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«Non rinneghiamo mai il nostro dialetto. Chi rinnega il proprio dialetto, ha rinnegato la terra che lo ha generato, ha rinnegato le proprie radici culturali». Emanuele Marcuccio.

Il vernacolo di Todi – come gli altri nel resto dell’Umbria – è sostanzialmente una parlata italiana con delle varianti lessicali e con degli innesti di parole dialettali. È frutto dello sviluppo del volgare locale del XIII e del XIV secolo: il primo vocabolario dialettale todino fu redatto dalla complessa collezione laudistica di Jacopone Da Todi. In primis, va fatta una distinzione tra il parlato all’interno delle mura cittadine e quello fuori, più di tradizione contadina. Ci sono termini che cambiano o il cui utilizzo nel centro città è scarso. Alcuni esempi sono i verbi: andare, che in campagna diventa jire, hanno è ònno, poi troviamo stònno (stanno), staronno (staranno), ajjo (ho), vajjo (vado), ago (ho), dago (do), pòzzo (posso), emmara (ero), saria (sarà).
«Alcune di queste parole – soprattutto tempo addietro – individuavano la provenienza di un todino: campagna, periferia o città. Termini che, spesso tra una zona e un’altra, non erano nemmeno capiti. Particolarità della periferia è anche l’utilizzo della terza persona del condizionale a sostituzione della prima: piglierebbe st’orologio e lo butterebbe via; che farebbe... Poi, mi vengono in mente alcune parole molto più comuni che in molti ancora pronunciano: trattoro (imbuto), mijole (le molle per il focolare) o alzagnolo (mattarello). Però il dialetto più stretto è stato da sempre una prerogativa della campagna circostante» spiega il professor Manfredo Retti.

 

Piazza del Popolo, Todi

Piccolo vocabolario todino

Il viaggio alla scoperta del vernacolo di Todi passa anche per scutrignare (sculettare, darsi delle arie); potto o pottarello (ragazzo o ragazzino); bardascio o bardascetto (ragazzo in campagna), ggioèndù (gioventù), lue/lia (lui/lei), bbiribbiri (merenda), nguattarèlla (nascondino); ubbiedi (bietola): cojjemo ll’ubbieti pe ccòce o focore (vampata di calore) ed empizzà (riempire il ventre mangiando a crepapelle, eh che mbizzi!). C’è poi la bboccata (schiaffo sulla bocca): si n d’azzitti te vò a rrifilà na bboccata; la malentràmpica (una persona che cammina con difficoltà); la vècchja malentràmpica e si può stare a panzacalla (a riposo): tuqquì a ppanzacalla nun ci sta niciuno. Al contrario diventa ingundràrio (mettese r vestito all’ingundràrio), tra/all’incirca è icche e òcche, mentre destora è a quest’ora (s’ha d’arvinì destora?) e jjù è giù.

 

Antica meteorologia

La saggezza popolare passa anche attraverso i proverbi, soprattutto quelli legati alle previsioni meteo; dopotutto in campagna, nel secolo scorso, il sole e la pioggia stabilivano l’andamento del raccolto. Per questo troviamo: Quanno la mondagna mette ‘l cappello, nun guardà ‘l sole ma metti ‘l mandéllo (Quando le montagne mostrano la neve, non dar retta ai brevi periodi di sole e tieni il mantello); Levande, se nun piòe è ‘n gran bbirbande (Con il vento al levante dovrebbe piovere); Se piòe e ‘l sole ‘nzacca, la domenica fa l’acqua. Se piòe e ’nzacca ‘l sole nun è sabito che piòe (Se piove e il sole sparisce dietro le nuvole è segno che pioverà anche domenica. Se piove e il sole sparisce dietro le nuvole, sabato non arriverà senza pioggia). I più pettegoli diranno invece: la lengua non c’ha l’òsso, ma roppe ‘l dòsso (la parola non è un’arma che ferisce fisicamente, ma può far morire). «Un modo di dire molto tipico di Todi è M’hanno voluto dì che (quando si racconta qualcosa di cui non è sicuri), mentre ricordo ancora mia nonna che la sera pregava, ma per sveltirsi diceva: Amen e buonanotte Gesù che l’olio è caro» racconta il professor Retti.

 


Le puntate precedenti

Perugino
Eugubino
Castellano
Folignate
Spoletino
Ternano
Orvietano

Pievese

Gualdese

Il Comune l’aveva promesso nel 2021 e adesso è pronto. Todi gode di un nuovo ponte e di parco di qua e di là del Tevere, che va da Ponte Rio a Pian San Martino.

Il ponte si trova nella zona del centro commerciale, dove hanno creato un’area verde con l’area giochi per bambini e dove si può passeggiare con i cani e anche percorrere la sponda sinistra del Tevere. Ma la cosa più importante è il ponte Bailey – abbandonato per anni, semidistrutto e sepolto dalla vegetazione – è stato ripulito, ripristinato e inaugurato a dicembre 2023. Quando scende la sera è molto suggestivo. Una bella illuminazione a raso illumina il piano di calpestio mentre, altre luci illuminano le parti superiori e le due torri alle estremità.

Il ponte di Todi

La sua storia

Riepilogo rapidamente la storia di questo ponte, che come il ponte Morandi è dotato di cognome. Quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, i tedeschi in ritirata hanno fatto saltare i ponti, gli alleati velocemente li hanno sostituiti con ponti metallici inventati dall’inglese Donald Bailey. Erano fatti da moduli metallici che si assemblavano rapidamente e sopportavano il passaggio dei carrarmati Sherman. Finita la guerra i ponti fatti saltare vennero ricostruiti velocemente e i Bailey furono trasferiti dove potevano ancora servire. Questo qui arrivò a Todi dalla Toscana nel 1954. Fino ad allora per andare da Pian San Martino e Ponte Rio ci voleva la barca di Giovanni. Con la costruzione del ponte, il traghettatore Giovanni perse il lavoro, ma le macchine finalmente poterono passare il fiume. Comunque il ponte subì delle modifiche rispetto all’originale: è l’unico nel suo genere perché è sostenuto anche da robuste funi laterali che, con le torri alle estremità, ne fanno un piccolo ponte di Brooklyn.

La sua nuova vita

La sua nuova vita lo ha trasformato in un luogo ciclopedonale e ha aperto uno spazio verde notevole per i tuderti e la grande comunità turistica che vive e che transita nella zona. Le opportunità sono legate soprattutto al cicloturismo, che partendo da qui conduce ovunque. Da qui iniziano infatti le piste per raggiungere le rapide del Furioso con due percorsi: uno blu, antiorario e di 16 km che segue la sponda destra del Tevere e uno più lungo, segnato in giallo, che va in senso orario per 30 km: il tratto è lungo ma, a metà percorso, si può fare una sosta a Doglio, grazioso paesino con un bel castello.

Il sentiero

Sempre partendo dal ponte si può girare la bici verso Sud e collegarsi alla pista Amerina che unisce Todi ad Amelia: sono 100 km, andata e ritorno, fortemente voluti dai due comuni e dagli sportivi delle due ruote. Se invece si decide di andare a Nord, si raggiunge il tracciato della Media Valle Tour, che tocca 10 comuni e si snoda per 260 km. La ciclabile che inizia sul piccolo ponte Bailey prima attraversa l’Umbria poi si collega con la ciclabile nazionale e poi, volendo, anche con quella europea che arriva in Svezia e Finlandia.

Le ciclabili sono tutte pronte, percorribili e ben segnate e accessibili anche ai disabili. Naturalmente i percorsi che si fanno in bici si possano fare anche a piedi o a cavallo. Io ho percorso a piedi un tratto del circuito blu, di giorno feriale e verso le 12. Ho incontrato tanta gente: mamme con i passeggini, chi faceva jogging, chi passeggiava come me, ho visto le tracce del passaggio dei cavalli, ho incontrato una signora inglese con il suo cane. Il tratto che ho percorso è piano e qui e là ci sono delle panchine per riposarsi, ma la cosa che più mi è piaciuta e stata la pace e il contatto con la natura. Le macchine sono lontane e ho sentito solo il rumore del Tevere e delle piccole rapide in quel punto. Tutte queste piste, che assommano a 400 km, sono state tracciate da Walter Nilo Ciucci, presidente dell’associazione Uncover Umbria, con l’accordo di tutti i comuni. Comunque gli organizzatori di un simile lavoro hanno un sogno. Alla fine del 2024 verrà ripristinato il treno che collega Terni a Sansepolcro, che è fuori servizio da molti anni, e la ciclabile della Media Valle Tour lo incrocia in più punti.

Gli organizzatori delle ciclabili vorrebbero che ci fossero istituite anche delle carrozze per i ciclisti, come succede in Austria, a San Candido vicino al confine con l’Austria, e in molti altri Paesi europei. Quei treni che incrociano le piste ciclabili hanno delle carrozze dedicate solo alle biciclette, che vengono caricate, agganciate e bloccate. Ormai il ciclismo è diventato uno sport praticato da milioni di persone, che trascorrono qualche ora o qualche giorno sul sellino. Quindi è un nuovo turismo che va seguito e curato, per essere al passo con i tempi e mi sembra che Todi e gli altri comuni facciano tutto il possibile.

Alla scoperta della città umbra e dei suoi monumenti: un luogo di confine tra Perugia e Terni.

Adagiata su di un colle che si affaccia sulla media valle del Tevere, Todi (da Tutere che significa confine) racchiude, all’interno delle sue mura, tesori e bellezze antiche. La leggenda narra che sia nata (nel VIII – VII secolo a.C.) per volere dei Veii Umbri e di un’aquila: gli Umbri volevano costruire la città ai piedi del colle, sulla riva sinistra del Tevere, ma la tovaglia con cui stavano facendo colazione fu rubata da un’aquila che la portò via, lasciandola cadere sulla cima del colle. Questo venne interpretato come un segno divino; fu così che i fondatori decisero di costruire Todi in cima al colle. Il legame con l’uccello rapace è resistito nel tempo: ancora oggi è presente nello stemma cittadino.

La storia invece vuole che Todi sia stata fondata dagli Etruschi tra il III e il I secolo a.C. che costruirono la prima cerchia di mura della città. Nel I secolo a.C. Todi diventa Municipio Romano e di questo periodo sono rimasti alcuni resti come le imponenti cisterne (seconda metà del secolo) che si trovano proprio sotto Piazza del Popolo. Con la caduta dell’Impero Romano, Todi affronta il periodo delle invasioni barbariche e della guerra gotica, dopo la quale viene annessa all’Impero Bizantino. Passato l’anno mille prospera e si espande, diventa libero Comune e poi Signoria sotto la famiglia degli Atti, per poi essere assorbita dallo Stato Pontificio.

 

Tempio di Santa Maria della Consolazione. Foto di Luca Seccaroni

 

Proprio in questo periodo storico (nel 1236) la città dà i natali al suo più celebre cittadino: Jacopone De Benedetti (meglio conosciuto come Jacopone da Todi), poeta ed ecclesiastico che è passato alla storia per le sue quasi cento laudi in volgare e per essere stato un acerrimo nemico di Papa Bonifacio VIII.

Nel XIV secolo per Todi inizia un periodo di lenta decadenza, ma grazie al vescovo Angelo Cesi la città ha un nuovo impulso e torna a rifiorire: sotto la sua guida vengono effettuati importanti lavori urbanistici e architettonici come la costruzione della Fontana della Rua o Cesia, la Chiesa del Crocifisso e il Tempio di Santa Maria della Consolazione, completato dopo la sua morte. Quest’ultimo si trova fuori le mura della città e costituisce uno degli edifici simbolo dell’architettura rinascimentale: la costruzione, iniziata nel 1508, si concluse solo un secolo più tardi e per la sua architettura si contrappone al centro storico in pieno stile medievale.

Passeggiando per l’acropoli ci si imbatte nel Tempio di San Fortunato, un edificio gotico iniziato alla fine del XII secolo e terminato nel 1465. Nella cripta della chiesa si trovano le tombe di quattro santi (tra cui San Cassiano) e, su una parete, un ovale con l’immagine ad affresco del beato Jacopone da Todi. Di particolare interesse è il portone centrale decorato da bassorilievi, molti dei quali realizzati dall’architetto dell’opera Giovanni da Santuccio di Fiorenzola e da suo nipote Bartolo.

Tempio di San Fortunato

 

La chiesa più importante è senza dubbio il Duomo, intitolato a Maria SS. Annunziata: un edificio in stile lombardo a croce latina edificato nel XII secolo nel luogo di un preesistente edificio romano. La facciata ha subito, nei secoli, numerosi restauri e rifacimenti a causa di un incendio nel 1190, di un terremoto nel 1246 e infine del crollo del tetto nel 1322. All’interno è conservato Il Giudizio universale di Ferraù da Faenza, d’ispirazione michelangiolesca. Nella cripta vi è un museo.

 

Palazzo del Popolo

 

Il centro storico si snoda tra vie strette e ampie piazze: le principali sono Piazza Garibaldi – dove svetta la statua del condottiero – e Piazza Vittorio Emanuele –  conosciuta con il nome di Piazza del Popolo. Quest’ultima è senza dubbio il cuore della città sin dall’epoca romana. Poggia le sue fondamenta su grandi cisterne romane, ancora ben conservate e visitabili: non erano solo un’enorme riserva idrica, ma avevano molteplici funzioni come sostruzione, drenaggio e contenimento delle acque. La Piazza è circondata dai monumenti più insigni di Todi, testimonianza dell’epoca dei liberi comuni (il Palazzo del Capitano che ospita il Museo Civico, il Palazzo del Popolo, sede del Comune e Palazzo dei Priori).

È impossibile non notare anche i tre cerchi di mura che abbracciano Todi e che ne hanno definito l’espansione urbana: al primo cerchio etrusco (III sec. a.C.) segue quello romano e poi quello di epoca medievale. Lungo questi perimetri si aprono ancora oggi le porte di accesso: Porta Perugina, Porta Romana, Porta Fratta (già Amerina) e Porta Orvietana (di cui rimangono pochi resti), i cui nomi si riferiscono ai principali collegamenti viari). Altre porte sono: Porta Libera, Porta Aurea, Porta Catena o di Sant’Antonio.

Per una veduta panoramica di Todi e della Valle Umbra si può salire sul Parco della Rocca (411 m s.l.m.), il punto più elevato della città. La rocca, edificata da papa Gregorio XI nel 1373, dopo essere stata abbattuta è stata ricostruita nel 1395.

 

Museo Lapidario

 

Da non perdere anche i Nicchioni romani in travertino (nel piazzale del Mercato Vecchio): secondo alcune ipotesi si tratterebbe di resti di un tempio dedicato a Marte; Santa Maria in Camuccia, una chiesa a due piani fondata nel VII-VIII secolo e oggetto di interventi e rifacimenti nel XIII secolo; le Fontane di Scannabecco (1241): vasche d’acqua sovrastate da un elegante portico sostenuto da sette colonne; e il Museo Lapidario, inaugurato nel 2009 presso il Polo Museale delle Lucrezie, dove è conservata una raccolta – tra le più antiche dell’Umbria – di materiali lapidei di età romana, medievale e moderna.

Infine, non si può non visitare il Teatro comunale di Todi che si trova in pieno centro, a significare l’importanza del luogo per la società tuderte dell’Ottocento. Nel 1894 ospitò per la prima volta il cinematografo con un filmato intitolato Un bagno di ragazzi. Dopo una fase di declino, il teatro e i locali sono stati restaurati a partire dal 1982 e dal 1992 è stato riaperto al pubblico, con una capienza di 499 spettatori.

 

Panorama dal Museo Lapidario

 

Todi, volò dal Tevere sul colle

l’Aquila ai tuoi natali e il rosso Marte

ti visitò, se il marzio ferro or parte

con la forza de’ buoi l’acclivi zolle.

 

Ebbro de’ cieli Iacopone, il folle

di Cristo, urge ne’ cantici; in disparte

alla sua Madre Dolorosa l’arte

del Bramante serena il Tempio estolle.

 

Ma passa, ombra d’amor su la tua fronte

che infoscan gli evi, la figlia d’Almonte,

il fior degli Atti, Barbara la Bella.

 

E l’inno del Minor si rinnovella;

Amor amor lo cor sì me se spezza!

Amor amor tramme la tua bellezza!

 

Gabriele D’Annunzio

Il cuore verde d’Italia batte al ritmo della Storia a Todi dal 15 al 17 marzo 2024. Tre giornate di grandi lezioni di storia ospite d’onore Umberto Galimberti Extra Festival a Perugia il 22-23 marzo.

Non c’è due senza tre. L’Umbria Antica Festival torna per la sua terza edizione in collaborazione con il Comune di Todi, mantenendo lo stesso spirito di sempre: divulgare la Storia attraverso le lezioni gratuite e coinvolgenti dei più importanti studiosi del settore con un linguaggio accessibile e adatto a tutti. Dal 15 al 17 marzo nella Sala del Consiglio del Palazzo del Capitano in piazza del Popolo, si alterneranno archeologi e storici per raccontare le tante sfumature del mondo antico: dai popoli italici agli Etruschi, dalla Grecia classica a Roma.

 

 

Non solo lezioni: al Festival ci sarà una speciale serata al Teatro Comunale di Todi (15 marzo, ore 21) con protagonista Umberto Galimberti che parlerà de “L’uomo nell’età della tecnica” (qui per prenotare i biglietti rimanenti) e una Fiera del Libro in collaborazione con le principali case editrici di saggistica (Laterza, Il Mulino, Carocci) e la Libreria Ubik di Todi, allestita nella suggestiva Sala delle Pietre. Inoltre, nel corso delle giornate, saranno organizzate speciali visite guidate alle Cisterne Romane, al Museo Civico e al Museo Lapidario, per valorizzare e far conoscere al pubblico il patrimonio archeologico tuderte.

Gli ospiti

Umberto Galimberti, Giovanni Brizzi, Andrea Carandini, Costantino d’Orazio, Valentino Nizzo, Marcella Frangipane, Livio Zerbini, Arnaldo Marcone, Nicola Mastronardi, Paolo Giulierini e tanti altri ancora.

Il programma

Aprirà il Festival venerdì alle 17.30 Giovanni Brizzi, uno dei maggiori esperti di storia annibalica e storia militare antica, che presenterà per la prima volta in Umbria il suo ultimo lavoro: Imperium. Il potere a Roma (Laterza 2024). Venerdì sera al Teatro Comunale si terrà una lezione di Umberto Galimberti, psicanalista e filosofo, che guiderà il pubblico in una riflessione sul rapporto tra essere umano e tecnica, partendo da una provocazione: non è più l’umano a governare la tecnica, ma è la tecnica a governare l’umano.

La seconda giornata. Sabato si aprirà con Costantino d’Orazio, il nuovo Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e dei Musei Nazionali di Perugia – Direzione Regionale Musei Umbria, con un intervento dedicato al patrimonio umbro (La sottile linea d’Umbria, tra Antico e Contemporaneo). Sarà poi il turno dell’archeologia con Marcella Frangipane, che porterà a Todi la sua illustre esperienza e riconosciuta abilità nel “far parlare gli oggetti”, raccontando come i frammenti archeologici siano tesori inestimabili per ricostruire la storia delle antiche civiltà (Un frammento alla volta: gli oggetti che raccontano la Storia). Chiuderà la mattinata Andrea Carandini, che presenterà il suo ultimo libro Io, Nerone (Laterza 2023), dialogando con il dottor Nicolò Squartini.

Il pomeriggio prosegue all’insegna della storia romana, alla scoperta di altri due imperatori: Vespasiano, l’inaspettato salvatore dell’impero, con la lezione Arnaldo Marcone e Commodo, l’imperatore gladiatore, nell’intervento di Livio Zerbini.

La terza giornata. Domenica mattina sarà interamente dedicata a Todi. Si inizia con Valentino Nizzo con la lezione Tuder/Tular: città, persone, confini, per proseguire poi con Enrico Zuddas che racconterà il ruolo di Todi nella guerra di Perugia (Il Bellum perusinum e la colonia di Tuder) e concludere la sessione con Nicoletta Paolucci che illustrerà uno dei tesori tuderti: le cisterne romane.

Nel pomeriggio ci si sposterà nell’Italia pre-romana. Inizierà il glottologo Augusto Ancillotti, che parlerà del rapporto tra Todi e il Tevere a partire da ciò che ci svelano i nomi stessi dei luoghi. A seguire, Paolo Giulierini ci porterà sulle tracce degli antichi popoli italici a partire dal suo ultimo libro L’Italia prima di Roma (Rizzoli 2023). A concludere Nicola Mastronardi con l’intervento I Sanniti e la nascita di Italia.

 

Museo Lapidario di Todi

 

Le visite guidate

In collaborazione con il Comune di Todi e CoopCulture durante il Festival ci sarà la possibilità di partecipare ad alcune visite guidate gratuite, in tre siti significativi della città: sabato pomeriggio dalle 15.30 alle Cisterne Romane (vista l’enorme richiesta abbiamo già organizzato quattro gruppi, uno ogni mezz’ora; è ancora possibile prenotare il quinto in partenza alle 17.30). Domenica mattina alle 10.30 al Museo Lapidario, un tesoro allestito nell’antico e suggestivo Monastero delle Lucrezie, e domenica alle 15.30 al Museo Civico della Città, nella sezione archeologica. Le visite saranno a cura di Nicoletta Paolucci, direttrice del Circuito Museale di Todi, Filippo Orsini e Francesca Tenti.

«La tre giorni di Umbria Antica – sottolinea il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano – risponde a una duplice finalità: da una parte qualifica ulteriormente la proposta culturale cittadina, dall’altra va ad aprire la stagione turistica 2024, andando ad occupare un periodo che tradizionalmente era privo di iniziative consolidate. L’inserimento dell’evento in una logica di cartellone tematico regionale non può che far bene alla città e all’Umbria, che in tema di politica turistica dovrà fare in futuro sempre più sistema».

Il senso del Festival. «Ci sono tanti motivi per parlare di storia in Umbria. Per i suoi borghi incastonati tra monti e colline. Per gli archi etruschi, i teatri romani e millenarie tavole di bronzo. Basta percorrere le antiche strade o seguire il corso dei fiumi per ammirare le silenti tracce lasciate da antiche civiltà», recita la voce del nostro spot promozionale. «Ma la vera ragione per parlare di storia in Umbria è che di tutti i suoi tesori conserva ancora il più prezioso: il valore del tempo. L’antica arte di andare al passo con la natura per godersi appieno la meraviglia intorno a noi. Il cuore verde d’Italia batte al ritmo della storia e la sabbia del tempo scorre nelle sue vene. Sa quando bisogna rallentare i battiti per non farsi travolgere dal presente frenetico o quando entusiasmarsi davanti a monumenti di immutabile bellezza. All’Umbria Antica Festival potrai immergerti nel passato per capire il presente. E per farlo, potrai prenderti tutto il tempo del mondo».

Extra Festival: focus a Perugia

Venerdì 22 e sabato 23 marzo organizzeremo all’Auditorium di San Francesco al Prato una due giorni dedicata alla storia di Perugia con qualche incursione nell’affascinante mondo della Roma antica.

Venerdì 22 aprirà la giornata Michele Bilancia che illustrerà la storia e l’unicità delle mura di Perugia e il suo lavoro instancabile di questi anni per valorizzarle, che ha il suo esito più recente nel Parco delle Mura, inaugurato a novembre dello scorso anno (Le mura di Perugia. Continuità e resilienza di un monumento). Seguirà poi una lezione di Luana Cenciaioli, che svelerà i segreti dell’antica Perugia a partire dall’area archeologica scoperta sotto il Duomo (Sotto la cattedrale. I tesori della Perugia sotterranea). Infine, la mattinata di venerdì sarà chiusa dal professor Paolo Braconi, con un intervento dedicato all’antica chiesa di Santa Susanna, la chiesa sopra cui è stata costruita San Francesco al Prato (L’antica chiesa di Santa Susanna).

Il pomeriggio di venerdì 22 vedrà sul palco Immacolata Eramo, filologa classica e docente all’Università di Bari, che presenterà il suo ultimo libro Il mondo antico in 20 stratagemmi: un racconto di imbrogli, trucchi e raggiri che rivelano le sorprendenti sfaccettature del carattere e del mondo dei nostri antichi antenati. A chiudere la sessione un dialogo tra gli storici Giusto Traina e Franco Cardini sulla prima guerra mondiale della storia: lo scontro civile tra Marco Antonio e Ottaviano (La prima guerra mondiale della storia).

La mattina di sabato 23 sarà aperta da una lezione del professor Filippo Coarelli su La battaglia del Metauro. A seguire, il professor Francesco Marcattili esporrà in anteprima assoluta i suoi studi su Le mura etrusche del Verzaro e la porta Scalelle. Infine, la direttrice dell’Ipogeo dei Volumni e Necropoli del Palazzone Maria Angela Turchetti racconterà le novità legate alla tomba ipogea etrusca, ora in corso di restauro e al centro di un nuovo progetto di valorizzazione (L’ipogeo dei Volumni, lavori in corso).

Il pomeriggio di sabato vedrà sul palco dell’Auditorium il professor Tommaso Braccini con una lezione sull’umorismo nell’antichità (Nel Foro, nel triclinio, alle terme: ridere con gli Antichi per capirli meglio), seguito dall’ultima lezione dell’Extra Festival a cura di Mario Lentano, che parlerà del rapporto tra gli antichi e gli alberi: un perfetto epilogo per un Festival che si chiude nel capoluogo del “cuore verde d’Italia” («Vissero i boschi un dì». La vita culturale degli alberi nella Roma antica).

I libri. I libri dei relatori e relatrici delle giornate di Perugia saranno disponibili alla vendita grazie alla collaborazione con la Libreria delle Volte di Perugia, che allestirà un corner presso l’Auditorium.

 

Ipogeo dei Volumni

 

Le visite guidate. Anche a Perugia saranno organizzate delle viste guidate per consentire ai partecipanti di vedere e toccare con mano i reperti di cui si parlerà nel corso delle lezioni.

In particolare, grazie alla preziosa collaborazione con l’associazione Radici di Pietra e Michele Bilancia, saranno realizzati due itinerari di visita nelle mattinate di sabato e domenica, dal titolo I confini della memoria. Il parco delle mura etrusche di Perugia. Sabato 23 la visita si svolgerà con percorso che da piazza Grimana-Arco etrusco arriverà Parco della Canapina, dove è stato da poco inaugurato il Parco delle Mura. Domenica 24 il tour partirà invece da Sant’Ercolano e si concluderà sempre al Parco della Canapina.

Domenica 24 sarà possibile anche partecipare a una speciale visita guidata all’Ipogeo dei Volumni, grazie alla collaborazione con la Direzione Regionale Musei Umbria e la direttrice dott.ssa Turchetti.

Epocale, la nuova serie di video-podcast. Dopo le tappe del Festival il progetto Umbria antica continuerà nel corso dell’anno a offrire alla sua comunità una serie di contenuti originali per valorizzare il patrimonio storico e archeologico umbro. Ad aprile pubblicheremo nelle piattaforme di podcasting e su YouTube le videolezioni del Festival. Poi da maggio ad agosto verranno registrate le puntate di “Epocale”, la nuova serie di video-podcast, dalla durata di un’ora circa, in cui intervisteremo i direttori e le direttrici di una rosa di musei e siti archeologici gestiti dalla Direzione Regionale Musei Umbria.

 

Museo Civico – sezione Archeologica Todi

 

Una chiacchierata approfondita per valorizzare i reperti custoditi nei luoghi della bellezza della storia antica umbra, ma anche comunicare in senso ampio l’amore per la cultura e per la storia e raccontare cosa ci sia dietro un museo o un sito archeologico, cosa significhi organizzare una mostra o allestire una collezione, cosa sia il lavoro dell’archeologo, dello storico dell’arte, del curatore o della direttrice musale.

La prima puntata, dedicata al Museo archeologico nazionale dell’Umbria a Perugia sarà pubblicata a settembre. La serie di video-podcast Epocale continuerà con puntate registrate presso l’Area Archeologica Di Carsulae, l’Ipogeo Dei Volumni e Necropoli Del Palazzone, il Teatro Romano e Antiquarium Di Gubbio, il Museo Archeologico Nazionale Di Orvieto e il Tempietto sul Clitunno.

L’Umbria Antica Festival è realizzato grazie al sostegno del Comune di Todi e del Comune di Perugia, in collaborazione con la Direzione Regionale Musei Umbria e con il patrocinio della Regione Umbria, dell’Università degli Studi di Perugia, del Festival del Medioevo e di Archeo.

 


Per informazioni scrivere a info@festivalumbriantica.it

 

Sito: www.festivalumbriantica.it

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Instagram umbria_antica

Il cuore verde d’Italia batte al ritmo della storia a Todi dal 15 al 17 marzo 2024.

Tre giornate indimenticabili per gli amanti dell’antichità. Dal 15 al 17 marzo Todi ospiterà alcuni tra i più grandi nomi legati all’archeologia e alla storia antica. Sede dell’evento sarà la Sala del Consiglio del Palazzo del Capitano. 

Si inizia venerdì alle 17.30 con Giovanni Brizzi, uno dei maggiori esperti di storia annibalica e storia militare antica, che presenterà per la prima volta in Umbria il suo ultimo lavoro: Imperium. Il potere a Roma (Laterza 2024). Venerdì sera al Teatro Comunale si terrà una lezione di Umberto Galimberti, psicanalista e filosofo, che guiderà il pubblico in una riflessione sul rapporto tra essere umano e tecnica, partendo da una provocazione: non è più l’umano a governare la tecnica, ma è la tecnica a governare l’umano.

La giornata di sabato si aprirà con Costantino d’Orazio, il nuovo Direttore della Galleria Nazionale dell’Umbria e dei Musei Nazionali di Perugia – Direzione Regionale Musei Umbria, con un intervento dedicato al patrimonio umbro (La sottile linea d’Umbria, tra Antico e Contemporaneo). Sarà poi il turno dell’archeologia con Marcella Frangipane, che porterà a Todi la sua preziosa e illustre esperienza e riconosciuta abilità nel “far parlare gli oggetti”, raccontando come i frammenti archeologici siano tesori inestimabili per ricostruire la storia delle antiche civiltà (Un frammento alla volta: gli oggetti che raccontano la Storia). Chiude la mattinata Andrea Carandini, che presenterà il suo ultimo libro Io, Nerone (Laterza 2023).

Il pomeriggio prosegue all’insegna della storia romana, alla scoperta di altri due imperatori: Vespasiano, l’inaspettato salvatore dell’impero, con la lezione Arnaldo Marcone e Commodo, l’imperatore gladiatore, nell’intervento di Livio Zerbini.

Domenica mattina sarà interamente dedicata a Todi. Si inizia con Valentino Nizzo con la lezione Tuder/Tular: città, persone, confini, per proseguire poi con Enrico Zuddas che racconterà il ruolo di Todi nel Bellum perusinum (Il Bellum perusinum e la colonia di Tuder) per concludere la sessione con Nicoletta Paolucci che illustrerà uno dei tesori tuderti: le cisterne romane.

Nel pomeriggio ci si sposta nell’Italia pre-romana. Si inizia con il glottologo Augusto Ancillotti, che parlerà del rapporto tra Todi e il Tevere a partire da quello che ci svelano i nomi stessi dei luoghi. A seguire, Paolo Giulierini ci porterà sulle tracce degli antichi popoli italici a partire dal suo ultimo libro L’Italia prima di Roma (Rizzoli 2023). A concludere Nicola Mastronardi con l’intervento I Sanniti e la nascita di Italia

Non solo lezioni. Nei giorni del Festival sarà allestita una Fiera del Libro in collaborazione con la Libreria Ubik di Todi. Dal 15 al 17 marzo nella Sala delle Pietre di Palazzo del Capitano sarà quindi disponibile un’accurata selezione di grandi classici e delle ultime novità inerenti al mondo antico. 

Alla scoperta del patrimonio tuderte. Il Festival in collaborazione con il Comune di Todi darà la possibilità ai partecipanti di partecipare a due speciali visite guidate gratuite per conoscere i tesori antichi di Todi: sabato 16 marzo alle 15.30 alle Cisterne romane, una eccezionale opera di architettura idrica databile alla seconda metà del I sec. a.C. e domenica 17 marzo alle 15.30 al Museo Civico della città.

 


I posti per le visite sono limitati ed è necessario prenotare a info@festivalumbriantica.it

È online il programma del Festival

 

Tre giornate dedicate alla storia antica. Incontri di alta divulgazione. Un nuovo nome per un nuovo inizio a Todi dal 15 al 17 marzo 2024.

L’Umbria Antica Festival torna per la sua terza edizione in collaborazione con il Comune di Todi. Lo fa cambiando nome, ma mantenendo lo stesso spirito di sempre: divulgare la Storia attraverso le lezioni dei più importanti studiosi del settore. Per tre giorni, archeologi e storici si riuniranno a Todi per raccontare le tante sfumature del mondo antico: dai popoli italici agli Etruschi, dalla Grecia classica a Roma.

Giovanni Brizzi, Andrea Carandini, Costantino d’Orazio, Valentino Nizzo, Marcella Frangipane, Livio Zerbini, Arnaldo Marcone, Nicola Mastronardi, Paolo Giulierini sono solo alcuni dei grandi ospiti che si alterneranno nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Todi dal 15 al 17 marzo 2024. Non solo lezioni di storia, ma anche una speciale serata al Teatro Comunale con protagonista Umberto Galimberti e una Fiera del Libro in collaborazione con le principali case editrici di saggistica (Laterza, Il Mulino, Carocci). Inoltre, nel corso delle giornate, saranno organizzate speciali visite guidate alle Cisterne Romane e al Museo Civico, per valorizzare e far conoscere al pubblico il patrimonio archeologico tuderte.

Dopo aver affrontato i temi dell’Umbria come culla della civiltà italica (prima edizione – “Dove è nata la nostra storia”) e quello del rapporto tra umano e divino nella terra “mistica” per eccellenza (seconda edizione – “Uomini e dèi”), per la sua terza edizione il festival cambia nome. Non più Festival dell’Umbria antica, ma Umbria Antica Festival. Non è un tocco di cipria ma una operazione culturale: dopo la nascita e il radicamento nel territorio, in questa terza edizione vogliamo che l’Umbria diventi la sede principale in Italia del racconto della storia antica, senza rinunciare alla valorizzazione del suo territorio e dei suoi tesori storici e archeologici. Todi è la cornice perfetta per realizzare questo ambizioso obiettivo.

«Abbiamo sposato il progetto valutandone la valenza culturale e scientifica e le possibili ricadute per Todi», commenta il Sindaco Antonino Ruggiano. «Con questa iniziativa si va a qualificare e completare il cartellone dei grandi eventi con una proposta che è nel DNA della città, quello della storia appunto, con una declinazione divulgativa che siamo sicuri saprà intercettare il favore di un’ampia platea di appassionati». Un progetto culturale e di marketing territoriale finalizzata a potenziare il turismo di qualità che già caratterizza la città.

 

Palazzo del Capitano – Todi

 

Il cuore verde d’Italia batte al ritmo della storia è il tema di quest’anno. Un battito lento e costante, ma mai fuori tempo pur parlando di epoche passate, perché l’umanità ha affrontato da sempre le stesse sfide universali: guerra e pace, progresso e declino, democrazia e tirannide, vita e morte, piacere e dovere. Questa è la sfida culturale che da tre anni porta avanti Umbria Antica: far conoscere l’immenso patrimonio storico e archeologico italiano, spesso considerato scontato, raccontandolo senza un atteggiamento cattedratico e snob per avvicinare un pubblico ampio ed eterogeneo.

Lo facciamo con la stessa passione per la conoscenza di Paul Hunham, il professore interpretato da Paul Giamatti protagonista del nuovo film “The Holdovers” di Alexander Payne, candidato agli Oscar 2024 come miglior film. «Non c’è nulla di nuovo nell’esperienza umana. Ogni generazione pensa di aver inventato la dissolutezza, la sofferenza o la ribellione, ma ogni impulso e appetito dell’uomo, dal disgustoso al sublime, è in mostra proprio qui intorno a lei», spiega il professore a un suo studente davanti ai reperti archeologici esposti al Boston Museum of Fine Arts. «Quindi, prima di liquidare qualcosa come noioso o irrilevante, ricordate che se volete veramente capire il presente o voi stessi, dovete iniziare dal passato. Vedete, la storia non è semplicemente lo studio del passato. È una spiegazione del presente».

Il Festival vuol essere quindi uno spazio di riflessione e conoscenza, un angulus che possa sorridere agli appassionati, ai curiosi e a tutte le persone che vorranno prendersi del tempo e passeggiare – con la mente e col corpo – in questo cuore verde d’Italia che batte al ritmo della Storia.

Il regista e parte del cast saranno presenti al Nido dell’Aquila di Todi l’11 settembre.

Umbria ancora una volta protagonista del cinema italiano con Uomini da marciapiede, la nuova commedia corale di Francesco Albanese, noto comico di “Made in Sud”, attore e alla sua seconda esperienza da regista (“Ci devo pensare”), nelle sale da giovedì 7 settembre. Il film, prodotto da Run Film e Genesis con Rai Cinema e distribuito da Altre Storie e Minerva Pictures, è stato girato a Todi e ha avuto il sostegno dei Fondi “POR FESR Umbria 2014-2020 – Az. 3.2.1 – Avviso Film Fund” e il supporto di Umbria Film Commission. La commedia vede come protagonisti Paolo Ruffini, Herbert Ballerina, il noto rapper Clementino, l’attrice Rocio Muñoz Morales e lo stesso Francesco Albanese che saranno affiancati da Cristina Marino, Fioretta Mari, Lucia di Franco, Yari Gugliucci e con la partecipazione straordinaria di Francesco Pannofino e Serena Grandi.

 

Clementino e Paolo Ruffini

 

“Anche questa produzione ha scelto l’Umbria per girare il film – commenta Alberto Pasquale, direttore di Umbria Film Commission – confermando l’interesse che il mondo del cinema, italiano e non, sta avendo per questa regione che, come ho detto anche in altre occasioni, ha un grande potenziale. Ha varietà di paesaggi, un ottimo tessuto alberghiero ed è collocata vicino a Roma, un aspetto tutt’altro che marginale. In questo quadro stiamo avendo sempre più consensi dalle produzioni che si trovano bene nel territorio anche grazie al supporto che riusciamo a fornirgli. Ovviamente c’è ancora margine per migliorare e stiamo lavorando per diventare sempre più efficienti e performanti”.

Il regista Francesco Albanese e parte del cast (Herbert Ballerina, Lucia di Franco, Rocio Muñoz Morales e Cristina Marino) saranno presenti al Nido dell’Aquila di Todi lunedì 11 settembre alle ore 20,30.

Uomini da marciapiede, scritto da Francesco Albanese, Daniele Di Biasio e Paolo Ruffini, racconta la storia di Gabriele, Gennaro, Oscar e Paco. Quattro amici che, per ragioni diverse, si trovano ‘a un passo dal baratro’. Durante i mondiali di calcio scoprono che alcune donne si sentono sole e cercano compagnia. Trovano quindi il modo di guadagnare una piccola fortuna per potersi sentire di nuovo importanti agli occhi delle persone che amano, senza però, preoccuparsi delle conseguenze. Questa situazione paradossale porta i nostri eroi o antieroi a scoprire se stessi da un punto di vista diverso, che li metterà di fronte a sorprese inaspettate.

Dire a un pianista: «suoni come un bambino» è diventato un grande complimento, dopo aver ascoltato le esibizioni dei ragazzi e delle ragazze al TIMM Todi International Music Master.

È stato indimenticabile veder suonare dei virtuosi la cui età oscilla tra 10 e 18 anni. La musica elettronica ci ha disabituato ad ascoltare i solisti, ci ha disabituato ad ascoltare i grandi musicisti del passato – da Beethoven a Chopin e Mozart – e ci ha disabituato a vedere mani che si muovono così veloci da fare fatica a seguirle. Le attuali tastiere elettroniche hanno un suono che si avvicina molto a quello del pianoforte, però una tastiera messa in una grande sala da concerto è una cosa piccolina mentre lo Steinway a coda, nero lucido, col coperchio aperto e le ruote bloccate, riempie da solo la sala, si impone e intimorisce chi come me non sa suonare. Se guardo una tastiera elettronica penso che non sia necessario saper leggere uno spartito, al suo interno ci sono tanti programmi che aiutano e danno l’illusione di essere musicisti. Il pianoforte a coda non perdona, pretende di essere suonato da chi la musica la conosce bene e solo allora libera la sua magia. Suonare un pianoforte a coda ha i suoi riti.
Il pianista arriva, saluta il pubblico. Poi si siede e regola l’altezza del seggiolino. Controlla la distanza dalla tastiera e dai pedali. Quindi, mani posate sulle gambe, si concentra. Sul piano non ci sono spartiti. Tutti suonano a memoria. Poi inizia. Le mani volano sulla tastiera, l’attraversano tutta, si inseguono, si superano, tempestano i tasti, poi si acquetano. Arpeggi, note ribattute, ritmo, interpretazione, tutto il repertorio pianistico è nelle dita di questi giovani interpreti.

 

Parker Wolf con il diploma

 

Questi pianisti si possono paragonare ai piloti di F1, solo che loro non hanno davanti un’automobile, ma un grande pianoforte a coda che dominano con perizia da professionisti. La sera della chiusura del Festival ho visto Parker Wolf (13 anni), che avevo già intervistato, vincere una borsa di studio. Quando ci siamo salutati gli ho chiesto un parere su queste due settimane intense di musica e mi ha detto che la sua esperienza in TIMM è stata davvero molto piacevole. Si è divertito a imparare da tanti maestri diversi e si è fatto degli amici. Le lezioni sono servite a farlo migliorare e lo hanno fatto uscire dalla sua nicchia di sicurezza. Suonare con l’orchestra è stata una sfida per testare le sue capacità di affrontare una novità così impegnativa e mettere in atto quello che gli avevano insegnato. Spera di poter essere qui anche il prossimo anno per affinare ulteriormente le sue capacità.
Il direttore artistico Antonio Pompa Baldi mi diceva che questi ragazzi la mattina fanno la loro prima prova con l’orchestra e la sera, in concerto, mostrano già dei miglioramenti. Insomma è una pozione magica, come quella di Asterix, che miscela studenti bravi, insegnanti molto capaci, un’orchestra disponibile e tanta voglia di migliorare.

Ho incontrato un bambino felice. Parker Wolf è felice di studiare pianoforte sotto la guida di docenti di fama internazionale, è felice studiare sotto la guida di Antonio Pompa Baldi, è felice di essere stato ammesso al Master pianistico di Todi, è felice di essere in Italia con i suoi genitori.

Antonio Pompa Baldi (APB), direttore artistico, mi diceva che quest’anno sono arrivati 36 ragazzi e ragazze giovanissimi, tutti molto bravi e alcuni veramente talentuosi, come Parker. Come ogni anno arrivano da ogni angolo del mondo, soprattutto da Cina e USA dopo aver superato una dura selezione. Ne sarebbero arrivati di più ma ci sono state difficoltà con i consolati italiani di alcuni paesi.

 

Antonio Pompa Baldi

 

Questa è la 7° edizione del Timm – Todi International Music Master Festival che si concluderà il 17 agosto con il concerto finale. Come sempre il Palazzo del Vignola accoglie studenti, insegnati e amanti della musica. Trovarlo è facile. Arrivati alla bellissima Piazza del Popolo basta seguire la musica. Note travolgenti trascinano irresistibilmente verso il palazzo, dove l’ingresso è libero e si può assistere ad alcune lezioni, soprattutto quelle dove gli studenti provano con l’orchestra.
Parker Wolf ha solo 13 anni è arrivato da Pensacola, in Florida, assieme ai genitori. Per anni il ragazzo ha seguito su YouTube i più grandi pianisti per carpire i segreti di quelle esecuzioni.
A Todi si è trovato seduto al piano proprio vicino al suo idolo, il pianista che amava di più, cioè Antonio Pompa Baldi.

La famiglia Wolf

Parker mi ha anche confessato che lavorare intensamente e avere 4 ore di lezione al giorno non gli pesa, perché suonare è la cosa che ama di più; ha mostrato un grande interesse per la musica fin dall’età di 4 anni e – mi diceva la mamma – che le sue potenzialità si sono rivelate dopo poco. È stato per aumentare queste qualità del figlio, che la famiglia Parker è arrivata a Todi, ma a questo si deve aggiungere la qualità e il prestigio dei 7 docenti a farli optare per il master italiano.

APB mi diceva, che oltre alla ormai nota qualità del Master, è l’Italia un richiamo irresistibile per chi suona e studia in Conservatorio. In Italia è nato ed è stato perfezionato il pianoforte, per merito di Cristofori, Scarlatti e Muzio Clementi. Questi artisti hanno trasformato il clavicembalo che aveva un suono meccanico in uno strumento dal suono che si avvicina alla voce umana. Dall’Italia provengono anche i violini Stradivari e tanti altri strumenti. A tutto questo va aggiunto che l’Italia è una calamita irresistibile con la sua storia, bellezza e cucina, e per di più è in Europa, il luogo dove sono nati i più grandi musicisti del passato.

Seguo il Festival da anni e ogni anno ho ascoltato ragazzi e bambini suonare con una bravura impressionante e mi meraviglia vederne così tanti e così bravi. Uno dei motivi è che il metodo d’insegnamento è modificato e adesso ci sono più mezzi per capire se c’è del talento. Anche l’ausilio dei mezzi tecnologici aiuta molto ad affinare interpretazione e tecnica. YouTube è diventato fondamentale per vedere sentire e apprendere. Anche il direttore APB è stato a sua volta un bambino prodigio che si è rivelato prepotentemente già a 4 anni, che a quanto pare, è l’età canonica per scoprire talenti in erba. A 18 anni era già diplomato e da lì, abbinando concerti e perfezionamenti, ha iniziato a esibirsi in tutto il mondo. Prima di lasciare il palazzo del Vignola, Antonio Pompa Baldi ha suonato un preludio di Chopin solo per me. Che regalo!

 

P.S. Quest’anno, per la prima volta il Ministero della Cultura ha dato un contributo economico al Festival TIMM.

“Colorì meglio di nessun altro di coloro che lasciò Pietro dopo la sua morte”: è l’elogio che il Vasari fece di Giovanni di Pietro detto Lo Spagna, di cui Todi conserva una delle opere più rappresentative che lo pone tra i migliori gli allievi di Pietro Vannucci detto il Perugino. Si tratta dell’Incoronazione della Vergine, al centro di un importante progetto di valorizzazione che vedrà la luce venerdì 23 giugno.
Todi, che insieme a Città della Pieve, Cortona e Orvieto è promotrice del comitato per le celebrazioni dei 500 anni della morte del Perugino e del Signorelli, si inserisce nel programma delle iniziative culturali umbre con un focus sulla scuola del Perugino a Todi, che si sta per concretizzare con una particolare mostra proprio a partire dalla Pala dello Spagna che campeggia nella Pinacoteca Civica. “E’ un’idea sulla quale lavoravamo da tempo – commenta il Sindaco di Todi Antonino Ruggiano – e che ha avuto ulteriore conforto dalla visita ad inizio anno del sottosegretario al Ministero della Cultura Vittorio Sgarbi, il quale ha invitato l’Amministrazione comunale a valutare un riallestimento della Pinacoteca nel quale l’opera dello Spagna, del quale il critico d’arte è un grande estimatore, costituisca l’attrattore assoluto”.
E’ proprio Todi la città dove il pittore peruginesco ha lasciato un segno indelebile della sua raffinata maestria. Se la Incoronazione costituisce il vertice della sua sensibilità pittorica, vista anche l’imponenza della Pala che gli consente di dare corpo al meglio alla sua capacità espressiva grazie all’elevato numero di personaggi coinvolti, troviamo tuttavia disseminati in altri luoghi della città le testimonianze della grandezza dell’artista. Dopo il contratto per la Pala dell’Incoronazione per il convento di Montesanto del 1507, l’artista è stato infatti impegnato in un intervento sulla miracolosa immagine di Santa Maria della Consolazione. Restano poi ancora nel Duomo di Todi due tavole rappresentanti San Pietro e San Paolo, originariamente parte della decorazione pittorica dell’organo, così come sempre nel Duomo è possibile ammirare una Trinità collocata nella cosiddetta Navatina.
La Pinacoteca Comunale conserva inoltre un Beato Bernardino da Feltre, anch’esso proveniente dal convento di Montesanto, una sorta di amplificazione di uno dei tanti personaggi francescani raffigurati nella grande Pala. Quest’ultima viene completata nel 1511 e realizzata seguendo le indicazioni del contratto che indicava al pittore di utilizzare come modello la pala di Domenico Ghirlandaio dipinta nel 1486 per la chiesa di San Girolamo di Narni.
“L’opera di Todi – spiega Filippo Orsini, direttore dell’Archivio storico comunale – si rende unica per la delicatezza dello sfondo paesaggistico e la ricchezza dei personaggi coinvolti, ben 72 tra la parte alta e quella bassa, tra santi, beati, profeti, cherubini, serafini e musici in una vera e propria sinfonia di colori, un’opera grandiosa eseguita con squisita maestria e amore”.
Il 23 giugno, alle 17:30, è in programma la presentazione del viaggio immersivo alla scoperta dei segreti del “capolavoro dello Spagna” e delle sue connessioni con le altre opere presenti in città.
Seppur realizzato nel contesto delle celebrazioni, l’allestimento avrà carattere permanente, così da arricchire stabilmente la proposta museale della città di Todi.

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