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Si apre al pubblico sabato 29 luglio 2023 alle ore 21:00, negli storici ambienti di Villa Fidelia a Spello (PG), la mostra Internazionale d’Arte Contemporanea “Stati d’Arte”.

Giunta alla settima edizione, è organizzata dall’Associazione La Casa degli Artisti guidata da Carla Medici e Francesco Minelli e curata dal critico d’arte Andrea Baffoni, con il patrocinio di Ministero della Cultura, Regione Umbria Assemblea Legislativa, Provincia di Perugia, Comune di Spello e Camera di Commercio dell’Umbria. Durerà fino al 27 agosto e sarà aperta tutti i giorni dalle 15:30 alle 19:00 ad ingresso libero. L’inaugurazione è presenziata dalle autorità tra cui il Sindaco di Spello Moreno Landrini, Erika Borghesi consigliere provinciale e gli organizzatori della manifestazione.

L’edizione 2023 pone particolare attenzione ai temi delle mutazioni sociali, soprattutto nell’ambito delle nuove tecnologie. Molto spazio è lasciato alle ibridazioni uomo-macchina, attraverso installazioni dal sapore post-umano in cui il visitatore può immergersi fino a interagire direttamente con l’opera. Come sempre, comunque, gli artisti hanno avuto libera scelta sul tema potendo mantenere il proprio linguaggio e personalità. Le opere esposte, pittoriche, scultoree installazioni sono presenti sia all’interno che all’esterno della villa e nel parco. 70 in totale gli artisti, di cui 20 stranieri in rappresentanza di altrettanti paesi. L’itinerario espositivo si sviluppa sui tre piani della mostra partendo dalla sezione piano terra dove l’attenzione è riservata ai temi della Terra, attraverso una lettura che dalle origini primordiali del pianeta porta fino all’immaginario cosmico che troviamo al piano superiore. Accanto a ciò l’indagine sul corpo attraverso opere pittoriche e installazioni sonore e luminose.

I temi si spostano quindi sull’attualità andando ad indagare le dinamiche della vita contemporanea nei suoi aspetti più tragici, ma contemplando in essi anche dei risvolti ludici in grado di raccontare al meglio le tante sfaccettature della quotidianità. Si arriva quindi ad opere più orientate verso temi filosofici, dove la riflessione sul tempo spinge gli artisti alla realizzazione di lavori dal profondo risvolto etico con un’attenzione specifica alla geometria e alla dimensione mentale dell’arte.

Parallelamente, all’interno della Limonaia, è presente una sezione dedicata alle celebrazioni per il cinquecentenario di Perugino dal titolo: Perugino amico mio. Un pittore nei colori del nostro tempo, parte di un progetto più ampio portato avanti dalla Casa degli Artisti di Perugia nell’anno in corso. Durante dell’intero mese espositivo la manifestazione prevede l’organizzazione di eventi collaterali artistici, musicali e teatrali, il tutto consultabile attraverso il sito della Casa degli Artisti di Perugia.

 


Info e contatti www.lacasadegliartistiperugia.it

Dal 17 al 20 agosto Astra Arcana, Il Bacio della Medusa, Aldo Tagliapietra, La Maschera di Cera, La Cruna del Lago, Gianni Nocenzi, un omaggio a Franco Battiato, Furio Chirico’s The Trip, Ancient Veil.

Torna l’appuntamento con il progressive rock: la quarta edizione di Trasimeno Prog Festival è stata presentata alla presenza del sindaco di Castiglione del Lago Matteo Burico e dell’assessore alla cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano. Il programma è stato presentato da Massimo Sordi, presidente di Trasimeno Prog, coadiuvato dal segretario Alfredo Buonumori.
Come lo scorso anno la manifestazione avrà un prologo a Perugia giovedì 17 agosto, per poi trasferirsi nel weekend alla Rocca Medievale di Castiglione del Lago dal 18 al 20 agosto, e Leonardo Varasano ha messo in luce la proficua collaborazione fra Perugia e Castiglione del Lago che mette i Giardini del Frontone e la Rocca Medievale in un collegamento artistico che sta dando molte soddisfazioni, garantendo la prosecuzione anche negli anni a seguire: «Ci lavoreremo appena finita la quarta edizione».

 

La presentazione

 

Il via ai Giardini del Frontone di Perugia con un concerto gratuito di due band umbre, nel segno della valorizzazione del patrimonio culturale locale: i giovani “Astra Arcana” ed “Il Bacio della Medusa”, che ritorna al Festival dopo la partecipazione del 2021 a Castiglione del Lago.
«Una collaborazione bella, significativa e fondamentale – ha ribadito Matteo Burico – per Castiglione del Lago e per la Città del Trasimeno. Sapere di poter contare su un capoluogo come Perugia, attento alle iniziative culturali e al loro sviluppo è molto importante. Grazie agli appassionati volontari di Trasimeno Prog e soprattutto a Massimo Sordi per l’enorme impegno profuso nell’organizzazione dell’evento: questo genere musicale è bellissimo e va tramandato alle nuove generazioni. Il palcoscenico della Rocca Medievale è suggestivo e abbiamo pronto un progetto per ampliarlo, renderlo più accogliente, capiente e funzionale alla musica di ogni genere e al teatro».
Massimo Sordi e Alfredo Buonumori hanno presentato il programma castiglionese: in collegamento da Genova è intervenuto Edmondo Romano, eccelso fiatista degli Ancient Veil che suoneranno domenica 20 agosto e presenteranno il nuovo album.

 

Astra Arcana

Il programma

Da venerdì 18 agosto il Festival si sposterà nel classico e suggestivo scenario della Rocca Medievale di Castiglione del Lago, location dove il festival è nato: la band della voce storica delle Orme Aldo Tagliapietra che farà un omaggio all’album Felona e Sorona a cinquant’anni dall’uscita e poi “La Maschera di Cera”, in tour nel ventennale della fondazione.
Sabato 19 agosto sarà una giornata con tre spettacoli sul palco della Rocca: La Cruna del Lago presenterà l’album Schiere di sudditi non escludendo un’anteprima dalla prossima pubblicazione; sarà poi la volta del piano solo di Gianni Nocenzi, reduce da una recente apparizione in Umbria, in un inedito concerto lo scorso mese di maggio con il fratello Vittorio, ed infine si celebrerà a due anni dalla scomparsa la musica del maestro Franco Battiato. Per farlo sul palco l’Orchestra Sinfonica Internazionale composta da 53 elementi e diretta dal maestro Leonardo Quadrini, accompagnata da La Cruna del Lago e da ospiti a sorpresa che saranno svelati in un secondo momento.

 

Furio Chirico’s The Trip

 

Chiusura domenica 20 agosto con un altro doppio concerto; arriverà la nuova formazione “Furio Chirico’s The Trip” che presenterà l’album Equinox, uscito lo scorso anno, oltre ad una rivisitazione del repertorio dell’originale gruppo The Trip, che vedeva tra le sue fila lo scomparso tastierista ligure Joe Vescovi, un giovane Ritchie Blackmore (in seguito con i Deep Purple) e lo stesso Chirico alla batteria. Furio Chirico si è collegato telefonicamente raccontando le sue esperienze.
Infine, un altro fiore all’occhiello della manifestazione sarà gli “Ancient Veil” del fiatista Edmondo Romano con l’anteprima nazionale assoluta del nuovo album della formazione, in uscita in autunno.
Spazio anche ai libri dedicati alla musica: venerdì 18 nel pomeriggio in piazza Bruno Meoni Walter Gatti presenterà il libro “Essenze: vita di Claudio Rocchi” mentre in serata incontro sul palco della Rocca Medievale con Lelio Camilleri per raccontare attraverso i suoi libri un viaggio attraverso i Beatles, Caravan, King Crimson e il suono del progresso.
Sabato 19, sempre nel pomeriggio in piazza Bruno Meoni Fabio Zuffanti ci parlerà di Franco Battiato attraverso il suo più recente libro sull’artista siciliano: “Segnali di vita. La biografia de La voce del padrone”.

Domenica 20 infine sarà ancora la piazza Bruno Meoni ad ospitare la presentazione del libro di M. Deborah Farina presenterà il libro “Osannaples”. Romanzo rock di un sogno psichedelico; poi sul palco della Rocca l’Assessore alla Cultura del Comune di Perugia Leonardo Varasano presenterà il suo libro “Nazione pop; l’idea di patria attraverso la musica”.
Non mancherà per gli appassionati la possibilità di acquisti con la terza “Fiera del disco” nei tre giorni di Castiglione del Lago, in piazza Gramsci, e varie presentazioni di libri dedicati al mondo della musica. Anche quest’anno, quindi, un ricco menù per i seguaci del genere progressive rock, tra tradizione e innovazione; due caratteristiche che da sempre contraddistinguono questa manifestazione.

 


Info al seguente link: https://www.trasimenoprog.com/2023/06/05/festival/
Link acquisto biglietti: https://www.tickettailor.com/events/trasimenoprog/903412
Oppure: prenotazioni@trasimenoprog.com, al numero Whatsapp 338 4329951 o le pagine Facebook e Messenger dell’associazione

ANGSA è l’Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici che, dal 1985, difende i diritti delle persone con autismo e delle loro famiglie.

Costituita inizialmente da genitori, familiari, tutori e persone nello spettro autistico è un’Associazione di Promozione Sociale e un’Organizzazione non lucrativa di utilità sociale. ANGSA ha anche una sede in Umbria, in Piazza Mazzini a Bastia Umbria. Ce ne parla la dottoressa Eleonora Spalloni, responsabile regionale per la raccolta fondi, che mi spiega anche l’evoluzione ventennale di quella che prima era un’associazione di genitori e ora conta più di trenta dipendenti.
«In realtà dagli anni Ottanta le cose sono un po’ cambiate: per fare un esempio, anche il termine soggetti è stato superato in favore della parola persone, che è più rispettoso» ci tiene subito a sottolineare.

 

Dottoressa Paola Carnevali Valentini

 

L’associazione nazionale si suddivide in settori regionali o provinciali. In Umbria, ANGSA esiste da circa vent’anni ed è da allora che la dottoressa Paola Carnevali Valentini la guida, portando avanti attività di formazione, di sensibilizzazione e di informazione sul territorio attraverso seminari, convegni, interventi nelle scuole e sensibilizzazione delle famiglie attraverso i pediatri.

«In questo modo andiamo ad abbracciare anche i primi anni di vita del bambino, quando l’autismo si manifesta. L’individuazione del disturbo pregiudica infatti la presa in carico e poi lo sviluppo del bambino stesso: è diverso iniziare un percorso a 18-20 mesi o oltre i due anni di età. Nel primo caso, infatti, si prende in carico il bambino nella fase dello sviluppo, quando cominciano a manifestarsi tutti quegli aspetti che, nel caso dell’autismo, risultano compromessi: la socialità, la comunicazione, il comportamento. Nei bambini autistici, la quasi impossibilità a comunicare sfocia in manifestazioni comportamentali che possono essere autolesive, eterolesive o non adatte al contesto» spiega E.S. «Bisogna comprendere che ancora sappiamo davvero poco dell’autismo, specie sulle cause scatenanti. Non si sa se sia un problema genetico. In ogni caso, quando la famiglia riceve la diagnosi, spesso si ritrova in un’impasse emotiva. È qui che entra in gioco la rete di supporto ANGSA, strutturata in centri di servizio che, al momento, si occupano di circa 80 famiglie e non solo umbre.» continua.

 

L’interno della struttura

I progetti dedicati agli adulti: le due anime de La Semente

Una volta però termina la scuola dell’obbligo, insorgono nuove difficoltà, una delle quali è legata alla gestione della quotidianità. Proprio per aiutare i ragazzi a trovare il proprio posto nel mondo, favorendo l’integrazione e la socializzazione, nonché per garantirne l’occupazione, nel 2011 è nata La Semente, che consta di due anime. La prima è il centro diurno, una struttura socio-sanitaria accreditata al SSN che, al momento, ospita 17 ragazzi. In questo vecchio essiccatoio a Limiti di Spello (PG), ristrutturato con fedeltà storica e autosufficiente dal punto di vista energetico, i ragazzi vengono preparati al mondo del lavoro attraverso un ventaglio di attività che vanno dalla creazione della carta alla ginnastica, dalla musica alla ceramica. Vengono loro assegnati dei compiti più o meno semplici, attraverso un’agenda coloratissima e, in alcuni casi, persino illustrata. Vengono abituati a muoversi in ambienti che simulano un ufficio o una stanza privata, in cui dedicarsi alla lettura in solitudine: si tratta di ambienti creati e arredati con materiali insonorizzanti, in modo che i ragazzi non possano sentirsi infastiditi da echi o rumori indesiderati. Certo che la campagna spellana in cui si trova il complesso, alle pendici di quel Monte Subasio che regala panorami indimenticabili, sicuramente contribuisce a creare un locus amoenus in cui coltivare progetti e… intenti, così come dichiara lo slogan de La Semente.
La seconda anima è proprio quella commerciale, legata alla cooperativa agricola votata al turismo sociale, alla produzione e alla vendita. Il progetto abbraccia infatti l’ospitalità – con la struttura ricettiva affacciata sul Monte Subasio – la produzione di conserve biologiche, la creazione di regalie aziendali e l’attività di catering per gli eventi mensili.
«La cooperativa è proprio figlia di ANGSA e ciò è evidente nella sua gestione, nel suo statuto e nel suo CDA. Finora abbiamo avuto 4 inserimenti lavorativi, sia come utenti sia come soci lavoratori della cooperativa» dichiara E.S.

 

Tra i progetti, anche il Centro Up!

Tra i progetti di ANGSA Umbria si annovera anche il Centro UP di Assisi, un centro socio-educativo per minori attivo dal lunedì al sabato, che si occupa del supporto scolastico e di attività socio-educative dedicate a minori con autismo. L’intervento, all’interno del Centro, prevede l’impiego di tecniche cognitivo-comportamentali che si rifanno ai principi dell’ABA e del metodo Denver. Gli educatori del Centro svolgono le loro sessioni principalmente all’interno del centro, ma la presa in carico del minore è globale. Sono pertanto previsti anche interventi scolastici e assistenza domiciliare. In particolare, vengono offerti:

  • intervento precoce mediato dai genitori e dagli insegnanti;
  • intervento cognitivo comportamentale presso il Centro Up;
  • intervento di supporto in ambito scolastico;
  • intervento mediato dai pari in scuole medie inferiori e superiori;
  • lavoro di gruppo per implementazione di abilità sociali;
  • parent training.

A sostegno delle attività

Si può sostenere ANGSA Umbria attraverso donazioni come il 5×1000, l’erogazione liberale classica (con bonifico) o partecipando alle iniziative che vengono organizzate periodicamente. Si possono anche sostenere le attività de la Cooperativa La Semente attraverso l’acquisto dei prodotti della cooperativa o alloggiando presso la struttura ricettiva.

 


www.angsaumbria.org

www.lasemente.it

Già annunciata la seconda stagione, che sarà girata sempre a Panicale. Da questa sera, su Canale 5 andrà in onda la seconda puntata.

Perugia, Panicale, Magione e il Lago Trasimeno: sono queste le location umbre dove è stata girata la serie televisiva Signora Volpe, in programma in questi giorni su Canale 5. La seconda puntata andrà in onda mercoledì 26 luglio (ore 21,30), mentre la prima ha registrato 1.392.000 spettatori (share 10,5%), posizionandosi al secondo posto fra i programmi di prima serata. Un successo che ha indotto i produttori a pianificare la seconda stagione che sarà girata tra settembre ed ottobre prossimi sempre nella zona di Panicale e dintorni.

 

Foto su concessione di Route 24 – Acorn- Cattleya. Credits Foto di Moris Puccio

 

Signora Volpe è stata creata da Rachel Cuperman e Sally Griffiths. La coppia è produttrice esecutiva insieme a Fox, Marc Samuelson e Josie Law per Route 24, Catherine Mackin e Bea Tammer per Acorn Media Enterprises, Simon Cox per Banijay Rights, che distribuisce a livello internazionale. Il service di produzione in Italia è a cura di Cristina Giubbetti per Cattleya. Produttrice è Candida Julian-Jones, mentre la regia è affidata a Bindu de Stoppani e Declan Recks. Come la prima stagione, Signora Volpe andrà in onda su Acorn TV di AMC Networks, servizio di streaming video britannico-americano in abbonamento che offre programmi televisivi in vari territori: Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda, altri paesi del Commonwealth, Spagna e Messico. Una vetrina di tutto rispetto per l’Umbria. La prima stagione della serie, che prevede tre puntate della durata di 90 minuti, è stata girata nei mesi di maggio e agosto 2021 tra Umbria e Lazio.

TRAMA PRIMA STAGIONE – La storia vede protagonista Emilia Fox nei panni di una ex spia britannica in Italia, Sylvia Fox. Delusa dal lavoro, viene invitata dalla nipote Alice al suo matrimonio italiano. L’occasione perfetta per prendersi una pausa. Arrivata a Panicale, piccolo borgo della provincia di Perugia, trova una realtà diversa rispetto a quella da cui proviene. Una realtà pacifica, in cui sembra che nulla possa succedere. Tuttavia, qualcosa succede. Ed è decisamente inaspettato. Il futuro sposo scompare all’improvviso e, poco dopo, il cadavere di una donna riemerge dal lago. Impossibile per Sylvia non indagare. Ben presto la donna si trova però coinvolta in altri casi, tra furti di maiali, persone scomparse e complotti. Le sue indagini danno i risultati sperati, portando Sylvia faccia a faccia con l’assassino. Ma neppure la conclusione del caso la convincerà a tornare a Londra: Panicale è troppo bella per non restare a viverci.

 

Foto su concessione di Route 24 – Acorn- Cattleya. Credits Foto di Moris Puccio

 

TRAMA SECONDA STAGIONE – La seconda stagione (che sarà composta sempre da tre puntate da 90 minuti ciascuna) vede l’ex spia britannica Sylvia Fox ancora più profondamente innamorata dell’Italia e della vita nella pittoresca cittadina medievale di Panicale. Contrariamente alle aspettative della sorella Isabel, Sylvia sembra aver perso i suoi istinti nomadi e, dopo un anno di vita a Panicale, sta rapidamente entrando a far parte della comunità locale. Sylvia passa il suo tempo a riconnettersi con sua sorella e a restaurare una splendida ma fatiscente vecchia casa in collina. Ma le vecchie abitudini sono dure a morire, e anche se Sylvia potrebbe essersi lasciata alle spalle il suo lavoro all’MI6, le sue abilità uniche e il suo appetito per la soluzione dei misteri rimangono immutati. Man mano che la relazione di Sylvia con il bel capitano dei carabinieri Giovanni Riva (Giovanni Cirfiera) si sviluppa, Riva è a sua volta frustrato e grato per la partecipazione stravagante di Sylvia a una serie di indagini locali. La stagione vedrà la Fox indagare su un omicidio e un ricatto che coinvolge pilastri della comunità di Panicale; andare sotto copertura a una micidiale festa in casa sulle rive del Lago Trasimeno; e incontrare un vecchio nemico in cerca di vendetta su Sylvia, con il risultato che la sua famiglia e il Capitano Riva si impegnano in una corsa contro il tempo per salvarle la vita.

Da novembre 2022 il museo è passato sotto la Direzione Regionale musei dell’Umbria e il mese scorso ha riaperto al pubblico.

Un viaggio nel Pleistocene Inferiore (circa 1,5 milioni di anni fa) è quello che aspetta il visitatore del Museo Paleontologico Luigi Boldrini di Pietrafitta, riaperto al pubblico e passato sotto la gestione della Direzione Regionale musei dell’Umbria.
Un luogo, senza dubbio, tra i più significativi, non solo del territorio ma d’Europa, sia per l’abbondanza dei fossili rinvenuti, sia per il loro valore scientifico, riconosciuto a livello internazionale. La collezione – rinvenuta nel bacino di Tavernelle-Pietrafitta inizialmente dallo stesso Luigi Boldrini, assistente di miniera e dipendente Enel, e poi dei ricercatori dell’Università di Perugia – offre migliaia di resti fossili di piante (36 specie identificate mediante frutti e semi, 11 specie mediante pollini), molluschi d’acqua dolce (5 specie), insetti (almeno 6 ordini) e soprattutto vertebrati (ben 40 specie tra pesci dulciacquicoli, anfibi, rettili, uccelli e mammiferi). Sono proprio questi ultimi a rendere unica la fauna di Pietrafitta.

 

Mammut. Foto di Philms

Gli ospiti del museo

Il mammut è sicuramente la maggiore attrazione, ma spettacolari sono anche gli scheletri del rinoceronte Stephanorhinus etruscus e i resti di cavallo. Ricca e variegata la collezione di artiodattili, con almeno due specie di cervi (tra cui la forma gigante Praemegaceros obscurus) e con una delle testimonianze più antiche d’Europa per il gruppo dei bisonti, rappresentati dalla specie arcaica Eobison degiulii; degna di nota la presenza di un primate, la bertuccia Macaca sylvanus, e del castoro Castor fiber, entrambi presenti con i resti tra i più ricchi d’Europa.
Non mancano i carnivori, che compaiono con un ghepardo gigante (Acinonyx pardinensis), un orso di medio-piccola taglia (Ursus etruscus) e un mustelide semiacquatico (Pannonictis nesti). Gli uccelli – generalmente rari nei fossili – sono invece abbondanti con circa 200 ritrovamenti scheletrici identificati: la maggior parte è riferibile a specie acquatiche o semiacquatiche simili a quelle oggi presenti nell’area mediterranea.
«I vertebrati a sangue freddo sono stati oggetto recentemente di studi approfonditi. Tra i ritrovamenti di maggior interesse, ancora sotto la lente della squadra guidata dal professor Marco Cherin con il professor Roberto Rettori, entrambi del dipartimento di Fisica e Geologia dell’Università degli Studi di Perugia, c’è una rana gigante del genere Latonia, che si credeva estinta milioni di anni prima. Sono anche in programma approfondimenti e studi che porteranno diverse novità e nuovi allestimenti» spiega Tiziana Caponi, direttrice del Museo paleontologico.

 

Rinoceronte Stephanorhinus. Foto by Philms

Un nuovo corso

«Da novembre 2022 il museo è passato sotto la Direzione Regionale musei dell’Umbria e il mese scorso ha riaperto al pubblico. Siamo ancora in una fase di assestamento e di rodaggio con il nuovo personale e la nuova organizzazione. Sperimentiamo e impariamo a conoscere la struttura, ma soprattutto aspettiamo di vedere qual è la risposta dei visitatori. Per ora è possibile visitarci tre volte a settimana (martedì, giovedì e domenica), ma l’obiettivo è quello di ampliare: il museo finora non aveva un’apertura continuativa, anche questa è una novità da gestire» prosegue la direttrice.
Il nuovo percorso della struttura apre anche a importanti collaborazioni con le realtà del territorio, tra cui Enel, che ha realizzato un impianto fotovoltaico da 32 kW sulla copertura dell’edificio per favorire lo sviluppo delle energie rinnovabili, la sostenibilità e ridurre i consumi energetici del museo, con benefici economici e ambientali. Insomma, la Preistoria che guarda al futuro!
«La collaborazione con Enel si sviluppa anche con la possibilità di ammirare nella vicina centrale elettrica le macchine scavatrici – di loro proprietà – che hanno permesso il recupero di questi fossili» conclude la dottoressa Tiziana Caponi.
Un tuffo nel passato, in un luogo che era fondamentale recuperare non solo per l’Umbria, ma per tutto il patrimonio paleontologico europeo.

 

Foto by Philms

 


Per saperne di più

«Nei nostri territori c’è stato un profondo cambiamento generazionale, sociale e anche politico. Sono cambiati i protagonisti della vita pubblica ed è mutato l’orizzonte culturale; tuttavia è rimasto intatto il cuore verde e spirituale di questa regione».

Cardinale Gualtiero Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti è andato in pensione la scorsa primavera, ma è rimasto arcivescovo emerito della sede metropolitana di Perugia – Città della Pieve, che ha guidato dal 2009 al 2022. Nato in Toscana ma umbro d’adozione, dal 2017 al 2022 è stato anche presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Abbiamo avuto la possibilità di fargli alcune domande su Perugia e sull’Umbria, ma anche sulla situazione mondiale e su aspetti della sua vita privata come il recente pensionamento: «Farò il sacerdote a tempo pieno, con la stessa passione di prima ma con minori impegni. Se ce ne sarà l’opportunità, darò il mio contributo per valorizzare il patrimonio culturale e religioso del territorio».

 

Eminenza, come sono cambiate Perugia e l’Umbria in questi tredici anni in cui è stato vescovo dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve?

In tredici anni sono cambiate molte cose sia a Perugia sia in Umbria. Del resto è profondamente mutata la società nella sua interezza. Il passaggio d’epoca a cui ha fatto spesso riferimento Papa Francesco è una questione reale, concreta e visibile. Nei nostri territori c’è stato un profondo cambiamento generazionale, sociale e anche politico. Sono cambiati i protagonisti della vita pubblica ed è mutato l’orizzonte culturale, tuttavia è rimasto intatto il cuore verde e spirituale di questa regione: i paesaggi e i borghi sono rimasti gli stessi, non hanno perso le loro peculiarità storiche e sono indubbiamente tra i più belli d’Italia; i luoghi sacri più famosi, ma anche quelli meno noti, continuano inoltre a essere frequentati, non solo dal turismo religioso, ma da molti fedeli che si abbeverano alla sorgente della fede che qui in Umbria sgorga ormai incessantemente da secoli.

È diventato cittadino onorario di Perugia: si sente ora un po’ perugino? Le ha fatto piacere questo riconoscimento?

Mi ha fatto molto piacere questo riconoscimento perché significa che forse ho lasciato non solo qualcosa di buono, ma anche qualcosa di mio in questa città. Le parole delle autorità civili, a partire da quelle del sindaco, mi hanno veramente commosso e fatto sentire parte di una storia cittadina antica e prestigiosa. È proprio vero, come diceva La Pira, che le città hanno un’anima. E adesso anch’io mi sento compartecipe di quest’anima.

C’è qualcosa che vorrebbe dire ai perugini che ancora non ha detto loro o che non “poteva” dire per il ruolo che ricopriva?

Non ho nascosto assolutamente nulla al mio popolo. Piuttosto, ai perugini vorrei aggiungere: siate sempre voi stessi coltivando con premura e amore la nostra città. Siate accoglienti perché ogni giorno che passa crescono nelle persone le lacrime da asciugare e le piaghe da fasciare. I primi difensori della città sono infatti gli stessi abitanti che la vivono quotidianamente investendo energie, risorse e idee. In questi anni ho visto alcuni borghi della città risorgere in modo eccezionale. Questa mi sembra la strada per il presente e per il futuro.

Stiamo vivendo, e abbiamo vissuto, anni molto difficili: pandemia, guerra e ora l’ombra della carestia. Il ruolo della Chiesa e i numerosi appelli del Papa quanto sono importanti? Si potrebbe fare qualcosa di più? 

Il Papa e tutta la Chiesa si stanno impegnando alacremente per far cessare il terribile conflitto in Ucraina, cercando di dar vita a un negoziato, portando aiuti materiali dove è necessario e assistendo migliaia di rifugiati. Parlo della guerra in Ucraina perché è quella più vicina a noi, ma la Chiesa cattolica è presente, non da ora, in tutte le zone di crisi del mondo. Lo stesso impegno è stato profuso inoltre durante la pandemia, cercando di aiutare in ogni circostanza gli ammalati, le persone sole, le famiglie e gli anziani. Tutti i canali a nostra disposizione – diplomatici, sociali e spirituali – sono sempre aperti per prendersi cura dell’uomo ferito. Tuttavia, da sempre, lo sforzo più importante della Chiesa non è propriamente visibile ma è sicuramente quotidiano, costante e incessante: ed è la preghiera. D’altronde come diceva La Pira, la preghiera è la forza motrice della storia.

Ha vissuto la pericolosità del Covid in prima persona: un po’ questa esperienza l’ha cambiato?

È stata un’esperienza, al tempo stesso, durissima e preziosissima. Sono stato a un passo dalla morte e ho sentito la vita che mi stava abbandonando. In quei momenti ho sperimentato l’abbandono nelle braccia di Dio. Un abbandono totale e pieno di speranza. Sul letto della terapia intensiva inoltre ho sperimentato la sofferenza della malattia ma anche l’amore dei medici e degli infermieri che si sono presi cura di me. Sono stati per me una sorta di angeli in camice bianco che vivevano il loro lavoro come una missione. Li porterò sempre nel mio cuore. E condividere le sofferenze del Covid nell’Ospedale della Misericordia, accanto alla mia gente, è stata per me una grazia di Dio.

 

Il Cardinale con i bambini di una scuola perugina

Nella sua nuova residenza nel palazzo vescovile di Città della Pieve porterà la sua grande biblioteca: c’è un volume al quale è più affezionato?

Ci sono molti volumi a cui sono legato, a partire da quelli della mia formazione. Penso per esempio ai libri di Maritain e Mounier, molti dei quali in lingua francese, che hanno caratterizzato la mia gioventù. Ai tantissimi libri di e su Giorgio La Pira, da cui ho spesso tratto ispirazione e che ho citato molte volte nei miei interventi pubblici. Oppure a quelli di don Mazzolari e di don Milani. Inoltre sono anni che sul mio tavolo ci sono diverse edizioni della Divina Commedia, mi esercito nell’imparare a memoria le terzine più significative. Ci sono però anche alcuni volumi più personali che contengono una dedica e che mi ricordano una parte importante della mia vita. Penso per esempio al libro di Giuliano Agresti, Vita nuova di San Francesco del 1978. Un libro bellissimo di una persona che, non solo è stata Rettore del Seminario di Firenze e poi vescovo di Spoleto, Norcia e Lucca, ma anche segnato la mia vita come uomo e come sacerdote.

In molti se lo chiederanno: cosa fa un cardinale in pensione?

Farò il sacerdote a tempo pieno, con la stessa passione di prima ma con minor impegni. Laddove ci sarà bisogno del mio aiuto, compatibilmente con la mia salute, io ci sarò. E magari, se ce ne sarà l’opportunità, darò il mio contributo per valorizzare il patrimonio culturale e religioso del territorio.

A Città della Pieve è di casa anche il premier Mario Draghi, magari vi incontrerete per la città…

E sarà l’occasione per confrontarci su tanti problemi vitali…

Sabato 22 e domenica 23 luglio tornano le Giornate dell’Archeologia a Lugnano in Teverina, con un’appendice enogastronomica incentrata sul vino, prodotto di eccellenza del nostro territorio. Un connubio che vede archeologia e vino in perfetta sintonia grazie ai tanti progetti che si stanno sviluppando nel territorio.

Quest’anno non è stata organizzata la classica campagna di scavo, con gli archeologi americani delle università di Tucson, Yale e Standford, come accaduto negli ultimi anni, ma il lavoro si è incentrato su due progetti in via di realizzazione, con la collaborazione degli archeologi italiani e la supervisione del Prof. David Soren: la ricostruzione in 3d della Villa Romana di Poggio Gramignano e le riprese di un cortometraggio sulla vita quotidiana della villa stessa.

Progetti che saranno di grande impatto mediatico per la promozione del sito archeologico di Lugnano che a breve sarà possibile visitare grazie alla copertura realizzata con un finanziamento delle Aree Interne. La giornata di sabato 22 si aprirà con l’Assemblea dell’Associazione UNA QUANTUM un organismo che conta decine di affiliati in tutta Italia e in Europa, fondata con lo scopo di favorire lo sviluppo e la diffusione di software e hardware per la gestione e la valorizzazione dei Beni Culturali, che è presieduta dall’archeologo lugnanese Roberto Montagnetti.

Dalle 17,30 nella sala consiliare del Comune, ci sarà un talk dal titolo Vino, Archeologia ed Ospitalità. Talk con gli attori che stanno cambiando il territorio. Saranno presenti tanti relatori che racconteranno le loro esperienze.

Per l’Archeologia ci sarà in collegamento da Tucson il professor David Soren che saluterà da cittadino onorario i lugnanesi e relazionerà sui vari progetti in itinere sulla villa di Poggio Gramignano insieme all’archeologo lugnanese Roberto Montagnetti. Il collegamento tra vino ed archeologia sarà dato proprio dal professor Soren che, nei primi anni di scavo, trovò dei residui carbonizzati di vite oggi esposti al museo, dal quale si potrebbe risalire con analisi mirate al riconoscimento genetico.

Sarà poi il vino protagonista finale del talk con l’approfondimento sull’ingresso del Comune di Lugnano in Teverina nell’Itinerario del Consiglio d’Europa ITER VITIS, Il Cammino della Vite grazie al partenariato con l’Associazione I Borghi più Belli d’Italia e con il lavoro in sinergia delle associazioni Umbre e Toscane che stanno promuovendo questa iniziativa.

Poi la parola passerà ai produttori vitivinicoli più importanti del territorio che racconteranno le loro proposte e innovazioni, ma soprattutto sul recupero degli antichi vitigni, per rendere il prodotto e il territorio sempre più attraenti.

Concluderanno la serie di interventi i giornalisti e critici enogastronomici Luigi Cremona e Lorenza Vitali. La serata si concluderà con un aperitivo con i vini migliori presso il convento di S.Chiara e poi tutti in piazza per lo stand gastronomico organizzato dal Comitato festeggiamenti con musica dal vivo. Domenica di nuovo protagonista l’Archeologia con l’Open Day alla Villa Romana di Poggio Gramignano e al Museo Civico con visite guidate.

«Il tema del prossimo anno sarà “La Bellezza del Donare”. Con i nostri service portiamo avanti numerosi progetti».

Un’importante rappresentanza della sezione Lions Club Perugia Host è venuta a trovarci in redazione. Intorno a un tavolo abbiamo fatto con loro una bella chiacchierata, durante la quale, con orgoglio e trasporto, ci hanno raccontato i loro progetti passati e futuri, le tante iniziative che svolgono, la forte coesione e il senso di appartenenza che tra i soci si viene a creare: «Siamo in 120, ma ci conosciamo tutti». Insieme alla neo Presidente Letizia Mezzasoma erano presenti il Presidente uscente Giuseppe Maria Famà, il Vice Presidente Giorgio Guercini, il Segretario Vincenzo Biondi e la Presidente Zona B IX Circoscrizione Ketty Savino.

 

Da sinistra: Sonia Bagnetti, Eleonora Cesaretti, Agnese Priorelli, Vicenzo Biondi, Giorgio Guercini, Ketty Savino, Letizia Mezzasoma, Giuseppe Maria Famà e Ugo Mancusi

 

Il Lions Club Perugia Host – tra i più antichi e numerosi d’Italia – è il primo che si è formato in città nel lontano 1956 (oggi ne sono presenti altri 4), quando si è tenuta la prima Charter Night: dalla sede centrale degli Stati Uniti fu consegnata la Carta Costitutiva, che sanciva l’appartenenza al movimento lionistico internazionale. Da allora ogni anno la celebrazione di quell’evento è abbinata al passaggio di consegne fra il Presidente uscente e quello entrante, simboleggiato dal Passaggio della Campana che, con il suo tocco, inizia e chiude ogni incontro Lions.

«In molti erroneamente pensano che siamo solo un club di persone che si riunisce per banchettare e divertirsi. Non c’è niente di più lontano. È vero, spesso organizziamo delle cene e dei momenti conviviali che diventano occasioni, non solo per raccogliere fondi – noi ci autofinanziamo – ma anche per confrontarci sui progetti e mettere in cantiere idee future. I nostri obiettivi sono ben altri, così pure il nostro impegno. In questi anni ci siamo dedicati a tantissime attività e promozioni culturali con dei service mirati che spaziano dalla salute (con giornate dedicate allo screening e alla prevenzione) all’ambiente (promuovendo le energie rinnovabili con un occhio al cambiamento climatico), dalla cultura (con spettacoli, mostre e concerti) allo sport, fino alla disabilità, alla colletta alimentare e alle raccolte fondi per le popolazioni colpite da terremoti e alluvioni (da ultimo per la popolazione dell’Emilia Romagna). Collaboriamo anche con la Caritas Diocesana, l’Istituto Serafico di Assisi e il Banco Alimentare. Un impegno a 360 gradi che tocca diversi aspetti per non lasciare indietro nessuno» spiega a gran voce il quartier generale del Lions Club Perugia Host.

 

Colletta alimentare

 

L’ultimo service portato avanti, del quale sono molto orgogliosi, è quello di educazione civica: Dalla Cultura dei Diritti a quella dei Doveri che, progettato e proposto dal Perugia Host, è diventato service nazionale. «Per noi è stata una grande soddisfazione. Vorremmo coinvolgere sempre di più le scuole anche con eventi, mostre e contest ad hoc perché è fondamentale la partecipazione attiva dei giovani» proseguono i membri del Club.
Il loro impegno e tanti traguardi raggiunti si manifestano concretamente anche con la donazione di alcuni materiali d’arredo per la nuova scuola primaria di Umbertide e per il reparto di oncoematologia pediatrica dell’ospedale di Perugia, con la raccolta fondi per l’associazione Real Eyes Sport e con il Giocattolo Sospeso in occasione delle feste natalizie. Senza dimenticare il restauro del portone del Palazzo dei Priori a Perugia. Molti progetti virtuosi che meritano di essere comunicati e per questo inizierà nei prossimi mesi  una collaborazione con AboutUmbria Magazine che dedicherà una sezione alle attività di Lions Perugia Host.

 

Consegna premio Melvin Jones

 

«Il nostro obiettivo è impegno e partecipazione, che ci vengono ripagati non solo con dei riconoscimenti ricevuti dagli Organismi Centrali Lions (quattro Melvin Jones – il massimo riconoscimento Lions – nel 2022, due nel 2023), ma anche dal sostegno dalle istituzioni locali e dai tanti cittadini ai quali il Perugia Host continuerà a dedicare instancabilmente la propria attività anche nell’annata 2023-24 all’insegna del motto: La Bellezza del Donare» concludono i Lions.

Abbiamo ricevuto in redazione questa lettera firmata dalla signora Manuela Molinelli, che porta alla luce le difficoltà che ruotano intorno al mondo della lirica e lo scarso interesse che gli viene riservato in Umbria e in Italia.

Durante la pandemia del Covid19, tra melomani, appassionati di Opera Lirica e addetti ai lavori circolavano soventi frasi condite di speranza, mista a sconforto: “Speriamo che l’Opera sopravviva, speriamo di uscirne presto. L’Opera va vista in teatro, speriamo che le limitazioni vengano abolite per tornare alla normalità.” In verità, almeno per quanto riguarda la nostra serafica regione, la pandemia ha semplicemente svolto il ruolo di capro espiatorio per consentire ai quattro che maneggiano l’intera macchina e ai dieci che ne tirano i fili, di tergiversare e di nascondendosi dietro al nulla.

 

 

Quali sono i veri e propri fatti che ci spiegano come funziona la realtà operistica umbra, se tale si può chiamare?

Senza citare Istituzioni o persone, analizziamo punto per punto lo stato attuale, partendo da coloro che rendono l’Opera in grado di esistere, cioè gli spettatori. Da chi è composto il pubblico umbro appassionato di Opera Lirica? Ebbene, si tratta di persone per lo più over cinquanta. Vuoi per la pandemia, vuoi per altri fattori, nel pubblico non si è verificato un cambio generazionale, che sarebbe stato necessario per la sopravvivenza vera e propria di quest’arte. Il risultato è evidente: a spettacoli e concerti vi sono praticamente sempre numerosi posti invenduti. Quasi del tutto inutile per gli addetti ai lavori sprecar soldi in pubblicità perché, gran parte dei giovani, non conoscendola, se ne frega altamente.

Non si tratta della questione del prezzo dei biglietti, a cui spesso si dà la colpa – perché per andare al concerto del Måneskin i giovani pagano fior di quattrini senza batter ciglio – si tratta proprio di disinteresse totale. A cosa è dovuto questo disinteresse? All’ignoranza più totale riguardo al suddetto argomento.

Vi faccio un esempio concreto: provate a chiedere a un qualsiasi universitario se preferisce la regia di Carsen o di Livermore, e vi guarderà come si guarda un alieno. Facciamone uno più semplice: chiedetegli qual è la sua Opera preferita di Puccini, il 99% rimarrà a bocca aperta come un baccalà. Senza offesa per i pesci. Mentre di giorno in giorno la situazione peggiora e la barca continua a imbarcare acqua, cosa si fa per porre rimedio a questo problema?

Nulla. Oppure si ridicolizza l’Opera, abbassandola a un livello amatoriale, travisandola e offendendola. “Tanto nessuno la capisce! Tanto chi fa caso ai tagli? Tanto chi si accorge che il cantante ha fatto cinquanta stecche e che l’aria non sembra manco lontanamente simile a come è scritta? Tanto che importa se non si capisce nulla della trama? Tanto che importa se non ci sono archi nell’orchestra? Tanto che importa se il direttore salta come un grillo e sembra stia ballando la Macarena, invece di dirigere? Tanto che importa se la regia è praticamente inesistente?”

Non importa nulla! Tanto il pubblico è composto solo da parenti, amici e affini che non sono mai andati all’Opera e che quando usciranno diranno a tutti che è stato bellissimo e che hanno ascoltato un’esecuzione stupenda, quando in realtà a essere vittima di un’esecuzione è stata solo l’Opera stessa. E magari il giorno dopo usciranno articoli fantastici scritti da amici di amici di amici che osanneranno gente che in realtà ha cantato, suonato e diretto in maniera vergognosa, degna nemmeno di un saggio di fine anno delle scuole elementari. Per fortuna non esistono più i terrificanti loggioni come fu a suo tempo quello del Regio di Parma, quindi tutti usciranno felici e contenti dallo scempio, mentre il povero compositore si rivolta nella tomba.

Vi svelo un segreto… non c’è nulla da essere orgogliosi nell’aver prodotto mediocrità! Nulla. E la mediocrità non dovrebbe essere ammessa né scusata in nessun luogo, dal grande teatro al giardino di un paesino medievale. Quando riusciremo a convincere pubblico e autorità che, per non far morire l’Opera Lirica, l’unica cosa fondamentale è mettere la musica, quella vera, in primo piano, senza svilirla crudelmente affidandola nelle mani di incapaci?

La diffusione della mediocrità, seppur compiuta sotto la spinta di nobili intenti, non permetterà alle immortali melodie dei nostri compositori d’insediarsi nei cuori della gente! La mediocrità annoia e non emoziona, la mediocrità può ottenere un momento di gloria momentanea ma niente più. Per riportare davvero in auge l’Opera Lirica sono necessari ARTISTI (lo scrivo in maiuscolo), oltre a persone che comprendano davvero la problematica della morte dell’Opera. Per presentarla a chi non la conosce ci vogliono persone che la amino e la conoscono davvero e soprattutto che non pensano solo ai loro interessi personali.

L’Italia è la patria di Giuseppe Verdi, Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti, Vincenzo Bellini, Ruggero Leoncavallo, Pietro Mascagni e Giacomo Puccini. Solo questo imporrebbe che maestri e professori, come accade in Germania o Austria, conoscano e insegnano fin dalla scuola primaria la bellezza dell’Opera ai propri studenti. Certamente è difficile farla amare a bambini che poi tornano a casa da genitori impreparati cresciuti a merendine e Grande Fratello e convinti che sia una noiosa zuppa per vecchi decrepiti. Si dà la colpa alla pandemia, alla mancanza di denaro, ma all’atto pratico non si sta facendo nulla per il pubblico di domani. Al di là di questo, la situazione in generale, è a dir poco surreale. Associazioni che non pagano o che lo fanno in tempi improponibili, che offrono ai cantanti professionisti 300 euro per sei prove e una recita a un’ora di macchina da casa.

Ma veniamo al punto dolente di questa riflessione: vi sono tantissimi cantanti validi che non cantano mai perché non hanno la fortuna di essere simpatici a quei quattro tizi che gestiscono un po’ tutto. Alcune associazioni presentano opere e mettono in locandina gente che in realtà non è stata nemmeno contattata, servendosene come specchietto per le allodole. Ci sono cantanti che dopo un anno dalle recite non hanno visto il becco di un quattrino, mentre chi li ha chiamati vanta rinascite e fantomatiche riprese in fantomatiche arene. Ci sono cantanti, e questo capita in tutta Italia, che vengono contrattati per 1000 euro lordi in luoghi lontani da casa: se facciamo due conti e togliamo le tasse, l’alloggio e il vitto da pagare, in tasca non rimane nulla. Ovvio che poi decidano di dedicarsi ad altra professione, visto che questa non porta a nulla.

La conclusione che se ne deduce – e dico questo premettendo che ci sono rare eccezioni – è che l’ambiente musicale nella nostra regione sia gestito unicamente da soggetti che pensano solo al proprio orticello avuto in concessione da amici fraterni. Da questi orticelli si ricavano verdure che non vengono divise con chi aiuta a zappare, ma vengono tutte cucinate e mangiate da questi pochi individui.

Quando, chi di dovere si accorgerà di questa situazione? Quando cambierà questa triste realtà? Forse mai. Le cose qui non si fanno seriamente, mi dispiace dirlo ma è così. E allora sapete cosa penso… meglio non far più nulla piuttosto che illudersi di poter vivere in questo posto con musica e cultura. È con molta amarezza che affermo queste cose ma vi assicuro che non sono solo provocatorie (solo un pochino) ma principalmente vengono dal cuore. Perché credo che non ci sia nulla di più crudele e meschino che illudere chi veramente ha dedicato la propria vita all’arte e ci crede.

 

 

Manuela Molinelli

Giovedì 27 luglio (ore 21.30) all’Arena Barton Park a Perugia si rivive la musica di Fabrizio de André – PFM Tour Falsi d’autore 1979, grazie alla Living Band – PFM tribute.

 

Il concerto di beneficenza sarà a ingresso libero e tutte le generose offerte raccolte andranno a sostegno dei progetti della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve. I membri della band, Giuseppe Locatelli voce solista, Francesco Massetti chitarra e voce, Arnaldo Ridolfi violino e fisarmonica, Gianluca Paradisi chitarra, Massimo Pucciarini tastiera e moog, Marco Pellegrini batteria e cajon e Vincenzo Lucatelli al basso, riproporranno al pubblico lo storico concerto del 1979 di Fabrizio De André con la rock band milanese PFM.

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