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Una donna straordinaria con una forza commovente che, con tenacia e determinazione nel raccontare la propria testimonianza di deportata al tempo della Seconda Guerra Mondiale, ha stupito tutti coloro i quali hanno ascoltato le sue drammatiche narrazioni in merito ai campi di concentramento nazisti, da lei denominati “campi di annientamento”. Edith Bruck è il suo nome. Nella vita e nella storia rimarrà indelebile come le terribili disumanità che ha vissuto come vittima, sottoposta a violenze in nome di ideali sorretti da gratuite crudeltà.

 Edith Bruck ha raccontato, dapprima a mille studenti umbri, poi alle autorità civili, militari e religiose presso la sala della Conciliazione del Comune, la sua storia di deportata ebrea tredicenne ungherese, dapprima ad Auschwitz e poi in altri campi di sterminio nazisti.
I due incontri sono stati organizzati da Marina Rosati, responsabile del Museo della Memoria di Assisi, dalla fondazione diocesana Opera Casa Papa Giovanni e dal Comune di Assisi, con il patrocinio della Provincia di Perugia. Nell’occasione il Sindaco assisano nonché Presidente della Provincia di Perugia, Stefania Proietti, ha consegnato a Edith Bruck la cittadinanza onoraria di Assisi, con parole di affetto: «La sua testimonianza è stata intensa e la signora Edith ha ribadito più volte che non conosce l’odio. Una scrittrice e una testimonial fantastica che non si è sottratta alle tante domande ricevute. Ci ha detto delle sue cinque luci e così racconta la sua vita. Edith ha lasciato un segno profondo in Assisi e Assisi l’ha abbracciata con tanto affetto. Nell’occasione abbiamo celebrato la sua cittadinanza onoraria come assisana».

 

 

La signora Edith, con semplicità e orgoglio, ha detto: «Grazie per la cittadinanza, di cui sono molto fiera, perché Assisi è una città di esempio di come si può convivere e difendere i perseguitati o i diversi. Io sono molto affezionata a questa città da quando sono in Italia. Poi naturalmente avevo molto amiche ebree italiane che si erano nascoste qui ad Assisi e ogni due anni venivo qui a trovare un’amica. Ssono molto legata a questa città per un’umanità rara che non ho trovato da nessun’altra parte. Non finisce mai l’antisemitismo, non finisce mai il razzismo perché siamo incapaci di vivere in pace e forse questo è il più grande fallimento dell’uomo e della ragione stessa. Io credo che Auschwitz sia stata unica nella storia e non va appiattita o negata o banalizzata, come succede spesso… io non ho mai visto pace dopo la guerra. La mia storia come deportata è iniziata quando avevo 13 anni e i fascisti ungheresi bussarono alla mia porta: dopo 4-5 giorni nei vagoni ferroviari piombati ci hanno portato ad Aushwitz e appena arrivati è successa la prima luce. La sinistra o la destra significavano la camera a gas o il lavoro e un tedesco mi ha fatto andare nella fila del lavoro: questa è la prima luce di cui ho parlato con Papa Francesco».

Questo è l’incipit del racconto di Edith Bruck, straordinaria donna, che con grande lucidità ha espresso la sua drammatica e preziosa testimonianza, da cui si capisce la grande forza che porta in sé, così come la violenza e la crudeltà l’hanno segnata. Non ha uno spirito di rivalsa o vendetta, anzi, Edith ha voluto raccontare la sua esperienza da deportata ebrea soprattutto ai giovani, al fine di sensibilizzarne coscienze; la sua è anche una personale missione di vita, cioè quella di raccontare le violenze e i fatti vissuti, soprattutto agli studenti, per tenere viva la Memoria.

Maria Rosati ci ha confidato il suo entusiasmo per la visita di Edith Bruck ad Assisi: «La visita della signora Bruck è stata una cosa straordinaria che ci riempie d’orgoglio ma la cosa più bella è vedere tanti ragazzi che l’hanno ascoltata attentamente e soprattutto le hanno fatto tantissime domande. Non la volevano lasciar andare via, quanto erano desiderosi di conoscere, direttamente da lei, l’esperienza della deportazione. L’incontro con i giovani è stata la vera essenza di questa bellissima giornata dedicata alla Memoria».

“Uno sguardo su Dante. La tradizione della Commedia e il mito del Sommo Poeta a 700 anni dalla morte”. A cura di Paolo Renzi. Accademico properziano. Assisi, Palazzo del Comune, Sala della Conciliazione, venerdì 22 aprile 2002, ore 16.30.

L’incontro, organizzato dall’Accademia Properziana del Subasio nell’ambito delle iniziative culturali denominate I Venerdì dell’Accademia, è stato concepito come evento conclusivo delle celebrazioni per il VII centenario della morte di Dante Alighieri.

Oggetto di discussione sarà anzitutto la fortuna e la tradizione editoriale della Commedia, illustrata attraverso la disamina di alcuni fra i più importanti codici manoscritti e libri a stampa esposti nella mostra bibliografica recentemente allestita presso la Biblioteca Augusta di Perugia. Nella circostanza, oltre ai materiali bibliografici presenti nelle collezioni della biblioteca (a partire dai tre preziosi codici trecenteschi, gli incunaboli, le edizioni aldine, numerose edizioni dal XVI secolo a oggi) sono stati esposti anche frammenti di manoscritti ed edizioni antiche eccezionalmente concessi da istituzioni pubbliche e da privati dell’Umbria e della Toscana.

La fortuna della Commedia, la cui prima edizione a stampa vide la luce a Foligno nel 1472, coincide con quella della figura di Dante, che muta fortemente nel tempo e che, a partire dal Risorgimento, si connota di caratteristiche mitiche, acquistando dapprima una valenza politica in funzione della costituzione dello stato unitario, quindi diventando un simbolo della lingua e della cultura italiana nel mondo. Ancora oggi Dante e la sua opera sono di estrema attualità e il loro valore, oltre che in ambito nazionale, è universalmente riconosciuto in tutte le culture come patrimonio dell’umanità.

Paolo Renzi, nato a Terni, archeologo e bibliotecario, Accademico Properziano, lavora dal 1999 come Istruttore culturale presso l’Ufficio Fondo Antico della Biblioteca Augusta del Comune di Perugia. Nel 2020-2021 è stato uno dei curatori della mostra bibliografica Dante a Porta Sole. Dai manoscritti a Dante pop e del relativo catalogo edito da Bertoni.

Il 23 aprile il Premio Carlo Lampone, a seguire la presentazione di giuria e Madonne Primavera, ma anche gare e spettacoli per turisti con Balestrieri e Sbandieratori.

Tutto pronto per il Calendimaggio di Assisi 2022, che torna dopo due anni di pandemia, con la formula a quattro giorni e la messa in onda in diretta streaming (a parte le scene di Parte, trasmesse in differita anche nei locali della Taverna e nella ex Pinacoteca) sul sito del Calendimaggio di Assisi (https://www.calendimaggiodiassisi.com/calendimaggio-live) grazie alla collaborazione con Umbria Webcam. Per chi fosse interessato a partecipare in presenza, i biglietti si possono comprare su Boxol

Come nelle precedenti edizioni, prima dei quattro giorni di Festa ci sono alcuni appuntamenti di avvicinamento: il 21 aprile sarà aperta la Taverna nella Sala delle Volte disponibile nei giorni 21-22-23-24-25 e 30 aprile e poi l’1-4-5-6-7 maggio solo a cena, mentre tutti i giorni dal 21 aprile al 7 maggio, sarà attiva la vendita di panini con porchetta e vino nella Sala delle Logge in Piazza del Comune. Il 23 aprile alle 10 nella Sala della Conciliazione la premiazione della ventisettesima edizione del Premio Carlo Lampone, per far conoscere agli studenti delle scuole assisane le tradizioni, la bellezza, lo spirito e l’importanza del Calendimaggio di Assisi.

 

 

Sempre all’interno di …E Vien Calendimaggio, lunedì 25 aprile alle 15.30 in Piazza Santa Chiara la gara di selezione tra i Balestrieri delle Parti e alle 17 nella Sala della Conciliazione la presentazione della giuria Edizione 2022. Sabato 30 aprile alle 16 nella piazzetta Chiesa Nuova la presentazione delle dieci Madonne Primavera e l’omaggio canoro dei Cantori di Assisi. Alle 20.30 nei rioni delle Parti le cene propiziatorie – aperte ai soli tesserati di Magnifica e Nobilissima. Domenica 1 maggio alle 14.30 in Piazza Santa Chiara lo Spettacolo della Compagnia Balestrieri di Assisi e alle 17 lo spettacolo del Gruppo Sbandieratori di Assisi. Martedì 3 maggio tornano invece le scene aperte in costume, dalle 21.30 nei vicoli di Parte de Sotto e Parte de Sopra.

Il programma

Il programma del Calendimaggio “vero e proprio” parte il 4 maggio con la benedizione dei vessilli (nella Cattedrale di San Rufino per Sopra, nella Basilica di San Francesco per Sotto), e, in piazza del Comune dalle 15.45 con il suono della Campana delle Laudi, la consegna delle Chiavi da parte del sindaco al Maestro de Campo che per i successivi 4 giorni avrà simbolicamente il potere sulla città seguita dall’esecuzione dell’Inno del Coprifuoco, dalla restituzione del Palio, dall’investitura dei giurati e dalla lettura dei bandi di sfida. A sera, nei quartieri della Nobilissima, le rievocazioni di vita medioevale.

Giovedì 5 è il giorno di Madonna Primavera, con la sfida tra gli atleti di Parte de Sopra e Parte de Sotto per assegnare a una delle cinque ragazze della propria parte il titolo di regina della festa: dopo i cortei per introdurre le dieci Madonne, gli atleti delle Parti si sfideranno nella gara di tiro dei balestrieri, nella corsa delle tregge e al tiro alla fune. A sera, sarà poi la Magnifica Parte de Sotto a mettere in scena le rievocazioni di vita medioevale.

Venerdì 6 è il giorno de “Lo Spettacolo”, organizzato dall’Ente Calendimaggio con gli Sbandieratori di Assisi. A sera, dalle 21.30, i cortei della sera con gli spettacolari giochi di fuoco. Infine, sabato 7 maggio è il giorno della sfida, con i due cortei storici (dalle 15.30) e la sfida canora (dalle 21.30): intorno alla mezzanotte, l’assegnazione del Palio.

Si conferma in Umbria la presenza di BNI, uno dei business network di maggiore successo al mondo, che può vantare già oltre 10.000 membri in Italia.

Il 3 dicembre 2021, l’executive director di BNI Davide Venturi presenzierà, presso l’agriturismo Il Cantico di San Francesco di Palazzo di Assisi, l’inaugurazione di due nuovi capitoli della Region Umbria, quello di Minerva di Assisi e quello di Smile di Foligno. BNI è un’organizzazione di business networking professionale il cui primo obiettivo è scambiarsi referenze di affari qualificate. È l’organizzazione con il maggior successo in questo ambito, con più di 10.200 Capitoli attivi in 70 Paesi nel mondo.

 

 

Fondata nel 1985, BNI® è l’organizzazione di scambio referenze più vasta e di successo a livello mondiale. I membri sono professionisti e imprenditori che si aiutano reciprocamente ad aumentare il proprio giro d’affari grazie al Givers Gain® (chi dà riceve). Ogni settimana, in migliaia di gruppi in tutto il mondo, i membri si incontrano con altri professionisti e imprenditori per costruire e alimentare relazioni a lungo termine basate sulla fiducia reciproca e scambiare referenze di business di qualità. La partecipazione a BNI® permette l’accesso a formazione professionale erogata da esperti del settore e l’opportunità di fare networking e business con centinaia di migliaia di membri BNI® in tutto il mondo.
Negli ultimi dodici mesi, i membri BNI hanno scambiato più di 12 milioni di referenze, che hanno generato più di 18 miliardi di euro di business. Nei due nuovi Capitoli, che si vanno ad aggiungere agli altri quattro capitoli della Regione Umbria, sono già presenti oltre 50 aziende e professionisti, ognuno rappresentante di una diversa attività lavorativa; regola principale di BNI è infatti che all’interno di ogni Capitolo sia ammesso un solo rappresentante per specializzazione.
In particolare, la vocazione del Capitolo Minerva è fortemente orientata al Turismo e al Benessere, due temi essenziali per il futuro dell’Umbria.

 

PROGRAMMA DELL’EVENTO

  1. 18:00 Apertura – Registrazione ospiti
  2. 18:30 Open Networking
  3. 19:00 Presentazione capitolo Smile – Presentazione capitolo Minerva
  4. 19:20 Intervento executive director Davide Venturi
  5. 20.00 Apericena

 


N.B. è necessario prenotarsi al numero +39 348 3314376 o presso la segreteria dell’agriturismo Il Cantico di San Francesco di Palazzo di Assisi. Tel +39 075 9975721. Cell: +39 392 9976768

Email: info@ilcanticodisanfrancesco.it

Per accedere ai locali è necessario esibire il Green Pass

 

Il comitato organizzativo “Parco della Mamma” in collaborazione con la Pro Loco di Tordibetto, la Comunità del Sacro Convento, il Comune di Assisi e con le competenze medico-scientifiche dell’Accademia Perugina e Umbra (Università di Perugia, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Scuola di Specializzazione in Ginecologia e Ostetricia, Centro di Medicina Perinatale e della Riproduzione) promuove la Festa delle mamme e dei nati prematuri.

La manifestazione si svolgerà nel weekend del 11/12 settembre, in concomitanza con la tradizionale Festa della Madonna. Un weekend pieno di attività e proposte che spaziano dall’intrattenimento per tutta la famiglia, sino a momenti di approfondimento più strettamente scientifici. La location scelta come luogo fortemente simbolico ed evocativo è il Parco della Mamma di Tordibetto. Intorno alla statua lì apposta e realizzata dallo scultore Enrico Manfrini, si sviluppa l’intera idea dell’evento.

In omaggio a Don Otello Migliosi, storico fondatore della prima Festa della Mamma in Italia e parroco di Tordibetto, questa intensa due giorni nasce per approfondire le tematiche della maternità, ma anche la problematica molto diffusa delle nascite premature. L’obiettivo è quello di sensibilizzare sull’importanza della prevenzione. Per sviluppare al meglio questi aspetti, è previsto un convegno-cerimonia nella mattinata di domenica 12 settembre, nella Sala Stampa del Sacro Convento di San Francesco di Assisi.

Oltre a rappresentanti del Comune di Assisi, vi prenderanno parte: Marcello Giannico, Direttore Azienda Ospedaliera di Perugia, Ezio Greggio, Presidente Associazione Ezio Greggio, Gian Carlo Di Renzo, Direttore Centro di Medicina Perinatale e della RiproduzioneUniversità di Perugia, Stefania Troiani, Direttore Neonatologia e UTIN – Az. Osp. di Perugia, Fra’ Mario Filippone, Parroco di Tordibetto e Palazzo di Assisi Fabio Mosca, Presidente Società Italiana di Neonatologia e Fondazione AISTMAR – Milano Antonio Chiantera, Presidente Società italiana di Ginecologia e Ostetricia – Roma Luca Ramenghi, Presidente Società Italiana di Medicina Perinatale e Fondazione EUBRAIN, Istituto Gaslini – Genova.

Saranno inoltre presenti i presidenti delle associazioni che affrontano quotidianamente i temi della nascita pretermine (Gabriella Canova, Cuore di Maglia, Piccino Picciò, Nati Prima; Cicogna Frettolosa, Alessandro Palazzetti, La Carica dei Prematuri, Nati per Vivere, Vivere Onlus, Paolo Rastelli, Ge.Bi.Sa., Michela Mian, Cucciolo). Il convegno sarà introdotto da Fra’ Marco Moroni, Custode del sacro Convento, e Monsignor Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi.

Ma la Festa delle mamme e dei nati prematuri prevede anche altri momenti nella giornata di sabato 11 settembre: gioco e intrattenimento per i bambini e per le famiglie all’interno del Parco della Mamma di Tordibetto. A questi grandi appuntamenti verranno affiancati momenti di preghiera e raccoglimento nei luoghi santi di Assisi.

Dopo il successo della prima edizione torna il Bootcamp & Horeca Work Forum, organizzato da Planet One con la collaborazione del media partner Bargionale, che si preannuncia altrettanto stimolante, visto anche il valore e l’attualità del tema proposto: The Next Green Generation.

L’evento è dedicato alla condivisione di esperienze e a laboratori in cui i professionisti della ristorazione si confronteranno tra loro e con alcuni dei maggiori esperti del business per selezionare le best practice e creare insieme il manifesto dell’ospitalità sostenibile.

Il BootCamp & Horeca Work Forum si svolgerà il 6-7 e il 13-14 settembre e sarà caratterizzato da due appuntamenti principali: il primo – 6 e 7 settembre – dedicato a locali serali, mixology bar e caffetteria; il secondo – 13 e 14 settembre – dedicato a food, ristoranti, hotel e caffetteria.
Sono previsti quattro laboratori di confronto con imprenditori selezionati di tutta Italia, seguiti da tutor esperti in materia e che abbiano attivato formule green presso i loro locali sui temi:

 

  • Menu Green Addicted. Utilizzo di prodotti di consumo, forniture di filiera certificate, recupero e riutilizzo degli scarti food & beverage, no waste.
  • Tecno Friends. Utilizzo materiali edili/arredi/bar & restaurant equipment a basso impatto ambientale, recupero energetico, materiali di utilizzo riciclabili.
  • Comunicazione Go Green. Il nuovo trend della comunicazione, messaggi online e offline green economy oriented, creazione di siti a zero emissioni, brand reputation, utilizzo materiali ecocompatibili.
  • Manager Will Be Green. Nuovi approcci mentali per l’organizzazione, leadership e gestione delle Risorse Umane green oriented.

 

I lavori svolti nei laboratori verranno presentati in una grande tavola rotonda a cui interverranno operatori dei vari Paesi esteri, alla presenza di autorità ed enti pubblici.
Ogni martedì si potrà seguire in diretta il lavoro di tutor, professionisti, esperti di aziende food & beverage, istituzioni e associazioni di categoria per scoprire quali idee scaturiranno dal Work Forum.
A fare da cornice a questo virtuoso evento, quattro location d’eccezione: Borgo Antichi Orti di Assisi, la Sala della Conciliazione del Comune di Assisi, la Tenuta Baroni Campanino e la Tenuta San Masseo.

Assisi non è un borgo sconosciuto, Assisi è famosa in tutto il mondo e solo percorrendo le sue vie e le sue piazze, se ne comprende il motivo.

Adagiata sulla collina, protetta alle spalle dal Monte Subasio e affacciata sulla valle umbra, è una città che, ammirata da lontano, sembra proprio un presepe. Date le sue dimensioni, molti sono convinti che bastino poche ore a visitarla. Una sosta veloce alla Basilica dedicata a Santa Chiara, una visita più approfondita di San Francesco e si pensa di aver visto tutto. Non è così. Ecco perché ho deciso di dedicarle lo spazio che merita e creare un itinerario approfondito, della durata di tre giorni, per permettere al turista curioso di cogliere tutte le ricchezze che si celano tra i suoi vicoli medievali e nei sotterranei dei suoi palazzi.

Primo giorno: l’Assisi romana e i principali musei della città

Assisi è innanzitutto una città romana ed è per questo che il percorso non può che prendere il via dalla visita dei resti di quel tempo. Partendo dalla parte più alta della città, ovvero Piazza Matteotti, è possibile raggiungere l’anfiteatro romano, di cui oggi si può osservare la forma originaria e dove tutt’intorno sorgono abitazioni di epoca medievale. Proseguendo la passeggiata e imboccando via del Torrione, si notano le rovine di un mausoleo (detto Torrione) e procedendo sempre dritto, a metà via sulla destra, si possono scorgere, nel giardino di una proprietà privata, alcune arcate che rappresentano i resti delle gradinate di un teatro romano. La visita prosegue verso piazza del comune, dove è situato il Tempio di Minerva che oggi ospita all’interno la Chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Una volta visitati gli interni, il mio suggerimento è quello di recarsi presso lo IAT di piazza del Comune. È qui che si può prenotare l’Assisi Underground, un tour guidato che porta alla scoperta del foro romano, posto proprio nei sotterranei della Piazza, e delle due Domus romane: la Domus di Properzio e la Domus del Larario. La prima si trova sotto la Chiesa della Spogliazione e vi si accede proprio passando attraverso la cripta, mentre la seconda è situata sotto Palazzo Giampè. È una visita affascinante che consiglio di fare assolutamente, anche a chi non è appassionato di archeologia, perché le sapienti e appassionanti spiegazioni delle guide permettono di fare un vero e proprio tuffo nel passato, tra sarcofaghi, mosaici e ricche decorazioni.

 

Rocca Maggiore

 

Dopo aver dedicato parte della giornata alla visita dell’Assisi romana, si può proseguire andando alla scoperta di altri due musei importantissimi per Assisi. Il primo è anche il monumento laico più visitato della città: la Rocca Maggiore, facilmente raggiungibile a piedi. Si tratta di una fortezza medievale costruita nel 1365 per volere del Cardinale Egidio Albornoz. Il castello, ottimamente conservato, dall’alto delle sue torri offre una vista meravigliosa su tutta la vallata. Dopo una visita delle stanze interne del museo, si torna in centro, fino a raggiungere via San Francesco dove, all’interno di Palazzo Vallemani, è situata la Pinacoteca Comunale, in cui si possono ammirare affreschi medievali e rinascimentali provenienti da edifici civili e religiosi di Assisi e dintorni. Un tempo il palazzo ospitava anche il Museo della Memoria, una mostra sui trecento ebrei salvati grazie allo spirito dell’accoglienza francescana di Assisi. Da qualche anno la mostra è stata spostata presso il Santuario della Spogliazione.

Interno della Basilica Superiore

Secondo giorno: l’Assisi di Francesco e Chiara

L’itinerario del secondo giorno inizia dalla visita dell’Oratorio di San Francesco Piccolino, la piccola cappella dove si dice sia nato San Francesco. Da lì, imboccando vicolo Sant’Antonio, si giunge alla Chiesa Nuova, costruita sui resti della casa paterna di San Francesco. Sono conservati l’ingresso principale e le altre tradizionali porte della casa: quella degli ospiti e quella che immetteva al piano superiore. Si può inoltre ammirare la vecchia via della città, su cui si affacciava l’ingresso della casa. Quella via ora è dedicata a Pietro di Bernardone. Una volta visitata la casa natale del poverello e prendendo Corso Mazzini, si arriva alla Basilica di Santa Chiara. Non c’è nulla da dire, la piazza in cui si trova è una delle più belle, grazie anche all’ampio belvedere che offre un paesaggio mozzafiato, soprattutto al tramonto. La Basilica di Santa Chiara, oltre a contenere le spoglie della Santa, custodisce il Crocifisso originale di San Damiano, quello che parlò a San Francesco, incitandolo a lasciare la sua vita agiata per dedicarsi ai più deboli. La tappa successiva ci porta alla scoperta dell’imponente Cattedrale di San Rufino, dedicata al primo vescovo della città. All’interno è custodito il fonte battesimale in cui furono battezzati San Francesco e Santa Chiara. Oltre al Duomo consiglio di visitare il Museo Diocesano e la Cripta di San Rufino.

In estate è possibile anche salire in cima alla torre campanaria, da cui si gode di uno splendido panorama sui tetti di Assisi e sulla Rocca Maggiore. Ci si può concedere una breve sosta al bar che si trova di fronte alla Cattedrale, per poi rimettersi in cammino e raggiungere la meravigliosa Basilica di San Francesco. Il mio suggerimento è quello di evitare di passare per le strade principali questa volta, ma di inoltrarsi nel dedalo di vicoletti che si snoda a partire da via Santa Maria delle Rose. Qui è possibile fare una breve visita nell’omonima chiesa che dal 2000 ospita la mostra permanente Maria di Guido Dettoni. Una volta visitata l’esposizione, tramite via Capobove, si torna in una delle vie principali, via San Paolo che si trasformerà poi in via Metastasio. A un certo punto, lungo la via, sulla sinistra, si trova un grande arco con delle scalette che conducono alla Chiesa di Santa Margherita, dalla cui piazzetta si gode di una vista meravigliosa sulla Basilica di San Francesco. Una volta contemplato il paesaggio in un’atmosfera così pacifica da sembrare surreale, ci si dirige verso la chiesa che ha reso nota Assisi in tutto il mondo. Nella Basilica Superiore si ammirano affreschi di grande rilevanza, tra i più celebri vi sono quelli di Giotto, che raccontano la vita di San Francesco. La Basilica Inferiore è decorata da dipinti di alcuni tra più importanti pittori, come Cimabue, Lorenzetti e Sermei. Al suo interno è possibile visitare la tomba di San Francesco. Dopo aver visitato l’intero complesso, è doveroso concedersi un po’ di relax sotto il porticato della Piazza della Basilica Inferiore di San Francesco, provando a individuare la Basilica di Santa Maria degli Angeli tra il verde dei campi della pianura circostante che si può scorgere dalle inferriate. Sempre in questa piazza è presente l’ufficio informazioni del Sacro Convento, punto di riferimento da tenere a mente per chi ha intenzione di partecipare ad una visita guidata della Basilica con un frate.

 

I monumenti fuori le mura

L’ultimo giorno ad Assisi, lo dedichiamo ai monumenti fuori le mura della città. Anch’essi ci raccontano molto della vita di Francesco e Chiara. Il primo santuario da non perdere è l’Eremo delle Carceri. È qui che San Francesco si rifugiava in preghiera e si trova sulla strada che conduce al Monte Subasio, a circa 4 km dal centro storico. È possibile raggiungerlo anche a piedi, prendendo il sentiero numero 350 che parte da Porta Cappuccini e arriva fino a Spello. Dopo essersi rigenerati in questo luogo mistico, ci si può dirigere verso il Santuario di San Damiano, la chiesa che venne restaurata da San Francesco e dove il santo scrisse il Cantico delle Creature. Sempre qui per un lungo periodo visse Santa Chiara. Anche questo posto è pervaso da un’atmosfera di serenità e di quiete, la natura circostante fa la sua parte rendendo San Damiano un’oasi di pace dove concedersi momenti di riflessione e spiritualità. Le ultime due tappe dell’itinerario non possono non includere il Sacro Tugurio di Rivotorto, luogo in cui visse San Francesco nel primo periodo della sua nuova vita e dove nacque l’ordine dei frati minori, e la Basilica di Santa Maria degli Angeli. È all’interno di quest’ultima che si trova la Porziuncola, la chiesetta in cui San Francesco fondò l’ordine dei francescani. Vi è poi la Cappella del Transito dove invece il Santo morì il 3 ottobre del 1226. Infine, dal chiostro si accede al Roseto, un giardino famoso per un episodio riguardante San Francesco. Pare che una notte, infatti, il Santo si rotolò nudo sul roseto spinoso per sfuggire alle tentazioni del diavolo. I fiori, narra la tradizione, al contatto con il corpo del Santo persero tutte le spine così da non arrecargli danno. Ancora oggi qui le rose nascono senza spine.
Un itinerario di questo tipo permette di conoscere a fondo la città ed è così che si tornerà a casa con ricordi vividi e racconti coinvolgenti che indurranno amici e parenti a organizzare al più presto una gita ad Assisi.

 


La puntata precedente

L’emergenza sanitaria ha determinato molti cambiamenti nel nostro modo di vivere. Potrebbe essere stata la scintilla che ha scatenato una forte presa di coscienza sulle nostre responsabilità nei confronti dell’ambiente in cui viviamo, che dobbiamo rispettare e proteggere. Oggi diventa fondamentale cambiare il nostro modo di viaggiare, prediligendo le piccole realtà alle destinazioni più gettonate ed evitando il turismo di massa.

Maggio 2021 verrà ricordato come il mese della lenta ripartenza, dopo un lungo ed estenuante periodo in cui le nostre certezze sono saltate e dove tutti ci siamo sentiti vicini nell’affrontare un problema più grande di noi. La pandemia ci ha costretti a dover rinunciare a tutte quelle abitudini che prima davamo per scontate e che oggi sembrano mancarci come l’aria. Un cappuccino al bar, una cena tra amici, una gita fuori porta…
Ora ci viene data la possibilità di voltare pagina e provare a recuperare il tempo perduto. Con l’estate alle porte, quale modo migliore di riaffacciarci alla vita se non con una vacanza? Per fare in modo che ciò non si trasformi in un tana libera tutti come l’anno scorso, dobbiamo cercare di rivedere un po’ il nostro modo di viaggiare. Già prima dell’emergenza sanitaria si parlava della necessità di un turismo lento, sicuro e sostenibile, oggi dobbiamo prenderlo come imperativo per cercare di non vanificare tutti gli sforzi fatti finora.
In che modo possiamo fare turismo sostenibile? Partendo per esempio in bassa stagione, scegliendo una destinazione meno conosciuta, evitando di viaggiare durante le feste comandate e rispettando l’ambiente e la cultura del paese che ci ospita. In primis ne gioveremmo noi stessi, perché una settimana ad agosto a Gallipoli con mezzo metro di spiaggia su cui sdraiarsi, dopo aver speso cinquanta euro per un ombrellone, è più una penitenza che un piacere; e secondo poi ne gioverebbe l’ambiente.

 

Assisi-santa chiara

Santa Chiara, Assisi, foto di Enrico Mezzasoma

 

È così che l’Umbria si rivelerà come la destinazione perfetta, che ci permetterà di riscoprire borghi autentici più e meno noti e di essere a stretto contatto con la natura. Il viaggio che intraprenderemo attraverso le pagine di AboutUmbria non può che partire da Assisi, la città in cui sono nata e dove vivo e lavoro tuttora. Assisi è una di quelle città che in alcuni periodi dell’anno viene letteralmente presa d’assalto dai turisti di tutto il mondo come, ad esempio, nei mesi di aprile, luglio e agosto. Ci sono invece mesi in cui la città offre il meglio di sé, vediamo insieme quali sono:

Maggio

A maggio Assisi si risveglia dal torpore invernale, le verdi colline intorno offrono scenari di rara bellezza. Nei primi giorni del mese si svolge inoltre il Calendimaggio, una rievocazione storica molto sentita dagli assisani e che vede la città divisa nella Nobilissima Parte de Sopra e nella Magnifica Parte de Sotto. Le due parti si sfidano in cortei, giochi, canti e scene di vita medievale, dando vita a uno spettacolo coinvolgente ed emozionante. Un’esperienza da non perdere è quella di mangiare nelle caratteristiche taverne.

 

Calendimaggio 2019, foto via Facebook

Giugno

Giugno è il mese in cui gli abitanti di Assisi si preparano per partecipare al concorso Balconi Fioriti, che ogni anno premia la persona che è stata più capace nel valorizzare la facciata della propria abitazione con i decori floreali più belli. I vicoli si tingono delle tonalità più accese, grazie ai fiori e alle piante di ogni tipo che tappezzano le terrazze e le finestre delle case. Generalmente vengono organizzate molte iniziative e serate di musica dal vivo, tra cui l’annuale appuntamento con il concerto Con il cuore, nel nome di Francesco, che si svolge nella piazza della Basilica Inferiore di San Francesco e viene trasmesso in diretta Rai.

 

Rocca Maggiore

Settembre

Questo è uno dei mesi che preferisco, perché la città è più rilassata, il caldo infernale estivo lascia spazio a giornate più fresche ma ancora abbastanza lunghe per godere a pieno dell’atmosfera di pace di Assisi.

Ottobre

Ottobre è un mese importante per la città. Il 3 e il 4 del mese si celebra la Festa di San Francesco, il momento in assoluto più sentito dai credenti che sono nati qui e che tengono moltissimo alla tradizione di partecipare alle celebrazioni in onore del patrono d’Italia. Altro evento immancabile è sicuramente la fiera di San Francesco, che si svolge il 5 di ottobre. Oltre a curiosare tra le numerose bancarelle sparse per le vie del centro, è irrinunciabile una sosta presso i botteghini delle signore assisane che vendono le cartelle per partecipare all’annuale tombola, che si svolge in serata.

 

Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, foto di Enrico Mezzasoma

Novembre

Novembre è il mese di UNTO, il tradizionale appuntamento dedicato all’olio extravergine di oliva. Oltre agli stand in cui assaggiare la famosa bruschetta umbra con l’olio nuovo, si può prendere parte ai molteplici eventi organizzati per l’occasione, che coinvolgono grandi e piccini: visite guidate ai frantoi, musica dal vivo, trekking in collina e scuole di cucina.

Dicembre

A dicembre qualsiasi città è suggestiva, merito delle luci e degli addobbi natalizi. Ad Assisi, il concorso Presepi indetto dal Comune, ci spinge ad andare alla ricerca del presepe più bello, tra quelli esposti lungo le vie del centro storico e di alcune frazioni. Sempre rimanendo in tema natività, celebri sono i presepi viventi che si svolgono nei castelli della zona, come quelli di San Gregorio, Petrignano e Armenzano.
Questi sono, a parer mio, i mesi migliori per visitare la città serafica.

Nel prossimo articolo delineeremo un itinerario per visitare Assisi in tre giorni.

Un importante traguardo è stato raggiunto da alcuni prodotti agricoli e agroalimentari umbri, che sono stati inseriti nel Registro Regionale delle Risorse Genetiche Autoctone di Interesse Agrario, grazie all’interessamento del 3A-PTA, il Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria, insieme alla sintonica e determinata perseveranza di alcuni avveduti operatori del mondo dell’agricoltura e della pesca.

Olivo Ornellona

I prodotti agricoli e agroalimentari di una volta possono rappresentare un’importante opportunità per la filiera delle aziende coinvolte a livello di produzione, trasformazione, commercializzazione e somministrazione. Nel processo sono ovviamente coinvolti tutti coloro i quali ne fanno parte e con particolari ricadute nei settori: agricoltura, pesca, commercio, artigianato, cultura, enogastronomia e turismo. È fondamentale, per le specie iscritte, aver ricevuto questo ambito riconoscimento, in quanto attorno a questi prodotti certificati si possono costruire strategie di business e di marketing, innescando importanti implicazioni economiche per tutti quelli che partecipano al percorso di valorizzazione e commerciale della singola eccellenza, che come una cassa di risonanza può ampliare l’attrattività e la promozione dell’areale sotteso, al fine di cogliere una maggiore opportunità anche economica all’interno dei contesti coinvolti.
I prodotti agricoli e agroalimentari che hanno una presenza certa e continuativa su un territorio da più di 50 anni potrebbero essere definiti come Risorse Genetiche Autoctone di Interesse Agrario e iscrivibili al Registro Regionale.
L’iscrizione avviene a seguito di un’approfondita analisi del dossier presentato, dove i membri del Comitato Tecnico-scientifico esprimono il loro parere per l’inserimento nell’agognato registro.

 

Aglione

 

A oggi, nel Registro Regionale Umbro, sono iscritte 69 risorse genetiche tra varietà erbacee, arboree e animali. È evidente che un prodotto iscritto al registro certifica un passo fondamentale per la sua tutela e la sua valorizzazione e ha immediati vantaggi sugli operatori che coltivano o allevano o commercializzano la specifica risorsa genetica che, altresì, ha la ghiotta possibilità di entrare a far parte della rete di Conservazione e Sicurezza regionale e della Rete Nazionale della Biodiversità.
Recentemente, il Registro Regionale Umbro, si è arricchito di sei risorse genetiche:

  • L’Aglione, da alcuni chiamato anche l’aglio del bacio, per la delicatezza del sapore e la morbidezza del profumo, che è una specie diversa dall’aglio comune. È presente da più di 50 anni nella Val di Chiana sia umbra (detta romana) sia toscana, dove gli agricoltori hanno tramandato nei secoli la sua coltivazione e le casalinghe le ricette (es. umbricelli o pici all’aglione). In questo caso l’Aglione Umbro è stato iscritto qualche giorno prima di quello toscano e ovviamente ciascuno nei rispettivi registri regionali.
  • Il Luccio del Trasimeno: specie a forte rischio di erosione in tutta Italia per l’inquinamento genetico dovuto all’immissione di altre specie, che invece, grazie all’attività del Centro Ittiogenico e della Cooperativa dei Pescatori, al Trasimeno ha mantenuto, unico caso in Italia, le sue caratteristiche originarie.
  • Il Cardo Gobbo della Media Valle del Tevere: varietà locale conservata da un agricoltore di Papiano, residuo di una vecchia, molto apprezzata, varietà tipica della Media Valle del Tevere.
  • L’Olivo Limona, ad Assisi chiamata Cimignolo: varietà presente nell’Umbria centro-occidentale e centro-settentrionale con esemplari di età ragguardevole, coltivata sporadicamente anche in alcuni areali di regioni limitrofe.
  • L’Olivo Pocciolo: presente in pochi vecchi esemplari nella fascia olivata Assisi-Spoleto, dove ha dimostrato una notevole adattabilità a difficili condizioni di clima e terreno.
  • L’Olivo Ornellona: varietà presente con soli due esemplari molto vecchi nel comune di Narni, dalle olive piuttosto grandi che danno un olio di qualità.

Luccio del Trasimeno

Il 3A-PTA

Il 3A-PTA (Parco Tecnologico Agroalimentare) della Regione Umbria è stato il fulcro sviluppatore delle 6 new entry nel registro regionale, come peraltro per tutte le altre risorse genetiche regionali. Il 3A-PTA, opera da più di due decenni per garantire il miglioramento e il mantenimento della qualità dei prodotti agricoli e agroalimentari, tramite certificazioni per la sicurezza e la tutela del consumatore, la formazione, la ricerca a sostegno delle imprese, i progetti internazionali, l’informazione e il marketing; questi sono alcuni dei servizi e delle attività che fornisce l’Ente regionale guidato dal dott. Marcello Serafini, Amministratore Unico del 3A-PTA con sede a Pantalla (PG).
Tra le persone del 3A-PTA, fautrici di questi importanti ingressi nel registro regionale, ricordiamo il dott. Luciano Concezzi, responsabile dell’Area Innovazione e Ricerca e i suoi collaboratori, il dott. Mauro Gramaccia, il dott. Marco Caffarelli, la dott.ssa Livia Polegri e la dott.ssa Marta Giampiccolo. Oltre alle eccellenze agricole e agroalimentari umbre conosciute e apprezzate in tutto il mondo, si tenga presente che il 3A-PTA della Regione Umbria viene annoverato tra gli Enti istituzionali di indiscusso prestigio e di notevole vanto regionale.

«Sono appassionata di arte e in questo modo ho unito la mia passione con il mio lavoro di chimica, in più do un contribuendo alla salvaguardia di opere che fanno parte della nostra storia e cultura».

Essere una salvatrice di opere d’arte, fermare – o quantomeno rallentare –  il loro invecchiamento, unire passione e lavoro, amalgamare alla perfezione chimica e arte è il lavoro della dottoressa Letizia Monico (35 anni), ricercatrice perugina che lavora al CNR e fa parte di un team che collabora col Dipartimento di Chimica di Perugia per salvare quadri in fase di deterioramento. I Girasoli di Van Gogh e l’Urlo di Munch sono passati sotto la sua lente e, con studi curati e approfonditi, si è scoperto che i colori – in particolare il giallo – perdono la loro bellezza: la causa è l’umidità. Recuperare queste opere non si può, però si può prevenire. Vincitrice di diversi riconoscimenti e premi, Letizia vanta anche pubblicazioni in riviste internazionali come Analytical Chemistry.

Letizia, la prima domanda è d’obbligo per tutti: qual è il suo legame con l’Umbria?

Sono nata a Umbertide e cresciuta a Perugia, dove ho anche studiato. Mi considero una perugina D.O.C.

Come è avvenuta la scoperta del degrado dell’Urlo di Edvard Munch?

Faccio parte di un’équipe di chimici che fa indagini sui materiali e collaboriamo con conservatori e storici dell’arte. Proprio i conservatori si erano accorti del degrado in atto, per la precisione avevano notato degli sbiancamenti del colore giallo presente sul quadro e lo sfaldamento della pittura stessa.

Come si può intervenire per evitare il peggio?

Occorre capire quali sono le cause e cercare di prevenirle. Con i nostri studi abbiamo sia studiato l’opera sia ricreato in laboratorio dei pigmenti quanto più simili a quelli utilizzati da Munch. In questo modo si è arrivati a scoprire quale potesse essere la situazione ambientale migliore affinché questi pigmenti non subissero modificazioni. Le opere sono a stretto contatto con l’ambiente, in primis luce e umidità e abbiamo visto come i due fattori – separatamente – possono incidere sull’opera. La scoperta è che non è tanto la luce che incide, quanto l’umidità.

 

Letizia Monico mentre cura i Girasoli

Quindi cosa si può fare?

Si può rallentare il degrado di questa tipologia di pigmenti e tenere l’opera in condizioni di umidità controllata.

Questo studio può essere utilizzato anche per salvare altri quadri?

Ogni quadro ha una storia a sé ed è realizzato con altrettanti materiali. La prima cosa da fare è capire la storia dell’opera, come è stata conservata e quali sono i materiali che la compongono. In teoria lo studio può essere rivendibile per le opere che hanno il giallo di cadmio, sul quale abbiamo fatto lo studio.

In passato si era anche occupata dei Girasoli di Van Gogh…

Sì, ma in quel caso si trattava di un altro tipo di giallo, giallo di cromo, che tende a scurirsi avendo una chimica del pigmento diversa rispetto al giallo di cadmio. Il fenomeno a livello visivo è diverso. In entrambi i casi però, ora si può intervenire per rallentare o interrompere il peggioramento.

Per questo ha vinto il Premio Levi 2015, riconoscimento nazionale della Sezione Giovani della Società Chimica Italiana…

Sì, l’ho vinto con la pubblicazione legata proprio al lavoro sui Girasoli: questo studio nasce con la mia tesi di dottorato. Ma non è stato il primo: già nel 2013 avevo vinto altri premi – il Premio miglior tesi di dottorato e Eric Samuel Scholarship Award in America – sempre legati allo studio del giallo di cromo.

In questo momento si sta occupando di qualche altra opera d’arte?

Di recente abbiamo lavorato su opere di Rubens e continuiamo su Munch e su un’altra versione dei Girasoli di Van Gogh che si trova a Londra.

Ha mai lavorato su qualche dipinto umbro?

Ancora il lavoro è nelle fasi iniziali, ma mi sto occupando anche degli affreschi del Cimabue di Assisi, quelli danneggiati durante il terremoto del 1997.

Com’è arrivata da chimica a studiare le opere d’arte?

A Perugia c’è un gruppo di ricerca nel dipartimento di Chimica che lavora proprio sui beni culturali. Io ho iniziato con loro perché sono appassionata di arte. In questo modo sono riuscita a unire il lavoro con la passione. Sono molto fortunata!

Quanto è difficile essere ricercatori oggi?

È un lavoro molto difficile e faticoso, ci vuole pazienza. Ma se uno è attivo, pubblica e collabora a livello internazionale – che è fondamentale – si pongono le basi per un futuro, per fare concorsi e per riuscire a entrare nel mondo del lavoro. Certo, le posizioni sono poche. Ripeto, non è facile.

Qual è il bello di questo lavoro?

La possibilità – come detto – di unire due delle mie più grandi passioni: la chimica e l’arte; la grande opportunità di stare a stretto contatto con oggetti di straordinaria bellezza e la consapevolezza che, nel mio piccolo, sto contribuendo un po’ alla salvaguardia di opere che fanno parte della nostra storia e cultura.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Natura, arte e tartufo.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione?

Casa.

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