fbpx
Home / Posts Tagged "Gualdo Tadino"

Il Teatro Stabile dell’Umbria e il Comune di Gualdo Tadino presentano la nuova Stagione di Prosa, quest’anno in una versione speciale primavera/estate.

“Abbiamo voluto dare un segnale di normalità. I tragici fatti di questi giorni ci ricordano ancora di più quanto sia importante coltivare l’arte e la cultura – le parole di Barbara Bucari, Assessore alla cultura del Comune di Gualdo Tadino –. Una Stagione di Prosa con ben 7 spettacoli in 5 mesi, dalla primavera all’estate, in tutti i palchi della nostra città e che ci porta di nuovo dentro i nostri teatri chiusi da troppo tempo: al Teatro Don Bosco, al Teatro Talia e alla Rocca Flea, location suggestiva ed unica ormai sede di una sua dedicata Stagione estiva. Insieme al Teatro Stabile dell’Umbria, all’Associazione Educare alla Vita Buona e all’UniGualdo, che ringrazio per la straordinaria collaborazione, abbiamo fatto delle scelte per tutti i gusti, anche rivolte a un pubblico giovane che crediamo si stia avvicinando sempre più al Teatro. La Stagione di Prosa è un segno di civiltà per ogni comunità, anche la più piccola e con pochi mezzi e strutture. È un’esperienza importante che cercheremo di portare avanti, a prescindere dalle crisi e dalla lontananza da centri culturali più grandi, a dimostrazione che la cultura non isola”.

Il primo appuntamento della Stagione sarà mercoledì 6 aprile al Teatro Don Bosco con l’attesissimo spettacolo Mi amavi ancora, già in programma nella primavera 2020 e annullato a causa dell’emergenza sanitaria. Gli attori Ettore Bassi e Simona Cavallari, diretti da Stefano Artissunch, sono i protagonisti della raffinata ed eccellente scrittura, ricca di colpi di scena e densa di umorismo, di Florian Zeller – giovane autore vincitore di numerosi premi in Francia –, che coinvolgerà gli spettatori in una ricerca fatta di dubbi e apprensioni, in cui si mescolano realtà, immaginazione, paura, risate e fantasia.

 

Mi amavi ancora, foto Ignacio Maria Coccia

 

Giovedì 28 aprile al Teatro Talia, è la volta di MADONNA, dai racconti della scrittrice contadina Rina Gatti, un monologo di e con Caterina Fiocchetti che si sviluppa in un dialogo con il violoncello di Andrea Rellini. Attraverso un linguaggio schietto, semplice, genuino come la comunità agreste che descrive, lo spettacolo è un affresco dell’Italia tra le due Guerre nel vivo dei mutamenti sociali, economici e costituzionali visti con gli occhi di una bambina che impara ad essere donna.

Venerdì 13 maggio  si torna al Teatro Don Bosco con il monologo emotivo e appassionante del popolare attore Marco Bocci, interprete e coautore de Lo Zingaro. Lo spettacolo racconta la storia esemplare di un pilota di auto sconosciuto il cui destino è però indissolubilmente legato al mito della Formula 1 Ayrton Senna.

Al Teatro Talia, Caroline Baglioni e Michelangelo Bellani portano in scena, giovedì 26 maggio, il loro Mio padre non è ancora nato, un  intenso ed emozionante spettacolo dedicato al tema universale dei legami familiari, in particolare al rapporto inespresso fra padri e figli. Un uomo di sessant’anni che ha avuto un’amnesia temporanea; la voce di una figlia a comporre il dialogo, a prefigurare il ricordo di un vissuto o soltanto l’illusione che un giorno tutto possa accadere davvero. In scena l’attrice Caroline Baglioni, vincitrice della prima edizione della Biennale Autori under 40 nel 2020.

Anche quest’anno il Rotary Club di Gualdo Tadino è sponsor ufficiale della Stagione. La Campagna Abbonamenti inizierà venerdì 1 aprile presso l’Info point.

Per quanto riguarda gli appuntamenti estivi, realizzati in collaborazione con il Polo Museale, si comincia domenica 24 luglio alla Rocca Flea con un artista particolarmente amato dal pubblico umbro: Matthias Martelli, protagonista de Il Mercante di Monologhi, accompagnato dalla musica dal vivo di Matteo Castellan. Uno spettacolo che fonde divertimento, cultura e satira, vincitore di diversi Premi Nazionali (Premio Alberto Sordi, Premio Fnas, Premio Locomix, Premio A L’Avogaria-Venezia). In scena un teatro surreale: una carrellata di personaggi grotteschi, che fra comicità, poesia e follia smuovono risate e provocano i cervelli.

 

Paolo Hendel, Foto Rudy Falomi

 

Ad agosto in scena La storia di Re Lear, uno spettacolo scritto da Melania G. Mazzucco, una delle più apprezzate narratrici italiane contemporanee, affidato alla poliedrica attrice Vanessa Scalera, protagonista della celebre serie televisiva “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”. Una delle storie più raccontate, rappresentate, tradotte e adattate di sempre, qui in una versione contemporanea e originale, con la sonorizzazione e live electronics di Antonello Aprea.

Giovedì 18 agosto Paolo Hendel chiude il Cartellone con La giovinezza è sopravvalutata, una sorta di confessione autoironica sugli anni che passano, con tutto ciò che questo comporta: “ansie, ipocondria, visite dall’urologo, la moda dei ritocchini estetici e le inevitabili riflessioni, sia di ordine filosofico che pratico, sulla dipartita”. Avvalendosi della preziosa complicità del regista Gioele Dix, Hendel si racconta con una sincerità disarmante e attraverso una esilarante carrellata di commenti di “utenti indignati” sul web racconta l’Italia di oggi.

 


Per info: Comune di Gualdo Tadino Ufficio politiche culturali da lunedì a venerdì dalle 9.30 alle 13.30 | T 075 9150264 cultura@tadino.it | www.tadino.it

www.teatrostabile.umbria.it

 

Da maggio a ottobre l’Italia è tutta una sagra. Si celebrano santi, cibi e avvenimenti storici.

Sono feste che spesso ricordano eventi remotissimi, conosciuti solo attraverso leggende e tradizioni orali, o rievocati in nome di un passato glorioso che poi così glorioso non è stato mai. Una sagra che mi ha incuriosito è quella che si festeggiava a Gualdo Tadino: La Notte Blu –  il Medioevo nella città della cuccagna.

Qui appaiono subito due parole chiave: cuccagna e blu, ma dietro tutto questo c’è il guado. Quante parole sono state in auge e hanno caratterizzato un’epoca ma quante parole abbiamo dimenticate e di quante parole non conosciamo più il significato. Una di queste è Cuccagna, l’altra Guado e aggiungiamo anche il Blu ma per altri motivi.

 

Il Paese della cuccagna

Che cos’è la cuccagna?

La cuccagna per secoli ha significato benessere; anzi dicendo il paese di cuccagna si indicava semplicemente il luogo dove ci si poteva sfinire di mangiare e bere. È un termine strettamente legato alla fame, quella che ha torturato i nostri antenati.  Tutte le favole e i racconti che, partendo dal medioevo arrivano all’800, narravano del mitico paese di cuccagna.

Boccaccio ne parla nel Decamerone e lo chiama Paese di Bengodi; ne parla anche Manzoni nei Promessi Sposi.

 

“Ma Renzo non ardiva creder così presto a’ suoi occhi; …era veramente pan tondo, bianchissimo, di quelli che Renzo non era solito mangiarne che nelle solennità. — È pane davvero! — disse ad alta voce; tanta era la sua maraviglia: — così lo seminano in questo paese? In quest’anno? e non si scomodano neppure per raccoglierlo, quando cade? che sia il paese di cuccagna questo?” (Alessandro Manzoni – Promessi Sposi- cap. X).

 

Se il paese di cuccagna è una favola, il pays de cocagne è esistito davvero e non era uno solo. Il principale era in Francia vicino a Tolosa, poi ce ne sono stati altri anche in Italia: in Lombardia, a Sansepolcro, a Città di Castello e anche a Gualdo Tadino. Sono luoghi che per qualche secolo hanno goduto di un notevole benessere dovuto alle coque da cui cocagne e in italiano cuccagna. Tutta questa cuccagna è legata alla coltivazione della pianta Isatis Tinctoria detta GUADO, una pianta che forniva il colore blu per tingere i tessuti, le lane e anche le ceramiche. La coltivazione della pianta e l’estrazione del colore erano operazioni complesse ma alla fine si ottenevano dei pani di pigmento azzurro che in francese si chiamavano coque.

I tanti colori

Il colore guado era bello, era un azzurro tendente al verde ma, come per tutti i coloranti naturali, l’intensità del colore variava a ogni raccolta, in funzione delle condizioni climatiche e dell’ora della raccolta, fattori ai quali si doveva aggiungere il problema legato ai colori naturali: l’instabilità e la fotosensibilità.

 

Colore guado

 

La terza parola chiave è blu, anzi azzurro, che deve il suo grande successo alla religiosità medievale. In epoca romana il blu non veniva usato perché era un colore barbaro. I barbari con cui si scontravano nella selvaggia Europa si tingevano il viso di blu. Per i Romani, invece, il colore regale era il rosso porpora. Infatti, nelle prime rappresentazioni musive cristiane, quelle del IV secolo, gli apostoli vestono la toga dei senatori romani orlata di porpora. Il cristianesimo ha cambiato il colore, perché ha alzato lo sguardo in alto dove ha visto la Fede; la prima delle virtù teologali, poi ha visto che il cielo è azzurro e trasparente e lo ha preso come simbolo di purezza e trasparenza dell’anima.

L’azzurro in seguito ha acquistato sempre più prestigio ed è diventato un colore regale. Tutti volevano qualcosa azzurro come il manto della Madonna. Se il mercato vuole cose azzurre va accontentato. Allora via con l’Isatis Tinctoria, coltivata da tutti e voluta da tutti. Passata però la mania dell’azzurro le coques sono decadute. Poi con l’arrivo dei coloranti sintetici ci si è liberati da molti problemi e anche dell’Isatis Tinctoria.

Oggi, grazie al revival di ricerca sui prodotti naturali e sulle piante che sono state usate per secoli e che poi sono state abbandonate, all’Università di Perugia si studia anche la pianta del guado. Mentre tra le poche tradizioni legate all’azzurro che ancora sono rimaste vive una è quella inglese che vuole che le spose, al momento delle nozze, indossino qualcosa di azzurro come simbolo di purezza e sincerità.