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«Tutti i dialetti sono metafore e tutte le metafore sono poesia». (Gilbert Keith Chesterton)

Città della Pieve è una città di confine. Per questo il suo dialetto risente delle influenze delle terre vicine: dalla Toscana orientale al nord del Lazio, fino a contaminazioni ternane e perugine. Insomma, un mix di linguaggi che si fondono per dare vita alla parlata pievese. Con l’ultima tappa (forse!) di Dialettiamoci andiamo alla scoperta della lingua di Città della Pieve e a guidarci è Ario Acquarelli, pievese doc e curioso appassionato dell’argomento.

Ario Acquarelli

«Oramai il dialetto si sta perdendo, è legato prevalentemente a una cultura contadina e a una popolazione anziana o che non c’è più. I giovani lo parlano poco, molti termini sono scomparsi e spesso loro nemmeno li conoscono» spiega il signor Acquarelli.
Se girando per la cittadina umbra vi diranno: «Che te pijàsse ‘n colpo… quanto tempo che ‘n te vedo» o «Che te pijàsse ‘na paralisi!», tranquilli l’insulto è a scopo amichevole, perché qui si salutano – come in altre zone dell’Umbria – mandandosi non proprio degli auguri. Te pijasse sonno invece è una frase bonaria di rimprovero.
I rimproveri appunto e le male parole sono tradizionali nel vernacolo e quindi se sei un perditempo ti diranno: ‘nte sudà oppure aspetta maggio che giugno vene o se’ lungo come la messa cantata.
I babbani per i pievesi sono gli abitanti della vicina Toscana, mentre un cacanizzolo è una persona piccola di statura e fastidiosa, invece quando è solo fastidiosa è gnòrgna. Se cerchi di barare ma non ci riesci sei uno che: sapélla giusta ma ‘n sapélla raccontà.
A Città della Pieve sono curiosi come le cecche (gazza ladra) e gli impiccioni formano una chiucchiurlàia (gruppo di persone che sparla) che spesso tra trippole e trappole (tra una cosa e un’altra) te rimagnàno co’ panni addosso (ti rimproverano), soprattutto se fe nisdèa (fai un disastro), ma occhio a non aver il can guasto (sei arrabbiato), anche se c’è un baldresco (gruppo di persone che fa confusione). Inoltre mi raccomando stà ‘al balzello (stare a controllare, aspettare al varco).

 

Palazzo Bandini

 

Purtroppo, come ci spiega Ario Acquarelli, i frègni (ragazzi: frègno – ragazzo, frègna – ragazza. Il fregnòne invece è un burlone) non conoscono molti termini che si usavano anticamente: «Non diranno mai abbiricchià (attorcigliare. Come facevano le donne quando attorcigliavano i panni per strizzarli), addòpio (sonnolenza – doppo ave’ magnato me pija sempre l’addòpio) oppure m’ha preso il pujàno (preso sonno) così come m’ha preso ‘na starna o m’ha preso ‘na stoppa (mi sono ubriacato). Meno ancora lippe lappe (quando c’è qualcosa che fa gola, che piace)».
Se corri forte a Città della Pieve fai le lute (le scintille del camino), quando balugina vuol dire che sta per arrivare un temporale, mentre acciuetà si traduce con acchiappare; puoi essere arronchettato (piegato) o appindolone (appeso), ma attenti a non sguillà (scivolare).
E poi… quando le cose vanno veramente male: Piovessero gli incudini co le falce fienaie a vento.

 


Le puntate precedenti

Perugino
Eugubino
Castellano
Folignate
Spoletino
Ternano
Orvietano

«Nei nostri territori c’è stato un profondo cambiamento generazionale, sociale e anche politico. Sono cambiati i protagonisti della vita pubblica ed è mutato l’orizzonte culturale; tuttavia è rimasto intatto il cuore verde e spirituale di questa regione».

Cardinale Gualtiero Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti è andato in pensione la scorsa primavera, ma è rimasto arcivescovo emerito della sede metropolitana di Perugia – Città della Pieve, che ha guidato dal 2009 al 2022. Nato in Toscana ma umbro d’adozione, dal 2017 al 2022 è stato anche presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Abbiamo avuto la possibilità di fargli alcune domande su Perugia e sull’Umbria, ma anche sulla situazione mondiale e su aspetti della sua vita privata come il recente pensionamento: «Farò il sacerdote a tempo pieno, con la stessa passione di prima ma con minori impegni. Se ce ne sarà l’opportunità, darò il mio contributo per valorizzare il patrimonio culturale e religioso del territorio».

 

Eminenza, come sono cambiate Perugia e l’Umbria in questi tredici anni in cui è stato vescovo dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve?

In tredici anni sono cambiate molte cose sia a Perugia sia in Umbria. Del resto è profondamente mutata la società nella sua interezza. Il passaggio d’epoca a cui ha fatto spesso riferimento Papa Francesco è una questione reale, concreta e visibile. Nei nostri territori c’è stato un profondo cambiamento generazionale, sociale e anche politico. Sono cambiati i protagonisti della vita pubblica ed è mutato l’orizzonte culturale, tuttavia è rimasto intatto il cuore verde e spirituale di questa regione: i paesaggi e i borghi sono rimasti gli stessi, non hanno perso le loro peculiarità storiche e sono indubbiamente tra i più belli d’Italia; i luoghi sacri più famosi, ma anche quelli meno noti, continuano inoltre a essere frequentati, non solo dal turismo religioso, ma da molti fedeli che si abbeverano alla sorgente della fede che qui in Umbria sgorga ormai incessantemente da secoli.

Il mese scorso è diventato cittadino onorario di Perugia: si sente ora un po’ perugino? Le ha fatto piacere questo riconoscimento?

Mi ha fatto molto piacere questo riconoscimento perché significa che forse ho lasciato non solo qualcosa di buono, ma anche qualcosa di mio in questa città. Le parole delle autorità civili, a partire da quelle del sindaco, mi hanno veramente commosso e fatto sentire parte di una storia cittadina antica e prestigiosa. È proprio vero, come diceva La Pira, che le città hanno un’anima. E adesso anch’io mi sento compartecipe di quest’anima.

C’è qualcosa che vorrebbe dire ai perugini che ancora non ha detto loro o che non “poteva” dire per il ruolo che ricopriva?

Non ho nascosto assolutamente nulla al mio popolo. Piuttosto, ai perugini vorrei aggiungere: siate sempre voi stessi coltivando con premura e amore la nostra città. Siate accoglienti perché ogni giorno che passa crescono nelle persone le lacrime da asciugare e le piaghe da fasciare. I primi difensori della città sono infatti gli stessi abitanti che la vivono quotidianamente investendo energie, risorse e idee. In questi anni ho visto alcuni borghi della città risorgere in modo eccezionale. Questa mi sembra la strada per il presente e per il futuro.

Stiamo vivendo anni molto difficili: pandemia, guerra e ora l’ombra della carestia. Il ruolo della Chiesa e i numerosi appelli del Papa quanto sono importanti? Si potrebbe fare qualcosa di più? 

Il Papa e tutta la Chiesa si stanno impegnando alacremente per far cessare il terribile conflitto in Ucraina, cercando di dar vita a un negoziato, portando aiuti materiali dove è necessario e assistendo migliaia di rifugiati. Parlo della guerra in Ucraina perché è quella più vicina a noi, ma la Chiesa cattolica è presente, non da ora, in tutte le zone di crisi del mondo. Lo stesso impegno è stato profuso inoltre durante la pandemia, cercando di aiutare in ogni circostanza gli ammalati, le persone sole, le famiglie e gli anziani. Tutti i canali a nostra disposizione – diplomatici, sociali e spirituali – sono sempre aperti per prendersi cura dell’uomo ferito. Tuttavia, da sempre, lo sforzo più importante della Chiesa non è propriamente visibile ma è sicuramente quotidiano, costante e incessante: ed è la preghiera. D’altronde come diceva La Pira, la preghiera è la forza motrice della storia.

Ha vissuto la pericolosità del Covid in prima persona: un po’ questa esperienza l’ha cambiato?

È stata un’esperienza, al tempo stesso, durissima e preziosissima. Sono stato a un passo dalla morte e ho sentito la vita che mi stava abbandonando. In quei momenti ho sperimentato l’abbandono nelle braccia di Dio. Un abbandono totale e pieno di speranza. Sul letto della terapia intensiva inoltre ho sperimentato la sofferenza della malattia ma anche l’amore dei medici e degli infermieri che si sono presi cura di me. Sono stati per me una sorta di angeli in camice bianco che vivevano il loro lavoro come una missione. Li porterò sempre nel mio cuore. E condividere le sofferenze del Covid nell’Ospedale della Misericordia, accanto alla mia gente, è stata per me una grazia di Dio.

 

Il Cardinale con i bambini di una scuola perugina

Nella sua nuova residenza nel palazzo vescovile di Città della Pieve porterà la sua grande biblioteca: c’è un volume al quale è più affezionato?

Ci sono molti volumi a cui sono legato, a partire da quelli della mia formazione. Penso per esempio ai libri di Maritain e Mounier, molti dei quali in lingua francese, che hanno caratterizzato la mia gioventù. Ai tantissimi libri di e su Giorgio La Pira, da cui ho spesso tratto ispirazione e che ho citato molte volte nei miei interventi pubblici. Oppure a quelli di don Mazzolari e di don Milani. Inoltre sono anni che sul mio tavolo ci sono diverse edizioni della Divina Commedia, mi esercito nell’imparare a memoria le terzine più significative. Ci sono però anche alcuni volumi più personali che contengono una dedica e che mi ricordano una parte importante della mia vita. Penso per esempio al libro di Giuliano Agresti, Vita nuova di San Francesco del 1978. Un libro bellissimo di una persona che, non solo è stata Rettore del Seminario di Firenze e poi vescovo di Spoleto, Norcia e Lucca, ma anche segnato la mia vita come uomo e come sacerdote.

In molti se lo chiederanno: cosa fa un cardinale in pensione?

Farò il sacerdote a tempo pieno, con la stessa passione di prima ma con minor impegni. Laddove ci sarà bisogno del mio aiuto, compatibilmente con la mia salute, io ci sarò. E magari, se ce ne sarà l’opportunità, darò il mio contributo per valorizzare il patrimonio culturale e religioso del territorio.

A Città della Pieve è di casa anche il premier Mario Draghi, magari vi incontrerete per la città…

E sarà l’occasione per confrontarci su tanti problemi vitali…

Un importante gesto di generosità da parte del Rotary Club di Città della Pieve, che ha donato un defibrillatore semiautomatico a favore della comunità pievese.

Il Rotary Club di Città della Pieve, nelle persone del presidente Giuseppe Piscitelli, della moglie Fiorenza e del prefetto rotariano Gennaro Albolino, hanno consegnato nella sala consiliare comunale al sindaco Fausto Risini, all’assessore Luca Marchegiani e a tutta la Giunta, un defibrillatore semiautomatico a servizio della cittadinanza e dei turisti.

 

Rotary Club Città della Pieve

 

Il defibrillatore è di grande utilità nella vita quotidiana dei soccorritori, riuscendo a salvare le vite delle persone che potrebbero accusare un malore di natura cardiaca. Infatti, si tratta di un piccolo strumento a dimensioni ridotte, dotato di due piastre da applicare a una persona priva di conoscenza per un presunto arresto cardiaco e l’apparecchio eroga la scarica elettrica necessaria per ripristinare la funzionalità del cuore. Il sindaco Fausto Risini, ha dichiarato: «Possiamo essere solo grati al Rotary Club di Città della Pieve e al suo presidente Giuseppe Piscitelli, per un gesto di così grande generosità che potrà salvare delle vite umane. Ringrazio a nome della nostra cittadina, tutti i rotariani pievesi, per la profonda sensibilità dimostrata e di aver messo a disposizione un prezioso defibrillatore».
Il presidente del Rotary Club pievese, Giuseppe Piscitelli, ha detto: «Siamo consapevoli dell’importanza di questo dispositivo, a servizio sia per i residenti sia per i tanti turisti che vengono a visitare il nostro bellissimo Borgo. Il nostro club ha pensato che il defibrillatore è un apparecchio fondamentale per salvare vite. Generalmente ci sono appena sette minuti per intervenire: è il brevissimo tempo che intercorre tra la vita e la morte. Per questo un defibrillatore può salvare una vita umana e noi, come rotariani, abbiamo creduto fortemente in questa iniziativa a favore della cittadinanza di Città della Pieve».

Grande successo di pubblico giunto da tutta Italia, per la kermesse dedicata alla poesia in tutte le sue forme, che si è svolta presso la Rocca Medievale Perugina di Città della Pieve. Oltre 100 autori, che nei tre giorni del festival culturale, hanno dato voce a parole, versi e immagini nei vari e innovativi linguaggi poetici.

A Città della Pieve ha avuto luogo la prima edizione di Poesia Trasimeno, il festival poetico nazionale dedicato alla poesia in tutte le sue forme. La manifestazione, organizzata da Jean Luc Bertoni e Marco Pareti, si è svolta con il patrocinio del Comune di Città della Pieve, del GAL Trasimeno-Orvietano, dell’URAT (Unione Ristoratori e Albergatori del Trasimeno) e di Europa Comunica Cultura. L’evento ha accolto la mostra di poesia visiva di Giorgio Moio, quella fotografica di Angelo Angelucci, quella artistica di Mara Pianosi e quella di Origami di Kim Hee Jin.

 

 

Il programma è stato denso e vario in tutte le forme tradizionali e innovative del linguaggio poetico, in linea con il concorso previsto in seno alla manifestazione che ha contato otto sezioni per le quali sono stati decretati i relativi vincitori: per la Poesia: Diletta Cappannini, Piera Andreani, Rita Bonetti e Graziella Mallamaci; per la Poesia Dialettale: Elvio Grilli, Igor Issorf e Vittoria Simone; per l’Haiku: Francesca Pecorella, Piera Andreani e Sara Orsetti; per la Fotografia, Carlo Coronella, Angelo Angelucci e Roberta Costanzi; per la Poesia Visiva: Stefania Paci; per i Racconti: Anna Maria Massari, Sandra Frenguelli e Danilo Di Prinzio; per i Romanzi: Daniela Iodice, Cristiano Parafioriti e Michele Caiati; per la Video Poesia, Marika Campeti, Lolita Rinforzi e Olena Romanko. La Giuria è stata presieduta da Bruno Mohorovich e composta da Barbara Colapietro, Pietro Sorcinelli e Sergio Tardetti. Premi speciali per la Cultura a Bruno Mohorovich, per il Teatro a Floriana La Rocca, per il Sociale a Elisabetta Chiabolotti e per la Letteratura a Marcello Soro.

Reading poetici, presentazioni di libri e di collane editoriali, proiezioni e filmati, concorsi e club letterari, presentazioni animate per bambini, con molti autori a vivacizzare la manifestazione, tra cui ricordiamo Donato Antonio Loscalzo, Maria Grazia Amati, Anthony Caruana, Angelo Lippo, Daniele Mastrobaldo Baldoni, Floriana La Rocca e molti altri. Tra gli ospiti il noto regista Enrico Bellami, il poliedrico artista Alfiero Toppetti e il presidente del Rotary Club di Città della Pieve, Giuseppe Piscitelli con la signora Fiorenza.

Partner dell’evento: I Mestieri del Cinema Umbri, il Consorzio dello Zafferano di Città della Pieve, le associazioni FulgineaMente, Accademia Pietro Vannucci di C.d.Pieve, Caffè Corretto e la Panchina dei Poeti di Isola Maggiore nel Trasimeno. Inoltre RTN Radio, AboutUmbria, Radici & Talenti, TEF e MEP Radio, sono stati i media partner.

 

 

Fausto Risini, sindaco del borgo pievese, ha detto: «Siamo orgogliosi di aver ospitato la prima edizione di Poesia Trasimeno, dove la poesia sensibilizza e onora gli animi. Siamo altresì contenti che eventi culturali come questo, facciano conoscere a chi non c’è mai stato, il nostro territorio e favoriscano un turismo sostenibile e attento alle nostre bellezze paesaggistiche e storiche e alle eccellenze enogastronomiche. Un arrivederci alla prossima edizione». La direttrice del GAL Trasimeno-Orvietano, Francesca Caproni, invece ha dichiarato: «Il nostro GAL è sempre vicino a eventi come Poesia Trasimeno, il festival della poesia che ci mancava. È una bellissima manifestazione culturale che contribuisce alla promozione del nostro comprensorio e ha fatto raggiungere i nostri luoghi da tantissimi turisti provenienti da varie località italiane e di conseguenza ha portato interessi economici alle attività locali. Siamo orgogliosi di aver contribuito alla perfetta riuscita di Poesia Trasimeno e non vediamo l’ora che giunga la seconda edizione».

Città della Pieve, 31 maggio ‘22 – La poesia e la fotografia, nei loro linguaggi d’arte, saranno protagoniste presso la Rocca di Città della Pieve, dove dal 3 al 5 giugno verranno declinate in varie e molteplici modalità..

L’inaugurazione della rassegna Poesia Trasimeno è prevista alle ore 11,00 di venerdì 3 giugno, presso i locali della Rocca Medievale Pievese, dove saranno presenti le autorità istituzionali per i saluti e l’ingresso sarà libero e gratuito per gli appassionati e i curiosi del genere.

Il programma, messo a punto dagli organizzatori, Jean Luc Bertoni e Marco Pareti, è vasto e si rivolge a tutte le fasce di età.

«La rassegna culturale – spiegano – è un insieme di eventi con vari linguaggi d’arte, sia espressivi sia visivi: una mostra fotografica, la poesia visiva, i reading poetici, la presentazioni di libri e di collane editoriali, la partecipazione di club letterari, un concorso letterario e fotografico con le premiazioni nelle sue varie sezioni: narrativa, racconti, video poesia, poesia, poesia dialettale, haiku e fotografia. Inoltre performance e interpretazioni poetiche, proiezioni di video/filmati, manifesti distribuiti per la città contenenti immagini e versi degli artisti aderenti all’evento, un catalogo illustrato, presentazioni animate per bambini, declamazioni di poeti partecipanti a concorsi di associazioni culturali partner, come FulgineaMente, Caffè Corretto, l’Accademia Pietro Vannucci di Città della Pieve e la Panchina dei Poeti, completano e arricchiscono il cartellone»

Sostengono la manifestazione, la Regione Umbria, il Comune di Città della Pieve, il GAL Trasimeno-Orvietano, l’URAT (Unione Ristoratori e Albergatori del Trasimeno), Europa Comunica Cultura, l’Associazione dei Mestieri del Cinema Umbri e come media partner, TEF, Umbria+TV, TeleRoma, Radici& Talenti, RTN Radio, AboutUmbria e MEP Radio.

 

Storia del pievese che con la sua invenzione brevettò il primo cambio automatico

Elio Trenta

Se oggi guidiamo comodamente con il cambio automatico lo dobbiamo in parte a Elio Trenta di Città della Pieve. La sua storia – sconosciuta ai più – ci porta nella provincia italiana dei primi anni del Novecento. Lì un giovanissimo Elio – nemmeno ventenne – senza laurea né esperienza ma animato da una visionaria intelligenza e passione, nel 1932 inventò e brevettò, presso il Ministero delle Corporazioni del Regno d’Italia con il nome di rapportatore di velocità per macchine in genere, il primo cambio automatico della storia.
Figlio del meccanico del paese – Peppe della luce, perché aveva aiutato il comune a sostituire i lampioni a gas con la moderna elettricità – Elio era affascinato sin da piccolissimo da motori, ingranaggi e meccanismi e così, per genio e per passione, intuì il futuro: la rivoluzione dell’auto moderna e del viaggiare sicuri sta nella possibilità di guidare senza dover intervenire manualmente sulla leva del cambio.
Decisivo per il suo percorso fu l’incontro con un’altra eccellenza della storia di Città della Pieve, quell’ingegner Achille Piazzai che aveva progettato il mitico transatlantico Rex, immortalato anche da Federico Fellini nel suo film Amarcord.
Ma l’industria automobilistica italiana non era ancora pronta per questa invenzione. Infatti quando Trenta la presentò alla FIAT e non solo, la sua idea venne bocciata. Le case di produzione di auto, con l’azienda di Torino in testa, erano al lavoro per spingere al limite le prestazioni dei nuovi motori, come l’ottica del tempo richiedeva, e il cambio automatico penalizzava la potenza del motore, oltre a essere troppo costoso per l’epoca. Quindi il progetto del giovane pievese venne scartato e dimenticato. Elio morì poco tempo dopo, nel 1934, appena ventunenne, e non ebbe la possibilità di veder concretizzarsi il suo dispositivo, che oggi la maggior parte dei nuovi veicoli monta di serie. Ma non fu l’unico.
La storia ci racconta, infatti, anche il progetto del canadese Alfred Horner Munro e soprattutto quello di Oscar H. Banker, al secolo Asatour Sarafian, che nel 1932 studiò una soluzione per General Motors che fu applicato dalla Oldsmobile sul Model Year 1940 del gruppo di Detroit. Da quel momento il cambio automatico si impose sul mercato americano come un elemento indispensabile nell’auto mentre in Europa si diffuse quasi mezzo secolo dopo.

 

Luigi Diberti

Il geniale umbro però fu sicuramente il più giovane inventore e il suo racconto a lungo dimenticato e sconosciuto è stato riportato alla luce dal celebre attore Luigi Diberti – torinese di nascita ma ormai da anni pievese di adozione – che nel settembre del 2021 l’ha portato sul palco del Festival di Todi e che ora, grazie allo scrittore e autore teatrale Gianmario Pagano, è diventato un libro: E.T. L’incredibile storia di Elio Trenta.

I turisti stanno tornando. A Roma si vedono già file di persone al seguito di una bandierina. A Venezia ancora si riesce a circolare ma ben presto la città sarà totalmente occupata da nuove ondate di visitatori. Firenze si sta preparando.

Il Carapace di Arnaldo Pomodoro

 

Qui in Umbria i turisti iniziano ad arrivare e, se il virus non ci sorprenderà ancora, con l’estate si farà nuovamente il pieno. È un peccato che i percorsi delle visite siano, ancora oggi, focalizzati quasi esclusivamente sui tour classici: Giotto, San Francesco, Orvieto e il medioevo dei borghi. L’Umbria centrale, infatti, è ricca anche di moderne opere di architettura e di scultura, ma purtroppo non si incontrano turisti ad ammirarle. Lì hanno lavorato archistar e artisti famosi; tra loro troviamo niente meno che l’artista Arnaldo Pomodoro. Le sue sfere di bronzo, che rappresentano il mondo, sono famosissime e si vedono ovunque: da Roma a New York, passando per il cortile del Vaticano. Pomodoro ha disegnato e costruito il Carapace della cantina Lunelli, vicino a Bevagna. Si tratta di un’opera d’arte che prima si osserva da fuori e poi si gode da dentro; ha linee curve, morbide e crepe come un viso che ha vissuto. Poi si entra l’opera d’arte. Lasciando il tempo quasi eterno del Carapace ci si inoltra sotto la bellissima cupola di legno mossa e articolata; lì sotto c’è un’atmosfera raccolta dove spicca il colore rosso delle sedie, pronte ad accogliere i visitatori per far loro gustare comodamente il vino della cantina Lunelli. Un vero piacere per gli occhi, per il gusto e per lo spirito.

La chiesa di San Paolo Apostolo a Foligno

A Foligno Massimiliano Fuksas ha lavorato su un enorme spazio vuoto: la zona dove hanno vissuto i terremotati del ‘97 fino quando, dopo lunghi anni, hanno potuto avere una casa. Il comune di Foligno ha pensato allora di usare quello spazio rimasto vuoto per erigere una chiesa dedicata a San Paolo. La chiesa si presenta come un gigantesco parallelepipedo di cemento bianco, sospeso su un rettangolo vetrato. Le pareti laterali hanno delle grandi spaccature vitree che lasciano penetrare una luce soffusa. Davanti alla chiesa si estende una lunga platea di cemento, anch’essa bianca e, tutto in torno, ci sono grandi spazi dedicati alle passeggiate e al parcheggio.

Mario Botta è sceso dalla Svizzera per costruire una scuola a Città della Pieve. La costruzione riassume la storia umbra partendo dal mattone, passando per il Medioevo e approdando allo spazio aperto. La sua cifra stilistica è il mattone rosso che nel ‘600 era già stato introdotto da un altro architetto svizzero: Francesco Borromini. Il mattone si integra benissimo con l’ambiente ed è risultato più che mai indicato poiché l’Umbria è stata produttrice di mattoni fin dal periodo etrusco. La costruzione è modulata come le antiche mura medievali, ma con pareti che lasciano entrare la luce e la cultura. La scuola da una parte si affaccia sulla valle mentre dall’altra è preceduta una grande area aperta: spazio ideale per lo svago dei ragazzi e degli abitanti di Città della Pieve.
Accanto a queste vi sono molte altre opere moderne e contemporanee. L’Umbria ha anche creato tanti giardini di sculture che arricchiscono il paesaggio e portano l’arte in mezzo alla gente, anche a quella di passaggio. Di questo però parleremo ben presto.

 

Città della Pieve, foto Pino Musi. Sito www.botta.ch

Città della Pieve accoglie la mostra Un amore dal grigio al colore di Claudia Maggiurana. «A seguito di un percorso intenso e colorato, la mia esperienza della convivenza con un tumore al seno, viene riportata in questa mostra del tutto personale, dove narrerò una storia dal nome tumore o come dico io tuo amore».
La mostra che verrà inaugurata il 15 aprile (ore 17.00) a Palazzo della Corgna – Città della Pieve, sarà visibile fino al 27 aprile; è a cura di Claudia Maggiurana e Marco Pareti e organizzata dall’associazione Vivo a colori. Tra i partner c’è pure AboutUmbria.

 

 


Info: 349.2613610
vivoacolori.it@gmail.com
Nel rispetto delle normative Covid : green pass e mascherina fp2

Città della Pieve: successo e apprezzamenti per la presentazione del protocollo d’intesa tra istituzioni civili e religiose per i 500 anni dalla morte di Perugino e Signorelli, anche direttamente dal conduttore Bruno Vespa.

Si è svolta a Città della Pieve la conferenza stampa per la presentazione del protocollo d’intesa tra il Gal Trasimeno-Orvietano, i Comuni di Città della Pieve, Cortona, Orvieto e Todi e le relative Diocesi che sancisce la collaborazione di questi Enti per le celebrazioni, nel 2023, della ricorrenza dalla morte di Pietro di Cristoforo Vannucci detto il Perugino e di Luca Signorelli. L’appuntamento aperto dal Presidente del Gal Trasimeno- Orvietano Gionni Moscetti, che ha ringraziato i firmatari per aver individuato il Gal come Ente Capofila del Protocollo e salutato i presenti.

 

 

L’iniziativa, con il prestigioso coordinamento del noto conduttore televisivo Bruno Vespa ha visto la presenza della Presidente della Regione dell’Umbria Donatella Tesei, del Senatore Luca Briziarelli, della Prof. Laura Teza Università degli Studi di Perugia, dei Sindaci delle quattro città Firmatarie Fausto Risini, Luciano Meoni, Roberta Tardani e Antonino Ruggiano, di Riccardo Cotarella, Dominga Enrica e Marta Cotarella, Ruggero Parrotto della Fondazione, e del Presidente e del Direttore del Gal Trasimeno-Orvietano Gionni Moscetti e Francesca Caproni.

Apprezzamenti per l’iniziativa sono arrivati direttamente da Bruno Vespa che ha sottolineato come un evento di questo tipo è riuscito a mettere insieme una serie di istituzioni civili, religiose e due Regioni, nei tempi giusti, con due anni di anticipo, per costruire un progetto serio e credibile che valorizzi il territorio in modo integrato tra Arte, Enogastronomia e tante altre autenticità che hanno queste bellissime Regioni del Centro Italia.

La conferenza è iniziata con una domanda del noto saggista, al Senatore Luca Briziarelli, colui che ha ideato questo progetto ed e messo insieme i soggetti pubblici e privati coinvolti. Alla domanda come le è venuta questa idea, il Senatore ha risposto che è stato innanzitutto ispirato dalla necessità di passare dal concetto di territorio marginale a quello di area di confine tra Umbria e Toscana,  lavorando in sinergia a sostegno dell’offerta turistico-culturale, mettendo insieme il doppio evento di due personaggi che hanno lasciato un importante segno della loro opera artistica nei nostri territori, così da rappresentare una opportunità sul piano economico per riscoprire quell’Italia di mezzo, troppo spesso schiacciata dal dibattito Nord/Sud, che non si può certo perdere.

 

 

Anche la Presidente Donatella Tesei, ha plaudito all’iniziativa e garantito il sostegno della Regione dell’Umbria a questo Protocollo, che parte nei tempi giusti e che si coordinerà anche con altri eventi ed iniziative che si realizzeranno nell’intero territorio Umbro. Ha assunto inoltre l’impegno a mantenere e far crescere i rapporti istituzionali con tutte le regioni del centri Italia.

Condivisione e sostegno da tutti i Sindaci coinvolti e disponibilità da parte dell’Università degli Studi di Perugia, portate dalla Prof. Laura Tezi, a collaborare per la definizione del progetto che seguirà al protocollo di Intesa.

Riccardo e Dominga Cotarella hanno portato il contributo della partnership privata, sottolineando come la collaborazione tra istituzioni pubbliche e private attraverso l’impegno comune può creare valore aggiunto ad ogni progetto. Dominga ha ricordato il programma dell’evento Orvieto Città del Gusto e dell’Arte che si svolgerà ad Orvieto dal 27 settembre al 3 ottobre prossimi e, rappresenterà la prima occasione per presentare anche approfondimenti sul Protocollo d’intesa e sui progetti che ne seguiranno. I rappresentanti del Gal hanno inoltre assicurato impegno non solo nel coordinare l’accordo, ma anche per coinvolgere gli altri Gal in modo da farne un progetto di cooperazione interregionale che potrebbe supportare una importante azione di marketing territoriale.

La serata si è conclusa invitando gli intervenuti all’evento di Orvieto, ma anche annunciando a una prossima data per presentare il progetto a Roma, e comunicarlo a livello nazionale.

UN PROTOCOLLO D’INTESA PER LE CELEBRAZIONI DEI 500 ANNI DALLA MORTE DEL PERUGINO E DEL SIGNORELLI, IL GAL TRASIMENO ORVIETANO CAPOFILA DEL PROGETTO. LUNEDI 6 SETTEMBRE A CITTA’ DELLA PIEVE LA PRESENTAZIONE CON BRUNO VESPA

Un protocollo d’intesa tra istituzioni civili e religiose per il coordinamento e l’organizzazione degli eventi del 500esimo anniversario della morte di Luca Signorelli e Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino, che si celebrerà nel 2023.

L’accordo, che sarà sottoscritto tra i Comuni di Città della Pieve, Cortona, Orvieto, Todi, le relative Diocesi e il Gal Trasimeno-Orvietano che assumerà il ruolo di capofila, sarà presentato lunedì 6 settembre alle ore 18 presso Palazzo della Corgna di Città della Pieve.

L’appuntamento sarà moderato dal noto giornalista nonché conduttore televisivo e saggista Bruno Vespa e vedrà la presenza della Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, prof. Maurizio Oliviero, dei sindaci di Città della Pieve, Fausto Risini, di Cortona, Luciano Meoni, di Orvieto, Roberta Tardani, di Todi, Antonino Ruggiano, del presidente del Gal Trasimeno-Orvietano, Gionni Moscetti, e del direttore Francesca Caponi. Con loro anche il presidente del Consorzio di tutela del vino di Orvieto, Vincenzo Cecci, e Ruggero Parrotto della Fondazione Famiglia Cotarella, tra i principali partner del progetto.

“L’iniziativa – spiega il presidente del Gal Trasimeno-Orvietano, Gionni Moscetti – mette insieme non solo le istituzioni civili e religiose, ma anche prestigiose partnership private nell’obiettivo di far conoscere e valorizzare il territorio, celebrare l’opera che due grandi artisti hanno lasciato in terra umbra e toscana e organizzare eventi che attraggano un pubblico che ama conciliare la bellezza dell’arte a quella dei luoghi. Il Gal Trasimeno Orvietano ha sposato e preso le redini di questo progetto, che sarà presentato prossimamente anche a Roma e diffuso a livello nazionale ed internazionale, proprio in un momento di riflessione sulle misure e sulle iniziative da mettere in campo per il sostegno all’economia traumatizzata da questa terribile pandemia. Riteniamo che bellezza e cultura possano essere infatti un veicolo per il sostegno all’economia e in particolare al comparto turistico. Siamo convinti che il Rinascimento italiano, di cui Pietro Perugino e Luca Signorelli sono stati protagonisti, possa aiutare a comunicare questo magnifico lembo di terra tra l’Umbria e la Toscana, renderlo attrattivo e proiettarlo verso un futuro di crescita sostenibile”.

In questa direzione va anche l’evento “Orvieto Città del Gusto e dell’Arte” che si terrà nella settimana dal 27 settembre al 3 ottobre 2021, cui seguirà “Trasimeno Città del gusto dell’Arte” nel primo semestre 2022. Appuntamenti che vedranno il coinvolgimento del Gal e delle aziende dei due territori. “Due eventi fondamentali – conclude il presidente Moscetti – per comunicare le sinergie tra arte ed enogastronomia e la collaborazione tra istituzioni pubbliche e imprese”.

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