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Grande attesa per Con il cuore – Nel nome di Francesco, la trasmissione di beneficienza che stasera, alle 21.30, sarà in diretta su Rai1 dalla Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi. Durante la serata condotta da Carlo Conti sarà eseguita per la prima volta in pubblico God of Love, l’ultima canzone dell’artista statunitense Amii Stewart.

 

Si tratta della versione musicata dall’autore fiorentino Beppe Dati di una preghiera di pace che Papa Ratzinger lesse il 20 aprile 2008 a New York, a Ground Zero, davanti alle rovine delle Torri Gemelle; le stesse parole furono riprese anche nel 2015 da Papa Francesco, durante l’incontro interreligioso a New York.

 

Il video musicale, che sarà online dopo l’esibizione di stasera, è stato girato proprio qui in Umbria, nei luoghi di San Francesco: l’Eremo delle Carceri ad Assisi, la Porziuncola di Santa Maria degli Angeli e Piandarca di Cannara, il luogo della predica agli uccelli. Luoghi suggestivi che si sposano perfettamente con il testo della canzone, e che Amii Stewart non ha mancato di apprezzare. «L’Eremo delle Carceri è un posto meraviglioso, soprattutto il grande giardino, e i Frati sono stati magnifici, sempre con un sorriso e con una gentilezza interiore incredibile. Ho lasciato l’anima dentro la Porziuncola. È raro sentire un’emozione così forte come quella che ho provato registrando questo brano» ha dichiarato.

 

Foto e video backstage a cura di Laura Madeo e Andrea Mammoli

Il video – con la produzione esecutiva dell’Associazione Proscenium di Assisi, con il patrocinio del Comune di Assisi, con la produzione di Piero Rosati e con la collaborazione della Provincia Serafica Ofm di San Francesco d’Assisi e del Comune di Cannara – è stato diretto da Mauro Magrini e scritto da Arianna Fiandrini di Visualcam APS.

 

«L’obiettivo è stato quello di creare emozioni e far immergere lo spettatore nell’armonia e pace dei luoghi francescani» ha dichiarato il regista, direttore alla fotografia, dronista e cameraman Mauro Magrini, che del video è anche montatore e colorist. «Sono nato e cresciuto a Cannara, ai piedi del Monte Subasio, e percepisco l’energia che esso sprigiona. Proprio per questo abbiamo girato l’ultima scena a Piandarca, il luogo della famosa predica agli uccelli di San Francesco, dove Amii libera una colomba all’interno del Tau. Una scena enfatizzata da una ripresa dall’alto effettuata con il drone. Il resto delle immagini è stato girato con steadycam e lenti cinematografiche. Per la postproduzione, è stata determinante la fase della color: abbiamo cercato di dare un look cinematografico con tonalità tendenzialmente calde, che evocano emozioni di benessere. Ringrazio la produzione, è sempre entusiasmante lavorare in un set, soprattutto se ne fanno parte artisti leggendari come Amii Stewart.»

Aver lavorato con un’artista del calibro di Amii è stato un momento di crescita professionale e umana.» ha commentato dal canto sui Arianna Fiandrini, sceneggiatrice e camerawoman che si è occupata anche dell’organizzazione del set. «Sul set il mio compito era dare a Amii delle indicazioni per avere le scene come da copione. All’inizio mi confrontavo con lei con una certa riverenza, ma lei si è rivelata una persona magnifica, ricca di umiltà, e mi ha messo subito a mio agio. Inoltre, la sua canzone mi è arrivata dritta al cuore. Quando l’ho ascoltata per la prima volta, mi sono sentita subito catturata dalla melodia, dalla sua voce penetrante e dalle parole di Papa Benedetto XVI. Mentre scrivevo, mi sono immaginata la sequenza delle inquadrature e mi sono emozionata. Sono davvero orgogliosa di aver preso parte a questo progetto.»

 

Dopo La Ballata del Trasimeno, mediometraggio di promozione del Lago Trasimeno e del Trasimeno Blues che ha già collezionato diversi premi, Visualcam APS colleziona un altro progetto di promozione dello splendido territorio umbro che, sicuramente, non lascerà delusi.

 

Situata a una ventina di chilometri da Perugia, Assisi è una delle città più famose e visitate dell’Umbria. Importante centro economico e sociale di epoca romana, deve la sua fama alla figura di San Francesco, che ha reso Assisi una città sacra per il cattolicesimo, meta di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

L’emblema di Assisi è la Basilica di San Francesco. Cominciata a costruire nel 1228, a soli due anni dalla morte di San Francesco e in seguito alla sua santificazione, venne ultimata in soli due anni. Il complesso basilicale, che esternamente somiglia a una roccaforte, si compone di due chiese sovrapposte, la basilica inferiore (1228-1230) e quella superiore (1230-1253), e di una cripta, scavata nel 1818, con la tomba del Santo. Dalla Piazza Inferiore, adornata con uno splendido porticato quattrocentesco, si entra nella Basilica Inferiore, a forma di croce egizia, affrescata dai più grandi pittori del XIII secolo: Giotto, Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Maestro di San Francesco e Cimabue. Dalle scale laterali dell’abside della Basilica Inferiore si esce sul chiostro di Sisto IV dal quale si accede al Museo del Tesoro, alla Collezione Perkins e infine alla Basilica Superiore. Costruita in stile gotico, è molto più luminosa di quella inferiore e accoglie uno dei cicli pittorici più famosi al mondo, le Storie di San Francesco ad opera di Giotto. A questi affreschi, nella parte inferiore della navata, si uniscono quelli di Cimabue nel presbiterio, oggi molto rovinati, e quelli nella parte superiore della navata, raffiguranti episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, realizzati da altri famosi artisti dell’epoca.

 

Basilica di San Francesco

 

Uscendo dalla Basilica Superiore ci si ritrova in via San Francesco, strada che ospita Palazzo Vallemani, una dimora nobiliare che attualmente ospita la Pinacoteca Comunale. Tra le opere più importanti, tutte di epoca medievale e rinascimentale, vi sono una Maestà attribuita a Giotto e alcuni affreschi del Perugino. Inoltre, alcune sale del primo piano ospitano il Museo della Memoria, Assisi 1943-1944, una mostra che racconta come i frati francescani abbiano salvato circa trecento ebrei dalla deportazione.
Continuando a camminare lungo via San Francesco, si arriva a Piazza del Comune, la piazza principale di Assisi. Costruita sui resti del Foro Romano, attualmente visitabili, ospita la Torre del Popolo, il Palazzo dei Priori, sede del municipio, e il Tempio di Minerva. Quest’ultimo è un’importante testimonianza di epoca romana e presenta una facciata intatta con sei colonne corinzie. Nonostante sia denominato Tempio di Minerva, a causa del ritrovamento di una statua della dea, originariamente era dedicato al culto di Ercole. Nel Medioevo venne trasformato in una chiesa con il nome di Santa Maria sopra Minerva, che nel XVII secolo venne infine dedicata a San Filippo Neri.

 

Vicoli di Assisi, foto di Eleonora Cesaretti

 

Nei pressi di Piazza del Comune vi sono altre tre chiese legate alla figura di San Francesco d’Assisi: la Chiesa Nuova, costruita nel 1610 sopra il luogo nel quale sorgeva la casa natale del Santo, la Basilica di Santa Chiara, nella quale è conservata la salma della Santa seguace di San Francesco e fondatrice delle Clarisse, e il Duomo di San Rufino. La cattedrale della città venne costruita tra l’XI e il XIII secolo e presenta una facciata romanica con tre portoni sovrastati da altrettanti rosoni, mentre l’interno ha subito una ristrutturazione nel 1571 ad opera di Galeazzo Alessi. L’elemento più importante della chiesa è la fonte battesimale situata nella prima campata della navata destra, che si ritiene sia il luogo nel quale sono stati battezzati San Francesco, Santa Chiara e forse anche Federico II di Svevia. Si narra, infatti, che quando Assisi passò sotto il dominio imperiale, quest’ultimo visse per qualche anno nella Rocca Maggiore.

Rocca Maggiore

La Rocca sorge su una collina che sovrasta Assisi e da cui si può ammirare una splendida vista sulla città. Presumibilmente di origini longobarde, venne ricostruita nel 1174 dagli Svevi e adibita a castello feudale. Venne distrutta nel 1198 in seguito a una rivolta popolare contro il dominio imperiale, per poi essere ricostruita nel 1365 dal cardinale Egidio Albornoz, e da allora contesa dai vari signori e governi di Assisi. Attualmente l’interno ospita ricostruzioni tematiche ispirate alla vita medievale.
Tra le feste cittadine più famose vi è Calendimaggio. Festa di origine pagana di celebrazione della primavera, vede la contrapposizione delle due parti della città di Assisi, la Parte de Sotto e la Parte de Sopra, in una serie di gare di forza e abilità. Le due parti si sfidano, inoltre, in una rievocazione medievale con cortei e sfilate in abiti tipici dell’epoca.
Da non perdere la Basilica Papale di Santa Maria degli Angeli. A circa quattro chilometri dal centro di Assisi, è stata costruita fra il 1565 ed il 1685 su disegno di Galeazzo Alessi con lo scopo di conservare al suo interno la chiesina della Porziuncola. Dal latino portiuncola ovvero piccola parte di terreno, è la piccola chiesa prediletta da San Francesco e nella quale fondò l’ordine francescano. All’interno della Basilica è presente anche la Cappella del Transito, luogo nel quale il Santo morì il 3 ottobre 1226 e finì di comporre il Cantico delle Creature. In un’ala della Basilica è conservato il roseto, luogo emblematico per la vita di San Francesco. Secondo la tradizione, una notte il Santo, preso dal rimorso del peccato, si rotolò nudo nel roseto spinoso che, a contatto con il suo corpo perse tutte le spine e non gli recò alcuna ferita. Ancora oggi in questo luogo fiorisce una particolare rosa senza spine, chiamata Rosa Canina Assisiensis.

Curiosità: ogni due/tre anni tra settembre e ottobre si svolge la Marcia per la pace PerugiAssisi. È una manifestazione pacifista ideata da Aldo Capitini, che prevede una camminata di 24 chilometri che collega le due città.


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Un’incredibile quantità di opere acquisite da fondazioni e istituzioni bancarie, quasi “Un museo parallelo” come lo definisce Vittorio Sgarbi sul catalogo e nel video che accoglie i visitatori all’entrata della mostra a Palazzo Baldeschi in corso Vannucci a Perugia, inaugurata l’11 aprile e aperta fino al 15 settembre.

Un tesoro conservato in antichi Palazzi di rappresentanza a parziale vocazione museale e oggi fruibile al grande pubblico. 100 opere selezionate tra le circa 13 mila a disposizione, tra dipinti e sculture, “da Giotto a Morandi” entrate nelle collezioni bancarie talvolta con l’obiettivo di compensare una carenza dello Stato nella integrazione delle collezioni pubbliche comunali, provinciali o regionali. Un patrimonio fondamentale che per la sua varietà e stratificazione temporale, può essere considerato il volto storico e culturale delle diverse regioni italiane.

La mostra, che apre proprio quest’anno in occasione dei 25 anni dalla nascita delle Fondazioni di origine bancaria, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia e organizzata dalla Fondazione CariPerugia Arte con il contributo di Unicredit, vuole essere un incentivo per attrarre visitatori in Umbria dopo il terremoto e per questo parte degli incassi sarà destinato al restauro dei beni storico-artistico danneggiati. Un motivo ulteriore per visitare questo “museo dei musei”, che inizia nella Sala I con un prezioso tondo con San Francesco d’Assisi di Giotto, realizzato nel 1315 ca., dopo gli affreschi della Cappella degli Scrovegni.

Un percorso che in modo cronologico ci fa conoscere sette secoli di storia dell’arte attraverso opere di maestri più o meno noti appartenenti alle principali “scuole”, tra i molti nomi: Beato Angelico, Perugino, Pinturicchio, Matteo da Gualdo, Dosso Dossi, Ludovico Carracci, Giovanni Francesco Guerreri, Ferraù Fanzoni, Giovanni Lanfranco, Guercino, Guido Cagnacci, Pietro Novelli, Giovanni Domenico Cerrini, Mattia Preti, Luca Giordano. L’Ottocento è rappresentato dalle opere del Piccio, Giovanni Fattori, Giuseppe De Nittis, Giuseppe Pelizza da Volpedo, un piccolo ma meraviglioso ritratto di donna di Giovanni Boldini, sinuosa e avvolta in un abito fatto di veloci pennellate e colori sfumati.

Tra le opere contemporanee sono felice di aver ritrovato uno dei volti dissolti nella materia di Medardo Rosso, accanto alla simbolista levigatezza del marmo di Adolfo Wildt. E ancora Vincenzo Gemito e un capolavoro della scuola romana: la piovra furiosa e bruciante di Scipione. Colpisce anche il confronto inevitabile tra le bottiglie sfaldate dalle pennellate veloci in una grande natura morta di Filippo de Pisis a fianco alla meditata pittura di Giorgio Morandi.

Il viaggio si conclude con due splendidi gessi di Quirino Ruggeri, e il monumentale “Madre e figlio” di Carlo Carrà del 1934 una delle opere che segna il “Ritorno all’ordine” di questo maestro del futurismo, che siamo lieti essere vicino al nostro Gerardo Dottori.

La mostra che vale senz’altro la pena essere vista (e non soltanto per l’intento benefico e il biglietto ridotto!) talvolta non dà respiro alle numerose opere, poste troppo vicine o in angoli nascosti, mentre invece meriterebbero per il loro valore di essere ben ammirate.

Il catalogo della mostra (italiano/inglese), curato da Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale, è edito da Fabrizio Fabbri Editore.

Gli orari di apertura sono: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19.30; sabato e domenica dalle 11.00 alle 19.30. Lunedì chiuso. il costo dei biglietti è intero 6 euro; ridotto 4 euro (gruppi con più di 10 persone; over 65; studenti con più di 18 anni). Ingresso gratuito per studenti fino a 18 anni. Per i visitatori è stata attivata una convenzione con il parcheggio Saba-Sipa di Piazza Partigiani che permette di avere una tariffa scontata per le prime due ore di sosta.

Per informazioni visitare il sito;

tel. 075. 5734760.

 

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