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Rischiare di perdere la nostra identità: questo il pericolo che corriamo dopo la devastazione che ha subito il centro Italia con il terremoto del 2016. In Umbria come nelle altre regioni, negli anni che passeranno prima della fine dell’emergenza e del completamento della ricostruzione, bisognerà contrastare la “perdita” di legame e conoscenza del territorio, soprattutto in direzione del patrimonio culturale, storico-artistico.

Questa mostra, inaugurata il 5 marzo alla Rocca albornoziana di Spoleto e organizzata da Regione Umbria, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Arcidiocesi di Spoleto – Norcia e Comune di Spoleto, durerà fino al 30 luglio 2017 e avrà proprio quest’obiettivo.

Ospiti in Rocca

L’evento si inserisce nel programma Scoprendo l’Umbria, prodotto da Sistema Museo e fortemente voluto e promosso dalla Regione Umbria per sostenere e valorizzare le attività dei musei. La mostra Tesori dalla Valnerina si apre con Ospiti in Rocca. Tra le opere, tutte ricche di un altissimo significato simbolico, troviamo il Crocefisso ligneo del XVI secolo proveniente dalla chiesa di Sant’Anatolia di Narco, la Madonna con Bambino del XVI secolo di Avendita di Cascia e il gruppo dell’Annunciazione di Andrea della Robbia degli inizi del XVI secolo, composto di due sculture in terracotta invetriata – la Vergine e l’arcangelo Gabriele – poste originariamente nella Chiesa della SS. Annunziata e conservate presso il Museo della Castellina di Norcia, da cui proviene anche il curioso quattrocentesco Bossolo del magistrato in mostra. Dalle altre regioni: il raffinato dipinto su tavola di Nicola di Ulisse da Siena Madonna col Bambino dal Museo diocesano di Ascoli Piceno e il San Sebastiano della seconda metà del Seicento proveniente da Scai, nel territorio di Amatrice.
Dal 9 aprile, un’altra selezione di opere, messe in salvo dalle chiese e dai musei danneggiati della Valnerina, provenienti dal deposito del Santo Chiodo di Spoleto, recuperate e già restaurate nei mesi trascorsi dal 24 agosto 2016 andranno ad arricchire la mostra.

Altri progetti

«Già dopo le scosse del 24 agosto ma soprattutto dopo il 30 ottobre, ho maturato la convinzione che la Rocca e il Museo nazionale del Ducato,non avendo riportato danni, dovessero assumersi il ruolo di punto di riferimento per il territorio e per attività momentaneamente in difficoltà» afferma la direttrice Rosaria Mencarelli.

Non solo mostre, quindi, ma anche molte altre iniziative tra cui LIGHTQUAKE: Donare per Ricostruire, una campagna di crowdfunding attivata a febbraio nell’ambito del progetto artistico LIGHTQUAKE, promosso dal MiBACT ,  Museo Nazionale del Ducato di Spoleto in collaborazione con il  Comune di Spoleto,  Politecnico di Milano – Facoltà del Design, e Associazione Rocca Albornoziana, per  sostenere il restauro di alcune opere danneggiate dal terremoto e l’avvio di un progetto condiviso per progettare una rigenerazione a base culturale a livello regionale. LIGHTQUAKE rappresenta un segnale di reazione e rinascita, “una scossa di luce” per infondere energia positiva, per spezzare il buio della distruzione e riaccendere la vita e la creatività in una terra ricca di capolavori e di eccellenze artistiche. È possibile contribuire alla raccolta fondi, realizzata in collaborazione con Progetto IMMaginario, nella piattaforma specializzata Starteed .

Una restaurazione necessaria

 

 

Speranza e impegno; conoscenza per il futuro. La mostra è la giusta reazione all’emergenza beni culturali, per non rischiare di perdere il nostro patrimonio. Si devono restaurare edifici, chiese e opere d’arte prima possibile, altrimenti, come ho già avuto modo di scrivere sul numero speciale di Predella dedicato al terremoto, citando Mario Calabresi su La Repubblica del 29 ottobre 2016: «saremo tutti più poveri e avremo perso un pezzo della nostra anima».

 

Per saperne di più su Spoleto

 

 

 

 

«Chi lavora con le sue mani è un lavoratore, chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano, chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista» (S. Francesco)

Mi chiamo Anna e sono una designer. Una grande passione per la casa, l’arredo e tutto ciò che è fatto a mano mi ha portata a concretizzare quello che per molto tempo è stato solo un sogno: oggi ho la fortuna di fare il lavoro che mi piace.

Sono nata ad Assisi e da sempre abito nella stessa frazione ai piedi della città del Santo Poverello; l’amore per la mia terra mi ha portato a mettere radici qui, anche dal punto di vista lavorativo, tant’è che negli ultimi anni le strade che percorro mi portano spesso ad entrare nelle botteghe degli artigiani e ad instaurare collaborazioni volte alla reinterpretazione in chiave contemporanea di tutto ciò che è tradizione.

Un destino scritto il mio? …forse! Mio padre è un artigiano, un falegname e un restauratore. Da piccola ho trascorso molte estati nella sua bottega e ancora oggi trascorro del tempo in falegnameria, infatti mio padre è il principale artigiano con cui collaboro.

In questa rubrica vi parlerò di artigianato artistico, di materiali, di design, di creatività, di tutti quei luoghi in cui risiedono le eccellenze umbre, quelle che sanno fare bene e con il cuore!

La Falegnameria

Oggi il mio viaggio inizia da vicino, dal luogo che ha determinato il mio essere designer oggi: il laboratorio artigiano di Fulvio Bertinelli. La falegnameria è accogliente: sorge in una zona industriale, ma per fortuna si affaccia sulla campagna e dalle finestre più in alto si possono ammirare le colline con Assisi e tutti gli altri borghi incastonati nel verde. È un luogo alla vista contemporaneo, ma dal sapore antico… custodisce un antico sapere fatto di tecnica e esperienza tramandata! Entrando, ciò che mi colpisce subito è il profumo del legno, evocativo, che mi trasporta in un’altra dimensione, attivando uno stimolante gioco sensoriale. Accade sempre! Ma prima di perdermi in racconti su essenze e caratteristiche di questo materiale che adoro, vi parlerò un po’ dell’attività in falegnameria.

Gli strumenti

Tutto il lavoro svolto da mio padre è artigianale; ci sono in laboratorio dei moderni macchinari senza i quali ormai sarebbe impensabile lavorare, ma molti passaggi che portano alla creazione di un mobile vengono svolti ancora manualmente, con strumenti a mano, come si faceva centinaia di anni fa.

La pialla, la lima e la raspa, lo scalpello: sono piccoli strumenti senza i quali un mobile costruito artigianalmente non avrebbe lo stesso fascino. Si conserva così un sapere, una tecnica, e il bene realizzato porterà traccia della lavorazione manuale che avviene in maniera precisa, scrupolosa e attenta. Dalla cura di mani grandi e sapienti del mio falegname, tavole di legname si trasformano in capolavori dalla qualità eccezionale e dalle finiture ricercate. Olio, gommalacca, cera d’api: sono solo alcune finiture naturali possibili, ma dato che il legno è una materia naturale e viva, queste sono le finiture più consigliate al cliente che desidera un oggetto di classe e “green” al cento per cento.

Un balsamo per i sensi

Il mestiere dell’artigiano che lavora il legno è sicuramente un mestiere articolato; si compone di fasi di studio e ricerca, progettazione, studio della fattibilità, applicazione della tecnica, scelta di legname e finiture… ma credo che in questo mestiere si nasconda un grande privilegio, l’essere a contatto con una materia viva, calda, profumata, colorata, piacevole al tatto. E il gioco sensoriale si attiva di nuovo quando osservo e tocco le essenze presenti in laboratorio. Per lo più legni nostrani, cioè tipici del nostro territorio: il noce pregiato, resistente e liscio, di un bel marrone intenso; il rovere biondo e rugoso, trattato spesso con la tecnica della spazzolatura; il pioppo bianco, umile e morbido, l’albanello dei vecchi artigiani; il ciliegio rosato e fiammato, il castagno con le sue sfumature decise, l’olivo mistico, curvo e annodato…

È affascinante il legno, toccarlo e annusarlo è quasi una terapia. Ho fatto un esperimento, di recente: ho conservato in barattoli a chiusura ermetica trucioli di legno di varie essenze (così il profumo del legno appena tagliato non si disperde!) e li ho fatti annusare a molte persone. Il potere evocativo di tali profumi è sorprendente… nessuno se n’è andato senza un ricordo affiorato alla mente!

Ditemi: non siete ora curiosi di entrare in falegnameria a vedere, toccare, annusare?