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«Un articolo di Lercio – per quanto assurdo – è basato sulla verità, su una notizia reale. Siamo un sito di satira, non di fake news. I nostri articoli sono grotteschi, ma con un contenuto di verità».

Ma è Lercio!? Sì. È proprio Lercio. Sono proprio loro a chiacchierare con noi. Per la precisione è Augusto Rasori, presidente di Lercio, che con Vittorio Lattanzi, domenica (ore 21.30) sarà ospite al Festival delle Corrispondenze a Monte del Lago (Magione).
Lercio.it è nato come blog personale di Michele Incollu nell’ottobre 2012, poi è diventato un blog collettivo occupato dai ragazzi di Acido Lattico, ex frequentatori della palestra di Daniele Luttazzi. Oggi ha un pubblico di quasi 3 milioni di persone ed è un vero e proprio organo di informazione che produce fictional news, e da oltre due anni promuove la satira su temi come politica, sesso, morte e religione, e irride il cattivo giornalismo. Vi confesso di aver riso molto durante l’intervista, ma anche di aver ricevuto una lezione di giornalismo… ogni tanto fa bene rispolverare certi concetti anche –  ma non solo – per chi fa questo lavoro.

La prima domanda è legata al nome: perché Lercio? Ho letto che è uno sberleffo a Leggo

Michele Incollu – fondatore di Lercio.it nel 2012 – voleva prendere in giro i titoli del free press Leggo e provare a scriverne ancora di più assurdi: così è nato il gioco di parole Lercio. In questi 8 anni di attività ci siamo accorti che anche testate più autorevoli spesso scrivono titoli assurdi per catturare l’attenzione del lettore, cadendo nel ridicolo. Noi alla fine siamo più onesti: un lettore che visita il nostro sito sa che trova delle fandonie, nella stampa tradizionale invece si leggono a volte notizie assurde spacciate per reali.

Vi sarà capitato che una vostra notizia sia stata presa per reale.

Durante il governo Letta pubblicammo un titolo che sosteneva che il governo aveva introdotto il bollo auto anche sulle carrozzine dei disabili. Ovviamente l’articolo presentava al suo interno situazioni assurde, ad esempio le donne sotto i 150 centimetri che pesavano più di 100 kg dovevano pagare la tassa di circolazione perché erano paragonabili a mini SUV. A, poi, era contrario Nichi Vendola perché non riusciva a pronunciale la parola carrozzella. Beh, questa notizia è stata presa per vera, è dovuta intervenire l’INPS per smentire la cosa. Persino un politico di destra l’aveva condivisa per attaccare il governo.

D’altro canto, ci sono notizie reali che sembrano scritte da voi.

Ce ne sono tantissime. Nel nostro spettacolo – e nel libro – c’è una parte dedicata al quiz, dove facciamo indovinare al pubblico se la notizia e vera o è nostra. Ce ne sono alcune clamorose…

Il primo titolo reale ma assurdo che le viene in mente…

“Urla: Finocchio, mettila fuori! e viene espulso”. Solo che Finocchio era il cognome del compagno di squadra. Ad esempio, nella pagina social Ah ma non è Lercio – che non ha nulla che a fare con noi – vengono pubblicati proprio titoli assurdi e reali, scritti da giornali veri.

 

La redazione di Lercio

Vi leggono quasi 3 milioni di persone, contando i tre social principali (Facebook, Twitter e Instagram). Sentite una certa responsabilità?

Sì, molto. Inoltre da qualche anno veniamo invitati in contesti di un certo livello, in festival culturali o a tenere lezioni sulle fake news nelle università. Ciò ci ha fatto capire che abbiamo delle responsabilità e un ruolo, per questo stiamo molto attenti a ciò che pubblichiamo. Lercio è figlio della lezione di Daniele Luttazzi e lui inizialmente ci ha fornito delle dritte su come fare satira corretta.

Che vi ha suggerito?

Che l’obiettivo della satira deve essere ben chiaro: è il potere che va sbeffeggiato, non chi sta sotto. La satira deve andare dal basso verso l’alto, altrimenti diventa propaganda a favore di chi governa. Per questo stiamo molto attenti e sentiamo la responsabilità verso i nostri lettori. Evitiamo accuratamente di fare battute sulle fake news che circolano in rete.

Fate una verifica della notizia, come dovrebbe fare qualsiasi giornale…

Esatto. Perché un articolo di Lercio – per quanto assurdo – è basato sulla verità, su una notizia reale. Siamo un sito di satira, non di notizie false. Mentre la bufala è una balla confezionata ad arte e fatta passare per vera, i nostri articoli sono dei racconti grotteschi ma ispirati a fatti reali. Ci piace quando ci viene riconosciuta questa purezza. Il nostro obiettivo è quello di essere sempre onesti: come quando vai a Las Vegas, sai che è tutto finto e che perderai soldi, però ci vai ugualmente per divertirti. Lercio.it oramai è riconoscibile, sai quello che trovi al suo interno.

Siete anche entrati nei modi di dire. “Ma è Lercio?” si usa ormai per identificare una news strana…

Sì, è vero. Stiamo pungolando l’Accademia della Crusca per far entrare nel vocabolario la parola lerciata.

Andiamo un po’ dietro le quinte: come avviene l’invenzione di un articolo?

Abbiamo una redazione virtuale di 23 persone. Mensilmente proponiamo le nostre idee e valutiamo se ci sono titoli che possono essere sviluppati in articoli. Inizialmente si scrivevano solo battute secche e sintetiche, ora se la news lo consente la sviluppiamo, scrivendo un articolo vero e proprio. Ogni giorno pubblichiamo tre titoli inediti più degli story, cioè titoli più vecchi ma che per quel giorno sono pertinenti perché se ne parla. Ad esempio in questi giorni abbiamo ripescato titoli su Flavio Briatore e la Ferrari.

C’è un modo per combattere le fake news?

Se una notizia suona troppo assurda per essere vera, spesso non è vera. Il consiglio è quello di leggere tutti i giornali, anche quelli meno simpatici. La stampa reale ha una responsabilità: se scrive fake news ci sono delle conseguenze, delle smentite e il lettore ha una redazione fisica a cui rivolgersi. Trovo assurdo che spesso la gente dica che i giornali mentono perché un meme su Facebook dice il contrario…

“L’ho letto su Facebook” ora va per la maggiore…

Esatto. Una volta si diceva “L’ha detto la televisione”, poi “L’ho letto su internet”, ora c’è Facebook. Comunque, la pluralità di lettura dei giornali serve anche per verificare la realtà della news: se una notizia viene riportata da un solo sito, è probabile che sia falsa ma rischia comunque di propagarsi e nessuno se ne accorge. Leggere è fondamentale per farsi gli anticorpi e non cadere nelle trappole.

In Italia si fa ancora satira?

In TV è quasi scomparsa. Forse gli ultimi rimasti sono Maurizio Crozza – anche se le sue sono più imitazioni – e Propaganda Live, che ha il suo punto più alto di satira con il cartoon di Makkox che non fa sempre ridere, anzi, spesso è un pugno allo stomaco. Erroneamente si pensa che la satira debba far ridere, invece spesso non lo fa. Noi siamo stati ospiti al programma Stati Generali di Serena Dandini, ma in televisione di satira ce n’è sempre meno: oggi tutto è talmente masticato velocemente che anche i fratelli Guzzanti – penso – facciano fatica a trovare la chiave giusta per esprimere il loro malcontento e quindi a fare satira.

A voi piacerebbe avere un programma TV tutto vostro?

A me piacerebbe tantissimo. In radio abbiamo già avuto delle partecipazioni e anche in TV, ma un programma completo sarebbe un sogno. Un lavoro enorme ma bellissimo. Chissà, con le possibilità del web potrebbe essere una strada da esplorare.

Qualcuno si è mai offeso per ciò che avete scritto?

Un sindaco della Lega se l’è presa tantissimo per un articolo dal titolo: “Sindaco leghista rimuove gli orologi con i numeri arabi dalle scuole” e avevamo usato il nome di un paese reale del Veneto. Chi si sarebbe mai immaginato che nel Veneto ci fossero dei paesi leghisti?! (ride!). Il Sindaco ci scrisse: “Vi invito a rimuovere il nome del paese…”. Invece, un personaggio che si è molto offeso è stato Massimo Boldi. Avevamo scritto: “Non riesco più a scoreggiare. Finita la carriera di Boldi”. Il giorno dopo su Twitter ci ha bloccato e lo aveva pure scritto in un post. Ci è crollato un mito, l’ha presa malissimo!

Una lerciata sull’Umbria l’avete mai pubblicata?

Io ho origini marchigiane, non vorrei aumentare la rivalità (ride!). Battute a parte, mi ricordo di aver scritto una notizia su Perugia quando imperava la polemica sulle grandi navi: “Nave da crociera s’incaglia alla periferia di Perugia” e c’è stata gente che ha commentato dicendo: “Basta, è una vergogna!”. In questo modo ti rendi conto che ci sono persone che non sanno nemmeno dov’è l’Umbria. Assurdo. Di recente, dopo la legge sull’ospedalizzazione dell’aborto, abbiamo scritto: “Umbra si reca in ospedale per abortire, ma le ingessano una gamba”, mentre dopo la vittoria della Lega la lerciata fu: “Salvini dichiara: ridurremo subito il tasso di omicidi in Don Matteo”.

Domenica sarete ospiti al Festival delle Corrispondenze: di cosa parlerete?

Di preciso ancora non lo so. Stiamo rinfrescando il nostro live e sicuramente al Festival porteremo una sua versione aggiornata post Covid. Ci saranno i nostri TG, leggeremo i commenti che riceviamo, le nostre notizie prese per vere e le varie rubriche come il quiz e l’oroscopo. Saremo io e Vittorio Lattanzi, un altro redattore.

Oggi i post possono essere considerati una corrispondenza moderna?

Sì, ma un tempo uno scriveva una lettera che poi poteva essere pubblicata o meno. Oggi invece tutto si pubblica istantaneamente senza filtri e spesso viene fatto solo per sputare odio. Trent’anni fa le banalità sul governo, sulle mascherine e altro, magari venivano dette al bar e tutto si chiudeva con una pacca sulla spalla e con: “Dai, fatti un altro grappino che poi ti porto a casa!” Oggi invece nascono gruppi sui social per divulgare menzogne ed è impossibile farglielo capire! La vita è troppo breve per passarla a spiegare a questi soggetti l’errore che fanno.

«Ero un’anima in pena e non sapevo che fare della mia vita, poi è arrivato Dio e mi ha aperto il mondo social, come un vero miracolo».

Nei giorni scorsi ho avuto una (video)chiamata da Dio. Non è una cosa da tutti i giorni, ma ero pronta, mi ero persino truccata. Era più di un mese che non lo facevo! Dio, alias Alessandro Paolocci da Foligno, ha oltre un milione di follower tra Facebook, Twitter e Instagram e chi frequenta i social non può non conoscerlo. Creare questo profilo gli ha cambiato la vita ed è stata come una vera chiamata, un segno che gli ha aperto orizzonti e possibilità. La nostra chiacchierata – al limite tra il serio e l’ironico, tra il sacro e il profano – inizia con una mia incertezza che prontamente chiarisco: «Come la devo chiamare: Dio, Altissimo, Divino o Alessandro?», «Dio va benissimo». Avvertenza per il lettore: a volte risponderà Alessandro, a volte Dio. La differenza è molto sottile.

 

Alessandro Paolucci

Lei più che il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe è il Dio di Facebook, Twitter e Instagram: come si fa a diventare così popolari sui social?

Dopo aver ho creato il profilo social di Dio, ho visto che ci hanno provato anche altri – con altre figure religiose – ma non hanno avuto lo stesso ritorno di pubblico. Forse, a differenza di me hanno una vita e ci passano meno tempo, oppure hanno sbagliato il momento. Ho aperto il profilo Twitter nel 2011, Facebook 2013 e Instagram un anno dopo: erano gli anni del boom dei social e gli algoritmi erano più generosi, oggi non sarebbe così facile. Inoltre è stata una vera novità, ancora non esistevano profili simili.

Mi perdoni il gioco di parole: com’è nata l’idea di creare Dio?

Era il 2011 ed ero disoccupato. La realtà non andava benissimo, mentre sui social tutto era perfetto. Avevo visto che c’era il profilo Twitter del Papa, ovviamente era finto – ancora il Papa vero non aveva aperto il suo. Ho pensato, spariamola grossa e creiamo il profilo di Dio. A quel punto dovevo farmi seguire e farmi leggere, così mi sono messo a ricercare tutti i tweet che parlavano di Dio e sono andato a rispondere a tutti. Questa cosa, apparentemente scema, ha dato il via e nel giro di poche ore ho ricevuto tanti messaggi di gente esaltata perché gli aveva risposto Dio. (ride!) All’epoca non avevo capito il potenziale, ma era un gioco divertente e ho continuato a farlo.

Siamo oramai a Pasqua… come affronta questi giorni, anche in virtù della situazione che si sta vivendo?

La mia vita è cambiata poco, anche prima stavo sempre al computer e al telefono. Abbiamo superato un mese e la situazione comincia un po’ a pesare.

Vuol dire qualcosa a tutti i suoi fedeli?

La Pasqua quest’anno si fa in casa, non andate a trovare i nonni, compratevi l’uovo di Pasqua da soli e la benedizione va benissimo anche in streaming. Il Papa e le chiese si sono organizzati per trasmettere le messe, non serve riaprire le chiese: sono oltre 2.000 anni che la preghiera viene fatta a distanza e ha sempre funzionato bene.

Nel mondo social le fake news sono il male di questo periodo…

È un periodo meraviglioso, ogni giorno ce n’è una. Non gli si sta dietro. In questi giorni va di moda quella sul 5G e non sono gli italiani quelli che più ci stanno cascando, ma gli inglesi che hanno iniziato a bruciare le antenne 5G. I complottisti inglesi sono più avanti di quelli italiani, non è da sottovalutare.

 

Io che ascolto la parola di Dio!

Alessandro Paolucci è la mano materiale di Dio in qualche modo: chi ha scelto chi?

Alessandro è l’incarnazione. Le religioni sono così, ogni tanto le divinità si reincarnano in un corpo. Certo potevano scegliere meglio. Comunque, è stato lui a scegliere me, io nella vita volevo fare l’insegnante e invece sono diventato Dio. Capita! (ride!)

È laureato in Filosofia, forse la scelta non è stata poi così casuale?

Dopo aver studiato per anni i pensieri su come nei secoli veniva immaginato Dio, in effetti si è più preparati. Dopotutto Dio, nella scelta delle risorse umane è sempre stato bravo.

Alessandro è umbro: anche la scelta dell’Umbria non è casuale?

L’Umbria è una regione santa. Prendere uno di Roma sarebbe stato banale, quindi Dio ha pensato: Prendiamo uno di Foligno, che non c’entra nulla… nemmeno di Assisi (anche in questo caso sarebbe stato banale), ma di Foligno. Prevedo poi un boom turistico ad Assisi, in quel caso Foligno verrà spianata e ne diventerà il parcheggio.

Cosa farebbe Dio se potesse fare un miracolo per l’Umbria?

Ci porterei il mare.

Dalle Marche o dalla Toscana?

Dalle Marche, che verranno completamente sommerse. A qualcosa, purtroppo, bisogna rinunciare. Rinunciamo alle Marche.

Da poco è uscito il suo libro Cercasi Dio, punta a raggiungere le copie che ha venduto col primo, quello che tutti noi – più o meno – conosciamo?

È presto per dirlo, è uscito da pochi mesi.

Di cosa parla?

È un romanzo, un po’ autobiografico, un po’ inventato. La vita vera è poco avventurosa, quindi l’ho farcita con la fantasia. È una storia dedicata ai giovani nati negli anni Ottanta, quelli che sono stati cresciuti con l’idea che sarebbe andato tutto bene e invece no, è andata diversamente. Non è che abbiamo avuto una vita difficile, ma ci avevano talmente illuso che la disillusione è stata pesante e siamo ancora provati. Io stesso devo dire che, in un periodo difficile della mia vita, Dio mi ha salvato. Aprire questo profilo mi ha aperto una strada che mai avrei immaginato. Tutto questo viene raccontato nel libro. C’è anche mia mamma, che è una coprotagonista involontaria.

Quindi possiamo dire che il tocco divino c’è stato davvero…

Sì. È stata un’esperienza mistica, tipo San Paolo. Ero un’anima in pena e non sapevo che fare della mia vita, poi è arrivato Dio e mi ha aperto il mondo social, come un vero miracolo.

In concreto cosa è successo?

Ad esempio, mi contattano aziende per tenere corsi sui social network, perché vedono che la mia pagina cresce, ha successo e quindi vogliono sapere i tutti segreti. Mi pagano per questo. Ho lavorato a Milano in aziende dove non sono entrato per il mio curriculum, ma perché ero Dio. Volevano Dio in azienda. Una cosa incredibile!

Alessandro è credente?

Credo in me stesso.

Per finire faccia un augurio ai suoi fedeli… e anche a chi non è proprio un suo fan.

Più che un augurio ci vuole un incoraggiamento. Gli economisti dicono che ci sarà la ripresa dopo il grande crollo. È sempre stato così e così sarà. Bisogna però fare dei cambiamenti, basta essere solo più igienici e più responsabili dei nostri germi. Non è difficile, sono cose che la mamma ci insegna a 5 anni… ce la possiamo fare!