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Quattro giorni di gusto, festa, incontri, dibattiti, mercato, laboratori, show cooking, musica, area ludico – educativa per bambini, un concorso dedicato agli studenti delle scuole dell’infanzia e tanto pesce di lago, fiume e mare. L’evento è in programma al percorso verde di Pian di Massiano dal 6 al 9 giugno.

Nuova location e tante novità culinarie e culturali. Sarà piena di sorprese la seconda edizione di I Love Fish, la manifestazione ad ingresso libero in programma presso il percorso verde Leonardo Cenci di Pian di Massiano di Perugia da giovedì 6 a domenica 9 giugno prossimi. Quattro giorni di gusto, festa, incontri, dibattiti, mercato, laboratori, show cooking, intrattenimenti musicali serali, area ludico – educativa per bambini, un concorso dedicato agli studenti delle scuole dell’infanzia e tanto pesce di lago, fiume e mare: il tutto da godersi in pieno relax ed immersi nella natura. Una straordinaria manifestazione enogastronomica, che proporrà una selezione di oltre trenta piatti di pesce, sia innovativi che legati alla tradizione. Ogni piatto sarà un’esperienza culinaria unica, che si accompagnerà a racconti e riflessioni sul consumo consapevole, promuovendo l’importanza della salubrità del pesce a tavola e il suo impatto socio-ecologico, con il coinvolgimento di tante realtà associative ed economiche legate al settore ittico e non solo. L’evento è organizzato da Verso Associazione di promozione sociale in collaborazione con Un/Lab Snc con il patrocinio del Comune di Perugia e dell’Unione dei Comuni del Trasimeno.

LE INIZIATIVE IN PROGRAMMA

I Love Fish sarà teatro per le storie della migliore imprenditoria ittica territoriale e nazionale, per un serio racconto della itticoltura italiana, sempre più attenta e sostenibile. Un luogo idoneo per ospitare le cooperative della pesca dei mari d’Italia, per un dialogo a due voci, quello della pesca di acque salate e dolci, così da portare il mare dove il mare non c’è. Ma ci sarà spazio anche per le ricette, show cooking, master class e tanto altro ancora.

Tra i maggiori partner e relatori che interverranno nei panel divulgativi della manifestazione e che si alterneranno nei due palchi di I Love Fish, ci saranno rappresentanti di: Regione dell’Umbria, Comune di Perugia, Unione dei Comuni del Trasimeno, Parco Tecnologico 3A, Almanacco Barbanera, Ada Gourmet, Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno, Cooperativa dei Pescatori Stella del Lago, Cooperativa dei Pescatori Proloco Chioggia e Sottomarina, Erede Rossi Silvio Itticoltura, Ittica Tranquilli, Cherubini Troticoltura, Biodistretto Lago di Bolsena, Scuole dell’Infanzia del Territorio Perugino, Università dei Sapori Perugia, Università per Stranieri di Perugia, Strada del Vino Colli del Trasimeno, Strada dei Vini Etrusco-Romana, Strada Dei Vini del Cantico, Strada del Sagrantino, Strada dell’Olio DOP Umbria, Eurofishmarket, blog “Informare per non abboccare”, Valentina Tepedino (Veterinaria), Mirko Revoyera (Cantastorie del mare).

Spazio alle cooperative di pesca che, nel corso degli anni, hanno dimostrato capacità nel saper trasformare l’attività più antica, in linea con le sfide attuali, che le vedono impegnate anche in nuove progettualità legate alla trasformazione del pescato, sino ad una proposta gastronomica dal lago alla tavola. Previste iniziative con la Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno e la Cooperativa dei Pescatori Proloco Chioggia e Sottomarina che proporrà due ricette molto amate della tradizione veneta.

Fiume Europa. Il programma culturale di I Love Fish propone un focus sulla cultura del pesce d’acqua dolce presente non solo in Italia ma anche in Europa. In questo contesto il Parco Tecnologico 3A dell’Umbria rafforzerà quei racconti che mettono in luce le progettualità legate alla tutela della biodiversità e la presenza di ospiti provenienti da alcuni paesi dell’Europa, così da arricchire l’esperienza proposta ai visitatori. Il vino ed olio giusto. Confermata la collaborazione con le Strade del Vino e dell’Olio dell’Umbria, per una visione a tutto tondo dell’interessante mondo gastronomico regionale. Il palco centrale vedrà protagoniste le master class condotte dai sommelier delle Strade dei Vini e dell’Olio per un viaggio di conoscenza nell’abbinamento tra i piatti proposti nella manifestazione e i miglior vini ed oli regionali.

 

 

Ci saranno anche le Università al servizio del gusto. Attive le collaborazioni con Università per Stranieri e con Università dei Sapori di Perugia per ampliare, con autorevolezza, il racconto storico gastronomico di I Love Fish. Ai professori saranno affidati i percorsi culturali legati all’identità locale, con approfondimenti storici e gastronomici, che ci condurranno in un mondo del gusto per cui l’Italia è famosa in tutto il mondo. Per l’Università per Stranieri il professor Emore Paoli proporrà letterature e ricette storiche che saranno le protagoniste dello showcooking a cura di chef Polito della Locanda del Capitano. Per l’Università dei Sapori di Perugia è prevista una lezione sulle tecniche di conservazione dei prodotti ittici di acqua dolce e mare nella storia, condotta dal professor Marino Marini, docente di Storia e Cultura dell’Alimentazione e di Cucina Italiana della tradizione, con una dimostrazione di cucina a cura della chef Catia Ciofo.

Previsti anche un appuntamento speciale con Barbanera, autore del più celebre Almanacco e Calendario d’Italia dal 1762, dal titolo “Pisces, i cicli delle stelle e della luna” ed un incontro con Ada Stifani, chef stellato (Stella Michelin 2024) del Ristorante Ada di Perugia. I Love Fish coinvolgerà la miglior ristorazione locale ed ospita quelle realtà gastronomiche che rappresentano il mondo della cucina di pesce, a tutto tondo. Saranno presenti: Osteria Rosso di Sera a zonzo, La Locanda dei Pescatori del Trasimeno, Osteria Tinca’nto, La Vecchia Frittoria, Proloco Chioggia e Sottomarina, Proloco Ars Badiola, Proloco Villa Pitignano, Martana Ittica, Lago di Bolsena, F.lli Maurizi Ristorante Pescheria Montalto di Castro, Tipici Mediterranei Taranto, Dulcinea Gelateria.

 

 

All’interno della manifestazione ci sarà anche una ricca proposta di prodotti in vendita che coinvolgono le produzioni locali di eccellenza, per poter replicare anche a casa, i piatti assaggiati e per poter conoscere le migliori realtà produttive a chilometro zero. Nell’Area Mercato saranno presenti, ad oggi: Leo Bongusto, Pepeleu, Apicoltura Galli, Genial Gem, La Contessa Tartufi, Redox Life, Alagna & Spanò Stocco di Mammola, Il Podere della Quercia, Azienda Agricola F.lli Marconi.

Spazio ai bambini. Tante le iniziative che coinvolgeranno i più piccoli a partire da “Nutriamo il futuro”, il contest rivolto ai bambini delle scuole dell’infanzia di Perugia che consiste nella realizzazione di grandi pesci di cartone, decorati con materiali di scarto e riciclo. I grandi pesci decorati verranno poi esposti durante la manifestazione e le scuole saranno premiate con materiale didattico e kit-gioco realizzati sul tema delle opere artistiche regionali; le più meritevoli riceveranno delle Gift Card offerte dal centro commerciale Quasar Village. Il tema del riciclo sarà riproposto nell’ambito della manifestazione con laboratori dal tema “Ecco il mare che vogliamo”. E poi ancora “Glu glu storie di mare”, pomeriggio teatrale di e a cura di Mirko Revoyera. Il sabato pomeriggio di I Love Fish, offre uno spettacolo teatrale per i bambini e bambini dai 6 ai 10 anni, ideato e curato da un artista poliedrico come Mirko Revoyera, attore e cantastorie che farà viaggiare i bambini, dal Mar dei Sargassi al Mare Plicenico della Valle dei Calanchi. Prevista anche un’area giochi sempre disponibile, adiacente all’area dedicata alle proposte gastronomiche. Sarà affidata ai professionisti di Ideattivamente che proporranno giochi di costruzioni in legno per tutte le età. Prevista anche un’importante attività sull’educazione alimentare dedicata ai bambini.

 


Per ulteriori informazioni: www.ilovefish.it

Facebook: @ilovefishperugia

Istagram: ilovefishperugia

Festival della Cucina Umbra, dei Borghi più Belli e dei Maestri Artigiani 4.0.

Nel cuore verde dell’Italia, tra colline che si fondono con il cielo e borghi incantati che raccontano storie millenarie, sorge un’iniziativa che promette di far brillare ancora di più la luce dell’Umbria nel firmamento turistico nazionale e internazionale: nasce Umbriamoci.

L’Associazione di promozione sociale Umbriamoci si propone il compito di celebrare e diffondere l’enogastronomia umbra, gioiello culinario spesso sottovalutato al di là dei confini regionali. Guidata da un gruppo di appassionati insegnanti e preside dell’Istituto Alberghiero di Assisi, l’associazione mira a coniugare la tradizione gastronomica umbra con l’innovazione e la sostenibilità, promuovendo i cammini lenti che consentono di scoprire la bellezza e il gusto della regione in modo autentico e rispettoso dell’ambiente.

 

 

Il cuore pulsante dell’azione di Umbriamoci risiede nel suo impegno a favorire l’incontro e il dialogo tra tutti gli attori della ristorazione e dell’offerta turistica ricettiva. Questo ambizioso obiettivo mira a fare emergere l’identità culinaria unica dell’Umbria, fin troppo dispersa tra tanti localismi che hanno impedito il diffondersi di una riconosciuta e riconoscibile identità culinaria persino dentro gli stessi confini regionali. L’obiettivo è riunire attorno ad un tavolo i principali protagonisti dell’offerta ristorativa umbra affinché dalla loro competenza, sensibilità e cultura possano emergere i piatti identitari capaci di caratterizzare l’intera Regione e non solamente le sue microzone.

La scommessa è ardua. Cosa si mangia in Umbria? La risposta dovrà diventare finalmente univoca. Ciò non vuol dire che le microzone cesseranno di caratterizzarsi con i loro piatti tipici, anzi, gli stessi verranno proposti come ulteriore ricchezza attrattiva e distinguente ma dentro la cornice di una Regione che finalmente ha elevato a piatti regionali quelli che fino a quel momento sono stati considerati prettamente territoriali.

 

prodotti tipici umbri

Umbricelli

 

Grazie alla passione e alla competenza dei suoi fondatori, l’associazione si pone come catalizzatore di idee e iniziative che possono trasformare l‘Umbria in una meta turistica di eccellenza, capace di offrire esperienze autentiche e indimenticabili. Con il suo impegno nel promuovere un turismo esperienziale e sostenibile, Umbriamoci candida la regione ad essere ancor più una perla nel panorama italiano e internazionale, dove il viaggiatore diventa parte integrante della cultura e del paesaggio che visita.

A partire dal 2025, nel mese di aprile di ogni anno, Umbriamoci si unisce con la Regione Umbria, il Comune di Assisi, Coldiretti, Federalberghi, Confcommercio, Associazione Borghi più Belli Umbria, Unpli e numerosi altri soggetti pubblici e privati per promuovere il Festival della Cucina Umbra, dei Borghi più Belli e dei Maestri Artigiani 4.0. Una vetrina meravigliosa in cui raccontare l’Umbria sotto tre aspetti:

 

1)        i suoi piatti più significativi che, valorizzando l’identità territoriale, possano esprimere la variegata, originale e unica ricchezza gastronomica;

2)        i suoi borghi più belli capaci di offrire, accanto alle perle del turismo conosciute in tutto il mondo, una dimensione più intima ed emozionale;

3)        i maestri artigiani le cui arti, dalla ceramica al legno, dal ferro alla tessitura e dal ricamo a mano all’oreficeria, affondano le origini in un lontano passato ma che ancora oggi rappresentano un giacimento di ricchezza anche lavorativa da valorizzare e rilanciare. L’idea che i nostri ragazzi terminati i percorsi scolastici possano andare a bottega ad apprendere arti e mestieri è particolarmente suggestiva.

 

Ceramica di Deruta

 

In un mondo sempre più globalizzato, l’Associazione di promozione sociale Umbriamoci vuole rappresentare un faro di autenticità e tradizione, un invito a rallentare e assaporare ogni istante, ogni piatto, ogni passo lungo i cammini che solcano l’Umbria, terra di storia, tradizioni, emozioni e sapori da scoprire.

La Pasqua in Umbria fa tornare alla mente la grande colazione pasquale, simile un po’ in tutto il centro Italia, quando da bambini, insieme a tutta la famiglia riunita si rideva e si mangiava, gustando la grande varietà di cibi.

Le vecchie tradizioni sono ancora presenti in questa regione: prima i piatti venivano preparati rigorosamente in casa, oggi il tempo da dedicare alla cucina non è più quello di una volta, ma il desiderio di stare insieme la mattina di Pasqua è rimasto intatto.

prodotti tipici umbria

Cosa mangiare nella colazione di Pasqua?

L’alimento principale della tavola imbandita è la Torta o Pizza di Pasqua, una torta lievitata, salata a base di uova e farina, infarcita di formaggi. Un tempo veniva cotta nei forni a legna: le massaie la preparavano il giovedì Santo e veniva fatta riposare per essere consumata il giorno di Pasqua. Di torte se ne realizzate tante, anche per essere regalate a parenti e amici come augurio di buona festività. Questa pizza chiaramente va accompagnata anche da un vino bianco sostanzioso, anche se il vino rosso la mattina di Pasqua, come da tradizione, non deve mancare.

 

 

La tavola imbandita riserva tante sorprese: dal salame alle uova sode colorate e gustate con un pizzico di sale, dal capocollo al pane. La frittata pasquale con i carciofi non può mancare, insieme a quella di asparagi, condite con le erbe aromatiche: mentuccia, erba cipollina, maggiorana o menta. La coratella d’agnello che, anche se è un secondo piatto, possiamo trovarla anche a colazione: preparata con le interiora come cuore, fegato, polmone, tagliati in piccoli pezzetti e cotti al sugo. Di dolce immancabili le uova pasquali e la torta di Pasqua dolce farcita di canditi e aromatizzata con cannella e buccia di limone, da mangiare indifferentemente insieme al salame o al cioccolato.

 

Assaggi D’Umbria”, la nostra rubrica dedicata all’enogastronomia della regione, inizia il suo viaggio con le colombe: sicuramente non un dolce tipico della zona, ma un dolce immancabile sulle tavole durante il periodo pasquale. Nel corso di una food-session presso l’Università dei Sapori di Perugia, con giornalisti ed esperti di settore, ne abbiamo assaggiate alcune, così da fornirvi una piccola ma indispensabile guida per orientarsi verso la scelta più golosa.

La ciaramicola e la torta dolce sono i dolci tipici umbri del periodo pasquale. Non la colomba, le cui origini si confondono tra aneddoti e leggende del Nord; la contesa resta tra Milano e Verona, tuttavia, nella pasticceria italiana non esiste dolce più simbolico di questa preparazione che evoca la pace, più che mai ambita in questa difficile fase internazionale. D’altronde sono tantissimi i pasticcieri umbri che producono ottime colombe artigianali che vale la pena di acquistare per sé o regalare. Il dubbio nasce sulla scelta: dal supermercato alla pasticceria più raffinata il soffice dolce parte da pochi euro fino a 40 e oltre. Portare a tavola il simbolo della pace potrebbe risultare un affare sbagliato.

 

Come scegliere tra le decine di offerte e proposte gourmet?

In base al proprio budget ovviamente ma anche, prediligendo un prodotto che rispecchi almeno in parte le caratteristiche qualitative di un disciplinare (sì, la colomba tradizionale ha un regolamento ministeriale), che sia ottimo al palato e soprattutto genuino. Scadenza breve (massimo 60 giorni), lievito madre, assenza di conservanti e ingredienti di qualità: queste sono le proprietà principali che valgono la spesa un po’ più impegnativa per un prodotto realmente artigianale.
Già, perché in commercio potremmo anche trovare lievitati spacciati dal pasticciere o dal fornaio di turno come artigianali, ma in realtà preparati con i mix che contengono tutti gli ingredienti predosati. Si aggiunge l’acqua, altri pochi componenti e si infornano nei pirottini a forma di colomba.
Questa tipologia non è da considerarsi artigianale e non può costare 30 euro al chilo, piuttosto facciamola a casa! Ad ogni modo la prima regola per un acquisto intelligente è leggere attentamente l’etichetta con gli ingredienti dove, per legge, devono essere specificate almeno le  categorie principali. Sapere che c’è il burro e non altri grassi fa differenza, forse non sapremo la provenienza (e quindi il costo) ma è già un punto di partenza per stabilire il valore di ciò che stiamo comprando.

 

 

Martedì 19 marzo, presso l’Università dei Sapori di Perugia si è tenuta una food-session a tema, durante la quale alcuni esperti e giornalisti specializzati, tra cui Giorgio Bistarelli dell’Università dei Sapori e Chiara Sicola, giornalista del Gambero Rosso e di MangiaeBevi hanno assaggiato cinque colombe tradizionali artigianali preparate con materie prime eccellenti e lievito madre da noti pasticcieri umbri. Alcune seguono letteralmente il disciplinare, altre aggiungono qualche elemento creativo mentre l’ultima è rigorosamente senza glutine, per gli intolleranti e celiaci. Nessuna classifica, ma solo il racconto di alcuni prodotti artigianali eccellenti con una shelf-life entro i 40 giorni. Consigliatissimi da provare e regalare.

 

Colomba classica firmata Pietro Marchi per Meunier Champagne e Pizza (Via Aldo Capitini snc – Corciano – Pg)

Elegante e stilosa la confezione bianca con caratteri e logo in oro. All’apertura si sprigionano immediatamente tutti i profumi tipici di un lievitato fresco di buona qualità, spiccano i sentori di mandorla e burro. La glassa ricopre la colomba con un motivo a onde, ricca di mandorle intere ma un po’ più scura perché, alla farina di mandorle e zucchero, è stato aggiunto del goloso cacao.
L’impasto è sorprendentemente morbido e ben alveolato, di un bel colore giallo uovo e abbastanza umido. Molto ricca al palato: prevale il burro e i canditi a cui sono stati aggiunti pezzetti di albicocche molto aromatiche che un po’ smorzano il gusto della vaniglia del Madagascar (come da etichetta). Lotto di produzione colomba dell’11 marzo ’24 (scadenza 10 aprile ’24).

 

Colomba classica Una Sosta di zucchero (Via Perugina, 12 – Passignano sul Trasimeno – Pg)

Vitaminica la confezione, di un bell’arancio con scritte in oro e cordoncini in tessuto. Molto profumata, con tutti gli elementi (mandorle, burro e arancia) distinguibili già all’olfatto. La morbida glassatura (caratteristica di artigianalità) risulta perfettamente distribuita, con abbondanti mandorle di taglio regolare e meno granella. Corrisponde alle aspettative visive il taglio dell’impasto fragrante e morbido, particolarmente ricco di vaniglia naturale molto visibile e i canditi ben distribuiti che si alternano ai buchi caratteristici di una lievitazione con pasta madre perfettamente riuscita. Il morso è molto equilibrato, vellutato con tutti gli ingredienti riconoscibili e bilanciati. Anche in questo caso la scadenza (visibile in etichetta) è di circa un mese: prodotta il 16 marzo, da consumare entro il 25 aprile ’24.

 

Colomba classica Pasticceria Piazza Settevalli (Via Settevalli 131/i – Perugia)

Bella la scatola avorio e oro che racchiude una colomba dalla glassatura leggermente brunita che non lesina sulla granella di zucchero e mandorle. L’impasto è ben lievitato con un’alveolatura molto evidente. Il dolce è più alto della media e al gusto risulta molto soffice e umido (incartato il 19 marzo!). Al naso la colomba è molto profumata con una nota dolce distintiva e persistente di miele che un po’ attenua il gusto degli abbondanti canditi, burro e vaniglia. Una preparazione molto ricca con un gusto che esce dagli schemi classici. Scadenza in etichetta 30 aprile ’24.

 

Colomba classica al bergamotto Pasticceria Edoardo (Via Cupa, 1 – Petrignano di Assisi)

Alla vista è subito evidente il rivestimento ricco della colomba con una bella glassatura compatta per la quale sono state usate anche le armelline; molto invitante alla vista, ma potrebbe risultare po’ troppo ricca di zuccheri al palato. Grazioso il cartellino degli ingredienti, essenziale, in colore rosa con un laccetto di spago. Al taglio è molto profumata, senza risparmio di canditi; in questo caso troviamo anche il Bergamotto di Calabria che conferisce al lievitato una nota aromatica caratteristica. L’impasto (con lievito naturale in polvere) risulta aeroso, con un’alveolatura non troppo regolare ma al morso è molto golosa e, sebbene un po’ dolce, il gioco della glassatura croccante con la pasta soffice è sempre vincente. Data di scadenza sul cartellino il 25 aprile ’24.

 

Colomba glassata al cioccolato con gocce di cioccolato Free from (senza glutine, né lattosio, né grano) di Francesco Favorito (Via Manzoni, 6/A – San Gemini – Tr)

Questa è l’unica colomba provata non tradizionale ideata per intolleranti al lattosio, ma anche al grano e al glutine: problematiche che riguardano sempre più consumatori, costretti ad accontentarsi di prodotti alternativi che molto spesso mortificano il gusto. Non è questo il caso. Già l’elegante scatola marrone e oro suggerisce un prodotto luxury sicuramente non farmaceutico. La colomba, in formato 500 g, si presenta completamente rivestita di uno strato compatto di cioccolato. All’apertura si sprigiona un profumo di canditi che si alternano, nell’impasto particolarmente umido, alle gocce di cioccolato. Buona la lievitazione anche se il lievito madre (dalla farina di grano) è stato ovviamente sostituito con il lievito di birra. Un dolce golosissimo per tutti, senza alcun retrogusto medicale, ma solo con il piacere di assaporare ottime materie prime.

 

 


Grazie a Giorgio Bistarelli, Chiara Sicola, Filippo Fagioli, Ugo Mancusi, Eleonora Cesaretti, Angela Menganna.

Vino, cibo e sensibilizzazione. Una serata benefica con i ragazzi dei Rotaract Club d’Italia e dell’estero.

Si è svolta venerdì 15 marzo presso Villa Pignattelli, a Perugia, la cena con degustazione di vini di Famiglia Cotarella che ha contato la partecipazione di 180 commensali. Il convivio è consistito in quattro portate accompagnate da calici della nota etichetta enologica in combinazioni di concordanza e contrapposizione di gusti e sapori.

È stato il lilla il colore predominante in quanto simbolo della lotta contro i Disturbi del comportamento alimentare, nocciolo semantico della serata organizzata dai ragazzi del Rotaract Distretto 2090.

Tellus Chardonnay 2023, Best Brut, Tellus Syrah 2021, Anita Aleatico i vini degustati e offerti da Cotarella che ha voluto così avvalorare concretamente uno dei fini della Fondazione: promuovere un sano rapporto con il cibo e con la terra della quale il vino è frutto diretto e vivace. È intervenuta dapprima la Dott.ssa Giulia Micozzi, biologa nutrizionista responsabile in Fondazione Cotarella, che ha illustrato i valori fondanti della stessa. David Scatolla, oggi responsabile dei volontari in Fondazione Cotarella, ha raccontato poi la sua esperienza personale legata ai disturbi del comportamento alimentare: dopo aver subito due ricoveri e tanta sofferenza, ha trovato in Cotarella un punto d’ascolto. “Credo che chiunque, davvero chiunque, possa trovare la propria via di salvezza chiedendo semplicemente aiuto” ha concluso il giovane.

La degustazione è stata poi accompagnata dalla spiegazione della sommelier Isabelle Le Balpe, oggi docente di sommellerie presso Intrecci, l’Accademia di alta formazione creata dalle Cotarella. Il Best brut di Montefiascone, vino prodotto con metodo Martinotti; lo Chardonnay, fresco al palato, proveniente da Fattoria Tellus, il Syrah, caposaldo dell’etichetta e, infine, Anita Aleatico che, con le sue note di frutti di bosco, è stato definito dalla Le Balpe la sua limonata. Si è trattato di un convivio di piacere e al contempo formativo per i giovani del Rotaract che, nel contesto del loro evento nazionale denominato Rotaract Day, hanno mostrato notevole interesse ed instaurato un dialogo al tavolo dei convitati.

 

Fondazione Cotarella nasce in Umbria nel 2021 da una famiglia profondamente legata alla propria terra, Famiglia Cotarella, azienda vinicola e vitivinicola fondata nel 1979 a Montefiascone (Vt), che nell’ultima generazione delle figlie Dominga, Marta ed Enrica Cotarella, ha visto la nascita di progetti importanti rivolti ai giovani come INTRECCI, l’Accademia di Alta Formazione di Sala nata nel 2017. L’idea è SUPPORTARE E SOSTENERE I BAMBINI E I GIOVANI AFFETTI DA DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) con un approccio empatico che metta in primo piano ogni singolo soggetto, promuovendo stili di vita sani, dove il cibo e la natura sono centrali.

Anoressia, bulimia e binge eating, o disturbo da alimentazione controllata, sono la seconda causa di mortalità fra i giovani dopo gli incidenti stradali. I Disturbi Alimentari colpiscono soprattutto gli adolescenti e la cosiddetta prima età adulta, e si sono molto acuiti durante la pandemia. In Italia circa 3 milioni di persone soffrono di disturbi alimentari, secondo un’analisi del 2021, e di questi il 96% sono donne. Per la cura e la prevenzione dei DCA la creazione di comunità terapeutiche, la ricomposizione dei nuclei di appartenenza e la presenza di qualcuno a cui chiedere aiuto sono necessari. Fondazione Cotarella nasce con questa mission specifica: prendere per mano le persone che ancora sono smarrite dopo la malattia con un supporto scientifico, ma elaborando allo stesso tempo percorsi e interventi efficaci che portino al benessere delle persone e delle famiglie che si rivolgono a noi.

Fondazione Cotarella sorge dalla terra, un luogo fertile, duro, procreativo. Un luogo che richiede pazienza e visione, impegno e rispetto, determinazione e fiducia. La terra, con i suoi codici, i suoi linguaggi, le sue leggi, i suoi imprevisti, i suoi tempi, il suo tempo. Ha sede in una terra speciale, l’Umbria, ai confini con l’alto Lazio, in un crocevia di tradizioni e di segni che la storia ci chiede di conoscere e di tramandare.

 

 

Fondazione Cotarella si dirama in molteplici sedi: da Fattoria Tellus, la fattoria integrata inclusiva, che ospita attività ed esperienze dedicate ad alimentazione e natura, alle residenze esperienziali, che accoglieranno le persone bisognose di ritrovare sé stesse all’interno di un rapporto più armonico con l’ambiente e il cibo, fino alla Scuola di Formazione, all’Osservatorio e al Centro Ricerche riservati a studi approfonditi sul tema sopracitato e dei disturbi correlati.

Fondazione Cotarella nasce da un sogno: rendere il mondo un posto migliore aiutando le persone a ritrovare il proprio rapporto con il cibo, con la natura, con i cicli delle stagioni, con gli animali. Un sogno che unisce i valori di un tempo con le sfide dell’innovazione. Un sogno che dà voce ai bisogni dei più piccoli, e non solo, dei più fragili, dei meno fortunati. Un sogno che vuole diventare un’opportunità anche per chi è preso dagli impegni quotidiani e finisce per dimenticare e sottovalutare l’importanza di una corretta alimentazione, di uno stile di vita equilibrato, di scelte che possono influenzare il benessere di una persona e quindi di una comunità.

La Pasqua si avvicina e sulle tavole degli italiani, tra le varie prelibatezze, non potrà di certo mancare la tradizionale colomba, di cui l’Umbria, con le sue innumerevoli pasticcerie artigianali, vanta un’offerta ampia e di qualità. Ma come scegliere quella perfetta?

L’Università dei Sapori, Corebook e Rosaria Castaldo di AboutUmbria, domani alle ore 9.00, si incontrano presso la sede dell’Università dei Sapori con giornalisti ed esperti del settore per degustare le colombe artigianali umbre.

 

 

La Ciaramicola e la torta dolce sono i dolci tipici umbri del periodo pasquale. Non la colomba, le cui origini si confondono tra aneddoti e leggende del Nord. Anche se la contesa resta tra Milano e Verona, in tutta la pasticceria italiana non esiste dolce più simbolico di questa preparazione che evoca la pace, più che mai ambita in questa difficile fase internazionale. Se poi, alla particolare forma, aggiungiamo il successo smisurato raggiunto dai lievitati negli ultimi anni, ecco che la Colomba spicca il volo. Dal supermercato alla pasticceria più raffinata il soffice dolce ammicca su scaffali e vetrine, si parte da pochi euro fino a 40 e oltre per portare in tavola il simbolo della pace. Ma come scegliere tra le decine di offerte e proposte gourmet?

In base al proprio portafoglio ovviamente ma anche prediligendo un prodotto che rispecchi almeno in parte le caratteristiche qualitative di un disciplinare (sì, la Colomba tradizionale ha un regolamento ministeriale), che sia ottimo al palato e soprattutto genuino. Scadenza breve, lievito madre, assenza di conservanti e ingredienti di qualità: queste sono le proprietà principali che valgono la spesa un po’ più impegnativa per un prodotto realmente artigianale. Di questo e oltre si discuterà martedì 19 marzo in questo incontro-degustazione, organizzato dall’Università dei Sapori di Perugia in collaborazione con Corebook, con giornalisti ed esperti di settore per testare le colombe artigianali umbre più golose, quelle che assolutamente non potranno mancare sulla tavola pasquale.

Da AMOR DI PANE al Free from, tra dolci e cuori piccanti “Un lungo viaggio”. Francesco Favorito si racconta al San Valentino di Terni. La città fibrilla di eventi per la settimana del cuore.

Terni in questi giorni è turbinio d’amore. Vestita del Drappo valentiniano in cui il volto del patrono è rivitalizzato dalle opere del pittore Giovanni Gasparro, amarsi è un must. Dal corteo religioso di San Valentino alle mostre, videomapping e balli in maschera, si accendono gli spot, con App, teatro, musica e letture con UmbriaLibri Love. Incastri di solidarietà. Forme d’Amore declinate in ogni versione, forme di cioccolato si esprimono ovunque per grandi e piccini. Il Chocolate Love fest apre gli eventi dedicati al santo patrono di Terni. Per il Master Chocolate il dolce di San Valentino 2024 è Amor di paneCreativo e artistico l’impiattamento, è un dolce frutto dell’ideazione del gruppo di giovani pasticcieri della classe 5L della Scuola Alberghiera A. Casagrande di Terni: Alessio, Gabriele, Imad Kafi, Aurora, Sofia e Tommaso guidati dal docente Matteo ZannettiEx alunno dell’Istituto e ora supplente al Casagrande per Laboratorio di cucina ed arti bianche, conclude il concorso con la vittoria tra i sei dolci delle tre classi in gara. 

 

Francesco Favorito

 

«Il dolce è accompagnato da una riduzione di mirtilli» racconta festoso con i suoi studenti Matteo Zannetti «mescola gli ingredienti di due dolci tipici ternani il pan polenta delicato dolce tipico dell’inverno umbro e della cucina povera, e il panpepato natalizio, perciò chiamato Amor di pane». «Un titolo ideale» per il maestro Francesco Favorito «una squisita variante di Pan polenta, detto a Terni anche Amor polenta». Direttore artistico del Cioccolentino, lo intervistiamo per saperne di più al PalaSì, in pieno centro a due passi da palazzo Spada, mentre all’ingresso lo scultore Marco Diamanti scolpisce un drago con oltre 100 chili di cioccolato lavorato dagli stessi studenti dell’Alberghiero. 

 

Amor di pane

 

Maestro Favorito, l’incarto è il primo messaggio di un prodotto. Cosa ci racconta della storica pasticceria di Terni?

La pasticciera ternana è una tradizione importante che nasce i primi anni del ‘900 con una generazione di pasticceri che ha saputo sviluppare capacità sia artigiane sia imprenditoriali. Favorito è a Terni dal 1945, con la mia siamo alla terza generazione, grazie alla mia famiglia ho potuto sviluppare la specializzazione in Tecnologia degli alimenti e creare qualcosa di importante. Ho girato 105 paesi del mondo con la bandiera italiana e di Terni. Al tempo, con 110 mila panettoni a lievito madre, e presente nel 97 % delle tavole festive dei ternani, negli  anni ’60 – ’70 eravamo nel loro cuore con quel marchio F di Favorito, quel pasticcere di Terni.

 

Molto interessante la collaborazione con la scuola alberghiera di Terni, le giovani leve sono il futuro della professione. Amor di pane che mescola ingredienti con maestria  ha vinto il concorso Chocolate master e ha un suo segreto sicuramente. Qual è il motivo del suo successo? 

Grazie delle attenzioni le sue informazioni sono ben precise, e particolari all’evento. Amor di pane porta la tradizione ternana del pan polenta e panpepato come tradizione antica del centro d’italia. Una cultura fatta di continui spostamenti e viandanti. La forma del dolce in viaggio nella sacca è la pallina ricca di frutti della terra: noce, nocciola, pinoli, mandorla, e perché no di  frutta candita, grazie all’influenza araba che dalla Sicilia ha introdotto questo uso.

 

E del pepato piccante?  

Il pepato piccante è il frutto della dominazione turca, che ha portato la tradizione delle spezie: pepe cannella, noce moscata… profumi straordinari. Nel panpepato andrebbe messo anche un  frutto tipico umbro, l’arancio amaro, merangola (ndr melangola), un frutto quasi scomparso che lo stesso Giotto disegnò. Amor di Pane, per esempio, è anche free from per la presenza della farina di mais.

 

Perché dolci free from… senza glutine, senza…?

È stata una mia scelta. Quando proposi l’idea di prodotti senza alcuni ingredienti fu considerata una follia, una follia sana, ora che sono uno dei massimi esperti mondiali a livello mondiale dell’intolleranza alimentare. 

 

Quindi come fa colazione Favorito?

Senza lattosio maggiormente per la mia alimentazione e rispetto a una problematica man mano sempre più emergente. Sempre più trattata ora ma esisteva prima, non era stata tradotta ancora come esigenza alimentare. 

 

La pasticceria è una questione di chimica. Se non si eseguono alla lettera i procedimenti rischiamo di vedere fallire la ricetta… 

Nella pasticceria e nella pasticceria lievitata mi vanto di essere lievitista, poiché noi Favorito nasciamo come lievitisti. Ho avuto l’onore di lavorare tanti anni fa al fianco di Gualtiero Marchesi, che disse: “il pasticcere è un chimico ma non sa di esserlo”. Un pasticciere maneggia almeno 50 – 60 ingredienti tutti i giorni. Ed è vero, se non vai con una certa chimica il dolce non esce fuori. Nella cucina invece il piatto si può aggiustare diversamente. Nel mondo delle intolleranze, personalmente, ho fondato nel 2014 la World Gluten Free Chef Academy,  la prima accademia mondiale che parla di intolleranza alimentare. In 10 anni abbiamo formato e certificato 350 ragazzi con grande soddisfazione. Rappresentano oggi quasi il 90% delle aziende presenti in Italia dedicate appunto al free from.

 

Complimenti maestro, ci regala una piccola ricetta per i lettori di AboutUmbria?

Quella che faremo stasera è la migliore. Per ora la migliore – per eccellenza – è un prodotto ideato di altissimo livello e di cui siamo particolarmente soddisfatti: la frolla free from con amido di mais e farina di riso o addirittura farina di mais, e sicuramente del tuorlo d’uovo per un’ottima impressione, di facile esecuzione.

  • 400 di zucchero semolato o di zucchero grezzo
  • 250 g di tuorlo d’uovo
  • 550 di burro delattosato
  • 600 g di amido di mais
  • 400 g di farina di riso

Ricordiamo che una persona su 4 è intollerante al lattosio, dunque circa 6 milioni di persone intolleranti. E perché no, la facciamo anche senza glutine. Abbiamo l’obbligo di specificare i potenziali allergeni anche nelle ricette (Regolamento UE 1169/2011. Le buone pratiche). Formiamo questo sistema di impasto sablée cui aggiungiamo l’uovo e otteniamo una eccellente frolla. Quella stessa offerta in degustazione al Cioccolentino.

 

Grazie di cuore, è il caso in questo festival.

Grazie AboutUmbria.

 

Sculture di cioccolato

Cioccolentino

Cioccolentino inizia la sua avventura nel 2004. Il format ideato da Andrea Barbarossa, vede via via crescere la manifestazione con eventi itineranti, show cooking e gli assaggi di specialità presenti nei vari stand.
Per questa edizione tante storie raccontate da pasticceri e chef:  la storia del cioccolato e i ripieni, la storia del cioccolato fondente e della pasticceria ternana. La scuola di cake design, pasta di zucchero e l’anteprima di Wine Love con i vini del territorio. Dolce e piccante – Chef Academy –  infine il liquore Viparo, di qualità, come riduzione nei dolci. Ospite, special guest Roberto Rinaldini campione del mondo di pasticceria. Tutto in attesa del clou del 14 (a partire dalle 18.30) quando Francesco Favorito presenterà il dolce di san Valentino accompagnato da un racconto di storie, e poesie d’amore e gusto dello scrittore ternano Andrea Giuli, con le note del musicista Gustavo Gasperini. Gastriche dolcezze amorose amarezze. Un racconto semiserio e dolce (è sempre Carnevale), attraverso grandi autori –  Proust, Calvino, Gadda, Marquez, Gozzano e altri – Eros e cibo, dolciumi,  passioni, sentimento e gola.

 

Golose e ghiotte:

[…] il farmivi da presso,
baciarvi ad una ad una,
o belle bocche intatte
di giovani signore,
baciarvi nel sapore
di crema e cioccolatte?

La grande fiera biennale per il Centro Italia: 4-7 febbraio 2024

Expo Tecnocom, la grande kermesse professionale per il settore dei pubblici esercizi, delle attività ricettive e dell’arte bianca, torna dal 4 al 7 febbraio 2024 presso il centro Umbriafiere di Bastia Umbra (Perugia).

L’esposizione, ideata e organizzata da Epta Confcommercio Umbria, si conferma una delle più importanti fiere italiane interamente dedicata a tecnologie, prodotti, servizi ed arredi per pubblici esercizi, attività ricettive e laboratori di arte bianca.

 

 

Nella cornice del centro fieristico domanda ed offerta tornano ad incontrarsi dopo la pausa forzata dovuta alla pandemia e, per ripartire in grande stile, Il pubblico può partecipare a un ricco calendario di eventi, convegni, workshop, dimostrazioni tecniche e laboratori con grandi nomi che si alterneranno nelle performance tecniche e nei cooking show.

Una rassegna ideata e costruita per agevolare l’incontro tra imprese, esercenti e associazioni di categoria con lo scopo di sviluppare new business, confrontarsi ed aggiornarsi puntando tutti nella stessa direzione: la soddisfazione del cliente.

Saranno riproposte, per facilitare l’orientamento dei visitatori e favorirne la ricerca merceologica le tre macro aree tematiche: Food, Equipment e Contract. Materie prime, arredamento da interno ed esterno, impianti, attrezzature, macchinari, complementi e tanto altro, distribuiti in 4 padiglioni, per un totale di 16.000 metri quadrati e 300 stand.

A Expo Tecnocom si può trovare tutto quello che occorre per il business development e per ampliare e migliorare le potenzialità e gli orizzonti delle imprese. Molti anche i momenti di contatto tra professionisti e associazioni di categoria per lavorare insieme al raggiungimento di importanti obiettivi aziendali e per la migliore soddisfazione del cliente. La fiera vuole anche confermarsi come luogo perfetto dove trovare idee, spunti e instaurare utili contatti per tutti quelli che desiderano avviare un’attività di ristorazione, bar, birreria, distribuzione alimentare, somministrazione e ricettività.

Eccoci all’epoca attuale. La caccia è oggi uno sport di massa: le campagne italiane, soprattutto, il giorno fatidico all’apertura si trasformano in campi di battaglia nei quali la selvaggina sempre più scarsa, cerca terrorizzata di starsene ben rintanata.

Per mangiare della buona cacciagione, oggi, bisogna avere una riserva o essere tiratori infallibili. Alle lacune della fauna nostrana sopperisce però ampiamente il mercato. I Romani importavano animali pregiati per le loro mense. Non c’è ragione che non si debba fare anche noi e infatti, oggi le tecniche di allevamento e soprattutto quelle di conservazione per congelazione o surgelazione, consentono la presenza di determinati tipi di selvaggina per tutto l’anno.

È vero – lo ammettiamo – che è di gran lunga preferibile il fagiano o la pernice fresca, presentata al giusto grado di frollatura e magari con qualche pallino di piombo che finisce ancora sotto i denti, ma è altrettanto vero che per garantire il regolare rifornimento del mercato, il nostro patrimonio venatorio non basta. Dobbiamo quindi rivolgerci all’estero, specialmente all’Est, a Paesi che non hanno i nostri problemi o che, più semplicemente, hanno saputo organizzare adeguati allevamenti. Entra quindi in campo l’organizzazione commerciale della grande distribuzione: vi sono partite di fagiani, a migliaia, destinati per esempio alle mense natalizie, che sono già pronti nei magazzini frigoriferi dei paesi esportatori con mesi di anticipo. E, d’altra parte, come farebbero tanti ristoranti anche piuttosto noti ad avere regolarmente in lista cervo, capriolo o cinghiale? Al buongustaio non rimane – se vuol essere sicuro al cento per cento di quello che mangia – cacciare personalmente o far cacciare da amici la selvaggina, e prepararla. Oppure comperarla in quei pochi negozi di fiducia che acquistano realmente animali uccisi durante le battute. Bisogna, è logico, conoscere le varie specie, saperle trattare e cucinare.

La selvaggina in Italia:

Anitra, Beccaccia, Beccaccino, Camoscio, Capriolo, Cervo, Cinghiale, Colombaccio, Fagiano, Fagiano di monte, Gallo cedrone, Lepre, Lepre alpina, Lepre bianca, Marmotta, Pernice bianca, Pernice rossa, Pernice sarda, Quaglia, Stambecco, Starna, Tortora, Uccelli di passo minori (allodole, merli, storni, tordi).

Un evento che non ha bisogno di presentazioni, che ogni anno attira l’attenzione di tutto il popolo italiano e non solo, e per la 74° edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo ci sarà anche un pezzo di Valnerina.

Lo chef Umberto Trotti di Ferentillo e la sua compagna pasticcera Fjorda Hamzai sono stati selezionati per far parte della Squadra di Chef che si occuperanno della parte culinaria presso il Salotto delle Celebrità.

 

Fjorda Hamzai e Umberto Trotti

 

Il Salotto delle Celebrità è un talk-show live trasmesso in streaming sui principali canali social Facebook, Instragram e YouTube che ha l’obiettivo di commentare in tempo reale, grazie a momenti di conduzione o interviste, tramite la partecipazione di personaggi televisivi, dello spettacolo e del cinema, grandi eventi internazionali come il Festival di Sanremo, il Festival del Cinema di Roma e la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. L’hospitality, pensata e progettata da Alessandro Grifa, titolare dell’agenzia AG Agency Management, è il nuovo format di intrattenimento per personaggi famosi e vip.

Gli chef avranno così la possibilità di far degustare ai Vip del Festival di Sanremo le specialità della Valnerina e dell’Umbria presso la Sala Vip Lounge Room l’area riservata alle celebrità, ai giornalisti, agli influencer e blogger dove potranno degustare le eccellenze gastronomiche e rinomate aziende vinicole. Un’occasione unica per la promozione della ristorazione umbra e dei prodotti tipici che solo il Cuore Verde d’Italia può offrire.

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