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Fino al 9 luglio via dei Priori sarà animata da “Priorità Donna” giunta alla sua terza edizione.

La centralissima via dei Priori sarà teatro di eventi, crocevia pulsante di emozioni tutte dedicate all’universo femminile. Un susseguirsi di appuntamenti tra Arte, Fotografia e Laboratori; tra Poesia, Danza e Sport; tra Cultura e Dibattiti dedicati alle donne, allo loro creatività, sensibilità e resilienza.

 

 

La manifestazione, nata  nel 2020 da un’idea di Maria Antonietta Taticchi, Marco Pareti e Luca Cirimbilli, è  organizzata dall’Associazione Priori e da AICS Perugia, con il patrocinio e contributo dell’Assemblea Legislativa Regione Umbria e del Comune di Perugia, con il contributo della Banca Centro Credito Cooperativo Toscana Umbria e di Rm Italiantincendi, con la collaborazione di TRAarteterapia onlus, di Centro Danza Spazio Performativo  e di Umbria Nordic Walking Escursioni, di Claudia Bottini, storica dell’arte, Mons. Don Fausto Sciurpa, Marco Pareti, giornalista, Renata Mariotti e Monica Grelli, artigiane, Francesca Guiducci e Stefania Zucchini studiose di storia medievale e moderna

“La sessantacinquesima edizione del Festival dei Due Mondi ospita le migliori esperienze performative a livello internazionale, valorizzando teatri, spazi all’aperto e luoghi non convenzionali, di cui Spoleto offre una concentrazione unica in Italia: più di 60 spettacoli in 17 giorni e oltre 500 artisti da 36 paesi” (Monique Veaute, direttrice artistica).

La sessantacinquesima edizione del Festival dei Due Mondi s’inaugura venerdì 24 giugno alle ore 19:30, con il concerto della Budapest Festival Orchestra diretta da Iván Fischer in Piazza Duomo. L’Orchestra di Budapest è raggiunta dal Coro dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia per la prima esecuzione europea dell’oratorio di Philip Glass The Passion of Ramakrishna, accostato alla Suite n. 4 in re maggiore per orchestra di Johann Sebastian Bach.
La sezione Danza si apre con la celebre coreografia del Sacre du printemps di Pina Bausch, riletto dai ballerini della senegalese École des Sables fondata da Germaine Acogny, interprete con Malou Airaudo della seconda parte del dittico – lo spettacolo common ground[s] – dal 24 al 27 giugno al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti (ore 21:30, 20:30, 16:00, 20:30).

 

Le Sacre du printemps, credit Maarte Vanden Abeele

 

In scena al Teatro Romano sabato 25 e domenica 26 giugno (ore 21:30) Through the Grapevine di Alexander Vantournhout, coreografo belga che sfida il danzatore Axel Guérin a mantenere un costante contatto fisico in un eccentrico pas-de-deux. Nella Sala XVII settembre del Teatro Nuovo inizia Le Bal de Paris, spettacolo immersivo in realtà aumentata – in scena fino alla fine del Festival (giorni e orari su www.festivadispoleto.com) – dove gli spettatori sono invitati a partecipare al ballo ideato dalla coreografa spagnola Blanca Li, indossando visori ottici e sensori di movimento nel mondo reale e costumi di Chanel in quello virtuale. Arriva per la prima volta in Italia il Teatro Musicale dei registi francesi Jeanne Candel e Samuel Achache: da venerdì 24 a domenica 26 giugno a San Simone (ore 21:30, 19:00, 19:00) lo spettacolo Le Crocodile trompeur / Didon et Énée, vincitore del Premio Molière nel 2014 e tratto dall’opera di Henry Purcell, intreccia teatro shakespeariano e dramma musicale e coinvolge uno straordinario cast di attori che sono anche musicisti. Da venerdì 24 a domenica 26 giugno all’Auditorium della Stella (ore 19:45, ore 17:00, 17:00) debutta a Spoleto L’appuntamento ossia la storia di un cazzo ebreo, lo spettacolo con la regia di Fabio Cherstich tratto dal romanzo rivelazione del 2020 di Katharina Volckmer, nella nuova produzione del Teatro Franco Parenti. I musicisti della Budapest Festival Orchestra curano anche la rassegna di concerti da camera, a mezzogiorno e alle ore 17:00, al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi, tra musica contemporanea e barocca.

 

Barbara Hannigan, Photo: Marco Borggreve

 

Grande attesa per la residenza di Barbara Hannigan, straordinaria cantante e direttrice d’orchestra invitata a Spoleto con una carta bianca e presente in quattro diversi concerti: sul podio come solista e direttrice dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per La Voix Humaine di Poulenc (2 luglio, Piazza Duomo), in duo con il pianista Stephen Gosling per Jumalattaret con musiche di John Zorn (3 luglio, Teatro Romano), al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi per l’happening musicale di domenica 10 luglio insieme ad Alessandro Carbonare e Antonio Pappano, con il quale condivide anche il palcoscenico del concerto finale (10 luglio, Piazza Duomo).
Fino al 10 luglio 2022 il cartellone ospita le migliori esperienze performative a livello internazionale, valorizzando teatri, spazi all’aperto e luoghi non convenzionali, di cui Spoleto offre una concentrazione unica in Italia: più di 60 spettacoli in 17 giorni, tutti in prima italiana, con più di 500 artisti da 36 paesi in 19 sedi. Tra gli appuntamenti in arrivo la proposta musicale include jazz, elettronica e contemporanea, dalla rassegna di musica americana dell’ensemble Sentieri selvaggi alla performance di Tovel, tra sculture di pianoforti preparati ed elaborazione elettronica. Da non perdere le voci di Angelique Kidjo, Mariza e Dianne Reeves, in Piazza Duomo con i loro speciali concerti per Spoleto. Attesa per la nuova coreografia di Anne Teresa De Keersmaeker, l’omaggio a Trisha Brown a cinque anni dalla scomparsa, e i lavori della nuova generazione di coreografe e coreografi come Ayelen Parolin, Luz Arcas e Yoann Bourgeois. La sezione Teatro porta a Spoleto il regista tedesco Thomas Ostermeier e presenta gli ultimi lavori di drammaturghi italiani quali Leonardo Lidi, Davide Enia e del duo RezzaMastrella.
Intorno al cartellone ufficiale gli appuntamenti collaterali e gli eventi speciali fanno di Spoleto un luogo vivo della creazione artistica dei nostri giorni: incontri con gli artisti, premi, istallazioni d’arte, rassegne cinematografiche e mostre. L’artista Anselm Kiefer firma il manifesto ufficiale della 65ma edizione. Prosegue, con un impulso sempre più incisivo, il progetto avviato nel 2021 per rendere la macchina organizzativa del Festival aderente ai principi dello sviluppo sostenibile, perseguendo, con azioni concrete e mirate, alcuni degli obiettivi dell’Agenda 2030.

Foligno, città dantesca grazie anche a un progetto innovativo e a percorsi urbani accessibili a tutti.

«Vien dietro a me e lascia dir le genti». Questa citazione dantesca (Purgatorio, canto V) è il leitmotive del progetto Divina Foligno, un invito rivolto direttamente al turista a immergersi in una esperienza suggestiva, alla scoperta di una città ricca di tesori artistici e culturali, spesso poco conosciuti.

Foligno ha presentato, lunedì 20 giugno, presso la corte di Palazzo Trinci questo innovativo progetto che punta su una sua caratteristica storicamente importante, quella di essere una delle città dantesche, caratteristica suggellata nel 2021 dal conferimento della medaglia da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Gabriele Lena, Stefano Zuccarini, Michela Giuliani e Roberto Silvestri

 

Foligno è stata infatti sede, nel 1472, della stampa della prima edizione della Divina Commedia e, per celebrare questo importante evento, ha deciso di realizzare un progetto di promozione turistica e culturale collegando i suoi percorsi, in base alle caratteristiche salienti o a semplici suggestioni, alle tre Cantiche del poema dantesco attraverso un’applicazione digitale, a una nuova segnaletica urbana e a itinerari tematici urbani ed extraurbani in grado di fornire una visione completa ed esaustiva della grande offerta turistica del territorio.

Il progetto Divina Foligno è stato realizzato dalla rete di imprese Landmark Int.Geo.Mod, Corebook Multimedia & Editoria, Studio Naturalistico Hyla, Ing. Marco Zaroli –  e sviluppato in sinergia con il Comune di Foligno nell’ambito del programma  Agenda urbana di Foligno Smart community – Comunità, Sostenibilità – Foligno 2020, intervento OT.6 INT_01 Realizzazione della rete di attrattori culturali attraverso la realizzazione di itinerari culturali e tematici.

Circa dieci chilometri dei tre percorsi tematici e accessibili – Inferno, Purgatorio e Paradiso – partono dalle porte della città e attraversano il centro, snodandosi tra oltre ottanta punti di interesse identificati da targhe esplicative. A queste si aggiungono circa: centoventi pannelli con la segnaletica di accompagnamento, cinque leggii installati nelle piazze principali con spiegazioni anche in braille e cinque pannelli di grandi dimensioni posti nei punti di accesso alla città, che introducono il visitatore all’esperienza di visita e sui quali si trova il QR code per scaricare l’app e collegarsi al sito dedicato.

 

Inoltre, per chi volesse scoprire caratteristici e affascinanti itinerari esterni alla città, sono disponibili 13 itinerari extraurbani, pensati per essere percorsi a piedi o in bicicletta, che toccano i più suggestivi luoghi del territorio folignate, tra paesaggi unici, borghi antichi, parchi naturali e archeologici ed emergenze naturalistico-ambientali.

L’assessore al turismo Michela Giuliani, dopo aver ricordato la grande sinergia che ha reso possibile il raggiungimento di questo importante obiettivo e che ha visto partecipi varie aree dell’amministrazione comunale, coordinate dall’architetto Roberto Silvestri, ha sottolineato l’importanza del progetto che consente al turista una fruizione innovativa attraverso una segnaletica moderna e coordinata, un’applicazione tecnologicamente avanzata e una minuziosa attività di censimento dei siti di interesse che sono finalmente messi in rete e agevolmente fruibili.

Un progetto inclusivo che non dimentica le esigenze delle persone con disabilità motoria e sensoriale che, come poi approfondito da Gabriele Lena, rappresentante della rete LandMark, possono fruire dei leggii accessibili sopra menzionati, e di un sistema di notifiche automatiche da parte dell’applicazione che dopo l’avvio iniziale, si attiva autonomamente ogni volta ci si trovi nei pressi di un sito d’interesse.

Il sindaco di Foligno, Stefano Zuccarini, ha espresso: «Grande soddisfazione per il risultato raggiunto». Ha sottolineato come finalmente anche Foligno possa disporre di una segnaletica turistica adeguata al luogo e ai numerosi attrattori che caratterizzano la città, una segnaletica che mancava ma che è di fondamentale importanza e che, integrata alla nuova APP, rappresenta «un passo ulteriore attraverso le nuove tecnologie per valorizzare ancora di più la città di Foligno».

Questo progetto è un motivo in più, non solo per i turisti ma anche per gli umbri, per visitare Foligno e scoprire la città, come non l’avete mai vista.

Inizia il 18 giugno “Trasimeno Terra del Gusto e dell’Arte”, l’evento dedicato all’enogastronomia, all’enoturismo e alle attrattive culturali del territorio del GAL Trasimeno-Orvietano.

Dopo il successo dell’edizione orvietana di fine estate scorsa, questo weekend parte dal territorio lacustre l’evento Trasimeno Terra del Gusto e dell’Arte, con una serie di iniziative che tendono a valorizzare l’arte partendo dai paesaggi e dalle opere di Perugino e Signorelli, in attesa cinquecentenari della morte dei due grandi artisti nel 2023. Con questa edizione, l’evento avrà continuità nell’arco dell’intero anno e investirà tutto il territorio del Gruppo di Azione Locale, con il quale collaborano principalmente i due consorzi turistici URAT e Consorzio Orvieto of Life, Fondazione e famiglia Cotarella, il Consorzio dei Vini di Orvieto, il Consorzio dei Vini Doc dei Colli del Trasimeno e la Strada del Vino Colli del Trasimeno.

Un evento che vede coinvolto un numero considerevole di aziende agricole, ma anche commerciali e soprattutto turistiche, che confidano in questa iniziativa per qualificare la loro offerta in un territorio ricco di tradizione, che aspira a collocarsi come attrattore di un turismo di nicchia. Si inizierà sabato 18 giugno una giornata dedicata al Perugino dal tema l’Arte e i Paesaggi nel Trasimeno, con il coinvolgimento dei Comuni di Città della Pieve, Panicale, Piegaro e Magione. Infatti, sia la mattina sia il pomeriggio, sarà possibile aderire a visite guidate rivolte esclusivamente alle opere del Perugino e della sua scuola, organizzate dagli uffici informazioni. Per l’intera giornata sarà possibile visitare in via straordinaria dei luoghi che sono normalmente chiusi al pubblico e in particolare la Chiesa di Sant’Andrea delle Ancaèlle a Sant’Arcangelo nel Comune di Magione, l’Oratorio di San Bernardino e la Chiesa di San Lorenzo a Gaiche nel Comune di Piegaro e la Cappella Donini Ferretti in loc. Lemura di Panicale, un tempo annessa alla relativa villa. In tutti questi tre luoghi si potranno ammirare le opere di Giovan Battista Caporali, allievo di Perugino e Signorelli e della scuola del Perugino, a ingresso gratuito. Nella stessa giornata a Città della Pieve, nella Sala S. Agostino, alle 15.30 si terrà il convegno Perugino e Signorelli 500mo anniversario: una opportunità per il Turismo Culturale tra Umbria e Toscana. Saranno presenti il senatore Luca Briziarelli, la Presidente della FIAVAT Ivana Jelenic, rappresentanti della Regione dell’Umbria, i quattro comuni del Protocollo d’intesa presentato il 6 settembre scorso, rappresentanti dell’Università e della commissione nazionale sul Perugino, rappresentanti dell’accademia Intrecci, famiglia e fondazione Cotarella, i rappresentanti dei due consorzi turistici dei due territori, altre autorità civili e religiose e, ovviamente il Gal e i presidenti dei due distretti del cibo, Trasimeno Corcianese e Area Sud Ovest Orvietano, relativamente Romeo Pippi e Gionni Moscetti. Sarà l’occasione per presentare i progetti sui quali si sta lavorando ormai da qualche mese a questa parte, a sostegno dello sviluppo di una economia turistica di qualità che possa rimanere oltre gli anniversari e attrarre molti visitatori che, incuriositi dalle opere e dai luoghi nei quali hanno lavorato e vissuto questi due grandi maestri del rinascimento italiano, possano ammirare e restare affascinati da tutto il resto. Sarà presentato il lavoro che il Senatore Briziarelli, ispiratore di questo progetto, sta portando avanti a livello nazionale, e il Master sul Turismo sostenibile e il Managment delle imprese creative e culturali, frutto di un accordo tra Accademia Intrecci e Business School Luiss di Roma, il cui obiettivo e di preparare i giovani ad accogliere il turista. Ascolteremo il contributo che potrà dare Fiavat, un’importante realtà nazionale sul turismo, il qualificato contributo dell’Università dalla relazione della Prof. Teza, e come si potranno sviluppare sinergie con altri importanti progetti quali per esempio i distretti del cibo. Alle 18,30 ci si sposterà alla Azienda La Cerreta di Sanfatucchio, dove si potrà visitare Artecerreta e ammirare un percorso di sculture finalizzato a esaltare, in chiave contemporanea, l’antico, in un suggestivo binomio fra arte e natura ispirato dalla passione pdella titolare dell’Azienda Paola Butali. Seguirà apericena sotto le stelle in Villa, con degustazione dei vini della Cantina Berioli.
I giorni successivi si svilupperà un programma ricco di cene stellate, apericena, street fodd e pic nic sotto le stelle, con degustazione dei vini del Trasimeno, e in particolare: domenica 19 giugno, ore 20.00, apericena sotto le stelle al Castello Cavalieri di Malta con accompagnamento musicale di Nhare Testi al violino e Leopoldo Calabria alla Chitarra.
Durante la Serata Sarò sarà possibile visitare la Cappella Interna al Castello con l’iconografia della scuola rinascimentale umbra. Mentre, martedì 21 giugno, proprio nel giorno del solstizio d’estate, alla Cantina Poggio Santa Maria a Castiglione del Lago, si potrà godere del magnifico panorama tra l’Umbria e la Toscana degustando una cena stellata con un menu proposto dai Fratelli Serva de La Trota di Rieti, due stelle Michelin in abbinamento con i vini della cantina Poggio Santa Maria.

Sabato 25 Street Food Sotto le Stelle nel centro storico di Castiglione del Lago, con degustazione dei vini del Trasimeno e Festival del Rosè nella notte romantica dei Borghi più belli d’Italia, in collaborazione con il Consorzio vini doc del Trasimeno e Strada del Vino Colli del Trasimeno. La prima parte dell’evento si conclude con Cena Vino Stelle & Bisonte organizzato da Morami Wine e Massimiliano Gatti Carni Pregiate, che presentano una degustazione di bisonte abbinata ai vini della Cantina Morami, giovedì 30 giugno 2022 ore 20,30 presso la Cantina Morami a Panicarola.

 

 

Durante i mesi di luglio e agosto seguiranno i pic nic sotto le stelle presso le aziende del territorio del Trasimeno con un ricco programma di appuntamenti. Il programma completo, con tutti i riferimenti per le prenotazioni, potrà essere consultato sul sito del Gal Trasimeno-Orvietano www.galto.info oppure sul sito di URAT www.lagotrasimeno.net. Conclusa l’esperienza del Trasimeno si tornerà a Orvieto dal 27 settembre al 2 ottobre 2022 e a seguire le cene stellate nei ristoranti della città di Orvieto da ottobre 2022 a giugno 2023. Trasimeno e Orvieto Terre del Gusto e dell’Arte aspira quindi a diventare un contenitore, dove tutto l’anno incontra contenuti interessanti e qualificati sull’arte come sulla gastronomia.

 


Al Circolo Velico il 9 giugno inaugurazione della mostra “Omaggio al Trasimeno”. Nel fine settimana i Campionati italiani Classe Fun

Si parte oggi 9 giugno alle ore 18,00 con l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea “Omaggio al Trasimeno” dei FogliettArt (Giancarlo, Gianluca e Gianmarco), a cui parteciperanno i rappresentati istituzionali del Comune lacustre, il presidente del Circolo Velico Giovanni Rosi e la vice presidente di RTN, Sara Tintori, oltre a numerosi soci e invitati.

La mostra dei FogliettArt, con il sostegno del Comune di Passignano s/T, del Circolo Velico Trasimeno, di AboutUmbria, di RTN e Radici & Talenti, terminerà il 16 giugno e il suo ingresso è libero e gratuito.

L’artista Gianluca Foglietta, ha così commentato: ‘’Mio padre Giancarlo ha iniziato giovanissimo la sua carriera pittorica, esprimendo la sua passione e le sue emozioni usando colori e pennello su una tela che prendeva vita. Io e mio fratello Gianmarco, siamo nati e cresciuti in un ambiente stimolante e creativo, che ci ha completamente assorbito e fatto innamorare dell’arte. Fin da quando eravamo piccoli, abbiamo iniziato a dipingere su delle tele, poste in dei piccoli cavalletti, vicino a dove dipingeva nostro padre. Passavamo molto tempo a curiosare tra gli articoli di giornale e i premi delle varie mostre che lo riguardavano. Affascinati da questo mondo, lo abbiamo seguito nel suo percorso artistico, continuando ad esercitarci e a sperimentare. Con il passare del tempo e il trascorrere della vita, i nostri stili si sono evoluti e diversificati, determinati dalle proprie ispirazioni, aiutandoci a conoscerci più nel profondo e rafforzando così il nostro legame. L’arte è la protagonista insostituibile delle nostre giornate, unite dalla stessa grande passione e voglia di creare”.

Dall’arte allo sport

Dal 10 al 12 giugno sulle acque antistanti il Circolo si disputeranno i campionati italiani di vela della classe Fun.

Il presidente del Circolo Velico Trasimeno, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di ospitare la mostra artistica “Omaggio al Trasimeno” della famiglia Foglietta e in particolare di accogliere dal 10 al 12 giugno i campionati Italiani della Classe Fun, imbarcazione di circa 7 metri con 4 persone di equipaggio. Saranno circa 20 le barche provenienti da varie regioni d’Italia, dove saranno previste 8 prove per i tre giorni di regata sul Trasimeno. E’ storica la partecipazione di equipaggi del Club Velico Trasimeno a regate su questa classe e molte sono state le vittorie dei nostri equipaggi a campionati sia italiani sia europei svoltisi negli scorsi anni. Anche questo ha contribuito, per il Club Velico Trasimeno, a ricevere la stella d’oro al merito sportivo del CONI, onorificenza che verrà consegnata il 29 giugno a Spoleto alla presenza delle maggiori autorità dello sport italiano”.

 

La grande mostra si inserisce nelle celebrazioni dei 600 anni dalla nascita del duca Federico da Montefeltro, avvenuta a Gubbio nel 1422. Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano ospiteranno un’ampia esposizione di opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere, nonché da collezionisti privati.

Gubbio partecipa alle celebrazioni dei 600 anni dalla nascita del duca Federico da Montefeltro che ha avuto i natali, secondo più biografi, in questa città il 7 giugno 1422. Dal 20 giugno al 2 ottobre 2022 la grande mostra Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra sarà ospitata nei tre luoghi espositivi più emblematici della città, il Palazzo Ducale, il Palazzo dei Consoli e il Museo Diocesano. L’esposizione, a cura di Francesco Paolo Di Teodoro con Lucia Bertolini, Patrizia Castelli e Fulvio Cervini, accende i riflettori su questo illustre personaggio della storia italiana, grande condottiero, capitano di ventura e uno dei principali mecenati del Rinascimento. L’inaugurazione della mostra è prevista domenica 19 giugno alle ore 15.30. Fino a questa data, la facciata di Palazzo dei Consoli ospiterà ogni sera, alle 21, spettacolari proiezioni artistiche in omaggio a Federico da Montefeltro, i suoi territori e i suoi anni.

Il sindaco Filippo Mario Stirati: «Puntare su un uomo universale come Federico da Montefeltro, sul legame che costruì con la città di Gubbio e celebrare il VI centenario della sua nascita significa non solo riscoprire un personaggio dalla forte personalità e poliedricità, ma investire, più in generale, nel rilancio della storia e della cultura italiana e della sua immagine nel mondo. Abbiamo lavorato per mesi con istituzioni, enti e Comuni per dare vita a un programma di celebrazioni di altissima qualità, in grado di presentare la figura di uno dei grandi personaggi del Rinascimento italiano e nel contempo far scoprire la storia, l’arte e la cultura  dei territori legati al nome dei Montefeltro. Questa mostra rappresenta certamente il cuore delle nostre iniziative, e sono certo che l’altissimo livello delle opere proposte nonché le sedi espositive, allo stesso tempo contenitori e oggetto di esposizione, sapranno conquistare i visitatori e introdurli in uno dei più appassionanti e intensi periodi della storia del nostro Paese».

La mostra ripercorre i momenti gloriosi vissuti dalla città di Federico e del figlio Guidubaldo, l’ultimo dei Montefeltro, dalla nascita del duca nel 1422 alla morte di Guidubaldo nel 1508. Diventa occasione per rileggere la storia di Gubbio tra la fine del Trecento e gli inizi del Cinquecento. Il percorso espositivo dà spazio, secondo ambiti peculiari, alle opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere nonché da collezionisti privati: manoscritti, dipinti, documenti, medaglie, monete, armi, armature, sculture, arredi. In particolare dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che conserva l’intera biblioteca di Federico e dei suoi successori, giungono eccezionalmente quindici splendidi manoscritti (tra essi solo due facsimili), distribuiti fra le tre sedi.

Marco Pierini, direttore regionale Musei Umbria: «La mostra pone al centro Federico e Gubbio, il Palazzo Ducale e la città, crocevia di linguaggi storico-artistici, letterari, musicali di differente ispirazione. La mostra è il punto di arrivo di un percorso avviato nel 2018 con l’esposizione “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi” e proseguito nel 2021 con la mostra “Oro e colore nel cuore dell’Appennino. Ottaviano Nelli e il ʾ400 a Gubbio”. Ora Federico e Guidobaldo assurgono a protagonisti della ricorrenza centenaria. Grazie al Comitato Nazionale per il VI centenario della nascita di Federico, che ha come capofila i Comuni di Urbino e Gubbio, con le Regioni, le Università, le istituzioni culturali delle due aree, oggi amministrativamente divisi ma un tempo uniti, si auspica che la sostanziale unità di intenti tra le istituzioni in campo, impegnate in un disegno condiviso e per la prima volta esteso all’intero territorio del Montefeltro, vada oltre il taglio del nastro per gli eventi in programma, perché solo dando continuità e prospettiva a questo eccezionale coinvolgimento saranno alimentati quei processi virtuosi che dalle residenze ducali irrorano di progettualità il territorio tutto».

Mons. Luciano Paolucci Bedini, Vescovo di Gubbio: «Ricordare la figura di Federico da Montefeltro significa fare memoria non solo delle vicende storiche e artistiche del signore e mecenate rinascimentale, ma anche dei suoi legami con la Chiesa del tempo e del suo rapporto con il sacro. Certo, con i parametri del pensiero socio-politico e religioso di oggi e la doverosa distinzione tra poteri temporali e percorsi spirituali e di fede, la vita e le scelte del Duca ci appaiono come un intricato romanzo storico. In questo contesto, non sempre è facile mettere a fuoco le scelte di “governo” di Federico nei rapporti con Roma e il Papato, visto che fu pure scomunicato per un periodo, ponendole poi in relazione con la sua personale religiosità. Un interessante cammino di fede che il Duca ha iniziato fin da fanciullo e che – nel corso della sua vita – ha approfondito anche grazie ad amicizie come quella con i monaci camaldolesi di Fonte Avellana e con san Bernardino da Siena. Tra i campi toccati dal suo mecenatismo artistico e culturale, c’è anche quello dell’astrologia che aveva voluto “cristianizzare” nella sua corte. Di questo, in particolare, ci narra il percorso espositivo nel Polo museale diocesano di Gubbio».

La mostra è promossa dal Comitato nazionale per la celebrazione del sesto centenario della nascita di Federico da Montefeltro, Direzione Regionale Musei Umbria, Comune di Gubbio, Diocesi di Gubbio, Palazzo Ducale di Gubbio, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano con il contributo della Regione Umbria, il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, in collaborazione con Gubbio Cultura e Multiservizi e Festival del Medioevo. Il catalogo è di Silvana editoriale. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura.

 


www.mostrafedericogubbio.it

L’associazione arti visive Trebisonda, con il patrocinio del comune di Perugia, organizza una rassegna di cinque mostre sotto il titolo generale di Drawing as concept.

Il tema analizzato fa riferimento alle modalità di intuizione, elaborazione e stesura iniziale dell’idea delineando i percorsi attraverso i quali l’intuizione si manifesta; le mostre sono accompagnate di volta in volta da un testo a carattere generale sulla tematica, corredato dai contributi di Marco Bastianelli e Mara Predicatori.

Gli artisti sono: Rita Albertini, Tito Amodei, Sauro Cardinali, Caterina Ciuffetelli, Ysabel Dehais, Carlo Dell’Amico, Roberto Ghezzi, Aldo Grazzi, Luca Leandri, Roberta Meccoli, Antonio Pazzaglia, Ugo Piccioni, Attilio Quintili, Margherita Taticchi e Sara Tosti.

Il termine Drawing, spesso tradotto nella nostra lingua con disegnare, rimanda al tirare (to draw), in modo particolare al tirare una linea su un foglio; inoltre ha un significato anche più recondito: tirare fuori dall’animo, o dalla mente. Per comprenderne il significato, bisogna tornare a disporsi nel punto di vista dell’ideazione progettuale, del disegno inteso come germoglio dell’idea o del segno che fissa l’ispirazione nel momento in cui arriva. Per questo motivo, già Vasari definiva il disegno padre della pittura, della scultura e dell’architettura, evidenziando anche che, per questa sua natura, il disegno è un’espressione o dichiarazione del concetto che si ha nell’animo; egli non dimentica che c’è una componente casuale nel disegno, la quale attiene a una dimensione più istintiva e momentanea, che potremmo chiamare ispirazione; ma affinché tale impeto creativo possa davvero farsi visibile nel segno, occorre una mano allenata dalla pratica e dallo studio. La mano infatti deve essere pronta a tirar fuori dalla mente l’idea e tradurla in un segno, è quindi fondamentale che l’artista abbia una certa padronanza del linguaggio dell’arte.
Quando viene considerata nel suo operare, l’arte trova nel disegno, non necessariamente compiuto e realizzato, ma anche inteso come ispirazione, pensiero o stimolo creativo, un momento fondamentale della sua genesi. Il disegno quindi mostra l’intimo dell’artista, l’estro creativo e la sua visione del mondo. Il disegno infatti ha la capacità di farci entrare nella dimensione intima del genio creativo, altrimenti preclusa; il disegnare non è soltanto uno schizzare o un abbozzare, ma assume anche lo statuto di forma d’arte a sé, poiché è espressione artistica nella sua specifica tecnica esecutiva. Il disegno quindi va considerato anche come genere artistico proprio, sia esso eseguito a china, a matita, a sanguigna, a carbone o con altre tecniche più moderne.

Centro per l’arte contemporanea Trebisonda, via Bramante 26, Perugia.
Dal 20 maggio al 12 giugno, venerdì-sabato-domenica dalle 17:30 alle 19:30.
Su appuntamento al 3315793797 – 3381593981

 

Beverly Pepper, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Bruno Liberatore e Michele Cascella sono cinque artisti contemporanei che, con numerose sculture, hanno arricchito i giardini umbri.

Loro sono solo la punta dell’iceberg di una lista infinita di artisti che hanno amato l’Umbria e hanno voluto lasciare qui le loro imponenti tracce. Adesso che non ci sono più uomini come gli eroi a cavallo o come i senatori romani da immortalare (l’unica eroina a cavallo è Anita Garibaldi a Roma, ma è relegata in un angolo) le sculture hanno preso un indirizzo diverso e, sulla ribalta artistica, hanno avuto finalmente visibilità anche artiste scultrici come l’americana Beverly Pepper.

 

Beverly Pepper

 

Da almeno quattro decenni gli spazi aperti del mondo sono stati arredati con sculture verticali di dimensioni ciclopiche. Qualunque sia il materiale usato dagli artisti, pietra, metallo o legno, generalmente predominano verticalità e grandezza. Anche qui in Umbria, dove niente ha la vertigine della verticalità, si trovano numerose installazioni di questo tipo. La più originale e, destinata a durare nel tempo, è sicuramente quella di Michelangelo Pistoletto ad Assisi. Si entra nel bosco di San Francesco, si scende la collina fino a fondo valle dove si è accolti da un giardino pieno di olivi. In Umbria non ci si emoziona certo per gli olivi, alberi consueti, ma se si sale sulla postazione messa lì, ci si trova a galleggiare al di sopra delle chiome. Da questo punto di vista è tutto diverso. Gli olivi hanno una disposizione precisa e inattesa: quella del simbolo dell’infinito così ricco di significati. Ecco che anche gli alberi diventano arte!
Un parco piccolo e molto diverso si trova a Castelbuono: qui il Comune ha aperto il parco delle sculture. Queste però non sono ciclopiche e sono firmate da artisti locali. Sono armoniosamente sparse su un terreno in salita, in mezzo ai vitigni della cantina Lunelli. Ogni anno, inoltre, il parco viene arricchito con una nuova opera.

 

Bruno Liberatore

 

Altre installazioni sono a Brufa, vicino a Torgiano, dove la valle si apre e piccole colline la marcano. Sulla sommità di una collinetta molto panoramica, Bruno Liberatore ha innalzato una nuova Stonehenge. Si tratta di colonne piramidali realizzate in Corten, un materiale molto usato dagli artisti che sembra ferro arrugginito mentre è acciaio protetto dalle intemperie. Qui ci troviamo dunque di fronte a sei piramidi di diversa struttura, ma di altezza simile, che dalla sommità della collina dominano la valle di Torgiano e che, grazie al Corten, al tramonto sembrano prendere vita. Queste sculture sono fatte per essere toccate, per passarvi attraverso e guardare il panorama da diverse angolazioni. Poi c’è Todi, una città ormai dedita all’arte o meglio aperta a tutte le arti. La prima opera si incontra uscendo dalla funicolare che sale dal parcheggio. Ad accoglierci sono le frecce di Arnaldo Pomodoro: frecce in alluminio che puntano verso il cielo. Il complesso più spettacolare tuttavia è sulla collina di Todi, non per niente dedicata a Beverly Pepper.

 

Arnaldo Pomodoro

 

La Pepper è un’artista americana che approdò a Todi negli anni ’50 e, stregata dal luogo, lo scelse per viverci. Non tornò quindi più ad abitare in America e Todi divenne la sua residenza permanente. Anni dopo, a sua volta, fu Todi ad adottare l’artista. Così la Pepper si sentì in dovere di ringraziare il Comune con un regalo molto speciale: donò alla città numerose sue opere; queste ora si trovano disseminate ovunque sulla collina. Sono sparse sulla salita che dalla chiesa della Consolazione sale fino al parco in cima al colle e sulla sommità sono state rizzate le sue colonne che affiancano le antiche mura.
Non posso concludere senza ricordare Tuoro sul Trasimeno dove c’è l’installazione più antica, che risale agli anni ’80. Vari artisti, guidati da Cascella, hanno voluto commemorare la famosa battaglia tra Romani e Cartaginesi, che ebbe luogo proprio lì nel 217 a.C.  Una delle poche sconfitte di un esercito imbattibile. E questo è solo l’inizio.

L’Abbazia di Sassovivo, una delle più antiche testimonianze della presenza benedettina in Umbria, con il suo chiostro duecentesco realizzato con 128 colonnine di marmo bianco, in parte lisce e in parte a spirale[1], accolgono la personale di Giuliano Giuman, Silentium, inaugurata il 7 maggio.

Giuliano Giuman

Una grande mostra, che si sviluppa nei bellissimi ambienti e negli spazi dell’Abbazia: un viaggio intorno al concetto del sacro, un percorso di amplificazione della percezione esterna e interna. Il maestro umbro Giuliano Giuman torna a esporre e lo fa con un percorso di 23 opere tra pittura, fotografia e installazioni site specific; la personale è stata presentata presso l’Accademia di Belle Arti: alla conferenza stampa sono intervenuti, oltre all’artista Roberta Taddei, presidente Associazione Amici dell’Abbazia di Sassovivo, Antonella Pesola, critica d’arte e presentatrice della mostra ed Emidio De Albentiis, direttore Accademia Belle Arti di Perugia. La mostra, promossa in collaborazione con i Piccoli Fratelli di Jesus Caritas discepoli di Charles de Foucauld, che abitano e custodiscono l’Abbazia, e con l’Associazione Amici dell’Abbazia di Sassovivo, sarà visitabile, a ingresso libero, fino al 7 ottobre 2022.

Giuman[2] mette in evidenza il tema del silenzio per favorire l’osservazione e la percezione. Una dimensione, quella di Silentium, che in questo particolare momento storico post-pandemico, di crisi e guerra anche in Europa, non rappresenta un vuoto o un’assenza ma, al contrario, è il modo in cui si organizza la presenza: essere nel presente, adesso. Proprio ora che il rapporto con il mondo è stato totalmente messo in discussione, catapultandoci in un presente che non ci saremmo mai aspettati, l’arte diventa una chiave di lettura indispensabile per indagare il nostro spirito. L’artista infatti, per tutto il tempo del primo lockdown, ha avuto la fortuna di trascorrere, ogni giorno ore in solitudine, proprio all’interno di un chiostro cinquecentesco adiacente alla sua casa-studio, ad approfondire, meditare e cercare risposte e ispirazioni.

 

ULTIMA CENA 2015, pittura su vetro a gran fuoco

 

Antonella Pesola ha spiegato come «Il progetto, nato specificatamente per questo luogo, segue un importante percorso artistico che potremmo dire fondato sulla regola benedettina del silenzio, qui reso vivo, tangibile, vibrante dall’opera dell’artista. Giuman rievoca quell’arte che va verso un pensiero spirituale e lo fa usando il vetro come materia predominante», inoltre prosegue sostenendo che «Giuliano Giuman, interpreta nella contemporaneità anche il sentimento religioso attraverso una estremizzazione delle valenze simboliche della luce e del colore. Fondendo questi due elementi, studiando le linee direttrici simultanee di sensibilità atmosferiche, cromatiche e sensoriali, l’artista ha costruito un percorso peculiare che lo ha portato a indagare i fenomeni della realtà attraverso una lettura puntuale, dove la geometria costruisce e simultaneamente si annulla nel colore, creando ambienti psichici e reali. Giuman si muove tra scultura e pittura, dove tradizione e innovazione convivono».
La mostra Silentium raccoglie sia la documentazione di progetti e realizzazioni di opere di arte sacra del suo percorso artistico, sia opere ispirate proprio dal luogo sacro in cui è ospitata: apoteosi del silenzio, dove ognuno di noi può trovare il proprio concetto di bellezza e sacralità.

 


[1] L. Zazzerini, Umbria eremitica. Ubi silentium sit Deus, Edizioni Luoghi Interiori, Città di Castello, 2019, p. 80.

[2] Per approfondimento si veda From Burri to Giuman. Gli artisti incendiari, in AboutUmbria Collection Red, pp. 32-40.

Il Fotoclub nasce per diffondere e sostenere la fotografia, sia dal punto di vista artistico che tecnico. Si propone di aiutare i neofiti a crescere e/o migliorare attraverso il confronto e il sostegno dei soci più esperti. È anche punto di incontro per appassionati di questa forma artistica e culturale in modo completamente partecipativo e libero e offre la possibilità di esporre le proprie opere così come quelle di autori esterni.

 

 

Il nome Al garage di Elio nasce perché i locali erano originariamente quelli di un’officina meccanica, un garage, di proprietà del signor Elio.

Il Fotoclub aprirà le sue porte mercoledì 11 maggio (ore 17), in via della Tramontana, 24 a Perugia.

 


Per informazioni.

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