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Un sold out a teatro, una settimana prima della messa in scena di Cavalleria Rusticana, è una vittoria condivisa di tutta l’Umbria.

«Gli aranci olezzano e cantan le allodole tra i mirti in fior» è uno dei brani più famosi, insieme al celeberrimo «intermezzo», dell’opera Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, rappresentata il 6 ottobre al Teatro Concordia dal Chorus di Marsciano in collaborazione con il Coro Lirico dell’Umbria, che ne ha curato l’intera produzione.

Secondo il regista Stefano Rinaldi Milian, questa edizione della Cavalleria, nata da un’idea del M° Alessandro Nisio, si presenta ripulita da tutti gli elementi folkloristici originali,derivanti dalla novella di Verga e dalla collocazione geografica in Sicilia, nel paese di Vizzini.

Santuzza. Foto di Alvaro Angeleri

Vizzini ha dei valori che fanno riferimento al lavoro, alla religione, al senso di comunità contrapposti alle esagerazioni, agli eccessi di passione, ai tradimenti, anche le ipocrisie, l’omertà. Sfrondata di tutte le caratterizzazioni da cartolina, Cavalleria Rusticana diviene essenziale. Del Verismo letterario e mascagniano rimangono l’essenza, i colori mediterranei – quelli della campagna, la religiosità quasi ossessiva che diviene dramma religioso, l’irruenza dei giovani amori. Turiddu, – interpretato dal tenore Simone Giannoni – privato di Lola – Viola Sofia Nisio – si rifugia nell’amore di ripiego per Santuzza – l’apprezzatissimo soprano Paola Stafficci – che però ne rimane bruciata, isolata ed esclusa dalla comunità. Trova il suo sostegno solo in mamma Lucia, interpretata con grande carica evocativa da Rosalba Petranizzi, la madre forte e comprensiva di tutti noi nell’immaginario collettivo, vicina allo scapestrato figlio come alla sventurata Santuzza, nella quale forse rivede se stessa più giovane. Alfio – interpretato da Andrea Sari, fresco di una lunga tournée in Sicilia – ci dice che Cavalleria è un’opera dalle tinte forti e che proprio nella sua lunga permanenza al Teatro greco di Taormina ha compreso lo spirito unico di questa bellissima regione, in cui coesistono morte e dolcezza, colore e buio, e ritrova tutto in questo meraviglioso quadro che ha creato il compositore Mascagni, il quale ha magistralmente messo in musica tutto questo insieme di emozioni.

Foto di Alvaro Angeleri.

La scena presenta due soli elementi: un tavolo con sedie e bottiglie e una grande croce. Una scenografia essenziale, volutamente scarna, ma funzionale alla messa a nudo dei suoi personaggi, delle loro inquietudini, della loro solitudine senza rimedio. Questa essenzialità viene osservata anche nella parte musicale, che è svolta dal pianoforte con il M° Ettore Chiurulla e che accompagna le voci soliste e il coro, mentre a sottolineare l’aspetto mistico si odono in lontananza accordi di organo a cura del M° Margherita Busti. Su tutto la grande croce incombe, assiste e domina pensieri e avvenimenti.

Turiddu. Foto di Alvaro Angeleri

Il direttore e concertatore M° Sergio Briziarelli ci ricorda che Cavalleria è una delle opere più rappresentative del periodo verista italiano; è una trasposizione molto verace, importante per Marsciano che ha anche una forte tradizione popolare e che riscopre in questo evento una storia personale di un teatro che sicuramente era nato anche per fare l’opera. È apprezzabile l’impegno del Coro Lirico dell’Umbria nel sostenere e coltivare questo crescente interesse per la Lirica.

I picciotti. Foto di Alvaro Angeleri

Il M° Briziarelli, con la sua direzione attenta e avvolgente, ha saputo sapientemente integrare i due cori, Chorus e Coro Lirico dell’Umbria, dando vita a una rappresentazione che ha entusiasmato il pubblico, il quale ha chiesto a gran voce nuove opportunità di spettacoli lirici.

 

«Per me l’Umbria rappresenta l’infanzia e l’adolescenza, ma non saprei vivere lontano da Firenze».

Quando ho preparato l’intervista avevo in mente mille domande da rivolgere a Giancarlo Antognoni, ma ho dovuto – per forza di cose – sintetizzare tutte le mie curiosità e soprattutto sintetizzare una carriera di prim’ordine.  
Centrocampista, bandiera storica della Fiorentina – di cui oggi è dirigente sportivo – e Campione del Mondo nel 1982: tutto questo e molto di più è Antognoni. Nato a Marsciano, con la San Marco Juventina ha dato i suoi primi calci a un pallone: «È sempre intatto nella mia mente il campo in cui si giocava, a Prepo. Era un campo sterrato, ma per noi bimbi era un sogno poterci giocare. Sono andato via da Perugia quando avevo 15 anni, ma ogni volta che passo da quelle parti il ricordo riaffiora sempre».
Uomo simbolo di una squadra e di un calcio nostalgico che sta diventando sempre più sbiadito: «È difficile che oggi un calciatore possa indossare la stessa maglia per tutta la carriera».
Con noi ha parlato della sua Umbria e di un calcio fatto di passione e dedizione…

 

Giancarlo Antognoni, Foto by ACF Fiorentina

La prima domanda è d’obbligo: qual è il suo legame con l’Umbria?

Il mio legame con l’Umbria è sicuramente forte, porto sempre con me il ricordo piacevole della regione in cui sono nato e ho passato la mia infanzia. Ora non avendo più i genitori che vivono lì, la frequento di meno, anche se ho ancora parenti a Perugia.

A Perugia suo padre aveva un bar che era anche sede di un Milan club e lei sognava di giocare con il Milan: nel suo cuore è rimasto qualcosa di rossonero?

È rimasto il ricordo e la simpatia rossonera di quando ero bambino, più che altro per il fatto che tutta la mia famiglia tifava per il Milan. Poi però nel mio cuore ha nettamente prevalso il colore viola.

Lei è stato una bandiera e un simbolo della Fiorentina: perché oggi è tanto difficile che un giocatore diventi simbolo di una squadra? 

Io credo che si tratti di un fenomeno più ampio. Il calcio di oggi è completamente diverso da quello in cui giocavo io, anche rispetto a quello di alcuni anni fa. Ormai è stato stravolto tutto: è difficile che un calciatore possa indossare la stessa maglia per tutta la carriera, sono subentrate dinamiche diverse legate alle tivù, agli sponsor, anche banalmente, alla ricerca di esperienze di vita diverse, basta guardare i tanti calciatori, anche di alto livello, che vanno a giocare in Cina, in Australia o negli USA.

Ha iniziato a giocare da ragazzino con la San Marco Juventina: ha qualche aneddoto legato a quegli anni che ci vuol raccontare?   

Sono i ricordi indelebili di un ragazzino che tira i primi calci a un pallone, il desiderio di libertà e di poter giocare per divertirsi. Poi è sempre intatto nella mia mente il campo in cui si giocava, a Prepo: era un campo sterrato, ma per noi bimbi era un sogno poterci giocare. Sono andato via quando avevo solo 15 anni, ma ogni volta che passo da quelle parti il ricordo riaffiora sempre.

A distanza di 36 anni, qual è la prima cosa che le viene in mente pensando alla vittoria del Mondiale? 

Ci sono talmente tante cose belle che è difficile elencarle tutte. Di sicuro posso dire l’arrivo a Ciampino insieme al Presidente Sandro Pertini con due ali di folla che ci hanno scortato fino al Quirinale. Poi, purtroppo, c’è anche il grosso rammarico di non essere riuscito a giocare la finale a causa di un infortunio.

Cosa consiglierebbe a un ragazzino che viene acquistato da un club importante?

Il consiglio è quello di non cambiare mai, di affrontare il salto in un grande club come quando ha iniziato a giocare a calcio. Bisogna mantenere sempre la serenità, la passione, la dedizione al lavoro, senza mai pensare di essere arrivati.

Ha mai pensato di tornare in Umbria, magari nello staff del Perugia?

Sinceramente no, anche perché ho lasciato l’Umbria quando ero troppo piccolo. Perugia per me rappresenta l’infanzia e l’adolescenza, ma successivamente Firenze è diventata la mia casa ed è difficile per me vedermi lontano da qui.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Accoglienza, bellezza della natura e del territorio e buon cibo.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione…

Ricordo la mia infanzia, quando ero un bambino, la bellezza di questa regione e la sua straordinaria qualità di vita.

arte liberty in umbria

Titolo: Il Liberty in Umbria.

Architettura – Pittura- Scultura e Arti decorative. Architecture – Painting – Sculpture and Decorative Arts

Curatore: Maurizio Bigio

Editore: Fabrizio Fabbri

Anno di pubblicazione: 2016

ISBN: 97888677806886

Caratteristiche: 231 p., formato cm 28 x 24,5, numerose illustrazioni fotografiche a colore, brossura illustrata con bandelle.

Prezzo: € 35,00

 

«Questa pubblicazione nasce dall’interesse che ho sempre avuto per le arti in genere, per la pittura, la scultura, l’architettura e la fotografia. Sono stato sempre interessato al Bello.»

L'autore

È con queste parole che Maurizio Bigio, laurea in Economia e Commercio e trentasette anni di attività svolta come Dottore Commercialista, parla della sua ultima impresa “nel campo delle arti”. Avventure non nuove per lui che si è da sempre cimentato nel campo artistico come musicista, raggiungendo importanti traguardi che lo portarono, negli anni Settanta, a collaborare con i maggiori cantautori del periodo e a pubblicare l’LP Rock Bigio Blues. Recentemente ha ampliato i propri orizzonti artistici dedicandosi alla fotografia, collaborando alla realizzazione del nuovo catalogo del MUSA (Museo dell’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci di Perugia) a cura di Fedora Boco e al volume Ferdinando Cesaroni curato da Luciano Giacchè.

L'argomento

L’argomento del Liberty nella nostra regione era stato affrontato precedentemente solo dal professor Mario Pitzurra quando nel 1995 pubblicò per Benucci Editore, Architettura e ornato urbano liberty a Perugia, testo ormai introvabile, che aveva il limite, dichiarato dall’autore, di occuparsi solo della realtà del capoluogo. Infatti è lo stesso Pitzurra che concludendo la presentazione della sua opera si augura che «…altri seguano il mio esempio, possibilmente estendendo la ricerca al resto dell’Umbria.»

Ed ora, a distanza di vent’anni, Maurizio Bigio raccoglie la sfida con lo scopo, riuscito, di svegliare l’interesse per una parte di quest’arte novecentesca poco studiata nella nostra regione.

La pubblicazione

Il Liberty in Umbria, vede la prefazione di Anton Carlo Ponti ed è corredata dai testi di Federica Boco, Emanuela Cecconelli, Giuliano Macchia, Maria Luisa Martella, Elena Pottini, Mino Valeri oltre che dello stesso Bigio.

La pubblicazione suddivisa in sedici capitoli, percorre la regione da nord a sud toccando i centri di Città di Castello, Perugia, Marsciano, Deruta, Foligno, Spoleto, Terni, Allerona, Avigliano, Acquasparta e Narni.

E l’interesse dell’autore non si ferma solo all’architettura, ma con occhio attento si sofferma anche sui particolari decorativi in legno, ferro battuto, ceramica, vetro e, dove possibile, anche sulle decorazioni pittoriche presenti all’interno delle abitazioni.

Un interessante capitolo, a cura di Elena Pottini, è dedicato alla scultura liberty al Cimitero monumentale di Perugia, mentre Fedora Boco delinea i protagonisti di questa stagione con una piccola biografia e relativa bibliografia. Non mancano testimonianze fotografiche del liberty perduto come il negozio della Perugina o le decorazioni all’interno del Bar Milano. A completare l’interessante volume la traduzione dei testi in inglese a cura di Eric Ingaldson.