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L’Umbria, oltre a essere una meta turistica, si rivela come un luogo cosmico e intriso di elementi fantastici.

Drago Rendering. Foto by Onirico

L’Umbria è un avventuroso godimento di esperienze. Tra miti e leggende che si dipanano nelle città e nelle cittadelle medioevali –  arroccate ai bordi delle conche e altri centri noti delle due province – la regione è una continua scoperta in tal senso. Di connessione tra i luoghi, non solo turistica ma cosmica e anche un po’ fantasy. Estratto di Drago non è un’antica pozione di stregoneria ma in Umbria, tra Grifoni e Draghi degli stemmi di Perugia, Narni e Terni, pare di assistere a un medioevo fantastico, e al filosofare.

Quello mitologico, emblema di Terni, assume una nuova forma in acciaio con l’innovativo Thyrus di Marco Diamanti. La notizia fa correre letteralmente in città per saperne di più. Richiama non solo l’iconografia medievale del drago sconfitto, ma si collega a una vasta tradizione di creature leggendarie che suscitano un crescente interesse culturale. Lucrezia Ercoli, editorialista e direttrice artistica di Popsophia, in Amati mostri spiega il legame tra fantasy e meraviglia, sottolineando come questa connessione abbia radici antiche, da Platone ad Aristotele. «Oggi, come in origine» racconta «gli uomini hanno iniziato a filosofare dal meravigliarsi. E da Omero, che nel mettere Ulisse al cospetto di Polifemo narra un’esperienza duplice di spavento e attrazione, di fronte alla quale accade di guardare con occhi diversi momenti cruciali della vita». Una reazione di inclusione ad ammettere e accettare l’altro, come altro.

 

Calamita Cosmica. Foto by Daniela Zannetti

L’Umbria così appare un luogo di meraviglie da svelare

Una regione che prima della storia di Roma e della Grande Umbria deve la sua natura alla fusione tra civiltà etrusca e cultura di Terni, trova riscontro nell’arte contemporanea che fornisce una interessante chiave di lettura. Nella Umbria mistica può risuonare nel silenzio D’Io, installazione sonora a corredo della colossale Calamita cosmica custodita a Foligno (ex Chiesa della SS. Trinità), realizzata dall’enigmatico artista anconetano Gino De Dominicis. «Un capolavoro che agisce come attrattore di energie dal cosmo, suscitando descrizioni di alta intensità» come scrive Italo Tomassoni. Può echeggiare T’Odi, parafrasando la mostra antologica del tuderte artista Bruno Ceccobelli del 2018, nella storica città di frontiera del Tevere. Le Opere in Nero di Pietro Vannucci il perugino, dialogano con l’arte contemporanea di Alberto Burri nativo di Città di Castello, ed esaltano la luce umana, sovraumana e della materia. Mentre più a sud la luce si fa Lancia, con l’opera in acciaio di Arnaldo Pomodoro a Terni, e le opere di Giulio Turcato, Le libertà, creano suggestioni di metallo e colore sulle sponde del lago di Piediluco. Fantasy, dunque, perché legata al senso del meraviglioso, a ciò che va oltre l’ordinario, ciò che è fuori dal comune. Infine legata alla storia e all’immaginazione creativa.

 

Opere di Giulio Turcato

Il drago per Terni pare dire dove un’altra vita sogna

Il Drago di Terni non è solo un’opera d’arte ma rappresenta un impegno per la creatività locale. Un primo patto di collaborazione tra il Comune e l’Associazione culturale Thyrus ha reso possibile l’avvio al progetto della monumentale opera di oltre 4 metri di altezza. Sarà un dono al museo diffuso d’arte contemporanea della città, grazie al contributo di numerosi attori pubblici e privati. Racconta il professor Marco Diamanti di «tenere in particolar modo a far crescere artisti e giovani artisti». Col suo spirito di educatore d’arte con i giovani studenti, e anche allenatore sportivo, la missione d’arte si riveste del sapore di squadra, del carattere associativo, e di cultura del territorio.

Per Jacopo Cardinali, designer e progettista 3D della scultura è «utile riconoscersi in un’identità determinata, attiva e propositiva». Co-founder di Materie Unite, è un esempio di nuova imprenditoria impegnata nel riciclo tecnologico di Carta e cartone e leconomia circolare. Caso non trascurabile con l’Italia al primo posto in Europa nel riciclo, e leader nella circolarità a venticinque anni ormai, dall’entrata in vigore del Decreto Ronchi. Per un principio di sostenibilità dell’arte, quello fornito per l’opera da Ast Arvedi è di acciaio riciclato, e le oltre 10 tonnellate di acciaio 441 Lis rappresentano, per le statistiche europee, la metà dell’acciaio riciclato equivalente a due Thyrus al secondo. I coils d’acciaio saranno lavorati con tecnica sliced, tagliati al laser, con una ottimizzazione controllata del disegno dal marchio Onirico di Luca Finistauri. Altro comparto creativo ternano che ha già collaborato con noti artisti come Beverly Pepper e Bruno Ceccobelli.

Drago Rendering. Foto by Onirico

Amato Drago, dallo scitale al Thyrus. Un nuovo capitolo sulla contemporaneità

«Nello stemma comunale di Terni, il Tiro non è più quell’anfibio rettile tozzo con coda lunga a doppio giro, lo scitale dei Bestiari medievali, come raffigurato in pietra nella scultura collocata a Palazzo Spada». Il suo aspetto è cambiato nel corso dei secoli. Il Thyrus o Tiro ha assunto le sembianze di un drago alato. Lo spiega la storica d’arte Eleonora Belli, già ricercatrice al Bardini di Firenze. «Agli ultimi capitoli del mondo medievale del drago all’Italiana si sovrappongono il drago decorato di ali, dai draghi di Paolo Uccello a quelli del Codice Atlantico di Leonardo, cui si innestano le tradizioni del tardo Rinascimento del Nord Europa. Il drago è un sauro che sviluppa gli arti superiori, come e fino al romantico e fantasy drago dell’Ottocento, sempre più umanoide. La poetica dell’arte figurativa e iperrealista nella scultura di Diamanti, rende tutta la tensione della muscolatura della fera nell’atto di caricare la gettata del fuoco del drago. Dal Tiro in pietra all’odierno Thyrus, l’iconografia è evoluta e attuale».

 

Thyrus scultura. Foto by Daniela Zannetti

Drakon, Derkomai, Drakos, Kyklops

Segno e marchio del mostro mitico che rivela l’attuale vitalità degli antichi simboli, del Drago è interessante notare un contenuto sapienziale. La radice della parola Drakon, grande serpente, è associata a derkomai, osservare, e a Drakos, affilato e pungente: teoricamente il vedere come capacità di percepire qualcosa in modo speciale. Kyklops, occhio circolare, per richiamare le suggestioni omeriche legate a Polifemo. Metaforicamente attrattore di energie, ripensando l’opera immobile di De Dominicis, la gigantesca creatura ossea a Foligno. In qualche modo guardiano di energie o luoghi sacri.

Una riscoperta dell’immaginario, della fantasia, del fantasy. Di fatto, il vero habitat dei draghi nelle leggende e nelle mitologie di gran parte del mondo antico è l’acqua, non solo del mondo orientale. Per Terni città delle acque costantemente attraversata dallo spirito indomito del Nera, quello che Diamanti in principio «immaginava di creare e installare nella rotonda Filipponi come il Toro di Wall Street, è un simbolo in cui tutti si riconoscono e incarna uno spirito di collaborazione». «Il Drago per Terni – commenta ancora l’artista – è un importante racconto visivo sull’identità nel quale rispecchiarsi». Apre un nuovo capitolo sulla contemporaneità. Di una città con i segni di una storia nata molti secoli prima dell’acciaio e con un forte desiderio di rinascita. «Colma l’assenza, all’interno della città, di sculture che raffigurino il simbolo di Terni, in modo innovativo, originale e contemporaneo».

Nella splendida cornice di Villa Buitoni, venerdì 19 gennaio u.s., il Lions Club Perugia Host ha affrontato il tema di studio nazionale: Salviamo le api e la biodiversità con una interessantissima conferenza tenuta dalla Socia del Club Dott.ssa Angela Savino, Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana e Direttore dell’Ispettorato Centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste.

 

 

La Dott. Angela Savino, dopo aver esposto il tema di studio, ha voluto portare all’attenzione dei numerosissimi presenti le problematiche rivolte alla significativa diminuzione della produzione di miele nel mondo. Alla trattazione relativa alle proprietà organolettiche del miele e delle caratteristiche dei vari tipi di miele, è seguita quella della grave realtà delle frodi e degli strumenti messi in essere per poterle scoprire e poter tutelare questo prezioso prodotto di cui l’Italia, ancora una volta, è garante sia dal punto di vista qualitativo che dal punto di vista della grande varietà.

 

 

Durante la Conferenza, la Relatrice ha anche donato a tutti i presenti una bellissima esperienza sensoriale attraverso la degustazione di diversi tipi di miele monoflorali italiani, rendendo la platea protagonisti di quella che è stata una serata unica e intensissima. La scelta del menu, in cui il miele è stato indiscusso protagonista, ha permesso di apprezzare anche il valore che questo prodotto assume in tutti i piatti della nostra tavola.

Sabato 20 gennaio Tuoro sul Trasimeno ha catalizzato l’attenzione di tantissime persone che si sono ritrovate all’Hyla Maker Lab per vedere da vicino il primo FabLab del Trasimeno.

Il taglio del nastro è avvenuto alla presenza della sindaca della cittadina umbra Maria Elena Minciaroni, che ha elogiato l’iniziativa sottolineando l’importanza di una struttura di questo livello in una realtà come quella toreggiana, e del sindaco dei ragazzi Mattia Spilinga, che ha simpaticamente raccontato il grande impegno profuso negli ultimi mesi per realizzare questo progetto.

Le tante persone presenti hanno quindi avuto la possibilità di accedere al FabLab, una struttura intelligente concepita secondo i più moderni dettami della tecnologia, che accompagna il visitatore in un percorso affascinante creato per dare risposte tangibili a chiunque sia alla ricerca di uno spazio in cui realizzare idee e progetti.

La visita è iniziata dalla sala riservata alla formazione, con 50 posti a sedere e un grande monitor. Qui Cristiano Spilinga, owner di Hyla Maker Lab e uno degli ideatori del FabLab, dando il benvenuto agli ospiti ha illustrato gli obiettivi del progetto, sottolineando con orgoglio l’importanza che questo sia nato in una cittadina come Tuoro, che diventa così punto di riferimento non solo per il territorio del Trasimeno ma per l’intera regione.

Il tour è poi proseguito verso la postazione podcast-video per poi passare all’area dedicata a stampanti 3D, CNC, scanner 3D, laser cutter, saldatori, utensili manuali, attrezzi per la lavorazione del legno e del metallo. Un vero hub tecnologico per lo sviluppo di progettualità in vari ambiti, con particolare riferimento ai temi della transizione ecologica, dell’economia circolare e della tutela del territorio e della biodiversità. Il FabLab è indirizzato a imprese e start-up, comunità locali, artisti e designer, maker e appassionati di fai-da-te, studenti e professionisti che qui potranno, in base a competenze e necessità, realizzare prototipi, creare opere d’arte, pezzi di design o oggetti personalizzati, acquisire competenze pratiche e tecniche, e tanto altro ancora.

Una realtà quella di Hyla Maker Lab che assume ancora più valore perché sceglie di insediarsi in un piccolo borgo in controtendenza con la realtà nazionale che vede questi centri quasi sempre al Nord e nelle grandi città. Un’officina moderna aperta a tutti, uno spazio di creazione e condivisione al servizio del territorio e di cui il territorio potrà beneficiare.

Il 29 gennaio Perugia celebra San Costanzo, uno dei suoi tre patroni (gli altri sono San Lorenzo e Sant’Ercolano).

In questo giorno non può mancare sulle tavole dei perugini il Torcolo di San Costanzo. Nato come dolce povero, preparato con ingredienti semplici e facilmente reperibili – per l’impasto di base si usava anche la pasta del pane – la tradizione vuole che doveva essere regalato, come buono auspicio, alle giovani donne in età da marito.

Diverse sono le versioni per spiegare la sua forma a ciambella: si dice che il buco rappresenti il collo decapitato del Santo, oppure che rappresenti la collana del Santo ricca di pietre preziose (da qui il cedro candito), che si è sfilata al momento della decapitazione, o che sia stato creato con un buco semplicemente per poterlo infilare facilmente nei bastoni per trasportarlo alle fiere o ai mercati. Mentre i cinque tagli obliqui sulla superficie rappresentano le porte di accesso ai cinque rioni del centro storico di Perugia: Porta Sole, Porta San Pietro, Porta Susanna, Porta Eburnea e Porta Sant’Angelo.

 

prodotti tipici umbria

Ingredienti per 6 persone

  • 600 gr di farina
  • 330 gr di acqua
  • 170 gr di zucchero
  • 170 gr di cedro candito
  • 85 gr di olio extravergine d’oliva
  • 85 gr di burro
  • 170 gr di uvetta sultanina
  • 170 gr di pinoli
  • un uovo
  • 25 gr di lievito di birra
  • semi di anice a piacere

Preparazione:

Porre la farina a fontana in un’insalatiera, sgretolarvi il lievito e impastare tutto con acqua tiepida; lavorare la pasta (che dovrà risultare della consistenza della pasta del pane) per qualche minuto, porre l’insalatiera in un luogo caldo e al riparo dalle correnti d’aria. Quando la pasta avrà raddoppiato il suo volume, rovesciarla sulla spianatoia, spianarla leggermente con il palmo della mano, unire alla pasta il cedro candito tagliato a dadini, l’uvetta, i pinoli, l’olio, il burro, lo zucchero e due cucchiai di semi d’anice. Lavorare la pasta per una decina di minuti, arrotolarla e porla a ciambella in una tortiera bene imburrata. Porre la tortiera in un luogo caldo al riparo dall’aria e per facilitare la lievitatura, dove si mette a lievitare il torcolo, aggiungere una pentola con l’acqua bollente. Dopo tre ore la pasta sarà ben lievitata. Indorare la superficie con il tuorlo d’uovo e con un coltello a punta incidere lievemente centinando la pasta. Passare la tortiera in forno caldo (180°) per tre quarti d’ora.

 


Accademia Italiana della Cucina di Perugia

Qualificare l’Umbria e Terni attraverso una visione d’insieme, contemporanea, di tanti dettagli interconnessi.

Around The Nera è un conio del 2023 pensato per serie di articoli, interviste e ricerche sul Nera o la Nera, come porta dell’Umbria Sud, da Orte al salto del Velino, via gole del Nera e attorno a Terni. Un reportage sul Lungo Nera, teatro di interventi di rigenerazione urbana nell’area ex Opificio Siri trasformato nel centro museale e contemporaneo Caos, che danno a questa parte di città il necessario ruolo di driver di sviluppo culturale. Sull’opera incompiuta Genesis di Beverly Pepper (around the incomplete work) che in quell’area doveva sorgere, e un focus sul Drago, emblema della città. Tra questi, Estratto di Drago, dallo scitale al Thyrus in 3D, in cui si concentrano le fasi salienti. Cultura e contemporaneità sono i denominatori, per qualificare Terni e l’Umbria attraverso una visione d’insieme, di tanti dettagli interconnessi.

 

Genesis. di Beverly Pepper. Foto di Mauro Cinti

Case opera d’arte, collezionismo locale e arte pubblica

Nel contesto più ampio, Around The Nera ha esplorato le identità sommerse di Terni il cui tessuto artistico si rivela attraverso le narrazioni del collezionismo locale, parallele all’arte pubblica. Iniziative culturali come Atelier liberi (Profili Babocci), CavourArt, e TowerA hanno fatto emergere questo aspetto con l’apertura di spazi temporanei dell’arte nelle dimore private e nei luoghi di culto simbolici e suggestivi, in un transito di artisti incessante. Il Duomo, ornato con le splendide porte di Bruno Ceccobelli, espone Kathartirio di Valentina Angeli, sotto le volte romaniche a crociera di San Francesco, Lauretta Barcaroli deposita Ogni possibile mondo. Narrazioni a tratti inattese che scorrono dalle Tre Piazze di Ridolfi del centro al Lungonera, e alla Terni medioevale. Tra gli innumerevoli palazzi dell’architettura urbanistica moderna della ricostruzione post bellica si scoprono Case opera d’arte per dirla alla Edmond de Goncourt, come Alberici Paparoni e il suo unico giardino rinascimentale. Case autobiografiche, in cui, per il tramite di oggetti e opere d’arte, si raccontano gli artisti attraverso le Collezioni di famiglia.
Durante un periodo di fervida immaginazione, Oberdan Di Anselmo, artista e collezionista, si proponeva l’ambizioso obiettivo di trasformare Terni in un centro all’avanguardia dell’arte. La Galleria Poliantea, inaugurata da Di Anselmo, ospita mostre di rilievo come quella di Carla Accardi nel 1968. L’artista Mario Schifano contribuisce con una vasta produzione, mentre le raccolte Tonelli e la presidenza di Giulio Carlo Argan nell’Associazione degli artisti di Terni, fondata da Aurelio De Felice, hanno testimoniato l’impegno e la vitalità artistica della città.

 

Mosaico di Corrado Cagli

Museo diffuso: le sculture occupano spazi nelle piazze, ornano i cardini stradali delle rotatorie in un Museo a cielo aperto

Storia di Terni tra le sculture diffuse a cielo aperto, con lasciti importanti, opere di artisti, scultori e architetti di fama nazionale e internazionale che hanno indirizzato l’immaginario collettivo, e celebrato l’identità della città. Ad iniziare da Hyperion a rappresentare la conca ternana di Agapito Miniucchi, scultore accostato dal critico d’arte Sandro Parmiggiani a David Smith, a Ettore Colla e altri grandi protagonisti della scultura internazionale, come Mark Di Suvero e Bernar Venet. Il prezioso mosaico di Corrado Cagli della Fontana dello Zodiaco il cui bozzetto preparatorio del diametro di tre metri e mezzo viene esposto a New York al CIMA, Center for Italian Modern Art. L’iconico ago d’acciaio della Fontana dello zodiaco simbolo dinamico della città, con il TRIPODE in acciaio della passerella di Terni, contribuisce a creare un’atmosfera artistica unica e suggestiva. Completata dal maglio per l’acciaio più grande del mondo, la monumentale Pressa della Davy Brothers Ltd e società Terni, la Lancia di Luce di Arnaldo Pomodoro, Le libertà di Giulio Turcato, e altre sinergie scultoree compenetrate nel tessuto urbano. Per citarne alcune: Forme in evoluzione dello spazio n. 1 di Umbro Battaglini, Sinergica dedicata al campione di motociclismo Libero Liberati, i Riccioli di Eliseo Mattiacci, il totem di Umberto Mastroianni, Farfalle primitive intuizioni. L’Albero, ed E-terni.  Effigi della città dell’acciaio, in cui la Acciai Speciali assume un ruolo determinante nella città anche in termini artistici. Ancora scultori dell’acciaio legati a Terni come Andrea Forges Davanzati che porta l’acciaio ternano nella sistemazione di Piazza Gerusalemme, e nella Cupola di via Rossetti a Milano sotto forma di un ramèage di nastro di acciaio inossidabile ispirata al globo del Palazzo della Secessione a Vienna.

 

Mosaico di Corrado Cagli. Foto di Daniela Zanetti

Storie invisibili: le opere hanno celebrato l’identità della città fondata sul rapporto acqua e acciaio ma anche la sua vocazione all’energia, materiale e immateriale

Tutto sembrava indicare che Terni, col suo museo diffuso, potesse divenire uno dei siti di Umbria Contemporanea, un parco regionale dell’arte ideato dalla Fondazione Pepper in cui inserire Genesis della scultrice americana Beverly Pepper molto legata all’Umbria e a Terni. Nonostante gli sforzi ventennali, variazioni di progetto e misteri mai svelati dalla Fondazione Pepper, l’opera si perde dal fondo culturale, resta solo la vasca vuota della fontana che avrebbe incarnato un sentimento ristorativo ideale. Il valore simbolico del fiume Nera e la Cascata da installare a coronamento di quell’area riqualificata del Museo della città, poco distante dai giardini che ospitano il Tiro in pietra di Terni. In quel tratto del Nera se ne può solo immaginare la presenza – nessun’altra opera dell’artista è a Terni –  con alcuni bozzetti dell’epoca di progettazione.  Tra questi, un originale disegno di Genesis che fa vivere ancora quell’idea, rimesso all’architetto dell’Urbanistica di Terni Mauro Cinti per la custodia intellettuale dell’opera.

 

Cascata delle Marmore

Slices di Drago. Una leggenda che diventa realtà, un mito che diventa simbolo

C’è la storia di Terni del Comune libero, nelle grandi dispute del medioevo di scomunicanti e scomunicati, di aquile rosse e aquile nere, dei castellari di difesa, dei Magnati, e dei Banderari. Negli emblemi il drago ghibellino combatte contro i leoni, è artigliato dall’aquila rossa dei Guelfi. Alle trame storiche si mescolano i racconti delle leggende. Nell’immaginario medievale, l’aria malsana delle paludi circostanti, dal Velino al Nera, che mieteva vittime per la malaria, viene identificata con un mostro d’acqua, un drago. La cui soluzione era uccidere la fera. Con opportune opere di bonifica, il drago sconfitto, come narra la leggenda da un giovane della casata Cittadini (poi Cittadini Cesi), divenne il simbolo della forza della città. Il Drago e il fiume che dettero le insegne a Terni. Razionalmente, la storia dell’ascesa di questa potente famiglia che spronò i ternani per il dominio sulla conca, contro i reatini che si erano insignoriti del Castello sulla Cascata delle Marmore. Restii all’assestamento del selvatico scenario idrogeologico della piana, che il Cavo Curiano dei romani aveva avviato con il taglio della costa rocciosa sovrastante l’antico nucleo di Terni, per liberarla dai ristagni.

Drago Rendering. Foto by Onirico

Se pare strana la presenza di un Drago in città pensiamo a Lubiana con il drago nello stemma comunale, e il noto Ponte dei draghi. Se ci si domanda quanto le sculture dislocate in città siano state effettivamente poste a rappresentarne l’identità, nel concetto di arte diffusa, e nel tentativo di dialogo con l’ultra mondo dell’arte si inserisce appieno la nuova opera monumentale Thyrus. Il Drago è un simbolo fortemente comunitario. L’intuizione dello scultore e Docente in Discipline Plastiche Marco Diamanti di realizzarne una scultura, è l’interpretazione contemporanea dei meccanismi tra l’uomo, i miti e i luoghi. Un oggetto culturale che è totem emblematico e genius loci di Terni. «Un’opera non calata dall’alto. Realizzata con tecniche moderne – spiega l’artista. L’ingegneria 3D applicata a una forma, l’anima tecnologica nascosta nella materia. Soprattutto una leggenda che diventa realtà. Fosse anche realizzata con lo stilema di un fantasy – conclude –  avvicina i giovani alla propria storia, e all’arte. Una ricerca che va al di là dell’opera e investe in altro modo il territorio. Di fatto Thyrus sembra essere una di quelle sculture fatte per intersecarsi con altre cose».

Rammenta stilisticamente L’uomo e la donna in acciaio di Batumi, simbolo della conciliazione delle diversità. In anticipo sulla scultura, la dima di acciaio per delineare gli spazi sul basamento nella rotonda Filipponi che ospiterà il Drago per Terni incisa col motto Ars longa vita brevis, mentre sono in corso le prime attività di produzione al laser per trasformare i fogli di acciaio nelle slices di drago.

Sabato 27 gennaio alle 17.30 appuntamento nel cartellone della stagione concertistica degli Amici della Musica di Perugia e della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. In programma musiche di Malipiero, Ravel e Beethoven.

Nuovo appuntamento con la stagione concertistica degli Amici della Musica di Perugia e della Fondazione Brunello e Federica Cucinelli. Sabato 27 gennaio, alle 17.30 alla Sala dei Notari si esibirà il Quartetto di Cremona (Cristiano Gualco, violino, Paolo Andreoli, violino, Simone Gramaglia, viola, Giovanni Scaglione, violoncello), che ha da poco ha celebrato i vent’anni della sua attività con un primo concerto alla prestigiosa Carnegie Hall di New York.

 

 

Sabato l’ensemble proporrà il Secondo degli otto Quartetti di Gian Francesco Malipiero, opera di raro ascolto, l’animato e “spagnoleggiante” Quartetto in fa di Maurice Ravel e quello che è forse il più noto degli “ultimi Quartetti” di Ludwig van Beethoven, l’op. 132 in la minore.

Ospite regolare delle principali società concertistiche italiane (è al suo quarto concerto per gli Amici della Musica ), il Quartetto si è esibito negli ultimi anni a Praga (Rudolfinum), Istanbul, Madrid (Fundación Juan March) e per la Chamber Music Society del Lincoln Center di New York.  In campo discografico, il complesso ha pubblicato l’integrale dei Quartetti di Beethoven, seguito nel 2019 da un doppio CD di pagine di Schubert (con il violoncellista Eckart Runge) e nel 2020 da Italian Postcards (Avie).

Domenica 28 incontro conviviale alle 19 nel chiostro dell’abbazia in Borgo XX Giugno, e porte aperte fino alle 22. Lunedì 29 apertura straordinaria.

Si avvia a conclusione la mostra Il Perugino di San Pietro – ospitata fino al 30 gennaio nella Galleria Tesori d’Arte del Complesso monumentale di Borgo XX Giugno  – che ha riportato e riunificato per la prima volta a Perugia tutti e undici gli scomparti della predella dell’Ascensione di Cristo dipinta per la basilica. Domenica 28 gennaio, in occasione della Luminara – la grande processione che inaugura i festeggiamenti cittadini del santo patrono e si muove nel pomeriggio dalla cattedrale di San Lorenzo alla chiesa di San Costanzo – alle 19 appuntamento nel chiostro dell’abbazia di San Pietro, dove la Fondazione per l’Istruzione Agraria offrirà un incontro conviviale in cui si degusteranno il torcolo di San Costanzo e i prodotti della Fondazione. Per l’occasione la mostra sarà visitabile fino alle 22. L’esposizione sarà aperta anche il giorno dopo, lunedì, festa di San Costanzo, patrono che ha ricevuto una nuova identità in seguito alle ricerche sui ritratti dei santi della grande tavola d’altare che ornava la basilica benedettina.

 

San Costanzo, Ph. D’ARRIGO-BELLU

 

“Grazie al nostro lavoro di ricerca – spiega Laura Teza, professoressa associata di Storia dell’Arte moderna dell’Università degli Studi di Perugia e curatrice della mostra – siamo arrivati a una conclusione che ribalta la corrente consuetudine di riconoscere San Costanzo nel vescovo che, assorto, legge il libro aperto, e Sant’Ercolano in quello che guarda verso l’esterno”. Il santo che legge, in un contesto perugino di fine Quattrocento, “evoca la posa di un altro famoso ritratto di vescovo proposto da Luca Signorelli in una prestigiosa pala cittadina. Si tratta del Sant’Ercolano assorto in lettura della pala Vagnucci che il pittore dispose nella omonima cappella per tramandare la fisionomia del vescovo Jacopo Vagnucci che, per circa quarant’anni, aveva governato la diocesi perugina. Tale rilievo è stato confermato, indirettamente, da una nota dello storico Francesco Piagnani che, trattando della copia del dipinto in questione da parte di Sassoferrato, accennava rapidamente a un’incisione sul frontespizio del libro di Cesare Brancadoro Atti di S. Costanzo vescovo e martire di Perugia protettore della cattedrale di Orvieto, presente negli archivi della Biblioteca comunale Augusta di Perugia”. A un riscontro diretto tra l’incisione e la tavoletta corrispondente “la coincidenza è totale e certificata dalla nota in calce – prosegue Teza – in cui si specifica che l’immagine è tratta dalla pala di Perugino presso i monaci cassinesi di Perugia, e quindi si può effettivamente optare per un’inversione iconografica tra i due santi protettori”.

L’esposizione è promossa dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria e dall’Università degli Studi di Perugia, con il contributo del Comitato promotore delle celebrazioni per il quinto centenario dalla morte del Perugino, main sponsor Brunello Cucinelli spa, il sostegno del GAL Media Valle del Tevere, la partecipazione del Musée des Beaux-Arts di Rouen e i Musei Vaticani, il patrocinio della Regione Umbria, del Comune di Perugia, dell’Ambasciata di Francia e del Consolato Onorario di Francia a Perugia, la collaborazione di Isola San Lorenzo, Comune di Città della Pieve e Fondazione Ranieri di Sorbello, la Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Eccoci all’epoca attuale. La caccia è oggi uno sport di massa: le campagne italiane, soprattutto, il giorno fatidico all’apertura si trasformano in campi di battaglia nei quali la selvaggina sempre più scarsa, cerca terrorizzata di starsene ben rintanata.

Per mangiare della buona cacciagione, oggi, bisogna avere una riserva o essere tiratori infallibili. Alle lacune della fauna nostrana sopperisce però ampiamente il mercato. I Romani importavano animali pregiati per le loro mense. Non c’è ragione che non si debba fare anche noi e infatti, oggi le tecniche di allevamento e soprattutto quelle di conservazione per congelazione o surgelazione, consentono la presenza di determinati tipi di selvaggina per tutto l’anno.

È vero – lo ammettiamo – che è di gran lunga preferibile il fagiano o la pernice fresca, presentata al giusto grado di frollatura e magari con qualche pallino di piombo che finisce ancora sotto i denti, ma è altrettanto vero che per garantire il regolare rifornimento del mercato, il nostro patrimonio venatorio non basta. Dobbiamo quindi rivolgerci all’estero, specialmente all’Est, a Paesi che non hanno i nostri problemi o che, più semplicemente, hanno saputo organizzare adeguati allevamenti. Entra quindi in campo l’organizzazione commerciale della grande distribuzione: vi sono partite di fagiani, a migliaia, destinati per esempio alle mense natalizie, che sono già pronti nei magazzini frigoriferi dei paesi esportatori con mesi di anticipo. E, d’altra parte, come farebbero tanti ristoranti anche piuttosto noti ad avere regolarmente in lista cervo, capriolo o cinghiale? Al buongustaio non rimane – se vuol essere sicuro al cento per cento di quello che mangia – cacciare personalmente o far cacciare da amici la selvaggina, e prepararla. Oppure comperarla in quei pochi negozi di fiducia che acquistano realmente animali uccisi durante le battute. Bisogna, è logico, conoscere le varie specie, saperle trattare e cucinare.

La selvaggina in Italia:

Anitra, Beccaccia, Beccaccino, Camoscio, Capriolo, Cervo, Cinghiale, Colombaccio, Fagiano, Fagiano di monte, Gallo cedrone, Lepre, Lepre alpina, Lepre bianca, Marmotta, Pernice bianca, Pernice rossa, Pernice sarda, Quaglia, Stambecco, Starna, Tortora, Uccelli di passo minori (allodole, merli, storni, tordi).

Giovedì 25 gennaio alle ore 16, presso l’Auditorium San Francesco al Prato, a Perugia, si terrà l’evento di lancio del progetto “ACTYOU, il cambiamento è nelle nostre mani”, promosso dalla Regione Umbria in sinergia con AWorld, startup italiana e piattaforma ufficiale a supporto della campagna globale “ActNow” delle Nazioni Unite contro il cambiamento climatico.

Lo scopo del progetto è la sensibilizzazione delle comunità locali sui temi dello sviluppo sostenibile, attraverso il suggerimento di linee guida e buone pratiche da attuare nella vita quotidiana, incentivando così comportamenti sempre più consapevoli e virtuosi nei riguardi della natura e delle sue risorse.

Questo percorso è supportato dalla APP “”, uno strumento innovativo che mira a realizzare una rivoluzione dal basso in senso ecologico, etico e di sviluppo armonioso della comunità.

Programma

Modera
Giovanni Parapini, direttore Rai Sede Regionale Umbria

Saluti istituzionali
Andrea Romizi, sindaco di Perugia

Progetto ActYou
Roberto Morroni, vicepresidente Regione Umbria e assessore all’Ambiente
Alessandro Armillotta, ceo Aworld

Video dimostrativo

Agenda 2030 la strategia di sviluppo sostenibile a livello nazionale
Giulio Lo lacono, segretario generale Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Asvis Intervento in videoconferenza

La strategia regionale per lo sviluppo sostenibile
Alfredo Manzi, giá dipendente della Regione Umbria – Servizio sostenibilità ambientale. Valutazioni e autorizzazioni ambientali

Tavole rotonde:Istituzioni, studenti, cittadini
Michele Toniaccini, presidente ANCI Umbria
Sergio Repetto, direttore Ufficio Scolastico Regionale Umbria
Stefano Proietti Nodessi, direttore Governo del territorio, ambiente, protezione civile, Regione Umbria
Luca Proietti, direttore Arpa e Safa
Marcello Serafini, amministratore unico, 3A-Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria

Il ruolo delle imprese
Simone Cascioli, direttore Generale Confindustria Umbria
Danilo Valenti, presidente Legacoop – Lega Regionale delle Cooperative e Mutue dell’Umbria
Carlo Di Somma, presidente Confcooperative Unione Regionale dell’Umbria

Conclusioni
Donatella Tesei, presidente Regione Umbria

Si prepara il corteo carnevalesco che accompagnerà il Bartoccio nel suo ingresso in città: Perugini e Perugine, preparatevi a partecipare!

Dopo qualche anno di forzata interruzione, dovuta al covid e alle sue conseguenze, finalmente quest’anno vedremo di nuovo il Bartoccio e la sua Rosa entrare trionfalmente in città sul carro tirato dai buoi, in mezzo al corteo di canti, balli, musica e maschere.

Si riprende quindi l’antica tradizione dell’ingresso trionfale del Bartoccio, che sul carro suonerà e canterà e declamerà le taglienti bartocciate perugine, che colpiranno inesorabilmente i potenti di turno. La particolarità del corteo è di essere formato solo da gruppi a piedi o con mezzi trainati da animali, con esclusione di qualsiasi mezzo a motore: in questo modo, mentre da un lato si riprende l’antica tradizione del carnevale perugino, dall’altro si assume anche un atteggiamento ecologico e si guarda al futuro, immaginando una città piena di persone e libera dalle auto e dal traffico. Il corteo è previsto per sabato 3 febbraio; in caso di pioggia o neve, sarà rinviato al 10 febbraio.

 

 

Intanto in questi giorni il Bartoccio e i suoi compari: la Rosa, Mencarone, la Santina, Truffarello, Rubbagaline…, stanno organizzando alcune iniziative per il prossimo Carnevale di Perugia, con le Giornate del Bartoccio giunte ormai alla tredicesima edizione, malgrado le difficoltà organizzative e l’assenza di sostegno pubblico. Giù nella stalla, intanto, ruminano i buoi che tireranno il carro su cui il Bartoccio, anche nel 2024, farà il suo ingresso trionfale in città.

Il corteo del Bartoccio vedrà anche quest’anno sfilare i musicisti della Filarmonicadi Spina con le  graziose e agili ”Bartoccine” (majorettes), i figuranti contadini di Civitella d’Arna, e poi il gruppo folcloristico Agilla e Trasimeno, alcune pro loco del Territorio, scuole di ballo come Polvere di Spelle e Hacuna Matata, le percussioni di Anarchia Ritmica, e altri gruppi  danzanti che si vanno iscrivendo in questi giorni, ed infine i volontari dell’Auser. Chiunque può partecipare al corteo, mascherandosi, cantando o ballando. Si può venire in bicicletta o su mezzi trainati da animali, ma non sono ammessi mezzi a motore. I gruppi, per ragioni organizzative, devono prenotarsi all’indirizzo societadelbartoccio@gmail.com.

Appuntamento dunque, a tutti i Perugini e le Perugine, ai turisti e visitatori, per il sabato 3 febbraio!

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