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Sulle colline umbre, immersa nella sua ricca storia e cultura, si erge Gubbio, una città che affascina con la sua architettura medievale e rinascimentale.

Dai palazzi signorili come il Palazzo dei Consoli, alle chiese imponenti come la Cattedrale dei Santi Mariano e Giacomo, Gubbio racconta un passato glorioso, permeato di arte e tradizione. A migliaia di chilometri di distanza, in Messico, Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderón ha dato vita a un universo artistico unico e vibrante. I suoi autoritratti, carichi di simbolismo e intensità emotiva, hanno reso la sua figura un’icona del XX secolo. I colori vivaci, le linee audaci e l’esplorazione di temi profondi come l’identità, il dolore e la morte, caratterizzano lo stile inconfondibile di Kahlo.

 

 

Cosa accadrebbe se questi due mondi, così lontani nel tempo e nello spazio, si incontrassero? Immaginate Gubbio ripensata attraverso la lente audace di Frida Kahlo. L’intelligenza artificiale ci offre l’opportunità di esplorare questa affascinante fusione, dando vita a una storia che ridefinisce i paesaggi di Gubbio con i colori e le emozioni dell’arte della pittrice messicana.

Ci avventuriamo in questa visione ipotetica e analizzando le immagini generate dall’IA possiamo scoprire come l’architettura di Gubbio si intreccia con lo stile iconico di Frida. Oltre l’estetica, il processo di generazione delle immagini è avvenuto attraverso l’utilizzo di un prompt specifico, un testo che descrive in dettaglio la visione che desideravo realizzare. Il prompt include elementi chiave dell’architettura di Gubbio, come le sue chiese imponenti e le strade tortuose – e riferimenti di Frida Kahlo, menzionando i suoi colori vivaci, le foglie, l’uso di simboli e l’esplorazione di temi come l’identità e la sofferenza.

 

 

L’intelligenza artificiale ha quindi elaborato queste informazioni, attingendo al suo vasto database di immagini e conoscenze artistiche, per generare una serie di immagini uniche. Notiamo subito la presenza di elementi architettonici distintivi di Gubbio. Il Palazzo dei Consoli, adornato con colori vivaci e motivi floreali che ricordano le opere di Kahlo. Le arcate del Palazzo Pretorio, incorniciate da giungle lussureggianti, richiamando la connessione di Kahlo con la natura.
Troviamo simboli e motivi ricorrenti nell’opera di Kahlo, come gli uccelli che potrebbero fungere da custodi mistici dei monumenti di Gubbio. Le sopracciglia unite e i baffi caratteristici di Frida potrebbero comparire su statue o facciate, riecheggiando la sua vasta collezione di autoritratti (150 per l’appunto), dove rinasceva ogni volta.

 

 

Il successo della fusione degli stili dipende dall’equilibrio raggiunto dall’IA. Le immagini appaiono armoniose, con l’architettura di Gubbio che funge da tela su cui si innestano con naturalezza gli elementi di Kahlo. In questa realtà, il suo spirito permea le immagini. La sua presenza è palpabile come le pietre delle antiche vie di Gubbio. È una vagabonda spettrale, con la sua iconica corona di fiori, il suo sguardo ci racconta lotte e trionfi personali. Risuona con i temi universali dell’amore, della perdita e della resilienza dello spirito umano.

I primi geologi erano gente dura, spinta da una curiosità così forte che gli faceva affrontare dei disagi inimmaginabili oggi. L’adrenalina non era necessario cercarla, la vivevano ogni giorno, ma non era mai fine a sé stessa, lo scopo era la conoscenza.

La geologia diventa materia di studio tra la fine il XVIII e l’inizio del XIX secolo, ma è solo a partire dalla fine del 1800 che si guarda la Gola del Bottaccione a nord di Gubbio con occhi scientifici. La sua particolare conformazione con gli strati rocciosi così ben a vista è stata una preziosa messe di informazioni. Mentre la conoscenza delle rocce si approfondiva, la storia della Terra cominciava a delinearsi e si assegnavano nomi alle sequenze delle ere geologiche. Uno dei primi a studiare la particolare conformazione della valle è stato il professore Guido Bonarelli, che veniva dall’Università Perugia, e che si è trovato davanti quello che è stato chiamato l’archivio della terra, perché gli strati che si susseguono raccontano una storia lunga 100 milioni di anni, narrano di quando le terre erano sommerse dal mare, quando non si erano ancora formati gli Appennini e la Gola era sul fondo del mare.

percorsi naturalistici a gubbio umbria

Gola del Bottaccione

Le rocce della valle del Bottaccione evidenziano soprattutto quello che è avvenuto durante il periodo Cretacico. La spia è stato un piccolo strato argilloso situato tra la scaglia rocciosa del Campaniano e quella del Santoniano. Quell’argilla contiene un rilevante quantitativo di iridio, considerato un metallo extraterrestre perché è rarissimo sul nostro pianeta, ma abbondante nei meteoriti e nella polvere cosmica.

Quello strato è stato scoperto solo negli anni ’30, ma che scoperta! Quel piccolo strato di argilla ricco di iridio ha confermato le ipotesi fantascientifiche che erano state più volte formulate, cioè che un meteorite gigante si fosse abbattuto sulla Terra distruggendo tutte le forme di vita animale superiori, tra cui i dinosauri. L’iridio fu scoperto nel 1803 a Londra da Smithson Tennant quando la chimica era in pieno boom e chimici e geologi analizzavano tutto, dall’aria ai liquidi, dal suolo al sottosuolo, dalle piante agli animali e alle rocce e tutto veniva catalogato. Cent’anni dopo questo l’iridio è stato trovato in vari luoghi della terra e sempre tra strati di rocce dello stesso periodo. Perciò quelle che sembravano solo fantasie sfrenate erano diventate possibili: il meteorite gigante diventava vero. Una scoperta simile è stata degnamente evidenziata ed è di diritto entrata a far parte del sistema GSSPGlobal Statotype Section and Point cioè: Sezioni e Punti Stratigrafici globali che segna gli: “affioramenti rocciosi dove è fisicamente presente il limite tra due età geologiche”.

 

Geosito della Gola del Bottaccione, Foto di Cristiano Spilinga

 

Per questo la comunità scientifica internazionale ha premiato con il Chiodo d’oro o Golden Spyke la gola del Bottaccione. È l’ottantesimo chiodo che viene piantato in varie parti del mondo. Il Chiodo d’Oro è stato piantato proprio tra i due strati Campaniano e Santoniano con una cerimonia ufficiale, alla presenza di molti scienziati. Nella valle, presso l’Osteria del Bottaccione si possono consultare i registri con la dedica e la firma dei geologi che sono venuti a studiare il sito nel corso di oltre un secolo.

In Italia, oltre alla gola del Bottaccione ci sono altri due luoghi importanti, annoverati tra i 100 siti geologici – al mondo – rilevanti per lo sviluppo delle scienze della terra: il Vajont e i Campi Flegrei. C’è voluta la strage compiuta dall’acqua a Longarone e Erto e Casso, quando il monte Toc è precipitato nell’invaso del Vajont: la frana ha lasciato scoperti strati di roccia di 165 milioni di anni fa, che dal 1963 sono sempre stati sotto osservazione. I Campi Flegrei, con i continui movimenti tellurici, i bradisismi, le fumarole e quant’altro costituiscono un unicum sulla Terra: studiati da Plinio il Vecchio, continuano a esercitare un grande interesse.

L’Albero di Natale più grande del mondo nel segno della pace tra i popoli: sarà l’organizzazione “Rondine cittadella della pace” il testimonial 2023.

Sarà l’organizzazione Rondine Cittadella della Pace, impegnata da oltre venti anni nella riduzione dei conflitti armati nel mondo, il testimonial 2023 per l’accensione dell’Albero di Natale più grande del Mondo. L’accensione si svolgerà il 7 dicembre in Piazza 40 Martiri dove, a partire dalle ore 18, inizierà la cerimonia della 43esima illuminazione dell’Albero.

 

Albero di Gubbio

 

Rondine è un borgo medievale toscano a pochi chilometri da Arezzo. Qui nascono, si strutturano e si svolgono i principali progetti della Cittadella della Pace per l’educazione e la formazione. Un luogo di rigenerazione dell’umano. Grazie alla visione del presidente Franco Vaccari, il progetto che ha dato origine e ispirazione a Rondine Cittadella della Pace è lo Studentato Internazionale – World House, che accoglie giovani provenienti da Paesi teatro di guerre e post-conflitti armati e li aiuta a scoprire la persona, l’umano, nel proprio nemico, attraverso il lavoro, difficile e sorprendente, della convivenza quotidiana. Tramite la diffusione del Metodo Rondine, che ha come focus la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto, l’obiettivo è quello di contribuire a un pianeta privo di scontri armati, in cui ogni persona abbia gli strumenti per gestire i conflitti in modo positivo. Rondine Cittadella della Pace, eccellenza italiana per il mondo, si unisce quest’anno allo spirito degli Alberaioli, che dal 1981 donano ininterrottamente il loro impegno volontario per realizzare questo imponente Albero di Natale, in onore del Patrono Sant’Ubaldo, il Santo della Riconciliazione, nella speranza che le mille luci possano illuminare i cuori e le menti dei popoli e portare tra loro pace e fratellanza.

L’Albero rinnova anche quest’anno un forte messaggio di richiamo alla sostenibilità ambientale, con l’impegno profuso dal Comitato nell’affiancare all’esistente impianto fotovoltaico un’onerosa opera di efficientamento energetico, caratterizzata dal completamento della sostituzione di tutti i punti luminosi con luci led. Un percorso iniziato nel 2020 con la sostituzione delle plafoniere della Stella Co- meta, proseguito nel 2022 con la sostituzione delle plafoniere di colore verde della sagoma e terminato nel 2023 con la sostituzione delle luci colorate interne. Il progetto Sostituzione neon colorati con luci colorate a led che quest’anno ha permesso la conclusione di tale percorso di efficientamento energetico è stato realizzato con il sostegno della Fondazione Perugia. Tali interventi hanno pro- dotto una notevole riduzione della potenza elettrica impegnata ed un risparmio energetico del 50%.

 


L’evento sarà trasmesso in diretta sui canali social network ufficiali del nostro Comitato (Facebook, YouTube, Instagram, X: link ai social nel nostro sito www.alberodigubbio.com), su Trg e online su www.trgmedia.it.

Alle Logge dei Tiratori di Gubbio si potranno ammirare oltre 70 opere dei grandi protagonisti della storia dei Macchiaioli, una rivoluzionaria stagione dell’arte italiana e francese dell’Ottocento.

Si annuncia un autunno di eventi culturali di rilievo per la città di Gubbio. Dal 4 novembre 2023 al 3 marzo 2024 le Logge dei Tiratori ospiteranno la grande mostra I Macchiaioli e la pittura en plein air tra Francia e Italia, dedicata ad uno dei movimenti più importanti e più celebri della scena culturale italiana nella seconda metà dell’Ottocento. I Macchiaioli, infatti, hanno proposto ricerche pittoriche d’avanguardia che per molti aspetti hanno anticipato, con sorprendente modernità, quelle proposte successivamente dagli impressionisti francesi.

 

Giuseppe Palizzi, Pastorello e capre presso la via Appia, olio su tavola, collezione privata

 

Si potranno ammirare oltre 70 opere dei grandi protagonisti di questa rivoluzionaria stagione artistica quali Signorini, Fattori, Abbati, Lega, Cabianca, Sernesi in dialogo con quelle di alcuni dei rappresentanti della Scuola di Barbizon, quali Corot, Daubigny, Troyon, Rousseau. La mostra, curata da Simona Bartolena, è prodotta e realizzata da Navigare Srl in co-produzione con Diffusione Cultura con il patrocinio del Comune di Gubbio e il sostegno della Fondazione Perugia, in collaborazione con Land, ViDi cultural e ONO arte contemporanea. Partner dell’evento sono l’Istituto Italiano Design di Perugia, l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia, Fondazione Università delle Arti e Mestieri, con il contributo del travel partner Trenitalia. Media partner sono Radio Kiss Kiss, Perugia Today, Terni Today e Sky Arte.

 

Jules Dupré, Bovins dans le paysage, olio su tavola, collezione privata

 

«La mostra – afferma la curatrice Simona Bartolena – permetterà ai visitatori di immergersi in un momento storico e culturale molto vivace. A Gubbio si dipanerà un suggestivo racconto che farà rivivere un ventennio d’oro dell’arte italiana, tra l’esperienza a Barbizon e le gustose caricature realizzate al Cafè Michelangelo, tra scene nei campi e un pomeriggio a Montemurlo. Lo spettatore della mostra scoprirà, mediante citazioni, stralci di racconti scritti, approfondimenti biografici e spiegazioni tecniche, la vera importanza storico-artistica della pittura macchiaiola, troppo spesso nota solo per la piacevolezza delle sue tavolette».

 


Per info e prenotazioni: tel. 351 8403634 – 333 6095192; prenotazioni@navigaresrl.com; navigaresrl.com

Parte a settembre il nuovo format ideato da Borgo Santa Cecilia e les Collectionneurs, tre appuntamenti per vivere a 360° la cucina selvaggia del borgo in una scenografia wild e indimenticabile.

Gli eventi, nati dalla collaborazione tra Borgo Santa Cecilia e gli chef di les Collectionneurs, puntano alla valorizzazione della selvaggina e dell’allevamento brado e avranno come protagonisti i boschi della Tenuta insieme alle 4 mani dello chef resident del Borgo Alessio Pierini e dei tre chef che lo accompagneranno negli appuntamenti, per l’occasione nella veste di veri domatori di fuoco. L’idea nasce dallo spirito che anima la community di les Collectionneurs, di cui Borgo Santa Cecilia fa parte, che vede nella collaborazione tra le diverse realtà un suo punto di forza.

Il tutto avrà luogo in un contesto ricco di suggestione, il territorio nel quale sorge Il Borgo Santa Cecilia, una tenuta di oltre 300 ettari, habitat ideale per cinghiali, caprioli, cervi, lepri, starne, fagiani, beccacce e pernici. Il Borgo Selvaggio è quindi un’immersione nella cultura gastronomica wild e nella natura lussureggiante di questo angolo di Umbria grazie all’allestimento dei pranzi direttamente all’interno dei boschi che circondano la struttura. Gli ospiti avranno modo di assaggiare i prodotti del borgo, vere eccellenze della tradizione norcina e della famiglia Onorato e, dopo un’affascinante passeggiata nella vegetazione, saranno accolti tra gli alberi per un pranzo d’eccezione. Qui, intorno a un’unica tavolata conviviale, si degusteranno i piatti selvaggi realizzati a 4 mani dagli chef les Collectionneurs, cucinati direttamente in loco solo con fuoco vivo, in quegli stessi luoghi dai quali provengono la maggior parte delle materie prime che li compongono, immersi in una sinestesia di suoni, luci e odori nella natura più selvaggia.

 

Gli appuntamenti e gli chef partecipanti. Resident chef del Borgo: Alessio Pierini

  • Mercoledì 20 settembre: pranzo nel bosco con gli chef Sara Scarsella e Matteo Compagnucci – SINTESI* (Ariccia RM)
  • Mercoledì 25 ottobre: pranzo nel bosco con lo chef Roberto Allocca – MARENNA’ – Borgo San Gregorio – Feudi San Gregorio (Sorbo Serpico AV)
  • Mercoledì 22 novembre: pranzo nel bosco/cena in ristorante con lo chef Daniele Usai – IL TINO* (Fiumicino RM)

Sarà Oriente – Occidente. Le frontiere mobili della storia il tema della nona edizione del Festival del Medioevo che si terrà come ogni anno a Gubbiodal 20 al 24 settembre 2023.

Est e Ovest. L’Europa e l’Asia. Mondi lontani, spesso visti in modo contrapposto, eppure vicinissimi, segnati dall’epopea umanistica e culturale di Bisanzio. Un viaggio di cinque giorni con lezioni di storia tenute da medievisti, scrittori, scienziati e storici dell’arte, lungo la frontiera mobile dell’incontro di civiltà diverse. Una faglia che separa popoli e territori e che segue di continuo il pendolo della storia, attraverso le vie dei commerci e quelle della fede: guerra e pace, scismi e scoperte, contagi e tradizioni, luoghi e personaggi.

 

 

Tutto sul bordo di una soglia: la porta tra Oriente e Occidente rappresentata dal moderno Giano bifronte che il Festival del Medioevo ha scelto come immagine dell’edizione 2023 (grafica Archi’s). Gli sguardi del dio misterioso della religione italica e romana, custode di ogni passaggio e mutamento, degli ingressi e dei ponti, sono rivolti al tempo e alla storia. Due volti, un’unica testa: passato e futuro che si incrociano nei secoli, dalla tarda antichità alle mappe della geopolitica del XXI secolo. Dalla prima edizione a oggi il Festival del Medioevo ha affrontato i seguenti temi: La nascita dell’Europa (2015), Europa e Islam (2016), La città (2017), Barbari. La scoperta degli altri (2018), Donne. L’altro volto della Storia (2019), Mediterraneo. Il mare della Storia (2020), Il tempo di Dante (2021) e Dinastie. Famiglie e potere (2022). [Guarda qui i programmi delle edizioni dal 2015 al 2022]

La manifestazione offre anche mostre, eventi teatrali, recital, concerti di musica medievale, lezioni-spettacolo, laboratori di danza e visite guidate alla scoperta dell’Umbria medievale insieme a spazi particolari dedicati alla rievocazione storica, all’artigianato e agli antichi mestieri.

Altri importanti appuntamenti arricchiscono i cinque giorni del Festival del Medioevo: la Fiera del libro medievale con tutto quello che c’è da leggere sulla “Età di mezzo”, il focus sui Medievalismi che indaga la ricezione, l’utilizzo e la rappresentazione postmedievale dell’Età di Mezzo, tra film, saghe televisive, letterature, musiche, fumetti e videogiochi; L’arte della miniatura che indaga i segreti degli scriptoria, la Tolkien session e La scuola dei rievocatori, un appuntamento pensato per valorizzare, attraverso l’analisi e la ricostruzione delle fonti storiche, l’appassionato lavoro di centinaia di associazioni e di migliaia di rievocatori che in ogni regione d’Italia fanno rivivere la storia e le tradizioni popolari dei loro territori.

 

Sbandieratori di Gubbio, foto Daniela Querci

 

Il Comune di Gubbio, principale sponsor della manifestazione, affianca l’Associazione Festival del Medioevo nell’organizzazione di quello che è ormai diventato il più importante evento nazionale dedicato all’età medievale. Sostengono la manifestazione anche la Regione Umbria, il Gruppo Azione Locale Alta Umbria (GAL), la Fondazione Perugia e la Camera di Commercio dell’Umbria.

Tra i privati, gli sponsor più vicini alla manifestazione sono due importanti aziende eugubine: il Gruppo Financo con Colacem, Colabeton e Park Hotel ai Cappuccini e CVR – Dal 1980 l’edilizia in buone mani. Altri importanti partner sono la Fondazione Giancarlo Pallavicini Onlus umanitaria e culturale, Tecla, Metalprogetti, Fondazione Mazzatinti e BCC Pergola e Corinaldo.

 


Il sito della manifestazione e la relativa pagina Facebook @FestivalDelMedioevo sono gli indirizzi online dedicati alla divulgazione storica più visitati in Italia.

Per informazioni: info@festivaldelmedioevo.it

 

Il brustengo è la tipica focaccia di Gubbio, ottima per accompagnare salumi e formaggi. In questa ricetta la proponiamo in abbinamento con il prosciutto crudo di Norcia e il pecorino.

Ingredienti per 4 persone

  • Acqua 200 ml
  • Farina 00 100 g
  • Sale fino q.b.
  • Olio extra vergine d’oliva
  • Prosciutto crudo di Norcia a piacere
  • Pecorino a piacere

Preparazione

Per prima cosa preparare la pastella: aggiungere alla farina un pizzico di sale e dell’acqua fredda a filo agitando energicamente con una frusta per evitare la formazione di grumi, fino a ottenere un composto fluido e omogeneo. Prendere poi una padella antiaderente e versare abbondante olio di oliva. Cuocere circa 10 minuti per lato.
Una volta cotto, scolarlo e adagiarlo su un foglio di carta assorbente per eliminare l’olio in eccesso. Tagliare il brustengo a spicchi e disporlo su un piatto prima di guarnirlo con pecorino e prosciutto crudo di Norcia (IGP). Servire ben caldo.

Varianti: si possono anche utilizzare delle foglie di rosmarino tritate nell’impasto.

Consigli: per ottenere un impasto più croccante si consiglia di utilizzare acqua frizzante fredda.

 


Fonte: www.umbriatourism.it

Proroga per un altro mese la mostra che Gubbio dedica ai 600 anni dalla nascita di Federico da Montefeltro, nell’ambito delle celebrazioni indette dal Comitato Nazionale. Oltre 260 opere raccontano uno dei più importanti mecenati del Rinascimento, nato proprio a Gubbio nel 1422.
La ricca esposizione è visitabile con biglietto unico in tre sedi: Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano.

Sarà martedì 1 novembre a siglare il termine della mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra”. Grande successo per la mostra diffusa nelle prestigiose sedi di Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano che nei tre mesi e mezzo di apertura ha raggiunto 21.071 visitatori. Notevole l’apprezzamento da parte del pubblico e della critica che ne ha siglato la proroga.
Nell’anno delle celebrazioni per i 600 anni dalla nascita di Federico da Montefeltro, Gubbio celebra questo grande condottiero e capitano di ventura, ritenuto uno dei principali mecenati del Rinascimento. Il percorso della mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio” esplora aspetti particolari della vita, dell’operato e più in generale delle passioni culturali e letterarie di Federico da Montefeltro. L’allestimento offre al visitatore un viaggio nel mondo del Duca per scoprire la sua figura nella versione più completa e autentica possibile. L’elegante esposizione è curata da Francesco Paolo Di Teodoro con Lucia Bertolini, Patrizia Castelli, Fulvio Cervini e sarà visitabile tutti i giorni con il seguente orario: dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 18.30.
Una proroga che arriva grazie a un successo grandissimo di pubblico e di critica – sottolinea il sindaco di Gubbio Filippo Mario Stiratie che permetterà ora a moltissimi altri turisti e cittadini eugubini di godere delle bellezze ospitate da Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano. Siamo davvero orgogliosi dei risultati e dei riscontri ottenuti dalla mostra, un evento al quale abbiamo creduto fortemente e al quale abbiamo dedicato le nostre migliori energie: ora scoprire il legame tra Federico e Gubbio sarà possibile ancora per alcune settimane, un’occasione che invitiamo tutti, inclusi i cittadini di Gubbio desiderosi di approfondire la propria storia e le proprie origini, a continuare a cogliere”.
Le parole della direttrice di Palazzo Ducale, Paola Mercurelli Salari:Ancora una volta la sinergia tra le realtà culturali del territorio si è rivelata una scelta vincente, capace di garantire a Gubbio negli ultimi cinque anni tre eventi di portata internazionale. La mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio” ha richiesto un lungo lavoro di ricerca, di studio e di preparazione per la scelta e la movimentazione delle oltre 260 opere esposte. Uno sforzo enorme ampiamente ripagato da questa proroga, sollecitata dagli stessi visitatori, dalle scuole e dalle università del centro Italia, desiderose di farne la meta di approfondimenti didattici e culturali”.
La mostra ha ottenuto grande consenso e attenzione da parte dei mezzi di informazione. L’affluenza alla mostra è stata registrata sempre in buona crescita, con provenienza sia dal territorio che da fuori regione come tappa di turismo culturale. Grazie al biglietto unico si è proposto, infatti, un circuito che ha unito le tre sedi della città. Oltre 260 opere, tra dipinti, libri, monete, armi, armature, strumenti musicali e astronomici, permettono di scoprire e approfondire questo illustre personaggio della storia italiana, che tanto lustro diede alla città di Gubbio, dove scelse di edificare il suo secondo Palazzo Ducale.
Molto richiesti sono stati anche i laboratori didattici per i più piccoli e le visite guidate, organizzati durante l’estate e in occasione del Festival del Medioevo, e altrettanto partecipate le conversazioni tematiche con degustazioni “Un aperitivo con Federico”. In occasione della proroga, Gubbio Cultura e Multiservizi e l’Associazione Culturale La Medusa, rispettivamente gestori di Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano, hanno pianificato un mese di visite guidate dedicate alle scuole e attività didattiche specifiche delle singole sezioni, per stimolare la curiosità di bambini e ragazzi. Per le scuole che vorranno aderire basterà prenotare alle due segreterie di Palazzo dei Consoli (075 9237703/4) e del Museo Diocesano (075 922904).
A corredo della mostra è stato pubblicato un ricco catalogo, edito da Silvana editoriale, di oltre 500 pagine con uno straordinario apparato iconografico di 550 immagini. L’accento è posto sul rapporto tra Federico e Gubbio spingendo l’interesse sino ai tempi di Guidubaldo, anch’egli, al pari di suo padre, nato nella città umbra (il 24 gennaio 1472) da Battista Sforza, seconda, amatissima moglie di Federico, e scomparso prematuramente l’11 aprile 1508.
Un lavoro importante, di grandissimo spessore culturale – sono le parole dell’assessore alla Cultura Giovanna Uccellaniche illustra i contenuti di una mostra della quale siamo particolarmente orgogliosi, sia per il suo indiscutibile valore scientifico e storico, sia per il riscontro che ha ottenuto in termini di pubblico e di visitatori. Ora questa proroga ci permette di proporne i contenuti anche per il weekend di Ognissanti, un periodo di alta affluenza turistica in città, che siamo certi farà sì che nelle tre sedi dell’esposizione si registrerà un ulteriore boom di ingressi”.
Il risultato positivo della mostra “Federico da Montefeltro e Gubbio” premia la collaborazione tra le istituzioni pubbliche e private. Il progetto è stato promosso dal Comitato nazionale per la celebrazione del sesto centenario della nascita di Federico da Montefeltro insieme con la Direzione Regionale Musei Umbria, il Comune di Gubbio, Diocesi di Gubbio, Palazzo Ducale di Gubbio, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano con il contributo della Regione Umbria, il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, in collaborazione con Gubbio Cultura e Multiservizi e Festival del Medioevo. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura.
Nel percorso espositivo i visitatori hanno l’occasione di ammirare una ricca e variegata raccolta di opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere nonché da collezionisti privati. In particolare dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che conserva l’intera biblioteca di Federico e dei suoi successori, giungono eccezionalmente quindici splendidi manoscritti (tra essi solo due facsimili), distribuiti fra le tre sedi.
A Palazzo Ducale sono raccontate le vicende costruttive del palazzo, la vita di corte e le arti a Gubbio nel periodo feltresco. Palazzo dei Consoli presenta una prima sezione dedicata al fare, guardare e pensare la guerra all’epoca di Federico da Montefeltro e un’altra alla cultura umanistica del duca. Al Museo Diocesano l’esposizione è dedicata alle scienze matematiche, astronomiche e astrologiche, particolarmente care alla corte e al duca.

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Al Circolo Velico il 9 giugno inaugurazione della mostra “Omaggio al Trasimeno”. Nel fine settimana i Campionati italiani Classe Fun

Si parte oggi 9 giugno alle ore 18,00 con l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea “Omaggio al Trasimeno” dei FogliettArt (Giancarlo, Gianluca e Gianmarco), a cui parteciperanno i rappresentati istituzionali del Comune lacustre, il presidente del Circolo Velico Giovanni Rosi e la vice presidente di RTN, Sara Tintori, oltre a numerosi soci e invitati.

La mostra dei FogliettArt, con il sostegno del Comune di Passignano s/T, del Circolo Velico Trasimeno, di AboutUmbria, di RTN e Radici & Talenti, terminerà il 16 giugno e il suo ingresso è libero e gratuito.

L’artista Gianluca Foglietta, ha così commentato: ‘’Mio padre Giancarlo ha iniziato giovanissimo la sua carriera pittorica, esprimendo la sua passione e le sue emozioni usando colori e pennello su una tela che prendeva vita. Io e mio fratello Gianmarco, siamo nati e cresciuti in un ambiente stimolante e creativo, che ci ha completamente assorbito e fatto innamorare dell’arte. Fin da quando eravamo piccoli, abbiamo iniziato a dipingere su delle tele, poste in dei piccoli cavalletti, vicino a dove dipingeva nostro padre. Passavamo molto tempo a curiosare tra gli articoli di giornale e i premi delle varie mostre che lo riguardavano. Affascinati da questo mondo, lo abbiamo seguito nel suo percorso artistico, continuando ad esercitarci e a sperimentare. Con il passare del tempo e il trascorrere della vita, i nostri stili si sono evoluti e diversificati, determinati dalle proprie ispirazioni, aiutandoci a conoscerci più nel profondo e rafforzando così il nostro legame. L’arte è la protagonista insostituibile delle nostre giornate, unite dalla stessa grande passione e voglia di creare”.

Dall’arte allo sport

Dal 10 al 12 giugno sulle acque antistanti il Circolo si disputeranno i campionati italiani di vela della classe Fun.

Il presidente del Circolo Velico Trasimeno, ha dichiarato: “Siamo orgogliosi di ospitare la mostra artistica “Omaggio al Trasimeno” della famiglia Foglietta e in particolare di accogliere dal 10 al 12 giugno i campionati Italiani della Classe Fun, imbarcazione di circa 7 metri con 4 persone di equipaggio. Saranno circa 20 le barche provenienti da varie regioni d’Italia, dove saranno previste 8 prove per i tre giorni di regata sul Trasimeno. E’ storica la partecipazione di equipaggi del Club Velico Trasimeno a regate su questa classe e molte sono state le vittorie dei nostri equipaggi a campionati sia italiani sia europei svoltisi negli scorsi anni. Anche questo ha contribuito, per il Club Velico Trasimeno, a ricevere la stella d’oro al merito sportivo del CONI, onorificenza che verrà consegnata il 29 giugno a Spoleto alla presenza delle maggiori autorità dello sport italiano”.

 

La grande mostra si inserisce nelle celebrazioni dei 600 anni dalla nascita del duca Federico da Montefeltro, avvenuta a Gubbio nel 1422. Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano ospiteranno un’ampia esposizione di opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere, nonché da collezionisti privati.

Gubbio partecipa alle celebrazioni dei 600 anni dalla nascita del duca Federico da Montefeltro che ha avuto i natali, secondo più biografi, in questa città il 7 giugno 1422. Dal 20 giugno al 2 ottobre 2022 la grande mostra Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra sarà ospitata nei tre luoghi espositivi più emblematici della città, il Palazzo Ducale, il Palazzo dei Consoli e il Museo Diocesano. L’esposizione, a cura di Francesco Paolo Di Teodoro con Lucia Bertolini, Patrizia Castelli e Fulvio Cervini, accende i riflettori su questo illustre personaggio della storia italiana, grande condottiero, capitano di ventura e uno dei principali mecenati del Rinascimento. L’inaugurazione della mostra è prevista domenica 19 giugno alle ore 15.30. Fino a questa data, la facciata di Palazzo dei Consoli ospiterà ogni sera, alle 21, spettacolari proiezioni artistiche in omaggio a Federico da Montefeltro, i suoi territori e i suoi anni.

Il sindaco Filippo Mario Stirati: «Puntare su un uomo universale come Federico da Montefeltro, sul legame che costruì con la città di Gubbio e celebrare il VI centenario della sua nascita significa non solo riscoprire un personaggio dalla forte personalità e poliedricità, ma investire, più in generale, nel rilancio della storia e della cultura italiana e della sua immagine nel mondo. Abbiamo lavorato per mesi con istituzioni, enti e Comuni per dare vita a un programma di celebrazioni di altissima qualità, in grado di presentare la figura di uno dei grandi personaggi del Rinascimento italiano e nel contempo far scoprire la storia, l’arte e la cultura  dei territori legati al nome dei Montefeltro. Questa mostra rappresenta certamente il cuore delle nostre iniziative, e sono certo che l’altissimo livello delle opere proposte nonché le sedi espositive, allo stesso tempo contenitori e oggetto di esposizione, sapranno conquistare i visitatori e introdurli in uno dei più appassionanti e intensi periodi della storia del nostro Paese».

La mostra ripercorre i momenti gloriosi vissuti dalla città di Federico e del figlio Guidubaldo, l’ultimo dei Montefeltro, dalla nascita del duca nel 1422 alla morte di Guidubaldo nel 1508. Diventa occasione per rileggere la storia di Gubbio tra la fine del Trecento e gli inizi del Cinquecento. Il percorso espositivo dà spazio, secondo ambiti peculiari, alle opere concesse in prestito da prestigiose istituzioni italiane e straniere nonché da collezionisti privati: manoscritti, dipinti, documenti, medaglie, monete, armi, armature, sculture, arredi. In particolare dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, che conserva l’intera biblioteca di Federico e dei suoi successori, giungono eccezionalmente quindici splendidi manoscritti (tra essi solo due facsimili), distribuiti fra le tre sedi.

Marco Pierini, direttore regionale Musei Umbria: «La mostra pone al centro Federico e Gubbio, il Palazzo Ducale e la città, crocevia di linguaggi storico-artistici, letterari, musicali di differente ispirazione. La mostra è il punto di arrivo di un percorso avviato nel 2018 con l’esposizione “Gubbio al tempo di Giotto. Tesori d’arte nella terra di Oderisi” e proseguito nel 2021 con la mostra “Oro e colore nel cuore dell’Appennino. Ottaviano Nelli e il ʾ400 a Gubbio”. Ora Federico e Guidobaldo assurgono a protagonisti della ricorrenza centenaria. Grazie al Comitato Nazionale per il VI centenario della nascita di Federico, che ha come capofila i Comuni di Urbino e Gubbio, con le Regioni, le Università, le istituzioni culturali delle due aree, oggi amministrativamente divisi ma un tempo uniti, si auspica che la sostanziale unità di intenti tra le istituzioni in campo, impegnate in un disegno condiviso e per la prima volta esteso all’intero territorio del Montefeltro, vada oltre il taglio del nastro per gli eventi in programma, perché solo dando continuità e prospettiva a questo eccezionale coinvolgimento saranno alimentati quei processi virtuosi che dalle residenze ducali irrorano di progettualità il territorio tutto».

Mons. Luciano Paolucci Bedini, Vescovo di Gubbio: «Ricordare la figura di Federico da Montefeltro significa fare memoria non solo delle vicende storiche e artistiche del signore e mecenate rinascimentale, ma anche dei suoi legami con la Chiesa del tempo e del suo rapporto con il sacro. Certo, con i parametri del pensiero socio-politico e religioso di oggi e la doverosa distinzione tra poteri temporali e percorsi spirituali e di fede, la vita e le scelte del Duca ci appaiono come un intricato romanzo storico. In questo contesto, non sempre è facile mettere a fuoco le scelte di “governo” di Federico nei rapporti con Roma e il Papato, visto che fu pure scomunicato per un periodo, ponendole poi in relazione con la sua personale religiosità. Un interessante cammino di fede che il Duca ha iniziato fin da fanciullo e che – nel corso della sua vita – ha approfondito anche grazie ad amicizie come quella con i monaci camaldolesi di Fonte Avellana e con san Bernardino da Siena. Tra i campi toccati dal suo mecenatismo artistico e culturale, c’è anche quello dell’astrologia che aveva voluto “cristianizzare” nella sua corte. Di questo, in particolare, ci narra il percorso espositivo nel Polo museale diocesano di Gubbio».

La mostra è promossa dal Comitato nazionale per la celebrazione del sesto centenario della nascita di Federico da Montefeltro, Direzione Regionale Musei Umbria, Comune di Gubbio, Diocesi di Gubbio, Palazzo Ducale di Gubbio, Palazzo dei Consoli e Museo Diocesano con il contributo della Regione Umbria, il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, in collaborazione con Gubbio Cultura e Multiservizi e Festival del Medioevo. Il catalogo è di Silvana editoriale. L’organizzazione è affidata a Maggioli Cultura.

 


www.mostrafedericogubbio.it

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