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L’arte umbra di Luca Signorelli conferisce identità e memoria a tutta la regione, ampiamente valorizzata attraverso le sue opere, le quali sono state fondamenta indispensabili per affermare il senso di appartenenza a un territorio promuovendone, al contempo, lo sviluppo culturale.

La valorizzazione dell’arte del maestro ha favorito lo studio e la riscoperta nel cuore dell’Umbria non solo dei suoi eccelsi capolavori, ma anche delle opere dei collaboratori e degli allievi del grande artista, accendendo nuovi riflettori su un territorio costellato da numerosi motivi di interesse. Le orme di Luca Signorelli si possono ancora oggi ripercorrere nei luoghi più rappresentativi dell’Umbria anche a distanza di cinquecento anni dalla sua morte, avvenuta il 16 ottobre 1523. Il cuore verde d’Italia conserva e salvaguarda il paesaggio verdeggiante che è stato fonte di ispirazione per le sue opere, le quali legano varie città dell’Umbria: Citerna, Città di Castello, Morra, Umbertide, Perugia e Orvieto.

Raccontare l’arte del Signorelli non significa semplicemente descriverla ma, è di fondamentale importanza divulgarla per accrescere la capacità di comunicare il senso della cultura umbra. Luca Signorelli è stato un insigne artista nell’Italia centrale, eccelso pittore antesignano della crisi che colpirà la Chiesa con l’avvento della riforma luterana. La luce vibrante che traspare dalle sue opere, il tratto nitido e preciso della muscolatura dei corpi sono le caratteristiche principali che lo hanno elevato a essere uno dei principali protagonisti del rinascimento umbro.

 

Martirio di San Sebastiano. Pinacoteca di Città di Castello

 

Luca d’Egidio di Ventura, passato alla storia con lo pseudonimo di Luca Signorelli, scelse l’Umbria come terra di adozione nel pieno vigore della propria attività artistica e all’apice della notorietà: è a Citerna, borgo di origine medievale, in posizione predominante sulla Valle Tiberina, che il maestro, nella chiesa di San Francesco, realizzò l’affresco raffigurante la Vergine con il Bambino tra i santi Michele Arcangelo e Francesco, effettuato con l’aiuto della sua bottega. Il piccolo ma delizioso borgo, fu conteso tra la ghibellina Arezzo e la guelfa Città di Castello; a quest’ultima si sottomise nel 1221. È proprio nella città tifernate governata dalla famiglia Vitelli, ricca e potente signoria umbra, che al pittore furono conferite notevoli cariche che gli permisero di instaurare relazioni con celebri personalità; inoltre nel 1488, Città di Castello nominò il pittore cittadino onorario. Nella città sono conservati i frammenti dell’affresco raffigurante la Vergine, il bambino e i santi Girolamo e Paolo del 1474, tradizionalmente considerata una delle prime opere dell’artista. Nelle sale della Pinacoteca Comunale si può ammirare anche il Martirio di san Sebastiano, opera rappresentativa e con straordinari scenari prospettici: lo sfondo teatrale vede una chiesa rinascimentale sul lato destro del dipinto, gli arcieri con archi e balestre, alla base della croce, contribuiscono a creare un immaginario triangolo di morte.

L’arte del Signorelli è formata anche da leggende, come quella in cui si narra che per far fronte alle innumerevoli commissioni, l’artista spesso soggiornava a Morra, borgo umbro non molto distante da Città di Castello, abituale luogo di sosta dei viandanti. Poco distante dal centro abitato sorge l’Oratorio di san Crescentino, decorato da un ciclo di affreschi del Signorelli: la Crocifissione è ritenuta opera del maestro, differentemente dalle altre attribuite agli allievi.

 

Pala di sant’Onofrio. Museo dell’Opera del Duomo di Perugia

 

Seguendo le orme del maestro, spostandosi verso il centro dell’Umbria, si raggiunge Umbertide, dove nella chiesa di Santa Croce, oggi adibita a museo, è conservata la Deposizione dalla Croce. Colori brillanti, quasi metallici, sono i protagonisti della ricchissima tavola composta da numerosi personaggi in atteggiamenti tragici e concitati, le mani si muovono in modo incalzante e nervoso, le espressioni sono amplificate; il dolore è il sentimento che accomuna tutti i personaggi mentre due uomini sopra due scale, con cura, calano il corpo di Cristo dalla croce. Signorelli entrò in contatto diretto con i committenti dell’opera: presso l’Archivio di Stato di Perugia si conserva un atto rogato l’8 luglio 1515, in cui alcuni abitanti del borgo di Fratta, antico nome dell’odierna Umbertide, nominarono alcuni procuratori per accordarsi con il pittore e ricevere le promesse «pro pingendo per ipsum unam tabulam sive cunam». Nel capoluogo della regione Signorelli realizzò un’opera a tempera e olio che decretò il raggiungimento della maturità del pittore: la Pala di sant’Onofrio, oggi conservata al Museo dell’Opera del Duomo. L’opera fu commissionata nel 1484 da Jacopo Vagnucci, concittadino del maestro: l’iconografia richiama una sacra conversazione tra la Vergine, Giovanni Battista, Lorenzo e i santi Onofrio ed Ercolano, protettori di Perugia.

 

Cappella di San Brizio. Duomo di Orvieto. La predica dell’Anticristo. Foto di Giulia Venturini

 

Luca Signorelli è fortemente legato a Orvieto, città nella quale realizzò il suo capolavoro indiscusso: il Giudizio Universale. Un ciclo di affreschi che prefigura l’arte del Cinquecento, opera che lo eleva alla memoria eterna, lasciandoci un’eredità immensa che ispirò una successiva raffigurazione tra le più importanti nella storia dell’arte: il Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti; Vasari stesso scrisse: “Michelangelo imitò l’andare di Luca, come può vedere ognuno”.

Il ciclo di affreschi che si trova all’interno della cappella di San Brizio nella cattedrale di Orvieto, rivela una complessa macchina scenografica, iniziata dal Beato Angelico e poi terminata dal Signorelli: “Nella Madonna di Orvieto […] finì di sua mano la cappella, che già aveva cominciato Giovanni da Fiesole, nella quale fece tutte le storie della fine del mondo con bizzarra e capricciosa invenzione[1]. Nel lavoro del Beato Angelico tutte le figure sono equilibrate, Signorelli esprime invece conflittualità e complessità, il suo stile, forte, potente e apocalittico, mette in evidenza una grande attenzione all’anatomia e al movimento, tutto è materiale, dalla luce al paesaggio, la corporeità è drammatica e il terrore è intrinseco nel corpo e nell’anima. I due artisti si raffigurano in disparte, come spettatori della scena: il primo con gli abiti domenicani, il secondo vitale e possente come lo descrive Vasari che lo aveva personalmente conosciuto.

 

Cappella San Brizio. Duomo di Orvieto. Foto di Giulia Venturini

 

Nell’opera sono raffigurati personaggi umbri come Vitellozzo Vitelli, Orazio e Paolo Baglioni, presenti nella folla che circonda l’Anticristo, il quale ha le sembianze di Gesù ma viene fatto parlare dal demonio. Grazie a toni apocalittici prendono vita demoni alati e mostruosi: nei Dannati all’Inferno e nel Finimondo i corpi degli uomini sono arrossati da fiamme e paura, Caronte traghettatore di anime porta i dannati al giudizio di Minosse. Dalla parte opposta si contrappone invece la tranquillità degli arcangeli, che guardano la scena teatrale con occhi vittoriosi: la Salita al Paradiso appare come un luogo ameno, con rose e camelie, nel quale gli uomini sono raffigurati sereni attorniati da angeli musicanti. Luca Signorelli, maestro di corporeità e poesia è l’ideatore di una complessa macchina scenografica che mostra nelle sue trame l’arte, la storia e i sapori di una regione culturalmente vivace e profondamente legata alle sue antiche tradizioni.

 


[1] Giorgio Vasari, Vita di Luca Signorelli da Cortona Pittore.

«Luca Signorelli ebbe un rapporto speciale con l’Alto Tevere, a cui ha lasciato alcune delle sue opere più belle e conosciute. Sebbene visse e morì a Cortona, Città di Castello e la Valle del Tevere divennero una seconda casa per l’artista». Così scrive Tom Henry, professore di Storia dell’Arte all’Università di Kent, considerato uno dei maggiori esperti al mondo delle opere del maestro cortonese.

La Pinacoteca di Città di Castello (della quale abbiamo parlato in un precedente articolo) è solo il punto di partenza per scoprire le opere di Luca Signorelli, distribuite tra i diversi borghi dell’Alta Valle del Tevere. Il pittore – tifernate ad honorem – ha lasciato molte tracce del suo passaggio e, nel 2023 in occasione dei 500 anni dalla sua morte, un percorso celebrativo riunisce le undici opere visibili con un unico biglietto (fino a dicembre 2023) grazie all’unione di otto comuni, una diocesi e oltre 20 musei.
La prima tappa alla scoperta della Valle del Signorelli è al Museo diocesano di Città di Castello dove, nel suggestivo salone gotico, è esposta una pregevole tavola di scuola signorelliana datata 1492, che rappresenta la Madonna in trono con Bambino, San Girolamo e il beato Colombini da Siena. Anche nell’ex chiesa di San Giovanni Decollato – sempre a Città di Castello – sono presenti due dipinti attribuiti alla sua scuola. Se ci spostiamo nella frazione di Morra, invece, nel piccolo oratorio di San Crescentino Signorelli realizzò, intorno al 1507, un ciclo di affreschi ispirati al tema della Passione di Cristo; didascalica e commovente trova il suo apice nella rappresentazione delle scene della Flagellazione e della Crocifissione.

 

Pala della Deposizione a Umbertide (Perugia)

 

Il viaggio prosegue a Citerna dove, lungo la parete destra della chiesa museo di San Francesco, è conservato, in una nicchia, l’affresco raffigurante la Vergine con Bambino tra i Santi Michele Arcangelo e Francesco realizzato con largo apporto della bottega: gli angeli si pensa siano dipinti dalla mano dell’artista toscano, poco prima della sua morte. Mentre per la chiesa di Santa Croce di Umbertide, oggi sede del Museo di Santa Croce, Signorelli eseguì nel 1516 la Pala con la Deposizione sull’altare maggiore, eccezionalmente ancora corredata di predella e cornice originali.
Le tracce della sua bottega si trovano anche al Castello Bufalini di San Giustino, dove è conservata una tavola raffigurante la Madonna con Bambino incoronata da due angeli mentre poggia su una nuvola con ai lati i Santi Cristoforo e Sebastiano; e nel Museo Civico di Montone dove influenza signorelliane si manifesta nell’Annunciazione tra i Santi Fedele e Lazzaro e nell’Immacolata tra Profeti e Sibille, riconducibili a due artisti provenienti dalla sua scuola.

 


Peruginosignorelli.it

La Valle del Signorelli

 

Sono appena iniziati gli eventi firmati U-FLOW. Umbria – Fiumi Lago On Water, il progetto di turismo esperienziale outdoor ideato per vivere il territorio attraverso una rete di itinerari cicloturistici.

Ben tre eventi non competitivi – due a giugno e uno a cavallo tra settembre e ottobre – inaugureranno U-FLOW, il progetto volto a valorizzare il territorio regionale attraverso un turismo sportivo ed esperienziale. I tre tracciati lungo i quali si svolgeranno i tre raduni cicloturistici diventeranno poi dei percorsi permanenti per vivere il territorio in maniera innovativa.

 

Il sindaco di Perugia, Andrea Romizi ai nastri di partenza. Foto di Philms Produzioni Video

 

Al centro di questa operazione ci sono ben 16 Comuni, che sono stati coinvolti in questa valorizzazione del patrimonio storico, artistico, paesaggistico ed enogastronomico della Regione: Perugia, Castiglione del Lago, Città della Pieve, Magione, Paciano, Panicale, Passignano sul Trasimeno, Tuoro, Lisciano Niccone, Bastia, Corciano, Piegaro, Umbertide, Pietralunga e Monte Santa Maria Tiberina.

I tre itinerari ad anello individuati non solo abbracciano tutti i Comuni interessati, ma li accomunano sotto un tema scelto, che è quello delle acque interne: i percorsi si sviluppano infatti attorno al lago Trasimeno, toccano l’acquedotto di Montepacciano e la Fontana Maggiore, così come il Tevere e la rete dei suoi affluenti. L’acqua, fonte di vita, diventa dunque la cifra di un’offerta turistica di straordinario valore.

 

Prove di percorso. Foto di Philms Produzioni Video

 

Il primo appuntamento ha visto come protagonista il percorso Blue Wave di 151 km, con partenza da Tuoro sul Trasimeno, che si è svolto dal 9 all’11 giugno con l’ausilio di Trasimeno Bike Experience. La seconda tappa di 160 km, svoltasi dal 16 al 18 giugno con l’ausilio di Shape Bike Experience, si è appena conclusa e si è svolta lungo il Green Wave, con partenza e arrivo a Piazza IV Novembre, nel centro storico del capoluogo regionale. Il gran finale ci aspetta con i 92 km del Yellow Wave, in programma dal 29 settembre al 1 ottobre. Il percorso, che toccherà la Valle umbra, prenderà avvio da Bastia Umbra.

I tre percorsi sono adatti a bici da strada ed e-bike; si tratta di eventi non competitivi e gratuiti previa iscrizione attraverso il sito web. Ogni partecipante potrà affrontare ogni itinerario come preferisce, scegliendo dove e quando mangiare e dormire. Lungo i percorsi verranno segnalate tutte le attività protagoniste, con i propri prodotti di eccellenza, così come gli spunti storici e artistici. L’iscrizione sarà seguita dalla consegna di un kit di partecipazione che comprende la traccia GPX del percorso, un numero da contattare in caso di emergenza, una welcome box e una road map dove potranno essere apposti i timbri previsti per attestare il passaggio nei Comuni coinvolti. Alla fine di ogni percorso sarà presente un villaggio sportivo dove i partecipanti potranno rifocillarsi assaggiando le eccellenze enogastronomiche locali.

 

La presentazione, foto di Paolo Lazzaroli

 

Il progetto è stato presentato giovedì 1 giugno presso la sala Gotica della biblioteca degli Arconi a Perugia, alla presenza di Andrea Romizi, Sindaco di Perugia, Gabriele Giottoli, Assessore al Turismo del Comune di Perugia; Francesco Mangano assessore al turismo di Corciano, Gianluca Moscioni sindaco di Lisciano Niccone, Thomas Fabilli vice sindaco di Tuoro sul Trasimeno, Filiberto Franchi assessore allo sport di Bastia Umbra. Presenti anche Luca e Chiara Brustenghi dell’Asd Il Perugino Running club e Rolando Fioriti di Confcommercio.

Si svolgerà sabato 2 aprile alle ore 17.00 l’intitolazione di uno spazio pubblico cittadino situato nei pressi del Centro socio-culturale San Francesco in ricordo di Ebe Igi, giovane e talentuosa violinista umbertidese deceduta prematuramente nel 1930 di cui quest’anno si celebrano i 110 anni dalla nascita.

La proposta di intitolare lo spazio pubblico a Ebe Igi è stata avanzata dall’assessorato alle Pari Opportunità del Comune di Umbertide, dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Umbertide e dal Chorus Fractae Ebe Igi che con il proprio talento porta alto il nome della città e della giovane violinista umbertidese in giro per l’Umbria e per l’Italia.

 

 

Alla cerimonia di intitolazione parteciperanno il sindaco Luca Carizia, la vicesindaco con delega alle Pari Opportunità Annalisa Mierla, la presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Umbertide Gloria Volpi insieme ai membri dell’organismo e la presidente del Chorus Fractae Ebe Igi, Elvira Monni. A seguito della cerimonia istituzionale si svolgerà una esibizione del coro cittadino diretto dal maestro Paolo Fiorucci accompagnata dalle note del violino della maestra Sara Bonucci.

Lo spazio che viene dedicato alla virtuosa umbertidese del violino è quello retrostante il Centro socio-culturale San Francesco. È una zona strettamente legata alla musica, contornata da edifici che hanno una forte attinenza con questa arte tra cui l’ingresso principale proprio su tale area, oltre all’adiacente piazza San Francesco nella quale il Museo di Santa Croce è spesso sede di concerti.

La personale dell’artista perugino sarà visibile fino al 5 marzo alla Rocca di Umbertide. 54 opere e tre nuove installazioni.

La Regina Elisabetta, Gianni Agnelli, spray disinfettanti giganti e la Statua della Libertà tutta nera. Questo, e molto altro, vi aspetta nella mostra d’arte contemporanea Queen Pass dell’artista perugino Massimiliano MaMo Donnari, che si svolge fino al 5 marzo 2022, con il patrocinio del Comune di Umbertide, all’interno della Rocca.

La Rocca di Umbertide

Un drappo che scende dalla torre indica la strada della personale dell’eclettico artista che, con il suo carattere esplosivo, rende viva ogni realizzazione e riesce a trasporre nei suoi personaggi, con le tecniche più disparate e innovative, sentimenti e sogni che esaltano e rendono suggestive tutte le sue opere. Racconta, alla sua maniera, i personaggi del nostro tempo che, grazie al suo estro, sfuggono dal loro ruolo per divertirsi e far divertire tutti coloro che li ammirano: un’ironia che però lancia messaggi importanti e soprattutto contemporanei.
«È la personale più grande che abbia mai fatto, oltre alle 54 opere ci sono anche tre installazioni. L’ironia della mostra parte proprio dal titolo: dobbiamo usare il Green Pass anche per prendere un caffè e allora ho pensato, per accedere alla mostra serve il Pass della Regina, da qui Queen Pass» spiega l’artista. L’inaugurazione si è svolta con circa 280 persone tra mandorle portafortuna incapsulate in provette e M&M’S realizzate per l’occasione con la Regina disegnata.

In giro per la mostra

All’interno della Rocca del 1300 la mostra è suddivisa in tre piani: all’entrata ci accoglie la zona degli spruzzini, proprio a voler dire che, come prima cosa dobbiamo disinfettarci le mani. Qui svetta Upgrade – il famoso spuzzino – esposto già in diverse mostre d’Italia. È un’opera che ha come protagonista il comune spray disinfettante, prodotto diventato improvvisamente prezioso in questo momento storico, rivisto in chiave ironica rievocando l’etichettatura dello Champagne Dom Perignart. Altra installazione imperdibile è la Statua della Libertà nera che in una mano ha la solita fiamma, mentre nell’altra uno spray dal quale tira fuori la sua energia positiva e si riappropria del suo colore originale.

 

Nel primo livello ci aspettano diversi personaggi e ad accoglierci c’è un vecchio cameriere dell’hotel Brufani che, con un cocktail in mano, invita a proseguire la mostra. C’è Gianni Agnelli con i nipoti, Raffaello Sanzio, Donald Trump e Strawberry War, un carro armato che spara fragole. Ma è la Regina Elisabetta la fashion queen indiscussa della mostra e in alcuni quadri sveste i suoi classici tailleur pastello per indossare magliette e jeans. Sull’apice della torre infatti si trovano tutte le regine: Elisabetta con i nipoti vestiti da guardie reali e il suo sarto Domenico Dolce, ma anche la regina della musica Ornella Vanoni e la regina del fashion style Iris Apfel. Gironzolando si scoprono anche le altre opere… ma non vogliamo svelarvi troppo!

 

«Oltre alla mostra, ho creato anche un nuovo catalogo che si chiama sempre Queen Pass; si tratta un volume ricco di suggestioni in cui hanno dato il contributo varie personalità (Matteo Grandi, Michele Fioroni, Michela Proietti, Carolina Cucinelli, Enrico Vanzina, Eugenio Guarducci, Simona Esposito Elisabetta Furin, Daniele Corvi, Umberto Maiorca, Angelo Bacci e Fabio Marcelli) prese in prestito dagli ambienti più disparati per connotare le mille sfaccettature della mia arte. In questi due anni di stop ho creato molto, ho realizzato anche un mio hangar-laboratorio di circa 100 m² all’interno della mia azienda, dove le creazioni prendono vita» conclude MaMo.
Ad aprile la mostra si dovrebbe spostare a Città della Pieve mentre in estate a Todi. Sabato invece (ore 16.30) è previsto un incontro con la scrittrice Eva Grippa che parlerà del suo libro Elisabetta e le altre proprio in linea con il tema della mostra.

 


Per informazioni contattare il numero 075 9413691

Due personalità artistiche diverse, ma accomunate dalla scelta di una materia prima come mezzo per dare forma alla propria visione estetica

 

Leoncillo e Fontana incontro a Milano nel 1960

 

Ricorre quest’anno il cinquantesimo anniversario della morte di Lucio Fontana e di Leoncillo Leonardi, scultori italiani, avvenuta nel settembre 1968 a soli quattro giorni di distanza l’uno dall’altro.
Il Museo e Ceramiche Rometti ospiterà, con il patrocinio del Comune di Umbertide, la mostra Barocco e Barocchetto: Materia e colore nelle sculture di Lucio Fontana e Leoncillo Leonardi che sarà inaugurata sabato alle 18.00.
Si tratta di una selezione di sculture policrome in ceramica, curata dallo storico dell’arte Lorenzo Fiorucci, che intende sottolineare il ruolo cruciale che ebbero i due artisti nell’affermazione della scultura colorata sia a livello nazionale che europeo, a partire dalla seconda metà degli anni Trenta.
Un risultato reso possibile grazie alle capacità tecniche che furono acquisite in due località della provincia italiana: per Fontana Albisola, mentre per Leonardi Umbertide, entrambe cittadine attive nella produzione della ceramica.

Una stagione ricca di fermenti

I due scultori vennero a mancare proprio nell’anno che rappresenta il culmine di una stagione ricca di fermenti e innovazioni anche nel campo delle arti visive. Stagione che segna anche la fine di un periodo artistico durante il quale l’Italia fu, per l’ultima volta, realmente protagonista. Fontana e Leonardi operarono pienamente all’interno di questo periodo, essendo attivi dagli anni Trenta agli anni Cinquanta: due personalità estremamente diverse, con visioni della vita opposte: chiuso e pessimista il primo, aperto e fiducioso il secondo, ma con un percorso cronologico e ideali estetici comuni.

 

Lucio Fontana, Donna sdraiata

Un sottile fil rouge

La scelta di un mezzo espressivo come quello della ceramica, al di là delle differenze di linguaggio e delle rispettive identità, ha consentito a Fontana di arrivare a una definizione critica di Barocco, secondo Leonardo Sinisgalli, così come Leonardi è giunto a elaborare una definizione di Barocchetto secondo l’intuizione di Roberto Longhi.
Negli stessi anni, i due artisti operarono nelle due città più prolifiche dal punto di vista artistico: Fontana si mosse a Milano, dove trovò gli stimoli per dare forma a una materia che accoglie un gesto rapido, ma raffinatissimo, allo stesso tempo.
Leonardi, grazie a Roma e ai suoi circoli artistici, trovò il proprio stile modellando la materia attraverso eleganti smalti e colori lucenti.
Tutto ciò fu reso possibile grazie anche alle capacità tecniche acquisite nelle due cittadine: ad Albisola attraverso le aziende San Giorgio e Mazzotti per Fontana, mentre a Umbertide fu proprio l’azienda Rometti a fornire a Leonardi gli spunti e le nozioni che stava cercando.

 

Scultura di Leoncillo

 


LOCATION: Museo Rometti – Umbertide

INAUGURAZIONE: 22 SETTEMBRE 2018 ore 18

DURATA DELLA MOSTRA: DAL 22 SETTEMBRE AL 20 OTTOBRE 2018

«Il mestiere di giornalista ti dà la possibilità di raccontare storie e ogni storia è diversa, ti arricchisce e porta qualcosa nella tua vita».

Alessio Zucchini, giornalista, inviato del Tg1 ed ex conduttore di Unomattina, scatta una foto dell’Umbria, dove è nato e dove conserva i ricordi legati alla famiglia e ai suoi amici d’infanzia. La nostra chiacchierata avviene in serata, dopo che Alessio ha messo a letto i figli, ed è molto rilassata e divertente. Iniziamo con la – oramai classica – domanda sul suo legame con l’Umbria…

 

Alessio Zucchini

Qual è il suo legame con l’Umbria?

Vivo a Roma da 18 anni, ma l’Umbria è – e sarà sempre – il luogo della mia famiglia e dei miei amici d’infanzia. Non torno spesso come vorrei, ma è sempre nel mio cuore. Sono nato a Umbertide e sono rimasto lì fino alla fine della scuola superiore, poi sono andato a Torino per l’università e sono tornato a Perugia per frequentare la scuola di Giornalismo Rai.

Da giornalista e osservatore della realtà: qual è il suo giudizio su questa regione?

La vedo come un’isola felice, un luogo ancora tranquillo e una vera esplosione di colori. Certo, va detto che deve iniziare ad aprire un po’ gli occhi: è un po’ sonnolenta e si è seduta troppo. Dovrebbe diventare più dinamica in alcuni ambiti. È chiusa su sé stessa e i mezzi di comunicazione non aiutano.

Lei vive a Roma, da fuori come si percepisce l’Umbria?

Hanno tutti una bella visione: c’è tranquillità, buon cibo, insomma un posto ideale. Ovviamente, come capita sempre, chi non vive un luogo lo trova sempre molto bello. I romani, ad esempio, hanno un giudizio molto positivo.

I suoi genitori hanno una radio, Radio Onda Libera, quindi è vissuto sempre in mezzo all’informazione. Per questo ha deciso di fare questo lavoro?

Sono nato praticamente in radio. Da ragazzino passavo i pomeriggi sportivi della domenica con i radiocronisti, poi parlavo, registravo e mixavo. Mi divertivo molto! Ovviamente anche questo ha contribuito a farmi scegliere il mestiere di giornalista, ma soprattutto è stata la mia curiosità e la voglia di raccontare il mondo. Sono sempre stato un tipo curioso con la passione per i viaggi e per questo devo ringraziare i miei genitori, che mi hanno trasmesso queste passioni.

C’è un’esperienza lavorativa che lo ha colpito particolarmente?

Nella mia vita ho fatto tanti lavori, dal cameriere al portiere di notte in un albergo quando studiavo a Torino, ma è il giornalismo il lavoro che mi dà ogni giorno la possibilità di raccontare storie e crescere. Ogni volta che esci per un servizio o fai un’intervista scopri qualcosa di nuovo: una vita, un racconto, una nuova realtà. Potrei dire che l’ultimo servizio che ho fatto è stato molto coinvolgente e un’esperienza decisamente forte: sono stato in Libia nei centri di detenzione per i migranti. Sono delle vere prigioni, dei luoghi catastrofici. Quando torni da questi luoghi sei più ricco di esperienze che difficilmente dimenticherai.

Lei è stato presentatore di Unomattina, inviato e anche mezzo busto del Tg1: qual è il ruolo che le piace di più?

L’inviato sicuramente, perché puoi raccontare storie. Ma ammetto che mi piace variare, quindi sono stati divertenti e interessanti anche i ruoli di presentatore, sia di un programma televisivo che del tg. In quest’ultimo caso sei più impostato, ci sono delle regole fisse, mentre a Unomattina sei più libero, anche fisicamente, hai un intero studio per muoverti.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Affascinante, serena, sorniona.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione…

Gli affetti, la famiglia e l’amicizia.