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Nella straordinaria scenografia naturale del vecchio molo alla Darsena di Passignano sul Trasimeno domenica 13 settembre Coralium, il Coro Lirico dell’Umbria, ha realizzato open air un evento mai proposto neppure dai grandi teatri: ha allestito e portato in scena al calar del sole di una giornata di grecale nientemeno che Il Tabarro, una delle tre opere del Trittico Pucciniano del 1918.

Tra il respiro impetuoso del vento che agitava la superficie delle acque e lo sfilare silenzioso dei battelli illuminati che rientravano in darsena, è andata in scena una delle opere più passionali del grande Maestro.

Grazie alla sensibilità del Comune di Passignano e al solido sostegno del Club Velico locale, il Trasimeno è stato sacro testimone e proscenio di una grande suggestione. La più completa delle arti, l’Opera Lirica, con la musica e il canto ha compiuto ancora una volta il prodigio di rendere vera per un pubblico attento e partecipe una vicenda d’amore di sangue e di poesia.

 

 

Michele, impersonato dal famoso baritono Andrea Sari, Giorgetta dalla preziosa voce del soprano Paola Stafficci, Luigi dalla voce drammatica e potente del tenore Claudio Rocchi, la Frugola con la forte caratterizzazione di Rosalba Petranizzi: sono stati protagonisti di una vicenda complessa e lacerante piena di sentimenti forti e situazioni psicologicamente intriganti. Un’ambientazione sociale ricca di spunti di modernità, che riguarda personaggi riconoscibili tra le file della gente comune, già in qualche modo definibile come sottoproletariato urbano, in un’atmosfera tra il noir e l’intrigo.

Grandi le emozioni assicurate dalla regia di Stefano Rinaldi Miliani, che giocava sulla liason dell’elemento acqua tra il Trasimeno e la Senna, dove si svolge la vicenda, qui riportata ai nostri anni ’50, dove le midinettes, le allegre sartine della Parigi inizio ‘900, diventano le merlettaie del lago, appassionate di intrecci e di canzoni d’amore.

Il Coro Lirico era diretto dal deciso gesto di Sergio Briziarelli e l’intensità musicale della partitura era affidata al raffinato tocco del pianista Ettore Chiurulla.  Il Coro Lirico dell’Umbria con questo nuovo appuntamento dà seguito e senso al Progetto Opera Trasimeno iniziato già dal 2016, che vorrebbe eleggere il Trasimeno a lago pucciniano: legittimamente, dal momento che il grande compositore amava assai frequentare le sue sponde in compagnia del suo ospite Riccardo Schnabl.

Un progetto ambizioso e avvincente che tutti gli artisti del coro contribuiscono a far crescere anche con le rispettive competenze, come quella di sarta teatrale del soprano Noemi Marroni creatrice del paradigmatico Tabarro, il grande mantello a ruota di Michele da cui l’opera prende il nome. Il successo decretato dalla presenza di un folto pubblico – sia pur disciplinato e distanziato – entusiasta della novità dell’evento ma soprattutto felice di assistere in un simile luogo a questa opera poco rappresentata, ha rafforzato i propositi del sindaco Sandro Pasquali, dell’assessore Christian Gatti e di tutta l’amministrazione comunale, di continuare insieme a Coralium con il Progetto Opera Trasimeno per dare appuntamento a cittadini e turisti nella bella stagione a un’altra opera nei meravigliosi scenari del nostro lago.

Un trionfo già realizzato al Morlacchi si ripeterà questa sera (ore 21) nell’arena del Frontone.

Confermato l’entusiasmo di coloro che avevano chiesto una replica del grande evento dello scorso febbraio, e che e lucevan le stelle lo ascolteranno sotto il firmamento che fa da scenografia naturale al grande spettacolo portato a Perugia da Ermanno Fasano e la Solti snc.

Una Gabrielle Mouhlen altera ed elegante, nello stesso tempo appassionata, è la Floria Tosca che incanterà il pubblico perugino. Una grande artista sorretta da un cast di esperienza per recitare i tre atti di una delle più belle opere di Puccini, la stessa con cui il Teatro La Scala ha aperto la stagione. Il soprano, che ha già interpretato lo stesso personaggio al Festival Pucciniano di Torre del Lago e al Musikthetaer di Essen, si è già detta innamorata di Perugia, ed è bene lieta di tornare, e magari fare anche qualche giro da turista. Lo stesso vale per Davi Ryu che ha interpreterà con intensità Mario Cavaradossi, un personaggio che può dare spazio alla sua potenza vocale e al suo impeto interpretativo.

 

 

Ermanno Fasano, l’impresario, ci aveva promesso per questa data la Boheme, ma l’emergenza sanitaria ha ristretto i tempi di preparazione, e riferisce: “Siccome siamo abituati a una certa qualità cui non vogliamo rinunciare, abbiamo deciso di trasformare il limite in virtù, e accontentare tutti coloro che a febbraio non erano riusciti a entrare al Morlacchi per il veloce sold out e per l’impossibilità di realizzare una replica”. Ho Joun Lee impersonerà il terribile Scarpia è un baritono ormai riferimento per spettacoli lirici in tutto il mondo.

Nell’intervista al Direttore e Maestro Concertatore, Lorenzo Castriota Skanderbeg ci regala alcune chicche ricordando che non a caso Tosca era l’opera preferite e dirette da Gustav Mahler, ed è una delle opere più amate anche da altri direttori per la genialità della musica pucciniana da cui sono nati gli stessi Musical americani, da cui discendono e a cui si sono ispirati molti altri compositori successivi, anche di musica Pop.

La regia è affidata a Guido Zamara che nel rispetto della tradizione riesce sempre a sorprenderci con qualche particolare innovativo che coinvolge il pubblico con la ricerca del significato che generalmente nello stile zamarese si svela nel finale.

La presenza dell’orchestra sinfonica della città di Grosseto insieme al Coro Lirico dell’Umbria ha creato un connubio artistico toscoumbro sperimentato ormai da tre anni e che si rinnova e rafforza in ogni evento, confermato anche nelle tournée fuori regione.

Una menzione speciale a Stefano Rinaldi Miliani, che nella sua lunga carriera ha interpretato molti ruoli, e ha calcato le scene di teatri di tutto il mondo, e dopo averlo già rappresentato all’Arena di Verona, anche domani interpreterà Angelotti ha offerto un’ottima interpretazione sia scenica che vocale.

Una presenza di freschezza fanciullesca comunque connotata da professionalità matura è stata portata dalla presenza del Coro delle Voci Bianche del Conservatorio di Perugia, con la direzione del Maestro Franco Radicchia, il quale riferisce che: “Il coro ha da tempo obiettivi artistiche ed educativi che portino i piccoli e i giovani alla conoscenza della musica di alto livello, come formazione del futuro fruitore del bello”. In un iter educativo che responsabilizza notevolmente i cantori e le famiglie a un senso di formazione e preparazione. Fra tutti emerge la figura del pastorello che sarà interpretato da Tommaso Tortoioli in un tripudio di sentimenti e passioni forti quale è Tosca, ha porterà con naturalezza e grande espressività la purezza dell’età novella.

Importanti collaboratori del Coro Lirico e in questo contesto di tutta l’opera messa in scena i maestri preparatori Sergio Briziarelli ed Ettore Chiurulla, che oltre alla preparazione degli artisti del coro, contribuiranno con grandi effetti sonori afferenti ai vari contesti musicali.

Lo stesso Ermanno Fasano, titolare della S.O.L.T.I , che già da oltre tre anni porta l’Opera Lirica nella nostra città, entusiasta dell’accoglienza e dalla calorosità del pubblico perugino promette che febbraio al Morlacchi sarà un appuntamento annuale con  l’Opera, dove ci incanterà con un altro importantissimo titolo, e facendo i dovuti scongiuri che sul palcoscenico sono doverosa consuetudine.

«Il maestro Pavarotti mi ha insegnato tanto. Abbiamo fatto lezione per sei anni, mi disse che ero bravo e che dovevo seguire i suoi consigli».

Ammetto che è stata una delle interviste più lunghe che abbia mai fatto, oltre quarantacinque minuti di chiacchiere. Ne è però valsa la pena, perché Claudio Rocchi – tenore nato e vissuto a Bettona – ha tanti aneddoti e curiosità da raccontare: «Potrei scriverci un libro» mi confessa. In effetti ha ragione. Senza nessun freno abbiamo parlato delle lezioni con Luciano Pavarotti, di come vive il suo lavoro, del mondo della lirica e della musica di oggi che non apprezza. Il tenore umbro ha calcato tanti palcoscenici in giro per il mondo e sogna di essere il protagonista alla Prima del Teatro alla Scala. «Non mi do limiti!»

 

Claudio Rocchi

Claudio, qual è il suo legame con l’Umbria?

È un legame di vita, un legame fortissimo. Mi sento umbro al 100% e questa sensazione mi accompagna quando sono all’estero. Porto la regione in giro per il mondo: mi è capitato spesso di cucinare per gli amici stranieri la torta al testo o di raccontare loro aneddoti e storie sull’Umbria.

Ci racconti la sua esperienza col maestro Luciano Pavarotti…

È iniziata per caso. All’epoca – nel 1999 – studiavo al Conservatorio e lavoravo in fabbrica: la zia dell’infermiere di mio nonno era la cuoca di Pavarotti a Pesaro: il Maestro aveva nella città marchigiana una casa bellissima, sul mare, dove spesso trascorreva del tempo. Ovviamente nessuno avrebbe mai pensato che questo passaggio di voci sarebbe andato a buon fine. E invece sì. Un mese dopo – inizio 2000 – mentre ero al lavoro, mi chiamò mia mamma per dirmi che Pavarotti mi aspettava nel pomeriggio per un’audizione. Senza nemmeno prepararmi sono partito. Lui a fine provino mi disse: «Quando ci rivediamo?» Da quel giorno, ogni volta che si trovava a Pesaro, facevamo lezione insieme.

Quanto tempo sono durate le vostre lezioni?

Sei anni. Ci vedevamo tre-quattro volte all’anno, ma sono stati momenti fondamentali, mi ha insegnato tantissimo: la respirazione, l’emissione, l’apertura del palato e della gola, il giro degli armonici e tanto altro.

Qual è l’insegnamento che non dimenticherà mai?

Mi diceva sempre: «La voce la devi dare, non la devi fare». Inoltre, l’ultima volta che l’ho visto, mi ha detto che non dovevo avere altri insegnanti: «Sei bravo, devi fare solo quello che ti dico io e aspettare». Così ho fatto, ho aspettato che arrivasse il mio momento. Il ricevere un bravo dal lui mi ha riempito d’orgoglio.

Quand’è che un ragazzino decide di diventare un tenore?

Non si decide… ci nasci o non ci nasci. Io fin da piccolo cantavo, spesso quando ero nell’officina di mio padre. Cantavo soprattutto musica leggera italiana. Un giorno, alla fine della terza media, la mia professoressa di tecnica, durante la cena di fine anno scolastico, si accorse della mia voce e mi prese appuntamento con un maestro di Napoli che veniva in Umbria per far lezione ai Cantori di Assisi. Andai così ad Assisi per il provino: mi fece fare dei vocalizzi per sentire l’estensione della voce e poi mi disse: «Ora vai in farmacia a comprare dei pacchi di cerotti… Nostro Signore è stato troppo buono con te e se qualcuno ti sente cantare ora, ti rovina. Devi mettere i cerotti davanti alla bocca fino a 18-19 anni» io all’epoca avevo 12 anni «quando la voce sarà maturata». Non fu proprio così, a casa mia l’entusiasmo era talmente forte che mi mandarono alla Scuola Comunale di Musica a Bastia Umbra e iniziai a studiare pianoforte. Poi arrivò il Conservatorio, a Perugia.

Sogna mai di essere il protagonista della Prima al Teatro alla Scala di Milano?

È un sogno. Ci penso e ci ho sempre pensato, perché non mi do limiti: così come cantare nei teatri di New York e Londra, anche se La Scala resta sempre l’élite, nonostante in questi anni sia calata un po’.

Ci spieghi meglio.

Oggi è molto più importate l’aspetto, l’essere televisivo e avere una voce che piace a chi sceglie gli interpreti per una rappresentazione. Molte belle voci non vengono scelte perché non giuste. Poi ci sono delle lobby molto forti che incidono moltissimo. Il mondo della lirica è molto difficile e spesso si va avanti solo con le raccomandazioni. Ma lasciamo stare…

Qual è l’opera che le piace più interpretare?

La Tosca. In quest’opera ci sono delle musiche talmente belle che anche chi non si è mai avvicinato alla lirica, ascoltandola, si emoziona. Tosca, per me, è un’opera meravigliosa.

 

Lo spieghi a noi profani: che cos’è lo studio dello spartito?

Non è solo lo studio delle note, ma anche la storia, il personaggio, il perché fa quello, cosa voleva esprimere l’autore, quali sono le sue emozioni, i suoi pensieri… Un’opera non va solo eseguita, va soprattutto interpretata, si deve entrare appieno nel personaggio. Lo studio dello spartito è questo, una visione a 360 gradi dell’opera, e per questo serve un bravo maestro per avere le direttive giuste ed entrare nel profondo.

Cosa vuol dire per lei cantare?

Nel cantare noi ci consumiamo, siamo sul palcoscenico nudi e tiriamo fuori l’anima. Non è solo un eseguire. È questa la differenza tra un cantante e un esecutore: è facile trovare tanti esecutori, più difficile è trovare bravi cantanti, quelli che ti fanno emozionare quando li ascolti.

Pochi giorni fa se n’è andato il maestro Ennio Morricone… lo ha mai incontrato?

Purtroppo no. Resterà sempre tra i più grandi. Che musica, ragazzi! Con solo quattro note ha creato dei capolavori e ha lasciato musiche che resteranno eterne.

Ascolta musica pop?

Ascolto tutta la musica, di ogni genere.

Le piace la musica che circola in questo periodo?

Un periodo così basso, forse, non c’è mai stato, basta vedere quello che è stato presentato a Sanremo. Ci sono testi che passano in radio che sono terribili, senza parlare delle voci. Si sentono delle rime assurde e spesso mi chiedo: «Ma i cantautori del passato… li avranno mai ascoltati? Lucio Dalla, Mogol, tanto per dire i primi che mi vengono in mente, li avranno mai letti?». Basta leggere i testi per capire le differenze.

Non mi dica che non c’è nessun cantante che le piace…

Gli unici cantautori che apprezzo sono Max Gazzè e Brunori Sas.

E a livello vocale?

No, non c’è nessuno. Si punta più sull’immagine e sul personaggio che sulla voce, i talent hanno distrutto il mondo della musica invece di farlo evolvere. Il commercio comanda su tutto, devi essere un personaggio che piace al pubblico. Ahimè, non si punta più sulla voce.

Ha dei progetti in cantiere?

Nei prossimi giorni parto per un concerto nel nord della Polonia, poi andrò i primi di agosto ad Anghiari e poi a Castiglione del Lago. Piano piano abbiamo ripreso le nostre attività.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Genuina, sorprendente, unica.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione…

Pace.

Le note immortali del Maestro dei Maestri, Giuseppe Verdi, risuoneranno tra le fronde dei lecci e le statue del Teatro dell’Arcadia dei Giardini del Frontone (Perugia) per deliziarci con due delle opere liriche più amate al mondo.

La Traviata

 

Due recite che preannunciano grandi emozioni, il 23 luglio Rigoletto e il 30 La Traviata, messe in scena dall’impresario Ermanno Fasano con Musica e Spettacolo di Roma, animeranno l’estate culturale perugina. L’amore per la lirica è una passione di famiglia in casa Fasano: basti pensare che il papà, Aldo, stimato tenore e impresario, si iscrisse all’Albo delle Imprese di Musica Lirica lo stesso anno di istituzione di tale prestigioso e storico registro e cioè il 1967, con numero di protocollo 2.
Oltre cinquant’anni di passione e professione generano profonda esperienza; non a caso lo scorso anno, con la messa in scena di Madama Butterfly, sempre ai Giardini del Frontone, si è registrato il sold out. Il pubblico entusiasta chiese di ripetere la graditissima esperienza. Ed eccoci accontentati, quest’anno si raddoppia, con due titoli: Rigoletto e La Traviata.

L'opera patrimonio universale

Forse non tutti conosceranno la trama o la stessa opera, ma siccome la lirica è identificata come patrimonio universale, l’Associazione di Perugia Amici della Lirica, da sempre impegnata nella divulgazione, offrirà occasione di conoscenza e approfondimento di entrambi i titoli.
Comunque di una cosa sono certa, ci sono note e arie che sono riconoscibili da tutti, anche perché spesso vengono usate in contesti creativi al di fuori del palcoscenico. Chi non ha mai sentito La donna è mobile o Amami Alfredo? Quest’ultima fece commuovere la stessa Vivian in Pretty Woman. Per alcuni puristi la citazione sembrerà dissacrante, ma la Lirica è nata come spettacolo popolare, e tale deve tornare.
È questa, la speranza che anima il Coro Lirico dell’Umbria, che nella persona del suo Presidente, il professor Paolo Galmacci – insieme agli altri componenti del direttivo – tanto si impegna per riportare una stagione stabile a Perugia. Molti nostri concittadini fanno dei veri pellegrinaggi per andare ad ascoltare l’Opera dal vivo, fino a Verona, Macerata e tanti altri templi della musica, e riuscire ad avere degli spettacoli di questa portata a Perugia è un’occasione imperdibile.

 

La Traviata

 

Per l’importante evento, nel cast, attentamente selezionato dallo stesso Ermanno Fasano, ci saranno cantanti lirici internazionali, quali Sergio Bologna, Claire Cooolen, Caung Mang Lee, Antonio Marani e Asude Karayavuz che si cimenteranno nel Rigoletto.
Mentre Erica Wen Meng Gu interpreterà Violetta, e i nostri David Sotgiu e Andrea Sari saranno rispettivamente Alfredo e Giorgio Germont ne La Traviata.
In ogni serata si impegneranno oltre cento artisti. Insieme ai protagonisti, ben 60 elementi dell’Orchestra sinfonica di Grosseto, il Coro Lirico dell’Umbria diretto dal maestro Sergio Briziarelli, i ballerini del Centro Danza, il regista Guido Zamara, e il Maestro Direttore e Concertatore Lorenzo Castriota Scanderbeg; nonché numerose altre maestranze, tra tecnici, truccatori, parrucchieri, costumisti e altri operatori, ma fra tutti la regina resterà sempre unica e sola lei: la musica!
Parafrasando il titolo di un famoso romanzo, e poi film, concludo dicendo che, durante i prossimi martedì di luglio, non solo le stelle staranno a guardare… ma anche ad ascoltare!

 

La Traviata

Ai Giardini del Frontone il mese d’agosto è iniziato con Madama Butterfly della produzione Musica e Palcoscenico di Roma

Madama Butterfly, foto Giancarlo Belfiore

 

Un evento con una straordinaria partecipazione di pubblico. La coda, già un’ora prima della recita, faceva presagire l’interesse, ma «la realtà è andata oltre le più rosee aspettative» dice il produttore Ermanno Fasano. Infatti l’opera ha fatto sold out. Oltre cento le maestranze messe in campo, tra l’orchestra della Città di Grosseto, gli acclamati solisti, e al seguito attrezzisti, tecnici luci, tecnici audio, costumisti, truccatori, parrucchieri.
Importante coordinatore, insieme a Cinegatti, il Coro Lirico dell’Umbria, capitanato dal prof. Paolo Galmacci. Quest’ultimo riferisce dell’importante e imponente lavoro di squadra che inizia mesi e mesi prima dello spettacolo. A tal motivo si ringrazia in particolare l’Associazione Borgo Bello e in specie il presidente Orfeo Ambrosi e tutte le restanti associazioni patrocinatrici, evidenziando l’Associazione Amici della Lirica che, in due serate precedenti la recita, con la presidente Carla Mantovani ha raccontato la trama dell’opera e lo spirito pucciniano, contribuendo a creare cultura musicale e un ascolto più consapevole.

 

Il numeroso pubblico che ha partecipato all’evento, foto Giancarlo Belfiore

 

Lo straordinario afflusso di pubblico per Madama Butterfly al Frontone è la conferma che abbiamo tutti bisogno di bellezza, e il Bel Canto italiano è un patrimonio culturale molto apprezzato nel mondo che appartiene a chiunque lo sappia amare.
La lunghissima coda davanti alla cassa, la composta attenzione, la partecipazione emotiva e i ripetuti applausi per gli artisti, confermano che quello che pensava il Maestro Giuseppe Verdi del pubblico perugino – il fatto che sia un pubblico colto – è ancora e quanto mai vero.
Lo stesso Maestro Alessandro Nisio, scomparso lo scorso maggio e a cui è stato dedicato l’evento, ripeteva spesso «ragazzi ricordate che noi ci mettiamo tutta la competenza e la passione possibile, ma la magia dello spettacolo l’accende l’energia del pubblico. noi siamo qui per loro e grazie a loro».

 

Madama Butterfly, foto Giancarlo Belfiore

 

L’idea dell’Opera all’aperto nasce da un’idea del Coro Lirico dell’Umbria in accordo con l’impresario teatrale Ermanno Fasano e Cinegatti, gestore dell’arena del Frontone. Con il Patrocinio del Comune di Perugia, e il particolare favore dell’Assessore alla Cultura Maria Teresa Severini, da alcuni mesi si è dato il via a un progetto che ha portato per la prima volta, nel cuore della nostra città, uno spettacolo grandioso, come può esserlo soltanto un’opera lirica tra le più note e amate nel mondo.      Il che ha significato lavoro, studio, contatti e tanta determinazione, per tradurre idee e parole nei fatti che contano.
Ha significato la venuta a Perugia di una macchina organizzativa di lunga esperienza, quale è Musica e Spettacolo, e l’investimento in prima persona dell’impresario Ermanno Fasano che, a rischio di fare un evento nel fulcro delle vacanze estive, aggiungeva anche un luogo senza un’alternativa a possibili temporali estivi. La sfida è stata vinta, e con grande soddisfazione. Anche gli artisti di fama internazionale quale Diana Jung (nei panni di Chochosan), Massimo Sirigu (nel ruolo di Pinkerton), e il Maestro Castriota Skanderbeg, hanno molto apprezzato Perugia e l’entusiasmo con il quale è stato accolto lo spettacolo. Conferma tangibile e inequivocabile che, tra i tanti eventi importanti, lo spazio per la stagione dell’opera lirica, a Perugia, c’è.

 

Madama Butterfly, foto di Oscrina di Simone

Con la sua voce da mezzosoprano ha incantato i teatri d’Italia e non solo. Marina Comparato, cantante lirica e perugina DOC, vive da diverso tempo a Firenze ma porta l’Umbria nel suo cuore.

Marina Comparato

Marina Comparato

Lei vive a Firenze, qual è il suo legame con Perugia e l’Umbria?

Sono nata a Perugia e ci ho vissuto fino a 19 anni, poi mi sono trasferita a Firenze per motivi di studio e poi di lavoro, ma resto legata a questa terra, perché qui c’è la mia famiglia. Ho un legame affettivo e ovviamente familiare.

Crede che questa regione in questo ambito artistico è ben sfruttata?

Ha tante iniziative culturali legate al teatro e alla musica, ma il mondo della lirica, il mio mondo, non è quasi presente. Questo per me è una nota dolente. Perugia è, forse, l’unico capoluogo italiano a non avere una stagione lirica. L’interesse da parte del pubblico c’è e si vede nelle rare rappresentazioni, manca però quello della politica. C’è solo il Teatro Lirico Sperimentale “Abriano Belli” di Spoleto che punta sul quest’arte. Io sono molto legata a questo teatro perché ho vinto nel 1997 il loro concorso lirico, che è uno dei più importati d’Italia.

Come si potrebbe intervenire?

In molte regioni, penso alla Toscana, all’Emilia Romagna e alle Marche, i piccoli teatri si consorziano e danno vita a delle realtà liriche molto interessanti.  A Perugia ci sono “Gli amici della lirica” che organizzano incontri ed eventi, ma sono costretti ad andare fuori regione per vedere le opere. Servirebbe un intervento concreto da parte della politica, che per ora non si è interessata di quest’ambito.

La scelta di lasciare la sua città è stata dettata dalla carriera. Si è mai pentita? 

Dal punto di vista lavorativo sono stata costretta, ma mi manca sempre la mia città e torno ogni volta che posso. Però devo dire che non mi sono mai pentita della scelta fatta.

Lo stereotipo degli umbri chiusi lo ha mai avvertito, glielo hanno fatto mai notare?

A me no, perché sono stata educata ad essere aperta verso  il mondo, ma da perugina ammetto che Perugia è una città chiusa verso chi non è nato o verso chi non vive la città. A volte mi sento io stessa un po’ tenuta fuori visto che non ci vivo da diverso tempo. Non c’è molta apertura verso l’esterno, ma è una caratteristica storica dei perugini: da sempre sono ombrosi e chiusi. La stessa città ha ben due cinta di mura che la difendono e l’apertura non è certo stata incoraggiata dai trasporti pubblici. Basta pensare alle linee ferroviarie che la rendono ancora più isolata.

Tre parole per descrivere l’Umbria…

Verde, golosa e sconosciuta.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione…

San Francesco e i suoi viaggi. È partito da una piccola regione ed è arrivato in tutto il mondo.

 

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