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Un Festival che ha sempre rivendicato dinamismo, novità e freschezza e che conferma e rafforza il suo indirizzo verso opere ineditedebutti nazionali ed esclusive regionali con la contaminazione tra generi quali teatro, musica, letteratura e arte contemporanea.

Ultimi giorni del Todi Festival – si concluderà il 5 settembre – che propone spettacoli e incontri concepiti appositamente per determinati contenitori culturali cittadini. Sempre nell’intento di costruire un’offerta quanto più ampia e variegata, Todi Festival anche quest’anno non prevede repliche di spettacoli, presentando ogni giorno un programma diverso.

Un dialogo costante tra passato e futuro, quindi, perfettamente rappresentati nel Manifesto di quest’anno: è infatti lo scultore Arnaldo Pomodoro a firmare l’immagine che accompagna lo svolgimento della XXXV edizione. Il proficuo incontro tra Todi Festival e l’opera del Maestro è frutto della collaborazione con la Fondazione Progetti Beverly Pepper di Todi e la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano.

 

Il programma degli ultimi giorni

In prima nazionale, Mercoledì 1 Settembre sarà la volta di Emigranti di Sławomir Mrożek, in scena alle ore 21.00 al Teatro Comunale di Todi, con la regia di Claudio Jankowski e il testo di uno dei maggiori drammaturghi della Polonia e dell’Europa Orientale affidato all’interpretazione di Riccardo Barbera e Roberto D’Alessandro. Sławomir Mrożek scrive il suo capolavoro nel 1974 e in parte racconta la sua personale vicenda di emigrato nella dura Parigi. Questa biografia drammaturgica riporta in scena due personaggi senza nome, AA, XX, con evidenti richiami all’accattivante Teatro dell’Assurdo.

Giovedì 2 Settembre ancora un debutto nazionale, in programma alle ore 21 sul palco del Teatro Comunale, con E.T._ L’incredibile storia di Elio Trenta firmata Luigi Diberti e Gianmario Pagano, con la regia

di Francesco Frangipane. Sul palco Luigi Diberti, accompagnato dalle musiche dal vivo di Raffaele Toninelli. Un’occasione doverosa per conoscere questo sconosciuto ragazzino umbro, vissuto un secolo fa e scomparso troppo presto; giovanissimo sognatore, curioso e intraprendente emblema della genialità italiana. Nato a Città della Pieve nel 1913 e morto all’età di 21 anni, Elio Trenta ebbe comunque il tempo di inventare e registrare il primo brevetto del “rapportatore di velocità per macchine in genere” ovvero del popolarissimo cambio automatico.

Venerdì 3 Settembre, spazio alla valorizzazione dello splendido Chiostro di San Fortunato dove alle ore 21.00 andrà in scena, in esclusiva regionaleGola e altri pezzi brevi di Mattia Torre, letti da Valerio Aprea. I tre monologhi dell’affermato autore, GolaColpa di un altro e Yes I can oltre a uno stralcio di In mezzo al mare, verranno proposti da Aprea in un assolo spietato ed esilarante al tempo stesso, che fotografa un paese votato inesorabilmente al raggiro, alla menzogna, al disperato inseguimento di un lusso sfrenato e delirante. Il tutto sulle musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia composte per Figli, l’ultimo film scritto da Torre.

Si torna al Teatro Comunale Sabato 4 Settembre con lo spettacolo, in esclusiva regionaleStorie della buonanotte per bambine ribelli. Tratto dall’omonimo best-seller di Elena Favilli e Francesca Cavallo, vede in scena Margherita Vicario accompagnata dalle musiche dal vivo dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, diretta dal Maestro Enrico Fink. C’era una volta… una principessa? Macché! C’era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n’era un’altra che diventò la più forte tennista al mondo e un’altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. L’attrice e cantautrice Margherita Vicario dà voce a scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef… Esempi di coraggio, determinazione e generosità per tutti i giovani sognatori.

Grande chiusura, Domenica 5 Settembre alle ore 21, nella splendida cornice di Piazza del Popolo, con Loredana Bertè e il suo Figlia di… Summer Tour 2021, in esclusiva regionale. Dopo l’apprezzatissima esibizione sul palco dell’Ariston a Sanremo e il lancio del singolo “Che sogno incredibile” che la vede protagonista con Emma Marrone, l’artista è felicissima di tornare sul palco con un selezionatissimo tour che attraverserà tutta la penisola e impaziente di rimettere in moto l’intera macchina della musica dal vivo per assaporare, insieme alla sua band e a tutti i tecnici, l’abbraccio del pubblico.

 


Il programma completo

La bellezza di Perugia non deriva da maestosi monumenti e imponenti piazze, ma dall’intima esperienza che si prova camminando per i vicoli del centro storico.

Chiesa di Sant’Ercolano

Immergendosi per le vie della città è possibile ritrovarsi in angoli magnifici con panorami sensazionali che vengono puntualmente immortalati dai turisti, spinti a venire ad ammirare Perugia proprio per questa peculiarità. Come un’irripetibile caccia al tesoro di straordinari e unici scorci, ispirazione per quadri di artisti di tutti i secoli.
Negli affreschi della Cappella dei Priori, una cappella interna alla Galleria Nazionale dell’Umbria, è raffigurato il ciclo pittorico della vita di San Ludovico da Tolosa e di Sant’Ercolano, ad opera dell’artista perugino Benedetto Bonfigli. Gli episodi della vita di Sant’Ercolano, uno dei tre santi patroni di Perugia, ci regalano una rappresentazione della Perugia quattrocentesca, con le innumerevoli torri non ancora distrutte. Anche se, a oggi, il panorama appare differente, vi sono comunque degli elementi riconoscibili.

 

La presa di Perugia da parte di Totila, Benedetto Bonfigli (1461-1480). Affresco Cappella dei Priori, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia

 

L’episodio La presa di Perugia da parte di Totila raffigura la conquista da parte dei Goti della città di Perugia e il martirio di Sant’Ercolano, le cui esequie sono rappresentate in basso a destra, di fronte alla ben individuabile facciata della omonima chiesa.

Prima traslazione del corpo di Sant’Ercolano dalla prima sepoltura alla Basilica di San Pietro, Benedetto Bonfigli, Galleria Nazionale dell’Umbria.

L’episodio successivo, Prima traslazione del corpo di Sant’Ercolano dalla prima sepoltura alla Basilica di San Pietro, raffigura lo spostamento delle esequie del santo dalla chiesa di Sant’Ercolano alla basilica di San Pietro, con tanto di processione cittadina. In questo affresco è ben visibile, in primo piano sulla destra, la Chiesa di San Pietro, con la facciata bianca e rossa e l’imponente campanile, ma anche, al centro in secondo piano, il retro della Chiesa di San Domenico, con la sua famosa vetrata e il campanile, la cui parte superiore venne demolita in seguito alla costruzione della Rocca Paolina.
Un altro esempio di rappresentazione rinascimentale di Perugia, ci viene proposta dal Perugino nella tavola Gonfalone della Giustizia. In questo quadro, conservato alla Galleria Nazionale dell’Umbria, è presente sullo sfondo una veduta del rione di Porta Eburnea, uno dei cinque rioni perugini, che si presenta come una cinquecentesca cartolina della città.

Gonfalone della Giustizia, Perugino (1501). Galleria Nazionale dell’Umbria.

Uno dei simboli di Perugia è la Rocca Paolina. Realizzata per volere di Papa Paolo III Farnese, da cui prende il nome, venne realizzata tra il 1540 e il 1543, come emblema del dominio papale sulla città. In seguito all’annessione di Perugia nel Regno d’Italia, venne progressivamente demolita, fino ad arrivare alla minima parte oggi visibile. Due piccoli dipinti del pittore perugino Giuseppe Rossi, conservati alla Galleria Nazionale dell’Umbria, ci mostrano la maestosità e imponenza della Rocca che, prima della sua demolizione, inglobava tutta la parte meridionale della città. Interessante è notare come sia rimasto ben poco della struttura originale: il Palazzo Papale, in alto a destra, è oggi sostituito da Piazza Italia, dal Palazzo della Prefettura e dai Giardini Carducci, mentre la cosiddetta Tenaglia, in basso a sinistra, sorgeva nel punto in cui oggi è presente Piazza Partigiani.
La rappresentazione pittorica delle bellezze di Perugia non è una prerogativa esclusiva di artisti perugini, ma si riscontra anche in artisti stranieri o di altre zone italiane che, dopo un soggiorno prolungato, si sono innamorati della città e l’hanno ritratta in suggestivi dipinti.

Arco Etrusco, Luigi Marzo. (Stampa su carta – 1998).

Il pittore Luigi Marzo, nato nel Salento ma perugino di adozione, affascinato dalla città che lo ha accolto durante il suo percorso universitario, decide di legarsi indissolubilmente a Perugia, città nella quale vive tutt’oggi. Nel piccolo quadro intitolato Arco Etrusco, dal sapore espressionista, il pittore rappresenta uno dei luoghi simbolo della città, la porta nord della cinta muraria etrusca. La scelta di Marzo è di ritrarre l’Arco focalizzandosi non su una fedele e oggettiva rappresentazione, ma comunicando con la pittura le sue sensazioni ed emozioni riguardo il luogo raffigurato. Il risultato è un’opera intima e personale.

 

Dipinto Rocca Paolina, Giuseppe Rossi. Olio su tavola. Galleria Nazionale dell’Umbria.

Il piccolo quadro dell’artista tedesco Christian Seebauer mostra una veduta della città dalla zona del Pincetto. Paragonando il dipinto ad una fotografia, il confronto è sorprendente. La puntualità e l’accortezza con cui il pittore ha ritratto i particolari è veramente notevole e testimonia l’amore di Seebauer per Perugia, coltivato durante gli studi all’Università per Stranieri.

 

Perugia, Christian Seebauer (Olio su tela, 2009).

L’ultimo quadro proposto appartiene all’artista pesarese Valerio Lombardelli, in arte Wallas. La stampa, intitolata Perugia, Quando Scende La Notte, Si Accendono Le Luci E Inizia Lo Spettacolo Dell’amore, raffigura il luogo più emblematico della città, Piazza IV Novembre, con la Fontana Maggiore e la scalinata del Palazzo dei Priori. L’opera, facente parte di una serie di quadri dedicati alla città, presenta le caratteristiche tipiche dello stile del pittore, con colori accesi e innaturali e una veduta luminosa nonostante la notte stellata. Una rappresentazione duale, intima ed esplosiva, che si propone come un invito a visitare Perugia.

Perugia, Quando Scende La Notte, Si Accendono Le Luci E Inizia Lo Spettacolo Dell’amore. Wallas (stampa glicée ritoccata a mano).

La raffigurazione di monumenti e vedute di Perugia non si esaurisce con questo minimo racconto, vi sono innumerevoli quadri e disegni di artisti più o meno famosi, che ogni anno si cimentano nella rappresentazione della città. Un puro e semplice gesto d’amore, un ringraziamento nei confronti di una città che li ha ospitati e fatti sentire a casa. Infatti, che sia scrittura, musica o pittura, l’arte è una necessaria espressione di sentimenti, e non c’è niente che ispiri di più di un intimo e tranquillo panorama.

Partecipazione di artisti e di pubblico per Cartoline dal Trasimeno, che si è concluso con la serata di sabato 14 agosto dedicata alla premiazione dell’opera vincitrice della mostra d’arte contemporanea, con la partecipazione del direttore dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, Prof. Emidio De Albentiis.

serata dedicata alle fiabe a cartoline dal trasimeno

31 luglio, Rocca di Passignano sul Trasimeno: Maria Pia Minotti racconta e commenta le fiabe

 

libro ignora l'ordine alieno

Ignora l’ordine alieno di Andrea Dejana (Bertoni Editore)

La manifestazione, organizzata da Giuliana Baldoni e Marco Pareti, in collaborazione con il Comune di Passignano sul Trasimeno, il Gal Trasimeno-Orvietano e la ProLoco locale, si è snodata in diversi appuntamenti. Dopo la serata inaugurale del 30 agosto, durante la quale si è tenuto il vernissage della mostra, sabato 31 luglio si è aperto il ciclo di appuntamenti paralleli, con la serata dedicata alle fiabe raccontate e spiegate dalla prof.ssa Maria Pia Minotti.

baccarelli

7 agosto, Passignano sul Trasimeno: I Baccarelli

 

Venerdì 6 agosto, l’appuntamento è stato dedicato alla letteratura, con la presentazione del libro Ignora l’ordine alieno di Andrea Dejana (Bertoni Editore) a cura del critico d’arte Andrea Baffoni. Sabato 7 è stata la volta dei Baccarelli: le vie di Passignano si sono animate di artisti che hanno realizzato opere utilizzando come colori i Vini dei Colli del Trasimeno.
Al termine della serata è stata eletta e premiata la vincitrice Fabiola Lazzarini che ha ricevuto in premio un soggiorno presso il B&B La Rocca di San Feliciano.

 

 

La serata di domenica 8 agosto si è aperta con la presentazione del numero GREEN di AboutUmbria Collection, la rivista da collezione dedicata alle eccellenze umbre. Presenti, oltre al presidente dell’associazione AboutUmbria Sonia Bagnetti e al direttore responsabile Monica Rosati, il presidente dell’Associazione de I borghi più belli d’Italia Fiorello Primi e il presidente di Italia nostra Perugia, l’arch. Luigi Fressoia.
A seguire Momento musicale in mostra, un concerto sotto le stelle del musicista e cantautore Freddy Wales.

 

 

Martedì 10 agosto la notte di San Lorenzo è stata festeggiata con la performance Amanti sotto le stelle con la Compagnia Teatrale Aetherium a cura di Dharma Eventi.

 

13 agosto, Rocca di Passignano: Trasimeno in poesia. Bruno Mohorovich e Diletta Capannini

 

Venerdì 13 agosto è stata la volta di Trasimeno in poesia, note poetiche sussurrate al lago, evento curato da Bruno Mohorovich che ha visto Diletta Capannini declamare le poesie abbinate ai dipinti della mostra.
La manifestazione si è conclusa sabato 14 agosto con la proclamazione delle opere vincitrici fra quelle esposte: al primo posto si è classificata l’opera scultorea di Valfrido Gazzetti, al secondo posto il dipinto di Lolita Venturini e al terzo posto il dipinto di Luciano Vetturini.
La giuria che ha valutato le opere era composta da Emidio de Albentiis, Direttore dell’Accademia Belle Arti di Perugia, e dai critici d’arte Andrea Baffoni e Luciano Lepri.
Il vincitore ha ricevuto in premio un soggiorno offerto dal B&B Isole e Tramonti di Montecolognola e a tutti i partecipanti al concorso sono stati donati vini della Via del Vino Colli del Trasimeno, nella persona della sua presidente Sabina Cantarelli.

 

 

 

14 agosto, Rocca di Passignano: premiazione del concorso Cartoline dal Trasimeno


Cartoline dal Trasimeno è l’evento dell’estate di Passignano sul Trasimeno, il caratteristico borgo, che oltre a offrire scorci meravigliosi sul più importante bacino lacustre umbro, cela un centro storico incantevole in cui la Rocca rappresenta l’elemento dominante che sovrasta e caratterizza in modo unico e inconfondibile la bellissima cittadina medievale.

Mostra “Cartoline dal Trasimeno”, foto by Facebook MEP Radio Umbria

 

L’evento è organizzato da Giuliana Baldoni – artista originaria di Montefalco ma particolarmente legata al lago Trasimeno – e da Marco Pareti – scrittore, organizzatore di eventi e profondo conoscitore del territorio lacustre – e vede la collaborazione e il sostegno del Gal Trasimeno Orvietano, del Comune di Passignano e della pro-loco locale.

Si tratta di una mostra di pittura contemporanea il cui protagonista e principale soggetto è il lago Trasimeno. I dipinti esposti, realizzati da una ventina di pittori provenienti dall’Umbria e da altri punti della Penisola, vogliono essere ambasciatori delle bellezze del territorio anche al di fuori dei confini regionali. Le opere sono affiancate da poesie create per l’occasione da diversi poeti, sia indipendenti sia della Bertoni Editore.

Dalle opere pittoriche sono state riprodotte delle cartoline postali da conservare o spedire, oggetti comunicativi nostalgici e romantici, sicuramente ormai desueti e forse per questo dal fascino immortale. Intenzione degli organizzatori è quella di puntare sull’effetto sorpresa di un mezzo di comunicazione un po’ retrò che proprio perché inatteso, suscita maggiore interesse e curiosità (“è come veder passare per strada un’auto d’epoca… tutti si fermano a guardarla!”).

 

Mostra “Cartoline dal Trasimeno”, foto by Facebook MEP Radio Umbria

 

Cartoline dal Trasimeno oltre alla mostra vuole rappresentare un contenitore d’arte a tutto tondo; infatti nelle due settimane in cui svilupperà la manifestazione, si susseguiranno numerosi eventi e appuntamenti che vedranno protagoniste tutte le arti: ancora pittura – sabato 7 agosto saranno protagonisti i Baccarelli con pittori che creeranno la propria opera utilizzando i vini dei Colli del Trasimeno – ma anche musica, letteratura, poesia e fiaba.

 

 

Dal 31 luglio al 14 agosto, il visitatore di Cartoline dal Trasimeno, potrà godere delle varie forme nei linguaggi d’arte proposte nel programma, ammirando il panorama mozzafiato del bellissimo lago e dell’antica Rocca passignanese.

 

 

«Tuoro sul Trasimeno riparte dall’arte, con pittura, musica e letteratura. E proprio alla letteratura noir è dedicato il festival Giallo Trasimeno».

Tuoro sul Trasimeno e l’Isola Maggiore di tingono di giallo. Dal 23 al 25 luglio andrà in scena Giallo Trasimeno, il Festival Letterario Nazionale dedicato ai libri noir e al crime in genere. L’evento da brividi è organizzato da Bertoni Editore e Marco Pareti, con la fondamentale collaborazione del Comune di Tuoro sul Trasimeno, del GAL Trasimeno-Orvietano, delle ProLoco di Tuoro e di Isola Maggiore.
«Quando ci hanno proposto la realizzazione di questo festival abbiamo subito sposato l’idea, perché è qualcosa di originale, infatti non esisteva ancora in Italia un evento dedicato esclusivamente ai libri gialli. Fondamentale è ripartire dalla cultura e ci aspettiamo un grande successo anche se – essendo la prima edizione – un po’ di preoccupazione c’è, ma era importante provarci! Inoltre, è un onore e un piacere ospitare autori del calibro di Piergiorgio Pulixi, Livia Sambrotta, Mirko Zilahy, Enrico Luceri e Stefano de Majo. A loro, e non solo, possiamo far conoscere il nostro territorio e le nostre bellezze paesaggistiche» spiega la sindaca di Tuoro, Maria Elena Minciaroni.

 

Piazza del Municipio di Tuoro, foto di Proloco di Tuoro sul Trasimeno

 

Proprio le location – Isola Maggiore e Tuoro – sono un vero punto di forza coi panorami meravigliosi, che faranno da cornice alle presentazioni e agli eventi, regalando un fascino unico. Tre giorni dedicati al giallo, nei suoi generi poliziesco, fantascienza, storico, spionaggio, noir o thriller e ce ne saranno per tutti i gusti e tutte le età, per adulti e per ragazzi.
Gli appassionati potranno godere di un programma fitto e variegato e della presenza di illustri ospiti che, con la loro partecipazione, impreziosiranno la kermesse lacustre. «Tutti gli eventi sono imperdibili, io però aspetto con particolare attenzione la presentazione del libro Non Salvarmi di Livia Sambrotta» ci confessa la Sindaca.

 

Non solo libri

Oltre alle circa 60 presentazioni autoriali, disseminate tra Isola e Tuoro, non mancheranno spettacoli teatrali, estemporanee di pittura, animazioni per bambini, performance di body painting e proiezioni cinematografiche. Scopriremo, infine, i vincitori del concorso letterario, che verranno premiati durante i tre giorni di Festival.

«Questo sito archeologico ci aiuta a capire dove erano piantate le radici più profonde della nostra civiltà».

Cunicolo

Sono queste le parole del cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti alla presentazione del progetto di valorizzazione del complesso monumentale della cattedrale di Perugia denominato Isola di San Lorenzo e il percorso nella Forma del Tempo. La storia di Perugia e del suo Colle Sacro, nella suggestiva cornice del chiostro superiore della Cattedrale perugina. Il progetto di valorizzazione nasce dal sodalizio tra alcuni professionisti del settore turistico-culturale e l’Arcidiocesi di Perugia e Città della Pieve, che hanno costituito Genesi, con l’obiettivo di valorizzare i beni culturali e di sviluppare itinerari per valorizzare al meglio il territorio umbro. Il progetto è stato presentato dal cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, dal presidente del Capitolo dei Canonici mons. Fausto Sciurpa, dal vice sindaco di Perugia Gianluca Tuteri e dal presidente della società Genesi Giuseppe Capaccioni.

Il percorso

Proprio sotto il complesso della cattedrale si trova un meraviglioso sito storico-artistico e archeologico, la cui genesi risale a ventisei secoli fa. Percorrere gli scavi archeologici è come fare un tuffo nel passato e tornare indietro nei secoli; è così possibile vedere come la città di Perugia ha assunto il suo aspetto attuale attraverso la civiltà etrusca, quella romana, fino all’insediamento papale.
La Cattedrale di San Lorenzo sorge proprio dove anticamente si trovava l’acropoli della città antica, il luogo più alto nel quale spesso venivano edificati templi per le varie divinità; la posizione dell’acropoli non venne mai abbandonata, subì nel corso dei secoli varie distruzioni e successive ricostruzioni fino al suo aspetto attuale. I cunicoli sotterranei infatti rispecchiamo perfettamente questa antica struttura: proprio sotto il duomo si può ammirare un’antica area sacra dove venne edificato un tempio del VI secolo a.C.
I fianchi dell’acropoli erano molto ripidi così, per evitare instabilità, vennero realizzate spine di contenimento con grandi pietre in travertino messe in opera senza legante, cioè a secco, posizionate in file parallele. Il muro così costruito non risulta perpendicolare, ma è leggermente inclinato per contrastare al meglio le spinte esercitate dalla terra della collina. Intorno alla collina dell’acropoli si sviluppava l’antica città, dagli scavi è infatti ancora possibile percorrere il decumano, una via che correva in direzione est-ovest nella città.[1]

 

Cunicolo

 

Vicino al decumano inoltre è ancora oggi visibile una domus, della quale ancora si può vedere l’impluvium, ovvero il cortile interno e il pavimento di una stanza. Alzando lo sguardo è ben visibile il segno più scuro lasciato da un forte incendio avvenuto nel 40 a.C. Durante il periodo medievale, in questa strada vennero costruiti molti edifici a stretto contatto con la Cattedrale, come ad esempio il Salone dei Conclave, che la tradizione identifica come quello nel quale vennero celebrati cinque conclavi, che portarono all’elezione di: Onorio III (1216), Clemente IV (1265), Onorio IV (1285), Celestino V (1294) e Clemente V (1305).

 

Sala dei Conclave

 

Visitando la Perugia sotterranea si rimane affascinanti da un percorso composto da strade e muri monumentali stratificati per ben quindici metri sotto il piano stradale con circa un chilometro di percorso visitabile, tra vie e cunicoli, che collega tra loro quattro civiltà storiche: etrusca, romana, medioevale e rinascimentale.

 

 

 


[1] Enciclopedia online Treccani, voce Decumano.

 


Per saperne di più: Secretumbria

Classico futuro è il titolo della personale che condensa le ultime ricerche artistiche di Giuliano Giuman, che si possono ammirare fino al 18 luglio prossimo presso il Museo-Gipsoteca e l’Aula Magna dell’Ercole Farnese all’Accademia d Belle Arti di Perugia.

 

Tema importante è la riflessione sul concetto di classico e sul modo in cui l’artista contemporaneo possa relazionarsi con opere che sono testimonianza di un antico passato. Il Museo dell’Accademia ospita la ricca Gipsoteca, con i calchi in gesso di importanti monumenti, che sono stati i modelli per molti anni di esercitazioni e studio per tutti gli allievi. Giuman parte dall’analisi di particolari, dai dettagli delle statue e dei rilievi che fotografa: si va dalla Venere di Milo alle Tre Grazie del Canova e al Pastorello di Thorvaldsen, così come particolari di dipinti come lo Sposalizio della Vergine del Wicar. Dettagli fotografati che poi giustappone in contesti polimaterici che si fondono armoniosamente con le lastre di vetro colorate a gran fuoco e con la tela dipinta. Lavori che suggeriscono inediti punti di lettura delle grandi opere in gesso, come le statue mischelangiolesche poste sulle tombe medicee del Giorno, Crepuscolo, Aurora e Alba, analizzate anche attraverso il gesto pittorico puro su piccole tele disposte al centro delle sculture, a indicare il percorso introspettivo di Giuman attraverso le quattro fasi del giorno. Le memorie del passato classico sono rivissute attraverso il gesto dell’artista attuale, che si accosta con devozione ai temi, alle forme, ai significati di opere come il Discobolo di Mirone, un’opera ben presente anche nella Sala a piano terra che è evocata sia un dipinto sia in un video.

L’esposizione

L’esposizione presenta anche molti lavori in vetro realizzati negli ultimi anni, che dialogano per forme, temi, suggestioni poetiche con le sculture della Gipsoteca e compendiano il lungo percorso creativo dell’artista, che si contraddistingue nell’uso sapiente e poco usuale di questo materiale. I richiami alle opere classiche, spesso non espliciti, che costringono lo spettatore a cogliere i sottili legami, costituiscono i reperti contemporanei che l’artista accosta alle sculture come il Galata morente o il calco dell’ingresso del Tempietto sul Clitunno dove, tra le colonne corinzie, si trova l’opera in vetro dai lucenti riflessi, quasi un’onda che scorre e che richiama l’antica sorgente delle fonti. Il Futuro è indagato nelle nuove opere che l’artista ha allestito nell’Aula Magna posta al piano terreno dell’Accademia di Belle Arti, predisposte al suolo, che offrono una visione destabilizzante, ambivalente, e sfuggono la finitezza di un allestimento tradizionale a parete, che rischiava di ingabbiare una visione scontata, che invece diviene instabile. Le suggestioni delle opere classiche si ripropongono in particolari fotografati e inseriti in un contesto più ampio, il supporto con la tela intrisa d’olio richiama la corposità del gesto della pennellata vibrante, cui accosta le lastre vitree dipinte ma sapientemente dosate, nei punti in cui conferiscono maggiore profondità. Ed ecco che alla luce naturale i colori vibratili e sovrapponenti agitano visioni oniriche che mutano quando il supporto è retroilluminato con led, una nuova vita prende forma facendo scorgere i particolari delle sculture come un dettaglio di Thorvaldsen o Canova. Nascono nuove possibilità di relazione estetica fra la superficie, il pigmento, la luce e il vetro compenetrandosi e cercando nuove capacità linguistiche, confermando quel contesto dialogico in cui ogni opera è parte di un racconto aperto alle molteplici letture.

L’allestimento è strutturato e al contempo stimolante; l’aura misteriosa e simbolica delle opere su vetro è valorizzata dalla luce retrostante, un’alchimia tra luce e materia, che sprigiona energia che si irradia nell’ambiente circostante, significativa in tal senso l’istallazione nel fondo dell’Aula, dove si approda in una dimensione atemporale e straniante. La personale di Giuman è un piccolo sunto di un lungo percorso artistico che risale al 1964, quando iniziò con la pittura, per poi dedicarsi alla fotografia dagli anni Settanta, strumento essenziale e costante per la sua indagine, così come la luce e l’installazione, la pittura su vetro poi a gran fuoco che dagli anni Ottanta non abbandonerà più. È un omaggio all’Accademia di Belle Arti, significativo luogo dove l’artista è stato direttore dal 2009 al 2012 riuscendo a portare a termine i lavori di allestimento del Museo.

Una dimora storica tutta da scoprire e che, per la sua fama e per i suoi bellissimi giardini, venne visitata dall’Imperatore d’Austria Francesco I di passaggio a Perugia nel 1819. Un luogo che risorge e vuole tornare protagonista nella scena culturale umbra.

I giardini. Foto di Jacopo Meniconi

 

La Villa del Colle del Cardinale sta vivendo una seconda vita. Edificata nel 1575 come residenza estiva per volere del porporato Fulvio della Corgna su progetto dell’architetto Galeazzo Alessi, nel corso dei secoli ha attraversato varie vicissitudini: nell’Ottocento divenne un fervente luogo d’incontro culturale, nel Novecento vi soggiornarono Giuseppe Ungaretti, Vincenzo Cardarelli e Ardengo Soffici, per poi passare nel 1996 nelle mani del Ministero della Cultura.
Un intervento di restauro, sia del complesso monumentale sia di quello naturalistico, condotto della Soprintendenza per i Beni Architettonici e il Paesaggio dell’Umbria e recepito attualmente dal Polo Museale dell’Umbria, ha portato la Villa (ubicata alle porte di Perugia) a una rinascita che le permetterà di tornare – e già ha iniziato a farlo – un luogo di cultura, d’incontri e di svago. È proprio questo, quello che vuole fortemente e per cui si batte la sua direttrice, Ilaria Batassa.

 

Ilaria Batassa, direttrice della Villa

Dottoressa Batassa, prima di parlare della Villa parliamo di lei: nonostante la giovane età ha un curriculum di tutto rispetto. Dal 2020 è responsabile dell’Ufficio promozione e comunicazione della Galleria Nazionale dell’Umbria e direttrice della Villa del Colle del Cardinale. Come si conciliano due incarichi così importanti su realtà così diverse?

Come dico spesso, ho un pizzico d’incoscienza (ride). Parlando seriamente, i due incarichi si conciliano perché hanno un comune denominatore che è la passione per quello che faccio. Sono comunque due ruoli diversi: alla Galleria Nazionale dell’Umbria mi occupo della comunicazione con l’aiuto di Jacopo Meniconi, mentre alla Villa dirigo la struttura; c’è però un approccio simile, cioè quello di comunicare che l’arte è sempre attuale. Ho alle spalle poi una grande squadra che mi aiuta e mi supporta.

La Villa del Cardinale è tornata al suo antico splendore. Da quanto tempo era chiusa?

La Villa dal 1996 è di proprietà del Ministero della Cultura ed è stata riaperta al pubblico in maniera stagionale nel 2018. Io sono diventata direttrice nel dicembre 2020 e ad aprile di quest’anno è diventata visitabile nei weekend e lo sarà per tutto l’anno. Inoltre, grazie a delle collaborazioni come ad esempio quella con il Post – Museo della Scienza di Perugia e con l’associazione Equilibrio apriremo degli spazi per la didattica anche nel corso della settimana.

Quali sono stati gli interventi effettuati per rimetterla a nuovo?

In primis è stato reso fruibile tutto il parco e ogni fine settimana apriamo un pezzetto di percorso completamente sistemato. A settembre partiranno i lavori di consolidamento strutturale del cosiddetto bagno del cardinale e i lavori per la messa in sicurezza dell’edificio e nel giardino storico. Sono stati portati a termine invece i lavori di sanificazione e stabilizzazione degli infissi e la messa in sicurezza la cisterna presente nel giardino. In più, nel sito di Art Bonus, ci sono tanti progetti ai quali i mecenati possono partecipare per contribuire al restauro e al mantenimento di piccoli e grandi pezzi della villa.

Il suo obiettivo è quello di far diventare la Villa un punto di riferimento culturale per il territorio: in che modo?

Un modo è quello di creare, ad esempio, una rete tra le comunità locali che possano così aprire la Villa ad attività didattiche o iniziative di vario genere. Fondamentale è anche far conoscere questi spazi che ancora non tutti apprezzano: deve diventare un attrattore non solo locale, ma a livello nazionale.

Serve un grande lavoro…

Siamo chiamati a fare questo.

 

Interno della Villa del Cardinale. Foto di Filippo Fagioli

Cosa può offrire in più questo luogo rispetto ad altri?

La Villa ha vissuto un momento di crisi ed è stata spogliata di tutto, anche del suo mobilio e questa sua fluidità la rende unica e perfetta per accogliere l’arte di ogni genere; anche perché è proprio la sua genesi quella di essere un luogo di delizie, d’incontro e di diletto. Arte, sport, musica, danza, folklore… tutto può essere accolto nei suoi spazi e nelle sue stanze. Non solo arte alta, ma soprattutto arte quale espressione dell’uomo. Vogliamo essere pop e rivolgerci a tutti. In più c’è il parco che è vero biglietto da visita, il suo cavallo di battaglia.

Parlando di biglietto da visita, proprio in questi giorni avete presentato il nuovo logo, realizzato da Corebook, che è un primo passo importante verso il restyling…

È stato sicuramente il primo step e ora passeremo alla nuova pannellistica. Per il resto non ci saranno grandi cambiamenti.

 

Logo realizzato da Corebook – L’Arte di comunicare. Foto di Filippo Fagioli

L’evento più imminente, che potrà essere un’ottima vetrina, è L’Umbria che spacca (2-4 luglio): com’è nata l’idea di accogliere questa manifestazione?

Nasce dal fatto che nei sogni dell’organizzazione dell’evento c’era la Villa. In più è un progetto al quale credo fortemente, può dare visibilità non solo alla Villa, ma a tutto il territorio circostante. La struttura ha una forte vocazione allo svago (come dicevo) e quindi questo evento è perfetto, la musica dopotutto è arte! Inoltre lo spettacolo dal vivo in questo periodo ha subito grandi stop e quindi noi mettiamo a disposizione gli spazi perché avvenga una ripartenza, perché le maestranze tornino a lavorare e i cantanti a esibirsi. È giusto per tornare a tutti a lavorare.

Ci sono altri eventi in cantiere?

Ce ne sono diversi, il più imminente è un progetto didattico ed educativo rivolto alle scuole e agli adulti realizzato insieme al territorio per creare una rete di eccellenze locali. Qui Corebook avrà un ruolo importante, ma non voglio ancora dire molto! Poi nei prossimi giorni inizieranno i campi estivi per i più piccoli, ci saranno eventi serali in collaborazione con entità locali, momenti di svago e d’incontro con i produttori ed escursioni nelle zone circostanti, per far conoscere anche quello che c’è al difuori del cancello. Un altro progetto, fatto in collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia e con le scuole di specializzazione in Beni storico-artistici e in Beni antropologici, prevede la mappatura della popolazione presente sul territorio e la realizzazione d’istallazioni artistiche che verranno inaugurate nel giardino a settembre.

 

Ingresso. Foto di Jacopo Meniconi

 


Per maggiori informazioni.

Un’inedita pubblicazione che attraverso design, fashion, arte e architettura, mostra i cambiamenti epocali scaturiti dal Covid-19: è il numero speciale di “Riflesso” magazine distribuito nelle librerie grazie ad un accordo con Mondadori, realizzato con il laboratorio di Design della Comunicazione dell’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia.

Un format didattico che si è concretizzato attraverso un volume ricco di contributi, pubblicato grazie alla consolidata collaborazione con Riflesso, realtà editoriale che riesce a coinvolgere e traghettare gli studenti verso il mondo del lavoro, con competenze subito spendibili. Dopo l’attivazione del laboratorio, è stato dato inizio ad un nuovo percorso di training molto pratico in cui si è offerta l’opportunità di implementare attività professionalizzanti nei settori del graphic design, visual art e copy, finalizzate alla realizzazione di un numero speciale del magazine Riflesso. Nello specifico, la pubblicazione è stato frutto di una sinergia tra esperti della materia e studenti che hanno aderito al laboratorio didattico sulle start-up editoriali, tenuto dal fondatore della rivista Riflesso, Carlo Timio, e dal direttore artistico Alessio Proietti, insieme a collaboratori del magazine, all’interno del Corso in Design della professoressa Elisabetta Furin.

Ne è così venuto fuori un numero speciale che rappresenta un significativo approfondimento sui temi del design, arte, moda e architettura, incentrato in modo analitico sui cambiamenti epocali che la società sta affrontando a seguito della pandemia covid-19, con soluzioni e inediti scenari per poter alleviare il peso di questo virus che sta modificando gusti, abitudini e comportamenti degli utenti. “Vedere come risultato finale di un percorso didattico e formativo la realizzazione di una nuova pubblicazione, con un importante contributo di giovani studenti che hanno messo in risalto notevoli capacità tecniche e velocità di acquisizione, è stata una significativa testimonianza del potenziale delle attuali generazioni”, afferma entusiasta e soddisfatto Carlo Timio, che è anche il vice-direttore di Riflesso. Secondo l’architetto Alessio Proietti “Formazione e informazione si confermano elementi di un virtuoso binomio che la nostra Redazione continua a sostenere, grazie alla partnership con importanti istituzioni accademiche e all’entusiasmo dei giovani professionisti del futuro”. Del resto, questo format ideato dal Gruppo Riflesso, si basa sull’incrocio di competenze di studenti e di professionisti del mestiere, costituendo un unicum a livello editoriale per mettere in relazione la generazione Z con quella più senior e affermata, per un interscambio di visioni, capacità e esperienze, volte a offrire opportunità di dialogo e di confronto attraverso una moltiplicazione di energie creative.
La rivista, grazie ad un accordo con il Gruppo Mondadori, viene distribuita nelle edicole dei centri storici delle maggiori città italiane oltre che essere diffusa in altre significative location tra librerie Mondadori e fondazioni culturali. Inoltre, la rivista è distribuita anche nel Principato di Monaco tramite l’Ambasciata d’Italia a Montecarlo. Il magazine è anche acquistabile online nel sito www.riflesso.info/store e tramite abbonamento.

«Mille cause hanno concorso a fare dell’Italia una specie di museo generale, un deposito completo di tutti gli oggetti che servono allo studio delle arti. (…) Si compone di statue, di colossi, di templi, di stucchi, di affreschi (…) ma si compone altresì di luoghi, di paesaggi, di montagne, di strade, di vie antiche (…) di reciproche relazioni tra tutti i reperti, di memorie, di tradizioni locali, di usanze ancora in vita, di paragoni e di raffronti che non possono farsi che sul posto».
Quatrèmere de Quincy, Lettres à Miranda, 1796

In seguito alle prime spoliazioni napoleoniche perpetrate da Bonaparte in Umbria, ne seguirono altre, altrettanto sistematiche, che lacerarono il patrimonio regionale. Il 1815 non è solo l’anno della sconfitta di Napoleone a Waterloo e del congresso di Vienna, ma anche l’epoca in cui il famoso scultore Antonio Canova venne convocato da papa Pio VII con una missione: recuperare le opere d’arte requisite a Roma e negli altri centri culturali dalle truppe napoleoniche.
Fondamentali in questo clima furono le Lettere a Miranda del critico d’arte francese Antoine Chrysostome Quatremère de Quincy, pubblicate in piena Rivoluzione francese. Le lettere non solo rappresentano un atto politico di resistenza alle spoliazioni delle opere d’arte, ma esprimono concetti fondamentali quali la tutela dei beni culturali e la teoria di contestualità delle opere con il proprio ambiente. Grazie al Canova quasi tutte le opere tornarono in Italia: alcune confluirono nella Pinacoteca Vaticana incrementandone la collezione, altre invece tornarono ai loro legittimi proprietari.
Eccelsa opera requisita dai francesi fu il Polittico Guidalotti, capolavoro del Beato Angelico conservato presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.[1]

Beato Angelico, Polittico Guidalotti, Galleria Nazionale dell’Umbria

 

Il polittico fu commissionato all’artista da Elisabetta Guidalotti per la cappella di famiglia, dedicata a san Nicola, presso la chiesa di S. Domenico a Perugia. L’impresa rispondeva alla necessità dei Guidalotti, famiglia perugina tra le più importanti ma caduta in disgrazia alla fine del Trecento, di riguadagnare prestigio in campo sociale e culturale.
La monumentale pala d’altare è composta da ben venti tavole dipinte. Sebbene la divisione a trittico dell’opera sia ancora di gusto tardogotico, la composizione risulta comunque unificata grazie all’impiego di espedienti spaziali di grande efficacia e modernità: la luce cristallina e puntuale bagna le figure e, impigliandosi nei tessuti e negli oggetti, conferisce verità materica. Eccelsi sono i riflessi delle superfici nei vasi ai piedi del trono o la morbidezza tattile del piviale di san Nicola e della veste azzurra della Madonna, definita da ampie pieghe capaci di far trapelare le forme del corpo sottostante. Al centro è dipinta la Madonna con il Bambino in trono circondata da quattro angeli, due dei quali tengono tra le mani canestri pieni di fiori. Affiancano la Vergine san Domenico, san Nicola da Bari, san Giovanni Battista e santa Caterina d’Alessandria.
Ad attirare l’attenzione dei francesi sull’opera furono, in particolare, le tavolette della predella: le prime due vennero spedite a Parigi nel 1812, ed oggi sono conservate nella Pinacoteca Vaticana, mentre la terza fu portata a Roma l’anno successivo da Agostino Tofanelli, conservatore del Museo Capitolino; quest’ultima riuscì a rientrare a Perugia nel 1817.
Altra eccelsa opera requisita dalle truppe napoleoniche fu la Deposizione Baglioni, di cui Orsini parla come «operette di singolar bellezza, uscite dal pennello del divin Raffaello». L’opera realizzata da Raffaello è datata e firmata 1507. La pala d’altare, stando alle notizie riportate da Vasari, venne commissionata da Atalanta Baglioni, appartenente alla celebre famiglia perugina. Il soggetto della pala centrale, la Deposizione di Cristo, venne probabilmente dettato dalla volontà di omaggiare il figlio della donna, Grifonetto, assassinato proprio in Corso Vannucci, nel corso di alcuni fatti di sangue interni alla stessa famiglia per il dominio di Perugia nel 1500. Fu proprio la madre Atalanta a pronunciare solennemente: «Che questo sia l’ultimo sangue che scorre su Perugia».

 

Sassoferrato, Deposizione, Basilica di San Pietro. Foto Fondazione per l’Istruzione Agraria di Perugia

 

La predella fu recuperata da Canova il 21 ottobre 1815 ma rimase a Roma nella Pinacoteca Vaticana. Il soggetto dell’opera però lo possiamo ammirare grazie a due copie: la prima realizzata da Giovanni Battista Salvi detto Sassoferrato nel 1639 ed oggi conservata nella Basilica di San Pietro a Perugia ed una seconda copia di Giuseppe Cesari detto il Cavalier d’Arpino, che eseguì l’opera nel 1608 per volontà di Paolo V, dopo che l’originale era stata trafugata; quest’ultima opera è oggi conservata presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.
I commissari napoleonici, in particolare, l’esperto d’arte Tinet e Denon denominato l’occhio di Napoleone, setacciarono per reperire capolavori non solo Perugia, ma anche molte altre città umbre, tra le quali Città di Castello. Presso la chiesa di San Francesco nella città tifernate, Filippo Albizzini commissionò a Raffaello lo Sposalizio della Vergine,  opera firmata Raphael Urbinas e datata MDIIII, è una delle opere più celebri dell’artista, che chiude il periodo giovanile e segna l’inizio della fase della maturità artistica.[2]
Per quest’opera l’Urbinate si ispirò a un’analoga tavola che proprio in quegli anni Perugino stava dipingendo per il Duomo di Perugia, vedendola in tutta probabilità in una fase ancora intermedia.[3]
Lo sposalizio di Maria e Giuseppe avviene in primo piano, con al centro un sacerdote che, tenendo le mani di entrambi, officia la funzione. Dal lato della Vergine è posto un gruppo di donne, da quello di Giuseppe sono presenti alcuni uomini, tra cui uno che spezza con la gamba il bastone che, non avendo fiorito, ha determinato la selezione dei pretendenti. Maria infatti, secondo i vangeli apocrifi, era cresciuta nel Tempio di Gerusalemme e quando giunse in età da matrimonio venne dato ad ognuno dei pretendenti un ramo secco, in attesa di un segno divino: l’unico che fiorì, fu quello di Giuseppe.
Le figure sono legate da una vaga e poetica malinconia in cui nessuna espressione è più caricata di altre, nemmeno quella del pretendente che spezza il ramo in segno di rancore, in alcun modo corrucciato o teso. La magnifica opera fu requisita e non ha fatto più ritorno nel suo luogo di origine, oggi è conservata presso la Pinacoteca di Brera. Nella chiesa tifernate è però possibile ammirare un perfetto clone della tavola: grazie a 4250 scatti fotografici è stata realizzata una copia così fedele da replicare anche le pennellate e le imperfezioni che il tempo ha lasciato sulla superficie dell’originale.
Le eccellenze artistiche tornate in Umbria, ricontestualizzate nel territorio o nel tessuto urbano che le ha generate, sono la testimonianza di come le opere d’arte acquisiscano valore di civiltà solo dalla profonda relazione con il paesaggio che l’ha suggerite, la cultura che le ha generate e i luoghi che l’hanno custodite.

 


Prima parte


[1] John Pope-Hennessy, Beato Angelico, Scala, Firenze 1981.
[2] Paolo Franzese, Raffaello, Mondadori Arte, Milano 2008.
[3] Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell’arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999.

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