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Ingredienti

  • alcune fette sottili di guanciale di maiale fresco oppure secco
  • qualche foglia di salvia
  • qualche cucchiaio di aceto di vino bianco
  • sale
  • pepe

Preparazione

Ponete in una padella le fette di guanciale, fate perdere loro il grasso e gettatelo via. Rimettete le fette di guanciale nella padella assieme alla salvia, dopo un minuto o due spruzzate d’aceto, regolate se necessario di sale e pepe e servite.

 

Questa preparazione, quasi in disuso, era tipica del periodo invernale ed era conosciuta in tutta l’Umbria. Nella zona di Todi, a volte, si aggiungeva anche del pomodoro. Si serviva per cena, accompagnata da qualche fetta di pane.

 


Per gentile concessione di Calzetti&Mariucci editore.

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È quello che diceva l’androide Roy Batty, interpretato dall’attore Rutger Hauer, nel celebre soliloquio della scena finale del film Blade Runner di Ridley Scott.

La frase entrò fin da subito nella storia del cinema. La stessa cosa avrebbe potuto dire la secolare quercia, detta del Pentimento, che il 31 ottobre 2018 è crollata. A tenerla in piedi era rimasto solo un lembo di tronco attaccato a due radici: la maggior parte della base non era più radicata in quanto gravemente ammalata da tempo.
Un forte vento l’ha spinta a terra e ha decretato la sua fine. La quercia era uno degli Alberi Monumentali del Trasimeno e uno dei 54 dell’Umbria; si trovava in località Giorgi, nel Comune di Castiglione del Lago, tra la Cappella devozionale dedicata a Santa Margherita e la strada asfaltata che ricalca il percorso dell’antica via medievale Romea Germanica, a suo tempo solcata dai moltissimi pellegrini e viandanti provenienti dal Nord-Est Europa e diretti verso la Santa Sede.

 

La Chiesetta e la Quercia del Pentimento

La Chiesetta e la Quercia del Pentimento

La storia di Santa Margherita

L’antico albero era legato alla storia della Santa: lì infatti, nel 1274, grazie al suo cane, Margherita aveva trovato assassinato il suo amato Arsenio, con cui conviveva more uxorio e aveva avuto un figlio. Era stato ucciso nell’ambito delle faide guelfo-ghibelline.
In quel momento ci fu la svolta della sua vita: perduto il suo grande amore e rifiutata dalla propria e dalla famiglia di lui, diede inizio a un percorso di fede, che iniziò a Cortona presso i Frati Francescani, fatto di assistenza ai malati e opere di carità. Un percorso che la vide impegnata fino alla sua morte. Margherita, nata a Laviano in provincia di Perugia, è stata proclamata Santa nel 1728.
Il binomio Margherita e Quercia del Pentimento, per l’immaginario popolare, è sempre stato intangibile e indissolubile e sarebbe bello se continuasse in qualche modo a esistere.
Infatti, recentemente, una giovane quercia è stata piantata nello stesso posto di quella andata perduta e una parte del tronco della vecchia pianta è stato posizionato nel piazzale antistante la Chiesetta, a ricordo dell’evento.
Parlando con le persone del luogo è stato riferito che ci sono delle idee o perlomeno delle sane intenzioni di produrre dei manufatti artigiani o delle opere artistiche, con il legno residuo della devota ma ormai perduta quercia.

Altri giganti

L’albero caduto, era un gigante di una bellezza straordinaria: era alto circa 18 metri, con una circonferenza alla base di circa 4 metri e una chioma di circa 20 metri. Gli altri monumentali lacustri censiti sono una roverella in località Montecolognola, un pino domestico in località Zocco (purtroppo recentemente caduto anch’esso a causa di un forte vento) e una roverella vicino a Zucconami-Sanfatucchio. Nel territorio del Trasimeno ci sono molti altri alberi secolari che a oggi non sono stati ancora ufficialmente censiti, come il pluricentenario agrifoglio di Paciano o il millenario olivo di Villastrada.
Loro sì che hanno visto cose, cose che noi umani…

Ingredienti:
150 g di cioccolato dolce
100 g di cioccolato amaro
150 g di mandorle dolci
120 g di rum
120 g di alchermes
3 tazzine di caffè
6 fette di pane raffermo

Preparazione:
Togliere al pane la crosta e dividere in due ogni fetta. Versare in una casseruola il caffè, quindi unite metà della cioccolata e fatela sciogliere a fuoco basso, quindi aggiungere 70 grammi di alchermes e 70 grammi di rum. Immergete le fette di pane nella casseruola, bagnatele, toglietele e disponetele sul un piatto da portata. Pelate le mandorle, tostatele in forno e tritatele., quindi mescolate con la cioccolata rimasta, che avete grattugiato e impastate il tutto con l’alchermes e il rum e stendete il composto ottenuto sulle fette di pane. Fate riposate prima di servire.


Questo è un dolce di Carnevale tipico di Città di Castello. Ogni sabato, durante il periodo di Carnevale, un rione della città organizza un veglione. Le famiglie portano son sé piatti di vario tipo, tra i quali non mancano mai i crostini ubriachi. Nell’intervallo tra mezzanotte e l’una si tirano fuori le cibarie e si gustano questi dolci con parenti e amici. Il segreto per preparare dei buoni crostini, che a volte vengono serviti anche in occasione di feste come i battesimi, è usare pane leggermente raffermo ma di buona qualità e cotto in forno a legna. Qualcuno, è un uso recente, preferisce al pane delle fettine di torcolo, ma gli intenditori guardano con sospetto questa usanza.

 

Per gentile concessione di Calzetti & Mariucci Editore

Con un grande riscontro di pubblico, la mostra fotografica itinerante corredata da versi Donna vede Donna è giusta a coprire la sua seconda tappa: Deruta.

 

Sabato 8 febbraio, presso la Sala Consiliare comunale di Deruta, gremita di persone, c’è stata la presentazione del progetto Donna vede Donna, in cui sono intervenuti il Sindaco Michele Toniaccini, l’Assessore al sociale, la derutese Cristina Canuti, l’Assessore alla Cultura di Magione Vanni Ruggeri, Valter Sembolini, A.D. della Cooperativa Pescatori del Trasimeno, Francesca Caproni, direttrice del GAL Trasimeno-orvietano, Giovanni Montani – Sindaco di Acquasparta, la cittadina che ospiterà una delle prossime tappe della mostra (al momento ci sono 14 richieste tra Comuni, Enti e Associazioni, sia in Umbria sia fuori dei confini regionali e nazionali) – e Paolo Ricciarelli, presidente della ProLoco Deruta.

 

Le finalità della mostra Donna vede Donna sono quelle di descrivere, con foto prevalentemente ambientate al lago Trasimeno e versi, le varie sfaccettature femminili e di mettere in risalto la dolcezza, la bellezza e la centralità sociale delle donne, aborrendo ogni forma di violenza.
Nella stessa occasione è stato presentato il catalogo della mostra, edito da Morlacchi, accompagnato dalla declamazione delle poesie scritte dalle poetesse protagoniste del progetto Donna vede Donna, con la lettura da parte di Alessandra Di Cesare, Francesca Tuscano e Laura Adriani e da una serie di suggestivi video realizzati da Stefano Fasi.

 

L’evento derutese prevede, oltre la mostra internazionale fotografica corredata da versi, quattro incontri letterari, in cui vengono dibattute tematiche al femminile che prendono spunto dalle presentazioni di libri riferiti all’universo femminile.
Il primo, domenica 9 luglio ha riguardato la presentazione del libro Non è colpa mia – Voci di uomini che hanno ucciso le donne di Lucia Magionami e Vanna Ugolini, edito da Morlacchi, con la partecipazione di Massimo Pici, Presidente dell’Associazione Libertas Margot, Chiara Giussani vicepresidente dell’Associazione Franca ViolaCoordinamento Donne Todi, in un costruttivo dibattito con gli intervenuti sulle tematiche riguardanti i femminicidi e la violenza di genere.
Domenica 16 febbraio alle 16,00 sarà la volta della Ragazza del canneto di Marco Pareti, poi sabato 22 febbraio alle 16,00 presenteranno Laura Adriani il suo La gigante bambina e Francesca Tuscano i suoi Gli stagni di Mosca e Thalassa; domenica 23 febbraio, con inizio alle ore 17,00, ci sarà un reading degli autori della Bertoni Editore, sempre di opere riguardanti la sfera femminile.

 

La Mostra Donna vede Donna è ospitata nel centro storico derutese, nella splendida Antica Fornace Grazia. L’esposizione è rivolta a tutti, adulti e bambini, e soprattutto è pensata per sensibilizzare i giovani, attraverso un messaggio positivo e gioioso, sull’importanza e la rilevanza della donna nella vita quotidiana e nei suoi molteplici ruoli.
Marco Pareti è il coordinatore del progetto, coideatore insieme a Marina Sereda, mentre Stefano Fasi, è il coordinatore fotografico e direttore artistico con la collaborazione di Graziella Mallamaci. Trasimeno in Dialogo e Ars Cultura sono i progetti culturali e sociali sui quali poggia il messaggio di Donna vede Donna, con il supporto del GAL Trasimeno-orvietano.
Le fotografe sono nove, amatoriali e professioniste, tra italiane, russe e albanesi: Sara Belia, Roberta Costanzi, Elena Kovtunova, Antonella Marzano, Lorena Passeri, Rita Peccia, Antonella Piselli, Anastasia Trofimova, Renilda Zajmi. Le cinque autrici sono di origine italiana, russa e giapponese: Sara Belia, Naoko Ishii, Graziella Mallamaci, Mariapia Scarpocchi e Marina Sereda.

 

La mostra è aperta dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 18,30 nei giorni di sabato e domenica, fino al 23 febbraio compreso.
Durante l’apertura della mostra saranno presenti alcune protagoniste, fotografe e scrittrici, come guide d’eccezione all’esposizione collettiva.
L’evento del giorno 8 febbraio è stato seguito, in diretta video streaming, da MEPRadio in collaborazione con BluSky.
La prossima tappa sarà a Perugia con l’inaugurazione della mostra Donna vede Donna, prevista il 28 febbraio pv alle ore 17,30 a Palazzo della Penna. Interverranno l’Assessore alla Cultura Leonardo Varasano, il giornalista Sandro Allegrini e l’artista Floriana la Rocca.

«L’Umbria è uno scrigno che contiene un gran tesoro, ma bisogna farlo conoscere anche fuori questo tesoro altrimenti rimane chiuso nello scrigno per sempre».

Io e Alessandro Zaccaro ci siamo conosciuti durante un pranzo, decisamente informale, all’interno di un garage. Tra una mangiata e l’altra abbiamo deciso di fare quest’intervista: Alessandro è un giovane creativo – un «content-creator» come ama definirsi – ha un blog di successo, ha partecipato a un programma tivù su LA7, ma ha deciso di restare a vivere in Umbria, d’investire nel suo futuro qui e di puntare sulla sua regione. Viaggi e cibo sono la sua grande passione e li racconta in Fancy Factory, tra foto, ricette e consigli: “Ha tutti piace viaggiare e mangiar bene!”. La sua storia mi ha incuriosito, per questo ho voluto fare quattro chiacchiere con lui… magari è la volta buona che mi appassiono alla cucina!

 

Alessandro_Zaccaro_foodblogger

Alessandro Zaccaro

Alessandro, qual è il suo legame con l’Umbria?

Amo l’Umbria, credo che sia una tra le regioni d’Italia in cui si viva meglio! Reduce da diverse esperienze in giro per il mondo – sono stato diversi mesi a Londra per studio, alcuni mesi in America per lavoro e alcuni anni a Roma sempre per lavoro – ho deciso di tornare per vivere e lavorare nella mia regione. Non ho mai concepito uno stile di vita nelle grandi città dove per fare il tragitto casa-lavoro si impiega fino a due ore per colpa del traffico. Ho quindi preferito tornare ai ritmi di vita lenti ma sani! Le mie origini sono però meridionali, entrambi i miei genitori infatti sono nati e cresciuti in Calabria. Hanno poi deciso di costruirsi una vita in Umbria, provando a dare un futuro migliore a me e ai miei fratelli.

Quando è nato il blog Fancy Factory?

Ho da sempre avuto un forte legame con il cibo, con lo stare insieme a tavola e la condivisione. Nel 2012, spinto dagli amici, un po’ per gioco, ho decido di aprire il mio blog il cui punto focale era proprio il cibo. Ho quindi iniziato a riempire questo contenitore-digitale di ricette della mia famiglia, ricette rielaborate e con un taglio quasi esclusivamente dolce.

Da dove deriva il nome?

Il nome Fancy Factory vuole raccontare quello che sarebbe poi diventato il mio lavoro e cioè una fabbrica della fantasia, dell’immaginazione, si perché oltre a essere blogger ho acquisito con il tempo diverse competenze creative, tecniche fotografiche e di post-produzione. Oggi amo definirmi un content-creator, cioè un creatore di contenuti che vanno dal copy, allo studio di scatti fotografici basati sulle esigenze dei miei clienti in linea con il mio stile e con il imo mood.

Come ha iniziato a fare questo lavoro?

Questa mia passione si è trasformata in lavoro dopo diversi anni di sacrifici, dedizione, studio e sperimentazioni. Non si apre un blog per fare soldi, lo si apre perché si ha qualcosa da raccontare, perché si ha la voglia di condividere le proprie passioni, nel mio caso legate proprio al cibo e al viaggiare! Le prime collaborazioni con aziende e agenzie di comunicazione sono arrivate nel 2016, da lì a poco ho deciso di intraprendere questo percorso, dedicandomi quasi a tempo pieno esclusivamente a questo lavoro.

Fare questo lavoro oggi sembra facile ma non lo è: i suoi genitori come l’hanno presa?

I miei genitori mi hanno sempre supportato nel mio percorso formativo aiutandomi anche economicamente a seguire dei corsi di formazione fotografica specifici del settore food (foodphotography) e glie ne sarò sempre grato: dopotutto sono l’unico figlio a non aver intrapreso la strada universitaria e che si è voluto subito formare per fare quello che da sempre gli riusciva meglio, il creativo nel senso più ampio del termine.

Si definisce un semplice amante del cibo e dei viaggi: quanto sono importanti per lei queste due cose?

Ho costruito praticamente su queste due tematiche il mio lavoro. Quando le tue passioni si trasformano nel tuo lavoro devi stare però molto attento a non perdere l’entusiasmo iniziale e soprattutto a non perdere il tuo stile, che ti contraddistinguerà poi in maniera inequivocabile tra tanti altri tuoi competitor. Ho deciso di puntare su questi due settori perché, oltre a essere di interesse comune (a chi non piace viaggiare o mangiar bene?) sono strettamente collegate. Qual è infatti la prima cosa che facciamo una volta scesi dall’aereo durante i nostri viaggi? Sicuramente andare in hotel e cercare qualcosa da mangiare! È impressionante poi come dalla cucina locale si riesca a scoprire davvero la cultura e la tradizione di un luogo. Questo è quello che mi affascina di più.

Sostiene che il cibo “non è solo sostanza nutritiva ma uno stile di vita”: come convincerebbe del contrario qualcuno – tipo me – che “mangia solo per nutrirsi” nella maggior parte dei casi…

Oggi giorno siamo davvero presi da mille situazioni, pensieri, lavori e ci scordiamo facilmente di quanto invece sia fondamentale un pasto sano ed equilibrato. Mangiare in maniera sregolata tutti i giorni, a lungo andare può effettivamente crearci problematiche più o meno seri. Il che non vuol dire doversi mettere ai fornelli tutti i giorni, due volte al giorno anzi, vuol dire potersi organizzare anche dal punto di vista nutrizionale per cui riuscire a programmarsi magari due giorni alla settimana da dedicare alla preparazione dei nostri pasti da consumare durante le pause pranzo in ufficio ad esempio. La frase: «Non ho tempo di cucinare» è davvero entrata nei nostri vocabolari troppo frequentemente, dobbiamo invece imparare a riscoprire quelle che sono le nostre tradizioni, la nostra cultura culinaria. Dopotutto, ricordiamoci che siamo sempre la culla della Dieta Mediterranea studiata per anni da Ancel Keys e ancora oggi tema attuale tra i nutrizionisti di tutto il mondo.

Qual è il piatto umbro che proferisce?

Abbiamo la fortuna di trovarci su un territorio ricchissimo di cereali e legumi. Dalle lenticchie di Castelluccio alla fagiolina del lago Trasimeno, dalla quasi dimenticata Roveja di Cascia al fagiolo secondo del Piano di Orvieto: una miriade di varietà autoctone che vengono oggi riscoperte anche dagli chef più famosi! Oltre a essere una fonte proteica vegetale, di fibre, vitamine e sali minerali i legumi hanno davvero molte proprietà benefiche per il nostro organismo. I miei piatti preferiti sono sicuramente le zuppe della cultura contadina fatte con ingredienti semplici e umili.

Il suo cavallo di battaglia in cucina?

Sicuramente le zuppe di legumi e cereali. Amo le lente cotture perché riescono a tirar fuori tutti i sapori da ogni singolo ingrediente!

 

Alessandro Zaccaro

Lei è uno di quelli che pensa che la cucina italiana è la migliore del mondo?

Io sono uno di quelli che pensa che si possa mangiar bene davvero ovunque, sono quello che appena atterra in un paese straniero pensa subito a sperimentare e provare la cucina locale, possibilmente anche street-food, dove si nasconde la vera anima di una città!

In autunno ha realizzato un programma per LA7D: di cosa si trattava?

Ho avuto il piacere di partecipare insieme ad altri food-blogger provenienti da tutta Italia a un reality girato in montagna, nei pressi di Belluno. Il format Vado a Vivere in Montagna prevedeva una serie di prove da superare per poter accedere alle puntate successive. Le prove si dividevano in singole o a squadra dove bisognava davvero tirar fuori i denti e rimboccarsi le maniche. Per citarne alcune: ranghinare manualmente il fieno, zappare la vigna, spalare letame, costruire pollai…

Il suo prossimo viaggio dove sarà?

Mentre mi preparo per un viaggio di famiglia a Malta, sto pianificando proprio uno dei viaggi che sogno da troppo tempo: La Giordania! Sto cercando di includere varie tappe da Amman fino alla scoperta del sito archeologico di Petra per scoprire il territorio nella maniera più local possibile.

Qual è il suo sogno nel cassetto?

Poter lavorare sempre di più per il mio territorio e per la mia regione che, purtroppo, non mi sembra ancora molto aperta a nuove attività o figure professionali lanciate verso il futuro. Come sono solito dire, l’Umbria è uno scrigno che contiene un gran tesoro, ma bisogna farlo conoscere anche fuori questo tesoro altrimenti rimane chiudo in quello scrigno per sempre.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Tradizioni, cultura, natura.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione…

Le dolci colline verdi che ospitano incantevoli borghi medievali, questa è l’immagine che ho sempre nella mente quando penso alla mia casa e soprattutto quando cerco di spiegare la mia regione alle persone che incontro nei miei viaggi e che provengono da diverse parti del mondo.