fbpx
Home / Posts Tagged "Orvieto"

Il grande tenore Gianluca Terranova e l’amore per l’Umbria: le Operacorto presentate a Orvieto e Panicale arrivano su Sky.

Un altro personaggio molto famoso perché porta il canto lirico e l’opera in ogni parte del mondo con grande professionalità e bravura ha scelto l’Umbria per passare qualche giorno di riposo tra un successo e l’altro, che colleziona in molti e importanti palcoscenici internazionali. Molto conosciuto e apprezzato all’estero, in Italia la sua fortuna è dovuta anche al fatto di aver interpretato Caruso nella fortunata fiction di Rai 1. Stiamo parlando del Tenore Gianluca Terranova che questa estate in collaborazione con il Gal Orvietano e Trasimeno, ha portato nelle piazze umbre il suo spettacolo Lezioni di Canto Show con grande successo, è in questi giorni in onda su Sky con il suo Italia Opera Talent. «Ho voluto presentare in anteprima al pubblico di Orvieto e Panicale la formula nuovissima di divulgazione dell’opera lirica: la Operacorto». Raccontare un’opera intera in venti minuti, significa arrivare a un pubblico smart – così lo definisce Terranova – che non ha modo o tempo per poter apprezzare questo meraviglioso genere di intrattenimento che è osannato in tutto il mondo. «Mi piacerebbe portare queste operacorto anche a teatro, per coinvolgere più gente possibile».

 

 

Il programma Italia Opera Talent in onda su Sky Explorer Channel 176, è una prima serie di un programma che coinvolge i territori italiani, l’arte e la cultura, la gastronomia, trascinati dall’opera lirica; 12 giovani talenti si sfidano a suon di do di petto per far vincere un operacorto che verrà prodotta come short movie e presentata nei festival dei Corti internazionali. Dal lunedì al sabato, alle 7-15-23, gli allenamenti poi la puntata della Gara la domenica alle 13 e alle 21, con una giuria prestigiosa e tanti ospiti di livello mondiale, da Raina Kabaivanska celebre soprano bulgaro a Lyndon Terracini il direttore artistico di Opera Australia a Giuseppe Cuccia Consulente artistico per le opere occidentali a Pechino e Tomer Zvulun direttore artistico di The Atlanta Opera. Il programma ideato e condotto da Gianluca Terranova si può seguire, anche se non si ha l’abbonamento Sky, su www.explorertv.it negli stessi orari in streaming. «…la mia amata Umbria ha visto l’anteprima di questo format che farà il giro del mondo, sarà tradotta in piu lingue e prodotta in vari paesi, ma il mio sogno è quello di girare le operacorto nei borghi meravigliosi di questa regione splendida».

Presentata la manifestazione “Orvieto, città dell’arte, del gusto e del lavoro” in due sedi differenti: Perugia e Orvieto.

Tutto è pronto per la manifestazione Orvieto, città del gusto, dell’arte e del lavoro che si svolgerà dal 24 settembre al 3 ottobre, proponendo un cartellone variegato e di grande spessore grazie ai tanti appuntamenti previsti: chef stellati, meeting di approfondimento, workshop, percorsi enogastronomici, incontri sull’alimentazione e molto altro.

 

 

Gli obiettivi dell’evento sono molteplici: contaminare la cucina del territorio con la grande cucina italiana, comunicare e rafforzare sul mercato i vini del Consorzio Vini Orvieto, puntare sulla passeggiata enogastronomica con l’obiettivo di valorizzare le piccole imprese e i prodotti locali e far scoprire le meraviglie artistiche della città umbra.
L’iniziativa – organizzata dalla Fondazione Cotarella e dal Consorzio Way of Life, con il supporto del GAL Trasimeno-Orvietano e il patrocinio del Comune di Orvieto – vuole porre in evidenza – oltre al gusto e all’arte, collegati ovviamente al mondo del lavoro – tutto ciò che diviene associato al sentimento di bellezza, il quale viene auspicato che possa trasformarsi in occasioni lavorative. In aggiunta, l’evento vuol mettere il focus sui racconti del patrimonio culturale e delle eccellenze del territorio orvietano, che ne dispensa a volontà per il piacere di appagamento dei sensi.
A questi si aggiunge l’avvicinarsi del 2023, cinquecentenario della morte degli straordinari pittori Luca Signorelli e di Pietro Vannucci detto Il Perugino, che ha messo proprio in sinergia la Fondazione Cotarella e il Consorzio Orvieto Way of Life, creando la manifestazione Orvieto Città dell’arte, del Gusto e del lavoro.

 


Per maggiori informazioni

 

Il 24 settembre comincia la seconda edizione di “Orvieto, Città del Gusto, dell’Arte e del Lavoro”, evento promosso da Fondazione Cotarella e Consorzio Orvieto Way of Life, realizzato con il contributo del Gal Trasimeno Orvietano e con il Patrocinio del Comune di Orvieto, che prevede cene con chef stellati, meeting di approfondimento e di assaggio con prodotti e vini del territorio, workshop, incontri sul tema dell’alimentazione, passeggiate culturali ed enogastronomiche, mostre dedicate all’arte del merletto e della ceramica, immersi tra le mura di Orvieto e la natura umbra.

È stata presentata la seconda edizione di Orvieto, Città del Gusto, dell’Arte e del Lavoro che avrà luogo dal 24 settembre al 2 ottobre, un omaggio al Rinascimento Umbro dove la bellezza incontra l’enogastronomia e il mondo del lavoro. Momento clou di questa edizione sarà il primo weekend di ottobre che vedrà tre convegni e le passeggiate gastronomiche tra le vie medievali della città dove si potranno gustare piatti tipici e vini del territorio. Presenti sul palco istituzioni e partner dell’evento che hanno evidenziato la necessità di raccontare non solo la città di Orvieto, ma tutta l’Umbria con le sue tante bellezze artistiche ed enogastronomiche. L’obiettivo della manifestazione è voler diventare un punto di riferimento per la politica, le imprese, le istituzioni che devono fare sistema e creare sinergie per valorizzare il territorio in tutte le sue forme e sfaccettature.

 

 

Questa Regione infatti ha dato i natali ad artisti del calibro di Bernardino Pinturicchio, Raffaello Sanzio (urbinate di nascita ma umbro di formazione), Pietro Perugino e Luca Signorelli. È proprio di questi ultimi che Orvieto e la Regione Umbria vogliono festeggiare i 500 anni dalla loro morte, che si celebrerà nel 2023.

La presentazione è stata aperta da Dominga Cotarella, founder, insieme alle sorelle Marta ed Enrica di Fondazione Cotarella, e Giuseppe Santi, presidente del Consorzio Orvieto Way of Life e Confcommercio Orvieto. Quest’ultimo ha sottolineato «l’importanza di avere idee chiare e fare squadra per creare un sistema dove le esigenze delle imprese e le scelte di chi amministra siano sinergiche e orientate allo sviluppo dei nostri territori. Uno dei pilastri della manifestazione sarà la passeggiata enogastronomica per le vie e piazze della nostra Orvieto, lungo le quali oltre a degustare le nostre eccellenze, sarà possibile percepire il totale coinvolgimento dei giovani grazie all’importante collaborazione con l’istituto per l’istruzione superiore artistica, classica e professionale della nostra città». Dominga Cotarella ha proseguito evidenziando come «la bellezza non sia sufficiente per promuovere un territorio dall’enorme potenziale di cui ancora non si ha piena consapevolezza. Sono sempre più convinta che si debba lavorare sul territorio e con il territorio. Non esiste niente di più redditizio che vivere il territorio come una risorsa a cui prestare estrema attenzione, creando un rapporto di complicità e sinergia con le imprese e contribuendo a rafforzare il genius loci». Una premessa condivisa dall’importante parterre di relatori, moderati dal giornalista televisivo Bruno Vespa, che hanno fornito molti spunti interessanti.

 

 

La città, dotata di un patrimonio storico ed artistico unico nel suo genere, sarà la protagonista dell’evento, come ha spiegato la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani. «Ho sostenuto con entusiasmo questa iniziativa, che coniuga le ricchezze storico, artistiche e culturali di Orvieto con quella della nostra tavola, che rappresenta senza dubbio uno dei punti di forza della nostra città, che nella cucina e nei prodotti tipici trova un grande veicolo di promozione. Particolarmente importante aver inserito nel programma i temi della sana alimentazione e soprattutto del lavoro e della formazione. Conosciamo i problemi dei nostri operatori che faticano a trovare personale adeguato e preparato e sappiamo quanto sia importante la formazione e gli investimenti dei privati per elevare la qualità dell’accoglienza sul nostro territorio e quindi puntare anche a un turismo di qualità. Questo progetto sarà importante anche per la candidatura di Orvieto a Capitale italiana della cultura per il 2025».

«La Bellezza nella Bellezza» spiega Francesca Caproni, Direttore Gal Trasimeno Orvietano che ha anche sottolineato che «una delle motivazioni che ci ha spinto con fierezza a sostenere questa edizione è la capacità di portare la manifestazione anche oltre i confini locali, coinvolgendo il pubblico delle aree limitrofe, come la zona del Trasimeno. Il progetto ha anche un’importante ricaduta economica sul territorio e sui giovani, grazie al lavoro di squadra tra le istituzioni e le imprese». Concetto, quello di un sistema tra pubblico e privato, confermato da Donatella Tesei, Presidente della Regione Umbria, che ha sottolineato l’importanza del potenziamento delle infrastrutture che permettano un collegamento più agevole anche con i luoghi più nascosti e straordinari della nostra Regione. Proprio per questo stiamo continuando a lavorare alla confluenza di alcune importanti linee aeree sull’aeroporto di Perugia, così da potenziare e rafforzare il flusso del turismo in Umbria. «Un turismo la cui promozione è assegnata a ogni singola regione e non a un unico ente nazionale non può funzionare» spiega Marina Lalli, Presidente di Federturismo, «per cui il confronto con la Francia è talvolta schiacciante. Il turismo è un’industria che crea un indotto. Dobbiamo imparare a vendere la bellezza e far innamorare gli stranieri del nostro stile di vita e della nostra gastronomia, raccontando la forza del sistema Paese ma enfatizzando le peculiarità di ogni singola Regione e Borgo».

 

 

Con il suo intervento il Presidente Coldiretti Ettore Prandini ribadisce che «dobbiamo vendere l’Italia e la sua biodiversità, un patrimonio di immenso valore di cui non siamo abbastanza consapevoli, ma che ci rende unici al mondo. L’Italia è il paese più sostenibile d’Europa, ma questo non ci esclude dalla grande crisi energica che colpisce tutti i settori, in particolare l’agroalimentare». Concetti espressi anche da Silvio Barbero, vice presidente dell’Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo e Slow Food: «un territorio che vuole guardare al futuro deve farlo con un approccio interdisciplinare e olistico, con una transizione ecologica anche sui temi legati al cibo e all’arte e sviluppare progetti virtuosi di formazione, sensibilità culturale, e relazioni con il territorio dove un alimento ha messo radici».

«Il turismo è un asset strategico” chiarisce Giorgio Mancaroni, Presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, sempre più attiva nella promozione delle tante bellezze, paesaggistiche, storiche, culturali, che assieme alle eccellenze enogastronomiche e a spettacoli di caratura internazionale rendono unica la nostra Regione». «La ristorazione è il principale motore del turismo italiano, ma manca una politica industriale di settore ed è giunto il momento di una riforma del sistema della formazione continua” precisa Roberto Calugi, Direttore Generale F.I.P.E. “La ristorazione, gestita da imprenditori sempre più consapevoli, è o può diventare una vera e propria agenzia di tutela e valorizzazione del territorio, ma non ci si può improvvisare». «L’investimento in scienza e tecnologia è uno degli elementi chiave per lo sviluppo economico, sociale e culturale. Un Paese che cresce è un Paese che investe sui giovani e sul futuro, ossia sulla Ricerca, che dello sviluppo e del futuro è il motore principale» commenta Gino Nicolais, Professore Emerito dell’Università di Napoli Federico II e Presidente Materias.

«A Orvieto si possono respirare tanti segni del bello» sottolinea Giuseppe Cerasa, Direttore delle Guide di Repubblica. «È una terra con un immenso patrimonio architettonico, culturale, paesaggistico, enogastronomico; l’arte trova proprio sulla rupe e il suo territorio un ventaglio ricco di sfumature, di tradizioni, di linguaggi diversi: dall’arte dei merletti alle ceramiche, dagli ingredienti gastronomici al vino. In particolare quest’ultimo, così importante per il nostro paese Italia, ma soprattutto per una città come la nostra che al vino concede il proprio nome, Orvieto Doc, così come altre città italiane diventate famose per le proprie produzioni enologiche».

«Come il territorio deve essere consapevole del proprio potenziale, è altrettanto giusto che questa consapevolezza accompagni chi scrive e racconta da anni, con grande passione, dedizione e professionalità, uno degli ingredienti più importanti del made in Italy italiano, la cucina Italiana» commenta Paolo Marchi, giornalista e ideatore di Identità Golose. «Il giornalismo gastronomico italiano deve essere orgoglioso e conscio del proprio valore comunicativo e della propria identità». In conclusione, Dominga Cotarella ha sottolineato come «dalle parole bisogna passare ai fatti. Da qui al maggio 2023 ogni mese faremo un evento, con protagonista la ristorazione del territorio e uno chef stellato, perché dai più bravi bisogna imparare e non averne paura. Se il territorio è concepito come azienda, con identità sempre più chiara e fatta di persone, diventa intuitiva la necessità di formare il capitale umano che vi opera, per permettere uno sviluppo concreto e coerente. Nasce da questa considerazione il Master in Turismo sostenibile, organizzato da Luiss Business School in collaborazione con l’Accademia di alta formazione Intrecci, che inizierà il 24 ottobre prossimo e che avrà proprio l’obiettivo di formare i futuri Manager del Territorio». In chiusura della presentazione si è svolta una degustazione presso il Palazzo dei Congressi con i prodotti tipici di Campagna Amica, l’Amatriciana dello chef Gianfranco Vissani in abbinamento ai vini del Consorzio Orvieto Doc, e tutti gli ospiti sono stati omaggiati con una copia della Guida di Repubblica dedicata a orvieto. Organizzatori della manifestazione Fondazione Cotarella e quattro imprenditori lungimiranti del Consorzio Way of Life (Giuseppe Santi, Giuliano Portarena, Alfredo Branca e Riccardo Cristorori).

 

Programma di Orvieto, Città del Gusto, dell’Arte e del Lavoro

Tre le cene stellate del mese di settembre si comincia lunedì 26 settembre con la famiglia Iaccarino del “Don Alfonso” (2 stelle Michelin), martedì 27 settembre sarà la volta della famiglia Cerea del Ristorante “Da Vittorio” (3 stelle Michelin), giovedì 29 settembre il protagonista sarà l’enfant prodige della pizza napoletana Ciro Oliva con la sua pizzeria “Concettina ai tre Santi”.
Tra i workshop segnaliamo quello sull’olio il 24 settembre “L’olio extravergine di oliva: se lo conosci ti cambia la vita!” con Nicola Di Noia, Direttore Generale UNAPROL e AD Evooschool e il 26 “L’Orvieto allo specchio”, tavola rotonda con i produttori del Consorzio Vini Orvieto.
Per il primo week end di ottobre ci saranno tre worshop: il 30 settembre alle ore 17.00 “A tavola con la scienza: la salute dell’uomo passa anche dal legame con la natura e i suoi prodotti” a cui seguirà degustazione di presidi Slow Food del territorio presso i Giardini dell’Opera del Duomo; il 1 ottobre alle ore 11 “Giovani, formazione ed enogastronomia come leve per lo sviluppo dei nostri territori” e infine il 2 ottobre alle ore 10:30 “Alimentarsi di vita: il rapporto con l’ambiente, con la natura e con il cibo” e alle ore 16:00 il laboratorio di a cura di Valentina Dallari, autrice dei libri “Non mi sono mai piaciuta” e “Uroboro”. Questo fine settimana avrà come protagonista la passeggiata eno-gastronomica che darà visibilità alle piccole imprese locali e ai loro prodotti, legandoli alle bellezze paesaggistiche e artistiche di Orvieto. La formula è quella del pranzo itinerante che attraverserà le principali vie e piazza per fare tappa al palazzo del Capitano del Popolo, il complesso del San Giovanni dove ha sede l’enoteca provinciale e ancora quello di San Francesco e Santa Chiara, la chiesa di Sant’Andrea con i suoi sotterranei fino al Duomo, simbolo della città nel mondo.


Per maggiori informazioni:

https://www.facebook.com/orvietogustoearte
https://www.instagram.com/orvieto_gusto_e_arte/
http://orvietogustoearte.it

Tutto pronto per il secondo appuntamento del ciclo di eventi del Circuito dei Borghi dell’Orvietano, il progetto volto alla scoperta degli angoli più suggestivi del comprensorio di Orvieto attraverso l’orienteering.

Il progetto è guidato dall’Associazione Sportiva Dilettantistica Scolastica “E. Majorana”, affiliata alla FIE – Federazione Italiana Escursionismo, con la partecipazione di FISO – Federazione Italiana Sport Orientamento, Slow Food Orvieto, UISP Sport per tutti, Touring Club Italiano, PAAO – Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano e Trame di Comunità.

 

L’evento

La giornata del 28 agosto 2022, organizzata con la partecipazione del Comune di San Venanzo, si svolgerà presso il Parco dei Sette Frati del Monte Peglia, ed è un evento dedicato agli adulti come ai più piccoli. Si inizia infatti alle ore 9.00 con il Nordic Walking; segue, alle ore 10.00, la passeggiata alla scoperta della disciplina dell’orienteering, mentre alle 10.30 si potrà andare alla ricerca delle lanterne in un divertente gioco per adulti e bambini. Non solo: dopo la pausa pranzo un gruppo di musicisti allieterà i partecipanti con della buona musica e, per rendere la giornata ancora più interessante, si aggiungeranno anche gli eventi del Peglia Fest, con lo spettacolo dei Tamburini di Assisi, una mostra mercato e concerti.

Il progetto

Il Circuito cittadino dei Borghi dell’orvietano nasce dall’analisi della tendenza, più o meno recente, alla riscoperta di una dimensione di maggiore sostenibilità nei ritmi quotidiani e nei rapporti sociali, con un equilibrio più marcato tra tempo lavorativo e tempo libero e più legata ai luoghi in cui il vivere si esprime. I sostanziali cambiamenti di prospettiva che l’esperienza della pandemia ha velocizzato e, spesso, reso indispensabili, hanno dato impulso alla riscoperta dei piccoli borghi come modello sociale e culturale da far conoscere e valorizzare. Lo scopo del progetto è proprio quello di creare modelli di fruizione che possano spingere verso livelli superiori di coinvolgimento e comprensione, sia degli aspetti fisici (elementi architettonici e spazi di socialità) sia di quelli culturali (modelli di artigianato, enogastronomia), spesso non apprezzati appieno nella canonica visita turistica.
La strategia è quella di utilizzare lo sport dell’orienteering, ormai affermato nella maggior parte delle scuole e quindi ben conosciuto dagli studenti e dalle loro famiglie. Si scopriranno così gli angoli più suggestivi e significativi di ogni borgo in cui si svolgerà la manifestazione: sotto forma di gara, per chi vorrà, ma anche sotto forma di passeggiata per le famiglie. I concorrenti seguiranno autonomamente percorsi per raggiungere i punti indicati su una carta topografica specifica, sperimentando, quindi, anche la capacità di saper leggere e orientare una carta e sapersi muovere in uno spazio relativamente nuovo.

 


Le iscrizioni dovranno pervenire entro il 26 agosto a info@circuitodeiborghi.com

Ingredienti

  • 2 palombe
  • due spicchi d’aglio
  • due rametti di rosmarino
  • un ciuffo di salvia
  • due fette di cipolla
  • tre cucchiai di olive nere essiccate al forno e snocciolate
  • circa mezzo litro di vino rosso
  • una spruzzata di aceto di vino
  • olio extravergine di oliva
  • sale

 

 

Preparazione

Una volta che le palombe sono spennate e private del gozzo vanno sviscerate e le interiora ben pulite. Sminuzzare poi sul tagliere gli odori, l’aglio, la cipolla, le olive e le interiora delle palombe. Chi ha un camino e tempo a disposizione, potrà rinnovare un rituale secolare mettendo il preparato a cuocere sul fuoco in un tegame di rame allungato (la leccarda) con dell’olio, vino rosso di buon corpo, sale e una manciata di pepe nero. Sopra disporre le palombe allo spiedo e spennellate frequentemente con il sughetto della leccarda dove, una volta filtrato il composto, le palombe finiranno di cuocersi. Chi non ha il fuoco si accontenterà di una cottura al passo con il tempo, ma non per questo meno appetitosa. Allora niente leccarda ma un tegame in alluminio dove far soffriggere olio extravergine, con sale e pepe, quando prima era stato preparato. Poi una spruzzata di aceto e di vino rosso, lasciar cuocere finché non si sarà ristretto di circa la metà, provvedendo quindi a passare il tutto. Nel frattempo mettere le palombe, dopo averle untate, salate e pepate, in una teglia. Infornare a 180 gradi per 30 minuti abbondanti.

 


da Orvieto in ricette a cura de Lo Sportello del Cittadino, Italian Edition.

Riconosciuti dalla Regione i primi due distretti del cibo nati in Umbria, area sud-ovest Orvietano e Trasimeno-Corcianese.

È con grande soddisfazione che il Presidente del Gal Trasimeno-Orvietano, Gionni Moscetti, annuncia che è arrivata comunicazione ufficiale che i due distretti del cibo promossi dal Gruppo di Azione Locale, sono stati riconosciuti dalla Regione dell’Umbria e trasmessi al Ministero delle Politiche Agricole per essere annoverati nell’elenco nazionale.
Si tratta del Distretto del Cibo Agroalimentare delle produzioni certificate e tutelate dell’Area Sud Ovest Orvietano e del Distretto del Cibo Agroalimentare delle produzioni certificate e tutelate Trasimeno – Corcianese, entrambe con un territorio più ampio rispetto a quello del Gal stesso, infatti l’area Orvietana comprende oltre i comuni soci Gal anche i comuni di Todi, Montecchio, Baschi e Castiglione in Teverina arrivando a coinvolgere quindi anche un comune della Regione Lazio, mentre il secondo è comprensivo degli otto Comuni del Trasimeno soci Gal, più il Comune di Corciano. Due aree con una forte identità sotto l’aspetto agroalimentare e delle produzioni tipiche di qualità e biologiche, molte le aziende che hanno aderito ai due distretti ed eccellenti centri di ricerca, quali l’Università degli Studi di Perugia e il CNR.
«Un ringraziamento sincero all’assessore alle Politiche Agricole della Regione dell’Umbria Roberto Morroni, primo per aver definito la legislazione regionale in merito non appena insediato e anche per esserci stato vicino e aver creduto nel nostro lavoro che, tra animazione e attività amministrative operative, è durato poco più di un anno. Siamo in attesa dell’uscita del bando nazionale che, quest’anno ricco di risorse, ben 120 milioni di euro a livello nazionale che, auspichiamo possano sostenere anche l’economia umbra, nel settore primario» spiega Gionni Moscetti, Presidente del Gal Trasimeno-Orvietano.
I dettagli delle iniziative saranno presentati in una conferenza stampa che a breve sarà organizzata dalla Regione dell’Umbria insieme al Gal e ai due distretti.

Leggendo il supplemento del Sud Deutsche Zeitung ho trovato un lungo articolo che parla di una comunità bavarese che si stabilì in Umbria tanto tempo fa. La cosa mi ha incuriosito molto.

Accadde nei mitici anni Sessanta. Quelli della fantasia al potere, quelli di facciamo l’amore non la guerra, quelli della rivoluzione giovanile, quelli dei figli dei fiori, quelli di John Lennon che immaginava un mondo senza frontiere. In quegli anni molti giovani pensavano di cambiare il mondo scegliendo di vivere in un modo alternativo. Fu così che nacque l’idea di fondare delle comunità, idea che spinse migliaia di giovani a sparpagliarsi per il mondo come una pioggia di farfalle. Erano piccoli gruppi, volevano vivere in piena libertà, lontano dalle città, immersi nella natura, desiderosi di condividere tutto e lavorare insieme in luoghi dove nessuno era proprietario di niente e nessuno comandava.
Per loro non c’erano barriere, quella pioggia di farfalle volò ovunque: dagli Stati Uniti alle Hawaii, dall’Europa all’India. Quelli che avevano scelto la campagna pensavano di fare lavori agricoli di giorno e discorsi filosofico-sociologici la sera. Però poi gli anni passano, le utopie si ridimensionano, le mode cambiano e cambiano anche le esigenze. La maggior parte di quelle comunità si sciolse nell’arco di pochi anni, ma alcune sono ancora attive a distanza di 50 anni e una è proprio qui in Umbria.

 

La comunità negli anni Ottanta

La comunità

Si tratta di una piccola enclave immersa nei boschi di Montegabbione (Terni). Era il 1975 quando 18 giovani tedeschi trovarono in Umbria il luogo ideale per fondare la loro comunità. Prese così vita la Comunità Intenzionale di Utopiaggia.
Per una cifra equivalente a 250.000 euro acquistarono cento ettari di terreno con tre case fatiscenti. Tra i suoi fondatori, uno di quei giovani che lasciarono l’Università per restaurare le case, per gestire gli animali e il terreno, c’è il dr. Karl- Ludwig Schibel che ancora oggi vive lì. Dopo sette anni, quando le case erano finalmente tornate abitabili e la terra aveva cominciato a dare i frutti, scesero dalla Germania 20 adulti e 10 bambini. Il lavoro nella tenuta continuò e rapidamente riuscirono a diventare quasi autonomi. Negli anni Ottanta raggiunsero il ragguardevole numero di 40 persone, tutte entusiaste di vivere a Utopiaggia. I legami con la Germania non furono mai interrotti e chi aveva incarichi universitari li mantenne, senza mai abbandonare Utopiaggia.
Il tempo però è meno sognatore: c’è chi, alla fine, scopre di avere altri interessi, i bambini crescono e le generazioni più giovani desiderano un’altra vita. C’è infatti chi è andato a studiare e lavorare in Germania, chi è restato in Italia e chi è andato più lontano. Oggi a Utopiaggia vivono solo i suoi fondatori, sette persone, più la giovane è Gina, di soli 21 anni che, per il momento, non intende lasciare la tenuta e preferisce studiare in smartworking.

 

 

Il piccolo gruppo originario lavora quindi ancora a Utopiaggia. Tra loro, la signora Ebeling ha aperto una scuola per ragazzi tedeschi difficili, un fisioterapista ha scelto di fare il taglialegna e la signora Sabine si occupa delle pecore e del formaggio.
In tutti questi anni hanno sempre fatto tutto da soli, ma adesso, l’età ha imposto loro di trovare un aiuto, anche italiano, come il pastore che dà una mano a Sabine a governare le pecore. Ora la tenuta è una tenuta agricola a tutti gli effetti, con olivi, frutteto, un nuovo caseificio, animali e un orto per ognuna delle tre case. E c’è pure un laboratorio di ceramica. Avrei voluto visitare la comunità di Utopiaggia e scambiare due chiacchierare con queste persone che hanno tenacemente perseguito un sogno, ma l’intervista mi è stata negata perché loro non amano ricevere. Comunque, se qualcuno fosse incuriosito e si trova in zona, è noto che ogni venerdì la comunità si riunisce nella ex cappella e ogni tanto organizza degli eventi dove vengono accolti anche i vicini italiani.

 


Per saperne di più

Al teatro Mancinelli di Orvieto il 16 e 17 aprile, la satira racconta i tempi attuali.

Questo è un periodo di sconvolgimenti e cambiamenti, di perdita di sicurezza e di riferimenti. Tutti noi viviamo dentro questa bolla di indeterminatezza, in cui ognuno prova a proteggersi con gli strumenti che più gli sono congeniali. Lo strumento che utilizza Gianluca Foresi è la satira. Sin dai tempi antichi, da Aristofane, Persio o Giovenale, la satira serviva a castigare e sottolineare le storture, le incongruenze e le ingiustizie della società: ciò veniva fatto mettendo alla berlina determinati comportamenti in modo da suscitare ilarità negli spettatori o negli ascoltatori. Ma non è la necessità di suscitare il riso il primo obiettivo della satira, bensì quello di suscitare una riflessione e provocare uno scarto netto fra la realtà e quello che dovrebbe essere. In molti si sono cimentati nel genere, chi sotto mentite spoglie, chi sotto una veste più filosofica e moraleggiante: pensiamo a Dante Alighieri, che ha utilizzato la poesia, la forma letteraria forse più lontana dalla satira, per mettere in evidenza e criticare costumi, modi di essere e personaggi della sua epoca.

Oggi la satira è un contenitore, è una forma, ma è anche un modo d’essere e di tentare di intervenire in qualche modo sulla realtà sociale, culturale, intellettuale, e politica; lo fa con strumenti che compendiano quelli del passato, aggiungendone di nuovi. Il primo a subire l’effetto della satira deve essere il satiro stesso, che in questo caso da Nemo profeta in patria diventa Scemo profeta in patria.

 

Lo spettacolo Scemo profeta in patria cerca di attraversare questi tempi difficili per sezionare e difendersi in qualche modo dalle vicende che hanno caratterizzato questo ultimo anno in particolare. Ma non tralascerà di attingere a fatti, eventi, e notizie che hanno caratterizzato la storia passata, anche remota. Uno spazio sarà dedicato appunto anche al grande Poeta toscano di cui ricorrono i 700 anni della morte.

Per rimanere al presente invece, la satira di Gianluca Foresi prende spunto principalmente da notizie, verificate nella loro veridicità, che riguardano politica, religione, cronaca, e che vengono affrontate con sarcasmo, corrosività e con un pizzico di quel politicamente scorretto che le rende esplosive: in negativo e in positivo. Tutto questo però sarà affrontato senza però mai perdere l’eleganza verbale e il rispetto implicito per quello che è il bersaglio di turno. Più che governare la satira, Gianluca Foresi è e sarà governato da essa, è e sarà trasportato e quasi ipnotizzato.

In questo spettacolo non sempre il suo pensiero coinciderà con quello della battuta: la battuta diventerà il pretesto per mettere in evidenza quello che la notizia ci ha fatto dimenticare o quello che altre persone potrebbero davvero aver pensato: assolve a una funzione maieutica, terapeutica quasi, porta alla coscienza quello che era stato rimosso. Anche in Scemo profeta in patria Foresi, però, non perderà la consueta verve istrionica e soprattutto la capacità di improvvisare e di creare momenti estemporanei: il pubblico come sempre sarà una parte importante dello spettacolo e verrà chiamato a giocare sulle assi del palcoscenico. Dunque mettetevi comodi, ne avrete bisogno!

Probabilmente non tutti sanno che uno dei padri della grafica italiana era umbro, in particolare orvietano.

Si tratta di Piergiorgio Maoloni, un designer visionario che è stato in grado di anticipare i tempi e di realizzare, grazie al suo talento e alle sue intuizioni, il restyling di alcuni fra i più importanti giornali italiani fra cui, per citarne alcuni, «La Stampa», «Il Messaggero», «L’Unità», «Avvenire».

Piergiorgio Maoloni, foto di Orvietosi.it

Questo personaggio, che è stato in grado come pochi altri di dare forma alle notizie, nacque a Orvieto il 9 giugno del 1938. Definito l’architetto dei giornali, amò molto Vienna e New York e fu in grado di guardare con attenzione a ciò che accadeva nel resto del mondo, annotando evoluzioni ed esperienze e traendovi ispirazione per il suo lavoro.
Con la sua opera è stato in grado di elaborare un nuovo equilibrio fra contenuti e spazi, ha esaltato l’utilizzo delle immagini, ha dato respiro alle pagine dei giornali che, insieme a lui, si sono liberate da schemi opprimenti e antiquati. Il suo contributo all’evoluzione della grafica editoriale è stato determinante, la capacità di mettersi in ascolto delle esigenze comunicative delle redazioni, ha fatto sì che la grafica diventasse un elemento fondamentale nella valorizzazione ed enfatizzazione dei contenuti, assumendo così un ruolo da protagonista nella divulgazione della notizia.

 

Scomparso Maoloni nel 2005, il suo importante e ricchissimo archivio professionale, costituito in anni di lavoro, raccolta e ricerca, è stato donato dalla famiglia di Maoloni al Comune di Orvieto che nel 2018 ha avviato il progetto Da Orvieto al mondo. Piergiorgio Maoloni a 80 anni dalla nascita per valorizzare lo straordinario lascito. Il percorso per rendere fruibile l’archivio – attualmente conservato al secondo piano di Palazzo dei Sette – e metterlo a disposizione della comunità non si è ancora concluso, ma è intenzione dell’amministrazione comunale spostarlo al Centro Studi per aprirlo finalmente al pubblico.
In occasione della serata di quel 22 dicembre 2018, data di presentazione del progetto Da Orvieto al mondo. Piergiorgio Maoloni a 80 anni dalla nascita, Angelo Rinaldi, art director de «La Repubblica», dichiarò: «Il piccolo passo fatto dall’Amministrazione Comunale di Orvieto, ovvero una serata in ricordo di Piergiorgio Maoloni in cui si presenta l’idea di un progetto che valorizzi un Maestro della grafica italiana, è una cosa che trasformerà questo settore professionale in quanto Piergiorgio era molto conosciuto e apprezzato a livello mondiale, quindi rendere fruibile il suo lascito culturale al grande mondo di studenti, professionisti e appassionati non solo italiani ma anche stranieri è una intuizione felice».
Aspettiamo allora con ansia di poter visitare questo tesoro per rendere ulteriore merito a un umbro che, con il suo lavoro, ha fatto davvero la differenza e che può ancora regalare spunti e ispirazione alle giovani generazioni di grafici.

«Due persone che si ponessero a scrivere uno stesso dialetto senza saper l’uno dell’altro, né seguire un metodo già ricevuto, si può scommettere che non iscriverebbero una parola sola nello stesso modo»
Giacomo Leopardi.

L’orvietano è una macedonia di dialetti che attinge in parte dall’umbro, in parte dal toscano e in parte dal laziale, e si discosta molto dal dialetto ternano e dalla parlata perugina, o dai molti dialetti dell’alto Lazio. Con la nuova tappa di Dialettiamoci andiamo a Orvieto (e zone limitrofe) per scoprire tutti i segreti del suo vernacolo che è colorito e decisamente simpatico, un miscuglio linguistico per certi versi bizzarro.

Gianluca Foresi

La sua peculiarità principale è il plurale maschile che viene declinato al femminile: i fagioli co le cotiche diventano le faciole co’ le cotiche, le sorde (soldi), le sasse (i sassi), le carabiniere co le baffe (i carabinieri coi baffi) e se: Volete l’acqua ma le case? Scoperchiate le tette (Volete l’acqua nelle case? Scoperchiate i tetti).
A condurci passo dopo passo nel viaggio orvietano c’è Gianluca Foresi, attore di rievocazioni storiche e nativo della città, che ama la lingua in tutti i suoi aspetti.
«Prima d’iniziare la nostra chiacchierata annamo a mettese a ceccia sulle schiace del Duono (andiamo a sederci sulle scale del Duomo). Gli orvietani fanno questo, oltre che a usare diocaro come inflessione, come fosse un cioè. Non c’è nulla di blasfemo. E poi se ti chiedono come stae? (come stai) si può rispondere: C’ho na fame che sgavuglio (ho una fame che non ci vedo), fame si dice anche lupa (nun ho magnato gnente da iersera… e mò c’ho na lupa!) poi dopo mangiato ce pija la scarfagna (sonno, abbiocco) che si dice anche cicagna o cecagna.
Ecco, a Orvieto parliamo così. Se poi vuoi chiamare qualcuno, devi urlare Oh vè! oppure quell’o/quella do; laggiù diventa me la ju, vieni qui, vieni me qui e andato è ito. La testa da noi è la copoccia, il ragazzo o la ragazza sono il bardasso o la bardassa (usato anche per indicare il fidanzato/a), le chicchere sono le stoviglie mentre il pìolo è il chiacchierare ridendo e scherzando: deriva, in forma onomatopeica, dal suono del verso dei pulcini. Usiamo molto anche la parola gagliardo – decisamente romanesca – e quando iniziamo un racconto diciamo: sessimo io e… (eravamo io e…), invece, dicesse Foresi… quando riportiamo le parole di qualcuno» spiega Gianluca Foresi.

 

Per le vie di Orvieto

Se te pija a pittinicchio… è la fine!

Nel vernacolo gli insulti sono un vero fiore all’occhiello e l’orvietano non è certo da meno, quindi si spazia da lolo (sciocco) a marruano (grezzo, poco raffinato) o ciummello (imbranato). Per rinforzare possiamo dire che manco l’billo te magna la capoccia (per dire che non sei molto intelligente) o sei proprio un metule (sei inutile. Il metule è il palo che sta in mezzo al pagliaio, sta lì fermo e sembra che non serva a niente).
A Orvieto si può incontrare anche qualcuno che te pijà a pittinicchio: m’ha reso a pittinicchio, nun me mollava più! (si dice quando una persona chiacchiera tanto e non ti lascia più andare) o che dà il pillotto (il tormento). Può capitare che in un luogo non ce se ribruglica (non ci si gira, si dice quando un luogo è troppo stretto), si può camminare a gnaolone (camminare come i gatti a quattro zampe) o me darebbe ma li cani! (per indicare una persona messa male) Ma l’importante è levà ‘ste struffajje de mezzo (vari oggetti in mezzo)… sinnò ‘nciampico!
«Usiamo molto anche l’imprecazione perdindirindio o il modo di dire S’è sfondato come ‘l pozzo de San Patrizio per indicare qualcuno che mangia molto. Invece quando si è fortunati si dice: sei passato par Arduino. Arduino si trovava anticamente nella zona di Porta Romana e si occupava della monta dei cavalli, è un modo elegante per dire che hai un grande fondoschiena. Molto usato è anche: sarà che ‘l cane magna ‘l falasco, ma che scioje la balla (se il cane vuol mangiare il grano prima deve scogliere la balla) per indicare un obiettivo che non si riesce a raggiungere. Quando invece una ragazza è irraggiungibile per un ragazzo si dice n’è motore pe quela trebbia» conclude l’attore orvietano.
Comunque caro lettore ricorda sempre che Quannè nero ‘l buco de l’Apone nu la tiene manco Cristo col bastone (Quando da Orvieto, guardando verso l’Apone (Viceno, una frazione) vedi nuvole nere, pioverà di sicuro).

 


Le puntate precedenti

Perugino
Eugubino
Castellano
Folignate
Spoletino
Ternano

  • 1