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La difficile e complessa sfida per contrastare i cambiamenti climatici passa attraverso la consapevolezza che il comportamento responsabile di ciascuno possa contribuire ad ostacolare un fenomeno che genera grandi preoccupazioni per il futuro.

È in questo contesto che mercoledì 24 gennaio us. alle ore 9.00 presso il Parco Chico Mendez a Pian di Massiano di Perugia il Lions Club Perugia Host ha attuato un intervento mirato sul territorio mettendo a dimora sei alberi che derivano dalla compensazione di CO2 emessa in occasione del Convegno Ambiente e Cambiamento Climatico: Boschi, Anidride Carbonica ed Energie Rinnovabili organizzato dallo stesso Club Lions.

 

 

Il calcolo dell’emissione di CO2 è stato eseguito con il supporto del Progetto Europeo LIFE CLUVUT (Valutazione economica degli alberi in città), di cui il Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell’Università degli Studi di Perugia, diretto dal Prof. Giovanni Gigliotti, è capofila e il Comune di Perugia è partner. Responsabile del progetto è il Prof. Marco Fornaciari da Passano. Proprio dall’adesione del L.C. Perugia Host al bando comunale Alleanza per il Verde urbano, che deriva dallo stesso progetto LIFE CLIVUT che, è scaturito il processo di compensazione e messa dimora degli alberi. Gli alberi, di grossa taglia, sono stati scelti secondo le loro prestazioni ecologiche, tenendo conto anche delle peculiarità del luogo, il costituendo Bosco del Buon Respiro, ideato dal L.C. Perugia Host per dare sollievo alle persone affette da allergie da pollini ma anche coinvolto nel miglioramento dell’aria in un contesto polifunzionale di occasioni sportive e passeggiate.

L’evento rientra a pieno titolo nelle attività previste per il Service Nazionale Lions: Club a impatto zer0: piantiamo alberi e ricicliamo smartphone, Distretto 108L, per la salvaguardia dell’ambiente; tale service prevede anche il coinvolgimento di Amministrazioni Pubbliche e Scuole primarie che sono coloro che i Lions possono/devono coinvolgere per contribuire alla crescita ed al benessere delle proprie comunità.

Congiuntamente, AMAR ODV (Associazione Volontariato Malattie Respiratorie) ha messo a disposizione altri sette alberi, con fondi raccolti nella Giornata Nazionale del Respiro e delle Malattie Respiratorie tenutasi il 18 settembre 2023, che sono stati messi a dimora nello stesso luogo e con le stesse finalità.

 

 

La prima messa a dimora, sovvenzionata dal L.C. Perugia Host, la cui Presidente per l’anno 2023-2024 è Letizia Mezzasoma, è stata sostenuta dal Comune di Perugia, dall’AFOR (Agenzia Forestale Regionale) e dal Progetto LIFE CLIVUT mentre, la seconda sovvenzionata dall’Associazione AMAR ODV, la cui Presidente è Alessia Zegna, è stata sostenuta anche dai Lions Club della Zona IXB del Distretto 108L.

Alla manifestazione hanno partecipato numerose autorità lionistiche tra cui Antonio Cipiciani, Presidente della Zona IXB, Letizia Mezzasoma, Presidente L.C. Perugia Host, Carla Carozzi, Presidente del L.C. Perugia Augusta Perusia, Riccardo Baldelli, Presidente L.C. Perugia Fonti di Veggio, Aldo Ranfa, Coordinatore Distretto del Service Nazionale.

Erano presenti, inoltre, l’Assessore ai Lavori Pubblici, Infrastrutture, Ambiente e Aree Verdi del Comune di Perugia, Otello Numerini, La Presidente di AMAR ODV, Alessia Zegna e il Responsabile del Progetto LIFE CLIVUT, Marco Fornaciari da Passano. Alla messa dimora degli alberi hanno parteciperanno anche due Classi del Liceo Statale ‘Assunta Pieralli’ di Perugia, accompagnati da alcuni docenti, che poi si sono intrattenuti per visitare il Parco Chico Mendez insieme ad Aldo Ranfa.

Nella splendida cornice di Villa Buitoni, venerdì 19 gennaio u.s., il Lions Club Perugia Host ha affrontato il tema di studio nazionale: Salviamo le api e la biodiversità con una interessantissima conferenza tenuta dalla Socia del Club Dott.ssa Angela Savino, Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Direttore dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

 

 

La Dott. Angela Savino, dopo aver esposto il tema di studio, ha voluto portare all’attenzione dei numerosissimi presenti le problematiche rivolte alla significativa diminuzione della produzione di miele nel mondo. Alla trattazione relativa alle proprietà organolettiche del miele e delle caratteristiche dei vari tipi di miele, è seguita quella della grave realtà delle frodi e degli strumenti messi in essere per poterle scoprire e poter tutelare questo prezioso prodotto di cui l’Italia, ancora una volta, è garante sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista della grande varietà.

 

 

Durante la Conferenza, la Relatrice ha anche donato a tutti i presenti una bellissima esperienza sensoriale attraverso la degustazione di diversi tipi di miele monoflorali italiani, rendendo la platea protagonisti di quella che è stata una serata unica e intensissima. La scelta del menu, in cui il miele è stato indiscusso protagonista, ha permesso di apprezzare anche il valore che questo prodotto assume in tutti i piatti della nostra tavola.

Eccoci all’epoca attuale. La caccia è oggi uno sport di massa: le campagne italiane, soprattutto, il giorno fatidico all’apertura si trasformano in campi di battaglia nei quali la selvaggina sempre più scarsa, cerca terrorizzata di starsene ben rintanata.

Per mangiare della buona cacciagione, oggi, bisogna avere una riserva o essere tiratori infallibili. Alle lacune della fauna nostrana sopperisce però ampiamente il mercato. I Romani importavano animali pregiati per le loro mense. Non c’è ragione che non si debba fare anche noi e infatti, oggi le tecniche di allevamento e soprattutto quelle di conservazione per congelazione o surgelazione, consentono la presenza di determinati tipi di selvaggina per tutto l’anno.

È vero – lo ammettiamo – che è di gran lunga preferibile il fagiano o la pernice fresca, presentata al giusto grado di frollatura e magari con qualche pallino di piombo che finisce ancora sotto i denti, ma è altrettanto vero che per garantire il regolare rifornimento del mercato, il nostro patrimonio venatorio non basta. Dobbiamo quindi rivolgerci all’estero, specialmente all’Est, a Paesi che non hanno i nostri problemi o che, più semplicemente, hanno saputo organizzare adeguati allevamenti. Entra quindi in campo l’organizzazione commerciale della grande distribuzione: vi sono partite di fagiani, a migliaia, destinati per esempio alle mense natalizie, che sono già pronti nei magazzini frigoriferi dei paesi esportatori con mesi di anticipo. E, d’altra parte, come farebbero tanti ristoranti anche piuttosto noti ad avere regolarmente in lista cervo, capriolo o cinghiale? Al buongustaio non rimane – se vuol essere sicuro al cento per cento di quello che mangia – cacciare personalmente o far cacciare da amici la selvaggina, e prepararla. Oppure comperarla in quei pochi negozi di fiducia che acquistano realmente animali uccisi durante le battute. Bisogna, è logico, conoscere le varie specie, saperle trattare e cucinare.

La selvaggina in Italia:

Anitra, Beccaccia, Beccaccino, Camoscio, Capriolo, Cervo, Cinghiale, Colombaccio, Fagiano, Fagiano di monte, Gallo cedrone, Lepre, Lepre alpina, Lepre bianca, Marmotta, Pernice bianca, Pernice rossa, Pernice sarda, Quaglia, Stambecco, Starna, Tortora, Uccelli di passo minori (allodole, merli, storni, tordi).

Sabato 20 gennaio alle ore 16:00 a Tuoro sul Trasimeno (Via Baroncino 10) verrà inaugurato Hyla Maker Lab, il primo FabLab del Trasimeno, un punto di riferimento per i cittadini e per le aziende del territorio dove poter realizzare idee e sviluppare soluzioni innovative, coniugando natura e tecnologia.

Lo spazio si configura infatti come un vero hub tecnologico per lo sviluppo di progettualità in vari ambiti, con particolare riferimento ai temi della transizione ecologica, dell’economia circolare e della tutela del territorio e della biodiversità, rifacendosi al concetto di Green FabLab.

 

 

Hyla Maker Lab – con la sua dotazione di attrezzature e macchinari per la produzione (stampanti 3D, CNC, scanner 3D, laser cutter, saldatori, utensili manuali, attrezzi per la lavorazione del legno e del metallo), un’aula formazione per corsi ed eventi formativi e un’area podcast e video – rappresenta una soluzione completa indirizzata a imprese e start-up, comunità locali, artisti e designer, maker e appassionati di fai-da-te, studenti e professionisti che qui potranno, in base a competenze e necessità, realizzare prototipi, creare opere d’arte, pezzi di design o oggetti personalizzati, acquisire competenze pratiche e tecniche, e tanto altro ancora.

Specifiche proposte sono indirizzate alle scuole, che qui possono trovare uno spazio in cui sviluppare progetti connessi a scienze e tecnologia e, in generale, a tematiche proprie affrontate dalle STEM.

Dopo i saluti istituzionali, seguirà una presentazione delle attività che verranno svolte e una visita agli spazi del FabLab. Il pomeriggio si chiuderà con brindisi e stuzzichini.

Parte degli interventi sono finanziati dalla Regione Umbria, nell’ambito del PSR Programma di Sviluppo Rurale per l’Umbria 2014-2020 – Mis. 6.4.3, e dal Dipartimento per gli affari regionali e le autonomie, attraverso i fondi dedicati alle Imprese Femminili Innovative Montane.

Sellano si trova su un colle affacciato sulla valle del fiume Vigi: questa posizione strategica ha fatto sì che l’abitato si sviluppasse già dal I secolo a.C., anche se è nel Medioevo che cominciò gradualmente estendersi verso la sommità del colle.

Fu poi nel Rinascimento che Sellano assunse l’aspetto attuale, rimasto inalterato nel tempo e con un agglomerato abitativo ricco di edifici di pregio come il Palazzo Comunale del XVI secolo – dove è conservato il cosiddetto piatto dei brevicelli in rame sbalzato e dorato (sec. XVI) – la Chiesa di San Francesco detta Madonna della Croce – un tempietto tipicamente montano a pianta ottagonale sorto nel XVI secolo intorno a un’immagine mariana – e la Chiesa di Santa Maria, edificata nel XIII secolo, che custodisce le spoglie del Beato Jolo, eremita vissuto nel XIII-XIV secolo e co-patrono di Sellano.

 

Sellano. Foto di Enrico Mezzasoma

 

Il paesaggio – un tempo caratterizzato da coltivazioni, frutteti e pascoli – oggi vede la natura riprendere il sopravvento regalando al visitatore fitte foreste popolate da una grande varietà di flora e di fauna: molti sono i percorsi che l’attraversano – ideali per trekking ed escursioni a cavallo e in bicicletta – e spesso corrispondono alle antiche vie di comunicazione che sono ora in via di ripristino. Si può vivere la lussureggiante natura anche con gare di pesca o ammirando le bellezze delle Cascate delle Rote o il lago Vigi.

Nel territorio di Sellano si incontrano più di 40 frazioni, molte delle quali arroccate su ripidi pendii e con viste che spaziano sui Monti Sibillini. Tra questi vi è Cammoro, sorto nella terra di confine con Foligno e Camerino e posto a guardia della vecchia Via della Spina, che sin dall’epoca romana collegava Spoleto con Plestia, sull’altopiano di Colfiorito. Costruito nel secolo XIII su uno sperone roccioso, è dominato dalla torre della vecchia sede comunale, oggi campanile della Chiesa di Santa Maria Novella, raro esempio di chiesa pensile sovrapposta a un’antica via coperta di cui sono ancora visibili i due accessi.

 

Chiesa di San Francesco detta Madonna della Croce. Foto Enrico Mezzasoma

 

E ancora, Postignano, con il suo castello medievale sormontato da una torre esagonale, posto strategicamente al crocevia tra Spoleto, Norcia, Foligno e Assisi e centro nevralgico della lavorazione e del commercio di ferro e canapa in Umbria; Pupaggi, che si è sviluppato nel XIV secolo attorno a un preesistente nucleo medievale, composto da una chiesa e da una torre colombara; Montesanto, sorto probabilmente come insediamento abitato nei pressi della cella monastica di San Nicolò di Acqua Premula. Proprio il Convento dell’Acqua Premula si trova fra Sellano e Montesanto e prende il nome da un’antica sorgente, Acqua Premula, utilizzata per secoli nella cura della calcolosi. L’acqua, dal 1974, viene imbottigliata con il marchio commerciale di ACQUA TVLLIA.

Infine, nella frazione di Sterpare da visitare è la Chiesa della Madonna delle Grazie, alla fine del 1700 al centro di un fatto miracoloso che mise in contrasto due famiglie del posto. Un giorno alcuni pastori trovarono nella cavità di un castagno la statua lignea di una Madonna con Bambino, che fu prontamente recuperata per essere venerata. Le famiglie dei Vitali e dei Patrizi, artefici del ritrovamento, decisero di portarla alla chiesina di Santa Lucia, loro punto di riferimento spirituale, ma a questa decisione si oppose la famiglia dei Germani che invece voleva che la statua venisse collocata nella chiesa dedicata proprio alla Madonna. La statua venne spostata più volte, di nascosto, dall’una e dall’altra famiglia che non riuscivano a trovare un accordo. Siccome gli spostamenti avvenivano sempre di notte, si sparse la voce che avessero del miracoloso, e si decise di lasciare la statua della Madonna nella chiesa a lei dedicata, posta al centro del paese piuttosto che in campagna. Accanto alla chiesa resiste piantato il famoso travaglio, una sorta di impalcatura che serviva a sollevare i buoi mentre venivano ferrati.

Nella frazione di Case Rampi vi è invece un Museo diffuso della civiltà contadina: frequentando le case degli agricoltori del pian d’Orsano e dintorni, Angelo Rampi, constatata la regolare presenza degli utensili degli agricoltori e la diffusa competenza nell’arte della coltivazione di cereali, legumi, viti, ortaggi e nella coltivazione dei campi, ha pensato di raccogliere tali strumenti in un unico contenitore per evitarne la dispersione. Il museo è stato inaugurato nel 2013.

 

Lime e raspe

 

Altro imperdibile contenitore del saper fare è senza dubbio il caratteristico Museo della Produzione delle Lime e delle Raspe, che raccoglie documenti, immagini, manufatti e testimonianze di questa importante tradizione artigianale del sellanese. Un tempo nella zona si svolgeva infatti l’intero ciclo di produzione: l’estrazione del ferro nelle miniere di Monte Birbone, la prima lavorazione nelle ferriere di Monteleone chiuse dopo il terremoto del 1703, la forgiatura e la produzione degli utensili. La tradizione vuole che i frati di Santa Croce di Sterpare e di San Nicolò di Acquapremula, per sollevare gli abitanti delle ville di Sellano dalle condizioni di assoluta povertà in cui vivevano, li istruirono proprio nell’arte della lavorazione del ferro, il cui segreto riguardava la fase di cementazione e tempera, che consentiva di aumentare la durezza del metallo evitando la deformazione dei denti. La stessa tradizione vuole anche che i frati, preoccupati che la ricchezza potesse allontanare dalla fede gli abitanti, per mantenerli devoti e onesti invocassero la maledizione su coloro che avessero guadagnato più del necessario per vivere. A completare l’offerta cultura vi sono anche una ludoteca attrezzata e una biblioteca di ben 7000 volumi, che include un laboratorio professionale di produzione digitale audiovisiva e un ricco archivio storico.

Tutto ciò si affianca alle tradizionali ricorrenze come la Sagra della fojata e dell’attorta (due dei piatti tipici locali) che si svolge a Villamagina, la Festa delle erbe dimenticate, sulla tradizione delle erbe selvatiche commestibili e medicinali al lago del Vigi e a Montesanto, L’oro dei molini, che riporta in vita le tradizioni molitorie dell’area e riapre al pubblico l’unico rimasto degli antichi mulini a Molini.

I primi geologi erano gente dura, spinta da una curiosità così forte che gli faceva affrontare dei disagi inimmaginabili oggi. L’adrenalina non era necessario cercarla, la vivevano ogni giorno, ma non era mai fine a sé stessa, lo scopo era la conoscenza.

La geologia diventa materia di studio tra la fine il XVIII e l’inizio del XIX secolo, ma è solo a partire dalla fine del 1800 che si guarda la Gola del Bottaccione a nord di Gubbio con occhi scientifici. La sua particolare conformazione con gli strati rocciosi così ben a vista è stata una preziosa messe di informazioni. Mentre la conoscenza delle rocce si approfondiva, la storia della Terra cominciava a delinearsi e si assegnavano nomi alle sequenze delle ere geologiche. Uno dei primi a studiare la particolare conformazione della valle è stato il professore Guido Bonarelli, che veniva dall’Università Perugia, e che si è trovato davanti quello che è stato chiamato l’archivio della terra, perché gli strati che si susseguono raccontano una storia lunga 100 milioni di anni, narrano di quando le terre erano sommerse dal mare, quando non si erano ancora formati gli Appennini e la Gola era sul fondo del mare.

percorsi naturalistici a gubbio umbria

Gola del Bottaccione

Le rocce della valle del Bottaccione evidenziano soprattutto quello che è avvenuto durante il periodo Cretacico. La spia è stato un piccolo strato argilloso situato tra la scaglia rocciosa del Campaniano e quella del Santoniano. Quell’argilla contiene un rilevante quantitativo di iridio, considerato un metallo extraterrestre perché è rarissimo sul nostro pianeta, ma abbondante nei meteoriti e nella polvere cosmica.

Quello strato è stato scoperto solo negli anni ’30, ma che scoperta! Quel piccolo strato di argilla ricco di iridio ha confermato le ipotesi fantascientifiche che erano state più volte formulate, cioè che un meteorite gigante si fosse abbattuto sulla Terra distruggendo tutte le forme di vita animale superiori, tra cui i dinosauri. L’iridio fu scoperto nel 1803 a Londra da Smithson Tennant quando la chimica era in pieno boom e chimici e geologi analizzavano tutto, dall’aria ai liquidi, dal suolo al sottosuolo, dalle piante agli animali e alle rocce e tutto veniva catalogato. Cent’anni dopo questo l’iridio è stato trovato in vari luoghi della terra e sempre tra strati di rocce dello stesso periodo. Perciò quelle che sembravano solo fantasie sfrenate erano diventate possibili: il meteorite gigante diventava vero. Una scoperta simile è stata degnamente evidenziata ed è di diritto entrata a far parte del sistema GSSPGlobal Statotype Section and Point cioè: Sezioni e Punti Stratigrafici globali che segna gli: “affioramenti rocciosi dove è fisicamente presente il limite tra due età geologiche”.

 

Geosito della Gola del Bottaccione, Foto di Cristiano Spilinga

 

Per questo la comunità scientifica internazionale ha premiato con il Chiodo d’oro o Golden Spyke la gola del Bottaccione. È l’ottantesimo chiodo che viene piantato in varie parti del mondo. Il Chiodo d’Oro è stato piantato proprio tra i due strati Campaniano e Santoniano con una cerimonia ufficiale, alla presenza di molti scienziati. Nella valle, presso l’Osteria del Bottaccione si possono consultare i registri con la dedica e la firma dei geologi che sono venuti a studiare il sito nel corso di oltre un secolo.

In Italia, oltre alla gola del Bottaccione ci sono altri due luoghi importanti, annoverati tra i 100 siti geologici – al mondo – rilevanti per lo sviluppo delle scienze della terra: il Vajont e i Campi Flegrei. C’è voluta la strage compiuta dall’acqua a Longarone e Erto e Casso, quando il monte Toc è precipitato nell’invaso del Vajont: la frana ha lasciato scoperti strati di roccia di 165 milioni di anni fa, che dal 1963 sono sempre stati sotto osservazione. I Campi Flegrei, con i continui movimenti tellurici, i bradisismi, le fumarole e quant’altro costituiscono un unicum sulla Terra: studiati da Plinio il Vecchio, continuano a esercitare un grande interesse.

Oltre 120 stand: abbigliamento, cosmesi, cibo, arredamento, risparmio energetico, servizi, cultura, infanzia e viaggi. Dal 17 al 19 novembre all’Umbriafiere di Bastia.

Saranno oltre 120 gli stand dove poter conoscere e acquistare soluzioni e servizi per uno stile di vita sostenibile. Prodotti e beni che interessano tutti gli aspetti delle nostre vite. Dall’abbigliamento alla cosmesi, dall’arredamento delle nostre case al risparmio energetico, dai prodotti e giochi per l’infanzia al cibo buono, certificato, biologico e tipico. Sempre 10 le aree espositive di Fa’ la cosa giusta! Umbria, la fiera-evento di scena nei padiglioni di Umbriafiere (Bastia Umbra) da venerdì 17 a domenica 19 novembre. Tante le aziende presenti tra artigianato creativo e start up. In fiera si potranno trovare diverse aziende cooperative che producono beni all’interno delle carceri italiane. Imprese sociali presenti per vendere i loro prodotti (dai panettoni all’abbigliamento), ma soprattutto per mostrare percorsi virtuosi, inclusivi e sostenibili. Molti gli artigiani, i makers, piccoli brand, che realizzano abbigliamento, accessori e gioielli. E ancora: cosmetici naturali, prodotti erboristici e detersivi creati con ingredienti presenti in natura, dalla materia prima al prodotto finito. Molte le associazioni e le realtà del tempo libero, della solidarietà e della cultura. Come “Qui” di Carla Gariazzo, uno spazio culturale a disposizione dei visitatori che si occupa di diritti umani, musica, teatro, danza, poesia, editoria, psicologia, arteterapia e cura delle persone, dell’ambiente, delle relazioni umane.

Un vero e proprio ecosistema di imprese (ormai sono sempre di più) che realizza prodotti e servizi in linea con i principi della sostenibilità e dell’economia circolare. Realtà virtuose che fanno bene all’economia del Paese e sono attente al loro impatto sociale e ambientale. 

Torna per l’ottava volta Fa’ la cosa giusta! Umbria. L’edizione 2023 della fiera del consumo consapevole è in programma dal 17 al 19 novembre all’Umbriafiere di Bastia.

Il programma

Il programma è disponibile sul sito (falacosagiustaumbira.it/programmi) con l’elenco delle attività gratuite da poter fare in fiera. In tre giorni saranno oltre 90 gli eventi tra laboratori pratici, seminari, workshop dedicati al benessere del corpo e della mente; un ricco calendario di momenti culturali, degustazioni, dibattiti, dimostrazioni, mostre, convegni e un programma riservato alle famiglie. Presenti aree relax e olistiche con Mamaca sound massage, il massaggio in amaca, trattamento che regala una sensazione di assoluto rilassamento, in cui lasciare andare i pensieri e ricaricarsi di energia nuova e positiva. E lo Spazio Synthesia con workshop e conferenze su come vivere meglio e con meno stress. Tanti i progetti olistici integrati tra cibo, mente e natura.

Il 17 novembre, giorno di apertura della fiera, è in programma la giornata di confronto e formazione tra le scuole dell’Umbria che hanno partecipato alla Challenge Il futuro è di chi lo fa, il contest promosso da Sviluppumbria e Regione Umbria, in collaborazione con Arpa Umbria, GSA e Fa’ la cosa giusta, rivolto alle scuole superiori dell’Umbria, per lo sviluppo di un’idea imprenditoriale sui temi della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare.

Tra i convegni ci sarà, a cura di Cia Umbria, quello dedicato alla rigenerazione urbana, buone pratiche di riqualificazione di aree urbane attraverso iniziative di progettazione partecipata. Nel primo pomeriggio: Minori e Marginalità, convegno formativo a cura degli Avvocati di strada. Alle ore 16 camminare nelle terre mutate, a cura di NaturAvventura.

Sempre alle 16 l’Associazione Il Mosaico porta in fiera Saghar Setareh e il suo Melograni e carciofi (Slow food edizioni). L’evento è promosso da Associazione Franca Viola, coordinamento donne Todi ODV. Sabato 18 è il giorno dedicato alla natura e ai cammini con tanti momenti specifici. Cittadinanzattiva e Il Parco Culturale Ecclesiale Terre di Pietra e d’Acqua presenteranno alle 12, il calendario delle iniziative denominate “Itinerari …di Pietra e d’Acqua“. Si tratta di oltre 20 appuntamenti che, a partire da gennaio 2024 e fino a settembre, accompagneranno le persone a conoscere i luoghi nel territorio dell’Archidiocesi di Spoleto Norcia, dove la presenza dell’acqua crea situazioni di particolare incanto e suggestione. Nella stessa giornata, alle 18, nello stand di ARPA Umbria, il Parco Culturale Ecclesiale presenterà la Carta del viaggiatore. Un piccolo vademecum, predisposto con la consulenza della società Sisifo, che vuole incoraggiare turisti, pellegrini, escursionisti e camminatori nei luoghi del cosiddetto turismo religioso a fare scelte di viaggio sostenibili.

Domenica 19 molte le iniziative dedicate al benessere del corpo e della mente. In programma anche Il mare dove il mare non c’è: i love fish, ovvero come creare una comunità – evento intorno al pesce del futuro. Il consumo di pesce in Italia continua a registrare un costante aumento nei consumi, ma i mari di Italia e del Mondo vivono una crisi profonda. Con Roberto Morroni, assessore alle Politiche agricole e agroalimentari e alla tutela e valorizzazione ambientale dell’Umbria – Regione Umbria; Marcello Serafini, amministratore unico Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria 3A; Antonella Bussotti, amministratore unico Un-Lab.

Durante i tre giorni sono in programma molte iniziative a cura della Regione Umbria sui temi del digitale, della rigenerazione urbana, dell’agricoltura e dell’energia. Presente un’area a cura dell’Assessorato all’Agricoltura e l’Autorità di Gestione del CSR Umbria 2023-2027 con una presenza istituzionale volta a promuovere il sostegno delle politiche agricole europee sul nostro territorio per la competitività del sistema agroalimentare. Durante i tre giorni Arpa Umbria avrà uno spazio informativo dedicato al bando della Regione Umbria per gli incentivi per sostituire stufe, caminetti e caldaie alimentati a biomasse con impianti ad alta efficienza e basse emissioni. Una grande area ludica è pronta ad accogliere bimbe, bimbi e famiglie. Laboratori su ambiente, ecologia e infanzia a cura di Vus -Valle Umbra Servizi.

Un grande spazio sarà dedicato ai viaggi e ai cammini con Terre di Mezzo, editore e realtà leader specializzata a livello nazionale sulle guide sui cammini. Noysivision che progetta e realizza viaggi ed esperienze inclusive. Associazioni e tour operator che si occupano di organizzare viaggi etici, naturalistici, rigeneranti ed escursioni come Compagnia dei cammini, Federtrek, Naturavventura, ViandantiSì, Walden viaggi a piedi e Natura da Vivere.

Presente anche Alleanza per il Clima Onlus che, con 2.000 membri in Europa, rappresenta la più grande rete di città dedicata all’azione globale ed equa per il clima. In fiera Cesvol Umbria e Banca del Tempo Perugia.

Con la sua forma circolare, un diametro di circa 22 metri e una profondità di circa 13, il bacino si trova a circa due chilometri a nord di Bevagna (Perugia), immerso nella natura tipica della Valle Umbra

Immergersi nel lago Aiso – o, come viene anche chiamato, lago d’Abisso o dell’Inferno – è un’esperienza unica. Il sole penetra dalla superficie parzialmente coperta di alghe, disegna giochi di luce insoliti e particolarmente suggestivi, regalando colori che raramente si possono osservare in acqua dolce. L’acqua cristallina lascia intravedere la vegetazione esterna anche dal fondo del bacino. La trasparenza è dovuta al fatto che il lago è una risorgiva artesiana alimentata da sorgenti sub-lacuali, questo fa si che l’acqua sia mossa come da una corrente.
Con la sua forma circolare, un diametro di circa 22 metri e una profondità di circa 13, il bacino si trova a circa due chilometri a nord di Bevagna (Perugia), immerso nella natura tipica della Valle Umbra e nascosto tra gli alberi, quasi come fosse uno scrigno che conserva dei segreti. E infatti tanti segreti e misteri circondano questo piccolo lago umbro.

 

Il lago sacro

Sull’origine di questo piccolo specchio d’acqua si raccontano diverse storie e leggende che fanno risalire la sua creazione a un evento di sprofondamento, ma l’età del lago sembra antica, di epoca preromana. Vicino alle sue sponde, infatti, sono state ritrovate delle statuette votive del VI-V sec a.C., dei frammenti di terrecotte e statue marmoree e delle monete. In località Aisillo Fanelli, a poca distanza dall’Aiso – sulla piana di Bevagna – sono stati svolti scavi archeologici che hanno riportato alla luce un santuario di epoca romana.
Si trattava di un luogo di culto, in quanto è presente una cavità circolare delimitata da una struttura in cocciopesto a formare un bacino, centro dell’intero complesso sacro. La funzione della suddetta vasca non è conosciuta, sembra, tuttavia, che fosse di tipo votivo, vista la presenza nel bordo di numerose monete, che, con ogni probabilità, venivano gettate al suo interno. Sono apparse anche due stanze circondate da un porticato, di cui rimangono alcune basi di colonna in arenaria e il pavimento in cocciopesto. I due ambianti conservano anche loro tracce di culto come statue ed elementi d’arredo.

 

Lago Aiso

La leggenda

Al lago d’Aiso sono legate alcune leggende, tra cui una nota fin dal Seicento. Si racconta di un ricco e avaro contadino di nome Chiarò che volle trebbiare il grano il giorno di S. Anna, giorno nella tradizione contadina dedicato rigorosamente al riposo e alla festa della madre della Madonna. Per questa sua volontà, che contravveniva alla regola – narra la tradizione – l’aia dove stava trebbiando sprofondò con tutti gli uomini che stavano lavorando, formando subito dopo un laghetto, l’attuale lago di Aiso. La pia moglie di Chiarò scampò al pericolo con un bambino, ma un rivo d’acqua la seguì e sommerse il figlio nel luogo dove ora c’è una piccola sorgente detta l’Asillo.

 


Fonte:

I luoghi del silenzio

Bollettino di archeologia

Dal 2016 e sempre in location diverse e d’eccellenza, il Premio Atlantide viene riconosciuto a tutti coloro che hanno dedicato la propria vita al mare. Quest’anno si è tenuto sulla MSC Seashore, ormeggiata nel porto di Civitavecchia.

Domenica 8 ottobre e per il settimo anno consecutivo, cinque personalità di rilievo del mondo del mare sono state insignite del Premio Atlantide, il riconoscimento assegnato dall’omonima Fondazione a tutti coloro che si impegnano a tutelare il mare e il suo patrimonio naturale e culturale con nessun altro scopo se non quello di preservare un bene insostituibile, scrigno di conoscenza e biodiversità.

MSC Crociere, che ha ospitato l’evento sulla sua MSC Seashore – una delle navi più rispettose dell’ambiente e un modello di efficienza energetica per le crociere moderne – è stata rappresentata da Luigi Cerracchio, Mice e TO Manager che, di concerto con il Comandante Stefano Aiello e l’hotel director Andrea Imarisio, ha dato inizio ai lavori e dato conto del percorso che MSC Crociere da diversi anni porta avanti proprio in tema di sostenibilità. A presentare la giornata è stata Claudia Carrescia, docente di scrittura, pratiche narrative e formatrice autobiografica facente parte del comitato scientifico della Fondazione, che ha condotto la platea alla scoperta non solo dei cinque protagonisti, ma anche di alcuni dei premiati delle edizioni precedenti, in un proficuo dialogo tra professionisti legati da una passione comune, il mare.

 

I premiati

 

Anche l’ideatore del progetto, il perugino Vittorio Bianchini, ha salutato la nutrita platea, ricordando la genesi del Premio e l’intento divulgativo che lo ha incoraggiato, fin dall’inizio, a far sì che le innumerevoli iniziative e sacrifici che questi uomini e donne del mare fanno non venissero dimenticati.

Il riconoscimento è stato infatti assegnato a Sabina Airoldi, divulgatrice scientifica e ricercatrice presso il Tethys Resarch Institute che, nel 1987, è stata pioniera dello studio dei cetacei nel Mediterraneo, fino a quel momento allora pressoché ignorati. Da più di trent’anni la dottoressa Airoldi porta avanti un progetto di monitoraggio dei cetacei – vere e proprie specie-sentinella del cambiamento climatico – che si è tradotto nell’istituzione del Santuario Pelagos, un’area a 38 miglia da San Remo per la conservazione dei mammiferi marini del Mediterraneo, la prima al mondo istituita oltre le giurisdizioni nazionali.

A seguire Miguel Bernal, segretario della commissione generale per la pesca nel Mediterraneo della FAO, ha richiamato l’attenzione sulle normative utili alla gestione adeguata delle risorse naturali, sfatando molti falsi miti sull’acquacoltura in favore di una maggiore sensibilizzazione sul consumo sostenibile del pescato. Si è parlato anche del ruolo morale che i pescatori assumono in assenza di una normativa adeguata sulla raccolta della plastica che infesta i nostri mari, così come dell’impatto economico della nuova normazione della pesca a strascico, sottolineando come per il Mediterraneo – dove, con questo metodo di pesca, attualmente si realizzano più del 30% delle catture – dovrebbero essere adottate delle misure ad hoc che consentano non solo di preservare il patrimonio naturale e archeologico dei fondali, ma anche l’economia dei Paesi che vivono dell’indotto della pesca.

 

 

La seconda parte della giornata, dopo la pausa pranzo, si è aperta con il ricordo di Domenico Cubeddu, palombaro altofondalista della Marina Militare Italiana scomparso lo scorso febbraio, a cui è stato assegnato un premio per la sua infaticabile dedizione verso il mare, per la sua umiltà e per la sua rinuncia a una carriera da alto ufficiale condannato a un lavoro da scrivania in favore dell’azione diretta in mare.

Con Veselin Vesko Mijajlovic, comandante dell’unità subacquea presso la sede della difesa territoriale della Repubblica del Montenegro e senior trainer per operazioni di bonifica di ordigni subacquei, si è parlato invece della sicurezza in mare e della preparazione necessaria per intraprendere una carriera come la sua. Il comandante Mijajlovic, nel ricevere il premio, ha sottolineato molte volte come sia importante creare consapevolezza sull’effetto che hanno le guerre e i conflitti – anche quelli attuali, non solo del passato – sull’ambiente marino e sulle persone che vivono lungo le coste. E purtroppo sottolineare come tali ordigni attirino i criminali, che possono ripescarli e utilizzarli immediatamente dopo.

Barbara Davidde – archeologa subacquea e soprintendente nazionale per il patrimonio culturale sottomarino – ha infine illustrato le operazioni necessarie per mettere in sicurezza un reperto inabissatosi per naufragio o per bradisismo, affascinando la platea con le immagini delle ville marittime di Baia, gioiello dell’area marina dei Campi Flegrei. Il Premio ha beneficiato del patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare e della Regione Lazio ed è stato possibile grazie alla collaborazione di Agostino Calò – spedizioni internazionali e al supporto di MSC Crociere.

L’antico borgo di Deruta è dominato dal trecentesco Palazzo Comunale con le tre bifore romaniche che ne ingentiliscono la facciata in pietra; negli ambienti del piano superiore si trovano le stanze dalla Pinacoteca Comunale.

La Pinacoteca raccoglie cinquantadue tele della collezione di Lione Pascoli, donate al Comune dagli eredi nel 1937. Tra le opere ricordiamo la Madonna e i santi Francesco e Bernardino dell’Alunno, l’Angelo di Guido Reni e alcuni affreschi staccati da chiese del territorio.
Proprio in queste sale è conservato il bellissimo affresco di Pietro Vannucci, raffigurante il Padre Eterno, i santi Rocco e Romano con una veduta di Deruta. Nella parte inferiore dell’opera è presente un’insolita veduta dal basso della cittadina, della quale si riconoscono la chiesa di san Francesco, ancora dotata del campanile gotico poi modificato nel 1704, la chiesa di santa Maria dei Consoli e le torri civiche. Nella parte superiore, entro una sfera luminosa, si trova Dio Benedicente con in mano il Globo, affiancato da san Rocco che gli rivolge lo sguardo e san Romano vestito da pellegrino che mostra la ferita alla coscia, segno della peste da cui è stato contagiato.

 

Perugino, Padre Eterno, san Romano e san Rocco, 1475-1478. Pinacoteca Comunale

 

I due santi, in pose eleganti e ben equilibrate, occupano uno spazio ideale delineato da un pavimento a forme geometriche e un drappo rosso alle loro spalle. Sotto i due santi corrono i loro nomi e un’iscrizione: la scritta attesta la realizzazione del dipinto al 1475, a seguito di un decreto pubblico. In realtà è probabile che l’affresco sia successivo al 1476, anno in cui la città è stata colpita da un’ondata di peste. Quest’opera è molto vicina da un punto di vista stilistico all’Adorazione dei Magi conservata nella Galleria Nazionale dell’Umbria, del 1475.
L’opera è stata realizzata dal Perugino per la chiesa di san Francesco: la chiesa fu consacrata nel 1388, oggetto di successivi restauri e rifacimenti, presenta sulla facciata un rosone, mentre il campanile è alleggerito da bifore ogivali, è inoltre conservata una campana fusa in occasione della canonizzazione di san Francesco.
In breve tempo la fama di Perugino raggiungerà Roma e il Papa, che gli commissionerà la decorazione dell’abside della Cappella della Concezione nella Basilica costantiniana di San Pietro e delle pareti della Cappella Sistina, accanto a Botticelli, Ghirlandaio e Cosimo Rosselli.

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