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È quello che diceva l’androide Roy Batty, interpretato dall’attore Rutger Hauer, nel celebre soliloquio della scena finale del film Blade Runner di Ridley Scott.

La frase entrò fin da subito nella storia del cinema. La stessa cosa avrebbe potuto dire la secolare quercia, detta del Pentimento, che il 31 ottobre 2018 è crollata. A tenerla in piedi era rimasto solo un lembo di tronco attaccato a due radici: la maggior parte della base non era più radicata in quanto gravemente ammalata da tempo.
Un forte vento l’ha spinta a terra e ha decretato la sua fine. La quercia era uno degli Alberi Monumentali del Trasimeno e uno dei 54 dell’Umbria; si trovava in località Giorgi, nel Comune di Castiglione del Lago, tra la Cappella devozionale dedicata a Santa Margherita e la strada asfaltata che ricalca il percorso dell’antica via medievale Romea Germanica, a suo tempo solcata dai moltissimi pellegrini e viandanti provenienti dal Nord-Est Europa e diretti verso la Santa Sede.

 

La Chiesetta e la Quercia del Pentimento

La Chiesetta e la Quercia del Pentimento

La storia di Santa Margherita

L’antico albero era legato alla storia della Santa: lì infatti, nel 1274, grazie al suo cane, Margherita aveva trovato assassinato il suo amato Arsenio, con cui conviveva more uxorio e aveva avuto un figlio. Era stato ucciso nell’ambito delle faide guelfo-ghibelline.
In quel momento ci fu la svolta della sua vita: perduto il suo grande amore e rifiutata dalla propria e dalla famiglia di lui, diede inizio a un percorso di fede, che iniziò a Cortona presso i Frati Francescani, fatto di assistenza ai malati e opere di carità. Un percorso che la vide impegnata fino alla sua morte. Margherita, nata a Laviano in provincia di Perugia, è stata proclamata Santa nel 1728.
Il binomio Margherita e Quercia del Pentimento, per l’immaginario popolare, è sempre stato intangibile e indissolubile e sarebbe bello se continuasse in qualche modo a esistere.
Infatti, recentemente, una giovane quercia è stata piantata nello stesso posto di quella andata perduta e una parte del tronco della vecchia pianta è stato posizionato nel piazzale antistante la Chiesetta, a ricordo dell’evento.
Parlando con le persone del luogo è stato riferito che ci sono delle idee o perlomeno delle sane intenzioni di produrre dei manufatti artigiani o delle opere artistiche, con il legno residuo della devota ma ormai perduta quercia.

Altri giganti

L’albero caduto, era un gigante di una bellezza straordinaria: era alto circa 18 metri, con una circonferenza alla base di circa 4 metri e una chioma di circa 20 metri. Gli altri monumentali lacustri censiti sono una roverella in località Montecolognola, un pino domestico in località Zocco (purtroppo recentemente caduto anch’esso a causa di un forte vento) e una roverella vicino a Zucconami-Sanfatucchio. Nel territorio del Trasimeno ci sono molti altri alberi secolari che a oggi non sono stati ancora ufficialmente censiti, come il pluricentenario agrifoglio di Paciano o il millenario olivo di Villastrada.
Loro sì che hanno visto cose, cose che noi umani…

Ingredienti:

  • 150 g di cioccolato dolce
  • 100 g di cioccolato amaro
  • 150 g di mandorle dolci
  • 120 g di rum
  • 120 g di alchermes
  • 3 tazzine di caffè
  • 6 fette di pane raffermo

 

Preparazione:

Togliete al pane la crosta e dividete in due ogni fetta. Versate in una casseruola il caffè, quindi unite metà della cioccolata e fatela sciogliere a fuoco basso, quindi aggiungere 70 grammi di alchermes e 70 grammi di rum. Immergete le fette di pane nella casseruola, bagnatele, toglietele e disponetele sul un piatto da portata. Pelate le mandorle, tostatele in forno e tritatele, quindi mescolate con la cioccolata rimasta, che avete grattugiato e impastate il tutto con l’alchermes e il rum e stendete il composto ottenuto sulle fette di pane. Fate riposate prima di servire.

 

Questo è un dolce di Carnevale tipico di Città di Castello. Ogni sabato, durante il periodo di Carnevale, un rione della città organizza un veglione. Le famiglie portano con sé piatti di vario tipo, tra i quali non mancano mai i crostini ubriachi.
Nell’intervallo tra mezzanotte e l’una si tirano fuori le cibarie e si gustano questi dolci con parenti e amici. Il segreto per preparare dei buoni crostini – che a volte vengono serviti anche in occasione di feste come i battesimi – è usare pane leggermente raffermo ma di buona qualità e cotto in forno a legna. Qualcuno, è un uso recente, preferisce al pane delle fettine di torcolo, ma gli intenditori guardano con sospetto questa usanza.

 


Per gentile concessione di Calzetti&Mariucci editore.       

«Par che ognun di Carnevale a suo modo possa far; par che ora non sia male anche pazzo diventar. Viva dunque il Carnevale, che diletti ci suol dar. Carneval che tanto vale, che fa i cuori giubilar». (Carlo Goldoni).

In pieno tempo carnevalesco tutti si travestono, nell’aria c’è odore di divertimento e «ogni scherzo vale». Anche l’Umbria – come da tradizione – si prepara a sfoggiare le sue maschere della Commedia dell’Arte: cinque esemplari davvero particolari che richiamano vizi e virtù della società e che sberleffano i poteri forti. Il furbo, l’avaro, il mattacchione o il rozzo saggio: personaggi antichi, ma sempre attuali.

 

maschera di carnevale umbra

Il Bartoccio, foto by Facebook

Il Bartoccio

La maschera umbra più famosa è senza dubbio il Bartoccio, che arriva direttamente da Pian del Tevere – un territorio contadino tra San Martino in Campo e Torgiano. Con la sua giacca verde, il gilet rosso porpora e i pantaloni di velluto scuro sfila, durante il Carnevale, su un carro trainato da buoi per il centro di Perugia con la moglie Rosa, sempre piena di brillocchi (gioielli pacchiani) ed enuncia rigorosamente in dialetto perugino le sue bartocciate: versi diretti a colpire i personaggi noti dell’epoca, a smascherare i soprusi dei potenti e a evidenziare le lacune della società, suscitando riso ma anche riflessione. Rappresenta, come tutti i personaggi carnevaleschi, vizi e virtù dell’uomo: è rozzo, sveglio, divertente e saggio. La sua figura, forse popolare o forse inventata dagli scrittori e dai poeti cittadini, risale alla Commedia dell’Arte e se ne trovano tracce già dal Seicento nella tradizione letteraria locale. Durante il Risorgimento è stato un simbolo della città, incarnando alla perfezione lo spirito perugino che si ribellava al Papato.

Le maschere di Avigliano

Ci sono poi Nasotorto, Nasoacciaccato, Chicchirichella e Rosalinda che nascono ad Avigliano Umbro grazie a una nenia risalente al XVI-XVII secolo recitata dai bambini e molto diffusa in varie zone della regione. «Chi è morto? Nasotorto. E chi l’ha sotterrato? Nasoacciaccato. E chi ha suonato la campanella? Quel birbone di Chicchirichella. E chi è la più bramata e mai convinta? La figlia della Florinda. E chi è, chi è? La bella Rosalinda».
Nel 2015, dopo una solenne cerimonia, le quattro maschere sono state iscritte all’anagrafe del Comune di Avigliano Umbro e ora fanno parte a tutti gli effetti della tradizione carnevalesca regionale. Con il loro dialetto, che è un insieme di lingue che vanno dall’Alta Valle del Tevere alla conca ternana, portano in scena le tipiche caratteristiche dell’uomo: l’avarizia, la furbizia, la creatività e la gentilezza.

 

maschere_umbre

Nasotorto, Rosalinda, Nasoacciaccato e Chicchirichella

 

Il primo di cui parlare è Nasotorto, avaro, possidente, asociale e pieno di paure, convinto che esistano solo due tipi di persone: gli ingenui che sfrutta e i bugiardi che invece evita. Per non spendere quattrini rinuncia a riscaldarsi, per questo è sempre raffreddato e porta con sé un fazzoletto bianco che sventola quasi come un vezzo.

Nasoacciaccato, invece, è furbo e imbroglione. Non ama avere vincoli o obblighi di alcun tipo; ha grandi doti di affabulatore e per questo è capace di farsi benvolere dagli altri. Gira sempre con il suo bastone a cui è appeso un fagotto in cui sono racchiusi i suoi averi ed è sempre alla ricerca di qualcuno da imbrogliare. Spesso è in compagnia di Chicchirichella, suo amico e rivale in amore, ed entrambi vogliono conquistare Rosalinda.

Chicchirichella rappresenta lo spirito libero, un eterno Peter Pan: è esuberante e creativo, ma anche eccentrico e divertente. Vive di musica, non ha regole ed è innamorato di Rosalinda, che contende con l’amico Nasoacciaccato, che incontra nell’osteria in cui sono soliti ubriacarsi.

Infine, c’è la bella e furba Rosalinda che, grazie al suo fascino, è capace di attirare le attenzioni maschili e pilotare a suo favore l’amore, anche se è sempre indecisa tra i suoi due spasimanti – Chicchirichella e Nasoacciaccato. È una lontana parente di Nasotorto e spera nella sua eredità. È un personaggio positivo e incarna l’archetipo della principessa o della seduttrice sensibile, abile nel costruire relazioni d’amore e perché capace di ispirare emozioni.

All’UmbriaFiere di Bastia Umbra, dal 17 al 19 febbraio, numerosi attori della ristorazione, dell’ospitalità e dell’hôtellerie saranno riuniti per discutere di sostenibilità e di nuove tendenze. La convention quadriennale A Porte Aperte, organizzata da Cancelloni Food Service Spa, ospiterà numerosi nomi della cucina internazionale e nazionale, così come numerose realtà in grado di fornire i dettami di una nuova ristorazione, della ristorazione del futuro.

L’Umbria anche in questa occasione tiene alta la bandiera dell’eccellenza e dell’innovazione, basti pensare agli interventi che animeranno la tavola rotonda dedicata al valore del cibo e alla riduzione degli sprechi, vero e proprio fulcro di una manifestazione animata dalla sostenibilità e dall’attenzione verso l’ambiente. Il valore etico del cibo sarà infatti illustrato dai portavoce del Sacro Convento di Assisi, della Caritas Diocesana di Perugia e dal presidente dell’Istituto Serafico, mentre il valore quello economico, tra gli altri, da rappresentanti della Fondazione Umbria Jazz e da ReGusto, un progetto che prevede la vendita, a un prezzo scontato, di piatti che rischierebbero di essere buttati. Del valore culturale del cibo parlerà, tra gli altri, l’Università dei Sapori, centro perugino di formazione e cultura dell’alimentazione che da oltre venti anni diffonde e sviluppa competenze e professionalità nel settore Ho.Re.Ca. in Italia e nel mondo; lo stesso centro è inoltre promotore, all’interno di A Porte Aperte, di numerose masterclass legate al mondo del lavoro, di un Programma Educational che annovera mastri gastronomi, macellai, barman, chef e archeochef e di un’area espositivi di prodotti freschi a marchio Cancelloni.

 

Regusto

ReGusto, un progetto che prevede la vendita di piatti che rischierebbero di essere buttati.

 

A organizzare interessanti masterclass saranno anche altre associazioni d’eccellenza che, seppur di respiro nazionale, hanno in Umbria i loro distaccamenti regionali. Stiamo parlando dell’Associazione Italiana Sommelier, dell’Unione Regionale Cuochi Umbri e dell’Associazione Italiana Celiachia che, unendo le proprie conoscenze e peculiarità, renderanno edotto il pubblico sull’abbinamento dei vini alle preparazioni tipiche non solo del lago – come il persico o il tegamaccio – ma anche delle parti più boschive e rurali della regione – come la tagliata, il cinghiale e il cervo, così come delle possibilità offerte dalla cucina senza glutine.

 

 

L’Unione Regionale Cuochi Umbri, negli stessi giorni impegnata anche nei Campionati della Cucina Italiana di Rimini, incoronerà anche – nella mattinata del 19 febbraio – il primo vincitore del contest delle Unioni Regionali del Centro Italia, il cui tema è emblematicamente chiamato esperienze di bosco. A conclusione della stessa giornata sarà eletto anche il vincitore del contest A Porte Aperte, riservato ai clienti di Cancelloni Food Service.

 

Serranova, la serra modulare

Serranova, la serra modulare

 

All’interno del Percorso del Gusto, un’area da scoprire con oltre 80 espositori, troveranno spazio anche una mostra sull’architettura del cibo curata dall’Università degli Studi di Perugia, in cui diverse tavole grafiche policrome realizzate dagli allievi valorizzeranno il rapporto tra cibo e design e Serranova, la serra modulare concepita per la ristorazione capace di garantire prodotti freschi a km zero con un uso minimo di energia.

Con un grande riscontro di pubblico, il Progetto Donna vede Donna, con la sua mostra itinerante fotografica corredata da versi che riflette il mondo femminile attraverso l’obiettivo e la penna di donne che descrivono altre donne, è alla sua seconda tappa: Deruta.

Sabato 8 febbraio, presso la Sala Consiliare comunale, gremita di persone, c’è stata la presentazione del Progetto Donna vede Donna, in cui sono intervenuti il sindaco Michele Toniaccini, l’assessore al Sociale Cristina Canuti, l’assessore alla Cultura di Magione Vanni Ruggeri, Valter Sembolini, A.D. della Cooperativa Pescatori del Trasimeno, Francesca Caproni, direttrice del GAL Trasimeno-orvietano, Giovanni Montani, il sindaco di Acquasparta, la bellissima cittadina che ospiterà una delle prossime tappe della mostra – al momento ci sono 14 richieste tra Comuni, Enti e Associazioni, sia in Umbria sia fuori dai confini regionali e nazionali – Paolo Ricciarelli, presidente della Proloco Deruta.
Le finalità della mostra Donna vede Donna sono quelle di descrivere, con foto (prevalentemente ambientate al lago Trasimeno) e versi, le varie sfaccettature femminili e di mettere in risalto la dolcezza, la bellezza e la centralità sociale delle donne, aborrendo ogni forma di violenza.

 

mostra fotografica

Mostra fotografica

 

Nella stessa occasione è stato presentato il catalogo della mostra, edito da Morlacchi, accompagnato dalla declamazione delle poesie scritte dalle poetesse protagoniste del progetto Donna vede Donna, con la lettura da parte di Alessandra Di Cesare, Francesca Tuscano e Laura Adriani e da una serie di suggestivi video realizzati da Stefano Fasi. L’evento derutese prevede – come da progetto – oltre la mostra internazionale fotografica corredata da versi, quattro incontri letterari, in cui vengono dibattute tematiche al femminile che prendono spunto dalle presentazioni di libri riferiti all’universo femminile.
Il primo, domenica 9 febbraio, ha riguardato con successo la presentazione del libro Non è colpa mia – Voci di uomini che hanno ucciso le donne di Lucia Magionami e Vanna Ugolini, edito da Morlacchi, con la partecipazione di Massimo Pici, Presidente dell’Associazione Libertas Margot, Chiara Giussani, vicepresidente dell’Associazione Franca Viola–Coordinamento Donne Todi, in un costruttivo dibattito con gli intervenuti sulle tematiche riguardanti i femminicidi e la violenza di genere.

 

Progetto Donna vede Donna

Il programma dell’evento

Domenica 16 febbraio alle 16,00 sarà la volta della Ragazza del canneto di Marco Pareti, poi sabato 22 febbraio alle 16,00 presenteranno Laura Adriani il suo La gigante bambina e Francesca Tuscano i suoi Gli stagni di Mosca e Thalassa, domenica 23 febbraio, con inizio alle ore 17,00, un reading con gli autori della Bertoni Editore, di opere riguardanti la sfera femminile.
La mostra Donna vede Donna è ospitata in centro storico derutese, nella splendida Antica Fornace Grazia. L’esposizione è rivolta a tutti, adulti e bambini, e soprattutto pensata per sensibilizzare i giovani attraverso un messaggio positivo e gioioso, sull’importanza e la rilevanza della donna nella vita quotidiana e nei suoi molteplici ruoli.
Il progetto è coordinato dal vostro inviato lacustre e ideato insieme a Marina Sereda, mentre Stefano Fasi è il coordinatore fotografico e direttore artistico con la collaborazione di Graziella Mallamaci. Trasimeno in Dialogo e Ars Cultura sono i progetti culturali e sociali sui quali poggia il messaggio di Donna vede Donna, con il supporto del GAL Trasimeno-orvietano.
Le fotografe sono nove, amatoriali e professioniste, italiane, russe e albanesi: Sara Belia, Roberta Costanzi, Elena Kovtunova, Antonella Marzano, Lorena Passeri, Rita Peccia, Antonella Piselli, Anastasia Trofimova, Renilda Zajmi. Le cinque autrici sono di origine italiana, russa e giapponese: Sara Belia, Naoko Ishii, Graziella Mallamaci, Mariapia Scarpocchi e Marina Sereda.
La mostra, ospitata presso l’Antica Fornace Grazia nel Centro Storico, è aperta dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30 nei giorni di sabato e domenica fino al 23 febbraio compreso. Durante l’apertura della mostra, saranno presenti alcune protagoniste, fotografe e scrittrici, come guide d’eccezione all’esposizione collettiva.
La prossima tappa sarà a Perugia con l’inaugurazione della mostra prevista il 28 febbraio alle ore 17,30 a Palazzo della Penna. Interverranno l’assessore alla Cultura Leonardo Varasano, il giornalista Sandro Allegrini e l’artista Floriana La Rocca.

«L’Umbria è uno scrigno che contiene un gran tesoro, ma bisogna farlo conoscere anche fuori, questo tesoro, altrimenti rimarrà chiuso nello scrigno per sempre».

Io e Alessandro Zaccaro ci siamo conosciti durante un pranzo, decisamente informale, all’interno di un garage. Oggigiorno i food blogger li trovi ovunque! Tra un piatto e l’altro abbiamo deciso di fare quest’intervista. Alessandro è un giovane creativo umbro – un «content-creator» come ama definirsi – ha un blog di successo, ha partecipato a un programma su LA7D e ha deciso di restare a vivere in Umbria, d’investire nel suo futuro qui e di puntare sulla sua regione. Viaggi e cibo sono la sua grande passione e li racconta in Fancy Factory, tra foto (bellissime), ricette e consigli: «A tutti piace viaggiare e mangiar bene. Nel mio blog vi porto con me a provare nuove ricette e a scoprire nuovi posti!» La sua storia mi ha incuriosito e per questo ho voluto fare quattro chiacchiere con lui… magari è la volta buona che mi appassiono alla cucina!

 

Alessandro_Zaccaro

Alessandro Zaccaro

Alessandro la prima domanda è d’obbligo: qual è il suo legame con l’Umbria?

Amo l’Umbria, credo che sia una delle regioni d’Italia in cui si viva meglio! Reduce da diverse esperienze in giro per il mondo – sono stato diversi mesi a Londra per studio, alcuni mesi in America per lavoro e alcuni anni a Roma, sempre per lavoro – ho deciso di tornare per vivere e lavorare nella mia regione. Non ho mai concepito lo stile di vita delle grandi città, dove per fare il tragitto casa-lavoro si impiega fino a due ore per colpa del traffico. Ho quindi preferito tornare ai ritmi di vita lenti ma sani! Le mie origini sono però meridionali, entrambi i miei genitori infatti sono nati e cresciuti in Calabria. Hanno poi deciso di costruirsi una vita in Umbria, provando a dare un futuro migliore a me e ai miei fratelli.

Quando è nato il blog Fancy Factory?

Ho da sempre avuto un forte legame con il cibo, con lo stare insieme a tavola e con la condivisione. Nel 2012, spinto dagli amici, un po’ per gioco, ho deciso di aprire il mio blog, il cui punto focale era proprio il cibo. Ho quindi iniziato a riempire questo contenitore-digitale di ricette della mia famiglia, ricette rielaborate e quasi esclusivamente di dolci.

Perché questo nome?

Il nome Fancy Factory vuole raccontare quello che sarebbe poi diventato il mio lavoro e cioè una fabbrica della fantasia, dell’immaginazione: sì, perché oltre a essere blogger ho acquisito con il tempo diverse competenze creative, tecniche fotografiche e di post-produzione. Oggi amo definirmi un content-creator, cioè un creatore di contenuti che vanno dal copy, allo studio di scatti fotografici basati sulle esigenze dei miei clienti in linea con il mio stile e con il mio mood.

Come ha iniziato il suo lavoro?

Questa mia passione si è trasformata in lavoro dopo diversi anni di sacrifici, dedizione, studio e sperimentazioni. Non si apre un blog per fare soldi, lo si apre perché si ha qualcosa da raccontare, perché si ha la voglia di condividere le proprie passioni, nel mio caso legate proprio al cibo e al viaggiare! Le prime collaborazioni con aziende e agenzie di comunicazione sono arrivate nel 2016, da lì a poco ho deciso di intraprendere questo percorso, dedicandomi quasi a tempo pieno a questo lavoro.

Fare questo lavoro oggi sembra facile ma non lo è: i suoi genitori come l’hanno presa?

I miei genitori mi hanno sempre supportato nel mio percorso formativo aiutandomi anche economicamente a seguire dei corsi di formazione fotografica specifici del settore food (food photography) e gliene sarò sempre grato: dopotutto sono l’unico figlio a non aver intrapreso la strada universitaria e che si è voluto subito formare per fare quello che da sempre gli riusciva meglio –  il creativo nel senso più ampio del termine.

 

blogger seduto sopra una scogliera

Il blogger in uno dei suoi tanti viaggi

Si definisce un semplice amante del cibo e dei viaggi: quanto sono importanti per lei queste due cose?

Ho costruito praticamente su queste due tematiche il mio lavoro. Quando le tue passioni si trasformano nel tuo lavoro devi stare però molto attento a non perdere l’entusiasmo iniziale e soprattutto a non perdere il tuo stile, che ti contraddistinguerà poi in maniera inequivocabile tra tanti altri tuoi competitor. Ho deciso di puntare su questi due settori perché, oltre a essere di interesse comune (a chi non piace viaggiare o mangiar bene?) sono strettamente collegate. Qual è infatti la prima cosa che facciamo una volta scesi dall’aereo? Sicuramente andare in hotel e cercare qualcosa da mangiare! È impressionante poi come dalla cucina locale si riesca a scoprire davvero la cultura e la tradizione di un luogo. Questo è quello che mi affascina di più.

Sostiene che il cibo «non è solo sostanza nutritiva, ma uno stile di vita»: come convincerebbe del contrario qualcuno – tipo me – che mangia più che altro solo per nutrirsi?

Oggigiorno siamo davvero presi da mille situazioni, pensieri, lavori e ci dimentichiamo facilmente di quanto invece sia fondamentale un pasto sano ed equilibrato. Mangiare in maniera sregolata tutti i giorni, a lungo andare può effettivamente crearci problematiche più o meno serie. Il che non vuol dire doversi mettere ai fornelli tutti i giorni, due volte al giorno: anzi, vuol dire organizzarsi anche dal punto di vista nutrizionale, programmando magari due giorni alla settimana da dedicare alla preparazione dei nostri pasti – da consumare durante le pause pranzo in ufficio ad esempio. La frase: «Non ho tempo di cucinare» è davvero entrata nel nostro vocabolario: dobbiamo invece imparare a riscoprire quelle che sono le nostre tradizioni, la nostra cultura culinaria. Ricordiamoci che siamo sempre la culla di quella Dieta Mediterranea studiata per anni da Ancel Keys e ancora oggi tema attuale tra i nutrizionisti di tutto il mondo.

Qual è il piatto umbro che proferisce?

Abbiamo la fortuna di trovarci su un territorio ricchissimo di cereali e legumi. Dalle lenticchie di Castelluccio alla fagiolina del lago Trasimeno, dalla quasi dimenticata Roveja di Cascia al fagiolo secondo del Piano di Orvieto: una miriade di varietà autoctone che vengono oggi riscoperte anche dagli chef più famosi! Oltre a essere una fonte proteica vegetale, di fibre, vitamine e sali minerali, i legumi hanno davvero molte proprietà benefiche per il nostro organismo. I miei piatti preferiti sono sicuramente le zuppe della cultura contadina fatte con ingredienti semplici e umili.

Il suo cavallo di battaglia in cucina?

Sicuramente le zuppe di legumi e cereali. Amo le lente cotture perché riescono a tirar fuori tutti i sapori da ogni singolo ingrediente!

 

mani che fanno la pasta fatta in casa

Alessandro Zaccaro con le mani in pasta

Lei è uno di quelli che pensa che la cucina italiana sia la migliore del mondo?

Io sono uno di quelli che pensa che si possa mangiar bene davvero ovunque, sono quello che appena atterra in un paese straniero pensa subito a sperimentare la cucina locale – anche street food – dove si nasconde la vera anima di una città!

In autunno ha realizzato un programma per LA7D: di cosa si trattava?

Ho avuto il piacere di partecipare, insieme ad altri food blogger provenienti da tutta Italia, a un reality girato in montagna, nei pressi di Belluno. Il format Vado a Vivere in Montagna prevedeva una serie di prove da superare per poter accedere alle puntate successive. Le prove si dividevano in singole o a squadra dove bisognava davvero tirar fuori i denti e rimboccarsi le maniche. Per citarne alcune: ranghinare manualmente il fieno, zappare la vigna, spalare letame, costruire pollai…

Il suo prossimo viaggio dove sarà?

Mentre mi preparo per un viaggio di famiglia a Malta, sto pianificando proprio uno dei viaggi che sogno da troppo tempo: la Giordania! Sto cercando di includere varie tappe da Amman fino al sito archeologico di Petra, per scoprire il territorio nella maniera più local possibile.

Qual è il suo sogno nel cassetto?

Poter lavorare sempre di più per il mio territorio e per la mia regione che, purtroppo, non mi sembra ancora molto aperta a nuove attività o figure professionali lanciate verso il futuro. Come sono solito dire, l’Umbria è uno scrigno che contiene un gran tesoro, ma bisogna farlo conoscere anche fuori questo tesoro, altrimenti rimane chiuso in quello scrigno per sempre.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Tradizioni, cultura, natura.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione…

Le dolci colline verdi che ospitano incantevoli borghi medievali: questa è l’immagine che ho sempre nella mente quando penso alla mia casa e soprattutto quando cerco di spiegare la mia regione alle persone che incontro nei miei viaggi e che provengono da diverse parti del mondo.

A Palazzo della Corgna di Castiglione del Lago la mostra pittorica Mikhail Koulakov – La via del guerriero, a cura di Andrea Baffoni, ha avuto un gran successo di pubblico ed è stata prorogata fino al 15 marzo 2020.

Visto il successo, la mostra è stata prorogata

 

Per la prima volta viene analizzata l’opera di Koulakov attraverso l’aspetto delle discipline di combattimento di cui il pittore era importante esponente a livello internazionale.
Koulakov, di origine russa ma per molti anni residente in Umbria fino alla sua morte, è stato maestro di Tai Chi Chuan e ha condiviso questa disciplina nelle sue espressioni artistiche. Infatti, i dipinti esposti ci fanno capire l’intimo rapporto tra la sua opera e le arti guerriere orientali, intese come filosofia di vita.
Andrea Baffoni – il curatore della mostra – ci ha spiegato: «Per la prima volta il lavoro di Koulakov viene letto attraverso il rapporto tra arte e arti marziali. L’artista ne sarebbe stato contento, era un suo sogno che la critica, prima o poi, potesse parlare della sua opera in questo modo. Attraversando la mostra ci si rende infatti perfettamente conto di come la gestualità di Koulakov fosse il risultato di forze interiori maturate attraverso la pratica marziale. Ogni gesto esprime l’energia di ore e ore di meditazione, il perfetto rapporto tra la parte interiore e quella esteriore di se stesso che rende ogni opera un pezzo unico e assolutamente irripetibile».

 

Oltre il confronto (1974)

 

La mostra è nata da un’idea di Alfredo Principato, che con l’artista ha condiviso numerose esperienze nell’ambito delle arti marziali, ha avuto il supporto della vedova dell’artista Marianna Molla Koulakov ed è stata organizzata grazie al contributo dell’ACSI, Associazione Centri Sportivi Italiani e dell’OAM Italia, Ordine Arti Marziali, inserendosi nel programma di Lagodarte con il partenariato di Sistema Museo e Aurora Group.
Nell’ambito della mostra La via del guerriero, Umbria Poesia Festival, con la sua general director Alessandra Di Cesare, ha organizzato il 26 gennaio scorso un evento letterario rifacendosi al tema principale dell’esposizione castiglionese e per raccontare lo stretto legame tra l’Umbria, il Trasimeno e l’Oriente.
Sono intervenuti, sostenuti da un attento e nutrito pubblico, Alfredo Principato, Fabio Capitanucci, Francesca Tuscano, Marco Pareti e Alessandra Di Cesare.

 

L’esposizione

 

Baffoni, a proposito dell’evento organizzato da Umbria Poesia Festival, ha aggiunto: «Il lavoro di Koulakov si esprime anche attraverso la letteratura. Nel catalogo della mostra sono stati pubblicati testi in chiave poetica in cui l’artista esprimeva la sua filosofia dell’arte unita alle arti marziali. Un evento di carattere letterario poetico in tale occasione è quindi un arricchimento ulteriore dell’offerta proposta dall’esposizione e soprattutto rende omaggio alla profonda cultura che Koulakov ha saputo imprimere attraverso il suo lavoro e la sua stessa vita. Hanno impreziosito l’evento il pianista Thomas Menci e i chitarristi Alessandro Zucchetti e Nico Pagliaricci».

 

 


Per saperne di più.