fbpx
Home / Posts Tagged "Assisi"

La meraviglia e la bellezzacontemplata nella mostra ‘L’Enigma del Maestro di San Francesco, si ritrova splendida e luminosa, nel territorio circostante. L’arte del Maestro di San Francesco e degli artisti del suo tempo sono espressione di una terra, di una comunità, di una cultura diffusa in tutta l’Umbria. 

La Diocesi di Perugia-Città della Pieve e l’Isola di San Lorenzo, in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria, propongono una serie di itinerari guidati per continuare questo viaggio nell’Arte del Duecento attraverso la scoperta di luoghi meravigliosi più e meno noti della città di Perugia e di Assisi. 

L’Enigma del maestro di San Francesco, documentato in mostra da numerose croci, tavole e codici miniati non è stato ancora pienamente svelato: c’è tanto da ammirare e da conoscere nel contesto circostante, poiché la bellezza esposta nella Galleria Nazionale dell’Umbria nasce da architetture antiche, altari, pareti, che hanno posto nei secoli domande e spinto i pellegrini a ricevere risposte con le mani unite in preghiera.

Tre sono gli itinerari proposti: 

Il maestro di San Francesco a Perugia. Itinerario dalla Galleria Nazionale dell’Umbria alla chiesa di San Francesco che si terrà nei giorni 6-7-27-28 aprile, 11-12-25-26 maggio e 8-9 giugno alle ore 16.00: una visita che si snoda tra la mostra e la chiesa di San Francesco al Prato, spazi legati da un filo sottile e resistente. Da questa chiesa, antico insediamento francescano della città, risalente alla metà del XIII secolo, proviene la grande Croce datata 1272 e il dossale d’altare dipinto su entrambi i lati esposti in mostra. 

Immergersi nel Duecento. Itinerario alla scoperta del Borgo d’Oro verso la Chiesa di San Matteo degli Armeni, che si terrà nei giorni 13-14 aprile e 18-19 maggio alle ore 15.00, permetterà di conoscere quest’antica zona del centro storico di Perugia che conserva le caratteristiche tipiche di una via medievale, in cui si concentrano chiese e monasteri che si sono sviluppati nel corso del Duecento, periodo in cui si diffusero gli ordini mendicanti fondati da San Francesco e San Domenico, per giungere alla chiesa di San Matteo di Armeni che conserva al suo interno uno dei più importanti cicli pittorici del Duecento perugino. 

 

 

Il maestro di San Francesco ad Assisi. Itinerario tra le Basiliche di San Francesco e Santa Chiara che si terrà nei giorni 4 maggio e 1 giugno alle ore 15.00 partendo dalla Basilica di Santa Chiara dove sono conservate alcune opere risalenti alla fine del Duecento realizzate da artisti coevi al protagonista della mostra perugina, per giungere alla Basilica di San Francesco dove si potrà scoprire la Basilica Inferiore, luogo in cui l’artista ha realizzato le sue prime opere giunte fino a noi, come la Passione di Cristo o il ciclo sulla vita di San Francesco e la Basilica Superiore cui si può ravvisare la mano del Maestro di San Francesco nelle splendide vetrate, per le quali realizzò i disegni preparatori. 

 

Assaggi D’Umbria”, la nostra rubrica dedicata all’enogastronomia della regione, inizia il suo viaggio con le colombe: sicuramente non un dolce tipico della zona, ma un dolce immancabile sulle tavole durante il periodo pasquale. Nel corso di una food-session presso l’Università dei Sapori di Perugia, con giornalisti ed esperti di settore, ne abbiamo assaggiate alcune, così da fornirvi una piccola ma indispensabile guida per orientarsi verso la scelta più golosa.

La ciaramicola e la torta dolce sono i dolci tipici umbri del periodo pasquale. Non la colomba, le cui origini si confondono tra aneddoti e leggende del Nord; la contesa resta tra Milano e Verona, tuttavia, nella pasticceria italiana non esiste dolce più simbolico di questa preparazione che evoca la pace, più che mai ambita in questa difficile fase internazionale. D’altronde sono tantissimi i pasticcieri umbri che producono ottime colombe artigianali che vale la pena di acquistare per sé o regalare. Il dubbio nasce sulla scelta: dal supermercato alla pasticceria più raffinata il soffice dolce parte da pochi euro fino a 40 e oltre. Portare a tavola il simbolo della pace potrebbe risultare un affare sbagliato.

 

Come scegliere tra le decine di offerte e proposte gourmet?

In base al proprio budget ovviamente ma anche, prediligendo un prodotto che rispecchi almeno in parte le caratteristiche qualitative di un disciplinare (sì, la colomba tradizionale ha un regolamento ministeriale), che sia ottimo al palato e soprattutto genuino. Scadenza breve (massimo 60 giorni), lievito madre, assenza di conservanti e ingredienti di qualità: queste sono le proprietà principali che valgono la spesa un po’ più impegnativa per un prodotto realmente artigianale.
Già, perché in commercio potremmo anche trovare lievitati spacciati dal pasticciere o dal fornaio di turno come artigianali, ma in realtà preparati con i mix che contengono tutti gli ingredienti predosati. Si aggiunge l’acqua, altri pochi componenti e si infornano nei pirottini a forma di colomba.
Questa tipologia non è da considerarsi artigianale e non può costare 30 euro al chilo, piuttosto facciamola a casa! Ad ogni modo la prima regola per un acquisto intelligente è leggere attentamente l’etichetta con gli ingredienti dove, per legge, devono essere specificate almeno le  categorie principali. Sapere che c’è il burro e non altri grassi fa differenza, forse non sapremo la provenienza (e quindi il costo) ma è già un punto di partenza per stabilire il valore di ciò che stiamo comprando.

 

 

Martedì 19 marzo, presso l’Università dei Sapori di Perugia si è tenuta una food-session a tema, durante la quale alcuni esperti e giornalisti specializzati, tra cui Giorgio Bistarelli dell’Università dei Sapori e Chiara Sicola, giornalista del Gambero Rosso e di MangiaeBevi hanno assaggiato cinque colombe tradizionali artigianali preparate con materie prime eccellenti e lievito madre da noti pasticcieri umbri. Alcune seguono letteralmente il disciplinare, altre aggiungono qualche elemento creativo mentre l’ultima è rigorosamente senza glutine, per gli intolleranti e celiaci. Nessuna classifica, ma solo il racconto di alcuni prodotti artigianali eccellenti con una shelf-life entro i 40 giorni. Consigliatissimi da provare e regalare.

 

Colomba classica firmata Pietro Marchi per Meunier Champagne e Pizza (Via Aldo Capitini snc – Corciano – Pg)

Elegante e stilosa la confezione bianca con caratteri e logo in oro. All’apertura si sprigionano immediatamente tutti i profumi tipici di un lievitato fresco di buona qualità, spiccano i sentori di mandorla e burro. La glassa ricopre la colomba con un motivo a onde, ricca di mandorle intere ma un po’ più scura perché, alla farina di mandorle e zucchero, è stato aggiunto del goloso cacao.
L’impasto è sorprendentemente morbido e ben alveolato, di un bel colore giallo uovo e abbastanza umido. Molto ricca al palato: prevale il burro e i canditi a cui sono stati aggiunti pezzetti di albicocche molto aromatiche che un po’ smorzano il gusto della vaniglia del Madagascar (come da etichetta). Lotto di produzione colomba dell’11 marzo ’24 (scadenza 10 aprile ’24).

 

Colomba classica Una Sosta di zucchero (Via Perugina, 12 – Passignano sul Trasimeno – Pg)

Vitaminica la confezione, di un bell’arancio con scritte in oro e cordoncini in tessuto. Molto profumata, con tutti gli elementi (mandorle, burro e arancia) distinguibili già all’olfatto. La morbida glassatura (caratteristica di artigianalità) risulta perfettamente distribuita, con abbondanti mandorle di taglio regolare e meno granella. Corrisponde alle aspettative visive il taglio dell’impasto fragrante e morbido, particolarmente ricco di vaniglia naturale molto visibile e i canditi ben distribuiti che si alternano ai buchi caratteristici di una lievitazione con pasta madre perfettamente riuscita. Il morso è molto equilibrato, vellutato con tutti gli ingredienti riconoscibili e bilanciati. Anche in questo caso la scadenza (visibile in etichetta) è di circa un mese: prodotta il 16 marzo, da consumare entro il 25 aprile ’24.

 

Colomba classica Pasticceria Piazza Settevalli (Via Settevalli 131/i – Perugia)

Bella la scatola avorio e oro che racchiude una colomba dalla glassatura leggermente brunita che non lesina sulla granella di zucchero e mandorle. L’impasto è ben lievitato con un’alveolatura molto evidente. Il dolce è più alto della media e al gusto risulta molto soffice e umido (incartato il 19 marzo!). Al naso la colomba è molto profumata con una nota dolce distintiva e persistente di miele che un po’ attenua il gusto degli abbondanti canditi, burro e vaniglia. Una preparazione molto ricca con un gusto che esce dagli schemi classici. Scadenza in etichetta 30 aprile ’24.

 

Colomba classica al bergamotto Pasticceria Edoardo (Via Cupa, 1 – Petrignano di Assisi)

Alla vista è subito evidente il rivestimento ricco della colomba con una bella glassatura compatta per la quale sono state usate anche le armelline; molto invitante alla vista, ma potrebbe risultare po’ troppo ricca di zuccheri al palato. Grazioso il cartellino degli ingredienti, essenziale, in colore rosa con un laccetto di spago. Al taglio è molto profumata, senza risparmio di canditi; in questo caso troviamo anche il Bergamotto di Calabria che conferisce al lievitato una nota aromatica caratteristica. L’impasto (con lievito naturale in polvere) risulta aeroso, con un’alveolatura non troppo regolare ma al morso è molto golosa e, sebbene un po’ dolce, il gioco della glassatura croccante con la pasta soffice è sempre vincente. Data di scadenza sul cartellino il 25 aprile ’24.

 

Colomba glassata al cioccolato con gocce di cioccolato Free from (senza glutine, né lattosio, né grano) di Francesco Favorito (Via Manzoni, 6/A – San Gemini – Tr)

Questa è l’unica colomba provata non tradizionale ideata per intolleranti al lattosio, ma anche al grano e al glutine: problematiche che riguardano sempre più consumatori, costretti ad accontentarsi di prodotti alternativi che molto spesso mortificano il gusto. Non è questo il caso. Già l’elegante scatola marrone e oro suggerisce un prodotto luxury sicuramente non farmaceutico. La colomba, in formato 500 g, si presenta completamente rivestita di uno strato compatto di cioccolato. All’apertura si sprigiona un profumo di canditi che si alternano, nell’impasto particolarmente umido, alle gocce di cioccolato. Buona la lievitazione anche se il lievito madre (dalla farina di grano) è stato ovviamente sostituito con il lievito di birra. Un dolce golosissimo per tutti, senza alcun retrogusto medicale, ma solo con il piacere di assaporare ottime materie prime.

 

 


Grazie a Giorgio Bistarelli, Chiara Sicola, Filippo Fagioli, Ugo Mancusi, Eleonora Cesaretti, Angela Menganna.

Intervista con il giornalista esperto di olio e di enogastronomia e autore del libro “L’olio e gli altri ingredienti della nostra vita”.

Maurizio Pescari, giornalista e scrittore, nativo di Città di Castello, ha un’esperienza trentennale nel settore dell’olio, dell’enogastronomia e dell’enoturismo ed è una firma autorevole dell’informazione dedicata all’olivicoltura. Ma è soprattutto autore di L’olio e gli altri ingredienti della nostra vita (edito da Rubettino), un libro dedicato all’olio, ma che non parla di olio. Pescari segue un filo conduttore ideale lungo il quale costruisce una storia completa e complessa, quasi romanzata, toccando gli argomenti più svariati: dal valore del tempo alla mezzadria, dalle tradizioni alle consuetudini, dalla spesa alla tavola quotidiana, dalla valutazione del passato alla costruzione del futuro. Il racconto è intervallato da storie di persone e di territori, che finiscono con una prima colazione, con l’olio protagonista e conseguente ricetta.
Durante la nostra chiacchierata è emersa tutta la passione nel parlare di questo prodotto, in particolar modo degli olivi: «Non bisogna parlare di olio, ma di olivi. Stiamo perdendo gli olivi e senza di loro l’olio non si fa».

 

Maurizio Pescari

Maurizio la prima domanda è di rito: qual è il suo rapporto con l’Umbria?

Sono nato a Città di Castello, a sinistra del Tevere. Con l’Umbria ho un rapporto che mi porta a rispettare le diversità, non solo dialettali, ma anche di carattere. Gli umbri dal punto di vista caratteriale hanno tanto da imparare, la loro chiusura è una forma di autodifesa. Siamo stati sempre sottomessi e questo ci ha portato spesso a farci gli affari nostri. Da 50 anni vivo a Perugia e la cosa che mi manca di più è l’improvvisata: a Perugia se si fanno le improvvisate si rischiano faide familiari e sparatorie (ride). A Perugia l’improvvisata va anticipata di una settimana… poi forse, si può fare! Mentre a Città di Castello è molto più comune, è una forma culturale diversa. Detto questo, ritengo che non esista un posto più bello dove vivere.

 

È considerato uno dei maggiori esperti di olivicoltura: come e quando è nata questa sua passione?

La mia passione è nata circa 27 anni fa quando con Marco Caprai abbiamo iniziato a organizzare eventi di valorizzazione e promozione dei prodotti umbri in giro per il mondo. Marco Caprai inventò (c’ero anche io con lui) Frantoi Aperti e siamo stati i primi a portare Cantine Aperte in Umbria nel 1995. Il mio interesse per questo mondo è legato anche all’incontro con una persona: Alfredo Mancianti (aveva un frantoio a San Feliciano sul Trasimeno, ma viveva sul lago Maggiore), con i suoi racconti che giravano intorno all’olio, ma che non parlavano mai di olio, mi ha appassionato alla cultura dell’olivo più che a quella dell’olio stesso. Poi il caso ha voluto che iniziassi a collaborare con il Corriere della Sera, dove curavo una rubrica su questo prodotto. Da qui tutto è iniziato.

 

Quanto è importante l’economia dell’olio, in particolare in Umbria? Come può migliorarsi?   

Il giro d’affari nel modo dell’olio non lo fa la natura, ma la testa della gente. Occorre utilizzare il territorio e caratterizzarlo; serve fare comunicazione e creare un profilo identitario per rendere il prodotto unico. L’olio è olio per tutti. Non bisogna limitarsi a vendere la bottiglia, ma si deve coinvolge l’acquirente raccontando la storia, è favorevole essere simpatici e ben disposti, e creare un brand: in questo modo il prodotto diventa unico e si può stabilire il prezzo. Poi è compito del produttore andare a cercare chi è disposto a pagare quel prezzo, non si può stare sulla porta del frantoio e aspettare che qualcuno passi. Gli olivicoltori devono capire che non possono essere solo agricoltori, devono diventare imprenditori, come è accaduto con il vino. I viticoltori si sono evoluti. Se non in rarissimi casi, nel mondo dell’olio parliamo soltanto di agricoltori: loro vogliono vendere il prodotto il prima possibile, mentre l’imprenditore lo incarta, lo cura, lo abbellisce e crea un’identità. Tutti compriamo un vino perché vogliamo quel vino (il Sagrantino di Caprai o il Sangiovese di Lungarotti) con l’olio questo spesso non avviene.

 

“L’olio e gli altri ingredienti della nostra vita” (edito da Rubettino) è il titolo del suo libro uscito nel 2021: quali sono gli ingredienti della sua vita?

La famiglia, il cane, il gatto e ovviamente l’olio.

 

È un libro dedicato all’olio dove non si parla mai di olio: ci spieghi meglio.

È un libro dedicato all’olio, ma non c’è scritto una varietà o un sistema di estrazione, non nomino un nome, né un profumo. Non bisogna parlare di olio, ma di olivi. Stiamo perdendo gli olivi e senza di loro l’olio non si fa. In Umbria il 50% di questi alberi è abbandonato perché i proprietari non sanno dare redditività alla loro produzione, non sanno fare gli imprenditori e quindi, visto che la gestione costa cara, preferiscono comprare olio da altre parti per poi imbottigliarlo. In questo modo le piante muoiono e con loro muore anche il nostro paesaggio. L’Umbria è ricoperta da olivi, sono una bellezza che va oltre il prodotto alimentare e per questo è fondamentale preservarli e valorizzarli. Lo ripeto: quello che manca è il rispetto per l’olivo.

 

Questo perché accade?

Perché costa caro mantenere queste piante e spesso chi le possiede non è capace di fare l’imprenditore. Prima cosa dobbiamo dire che l’olivo non fa olio, perché se lo facesse, l’albicocco farebbe la marmellata. L’olivo ci mette a disposizione dei frutti, che se finiscono in mani capaci, danno un buon prodotto.

 

Pensa ancora che manchi una cultura dell’olio?

In Italia manca l’insegnamento dell’olivicoltura e dell’elaiotecnica; anche nelle scuole superiori specializzate e nelle Università di Agraria questi corsi sono molto rari o del tutto assenti. Non c’è una cultura dell’olio nonostante questo sia un prodotto molto presente: in Umbria basta aprire una finestra per vedere un albero di olivo. Scommetto che anche lei ne vede uno da casa sua! Inoltre, l’olio, che viene prodotto a livello domestico, è spesso realizzato secondo le consuetudini della mezzadria, presente in Italia fino a 60 anni fa. I nostri padri e i nostri nonni raccoglievano le olive a novembre o dicembre perché puntavano ad alte rese, la priorità era il profitto, questo purtroppo è rimasto ancora oggi. All’epoca aveva senso, oggi no. Questo va a discapito della qualità.

 

È per questo che secondo lei l’olio buono occupa oggi solo il 3% del mercato in Italia?

Non è del tutto vero. In casa tutti abbiamo una bottiglia di olio, ma il 90% di noi compra quello che costa meno, solo il 10% va alla ricerca delle caratteristiche di fondo. L’olio non è tutto uguale, ogni prezzo corrisponde a una qualità. Il prodotto che si acquista al supermercato è meno caro, ma non vuol dire che sia cattivo: sfido chiunque a fare un olio migliore e farlo pagare a quel prezzo.

 

Che voto dà alla produzione umbra?

Quella buona è buona.

 

 

Dia dei suggerimenti a noi comuni mortali per riconoscere un buon olio.

L’odore. Un buon olio ha un buon odore. Va specificato però che ogni olio è diverso: in Italia ci sono 538 varietà di olive e ognuna dà vita a un prodotto differente. Non dico che si deve saper riconoscere qual è il più buono o il meno buono, ma si deve capire che sono diversi tra loro. Poi entra in gioco il gusto personale che ci orienta verso quello più adatto al nostro palato. Dico sempre: quando si va in giro per il mondo, invece di riportare a casa una calamita da attaccare al frigorifero, riportate una bottiglia d’olio.

 

Dopotutto è un compagno molto presente nella vita degli italiani…

Assolutamente. Non esiste una casa dove non c’è una bottiglia d’olio. Mi arrabbio quando sento dire in televisione: «Usate poco olio». Usate poco olio scadente… quello buono mettetelo.

 

Per concludere la nostra chiacchierata: qual è la prima cosa che le viene in mente pensando all’Umbria? Non mi dica l’olivo…

Piazza di Sopra a Città di Castello, ma anche Assisi: tutti pensano che sia bella ammirata da sotto – ed è vero – ma avete mai guardato l’Umbria da Assisi? È bellissima!

Sabato 23 e domenica 24 marzo tornano le Giornate FAI di Primavera, il più importante evento di piazza dedicato al patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese: 750 luoghi in 400 città saranno visitabili a contributo libero, grazie ai volontari di 350 delegazioni e Gruppi FAI attivi in tutte le regioni (elenco dei luoghi e modalità di partecipazione, consultabili su www.giornatefai.it).

Le Giornate FAI di Primavera si confermano nella loro trentaduesima edizione uno degli eventi più importanti e significativi per conoscere il patrimonio culturale e paesaggistico italiano. Un’esclusiva opportunità di scoprire un’Italia meno nota, di luoghi solitamente inaccessibili, dalle grandi città ai borghi, da veri e propri monumenti a luoghi curiosi e inediti, che tuttavia ugualmente raccontano la cultura millenaria, ricchissima e multiforme del nostro Paese. Un modo per contribuire alla tutela e alla valorizzazione di questo patrimonio, che va innanzitutto conosciuto, frequentato, e prima ancora, raccontato. È questa la missione del FAI: curare il patrimonio raccontandolo, a cominciare dai suoi 72 Beni aperti al pubblico durante l’anno, ma ampliando e arricchendo questo racconto proprio in occasione delle Giornate FAI di Primavera, quando 750 luoghi saranno aperti in tutta Italia grazie a migliaia di delegati e volontari del FAI e agli Apprendisti Ciceroni, giovani studenti appositamente formati per raccontare le meraviglie del loro territorio. Le Giornate del FAI offrono un racconto unico e originale dei beni culturali italiani, che risiede nella loro Storia intrecciata con la Natura, nei monumenti e nei paesaggi, nel patrimonio materiale e immateriale, e nelle tante storie che questi possono raccontare, che insegnano, ispirano e talvolta anche commuovono. Un racconto corale e concreto che si fonda sulla partecipazione di centinaia di istituzioni, associazioni, enti pubblici e privati che in numero sempre maggiore vi collaborano grazie a una vasta e capillare rete territoriale con un unico obiettivo: conoscere e riconoscere il valore del patrimonio italiano per tutelarlo con il contributo di tutti, perché appartiene a tutti.

 

Tuoro sul Trasimeno (PG), Castello di Montegualandro

 

Le parole del Presidente del Fondo per l’Ambiente Italiano Marco Magnifico in occasione della XXXII edizione delle Giornate FAI di Primavera: “Raccontare il patrimonio culturale per educare la collettività a proteggerlo e a prendersene cura: da questa necessità nacquero nel 1992 le Giornate FAI di Primavera dando vita, e poi corpo, e poi forza a una impressionante struttura di volontariato – le Delegazioni del FAI -, che con entusiasmo e pervicacia eccezionali in questi trentadue anni hanno aperto al pubblico 15.540 luoghi dimenticati o difficilmente visitabili raccontandoli, appunto, con semplicità e passione a ben 12 milioni e 515.000 di cittadini. Ai benefici di questo raccontare se ne è ora aggiunto un altro: quello della fisicità e del ruolo che essa ha per un vero apprendimento”.

 

Perugia, Palazzo Graziani

Ecco alcune delle aperture più interessanti in Umbria:

PERUGIA

Salone Brugnoli di Palazzo Graziani

Attuale sede della Fondazione Perugia, Palazzo Graziani sorge in corso Vannucci, la via principale del centro storico di Perugia. Costruito in età medievale, fu sottoposto a interventi nel corso dei secoli che ne hanno modificato e ampliato la struttura. Il palazzo è citato ne Il conte di Montecristo di A. Dumas, dove si descrive il soggiorno di Edmond Dantès all’Hotel Posta che in quel periodo qui aveva la sua sede. Nel 1895 Annibale Brugnoli vi realizzò quattro grandi quadri a olio sulle pareti e quattro grandi dipinti murali sulla volta di quello che successivamente venne chiamato Salone del Brugnoli, ancora oggi la sala di maggior pregio dell’intero complesso. Abitualmente non accessibile al pubblico, la Fondazione Perugia ne ha gentilmente concesso l’apertura in occasione delle Giornate FAI di Primavera 2024.

 

TUORO SUL TRASIMENO (PG)

Castello di Montegualandro

A circa 450 metri slm, il forte sorge all’estremo confine del territorio perugino dominante sulla strada che collegava Perugia ad Arezzo e Firenze e su tutta la piana aretina. L’origine della sua struttura, come testimonierebbe la famosa Stele del luogo (tuttora conservata al Museo Archeologico dell’Umbria a Perugia), viene fatta risalire agli Etruschi. Il primo vero signore del Castello fu però Andrea di Giacomo Montemelino, Potestà di Perugia, la cui omonima famiglia ne mantenne il dominio fino al 1678. In seguito, Papa Innocenzo XI mise in vendita la Contea di Monte Gualandro assieme al titolo che finì nelle mani di Ruggiero Ranieri e dei suoi eredi che lo possedettero sino a pochi anni fa. Pur avendo subìto diverse rivisitazioni nel tempo, il castello conserva ancora la classica struttura circolare con mura alte e possenti di circa 8 metri, merlature, feritoie, un fossato che costituisce ancora la principale difesa da incursioni esterne, una splendida chiesa a una sola navata in arenaria e cotto, torrioni di avvistamento con strutture militari litiche e muri a scarpa, una prigione. Le modifiche apportate alla struttura – l’apertura di ampie finestre e la sostituzione del ponte levatoio con un grande portone in ferro – ne hanno sancito la trasformazione da fortezza militare nella lussuosa residenza nobiliare che è oggi. Tutto il complesso è oggi di proprietà privata, perciò di norma non visitabile all’interno, e grazie alle Giornate FAI si potrà eccezionalmente godere della splendida vista sul lago e sulla pianura toscana nonché di alcuni degli edifici interni che lo compongono.

 

Narni (TR), Villa Valli

 

NARNI (TR)
Concerto della Fanfara dell’Accademia Navale nella Chiesa di San Domenicosabato POMERIGGIO
L’auditorium comunale Mauro Bortolotti è stato ricavato all’interno della ex chiesa domenicana di Santa Maria Maggiore, nel centro storico di Narni. La fase più antica della chiesa risale al VI-VII secolo ed è testimoniata dai resti di un mosaico bizantino ritrovato, mentre l’antica abside romanica in fondo alla navata centrale risale al 1200. La struttura attuale è frutto di un ampliamento iniziato intorno al 1300 che ne ha modificato notevolmente le dimensioni. Relegata per secoli a svariate destinazioni d’uso, solo alla fine degli anni Sessanta importanti interventi strutturali ne riconsentirono l’utilizzo, prima come sede del museo della città, poi come biblioteca comunale e infine dagli anni 2014-2015 come sede dell’auditorium. Nel corso del tempo gran parte degli arredi e delle decorazioni sono andati perduti; rimangono importanti testimonianze in loco e nel museo della città come l’Annunciazione di Benozzo Gozzoli e alcuni affreschi, come una Madonna in trono col bambino, una crocifissione e la cosiddetta Capella della Genesi. In occasione delle Giornate FAI, l’auditorium ospiterà il concerto della Fanfara dell’Accademia Navale che si svolgerà alle ore 15.30 disabato 23 marzo, al termine del quale sarà possibile visitare l’ex Chiesa di San Domenico. L’Accademia Navale, dalla sua inaugurazione nel 1881 ha istituito una piccola fanfara di ottoni, allo scopo di garantire l’addestramento alla marcia degli Allievi e rendere gli onori militari nelle visite ufficiali. Nel corso del secondo conflitto mondiale venne sciolta per poi ricostituirsi nel 1965 per iniziativa del Contrammiraglio Luigi Vivaldi. Attualmente la Fanfara è costituita da personale proveniente dai vari Conservatori e Licei Musicali italiani, consta di 20 elementi, ed è diretta dal 1° Luogotenente Franco Impala’.

Villa Valli         
Edificata nel 1889 dalla famiglia Valli come residenza estiva, la villa è circondata da una magnifica lecceta. Si compone di una struttura principale di ispirazione neo cinquecentesca arricchita da un edificio di servizio con annessa cappella e da un elegante giardino con cedri del libano e palme. Durante il Novecento la numerosa famiglia Valli – che conta imprenditori, militari ed esploratori – è protagonista della storia del territorio di Narni e della storia contemporanea internazionale. Occupata dai tedeschi nel 1943, fu salvata in extremis dall’ordine di minarla e farla esplodere. È comunemente detta “Il Montiello”, poiché sorge su uno sprone pianeggiante a mezza costa sul declivio settentrionale del Montiello. Il complesso si compone di un edificio padronale e di uno di servizio nonché di una torre colombaia nascosta in parte dalla vegetazione. Imponente edificio in stile eclettico, la villa padronale è ispirata alle architetture neo cinquecentesche. Le facciate presentano un ricco apparato decorativo in finto travertino su fondo rosato, mentre all’interno si possono ammirare alcune sale decorate con dipinti e stucchi colorati e un’imponente scala. Il giardino ha un gusto formale caratterizzato dal disegno della vasca centrale e del parterre erboso arricchito da cedri del Libano, palme, tassi e lecci. Il parco, invece, presenta un carattere decisamente più naturalistico e sfuma senza soluzione di continuità verso i boschi circonstanti. In occasione delle Giornate FAI sarà possibile visitare questo luogo solitamente chiuso al pubblico.

 

ASSISI (PG)
Monastero di San Pietro           

Situata ai margini del centro storico di Assisi, si erge trionfante l’Abbazia San Pietro: luogo meno conosciuto rispetto alle Basiliche di San Francesco e Santa Chiara, gode di una piazza che si affaccia sulla valle umbra in direzione di Perugia e ospita l’opera di Beverly Pepper Ascensione realizzata nel 2008 appositamente per la chiesa benedettina. Fondata tra la fine del X e l’inizio dell’XI sec. sopra un’antica necropoli romana, nel corso del XVII secolo le fabbriche monastiche furono interamente rinnovate, eliminando la quasi totalità delle costruzioni più antiche e plasmando l’aspetto che conosciamo. Il monastero, soppresso prima dai Francesi nel 1799 e poi nel 1810, fu trasformato in ospedale civico per alcuni anni. La chiesa è stata restaurata nel 1954; nel 2000 l’abbazia è stata iscritta nella lista dei Patrimoni Unesco dell’Umanità. L’interno è diviso in tre navate: quella centrale è molto alta, con travature lignee e senza finestre proprie, ed è illuminata dal rosone centrale. Le pareti sono state mese a nudo durante il restauro del 1954, che ha comportato anche l’abbattimento degli altari barocchi. A sinistra dell’abside sono presenti alcuni affreschi frammentari della metà del secolo XIII. Sulla testata del transetto sinistro nella cappella del Santissimo Sacramento si può ammirare un’Annunciazione, a destra una Madonna in Trono e sulla parete destra San Vittorino. L’apertura nelle Giornate FAI prevede la scoperta di alcuni ambienti interni ed esterni come la Cappella del Rosario, chiostro del XVII secolo con colonnato tuscanico, e la Cripta, che si estende al di sotto del monastero per tutta la sua ampiezza.

 

Assisi (PG), Monastero di San Pietro

 

ORVIETO (TR)
Oratorio di San Giovanni decollato detto della Misericordia
L’oratorio di San Giovanni decollato è parte integrante del complesso della Misericordia, costituito dalla chiesa di San Giovanni Battista e dalla chiesa di S. Agnese, mentre l’intero isolato era parte dell’antico palazzo della famiglia Caetani poi trasformato in monastero delle monache terziarie di S. Agnese. La riconversione in Oratorio avvenne nel 1495 con il Vescovo Della Rovere e nel 1556 venne istituita la Confraternita della Misericordia, di origine fiorentina. Suo fine principale era quello di offrire conforto ai carcerati e ai condannati a morte, trasportare gli infermi, raccogliere le elemosine, seppellire gli indigenti e conferire la dote alle fanciulle povere. L’esterno del complesso consta di un semplice portale in basaltina del XVI secolo con al centro la testa del Battista su un piatto e l’iscrizione Confraternitae Misericordiae. Esempio di architettura barocca, presenta un’aula rettangolare con volta a vela su pennacchi e lunette per le aperture, con affreschi del 1666 che raccontano le storie di San Giovanni, opera dell’artista aretino Salvi Castellucci, allievo di Piero da Cortona. Perimetralmente erano disposti i seggi in legno con uno schienale ligneo riccamente decorato datati 1554. Le sedute sono complete di inginocchiatoi, le decorazioni sono a grottesche di finissima fattura sormontate da una trabeazione con scritte che fanno riferimento alla condotta richiesta ai confratelli. L’altare è composto da una mensa con al centro una pala raffigurante la Pietà con San Francesco e Maria Maddalena. Chiuso al pubblico per un lungo periodo, ora, grazie all’interessamento dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi Todi Orvieto e dell’attuale parroco della Parrocchia di S. Andrea, sono possibili visite in occasioni speciali.

 

SPOLETO (PG)
Basilica di San Gregorio Maggiore e leggenda del Ponte Sanguinario
La Basilica venne eretta tra la fine dell’XI e il XII sec. sul luogo di una primitiva chiesa con annessa area cimiteriale, di cui rimane traccia in alcuni elementi come i capitelli della cripta. L’edificio originario sarebbe sorto in onore dell’omonimo martire spoletino ad opera della pia vedova Abbondanza, che ne avrebbe raccolto il corpo. Sebbene sia stato più volte rimaneggiato nel corso del XVI e XVIII sec., presenta un aspetto assai simile a quello di altre chiese cittadine. La facciata è preceduta da un portico cinquecentesco ed è ornata da un bel portale del 1597. Sono di pieno Trecento, invece, i tre archi rincassati della parte superiore. Nel lato sinistro del portico si apre la Cappella degli Innocenti, decorata con scene che ricordano la storia della chiesa e di Santa Abbondanza, e il Martirio dei Santi gettati dal ponte Sanguinario. Sul fondo di una delle scene è rappresentata una bella immagine della città di Spoleto con tutti i suoi monumenti principali. Ciò che resta del Ponte Sanguinario, di probabile epoca longobarda – è citato da Paolo Diacono che ne ricorda l’utilizzo da parte di Liutprando -, risulta completamente interrato e si raggiunge attraverso una scala. La tradizione attribuisce diversi significati all’appellativo “sanguinario”, che potrebbe riferirsi al sangue dei martiri cristiani, le cui esecuzioni avvenivano in quel luogo, come era accaduto per il patrono di Spoleto, San Ponziano.

 

NOCERA UMBRA (PG)
L’antico borgo di Bagnara di Nocera Umbra e la sua sorgente
Il piccolo borgo di Bagnara è immerso in un ambiente naturale ai piedi del monte Pennino, nei pressi delle sorgenti del fiume Topino che sgorga dal monte Pennino e trasporta la sua acqua fino a Perugia e che Dante cantò nel noto passo del Paradiso (XI) glorificando la vita di S. Francesco. Alle pendici di queste sorgenti sostò infatti San Francesco che, già malato, venne trasportato da Bagnara ad Assisi da una delegazione di cavalieri passando per Satriano; il viaggio viene oggi ricordato come “cavalcata di Satriano” e si celebra ogni anno ai primi di settembre. Nel territorio di Bagnara troviamo l’importante Chiesa di S. Egidio risalente al XIII secolo, inserita nell’elenco degli edifici monumentali. La chiesa è citata per la prima volta in un documento del 1333, e conserva al suo interno un fonte battesimale del 1574 donato dall’Università degli uomini di Bagnara, alcuni resti di affreschi votivi del XV e XVI secolo, tre altari appartenenti alle confraternite allora esistenti e un bellissimo organo del 1800. La sua origine trecentesca è dimostrata dallo stile ogivale francescano, con tetto nudo sostenuto da quattro archi a sesto acuto. Si visiterà inoltre la sede della Comunanza agraria, con al suo interno un’aula didattica per lo studio di antichi documenti, una mostra permanente di mappe storiche e vecchie fotografie della comunità e dei suoi abitanti, nonché antichi registri parrocchiali e dell’Università degli uomini di Bagnara.

Orchestra Lirica Umbra è in concerto il 24 marzo 2024 alle ore 18.00 presso il Santuario della Spogliazione ad Assisi (Piazza del Vescovado).

Durante l’esibizione – in onore di San Francesco e del Beato Carlo Acutis – verrà eseguito lo STABAT MATER di Giovanni Battista Pergolesi.

I cantanti

Soprano – Simona Parra

Mezzo Soprano – Manuela Molinelli

Quintetto d’archi dell’Orchestra Lirica Umbra

Patrizio Scarponi – Primo Violino

Silvia Alessio – Secondo Violino

Daniele Marcelli – Viola

Cristiano Bellavia – Violoncello

Lucio Paolo Esposito – Contrabbasso

Presenta Sirio Barbetti.

Sabato 25 e domenica 26 novembre 2023, alla Padel Arena di Perugia, si terrà la prima edizione del torneo Clementina Day.

Si tratta di un evento di carattere benefico nato dalla collaborazione tra il Charing Golf Tour e il Lions Club Perugia Host. Il ricavato sarà devoluto all’Istituto Serafico di Assisi per il progetto #inaiuto.

Il torneo si articola in 2 categorie: il misto dalle ore 09:00 alle ore 13:00 e il maschile dalle ore 14:30 alle ore 18:30.
La prima fase sarà a gironi, mentre la seconda a eliminazione diretta.
Sono previsti premi e gadget per tutti i partecipanti.

 


Quota di iscrizione: € 20,00
Per l’iscrizione: compilare il modulo d’iscrizione o chiamare il 327 0103349.

«La mia passione per la scultura è nata fin da quando ero bambino. È sempre stata una parte fondamentale della mia vita».

Matteo Peducci, umbro di nascita, si diploma al Liceo Classico Annibale Mariotti di Perugia e poi consegue la Laurea presso l’Accademia di Belle Arti di Carrara. È impegnato in lavori internazionali; dal 2013 collabora con centri universitari per la ricerca e lo sviluppo di nuovi materiali.

Styrofoam Hermaphrodite

 

Come è nata la sua passione per la scultura? E da dove arriva la sua ispirazione?

La mia passione per la scultura è nata fin da quando ero bambino. Già a sei anni cominciavo a plasmare piccoli pupazzetti con la creta, dimostrando un interesse precoce per l’arte scultorea. La mia passione per la scultura è sempre stata una parte fondamentale della mia vita. Tuttavia, i miei genitori, non sapendo come affrontare questa mia malattia artistica, decisero di portarmi da un grande esperto nel campo, il Maestro Artemio Giovagnoni. Il Maestro riconobbe immediatamente la mia passione e il mio talento per la scultura. Mi incoraggiò e mi disse: «Caro ragazzo, hai un grande talento e raggiungerai sicuramente grandi risultati nella scultura, ma ricorda che dovrai lottare duramente per tutta la vita». Le sue parole sono state un’ispirazione costante per me, e da allora ho lavorato instancabilmente per coltivare la mia passione e per realizzare le mie opere artistiche. La mia ispirazione proviene da molte fonti diverse. Osservo la natura, le persone, le emozioni e le storie che mi circondano. Mi immergo nelle esperienze di vita e cerco di catturare la loro essenza attraverso le mie sculture. La mia ispirazione cambia costantemente, ma la mia passione per la scultura rimane invariata. È un viaggio emozionante e gratificante che continuo a percorrere con dedizione e amore per l’arte.

 

La via del pane. Marmo Botticino. 2022

 

Il marmo è una pietra naturale che richiede pazienza nella lavorazione, attenzione e tanta abilità per essere lavorata. E come se lartista entrasse in sintonia con la materia e con il suo ritmo. Perché come materiale, privilegia proprio il marmo?

Il marmo è una scelta di materiale molto significativa per me come artista. Questa pietra naturale richiede una profonda pazienza nella lavorazione, una grande attenzione ai dettagli e un’abilità eccezionale per essere modellata con successo. È come se, lavorando il marmo, l’artista entrasse in sintonia con la materia stessa e con il suo ritmo intrinseco. Tuttavia, c’è un significato più profondo. Quando scolpisco il marmo, mi confronto con il concetto di eternità. La pietra, essendo uno dei materiali più duraturi, funge da fondamento senza tempo su cui l’umanità ha inciso la sua storia per millenni, preservandola per le generazioni future. Questa connessione con il passato e il senso di perennità che il marmo offre alle mie opere d’arte aggiunge un elemento di profondità e significato al mio lavoro, rendendolo ancora più gratificante.

 

Growing Graces. Rame elettrolitico. 2021

 

Dopo la sua laurea presso lAccademia di Belle Arti a Carrara, come mai ha deciso di ritornare in Umbria?

La mia decisione di tornare nella mia terra di origine, in Umbria, dopo aver conseguito la laurea presso l’Accademia di Belle Arti a Carrara, è stata una sorta di coincidenza. Dopo aver completato i miei studi accademici e aver avuto esperienze lavorative in varie parti del mondo, ho iniziato a sviluppare il mio progetto/opera chiamato Affiliati. Questo progetto richiedeva uno spazio idoneo con caratteristiche non convenzionali. In modo fortuito, ho scoperto una cava di pietra rosa abbandonata ad Assisi, nella mia Umbria natale. La scelta di utilizzare questa cava per il mio progetto è stata immediata. È da qui che è nata la bottega Affiliati. Quindi, la decisione di tornare in Umbria è stata guidata dalla scoperta di questa cava e dalla sua idoneità per la realizzazione del mio progetto artistico, che si è rivelato essere un passo significativo nella mia carriera artistica.

 

Vorrei concludere chiedendo di lasciarci con una parola su cui meditare, che rappresenti il connubio tra la sua arte e lUmbria.

Certamente, vorrei concludere lasciandovi con la parola Armonia. Per me, l’arte e l’Umbria sono in armonia perfetta. Vivere e lavorare nella mia terra di origine è un grande privilegio, e questo territorio conserva ancora le caratteristiche selvatiche e naturali che contribuiscono a creare un’armonia ideale per la scultura in marmo. È un connubio che nutre la mia creatività e mi ispira costantemente.

 


www.affiliatiart.com

Con Umbria Ecologia Artificiale ci immergiamo in un affascinante viaggio attraverso i borghi umbri, reinventando le loro pittoresche bellezze attraverso l’occhio e la mente di grandi artisti del passato.

Questa volta ci addentriamo nell’incantevole Assisi, famosa per i suoi santi Francesco e Chiara, dove l’architettura medievale e le sue statue evocano la purezza del suo Genius Loci – lo spirito del luogo. Oggi, grazie all’immaginazione assistita dall’intelligenza artificiale, possiamo spingere i confini della creatività e domandarci come sarebbe questa città se fosse stata progettata da madame Hilma af Klint, una delle figure più emblematiche del movimento astrattista del XX secolo.

 

di Andrea Martina Tiberi

 

Hilma af Klint, artista svedese, vissuta a cavallo tra XIX e XX secolo, ha intrapreso un viaggio audace alla scoperta della connessione tra mondo tangibile e spirituale. Ha sfidato le convenzioni artistiche del suo tempo e ha osato esplorare i confini dell’arte e dell’anima umana. 
Il lavoro di Hilma af Klint va compreso nell’ambito del Modernismo, un periodo in cui molti artisti cercavano nuove forme nell’arte, nella spiritualità e nella scienza. Altri artisti, come Wassily Kandinsky, Piet Mondrian e Kasimir Malevitch, erano altrettanto interessati alla spiritualità, spinti dalla corrente teosofica. Ad Assisi, l’incontro tra l’architettura religiosa e l’arte onirica di Hilma af Klint avrebbe dato vita a un connubio unico tra il terreno e il divino.

 

di Andrea Martina Tiberi

 

L’intelligenza artificiale, in questa narrazione, agisce come il ponte tra il genio di af Klint e l’architettura sacra di Assisi. Le linee, i piani e le masse si evolvono sotto la sua visione alternativa, creando elementi architettonici complessi che emanano un’aura metafisica. Archi, piattaforme, colonne, corridoi e portici compongono un passaggio clericale a cielo aperto, dove cerimonie mistiche sembrano svolgersi in simbiosi con il naturale scorrere del tempo, un’archeologia di pensieri segreti e sogni nascosti. Le forme fluide e i colori ricchi del suo mondo interiore penetrano nelle fondamenta stesse di Assisi. Gli edifici, le statue di uomini e le sculture non sono semplici rappresentazioni, ma sono accompagnati da portali circolari, ricchi di geometrie e colori.

 

di Andrea Martina Tiberi

 

La pavimentazione è ora un tappeto di trame, e i visitatori camminano su caselle che sembrano portare in mondi nuovi. Questa visione enigmatica di Assisi, plasmata dall’arte di Hilma af Klint, non è solo una reinterpretazione, ma un esperimento che indaga la connessione tra il terreno e il celeste, tra la realtà visibile e il mondo dell’inconscio. È un omaggio alle forme e ai colori che vanno al di là della superficie, un’invocazione di una realtà nascosta che ci chiama ad esplorare le profondità della mente.

 

di Andrea Martina Tiberi

In finale anche l’umbra Letizia Bonucci di Gualdo Tadino con “Ordine Imperfetto”. Tra gli ospiti Raf, Claudio Cecchetto, Karima, Russell Russell. Presentatore d’eccezione Luca Ward. Per il dopo festival Antonio Mezzancella.

Campi  (Andrea Campi), 26enne di Bologna con il brano “Bologna sospesa”; Giòve (Giorgia Verona), 27enne di Teramo con “Vodka e nostalgia”; Kaotika (Pietro Peloso), 22enne di Foggia con “Ma cosa ci è successo”; Ida Nastri, 38enne di Roma con “80”; Munendo, 41enne di Roma con “Zanzare”; L3TI (Letizia Bonucci), 29enne di Gualdo Tadino con “Ordine Imperfetto”; Marco Villan, 26enne di Benevento con “Senza fare rumore”; La Mandirola (Elisa Mandirola), 31enne di Pavia con “Guendalina”; Pier (Pierfrancesco Speziale), 32enne di Pescara con “L’abbraccio di Pompei”; Solochiara (Chiara Felici), 22enne di Roma con “Trovo tutto quando ti perdo”; Simone (Simone Castelluccio), 20enne di Salerno con “Mistica”; Tommy Mauri (Tommaso Mauri), 23enne di Monza con “Cast away”. Sono i nomi dei 12 finalisti (134 sono state le iscrizioni pervenute) della quinta edizione di “ProSceniUm Festival della canzone d’autore – Città di Assisi”,  il concorso canoro nazionale riservato ai giovani talenti della musica cantautoriale che si terrà sabato 21 ottobre al Teatro Lyrick di Assisi alle ore 21. La manifestazione (i biglietti sono in vendita su ticketitalia.com) sarà presentata da Luca Ward. Il famoso doppiatore ed attore sarà affiancato da Loredana Torresi che, nel “Dopo Festival” in programma domenica 22 ottobre alle ore 18 al Centro Commerciale Collestrada, salirà anche sul palco insieme all’imitatore e cantante Antonio Mezzancella.

 

 

GLI OSPITI – Tanti ed illustri saranno anche gli ospiti a partire da Raf, uno dei cantautori più amati e più noti della discografia italiana; a Claudio Cecchetto, presentatore, produttore discografico, editore e talent scout, che rivestirà anche il ruolo di presidente di giuria; a Karima, cantante che vanta una carriera straordinaria costellata di gemme preziose quali Amici di Maria De Filippi, Il Festival di Sanremo, Tale e Quale Show, I migliori Anni, su Rai 1; a Russell Russell, cantante, attore, coreografo e ballerino.

 

L’ORCHESTRA E IL PREMIO – La manifestazione, ideata ed organizzata dall’Associazione “ProSceniUm – Progetto Scenico Umbro”, vanta una propria orchestra ritmo sinfonica, diretta dal maestro  Paolo Ciacci, che accompagnerà i 12 finalisti nell’esecuzione dei brani dal vivo. L’opera d’arte figurativa che in questa edizione rappresenta il Festival, patrocinato dalla Siae (Società italiana degli autori ed editori), è stata realizzata dal maestro Stefano Chiacchella.

 

Russell Russell

 

LA GIURIA – La giuria, presieduta da Claudio Cecchetto, sarà composta da esperti del settore quali: l’autore multiplatino Piero Romitelli, l’ex direttore della sede Interregionale della Siae di Roma Alessandro Bracci, il produttore, compositore e autore Emilio Munda, il paroliere Beppe Dati, il tenore Fra Alessandro Giacomo Brustenghi e lo speaker di Radio Subasio Gianluca Giurato.

 

I SOSTENITORI – Anche quest’anno la radio ufficiale della manifestazione è Radio Subasio. La kermesse ha il patrocinio della Regione Umbria, dell’Assemblea Legislativa dell’Umbria, della Città di Assisi, di Cna Umbria e della Camera di Commercio dell’Umbria; ha il sostegno di Fondazione Perugia, di Siae e Nuovo Imaie (Istituto mutualistico per la tutela degli artisti interpreti ed esecutori).

 

LA SOLIDARIETÀ – Durante il corso della manifestazione è previsto uno speciale spazio dedicato alla solidarietà: il Premio Canticum 2023 sarà devoluto al progetto “Riaccendi La Vita”.

 


I BIGLIETTI – I biglietti per la serata sono in vendita su: ticketitalia.com.

Per informazioni: www.prosceniumfestival.it

Pagina Facebook: @ProSceniUmFestival

Pagina Istagram: prosceniumfestival

Si terrà sabato 14 ottobre alle ore 18.30 la seconda mostra personale dell’artista francese Achao presso l’incantevole e centrale spazio espositivo della Galleria delle Logge, in piazza del Comune di Assisi.

La sua seconda mostra nella magica località umbra verterà sul connubio tra arte figurativa e musica senza trascurare la spiritualità, linea guida della produzione dell’artista, che si manifestano in perfetta armonia nelle sue grandi tele lasciate libere, dunque senza il tradizionale telaio, per permettere all’osservatore di effettuare un’esperienza immersiva, per perdersi in quelle immagini appartenenti stilisticamente all’Espressionismo Astratto con un’accezione contemplativa e meditativa, persino ipnotica, grazie alle trasparenze e alle ombre che donano profondità e riflesso alle immagini principali.

 

L’artista francese Achao

 

La serie dedicata alla musica si affianca a quella ispirata ai Mandala di cui Achao mette in evidenza solo il centro, di forma circolare dunque incarnante la perfezione dell’anima, e ai Vahana induisti, sottolineando la sua forte connessione con una spiritualità e con la consapevolezza dell’importanza di connettersi con l’universo intorno all’individuo.

 

Allegro vivace IV- acrilico e inchiostro su tela libera, 180x180cm

 

Dice di lui Marta Lock che presenterà l’artista anche questa volta come già in occasione di tutte le sue altre mostre in Italia: “L’artista francese Achao interpreta a suo modo il tema della connessione tra pittura e musica associandovi anche concetti filosofici delle religioni orientali, vibrazioni energetiche che si traducono sulla tela in forme fluttuanti, delicate e quasi trasparenti seppur fortemente intense dal punto di vista cromatico, a riprodurre la leggerezza dell’anima nella fase di consapevolezza e di dialogo con la spiritualità stimolata dall’ascolto delle note più vivaci della musica classica. […]Il tipo di ricerca di Achao converge così con quella di Kandinsky dal punto di vista concettuale perché laddove il secondo attribuiva ai colori l’identificazione con le note musicali, il primo invece racconta l’atmosfera generale, come se l’apparato sinfonico si diffondesse sull’intera composizione pittorica accompagnando le figure indefinite in una danza armonica che raggiunge l’emotività dell’osservatore, il quale ne viene inevitabilmente coinvolto.[…] Altro punto cardine della pittura di Achao è il contatto, il ricongiungimento con la spiritualità che lui ha scoperto attraverso lo studio e l’approfondimento delle filosofie orientali, in particolare il buddismo, e che traduce in invito nei confronti dell’osservatore di riuscire a lasciarsi condurre verso percorsi nuovi, inesplorati dalle religioni occidentali, dove l’uomo è parte di un tutto più grande di lui, dove l’essere umano diventa il perno dell’evoluzione e dell’elevazione di un’anima che ha bisogno di spogliarsi delle sue convinzioni limitanti per tendere verso la riconnessione con la divinità presente in ogni cosa e che attende solo di accogliere la persona che manifesta il bisogno e la volontà di trovare questo contatto.”

L’evento, patrocinato dal Comune di Assisi, sarà seguito da un brindisi offerto dall’artista agli ospiti partecipanti, per festeggiare e rendere omaggio alla sua seconda mostra nel suolo umbro.

 


MODERATO CANTABILE-MOSTRA PERSONALE ACHAO

Dal 14 al 21 ottobre 2023

Vernissage sabato 14 Ottobre ore 18.30

Galleria delle Logge, piazza del Comune, Assisi

Ingresso libero

  • 1