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Le arti e i mestieri al Trasimeno, con i loro saperi, si compenetrano, da tempo immemore, nelle varie attività che dimorano intorno all’antico lago Tarsminass, lo specchio d’acqua così chiamato dagli Etruschi.

La pesca, con i suoi antichi metodi e gli atti millenari dei suoi pescatori, ha rappresentato e rappresenta un volano per molte altre attività artigiane, agricole e commerciali. Immaginiamo chi costruiva le barche, chi ne faceva la ferramenta, chi le corde, chi gli accessori, chi le reti da pesca, chi pescava, chi trasformava il pesce e, ancora, chi merlettava o ricamava, chi faceva i cesti, chi lavorava le cannine e chi…

Antiche arti

Un mondo di mani capaci ed esperte che dava forma, vita e attribuzione, con le loro specialità o specializzazioni, a ciascun manufatto richiesto o necessario. Il cordaio, il maestro d’ascia, il cestaio o intrecciatore, lo stuoiaio, il cantastorie, il bottaio, il boscaiolo, lo scalpellino, l’arrotino, lo stagnino o calderaio, il materassaio, il fabbro, il falegname, il carradore, il casaro, il frantoiano, il seggiolaio, il mugnaio, il carbonaio, il sellaio, il vasaio o cocciaio, il sensale, la sfilettatrice, lo scrivano, la lavandaia, il pastore, l’orologiaio, il calzolaio, il sarto, la tessitrice, l’arellaia, il banditore, lo stracciaio, il castrino, il ceraiolo, il tintore, il maniscalco, lo scopettaio, il legatore, il conciapelli, il contadino, il ghiacciaiolo, il norcino, il chiodaio, il minatore, il selcino, il pettinaio e il decoratore, …
Molte di queste attività artigianali sono scomparse o sono in via di estinzione; alcune si sono confermate per passione e non certo per redditività, talune si sono trasformate e altre sopravvivono a fatica e solo con personale dedizione, amore e sacrificio.

 

Foto di Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno

 

Come per i pescatori del Trasimeno, che sono ancora oggi i detentori del sapere della cattura del pesce, con metodi e strumenti rimasti ancora ancestrali, come il giacchio, il tufo e il martavello; le loro gesta sono tramandate oralmente e nella pratica dalle generazioni che perdono le proprie origini pescatorie nelle notti lontane.
Allo stesso modo il ricamo e il merletto delle donne, nell’utilizzazione della tecnica del Filet Modano di San Feliciano o dell’Ars Panicalensis di Panicale o del Pizzo d’Irlanda dell’Isola Maggiore o del Punto Umbro del Pischiello, hanno rappresentato la realizzazione di mirabili elaborati artistico-artigiani attraverso le trame e i filati avvolti nelle loro matassine, a integrazione economica familiare o nell’affrancata similitudine della lavorazione delle reti che gli uomini del lago usavano per la pesca.
Siamo di fronte a delle eccellenze umbre apprezzate a molte latitudini del globo, con delle tipiche unicità lacustri, tramandate gelosamente da molte generazioni, fino ad arrivare ai giorni nostri, dove sono residuali le poche testimonianze che portano avanti antichi e differenti saperi.

Il Barchetto del Trasimeno

Poco tempo fa è stata completamente riprodotta una vecchia imbarcazione lacustre, andata distrutta in un incendio, chiamata Il Barchetto del Trasimeno. Una volta terminata, è stata esposta agli occhi affascinati dei visitatori nel piazzale antistante il Museo della Pesca e del lago Trasimeno a San Feliciano di Magione.
Talvolta la barca si può ammirare in acqua, per le occasioni e ricorrenze importanti, dove la copia gemella dell’antico legno è attesa da protagonista. Alla sua ricostruzione ha partecipato un’intera comunità lacustre, in un afflato comune, dove le sinergie tra pubblico e privato hanno fatto sì che un’imbarcazione navigante sia stata riprodotta fedelmente sia nell’essenze lignee sia nelle forme, nelle dimensioni come negli antichi metodi costruttivi. Un vero capolavoro artigiano!

 

Barchetto del Trasimeno

 

Nell’occasione, gli artigiani hanno dato sfoggio ad antichi e ritrovati saperi, con la perizia e i suggerimenti di esperti e titolati artieri e storici che hanno donato un particolare, anche minimo, per la riproduzione fedele del Barchetto del Trasimeno.
La tipologia del modello Barchetto ha origine lontane, prima dell’anno mille, e veniva detto del Gorro: era usato per la pesca a strascico che si praticava sul lago più antico d’Italia. Nel secolo scorso, tale pesca è stata definitivamente vietata.
Il Barchetto del Trasimeno, nella sua omologazione, era stato costruito, nelle forme e dimensioni, come quello del Gorro, successivamente integrato da una cabina passeggeri e da un motore per divenire un piccolo traghetto privato che ha navigato sul Trasimeno fino a qualche decennio fa. Infatti con l’avvento di nuovi materiali, tecnologie e imbarcazioni di moderna concezione, il Barchetto fu accantonato e posizionato in bella mostra ma, purtroppo, dimenticato e disusato. Un recente incendio ha decretato la fine dell’imbarcazione originale ma ha dato l’abbrivio a un vento ispiratore che ha portato al suo rifacimento in un’identica e bella copia e, come l’araba fenice, è rinato a nuova vita. Alcuni fantastici e volenterosi artigiani, supportati dalla società civile locale, con passione, dedizione, collaborazione e pazienza, hanno fatto sì che tutto ciò accadesse e soprattutto che la manuale creatività artigiana trionfasse su quella seriale dei macchinari industriali.
Anche San Francesco si fermò al Trasimeno e con un tipico barchino lacustre dei pescatori, certamente realizzato da un artigiano, fu trasportato sull’Isola Maggiore. Nell’occasione prendiamo in prestito una frase di Francesco, il Santo Patrono d’Italia, sintonica e celebrativa sul tema: Un uomo che lavora con le sue mani è un operaio; un uomo che lavora con le sue mani e il suo cervello è un artigiano; ma un uomo che lavora con le sue mani, il suo cervello e il suo cuore è un artista.

La rosa dei venti è una rappresentazione grafica a forma di stella a 4 o a 8 o a 16 punte, che indica il nome dei venti in base alla loro direzione e provenienza.

 

Gli antichi Greci, così come la Repubblica Marinara di Venezia, la ponevano come riferimento sull’isola di Zante, mentre i Romani la collocavano al centro del Mare Nostrum (Mediterraneo), nell’isola di Creta.
La rosa dei venti viene utilizzata per lo più nel mondo aeronautico, meteorologico e nautico e da tutti quelli che hanno la necessità di sapere la direzione di un vento che potrebbe condizionarne l’attività, sia professionale sia sportiva.

 

Di seguito lo schema tradizionale:

PUNTO CARDINALE DIREZIONE VENTO
Nord Tramontana
Nord-Est 45° Grecale
Est 90° Levante
Sud-Est 135° Scirocco
Sud 180° Ostro o Mezzogiorno
Sud-Ovest 225° Libeccio
Ovest 270° Ponente
Nord-Ovest 315° Maestrale

 

Il lago Trasimeno è da sempre solcato dai pescatori con le loro tipiche barche e viene caratterizzato ancora oggi dall’occupazione-simbolo della pesca. E chi lo frequenta da lungo tempo sa che il nostro antico lago ha i suoi venti. Da sempre i pescatori regolano la loro arte quotidiana, tenendo conto dei venti lacustri che possono mutare frequentemente e repentinamente anche durante la stessa giornata e cambiare le sorti di un’uscita di pesca. Certi tipi di venti condizionano, senza alcun dubbio, la giornata lavorativa, così come l’uscita in acqua dei diportisti e dei velisti.

 

Foto di Cooperativa dei Pescatori

 

Saper riconoscere un vento è quindi fondamentale per coloro che navigano il lago e un esperto pescatore lacustre ci ha confessato come vengono chiamati i venti del Trasimeno dalla sua gente:

    • Traversone per Grecale
    • Bojone per Levante
    • Sirocco per Scirocco
    • Certano per Ostro o Mezzogiorno
    • Bufolese per Libeccio
    • Fagogno per Ponente
    • Aquilone per Maestrale
    • Tramontana per Tramontana
    • Bojoncello per lo Scirocco Levante
    • Siroccale per l’Ostro Scirocco
    • Certanello per l’Ostro Libeccio
    • Pelagajo per il Libeccio Ponente
    • Fagognolo per il Maestro Ponente
    • Traversino per il Maestro Tramontana.

Buon vento a tutti.

Il Trasimeno combatte costantemente, anche attraverso i suoi più antichi rappresentanti – i pescatori – per la preservazione e la tutela.

Si tratta di una continua attenzione alle problematiche del lago che i pescatori fanno propria, in quanto le relative conseguenze e implicazioni ricadono direttamente sui suoi simbiotici esponenti. Infatti il livello delle acque, la pulizia dei fondali e delle sponde, l’aumento delle temperature e la scarsità di piogge sono alcune delle problematiche ben conosciute dagli esperti pescatori lacustri che portano avanti, con grandi sacrifici, un’antichissima tradizione che, a occhi forestieri, rappresenta una suggestiva tipicità di questi bellissimi luoghi. Purtroppo l’inaspettata emergenza sanitaria per il Coronavirus ha rappresentato una problematica in più da affrontare.
Ma i pescatori, come è caratteristico della loro identità, non si sono persi d’animo e hanno dimostrato di saper fronteggiare ancora una volta le difficoltà che la vita presenta loro. L’A.D. della Cooperativa pescatori del Trasimeno, Valter Sembolini, nonché membro dell’esecutivo nazionale della Commissione Pesca con delega alle acque interne, dopo un proficuo lavoro svolto in sinergia con gli altri membri dell’esecutivo di cui lui è stato promotore, ci ha fatto sapere che la Commissione Europea ha riconosciuto, per la prima volta, le acque interne italiane e le lagune. Un grandissimo risultato.

 

Pescatori del Trasimeno, foto di Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno

Come si è arrivati al risultato

La premessa è che il mercato della pesca ha profondamente risentito (come tanti altri!), della pandemia legata al COVID-19 per la chiusura del settore ristorativo e di molti canali abituali di vendita e di consumo. La Cooperativa Pescatori del Trasimeno ha immediatamente creato delle specifiche iniziative, ha incrementato alcune abituali laboriosità come lo stoccaggio e la trasformazione del pescato – buonissimo il paté di tinca affumicato – in attesa della riapertura dei ristoranti. In particolare, ha attivato il servizio di consegna a domicilio.
«A febbraio, le due cooperative dei pescatori del lago hanno catturato i lucci riproduttori e li hanno portati al centro ittiogenico di Sant’Arcangelo, gestito dalla Regione. Qui sono state fecondate le uova e dopo circa 40 giorni sono nati gli avanotti, che sono stati immessi nel nostro lago, in misura di circa centomila. Si tratta di una specie molto pregiata.» spiega Valter Sembolini.

 

Foto by Cooperativa dei Pescatori del Trasimeno

 

Valter Sembolini

Ma, ritornando al tema di qualche riga sopra, Sembolini aggiunge: «Il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha recepito le direttive della Commissione Europea. Il Fondo Europeo per gli affari marittimi e la pesca, in particolare, dovrà sostenere misure specifiche legate all’emergenza COVID-19 nel settore pesca e acquacoltura. Tali misure includeranno il sostegno per l’attività di pesca, compresa quella per le acque interne, e i fondi Coronavirus saranno gestiti dalla Regione. Quest’ultima inoltre,  grazie all’impegno concreto dell’assessore Roberto Morroni, ci sta aiutando a portare avanti il tema per la nostra attività, riferita alla sostenibilità e biodiversità. Così come devo ringraziare l’onorevole Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, che sempre insieme alla Regione, ci sta aiutando per l’attingimento ai fondi FEAMP di altre regioni che non siano stati utilizzati».

Il documento che ha dato l’avvio alle modifiche dei Regolamenti FEAMP, dove in via prioritaria viene indicato, tra l’altro, che i pescatori delle acque interne e gli acquacoltori saranno i beneficiari delle misure di sostegno finanziario compensativo a seguito dell’arresto temporaneo dell’attività, sono derivate da un documento che ha racchiuso gli impegni svolti da Valter Sembolini, in qualità di coordinatore nazionale delle acque interne nell’ambito del Comitato Nazionale di Federagripesca, di Federcoopesca e di Alleanza delle Cooperative Italiane.

«Siamo nati con le macerie della Grande Guerra, abbiamo resistito alla Seconda Guerra Mondiale, siamo passati indenni dalla Prima alla Seconda Repubblica e abbiamo dato lavoro a tanti giovani, dopo la crisi economica degli anni 2000. Questa è la Cooperativa Pescatori del Trasimeno».

Ogni mattina, d’estate e in inverno, con la tramontana o con la nebbia, con il buono o il cattivo tempo, i pescatori partono con le loro barche e le loro reti – veri e propri simboli della loro passione – alla conquista del pesce del lago Trasimeno. Uno specchio d’acqua che, benché poco profondo, ha una fauna ittica molto ricca. Pesci pregiati o di poco valore, di mercato o predatori, riempiono ogni giorno le maglie delle reti della Cooperativa Pescatori del Trasimeno, fondata a San Feliciano nel 1928 che a oggi conta 30 soci pescatori e 13 persone a terra.

 

Foto by Cooperativa Pescatori del Trasimeno

 

«L’obiettivo della Cooperativa – che lo scorso anno ha festeggiato 90 anni di storia – è quello di dare lavoro ai giovani: molti, infatti, a causa della crisi economica degli ultimi anni si sono riavvicinati a questo lavoro. C’è però anche lo scopo di valorizzare con la sostenibilità il Trasimeno, raccontandone la storia e il suo ambiente che è, giorno dopo giorno, sempre più a rischio. Il lago sta collassando, le sue acque poco profonde lo rendono molto precario e delicato; qualsiasi evento lo può danneggiare, anche una semplice siccità. Inoltre, sta perdendo la sua biodiversità e manca sempre più spesso il pesce pregiato mangiato dai cosidetti pesci predatori. Per questo stiamo cercando con tutti gli attori coinvolti – Regione Umbria, Arpa, Legambiente, Ispra – di monitorarlo, ma servirebbe un aiuto concreto da parte della Comunità Europea. Facciamo fatica a sopravvivere e la mancanza di risorse di certo non aiuta: lo smantellamento delle Province, ad esempio, ha avuto un forte impatto su di noi. Loro si occupavano a 360 gradi del Trasimeno; oggi invece c’è un’assenza totale di un soggetto che si occupi del lago e di tutto quello che lo circonda» spiega Valter Sembolini, amministratore delegato della Cooperativa Pescatori del Trasimeno.

 

Foto storica della Cooperativa Pescatori del Trasimeno

 

Si tratta di una vera e propria azienda che trasforma e commercializza il pesce catturato dai suoi pescatori: innovazione, consapevolezza, conoscenza, educazione e sostenibilità sono la missione della Cooperativa, che mette in moto ogni giorno un’economia circolare a tutti gli effetti. «Tra noi pescatori e l’indotto che coinvolgiamo (ristoratori e altri soggetti) diamo lavoro a circa 200 persone, il settore ittico è un anello fondamentale del turismo del Trasimeno. Ovviamente oggi non ci occupiamo solo di pesca: trasformiamo, vendiamo a km zero, facciamo innovazione e puntiamo sul turismo con il trasposto pubblico. Purtroppo solo di pesca non si riesce più a vivere» aggiunge Sembolini.
Il bottino dei pescatori può essere acquistato direttamente in Cooperativa oppure degustato nei migliori ristoranti del Trasimeno, che vengono quotidianamente riforniti.

Per vivere il Trasimeno come dei veri pescatori

La Cooperativa Pescatori del Trasimeno vive anche di attività extra. Organizza battute di pesca per essere pescatori per un giorno, per vivere un’avventura a stretto contatto con la natura del lago: provare l’emozione dell’uscita all’alba sulle tipiche imbarcazioni dei pescatori, posizionare le reti, raccoglierle e tornare a casa con il pescato.
Per chi ama il buon cibo – in particolare il pesce – vengono organizzati corsi di cucina in collaborazione con Slow Food per far conoscere le ricette tradizionali dell’area. Il piatto forte è sicuramente il pesce d’acqua dolce (carpa, persico reale, tinca, anguilla, gamberone…) che in molti considerano meno buono del cugino di mare e più difficile da cucinare.
«Quando, tra un anno, avremo realizzato la nostra Locanda del Pescatore si potrà consumare il pescato direttamente con noi e inizierà la vera attività di cucina» conclude l’amministratore delegato.
È possibile anche immergersi nella natura con escursioni nei luoghi più affascinanti, per osservare e fotografare le varie specie faunistiche presenti o – perché no – per un tuffo in acqua; oppure organizzare weekend e serate in spiaggia con musica e grigliate di pesce.

 

Foto by Cooperativa Pescatori del Trasimeno