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Nella location perugina della Rocca Paolina, La Casa degli Artisti di Perugia e San Giorgio Arte hanno organizzato la mostra pittorica dal titolo Non c’è bellezza senza mistero.

Con il patrocinio della Regione Umbria, della Provincia e del Comune di Perugia e dell’Accademia delle Belle Arti, la mostra è stata inaugurata il 29 febbraio, alla presenza di Francesco Minelli e Carla Medici della Casa degli Artisti, del prof. Paolo Levi, del curatore Andrea Baffoni, di Erika Borghesi della Provincia, di Antonio Lagioia di San Giorgio Arte e di Margherita Scoccia, Assessore comunale.

 

Non c'è bellezza senza mistero

Inaugurazione

 

L’inaugurazione ha visto la partecipazione degli artisti appartenenti al Movimento degli Arcani e Nuove Luci degli Arcani, alla presenza di un folto pubblico. Sono state esposte opere di Luigi Bevacqua, Stefania Chiaraluce, Franco Cisternino, Angelo Di Tommaso, Paolo Fedeli, Roberto Guadalupi, Stefania Hepesein, Oronzo Lupo, Franco Paletta, Alessandro Passarino, Stefano Puleo, Pier Marino Zippitelli e Chelita Zuckermann. La Sala Cannoniera è stata dedicata all’esposizione delle opere di maestri storici del Novecento quali Attardi, Fiume, Guttuso, Migneco e Sassu.
Andrea Baffoni ci ha confidato: «L’idea che il bello si manifesti parallelamente a un certo grado di mistero ci spinge a riflettere sul senso stesso di questa parola: bellezza. Riguardo alla specifica mostra si potrebbe dire che ciò appare tanto più evidente quanto più si mettono a confronto grandi maestri con artisti contemporanei viventi, portando ognuno di noi a interrogarsi autonomamente, ponendoci liberamente davanti all’opera e assaporandone ogni aspetto senza il filtro di giudizi precostituiti. Se poi tale aspetto lo si inserisce nel magnifico contesto della Rocca Paolina, il messaggio di fondo risulta ancora più evidente, potendo beneficiare di un contrasto unico nel suo genere, dove le antiche e oscure mura nascondono un senso sublime di bellezza che esalta magnificamente le opere che in essa vengono a trovarsi». All’interno della mostra sono stati previsti degli eventi a essa collegati: sabato si è svolto un reading degli autori della Casa Editrice Bertoni e della Casa degli Artisti-Quaderni.

 

 

Domenica, invece, in occasione della mobilitazione mondiale dell’otto marzo e in sinergia con il Progetto Donna vede Donna, è stato organizzato, insieme alla Casa degli Artisti, un incontro dal titolo: C’era una volta e ancora c’è – Viaggio simbolico nell’essenza del femminile, tenuto dalla dott.ssa Maria Pia Minotti, psicologa e psicoterapeuta e presentato dal vostro inviato lacustre.
Visto il momento delicato che il nostro Paese sta vivendo per il Coronavirus, gli organizzatori hanno trasmesso i due eventi in diretta streaming dalla pagina Facebook della Casa degli Artisti di Perugia.

Fino al 2 febbraio 2020, presso il Museo civico di Palazzo della Penna a Perugia, con un’esposizione di molte opere pittoriche tra cui quelle di Fontana, Dottori, Dorazio e Schifano, si celebreranno i 50 anni dello sbarco sulla luna.

Andrea Baffoni e Leonardo Varasano

 

La mostra prende il via dalle suggestioni degli anni Cinquanta, l’inizio del periodo della conquista del cosmo, con delle opere straordinarie di vari artisti che si sono ispirati al cielo e al raggiungimento delle sue stelle. L’Assessore alla Cultura Leonardo Varasano afferma che con il tema stellare si guarda da un lato all’anniversario dantesco e a Leonardo da Vinci, e dall’altro all’allunaggio: «Come assessorato abbiamo voluto una mostra che fosse pienamente in tema natalizio, con un percorso espositivo bello e accattivante. Aneliti di Stelle ci dà una visione verso il cosmo, con una progressione che va dal Futurismo allo Spazialismo fino all’Astrattismo e al Pop».
Infatti, nel percorso ideale per una consequenzialità dei temi espressi dalle opere, dapprima troviamo nella mostra opere cosmico-futuriste, poi l’astrattismo e successivamente lo spazialismo, che ci regalano colori e toni interessanti e suggestivi per l’occhio attento del visitatore, anche neofita. Siamo di fronte a dei veri capolavori!»

 

La mostra si conclude con l’esposizione di un antico astrolabio arabo e in una sala dedicata, con delle attrattive suggestioni audiovisive. La collettiva è stata curata con la consueta attenzione e nei minimi dettagli da Andrea Baffoni, con la collaborazione di Massimo Duranti, degli Archivi Gerardo Dottori di Perugia. La mostra presenta opere di Franco Bemporad, Aldo Bergolli, Alessandro Bruschetti, Giuseppe Capogrossi, Roberto Crippa, Piero Dorazio, Gerardo Dottori, Gianni Dova, Lucio Fontana, Brajo Fuso, Cesare Peverelli, Enrico Prampolini, Emilio Scanavino, Salvatore Scarpitta, Mario Schifano e Giulio Turcato, artisti che muovono dal Futurismo allo Spazialismo fino all’inizio delle correnti Pop.
Un sogno che Andrea Baffoni aveva in serbo da molto tempo e che finalmente si è compiuto. Così come quello del 21 luglio 1969, quando Neil Armstrong, nel fare il primo passo sulla luna, disse: «Questo è un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità».

 

Andrea Baffoni

Pietro Vannucci detto Il Perugino, è considerato uno dei massimi esponenti dell’umanesimo e il più grande rappresentante della pittura umbra del XV secolo.

Il pittore si muove in un contesto storico che è quello del tardo umanesimo. «Nella città di Perugia nacque ad una povera persona da Castello della Pieve, detta Cristofano, un figliuolo che al battesimo fu chiamato Pietro (…) Studiò sotto la disciplina d’Andrea Verrocchio». (Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri. Parte seconda. Giorgio Vasari).

 

Autoritratto Perugino

Il Perugino nasce nel 1450 a Città della Pieve e le sue prime esperienze artistiche umbre si appoggiarono probabilmente a botteghe locali come quelle di Bartolomeo Caporali e Fiorenzo di Lorenzo.

Fin da giovanissimo si trasferisce a Firenze, dove inizia a frequentare una delle più importanti botteghe: quella di Andrea del Verrocchio. La città dei Medici fu fondamentale per la sua formazione; infatti i contemporanei lo considerarono di fatto, un maestro fiorentino d’adozione.

Nei suoi capolavori si cela un’intimità religiosa: le dolci colline tipicamente umbre, il paesaggio boschivo realizzato con più tonalità di verdi, il tenue modellato dei personaggi e gli svolazzanti nastri degli angeli sono i suoi stilemi decorativi che poi trasmise anche al suo allievo: Raffaello.

Le opere in Umbria e non solo

Una delle sue prime opere documentate è L’adorazione dei Magi e il Gonfalone con la Pietà, entrambe nelle sale espositive della Galleria Nazionale dell’Umbria.

Nel 1473 il Perugino ricevette la prima commissione significativa della sua carriera: i francescani di Perugia, gli chiesero di decorare la nicchia di San Bernardino. Otto tavolette che insieme componevano due ante che chiudevano una nicchia con un gonfalone con l’effigie del santo.

Più tardo (1477-1478) è l’affresco staccato, oggi nella Pinacoteca Comunale di Deruta, con il Padre Eterno con i santi Rocco e Romano, con una rara veduta di Deruta nel registro inferiore; probabilmente commissionata per invocare la protezione dei Santi Romano e Rocco, poiché un’epidemia di peste imperversava nel territorio di Perugia.

Nel 1478 continuò a lavorare in Umbria, dipingendo gli affreschi della cappella della Maddalena nella chiesa parrocchiale di Cerqueto, nei pressi di Perugia.

Raggiunta la fama venne chiamato nel 1479 a Roma, dove realizzò uno dei più grandi e prestigiosi lavori: la decorazione della Cappella Sistina, lavoro al quale partecipano anche Cosimo Rosselli, il Botticelli e il Ghirlandaio. È qui che realizza uno dei suoi tanti capolavori: La consegna delle Chiavi a San Pietro, il Battesimo di Cristo e il Viaggio di Mosè in Egitto.

Nei dieci anni successivi Perugino continuò a spostarsi tra Roma, Firenze e Perugia. Tra il 1495 e il 1496, plasmò un altro capolavoro: la Pala dei Decemviri, chiamata così perché realizzata su commissione dai Decemviri di Perugia per la cappella nel Palazzo dei Priori. Dipinse poi il Polittico di San Pietro, con la raffigurazione dell’Ascensione di Cristo, la Vergine, gli Apostoli, nella cimasa Dio in gloria, nella predella l’Adorazione dei Magi, il Battesimo di Cristo, la Resurrezione e due pannelli con i santi protettori di Perugia.

Nello stesso periodo lavorò alla decorazione della Sala dell’Udienza nel Collegio del Cambio a Perugia, ciclo terminato nel 1500. Il 1501-1504 è l’anno in cui realizzò lo Sposalizio della Vergine, dipinto per la Cappella del Santo Anello nel Duomo di Perugia, iconografia ripresa da Raffaello per la chiesa di San Francesco a Città di Castello.

 

Sposalizio della Vergine

 

Il Perugino continuò a ricevere commissioni; infatti realizzò la Madonna della Consolazione, il Gonfalone della Giustizia e la Pala Tezi, conservate nelle sale espositive della Galleria Nazionale dell’Umbria e la Resurrezione per San Francesco al Prato, commissionata per l’omonima chiesa perugina.

Eccelse opere del pittore sono conservate anche a Città della Pieve, non lontano dal confine con la vicina Toscana. Presso Santa Maria dei Bianchi e la Cattedrale dei SS Gervasio e Protasio, si trovano alcune delle sue opere più significative come l’Adorazione dei Magi.[1]

Seguendo i passi del Perugino, tappa obbligata è poi Panicale, pittoresco paese che fa parte dei Borghi più Belli d’Italia. Nella Chiesa di San Sebastiano si trova l’opera il Martirio di San Sebastiano, un’intera parete affrescata dall’artista. Un’altra tappa importante per scoprire tutta l’arte del Divin Pittore è Fontignano, dove nel 1511 il Perugino stabilì la sua bottega per sfuggire alla peste.

 

San Sebastiano. Cerqueto

 

Proprio di peste il pittore morì nel 1523-1524, mentre lavorava a un affresco raffigurante L’adorazione dei pastori commissionatogli per la piccola Chiesa dell’Annunziata, l’affresco lasciato incompiuto dal Perugino, ma finito dai suoi allievi, e infine una Madonna con bambino, l’ultima opera da lui completata nel 1522.
Perugino fu l’iniziatore di un nuovo modo di dipingere; l’artista va alla costante ricerca di paesaggi di più vasto respiro, ammirando l’esempio dei precedenti fiorentini come Filippo Lippi, Domenico Veneziano e Beato Angelico, ben noti in terra umbra. Il Perugino procede verso una lenta e graduale conquista del naturale. L’armonia insita nel paesaggio peruginesco fu creata da un approccio mistico con la natura e da un’arte che, piuttosto che fondarsi sull’intelletto e sull’addestramento dell’occhio, come avveniva a Firenze, scaturiva dal cuore e dalla forza dei sentimenti.[2]
Il Perugino segnò così il gusto di un’epoca.

 


[1] Emma Bianchi, “Petro penctore”: l’Adorazione dei magi e la confraternita di Santa Maria dei Bianchi di Città della Pieve, in Perugino e il paesaggio, Silvana Editoriale, 2004, pp. 119-128.

[2] Silvia Blasio, Il paesaggio nella pittura di Pietro Perugino, in Perugino e il paesaggio, Silvana Editoriale, 2004, pp. 15-41.

Fino al 26 gennaio 2020 la Pala dei Decemviri di Pietro Vannucci, detto il Perugino, torna nel suo luogo d’origine, la Cappella dei Priori a Perugia.

La collaborazione tra i Musei Vaticani e la Galleria Nazionale dell’Umbria, sottolineata dai buoni accordi tra i rispettivi direttori, Barbara Jatta e Marco Pierini, ha permesso il ricongiungimento tra la cornice, la cimasa e la tavola centrale dell’opera. Il capolavoro, nella sua integrità, sarà dapprima esposto nella Cappella dei Priori, sua dimora originaria e successivamente all’interno dei Musei Vaticani.

 

La Pala dei Decemviri di Pietro Vannucci, foto by Galleria Nazionale dell’Umbria

 

Ma procediamo con ordine. La Cappella dei Priori è stata costruita nel Quattrocento con materiali, decori e affreschi realizzati da mani sapienti e da geniali artisti, affinché fosse il luogo, all’interno del Palazzo dei Priori a Perugia, più magnificente e rappresentativo.
Lo splendore e l’autorevolezza artistica della Cappella dei Priori accrebbe maggiormente dopo che Pietro Vannucci, detto il Perugino, dapprima ridipinse la cimasa raffigurando il Cristo in pietà e poi la pala per l’altare, detta dei Decemviri dal nome dei committenti, dove si possono ammirare dipinti la Madonna col Bambino tra i Santi Ercolano, Costanzo, Lorenzo e Ludovico.
L’opera rimase all’interno del Palazzo dei Priori fino alla fine del XVIII secolo, quando le truppe napoleoniche francesi requisirono la pala lasciando, inspiegabilmente, al loro posto la cimasa col Cristo in croce e la cornice in legno intagliato e dorato.
Nel 1816, terminato il periodo napoleonico, Antonio Canova, inviato del Papa Pio VII, riuscì a recuperare la pala e riportarla da quello che è l’odierno Museo del Louvre in Italia.
Canova, sempre accompagnato dal prezioso capolavoro pittorico, al suo rientro prese la direzione di Roma anziché di Perugia. Nonostante le sentite proteste perugine, la tavola fu accolta nella Pinacoteca Vaticana, dove è rimasta gelosamente custodita per circa due secoli, fin quando è tornata, ma solo temporaneamente, nella sua originaria collocazione umbra, ricongiungendosi alla cornice e alla cimasa.
A seguito dell’esposizione perugina, l’opera nella sua interezza sarà esposta nel 2020 nei Musei Vaticani, in concomitanza dell’anniversario, dopo cinque secoli esatti, dall’anno della morte di un altro grande artista, Raffaello Sanzio da Urbino, allievo del Maestro Pietro di Cristoforo Vannucci.

La mostra L’amore al tempo del collodio. Antichi arti e mestieri del Trasimeno nella foto al collodio umido di Marco Pareti, Stefano Fasi e Rosanna Milone, si è tenuta a Castiglione del Lago presso Isola Verde Resort & Restaurant, dal 20 al 28 ottobre, in occasione di Umbre-Excellence Week e nell’ambito di una collaborazione tra UMBRE ed Eurochocolate Festival. Per l’occasione è stato organizzato un forum dove si è parlato di cosa va e cosa non va dell’amato lago Trasimeno.

Uno scatto del forum

 

Gli antichi mestieri e le arti del Trasimeno sono stati impressi su una lastra di vetro grazie all’ottocentesca tecnica fotografica al collodio umido e a una macchina fotografica Astoria in ciliegio del XIX secolo. Il pescatore, il cestaio, il giuncaio, il cordaio, lo scalpellino, il maestro d’ascia, il frantoiano, il potatore, la ricamatrice, sono solo alcune delle antiche arti che sono state congelate per l’eternità con immagini al collodio. La mostra fotografica ha accolto un forum che, partendo dagli antichi mestieri, ha trovato argomentazioni di dibattito grazie agli interventi delle persone che vivono il lago e sanno cosa va e cosa non va e, soprattutto, cosa andrebbe fatto.
In particolare sono state sottolineate le magnificenze del Trasimeno, l’eccellenza dei prodotti enogastronomici, la bellezza del patrimonio artistico e dell’arte del ricamo, l’accoglienza delle genti.

 

 

Alcune problematiche fanno però da contralto, tanto che ne sono nate delle proposte: la ripresa dei dragaggi, la manutenzione delle sponde, il ripristino della vigilanza sulle acque, la cura delle darsene e degli adduttori al lago, il completamento della pista ciclabile, la limitazione dei chironomidi, l’opposizione all’eutrofizzazione, la creazione di percorsi artistici ad hoc, il rinvigorimento delle sinergie tra arte, artigianato e turismo.
La mostra è stata inaugurata dal sindaco Matteo Burico e da Michela Sciurpa, titolare di Isola Verde, perfetta padrona di casa e presidente di UMBRE, il network umbro al femminile dedicato al settore turistico anche internazionale. Sono intervenuti Aurelio Cocchini, presidente della Cooperativa Pescatori e il suo A.D. Valter Sembolini, Francesca Caproni, direttore del GAL, Michele Benemio, presidente URAT, Andrea Baffoni, docente e critico d’arte, Alessandro Ghezzi, artigiano orafo, Ugo Mancusi, editore e imprenditore, Mariella Morbidelli, dirigente dello Sportello del Cittadino e di Italia Nostra e hanno partecipato Ezio Rosa, artigiano stuoiaio, Guido Materazzi, presidente ARBIT, Claudio Monellini, presidente ass. Rasetti e molti altri. Ha moderato l’incontro il vostro inviato lacustre.

 

Dall’11 agosto all’8 settembre, nella Sala di Via Indipendenza della Rocca Paolina a Perugia, vengono messe in mostra le opere di 29 artisti, in un evento ben organizzato da parte dell’Associazione Culturale La casa degli Artisti di Francesco Minelli e Carla Medici; il curatore della collettiva è Andrea Baffoni. La mostra non si limiterà all’esposizione temporanea ma certuni dei suoi artisti saranno ospiti di alcune scuole perugine a scopo didattico e portatori di un sano messaggio ecologico.

Nella nostra bella lingua italica, il maggior numero di parole hanno un singolare e un plurale e per trasformarle correttamente è sufficiente sapere la classe a cui appartengono.

La parola forma appartiene alla prima classe, infatti la regola dice che i nomi singolari che terminano in -a formano il plurale in -i se sono maschili, in -e se sono femminili.

Il titolo della mostra declinata al singolare, La Forma dell’Acqua, fa sovvenire due titoli di altrettanti film molto gettonati, dove il primo di Guillermo del Toro (come accennato anche da Andrea Baffoni) si è aggiudicato ben quattro Oscar, nel quale una donna affetta da mutismo crea uno stretto e intimo rapporto con una strana creatura acquatica catturata in Amazzonia e il secondo della seguitissima serie del Commissario Montalbano, nato dalla penna del compianto Camilleri, dove il celebre poliziotto vive un’altra delle sue avventure investigative per un assassinio che ha dei risvolti paragonabili all’acqua tenuta in un contenitore…

Inaugurazione della mostra

Declinata al plurale, Le Forme dell’Acqua è il nome della collettiva contemporanea che ha luogo all’interno della Sala di Via Indipendenza della Rocca Paolina a Perugia, che non narra di strane creature o appartiene a una serie televisiva ma è una mostra che richiama una questione mondiale attualissima e delicata nella sua trattazione nonché dichiarata in molte sue coniugazioni, appunto quella dell’acqua.

La mostra tocca i tasti giusti di un tema che riecheggia e, trasversalmente e in modo apolitico, piega e tange l’elemento liquido vitale, esplicitato nel titolo Le Forme dell’Acqua, sia dalle opere in esse contenuto sia dagli artisti che lo hanno elaborato cromaticamente.

La rassegna artistica è stata allestita all’interno della storica fortezza perugina, in cui si possono ammirare le opere realizzate con diverse tecniche, con svariati toni e colori dove ovviamente il blu nelle sue molteplici combinazioni e variazioni è prevalente, senza mai rischiare di cadere nel banale, anzi si può notare la forza dell’offrire, attraverso l’arte, messaggi ecologici e sociali precisi e attuali.

Tra le opere notiamo a volte colori accesi, a volte pastello o velati, comunque colori della fantasia o direttamente trasferiti dalla natura che lasciano immaginare forme e luoghi visti con la lente d’ingrandimento attraverso l’emozione e il sentimento di ogni singolo Autore.

Il curatore ha voluto mettere in evidenza alcuni concetti rappresentativi e nella risposta di Andrea Baffoni c’è la conferma:

«Le forme dell’acqua è una mostra che unisce il valore sociale a quello artistico nel segno della sensibilizzazione verso le problematiche dell’emergenza idrica. Gli artisti raccontano l’acqua da differenti punti di vista e con vari linguaggi tra astrazione e figurazione».

Francesco Minelli, Presidente dell’Associazione culturale La Casa degli Artisti, coorganizzatore della mostra insieme a sua moglie Carla Medici, al termine del vernissage ci ha sottolineato:

«La Casa degli Artisti, insieme a Umbra Acque, Riccini Group e a qualche pittore, andrà poi nelle scuole a sensibilizzare gli studenti sul problema idrico nel mondo. Se non facciamo qualcosa fin da subito si preannuncia un prossimo scenario apocalittico globale ed é per questo che la nostra attenzione è rivolta verso i giovani, infatti le opere degli artisti che espongono qui, vanno proprio in questa direzione, grazie alla loro sensibilità e al messaggio in esse contenuto».

Gli artisti che espongono sono: Giuliana Arcangelelli, Lucia Arcelli, Rosario Ascione, Martina Benedetti, Maria Cristina Bigerna, Norma Bini, Alessia Biscarini, Maria Eugenia Caceres, Maria Cappello, Biagio Cerbone, Teresa Chiaraluce, Fabrizio Fabbroni, Giuliana Farinaro, Arnaldo Garcez, Marco Giacchetti, Silvana Iafolla, Irina Luchina, Carla Medici, Michela Meloni, Lojana Pintora, Monia Romanelli, Renzo Sbolci, Mario Sciarra, Claudio Solfiti, Miretta Sparano, Carla Tejo, Deniz Tuncer, Riccardo Veschini. L’installazione è a cura di Kim Hee Jin.

Durante l’inaugurazione si sono potuti apprezzare i versi decantati dalla poetessa Catia Rogari, che con la sua delicata penna ha avuto la capacità e la bravura di esternare i propri sentimenti circa l’argomento acqua, riferendosi al lago e al mare e altresì evocando le tragedie marine degli emigranti, peraltro un dramma sottolineato anche da alcuni dipinti presenti nella collettiva.

La mostra è stata realizzata in collaborazione con Regione Umbria, Provincia e Comune di Perugia e quest’ultimo, tramite l’Assessore Luca Merli, ha portato il suo saluto alla manifestazione.

Il vernissage ha trovato il favore e il soddisfatto consenso dei molti presenti.

Il noto Direttore d’Orchestra Claudio Abbado, qualche anno fa enunciò una frase che poi divenne famosa: «La cultura è un bene comune primario come l’acqua, …» e questa asserzione, per rimanere in tema sintassi, compendia in sé il soggetto, l’oggetto e il predicato insiti nell’accattivante mostra Le Forme dell’Acqua.

«Arte bella e ingegnosa, ma fallace che di cento pezzi sei ne vengono buoni».

Così scriveva Cipriano Piccolpasso, intorno al 1560, della maiolica, antico nome del lustro con cui i vasai del Rinascimento riuscirono, quasi con misteriose alchimie, a colorare le ceramiche di riflessi d’oro e di un sanguigno rosso rubino; Piccolpasso infatti fu un architetto, storico, ceramista e pittore di maioliche. Non vi è museo importante al mondo che non conservi nelle sale alcune preziose maioliche italiane a lustro e tra i maggiori figurano il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria and Albert Museum di Londra e il Museo del Louvre a Parigi, dal quale provengono alcune delle più importanti opere esposte nella mostra Maiolica. Lustri oro e rubino della ceramica dal Rinascimento a oggi, visibile fino al 13 ottobre 2019 presso il Palazzo Buonacquisti di Assisi.
La mostra, voluta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e organizzata dalla Fondazione CariPerugia Arte, è curata da due massimi esperti di maiolica: Franco Cocchi e Giulio Busti.

 

Come ha sottolineato il presidente della Fondazione CariPerugia Arte, Giuliano Masciarri, il progetto espositivo si inserisce nell’ambito di un percorso che «anche in una fase critica come quella che stiamo vivendo, intende contribuire alla valorizzazione dell’arte e della cultura, attraverso iniziative di qualità che richiamino appassionati e visitatori contribuendo così alla crescita economica e culturale del nostro territorio».

Una collezione di capolavori

Percorrendo le sale del palazzo, il visitatore può ammirare circa centocinquanta capolavori provenienti da collezioni pubbliche e private, conservate non solo in Umbria, ma anche in territori limitrofi come Bologna, Firenze, Faenza, Ravenna, Pesaro, Arezzo e Viterbo. In questo modo, attraverso sei sezioni tematiche, si noteranno gli sviluppi della maiolica dalle origini fino alle ultime manifestazioni nel Seicento e alla ripresa nell’Ottocento, quando gli oggetti ceramici tornarono a essere di vasto interesse. È possibile apprezzare anche creazioni in maiolica postmoderne e attuali, nelle quali gli artisti, oltre alla tecnica, uniscono anche design e creatività.
In pochi riuscirono nell’impresa di produrre oggetti in maiolica di così alto valore artistico e tra i maggiori creatori spiccarono i derutesi e gli eugubini, così da creare una sorta di monopolio. Le maioliche divennero di gran moda fra il Quattrocento e Cinquecento: prima quelle importate dalla Spagna e poi quelle di Deruta e di Gubbio, che diventarono così parte dei corredi domestici e degli arredi delle case reali e delle più importanti famiglie d’Europa.

 

Maiolica. Ratto di Elena 1540. Francesco Xanto Avelli. Parigi. Museo del Louvre

 

Le maioliche a lustro di Deruta coinvolgono il visitatore con i bellissimi ritratti di dame elegantemente vestite, Madonne, Santi e cavalieri; quelle di Gubbio invece, raffigurano i miti antichi, cogliendo in pieno lo spirito del tempo.
Molti oggetti di uso quotidiano, come vasi e albarelli famosi per il loro uso farmaceutico, diventarono, grazie a una decorazione ricca ed esuberante, oggetti da ammirare. Ne sono un esempio i piatti da pompa destinati non a essere ammirati al centro di una tavola imbandita, ma a essere esposti come vere opere d’arte, con le loro raffigurazioni di immagini sacre, profane e scene di combattimenti.
La mostra quindi accompagnerà il visitatore alla scoperta della storia di una delle tecniche più affascinati, ma anche più complicate della produzione ceramica umbra.

45 artisti, provenienti da 9 nazioni di 4 continenti, esibiscono le loro opere, pittoriche e scultoree, in un’accattivante manifestazione eterogenea per forme, tecniche, espressività e colori e soprattutto densa di messaggi legati all’ambiente, al rispetto, alla tolleranza, al sociale e all’antropologia.

Un’imponente scalinata e un elegante ingresso impreziosiscono il prestigioso edificio del XVII secolo – circondato da una bellissima lecceta, da un oliveto e da un curato giardino all’italiana – che ha accolto il 25 ottobre 1930 il fastoso ricevimento di nozze – voluto dal Re d’Italia Vittorio Emanuele III – della Principessa Giovanna di Savoia e Boris III di Bulgaria.
All’interno della proprietà, attualmente in capo alla Provincia di Perugia, si trova un piccolo oratorio dedicato a San Fedele, il nome da cui deriva Fidelia, la denominazione con la quale viene identificato il maestoso edificio e le sue pertinenze.
Ci troviamo nei pressi di Spello, all’interno del complesso di Villa Fidelia, dove si gode di un incantevole panorama sulla Valle umbra e sui Monti Martani. Nelle stesse sale che hanno ospitato il matrimonio reale e che richiamano alla mente il romantico periodo dei secoli scorsi, sono accolte ed esposte le opere di 45 artisti venuti dall’Europa, Asia, Africa e America.

 

Erika Borghesi, Francesco Minelli, Gabriella B. Klein e Andrea Baffoni

 

L’associazione culturale La Casa degli Artisti di Perugia, con il suo presidente Francesco Minelli e la sua vice nonché coniuge Carla Medici, è riuscita in modo competente a convogliare nella mostra internazionale d’arte contemporanea – denominata Stati d’Arte – pittori e scultori provenienti dall’Italia e dall’Estero, che si sono potuti esprimere su tema libero e mostrare le loro opere nello storico e incantevole palazzo barocco.
Francesco Minelli ha manifestato, con sincero ed emozionato orgoglio, il suo pensiero: «Questo evento, che ho organizzato insieme a mia moglie Carla e che senza il suo prezioso e imprescindibile aiuto non sarebbe stato possibile realizzare, mi ha dato gioie e forti sensazioni. È stata una bella sfida, che abbiamo vinto attraverso tanti sacrifici, ma che ci ha regalato stupende emozioni e ripagato dell’impegno profuso. Ho colto, sia negli artisti sia nei visitatori, l’apprezzamento e la condivisione dei messaggi attuali e cosmopoliti che sono insiti nelle singole opere e nella cornice dell’evento. Un immenso grazie a tutti».
Il curatore della mostra è il critico d’arte Andrea Baffoni, di comprovata e certa capacità, che ha dichiarato: «Stati d’Arte si apre alla diversità, spalancando le porte ad artisti provenienti da diversi Paesi del mondo. Un modo per ampliare le proprie conoscenze e arricchirsi grazie al contatto con realtà creative inedite e stimolanti».

Arte dal mondo

Le opere potranno essere ammirate fino al 1 settembre 2019 salvo proroghe e il visitatore avrà modo di scoprire e apprezzare le diverse bellezze ed espressioni artistiche che provengono da 9 Nazioni, rappresentate da Laura Alunni, Sergio Angelella, Simone Anticaglia, Alessia Biscarini, Maria Botticelli, Francesco Carretta, Stefano Chiacchella, Stefania Chiaraluce, Pietro Crocchioni, Fabrizio Fabbroni, Giuseppe Latella, Ariedo Lorenzone, Koffi M. Dossou, Carla Medici, Simon Mgogo, Leonardo Orsini, Carla Pistola, Ferruccio Ramadori, Mario Sciarra, Mauro Tippolotti, Delgado Jorge, Yalain, Maikel, Kender, Laila El Farissi, Youssef El Kharchoufi, Zineb Lahlali, Houda Mouaddah, G&K Lusikova, Marina Sereda, Valery Sirovsky, Arnaldo Gargez, Livia Ramons, Shuhei Matsuyama, Shoko Okumara, Ewa Maria Romaniak, Gao Liwei, Wu Sifan, Marussia Kalimerova, Tania Kalimerova, Paolo Ballerani, Giulio Valerio Cerbella, Kim Hee Jin, Alessandro Nani Marcucci Pinoli, Leonardo Nobili, Florindo Rilli. Ad arricchire il già fertile programma dell’evento, sono state messe in calendario diverse performance.
In apertura della manifestazione, abbiamo apprezzato le prestazioni artistiche live di Leonardo Nobili, che si è avvalso della bellissima modella Elena Danilova per la sua opera vivente Crisalide, in cui la ragazza, sdraiata e in monokini, era avvolta da una pellicola alimentare trasparente, in una cianotica e preoccupante immobilità (al termine dell’evento è apparsa sorridente e in forma) e di Giulio Valerio Cerbella, sapiente scultore del legno che ha giocato con il fuoco in una combustione artistica della sua opera lignea, From the Light.

 

Giulio Valerio Cerbella

Esibizioni e accessibilità

Nei giorni a seguire saranno poste in atto, affiancate alla mostra, un’interessante iniziativa editoriale del dinamico Jean Luc Bertoni e una perfomance musicale di Seby Mangiameli ed esibizioni di live body painting di Karina Y Muzio e Alessia Biscarini, rispettivamente il 10 agosto e il 17 agosto. Gabriella B. Klein, ha parlato per conto di M.U.S.A.E. ovvero Musei, Uso Sociale e Accessibilità come contrasto all’Emarginazione e ci ha ricordato le motivazioni del progetto: «M.U.S.A.E. ha come finalità la costruzione di percorsi attivi per le persone con disabilità, al fine di un maggiore benessere della comunità tramite l’accessibilità e la fruibilità, ancora oggi carente, degli spazi pubblici e, in particolare, di quelli dedicati ai patrimoni storico-artistici e culturali in Umbria. Stiamo facendo delle cose insieme alla Casa degli Artisti di Minelli e Medici: un progetto facilitatore per chi ha difficoltà visive tramite la ceramica e la pittura». La Regione Umbria, la Provincia di Perugia, il Comune di Spello e l’Accademia delle Belle Arti di Perugia, hanno patrocinato l’evento spellano.
Erika Borghesi, in rappresentanza della Provincia di Perugia, ha commentato: «Questa è la seconda edizione della mostra, che ha un respiro internazionale, e per l’Umbria è un’efficace promozione del territorio. Infatti, Villa Fidelia, da molti anni di proprietà della Provincia, potrà essere apprezzata dai visitatori per il suo patrimonio culturale e la beltà dei suoi giardini».

 

Istallazione “Crisalide” dell’artista Leonardo Nobili

 

Il sindaco di Spello, Moreno Landrini, nei suoi saluti ha ringraziato l’organizzatore dell’evento, La Casa degli Artisti, che ha contribuito a portare ulteriore interesse alla zona. Ha ribadito la vicinanza dell’Amministrazione comunale a questa iniziativa che dà, tramite l’impulso artistico, un’occasione ai visitatori di stimare le tante bellezze storiche e culturali presenti sul territorio.
L’inaugurazione della mostra ha riscontrato un grande successo di pubblico, che ha manifestato entusiasmo nella colorita e appagante cornice della splendida villa seicentesca.
Ben prima del matrimonio reale tra Giovanna e Boris, Villa Fidelia era stata costruita su un’area dedicata alle terme e ai templi romani, di cui rimangono oggi delle note ben visibili e dei muri perimetrali di terrazzamento. Qui, al tempo, fu ritrovata una statua di Venere, che per la sua bellezza ha anticipato questi luoghi e gli antichi Romani ne sono stati i testimoni.
Stati d’Arte nasce sotto i venerabili presupposti romani: senso estetico, pura bellezza artistica e internazionalizzazione e, con le opere dei 45 artisti invitati, ne ricalca il senso e l’armonia pacificatoria dell’animo.

Palazzo della Corgna, un tempo nobile dimora del Marchese Ascanio della Corgna, apre le sue stanze affrescate all’arte contemporanea e ospita, fino al 1 settembre 2019, la mostra di Alessandro Scarabello, Uppercrust. A cura di Marcello Smarrelli.

Alessandro Scarabello, Uppercrust #5, 2011, acrilico e olio su tela, cm 187×154, photo by Giorgio Benni, courtesy the Gallery Apart, Roma

 

La mostra è promossa dal Comune di Castiglione del Lago ed è organizzata da Sistema Museo e Cooperativa Lagodarte, in collaborazione con Aurora Group e The Gallery Apart Roma.
Alessandro Scarabello (Roma, 1979) vive e lavora a Bruxelles. Ha esposto in numerose istituzioni pubbliche e private italiane, tra cui il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, Palazzo Collicola di Spoleto e Palazzo delle Esposizioni di Roma; ha partecipato, inoltre, a diverse Biennali d’arte contemporanea. «Ogni opera è per me una trasformazione, stati d’animo che raccontano un percorso e diventano narrazione» ha annunciato Alessandro Scarabello.

 

Alessandro Scarabello, Uppercrust #8, 2011, acrilico e olio su tela cm187x154, photo by Giorgio Benni, courtesy the Gallery Apart, Roma

Un catalogo di personaggi

Upper crust è un’espressione ampiamente utilizzata nella società anglosassone e designa una nuova aristocrazia, che utilizza la propria posizione dominante in termini economici, finanziari e di comunicazione. L’artista, partendo proprio da upper crust, ha creato un vero catalogo di tipi umani che potessero rappresentare questa élite.
Raffigurazioni caricaturali, vizi ed espressioni tipiche dei contemporanei upper crust, sono effettuate volutamente per sottolineare il contrasto con la nobiltà del Palazzo che si affaccia sul lago Trasimeno, ma soprattutto con le gesta eroiche e coraggiose di Ascanio della Corgna, che non fu solo un valente condottiero ma anche un profondo conoscitore delle arti e un abile amministratore; fu infatti l’iniziatore di una riforma agraria fortemente innovativa. L’artista gioca molto su questa contrapposizione e invita lo spettatore a un confronto molto serrato.

 

Alessandro Scarabello, Uppercrust_heads #101, 2011, acrilico e olio su tela, cm 187×154, photo by Giorgio Benni, courtesy the Gallery Apart, Roma

 

Scarabello ha realizzato, proprio per celebrare il Marchese della Corgna, il capolavoro Opera Rubra, ideato per la Sala delle Gesta di Ascanio, dove gli antichi affreschi del Pomarancio dialogano con l’arte contemporanea. Quest’opera è un trittico, in cui il linguaggio pittorico è al limite tra arte figurativa e informale e simboleggia proprio l’ardore, il coraggio e la passione che contraddistinguevano la figura del valente comandante.
Nelle successive sale del palazzo, l’artista espone per la prima volta la serie Uppercrust, composta da undici grandi ritratti a figura intera e a grandezza naturale, oltre al ciclo Heads, che comprende, di contro, più di cento dipinti di formato ridotto.
La mostra intende evocare, nell’animo del visitatore, emozioni contrastanti e grandi suggestioni, grazie alla potenza del colore, all’espressività dei volti e alla grandezza dei ritratti; il tutto collocato in un nobile palazzo nel quale il tempo si è fermato.

 

Alessandro Scarabello, Uppercrust #2, 2011, acrilico e olio su tela cm 187×154, photo by Giorgio Benni, courtesy the Gallery Apart, Roma

 


Per informazioni: Palazzo della Corgna

«Nella città di Perugia nacque ad una povera persona da Castello della Pieve, detta Cristofano, un figliuolo che al battesimo fu chiamato Pietro (…) Studiò sotto la disciplina d’Andrea Verrocchio. Dipinse molte figure et Madonne. Si mostrerà agl’artefici che chi lavora e studia continuamente, e non a ghiribizzi o a capricci, lascia opere e si acquista nome, facultà et amici».
Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri. Parte seconda. Giorgio Vasari.

Bettona di giorno. Foto di Alessandro Bertani

 

In poche e semplici parole, il pittore, architetto e storico dell’arte Giorgio Vasari elogia Pietro Vannucci per la sua arte e le sue opere. Il Perugino dipinse, tra il 1512 e il 1513, una tempera su tavola raffigurante la Madonna della Misericordia. La Vergine, in piedi, allarga il proprio mantello per accogliervi San Lorenzo, San Girolamo e due committenti. Si tratta di un retaggio dell’epoca medievale, detto della protezione del mantello, che le nobildonne altolocate potevano concedere ai perseguitati e ai bisognosi d’aiuto; con il passare degli anni questa iconografia ebbe ampia diffusione e sotto il mantello della Vergine finì per trovare riparo tutta l’umanità.
L’opera proveniva dalla Chiesa di Santa Caterina, dove era stata trasferita dalla Chiesa di Sant’Antonio, e ora è conservata nella Pinacoteca Comunale di Bettona, uno dei borghi più caratteristi della regione, considerata un balcone sull’Umbria: la città, infatti, sorge su un colle da cui la visuale spazia da Perugia e Assisi fino a Spello, passando per i verdi campi coltivati.

 

Madonna della Misericordia. Foto di Alessandro Bertani

L'arte di salvare l'arte

L’opera è la protagonista, insieme ad altri eccelsi capolavori, della mostra L’Arte di Salvare l’Arte. Frammenti di storia d’Italia nelle sale del Palazzo del Quirinale, aperta al pubblico fino al 14 luglio 2019. L’esposizione è nata per celebrare il 50° anniversario della nascita del comando dei caschi blu della cultura ovvero il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. In mezzo secolo i carabinieri hanno salvato migliaia di opere che altrimenti sarebbero state sottratte al patrimonio dello Stato: oltre ottocentomila beni recuperati, più di un milione di reperti archeologici sequestrati provenienti da scavi clandestini, circa un milione di opere false e oltre sedicimila reperti rubati in Italia e restituiti, riconsegnando così al bene pubblico un patrimonio artistico inestimabile. La Madonna della Misericordia, insieme a Sant’Antonio da Padova – anche esso del Perugino – vennero trafugate dalla Pinacoteca Comunale di Bettona nella notte tra 26 e 27 ottobre 1987 e ritrovate nel 1990 in Giamaica, nella villa di un ricco possidente.

Riscoprire il perduto

La mostra permette al pubblico di rivivere storie di recuperi, alcuni avventurosi, altri frutto di un lungo e minuzioso lavoro investigativo. Tutte le opere sono state riportate in Italia, ricontestualizzate nel territorio o nel tessuto urbano che le ha generate, restituendo loro dignità culturale, ma – soprattutto – restituendo loro il contesto di appartenenza.
Un’opera d’arte appartiene all’umanità intera, ma essa acquisisce valore di civiltà solo dalla profonda relazione con i luoghi che l’hanno prodotta, con la cultura che l’ha generata e con il paesaggio che l’ha suggerita.
Il visitatore potrà inoltre venire a conoscenza delle emergenze sismiche degli ultimi tempi, che hanno messo a nudo la fragilità del territorio e dei beni culturali. È possibile infatti assistere anche ad alcuni filmati storici, girati nelle zone terremotate che hanno colpito la nostra Umbria, dove i protagonisti sono ancora una volta i caschi blu culturali, che annaspano tra le macerie per recuperare opere artistiche con una cura e un amore incommensurabile.
Ammirando l’opera del Perugino, la dolcezza della Madonna della Misericordia, il tenero modellato dei Santi e le verdi campagne umbre dipinte alle loro spalle, non si può che provare empatia e riconoscenza verso chi restituisce a una comunità ferita la memoria e il suo senso di appartenenza, restituendo altresì alla collettività i suoi preziosi valori.

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