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Verrà inaugurata venerdì 1° marzo alle ore 18, presso la Sala espositiva della Ex Chiesa di Santa Maria della Misericordia (via Oberdan 45 a Perugia), la mostra antologica di Stefano Paulon dal titolo Vuoti Solidi patrocinata dal Comune di Perugia.

Durante la cerimonia di apertura, l’esposizione resterà visibile fino al 31 marzo, la critica d’arte internazionale Marta Lock introdurrà al pubblico il percorso dell’artista milanese che ha alle sue spalle un lungo percorso di sperimentazione sull’Arte Informale in sinergia con la materia e con un Astrattismo Geometrico che costituisce la sua linea distintiva.

 

Acrilico pigmento puro e cera naturale su composto cementizio strutture in legno

 

Marta Lock dice di lui: «Lo stile dell’artista milanese Stefano Paulon riprende l’essenzialità del De Stijl, introducendo tuttavia anche la forma circolare che da Piet Mondrian era stata invece completamente abolita perché considerata ambigua, ma assorbe l’esperienza architettonica del Razionalismo per spogliare le sue opere di qualsiasi decoratività, persino rinunciando al colore, e introduce la terza dimensione, quella in virtù della quale riesce ad arricchire i suoi lavori dell’alternanza di rilievi più o meno pronunciati che enfatizzano la simmetria dei suoi lavori. Eppure, proprio grazie alla presenza di quella tridimensionalità e dunque cambiando punto di osservazione, l’equilibrio schematicamente perfetto si modifica facendo fuoriuscire una nuova opzione, quella dell’asimmetria che corrisponde al possibilismo in grado di manifestarsi anche in presenza di un rigore apparente, anche laddove il determinismo sembra dominare la scena. Non solo, Stefano Paulon, scegliendo di eliminare il colore per catalizzare l’attenzione verso la perfezione della pura forma, lavora in scala di grigi che di fatto contribuiscono a puntare ancor più l’accento sulla costante ricerca di un bilanciamento tra luce e ombra, tra il desiderio di emergere e quello di rimanere in silenzio, tra la necessità di essere parte di un tutto e il coraggio di mantenere comunque una propria identità.»

L’Umbria, oltre a essere una meta turistica, si rivela come un luogo cosmico e intriso di elementi fantastici.

Drago Rendering. Foto by Onirico

L’Umbria è un avventuroso godimento di esperienze. Tra miti e leggende che si dipanano nelle città e nelle cittadelle medioevali –  arroccate ai bordi delle conche e altri centri noti delle due province – la regione è una continua scoperta in tal senso. Di connessione tra i luoghi, non solo turistica ma cosmica e anche un po’ fantasy. Estratto di Drago non è un’antica pozione di stregoneria ma in Umbria, tra Grifoni e Draghi degli stemmi di Perugia, Narni e Terni, pare di assistere a un medioevo fantastico, e al filosofare.

Quello mitologico, emblema di Terni, assume una nuova forma in acciaio con l’innovativo Thyrus di Marco Diamanti. La notizia fa correre letteralmente in città per saperne di più. Richiama non solo l’iconografia medievale del drago sconfitto, ma si collega a una vasta tradizione di creature leggendarie che suscitano un crescente interesse culturale. Lucrezia Ercoli, editorialista e direttrice artistica di Popsophia, in Amati mostri spiega il legame tra fantasy e meraviglia, sottolineando come questa connessione abbia radici antiche, da Platone ad Aristotele. «Oggi, come in origine» racconta «gli uomini hanno iniziato a filosofare dal meravigliarsi. E da Omero, che nel mettere Ulisse al cospetto di Polifemo narra un’esperienza duplice di spavento e attrazione, di fronte alla quale accade di guardare con occhi diversi momenti cruciali della vita». Una reazione di inclusione ad ammettere e accettare l’altro, come altro.

 

Calamita Cosmica. Foto by Daniela Zannetti

L’Umbria così appare un luogo di meraviglie da svelare

Una regione che prima della storia di Roma e della Grande Umbria deve la sua natura alla fusione tra civiltà etrusca e cultura di Terni, trova riscontro nell’arte contemporanea che fornisce una interessante chiave di lettura. Nella Umbria mistica può risuonare nel silenzio D’Io, installazione sonora a corredo della colossale Calamita cosmica custodita a Foligno (ex Chiesa della SS. Trinità), realizzata dall’enigmatico artista anconetano Gino De Dominicis. «Un capolavoro che agisce come attrattore di energie dal cosmo, suscitando descrizioni di alta intensità» come scrive Italo Tomassoni. Può echeggiare T’Odi, parafrasando la mostra antologica del tuderte artista Bruno Ceccobelli del 2018, nella storica città di frontiera del Tevere. Le Opere in Nero di Pietro Vannucci il perugino, dialogano con l’arte contemporanea di Alberto Burri nativo di Città di Castello, ed esaltano la luce umana, sovraumana e della materia. Mentre più a sud la luce si fa Lancia, con l’opera in acciaio di Arnaldo Pomodoro a Terni, e le opere di Giulio Turcato, Le libertà, creano suggestioni di metallo e colore sulle sponde del lago di Piediluco. Fantasy, dunque, perché legata al senso del meraviglioso, a ciò che va oltre l’ordinario, ciò che è fuori dal comune. Infine legata alla storia e all’immaginazione creativa.

 

Opere di Giulio Turcato

Il drago per Terni pare dire dove un’altra vita sogna

Il Drago di Terni non è solo un’opera d’arte ma rappresenta un impegno per la creatività locale. Un primo patto di collaborazione tra il Comune e l’Associazione culturale Thyrus ha reso possibile l’avvio al progetto della monumentale opera di oltre 4 metri di altezza. Sarà un dono al museo diffuso d’arte contemporanea della città, grazie al contributo di numerosi attori pubblici e privati. Racconta il professor Marco Diamanti di «tenere in particolar modo a far crescere artisti e giovani artisti». Col suo spirito di educatore d’arte con i giovani studenti, e anche allenatore sportivo, la missione d’arte si riveste del sapore di squadra, del carattere associativo, e di cultura del territorio.

Per Jacopo Cardinali, designer e progettista 3D della scultura è «utile riconoscersi in un’identità determinata, attiva e propositiva». Co-founder di Materie Unite, è un esempio di nuova imprenditoria impegnata nel riciclo tecnologico di Carta e cartone e leconomia circolare. Caso non trascurabile con l’Italia al primo posto in Europa nel riciclo, e leader nella circolarità a venticinque anni ormai, dall’entrata in vigore del Decreto Ronchi. Per un principio di sostenibilità dell’arte, quello fornito per l’opera da Ast Arvedi è di acciaio riciclato, e le oltre 10 tonnellate di acciaio 441 Lis rappresentano, per le statistiche europee, la metà dell’acciaio riciclato equivalente a due Thyrus al secondo. I coils d’acciaio saranno lavorati con tecnica sliced, tagliati al laser, con una ottimizzazione controllata del disegno dal marchio Onirico di Luca Finistauri. Altro comparto creativo ternano che ha già collaborato con noti artisti come Beverly Pepper e Bruno Ceccobelli.

Drago Rendering. Foto by Onirico

Amato Drago, dallo scitale al Thyrus. Un nuovo capitolo sulla contemporaneità

«Nello stemma comunale di Terni, il Tiro non è più quell’anfibio rettile tozzo con coda lunga a doppio giro, lo scitale dei Bestiari medievali, come raffigurato in pietra nella scultura collocata a Palazzo Spada». Il suo aspetto è cambiato nel corso dei secoli. Il Thyrus o Tiro ha assunto le sembianze di un drago alato. Lo spiega la storica d’arte Eleonora Belli, già ricercatrice al Bardini di Firenze. «Agli ultimi capitoli del mondo medievale del drago all’Italiana si sovrappongono il drago decorato di ali, dai draghi di Paolo Uccello a quelli del Codice Atlantico di Leonardo, cui si innestano le tradizioni del tardo Rinascimento del Nord Europa. Il drago è un sauro che sviluppa gli arti superiori, come e fino al romantico e fantasy drago dell’Ottocento, sempre più umanoide. La poetica dell’arte figurativa e iperrealista nella scultura di Diamanti, rende tutta la tensione della muscolatura della fera nell’atto di caricare la gettata del fuoco del drago. Dal Tiro in pietra all’odierno Thyrus, l’iconografia è evoluta e attuale».

 

Thyrus scultura. Foto by Daniela Zannetti

Drakon, Derkomai, Drakos, Kyklops

Segno e marchio del mostro mitico che rivela l’attuale vitalità degli antichi simboli, del Drago è interessante notare un contenuto sapienziale. La radice della parola Drakon, grande serpente, è associata a derkomai, osservare, e a Drakos, affilato e pungente: teoricamente il vedere come capacità di percepire qualcosa in modo speciale. Kyklops, occhio circolare, per richiamare le suggestioni omeriche legate a Polifemo. Metaforicamente attrattore di energie, ripensando l’opera immobile di De Dominicis, la gigantesca creatura ossea a Foligno. In qualche modo guardiano di energie o luoghi sacri.

Una riscoperta dell’immaginario, della fantasia, del fantasy. Di fatto, il vero habitat dei draghi nelle leggende e nelle mitologie di gran parte del mondo antico è l’acqua, non solo del mondo orientale. Per Terni città delle acque costantemente attraversata dallo spirito indomito del Nera, quello che Diamanti in principio «immaginava di creare e installare nella rotonda Filipponi come il Toro di Wall Street, è un simbolo in cui tutti si riconoscono e incarna uno spirito di collaborazione». «Il Drago per Terni – commenta ancora l’artista – è un importante racconto visivo sull’identità nel quale rispecchiarsi». Apre un nuovo capitolo sulla contemporaneità. Di una città con i segni di una storia nata molti secoli prima dell’acciaio e con un forte desiderio di rinascita. «Colma l’assenza, all’interno della città, di sculture che raffigurino il simbolo di Terni, in modo innovativo, originale e contemporaneo».

Qualificare l’Umbria e Terni attraverso una visione d’insieme, contemporanea, di tanti dettagli interconnessi.

Around The Nera è un conio del 2023 pensato per serie di articoli, interviste e ricerche sul Nera o la Nera, come porta dell’Umbria Sud, da Orte al salto del Velino, via gole del Nera e attorno a Terni. Un reportage sul Lungo Nera, teatro di interventi di rigenerazione urbana nell’area ex Opificio Siri trasformato nel centro museale e contemporaneo Caos, che danno a questa parte di città il necessario ruolo di driver di sviluppo culturale. Sull’opera incompiuta Genesis di Beverly Pepper (around the incomplete work) che in quell’area doveva sorgere, e un focus sul Drago, emblema della città. Tra questi, Estratto di Drago, dallo scitale al Thyrus in 3D, in cui si concentrano le fasi salienti. Cultura e contemporaneità sono i denominatori, per qualificare Terni e l’Umbria attraverso una visione d’insieme, di tanti dettagli interconnessi.

 

Genesis. di Beverly Pepper. Foto di Mauro Cinti

Case opera d’arte, collezionismo locale e arte pubblica

Nel contesto più ampio, Around The Nera ha esplorato le identità sommerse di Terni il cui tessuto artistico si rivela attraverso le narrazioni del collezionismo locale, parallele all’arte pubblica. Iniziative culturali come Atelier liberi (Profili Babocci), CavourArt, e TowerA hanno fatto emergere questo aspetto con l’apertura di spazi temporanei dell’arte nelle dimore private e nei luoghi di culto simbolici e suggestivi, in un transito di artisti incessante. Il Duomo, ornato con le splendide porte di Bruno Ceccobelli, espone Kathartirio di Valentina Angeli, sotto le volte romaniche a crociera di San Francesco, Lauretta Barcaroli deposita Ogni possibile mondo. Narrazioni a tratti inattese che scorrono dalle Tre Piazze di Ridolfi del centro al Lungonera, e alla Terni medioevale. Tra gli innumerevoli palazzi dell’architettura urbanistica moderna della ricostruzione post bellica si scoprono Case opera d’arte per dirla alla Edmond de Goncourt, come Alberici Paparoni e il suo unico giardino rinascimentale. Case autobiografiche, in cui, per il tramite di oggetti e opere d’arte, si raccontano gli artisti attraverso le Collezioni di famiglia.
Durante un periodo di fervida immaginazione, Oberdan Di Anselmo, artista e collezionista, si proponeva l’ambizioso obiettivo di trasformare Terni in un centro all’avanguardia dell’arte. La Galleria Poliantea, inaugurata da Di Anselmo, ospita mostre di rilievo come quella di Carla Accardi nel 1968. L’artista Mario Schifano contribuisce con una vasta produzione, mentre le raccolte Tonelli e la presidenza di Giulio Carlo Argan nell’Associazione degli artisti di Terni, fondata da Aurelio De Felice, hanno testimoniato l’impegno e la vitalità artistica della città.

 

Mosaico di Corrado Cagli

Museo diffuso: le sculture occupano spazi nelle piazze, ornano i cardini stradali delle rotatorie in un Museo a cielo aperto

Storia di Terni tra le sculture diffuse a cielo aperto, con lasciti importanti, opere di artisti, scultori e architetti di fama nazionale e internazionale che hanno indirizzato l’immaginario collettivo, e celebrato l’identità della città. Ad iniziare da Hyperion a rappresentare la conca ternana di Agapito Miniucchi, scultore accostato dal critico d’arte Sandro Parmiggiani a David Smith, a Ettore Colla e altri grandi protagonisti della scultura internazionale, come Mark Di Suvero e Bernar Venet. Il prezioso mosaico di Corrado Cagli della Fontana dello Zodiaco il cui bozzetto preparatorio del diametro di tre metri e mezzo viene esposto a New York al CIMA, Center for Italian Modern Art. L’iconico ago d’acciaio della Fontana dello zodiaco simbolo dinamico della città, con il TRIPODE in acciaio della passerella di Terni, contribuisce a creare un’atmosfera artistica unica e suggestiva. Completata dal maglio per l’acciaio più grande del mondo, la monumentale Pressa della Davy Brothers Ltd e società Terni, la Lancia di Luce di Arnaldo Pomodoro, Le libertà di Giulio Turcato, e altre sinergie scultoree compenetrate nel tessuto urbano. Per citarne alcune: Forme in evoluzione dello spazio n. 1 di Umbro Battaglini, Sinergica dedicata al campione di motociclismo Libero Liberati, i Riccioli di Eliseo Mattiacci, il totem di Umberto Mastroianni, Farfalle primitive intuizioni. L’Albero, ed E-terni.  Effigi della città dell’acciaio, in cui la Acciai Speciali assume un ruolo determinante nella città anche in termini artistici. Ancora scultori dell’acciaio legati a Terni come Andrea Forges Davanzati che porta l’acciaio ternano nella sistemazione di Piazza Gerusalemme, e nella Cupola di via Rossetti a Milano sotto forma di un ramèage di nastro di acciaio inossidabile ispirata al globo del Palazzo della Secessione a Vienna.

 

Mosaico di Corrado Cagli. Foto di Daniela Zanetti

Storie invisibili: le opere hanno celebrato l’identità della città fondata sul rapporto acqua e acciaio ma anche la sua vocazione all’energia, materiale e immateriale

Tutto sembrava indicare che Terni, col suo museo diffuso, potesse divenire uno dei siti di Umbria Contemporanea, un parco regionale dell’arte ideato dalla Fondazione Pepper in cui inserire Genesis della scultrice americana Beverly Pepper molto legata all’Umbria e a Terni. Nonostante gli sforzi ventennali, variazioni di progetto e misteri mai svelati dalla Fondazione Pepper, l’opera si perde dal fondo culturale, resta solo la vasca vuota della fontana che avrebbe incarnato un sentimento ristorativo ideale. Il valore simbolico del fiume Nera e la Cascata da installare a coronamento di quell’area riqualificata del Museo della città, poco distante dai giardini che ospitano il Tiro in pietra di Terni. In quel tratto del Nera se ne può solo immaginare la presenza – nessun’altra opera dell’artista è a Terni –  con alcuni bozzetti dell’epoca di progettazione.  Tra questi, un originale disegno di Genesis che fa vivere ancora quell’idea, rimesso all’architetto dell’Urbanistica di Terni Mauro Cinti per la custodia intellettuale dell’opera.

 

Cascata delle Marmore

Slices di Drago. Una leggenda che diventa realtà, un mito che diventa simbolo

C’è la storia di Terni del Comune libero, nelle grandi dispute del medioevo di scomunicanti e scomunicati, di aquile rosse e aquile nere, dei castellari di difesa, dei Magnati, e dei Banderari. Negli emblemi il drago ghibellino combatte contro i leoni, è artigliato dall’aquila rossa dei Guelfi. Alle trame storiche si mescolano i racconti delle leggende. Nell’immaginario medievale, l’aria malsana delle paludi circostanti, dal Velino al Nera, che mieteva vittime per la malaria, viene identificata con un mostro d’acqua, un drago. La cui soluzione era uccidere la fera. Con opportune opere di bonifica, il drago sconfitto, come narra la leggenda da un giovane della casata Cittadini (poi Cittadini Cesi), divenne il simbolo della forza della città. Il Drago e il fiume che dettero le insegne a Terni. Razionalmente, la storia dell’ascesa di questa potente famiglia che spronò i ternani per il dominio sulla conca, contro i reatini che si erano insignoriti del Castello sulla Cascata delle Marmore. Restii all’assestamento del selvatico scenario idrogeologico della piana, che il Cavo Curiano dei romani aveva avviato con il taglio della costa rocciosa sovrastante l’antico nucleo di Terni, per liberarla dai ristagni.

Drago Rendering. Foto by Onirico

Se pare strana la presenza di un Drago in città pensiamo a Lubiana con il drago nello stemma comunale, e il noto Ponte dei draghi. Se ci si domanda quanto le sculture dislocate in città siano state effettivamente poste a rappresentarne l’identità, nel concetto di arte diffusa, e nel tentativo di dialogo con l’ultra mondo dell’arte si inserisce appieno la nuova opera monumentale Thyrus. Il Drago è un simbolo fortemente comunitario. L’intuizione dello scultore e Docente in Discipline Plastiche Marco Diamanti di realizzarne una scultura, è l’interpretazione contemporanea dei meccanismi tra l’uomo, i miti e i luoghi. Un oggetto culturale che è totem emblematico e genius loci di Terni. «Un’opera non calata dall’alto. Realizzata con tecniche moderne – spiega l’artista. L’ingegneria 3D applicata a una forma, l’anima tecnologica nascosta nella materia. Soprattutto una leggenda che diventa realtà. Fosse anche realizzata con lo stilema di un fantasy – conclude –  avvicina i giovani alla propria storia, e all’arte. Una ricerca che va al di là dell’opera e investe in altro modo il territorio. Di fatto Thyrus sembra essere una di quelle sculture fatte per intersecarsi con altre cose».

Rammenta stilisticamente L’uomo e la donna in acciaio di Batumi, simbolo della conciliazione delle diversità. In anticipo sulla scultura, la dima di acciaio per delineare gli spazi sul basamento nella rotonda Filipponi che ospiterà il Drago per Terni incisa col motto Ars longa vita brevis, mentre sono in corso le prime attività di produzione al laser per trasformare i fogli di acciaio nelle slices di drago.

Domenica 28 incontro conviviale alle 19 nel chiostro dell’abbazia in Borgo XX Giugno, e porte aperte fino alle 22. Lunedì 29 apertura straordinaria.

Si avvia a conclusione la mostra Il Perugino di San Pietro – ospitata fino al 30 gennaio nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale di Borgo XX Giugno  – che ha riportato e riunificato per la prima volta a Perugia tutti e undici gli scomparti della predella dell’Ascensione di Cristo dipinta per la basilica. Domenica 28 gennaio, in occasione della Luminara – la grande processione che inaugura i festeggiamenti cittadini del santo patrono e si muove nel pomeriggio dalla cattedrale di San Lorenzo alla chiesa di San Costanzo – alle 19 appuntamento nel chiostro dell’abbazia di San Pietro, dove la Fondazione per l’Istruzione Agraria offrirà un incontro conviviale in cui si degusteranno il torcolo di San Costanzo e i prodotti della Fondazione. Per l’occasione la mostra sarà visitabile fino alle 22. L’esposizione sarà aperta anche il giorno dopo, lunedì, festa di San Costanzo, patrono che ha ricevuto una nuova identità in seguito alle ricerche sui ritratti dei santi della grande tavola d’altare che ornava la basilica benedettina.

 

San Costanzo, Ph. D’ARRIGO-BELLU

 

“Grazie al nostro lavoro di ricerca – spiega Laura Teza, professoressa associata di Storia dell’Arte moderna dell’Università degli Studi di Perugia e curatrice della mostra – siamo arrivati a una conclusione che ribalta la corrente consuetudine di riconoscere San Costanzo nel vescovo che, assorto, legge il libro aperto, e Sant’Ercolano in quello che guarda verso l’esterno”. Il santo che legge, in un contesto perugino di fine Quattrocento, “evoca la posa di un altro famoso ritratto di vescovo proposto da Luca Signorelli in una prestigiosa pala cittadina. Si tratta del Sant’Ercolano assorto in lettura della pala Vagnucci che il pittore dispose nella omonima cappella per tramandare la fisionomia del vescovo Jacopo Vagnucci che, per circa quarant’anni, aveva governato la diocesi perugina. Tale rilievo è stato confermato, indirettamente, da una nota dello storico Francesco Piagnani che, trattando della copia del dipinto in questione da parte di Sassoferrato, accennava rapidamente a un’incisione sul frontespizio del libro di Cesare Brancadoro Atti di S. Costanzo vescovo e martire di Perugia protettore della cattedrale di Orvieto, presente negli archivi della Biblioteca comunale Augusta di Perugia”. A un riscontro diretto tra l’incisione e la tavoletta corrispondente “la coincidenza è totale e certificata dalla nota in calce – prosegue Teza – in cui si specifica che l’immagine è tratta dalla pala di Perugino presso i monaci cassinesi di Perugia, e quindi si può effettivamente optare per un’inversione iconografica tra i due santi protettori”.

L’esposizione è promossa dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria e dall’Università degli Studi di Perugia, con il contributo del Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario dalla morte del Perugino, main sponsor Brunello Cucinelli spa, il sostegno del GAL Media Valle del Tevere, la partecipazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen e i Musei Vaticani, il patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Perugia, dell’Ambasciata di Francia e del Consolato Onorario di Francia a Perugia, la collaborazione di Isola San Lorenzo, Comune di Città della Pieve e Fondazione Ranieri di Sorbello, la Basilica di San Paolo fuori le Mura.

“La fiamma dell’arte vinca l’inerte materia, i sogni siano fermati sulle bianche carte e sulle tele illuminate di quello stesso sole che sorrise alla bellezza” (Benvenuto Crispoldi).

La figura di Benvenuto Crispoldi, artista eclettico e combattivo politico si lega indissolubilmente alla città di Spello, che gli dà i natali il 17 giugno 1886 e ora lo celebra con la mostra Benvenuto Crispoldi. Tra arte e rivoluzione (visibile fino al 20 aprile – Sale Espositive, II piano Palazzo Comunale) e con una serie di manifestazioni, eventi e attività che ricordano e valorizzano le opere e il movimentato percorso biografico.

 

 

L’esposizione

 

I movimenti artistici e politici cui Benvenuto Crispoldi aderisce ci accompagnano in un lungo percorso intellettuale che attraversa il periodo tra Ottocento e Novecento. Crispoldi da giovanissimo abbandona le scuole statali per iniziare un percorso di studi da autodidatta che termina con l’iscrizione all’Accademia di Belle Arti di Perugia nel 1904.
Fin da giovane è affascinato dagli scavi della Spello romana; un forte amore lo lega alla sua città, così da spingerlo ad approfondirne la storia attraverso lo studio di documenti conservati presso l’archivio storico del comune: matura grande interesse per periodo romano, quando la città di Spello diventa municipio, fornendo truppe a Scipione nella Seconda Guerra Punica.

 

 

In questo periodo Spello occupa una posizione importante nel territorio umbro, acquisendo importanza anche come centro religioso e termale; tale periodo è ben descritto in una sala della mostra in cui sono esposti alcuni bozzetti realizzati dall’artista raffiguranti l’evoluzione della cinta muraria della città, la planimetria della Spello romana e alcuni reperti architettonici dell’epoca.

Caricatura

Crispoldi si trasferisce poi a Roma, dove conosce Gerardo Dottori, amico che lo accompagnerà per il resto della vita. Nel 1910 si reca a Parigi, culla dell’arte moderna, per confrontarsi con le numerose tendenze artistiche, come le Avanguardie; nella capitale francese trova alloggio in un atelier in Rue Premiere 9, nel quartiere di Montparnasse, frequentato da artisti provenienti da tutto il mondo.

Nella seconda sala della mostra si evince l’aspetto che contribuisce a far comprendere la complessità del personaggio e il suo status di artista poliedrico e versatile: si racconta che in alcuni pomeriggi assolati l’artista si concedesse alcune pause dal lavoro divertendosi a immortalare, nel suo taccuino, alcune riproduzioni caricaturali di concittadini; in alcune teche sono, infatti, esposti alcuni bozzetti realizzati a matita.

Tornato a Spello, si impegna in politica iscrivendosi al PSI, presiedendo l’Associazione Anticlericale Ispellese. Non abbandona mai la sua vocazione artistica: nella mostra sono esposti vari disegni dell’artista su carta, tra i quali il progetto della decorazione per la camera da letto di Agostino Salmareggi e un bellissimo bozzetto su carta raffigurante il prospetto per la restaurazione e la decorazione della chiesa di Sant’Andrea Apostolo, entrambe situate a Spello. Procede anche nel lavoro di scultore intervenendo nella decorazione di residenze sia pubbliche sia private.

 

Progetto decorazione camera di Agostino Salmareggi a Spello

 

Gerardo Dottori lo vuole tra i promotori dell’Esposizione Umbra d’Arte Moderna tenutasi a Perugia nel 1920. L’anno successivo è impegnato nella decorazione della Nuova Sala Consiliare del comune di Bastia Umbra, dove riceve l’attestato di Accademico di Merito Residente. La tubercolosi che lo affligge da diversi anni procede inesorabile; muore l’11 agosto 1923 a soli 37 anni. Crispoldi nel corso degli anni espone le sue teorie sull’arte in modo sempre rinnovato e aperto al cambiamento. Vive nel periodo storico in cui i suoi amici futuristi sperimentano un’arte di avanguardia; la mostra si conclude proprio omaggiando l’eclettico artista con una serie di dipinti dei primi anni del 1900 di Gerardo Dottori, Enrico Cagianelli e Renato Profeta.

 


Calendario delle aperture 2024 (ingresso gratuito)

febbraio: 3, 4, 10, 11, 17, 18, 24, 25

marzo: 2, 3, 9, 10, 16, 17, 23, 24, 30, 31

dalle 10.00 alle 17.00

aprile: 1, 2, 6, 7, 13, 14, 20, 21

dalle 10.00 alle 18.00

Tra arte e rivoluzione da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

Le iniziative legate a Benvenuto Crispoldi. Tra arte e rivoluzione da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione, progetto volto alla scoperta della poliedrica figura del pittore, scultore, erudito, politico e sindaco del Comune di Spello a cento anni dalla sua morte, prenderanno avvio a Spello il prossimo 16 dicembre, nella Sala dell’Editto del Palazzo Comunale (Piazza della Repubblica 1, primo piano).

 

Si parte infatti con il convegno di apertura delle 9.30 moderato dall’assessore alla Cultura del Comune di Spello Irene Falcinelli, durante il quale – dopo i saluti dei rappresentanti dei Comuni coinvolti nel progetto – interverranno:

  • Stelvio Catena – Benvenuto Crispoldi: uomo del suo tempo
  • Massimo Duranti – Crispoldi e i futuristi umbri
  • Antonio Luna – Genius loci, Spello e Benvenuto Crispoldi
  • Antonella Pesola – Modernità e tradizione in Benvenuto Crispoldi
  • Andrea Baffoni – Crispoldi simbolista
  • Domenico Cialfi – Modernità e avanguardia nella Perugia della “Bella Epoca”

A seguire verrà inaugurata la mostra antologica Crispoldi e gli amici futuristi (Sale Espositive, II Piano) curata da Stelvio Catena, Massimo Duranti, Antonella Pesola e Andrea Baffoni, con un’ottantina di opere fra dipinti, disegni, progetti e un’ampia documentazione d’archivio e fotografica sulla vita e le opere dell’artista. Si documentano anche le altre numerose attività che ne hanno contraddistinto l’azione in ambito sociale: l’impeto rivoluzionario, l’impegno amministrativo quale primo cittadino di Spello, gli studi e gli scavi di carattere archeologico compiuti sempre nella sua terra di origine. Accanto ai suoi lavori, una stanza della mostra è dedicata a coloro che gli sono stati più vicini negli anni della produzione artistica – anch’essi pittori o scultori – e che ne hanno condiviso il percorso creativo. Verrà anche presentato il catalogo Benvenuto Crispoldi tra Arte e Rivoluzione. Da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

 

Nel corso della mattinata verranno inaugurate anche le mostre, nella Sala dell’Editto (I piano):

  • La Spello di Benvenuto Crispoldi. Fotografie tra Otto e Novecento, in collaborazione GAL Valle Umbra e Sibillini, a cura del Circolo Cine Foto Amatori Hispellum
  • Benvenuto … dal pensiero alla via dell’espressione dell’anima e Le immagini nascoste – un gioco di osservazione, con proiezione del video Se volete fare colpo studiate la mia storia, a cura dell’I.C. Ferraris.

Dopo un momento conviviale previsto per le 13.30 e realizzato -al pari del Convegno – grazie al contributo concesso dalla Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali, dalle 15.30 alle 17.00 sarà possibile visitare le case private aperte appositamente per l’occasione – Casa Antonio Rossi (casa Salmareggi) e Casa Peter Heilbron (casa Bocci) – in gruppi di 10/15 persone ogni 30 minuti previa prenotazione allo 0742 301009. La visita ai luoghi di Crispoldi proseguirà presso il Monumento ai Caduti, l’Atrio Palazzo Comunale, la Chiesa di San Lorenzo e la Chiesa di Sant’Andrea.

Le mostre di Spello saranno visitabili: DICEMBRE 2023: giorni di apertura: 16, 17, 23, 26  – orario: 10:00 -17:00 | GENNAIO 2024: giorni di apertura: 6, 7, 13, 14, 20, 21, 27, 28 – orario: 10:00 -17:00 | Febbraio 2024: giorni di apertura: 3, 4, 10, 11, 17, 18, 24, 25 – orario: 10:00 -17:00.

 

Un’opera dell’artista

MAGIONE

Il secondo appuntamento da segnare in agenda è a Magione domenica 17 dicembre alle ore 16.30, con l’inaugurazione – presso il Museo della Pesca del Lago Trasimeno di San Feliciano – della mostra dedicata agli studi del Monumento ai Caduti della Grande Guerra, con alcuni reperti fotografici dell’inaugurazione di questo tributo che il Comune di Magione offrì alla memoria dei trecento suoi figli caduti nel conflitto.

All’interno del percorso espositivo si possono ammirare anche una serie di disegni di altre proposte sul medesimo argomento e alcuni lavori di Gerardo Dottori riguardanti il Lago Trasimeno e uno dei cittadini magionesi più noti, quel Giovanni del Pian del Carmine che è stato tra i primi occidentali a spingersi fino alle steppe della Mongolia nel lontano 1245.

BASTIA UMBRA

A Bastia Umbra, invece, mercoledì 20 dicembre alle ore 10.30, verrà inaugurata, presso la Sala Consiliare del Comune, la mostra che raccoglie la documentazione relativa all’intervento pittorico lì realizzato da Crispoldi nel 1921. Commissionato per i seicento anni dalla scomparsa di Dante Alighieri, il ciclo pittorico occupò l’artista e i suoi assistenti per ben undici mesi. L’esposizione mostra l’evolversi dei rapporti tra committente e esecutore, i significati attribuiti da quest’ultimo alla sua produzione, quelli legati al vissuto economico e sociale della cittadina umbra, e la commemorazione della vittoria dell’Italia nel primo conflitto mondiale conclusosi poco tempo prima. La Sala della Consulta e la mostra saranno visitabili dal lunedì al venerdì dalle ore 08.00 alle 17.00 e per due fine settimana al mese per tutta la durata dell’evento. Tra i luoghi di Crispoldi a Bastia Umbra vi è anche la cappella Angelini, visitabile tutti giorni tranne il lunedì dalle 8.00 alle 17.00 presso il Cimitero Comunale di Bastia Umbra.

FOLIGNO

Ultimo appuntamento dell’anno con Foligno, che vedrà l’inaugurazione della mostra presso Palazzo Trinci (Sala degli Artisti e Santa Messalina) giovedì 28 dicembre alle ore 11.00.

Il percorso espositivo si concentra in alcune sale di Palazzo Trinci per poi snodarsi attraverso le stanze dell’edificio sede della Municipalità, ristrutturato negli anni 1916-1919, che ha visto l’artista spellano coinvolto nell’opera di ornamento delle sale d’accesso agli uffici comunali e, soprattutto, nella decorazione della Sala Rossa o dei Matrimoni. Tale impegnativo lavoro, che rappresenta uno dei punti più alti e più ammirati della produzione artistica crispoldiana, è andato purtroppo perduto a causa dei bombardamenti alleati durante la Seconda Guerra Mondiale, che hanno gravemente danneggiato la città di Foligno a partire dal giugno del 1944.

L’esposizione documenta sia la nascita e lo sviluppo del progetto di risistemazione dell’edificio civico – comprese le parti decorative – sia i significati allegorici concordati con i committenti dall’artista degli affreschi andati perduti, riprodotti, per i visitatori, in efficaci fotografie dell’epoca.

 


Le iniziative proseguiranno anche nel 2024 con convegni, giornate studio, presentazione di libri e visite guidate.

Presentato il progetto “Benvenuto Crispoldi. Tra arte e rivoluzione da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione”.

Si è tenuta, presso la Sala Fiume di Palazzo Donini a Perugia, la conferenza stampa di presentazione di Benvenuto Crispoldi. Tra arte e rivoluzione da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni di Bastia Umbra, Foligno e Magione, il progetto che celebra i 100 anni della morte del pittore, scultore, erudito, politico e Sindaco del Comune di Spello.

 

I protagonisti dell’evento

A introdurre la conferenza – coordinata da Simone Aramini del Servizio cultura e tutela beni culturali di Spello – è stata Antonella Pinna del Servizio valorizzazione risorse culturali, musei, archivi e biblioteche della Regione Umbria, seguita dal sindaco di Spello Moreno Landrini, da quello di Bastia Umbra Paola Lungarotti, dall’assessore alla Cultura di Magione Vanni Ruggeri, dal consigliere del Comune di Foligno Marco De Felicis e dall’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Spello Irene Falcinelli.

 

 

Tutti gli interventi hanno sottolineato in primis la straordinarietà della figura di Benvenuto Crispoldi, per molto tempo dimenticata sebbene di prim’ordine nel panorama nazionale e internazionale tra Ottocento e Novecento. Una personalità, la sua, senza dubbio poliedrica che è da scoprire più che da riscoprire, specie nel suo dialogo con le Avanguardie artistiche, nel suo rapporto con l’amico Dottori, nel suo spirito rivoluzionario, nel suo impegno come sindaco, nelle sue rimostranze come socialista e nei suoi studi come archeologo. Il tutto in un quadro omogeneo capace di rappresentare le pulsioni, i sentimenti, le speranze, i valori che hanno impregnato un’intera epoca della storia d’Italia.

Un altro tratto su cui hanno concordato gli intervenuti è stato l’aspetto di intercomunalità che ha permesso la sinergia e la collaborazione di quattro Comuni – Spello, Bastia Umbra, Foligno e Magione – non solo nel portare alla luce le testimonianze lasciate da Crispoldi nei loro territori offrendone letture diverse e inedite, ma anche nella creazione di un itinerario da intendersi come infrastruttura permanente dedicata all’artista, all’archeologo, al sindaco e al rivoluzionario spellano.

 

Hanno poi preso la parola Stelvio Catena, presidente del Comitato scientifico e ideatore del progetto, e Massimo Duranti, coordinatore del Comitato scientifico, che hanno evidenziato l’uno la damnatio memoriae a cui è stato appunto soggetto questo affascinante personaggio e l’altro il particolare rapporto artistico con Dottori, a cui la mostra di Spello, tra le altre cose, rende omaggio.

Nel progetto sono infatti ricomprese una serie di iniziative culturali che prenderanno avvio il prossimo 16 dicembre a Spello. Aperta fino al 21 aprile 2024 la mostra Benvenuto Crispoldi tra Arte e Rivoluzione. Da Spello all’Europa – curata da Stelvio Catena, Massimo Duranti, Antonella Pesola e Andrea Baffoni – verrà inaugurata a seguito di un seminario sulla figura dell’artista, previsto per le ore 10.00 nella Sala dell’Editto (Piazza della Repubblica, 1).

 

Nel palazzo Comunale di Spello verranno esposte un’ottantina di opere fra dipinti, disegni, progetti in gran parte di proprietà comunale e un’ampia documentazione d’archivio e fotografica sulla vita e le opere dell’artista, nonché un gruppo significativo di opere di Gerardo Dottori, Renato Profeta e Enrico Cagianelli datate entro il primo ventennio del Novecento per omaggiare questo rapporto di Crispoldi con i primi futuristi umbri. Nella giornata inaugurale è prevista anche la visita guidata a numerosi luoghi, soprattutto privati, dove si potranno ammirare gli interventi pittorici dell’artista; visita che sarà ripetuta nel corso del periodo di apertura della mostra. Verrà anche presentato il catalogo Benvenuto Crispoldi tra Arte e Rivoluzione. Da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni Di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

Il programma delle iniziative:

SPELLO

  1. SABATO 13 GENNAIO 2024 Ore 17:00 – Spello Piazza della Repubblica 1 – Sala Petrucci:

Presentazione del volume Benvenuto Crispoldi. Scritti. Arte Politica Cultura.

  1. VENERDI’ 2 FEBBRAIO 2024 Ore 17:00 – Spello Piazza della Repubblica 1 – Sala Petrucci:

Giornata di Studio Crispoldi Archeologo.

  1. SABATO 6 APRILE 2024 Ore 17:00 – Spello Piazza della Repubblica 1 – Sala Petrucci:

Giornata di Studio Crispoldi Sindaco.

  1. SABATO 20 APRILE 2024 Ore 17:00 – Spello Piazza della Repubblica 1 – Sala Petrucci:

Evento di chiusura.

 

BASTIA UMBRA

  1. MERCOLEDI’ 20 DICEMBRE 2023 ORE 10.30 – PALAZZO COMUNALE SALA DELLA CONSULTA

Inaugurazione Mostra e presentazione del Catalogo Benvenuto Crispoldi tra Arte e Rivoluzione. Da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni Di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

  1. GIOVEDI’ 22 FEBBRAIO 2024 – PALAZZO COMUNALE

Presentazione del Volume Benvenuto Crispoldi. Scritti. Arte Politica Cultura

  1. GIOVEDI’ 25 MARZO ORE 10:00 SALA DELLA CONSULTA DEL MUNICIPIO

In occasione del Dante Dì, Giornata di Studio su Benvenuto Crispoldi.

  1. DOMENICA 31 MARZO 2024 – PALAZZO COMUNALE

Evento di chiusura Mostra.

 

FOLIGNO

  1. GIOVEDI 28 DICEMBRE 2023 ORE 11:00 – Palazzo Trinci

Inaugurazione mostra palazzo Trinci (sala degli Artisti e S. Messalina)

  1. VENERDI’ 9 FEBBRAIO 2024 dalle ore 9,30 alle 13,00 – Palazzo Trinci

giornata di studio su Crispoldi, artista del suo tempo.

  1. VENERDI’ 15 MARZO 2024 dalle ore 9,30 alle ore 13,00 – Palazzo Trinci

Presentazione del Volume Benvenuto Crispoldi. Scritti. Arte Politica Cultura e del Catalogo Benvenuto Crispoldi tra Arte e Rivoluzione. Da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni Di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

  1. DOMENICA 7 APRILE

Evento di chiusura mostra.

 

MAGIONE

  1. DOMENICA 17 DICEMBRE 2024 – Museo della Pesca di San Feliciano

Inaugurazione Mostra.

  1. SABATO 24 FEBBRAIO 2024

Giornata di Studi.

  1. DOMENICA 25 FEBBRAIO 2024

Presentazione del Volume Benvenuto Crispoldi. Scritti. Arte Politica Cultura e del Catalogo Benvenuto Crispoldi tra Arte e Rivoluzione. Da Spello all’Europa. Un nostos attraverso i Comuni Di Bastia Umbra, Foligno e Magione.

  1. DOMENICA 14 APRILE 2024

Evento di chiusura mostra.

La scoperta grazie al lavoro di ricostruzione della predella della grandiosa Ascensione di Cristo in mostra fino al 7 gennaio nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale di Borgo XX Giugno a Perugia.

Il Perugino di San Pietro rivela dopo secoli i veri ritratti di San Costanzo e Sant’Ercolano: è stato l’importante lavoro di ricostruzione della predella della grandiosa Ascensione di Cristo che Pietro Vannucci aveva dipinto per la Basilica – in mostra fino al 7 gennaio nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale di Borgo XX Giugno – a permettere di attribuire finalmente in maniera corretta le vere identità alle due opere dedicate ai due patroni di Perugia.

Sant’Ercolano, Ph. D’ARRIGO-BELLU

“Grazie al nostro lavoro di ricerca – spiega Laura Teza, professoressa associata di Storia dell’Arte moderna dell’Università degli Studi di Perugia e curatrice della mostra – siamo arrivati a una conclusione che ribalta la corrente consuetudine di riconoscere San Costanzo nel vescovo che, assorto, legge il libro aperto, e Sant’Ercolano in quello che guarda verso l’esterno”.

Il santo che legge, in un contesto perugino di fine Quattrocento, “evoca la posa di un altro famoso ritratto di vescovo proposto da Luca Signorelli in una prestigiosa pala cittadina. Si tratta del Sant’Ercolano assorto in lettura della pala Vagnucci che il pittore dispose nella omonima cappella per tramandare la fisionomia del vescovo Jacopo Vagnucci che, per circa quarant’anni, aveva governato la diocesi perugina. Tale rilievo è stato confermato, indirettamente, da una nota dello storico Francesco Piagnani che, trattando della copia del dipinto in questione da parte di Sassoferrato, accennava rapidamente a un’incisione sul frontespizio del libro di Cesare Brancadoro Atti di S. Costanzo vescovo e martire di Perugia protettore della cattedrale di Orvieto, presente negli archivi della Biblioteca comunale Augusta di Perugia”. A un riscontro diretto tra l’incisione e la tavoletta corrispondente “la coincidenza è totale e certificata dalla nota in calce – prosegue Teza – in cui si specifica che l’immagine è tratta dalla pala di Perugino presso i monaci cassinesi di Perugia, e quindi si può effettivamente optare per un’inversione iconografica tra i due santi protettori”.

San Costanzo, Ph. D’ARRIGO-BELLU

La mostra Il Perugino di San Pietro per la prima volta riporta a Perugia e riunifica tutti e undici gli scomparti della predella dell’Ascensione di Cristo dipinta per la basilica: tra questi, l’Adorazione dei Magi, la Resurrezione e il Battesimo vengono dal Museo di Rouen, e sono tra i dipinti più spettacolari dell’intera carriera di Perugino, con colori e una resa delle forme e del paesaggio, sorprendenti per luminosità e modernità. L’esposizione – in programma fino al 7 gennaio 2024 – è promossa dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria e dall’Università degli Studi di Perugia, con il contributo del Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario dalla morte del Perugino, main sponsor Brunello Cucinelli spa, il sostegno del GAL Media Valle del Tevere, la partecipazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen e i Musei Vaticani, il patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Perugia, dell’Ambasciata di Francia e del Consolato Onorario di Francia a Perugia, la collaborazione di Isola San Lorenzo, Comune di Città della Pieve e Fondazione Ranieri di Sorbello, la Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Centro di Studi Storici Benedettini.

Il capolavoro del Divin Pittore in prestito dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. La mostra di Palazzo Baldeschi, prorogata fino al 7 gennaio 2024, ha appena ricevuto il patrocinio del Ministero della cultura.

È arrivata a Perugia la Santa Maria Maddalena, capolavoro assoluto del Perugino conservato alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, parte delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. L’opera sarà esposta da questo pomeriggio, giovedì 2 novembre, alla mostra NERO Perugino Burri di Palazzo Baldeschi, prorogata fino al 7 gennaio 2024. Lo straordinario prestito coincide con la notizia del patrocinio alla mostra da parte del Ministero della cultura, appena concesso per volontà del ministro Gennaro Sangiuliano.

La Santa Maria Maddalena, databile intorno al 1500, rappresenta una delle meraviglie della pittura da cavalletto del Divin Pittore, che qui risulta più vicino alle atmosfere di Leonardo e Raffaello, alla quale l’opera è stata occasionalmente attribuita. Nel settembre di quest’anno, una chiara imitazione di questo dipinto è stata identificata in una collezione privata estera.

 

 

Come in altre occasioni, per ritrarre la giovane donna Perugino si è ispirato alla fisionomia della moglie Chiara Fancelli. La fanciulla è dotata di una bellezza estatica a cui non è estranea la perfezione delle mani, non a caso scelte per il manifesto ufficiale della mostra di Palazzo Baldeschi, curata da Vittoria Garibaldi e Bruno Corà. Il bordo della veste presenta un’iscrizione (appunto “S. Maria Madalena”) che rende certa la sua identificazione con il personaggio evangelico, mentre lo sfondo scuro, tipico del Pietro Vannucci di quegli anni, attribuisce alla figura una straordinaria profondità.

Per Vittoria Garibaldi, co-curatrice della mostra, “solo la scritta in oro sul corpetto permette di riconoscere nella figura la Maddalena. La santa è inusualmente vestita con abiti contemporanei: un corpetto rosso e verde – colori che alludano all’amore e alla penitenza – e una sopravveste foderata di pelliccia. Anche l’acconciatura dei capelli è tipica dell’epoca. La scelta del fondo nero e l’intenzione di distaccarsi dalla tradizionale iconografia penitenziale riflettono il gusto fiammingo dominante nella Firenze del tempo e l’influsso di Leonardo. L’incontro con Burri sarà particolarmente profondo – conclude la storica dell’arte – perché l’opera è stata collocata accanto al Sacco del 1955, che recupera e attualizza il messaggio penitenziale”.

 

Vittoria Garibaldi, co-curatrice della mostra

 

Nel corso del 2023, il capolavoro Santa Maria Maddalena è stato fra i protagonisti della grande mostra sugli Uffizi organizzata dal Bund One Art Museum di Shangai. Il suo approdo a Perugia va a impreziosire ulteriormente l’esposizione NERO Perugino Burri, organizzata da Fondazione Perugia in collaborazione con Fondazione Burri. Un dialogo originale e ambizioso fra il Meglio maestro d’Italia e l’artista di Città di Castello, separati da quasi mezzo millennio ma uniti dall’uso sapiente del colore nero.

Il percorso di Palazzo Baldeschi, ideato a partire dalla Madonna col Bambino e due cherubini del Perugino, parte della collezione permanente di Fondazione Perugia, accoglie opere provenienti da alcuni fra i più importanti musei del mondo: oltre alle Gallerie degli Uffizi e al Museo del Louvre di Parigi, anche la Galleria Nazionale dell’Umbria e la Collezione Burri.

“La proroga di una mostra con prestiti così rilevanti – afferma Cristina Colaiacovo, presidente di Fondazione Perugia – rappresenta un caso eccezionale nel panorama artistico nazionale, segno del grande valore del progetto espositivo. Un valore ora confermato, oltre che dal successo di pubblico e critica, dal riconoscimento ottenuto dal Ministero della cultura, che ha attribuito all’iniziativa la qualifica di evento di importanza culturale”.

 


NERO Perugino Burri

A cura di Vittoria Garibaldi e Bruno Corà

Fino al 7 gennaio 2024

Palazzo Baldeschi al Corso

Corso Vannucci 66 – Perugia

Orari

Lunedì – venerdì: 15:00-19:00

Sabato e domenica: 11:00-19:00

Info e prenotazioni: Tel: 075 5734760

www.fondazioneperugia.it

Inaugurazione della mostra, sabato 28 ottobre, ore 16 – Sala dei Notari.

La mostra Rinascimento in bottega – Perugino tra i grandi della storia, organizzata dal Comune di Perugia – Assessorato alla Cultura, è curata da Cristina Galassi e Francesco Federico Mancini e realizzata con il contributo del Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario della morte del pittore Pietro Vannucci detto Perugino. Sarà visitabile al Museo civico di Palazzo della Penna di Perugia a partire dal 29 ottobre 2023 al 28 gennaio 2024.

 

 

L’esposizione presenta circa quaranta opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private che intendono mettere a fuoco una storia per immagini dove vengono poste in evidenza le capacità operative degli artisti in bottega, le loro umane debolezze e il loro rapporto con il reale. In mezzo a tutto questo: Perugino, con il suo carattere difficile ma all’occorrenza accomodante, che non gli impedirà, tuttavia, di essere l’inventore del sacro in pittura.

 

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