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Sullo sfondo della pittoresca cittadina umbra di Spello, un progetto artistico speculativo sta dando vita a un’esperienza unica che fonde passato e presente.

Umbria Ecologia Artificiale, un’iniziativa che ricrea l’atmosfera dei borghi umbri in chiave contemporanea, ci invita a riflettere su come i grandi maestri del passato avrebbero immaginato i magnifici borghi umbri. In questa affascinante combinazione, lo stile di Vincent van Gogh si trasforma in un’intrigante melodia visiva durante l’Infiorata, l’evento annuale che celebra il Corpus Domini.

 

Spello secondo Van Gogh

 

L’infiorata di Spello, un’opera d’arte effimera che trasforma la città, diventa così il perfetto scenario per l’espressione artistica che Van Gogh avrebbe adottato. Immaginatevi alzare lo sguardo e perdervi in un caleidoscopio di stelle, proprio come gli antichi spettatori di Hispellum facevano nei loro momenti di contemplazione. Le immagini generate artificialmente catturano l’essenza della notte stellata che tanto ha affascinato Van Gogh. Le maestose mura romane che circondano la città, fedeli custodi della sua storia millenaria, diventano sfondo per l’espressione artistica di Umbria Ecologia Artificiale. La fusione di questi due elementi crea un contrasto suggestivo, che mescola l’imponenza del passato con la vitalità del presente. Ma è durante la Notte dei Fiori, quando Spello si illumina di luci soffuse e i girasoli brillano sotto la luna, che Umbria Ecologia Artificiale rivela tutto il suo splendore. Vediamo trasformare la cittadina in un vero e proprio regno di colori in gradienti, dove architettura e natura si incontrano in una danza senza tempo e catturano l’essenza di questa notte magica.

 

 

Nella sua creazione, l’intelligenza artificiale ha sapientemente abbracciato i caratteri unici della morfologia di Spello. Si respira un’atmosfera onirica senza stravolgimenti. Le prospettive a tre punti, tanto care a Van Gogh, le strade tortuose di Spello che si estendono verso l’orizzonte, i tetti delle case che sembrano inclinarsi leggermente, conferiscono un senso di vitalità alle strade silenziose. Queste prospettive insolite, che sfidano la tradizionale rappresentazione visiva, ci avvolgono in un mondo che spesso ci sfugge, una realtà che Van Gogh stesso avrebbe ammirato. Sembra aver catturato una realtà senza filtri, una visione autentica che ne svela l’essenza profonda. Gli edifici storici, le strade acciottolate e le piazze si fondono con il paesaggio in un modo che sembra trascendere i confini fisici, come se le pareti degli edifici respirassero e i tetti danzassero al ritmo di una melodia segreta.

 

Le via di Spello nello stile di Van Gogh

 

Queste immagini generano una connessione emozionale con l’osservatore, che si ritrova a contemplare una realtà che va oltre il semplice sguardo superficiale. Sfumature e proporzioni, la delicatezza dei dettagli come quella vecchia automobile rossa parcheggiata di fronte ad un portone blu (forse un teatro?) e l’intensità dei colori ci risucchia in un mondo che sembra tangibile eppure etereo. È proprio questa capacità dell’intelligenza artificiale di rivelare una realtà nascosta, ma intrinsecamente presente, che rende l’esperienza così affascinante. Ci permette di guardare oltre il visibile e di abbracciare un’interpretazione unica e personale del mondo che ci circonda. 

 

 

Questo connubio tra intelligenza artificiale e arte, tra Spello e la visione di Van Gogh, ci invita a riflettere sulla bellezza che può emergere quando l’innovazione tecnologica si unisce alla sensibilità artistica. Questa esperienza artificiale è un invito a visitare Spello e a immergersi nella bellezza che i paesaggi umbri hanno da offrire. È un richiamo per gli abitanti della regione e per i turisti da tutto il mondo che desiderano vivere un’esperienza unica.

Spello appartiene al Club de
I Borghi Più Belli d’Italia

 


Grazie alla sua posizione mozzafiato su di una dolce collina che contrasta per altezza con il vicino Monte Subasio, il comune di Spello si è guadagnato anche per il 2017 la selezione tra i Borghi più Belli d’Italia.

Celebre per le sue maestose infiorate in occasione del Corpus Domini, che di anno in anno diventano sempre più conosciute anche fuori dall’Umbria e durante le quali le strade si colorano di tappeti rappresentanti scene di natura religiosa create con i petali, il piccolo borgo fu fondato dagli Umbri per poi passare sotto la dominazione romana intorno al 41 a.C. e nell’epoca augustea ricevette l’appellativo di “Splendida colonia Iulia”. Fu proprio con la presenza dei Romani che Spello venne dotata delle strutture urbanistiche tipiche dell’impero, quali mura, terme, un teatro e persino un impianto idrico che, nonostante le varie vicissitudini – dall’invasione dei Barbari ai passaggi di dominio tra vari Ducati e il Papato, sono giunte fino ai giorni nostri.

 

panorama_spello

Veduta di Spello, foto di Marica Sorbini

 

Ed è la riscoperta di una di esse che ha reso il borgo un’attrattiva anche per gli sportivi: se siete degli escursionisti con la passione per la natura c’è un meraviglioso percorso che fa per voi! Infatti, nel 2009, un tratto dell’acquedotto romano è stato recuperato grazie ad un progetto voluto dell’architetto Stefano Antinucci, realizzando un tracciato per gli amanti del trekking e della mountain bike. L’antico manufatto, in pietra calcarea locale, bianca e rosata, subì diverse ristrutturazioni nel corso degli anni ed è stato funzionante fino all’Ottocento, quando a causa dell’eccessive perdite fu sostituito da una nuova struttura e quindi temporaneamente cadde nel dimenticatoio.
Ma oggi l’acquedotto costituisce un importante reperto, conservando molti tratti originali, che si possono ammirare durante il percorso, intersecandosi con antichi ponti e persino un abbeveratoio, un tempo utilizzato per dissetare gli animali, dove attualmente si trova una fontanella dalla quale è possibile attingere acqua fresca.

 

acquedotto_spello

Acquedotto romano, foto di Marica Sorbini

 

Il sentiero ha il suo punto di partenza a Spello, dal cui centro storico si deve arrivare alla Fonte della Bulgarella (quota 313 m) e da lì si va attraverso una via ben tracciata che giunge sotto il piccolo e caratteristico borgo di Collepino (quota 456 m), ma ovviamente è percorribile anche in senso contrario e anzi, è considerato come il naturale proseguimento del preesistente Sentiero 52 che collega direttamente il Monte Subasio a Collepino. Si sviluppa per circa 5 km ed è prevalentemente pianeggiante, aspetto che lo rende adatto a escursionisti di tutte le età, compresi bambini e anziani. Lungo di esso sono presenti delle panchine che consentono alle persone di riposarsi, ma soprattutto di godere e ammirare il paesaggio circostante: scorci sulla valle del Chiona, sulle colline appenniniche e su Spello, sono indubbiamente buone ragioni per cui intraprendere questa passeggiata.

 

Collepino

Sentiero di Collepino, foto di Marica Sorbini