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Assolutamente da vedere. Non solo perché è «la più grande e completa mostra di Hermann Nitsch finora allestita in Italia» come scrive Italo Tomassoni, ma perché Hermann Nitsch O.M.T Orgien Mysterien Theater (Teatro delle Orge e dei Misteri)– Colore dal Rito, allestita al CIAC – Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno a cura di Italo Tomassoni e Giuseppe Morra e ancora visitabile fino al 13 agosto, emoziona davvero.

La mostra raccoglie circa 40 opere, divise in nove diversicicli di lavori, realizzati tra il 1984 e il 2010,  provenienti dal Museo Hermann Nitsch di Napoli, fondato nel 2008 da Giuseppe Morra, dal 1974 storico gallerista e editore dei suoi scritti.

Disgusto

Ci vuole disgustare, offendere, perché l’azionismo viennese, di cui Nitsch è ancora uno dei più importanti esponenti, fin dalla sua formazione negli anni Sessanta ha sempre colpito per le sue performance, caratterizzate da immagini e tematiche ispirate da un diffuso atteggiamento dissacrante, quasi profanatorio, nei confronti dei simboli religiosi, delle funzioni del corpo e delle pratiche sessuali. Possiamo gridare allo scandalo, ma ciò non farà altro che accreditare l’intenzione degli stessi artisti azionisti che si proponevano, come scrive l’artista, di «provocare nello spettatore un’istintiva sensuale eccitazione». Per le sue azioni Nitsch verrà arrestato più volte.

Una delle opere dissacranti dell’artista, in mostra al CIAC di Foligno

Il mago delle favole nordiche

La mostra in realtà è lirica e coinvolgete, allestita come fosse un’unica grande opera aperta; ci fa vedere Nitsch come «un mago delle favole nordiche», scrive ancora Tomassoni, «un orfismo estetico ispirato al mistero della creazione e alle illimitate opportunità visionarie dell’arte».
Gli artisti del Wiener Aktionismus, eredi di quella secessione viennese e di Egon Schiele, vedevano nell’intensità espressiva, nell’introspezione psicologica dell’azione performativa, l’unico modo per comunicare il loro disagio interiore e tutta l’angoscia e la complessità dell’esistenza umana. Ma credo determinante, come negli anni la critica ha sottolineato, è il profondo senso di colpa derivato dall’essere stati coinvolti nella Seconda Guerra Mondiale, che provoca un senso di rifiuto e la necessità di liberarsi con ogni mezzo dal peso di se stessi.
Tra le numerose celebri installazioni presenti in mostra, citiamo 18b.malaktion, 1986, Napoli, Casa Morra. Si tratta di grandi tele dove domina il colore rosso versato o schizzato, composte come una croce, una pittura d’azione che è gesto e drammaticità pura.

18b.malaktion, 1986, Napoli, Casa Morra.

Con gli scarti, i relitti delle sue performance, costruisce installazioni come 130.aktion installazione di relitti, 2010 Museo Nitsch Napoli, grandi teli bianchi e camici macchiati di sangue, barelle servite per trasportare corpi che divengono tavoli o altari, attrezzi chirurgici come bisturi o divaricatori, provette e alambicchi che rimandano al corpo e ai suoi umori, zollette di zucchero e fazzolettini di carta messi in file perfettamente regolari, che suggeriscono sensazioni di freschezza e purezza. Frutta in decomposizione, testimonianza di un evento sacrificale assente, segni rituali e formali di fatti fisici e carnali.

Un’altra delle opere in mostra al CIAC di Foligno

Il castello di Prinzendorf

Al piano inferiore, come in una sorta di cripta, è proiettato il lungo video della azione di Prinzendorf del 1984, ripresentata in teatro negli anni Duemila.
Il castello di Prinzendorf, paese vicino Vienna, acquistato dall’artista nel 1971, diviene sede del suo das Orgien Mysterien Theater, le cui azioni si susseguono a partire dalla domenica di Pentecoste del 1973. Nel luglio del 1984 la sua 80.ma azione dura tre giorni e tre notti intere. La tragicità della sofferenza passiva sulla croce, il simbolico cospargere e imbrattare il Cristo crocifisso, viene effettuato in modo «spiritualizzato», «astratto, ma nonostante ciò in modo non meno reale» come la descrive Nitsch. Ed ancora: «Il mio teatro delle orge e dei misteri concentra l’esperienza intensa, il rituale nel senso della forma, creando un festival dell’esistenza, un’esperienza concentrata, consapevole e sensuale, del nostro esser(ci)».
Oggi continua a portare avanti, intensificandola e caricandola di sempre più forti implicazioni, la sua idea dell’Orgien Mysterien Theater, in vista di un suo    che coinvolga tutti i sensi e ogni azione umana. Nei suoi Statuti evidenzia il senso profondo della sua arte: «L’impegno dell’arte è essere sacerdozio di una nuova concezione esistenziale[…]: liberare l’umanità dai suoi istinti bestiali».

Apertura e orari mostra: Venerdì 16.00-19.00, Sabato e Domenica 10.30-12.30 – 16.00-19.00
Biglietto: € 5,00; ridotto € 3,00. Ingresso gratuito per: ragazzi fino a 14 anni,  scolaresche e portatori di handicap

Per saperne di più su Foligno

arte liberty in umbria

Titolo: Il Liberty in Umbria.

Architettura – Pittura- Scultura e Arti decorative. Architecture – Painting – Sculpture and Decorative Arts

Curatore: Maurizio Bigio

Editore: Fabrizio Fabbri

Anno di pubblicazione: 2016

ISBN: 97888677806886

Caratteristiche: 231 p., formato cm 28 x 24,5, numerose illustrazioni fotografiche a colore, brossura illustrata con bandelle.

Prezzo: € 35,00

 

«Questa pubblicazione nasce dall’interesse che ho sempre avuto per le arti in genere, per la pittura, la scultura, l’architettura e la fotografia. Sono stato sempre interessato al Bello.»

L'autore

È con queste parole che Maurizio Bigio, laurea in Economia e Commercio e trentasette anni di attività svolta come Dottore Commercialista, parla della sua ultima impresa “nel campo delle arti”. Avventure non nuove per lui che si è da sempre cimentato nel campo artistico come musicista, raggiungendo importanti traguardi che lo portarono, negli anni Settanta, a collaborare con i maggiori cantautori del periodo e a pubblicare l’LP Rock Bigio Blues. Recentemente ha ampliato i propri orizzonti artistici dedicandosi alla fotografia, collaborando alla realizzazione del nuovo catalogo del MUSA (Museo dell’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci di Perugia) a cura di Fedora Boco e al volume Ferdinando Cesaroni curato da Luciano Giacchè.

L'argomento

L’argomento del Liberty nella nostra regione era stato affrontato precedentemente solo dal professor Mario Pitzurra quando nel 1995 pubblicò per Benucci Editore, Architettura e ornato urbano liberty a Perugia, testo ormai introvabile, che aveva il limite, dichiarato dall’autore, di occuparsi solo della realtà del capoluogo. Infatti è lo stesso Pitzurra che concludendo la presentazione della sua opera si augura che «…altri seguano il mio esempio, possibilmente estendendo la ricerca al resto dell’Umbria.»

Ed ora, a distanza di vent’anni, Maurizio Bigio raccoglie la sfida con lo scopo, riuscito, di svegliare l’interesse per una parte di quest’arte novecentesca poco studiata nella nostra regione.

La pubblicazione

Il Liberty in Umbria, vede la prefazione di Anton Carlo Ponti ed è corredata dai testi di Federica Boco, Emanuela Cecconelli, Giuliano Macchia, Maria Luisa Martella, Elena Pottini, Mino Valeri oltre che dello stesso Bigio.

La pubblicazione suddivisa in sedici capitoli, percorre la regione da nord a sud toccando i centri di Città di Castello, Perugia, Marsciano, Deruta, Foligno, Spoleto, Terni, Allerona, Avigliano, Acquasparta e Narni.

E l’interesse dell’autore non si ferma solo all’architettura, ma con occhio attento si sofferma anche sui particolari decorativi in legno, ferro battuto, ceramica, vetro e, dove possibile, anche sulle decorazioni pittoriche presenti all’interno delle abitazioni.

Un interessante capitolo, a cura di Elena Pottini, è dedicato alla scultura liberty al Cimitero monumentale di Perugia, mentre Fedora Boco delinea i protagonisti di questa stagione con una piccola biografia e relativa bibliografia. Non mancano testimonianze fotografiche del liberty perduto come il negozio della Perugina o le decorazioni all’interno del Bar Milano. A completare l’interessante volume la traduzione dei testi in inglese a cura di Eric Ingaldson.

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