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Immergiamoci nell’affascinante mondo dell’antica cittadina umbra di Trevi in combinazione con l’immaginario di Salvador Dalí, nel contesto del progetto Umbria Ecologia Artificiale.

Trevi. Foto di Andrea Martina Tiberi

 

Attraverso l’intelligenza artificiale esploriamo la rielaborazione di Trevi sotto l’influenza surreale di Salvador Dalí, esaminando come il borgo si trasformerebbe se plasmato dalla creatività del celebre artista. Dalle strade medievali alle rive del fiume Clitunno, sprofondiamo insieme in uno scenario dove storia e arte si fondono, concependo una nuova prospettiva virtuale sulla ricca eredità culturale umbra.

 

Fiume Clitunno, foto surrealista di Andrea Martina Tiberi.

 

Intrigante scoprire che il nome stesso – Trevi – abbia radici profonde nel passato. Dal latino trivium, incrocio di tre strade, la cittadina si presenta forse come il crocevia di tre percorsi? Un punto di convergenza? La sua ricca storia ha ispirato numerosi artisti nel corso dei secoli. Il fiume Clitunno, fonte di ispirazione per poeti come Carducci, si immette nella cittadina e trasforma il borgo secondo ciò che l’intelligenza artificiale ha catturato di Dalí. Le sue acque, che da sempre scorrono lente e tranquille, si animano di forme e colori inusuali, piante e fiori dai colori sgargianti e dalle fluide forme.

L’opera senza tempo di Dalí, La persistenza della memoria, ci guida attraverso il labirinto di Trevi, dove orologi molli e non, trovano un inaspettato riflesso nel fluire delle acque del fiume. I dipinti di Dalí, alcuni dei quali ispirati forse dalle teorie sulla relatività di Einstein, raffigurano il tempo come una dimensione elastica. Il fluire del tempo diventa flessibile, proprio come le case che si piegano sotto l’influenza di una forza impalpabile. Questa concezione del tempo elastico trova un’eco sorprendente nel fiume Clitunno, dove le acque danzano con leggerezza e fluidità, tra i tavoli esposti al sole degli edifici bronzei in corten.

 

Foto di Andrea Martina Tiberi

 

Le case si sciolgono sotto il calore del sole e la pressione della realtà, un’immagine della mente umana che si dissolve. Le abitazioni perdono la loro solidità. È come se le strade medievali di Trevi si piegassero e si torcessero sotto l’incantesimo surreale di Dalí, trasformando la città in un labirinto a tratti abbandonato. I panorami offerti dall’intelligenza artificiale, arricchiti da dettagli classici e liberty dalle forme sinuose, narrano di un ciclo perpetuo di oggetti in continua trasformazione. Ogni angolo e ogni via sembrano fungere da testimonianza dell’istante precedente a un evento della vita quotidiana dei cittadini.

 

Trevi. Foto di Andrea Martina Tiberi

 

In questo contesto, si delineano forse eccentricità e narcisismo proprie dell’artista, con l’apparizione di una figura maschile di spalle, verosimilmente riconducibile a Dalí. Con acume, l’intelligenza artificiale cattura questa sfumatura della sua esistenza, offrendo agli osservatori un’illuminante percezione della personalità singolare e provocatoria l’artista. La rielaborazione di Trevi secondo l’AI Dalí è un panorama che sfida la logica dei materiali e delle strutture, e che ci invita a riflettere sulla natura fluida e mutevole del mondo che ci circonda. 

Al centro dell’Umbria, su una propaggine del monte Serano, si erge Trevi, antico borgo dall’etimo incerto, già noto a Plinio il Vecchio: è proprio nei suoi scritti che compare come Trebiae, nome che potrebbe riferirsi alla dea Diana conosciuta come Trivia o più semplicemente derivare da treb-, radice umbra di parole come casa o costruzione.

Nata in età romana dall’unione tra la fortificazione in collina e la civitas in pianura, Trevi dal III secolo a.C. acquista rilevanza grazie al processo di romanizzazione e alla costruzione della Via Flaminia che, implicando la bonifica della valle, permette lo sviluppo delle ville di campagna lungo Clitunno. Ma nel VI secolo la valle torna a impaludarsi, il sistema fluviale Clitunno-Tevere diviene innavigabile e il dominio romano decade; la civitas viene abbandonata, la collina si ripopola e diventa prima gastaldo dei Longobardi, poi comune, conquistato e saccheggiato da Spoleto e in seguito funestato dal vicariato dei Trinci di Foligno. Rifiorisce nel XIV secolo grazie al suo pregiato olio d’oliva, divenendo l’importante centro commerciale chiamato Il porto secco; acquisito il titolo di città grazie a Papa Pio VI, seguirà le sorti del Papato fino all’Unità d’Italia.

 

Piazza Mazzini. Foto di Enrico Mezzasoma

 

Trevi si sviluppa in cerchi concentrici all’interno di una forma conica che asseconda la conformazione delle colline, incantando lo sguardo di viandanti e scrittori come Leopardi. Cuore del centro storico è Piazza Mazzini, che fa angolo col Palazzo comunale, e la sua torre civica del XIII secolo. Proseguendo a fianco di Palazzo Valenti, si arriva all’ex convento di San Francesco, un complesso museale che ospita la Pinacoteca, il Museo Civico, il Museo della Civiltà dell’Ulivo e la Raccolta d’Arte. La chiesa di San Francesco del 1288 ospita invece un crocifisso su tavola d’ispirazione giottesca del XIV secolo, realizzato da un artista sconosciuto chiamato Maestro del Crocifisso di Trevi; custodisce anche la stele sepolcrale dell’eremita Beato Ventura, morto nel 1310. Proseguendo in via Fantosati, oltrepassando Porta del Cieco, si giunge in cima al colle dove la cattedrale di Sant’Emiliano, rifatta nel XIX secolo, ospita l’altare del Sacramento, decorato da Rocco di Tommaso. Prima di Porta del Cieco, invece, da Piazza Garibaldi si raggiunge la passeggiata di viale Ciuffelli, ombreggiata da alberi secolari, ponte tra il centro e il convento francescano di San Martino, dove si trova la cappella affrescata dallo Spagna.

Scendendo verso via Flaminia, si incontra il rinascimentale santuario della Madonna delle Lagrime – così chiamato per lacrimazione di un dipinto raffigurante la Madonna – che conserva i monumenti sepolcrali della famiglia Valenti e L’Adorazione dei Re Magi con i Santi Pietro e Paolo (1521), l’ultima opera del Perugino. Oltre l’Arco di Mastaccio, vi sono case d’impianto medioevale e palazzi rinascimentali come villa Boemi, senza contare il teatro Clitunno, impreziosito da un sipario dipinto da Domenico Bruschi.

La natura di Trevi offre molte opportunità: passeggiate alla scoperta delle erbe selvatiche, biking, birdwatching, equitazione e visite alle Fonti del Clitunno, alimentate da sorgenti sotterranee, un vero gioiello naturalistico.

Comune delle Terre dell’Olio e del Sagrantino e sede di scuole di alta cucina improntate sull’uso dell’olio, a Trevi è d’obbligo una visita esplorativa ai frantoi. Tra gli eventi più attesi vi è la Processione di Santa Illuminata, Trevi in piazza e Palio dei Terzieri, ma anche la Mostra mercato del Sedano Nero di Trevi e la Festa dell’Olio Nuovo, appuntamenti imperdibili per scoprire i gustosi prodotti che sono i fiori all’occhiello del borgo: il tenero sedano nero, ottimo ripieno o in pinzimonio e l’eccellente olio d’oliva dalle caratteristiche organolettiche uniche al mondo. A coronamento delle specialità gastronomiche, non può mancare il Trebbiano, vino di produzione limitata e dall’aroma inconfondibile.

L’ultima produzione artistica di Pietro Vannucci è attestata a Trevi, piccolo e caratteristico borgo umbro.

Nel centro storico della città, incorniciato da un tipico paesaggio verdeggiante, è visibile la cinquecentesca Villa Fabri, sede della fondazione omonima e dell’associazione Strada dell’Olio extravergine di Oliva Dop Umbria. Alla sommità della città svetta la torre civica, simbolo di Trevi, spostandosi di poco è visibile il duomo intitolato a sant’Emiliano, primo vescovo e patrono della città.

Perugino, Adorazione dei Magi, 1521-1522, Santuario della Madonna delle Lacrime, Trevi

 

In città il pittore giunse nel 1521 all’età di 76 anni per affrescare una delle Cappelle del Santuario della Madonna delle Lacrime con la raffigurazione dell’Adorazione dei Magi e i santi Pietro e Paolo, considerata una delle ultime opere del maestro. L’opera riprende l’episodio del Vangelo secondo Matteo: la Sacra Famiglia è posta al centro sotto un baldacchino ligneo che si estende fino alla sommità del dipinto. La Vergine è seduta su un trono rialzato e il Bambino benedicente è posto sul suo ginocchio destro, nell’atto di benedire il più anziano dei Magi che gli offre il suo dono. San Giuseppe invece è in piedi appoggiato a un lungo bastone, accanto a lui è inginocchiato il secondo magio, il terzo, il più giovane, attende il suo turno per presentare la sua offerta come vuole la tradizione.

Nel novembre del 2022, l’archivista Maria Paola Bianchi ha annunciato il ritrovamento del contratto che affidava al maestro umbro la realizzazione dell’opera. Nel santuario si conserva un’altra importante testimonianza del Rinascimento umbro: l’affresco di Giovanni di Pietro, noto come lo Spagna, attento e sensibile seguace del Perugino, raffigurante il Trasporto di Cristo.

A Trevi (Pg) tornano ad accendersi i riflettori sull’olio e.v.o. con gli eventi di Villa Fabri, trasformata per l’occasione in un “padiglione dell’Olio”. Spettacoli di cucina con chef dell’olio, Masterclass sull’Olio e.v.o. e la Mostra Mercato con l’esposizione dei produttori di Trevi e della fascia olivata.

Al via la XVII edizione di Festivol – Trevi tra olio, arte, musica e papille, l’ormai tradizionale rassegna che nel fine settimana di sabato 4 e domenica 5 novembre 2023 animerà vie e piazze di Trevi (Pg), per festeggiare l’olio extravergine di oliva nuovo e la prima spremitura.

 

 

Tra le novità di questa edizione di Festivol – Trevi tra olio, arte, musica e papille, la seicentesca Villa Fabri, nel cuore di Trevi, diventerà un grande padiglione dell’olio e.v.o. organizzato su due livelli: al piano affrescato sarà possibile visitare la Mostra Mercato dell’Olio e.v.o. di qualità dove oltre ai produttori trevani sarà possibile incontrare i produttori ed assaggiare gli oli degli altri comuni che insistono lungo la Fascia Olivata Assisi – Spoleto; partecipare alla Masterclass sull’olio tenuta da Angela Canale (capo panel) con Assaggi di Storie. Degustazioni di Oli e prodotti unici e Gianfranco Ciarletti (docente e assaggiatore Assosommelier) con una degustazione di Olio e.v.o. delle colline di Trevi; al piano inferiore invece si terranno gli Spettacoli di Cucina con l’Olio Evo con degustazione dei piatti proposti da Lorenzo Cantoni chef dell’Olio del ristorante Il Frantoio e Nicoletta Franceschini chef del Ristorante Silene. La masterclass e i percorsi di degustazione, in programma sia il sabato che la domenica, verranno presentati da Simona Cognoli, giornalista, esperta assaggiatrice e fondatrice del progetto Oleonauta ed Evoluzione. Tra le degustazioni e le masterclass è in programma un calendario artistico di concerti in Villa e nella piazza Mazzini.

L’edizione 2023 di Festivol per la prima volta coinvolgerà anche Manciano, la frazione montana di Trevi, circondata da rigogliosi boschi con presenza preponderante del castagno e, nella parte più bassa, da oliveti, dove opera il frantoio Ciarletti. In questo scenario naturalistico, sabato 4 novembre, è prevista una piccola “Festa dell’olio” che è raggiungibile sia attraverso un trekking in e-bike, sia in auto: un programma che coinvolgerà la visita al Frantoio, alla distilleria di montagna Green Heart Distillery e la visita della piccola chiesa romanica di San Martino, immersa tra gli ulivi e il bosco con una merenda a base di olio nuovo e vino novello.

 

 

Il programma della manifestazione prevede inoltre le degustazioni di pane e olio in piazza, la Mostra Mercato dei Presidi Slow Food, che comprenderà sia i presidi dell’Umbria con in testa il Sedano Nero di Trevi, sia i presidi di Regioni ospiti tra cui, novità di quest’anno il Prosciutto Bazzone della Garfagnana Presidio Slow Food Toscano; le visite guidate al Museo della Civiltà dell’Olivo ed al Teatro Clitunno, la passeggiata a piedi con partenza da Villa Fabri fino al frantoio Gaudenzi, facendo tappa presso il maestoso e millenario olivo di Sant’Emiliano e attraversando il sentiero dell’acquedotto medievale, mirabile opera ingegneristica risalente alla metà del Duecento, la passeggiata in e-bike a cura di Experior Qualia con il partner tecnico YouMobility – Il portale della mobilità, con partenza e rientro dal centro storico di Trevi e sosta presso il Frantoio Olio Trevi, la caccia al tartufo nella Tenuta San Pietro a Pettine con degustazione, laboratori per bambini a cura di Slow Food Umbria. Nell’ambito dei due giorni dell’evento un calendario culturale, a cura del Complesso Museale di San Francesco, con visite guidate al Museo della Civiltà dell’Olivo, la passeggiata de “Il Perugino. Tra Pitture e distese di ulivi” e laboratori di xilografia per bambini.

Villa Fabri e piazza Mazzini saranno animate da diversi concerti musicali sia sabato che domenica, inoltre nella giornata di domenica 5 novembre sarà attivo un servizio navetta gratuito, che dal centro storico porterà a visitare i Frantoi Aperti del territorio: Frantoio Gaudenzi e Olio Trevi il Frantoio.

Palazzo Lucarini, Museo di Arte Contemporanea di Trevi si inserisce nell’evento proponendo #CHIAVEUMBRA | IN NATURA – Sperimentazioni artistiche nel Paesaggio Olivato”, iniziativa in cui paesaggio e natura troveranno il loro ideale connubio grazie alla performance dell’artista Francesco Alberico, la mostra personale di Fabrizio Segaricci “Tra le pieghe dei padri” e “Retablos” di Sándor Vály, progetto in anteprima internazionale presso la cappella gentilizia di Palazzo Lucarini.


Per maggiori informazioni
www.festivol.it

Prima edizione per Panorami d’Autore a Villa Fabri, rassegna di prosa estiva promossa dal Teatro Belli, in collaborazione l’associazione Magazzini Artistici di Narni e Roma e Povero Willy di Terni, con il patrocinio del Comune di Trevi.

In scena dal 17 al 20 agosto, sul palcoscenico a cielo aperto allestito nella splendida location del Ninfeo di Villa Fabri a Trevi, un ciclo di quattro spettacoli che vuol essere una sorta di proseguo della Stagione Teatrale invernale che si svolge al Teatro Clitunno di Trevi, così da consentire al pubblico trevano, e non solo, di fruire di ottimi spettacoli durante tutto l’arco dell’anno. Panorami d’Autore è una rassegna che predilige grandi testi e grandi artisti, e che racconta storie molto diverse tra loro, in modo da potersi rivolgere ad un pubblico ampio.

 

Il Sogno di Ipazia

IL PROGRAMMA

Si inizia il 17 agosto con La Signorina Else, capolavoro del grande autore austriaco Arthur Schnitzler. Else è un piccolo gioiello abbandonato in un salotto polveroso: ironica ed esibizionista, maliziosa e intraprendente, nel corso del suo flusso di coscienza rivelerà il suo stato di totale e spietata solitudine e di insoddisfazione nei confronti del tessuto umano che la circonda. Ad interpretare Else sarà Diletta Masetti, diretta da Claudio Jankowski.

Tra aneddoti, canzoni e poesie il 18 agosto spazio a È arrivato il Novecento, scritto e diretto da Tonino Tosto, un percorso tra musica e teatro che attraversa la storia dei mutamenti a cui assistette l’Italia con l’arrivo del Novecento, “il secolo dell’oro”. In scena Tonino Tosto e Susy Sergiacomo, accompagnati alla chitarra da Danielo Pace e al piano da Dario Troisi.

Il 19 agosto sarà la volta di Francesca Bianco con Il Sogno di Ipazia di Massimo Vincenzi, con la regia di Carlo Emilio Lerici, che ripercorre la storia di Ipazia, filosofa astronoma e matematica pagana vissuta ad Alessandria d’Egitto a cavallo tra 300 e 400, donna-simbolo per generazioni di donne, amatissima dal pensiero femminista per aver incarnato libertà e autonomia di pensiero in forme –possiamo dire oggi- moderne. Questo spettacolo ha collezionato più di 300 repliche in tutta Italia, diventando un piccolo “caso” nazionale.

Infine, a chiudere il sipario sulla rassegna il 20 agosto sarà un testo molto attuale, seppur scritto dopo l’inizio della Prima Guerra Mondiale, un’aperta critica all’assurda atrocità del conflitto bellico: Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus, con Riccardo Leonelli, Germano Rubbi, Gisella Celentano, Giacomo Lucci. La regia è di Riccardo Leonelli.

 


Costo del biglietto unico per ogni spettacolo euro 10.

Informazioni e prenotazioni: 327 818 4788

A colloquio con il presidente dei Borghi più Belli d’Italia in Umbria, tra futuro e soluzione per evitare lo spopolamento di questi territori.

In questi ultimi anni, i borghi e le piccole realtà stanno vivendo una nuova giovinezza. Sono tornati – soprattutto a livello turistico – molto di moda. La riscoperta del loro territorio, dell’enogastronomia e della vita slow attraggono turisti,ma anche persone che decidono di abbandonare la città e trasferirsi in questi luoghi di pace e tranquillità. Tanti i vip – italiani e stranieri – che hanno scelto l’Umbria come rifugio dal caos cittadino. Ralph Fiennes, Daniele Bossari e la moglie Filippa Lagerback, Colin Firth, Ed Sheeran, Paolo Genovese, Susanna Tamaro, Mario Draghi, Luca Argentero… e tanti altri. Di queste realtà abbiamo parlato con Alessandro Dimiziani, vicesindaco di Lugnano in Teverina e, dal 2020, presidente del Borghi più belli d’Italia in Umbria. L’associazione – nata nel 2001- ha come obiettivo quello di proteggere, promuovere e sviluppare i comuni riconosciuti con tale denominazione; l’Umbria è la regione italiana che ne ha di più, ben 30, e rappresentano un vanto e un’attrattiva turistica anche dall’estero. Un patrimonio da salvare e promuovere.

 

Alessandro Dimiziani

Presidente come prima cosa: quali sono i requisiti per entrare nell’associazione dei Borghi più belli d’Italia?

La popolazione nel centro storico o nella frazione non deve superare i 2.000 abitanti, mentre nell’intero comune non si può andare oltre i 15.000 abitanti. Il borgo inoltre deve avere una presenza di almeno il 70% di edifici storici anteriore al 1939 e offrire qualità urbanistica, architettonica e promozione del territorio. Va detto che sono gli stessi borghi che fanno la richiesta e poi un comitato scientifico valuta gli oltre 90 parametri e delibera l’entrata del paese nell’associazione.

Con Stroncone – entrato da poco – nella regione si contano 30 borghi. Un record italiano che fa superare le Marche, ferme a 29…

Proprio alcuni giorni fa c’è stata l’ufficializzazione di Stroncone con la consegna della bandiera dell’associazione. Se consideriamo la grandezza del nostro territorio e il numero dei comuni inferiore rispetto alle Marche, la percentuale di borghi più belli è molto alta. Oltre a Stroncone gli ultimi entrati sono Monteleone d’Orvieto nel 2019 e Nocera Umbra nel 2020.

La rivista americana “The Travel” ha pubblicato da poco la classifica dei dieci borghi italiani preferiti dai turisti internazionali: al 9° posto c’è Monteleone d’Orvieto (unico umbro). Serve più marketing internazionale per l’Umbria?

Sicuramente, anche se non siamo messi male. I nostri social sono tra i primi in Europa per visualizzazione. Da poco abbiamo anche realizzato un video promozionale che presenteremo il 7 dicembre a Citerna, in cui sono riuniti e illustrati tutti i borghi: questo verrà utilizzato durante le presentazioni fuori regione.

 

Monteleone d’Orvieto. Foto by Enrico Mezzasoma

Quanto è importante il turismo di ritorno?                   

È importantissimo e da poco abbiamo creato un tavolo di lavoro per capire tutte le tappe da seguire e i vari passaggi da mettere in pratica.

Concretamente, come si svolge?

Abbiamo iniziato a lavorare sui registri comunali, chiedendo a ogni Comune di inviare i nomi dei concittadini residenti all’estero: si è visto che la maggior parte si trovano negli Stati Uniti, in Brasile, in Belgio e in Lussemburgo, sono circa 2000 persone. Con un protocollo, l’intervento del Ministero del Turismo e dell’associazione Italiani nel Mondo cercheremo di contattarli. A gennaio poi verrà organizzato un evento ad hoc a New York in cui sarà presente la nostra associazione e quella degli Italiani nel Mondo. È il primo passo per iniziare a capire come muoversi.

Il turismo nei borghi, in questi anni, è tanto di moda: come se lo spiega?

È inutile negarlo, la pandemia ha dato una grossa mano. Nel 2020 c’è stata un’invasione, ovviamente positiva, che ha premiato il lavoro di valorizzazione fatto negli anni precedenti. Oltre all’Italia turistica e famosa che tutti conoscono, c’è un’Italia da scoprire e da vivere, tra sentieri, prodotti tipici e cucina. Questo attira molto il turista, anche straniero; tra l’altro l’Umbria è l’unica destinazione italiana entrata nella lista Best in travel 2023 stilata dalla Lonely Planet. Per il nostro Paese il turismo è una risorsa importantissima sulla quale si deve puntare al massimo.

Se avesse a disposizione un tesoretto, quali sono le prime cose che farebbe?

I primi interventi sarebbero rivolti al miglioramento dei servizi: sociali, sanitari, alle infrastrutture, ma anche alla connessione internet per lo smart working. Un borgo non può essere escluso da questo; il turista, ma soprattutto chi decide di restare, chiede navette o bus di collegamento con la stazione più vicina. Molto di questo ancora manca. A Lungano in Teverina, ad esempio, molti americani e danesi si sono innamorati del luogo, dei paesaggi e, grazie a uno statuto comunale, hanno avuto in dotazione degli uliveti e quest’anno per la prima volta hanno raccolto l’oliva. Tutto questo è sicuramente un incentivo per restare nel territorio, ma i servizi devono essere presenti.

Ciò serve ad arginare lo spopolamento…

Combattere lo spopolamento – che è una vera piaga – è tra gli obiettivi dell’associazione. Per noi è come una lenta morte, dovuta al decremento demografico e alla mancanza di lavoro che porta i giovani a lasciare il borgo per trasferirsi in città o all’estero. È per questo che cerchiamo di bilanciare con il turismo di ritorno o con i nuovi residenti. Riallacciandomi alla domanda precedente, gli investimenti sarebbero fondamentali anche per la creazione di lavoro, in modo da incentivare i giovani a restare.

Potremmo raccontare l’Umbria attraverso i borghi: ce n’è uno che la rappresenta di più?

Tutti i borghi rappresentano l’Umbria, poi ci sono quelli che attirano più come Trevi e Spello, ma ultimamente anche quelli meno conosciuti si stanno facendo notare. L’Italia, ripeto, deve puntare su queste piccole realtà che sono un patrimonio fondamentale per il turismo, da nord a sud. In questo modo può primeggiare nel mondo.

 

Spello. Foto Enrico Mezzasoma

Ci sono in cantiere dei nuovi progetti?

Nel 2023 uscirà la nuova brochure con tutte le informazioni sui borghi – edita da Corebook – anche in lingua cinese. Stiamo lavorando anche con le comunità energetiche per installare le colonnine di ricarica per auto e biciclette. Si punta a promuovere e portare avanti interventi a 360° con attività, eventi e festival, cercando di coinvolgere tutti.

Facciamo un gioco: per ogni borgo mi dica un aggettivo e una caratteristica che lo contraddistingue.

Acquasparta (Rinascimento umbro), Allerona (la porta del sole), Arrone (Valnerina), Bettona (etrusco-romana), Bevagna (le Gaite), Castiglion del Lago (il Trasimeno), Citerna (Borgo dei Borghi. Nel 2023 parteciperà al programma di Rai3), Corciano (la costola di Perugia), Deruta (ceramica), Lugnano in Teverina (archeologia e biodiversità), Massa Martana (riscatto architettonico), Monte Castello di Vibio (il teatro più piccolo del mondo), Montecchio (olio e archeologia), Montefalco (Sagrantino), Monteleone d’Orvieto (balcone su tre regioni: Umbria, Toscana e Lazio), Monteleone di Spoleto (altezza e bellezza), Montone (storia e architettura), Nocera Umbra (la rinascita della bellezza), Norcia (norcineria e tartufo), Paciano (vista sul lago Trasimeno), Panicale (arte e bellezza), Passignano sul Trasimeno (oasi di bellezza), Preci (scuola chirurgica), Sangemini (il bello sopra l’industria), Sellano (le acque della Valnerina), Spello (colori), Stroncone (olio e architettura), Torgiano (vino), Trevi (fascia olivata), Vallo di Nera (enogastronomia ad alta quota).

 


Per saperne di più

In occasione dell’ottava edizione di Gustatrevi Mtb, la principale manifestazione sportiva della zona trevana che conta oramai centinaia di iscritti e appassionati, Valle Umbra Trekking, con il patrocinio del Comitato Regionale Umbro della FIE – Federazione Italiana Escursionismo, organizza una semplice ma suggestiva escursione per scoprire parte della Fascia Olivata, Patrimonio Agricolo di Rilevanza Mondiale iscritto nel registro della FAO.

L’escursione si terrà domenica 11 settembre con partenza alle ore 9.30 da piazza Garibaldi (Trevi, PG). Il percorso si sviluppa ad anello per 8 km circa ed è a partecipazione gratuita. Per i non tesserati FIE, è richiesto solo un contributo di 5 € per la polizza assicurativa da versare in loco prima della partenza.

La giornata fornirà l’occasione di scoprire i vari gioielli architettonici e storici ricompresi all’interno della Fascia Olivata, come l’acquedotto medievale, il Santuario della Madonna delle Lacrime, la Chiesa di Sant’Arcangelo, i resti della Chiesa di Santa Caterina e la trecentesca Fonte dei Cavalli, nonché di godere di un paesaggio pregevole e pressoché unico. Inoltre, grazie all’Azienda Agricola Venturini, i partecipanti potranno scoprire e conoscere le varie cultivar di olivo presenti lungo la Fascia che andranno ad attraversare. Al termine dell’escursione è possibile prendere parte al Pasta Party di Gustatrevi MTB, al costo aggiuntivo di 6 €.

 


Per iscriversi è necessario inviare un messaggio (SMS o WhatsApp) al 339.8978116 indicando Cognome, Nome e la dicitura “Tesserato FIE” nel caso si sia in regola con l’iscrizione annuale, oppure indicando anche data di nascita e codice fiscale per l’attivazione della polizza giornaliera

Una serie di appuntamenti imperdibili per il Tour estivo di Giovanni Truppi che partirà il prossimo 12 giugno da Cremona e approderà anche in Umbria il 26 agosto a Villa Fabri a Trevi nell’ambito della sesta edizione di Suoni Controvento, festival estivo di arti performative promosso da Aucma, che si realizza grazie al sostegno della Regione Umbria e della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia.

Il tour è organizzato da Ponderosa Music & Art. «Sono felicissimo di ospitare per il secondo anno consecutivo una manifestazione di grande interesse e prestigio culturale come Suoni Controvento – commenta il sindaco di Trevi Bernardino Sperandioche quest’anno porterà, nella splendida cornice di Villa Fabri, le note di Giovanni Truppi, reduce dal grande successo di Sanremo».

Ad accompagnarlo sul palco una formazione rinnovata composta da Alessandro Asso Stefana (Vinicio Capossela, PJ Harvey, Guano Padano, Mike Patton) alla chitarra, Fabio Rondanini (Calibro 35) alla batteria e Luca Cavina (Calibro 35) al basso. In scaletta troveranno spazio tanti brani della decennale carriera del cantautore napoletano, a partire dalle canzoni contenute nell’antologia Tutto L’Universo (Virgin Records/Universal Music Italy), un compendio della sua essenza artistica che contiene anche il singolo presentato al 72esimo Festival di Sanremo Tuo padre, mia madre, Lucia e che il 13 maggio uscirà in una speciale edizione in doppio vinile contenente anche Nella mia ora di libertà, cover del brano di De André interpretata insieme a Vinicio Capossela con la speciale partecipazione di Mauro Pagani, e una pubblicazione curata da Andrea Colamedici di Tlon.

 

Giovanni Truppi, foto by Mattia Zoppellaro

 

Ma non solo, il pubblico avrà la possibilità di ascoltare dal vivo anche molti pezzi inediti, che riveleranno in anteprima le nuove strade artistiche, come sempre mai scontate, che Giovanni sta percorrendo. Un’occasione preziosa per poter ascoltare la musica passata, presente e futura di Truppi, e apprezzarne la magia nel modo migliore: dal vivo.

La sua abilità come musicista, che sia al pianoforte o alla chitarra, e il suo magnetismo come performer si affiancano e completano infatti da sempre la sua rara capacità di scrittura e composizione.  Il suo è un carisma raro, pronto a portare lontano l’ascoltatore, accompagnandolo in un viaggio musicale vario e in costante evoluzione, capace di attingere da linguaggi diversi come il jazz, il rock, il punk e la canzone d’autore e unendoli a un’inventiva metrica e a parole capaci di tratteggiare universi straordinariamente umani e sfaccettati, di scavare a fondo tra i sentimenti, anche quelli più dolorosi, per poi risollevarsi abilmente tra ironia e idealismo. Evento realizzato in collaborazione con il Comune di Trevi.

 


Prevendite su circuito TicketItalia e TicketOne

Sito ufficiale Suoni Controvento www.suonicontrovento.com

Trevi è stata selezionata dal programma televisivo Rai, Kilimangiaro, per l’edizione 2021/22 “Borgo dei Borghi” come rappresentante della regione Umbria.

Sono rimasti ancora pochissimi giorni per votare, è possibile farlo fino al 3 aprile. “Se non l’avete ancora fatto – spiega il Sindaco Bernardino Sperandio – vi esortiamo a farlo, perché questo programma è l’occasione giusta e unica per dare una grande visibilità al nostro borgo e a tutta la regione Umbria”. Si può fare nel sito https://www.rai.it/borgodeiborghi/

 

Perché votare Trevi?

Trevi è quel borgo arroccato che rapisce lo sguardo di chi visitando o attraversando l’Umbria si dirige verso Spoleto, o al contrario, la risale da Sud a Nord. Trevi, al centro del cuore verde d’Italia, inerpicato su di un colle cinto di ulivi, rapisce lo sguardo e il cuore con la sua forma a chiocciola e quello skyline, che dal campanile e dalla grossa cupola in bronzo del duomo di Sant’Emiliano, scende e si allarga quasi a diventare un tutt’uno con il promontorio che lo sorregge. Sempre desta stupore quando dal basso lo si guarda, ogni volta si rimane colpiti, anche chi vi è nato ne rimane eternamente meravigliato e non si stanca mai di ammirarlo.

E salendo su quel colle, man mano che ci si avvicina, il campanile diventa sempre più imponente e Piazza Garibaldi, tra le tante attività locali, vi accoglie con un grande benvenuto. Parcheggiata l’auto vi ritroverete in un luogo incantato dove il tempo sembra essersi fermato, un borgo che girando su se stesso da vita ad un concatenarsi di vie, vicoli e viette, piazze e piazzette, chiese, torri e parchi che sembrano terrazze sulla Fascia Olivata. E poi immaginate questi luoghi inebriati dai profumi e dai sapori dei prodotti locali, l’Olio extravergine di oliva in primis, principe di queste colline, il sedano nero, signore delle piane, il buon vino e il tartufo. Riuscite a immaginarlo?

 

Inaugura oggi la XIX edizione della Mostra Mercato Nazionale del Libro Antico e della Stampa Antica, al Palazzo Vitelli a Sant’Egidio di Città di Castello.

La manifestazione, in programma fino a domenica 1 settembre, non è solo l’occasione per ammirare manoscritti e stampati di pregevole foggia provenienti da tutta la Penisola, ma anche per ricordare la grande tradizione tipografica tifernate come della regione intera. È così che anche noi ci apprestiamo a ricordarne le pietre miliari, in un elenco che non ha la pretesa di essere esaustivo, ma solo uno stimolo per la curiosità del lettore.

Il museo vivente: la Tipografia Grifani-Donati

L’interno della Tipografia Grifani-Donati

A Città di Castello l’attività di stampa fa rima con la Tipografia Grifani-Donati, che nel 1799 si impianta nei locali soprastanti la chiesa di San Paolo a seguito del trasferimento da Assisi di Francesco Donati e di Bartolomeo Carlucci. Fino a quel momento, la produzione era stata di carattere esclusivamente religioso, nonché piuttosto scarsa.
La tipografia si distinse ben presto per le pubblicazioni di pregio, a seguito anche dell’introduzione – nel 1817 – dei caratteri bodoniani; nel 1842, con il torchio di legno, comincia a stampare Le Memorie Ecclesiastiche e Civili di Città di Castello, ventotto fascicoli scritti dal vescovo Giovanni Muzi.
Attualmente, la tipografia è il museo vivente più antico dell’Umbria, nonché l’unico in Europa ancora in attività a usare la calcografia, la litografia e la tipografia, condotte con metodi artigianali. Oltre ai numerosi torchi antichi, la Tipografia Grifani-Donati può vantare ben 536 casse di caratteri in lega, legno e rame, fregi cliché, silografie e galvanotipie, tutti originali.

 

Immutato nel tempo: il Museo dello Stabilimento Tipografico Pliniana

Una delle macchine conservate presso il museo dello Stabilimento Tipografico Pliniana

Poco più a nord, a Grifani-Donati si affianca il Museo dello Stabilimento Tipografico Pliniana di Selci Lama, nel Comune di San Giustino, certamente più recente (nasce infatti nel 1913), ma non per questo meno pregevole. Nel 1922 si aggiudica la stampa della rivista «Il Foro Veneto», alla quale succederanno l’Archivio Segreto Vaticano, l’Istituto Storico per il Medioevo, il Centro Storico Benedettino, il Seminario Vescovile di Padova e la Deputazione di Storia Patria per l’Umbria.
Oggi, tutti i vecchi macchinari sono lì al loro posto, così come l’inchiostro che ancora impregna il rullo della macchina a piombo, dismesso negli anni Novanta di fronte alla modernizzazione. Sono ancora lì le cassettiere ripiene di caratteri di piombo divisi per tipologia e dimensione, le matrici provenienti dall’Inghilterra, i cliché in zinco, i manuali e gli strumenti per la manutenzione.

 

L’editio princeps della Divina Commedia

Il colophon della Divina Commedia stampata a Foligno.

Ma la storia della produzione tipografica in Umbria inizia molto prima, almeno l’11 aprile del 1472, quando viene stampata a Foligno l’editio princeps della Divina Commedia. La prima copia a stampa dell’opera dantesca sembra aver visto la luce nella casa dell’orafo e zecchiere pontificio Emiliano Orfini, fondatore, assieme al trevano Evangelista Angelini, della prima società tipografica della città. Per molto tempo si è ritenuto che socio fondatore fosse anche il maguntino Johannes Numeister, ma da un contratto per la fornitura di carta recentemente rinvenuto sembra che fosse solo un abile copista, sebbene i debiti che contrasse furono la causa della fine dell’attività.
Ma torniamo alla splendida editio princeps della Commedia. Nei rari esemplari completi, usciti originariamente dai tipi folignati in 800 copie di 252 carte – di cui la prima e l’ultima bianche, così come quelle terminali della prima e della seconda Cantica – si nota il nitido disegno in chiaroscuro delle maiuscole romane, senza dubbio opera dell’orafo Orfini. Pregevoli sono anche l’architettura della pagina, divisa in tre colonne di trenta righe – corrispondenti a dieci terzine – con spaziature e interlinee che la rendono compatta e solenne, così come la carta, ordinata appositamente da Numeister ai monaci benedettini che gestivano le cartiere di Pale e Belfiore.
La stessa qualità non risulta però nella composizione, dove appaiono numerosi refusi, errori di lettura, ripetizioni, trasposizioni di versi e lacune, specie nell’ultima parte del testo. Mancano altresì i segni di interpunzione. Tutto ciò è dovuto al fatto che l’opera fu copiata dal cosiddetto Codice Lolliano, conservato nella biblioteca del Seminario di Belluno.

In arte scripturarum librorum: il primato trevano

La società tipografica folignate fu però solo la seconda in Umbria. È infatti a Trevi, piccolo borgo produttore di olio, che si deve il primato mondiale, almeno dal punto di vista dell’assetto societario: il notaio che si occupò della redazione dell’atto, data l’assenza di precedenti, non sapeva come identificare la produzione della costituenda e così scrisse semplicemente «in arte scripturarum librorum», cioè l’arte di scrivere libri. Che la società sia durata soltanto un anno, o che abbia edito solo due incunaboli, è di rilevanza secondaria: ciò che conta è che, accanto ai centri di produzione nazionale come Venezia, Roma e Subiaco che in quegli anni si andavano affermando, pure l’Umbria tentò di far sentire la sua voce e, puntando più sulla qualità che sulla quantità, in qualche modo sembrò riuscirci.

«Il sol, la luna ed ogni sfera or misura Barbanera, per poter altrui predire, tutto quel che ha da venire»: l’almanacco di Barbanera

«Uscito dalla stamperia di Pompeo Campana, con la bisaccia stretta al corpo, il venditore raggiunse con passo rapido Piazza Grande. Brulicante di gente, la Piazza accoglieva quel giorno i banchi della Fiera di Santo Manno. Era il 15 settembre del 1761. Tra mercanzie di ogni genere, broccati e monili, l’ambulante decise di attendere il momento migliore per tirare fuori quel carico per lui tanto prezioso. Una giornata calda e limpida aveva infatti spinto compratori e curiosi, di Foligno e di fuori città, a trascorrere alla fiera le prime ore del mattino. La campana della Cattedrale batté le dieci. All’ultimo rintocco un richiamo attraversò l’aria: Barbanera! Barbanera di Foligno! Santi, fiere, tempo e lune. E per tutti, il Discorso generale del famoso Barbanera, per l’anno 1762».

Un almanacco Barbanera del 1780

È impossibile parlare di Foligno senza citare Barbanera, lunario uscito per la prima volta nel 1761 dai tipi di Pompeo Campana. Barbanera, in quanto astronomo, astrologo e filosofo eremita era rappresentato con compasso, cannocchiale, mappa coeli, libri e sguardo rivolto al cielo, secondo l’iconografia del solitario misuratore del tempo che osserva le stelle per dedurre i ritmi dell’anno e previsioni di pratica utilità, che realmente egli dispensava a chi gli avesse chiesto consiglio.
Nel 1761 decise di affidare le sue considerazioni a un unico foglio da affiggere alla parete, un lunario ricco di informazioni e decorato da pregevoli xilografie che, in poco tempo, trovò ampia diffusione in tutta Italia come strumento per le attività agricole e per la conoscenza delle previsioni del tempo, dei santi, delle feste e degli eventi. Dal 1793, all’unico foglio da parete si aggiunse il libretto, più ricco di contenuti e di maggiore maneggevolezza.
Specchio dei tempi, il Barbanera contava, tra i più affezionati lettori, nientemeno che Gabriele D’Annunzio, che così sorprendentemente scrisse in una lettera del 1934 indirizzata al parroco di Gardone Riviera:

«La gente comune pensa che al mio capezzale io abbia l’Odissea o l’Iliade, o la Bibbia, o Flacco, o Dante, o l’Alcyone di Gabriele D’Annunzio. Il libro del mio capezzale è quello ove s’aduna il “fiore dei Tempi e la saggezza delle Nazioni”: il Barbanera

Nel 2015, l’UNESCO ha iscritto la Collezione di almanacchi Barbanera, conservata a Spello presso la Fondazione omonima, nel Registro della Memoria Mondiale.

 


FONTI:

http://www.unicaumbria.it/musei/museo-della-tipografia-grifani-donati/
http://www.tipografiagrifanidonati.it/
http://www.unicaumbria.it/musei/museo-dello-stabilimento-tipografico-pliniana/
http://www.pliniana.it/it/photogallery/il-museo_15.html
https://www.sistemamuseo.it/ita/3/mostre/647/trevi-umbria-trevi-culla-del-libro/#.XWT1WXtS9PY
www.barbanera.it

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