Gualdo Cattaneo
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Gualdo Cattaneo




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alla scoperta del borgo
Arroccato sulle pendici dei Monti Martani nel cuore dell’Umbria, tra i torrenti Puglia e Attone, l’antico castello Gualdum Captaneorum venne fondato nel 975, quando il Conte Edoardo Cattaneo, vassallo dell’imperatore Ottone II di Sassonia, lo ricevette come feudo e vi costruì una Rocca. Il nome ha un’origine longobarda: il toponimo Gualdo, infatti, deriva da Wald (selva, bosco) mentre Cattaneo da Captaneorum (capitani, signori al servizio del re).

Per la sua posizione strategica e difficile da raggiungere fu conteso tra le città vicine (Todi, Foligno, Spoleto). Nel 1177 passò nelle mani di Federico Barbarossa al quale fu concesso insieme ai Comuni di Montefalco e Bevagna; nel 1198 divenne feudo del Ducato di Spoleto, poi i Conti di Antignano lo conquistarono nel 1216 e Papa Gregorio IX lo acquistò nel 1235. Arrivò poi la famiglia Trinci di Foligno che lo comprò per 4000 ducati dal capitano di ventura Braccio Fortebracci. Nel 1439 fu nuovamente annesso allo Stato Pontificio e nel 1493 Papa Alessandro VI Borgia lo cedette in amministrazione a Foligno, che decise di costruirvi una possente rocca. Occupato da Napoleone come il resto della Penisola, tornò poi a far parte dello Stato Pontificio fino all’Unità d’Italia (1860).
Vera protagonista del borgo è la Rocca – un fortilizio a forma di triangolo equilatero con tre torri comunicanti tra di loro e con vie sotterranee – la cui costruzione, su progetto di Francesco di Bartolomeo da Pietrasanta, iniziò nel 1494 secondo i canoni militari dell’epoca. La Rocca chiamata Dei Borgia in onore di Papa Alessandro VI, fu portata al termine nel 1500; di particolare interesse il mastio centrale che, con i suoi 20 metri di altezza, domina tutto il borgo. Tante le curiosità che le sue pietre possono svelare, come i numerosi personaggi che l’hanno visitata: dal primo castellano, Oliviero Giovanni di Foligno a Papa Borgia, fino a Galileo Galilei che, nel 1624 vi soggiornò lasciando scritto: “È un piccolo compendio dell’universo”.
Dalla Rocca ci spostiamo in una piccola piazza dove si affacciano antiche case e il Palazzo Comunale; più in disparte sorge la chiesa parrocchiale intitolata ai Santi Antonio e Antonino, del XIII secolo e ristrutturata nell’Ottocento: da non perdere al suo interno l’elegante cripta romanica detta anche chiesa sotterranea che conserva le reliquie dei due santi e del Beato Ugolino.
Girovagando per vicoli e stradine, tra mura in pietra e orti pensili, in una posizione più isolata e panoramica si incontra la Chiesa romanica di Sant’Andrea con il suo massiccio campanile a vela. Scendendo ci si imbatte nella Chiesa di Sant’Agostino, la più antica del borgo. Fondata nel 1136 dai Benedettini, che le dedicarono un convento oggi scomparso (soppresso da Papa Innocenzo X nel 1652), la chiesa visse una svolta nel 1258 con l’insediamento degli Agostiniani eremitani: fu questo passaggio, sotto la guida del priore Beato Ugolino da Gualdo Cattaneo, a segnare la sua identità definitiva con la nuova dedicazione al Santo Vescovo di Ippona. Al suo interno si può ammirare un affresco di straordinaria potenza: la Crocifissione con santi (1482) della bottega del pittore folignate Nicolò di Liberatore, detto l’Alunno. L’opera, carica di un intenso pathos devozionale, mostra Cristo tra la Vergine, San Giovanni, Sant’Agostino e il Beato Ugolino, la cui cella era proprio in questa chiesa. Ai piedi del crocifisso piangente vi è la Maddalena. La chiesa custodisce anche un significativo ciclo di tele seicentesche: due dipinti di Andrea Polinori (Santa Caterina d’Alessandria e Sant’Agostino), una Madonna del Rosario del tuderte Pier Paolo Sensini e un Purgatorio del bolognese Francesco Providoni.

Il territorio che circonda Gualdo Cattaneo offre anche la possibilità di scoprire i numerosi castelli e costruzioni fortificate sorte prevalentemente nel basso Medioevo (XIII-XIV secolo).
Tra le fortificazioni da segnalare il Castello di Barattano, dove c’è da ammirare la Chiesa di San Bartolomeo (sec. XIII) con affreschi del XVI e del XVII secolo e due angeli lignei cinquecenteschi; il borgo fortificato di San Terenziano, eretto nel XIV secolo, dove merita una visita la chiesa omonima, un raro esempio di costruzione formata da due chiese sovrapposte; il Castello di Grutti per vedere le grotte sotterranee e l’abbazia romanica di Santa Maria di Agello; il Castello di Pozzo, un notevole impianto architettonico con particolari scorci medievali e Marcellano, nato intorno al XII secolo. Quest’ultimo è famoso per il presepe vivente che viene organizzato ogni anno durante il periodo natalizio: l’intero borgo viene coinvolto nella rappresentazione con allestimenti e scene di vita tradizionale dell’epoca medioevale con decine di figuranti in costume, botteghe di artigiani che mostrano le antiche tecniche di lavorazione, taverne con vino caldo ed eccellenze gastronomiche locali.
Di presunte origini longobarde è invece il Castello di Saragano, che fu dimora del console romano Lucio Lucinio Sura. Il Castello di Ceralto invece può considerarsi un’isola felice immersa nell’ambiente naturale della quercia e del cerro: nei pressi del castello cresce uno dei lecci più grandi dell’Umbria con un’età stimata intorno ai 200 anni. Completano il sistema di fortificazioni il Castello di Simigni, fondato nel 1103 e attualmente di proprietà privata; il Castello di Forte Sorgnano, il Castello di Pomonte – circondato da una ricca vegetazione – a pianta quadrilatera scandita da piccole torri; il Castello di Torri, con la sua porta d’ingresso sormontata dallo stemma dell’aquila tuderte; il Castello di Cisterna Alta, che svetta su un colle sopra il fiume Puglia e risale al XIII secolo, e il Castello di Speltara che, per la sua posizione e l’aria di mistero che vi si respira, è stato scelto nel 1993 dal regista Pupi Avati per alcune scene del film Magnificat.
In onore del Beato Ugolino, patrono del paese, si svolge, a settembre, l’Arrampicata. Si tratta della rievocazione storica degli assalti portati al castello di Gualdo Cattaneo dalle città limitrofe: in questa occasione si sfidano in una corsa le tre contrade (la Contrada del Monte, che rappresentava i popolani; la Contrada della Pieve, che simboleggiava il clero e le autorità religiose e la Contrada della Rocca, emblema degli amministratori, i priori e le dame) portando sulle spalle, fino alla piazza principale, una riproduzione in scala della Rocca Borgia.

Per i più golosi è da assaggiare il cicotto: il nome deriva dalla cucina del Cinquecento, quando con tale termine si indicava il cosciotto e quindi la zampa dell’animale. A Grutti (frazione di Gualdo Cattaneo), il cicotto è una tradizione culinaria che si è tramandata di padre in figlio e a differenza di altre zone dell’Umbria, dove si usa solo lo stinco del maiale, la cottura avviene per i tutti i tagli dell’animale: orecchie, zampetti, stinco, lingua, trippa e altre interiora sono lavorati e disossati a mano, lavati e sezionati. Le carni poi vengono poste all’interno di una vasca e quindi nel forno di cottura sotto la porchetta, in modo da raccogliere il grasso di questa e le spezie usate per la sua cottura, una miscela di rosmarino fresco, aglio rosso, pepe nero e finocchio.
Con il cicotto si preparano anche sughi oppure una ricetta tipica locale con le lumache e alcune ricette con ceci o fagioli.




















