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Probabilmente non tutti sanno che uno dei padri della grafica italiana era umbro, in particolare orvietano.

Si tratta di Piergiorgio Maoloni, un designer visionario che è stato in grado di anticipare i tempi e di realizzare, grazie al suo talento e alle sue intuizioni, il restyling di alcuni fra i più importanti giornali italiani fra cui, per citarne alcuni, «La Stampa», «Il Messaggero», «L’Unità», «Avvenire».

Piergiorgio Maoloni, foto di Orvietosi.it

Questo personaggio, che è stato in grado come pochi altri di dare forma alle notizie, nacque a Orvieto il 9 giugno del 1938. Definito l’architetto dei giornali, amò molto Vienna e New York e fu in grado di guardare con attenzione a ciò che accadeva nel resto del mondo, annotando evoluzioni ed esperienze e traendovi ispirazione per il suo lavoro.
Con la sua opera è stato in grado di elaborare un nuovo equilibrio fra contenuti e spazi, ha esaltato l’utilizzo delle immagini, ha dato respiro alle pagine dei giornali che, insieme a lui, si sono liberate da schemi opprimenti e antiquati. Il suo contributo all’evoluzione della grafica editoriale è stato determinante, la capacità di mettersi in ascolto delle esigenze comunicative delle redazioni, ha fatto sì che la grafica diventasse un elemento fondamentale nella valorizzazione ed enfatizzazione dei contenuti, assumendo così un ruolo da protagonista nella divulgazione della notizia.

 

Scomparso Maoloni nel 2005, il suo importante e ricchissimo archivio professionale, costituito in anni di lavoro, raccolta e ricerca, è stato donato dalla famiglia di Maoloni al Comune di Orvieto che nel 2018 ha avviato il progetto Da Orvieto al mondo. Piergiorgio Maoloni a 80 anni dalla nascita per valorizzare lo straordinario lascito. Il percorso per rendere fruibile l’archivio – attualmente conservato al secondo piano di Palazzo dei Sette – e metterlo a disposizione della comunità non si è ancora concluso, ma è intenzione dell’amministrazione comunale spostarlo al Centro Studi per aprirlo finalmente al pubblico.
In occasione della serata di quel 22 dicembre 2018, data di presentazione del progetto Da Orvieto al mondo. Piergiorgio Maoloni a 80 anni dalla nascita, Angelo Rinaldi, art director de «La Repubblica», dichiarò: «Il piccolo passo fatto dall’Amministrazione Comunale di Orvieto, ovvero una serata in ricordo di Piergiorgio Maoloni in cui si presenta l’idea di un progetto che valorizzi un Maestro della grafica italiana, è una cosa che trasformerà questo settore professionale in quanto Piergiorgio era molto conosciuto e apprezzato a livello mondiale, quindi rendere fruibile il suo lascito culturale al grande mondo di studenti, professionisti e appassionati non solo italiani ma anche stranieri è una intuizione felice».
Aspettiamo allora con ansia di poter visitare questo tesoro per rendere ulteriore merito a un umbro che, con il suo lavoro, ha fatto davvero la differenza e che può ancora regalare spunti e ispirazione alle giovani generazioni di grafici.

«Due persone che si ponessero a scrivere uno stesso dialetto senza saper l’uno dell’altro, né seguire un metodo già ricevuto, si può scommettere che non iscriverebbero una parola sola nello stesso modo»
Giacomo Leopardi.

L’orvietano è una macedonia di dialetti che attinge in parte dall’umbro, in parte dal toscano e in parte dal laziale, e si discosta molto dal dialetto ternano e dalla parlata perugina, o dai molti dialetti dell’alto Lazio. Con la nuova tappa di Dialettiamoci andiamo a Orvieto (e zone limitrofe) per scoprire tutti i segreti del suo vernacolo che è colorito e decisamente simpatico, un miscuglio linguistico per certi versi bizzarro.

Gianluca Foresi

La sua peculiarità principale è il plurale maschile che viene declinato al femminile: i fagioli co le cotiche diventano le faciole co’ le cotiche, le sorde (soldi), le sasse (i sassi), le carabiniere co le baffe (i carabinieri coi baffi) e se: Volete l’acqua ma le case? Scoperchiate le tette (Volete l’acqua nelle case? Scoperchiate i tetti).
A condurci passo dopo passo nel viaggio orvietano c’è Gianluca Foresi, attore di rievocazioni storiche e nativo della città, che ama la lingua in tutti i suoi aspetti.
«Prima d’iniziare la nostra chiacchierata annamo a mettese a ceccia sulle schiace del Duono (andiamo a sederci sulle scale del Duomo). Gli orvietani fanno questo, oltre che a usare diocaro come inflessione, come fosse un cioè. Non c’è nulla di blasfemo. E poi se ti chiedono come stae? (come stai) si può rispondere: C’ho na fame che sgavuglio (ho una fame che non ci vedo), fame si dice anche lupa (nun ho magnato gnente da iersera… e mò c’ho na lupa!) poi dopo mangiato ce pija la scarfagna (sonno, abbiocco) che si dice anche cicagna o cecagna.
Ecco, a Orvieto parliamo così. Se poi vuoi chiamare qualcuno, devi urlare Oh vè! oppure quell’o/quella do; laggiù diventa me la ju, vieni qui, vieni me qui e andato è ito. La testa da noi è la copoccia, il ragazzo o la ragazza sono il bardasso o la bardassa (usato anche per indicare il fidanzato/a), le chicchere sono le stoviglie mentre il pìolo è il chiacchierare ridendo e scherzando: deriva, in forma onomatopeica, dal suono del verso dei pulcini. Usiamo molto anche la parola gagliardo – decisamente romanesca – e quando iniziamo un racconto diciamo: sessimo io e… (eravamo io e…), invece, dicesse Foresi… quando riportiamo le parole di qualcuno» spiega Gianluca Foresi.

 

Per le vie di Orvieto

Se te pija a pittinicchio… è la fine!

Nel vernacolo gli insulti sono un vero fiore all’occhiello e l’orvietano non è certo da meno, quindi si spazia da lolo (sciocco) a marruano (grezzo, poco raffinato) o ciummello (imbranato). Per rinforzare possiamo dire che manco l’billo te magna la capoccia (per dire che non sei molto intelligente) o sei proprio un metule (sei inutile. Il metule è il palo che sta in mezzo al pagliaio, sta lì fermo e sembra che non serva a niente).
A Orvieto si può incontrare anche qualcuno che te pijà a pittinicchio: m’ha reso a pittinicchio, nun me mollava più! (si dice quando una persona chiacchiera tanto e non ti lascia più andare) o che dà il pillotto (il tormento). Può capitare che in un luogo non ce se ribruglica (non ci si gira, si dice quando un luogo è troppo stretto), si può camminare a gnaolone (camminare come i gatti a quattro zampe) o me darebbe ma li cani! (per indicare una persona messa male) Ma l’importante è levà ‘ste struffajje de mezzo (vari oggetti in mezzo)… sinnò ‘nciampico!
«Usiamo molto anche l’imprecazione perdindirindio o il modo di dire S’è sfondato come ‘l pozzo de San Patrizio per indicare qualcuno che mangia molto. Invece quando si è fortunati si dice: sei passato par Arduino. Arduino si trovava anticamente nella zona di Porta Romana e si occupava della monta dei cavalli, è un modo elegante per dire che hai un grande fondoschiena. Molto usato è anche: sarà che ‘l cane magna ‘l falasco, ma che scioje la balla (se il cane vuol mangiare il grano prima deve scogliere la balla) per indicare un obiettivo che non si riesce a raggiungere. Quando invece una ragazza è irraggiungibile per un ragazzo si dice n’è motore pe quela trebbia» conclude l’attore orvietano.
Comunque caro lettore ricorda sempre che Quannè nero ‘l buco de l’Apone nu la tiene manco Cristo col bastone (Quando da Orvieto, guardando verso l’Apone (Viceno, una frazione) vedi nuvole nere, pioverà di sicuro).

 


Le puntate precedenti

Perugino
Eugubino
Castellano
Folignate
Spoletino
Ternano

Si è appena concluso il primo evento del progetto di promozione del territorio Trasimeno-Orvietano aspettando il 2023 anno in cui ricorre il 500esimo anniversario della morte del Perugino e di Luca Signorelli, Orvieto Città del Gusto e dell’Arte, e, i bilanci sono veramente positivi, forse al di sopra di ogni migliore aspettativa.

È stato un grande lavoro di squadra, tra la parte pubblica e quella privata che ha dimostrato come, la collaborazione e i comuni obiettivi portano sempre ottimi risultati; infatti la settimana è stata un pienone di turisti, le iniziative tutte sold out, dalle cene stellate alle passeggiate con il gusto e con l’arte del fine settimana, e molto soddisfatti anche gli operatori economici del territorio, da quelli del mercatino di campagna amica di Coldiretti agli espositori dei due territori, Trasimeno e Orvietano in piazza della Repubblica, alle attività tradizionali della città che hanno anch’esse registrato il sold out nell’intera settimana. Il Comune di Orvieto, la Regione dell’Umbria, il Gal Trasimeno-Orvietano, gli enti locali, il consorzio Way of Life, il Consorzio del vino di Orvieto, Coldiretti, Dominga, Marta, Enrica e la famiglia Cotarella sono stati i protagonisti e organizzatori di questa prima positiva esperienza che ci ha dimostrato che lavorare insieme funziona e che è questo il momento e il metodo giusto per rilanciare l’economia post pandemia.

 

 

“Gli ottimi risultati e la soddisfazione di questo primo evento ci danno la spinta giusta per andare avanti con il nostro progetto – commenta il presidente del Gal, Gionni Moscetti – nella formula di integrazione con il pubblico e il privato che vedrà innanzitutto una serie di cene stellate nei ristoranti di Orvieto fino alla fine di giugno 2022, per poi continuare con il progetto Il Trasimeno con il gusto e con l’arte, Orvieto e l’Orvietano Città del Gusto e dell’arte seconda edizione nell’ottobre 2022 –continua – fino ad arrivare a concludere il progetto nel 2023 con l’omaggio al rinascimento italiano ed in particolare ai due artisti Pietro Vannucci detto Il Perugino e Luca Signorelli”. Un progetto ambizioso quindi, che nasce però sotto i migliori auspici, favorendo una rinascita che vuole esaltare la bellezza dell’arte e la piacevolezza del gusto, in un territorio tutto da scoprire.

 

 

“L’evento è stata anche l’occasione per dare corpo, durante la scorsa settimana, a un laboratorio di idee per il territorio. – comunica il direttore del Gal Francesca Caproni – Infatti nello stand istituzionale del Gal abbiamo incontrato ed animato molti imprenditori e altrettanti Enti Locali per informarli delle possibilità che offrono i bandi del Gal, sia quello rivolto ai privati della misura 6.4.3. che quelli degli Enti Pubblici delle misure 7.4.1. e 7.6.1. Soprattutto – continua – in questi giorni abbiamo raccolto progetti ed interesse notevole per i progetti dei distretti del cibo del Trasimeno e dell’Orvietano che sono in fase di avanzata progettazione.” Una cosa è quindi certa, il progetto annunciato nelle due conferenze stampa che hanno visto la presenza di Bruno Vespa a Città della Pieve e di Andrea Pancani ad Orvieto, continuerà con la spinta di questo primo eccellente risultato.

La bellissima città Orvieto, fino a domenica 3 ottobre, è animata dall’evento “Orvieto Città del Gusto e dell’Arte”, manifestazione pensata in omaggio al Rinascimento Umbro, dove l’arte incontra l’enogastronomia.

L’Umbria infatti è stata terra di ispirazione e formazione per molti artisti come Bernardino Pinturicchio, Pietro Perugino, Luca Signorelli, Raffaello Sanzio (urbinate di nascita ma umbro di formazione).

Palazzo del Capitano del Popolo, foto di Eleonora Cesaretti

In particolare al Perugino e al Signorelli Orvieto dedica questa manifestazione per festeggiare i 500 anni dalla loro morte e rendere omaggio al genio artistico di questi due giganti dell’arte rinascimantale, vanto indiscusso per la nostra regione.
I principali obiettivi di Orvieto Città del Gusto e dell’Arte sono:

  • contaminare la cucina orvietana con la cucina stellata italiana;
  • comunicare e rafforzare sul mercato il vino del territorio;
  • valorizzare le piccole imprese locali e i prodotti del territorio;
  • far scoprire le meraviglie artistiche di Orvieto.

La formula scelta è quella del pranzo itinerante, che coinvolgerà 24 ristoranti e attraverserà le principali vie e piazze, con tappa al palazzo del Capitano del Popolo, il complesso del San Giovanni dove ha sede l’enoteca provinciale e ancora quello di San Francesco e Santa Chiara, la chiesa di Sant’Andrea con i suoi sotterranei fino al Duomo.
In questo modo, oltre a gustare prelibatezze gastronomiche, i partecipanti saranno deliziati dal patrimonio artistico della città, famosa in tutto il mondo per il suo Duomo – impreziosito dagli affreschi di Luca Signorelli – ma anche per altre perle uniche quali il Pozzo di San Patrizio e la Orvieto sotterranea.
Alla conferenza stampa tenutasi il 18 ottobre scorso erano presenti istituzioni e partner dell’evento: tutti hanno convenuto sull’importanza e la necessità di raccontare la città e le sue tante bellezze artistiche ed enogastronomiche.
In quest’occasione la sindaca di Orvieto Roberta Tardani ha sottolineato come «Orvieto Città del Gusto e dell’Arte riprende e rinnova lo spirito e il brand di Orvieto con Gusto, la manifestazione ideata dal Comune di Orvieto che alla fine degli anni Novanta, grazie anche alla collaborazione con Slow Food, aveva dato una vetrina internazionale alle eccellenze enogastronomiche del nostro territorio». Quella manifestazione, nelle ultime edizioni – sottolinea la sindaca – «aveva perso via via smalto e la carica innovativa delle origini. Oggi, grazie all’interessamento attivo degli imprenditori del settore e alla rinnovata collaborazione da parte di questa amministrazione comunale, questo evento cambia pelle puntando sulla qualità. È infatti di assoluta rilevanza che accanto alla tradizionale passeggiata, che ora sottolinea ancora di più l’abbinamento tra il cibo e le splendide location di Orvieto, si affianchi la novità introdotta dalle cene con gli chef stellati chiamati a esaltare i nostri prodotti tipici e soprattutto il nostro vino, tratto distintivo e di identità della nostra città.»

 

Duomo di Orvieto, foto di Eleonora Cesaretti

 

Peculiarità della manifestazione e grande motivo di attrazione è proprio la presenza di chef stellati che, a partire da lunedì 27 Settembre, offrirà esperienze culinarie da non perdere:

  • lunedi 27 settembre saranno protagonisti gli chef Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina di Enoteca Pinchiorri (3 stelle Michelin – Firenze)
  • martedì 28 Settembre sarà la volta di Anthony Genovese del Ristorante Il Pagliaccio (2 stelle Michelin – Roma),
  • giovedì 30 Settembre il protagonista sarà Franco Pepe, uno tra i migliori pizzaioli al mondo con la sua pizzeria Pepe in Grani (Caiazzo).

Appuntamento importante sarà anche la passeggiata eno-gastronomica che si terrà  il primo weekend di ottobre e che darà visibilità alle piccole imprese locali e ai loro prodotti, legandoli alle bellezze paesaggistiche e artistiche di Orvieto.
La manifestazione vede in prima linea la Famiglia Cotarella, storica azienda vitivinicola della zona, fortemente impegnata anche sul fronte sociale, insieme a numerose realtà locali e istituzioni, tra cui Consorzio Orvieto Way of Life, Gal Trasimeno Orvietano, Comune di Orvieto, Regione Umbria, Fondazione Campagna Amica, Unione regionale cuochi umbri, Università dei Sapori, Confcommercio.
Dominga Cotarella ha spiegato come «questo progetto nasce da un incontro tra quattro amici, quattro imprenditori lungimiranti del Consorzio Way of Life con un traguardo lontano, che va oltre il 2023 e parte da Orvieto ma vuole toccare anche altri comuni, compresi quelli del Trasimeno e in questo il Gal ha avuto un ruolo fondamentale, di collante: è un progetto inclusivo, che vuole legare, raccontando la bellezza e dando voce alla ristorazione, che anch’essa è una forma di arte e ha tanto bisogno di essere tutelata».
Il presidente del Consorzio Way of Life, Giuseppe Santi, ha spiegato che, per superare le difficoltà ed emergere sui mercati, occorre valorizzare quello che abbiamo e sicuramente la nostra enogastronomia unita al grande patrimonio artistico è un valore da “sfruttare” al meglio facendo squadra, come ha sottolineatoanche  Vincenzo Cecci, presidente del Consorzio di tutela vini di Orvieto.

 

Vie di Orvieto, foto di Eleonora Cesaretti

Insomma, puntare sulla gastronomia e sul territorio – che si legano ai distretti del cibo con molte aziende locali e non – risulta ancora una volta la chiave vincente e questa manifestazione si conferma su questa scia come sottolineato da Gionni Moscetti, presidente del Gal Trasimeno Orvietano, fra i sostenitori dell’iniziativa.
Francesca Caproni, direttrice del Gal, ha sottolineato che «questa idea di mettere insieme arte e gusto è vincente, ma c’è ancora molto da lavorare: è importante valorizzare la cultura accanto all’economia».
Alla presentazione sono intervenuti anche Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, il quale ha ricordato che «l’Italia è un paese dalle potenzialità straordinarie, ma troppo spesso non valorizzate in termini di ricadute economiche» e il senatore Luca Briziarelli, che ha chiarito come «con questa iniziativa si è scoperto qualcosa che già c’era. Noi abbiamo unito due personaggi del rinascimento (periodo storico della ripartenza dopo secoli bui, ndr) e stiamo riscoprendo la consapevolezza della nostra cultura dell’Italia di mezzo, che diventa un modello per poter guardare al futuro per interpretare e vivere qualcosa di nuovo».

 


Qui trovate il programma completo

 

UN PROTOCOLLO D’INTESA PER LE CELEBRAZIONI DEI 500 ANNI DALLA MORTE DEL PERUGINO E DEL SIGNORELLI, IL GAL TRASIMENO ORVIETANO CAPOFILA DEL PROGETTO. LUNEDI 6 SETTEMBRE A CITTA’ DELLA PIEVE LA PRESENTAZIONE CON BRUNO VESPA

Un protocollo d’intesa tra istituzioni civili e religiose per il coordinamento e l’organizzazione degli eventi del 500esimo anniversario della morte di Luca Signorelli e Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino, che si celebrerà nel 2023.

L’accordo, che sarà sottoscritto tra i Comuni di Città della Pieve, Cortona, Orvieto, Todi, le relative Diocesi e il Gal Trasimeno-Orvietano che assumerà il ruolo di capofila, sarà presentato lunedì 6 settembre alle ore 18 presso Palazzo della Corgna di Città della Pieve.

L’appuntamento sarà moderato dal noto giornalista nonché conduttore televisivo e saggista Bruno Vespa e vedrà la presenza della Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, prof. Maurizio Oliviero, dei sindaci di Città della Pieve, Fausto Risini, di Cortona, Luciano Meoni, di Orvieto, Roberta Tardani, di Todi, Antonino Ruggiano, del presidente del Gal Trasimeno-Orvietano, Gionni Moscetti, e del direttore Francesca Caponi. Con loro anche il presidente del Consorzio di tutela del vino di Orvieto, Vincenzo Cecci, e Ruggero Parrotto della Fondazione Famiglia Cotarella, tra i principali partner del progetto.

“L’iniziativa – spiega il presidente del Gal Trasimeno-Orvietano, Gionni Moscetti – mette insieme non solo le istituzioni civili e religiose, ma anche prestigiose partnership private nell’obiettivo di far conoscere e valorizzare il territorio, celebrare l’opera che due grandi artisti hanno lasciato in terra umbra e toscana e organizzare eventi che attraggano un pubblico che ama conciliare la bellezza dell’arte a quella dei luoghi. Il Gal Trasimeno Orvietano ha sposato e preso le redini di questo progetto, che sarà presentato prossimamente anche a Roma e diffuso a livello nazionale ed internazionale, proprio in un momento di riflessione sulle misure e sulle iniziative da mettere in campo per il sostegno all’economia traumatizzata da questa terribile pandemia. Riteniamo che bellezza e cultura possano essere infatti un veicolo per il sostegno all’economia e in particolare al comparto turistico. Siamo convinti che il Rinascimento italiano, di cui Pietro Perugino e Luca Signorelli sono stati protagonisti, possa aiutare a comunicare questo magnifico lembo di terra tra l’Umbria e la Toscana, renderlo attrattivo e proiettarlo verso un futuro di crescita sostenibile”.

In questa direzione va anche l’evento “Orvieto Città del Gusto e dell’Arte” che si terrà nella settimana dal 27 settembre al 3 ottobre 2021, cui seguirà “Trasimeno Città del gusto dell’Arte” nel primo semestre 2022. Appuntamenti che vedranno il coinvolgimento del Gal e delle aziende dei due territori. “Due eventi fondamentali – conclude il presidente Moscetti – per comunicare le sinergie tra arte ed enogastronomia e la collaborazione tra istituzioni pubbliche e imprese”.

INGREDIENTI (per 4 persone):

  • 600 g di fave sgranate
  • 120 g di guanciale di maiale tagliato a dadini
  • 4 cipollotti freschi
  • finocchio selvatico
  • qualche foglia di mentuccia
  • 3 pomodorini piccoli  o 2 pelati
  • 5 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pepe

 

PREPARAZIONE:

Ponete in una casseruola l’olio, il guanciale e i cipollotti tritati, aggiungete quindi le fave e un trito grossolano di mentuccia e finocchio selvatico. Regolate di sale e pepe, fate insaporire, quindi unite i pomodorini a pezzetti. Portate a termine la cottura versando qualche goccia d’acqua calda se necessario. Il sugo di cottura dovrà essere piuttosto denso.
Ricetta dell’archivio di Nicoletta De Angelis.

 

Questa è la versione orvietana della scafata, detta così dal termine dialettale scafo, che indica il baccello della fava. Questa preparazione è diffusa, seppur con varianti, in tutta l’Umbria ed è conosciuta anche con il nome di baggiana. Nell’Umbria del sud le ricette per prepararla sono simili a quella orvietana, nell’eugubino come erbe aromatiche al posto del finocchietto selvatico e mentuccia si usano la maggiorana e anche il basilico. Sempre nell’eugubino esiste una versione in cui alle fave si unisce pari quantità di bietola. Nella zona del lago la scafata veniva chiamata fave in umido

 


Per gentile concessione di Calzetti&Mariucci.

Ingredienti:

  • 1 cavolfiore medio
  • 4 cucchiai di farina
  • 2 uova
  • olio per friggere
  • sale

 

 

Preparazione:

Lessate al dente le cimette di cavolfiore, scolatele, asciugatele e passatele prima nella farina e poi nell’uovo sbattuto e leggermente salato. Friggetele in abbondante olio, scolatele, passatele su carta da cucina e servitele calde.

 

 

I cavolfiori fritti, usati in tutta l’Umbria, a Orvieto e Terni entravano sempre nel menu della Vigilia di Natale. Si possono anche passare in una pastella di farina, uovo e acqua.

 


Per gentile concessione di Calzetti&Mariucci.

Ingredienti:

  • 2 carciofi
  • 600 g di pomodoro passato
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • 4-5 cucchiai d’olio extravergine d’oliva
  • sale
  • pepe

 

Preparazione:

Mondate i carciofi, lavateli e tagliateli a spicchi non troppo grossi, quindi poneteli in un tegame con l’olio, l’aglio a fettine e il prezzemolo tritato. Fate cuocere per una decina di minuti, salate, pepate e aggiungete il pomodoro passato, quindi portate a termine la cottura.

 

Questo sugo si usava per le tagliatelle all’uovo e più tardi con spaghetti e rigatoni. Ne esisteva anche una versione “bianca”, cioè senza pomodoro – e quindi con parecchio olio – diffusa soprattutto nella zona di Orvieto e in quella di Città di Castello.

 


Per gentile concessione di Calzetti&Mariucci editore.

INGREDIENTI:
  • 400 g di farina

 

PREPARAZIONE:

Versate la farina a fontana sulla spianatoia, unite acqua fredda e lavorate energicamente fino a quando non avrete ottenuto un impasto piuttosto sostenuto. Ricavate dalla pasta tanti pezzetti e arrotolateli uno a uno fino a ottenere degli spaghetti grossi e irregolari. Cospargeteli di farina e fateli asciugare per qualche ora prima di lessarli. I bigoli devono essere piuttosto duri anche dopo la cottura.

 

 

Questi spaghettoni, che si trovano con il nome di pici anche in Toscana, nelle Marche come pincirelli e nel Lazio come tonnarelli, si trovano con nomi diversi e con qualche differenza in tutta l’Umbria. Bigoli è il nome eugubino; a Lisciano Niccone, dove vengono preparati con la pasta da pane, il loro nome è bringoli. A Terni sono conosciuti con il nome di ciriole (che è anche il termine dialettale per le anguillette). A Perugia e a Tavernelle umbricelli, come a Todi (dove però sono conosciuti anche con il nome di strozzapreti), e umbricelli sono anche a Orvieto. A Baschi e Otricoli, dove sono fatti sempre con la pasta di pane, si chiamano manfricoli. Nello spoletino e nel ternano, con lo stesso impasto, ma a forma di tagliatelle strette e spesse, si preparano gli strnagozzi o strengozzi, detti così per la loro somiglianza con le stringhe per le scarpe.

 

I condimenti per queste paste rustiche, ma gustose, sono semplicissimi. Quelli più in voga sono:

  1. Sugo con olio, pomodoro, aglio e prezzemolo (a volte con l’aggiunta, piuttosto recente, di peperoncino piccante)
  2. Sugo di funghi, rosso o in bianco.
  3. Sugo con olio, alici e cipolla.
  4. Sugo semplice di pomodoro.
  5. Sugo con asparagi.
  6. Salsa di tartufo nero.

 

Nello spoletino, la salsa ai funghi per gli strangozzi veniva preparata con i funghi detti sanguinosi (lactarius deliciosus).

 


Per gentile concessione di Calzetti – Mariucci Editore.

INGREDIENTI:
  • 8 salsicce
  • 1 grappolo di uva nera da vino

 

 

PREPARAZIONE:

Bucherellate le salsicce, ponetele in una padella con pochissima acqua e fatele colorire un po’, poi aggiungete gli acini d’uva e fate cuocere per ancora 15 minuti. Servitele calde.

 

 

Questa ricetta è della zona di Foligno. Le salsicce all’uva si preparano, nello stesso modo, anche a Orvieto e a Terni, dove però si usa uva bianca.

 

Per gentile concessione di Calzetti e Mariucci Editore.

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