La “platea comunis” di Bevagna: le tre chiese, il palazzo, il pozzo, la fontana. I racconti.

Negli anni, nei secoli, la platea comunis ha cambiato tante volte il suo aspetto, conservando sempre il suo fascino. Di essa, nel corso di tutti questi anni hanno scritto storici (locali e non), medievisti e giornalisti (locali e non) celebrandone l’architettura e raccontandone la storia. Di essa, nel corso di tutti questi anni, abilissimi fotografi hanno raccontato e documentato con immagini bellissime le differenti facce. Il testo vuole essere una raccolta, seppur incompleta, di tutto ciò. Il Palazzo dei Consoli conserva quasi del tutto il suo aspetto duecentesco, notevole sia per i due ordini di belle bifore ancora quasi romaniche, che si stagliano nella massa dei solidi muri di travertino, sia per l’ampia scalinata, sia per il robusto loggiato del piano terreno, che è a due navate su grossi pilastri e volte a costoloni. La costruzione è probabilmente dovuta allo stesso Maestro Prode che si suppone autore del Palazzo Pubblico di Spello. L’interno, già ormai privo di ogni valore d’arte, nel 1886 fu ridotto a teatro, e così si conserva tuttora. Come a Spello, anche qui è ben visibile l’antico ingresso alla sala delle adunanze, al piano sopraelevato, e non è irragionevole supporre che la scala originale avesse un orientamento perpendicolare a quello attuale, e presentasse cioè il fianco alla piazza, anziché la fronte. L’arco a volta che potrebbe averla sostenuta, poteva così dare l’impressione di un prolungamento del portico. L’edificio è stato recentemente restaurato ed è stato, così, felicemente privato della torre campanaria, che ne alterava il carattere originario.

 

A cura di Federica Gasparrini, Le Guide del Viaggiatore Raffinato, Bevagna, Edimond srl 2004

Quanto alla bella Fontana di Bevagna, al centro di una delle più suggestive piazze umbre, degno di nota è il fatto che il basamento a gradini, la vasca poligonale e la tazza di foggia medievale furono aggiunti alla fine dell’Ottocento, a imitazione di esemplari duecenteschi, per abbellire l’antica cisterna a pianta ottagonale, come si può verificare dal confronto con alcune vecchie foto. L’operazione, condotta a buon esito «per fede di Popolo e per virtù di Civica Magistratura» superando «con felice ardimento gli ostacoli della natura», non fu però salutata da tutti con lo stesso entusiasmo, come risulta dal diario di Alinda Bonacci Brunamonti che a tale proposito annotò: «Il pozzo medievale della Piazza antica di Bevagna vien demolito, perché sovre’ esso appunto sorgerà la nuova fontana di marmo per l’acqua potabile[…] Tolte le prime file di pietre e di mattoni che ne sostengono il parapetto, si vede il loro profondarsi nella creta: e su quella creta, che riceve oggi per la prima volta i raggi del sole, appare una vegetazione foltissima di capelveneri certo molte volte secolari».

 

Sonia Merli, Fonti e fontane dell’Umbria, Quattroemme 2000

Capelvenere nel pozzo di Bevagna. 15 novembre 1895. Il pozzo medievale della piazza antica di Bevagna, vien demolito, perché sovr’ esso appunto sorgerà la nuova fontana di marmo per l’acqua potabile, che deve essere condotta in questi giorni da Foligno. Tolte al pozzo le prime file di pietre e di mattoni, che ne sostengono il parapetto, si vede il foro profondarsi nella creta: e su quella creta, che riceve oggi per la prima volta i raggi del sole, appare una vegetazione di capelveneri, certo molte volte secolari. E questo pozzo, forse prima d’esser pozzo medievale, fu pozzo romano, e prima di ricevere in grembo le secchie da mani guelfe e ghibelline, riceveva in antichi secoli le anfore romane; mentre sulla via Flaminia soprastante, forse tra le fanciulle succinte nei pepli e gli uomini togati, correvano i soavi distici di Properzio.

 

 

Maria Alinda Bonacci Brunamonti, Diario floreale, Guerra Edizioni 1992

Bevagna, forse è un sogno. Perché in tutto il mondo, siamo pronti a scommetterci la vita, non esiste una piazza come piazza Silvestri in cui le leggi dell’armonia sono state così scardinate, così scombussolate, così mescolate e confuse che la piazza non è più una piazza ma la faccia visibile, l’aspetto concreto di una nuova e più sublime Armonia. La chiesa di San Michele Arcangelo, il duomo, ci sta di fronte, ha la facciata parallela a corso Matteotti che – antica via Flaminia – taglia con una linea diritta tutta la Bevagna Medievale e va a perdersi nella chiocciola di strade e di piazze della Bevagna romana intorno all’anfiteatro, alle terme, al tempio: ma di fronte a San Michele la facciata della chiesa di San Silvestro e il fianco del palazzo dei Consoli si aprono come una forbice e lo scalone di trentadue gradini, che trascina tutte le linee verso l’alto, sembra costruito per stabilire rapporti con l’infinito. È dunque vero? Non è Foligno, come fino ad ora ci avevano raccontato, è Bevagna, è certamente Bevagna il centro del mondo. Ci siamo stati. Ma la fortuna è stata ed è tutta dalla nostra parte, il paradiso terrestre, anche per poche ore, è stato abitato perfino da noi. Un piccolo paradiso dove non ci meraviglieremmo di incontrare San Francesco.

 

Luigi Testaferrata, Bell’Italia: Bevagna, forse è un sogno, numero 90, ottobre 1993. Giorgio Mondadori

Se in Umbria sono tanti i piccoli centri rimasti intatti, Bevagna è un caso a sé. Per dieci giorni dell’anno, infatti, chi varca le mura della città si trova a vivere come nel Medioevo. Succede alla fine di giugno, quando viene organizzato il Mercato delle Gaite. Piazza Silvestri, con il Palazzo dei Consoli e le due chiese di S. Silvestro e S. Michele, è una cartolina del Medioevo.

 

Panorama Travel, anno 6, n. 10 ottobre 2003

La seduzione discreta dell’asimmetria. Piazza Silvestri è priva di un ordine strettamente geometrico, preferendo piuttosto la dimensione offerta dal gioco prospettico. Nella piazza, una delle più belle d’Italia, il perenne agitarsi dei poteri che qui si fronteggiavano con i loro simboli, sembra acquistarsi nella suprema sintesi della sua bellezza. Il campo visivo è maestoso e sereno, quasi severo. Una scena fatta anche di un silenzio imponente e plateale. Il palazzo dei Consoli del 1270, offre un prospetto assai stiloso, con le bifore e l’elegante loggia. Una scalinata consente di accedere al teatro Torti, del 1886. La volta cinquecentesca unisce il palazzo dei Consoli alla chiesa romanica di San Silvestro, capolavoro dell’arte romanica umbra (1195). Visitando il borgo al di fuori dei flussi turistici stagionali è più facile respirare quell’aria di raccoglimento devoto anche nell’altra ascetica chiesa che sulla piazza trova casa: la collegiata di San Michele Arcangelo (XII- XIII secolo). Oltre al romanico, la piazza fa incetta di altri stili come il finto gotico ottocentesco della fontana (1896) e lo stile classico della colonna romana a capitello corinzio, che pare casualmente posata qui nel gioco della storia. Al termine di corso Matteotti si trova la chiesa dei Santi Domenico e Giacomo, trecentesca come il vicino ex convento domenicano, ma rimodernata all’interno nel 1737.

 

Borghi d’Europa, Umbria, De Agostini 2018

Bevagna, la più bella delle piazze minori d’Italia. Sembra dipinta dai pittori del Trecento, Bevagna, perfettamente chiusa nelle sue mura medievali. Percorrendo il decumano, si sbuca nel cuore di Bevagna medievale, in quella piazza Silvestri che Bernard Berenson – storico dell’arte americano, specializzato nel Rinascimento-definì la «più bella delle piazze minori d’Italia». Scenografia urbana medievale perfetta, in un miracolo asimmetrico si affacciano la collegiata di San Michele Arcangelo, San Silvestro, il palazzo dei Consoli, con la ripida scalinata, la fontana tardo – ottocentesca che ha preso il posto della cisterna ottagonale, e la colonna romana che si erge lateralmente. Il palazzo dei Consoli era la sede della magistratura cittadina: costruito nel 1270 in pietra arenaria e travertino, ha un’ampia loggia per il mercato coperto e bifore gotiche nella sobria facciata. Nel 1560, viene annessa una grande volta esterna di collegamento con la chiesa adiacente di San Silvestro, per consentire il passaggio diretto tra i due edifici. All’interno del palazzo, il teatro Francesco Torti (1886), viene costruito in seguito a un terremoto che aveva parzialmente danneggiato l’edificio. Uno dei teatri più belli dell’Umbria. Ma come avviene nelle piazze italiane, il potere civile convive con quello religioso: le due chiese romaniche di San Silvestro (1195) realizzata dal maestro Binello, e di San Michele Arcangelo (di Binello e Rodolfo, fine XII secolo) dominano la piazza, poste una di fronte all’altra, con facciate e interni in stile romanico, sobrio, essenziale e perfettamente conservato.

 

Piazza con fontana a Bevagna

Bevagna. Foto by Enrico Mezzasoma

 

Paesaggio Italia, volume I, Umbria preziosa, da Città della Pieve a Montefalco. Gedi 2022

Piazza Silvestri, il centro artistico di Bevagna

Tutte le strade di Bevagna portano alla piazza maggiore, realizzata nel Medioevo e oggi intitolata all’entomologo Filippo Silvestri. Luogo di straordinaria bellezza, pensata come salotto della città, asimmetrica e armonica allo stesso tempo, racchiude tutti i più importanti monumenti del borgo: il palazzo dei Consoli, la chiesa di San Silvestro e quella di San Michele Arcangelo. Innalzata negli ultimissimi anni del ducato di Spoleto, nel 1195 dal maestro Binello, come attestato da una lapide posta a destra del suo ingresso, la chiesa romanica di San Silvestro è l’edificio più antico tra quelli che si affacciano sulla piazza maggiore del borgo. Sebbene oggi la basilica sia considerata un gioiello dell’architettura romanica, in passato non ebbe grande popolarità e fortuna: subì gravi danni per i terremoti del 1931 e 1832, e addirittura ne fu ipotizzata la demolizione nel 1870. Collegata al palazzo dei Consoli da un grande arco costruito nel XVI secolo, la facciata – incompleta, come evidenziato dai resti di muratura e dall’assenza del campanile, la facciata presenta blocchi di travertino e pietra bianca e rosa. Realizzata tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, pochi anni dopo la chiesa gemella di San Silvestro, e posta sul lato opposto della piazza, la chiesa di San Michele Arcangelo fu eretta dai maestri Binello e Rodoldo, i cui nomi sono inscritti sulla facciata, sul lato sinistro del portale principale. Trionfo dell’architettura romanica, fu rinnovata nel ‘700 secondo lo stile barocco: gran parte delle modifiche apportate nel XVIII secolo, tuttavia, furono poi rimosse negli anni tra il 1951 e il 1957, quando venne deciso di riportare la chiesa al suo primigenio aspetto medievale, in linea con piazza Silvestri e gli altri suoi edifici.

 

Borghi d’Italia-Spello, il Trasimeno e le colline perugine, RCS Media Group 2022

Bevagna. Una sintesi superba.

Nello scenario raccolto e al tempo stesso vigoroso di Bevagna, la piazza si qualifica come una somma di effetti e di valori che compongono, nell’arco di ottant’anni circa, una sintesi superba. Le costruzioni si dispongono su un perimetro irregolare privilegiando i principali punti di vista, così da creare una quinta teatrale inconfondibile lungo la direttrice del corso principale, sull’asse dell’antica via Flaminia. Su uno dei varchi si colloca il convento dei Domenicani, mentre il Palazzo dei Consoli si confronta con due chiese di alto pregio. Proprio di fianco alla residenza si profila San Silvestro e, sul lato opposto, campeggia la collegiata di San Michele Arcangelo, con uno scenografico portale istoriato. Alcune preziose memorie epigrafiche ci tramandano il nome del maestro Binello, artefice si S. Silvetro (1195) e di seguito coimpresario della collegiata in collaborazione con il maestro Rodolfo. Il palazzo comunale (1270) è sfornito di simili attestazioni, ma può essere agevolmente attribuito al maestro Prode.

 

Medioevo Dossier. Furio Cappelli, Atlante dell’Italia comunale, Timeline Publishing 2020

E perché non rifare alcuni degli spettacoli, dei dialoghi in piazza, usando le porte delle chiese e degli edifici per far entrare ed uscire gli attori? La piazza è già un perfetto scenario teatrale.

 


Prima parte

Presso la sede ICE di New York, si è svolto l’incontro organizzato dalla delegazione CIM (Confederazione Italiani nel Mondo) occasione in cui si è parlato di temi legati al mondo degli italiani che risiedono negli Stati Uniti e anche dei Borghi italiani in via di spopolamento.

Eleonora Pieroni

Fiorello Primi presidente dell’associazione Borghi più belli d’Italia, ha presentato la guida dei borghi in lingua inglese che lo scorso 17 gennaio è stata presentata alla Camera dei Deputati a Roma. Eleonora Pieroni delegata per la CIM per il Turismo delle radici a New York, già Ambasciatrice del Made in Italy e della cultura italiana è stata nominata Ambasciatrice dei borghi più belli d’Italia nel mondo.

La CIM presieduta da A. Solazzo, ha sede a Roma ha delegazioni nei principali Paesi e si occupa da trent’anni degli italiani all’estero. Rappresenta una grande costellazione di 80 milioni di italiani nel mondo compresi quelli di seconda e terza generazione.

Molti borghi in via di spopolamento sono oggetto di attenzioni da parte di sindaci e del Governo al fine di provare a invertire la tendenza e a favorire un ripopolamento. Il governo ha stanziato fondi a favore delle aree interne, molti sindaci propongono case ad un euro, piuttosto che fitti agevolati. Con l’iniziativa di New York si prova ad aprire un nuovo fronte: quello degli investitori internazionali al fine di sostenere questo grande progetto sociale. Nei prossimi mesi infatti, sono previsti eventi di promozione dei Borghi d’Italia nella nostra nazione ma anche in Europa, a New York e in altre principali città del mondo.

I Borghi d’Italia e il Turismo delle radici, al quale la Farnesina sta dedicando risorse, meritano grandi attenzioni e saranno il fiore all’occhiello del turismo Made in Italy negli anni avvenire.

Una poesia scritta per noi dal nostro lettore Giovanni Alunni, amante ed esperto di dialetto perugino, per celebrare San Costanzo, patrono di Perugia.

‘N tra che iere stev’a pranzo

ho pensat’a San Costanzo,

che per tutt’i Perugini,

dei Patron’ è tra i più fini.

 

Sarà ch’evo ‘l calendario,

’n tra le man’ l’abecedario

e un libretto scritto béne

da ‘n amico che ce tiéne.

 

E ce tiene cussì tanto

che già ‘l titol’è tamanto:

La Croce, Il Legno e Il Fuoco

…e scusate si è poco!

È  un racconto sui Patroni,

de Perugia, quilli boni,

del perché l’hon fatti Santi,

che i miracol’ eron tanti.

 

L’ha scritt’uno mpò lontano…

ma che dico.. un MARZIANO!

…che di nome f’Antonino,

ma j’amici ‘l chiamon’ NINO.

 

De ‘sto Sant’ andato ‘n gloria

lu’ arconta la su’ storia,

che fu al tempo d’i Romani,

tempi brutti p’i Cristiani.

 

Così fù che ‘sto por Santo,

l’hon ‘fiettato ‘n se sa quanto,

che tra quilla e ‘l gì ‘n tla croce,

‘n c’eva morte più atroce.

 

Passò ‘ncora tanto tempo,

prima che, a cor contento,

tutto ‘l popolo pietoso

ta sto Santo virtuoso,

senza ‘nciampi e senza fallo,

‘ncuminciò a venerallo.

 

Fù cusì che la su’ Chiesa,

messa su con bona spesa,

vidde poi, con emozione

la sua prima Prucissione.

 

Anch’adess’è tradizione

tra le freghe perugine,

che von lor’ davant’al Santo,

daj‘n occhiata, mica tanto,

che si caso fa l’occhietto…

entro l’anno c’è ‘l confetto!

 

De sti tempi ‘n perugino

anche chi nun c’ha ‘n guadrino,

magna la su bella fietta

del suo torcolo ncl’uvetta!

 

Lo facen per tradizione,

che ce porta via ‘l magone

si pensano a San Costanzo

dei Patroni il più ganzo!

 

È davero ‘n gran bel Santo,

che c’onora, ce fa vanto.

La su’ storia, si la scrivi,

va tranquillo che ‘n c’arivi:

se la vol’ arconta’ sèna

c’è da fe’ ‘na settimena!

 


Grazie al libro La croce, il Legno e il Fuoco dell’amico Nino Marziano dove si parla diffusamente della vita dei nostri Santi Patroni.

Da Orvieto è iniziata l’animazione territoriale per la nuova fase di programmazione 2023/2027 con la quale il Gal Trasimeno-Orvietano costruirà il percorso per definire programmi, progetti e strategie a sostegno dello sviluppo locale del prossimo quinquennio.

 

Infatti l’Ente lavorerà secondo il metodo di programmazione dal basso ovvero cosiddetto bottom up per intercettare i fabbisogni del territorio e implementare un Piano di Azione Locale che possa essere di vero sostegno all’economia rurale. È necessario tener conto che lo scenario è oggi profondamente diverso da quello delle precedenti programmazioni, a seguito delle forti crisi che hanno condizionato i processi economici e sociali in questi ultimi anni segnati da una pandemia, da una guerra alle porte dell’Europa e da una crisi energetica senza precedenti. Già negli ultimi due anni il Gruppo di Azione Locale ha voluto cambiare il passo precedente, sostenendo principalmente gli investimenti delle piccole-medie imprese e gli eventi, proprio per i motivi appena citati, spostando l’attenzione sulla parte privata dell’economia piuttosto che su quella pubblica, proprio perché in questo momento è quella che soffre di più. Saranno poi i dati, l’analisi swot, l’individuazione di punti di forza e di debolezza a condurre le scelte di base, ma sarà soprattutto la capillare animazione che coinvolgerà la popolazione locale, le parti sociali, gli Enti locali, il mondo legato all’impresa che segnalerà criticità e necessità di cui si dovrà necessariamente tener conto.  Lunedì prossimo 23 ottobre alle ore 17 in sala comunale a Orvieto ci sarà la prima iniziativa a cui ne seguirà un’altra il 25 gennaio a Città della Pieve presso la sede del Gal e, a seguire, una serie di altre assemblee in giro per entrambe le due aree  del Trasimeno e dell’Orvietano nelle quali si illustreranno gli elementi base del bando regionale, ma soprattutto si proporrà un concorso di idee per la nuova programmazione coinvolgendo gli stakeholder a indicare strategie e a presentare idee programmatiche. Siamo infatti convinti del fatto che il successo di ogni programmazione e soprattutto il raggiungimento degli obiettivi che ci assegna l’Unione Europea, passa proprio per questo tipo di approccio, tipico dell’iniziativa Leader e della Misura 19 del nuovo CSR (Complemento di Programmazione Reginale) che è proprio dedicata ai Gruppi di azione Locali.


Tutti i programmi e le attività saranno consultabili nel sito del Gal: www.galto.info.

«Il 2023 sarà tutto dedicato al Perugino con esposizioni e tante iniziative. Negli ultimi 20 anni del ‘400 è stato il numero uno in tutta Italia».

Nel cuore di Perugia c’è uno scrigno che raccoglie opere d’arte, storia della città e collezioni che portano il visitatore a fare un viaggio dal XIII al XIX secolo. Un luogo che però guarda al futuro, che dialoga con l’utente e mette al centro la conservazione dei suoi tesori. La Galleria Nazionale dell’Umbria ha cambiato pelle, grazie al restyling durato un anno e portato a termine nel luglio 2022.
Un allestimento rinnovato e moderno, tante novità e un sistema di conservazione unico al mondo. Il direttore Marco Pierini ci racconta tutto questo, ma soprattutto ci parla delle celebrazioni dei 500 anni dalla morte del figlio di Perugia: Perugino.

Marco Pierini, direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria. Credits Marco Giugliarelli

 

Dopo il rinnovamento dello scorso anno, la Galleria Nazionale dell’Umbria è diventata un luogo moderno e all’avanguardia…

Speriamo, noi ci crediamo! Nuovi allestimenti e moltissime novità nel percorso, tra cui nuove opere, sale monografiche e un efficace sistema d’illuminazione con luci fredde – abbiamo messo anche delle pellicole alle finestre così da filtrare i raggi ultravioletti e infrarossi. Ma, cosa più importante, un nuovo metodo di conservazione all’avanguardia, perché il nostro primissimo compito è quello di proteggere le opere. Per questo abbiamo realizzato delle basi inedite – non ce l’hanno in nessun museo al mondo – che consentono di distanziare di un metro l’opera della parete con un sistema di cartografi e di ruote, in questo modo il restauratore può girarci attorno per ispezionarla e intervenire se necessario. È un’operazione che si fa in 5 minuti, da soli: prima occorrevano diverse ore per smontarla, 3-4 persone e la chiusura della sala; adesso basta estrarla dal muro con queste basi semoventi per poter intervenire. Come dicevo, la conservazione è fondamentale: le opere le raccontiamo, le esponiamo ma in primis le conserviamo.

In un’intervista parlava di voler realizzare un museo non solo accessibile, ma anche accogliente: è riuscito nel suo intento?

Lo spero, me lo dovete dire voi (ride). L’intento è di dare la possibilità a tutti di godere della nostra esposizione con molta serenità; con opere che siano ben distanziate e non troppo fitte; spiegate in modo chiaro e con un linguaggio semplice; ben illuminate e con delle sedute molto comode e diffuse lungo il percorso. Inoltre, dare la possibilità di ricaricare il cellulare, di avere informazioni supplementari, insomma, abbiamo provato a rendere il museo – che è un museo storico – un luogo contemporaneo. Questo si unisce a tutta una serie di attività proposte questi anni: concerti, presentazioni e spettacoli. L’obiettivo è diventare un centro di produzione di arti contemporanee, invece di un semplice luogo che espone il suo patrimonio e alle 19 chiude il portone.

 

Sala 1, L’arte del Duecento in Umbria. Credits Marco Giugliarelli

I visitatori hanno apprezzato il nuovo allestimento?

È molto apprezzato dal pubblico che ce lo dice e lo scrive nei commenti, ma anche dalla critica: ne hanno parlato tutti in maniera molto lusinghiera. Per tre riviste importanti come ArtsLife, Artribune e Il Giornale dell’Arte siamo stati dichiarati Museo dell’anno 2022, mentre Apollo Magazine di Londra ci ha inserito nella short list dei 5 musei del 2022. È una bella soddisfazione.

E in termini di numeri come sta andando?

L’anno migliore che abbiamo avuto negli ultimi 15 anni è stato il 2019, anche perché avevamo in esposizione la Madonna Benois di Leonardo. Oggi, confrontandoci con quell’anno, abbiamo un aumento del 7%-8%, quindi vuol dire che rispetto alla media siamo oltre il 25%. Devo dire che sta andando molto bene!

Qual è l’opera di maggior attrazione, anche se non è la più famosa?

Sicuramente Piero della Francesca e la grande croce di 5 metri dipinta del Maestro di San Francesco che accoglie i visitatori nella Sala 1, che ha un forte impatto. Ma anche il giovane Perugino è molto apprezzato.

 

Sala 13, Polittico di Sant’Antonio di Piero della Francesca. Credits Marco Giugliarelli

Non possiamo non parlare del Perugino: quest’anno ricorrono i 500 anni dalla sua morte e in Galleria sono presenti oltre 20 opere. Si tratta sicuramente il luogo più adatto per celebrarlo.

Esatto. Abbiamo la collezione più vasta al mondo delle sue opere, oltre al fatto che è nato a Città della Pieve e che ha lavorato per più di vent’anni nella sua bottega a Perugia. Si faceva chiamare lui stesso Perugino, quindi non poteva che essere qui la mostra celebrativa.

Da marzo infatti è prevista un’esposizione curata da lei e da Veruska Picchiarelli dal titolo: Il meglio maestro d’Italia. Perugino nel suo tempo in occasione della quale torna a Perugia lo Sposalizio della Vergine. Ci racconti questo evento.

Dal 4 marzo all’11 giugno 2023 la Galleria celebra, con una grande mostra, Pietro Vannucci, il più importante pittore attivo negli ultimi due decenni del Quattrocento. Il progetto espositivo, composto da oltre settantacinque opere, ha scelto d’individuare solo dipinti del Vannucci antecedenti al 1504, anno nel quale lavorava a tre commissioni che segnano il punto più alto della sua carriera: la Crocifissione della Cappella Chigi in Sant’Agostino a Siena, la Lotta fra Amore e Castità già a Mantova, ora al Louvre di Parigi, e soprattutto lo Sposalizio della Vergine per la cappella del Santo Anello del Duomo di Perugia, oggi nel Musée des Beaux-Arts di Caen (Francia). L’opera è stata requisita dai francesi nel 1797 e non è più tornata a Perugia; è stata esposta in Italia solo una volta alla Pinacoteca di Brera nel 2015. Torna nella città d’origine dopo due secoli. Saranno presenti anche altri artisti suoi contemporanei come Raffaello, Botticelli e Ghirlandaio. Ma l’obiettivo dell’esposizione è quello di far vedere il Perugino migliore: nei suoi cinquant’anni di carriera, gli ultimi 20 non sono di livello, quindi ci soffermiamo sui primi anni. Ci piaceva l’idea di rivalutare l’artista, non perché è stato un ottimo allievo di Verrocchio o il maestro di Raffaello, ma per quello che lui stesso ha realizzato. Negli ultimi 20 anni del ‘400 era molto richiesto: ha affrescato la Cappella Sistina, ha lavorato in Piemonte, in Lombardia, a Venezia, in Romagna, a Napoli, a Roma, a Siena, a Firenze e a Perugia, creando un vero linguaggio nazionale. L’esposizione rifletterà sul ruolo che ha effettivamente svolto nel panorama artistico contemporaneo e sul rapporto che lo ha legato ai protagonisti di quell’epoca, seguendo geograficamente gli spostamenti del pittore o delle sue opere attraverso l’Italia.

Mi piace molto il titolo: Il meglio maestro d’Italia. Perché questa scelta?

Il meglio maestro è una frase che il banchiere Agostino Chigi scrive il 7 novembre 1500 a suo padre Mariano quando viene a sapere che vuole commissionare un’opera al Perugino. Nella lettera indirizzata al padre dice: «Quando vuol far di sua mano è il meglio maestro d’Italia». Da un lato è un gran complimento, dall’altro lo accusa di far lavorare molto la bottega e di fare poco lui. Noi abbiamo eliminato la prima parte e lasciato il meglio maestro d’Italia perché – come le dicevo – per un certo periodo, dal Piemonte alla Calabria, tutti dipingevano come il Perugino. Negli ultimi vent’anni del ‘400 e non ce n’era per nessuno. Era il numero uno.

 

Pietro di Cristofori Vannucci detto il Perugino, Adorazione dei Magi, 1475. Credits Haltadefinizione®

Ci saranno altre iniziative organizzate della Galleria sempre per celebrare Vannucci?

È previsto un docufilm, che uscirà nelle sale cinematografiche ad aprile, prodotto dalla Ballandi e diretto da Giovanni Piscaglia, con Marco Bocci come protagonista, che anche noi abbiamo contribuito a produrre. Poi facciamo un podcast con Chora Media, uno speciale su Il Giornale dell’Arte e tante altre iniziative per promuovere quest’anno speciale. A settembre sono previste altre due esposizioni più piccole. Diciamo che il 2023 sarà un anno tutto dedicato a Pietro Vannucci!

Se pensi al Perugino pensi a Perugia e all’Umbria, ma nei suoi quadri si riscontrano realmente questi luoghi?

Di norma si dice che i suoi paesaggi sono paesaggi del Trasimeno, ma è vero fino a un certo punto. Sono soprattutto d’invenzione, con degli specchi d’acqua che possono richiamare anche il lago. Anche le architetture sono molto di fantasia, però chiaramente un po’ di Umbria c’è senz’altro. Soprattutto c’è la cultura del suo tempo e del suo territorio e i costumi dell’epoca.

 

Sala 20, Ductus. Roberto Paci Dalò. Credits Marco Giugliarelli

Il museo ha altri progetti in programma?

Faremo, insieme a Umbria Jazz, la mostra per il cinquantenario della manifestazione e i soliti due concerti al giorno con loro; poi c’è la stagione con l’Umbria che spacca e ovviamente la nostra programmazione musicale ad agosto. Quest’anno però vogliamo concentrarci in particolare sulle attività espositive visto il grande lavoro di restyling che abbiamo realizzato.

 


Galleria Nazionale dell’Umbria

Si svolgerà il 28 e il 29 gennaio il primo appuntamento agonistico del 2023 del RandAgility Team di Castelvieto di Corciano. Gli atleti si cimenteranno in due diverse specialità dell’Agility Dog: una gara di Games Csen e due gare Regionali Open FIDASC.

Ma cosa è l’Agility Dog? Si tratta di una disciplina cinofila molto coinvolgente, dove si esaltano le doti atletiche del cane e soprattutto il rapporto comunicativo con il padrone.

 

Il comitato umbro della Federazione Italiana Escursionismo è capofila di un progetto transnazionale che tocca anche Francia e Croazia.

Si tratta di TASTERural Developement trough Experiential Trekking, il progetto europeo guidato dal Comitato Regionale Umbro della FIE-Federazione Italiana Escursionismo, che conta anche la partecipazione della croata Istarska Sportska Akademia e della Fédération Française de la Randonnée Pédestre delle Bocche del Rodano. L’obiettivo del progetto è quello di permettere alle comunità locali di promuovere il proprio patrimonio culturale e naturale attraverso attività di trekking esperienziale, attirando un turismo d’avventura ed enogastronomico. Un tipo di turismo lento, con una particolare alla sostenibilità e alla valorizzazione del patrimonio locale.

 

 

TASTE si basa sulla creazione e sulla diffusione di una metodologia partecipativa e di un approccio basato sulla comunità: lo scopo del progetto è infatti quello di contribuire al rafforzamento delle capacità del personale delle organizzazioni partecipanti, nonché dei futuri beneficiari dei risultati del progetto, in termini di sviluppo del turismo rurale sostenibile e promozione di pratiche e attività sportive rispettose dell’ambiente. Tutti temi molto attuali che porteranno il progetto, nel corso del 2023, a creare una guida per la creazione di percorsi escursionistici tematici e una raccolta di alcuni percorsi selezionati dai partner, con l’auspicio che il modello TASTE possa essere esportato al di fuori del progetto e coinvolgere un numero sempre maggiore di operatori del settore.

 


Maggiori informazioni si possono trovare sul www.tasteoutdoor.eu, disponibile in inglese, italiano, francese e croato.

Una nuova formula per diffondere la cultura dell’opera lirica al grande pubblico e, soprattutto per coinvolgere i giovani, nell’ascoltarla e nel praticarla.

Il nuovissimo Talent per Cantanti Lirici, ideato e condotto dal Tenore Gianluca Terranova in onda su SKY 176 Explorer Hd, che è approdato in Umbria con due spettacoli e una intera giornata dedicata alle audizioni per la seconda serie, è stata un vero successo sia per l’apprezzamento che ha avuto il pubblico che per i nuovi followes su Instagram. Infatti anche questa modernissima formula della diretta sul social più in seguito in questo momento è un modo per fare uscire l’Opera dai Teatri e farla capire ed apprezzare a un pubblico essenzialmente giovanile. Moltissimi gli iscritti alle audizioni del 4 gennaio scorso al Mancinelli di Orvieto, così tanti e da ogni parte del mondo, che l’iniziativa ha richiesto addirittura la necessità di una preselezione i giorni che hanno preceduto l’appuntamento. Altrettanto seguite sia dal pubblico in sala che dai social i due spettacoli, un vero successo al punto tale che Instagram ha quasi raddoppiato la sua performance e i cantanti in gara sono stati super votati.

 

 

Altri artisti di fama si sono esibiti, o hanno fatto parte della Giuria. Infatti la gara di cantanti lirici, ha visto l’accompagnamento al pianoforte con la magistrale interpretazione dal M° Mirca Rosciani (20 anni al Rossini Opera Festival) e la Giuria di queste selezioni umbre ha visto il coinvolgimento di importanti personalità quali:

– il baritono M° Alberto Gazale a cui è stata assegnata la direzione artistica di un importante teatro lirico italiano, quale quello di Sassari;

– l’Agente Lirico M° Angelo Gabrielli della Stage door Agency uno dei più noti agenti della musica classica e l’ultimo agente di Luciano Pavarotti;

– il direttore artistico del programma: il Tenore Gianluca Terranova;

– il M° Mirca Rosciani;

 

La Giuria presente durante le gare IOT LIVE come osservatori di giovani talenti ma non hanno votato, dando al pubblico pieno potere decisionale, infatti nelle due selezioni un giovane è stato scelto con la gara Instagram e uno con l’applausometro con il pubblico in presenza. I vincitori accederanno di diritto alle fasi eliminatorie di IOT Seconda Ed____izione 2023-24. Le due serate umbre sono state registrate e messe in onda successivamente, dando visibilità alle bellezze della Regione e delle sue meravigliose opere d’arte, come le Opere del Signorelli e del Perugino, nel 500mo anniversario dalla morte, che hanno fatto da Scenografia all’intera Gara in Teatro. È con piena soddisfazione che il Gal Trasimeno-Orvietano ha sostenuto questa iniziativa e ringrazia il Maestro Gianluca Terranova, che è stato menzionato dal M° Alberto Gazale come il Tenore più bravo al mondo, per aver deciso di portare questa proposta in Umbria.

 

 

«Un’opportunità per far conoscere la Regione, e in particolare il territorio del Gal al mondo e ai milioni di followers virtuali e reali che questa formula, come pure l’opera lirica tradizionale ha soprattutto fuori dal nostro Paese. Sappiamo però che la cultura legata all’opera è un prodotto tutto italiano e il fatto che sia apprezzato e conosciuto nel mondo e una importante promozione per l’Italia e, nel caso specifico per queste due cittadine che hanno ospitato il Talent, e che di Bellezza possono vantarsi ed avvantaggiarsi a supporto dell’economia turistica» spiegano dal Gal. Altri appuntamenti seguiranno a breve e in primavera con il Maestro Gianluca Terranova altrettanto importanti e altrettanto utili alla promozione del territorio.

La “platea comunis” di Bevagna: le tre chiese, il palazzo, il pozzo, la fontana. I racconti.

Negli anni, nei secoli, la platea comunis ha cambiato tante volte il suo aspetto, conservando sempre il suo fascino. Di essa, nel corso di tutti questi anni hanno scritto storici (locali e non), medievisti e giornalisti (locali e non) celebrandone l’architettura e raccontandone la storia. Di essa, nel corso di tutti questi anni, abilissimi fotografi hanno raccontato e documentato con immagini bellissime le differenti facce. Il testo vuole essere una raccolta, seppur incompleta, di tutto ciò. Il Palazzo dei Consoli conserva quasi del tutto il suo aspetto duecentesco, notevole sia per i due ordini di belle bifore ancora quasi romaniche, che si stagliano nella massa dei solidi muri di travertino, sia per l’ampia scalinata, sia per il robusto loggiato del piano terreno, che è a due navate su grossi pilastri e volte a costoloni. La costruzione è probabilmente dovuta allo stesso Maestro Prode che si suppone autore del Palazzo Pubblico di Spello. L’interno, già ormai privo di ogni valore d’arte, nel 1886 fu ridotto a teatro, e così si conserva tuttora. Come a Spello, anche qui è ben visibile l’antico ingresso alla sala delle adunanze, al piano sopraelevato, e non è irragionevole supporre che la scala originale avesse un orientamento perpendicolare a quello attuale, e presentasse cioè il fianco alla piazza, anziché la fronte. L’arco a volta che potrebbe averla sostenuta, poteva così dare l’impressione di un prolungamento del portico. L’edificio è stato recentemente restaurato ed è stato, così, felicemente privato della torre campanaria, che ne alterava il carattere originario.

 

Palazzo dei Consoli

 

Maria Caterina Faina, I palazzi comunali umbri. Arnoldo Mondadori Editore, 1957

Ed eccoci in Piazza Umberto I, eccoci a quello che potrebbe chiamarsi il centro artistico di Bevagna, formato da alcuni monumenti degni della massima considerazione. Cominceremo per ordine dalla chiesa e dal convento dei SS. Domenico e Giacomo, dove sorgeva la chiesa di S. Giorgio, che nel 1291 fu ceduta dal Comune al b. Giacomo Bianconi pel suo convento domenicano, e circa un secolo dopo la sua morte gli s’intitolò, incorporandola all’attuale, rimodernata nel 1736. A pochi passi sorge il Palazzo dei Consoli, che all’esterno si mantiene ancora quasi in atto nella solida e uniforme massa dei suoi muri costrutti a piccoli conci di travertino e coi due piani regolarmente accusati da piccole bifore quasi ancora romaniche, e in basso una loggia ad archi acuti e volte a crociera con pesantissime nervature. L’interno, che aveva già perduto quasi ogni valore artistico, nel 1886 fu ridotto a teatro, intitolato dal Torti, che ha dato anche argomento al sipario in cui Domenico Bruschi di Perugia, cercando di superare come meglio poteva le difficoltà di un tema arido e sfatato dalla critica, ha rappresentato Properzio che addita a esso Torti, come sua patria, Bevagna figurata nei suoi antichi monumenti. Ma affrettiamoci a visitare il più insigne monumento d’arte che oggi possegga Bevagna; cioè la tanto notevole sebbene forse non abbastanza nota Basilica di S. Silvestro, fortunatamente sfuggita al pericolo che verso il 1870 la minacciava per un malinteso disegno di allargamento della piazza. Essa, quantunque lasciata da troppo tempo in cattivissime condizioni, è una delle poche chiese del sec. XII che si conservino nella originaria integrità, non avendo subito che qualche modificazione di nessun conto, e ci offre perciò, come nessun’altra, il tipo semplice e severo della basilica romanica umbra, derivante, specie nella disposizione interna, della basilica paleocristiana. E l’autore di questa opera? Si guardi nello stipite della porta, a destra, e si leggerà un’importante iscrizione dalla quale possiamo ricavare la data 1195, regnante Enrico Imperatore; i committenti, cioè il priore Diotisalvi e i suoi frati, e l’autore maestro Binello. Di rimpetto a questa chiesa sorge l’altra, pure interessantissima e quasi gemella, di S. Michele Arcangelo, dovuta, come si legge nello stipite di sinistra, allo stesso Binello, questa volta insieme con un Rodolfo, tutt’e due certamente della scuola classica di marmorari umbri, se no forse anche della stessa Bevagna, poiché non si conoscono altre fabbriche o sculture da essi firmate. Questa facciata di S. Michele è volta a oriente, e si mantiene, come in antico, di forma semplice e severa, da farla sembrare, come l’altra, piuttosto una fortezza che una chiesa; ma è guasta da un orrendo finestrone del sec. XVIII. L’alto campanile fu rifatto posteriormente.

 

Giulio Urbini, Spello Bevagna Montefalco 1913 (ristampa anastatica a cura dell’Associazione Orfini Numeister 1997)

Bevagna è riuscita a conservare di sé quella parte che è sufficiente a fare di essa una delle città minime fra le più suggestive e caratterizzate di tutta l’Umbria. La sua piazza centrale – piazza della Libertà – ha conservato quasi intatto il suo aspetto medioevale. La sua stramba asimmetria da movimento ai severi e massicci edifici monumentali che la costituiscono. Due magnifiche chiese romaniche del XII secolo, S. Michele, con il suo alto e massiccio campanile a cuspide, S. Silvestro, bassa e primitiva, d’una primitività che fa pensare a certi arcaici suggelli di lontana nobiltà, specchiano l’una sull’altra la pietrosità delle loro severe facciate. Fra l’una e l’altra, viene a porsi di sghembo il gotico Palazzo dei Consoli, con la sua scala esterna ampia e solenne, e il suo loggiato poggiante su grossi pilastri, che reggono i costoloni delle volte.

 

Averardo Montesperelli, Viaggio in Umbria, Natale Simonelli Editore, II Edizione 1978

Il centro rappresentativo della città è comunque in piazza Silvestri. Si tratta di una delle più belle piazze dell’Umbria minore, tanto che viene spontaneo chiedersi perché minore abbia ad essere, se non per la superficialità con la quale vengono diretti, e più ancor guidati, i flussi turistici. Sulla piazza si affacciano due chiese romaniche e il palazzo dei Consoli. Di lato, una fontana ottagonale ricostruita nell’Ottocento sull’esempio di quella perugina di Fonte Maggiore, rappresenta l’unico, e in fondo inutile, falso di tutta Bevagna. Il palazzo dei Consoli fu la storica sede del Comune, e tale sarebbe rimasto se un terremoto agli inizi del secolo scorso non avesse consigliato il trasferimento alla sede attuale. Così, con scelta obbligata ma in fondo felice, il palazzo prese a ospitare il teatro, composto da quattro serie di graziosissimi palchi ottocenteschi, e i soffitti affrescati dal solito Piervittori. La singolarità del palazzo, che nella sua struttura di base risale al 1270, consiste nell’essere obliquo rispetto ai fronti delle chiese. Di fianco all’edificio dei Consoli è la basilica romanica di San Silvestro, che risale, come da iscrizione sulla facciata, al 1195. La chiesa rischiò, nel 1870, in un clima di folle euforia anticlericale, di essere sacrificata all’ampliamento della piazza. Il suo aspetto attuale è dovuto ai restauri fatti nel 1953 dalla Soprintendenza dell’Umbria, e l’impatto complessivo è di altissima emotività. Di fronte, dall’altra parte della piazza, è invece la chiesa collegiata di San Michele Arcangelo. In origine, annesso all’edificio, era un convento, e nel secolo XVIII l’edificio tutto fu trasformato secondo il gusto barocco, tanto che sulla facciata fu aperta una finestra lobata, ribassando il rosone preesistente. All’interno e nella cripta, le colonne e le strutture vennero ricoperte di stucchi. Con gli opportuni restauri del 1953 le strutture barocche sono state rimosse e ancor oggi, soprattutto sulla facciata, è possibile cogliere l’entità dell’intervento.

 

Maurizio Naldini, Bevagna, in Umbria minore, Silvana Editoriale 1990

Bevagna fu tra le prime città dell’Umbria a far sorgere, entro le proprie mura, due magnifiche chiese di stile romanico. L’erezione di San Silvestro nel 1195 e, subito dopo, quella di Sant’Angelo – detta in seguito San Michele – non sono solo manifestazione di fervore religioso, ma espressione di benessere cittadino e indice sicuro di quella piena maturità intellettuale e morale che spinge la città, concorde almeno in ciò, in tutti i suoi ceti e in tutte le sue frazioni, verso manifestazioni non dubbie di arte e bellezza. Che le due insigni opere di Binello e di Rodolfo fossero poi integrate da espressioni complementari di arte decorativa, in tutto degne del fasto architettonico del monumento al quale aderivano, non è fatto sul quale possa sorgere il dubbio. Qualche traccia che rimane e qualche frammentaria indicazione, riapparsa dalle deformanti soprastrutture seicentesche, lasciano logicamente presumere che anche a Bevagna giungesse, a gradi, l’opera meravigliosa di quei pittori e di quei marmorar, che sembrarono prescegliere questa vecchia Umbria quale culla delle più squisite manifestazioni dell’arte.

Giulio Spetia, Studio su Bevagna, Roma 1972

Si risale alla piazza Filippo Silvestri; a s. è il Palazzo dei Consoli. Bevagna era amministrata da quattro consoli; il primo scelto dal ceto nobile, il secondo era scelto dal ceto civile o mercantile, il terzo dagli artigiani e il quarto dal contado. I consoli, che sono ricordati fino dal 1187, venivano estratti a sorte ogni due mesi. Il palazzo era la sede della magistratura; al 1° piano era l’abitazione del Governatore, l’altro era invece destinato ai consoli; nel palazzo erano ospitati anche l’archivio pubblico e le carceri. La facciata che prospetta la chiesa dei SS. Domenico e Giacomo è caratterizzata da un grande scalone che dà accesso al primo piano per mezzo di una porta con arco terminale a sesto acuto; sulla destra è un arco di travertino ora richiuso che era evidente un accesso più antico del palazzo, il che comportava un diverso orientamento della scala. L’architettura del palazzo è forse da attribuire allo stesso maestro Prode che nel 1270 costruì quello di Spello. L’interno ospita dal 1886 il Teatro Torti. Tra il palazzo dei Consoli e la chiesa di S. Silvestro è un voltone costruito nel 1560 ripristinato nel 1936, per consentire ai Consoli di trasferirsi nella chiesa ad ascoltare la Messa. L’atto di nascita della chiesa di S. Silvestro è nell’iscrizione che si legge a lato della porta: «Nell’anno del Signore 1195, regnando l’imperatore Arrigo VI; il priore Diotisalvi e i suoi frati e il maestro Binello vivano in Cristo. Così sia». La chiesa aveva annesso un convento; Binello ne è il costruttore; il suo nome riappare con quello di Rodolfo nella facciata di S. Michele. La chiesa di S. Michela Arcangelo è la chiesa principale della città. Fu costruita nel sec. XII o nei primi anni del successivo; era detta nel ‘300 S. Angelo e aveva annesso un monastero; nel 1620 divenne collegiata con un priore, un proposto, 12 canonici,4 prebendati e due cappellani. Nel 166 fu restaurata; nuovi restauri subì nel 1741 e nel 1834 dopo il terremoto del 1832. Fu ripristinata tra il 1951 e il 1957 dalla Soprintendenza ai Monumenti di Perugia eliminando le sovrastrutture del sec. XVIII.

 

Carlo Pietrangeli, Guida di Bevagna, Terza Edizione 1983

Ecco la piazza, centro della città medievale. Prima di dilatarsi nella suggestione della grande apertura urbana, il corso conduce il visitatore verso la bellezza del complesso architettonico della chiesa dei Santi Domenico e Giacomo. Essa sorge sul precedente oratorio di San Giorgio, concesso nel 1291 a titolo gratuito dal Comune, al beato Giacomo Bianconi (1220-1301). Intitolata dapprima a San Giorgio, ha ricevuto nel 1387 il nome attuale. Di là, si è sotto il duecentesco Palazzo dei Consoli, maestoso e in disarmonia affascinante con gli altri edifici della piazza bellissima. In questo palazzo quattro consoli amministravano la città, e nello stesso edificio avevano sede le carceri, l’archivio e il Consiglio di Credenza, composto da sessanta cittadini. Un voltone del 1560 unisce il Palazzo dei Consoli alla chiesa di S. Silvestro, gemma del romanico in Umbria. Lo scenario è quello imperiale del Ducato di Spoleto e i costruttori sono probabilmente gli stessi che edificarono altre chiese di analogo aspetto nel territorio spoletino. A destra, era come a San Giuliano di Spoleto, un campanile, in corrispondenza del quale si segnala, all’interno, un grosso pilastro invece della colonna, mentre la parte superiore della facciata, in travertino e pietra bianca e rosa del Subasio, è incompiuta.

 

Antonio Carlo Ponti, Bevagna, Fabrizio Fabbri Editore 2011

Si leva il sipario su una delle piazze più suggestive dell’Umbria. Sorda ai biasimi del nostro tempo, questa piazza è e rimane la copula genitrice della città medievale, il punto nevralgico di due contrapposte entità, laica da un lato e religiosa dall’altro. Più che essere vista, questa piazza deve essere sentita lungo il pulsare di emozioni che ricompongono l’essenza. Epica, onirica, metafisica più di tutte le metafisiche piazze dechirichiane e ciò nonostante vera, concreta, quasi tangibile. Il suo spazio soggiace a una nuova armonia, dove il presente non è che un eco sfuggente e il tempo si ferma, avvolto su sé stesso, tra i fastigi di un paesaggio la cui irripetibilità sta nell’ordine imprevisto e anarcoide delle architetture. In quest’ordine-disordine due icone si fronteggiano e si contendono il primato in austerità e bellezza: sono le chiese di Sant’Angelo, poi detta di San Michele, e San Silvestro. La scenografia della piazza, infine, è resa assoluta dalla Fontana, con la quale nel 1889 si preferì sostituire una cisterna ottagonale. Volgendo le spalle a corso Matteotti, il duomo si erge alla nostra destra, diritto e maestoso al pari di un mastio, costruito sopra l’oratorio della Madonna della Confessione da due sapienti edificatori: Rodolfo e Binello. Nel Trecento alla prima fabbrica si addossa un monastero, mentre nel 1465 il priore, poi cardinale, Bernardo Eroli rifece a sue spese il soffitto, definitivamente compromesso nella concezione originaria dagli interventi settecenteschi. Con il suo richiamo all’essenzialità, San Silvestro è una delle visioni più carismatiche ed evocative del romanico umbro e, nonostante la sua posizione di sghembo, senza più Oriente né Occidente, lo svolgimento del significato escatologico resta illeso, tutto contenuto nella purezza della forma architettonica. Il 1195 è l’anno della consacrazione, murato alla destra del portale insieme ai nomi del committente Diotisalvi e del maestro Binello, la cui dottrina e severità d’intenti si attua sulla superficie piana della facciata, sbocconcellata in alto a causa della sua incompiutezza. Questo capolavoro è ancor più degno d’ammirazione se pensiamo ai fiumi di parole, scritte per mano dell’incompetenza, che avrebbero dovuto deliberare la sepoltura della fabbrica. La vera minaccia arriva nel 1860 dal sindaco Agostino Mattoli, che in una missiva al soprintendente di Belle Arti di Perugia argomenta così le ragioni della demolizione: «rifabbricare la Chiesa sarebbe opera troppo costosa e inutile nella considerazione che sulla Pubblica Piazza a pochi metri di distanza ve ne sono altre due; con ciò si otterrebbe di allargare la Piazza, ch’è piccola». Ma la risoluzione tarda a venire e nonostante in un documento del 1871 si trova scritto che la chiesa è destinata «per uso deposito foraggi e combustibili», di lì a poco, possiamo esser certi del suo definitivo riscatto per ordine del ministero della Pubblica istruzione. Il Palazzo dei Consoli concede ben poco alle leziosaggini dell’invenzione, preferendo una costituzione robusta, di pianta press’a poco quadrata e disposta di sguincio, in modo tale da offrire un duplice prospetto: l’uno verso San Domenico, l’altro verso San Silvestro. L’edificio ha qualcosa di aggressivo e qualcosa di titanico, in particolare nella grande scala che, nonostante in origine avesse proporzioni e orientamento diversi, a vederla oggi suggerisce una tensione superomistica e, come una caduta verso l’alto, si inerpica fino ad un portale a sesto acuto. L’eloquio teologico, cominciato in San Michele e San Silvestro, continua a un secolo di distanza nella chiesa di San Domenico. L’impresa ebbe inizio nel 1291, quando Giacomo bianconi ottenne dal Comune questo naufrago lembo di città e, con un’energia che non gli fece mai difetto, trasformò il piccolo oratorio di San Giorgio in un’oasi del monachesimo domenicano.

 


Continua…

«I miei clienti sono prevalentemente turisti inglesi, gente facoltosa che ha una seconda casa in Italia o che l’affitta per un breve periodo».

Alessio Berionni

Il giovane chef Alessio Berionni, classe 1991, ha le idee ben chiare su quello che vuole: «Non aprirò mai un ristorante». Partito da Gualdo Tadino dov’è nato, dopo varie esperienze in Inghilterra, è tornato in Italia per diventare un personal chef, uno chef privato che si affitta per un certo periodo di tempo o per un evento privato. «Penso a tutto io, dalla ricerca delle materie prime locali, alla pulizia dopo ogni pasto».

 

Ci spieghi come prima cosa, che cos’è un personal chef?

Si tratta di uno chef privato che lavora su chiamata e che è disponibile per tutto il periodo della vacanza del turista, sia italiano sia straniero. È un servizio a 360 gradi, dalla spesa alla pulizia finale della cucina e della tavola.

Chi sono i suoi clienti?

Prevalentemente sono turisti inglesi, gente abbastanza facoltosa che ha una seconda casa in Italia o che l’affitta per un breve periodo. Mi occupo della colazione, pranzo e cena; oppure semplicemente di preparare una cena per un particolare evento.

Ci può svelare qualche nome?

Da poco ho lavorato per l’attore Marco Filiberti, ma più che altro sono persone straniere del mondo della finanza e dell’imprenditoria.

Cosa racconta la sua cucina?

Racconta il mio viaggio dall’Italia – in particolare dall’Umbria e dalla Toscana – fino all’Inghilterra. Racconta la semplicità della cucina umbra rivisitata da incursioni inglesi.

 

Anatra e barbabietole

Qual è il piatto che la contraddistingue maggiormente?

Sicuramente il Pork belly (la pancia di maiale della cinta senese) preparato in stile britannico. È un piatto che faccio di frequente.

Si parla spesso di cucina moderna e tradizionale, quale predilige?

Il mio è uno stile contemporaneo,  ma rimango comunque fedele alle tradizioni che ogni territorio trasmette.

Ha mai pensato di aprire un ristorante tutto suo?

Assolutamente no, perché vedo tanti colleghi che passano l’intera giornata nel ristorante, trasformandolo nella loro prima casa. Nel mio caso decido come organizzarmi e sono più libero. Quando ho lavorato nei ristoranti ero lì 18 ore al giorno e vedevo pochissimo la mia famiglia.

Come si descriverebbe?

Sono una persona molto pignola e precisa, mi piace portare a termine velocemente quello che faccio. Ovviamente ho una grande passione per la cucina.

È una passione che ha fin da piccolo?

Ha preso vita nella cucina di mia nonna, dove ogni domenica la guardavo impastare e chiudere i cappelletti con assoluta precisione e attenzione ai sapori semplici e perfetti. Mi sono diplomato all’istituto alberghiero di Assisi e ho iniziato a lavorare nei migliori ristoranti della mia zona. Mi piaceva molto anche giocare a basket, ma ho deciso di lasciarlo per andare in Inghilterra: lì ho iniziato a lavorare in un ristorante italiano, dove ho fatto la gavetta, poi sono approdato in un ristorante inglese, fino ad arrivare in quelli stellati, come Gringling Gibbons (3 stelle Michelin) e Stapleford Park – luxury country house (2 stelle Michelin). Ho lavorato al fianco di Alaine Ducasse e Gordon Ramsay. Nel 2019 con in mio bagaglio culturale, lavorativo e una famiglia sono tornato in Italia e mi sono messo in gioco come personal chef.

 

Piccione affumicato con frutti di bosco

Cosa consiglierebbe alle nuove generazioni del settore?

Prima cosa di viaggiare e di vivere la cucina con passione senza trascurare la vita privata: è quella che ci permette di essere veramente realizzati. Il successo non è farsi conoscere dai media o dalle varie guide gastronomiche, ma è sentirsi soddisfatti dopo aver creato qualcosa che veramente rispecchia quello che sei e che fai!

Quali sono i suoi progetti futuri?

Quando ho iniziato il mio viaggio culinario mi ero promesso di scoprire ogni ingrediente, penso di essere al 60% e quel 40 che manca è il carburante che mi manda avanti. Quando cucino è come se avessi una tela bianca che cerco di riempire nel miglior modo possibile. Cucinare per me è un modo per viaggiare, rilassarsi e sparire allo stesso tempo; in futuro vorrei andare avanti come personal chef e migliorare in ogni aspetto, sia culinario sia di vita privata.

 


Per saperne di più

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