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Si chiama Flow (Flusso) la mostra di pittura organizzata dal Pellicano e curata dall’artista Rossella Vasta, a Palazzo della Penna. Saranno esposte dal 7 al 22 gennaio le opere realizzate durante il laboratorio di espressività artistica condotto dal pittore Gaetano Mongiardi e dalla psicologa Marina Baleta.

Il Pellicano in convenzione con l’Asl 1 è stato il primo Centro a Perugia a prendersi cura di persone affette da Disturbi dell’Alimentazione e della Nutrizione, a spiegare il significato del termine Flow è la neuropsichiatra Fiammetta Marchionni che collabora da tempo con il Pellicano e che ha arricchito il laboratorio di significati legati alla neuroestetica che studia il comportamento del cervello e la sua risposta a percezioni di natura estetica. Per l’appunto il titolo Flow indica quello stato di benessere del nostro cervello allorché si intraprendono attività ludico/creative scevre da ogni forma di giudizio.

 

 

Flow in the city è la mostra/laboratorio presso la sala Apollo di Palazzo della Penna; qui l’artista Gaetano Mongiardi espone i suoi lavori che aprono uno sguardo singolare sulla città di Perugia, aprendo una serie di laboratori legati al tema urbano in collaborazione col Centro Internazionale “Maria Montessori” e l’associazione Radici di Pietra.

Un tema, questo della città di Perugia, ben rappresentato nel Museo di Palazzo della Penna con la celebre opera di Gerardo Dottori “Incendio città”. Le opere dell’esposizione Flow e Flow in the city, saranno esposte a Palazzo della Penna dal 7 al 22 gennaio. All’inaugurazione, il 7 gennaio alle ore 16, interverranno il presidente del Consiglio Regionale dell’Umbria, Marco Squarta, l’Assessore Comunale alla Cultura, Leonardo Varasano, la Responsabile del Pellicano, Assunta Pierotti, la Dirigente U.O. Cultura Comune di Perugia Maria Luisa Martella, l’Artista Rossella Vasta, e lo Psichiatra dell’Asl 1, Marco Grignani.

«È stimolante lavorare in questa regione perché, oltre a essere un autentico paradiso di natura incontaminata, bellissimi borghi e cittadine affascinanti, è anche una regione ricca di storia, tradizioni e arte in tutte le sue espressioni».

Umbro di nascita, Armando Moriconi ha il suo atelier a Foligno, dove vive e lavora tra attrezzi del mestiere e calchi a cui dare forma e sostanza. È proprio nel suo studio, nel cuore dell’Umbria, che le sue sculture e installazioni prendono vita.

Alla scultura lei approda da giovanissimo, portavoce di uno stile scultoreo primitivo e istintuale, esperto conoscitore di tutte le tecniche nella lavorazione dei materiali. Ci racconta come nascono le sue opere?

Le mie opere nascono da visioni interiori; un po’ riflettendo come Henri Focillon: «la forma fintanto che non vive nella materia, è una visione dello spirito». Per me la scultura è pensiero, visione, segue poi il processo di lavorazione, ma è come respirare, c’è la gioia non la fatica. L’idea nella materia marmo vive di luce propria, respira, emana luce, comunica. All’inizio, circa nel 1995, dall’idea passavo direttamente alla lavorazione del blocco di marmo, tracciavo giusto qualche riferimento sulle facce del blocco avendo ben in mente la forma da cercare al suo interno. Si trattava di forme non articolate ma semplici, essenziali. Negli anni successivi, con l’evolversi della ricerca che mi portava a sviluppare forme organiche con più dinamismo plastico e tensioni, ho iniziato ad adottare un metodo diverso, andando dall’idea all’argilla e sviluppandola al meglio, per poi iniziare a trasferire il progetto sul blocco di marmo mediante la tecnica di cavar punti, con uno strumento particolare che ha degli snodi  in ottone. Su un’estremità scorre un’asta appuntita in acciaio che tocca i punti indicandone le loro rispettive profondità; questo viene ripetutamente trasferito dal bozzetto al blocco in fase di lavorazione per evidenziare la quantità di marmo da rimuovere in quel determinato punto, avendo cura di non andare oltre altrimenti si compromette l’esito dell’intero lavoro. Per quanto riguarda la creazione delle mie opere in bronzo, si entra nel magico e affascinante spazio della fusione a cera persa: viverla e attuarla in prima persona in tutte le sue fasi è un’esperienza unica. Si apprendono nuovi modi di operare, quelli che potrebbero sembrare errori tecnici in molti casi si rivelano fantastiche sorprese che stimolano la ricerca artistica e aprono nuove possibilità espressive. Attraverso l’esperienza di fonditore e formatore ho appreso tante cose utili per sviluppare nuovi progetti, come quello attuale sull’archeologia del tempo. Mentre i lavori in ceramica si concretizzano in modo più diretto rispetto al marmo e bronzo: lavorare l’argilla per me è fondamentale, sia come studio per generare poi opere in marmo o bronzo, sia per creare opere finite con smalti oppure trattate con procedimenti di ossidoriduzione e in terzo fuoco.

 

Quanto è fondamentale per lei lavorare nel suo atelier? Da dove trae ispirazione?

Il mio atelier è immerso nella natura, da un lato ci sono gli alberi di ulivo, dei vitigni di Trebbiano, Grechetto e Merlot, un orto grande dove si alternano vari ortaggi di stagione che coltivo insieme a mio padre. È fondamentale per me lavorare in questo contesto, dove la natura favorisce la mia ispirazione; blocchi di marmo, di onice, quando la luce del sole li coglie i loro spigoli si illuminano così da far sembrare che al loro interno ci sia un’anima. Lavorare nel proprio studio ti fa accorgere anche di progetti incompiuti e lasciati a metà strada o in attesa di ripresa. Ogni volta che finisco una scultura non vedo l’ora di fotografarla, in questo contesto la fotografia diventa uno strumento divulgativo ed espressivo che contribuisce ad accrescere il mito dell’arte, Mi piace fotografare lo sviluppo dei miei lavori e metterli in relazione con l’ambiente, spesso in situazioni di luce suggestiva.

 

Quanto è stato importante per lei e per la sua arte lavorare in questa regione?

È stimolante lavorare in questa regione perché, oltre a essere un autentico paradiso di natura incontaminata, bellissimi borghi e cittadine affascinanti, è anche una regione ricca di storia, tradizioni e arte in tutte le sue espressioni. In Umbria si può contemplare Giotto, Perugino, Beato Angelico, Piero della Francesca, Dottori, Leoncillo, Burri, Afro e musei e siti archeologici di grande importanza. L’Umbria è anche la regione di San Francesco, in particolare la mia città, Foligno, fu a lui la più cara e vicina dopo quella di Assisi.

Solitamente concludiamo questa chiacchierata con una domanda: se ci lascia con una parola su cui meditare che per lei rappresenti il connubio tra la sua arte e l’Umbria.

La parola armonia, intesa come connessione tra la mia energia creativa e il territorio in cui vivo e lavoro, ma anche come equilibrio plastico nelle mie opere.

La Galleria Nazionale dell’Umbria riceve un importante riconoscimento da ArtsLife. La notizia è apparsa alcuni giorni fa nella pagina Fecebook del museo perugino. “Aspettando il Perugino ci godiamo il sentirci (parafrasando una citazione a noi cara) il miglior Museo d’Italia. Ci siamo svegliati con questa notizia, abbiamo preso tempo per metabolizzarla e adesso possiamo condividerla…”, così hanno scritto.

Dopo circa quattro anni dall’ultimo progetto espositivo Area Privata dal 23 dicembre al 08 gennaio 2023 torna a mostrare con le opere di Manuel Capaccioli, un artista che rientra nel ristretto numero dei giovani talenti della creatività italiana. Area Privata nata come spazio espositivo indipendente per iniziativa di Pietro Nicoletti vanta una storia durata più di un decennio nel panorama culturale della città di Perugia, dove ha proposto negli anni importanti realtà artistiche ed appuntamenti spot valorizzando la cultura a iniziativa privata del capoluogo umbro. Il progetto è curato da Massimo Magurano che tra un nuovo e folto calendario di appuntamenti culturali in occasione di questa prima ripartenza ha scelto questo giovane artista aretino ricevuto e premiato dalle città di Milano, Venezia, Torino e Padova. Con poche selezionate opere il 23 dicembre alle ore 18:30 si mostrerà al pubblico perugino in occasione della mostra Ad Occhi Chiusi. È un percorso di opere realizzate tra il 2020 e il 2022 un biennio che ha mostrato a una generazione popolarmente definita millennial quello che i libri e testi didattici hanno spiegato da sempre ma solo in teoria, una condizione di costrizione. Nelle opere esposte per scelta curatoriale il protagonista è in un atteggiamento come fosse un fermo immagine di una scena complessa dove al pubblico viene lasciata ampia libertà di stabilire e scriverne il finale, il messaggio suggerito diventa quindi una condizione che si evolve dinamicamente. Le mani, il volto e il movimento del corpo sono i protagonisti consapevoli nello sguardo di chi partecipa alla sua visione, vedere e non solo guardare è il suggerimento che si vuole dare al pubblico. Un linguaggio pittorico visivo esposto in una bidimensionalità che nella sua creazione è solo apparentemente cruda e senza possibilità di scelta ma che lascia spazio ad una interpretazione individuale che forse oppure spesso, appartiene al quotidiano di tutti. Area Privata ora è studio d’arte di Giulia Ciacci nel 2023 sarà pienamente attiva.

Al Ristorante Dèco di Ponte San Giovanni a Perugia – un luogo dove l’arte è di casa poiché ha sempre ospitato eventi artistici e vanta una interessante collezione d’arte contemporanea – fino a gennaio 2024 Teresa Chiaraluce espone i suoi dipinti negli ambienti interni e Daniele Covarino ha portato le sue sculture in terracotta nel giardino che circonda i locali. L’esposizione è curata da Antonella Pesola, storica e critica dell’arte.

L’artista Chiaraluce vive e lavora a Corciano (PG). Dopo aver conseguito la maturità artistica all’Istituto d’Arte Bernardino di Betto, nella sezione Disegnatori di Architettura e Arredamento, ha frequentato il corso di nudo del Maestro Franco Venanti, all’Accademia di Belle Arti, e il corso di Arte della Stampa all’Istituto d’Arte. Dal 2007 ha esposto i suoi lavori in innumerevoli mostre collettive in Umbria e all’estero.

 

Opere di Teresa Chiaraluce

 

La pittura di Teresa Chiaraluce si ispira alla quotidianità e alla natura, in una visione fantastica e trasfiguratrice. Le opere dell’artista parlano un linguaggio comune, ma in accostamenti di scene dell’assurdo: non c’è fuga dalla realtà ma rappresentazioni di una concretezza più profonda indagata dalla categoria del contrasto. Daniele Covarino, artista nato a Roma, vive e lavora a Perugia. Diplomatosi all’Istituto d’Arte di Deruta nel 1996, sezione ceramica, successivamente si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Perugia, sezione scultura, dove si diploma nel 2004. Lo scultore ha iniziato un percorso di ricerca legato allo studio delle forme primarie in relazione all’utilizzo dell‘argilla, specializzandosi nella scultura in ceramica. Le sue prime esposizioni si svolgono fra Perugia e Deruta, e in seguito, su invito e selezione, partecipa a numerose collettive. Le sculture dell’artista sono lavorate con l’argilla e ambientate in un luogo che le riconduce al loro elemento naturale, come la terra. Dalle caratteristiche forme organiche e biomorfe, esse evocano processi formativi biologici come fossili primitivi, forgiati dalle mani dell’artista con l’antica sapienza del ceramista.

 

Opere di Daniele Covarino

Intervista ad Antonella Pesola, curatrice della mostra

Una mostra è a tutti gli effetti un progetto e un sistema di rappresentazione in cui lo spazio espositivo diventa il luogo in cui convergono e dialogano tra loro opere d’arte e lavori, che vengono ricollocati e riconfigurati. Ci può raccontare come è nata l’idea della mostra di Teresa Chiaraluce e Daniele Covarino?

Apparentemente non esiste un filo conduttore che unisce le esperienze dei due artisti. Il mio intento era di proporre un linguaggio espressivo diversificato, dopo la mostra inaugurale della stagione svoltasi in estate dedicata a Danilo Fiorucci, che ha esposto bellissime opere astratte sia in pittura che in scultura. L’immediatezza dei dipinti di Teresa Chiaraluce mi è sembrata adatta per offrire un altro punto di vista. L’idea inoltre era sempre quella di affiancare opere di scultura accanto alla pittura e ho pensato alle opere di Covarino, che si possono apprezzare al meglio nell’immediato spazio esterno del ristorante.

Quali sono state le principali difficoltà, se ci sono state, nella realizzazione ed esposizione della mostra?

Trovare un giusto equilibrio nell’esposizione dei dipinti: gli ambienti interni offrono spazi vissuti con molti elementi di arredo che possono renderne difficile l’apprezzamento, tenendo conto che ci sono due inamovibili e impegnative opere di Domenico Bruschi di fine XIX secolo.

Com’è articolata la mostra essendo esposta presso il Ristorante Déco?

Teresa Chiaraluce espone dipinti della sua ultima produzione che sono raggruppati in temi, riguardanti la natura, gli animali e la musica. La natura è l’elemento preponderante di opere come Giardino interiore, che invade stanze e case abbandonate, in un gioco di rimandi di geometrie visionarie alla Escher, un procedimento adottato anche per opere che trattano di animali e musica, o meglio strumenti musicali. In un divertito contrasto, gli strumenti musicali sono raffigurati in un paradosso, diventando abitazioni o stanze dove rifugiarsi, spesso dalle dimensioni giganti fanno da sfondo a paesaggi immaginari. L’animale più raffigurato è il gatto, presenza costante nei suoi dipinti, dalla vivida coscienza di essere parte di rappresentazioni. Ecco la caratteristica più spiccata della pittrice, la teatralità, per raccontare infatti rappresenta in un chiaro intento scenografico. Covarino invece allestisce sculture in simbiosi con la natura, perfette nell’ambiente naturale dove sono messe, quasi ad indicare la strada al visitatone nell’avvicinarsi all’ingresso. La semplicità delle forme evoca archetipi di immagini biomorfe, sono animali o rifugi, o bozzoli o larve o vasi veri propri, che armoniosamente si collocano naturalmente, associazioni offerte anche dalla tecnica del colombino adottata dall’artista e l’illuminazione notturna non fa che esaltarne le forme.

Una mostra si presenta agli occhi del visitatore come una visione d’insieme, in cui collaborano più artisti, in questo caso Teresa Chiaraluce e Daniele Covarino. Il percorso fisico che lo spettatore compie è un percorso narrativo che il curatore pensa. Come si lavora a questo?

Sin dall’esterno con le sculture di Covarino, lo spettatore scopre man mano un percorso che lo introduce gradualmente verso gli ambienti interni, quasi possa essere un bosco o giardino animato da strane, ma familiari presenze che nella loro semplicità ci riportano a immagini primordiali dell’inconscio comune, infatti riuniscono esperienze della specie umana e della vita animale che la precedette, costituendo elementi simbolici delle favole, delle leggende e dei sogni. Gli spazi interni dell’ingresso, le due sale principali e la parete di fondo della scalinata ospitano i dipinti di Chiaraluce che allestisce vere e proprie rappresentazioni che esprimono stati d’animo, impressioni, o riflessioni in vere e proprie scene teatrali, sempre improntate ad una pittura di verità. Accomuna questi artisti così diversi, il desiderio di alludere alla soglia, all’attraversamento, infatti c’è sempre un pertugio, una ferita, uno spiraglio, una porta, una finestra che non fa che simboleggiare che c’è un oltre che può essere in ognuno superamento della realtà.

Prenderà il via oggi alle 17.30, e durerà fino a domenica 27 presso la Sala Cannoniera della Rocca Paolina (Perugia) l’evento “Donna al femminile”, la manifestazione che propone una serie di appuntamenti riguardanti l’arte, la cultura, la pittura, presentazioni di libri, fotografie, poesie, moda, cucina e tanto altro, dove la donna è assoluta protagonista.

Il programma è nutrito e imperniato sulla centralità della figura femminile nella quotidianità e vuole renderle omaggio come assoluta interprete di primo piano della vita e come musa ispiratrice in molti ambiti. Presenti all’inaugurazione, che avverrà alle 17,30 di venerdì 18 novembre presso la Sala Cannoniera della Rocca Paolina, l’Assessore per la Cultura del Comune di Perugia, Leonardo Varasano, il consigliere regionale, Eugenio Rondini e il direttore del GAL Trasimeno Orvietano, Francesca Caproni.

Ci saranno le due mostre fotografiche, Donne nel Sociale e Un amore, dal Grigio al Colore, altresì saranno esposte le sculture di Fernando Fabbroni, le opere pittoriche del maestro Fabrizio Fabbroni e delle artiste Marisa Mari Mantovani e Chiara Musio e un incontro con Marine Arena e i suoi gioielli/spezia.

 

Inoltre, si potranno ammirare alcuni modelli di abiti della sezione Design della Moda del Liceo Artistico di Perugia Bernardino di Betto, quelli del corteo storico di Spina, curati da Asia Treggiari, ed alcuni abiti storici del Magnifico Rione di Porta Eburnea di Perugia. Un incontro denominato Narrativa e Poesia organizzato da Bertoni Editore, la presentazione del progetto e del catalogo di Vivo a Colori, del libro Voci e ricette del lago Trasimeno. Sapori e arte tra gusto e amore di Marco Pareti, Caterina Betti e Diana Capodicasa, edito da Morlacchi e del volume Asellaco di Michele Chierico, Era Nuova l’editore.

“La manifestazione Donna al femminile – hanno dichiarato gli organizzatori – è piena di significati e di valori che attraverso l’arte e la cultura mettono in risalto il mondo femminile nelle sue varie declinazioni. L’evento è nato sotto l’egida della gioia, del rispetto e della voglia di apprezzare le cose belle della vita, con la forza di riuscire a farcela nelle continue sfide che ogni giorno siamo chiamati ad affrontare e che, ovviamente, supereremo con il sorriso”. La manifestazione è stata organizzata da Marco Pareti, Claudia Maggiurana e Paola Musio, con il Patrocinio del Comune di Perugia, del GAL Trasimeno-Orvietano e in collaborazione con Bertoni Editore, Vivo a Colori, Galleria A+A, Cucinare Catering Eventi, RTN Radio, AboutUmbria Magazine, l’Istituto Omnicomprensivo Bernardino di Betto di Perugia, del Corteo Storico di Spina e del Magnifico Rione di Porta Eburnea e il Progetto Donna nel Sociale.

Nei meravigliosi locali della Domus Pauperum (in corso Garibaldi, Perugia), con l’approssimarsi dei mondiali di calcio, la mostra introduce alla figura di Carmelo Silva, il mitico disegnatore che dalle colonne del Calcio Illustrato s’inventava la pratica della moviola ancor prima che esistessero i dispositivi televisivi. Con la sua matita ricostruiva i passaggi più importanti e memorabili delle partite italiane e non solo.
Il materiale esposto proviene dalle collezioni assolutamente originali di Adriano Piazzoli. Il periodo raccontato va dagli anni ‘30 agli anni ‘80.
La cura della mostra è di Martina Barro e Cristiana Palma, con la collaborazione di Gabriele De Veris. La progettazione grafica è di Marta Petrelli.

La mostra comincia oggi e sarà visibile fino a venerdì 9 dicembre. Gli orari sono la mattina dalle 10.30 alle 13.00 e il pomeriggio dalle 17.30 alle 20.00.

Quattro giorni all’insegna dell’arte, con oltre 15.000 opere in mostra su 28.000 mq di superficie, la partecipazione di oltre 300 espositori e una media di 26.000 visitatori per anno, in uno dei distretti fieristici più produttivi d’Europa dalla forte risonanza nazionale e internazionale.

 

 

ArtePadova non è solo un importante palcoscenico per artisti affermati o che si stanno affermando, ma anche per talenti emergenti che saranno presenti nella sezione Contemporary Art Talent Show, riservata a gallerie, associazioni, artisti indipendenti e collettivi che presentino opere d’arte dal costo inferiore ai 5000 euro, arricchita i due premi dedicati alle migliori opere d’arte accessibile: il Premio C.A.T.  e il Premio Banca Mediolanum, che confermano ancora una volta il primato di ArtePadova nella promozione del domani dell’arte. Glia artisti umbri presenti sono: Giuliana Baldoni, Silvana Bompadre, Massimo Capezzali, Donatella Chiocchi, Filomena Reale, Luciano Vetturini. Voluti con forte interesse alla mostra mercato Internazionale Arte Padova scelti dal critico e storico dell’arte professoressa Mattea Micello.

 


Per maggiori informazioni

Il grande tenore Gianluca Terranova e l’amore per l’Umbria: le Operacorto presentate a Orvieto e Panicale arrivano su Sky.

Un altro personaggio molto famoso perché porta il canto lirico e l’opera in ogni parte del mondo con grande professionalità e bravura ha scelto l’Umbria per passare qualche giorno di riposo tra un successo e l’altro, che colleziona in molti e importanti palcoscenici internazionali. Molto conosciuto e apprezzato all’estero, in Italia la sua fortuna è dovuta anche al fatto di aver interpretato Caruso nella fortunata fiction di Rai 1. Stiamo parlando del Tenore Gianluca Terranova che questa estate in collaborazione con il Gal Orvietano e Trasimeno, ha portato nelle piazze umbre il suo spettacolo Lezioni di Canto Show con grande successo, è in questi giorni in onda su Sky con il suo Italia Opera Talent. «Ho voluto presentare in anteprima al pubblico di Orvieto e Panicale la formula nuovissima di divulgazione dell’opera lirica: la Operacorto». Raccontare un’opera intera in venti minuti, significa arrivare a un pubblico smart – così lo definisce Terranova – che non ha modo o tempo per poter apprezzare questo meraviglioso genere di intrattenimento che è osannato in tutto il mondo. «Mi piacerebbe portare queste operacorto anche a teatro, per coinvolgere più gente possibile».

 

 

Il programma Italia Opera Talent in onda su Sky Explorer Channel 176, è una prima serie di un programma che coinvolge i territori italiani, l’arte e la cultura, la gastronomia, trascinati dall’opera lirica; 12 giovani talenti si sfidano a suon di do di petto per far vincere un operacorto che verrà prodotta come short movie e presentata nei festival dei Corti internazionali. Dal lunedì al sabato, alle 7-15-23, gli allenamenti poi la puntata della Gara la domenica alle 13 e alle 21, con una giuria prestigiosa e tanti ospiti di livello mondiale, da Raina Kabaivanska celebre soprano bulgaro a Lyndon Terracini il direttore artistico di Opera Australia a Giuseppe Cuccia Consulente artistico per le opere occidentali a Pechino e Tomer Zvulun direttore artistico di The Atlanta Opera. Il programma ideato e condotto da Gianluca Terranova si può seguire, anche se non si ha l’abbonamento Sky, su www.explorertv.it negli stessi orari in streaming. «…la mia amata Umbria ha visto l’anteprima di questo format che farà il giro del mondo, sarà tradotta in piu lingue e prodotta in vari paesi, ma il mio sogno è quello di girare le operacorto nei borghi meravigliosi di questa regione splendida».

Proroga per un altro mese la mostra che Gubbio dedica ai 600 anni dalla nascita di Federico da Montefeltro, nell’ambito delle celebrazioni indette dal Comitato Nazionale. Oltre 260 opere raccontano uno dei più importanti mecenati del Rinascimento, nato proprio a Gubbio nel 1422.
La ricca esposizione è visitabile con biglietto unico in tre sedi: Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano.

Sarà martedì 1 novembre a siglare il termine della mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra”. Grande successo per la mostra diffusa nelle prestigiose sedi di Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano che nei tre mesi e mezzo di apertura ha raggiunto 21.071 visitatori. Notevole l’apprezzamento da parte del pubblico e della critica che ne ha siglato la proroga.
Nell’anno delle celebrazioni per i 600 anni dalla nascita di Federico da Montefeltro, Gubbio celebra questo grande condottiero e capitano di ventura, ritenuto uno dei principali mecenati del Rinascimento. Il percorso della mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio” esplora aspetti particolari della vita, dell’operato e più in generale delle passioni culturali e letterarie di Federico da Montefeltro. L’allestimento offre al visitatore un viaggio nel mondo del Duca per scoprire la sua figura nella versione più completa e autentica possibile. L’elegante esposizione è curata da Francesco Paolo Di Teodoro con Lucia Bertolini, Patrizia Castelli, Fulvio Cervini e sarà visitabile tutti i giorni con il seguente orario: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 18.30.
Una proroga che arriva grazie a un successo grandissimo di pubblico e di critica – sottolinea il sindaco di Gubbio Filippo Mario Stiratie che permetterà ora a moltissimi altri turisti e cittadini eugubini di godere delle bellezze ospitate da Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano. Siamo davvero orgogliosi dei risultati e dei riscontri ottenuti dalla mostra, un evento al quale abbiamo creduto fortemente e al quale abbiamo dedicato le nostre migliori energie: ora scoprire il legame tra Federico e Gubbio sarà possibile ancora per alcune settimane, un’occasione che invitiamo tutti, inclusi i cittadini di Gubbio desiderosi di approfondire la propria storia e le proprie origini, a continuare a cogliere”.
Le parole della direttrice di Palazzo Ducale, Paola Mercurelli Salari:Ancora una volta la sinergia tra le realtà culturali del territorio si è rivelata una scelta vincente, capace di garantire a Gubbio negli ultimi cinque anni tre eventi di portata internazionale. La mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio” ha richiesto un lungo lavoro di ricerca, di studio e di preparazione per la scelta e la movimentazione delle oltre 260 opere esposte. Uno sforzo enorme ampiamente ripagato da questa proroga, sollecitata dagli stessi visitatori, dalle scuole e dalle università del centro Italia, desiderose di farne la meta di approfondimenti didattici e culturali”.
La mostra ha ottenuto grande consenso e attenzione da parte dei mezzi di informazione. L’affluenza alla mostra è stata registrata sempre in buona crescita, con provenienza sia dal territorio che da fuori regione come tappa di turismo culturale. Grazie al biglietto unico si è proposto, infatti, un circuito che ha unito le tre sedi della città. Oltre 260 opere, tra dipinti, libri, monete, armi, armature, strumenti musicali e astronomici, permettono di scoprire e approfondire questo illustre personaggio della storia italiana, che tanto lustro diede alla città di Gubbio, dove scelse di edificare il suo secondo Palazzo Ducale.
Molto richiesti sono stati anche i laboratori didattici per i più piccoli e le visite guidate, organizzati durante l’estate e in occasione del Festival del Medioevo, e altrettanto partecipate le conversazioni tematiche con degustazioni “Un aperitivo con Federico”. In occasione della proroga, Gubbio Cultura e Multiservizi e l’Associazione Culturale La Medusa, rispettivamente gestori di Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano, hanno pianificato un mese di visite guidate dedicate alle scuole e attività didattiche specifiche delle singole sezioni, per stimolare la curiosità di bambini e ragazzi. Per le scuole che vorranno aderire basterà prenotare alle due segreterie di Palazzo dei Consoli (075 9237703/4) e del Museo Diocesano (075 922904).
A corredo della mostra è stato pubblicato un ricco catalogo, edito da Silvana editoriale, di oltre 500 pagine con uno straordinario apparato iconografico di 550 immagini. L’accento è posto sul rapporto tra Federico e Gubbio spingendo l’interesse sino ai tempi di Guidubaldo, anch’egli, al pari di suo padre, nato nella città umbra (il 24 gennaio 1472) da Battista Sforza, seconda, amatissima moglie di Federico, e scomparso prematuramente l’11 aprile 1508.
Un lavoro importante, di grandissimo spessore culturale – sono le parole dell’assessore alla Cultura Giovanna Uccellaniche illustra i contenuti di una mostra della quale siamo particolarmente orgogliosi, sia per il suo indiscutibile valore scientifico e storico, sia per il riscontro che ha ottenuto in termini di pubblico e di visitatori. Ora questa proroga ci permette di proporne i contenuti anche per il weekend di Ognissanti, un periodo di alta affluenza turistica in città, che siamo certi farà sì che nelle tre sedi dell’esposizione si registrerà un ulteriore boom di ingressi”.
Il risultato positivo della mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio” premia la collaborazione tra le istituzioni pubbliche e private. Il progetto è stato promosso dal Comitato nazionale per la celebrazione del sesto centenario della nascita di Federico da Montefeltro insieme con la Direzione Regionale Musei Umbria, il Comune di Gubbio, Diocesi di Gubbio, Palazzo Ducale di Gubbio, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano con il contributo della Regione Umbria, il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, in collaborazione con Gubbio Cultura e Multiservizi e Festival del Medioevo. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura.
Nel percorso espositivo i visitatori hanno l’occasione di ammirare una ricca e variegata raccolta di opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere nonché da collezionisti privati. In particolare dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che conserva l’intera biblioteca di Federico e dei suoi successori, giungono eccezionalmente quindici splendidi manoscritti (tra essi solo due facsimili), distribuiti fra le tre sedi.
A Palazzo Ducale sono raccontate le vicende costruttive del palazzo, la vita di corte e le arti a Gubbio nel periodo feltresco. Palazzo dei Consoli presenta una prima sezione dedicata al fare, guardare e pensare la guerra all’epoca di Federico da Montefeltro e un’altra alla cultura umanistica del duca. Al Museo Diocesano l’esposizione è dedicata alle scienze matematiche, astronomiche e astrologiche, particolarmente care alla corte e al duca.

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