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Domenica 28 incontro conviviale alle 19 nel chiostro dell’abbazia in Borgo XX Giugno, e porte aperte fino alle 22. Lunedì 29 apertura straordinaria.

Si avvia a conclusione la mostra Il Perugino di San Pietro – ospitata fino al 30 gennaio nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale di Borgo XX Giugno  – che ha riportato e riunificato per la prima volta a Perugia tutti e undici gli scomparti della predella dell’Ascensione di Cristo dipinta per la basilica. Domenica 28 gennaio, in occasione della Luminara – la grande processione che inaugura i festeggiamenti cittadini del santo patrono e si muove nel pomeriggio dalla cattedrale di San Lorenzo alla chiesa di San Costanzo – alle 19 appuntamento nel chiostro dell’abbazia di San Pietro, dove la Fondazione per l’Istruzione Agraria offrirà un incontro conviviale in cui si degusteranno il torcolo di San Costanzo e i prodotti della Fondazione. Per l’occasione la mostra sarà visitabile fino alle 22. L’esposizione sarà aperta anche il giorno dopo, lunedì, festa di San Costanzo, patrono che ha ricevuto una nuova identità in seguito alle ricerche sui ritratti dei santi della grande tavola d’altare che ornava la basilica benedettina.

 

San Costanzo, Ph. D’ARRIGO-BELLU

 

“Grazie al nostro lavoro di ricerca – spiega Laura Teza, professoressa associata di Storia dell’Arte moderna dell’Università degli Studi di Perugia e curatrice della mostra – siamo arrivati a una conclusione che ribalta la corrente consuetudine di riconoscere San Costanzo nel vescovo che, assorto, legge il libro aperto, e Sant’Ercolano in quello che guarda verso l’esterno”. Il santo che legge, in un contesto perugino di fine Quattrocento, “evoca la posa di un altro famoso ritratto di vescovo proposto da Luca Signorelli in una prestigiosa pala cittadina. Si tratta del Sant’Ercolano assorto in lettura della pala Vagnucci che il pittore dispose nella omonima cappella per tramandare la fisionomia del vescovo Jacopo Vagnucci che, per circa quarant’anni, aveva governato la diocesi perugina. Tale rilievo è stato confermato, indirettamente, da una nota dello storico Francesco Piagnani che, trattando della copia del dipinto in questione da parte di Sassoferrato, accennava rapidamente a un’incisione sul frontespizio del libro di Cesare Brancadoro Atti di S. Costanzo vescovo e martire di Perugia protettore della cattedrale di Orvieto, presente negli archivi della Biblioteca comunale Augusta di Perugia”. A un riscontro diretto tra l’incisione e la tavoletta corrispondente “la coincidenza è totale e certificata dalla nota in calce – prosegue Teza – in cui si specifica che l’immagine è tratta dalla pala di Perugino presso i monaci cassinesi di Perugia, e quindi si può effettivamente optare per un’inversione iconografica tra i due santi protettori”.

L’esposizione è promossa dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria e dall’Università degli Studi di Perugia, con il contributo del Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario dalla morte del Perugino, main sponsor Brunello Cucinelli spa, il sostegno del GAL Media Valle del Tevere, la partecipazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen e i Musei Vaticani, il patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Perugia, dell’Ambasciata di Francia e del Consolato Onorario di Francia a Perugia, la collaborazione di Isola San Lorenzo, Comune di Città della Pieve e Fondazione Ranieri di Sorbello, la Basilica di San Paolo fuori le Mura.

«Sono onorato e molto soddisfatto per questo risultato. È una candidatura che corona il percorso di successo del documentario, un successo sia di critica che di pubblico».

Il documentario Perugino. Rinascimento immortale, diretto da Giovanni Piscaglia e narrato dall’attore Marco Bocci, è entrato nella cinquina della categoria Documentari sull’Arte dei Nastri d’Argento 2024. Il premio viene assegnato alle opere più meritevoli dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici: delle cinque selezionate, tre andranno alla super finale da cui uscirà il vincitore che riceverà il premio.

 

Marco Bocci e Giovanni Piscaglia

 

Il docufilm di Piscaglia (qui trovate la nostra intervista) racconta la vita e le opere del Perugino, partendo dal suo legame con l’Umbria e dai paesaggi luminosi che spesso l’artista ha immortalato sullo sfondo dei suoi dipinti. Ma vuole soprattutto riscattare la figura di Pietro Vannucci, dandogli il giusto posto nella storia dell’arte e mettendone in luce le novità, i meriti e il carattere.

«Sono onorato e molto soddisfatto per questo risultato. È una candidatura che corona il percorso di successo del documentario, un successo sia di critica che di pubblico, e consolida il mio rapporto con la Galleria Nazionale dell’Umbria – tra i più positivi della mia carriera – e soprattutto con l’ex direttore Marco Pierini, che ha dato il via al progetto. Sono anche felice per l’Umbria, alla quale viene riconosciuto il valore di una realtà storico-artistica e paesaggistica di notevole importanza» ci spiega Giovanni Piscaglia.

 

Il dietro le quinte del ducufilm

 

Il regista non è nuovo ai Nastri d’Argento: «Nel 2019 sono arrivato in finale con Van Gogh. Tra il grano e il cielo (nei primi tre che è secondo step di scrematura dopo l’annuncio della cinquina) e ho ricevuto una targa, anche se non ho vinto. Poi, nel 2020, Ermitage (il docu d’arte sul museo di San Pietroburgo), del quale ho scritto la sceneggiatura, si è portato a casa il Nastro d’Argento come Miglior documentario d’arte. Certo, vincere il premio per la regia di un prodotto tutto mio che ho iniziato da solo, sarebbe bellissimo. È un percorso che ha coinvolto piano piano tante realtà, partendo da Arpa Umbria per proseguire con la produzione di Mario Paloschi per Ballandi, fino alla distribuzione con Nexo Digital. Senza dimenticare Marco Bocci, presente a tutte le presentazioni e con il quale ho stretto una bella amicizia. Mi raccomando… tifate, tifate tifate» conclude il regista. Ora non ci resta che incrociare le dita e aspettare il verdetto nelle prossime settimane.

Riunificati per la prima volta nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale di Borgo XX Giugno, a Perugia, tutti e undici gli scomparti della predella dell’Ascensione di Cristo dipinta per la basilica.

È stata prorogata fino al 30 gennaio 2024 la mostra “Il Perugino di San Pietro” – ospitata  nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale in Borgo XX Giugno, a Perugia – che per la prima volta ha riportato in città e riunificato tutti e undici gli scomparti della predella dell’Ascensione di Cristo dipinta per la basilica.

Promossa dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria e dall’Università degli Studi di Perugia, la mostra è realizzata con il contributo del Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario dalla morte del Perugino, main sponsor Brunello Cucinelli spa, con il sostegno del GAL Media Valle del Tevere e la partecipazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen e dei Musei Vaticani, con il patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Perugia, dell’Ambasciata di Francia e del Consolato Onorario di Francia a Perugia, e la collaborazione di Isola San Lorenzo, Comune di Città della Pieve e Fondazione Ranieri di Sorbello, la Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Centro di Studi Storici Benedettini.

Proiezione in anteprima del docufilm Luca Signorelli e Perugino: Rinascimento Universale – immagini Divine, prodotto dal GAL Trasimeno Orvietano nell’ambito delle iniziative promosse per il 500esimo anniversario dalla morte dei due artisti e realizzato dalla Flypix di Roma.

L’evento si svolgerà a Orvieto giovedì 14 dicembre alle ore 17 presso la Sala dei Quattrocento di Palazzo del Capitano del Popolo (piazza del Popolo, 1). Nel corso dell’incontro il giornalista e conduttore televisivo Osvaldo Bevilacqua sarà il protagonista delle “interviste impossibili” a Pietro Vannucci detto il “Perugino”, impersonato da Giorgio Gobbi, l’indimenticabile Ricciotto de Il Marchese del Grillo, e Luca Signorelli, nelle cui vesti si è cimentato Pino Ammendola, volto noto del cinema e della televisione.

Interverranno, tra gli altri, anche il regista del docufilm Rosario Montesanti, il Presidente del Gal Trasimeno-Orvietano Gionni Moscetti e il Direttore del Gal Trasimeno-Orvietano Francesca Caproni.

L’istallazione è stata presentata al Convento di San Francesco del Monte, dove è possibile ammirarla fino alla fine delle festività natalizie.

Dieci Natività del Perugino in movimento, in un unico presepe 4.0 ad altissima qualità. L’installazione, visibile gratuitamente nel cuore del Convento di San Francesco del Monte (Perugia), dove è possibile ammirarla fino alla fine delle festività natalizie, è stata presentata da Padre Georges Massinelli, guardiano del Convento. Accanto a lui, Padre Simone Ceccobao e Francesco Federico Mancini, professore ordinario di Storia dell’arte moderna dell’Università degli Studi di Perugia, che hanno accompagnato l’inaugurazione con un’analisi storico-artistica sul tema Dall’ottavo centenario della rappresentazione del Presepe di Greccio al quinto centenario delle Natività di Perugino, elaborata per fare luce su due ricorrenze che, proprio in questo periodo dell’anno, trovano una loro coincidenza. L’appuntamento, coordinato da Aldo Pascucci, vicepresidente di Archimede Arte, si è svolto nella storica biblioteca del convento ed ha visto la partecipazione di un folto pubblico. Per l’evento, è intervenuto anche il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, che ha colto l’occasione per condividere con i cittadini questo momento di riflessione a conclusione dell’anno dedicato alle celebrazioni dell’artista Pietro Vannucci. Un presepe multimediale, realizzato appunto con le opere del Divin Pittore che rappresentano scene con la Natività, l’Adorazione dei Magi e dei Pastori, non poteva essere iniziativa più alta – tra quelle orientate a rendere fruibile il patrimonio artistico -, per concludere un anno denso di attività culturali organizzate in varie zone dell’Umbria durante tutto il 2023. Sicuramente quella di Monteripido risulta essere una tra le iniziative più emozionali che, attraverso i colori vividi dei personaggi e degli sfondi realizzati dall’arista, riesce anche a celebrare l’immenso patrimonio di cui si può vantare il Cuore Verde d’Italia, terra sulla quale è nato e morto cinquecento anni fa il grande maestro umbro.

 

 

Le opere del presepe multimediale. Non è un caso che il presepe versione 4.0 sia stato presentato proprio all’interno delle sale del convento di San Francesco del Monte: qui Perugino, tra il 1501 ed il 1502, lavorò lasciando alcuni affreschi, tra cui una lunetta con l’Adorazione dei pastori, commissionata per una delle due cappelle ricavate nel chiostro prospiciente la chiesa ed oggi collocata alla Galleria Nazionale dell’Umbria, dopo il suo distacco nel 1856. Tra quelli una volta presenti a Monteripido, l’Adorazione dei pastori è l’unico affresco pervenutoci realizzato dal Perugino, gli altri sono andati perduti. L’opera, virtualmente riproposta nella sua sede originaria, grazie alla realizzazione multimediale di Archimede Arte si integra in maniera suggestiva con le altre immagini delle opere di Pietro Vannucci quali l’Adorazione dei pastori del Nobile Collegio del Cambio di Perugia, quella della Galleria Nazionale dell’Umbria (dalla pala centrale del Polittico di Sant’Agostino), e del Victoria and Albert Museum di Londra. Sono virtualmente riproposte anche la Natività dell’Art Institut of Chicago e della chiesa di San Francesco a Montefalco insieme allAdorazione dei Magi sita nel Santuario della Madonna delle lacrime di Trevi, alle due presenti nella Galleria Nazionale dell’Umbria (una dipinta in origine per la chiesa di Santa Maria dei Servi a Perugia, l’altra raffigurata nella predella del Polittico di Sant’Agostino), e quella dell’Oratorio dei Bianchi di Città della Pieve.

Alla scoperta dell’artista toscano e della Pala di Sant’Onofrio conservata nel Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo a Perugia.

Luca d’Egidio di Ventura, noto come Luca Signorelli, nacque nel 1450 a Cortona, piccolo ma ricco centro al confine tra Toscana e Umbria. Gli artisti fiorentini influenzarono la sua formazione fin da giovane, specialmente Piero della Francesca, di cui fu allievo. Da Piero Signorelli apprese le nozioni prospettico-matematiche, ma ben presto elaborò un proprio stile; Giovanni Santi, padre di Raffaello, descrisse l’animo del pittore in un’epigrafe: «el cortonese Luca de ingegno et spirto pelegrino», come sinonimo di eccentrico e ingegnoso.

Decisivo, per la sua maturazione artistica fu il contatto con Andrea del Verrocchio, titolare della bottega presso la quale si erano formati artisti come Leonardo, Botticelli, Ghirlandaio e Perugino. È proprio in questo periodo che il Signorelli instaurò con il Divin pittore uno stretto rapporto, tanto da condividere con lui il cantiere della Cappella Sistina.

 

Pala di Sant’Onofrio, olio su tavola di Luca Signorelli, 1484

 

Probabilmente fu proprio il Perugino a introdurlo a Perugia: qui il vescovo Jacopo Vagnucci, anche egli cortonese, gli commissionò la Pala di Sant’Onofrio, conservata nel Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo. L’iconografia è quella della sacra conversazione: la Vergine seduta su un alto trono legge le Sacre Scritture, mentre il Bambino reca in mano un giglio simbolo di verginità e purezza, lo circondano due angeli, uno dei quali accorda un liuto, Sant’Onofrio e San Ercolano, protettori di Perugia.

Lo stile di Signorelli è caratterizzato da una grande attenzione all’anatomia e al movimento; nella sua arte tutto è corporeo, dalla rappresentazione dei personaggi al paesaggio reale. Le sue figure sembrano essere inserite in una rappresentazione teatrale e coreografica, soprattutto nelle raffigurazioni più complesse.

Il pittore ricevette importanti commissioni a Perugia e Firenze, ma si dovette allontanare da quest’ultima dopo la morte di Lorenzo il Magnifico avvenuta nel 1492. Nel 1502, secondo il racconto di Giorgio Vasari, perse suo figlio a causa della peste che infuriava a Cortona; sconvolto dalla perdita, il pittore ritrasse il corpo esanime del figlio: «con grandissima costanza d’animo senza piangere o gettar lacrima, per vedere sempre che volesse, mediante l’opera delle sue mani quella che la natura gli aveva dato e tolto». Secondo alcuni storici il corpo del figlio è stato ripreso per la raffigurazione del Cristo morto di Cortona.

Al pittore vennero riconosciuti importanti investiture nella politica cortonese, grazie alle quali poté instaurare rapporti con celebri e potenti famiglie come i Piccolomini e i Petrucci di Siena e i Vitelli di Città di Castello. Fatale gli fu una caduta da un ponteggio mentre stava lavorando che lo portò alla morte nel 1523.

 

 

 

Due appuntamenti per conoscere meglio il dietro le quinte dell’esposizione insieme ai ricercatori che hanno lavorato alla sua realizzazione.

Due appuntamenti nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale di San Pietro per conoscere meglio il dietro le quinte dell’esposizione Il Perugino di San Pietro, insieme ai ricercatori che hanno lavorato alla realizzazione della mostra – visitabile fino al 7 gennaio 2024 – che, per la prima volta, ha riportato a Perugia e riunificato tutti e undici gli scomparti della predella dell’Ascensione di Cristo dipinta per la basilica.

 

Si parte venerdì 24 novembre, alle 17, con Laura Teza, professoressa associata di Storia dell’Arte moderna dell’Università degli Studi di Perugia e curatrice della mostra, che parlerà della “storia di una grande tavola per una grande chiesa benedettina”, mentre Davide Tugliani, ricercatore del Dipartimento di Lettere, Lingue, Letterature e civiltà antiche e moderne dell’Ateneo perugino, insieme all’esperto restauratore Roberto Saccuman, analizzeranno la struttura e la ricostruzione della pala d’altare del Perugino. Giovedì 7 dicembre, sempre alle 17, dal Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia interverranno Valeria Menchetelli e Francesco Cotana, per parlare dell’ipotesi ricostruttiva della macchina d’altare, mentre Francesca Funis e Camilla Sorignani approfondiranno il progetto cinquecentesco per la chiesa.

 

Battesimo di Cristo. Musée des Beaux Arts

 

L’esposizione è promossa dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria e dall’Università degli Studi di Perugia, con il contributo del Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario dalla morte del Perugino, main sponsor Brunello Cucinelli spa, il sostegno del GAL Media Valle del Tevere, la partecipazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen e i Musei Vaticani, il patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Perugia, dell’Ambasciata di Francia e del Consolato Onorario di Francia a Perugia, la collaborazione di Isola San Lorenzo, Comune di Città della Pieve e Fondazione Ranieri di Sorbello, la Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Centro di Studi Storici Benedettini.

Stamattina 8 novembre presso la Sala dei Notari a Perugia, è stato presentato il giornale online ambientato ai tempi del Divin Pittore e gestito da intraprendenti “giornalisti” in erba.

Il progetto, che gode del sostegno della Fondazione Perugia, è stato ideato dall’Associazione Aboutumbria in partnership con la Direzione Didattica di Magione e prevede la realizzazione di un sito-web/rivista – www.lagazzettadelperugino.it – alimentato dagli alunni e ambientato nel periodo di passaggio dal XV al XVI secolo. Un giornale culturale in cui gli argomenti sono quelli dell’epoca di riferimento trattati come se chi scrive vivesse in quel periodo storico. Il tutto inserito in un supporto come quello del giornale on line, in un tempo in cui le notizie si diffondevano ancora per via orale. L’argomento principale a cui si ispirano notizie, articoli e interviste è il Perugino, la sua vita e le sue opere. Parallelamente vengono toccati argomenti correlati legati alla storia dei comuni in quel periodo, notizie legate al lago Trasimeno e all’ambiente circostante, focus su mestieri tradizionali già presenti nel tessuto socio-lavorativo dell’epoca.

 

 

La Sala dei Notari per l’occasione è stata popolata da oltre 100 ragazzi rappresentanti dei vari plessi della Direzione Didattica di Magione, accompagnati da insegnanti e genitori. La mattinata si è aperta con la presentazione dell’Associazione AboutUmbria da parte di Ugo Mancusi, direttore marketing di AboutUmbria, da anni impegnata in progetti di marketing culturale e territoriale e che quest’anno è stata molto attiva nella celebrazione del cinquecentenario dalla morte di Perugino e Signorelli.

Subito dopo, i saluti del vicesindaco del Comune di Perugia Gianluca Tuteri che, ponendo l’accento sulla bellezza della Sala dei Notari che ha ospitato l’evento, ha sottolineato come questa stessa Sala sia stata vista anche dal Perugino, vissuto nel periodo rinascimentale, epoca di grandi cambiamenti e innovazioni e di divulgazione della conoscenza, proprio come è nello spirito di questa nuova “rivista” in cui i ragazzi hanno modo di condividere quanto appreso con i compagni e con la comunità.

Di seguito i saluti di Fabrizio Stazi, direttore generale della Fondazione Perugia che ha sottolineato come l’intento della Fondazione fosse quello di rendere la partecipazione culturale accessibile a tutti, di avvicinare i giovani a questo cinquecentenario ricco di importanti eventi e iniziative, che rischiano però di rimanere distanti dalle nuove generazioni. Con La Gazzetta del Perugino si è centrato appieno l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alla conoscenza di questo grande personaggio, coniugando tradizione e innovazione e dando vita a un prodotto destinato a rimanere a disposizione di tutti.

 

 

Poi è stata la volta di Vanni Ruggeri, assessore alla cultura del Comune di Magione, che ha sottolineato la validità di un progetto che dà modo ai ragazzi di approfondire un argomento culturale e il suo radicamento nella comunità tramite la comunicazione, attraverso la guida degli insegnanti, un format come quello del giornale e la creazione di una rete fra le migliori competenze della comunità educante.

La parola è poi passata alla scuola con i saluti di Silvio Improta, dirigente del circolo didattico di Magione che ha sottolineato quanto sia importante e produttivo – a fini didattici – che i ragazzi si sentano protagonisti, perché in questo modo diventano maggiormente partecipi. L’intervento è stato seguito dalla lettura dei saluti inviati dalla professoressa Monica Paparelli, preside della scuola impossibilitata a partecipare, che dopo i ringraziamenti a chi ha reso possibile la realizzazione del progetto, ha inviato un suggestivo augurio ai ragazzi: «Siate capaci sempre di cambiare il vostro punto di vista; divertitevi nell’imparare e date vita a nuove situazioni e nuovi mondi; immaginate di potervi muovere nel tempo e nello spazio come stiamo facendo in questo meraviglioso progetto».

 

 

Dopo l’introduzione delle insegnanti Isabella Ferri – che ha sottolineato come la scuola abbia il compito di trasmettere e insegnare la valorizzazione e salvaguardia del patrimonio culturale e di come La Gazzetta sia un mezzo che agevola questo tipo di approccio – e Donatella Cofani, che ha descritto il giornale on line come un progetto ambizioso che aiuta a costruire la propria identità digitale, fondamentale per i bambini già molto esposti da questo punto di vista, si è passati alla presentazione della rivista on line da parte di Eleonora Cesaretti, giornalista caporedattrice di AboutUmbria. Cesaretti, illustrando l’organizzazione del giornale, ha spiegato come nelle settimane scorse AboutUmbria abbia tenuto delle sessioni formative presso i vari plessi dell’istituto scolastico, per fornire ai ragazzi delle conoscenze basiche utili a scrivere in maniera corretta i contenuti.

 

 

È stata finalmente la volta dei ragazzi che si sono cimentati in divertenti sketch, interviste, rappresentazioni di arti e mestieri dell’epoca con tanto di costumi e ricostruzioni ambientali davvero coinvolgenti. In chiusura Ugo Mancusi ha salutato la platea con un augurio «L’idea della rivista on line è quello di far crescere la cultura e di far diventare questi ragazzi dei veri ambasciatori dell’Umbria, dei divulgatori della cultura e se un giorno qualcuno vincerà un premio Pulizer il merito sarà anche un po’ il nostro».

L’ultima produzione artistica di Pietro Vannucci è attestata a Trevi, piccolo e caratteristico borgo umbro.

Nel centro storico della città, incorniciato da un tipico paesaggio verdeggiante, è visibile la cinquecentesca Villa Fabri, sede della fondazione omonima e dell’associazione Strada dell’Olio extravergine di Oliva Dop Umbria. Alla sommità della città svetta la torre civica, simbolo di Trevi, spostandosi di poco è visibile il duomo intitolato a sant’Emiliano, primo vescovo e patrono della città.

Perugino, Adorazione dei Magi, 1521-1522, Santuario della Madonna delle Lacrime, Trevi

 

In città il pittore giunse nel 1521 all’età di 76 anni per affrescare una delle Cappelle del Santuario della Madonna delle Lacrime con la raffigurazione dell’Adorazione dei Magi e i santi Pietro e Paolo, considerata una delle ultime opere del maestro. L’opera riprende l’episodio del Vangelo secondo Matteo: la Sacra Famiglia è posta al centro sotto un baldacchino ligneo che si estende fino alla sommità del dipinto. La Vergine è seduta su un trono rialzato e il Bambino benedicente è posto sul suo ginocchio destro, nell’atto di benedire il più anziano dei Magi che gli offre il suo dono. San Giuseppe invece è in piedi appoggiato a un lungo bastone, accanto a lui è inginocchiato il secondo magio, il terzo, il più giovane, attende il suo turno per presentare la sua offerta come vuole la tradizione.

Nel novembre del 2022, l’archivista Maria Paola Bianchi ha annunciato il ritrovamento del contratto che affidava al maestro umbro la realizzazione dell’opera. Nel santuario si conserva un’altra importante testimonianza del Rinascimento umbro: l’affresco di Giovanni di Pietro, noto come lo Spagna, attento e sensibile seguace del Perugino, raffigurante il Trasporto di Cristo.

Il capolavoro del Divin Pittore in prestito dalle Gallerie degli Uffizi di Firenze. La mostra di Palazzo Baldeschi, prorogata fino al 7 gennaio 2024, ha appena ricevuto il patrocinio del Ministero della cultura.

È arrivata a Perugia la Santa Maria Maddalena, capolavoro assoluto del Perugino conservato alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, parte delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. L’opera sarà esposta da questo pomeriggio, giovedì 2 novembre, alla mostra NERO Perugino Burri di Palazzo Baldeschi, prorogata fino al 7 gennaio 2024. Lo straordinario prestito coincide con la notizia del patrocinio alla mostra da parte del Ministero della cultura, appena concesso per volontà del ministro Gennaro Sangiuliano.

La Santa Maria Maddalena, databile intorno al 1500, rappresenta una delle meraviglie della pittura da cavalletto del Divin Pittore, che qui risulta più vicino alle atmosfere di Leonardo e Raffaello, alla quale l’opera è stata occasionalmente attribuita. Nel settembre di quest’anno, una chiara imitazione di questo dipinto è stata identificata in una collezione privata estera.

 

 

Come in altre occasioni, per ritrarre la giovane donna Perugino si è ispirato alla fisionomia della moglie Chiara Fancelli. La fanciulla è dotata di una bellezza estatica a cui non è estranea la perfezione delle mani, non a caso scelte per il manifesto ufficiale della mostra di Palazzo Baldeschi, curata da Vittoria Garibaldi e Bruno Corà. Il bordo della veste presenta un’iscrizione (appunto “S. Maria Madalena”) che rende certa la sua identificazione con il personaggio evangelico, mentre lo sfondo scuro, tipico del Pietro Vannucci di quegli anni, attribuisce alla figura una straordinaria profondità.

Per Vittoria Garibaldi, co-curatrice della mostra, “solo la scritta in oro sul corpetto permette di riconoscere nella figura la Maddalena. La santa è inusualmente vestita con abiti contemporanei: un corpetto rosso e verde – colori che alludano all’amore e alla penitenza – e una sopravveste foderata di pelliccia. Anche l’acconciatura dei capelli è tipica dell’epoca. La scelta del fondo nero e l’intenzione di distaccarsi dalla tradizionale iconografia penitenziale riflettono il gusto fiammingo dominante nella Firenze del tempo e l’influsso di Leonardo. L’incontro con Burri sarà particolarmente profondo – conclude la storica dell’arte – perché l’opera è stata collocata accanto al Sacco del 1955, che recupera e attualizza il messaggio penitenziale”.

 

Vittoria Garibaldi, co-curatrice della mostra

 

Nel corso del 2023, il capolavoro Santa Maria Maddalena è stato fra i protagonisti della grande mostra sugli Uffizi organizzata dal Bund One Art Museum di Shangai. Il suo approdo a Perugia va a impreziosire ulteriormente l’esposizione NERO Perugino Burri, organizzata da Fondazione Perugia in collaborazione con Fondazione Burri. Un dialogo originale e ambizioso fra il Meglio maestro d’Italia e l’artista di Città di Castello, separati da quasi mezzo millennio ma uniti dall’uso sapiente del colore nero.

Il percorso di Palazzo Baldeschi, ideato a partire dalla Madonna col Bambino e due cherubini del Perugino, parte della collezione permanente di Fondazione Perugia, accoglie opere provenienti da alcuni fra i più importanti musei del mondo: oltre alle Gallerie degli Uffizi e al Museo del Louvre di Parigi, anche la Galleria Nazionale dell’Umbria e la Collezione Burri.

“La proroga di una mostra con prestiti così rilevanti – afferma Cristina Colaiacovo, presidente di Fondazione Perugia – rappresenta un caso eccezionale nel panorama artistico nazionale, segno del grande valore del progetto espositivo. Un valore ora confermato, oltre che dal successo di pubblico e critica, dal riconoscimento ottenuto dal Ministero della cultura, che ha attribuito all’iniziativa la qualifica di evento di importanza culturale”.

 


NERO Perugino Burri

A cura di Vittoria Garibaldi e Bruno Corà

Fino al 7 gennaio 2024

Palazzo Baldeschi al Corso

Corso Vannucci 66 – Perugia

Orari

Lunedì – venerdì: 15:00-19:00

Sabato e domenica: 11:00-19:00

Info e prenotazioni: Tel: 075 5734760

www.fondazioneperugia.it

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