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Il “connubio” perfetto tra cibo e vino andrà in scena al Caio Melisso, il teatro all’italiana più antico della città, con produzioni indipendenti e innovative. Al Teatrino delle sei, novità di quest’anno, in scena le 2 produzioni teatrali selezionate tra le 50 arrivate attraverso la call Play EaT.

Grande attesa e grandi novità per la II edizione di Eat, Enogastronomia a Teatro. Cibo, vino e teatro tornano, quindi, insieme per proporre il format innovativo che lega arte culinaria e spettacolo e che lo scorso anno ha entusiasmato stampa e pubblico. Quest’anno la manifestazione è cresciuta in termini di numeri: più giornate (23, 24, 25 e 26 novembre 2023) e più spettacoli sempre con la città di Spoleto che farà da cornice agli appuntamenti dedicati all’enogastronomia con spettacoli tutti da bere e da mangiare.

Il tutto condito dalle grandi novità del 2023. A partire dal Premio Umbre Best Experience promosso dalla rete al femminile con vocazione turistica “UMBRE” (United Marketing for Business and Regional Experience) e destinato alle migliori e più innovative esperienze turistiche realizzate sul territorio. Per proseguire con Pasticceri. Io e mio fratello Roberto di e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano a cura della Compagnia Orsini. I due fratelli pasticceri, portano in palcoscenico un laboratorio (vero) di pasticceria, frullano ragionamenti e montano albumi di neve, realizzando ben sette torte tra profiteroles, gianduia e charlotte. Immancabili sono anche il nuovo spettacolo FoodEnsemble – Il concerto che puoi mangiare, un’esperienza sensoriale da vivere come un concerto, uno spettacolo da gustare come una cena e la degustazione del Re dei bianchi umbri, con la Spoleto DOC Trebbiano Spoletino, sapientemente raccontato e gustato dal giornalista Francesco Saverio Russo. Torna Daniele De Michele ‘Donpasta’, dj, economista e appassionato di gastronomia con uno spettacolo completamente nuovo con 4 ospiti d’eccezione pronti a sfidarsi davanti al pubblico votante: Giorgione, Carlotta Delicato, Le Sorelle Passera e Guido Farinelli che poteranno sulla “tavola” di Eat ognuno il suo piatto abbinato ad un disco.

Un incontro sarà, invece, dedicato agli studenti degli istituti alberghieri dell’Umbria per imparare insieme allo chef Lorenzo Cantoni che in cucina l’olio non è solo un ingrediente, ma una maniera di pensare.

 

Pasticceri. Io e mio fratello Roberto

 

Quest’anno EaT, il festival del teatro dedicato all’enogastronomia, raddoppia: oltre al Caio Melisso, splendido esempio di teatro all’italiana, la rassegna presenta alcuni spettacoli al Teatrino delle sei in pieno centro storico. Sarà proprio questo luogo suggestivo ad ospitare le produzioni teatrali selezionate attraverso la call Play EaT, novità dell’edizione 2023, uno spazio riservato ai migliori spettacoli teatrali legati all’universo dell’enogastronomia. Gli spettacoli, scelti con la collaborazione di Alessandro Sesti, direttore di Strabismi Festival, porteranno nel territorio umbro le eccellenze dello spettacolo dal vivo: tra le 50 compagnie da tutta Italia che hanno risposto al bando sono stati selezionati 2 spettacoli. Con “Dans la cuisine” siamo in Belgio: Mélanie prova a cucinare le tagliatelle al ragù secondo la ricetta di sua nonna Anna. Un ribollire culinario, musicale ed emozionale, mentre si prepara, con il pubblico, un pasto in onore dei propri antenati. Questo esempio di ‘teatro surrealista-documentato’ avrà sul palco Lisa Tonelli, per la regia di Emeline Marcour. Dalla call Play EaT arriva anche Il talismano della felicità. Ricettario per due portate: l’Arrosto e Arcano I di Collettivo lunAzione che vede protagoniste le attrici-cuoche Martina Di Leva e Cecilia Lupoli. Due fulminanti monologhi al femminile in cui il cibo è protagonista di vicende spiazzanti e grottesche: ne “L’arrosto” una donna legata alla sedia instaura un irresistibile dialogo dal sapore beckettiano con il suo aguzzino, mentre in “Arcano I” a parlare è la celeberrima assassina Leonarda Cianculli, che ci conduce negli inquietanti meandri della sua macabra vicenda.

 

Donpasta @eat spoleto 22

 

Sempre il Teatrino delle sei sarà la location di due stand-up comedy come le Memorie di un barista di e con Alessandro Sesti: l’autore racconta le confessioni ricevute dietro al bancone di un bar quando cercava di mantenersi prima di iniziare a vivere di solo teatro e il Monologo di donna con pecorino di e con Giulia Cerruti, un simpatico affresco di delusioni d’amore raccontate con cinica ironia, ma anche una riflessione su alcune aspettative della società di tutti i tempi nei confronti delle donne.

Per chi vuole scoprire attraverso le ricette del territorio alcuni momenti decisivi della storia locale c’è, infine, Viaggio gastronomico nella storia di Spoleto, in programma al Teatrino delle sei. Guido Farinelli guiderà gli spettatori dal passaggio di Federico Barbarossa ai banchetti rivoluzionari della Repubblica Romana e ai movimenti anticlericali. Lo spettacolo sarà accompagnato dalla degustazione di strangozzi alla spoletina.

 


EaT sul web www.eatspoleto.it | #eatspoleto  | @eatenogastronomiaateatro

“C’è una corda che vibra in tutti noi, che mantiene vivo il ricordo di Giulio Loreti e ci dà la carica per proseguire in questo cammino. Non smetteremo mai di suonare quella corda. La musica che produce infonde coraggio ed è un inno alla vita”, queste le parole con cui Sandro Loreti e la sua famiglia festeggiano i primi vent’anni della Fondazione.

Importante traguardo raggiunto grazie al desiderio di Giulio Loreti stesso, malato di tumore al pancreas: che chiunque, proprio come lui, potesse avere le cure e le attenzioni di cui necessitava. La Fondazione che, infatti, è poi diventata O.N.L.U.S., fin dalla sua creazione si prodiga ad offrire assistenza medica gratuita a chiunque non sia in grado di sostenere i costi per visite specialistiche o strumentali. A oggi ha al suo attivo numerosi progetti sanitari e sociosanitari, dal 2003 ha effettuato oltre 12.500 visite gratuite e 2518 trasporti gratuiti (per persone non autosufficienti o privi di una rete familiare che necessitino di raggiungere luoghi di cura come ospedali, ambulatori, fisioterapisti, etc.) avvalendosi di un gruppo di 8 volontari e, grazie al Poliambulatorio Specialistico, può contare su oltre 55 medici e 40 specialità mediche.

Oggi presieduta dal Cav. Lav. Olga Urbani e, prima di lei, dal Prof. Valerio Di Carlo (San Raffaele – Milano), la Fondazione porta avanti strenuamente la grandezza del pensiero di Giulio Loreti che, nella sua sede di Campello sul Clitunno, ha seminato amore, coraggio e generosità. L’assistenza medica ad ampio raggio che la Fondazione Giulio Loreti svolge con il suo stesso spirito, riguarda: visite mediche generiche, visite mediche specialistiche, diagnostica come Tac, RSM, Raggi X, mammografie a cui si aggiunge il nuovissimo servizio di chirurgia ambulatoriale generale, vascolare e ortopedica. Non solo cura, ma anche attività di indirizzo e consiglio su come muoversi per affrontare casi di affezioni gravi o particolari.

 

 

Una grande famiglia, dunque, creatasi negli anni per supportare e aiutare il prossimo. Garanti della vita stessa della Fondazione, oltre ai volontari e ai medici cui quotidianamente vi è espressa gratitudine, ci sono quegli attori che permettono con il sostegno fattivo di poter espletare le proprie attività: la Farmacia Loreti, il Poliambulatorio Specialistico Giulio Loreti, l’Ambulatorio Veterinario, il Centro di Salute di Campello sul Clitunno, il Centro Heta per Anoressia, Bulimia e Disturbi dell’Alimentazione, una Palestra polifunzionale ed altro. La Fondazione Giulio Loreti nei suoi primi 20 anni dimostra così di essere un importante punto di riferimento per il territorio, andando a supportare con solidarietà e collaborazione anche l’azienda sanitaria locale.

Questi 20 anni verranno festeggiati con un evento di grande prestigio proprio nella sede di Campello. In cucina lo chef Giuseppe Sinisi, del Ristorante Apollinare di Spoleto con il suo team, il quale realizzerà un menù a base di tartufo. Ci sarà la partecipazione straordinaria della famosa Soprano giapponese Yasko Sato, che canterà i pezzi più importanti di opere come Madame Butterfly e La Bohème, che Yasko ha portato in tutti i teatri più famosi nel mondo. Accompagnata al pianoforte da Sookyong Luna Yang, famosissima pianista coreana anche lei ormai innamorata dell’Italia. Questa coppia di donne prestigiose rappresenta davvero un grande regalo per tutti i medici, per i pazienti e per tutti coloro che ruotano intorno alla Fondazione Giulio Loreti. Un ringraziamento speciale va al Tenore Gianluca Terranova, affezionato amico della Fondazione, che ha voluto fortemente la presenza della sua allieva Yasko Sato, per la serata del 6 ottobre. Medicina, Arte e solidarietà sono un mix importantissimo di valori a disposizione del territorio, a maggior ragione in questo momento di grande difficoltà del settore sanitario in tutta Italia.

La pellicola, dal titolo “Romeo è Giulietta” per la  regia di Giovanni Veronesi, è prodotta dalla Indiana Production.

Nuovo casting in Umbria. La produzione Indiana Production sta cercando a Spoleto e zone limitrofi uomini e donne, di età compresa dai 30 ai 60 anni e disponibili a girare per una o più giornate nell’ultima settimana di ottobre, per un importante progetto cinematografico dal titolo Romeo è Giulietta per la  regia di Giovanni Veronesi.

Tutte le candidature vanno inviate a casting.spoleto.cinecasting@gmail.com scrivendo nell’oggetto “SPOLETO”, allegando una propria foto primo piano e figura intera su sfondo chiaro, fatta poco prima di inviare l’email, scrivendo età, altezza, taglia giacca/pantalone, scarpe e un recapito telefonico. Solo le candidature idonee saranno ricontattate dallo staff. Sono esclusi dai casting dipendenti della pubblica amministrazione e pensionati quota 100/101.

Per la parte che si girerà a Spoleto, la produzione si sta avvalendo del supporto tecnico e logistico di Umbria Film Commission.

Spettacoli, scoperte e delizie. Venerdì 18 alle ore 18:00 presso il Teatro comunale in Piazza Pontano si terrà il convegno inaugurale.

Sabato 19 e domenica 20 agosto torna nella meravigliosa cornice del castello di Cerreto di Spoleto il Festival del Ciarlatano. Due giorni di pura spensieratezza ricchi di appuntamenti: 6 spettacoli per un totale di 9 repliche e un workshop dedicato a bambini e famiglie. Giornate in cui luoghi ed eventi dialogano tra arte, cultura, eccellenze gastronomiche sulle orme della mitica figura del Ciarlatano, nata a Cerreto e poi diffusasi in tutta Europa. L’evento, la cui direzione artistica e organizzazione è affidata a Fontemaggiore Centro di Produzione Teatrale, è promosso e sostenuto dal Comune di Cerreto che ha fortemente voluto dare una nuova e ricchissima veste al Festival già dalla scorsa edizione.

Il Festival del Ciarlatano è realizzato grazie al contributo del G.A.L. Valle Umbra e Sibillini a valere sul Fondo FEASR del PSR per l’Umbria 2014-2022 Misura 19.

 

Il programma

Splendidi contesti architettonici e panorami mozzafiato faranno da scenografia agli spettacoli per sorprendere e divertire il pubblico di tutte le età. L’iniziativa sarà inaugurata sabato 19 ore 17:00 in Piazza Pontano con lo spettacolo incentrato sulla figura del ciarlatano Il Principe dei Ciarlatani, l’evento sarà allietato con musiche dal vivo. A seguire, alle ore 17:45 e alle ore 18.30, presso il cortile dell’Ex Chiesa di San Nicola si terranno due repliche dello spettacolo di magia comica e di giocoleria Capitan Bretella Supershow. La serata sarà animata dalla replica dello spettacolo Il Principe dei Ciarlatani in Piazza Pontano alle ore 19:15, a seguire nel medesimo luogo alle ore 21:30 si terrà l’esibizione comica Imitamorfosi.

 

La giornata del 20 agosto, nonché l’ultima del Festival, si aprirà alle ore 16:00 presso il Museo del Ciarlatano con il workshop di origami a cura del duo artistico Grimm Twins: Ayumi Makita & Barbara Lachi. Il laboratorio sviluppato sui temi del ciarlatano e delle sue tradizioni è destinato ai bambini e ai loro genitori, i quali sono invitati a partecipare alla scoperta e alla creazione dell’origami. Successivamente la giornata prevedrà lo spettacolo La favola del vendifrottole a cura di Fontemaggiore alle ore 17:00 presso Piazza Pontano; poi alle ore 17:40 presso il cortile dell’Ex Chiesa di San Nicola si svolgerà lo spettacolo dedicato a grandi e piccini Pulcinellata assieme alla realizzazione del laboratorio sulla costruzione dei burattini. Il sabato sera sarà allietato dalla replica dello spettacolo La favola del vendifrottole alle ore 19:00 presso Piazza Pontano, a seguire ci sarà la meravigliosa rappresentazione comica Vladimir&Olga – Charlatans Circus  alle ore 21:00. Il tutto sarà arricchito da rievocazione di antichi mestieri e degustazioni eno-gastronomiche con prodotti tipici ed erbe locali selvatiche.

Tutti gli appuntamenti sono ad ingresso libero.

 


INFO

Comune di Cerreto di Spoleto

cell. 338 4831542 – tel. 0743/91231- 91307

info@fontemaggiore.it

www.festivaldelciarlatano.it

Facebook: Festival del Ciarlatano

www.fontemaggiore.it

Ottico, astronomo e meccanico italiano, è stato uno dei primi ad aver sviluppato la tecnologia necessaria per produrre strumenti ottici scientifici e ad aver inventato la prima smerigliatrice e lucidatrice per lenti.

Grazie a Giuseppe Campani – nome sicuramente sconosciuto ai più – furono individuati e visti per la prima volta gli anelli di Saturno. Nato a Castel San Felice (vicino a Spoleto) nel 1635, in gioventù si trasferì a Roma, dove si distinse come orologiaio, meccanico e ottico. Inizialmente lavorò con i fratelli maggiori Matteo, parroco e cultore di meccanica, e Pier Tommaso, orologiaio del Vaticano. Negli oltre cinquant’anni di attività, Giuseppe produsse molti strumenti ottici che portarono grandi rivoluzioni.

 

Telescopio attribuito a Campani

 

Su tutti ci furono i microscopi composti e i cannocchiali dotati di lenti di eccellente fattura. I suoi cannocchiali infatti si rivelarono più lunghi e potenti di quelli costruiti da Christiaan Huygens (1629-1695) e da Eustachio Divini (1610-1685). Nel 1663-1664 inventò uno speciale oculare per cannocchiali, il cosiddetto oculare di Campani. Fra gli acquirenti dei suoi strumenti c’erano personalità di spicco come i cardinali Francesco Barberini e Flavio Chigi, il principe Agostino Chigi, il Granduca di Toscana Ferdinando II (1610-1670) e Jean-Baptiste Colbert (1619-1683). Alcuni suoi telescopi, utilizzati anche da Giovanni Domenico Cassini (1625-1712), furono acquistati da Luigi XIV per l’Osservatorio di Parigi, inaugurato nel 1667 e diretto dallo stesso Cassini.

Orologio notturno di Giuseppe Campani

Campani si dedicò anche alle osservazioni astronomiche, rilevando – forse prima di Cassini – la rotazione di Giove e la suddivisione degli anelli di Saturno. Inoltre, si deve a Giuseppe e ai suoi fratelli Matteo e Pier Tommaso anche l’invenzione della clessidra a mercurio e dell’orologio notturno. Secondo alcuni esperti infatti i fratelli Campani diedero vita al miglior orologio a pendolo notturno (detto della morte), silenzioso e illuminato grazie a una lampada a olio: il re di Spagna e il granduca di Toscana furono tra i loro committenti e la presentazione a papa Alessandro VII, gli procurò grande notorietà: alcuni degli orologi prodotti all’epoca sono ancora conservati in Vaticano, nel palazzo reale di Dresda e nel museo municipale di Ginevra.
Giuseppe Campani nel 1953 venne definito, dalla National Association of watch and clock collectors, il principale inventore europeo e i suoi strumenti sono oggi conservati, oltre che presso il Museo Galileo di Firenze, anche presso il Conservatoire des Arts et Métiers di Parigi, l’Observatoire National di Parigi, il Medical Museum of the Armed Forces Institute of Pathology di Washington e in altri importanti centri.

Firmato un protocollo d’intesa. Il primo passo è il ripristino della sentieristica con i suoi castellieri.

L’unione fa la forza. Lo sanno bene gli otto comuni –  Terni, Spoleto, San Gemini, Acquasparta, Castel Ritaldi, Massa Martana, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, che contano circa 172.000 abitanti – che hanno firmato un protocollo d’intesa per valorizzare il territorio dei Monti Martani. Già nel 2021 era stata sottoscritta simbolicamente la Carta dello Scoppio, nell’omonimo borgo umbro.

 

La firma del protocollo

 

«Vogliamo unirci in modo organizzato per salvaguardare e valorizzare i Monti Martani. Abbiamo già creato, con degli esperti, otto tavoli tematici che hanno come tema l’archeologia, la sentieristica, l’enogastronomia, la ricettività e altri. Il primo passo però è il ripristino della sentieristica: ogni comune metterà in rete i propri percorsi così da creare il Martani Tracking. È un progetto partito 35 anni fa e poi mai concluso. Il percorso, che ha la forma di un 8 orizzontale, ha al centro Scoppio, il borgo fantasma, e dà la possibilità di scoprire bellezze artistiche, monumentali, storiche e naturalistiche» illustra Guido Morichetti, assessore di Acquasparta e uno dei promotori dell’iniziativa.
I sentieri porteranno anche alla scoperta dei castellieri, fortificazioni che risalgono a 3000 anni fa. I Monti Martani erano infatti il passaggio per la transumanza così da evitare di percorrere zone di pianura, ben più pericolose. I pastori si fermavano nei castellieri – quelli che oggi chiamiamo motel – dove potevano rifocillarsi e riposarsi. Tra i più particolari – ancora oggi ammirabili – c’è quello di Monte Cerchio, vicino a Massa Martana, che ha la forma di un cerchio perfetto.

 

Alla scoperta del percorso

 

«L’iter istituzionale è stato fatto, ora vogliamo coinvolgere i cittadini, le associazioni, gli enti, le comunanze, le proloco, le scuole, le diocesi, le forestali e la Sovrintendenza. Tutti devono aderire a quello che sarà probabilmente il consorzio dei Monti Martani, con l’obiettivo di organizzare festival, eventi, promuovere il parco con la sua biodiversità e puntare sulla ripopolazione stagionale del territorio. Stiamo andando avanti passo-passo, anche creando un nostro logo e brand. È stata coinvolta Sviluppumbria e la Regione sa del progetto. La nostra volontà è unirci in una struttura organizzativa, per essere credibili nel chiedere i finanziamenti e per partecipare in modo più incisivo a bandi di concorso» spiega Morichetti.

“La sessantacinquesima edizione del Festival dei Due Mondi ospita le migliori esperienze performative a livello internazionale, valorizzando teatri, spazi all’aperto e luoghi non convenzionali, di cui Spoleto offre una concentrazione unica in Italia: più di 60 spettacoli in 17 giorni e oltre 500 artisti da 36 paesi” (Monique Veaute, direttrice artistica).

La sessantacinquesima edizione del Festival dei Due Mondi s’inaugura venerdì 24 giugno alle ore 19:30, con il concerto della Budapest Festival Orchestra diretta da Iván Fischer in Piazza Duomo. L’Orchestra di Budapest è raggiunta dal Coro dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia per la prima esecuzione europea dell’oratorio di Philip Glass The Passion of Ramakrishna, accostato alla Suite n. 4 in re maggiore per orchestra di Johann Sebastian Bach.
La sezione Danza si apre con la celebre coreografia del Sacre du printemps di Pina Bausch, riletto dai ballerini della senegalese École des Sables fondata da Germaine Acogny, interprete con Malou Airaudo della seconda parte del dittico – lo spettacolo common ground[s] – dal 24 al 27 giugno al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti (ore 21:30, 20:30, 16:00, 20:30).

 

Le Sacre du printemps, credit Maarte Vanden Abeele

 

In scena al Teatro Romano sabato 25 e domenica 26 giugno (ore 21:30) Through the Grapevine di Alexander Vantournhout, coreografo belga che sfida il danzatore Axel Guérin a mantenere un costante contatto fisico in un eccentrico pas-de-deux. Nella Sala XVII settembre del Teatro Nuovo inizia Le Bal de Paris, spettacolo immersivo in realtà aumentata – in scena fino alla fine del Festival (giorni e orari su www.festivadispoleto.com) – dove gli spettatori sono invitati a partecipare al ballo ideato dalla coreografa spagnola Blanca Li, indossando visori ottici e sensori di movimento nel mondo reale e costumi di Chanel in quello virtuale. Arriva per la prima volta in Italia il Teatro Musicale dei registi francesi Jeanne Candel e Samuel Achache: da venerdì 24 a domenica 26 giugno a San Simone (ore 21:30, 19:00, 19:00) lo spettacolo Le Crocodile trompeur / Didon et Énée, vincitore del Premio Molière nel 2014 e tratto dall’opera di Henry Purcell, intreccia teatro shakespeariano e dramma musicale e coinvolge uno straordinario cast di attori che sono anche musicisti. Da venerdì 24 a domenica 26 giugno all’Auditorium della Stella (ore 19:45, ore 17:00, 17:00) debutta a Spoleto L’appuntamento ossia la storia di un cazzo ebreo, lo spettacolo con la regia di Fabio Cherstich tratto dal romanzo rivelazione del 2020 di Katharina Volckmer, nella nuova produzione del Teatro Franco Parenti. I musicisti della Budapest Festival Orchestra curano anche la rassegna di concerti da camera, a mezzogiorno e alle ore 17:00, al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi, tra musica contemporanea e barocca.

 

Barbara Hannigan, Photo: Marco Borggreve

 

Grande attesa per la residenza di Barbara Hannigan, straordinaria cantante e direttrice d’orchestra invitata a Spoleto con una carta bianca e presente in quattro diversi concerti: sul podio come solista e direttrice dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia per La Voix Humaine di Poulenc (2 luglio, Piazza Duomo), in duo con il pianista Stephen Gosling per Jumalattaret con musiche di John Zorn (3 luglio, Teatro Romano), al Teatro Caio Melisso Spazio Carla Fendi per l’happening musicale di domenica 10 luglio insieme ad Alessandro Carbonare e Antonio Pappano, con il quale condivide anche il palcoscenico del concerto finale (10 luglio, Piazza Duomo).
Fino al 10 luglio 2022 il cartellone ospita le migliori esperienze performative a livello internazionale, valorizzando teatri, spazi all’aperto e luoghi non convenzionali, di cui Spoleto offre una concentrazione unica in Italia: più di 60 spettacoli in 17 giorni, tutti in prima italiana, con più di 500 artisti da 36 paesi in 19 sedi. Tra gli appuntamenti in arrivo la proposta musicale include jazz, elettronica e contemporanea, dalla rassegna di musica americana dell’ensemble Sentieri selvaggi alla performance di Tovel, tra sculture di pianoforti preparati ed elaborazione elettronica. Da non perdere le voci di Angelique Kidjo, Mariza e Dianne Reeves, in Piazza Duomo con i loro speciali concerti per Spoleto. Attesa per la nuova coreografia di Anne Teresa De Keersmaeker, l’omaggio a Trisha Brown a cinque anni dalla scomparsa, e i lavori della nuova generazione di coreografe e coreografi come Ayelen Parolin, Luz Arcas e Yoann Bourgeois. La sezione Teatro porta a Spoleto il regista tedesco Thomas Ostermeier e presenta gli ultimi lavori di drammaturghi italiani quali Leonardo Lidi, Davide Enia e del duo RezzaMastrella.
Intorno al cartellone ufficiale gli appuntamenti collaterali e gli eventi speciali fanno di Spoleto un luogo vivo della creazione artistica dei nostri giorni: incontri con gli artisti, premi, istallazioni d’arte, rassegne cinematografiche e mostre. L’artista Anselm Kiefer firma il manifesto ufficiale della 65ma edizione. Prosegue, con un impulso sempre più incisivo, il progetto avviato nel 2021 per rendere la macchina organizzativa del Festival aderente ai principi dello sviluppo sostenibile, perseguendo, con azioni concrete e mirate, alcuni degli obiettivi dell’Agenda 2030.

«L’Olimpiade è stata la gioia più grande e la gara più importante della mia vita. Già esserci è un traguardo, portare a casa una medaglia è un’emozione grandissima».

Agnese Duranti

«Pronto Agnese, sono Agnese!». È iniziata così – in modo buffo – la telefonata con Agnese Duranti (21 anni), Primo Aviere Scelto dell’Aeronautica militare e campionessa della Nazionale italiana di Ginnastica Ritmica. Abbiamo fatto una bella chiacchierata mentre da Roma tornava in treno a Desio, dove vive e si allena 11 mesi l’anno. La Farfalla azzurra ha spiccato il volo in questa disciplina nel 2009 a Spoleto – dov’è nata – alla polisportiva La Fenice. Nel 2017 è entrata a far parte della squadra nazionale ottenendo ottimi risultati e conquistando numerosi e prestigiosi titoli internazionali come l’oro ai Mondiali del 2017, le medaglie d’oro e di bronzo agli Europei di Guadalajara del 2018 e nuovamente ai Mondiali di Sofia sempre lo stesso anno, salendo sul podio in tutte le categorie. Da ultimo ci sono il bronzo ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020 e l’argento ai Mondiali in Giappone 2021. Ma queste sono solo alcune delle numerose medaglie vinte, il suo palmares è lunghissimo e ben fitto. Agnese vola come quest’anno ha volato lo sport italiano. Dopotutto è un aviere e una farfalla: e lei farfalla ci si sente davvero: «Mi rappresenta sotto tanti punti di vista».

Agnese, la prima domanda è di rito: qual è il tuo legame con l’Umbria?

L’Umbria è la regione dove sono nata, cresciuta e dove ho mosso i primi passi di ginnastica ritmica, ci sono molto affezionata. Per me è la regione della pace, quando ci torno sento sempre tanta tranquillità.

Ora dove vivi?

Sono 7 anni che vivo a Desio in un hotel, dove mi alleno 11 mesi l’anno, all’Accademia Internazionale di Ginnastica ritmica, una palestra costruita esclusivamente per noi. È una vita molto impegnativa che ti toglie molto, ma poi ti ridà tutto indietro con le vittorie e i risultati.

Quando hai iniziato a fare ginnastica ritmica?

A 9 anni. Ero una bambina molto vivace e i miei genitori volevano trovarmi un’attività per tenermi occupata. Sono andata un giorno a vedere una mia amica che faceva ginnastica ritmica, ho provato ed è stato amore a prima vista.

C’è una vittoria alla quale sei particolarmente legata, indipendentemente dal valore della medaglia?

L’Olimpiade è stata la gioia più grande e la gara più importante della mia vita; ma anche la gara agli Europei di Guadalajara nel 2018 ha avuto un bell’impatto emotivo: eravamo in Spagna ma il palazzetto era pieno di gente che tifava per noi. Poi c’è stato il mondiale a Kitakyushu in Giappone nel 2021, dove abbiamo vinto la medaglia d’oro e chiuso il quinquennio in bellezza. Dopo tanti sacrifici è stato un traguardo molto importante.

Quali sono le prossime gare che hai in programma?

Le prime gare di Coppa del Mondo saranno ad aprile, poi a settembre iniziano le qualificazioni per l’Olimpiade di Parigi 2024.

C’è un attrezzo che preferisci?

In realtà no. Il nastro devo dire che è quello che preferisco meno. È il più difficile, perché è lungo e molle e va sempre tenuto in movimento altrimenti si formano i nodi, e questa è una gravissima penalità durante le gare.

Parliamo dell’Olimpiade, come ci si prepara?

È un traguardo che ho sempre sognato, fin da bambina. Per un’atleta è il punto massimo da raggiungere. Anche semplicemente esserci è una vittoria; è una cosa che non ha eguali. La preparazione è stata lunga e l’abbiamo costruita col tempo, anche se poi quando sei lì non ti senti mai pronta. Salire su quella pedana non è stato così diverso rispetto ad altre gare, ci sono solo i cerchi olimpici che ti guardano e proprio loro hanno attirato la mia attenzione quando sono entrata. Mi sono guardata intorno ed era pieno di cerchi olimpici (ride).

Cosa hai pensato in quel momento?

Ho avuto un mix di emozioni uniche: ero concentrata sull’esercizio però allo stesso tempo ero consapevole che stavo facendo la gara della vita. È una sensazione bellissima, indescrivibile… con un pizzico di ansia ovviamente.

 

Le farfalle azzurre

Sei scaramantica? Hai qualche rituale prima di una gara?

Anni addietro ero più scaramantica. Ora ho solo delle piccole cose… indosso sempre le stesse mutande, preparo gli attrezzi e la borsa in un certo modo e porto sempre con me un asciugamano che mi accompagna dalla mia prima gara nel 2015.

Tu, Alessia Maurelli, Martina Centofanti, Daniela Mogurean e Martina Santandrea riuscite a fare esercizi che la maggior parte delle persone non crede siano nemmeno possibili: siete consapevoli di questo?

Facciamo delle cose che sembrano effettivamente irrealizzabili. Per riuscirci c’è un lavoro minuzioso e preciso al centimetro. Passiamo 8/9 ore in palestra e lavoriamo sui dettagli tante tante volte, fino allo sfinimento. La nostra allenatrice Emanuela Maccarani vuole che l’esercizio, oltre a contenere i codici di punteggio, sia bello, quindi tutto è studiato e preparato alla perfezione.

Per realizzare tutto questo, fare squadra per voi è fondamentale: litigate mai?

Grazie al cielo siamo una squadra che non ha mai litigato, forse discusso una volta in 5 anni. Siamo molto unite, ci capiamo al volo, ognuna sa quali sono i punti di forza dell’altra, sappiano perfettamente come gestirci. Siamo sorelle, amiche anche fuori della palestra, questo non è per niente scontato. È il nostro vero punto di forza.

Ce lo puoi confessare: quanto sono scomodi i vestiti che indossate?

Pesano tantissimo, in effetti, sono pieni di perline e Swarovski. Poi dipende dai body, alcuni sono meno scomodi, ma in generale non sono comodissimi.

Ho una curiosità: come vengono scelti?

Sono disegnati da una ragazza che viene in palestra, sente la musica e vede l’esercizio che abbiamo in programma, si ispira e disegna il vestito. Ci fa delle proposte che noi scegliamo. In pratica sono creati ad hoc e difficilmente vengono rimessi per altre gare. Restano nell’archivio della squadra nazionale.

 

Per tutti siete le Farfalle azzurre: ti senti una “farfalla”? 

Sì, è il nostro marchio di fabbrica, ci sentiamo completamente farfalle. È un animale che ci rappresenta sotto tanti punti di vista: siamo simili, ci muoviamo a gruppo, siamo leggiadre e la nostra vita (sportiva) è intensa ma breve. La ginnastica ritmica è uno sport molto giovane: io ho 21 anni e Parigi 2024 sarà la mia ultima Olimpiade.

C’è un consiglio che vorresti dare a una bambina che vuole iniziare questo sport?

Le direi che non è un percorso semplice e non sempre le cose vanno come si desidera, ma con gli errori e le difficoltà ci si fortifica, viene fuori il carattere e si imparano i veri valori dello sport. Bisogna credere nei propri sogni perché si possano realizzare.

A livello sportivo il 2021 è stato un anno fantastico per l’Italia: cosa manca però, secondo te, allo sport italiano?

L’Italia è sempre concentrata sul calcio e quest’anno c’è stata la rivincita di tutti gli altri sport, grazie alle Olimpiadi. Spero che questo possa rilanciare le altre discipline e che l’attenzione e l’interesse – anche a livello mediatico – si focalizzino più su di esse e non solo sul calcio, perché siamo un gruppo di atleti che se lo merita.

Come descriveresti l’Umbria in tre parole?

Bella, pacifica, preziosa.

La prima cosa che ti viene in mente pensando a questa regione…

La natura.

«Rinunciare al dialetto significa ripudiare secoli di cultura locale, di tradizioni orali, di sapienza gnomica trasmessa dagli antenati. Significa perdere un inestimabile patrimonio di metafore, similitudini, modi di dire, frutto della fantasia popolare che quando crea le sue immagini, pittoresche e folgoranti, le crea in dialetto». Cesare Marchi

«Lo spoletino è un dialetto simpatico, divertente e immediato, con un vero e proprio marchio di fabbrica che lo contraddistingue: la cantilena nel parlare. È una nostra prerogativa, che diventa quasi inesistente quando parliamo correttamente italiano» spiega Riccardo Bocali che, con Mauro Piccioni, forma il duo Pere Cotogne, (se ve lo state chiedendo, il nome non ha nessun significato particolare!) una collaborazione nata per caso una decina di anni fa con lo scopo di doppiare in dialetto spoletino film e video, ma soprattutto divertirsi e far divertire.

Mauro Piccioni e Riccardo Bocali

«Un giorno ci siamo detti: Vogliamo provare a fare un doppiaggio in dialetto? Abbiamo caricato il primo video su Youtube e in poche ore è stato visualizzato da tantissime persone, richiamando anche l’attenzione della stampa locale. Così tutto è partito!».

In questa quinta puntata di Di(a)lettiamoci – forse lo avrete già capito – siamo arrivati a Spoleto, dove il dialetto cambia dal centro alla periferia e dove, in un comune di 30.00 abitanti,. possono esserci 5 o 6 varianti della stessa parola.

«In periferia si utilizzano termini che nel centro storico vengono pronunciati meno e viceversa. Laddello (laggiù), jemo laddello (andiamo laggiù), quaddecco (qui), ad esempio sono parole più da periferia. Anche la costruzione della frase può essere diversa da zona a zona, nascono pure delle diatribe per le traduzioni più corrette. È un dialetto molto complesso, basti pensare che a Trevi, Montefalco, Campello sul Clitunno, Castel Rinaldi, che sono cittadine molto vicine, ha piccole sfaccettature e diversità. A tal proposito mi viene in mente miole (tenaglie) che in periferia non si dice frequentemente» prosegue Riccardo.

Tra un colpo e un’esclamazione!

Diciamo la verità, lo spoletino insieme al folignate sono i dialetti che rappresentano l’Umbria fuori regione. Gli umbri per il resto d’Italia parlano come loro, con quest’accento e con questa cadenza.
Come ogni dialetto ha delle caratteristiche ben precise che lo contraddistinguono: la I finale usata come rafforzativo alla fine delle parole (jemo ì, forza ì); l’articolo lu e le U nelle finali (il gatto è il gattu) e la I che diventa R se impura (mordo per molto), senza dimenticare le parole che vengono troncate, prerogativa di un po’ tutta la regione. «Un’espressione tipicamente spoletina è: Uah! Lo diciamo sempre quando c’incontriamo, mentre il ciao è sostituito da: Oh… commmm’è?! rigorosamente con innumerevoli emme. Oppure quando ci salutiamo lo facciamo in modo molto fantasioso e originale, è una nostra caratteristica: Che te pija un corbu, come stai?, Che te pij n’corbu bisestile così dura quattr’anni!, Che te pija un corbo a tracolla cuscì non te lo perdi!, oppure quando qualcuno fa una sciocchezza si dice: Quando inauguri lu cervellu dimmelo che te regalo ‘na coccia!. Tra le parole più usate non possiamo non citare pollai (sbrigati), jemo (andiamo), issu, essa (lui, lei) quisto, quista (questo, questa)» specificano le Pere Cotogne.

 

Spoleto, foto by Enrico Mezzasoma

Un tesoro da non perdere

Questo dialetto ha sicuramente delle influenze marchigiane e diverse caratteristica simili al folignate e al ternano: «Abbiamo fatto spettacoli nella zona di Roma e veniamo tranquillamente capiti, mentre da Spello in su faticano a comprenderci. Con i nostri spettacoli e doppiaggi cerchiamo anche di coinvolgere i giovani, che purtroppo, non vogliono più parlare il dialetto perché ritenuto volgare e motivo di vergogna, per questo tendono a parlarlo in modo molto soft. Diciamo, che siamo un po’ tutti cresciuti con questa convinzione, invece è importate mantenerlo e conoscerlo, dopotutto sono le nostre radici, la nostra storia. Ovviamente nei luoghi consoni» conclude (ridendo) Riccardo Bocali.

 


Le puntate precedenti

Perugino
Eugubino
Castellano
Folignate

INGREDIENTI:

  • 600 g di piselli sgranati
  • 40 g di prosciutto tagliato a dadini
  • 1 cipollotto fresco
  • 1 bicchiere di brodo di carne
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pepe

 

PREPARAZIONE:

Fate soffriggere nell’olio un cipollotto tritato e i dadini di prosciutto; unite i piselli, lasciateli insaporire per qualche minuto e portateli a cottura versando un goccio di brodo caldo se necessario. Regolate di sale e di pepe e servite.

 

 

I piselli al prosciutto, preparati soprattutto nel perugino, nell’eugubino e nello spoletino, sono una diffusi anche nella cucina laziale.

 


Per gentile concessione di Calzetti&Mariucci.

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