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Intervista con l’ex calciatore perugino, un vero idolo per tanti tifosi degli anni ‘90. Perugia e Juventus le sue squadre del cuore.

Erano diversi anni che cercavo di intervistare Fabrizio Ravanelli, e alla fine ci sono riuscita. Poche domande ma molto dirette, alle quali ha risposto in modo schietto.
L’ex calciatore, a Perugia (città in cui è nato e vive), in Umbria, in Italia e anche in Europa non ha bisogno di presentazioni; la sua carriera – iniziata nei primi anni ’80 con il Grifo e proseguita con Juve, Lazio, Middlesbrough e Olympique Marsiglia, per citarne alcune – parla da sola. Un palmarès che conta scudetti, Supercoppe, una Champions League e una Coppa UEFA, ma soprattutto è stato un idolo per tanti tifosi di calcio negli anni ’90, quando le magliette erano più larghe e le esultanze non avevano il copyright.
Oggi lo troviamo spesso in televisione come opinionista o in giro con la sua amata bici. «Attualmente la bicicletta è la mia grande passione, le dedico molto del mio tempo libero: mi fa sentire un ventenne e mi fa star bene fisicamente». Chissà se un giorno lo vedremo anche sulla panchina del Perugia? Ma andiamo con ordine…

 

Fabrizio Ravanelli. Foto da Instagram

 

Fabrizio, qual è il suo rapporto con l’Umbria?

Per me l’Umbria è un luogo speciale: ci sono nato, sono qui le mie radici e Perugia – che è bellissima – è la mia città. L’Umbria è il cuore verde d’Italia, e non credo ci sia un posto più bello in cui vivere.

 

La maglia della Juve, della Nazionale o del Perugia: quale tra queste l’ha sentita più sua?

Non c’è una classifica. Tutte e tre sono state importanti, fondamentali per la mia carriera e l’hanno rappresentata appieno. Il Perugia è la squadra della mia città, la squadra che mi ha lanciato, quella da dove sono partito (nel settore giovanile) e dove ho chiuso la carriera. La Juventus invece è la squadra del mio cuore, ho sempre tifato Juve sin da piccolo e arrivare a essere protagonista e a vincere tutto con la sua maglia è stato qualcosa di straordinario. La Juve mi ha lanciato nel grande calcio, mi ha dato l’opportunità di mettermi in mostra e con lei ho vinto tantissimo: dalla Champions League all’Europa League (all’epoca Coppa UEFA) dagli scudetti alla Supercoppa italiana, fino alla Supercoppa UEFA. Infine, indossare la maglia azzurra è stato un onore, perché rappresentare il tuo Paese nel mondo, credo sia il sogno di qualsiasi sportivo.

 

Come diceva, ha concluso la sua carriera con il Perugia, è un po’ un cerchio che si è chiuso…

Esatto. Terminare la mia carriera calcistica con il Perugia è stata la chiusura del cerchio. Era il sogno del mio povero papà che si è avverato. È stato bellissimo iniziare e finire a Perugia, perché comunque il Grifo è – e sarà – sempre una parte importante di me.

 

Ravanelli con la maglia del Perugia. Foto da Instagram

 

Le hanno mai proposto di allenarlo? Lo farebbe?

C’è stato un momento in cui ci sono andato vicino, ma mai in maniera concreta. Oggi sicuramente è un’utopia per me, è impossibile. Se dovesse accadere in futuro, avverrà sicuramente con un’altra società, non con questa attuale.

 

Kylian Mbappé ha messo il copyright sulla sua esultanza. Lei quando segnava si copriva la faccia con la maglia, un’immagine iconica degli anni ‘90: non l’ha messa sotto copyright?

La mia esultanza non ha assolutamente il copyright (ride). È nata dopo un gol contro il Napoli, è stato un gesto istintivo.

 

La sua iconica esultanza

 

Porta avanti dei progetti di solidarietà insieme a degli ex compagni: Juventus Legends e Azzurri Stars. Di cosa si tratta?

Con Juventus Legends e Azzurri Stars portiamo avanti dei progetti benefici: quando veniamo chiamati rispondiamo sempre presente. Con la nostra presenza e i nostri progetti possiamo aiutare chi ha veramente bisogno.

 

È un grande appassionato di bicicletta, ha altri hobby?

Attualmente la bicicletta è la mia grande passione, le dedico molto del mio tempo libero: mi fa sentire ancora un ventenne e mi fa star bene fisicamente. Il lavoro mi porta spesso lontano, ma quando sono a casa sto con i miei figli – anche loro giocano a calcio – e con mia moglie: loro sono la parte più importante della mia vita.

 

Questa domanda non posso non fargliela. È stata la “sua Juventus” nel 1996 – con un suo gol – ad alzare l’ultima Coppa dei Campioni/Champions League… poi questa impresa non è si più verificata. Ciò la inorgoglisce?

Alzare la Champions League è qualcosa di unico, è il sogno di tutti i calciatori. È la competizione più importante d’Europa e dà la possibilità di farsi conoscere nel mondo. Vincerla con la Juve nel 1996 (il 22 maggio) con un mio gol è stato bellissimo e indimenticabile: questo ancora oggi mi riempie d’orgoglio e credo che tutti i tifosi juventini si ricordino di quella grandissima squadra. Poi certo, se la Juve ha perso le successive finali è stata veramente sfortuna; mi dispiace molto e vorrei vederla rivincere la Champions il prima possibile.

 

Ultima domanda: la prima cosa che le viene in mente pensando all’Umbria…

Penso sicuramente alla campagna, alla qualità della vita e a tutte quelle cose che ho vissuto in gioventù in maniera spensierata come il lago Trasimeno, Perugia e le vasche fatte in corso Vannucci. Lo ribadisco: penso che l’Umbria sia uno dei posti più belli d’Italia.

Intervista con la docente e ricercatrice ternana, inserita tra le 1000 scienziate del mondo e nominata nel 2022 Foreign Adjunct Professor in geriatria traslazionale presso il Karolinska Institutet di Stoccolma.

Le eccellenze che rendono l’Umbria eccellente nel mondo. La professoressa Patrizia Mecocci, ternana DOC, è una di queste. Per scrivere il suo curriculum servirebbero pagine e pagine, tanti sono i riconoscimenti, le ricerche e le pubblicazioni realizzate. Proverò a riassumere per voi. La professoressa è una scienziata esperta degli aspetti clinici e biologici dell’invecchiamento; è autrice, anche in collaborazione con prestigiosi centri di ricerca internazionali, di oltre 350 articoli scientifici e 30 monografie e capitoli di libri.

Oggi è a capo della Struttura Complessa di Geriatria dell’Azienda Ospedaliera di Perugia ed è direttrice del Dipartimento di Medicina Interna e Medicina Specialistica 1, oltre a essere Professore Ordinario di Gerontologia e Geriatria dell’Università degli Studi di Perugia.
Nel 2022 il Comitato Scientifico del Karolinska Institutet di Stoccolma l’ha nominata Foreign Adjunct Professor in geriatria traslazionale, titolo attribuito a ricercatori con pubblicazioni di alto livello e riconosciuti come leader nel loro settore.
A fine 2023 è stata riconosciuta fra le mille migliori scienziate del mondo (26esima tra le ricercatrici italiane e 925 esima a livello mondiale) nella classifica stilata da Researach.com, una delle principali piattaforme accademiche che valuta i migliori ricercatori sulla base delle loro pubblicazioni. «È un riscontro concreto del tanto lavoro fatto in questi anni. Inoltre, è anche una rivincita per le donne». Una carriera e un percorso di vita che fanno impallidire molti e che l’hanno resa una figura di spicco, sia in Italia sia all’estero.
Abbiamo parlato con lei di tanti argomenti, alcuni anche un po’ fuori dagli schemi – dalla musica allo sport, dalle sue passioni ai diversi incarichi, fino ai suoi ultimi studi e al ruolo che le donne hanno nel mondo accademico – per conoscere Patrizia, non solo la professoressa Mecocci.

 

Professoressa Patrizia Mecocci

 

Professoressa la prima domanda è di routine: qual è il suo rapporto con l’Umbria?

Penso che sia la regione più bella d’Italia. Amo molto l’Umbria, la sua storia e la sua arte. È stata la bellezza del panorama di Assisi – che vedevo dal mio vecchio studio quando l’ospedale era ancora a Monteluce – a farmi lasciare gli Stati Uniti: lavoravo all’Università di Harvard e mi era stato offerto un contratto, però il richiamo di questo territorio è stato più forte. Forse il mio rapporto con l’Umbria mi ha un po’ tarpato le ali, magari la mia carriera sarebbe stata ancora più brillante se fossi rimasta negli Stati Uniti. Oppure no. Nella vita bisogna convincersi che le decisioni che si prendono sono quelle giuste, non serve avere rimpianti.

 

È stata inserita tra le 1000 scienziate del mondo. La prima cosa che ha pensato quando ha ricevuto la notizia?

Non lo immaginavo assolutamente e per questo sono stata molto felice. È un riscontro concreto del tanto lavoro fatto in questi anni, perché nella vita non sempre l’impegno viene riconosciuto dagli altri e dalla società. Inoltre, è anche una rivincita per le donne.

 

A tal proposito il suo commento dopo la nomina è stato: “Questo risultato mi porta a sperare che ci siano in futuro sempre più donne coinvolte come leader nell’attività di ricerca e che possano ottenere un sempre maggiore e meritato riconoscimento al loro impegno”. Siamo ancora lontani dal renderlo normalità?

Siamo un po’ meno lontani di quando ho iniziato la mia carriera. Ancora oggi purtroppo – ciò mi fa ridere e allo stesso tempo arrabbiare – articoli pubblicati su prestigiose riviste scientifiche come Science o Nature hanno molto spesso la firma finale di un uomo, nonostante il lavoro di ricerca e il laboratorio sia stato portato avanti interamente da donne. Il senior, il capoprogetto, ancora oggi è quasi sempre un uomo; ci dovrebbero essere più donne a ricoprire questo incarico.

 

Secondo lei perché accade questo?

Perché gli uomini stanno in cima alla piramide, poi sotto ci sono le donne. Il vertice è ancora maschile. Penso però che diventerà presto femminile perché, nell’area biomedica le donne prevalgono come numero. Per cui sono convinta che – visto che i numeri sono dalla nostra parte – si romperà il famoso tetto di cristallo.

 

In quanto donna si è dovuta impegnare maggiormente rispetto a un uomo per raggiungere i risultati che ha ottenuto? Ha avuto mai questa sensazione?

Assolutamente sì. Se un uomo deve dimostrare di essere bravo, una donna deve dimostrare di essere molto brava: occorre sempre qualcosa in più. Quello che posso dire di positivo è che, nel mio percorso lavorativo, ho avuto pochi intralci, penso ai miei maestri che mi hanno lasciato libera di andare a fare ricerca dove volevo. Sono stata molto autonoma e questo è stato un grande vantaggio. Non tutte le mie colleghe hanno avuto – e hanno – queste possibilità.

 

C’è lo studio di cui è più orgogliosa? Un traguardo di cui va più fiera?

Sicuramente lo studio che ho realizzato negli Stati Uniti: una ricerca veramente innovativa. Ho studiato una molecola che all’epoca – parliamo del 1992/93 – non si trovava in commercio, quindi l’ho sintetizzata da sola come fossi un chimico. Mi sono dovuta arrangiare, mi sembravo Maga Magò (ride). Però alla fine, dopo mesi di fallimenti, ci sono riuscita, e questo per me è stato motivo d’orgoglio. Ricordo ancora che, per 4-5 mesi, durante gli incontri con i ricercatori e con il professore referente, non riuscivo a presentare nessun risultato, mi sentivo umiliata e incapace; poi quando le cose hanno cominciato a funzionare e ho concluso lo studio è stata per me una grande soddisfazione, soprattutto perché avevo fatto tutto da sola.

 

Ha avuto sviluppi concreti questa ricerca?

Si è sviluppata nello studio del ruolo dello stress ossidativo nell’invecchiamento cerebrale, nell’invecchiamento in genere e nelle demenze. Da lì poi sono partiti diversi studi.

 

A che punto è oggi la ricerca sull’invecchiamento cerebrale e sulle malattie degenerative?

In questo momento ci stiamo focalizzando sugli aspetti legati alla senescenza che è il nucleo base di tante patologie cronico-degenerative come l’Alzheimer, i tumori, l’insufficienza respiratoria o lo scompenso cardiaco. Queste patologie si manifestano maggiormente con l’invecchiamento, quindi il nostro scopo è quello di studiare dei marcatori attraverso il sangue per individuare i soggetti che avranno un invecchiamento più rapido (di conseguenza un elevato rischio di patologie cronico-degenerative) per provarne a fermare o rallentare lo sviluppo con farmaci già presenti in commercio o con molecole naturali.

 

Nessuno vuole invecchiare. Esistono pratiche quotidiane per ritardare l’invecchiamento cerebrale?

Ci sono degli studi e dei gruppi di ricerca svedesi e finlandesi, con i quali collaboriamo, che stanno portando avanti dei progetti fondati sulla prevenzione della fragilità. Si basano su esercizi di attività fisica e di attività di stimolazione cognitiva, come i giochi che tengono attivo il cervello. Inoltre, è importante favorire la socializzazione e la socialità, bisogna stare in compagnia, e occorre optare per un’alimentazione ricca di frutta, verdura, pesce e bere molta acqua. Una dieta il più equilibrata possibile perché spesso, invecchiando, le persone tendono ad alimentarsi male: penso agli anziani che la sera mangiano caffè d’orzo, latte e biscotti, e questo non è salubre.

 

La professoressa con il suo gruppo di lavoro

 

Preferisce il laboratorio, la corsia o le aule universitarie?

Il top per me è la ricerca, mi dà tanta soddisfazione. Mi piace anche la corsia perché ti mette in relazione con le persone e s’impara tanto; il difficile però è soddisfare le aspettative dei pazienti e dare loro le risposte giuste di cui hanno bisogno. Trovo interessante anche la didattica, solo che negli ultimi anni si percepisce molto un atteggiamento di diffidenza verso i docenti e si è creata un’atmosfera molto basata sui giudizi, dei professori verso gli studenti e degli studenti verso i professori. Si ha la sensazione di vivere sempre sotto esame che svaluta quello che è il vero ruolo dell’Università. Mi spiego. Il nucleo non è solo superare test o verifiche, ma creare un rapporto fra studenti e docente, in modo tale che quest’ultimo trasmetta e condivida ciò che ha imparato nel corso della sua vita; invece nell’aria spesso si respira solo l’incubo dell’esame, di finire il corso nel più breve tempo possibile, del rapporto con il docente spesso percepito solo come un esaminatore. Ciò impoverisce tutto, mentre l’Università deve essere un luogo dove le diverse generazioni si relazionano e scambiano idee. Mi piacerebbe tanto che docenti e studenti sentissero l’Università come un luogo di cultura e non un esamificio.

 

Chi è Patrizia quando si toglie il camice? Cosa le piace fare?

Mi piace leggere romanzi, studiare storia e storia dell’arte, visitare musei, mostre, andare al cinema e a teatro. Apprezzo tutto ciò che è artistico anche se non so assolutamente disegnare o dipingere. Adoro anche viaggiare, scoprire altri Paesi e altre persone.

 

Nella sua vita non può fare a meno di…

Della musica e degli amici.

 

Ora sono curiosa: che musica ascolta?

Di tutto: dalla classica al rock degli anni ’80-’90. Mi piace il cantautorato italiano, mentre tra le nuove generazioni rock apprezzo i Greta Van Fleet: a luglio saranno in concerto a Mantova, se ce la faccio mi piacerebbe andare.

 

La professoressa Mecocci durante un viaggio in Bolivia

 

Ho letto che è anche appassionata di calcio: per che squadra tifa?

Tifo Ternana e Inter, ma le seguo meno perché il calcio di oggi è deludente. I giocatori cambiano continuamente casacca per cui non sai mai se quel giocatore gioca con la tua squadra o con la squadra avversaria, ascoltare una partita alla radio diventa difficile. È un mondo gonfiato e pieno di soldi, per questo non mi diverte più, però fino a una decina di anni fa mi piaceva molto.

 

È vero che da piccola era la mascotte della Ternana?

Fino alla terza media sono stata una mascotte delle Fere e ho continuato a seguire la Ternana anche per tutto il periodo del liceo, andavo allo stadio. Poi, durante l’università ho rallentato. Ora seguo molto la pallavolo e il rugby.

 

Tifa per la Sir, anche se è di Perugia?

Sì, se vince sono contenta. Quando una squadra è forte le si deve comunque riconoscere i meriti (ride).

 

Lo fa ancora l’album delle figurine?

Adesso non più, ma da ragazzina facevo l’album dei calciatori.

 

Ha realizzato i suoi sogni? Quando era bambina già si immaginava medico?  

Già a quattro anni dicevo a tutti che da grande avrei fatto il medico, mentre non pensavo assolutamente alla carriera accademica. Quella è iniziata in modo casuale con l’opportunità di fare un dottorato di ricerca subito dopo la laurea, prima in Svezia e poi negli Stati Uniti. Questo mi ha svoltato la vita. Tutti dovrebbero provare ciò che gli piace, per questo non trovo giusto il test d’ingresso alla facoltà di Medicina, che spesso blocca i sogni di un diciottenne. Un giovane dovrebbe iniziare gli studi, poi se capisce che non è la strada giusta, smette o cambia facoltà.

 

Non crede che i test possano fare una scrematura?

I test d’ingresso non selezionano i migliori, lo dico da docente che ha visto arrivare alla laurea anche persone mediocri. Spesso mi chiedo come abbiano fatto a superare l’ammissione: questo dimostra che il test non seleziona i migliori, la meritocrazia è ben altro.

 

Quale consiglio darebbe ai ragazzi, in particolar modo alle giovani donne, che vogliono intraprendere il suo mestiere?

Di avere costanza, di non farsi sottomettere da nessuno. Se si ha un’idea buona va portata avanti, non avere paura di sbagliare e non mollare alla prima difficoltà. Bisogna andare avanti con competenza e studiare. Inoltre, smetterla di pensare sempre che ci sono quelli più fortunati o più raccomandati.

 

Proprio come faceva Pietro Mennea. È ancora lui il suo mito o è cambiato?

No, è sempre lui. Mennea aveva una struttura fisica alla quale non avresti dato un soldo di fiducia. Lui però si è allenato con costanza e tenacia, e ha trasformato il suo fisico mingherlino. È una persona che ha detto: «Se io voglio, posso». Non è sempre detto che questo riesca a tutti, però lui ha dimostrato che se si vuole qualcosa si può ottenere. Era anche una persona molto intelligente perché ha conseguito – se non sbaglio – quattro o cinque lauree.

 

Lei si è rivista in questo atteggiamento?

Lui è un livello molto superiore (ride). Pensi, ogni volta che rivedo le sue gare mi commuovo.

 

Ultima domanda: qual è la prima cosa che le viene in mente pensando all’Umbria?

L’Umbria è una regione bellissima, straordinaria e unica, ma si visita con difficoltà perché non ha buoni collegamenti stradali e ferroviari e su questo si deve impegnare di più. I turisti che vengo qui, vedono dei posti unici, ma compiono un’impresa titanica. Va resa più fruibile.

Tanta musica e sport insieme agli appuntamenti legati alle tradizioni e all’enogastronomia nel ricco calendario degli eventi che accenderanno la città nel corso dell’anno.

Dalla Città nascosta protagonista dei mesi invernali alla primavera in cui Orvieto rifiorisce con l’orgoglio delle sue tradizioni, dall’estate piena di musica per ogni genere di pubblico all’autunno in cui i sapori delle eccellenze enogastronomiche si prendono la scena. E ancora teatroartecultura e sport. Manifestazioni e iniziative per tutte le stagioni nel programma 2024 di Orvieto Always On, il calendario unico degli eventi promosso e coordinato dal Comune di Orvieto con la collaborazione degli organizzatori dei vari appuntamenti che accenderanno la città nel corso dell’anno.

 

Un’immagine dell’ultima edizione di Orvieto Sound Festival in Piazza del Popolo

Tradizione

Archiviata con successo anche la quinta edizione di “Innamorati di Orvieto”dal 14 al 19 marzo sono in programma le iniziative in occasione di San Giuseppe, patrono della città, con la consegna del “Pialletto d’oro” a cura della Cna (14 marzo), la Passeggiata di primavera (domenica 17 marzo) e la tradizionale frittellata in Piazza Duomo (19 marzo). Nel mezzo anche il Saint Patrick’s Day al Pozzo di San Patrizio (17 marzo). Appendice musicale il 24 marzo al Teatro Mancinelli con il concerto della Filarmonica di Orvieto “D’incanto…la Banda”. Dal 17 al 19 maggio la 12esima edizione di “Orvieto in Fiore” che celebra la Pentecoste e il suggestivo volo della Palombella in Piazza Duomo (domenica 19 maggio), il 2 giugno il Corpus Domini e lo spettacolare Corteo Storico anticipato come di consueto dal Corteo delle Dame (31 maggio) e dalla Staffetta dei Quartieri (1 giugno).  Tra la Pentecoste e il Corpus Domini l’edizione 2024 del Festival “Arte e Fede”. Dal 29 novembre al 6 gennaio 2025 infine l’ottava edizione di “A Natale regalati Orvieto” che porta in dono la 31esima edizione di Umbria Jazz Winter (28 dicembre-1 gennaio).

Sport

Sarà un 2024 ricco di appuntamenti sportivi con particolare riferimento ai motori. Dopo tre anni, venerdì 14 giugno torna a Orvieto l’affascinante carovana della Mille Miglia mentre dal 23 al 26 maggio il Palazzo del Popolo e la sua piazza saranno il punto di partenza e di arrivo degli oltre 350 partecipanti alla “1000 Sassi”, evento motociclistico nazionale organizzato da Motolampeggio in collaborazione con la Federazione Motociclistica Italiana, il Coni e Sport&Salute. Il 27 settembre faranno invece tappa a Orvieto i circa 100 partecipanti alla 9° edizione della “Brescia-Napoli”, manifestazione motociclistica di mezzi d’epoca che percorre l’Italia da Nord a Sud. Dal 25 al 27 ottobre naturalmente l’evento motoristico per eccellenza della città, la Cronoscalata della Castellana che per l’edizione numero 51 si fregia del titolo di Finale nazionale CIVM – Campionato italiano velocità montagna e attende tutti i migliori piloti del circuito. Il padel ha aperto a febbraio il calendario sportivo con il doppio appuntamento delle finali regionali TPRA e le pre-qualificazioni al Premier Major di Roma e ora il movimento si prepara al Torneo dei Quartieri che ci sarà dal 20 al 30 maggio mentre il 16 aprile il tennis torna in Piazza Duomo con l’iniziativa “Tennis in giro per l’Umbria” organizzata dalla FITP. Domenica 3 marzo intanto i grandi campioni della mountain bike si sono dati appuntamento all’edizione speciale della Orvieto Wine Marathon che quest’anno si apre anche alle e-bike. Il 12 aprile invece il fischio d’inizio della 29esima edizione del Torneo di calcio giovanile “Mario Frustalupi” che terminerà con la finale in programma allo Stadio Muzi il 23 giugno. Domenica 26 maggio a Ciconia la 14esima edizione del Memorial “Luca Coscioni” di atletica leggera con la corsa di 5 chilometri su strada valida quest’anno per il titolo di Campione italiano Master di categoria. Il 14 aprile sarà invece la volta della prima edizione della Orvieto Walking Marathon.  Dall’11 al 16 giugno a Piazza Marconi il Torneo di basket dei quartieri “Corrado Spatola”. Tra sport e solidarietà l’appuntamento del 15 settembre a Prodo con la Giornata della Solidarietà del Cai che porterà appassionati dell’outdoor da tutta la regione e ospiterà anche la quarta edizione di “Ci Casco – Metti in moto l’inclusione”.

Musica

Dalla classica alla lirica, dal pop al rock, la bella stagione trasformerà Orvieto in una spettacolare arena musicale. Attesissimo anche quest’anno, dal 25 al 28 luglio“Orvieto Sound Festival”, giunto alla quarta edizione, che in questi anni ha portato in Piazza del Popolo artisti del calibro di Diodato, Silvestri, Consoli, Britti, Noemi e Carl Brave, e nuovi talenti amati dai giovanissimi come Rkomi, Bresh ed Ernia. L’anteprima del ricco programma musicale l’11 maggio con il “Made in Umbria Street Festival” pronto a portare in Piazza del Popolo tanti giovani con la musica dance e dal vivo, dal 19 al 23 giugno al Parco Urbano del Paglia il “Ciconia Summer Festival”, il 28 e 29 giugno di nuovo in Piazza del Popolo l’“Orvieto Music Fest”dall’11 al 21 luglio ai Giardini pubblici di Sferracavallo “Rock a tutta birra”. Tra luglio e agosto torneranno anche il Festival Internazionale Green Music e il Maf-Music Alt Festival. Il 20 marzo in Duomo il tradizionale Concerto di Pasqua della Rai con Daniele Gatti che dirigerà l’Orchestra del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Dal 17 giugno al 5 luglio la 31esima stagione di “Orvieto Musica”, la rassegna di musica da camera che proporrà corsi e cinque concerti pubblici in varie location della città. Festeggerà la 46esima edizione invece “Spazio Musica” che dall’8 luglio al 31 agosto porterà la lirica al Teatro Mancinelli con due mesi di workshop, concorsi e soprattutto due opere: “La Cenerentola” (1-2-3 agosto) e “Il trovatore” (31 agosto). A settembre – dal 6 al 15 – infine un altro grande appuntamento con la quarta edizione di Orvieto Festival Piana del Cavaliere, sempre al Teatro Mancinelli, che sarà anticipato da un concerto dell’Orchestra Filarmonica “Vittorio Calamani” il 25 aprile. Musica ma non solo anche nel programma di One-Orvieto Notti d’estate (1 luglio-9 agosto) che al Giardino dei Lettori della Biblioteca comunale porterà anche il cinema all’aperto, letteratura, teatro e incontri di approfondimento.  Completano il programma poi i concerti della rassegna “Insieme nel segno della musica” promossa da Scuola comunale di musica “A.Casasole”, Unitre e Isao al Ridotto del Teatro Mancinelli (24 marzo, 14 aprile, 5 maggio).

Il Teatro al centro

Il Teatro Mancinelli sarà al centro di numerosi appuntamenti che spaziano dalla prosa alla musica, dalla danza al cinema. Il 9 e 10 marzo torna “Orvieto in Danza”, rassegna internazionale giunta alla quinta edizione, dal 22 al 29 settembre “Orvieto Cinema Fest” numero 7, il festival internazionale dei cortometraggi. Naturalmente poi gli spettacoli della stagione “30 anni in Compagnia” – Marina Confalone e Mariangela D’Abbraccio (1 marzo), Fabio Canino (17 marzo), Rocco Papaleo (19 aprile), Angelo Mellone ed Eleonora Giorgi (27 aprile) – e i fuori abbonamento “BeatleStory – A Hard days night” (23 marzo) e il cartellone della stagione del Ridotto “Mancinelli Off”.

Enogastronomia

La valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche della città e del territorio passerà per due appuntamenti ormai consolidati nel cartellone degli eventi: “Benvenuto Orvieto Divino” (maggio-giugno) organizzato dal Consorzio Tutela dei vini di Orvieto e “Orvieto città del gusto, dell’arte, del lavoro e dell’innovazione” con la Passeggiata con gusto fissata nel weekend del 21 e 22 settembre. Fino ad aprile anche le degustazioni stellate nei ristoranti della città del progetto “Le stelle di Orvieto” accompagnate dalle degustazioni dei prodotti del partenariato in occasione della festa dell’Assunta, patrona di Orvieto (15 agosto).

Gli altri appuntamenti

Ad arricchire il calendario di Orvieto Always On anche altre manifestazioni e iniziative di vario genere. Tra le principali “Orvieto Scienza”, al Teatro del Carmine e a Palazzo del Popolo dal 29 febbraio al 2 marzo“Fiof”, il festival della fotografia, che occuperà diversi spazi della città dal 15 al 17 marzo, la Giornata della Gentilezza (21 marzo), le performance di ArtEventidal 26 aprile al 5 maggio al Teatro del Carmine, “Il Paese delle Rose” a Rocca Ripesena (maggio), la Giornata del Naso Rosso con i Clown Vip (12 maggio), il meeting italiano del progetto europeo Divaircity di cui Orvieto è una delle cinque città pilota (14-18 maggio), la Festa di Fine Estate dell’associazione Ciconia W (23-24 agosto), e la Giornata delle Famiglie al Museo (9 ottobre).


Tutto il calendario completo e aggiornato su Live Orvieto.

Martedì 5 dicembre, alle 20.30, MenteGlocale, che ha realizzato il progetto, e Daniele Suraci, il regista, presentano “Come una piuma”.

Dai primi esercizi su quel palo piantato nel salotto di casa a Magione, Francesca Cesarini ne ha fatta di strada e ne ha aperte di strade per tutte e tutti. Campionessa italiana e mondiale di para pole dance, fresca vincitrice dell’edizione 2023 di Italia’s got talent, la produzione originale Disney+ prodotta da Fremantle Italia, oggi, a 16 anni, è un’atleta che ha già dimostrato tutto il suo valore. E martedì 5 dicembre ci sarà un’altra serata particolare per lei e per la sua famiglia. Alle 20.30, al Teatro Mengoni di Magione, MenteGlocale, associazione perugina specializzata in progetti di animazione e comunicazione sociale, presenta in anteprima il film documentario sulla storia umana e sportiva di Francesca.

(La serata è ad ingresso libero – priorità di posto ai donatori – per prenotazioni scrivere a: info@menteglocale.com).

Durante le riprese di “Come una piuma”

Un lavoro, realizzato dal regista Daniele Suraci, che racconta il desiderio di riuscire, la determinazione nell’affrontare la vita nonostante le difficoltà e la necessità, a volte, delle sfide. Una coming of age story, un racconto di crescita e conoscenza di sé. Un progetto nato nel febbraio del 2022 e che dopo una raccolta fondi online sulla piattaforma Produzioni dal basso, che ha coinvolto 103 donatori tra persone e aziende, oggi vede la sua prima proiezione pubblica. Durante la serata sarà presente Francesca Cesarini, sua sorella Sara, la mamma Valeria Mencaroni, il papà Marco, i suoi amici e le sue amiche. Nessuno dei protagonisti ha visto il film; sarà per tutte e tutti una vera prima assoluta.

La serata di martedì è anche un momento di restituzione pubblica dopo la fiducia accordata dai donatori e un’occasione per festeggiare “in casa” i recenti e grandi successi di Francesca.

Francesca oggi ha 16 anni, è nata senza due avambracci e una gamba e ha un palo piantato nel salotto di casa, dove si arrampica e si allena costantemente. Questo il soggetto di “Come una piuma” di Daniele Suraci (Italia, 2023, 33 min.). La storia e le imprese artistiche e sportive di Francesca oggi sono note a livello nazionale e anche oltre (vista la sua recentissima partecipazione alla versione spagnola della produzione Disney+). Il film racconta con il linguaggio del documentario l’adolescenza di una ragazza di sedici anni che mette in mostra il suo corpo attraverso uno sport dove la perfezione fisica ha la sua importanza; il coraggio di mostrarsi per come si è. Il ruolo di un mentore, lo sport come via d’uscita efficace da una vita fatta (almeno sulla carta) di limiti fisici, la sua grande determinazione. La sua rinascita e il passaggio dall’adolescenza verso la giovinezza.

 

L’atleta Francesca Cesarini

 

A Francesca mancano le braccia e mezza gamba, ma a sostenerla, oltre agli affetti, c’è tutta la sua forza e determinazione. Una storia vera, un racconto intimo sul percorso sportivo della protagonista; sui suoi sogni e sulle sue fragilità, l’adolescenza e un amore per se stessi che, piano piano e poi all’improvviso, inizia a sbocciare. Francesca Cesarini ha scelto uno sport dove le braccia fanno praticamente il 90% del lavoro ed essere arrivata a farlo in modo eccellente è stata solo una delle soddisfazioni che è riuscita a prendersi, ancora così giovane. Come ha spiegato dopo la vittoria a Italia’s got talent: “Tutto quello che faccio è sempre una sorpresa, ma rispetto agli altri mi sento una persona normale. Il mio vuole essere anche un messaggio, possiamo farcela, non esistono limiti”.

Il film è realizzato da Daniele Suraci, aiuto regia Giallo Giuman, fonico Daniele Scialò, interviste Giorgio Vicario. Il progetto, realizzato grazie alla raccolta fondi su Produzioni dal basso, è cofinanziato da EticaSGR e grazie al supporto di Banca Etica, Civ – Compagnia per l’innovazione e per i valori, CIV Suisse, Cancelloni Food Service, Invertika, The Pole, NaturaSì – Perugia via della Pallotta, Promovideo. Come MenteGlocale vogliamo ringraziare: Altrove Danza di Magione, Compagnia Colonna Firenze, il ristorante Sapore di Stelle di Magione, Happy Days luna park, Sirci Cucine e tutte le persone, le amiche e gli amici, le associazioni e le aziende che hanno contribuito con le loro donazioni e il loro supporto alla realizzazione di questo film. La serata è a ingresso libero (priorità di posto ai donatori).

 


Per prenotazioni scrivere a: info@menteglocale.com

Sabato 25 e domenica 26 novembre 2023, alla Padel Arena di Perugia, si terrà la prima edizione del torneo Clementina Day.

Si tratta di un evento di carattere benefico nato dalla collaborazione tra il Charing Golf Tour e il Lions Club Perugia Host. Il ricavato sarà devoluto all’Istituto Serafico di Assisi per il progetto #inaiuto.

Il torneo si articola in 2 categorie: il misto dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e il maschile dalle ore 14:30 alle ore 18:30.
La prima fase sarà a gironi, mentre la seconda a eliminazione diretta.
Sono previsti premi e gadget per tutti i partecipanti.

 


Quota di iscrizione: € 20,00
Per l’iscrizione: compilare il modulo d’iscrizione o chiamare il 327 0103349.

«Fin da ragazzo ho capito che la pallavolo poteva rappresentare qualcosa d’importante, anche se non mi aspettavo questi risultati. Guardavo la “Generazione dei fenomeni” e volevo essere come loro.»

Quando intervisti l’allenatore italiano più vincente della pallavolo, fresco di Supercoppa con la Imoco Volley di Conegliano e del titolo europeo con la nazionale femminile turca, tutto ti aspetti meno che finire a parlare di calcio. Con Daniele Santarelli, nato a Foligno 42 anni fa e cresciuto sportivamente in diverse parti d’Italia, è andata così. Ma prima del Milan (la squadra che entrambi tifiamo) abbiamo chiacchierato anche di molto altro: delle sue vittorie (tante), dell’Umbria (che porta sempre con sé), delle donne che allena e persino di Carlo Ancelotti. «È il mio idolo, ho letto tre libri su di lui. Magari fossi come Ancelotti, mi manca però qualche Champions.» Daniele è ancora giovane e il tempo per vincerle ce l’ha.
Santarelli, con la sua bacheca ricchissima di trofei, è l’allenatore più vincente della pallavolo italiana: un Mondiale con la nazionale femminile della Serbia, cinque scudetti, quattro Coppe Italia, due Mondiali per club, una Champions League e sei Supercoppe italiane, l’ultima conquistata pochi giorni fa. Nello stesso anno (2022) ha vinto due medaglie d’oro: la prima sulla panchina della Serbia, la seconda pochi mesi dopo guidando la Imoco Volley. Con la Turchia nel 2023 ha portato a casa una medaglia d’oro alla Volleyball Nations League e un Campionato Europeo.

 

Daniele Santarelli con la coppa del Campionato Europeo 2023

 

Daniele, qual è il suo rapporto con l’Umbria?

L’Umbria è casa mia. Ogni volta che torno respiro un’aria familiare. È il luogo in cui sono nato e cresciuto, dove abitano i miei parenti e i miei amici. Mi manca sempre.

 

Da quanto tempo vive fuori regione?

Da 15 anni.

 

Che ricordi ha dei suoi inizi a Foligno?

Ho dei ricordi meravigliosi. La pallavolo da professionista era solo un sogno; giocavamo alle Commerciali, eravamo quattro gatti. Il volley non era uno sport molto diffuso all’epoca, né a Foligno né in Umbria. Da subito però ho capito che poteva rappresentare qualcosa d’importante, anche se non mi aspettavo questi risultati. All’inizio era solo un gioco, una passione, un sogno: guardavo la famosa Generazione di fenomeni – l’Italia di Julio Velasco che in quegli anni vinceva tutto – e volevo essere come loro. Tutto ciò che aveva a che fare con questo sport era qualcosa di magico.

 

È proprio di queste ore la nomina di Velasco come nuovo ct della nazionale femminile di volley. Chissà se saprà ricreare una squadra all’altezza di quella maschile degli anni ‘90?    

Me lo auguro, ma non è nemmeno confrontabile.

 

Torniamo a lei. La sua strada sportiva com’è proseguita?

Ho girato molto. Sono stato a giocare a Vicenza per due anni, per poi trasferirmi a Terracina. Da allenatore ho iniziato a Pesaro, poi sono andato a Urbino e a Casalmaggiore. Da 9 anni sono a Conegliano (Treviso).

 

Ha dichiarato: “Conegliano è casa mia, e ormai lo è da tanto tempo”: tornerà, magari a fine carriera, a vivere in Umbria?

Non ci voglio pensare alla fine della mia carriera, mi mette tristezza. (ride)

 

 

È fresco della vittoria del Campionato Europeo con la Turchia: se lo aspettava questo risultato?

C’era qualcosa che mi portava verso la Turchia. Sapevo di fare un cambiamento strano, quasi pazzo, perché lasciavo la Serbia, una squadra che aveva vinto gli ultimi due Mondiali, un bronzo olimpico e un argento europeo, però qualcosa mi diceva che questa nuova scommessa era per me una sfida da accettare. Ero convinto che avremmo fatto bene, nessuno però si aspettava un’estate come quella trascorsa: la vittoria della Volleyball Nations League, il Campionato Europeo e la qualificazione alla World Cup. Tutto questo mi inorgoglisce tantissimo e sono molto felice, anche se ora sono salite le aspettative.

 

Questo la spaventa?

No. Le pressioni fanno parte del mio lavoro, sin da quando ho iniziato. Sono io stesso, a volte, a mettermele addosso ma non mi preoccupo, perché in realtà ho ben chiaro quello che voglio.

 

Parliamo della partita giocata all’Europeo contro l’Italia: il suo cuore era diviso a metà?

L’Italia è il mio Paese, è ovvio che cantare l’inno e conoscere tutti dall’altra parte della rete fa un certo effetto, però è il mio lavoro e, a prescindere dalla nazionale o dal club che alleno, io voglio vincere. Ho sempre pensato questo, anche quando giocavo a bassi livelli: se gioco a carte con mia mamma faccio di tutto per vincere e sto malissimo se perdo! (scherza). Quando giocavo al campetto coi miei amici non accettavo la sconfitta: la competizione sportiva fa parte di me.

 

È considerato l’allenatore più vincente nella storia della pallavolo italiana. Vista la sua risposta precedente: quanto ne è orgoglioso?

Molto, però non ci penso. Non voglio guardare quello che è stato, ma quello che sarà. Finora ho fatto un bel cammino, ma il mio viaggio è ancora lungo e me lo voglio godere appieno. Forse lo farò – come diceva lei prima – quando tornerò in Umbria e sarò in pensione, ora non è il momento di fermarmi a pensare.

 

Il suo prossimo obiettivo?

Le Olimpiadi del 2024.

 

Santarelli con alcuni dei tanti trofei vinti

 

Leggendo il suo palmarès mi è venuto in mente Carlo Ancelotti, l’allenatore di calcio italiano tra i più vincenti. Si arrabbia se faccio questo parallelismo?

No, assolutamente. È il mio idolo, ho letto tre libri su di lui. Magari fossi come Ancelotti, mi manca però qualche Champions (ride). Mi piace tanto per la personalità, per il carisma, la simpatia, la pacatezza e il modo di fare. È davvero un personaggio, forse il migliore. Antonio Conte e José Mourinho per me sono degli esempi e mi affascinano, però mi avvicino molto più ad Ancelotti, anche per il rapporto che ha con i giocatori, con la stampa e per il suo modo di festeggiare.

 

Ha fumato anche lei il sigaro per festeggiare?

Qualche volta sì. (ride)

 

Qual è il segreto per creare un gruppo vincente?

Senza il talento delle giocatrici non si va da nessuna parte. È ovvio però che ci vuole qualcosa in più: lo spirito, le motivazioni, l’ambiente, l’atmosfera e anche una buona dose di fortuna. Tutto si deve incastrare. Quando ho scelto di allenare la Turchia sapevo che era una nazionale con del potenziale; ho fatto subito capire alle giocatrici quali fossero le mie idee e le mie motivazioni e ho cercato di farle stare bene. Non è facile creare una squadra vincente: ci vuole tempo e si deve lavorare giorno dopo giorno, non è un interruttore che si accende e si spegne. Ma soprattutto si deve essere sinceri con chi si allena.

 

Ha qualche rito prima di una gara?

Non sono scaramantico per niente. Intorno ho persone scaramantiche che cercano di contagiarmi, ma non ci riescono.

 

Ha allenato sempre squadre femminili?

No. Ho iniziato allenando gli uomini partendo dalle categorie più basse poi si è aperta la possibilità di lavorare con le donne, per le squadre femminili c’è maggiore richiesta.

 

C’è molta differenza?

Assolutamente sì. La pallavolo femminile è molto più adatta a me. Sono predisposto a gestire la loro complessità e la loro mente: le donne hanno bisogno di attenzioni, di essere ascoltate, capite e danno molto più degli uomini. Hanno degli apici incredibili, sia in positivo sia in negativo: quando l’apice è positivo arrivano ad altissimi livelli.

 

Una curiosità su Daniele che in pochi conoscono…

Ora su due piedi non mi viene in mente. Posso dire che sono fissato con l’alimentazione e cerco di mantenermi in forma, non sgarro mai. Sono anche molto quadrato e precisino, a volte divento fastidioso. Non sopporto il disordine, la confusione e la disorganizzazione. Questo si manifesta sia nella vita lavorativa sia in quella privata.

 

 

Santarelli sulla panchina della Serbia

 

Segue altri sport?

Sono molto appassionato di calcio.

 

Per quale squadra tifa? L’avverto che la sua risposta decreterà l’esito dall’intervista (scherzo).

Sono un milanista sfegatato. Lo seguo sempre e leggo tutto.

 

Ottima risposta…

Ah, è andata bene!

 

È sposato con Monica De Gennaro, che gioca nella Imoco Volley e che lei allena: il pallone resta fuori o anche in casa si parla di volley?

Spesso resta fuori anche se, essendo il nostro lavoro, è normale che a volte se ne parli.

 

Per concludere, la prima cosa che le viene in mente pensando all’Umbria?

Sicuramente il palazzo grigio a Sportella Marini, il quartiere di Foligno dove sono cresciuto. Lì vive ancora mia mamma e lì ho passato la mia infanzia: ho dei ricordi sia belli sia brutti. I giochi, il terremoto del ’97, tutto è riconducibile a quel palazzo, per me è un qualcosa di incredibile.

 

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

È una terra magica, naturale e molto semplice: me ne sono accorto quando sono andato via, è solo a quel punto che ho capito dov’ero cresciuto. È anche un luogo fuori dal mondo – sia in positivo sia in negativo. Quando la criticano la difendo a spada tratta come se fosse la mia famiglia. L’Italia è bella, ma l’Umbria ha qualcosa di unico.

Il Lions Club Perugia Host, sotto la guida della Presidente Letizia Mezzasoma, ha iniziato l’Annata Lionistica 2023/24 sostenendo con convinzione ed entusiasmo il Campo Estivo organizzato dal Real Eyes Sport presso il Sacro Cuore di Perugia dal 27 al 31 agosto 2023.

Il Camp è stato il prologo della nuova stagione sportiva di Spazio al Gesto, un progetto di Daniele Cassioli che vuole consentire a bambini ipo e non vedenti di avviarsi alla attività sportiva, ludica e laboratoriale. Il L.C. Perugia Host ha fornito con gioia un importante sostegno economico e organizzativo con la collaborazione dei giovani del Leo Club di Perugia che, guidati dal neo Presidente Edoardo Renzi, sono stati sul campo per aiutare, sostenere e consentire a 15 famiglie di ripetere l’esperienza che si era interrotta solo causa Covid e che era iniziata nel 2020.

La Presidente Letizia Mezzasoma

In quella data, alcuni genitori avevano voluto replicare a Perugia la prima edizione svoltasi a Tirrenia e che, già dallo scorso anno, ha visto fra i protagonisti il L.C. Perugia Host grazie alla convinta adesione dell’allora presidente Pino Famà, al quale si deve l’avvio di questa collaborazione. Tre anni dopo quell’estate, i giovanissimi primattori di Spazio al gesto Estate, con formula residenziale o giornaliera, sono diventati ambasciatori dello sport per non vedenti e ipo vedenti avvicinandosi all’atletica, al baseball, al nordic walking e all’attività in acqua, ma soprattutto condividendo intere giornate con coetanei, specifici operatori, studenti dell’Università di Perugia guidati da Moira Sannipoli e, naturalmente, i preziosissimi volontari, fra i quali i nostri giovani Leo.

Una esperienza di vita arricchente come poche che ha potuto contare sui patrocini del Dipartimento di Filosofia e di Scienze Sociali dell’Università degli Studi di Perugia, la collaborazione con l’ASD Viva di Perugia e il Centro di Consulenza Tiflodidattica di Assisi, oltre che sull’importante contributo del Lions Club Perugia Host. Quella di Perugia è stata una quattro giorni dedicata alla memoria di Caterina Procopio, vulcanica insegnante della scuola primaria e dell’infanzia, anche lei affascinata dall’entusiasmo ma soprattutto dalle concrete opportunità seminate da Daniele Cassioli, e che, prima che un male incurabile la portasse via, ha voluto trapiantare nella sua Perugia, con al fianco da subito Francesca Piccardi e Serena Bruno, il credo di Real Eyes Sport.

 

L’atleta paralimpico Daniele Cassioli

 

Il L.C. Perugia Host, per la sua particolare sensibilità e attenzione all’area vista, nel contribuire a questa preziosa attività, ha voluto condividere la solidarietà verso giovani svantaggiati, il desiderio di rendere un servizio importante, il piacere di regalare il sorriso a giovanissimi piccoli atleti insieme al Presidente di Spazio al Gesto Daniele Cassioli (componente della Giunta del Comitato Italiano Paralimpico). Daniele Cassioli, non vedente dalla nascita, in virtù dei 25 titoli mondiali, 27 titoli europei e 41 titoli italiani conquistati è considerato il più grande sciatore nautico paralimpico di tutti i tempi e che con i suoi libri Il vento contro, Milano, DeAgostini, 2018 Insegna al cuore a vedere, Milano, DeAgostini, 2022 vuole far arrivare il suo messaggio a chi non sente senza essere sordo e non vede senza essere cieco e far comprendere che con l’amore, l’entusiasmo, la determinazione, il coraggio si possono abbattere tutte le barriere e realizzare anche i sogni che sembravano impossibili.

Francesco Felici ammesso come testa di serie n.1 agli Us Open Junior Wheelchair Tennis entra, con la posizione n. 96 nella Top 100 della classifica internazionale adulti.

Francesco Felici con il Sindaco Paola Lungarotti e l’Assessore F. Franchi

A luglio, dopo aver conquistato il titolo sia doppio che singolo al torneo junior di Nizza, al torneo Flanders 25 in Belgio ha raggiunto le tre finali di singolo adulti, di doppio e junior. Inoltre ha conquistato il consolation draw al Croatia Open Umag vincendo la finale 6-2 7-6(4). Ad agosto, al torneo di Nottingham, ha raggiunto le semifinali di men’s sigle e men’s double, oltre alla finale junior.

L’intensa attività internazionale ha consentito a Francesco sia l’ammissione agli US Open Junior come testa di serie n.1 e di entrare nella top 100 della classifica men’s single, piazzandosi alla posizione n. 96, primo tra gli italiani nella classifica internazionale.

Il Sindaco Paola Lungarotti con l’Assessore Filiberto Franchi, a nome dell’Amministrazione Comunale di Bastia Umbra, si congratula con il giovane atleta bastiolo che fa onore alla nostra città e auspica i migliori successi per il futuro della sua carriera agonistica, ricordando con piacere la recente nomina a “Ambasciatore dell’Umbria nel mondo” conferitagli dalla Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei.

La giovanissima perugina è stata ammessa alla prestigiosa scuola di danza dove, dal 4 settembre, inizierà le lezioni.

Sta prendendo lezioni di francese e si prepara a partire con la sua bambola preferita, La Cocca (così la chiama), dalla quale non si separa mai. Perché, Giorgia Aquilanti, 11 anni, da Perugia andrà a Parigi per frequentare la prestigiosa Scuola di danza dell’Opéra.
Forse è la prima umbra, forse la prima perugina: poco importa. Quello che importa è che il 4 settembre, in punta di piedi, inizierà i corsi e porterà l’Umbria tra le mura della più antica scuola di danza del mondo, fondata nel 1713 da Luigi XIV (il Re Sole, per intenderci) e che è un vero trampolino di lancio per le future étoiles.

Giorgia Aquilanti

Giorgia balla da quando ha 3 anni (due lezioni al giorno, dal lunedì al venerdì) nella scuola Studio Danza Arabesque della mamma Daria Ermakova, già ballerina del teatro Bolshoi di Mosca. Un bel pedigree, non c’è che dire!
Con l’aiuto del papà Maurizio ci siamo fatti raccontare come si arriva – anche solo – a essere presi in considerazione dall’Opéra di Parigi. Figuriamoci a farsi ammettere.
«A maggio Giorgia ha partecipato al Teatro Morlacchi di Perugia al concorso Italian Dance Award, lì è stata notata e segnalata alla direttrice dell’Opéra, Élisabeth Platel. Alla fine di quel mese l’hanno chiamata per sostenere un’audizione in presenza a Parigi, e a giugno è arrivata la conferma dell’ammissione nella sesta divisione – le divisioni sono otto – quindi in sei anni dovrebbe riuscire a diplomarsi. Il provino è stato una vera e propria lezione di danza, in cui hanno valutato le sue doti tecniche e fisiche (peso, altezza e corporatura). Anche l’età è rilevante: più si è piccoli, meglio è; prediligono infatti insegnare ad alunni ancora non pienamente formati artisticamente. Inoltre, a parità di candidati la precedenza viene data a ballerini francesi – ad oggi nella scuola, oltre a Giorgia, ci sono solo altri due italiani. Per questo siamo ancora più orgogliosi della sua ammissione» racconta il papà.

 

 

Giorgia ha confessato candidamente di non essere stata più di tanto emozionata durante l’audizione – dopotutto ha già partecipato in passato a stage e concorsi di livello – e d’ispirarsi a Nina Kaptsova, prima ballerina del Teatro Bolshoi. Le sue idee sono sicuramente chiare.
Nell’accademia frequenterà la scuola paritaria la mattina, mentre il pomeriggio sarà dedicato alle lezioni di danza. Tutto avverrà all’interno del campus. «È una prova molto importante per lei, si dovrà integrare con le compagne che non parlano nemmeno italiano. Vediamo come andrà, nella peggiore delle ipotesi si torna indietro; però non si può dire di no a un’occasione del genere senza nemmeno provare» conclude Maurizio.

Sono appena iniziati gli eventi firmati U-FLOW. Umbria – Fiumi Lago On Water, il progetto di turismo esperienziale outdoor ideato per vivere il territorio attraverso una rete di itinerari cicloturistici.

Ben tre eventi non competitivi – due a giugno e uno a cavallo tra settembre e ottobre – inaugureranno U-FLOW, il progetto volto a valorizzare il territorio regionale attraverso un turismo sportivo ed esperienziale. I tre tracciati lungo i quali si svolgeranno i tre raduni cicloturistici diventeranno poi dei percorsi permanenti per vivere il territorio in maniera innovativa.

 

Il sindaco di Perugia, Andrea Romizi ai nastri di partenza. Foto di Philms Produzioni Video

 

Al centro di questa operazione ci sono ben 16 Comuni, che sono stati coinvolti in questa valorizzazione del patrimonio storico, artistico, paesaggistico ed enogastronomico della Regione: Perugia, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Tuoro, Lisciano Niccone, Bastia, Corciano, Piegaro, Umbertide, Pietralunga e Monte Santa Maria Tiberina.

I tre itinerari ad anello individuati non solo abbracciano tutti i Comuni interessati, ma li accomunano sotto un tema scelto, che è quello delle acque interne: i percorsi si sviluppano infatti attorno al lago Trasimeno, toccano l’acquedotto di Montepacciano e la Fontana Maggiore, così come il Tevere e la rete dei suoi affluenti. L’acqua, fonte di vita, diventa dunque la cifra di un’offerta turistica di straordinario valore.

 

Prove di percorso. Foto di Philms Produzioni Video

 

Il primo appuntamento ha visto come protagonista il percorso Blue Wave di 151 km, con partenza da Tuoro sul Trasimeno, che si è svolto dal 9 all’11 giugno con l’ausilio di Trasimeno Bike Experience. La seconda tappa di 160 km, svoltasi dal 16 al 18 giugno con l’ausilio di Shape Bike Experience, si è appena conclusa e si è svolta lungo il Green Wave, con partenza e arrivo a Piazza IV Novembre, nel centro storico del capoluogo regionale. Il gran finale ci aspetta con i 92 km del Yellow Wave, in programma dal 29 settembre al 1 ottobre. Il percorso, che toccherà la Valle umbra, prenderà avvio da Bastia Umbra.

I tre percorsi sono adatti a bici da strada ed e-bike; si tratta di eventi non competitivi e gratuiti previa iscrizione attraverso il sito web. Ogni partecipante potrà affrontare ogni itinerario come preferisce, scegliendo dove e quando mangiare e dormire. Lungo i percorsi verranno segnalate tutte le attività protagoniste, con i propri prodotti di eccellenza, così come gli spunti storici e artistici. L’iscrizione sarà seguita dalla consegna di un kit di partecipazione che comprende la traccia GPX del percorso, un numero da contattare in caso di emergenza, una welcome box e una road map dove potranno essere apposti i timbri previsti per attestare il passaggio nei Comuni coinvolti. Alla fine di ogni percorso sarà presente un villaggio sportivo dove i partecipanti potranno rifocillarsi assaggiando le eccellenze enogastronomiche locali.

 

La presentazione, foto di Paolo Lazzaroli

 

Il progetto è stato presentato giovedì 1 giugno presso la sala Gotica della biblioteca degli Arconi a Perugia, alla presenza di Andrea Romizi, Sindaco di Perugia, Gabriele Giottoli, Assessore al Turismo del Comune di Perugia; Francesco Mangano assessore al turismo di Corciano, Gianluca Moscioni sindaco di Lisciano Niccone, Thomas Fabilli vice sindaco di Tuoro sul Trasimeno, Filiberto Franchi assessore allo sport di Bastia Umbra. Presenti anche Luca e Chiara Brustenghi dell’Asd Il Perugino Running club e Rolando Fioriti di Confcommercio.

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