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Viaggio nella Foresta Fossile di Dunarobba

di Renata Covi

Passare una notte al museo adesso è possibile. Magari il Tirannosaurus Rex non si anima, ma voi dormirete negli stessi luoghi dove circa 3 milioni di anni fa vivevano le sequoie giganti e dove passeggiava la tigre con i denti sciabola.

 

Se incontrate un cinghiale guardatelo con rispetto: lui c’era anche 3 milioni di anni fa e passeggiava tra le piante che oggi si vedono nell’arboreto e scappava dagli ominidi che volevano farlo arrosto. Il mare si era ritirato da un milione di anni spargendo qui e là dei fossili.
Allora il clima era molto più caldo e più umido di oggi, la valle Tiberina era una grande lago e sulle sue rive crescevano le piante che MOFF’art (Museo Open della Foresta Fossile) ha piantato nell’arboreto, accanto alla Foresta Fossile di Dunarobba.
Quando si dice Foresta Fossile si immagina di penetrare in una vera foresta con tanti alberi di pietra ben dritti sulle loro radici. Alberi come colonne. La realtà è molto diversa. Degli alberi non restano che dei monconi di tronchi pietrificati, ma a Dunarobba essi hanno seguito una storia diversa e unica al mondo. Le sequoie che si vedono a Dunarobba sono mummie che si sono mummificate da sole. Non sono fasciate e non sono nei sarcofagi. Si devono aspettare oltre due milioni di anni prima che gli Egizi imballino mummie di persone e animali. Gli alberi fossili sono alberi che gli eventi hanno fatto crollare, che sono stati sepolti e lentamente la silice ha sostituito ogni molecola organica lasciando al posto del vecchio albero, la sua immagine in pietra.
Invece qui le sequoie sono state sepolte sotto l’argilla, che ha tolto l’ossigeno alla pianta così da non farla marcire. Poi, molto lentamente, il tronco si è disidratato. Milioni di anni sono passati e il legno è ancora là. A toccarlo non è freddo, è legno. Le sequoie erano giovani virgulti in un’epoca che si chiamava Pleistocene e che ha visto muovere i primi uomini.

 

Foresta Fossile

Un museo a cielo aperto

La Foresta Fossile di Dunarobba è parte integrante di MOFF’art, il museo a cielo aperto che la cooperativa Surgente ha ideato nel territorio di Avigliano Umbro per valorizzarlo da un punto di vista culturale e sportivo. Si arriva in macchina, ma l’ambiente è adatto a fare trekking e ci sono anche sentieri per le biciclette e si vive in mezzo alla storia dell’umanità: la Foresta Fossile è epoca di ominidi, mentre la via Amerina, che si incrocia, parla di Etruschi e Romani. Poi ci sono i borghi con i castelli medievali che ricordano che, mentre da una parte la gente si scannava, dall’altra c’era chi pregava e chi faceva arte.
Dopo una giornata ricca di emozioni si va a dormire. All’aperto? Non proprio. Per dormire ci si appoggia all’Acero Grande, che vuol dire ospitalità diffusa su un territorio di 50 km quadri, che va dal B&B all’agriturismo e all’albergo. Si spazia anche come qualità dell’ambiente: dalle colline dei castagni di Santa Restituta alle bellezze artistiche di Avigliano.
Massimo Manini, direttore della Cooperativa Surgente, mi spiegava che la Foresta di Dunarobba è stata in abbandono per decenni, mentre adesso la Cooperativa l’ha presa sotto la sua tutela e le ha impresso un indirizzo nuovo. Il centro di accoglienza ha un piccolo museo che illustra l’ambiente della Foresta e accanto c’è anche un laboratorio didattico. La visita è sempre guidata da esperti che ricostruiscono, con il racconto, la storia di quei tronchi che adesso, per preservarli dalle intemperie, sono sviliti da tetti verdi che fanno assomigliare il posto ad un accampamento indiano. Il centro di accoglienza ha in programma il Non Festival fino al 1 settembre, con spettacoli, laboratori ed escursioni. (www.acquamadrenonfestival.com) per celebrare l’acqua e il suo mito.

 


(FORESTA FOSSILE DUNAROBBA – COOPERATIVA SURGENTE 0744/940348)

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Renata Covi

Redattrice enogastronomia e tradizioni popolari