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Il Comune di Tuoro sul Trasimeno, la ProLoco di Isola Maggiore, il GAL Trasimeno-Orvietano e il Progetto Donna vede Donna insieme nella suggestiva isola lacustre dove arte, cultura, turismo e commercio si incontrano con uno sguardo positivo verso il futuro.

Il 29 e 30 agosto 2020, la centrale via Guglielmi di Isola Maggiore diventerà una galleria a cielo aperto, che ospiterà la mostra fotografica corredata da versi Donna vede Donna. L’evento è organizzato dalla Proloco di Isola, ARS Cultura, Trasimeno in Dialogo, con il supporto del GAL Trasimeno-Orvietano e del Comune di Tuoro sul Trasimeno.

S’incontreranno all’aria aperta, arte, turismo ed economia, nel rispetto delle distanze e in linea con le indicazioni istituzionali in tempo di Covid. L’inaugurazione della mostra Donna vede Donna, è prevista sabato 29 agosto alle ore 11.00, davanti all’ingresso del Museo del Merletto.

 

La mostra

La mostra di Isola è nata da un incontro di idee e di intenti tra Silvia Silvi, Lorena Passeri e Marco Pareti, coordinatore del progetto Donna vede Donna, trovando grandi consensi: la centrale via Guglielmi di Isola Maggiore ospiterà la mostra fotografica corredata da versi, Donna vede Donna.

Le finalità della mostra, giunta al suo sesto appuntamento, sono quelle di descrivere, con foto e versi, le varie sfaccettature femminili e di mettere in risalto la dolcezza, la bellezza e la centralità sociale delle donne, aborrendo ogni forma di violenza. Si potrà passeggiare nella bellissima via centrale di Isola Maggiore ammirando le opere fotografiche e leggendo i versi a corredo.

Tra l’altro alcune foto della mostra, vedono come protagoniste proprio alcune signore isolane dedite all’arte del merletto, il tipico Pizzo d’Irlanda, caratteristico della Maggiore.

Le fotografe sono nove, amatoriali e professioniste, tra italiane, russe e albanesi: Sara Belia, Roberta Costanzi, Elena Kovtunova, Antonella Marzano, Lorena Passeri, Rita Peccia, Antonella Piselli, Anastasia Trofimova, Renilda Zajmi. Le cinque autrici sono di origine italiana, russa e giapponese: Sara Belia, Naoko Ishii, Graziella Mallamaci, Mariapia Scarpocchi e Marina Sereda. Il coordinatore fotografico e direttore artistico è Stefano Fasi.

Isola Maggiore accoglierà arte e cultura, in sinergia con turismo e commercio, per favorire il rilancio economico e culturale, dopo il tempo sospeso del coronavirus. Vale la pena andare a visitare Isola Maggiore, dove si può respirare una storia unica e suggestiva di uno dei luoghi più caratteristici e magici in assoluto. Si ringrazia per il supporto e la gentile collaborazione, la ProLoco di Isola e i suoi abitanti, il GAL Trasimeno-Orvietano e il Comune di Tuoro.

Con un grande riscontro di pubblico, la mostra fotografica itinerante corredata da versi Donna vede Donna è giusta a coprire la sua seconda tappa: Deruta.

 

Sabato 8 febbraio, presso la Sala Consiliare comunale di Deruta, gremita di persone, c’è stata la presentazione del progetto Donna vede Donna, in cui sono intervenuti il Sindaco Michele Toniaccini, l’Assessore al sociale, la derutese Cristina Canuti, l’Assessore alla Cultura di Magione Vanni Ruggeri, Valter Sembolini, A.D. della Cooperativa Pescatori del Trasimeno, Francesca Caproni, direttrice del GAL Trasimeno-orvietano, Giovanni Montani – Sindaco di Acquasparta, la cittadina che ospiterà una delle prossime tappe della mostra (al momento ci sono 14 richieste tra Comuni, Enti e Associazioni, sia in Umbria sia fuori dei confini regionali e nazionali) – e Paolo Ricciarelli, presidente della ProLoco Deruta.

 

Le finalità della mostra Donna vede Donna sono quelle di descrivere, con foto prevalentemente ambientate al lago Trasimeno e versi, le varie sfaccettature femminili e di mettere in risalto la dolcezza, la bellezza e la centralità sociale delle donne, aborrendo ogni forma di violenza.
Nella stessa occasione è stato presentato il catalogo della mostra, edito da Morlacchi, accompagnato dalla declamazione delle poesie scritte dalle poetesse protagoniste del progetto Donna vede Donna, con la lettura da parte di Alessandra Di Cesare, Francesca Tuscano e Laura Adriani e da una serie di suggestivi video realizzati da Stefano Fasi.

 

L’evento derutese prevede, oltre la mostra internazionale fotografica corredata da versi, quattro incontri letterari, in cui vengono dibattute tematiche al femminile che prendono spunto dalle presentazioni di libri riferiti all’universo femminile.
Il primo, domenica 9 luglio ha riguardato la presentazione del libro Non è colpa mia – Voci di uomini che hanno ucciso le donne di Lucia Magionami e Vanna Ugolini, edito da Morlacchi, con la partecipazione di Massimo Pici, Presidente dell’Associazione Libertas Margot, Chiara Giussani vicepresidente dell’Associazione Franca ViolaCoordinamento Donne Todi, in un costruttivo dibattito con gli intervenuti sulle tematiche riguardanti i femminicidi e la violenza di genere.
Domenica 16 febbraio alle 16,00 sarà la volta della Ragazza del canneto di Marco Pareti, poi sabato 22 febbraio alle 16,00 presenteranno Laura Adriani il suo La gigante bambina e Francesca Tuscano i suoi Gli stagni di Mosca e Thalassa; domenica 23 febbraio, con inizio alle ore 17,00, ci sarà un reading degli autori della Bertoni Editore, sempre di opere riguardanti la sfera femminile.

 

La Mostra Donna vede Donna è ospitata nel centro storico derutese, nella splendida Antica Fornace Grazia. L’esposizione è rivolta a tutti, adulti e bambini, e soprattutto è pensata per sensibilizzare i giovani, attraverso un messaggio positivo e gioioso, sull’importanza e la rilevanza della donna nella vita quotidiana e nei suoi molteplici ruoli.
Marco Pareti è il coordinatore del progetto, coideatore insieme a Marina Sereda, mentre Stefano Fasi, è il coordinatore fotografico e direttore artistico con la collaborazione di Graziella Mallamaci. Trasimeno in Dialogo e Ars Cultura sono i progetti culturali e sociali sui quali poggia il messaggio di Donna vede Donna, con il supporto del GAL Trasimeno-orvietano.
Le fotografe sono nove, amatoriali e professioniste, tra italiane, russe e albanesi: Sara Belia, Roberta Costanzi, Elena Kovtunova, Antonella Marzano, Lorena Passeri, Rita Peccia, Antonella Piselli, Anastasia Trofimova, Renilda Zajmi. Le cinque autrici sono di origine italiana, russa e giapponese: Sara Belia, Naoko Ishii, Graziella Mallamaci, Mariapia Scarpocchi e Marina Sereda.

 

La mostra è aperta dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30 nei giorni di sabato e domenica, fino al 23 febbraio compreso.
Durante l’apertura della mostra saranno presenti alcune protagoniste, fotografe e scrittrici, come guide d’eccezione all’esposizione collettiva.
L’evento del giorno 8 febbraio è stato seguito, in diretta video streaming, da MEPRadio in collaborazione con BluSky.
La prossima tappa sarà a Perugia con l’inaugurazione della mostra Donna vede Donna, prevista il 28 febbraio pv alle ore 17,30 a Palazzo della Penna. Interverranno l’Assessore alla Cultura Leonardo Varasano, il giornalista Sandro Allegrini e l’artista Floriana la Rocca.

#MeuAyrton – Ayrton Senna alla velocità del cuore è la mostra fotografica inaugurata a Todi durante il Todi Festival, visibile dal 24 agosto al 9 settembre 2019.

La mostra è stata allestita nel Nido dell’Aquila, anzi nel Torcolarium, l’ambiente dove le monache lucrezie presiedevano alla torchiatura delle olive e dell’uva. È un luogo magico legato alla leggenda dell’aquila tuderte.

 

La sconosciuta leggenda della fondazione di Todi

Lo stemma di Todi, quello che si trova anche sulle porte di tutti i castelli che sono stati sotto la sua giurisdizione, è rappresentato da un’aquila ad ali spiegate che regge un drappo tra le zampe. La presenza di un drappo è insolita e non ci sono tracce storiche che lo giustifichino. Nel XVII secolo hanno elaborato una leggenda, che purtroppo non ha avuto un cantore come Virgilio e si è limitata a essere immortalata in due affreschi che si trovano nella sala grande del Palazzo dei Priori a Todi.
La leggenda narra che un giorno di 2.700 anni fa, più o meno quando veniva fondata Roma, un gruppo di uomini Veii-Umbri capeggiati da Tudero si riunirono per fare un picnic. Dovevano prendere una decisione importante: volevano fondare una città, la loro città.
Questi uomini sapevano già allora che se pranzi sul prato ti devi difendere dalle formiche che amano appassionatamente partecipare ai pranzi campestri. Questo gruppetto di uomini di un mondo remoto, prima di iniziare a discutere e a mangiare, distesero sul prato una tovaglia. Gli storici non dicono se portava già i disegni tipici della tessitura umbra, ma questo esula dal racconto. Mangiarono, discussero e presero la decisione di costruire la città ai piedi della ripida collina che li sovrastava.
Si stavano concedendo un momento di relax quando sopra di loro apparve l’ombra di un’aquila. Il grande uccello cominciò a girare in tondo tenendo d’occhio la scena, poi scese in picchiata, afferrò la tovaglia e riprese il volo verso la collina, portandosela dietro.
Gli uomini rimasero stupefatti, «Un’aquila che ruba una tovaglia deve avere un significato», si dissero. Tudero e i suoi seguirono le evoluzioni dell’aquila e ritrovarono la tovaglia in un punto estremo della collina, dove nidificava. Era un segno evidente degli dei. La città andava costruita lassù. E lassù si trova ancora oggi. All’inizio la chiamarono Tuder, come il fondatore, ma nel tempo è diventata Todi e conserva il ricordo dell’aquila con il drappo nel suo stemma.

 

Mostra dedicata a Senna

Il nido dell’aquila e la mostra su Ayrton Senna

«E il nido?», vi chiederete.
Il luogo del nido c’è ancora.
Richiede di essere trovato perché nessuna aquila nidifica in un luogo accessibile. Se salite la collina a piedi, vi accorgerete subito di quanto sia ripida; poi, arrivati in cima, mettetevi davanti al Duomo, girate a sinistra poi ancora a sinistra e poi a destra, seguite la strada in discesa fino a una porta con tettoia. Siete arrivati al monastero delle Lucrezie: entrate e vi troverete nel Nido dell’Aquila.
L’uccello maestoso se n’è andato via, lasciando al suo posto un luogo che è stato di preghiera e adesso è di cultura. Varcata la porta, vi troverete nel chiostro delle Lucrezie e sarete attratti dal panorama che domina la valle del Tevere, e dal prato del picnic. È un chiostro anomalo perché la parte porticata è piccola, mentre al primo piano si apre un grande loggiato. Se riuscirete a trovare lo stemma dell’aquila, lì troverete anche il nido e la mostra con le foto del pilota brasiliano.
Ayrton Senna è stato fotografato per anni da Paola Ghirotti, che l’ha seguito attorno al mondo cogliendo le sfumature delle emozioni di un uomo che stava per diventare un mito. I numerosi primi piani del pilota mostrano un viso bello, serio, concentrato. Mai sorridente. Dicono che fosse allegro, ma in pista dominava la concentrazione.
Forse portava in sé la saudade brasiliana. Ayrton ha sentito profondamente la responsabilità della ricchezza e in un’intervista disse: «I ricchi non possono vivere su un’isola circondata di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti la stessa possibilità».
La Fondazione che porta il suo nome in 30 anni ha fatto studiare a 25 milioni di bambini.
«Il mio nome è Ayrton e faccio il pilota
e corro veloce la mia strada
anche se non è più la stessa strada».