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Visitare il Museo del Capitolo significa fare un viaggio a ritroso nella storia di Perugia: la storia cittadina naturalmente, ma anche quella geologica, religiosa, rituale. Una serie di elementi che restituiscono il quadro di una città in pieno fermento, oggi come allora.

A guidarci in questo viaggio ci sono l’architetto Alessandro Polidori e Maria Eletta Benedetti, storica dell’arte che fa parte dello staff di Isola San Lorenzo, un progetto che prende il nome dal complesso architettonico che, richiamando l’insula romana, comprende la Cattedrale di San Lorenzo, l’area archeologica di Perugia sotterranea, la loggia di Braccio Fortebracci e, appunto, il Museo del Capitolo.

 

L’esposizione del Museo del Capitolo

 

Proprio quest’ultimo si apre al suo centesimo anno di vita con un nuovo percorso espositivo, presentato nel febbraio del 2023: diversamente dal restauro del 2000, l’esposizione non segue un criterio cronologico ma tematico, accorpando testimonianze diverse provenienti da quella che era l’area della Diocesi di Perugia-Città della Pieve, il confine di epoca comunale della Città di Perugia.
E così, dalla Sala dell’Accoglienza – già parte del nucleo originario del 1923 e contenente un ingegnoso strumento per votare in segreto – ci avviamo lungo il porticato dove sono conservati i reperti lapidei rinvenuti nella zona della Rocca Paolina e dell’acropoli perugina, della quale si può apprezzare la profondità affacciandosi dal camminamento introduttivo alle sale del Museo capitolare.

 

Il porticato

 

Il percorso continua attraverso opere, manufatti, paramenti sacri e ricostruzioni che fanno di ogni sala uno spaccato della storia perugina, siglato da firme artistiche più o meno note: basti pensare alla Pietà in marmo lunense di Agostino di Duccio che accoglie il retaggio di Raffaello, il cui retro, già scolpito, ne indica una probabile provenienza dal portale della precedente cattedrale; oppure al Gonfalone di San Fiorenzo di Benedetto Bonfigli, legato alla richiesta della grazia in occasione della recrudescenza della peste in città, con quell’angelo che srotola una lunga pergamena vergata con le colpe dei perugini; o, ancora, agli oggetti sacri che testimoniano la presenza della corte papale in città, non solo in caso di calamità – come il Messale portato dai crociati in fuga da San Giovanni d’Acri – ma anche… di dipartita improvvisa del pontefice. E, a Perugia, di papi ne morirono ben tre!

Reliquiario del Sacro Anello

Se è vero che gli oggetti sacri dialogano con le opere pittoriche, non poteva essere da meno il grande meccanismo prospettico restituito dal reliquiario del Sacro Anellotemporaneamente ospite al Museo – posto di fronte alla riproduzione del tanto conteso Sposalizio della Vergine di Pietro Vannucci detto Il Perugino, tornato ora a Perugia dopo due secoli ed esposto alla Galleria Nazionale dell’Umbria. Di questo reliquiario cinquecentesco che risiede stabilmente sull’altare della cappella in cui viene mostrato solo due volte all’anno – lasciata solo nel 1907, anno in cui venne esposto alla Mostra di antica arte umbra, e quest’anno – sappiamo veramente poco: fu cesellato dalle mani di Francesco e Cesarino del Roscetto nel 1511 ma, siccome il meccanismo che permette la calata dell’anello è settecentesco, non sappiamo in che modo e se ci fosse effettivamente una calata. Il fatto però che il Divin Pittore non abbia dipinto un anello tra le mani di Giuseppe lascia aperta la possibilità che fin da subito vi fosse la volontà di creare un gioco prospettico che potesse soggiogare i credenti inginocchiati di fronte all’altare: è la stessa sensazione che coglie il visitatore di fronte alle innumerevoli curiosità e ai retroscena mostrati dall’intero percorso espositivo del Museo. È come sbirciare nelle stanze più intime di una storia lunga secoli, dove le propaggini della devozione popolare e dei giochi di potere dei grandi finiscono per intessere trame nuove e intriganti.

Il restauro del Perugino

Le prime fasi del restauro della Pala Martinelli del Perugino

 

Proprio con questo spirito, il Museo del Capitolo offre anche la possibilità di visitare, dal 4 marzo all’11 giugno, il cantiere di restauro della Pala Martinelli del Perugino. La Pala, che rappresenta il martirio di San Sebastiano, fa parte delle opere disperse provenienti di San Francesco al Prato ed è in condizioni piuttosto critiche, tanto che era da tempo che non veniva più esposta. Il Dipartimento di Scienze Chimiche e tecnologie dei materiali del CNR, in questo momento, sta analizzando gli strati superficiali del dipinto per indagarne i materiali, le tecniche e lo stato di conservazione. Tramite una strumentazione portatile, viene analizzato ogni singolo punto del dipinto per raccogliere informazioni sui pigmenti, sulla preparazione, sulla natura antica o moderna dei materiali utilizzati, restituite attraverso immagini a infrarossi. Questa mole di dati sarà poi trasmessa ai restauratori, in modo che possano armonizzare le parti originali non solo con quelle ridipinte, ma anche con quelle restaurate in passato.
Un’occasione imperdibile, per il visitatore, non solo per rendersi conto di quale e quanto lavoro c’è dietro il recupero di pezzi tanto rari e preziosi, ma anche per ammirare uno dei capolavori del grande maestro rinascimentale, ancora incredibile nonostante il lungo e inesorabile cammino attraverso le pieghe del tempo.

 

 

Mancano ormai pochi giorni all’inizio della prima edizione del Terni Influencer & Creator Festival e si allunga la lista dei partecipanti che animeranno le location ternane dal 14 al 16 aprile.

Dal 14 al 16 aprile, Terni diventerà il palco ufficiale del TIC Festival: un evento organizzato dall’Associazione Culturale Umbria for the Future che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento nazionale per il mondo degli influencer, dei creator e dell’industria digitale.
Ma non solo. Il TIC Festival sarà l’occasione giusta per confrontarsi con gli addetti ai lavori di un mondo che, negli ultimi anni, ha visto nascere fenomeni digitali – ma dall’impatto reale – e che ha saputo veicolare messaggi e valori importanti che vanno dall’inclusività e sostenibilità al benessere psico-fisico, passando anche per la musica, il food, l’editoria e l’intrattenimento.

 

 

Molti gli ospiti confermati per oltre cinquanta eventi, ciascuno dei quali inserito in un ricco programma suddiviso in otto categorie. Si parte con il “TIC Talk”: uno spazio dove confrontarsi sui diversi cambiamenti portati dall’avvento dei Social Network. Si alza il volume con il “TIC Music”: un palco dedicato alla musica dal vivo, sul quale si alterneranno cantanti e musicisti che hanno trovato nei social un luogo ideale dove condividere con il pubblico la propria musica. Il “TIC Book” consisterà invece in un’area dedicata alla presentazione di nuovi libri, durante la quale scopriremo il ruolo importante che anche i social stanno ricoprendo nell’avvicinare di nuovo i giovani alla lettura. Accanto al TIC Book, troviamo anche il “TIC School” – un progetto nato in collaborazione con gli istituti scolastici locali – e lo spazio del “TIC Art”, che ospiterà iniziative dedicate al mondo dell’arte e, in particolare, a quello della street art, con tanto di esibizioni live. Per gli amanti dei videogames, si entra nel “TIC Game”: una galassia interamente dedicata agli appassionati, con sessioni live di gioco e incontri con i gamer italiani più seguiti. Via libera alla creatività e alla conoscenza nei “TIC Workshop“: spazi pensati per l’approfondimento e l’apprendimento. A completare il tutto, il “TIC Stories” sarà lo spazio interattivo nel quale creator ed influencer condivideranno le proprie esperienze e storie di vita con l’intento di ispirare la collettività e rispondere alle tante curiosità del pubblico.

Per quanto riguarda le location, il TIC Festival animerà il centro della città, mappando alcuni dei luoghi più significativi di Terni: dal Teatro Secci al Cinema Politeama, dal Caffè Letterario della Biblioteca Comunale di Terni al PalaSì, dal FAT Art Club al Bloom, includendo anche alcuni degli istituti superiori della città. Tutti gli eventi, in ogni location, saranno interamente gratuiti.

Svelati infine altri nomi che prenderanno parte a questa prima edizione: Chef Max Mariola, vera e propria star del web nonché noto volto di Gambero Rosso Channel; Andrea Moccia, divulgatore scientifico e fondatore di Geopop; Giò Sada cantautore, musicista e vincitore della nona edizione del talent show X Factor.

Inoltre, direttamente da Mare Fuori, serie TV che sta riscuotendo un crescente successo tra il pubblico, arrivano Serena Codato (in arte Gemma Doria) e Francesco Panarella (in arte Luigi Di Meo, soprannominato Cucciolo). I due attori si inseriscono all’interno di alcune tra le tematiche sensibili che il festival intende trattare, come quello della violenza sulle donne e della lotta contro ogni forma di discriminazione, anche sotto la sfera dell’orientamento sessuale. Nella serie TV, infatti, Gemma è vittima di violenze fisiche e psicologiche da parte del suo partner, mentre Cucciolo è segretamente omosessuale. La partecipazione al meet&greet con i protagonisti di Mare Fuori, prevista per domenica 16 Aprile, ore 17.30, al Teatro Secci, sarà totalmente gratuita (come il resto degli eventi del Festival), ma con prenotazione obbligatoria tramite il seguente sito: https://www.wobindaproduzioni.com/mare-fuori-tappe-del-tour/ dalle ore 15.00 del giorno martedì 11 aprile.

Un ringraziamento speciale va a chi ha creduto sin dall’inizio nel progetto e reso possibile questa prima edizione, ovvero la Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni. Grazie anche al patrocinio e supporto del Comune di Terni, della Regione Umbria, della Provincia di Terni, dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Umbria e dell’Ordine degli Psicologi della Regione Umbria. Main Sponsor dell’evento sarà Enel.

 


Per essere aggiornati in tempo reale sul programma e tutte le iniziative della manifestazione vi invitiamo a visitare il sito www.ticfestival.it e le pagine social: https://www.instagram.com/tic_festival/, https://www.facebook.com/ticfestival, https://www.linkedin.com/company/tic-terni-influencer-creators-festival/ e https://www.tiktok.com/@tic_festival.

Il 6 e 7 maggio, a Villa Pieve, due giorni con ospiti, laboratori e una mostra mercato per scoprire tutti i segreti della terra e dei suoi prodotti.

La Spesa nell’Orto – l’evento che trae ispirazione dall’omonimo canale YouTube – fa le cose in grande e si sta preparando per la seconda edizione, che si terrà il 6 e il 7 maggio 2023 a Villa Pieve, un’elegante residenza d’epoca ai piedi di Corciano (Perugia). L’evento – completamente gratuito – racconterà la biodiversità e la rigenerazione del suolo attraverso meeting con ospiti che parleranno di orto, ambiente, frutti antichi, permacultura, alberi e molto altro; e con vivaci laboratori pratici per adulti e bambini.

 

Villa Pieve

 

«Rispetto alla prima edizione siamo cresciuti, con l’obiettivo di diventare un appuntamento fisso annuale. Per questo abbiamo diversificato l’offerta dei servizi: ci sarà un ambito informativo e congressuale, ma allo stesso tempo vogliamo sporcarci le mani con i laboratori per tutte le età. Sarà presente anche un’area Kids con giochi, letture e sport. A tutto questo si aggiunge la mostra mercato con la presenza di piccole aziende e produttori – quattro arrivano anche da fuori Umbria. Sarà un’occasione per conoscere le novità e acquistare i loro prodotti» spiega Filippo Fagioli, ideatore dell’evento e volto del canale YouTube.

 

Filippo Fagioli

 

La punta di diamante della due giorni è il laboratorio che prevede la costruzione del Keyhole Garden, un orto a letto rialzato costruito con materiali di recupero, spesso utilizzato in permacultura. Il laboratorio sarà tenuto da Alessandro Valente di Permaculture Training, uno dei maggiori esperti italiani. «Si tratta di una tipologia di orto che serve a contrastare la siccità e favorire il risparmio idrico. Un argomento molto attuale in questo periodo. Nel corso della mattinata di domenica, Alessandro Valente terrà una lezione sul concetto di permacultura. Siamo anche molto orgogliosi di avere avuto il patrocinio ufficiale di Slow Food Italia e un delegato regionale sarà presente all’evento» prosegue Filippo Fagioli.

Tanti gli ospiti che si alterneranno nel corso dei diversi convegni (uno ogni 30 minuti): Vanni Ficola, agrologo; Isabella Dalla Ragione, presidente della Fondazione Archeologia Arborea; Cristiano Spilinga, naturalista; Fabio Fumi, fondatore di GermoglioSì; David Grohmann del San Pietro Green Team; Antonio Brunori, segretario generale di PEFC Italia; Valentina Dugo; Livia Polegri; Luca Crotti; Matteo Cereda di Orto da Coltivare; e Matteo Giglietti, docente in Scienze Agrarie.

 

 


Scopri il programma 

Evento  Cicloturistico/Cicloescursionistico per : E-BIKE / GRAVEL / MTB

Il programma

ORE 08:00 Ritrovo presso il Polo Museale di San Francesco a Trevi, Registrazione dei Partecipanti e consegna dei Pacchi di Partecipazione

ORE 09:00 Saluti Istituzionali del Presidente dell’Associazione ITALIA LANGOBARDORUM, che coordina i sette siti UNESCO dei Longobardi in Italia, del Responsabile del Polo Museale di San Francesco, del Sindaco di Campello sul Clitunno e del Sindaco di Trevi.

ORE 09:15 Briefing con i partecipanti e Partenza verso i sentieri della Fascia Olivata, già patrimonio Agricolo della FAO

ORE 10:00 Arrivo presso il Frantoio Gaudenzi e sosta con Ristoro a base di Bruschetta con Olio Extra Vergine di Oliva di ultima molitura.

ORE 11:00 Arrivo al Tempietto sul Clitunno, sito UNESCO, ingresso al Sito e descrizione dello stesso da parte di personale competente, foto e ripartenza.

ORE 12:05 Arrivo alla piana delle cosiddette CANAPINE, unica zona di produzione del SEDANO NERO DI TREVI presidio Slow Food dell’Umbria; descrizione del presidio Slow Food e delle fasi di produzione del Sedano Nero di Trevi e della Chiesa di S.Maria in  Pietrarossa che si incontrerà sulla via del rientro a Trevi

ORE 12:30 Passaggio nei pressi della Chiesa di S. Maria in Pietrarossa e della Necropoli Longobarda i resti della quale, sono magnificamente conservati presso il Polo museale di San Francesco in Trevi, alla sezione Longobarda.

ORE 13:00 (circa) rientro a Trevi e fine dell’evento.

In occasione delle celebrazioni del cinquecentenario del Perugino, è possibile ammirare la mostra a Palazzo Baldeschi dal 21 giugno al 2 ottobre 2023

Rendere evidente il legame artistico che, a distanza di quasi 500 anni, unisce idealmente l’arte del Perugino con l’opera di Alberto Burri. È l’obiettivo della mostra NERO Perugino/Burri, voluta da Fondazione Perugia nell’ambito delle attività promosse per le celebrazioni per il Cinquecentenario dalla morte di Pietro Vannucci, che mette in dialogo le opere di quelli che forse sono i due maggiori artisti di origine umbra accomunate dalla suggestiva e peculiare soluzione formale del fondo nero, da cui il titolo dell’evento.

La mostra è stata presentata nei dettagli dalla Presidente di Fondazione Perugia Cristina Colaiacovo e dai due curatori della mostra, la storica dell’arte Vittoria Garibaldi e il Presidente della Fondazione Burri Bruno Corà. “L’Intuizione di mettere a confronto i due maestri – ha spiegato la Presidente Colaiacovo – si è sviluppata a partire dal desiderio di valorizzare, in occasione del Cinquecentenario, il gioiello più prezioso della collezione d’arte di proprietà della Fondazione: la tavoletta del Perugino Madonna con il Bambino e due cherubini. Da qui ha avuto origine il percorso, che inizialmente doveva essere dedicato al solo Pietro Vannucci e che, successivamente, ci ha condotto, grazie alla competenza dei curatori, a una mostra originale che rappresenta una vera novità nel panorama espositivo. Siamo molto grati alla Fondazione Burri per questa proficua collaborazione tra istituzioni culturali del territorio che continueremo a coltivare a beneficio dell’attrattività della nostra regione”.

 

 

Saranno circa 20 le opere esposte dal 21 giugno al 2 ottobre 2023 a Palazzo Baldeschi in Corso Vannucci a Perugia accuratamente selezionate dai due curatori. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Burri, che ha messo a disposizione le opere dell’artista tifernate, e agli importanti prestiti di prestigiosi musei, a partire dalla Galleria Nazionale dell’Umbria fino alla Galleria degli Uffizi e al Museo del Louvre, è stato possibile creare un percorso espositivo suggestivo che fa emergere i tratti comuni di due artisti pari per grandezza e solo apparentemente distanti. Le opere dei maestri Rinascimentali e del Perugino, in particolare, hanno infatti rappresentato per Burri una fondamentale fonte di ispirazione. L’elemento più evidente che accomuna le opere in mostra è lo sfondo nero, privato quindi delle ambientazioni paesaggistiche o prospettico-architettoniche e che rappresenta una grande innovazione per l’epoca del Perugino ed uno dei tratti più ricorrenti nell’opera di Burri.

 

Rosso Plastica di Alberto Burri

 

Ma gli aspetti comuni non finiscono qui come ha spiegato Vittoria Garibaldi che ha curato la grande mostra sul Perugino del 2004: “Ho avuto l’onore di conoscere ma soprattutto di frequentare Alberto Burri negli anni ottanta. Era solito ripercorrere le vie del Rinascimento dell’Italia centrale insieme ai suoi più cari amici come Nemo Sarteanesi. È questo un dialogo dalle radici lontane e che trova conferma nelle linee, nelle forme e nelle sensibilità cromatiche che uniscono i due grandi artisti.”

Dal canto suo Bruno Corà afferma: «Le affinità da cogliere in questo episodio espositivo con il Perugino, così come avvenuto nel 2015 in occasione del confronto di Burri con Piero della Francesca  e perfino col Signorelli, risiedono nel rapporto tra le loro opere che Brandi ha definito “allotropico”, cioè di creazioni che pur avendo aspetti diversi sono accomunate da una stessa sostanza: essa riguarda, infatti, oltre il colore nero, l’esigenza irrinunciabile di forma, spazio ed equilibrio nell’opera».

La Pasqua è alle porte e tutti si accingono a mangiare uova di cioccolato: al latte, fondente o bianco poco importa. Ma conoscete tutte le sue caratteristiche e la sua storia?

Se ti chiedessi di nominare – a bruciapelo – un prodotto dolce, sono convinto che mi risponderesti: «Il cioccolato» o comunque un preparato che lo contenga. Sarei curioso di sapere qual è stato il tuo primo pensiero: scrivimelo se ti va! Ma il cioccolato possiamo ironicamente definirlo come la risposta corretta a tutte le domande. Lo affermiamo noi oggi, ma in realtà i primi a pensarlo furono i Maya e gli Aztechi che, oltre 3.000 anni fa, cominciarono con la coltivazione della pianta del cacao da cui poi si è arrivati alla produzione del cioccolato. Le più celebri leggende associano il cioccolato alla dea della fertilità, al punto che veniva offerto in tributo, insieme all’incenso, alle divinità della loro religione.

 

Lo chef Alessio Berionni

 

Secondo una leggenda azteca, la pianta del cacao fu donata dal dio Quetzalcoatl agli esseri umani per alleviare la fatica. Sappiamo ora che le fave di cacao contengono in effetti alcaloidi coma la teobromina e anche delle proprietà energizzanti. In quantità minore, caffeina. Elevato, inoltre, il suo potere antiossidante, a cui vengono attribuite anche virtù antidepressive, grazie alla presenza di serotonina, sostanza coinvolta nella regolazione dell’umore. Ricco di vitamine e minerali, il cacao contiene inoltre flavonoidi che influiscono sui livelli di colesterolo e arreca benefici anche per la salute cardiovascolare. Di contro, è sconsigliato nelle persone soggette a ipertensione e nervosismo, nonché ai bambini al di sotto dei tre anni. I preziosi semi arrivarono in Europa dopo il quarto viaggio di Cristoforo Colombo, ma è solo dalla prima metà del Cinquecento che Hernán Cortés, il conquistatore del Messico, iniziò una vera e propria importazione di questa nuova merce nel vecchio continente. Da quel momento, la bevanda, allora consumata con aggiunta di zucchero, anice, cannella e vaniglia, ebbe lo strepitoso, esponenziale successo che tuttora detiene.
Nel Seicento il cacao inizia a essere prodotto anche in Italia, soprattutto a Firenze e a Venezia, ed è grazie alla scuola torinese che nel 1819 Francois-Luis Cailler fonderà la prima fabbrica svizzera di cioccolato. Successivamente, nei primi anni del Novecento, il genovese Bozelli metterà a punto una macchina per raffinare la pasta di cacao, mentre l’olandese van Houten s’ingegnerà a trovare il modo di separare il burro di cacao. Nel 1865, a Torino, Caffarel, mescolando cacao e nocciole, avvierà la produzione di cioccolato gianduia, mentre una decina di anni dopo lo svizzero Daniel Peter inventerà il cioccolato al latte. La prima produzione di cioccolato fondente, avviata a Berna nel 1879, si deve invece a Rodolphe Lindt, mentre a Frank Mars l’invenzione della prima barretta al cioccolato, apparsa a Chicago nel 1923.
Il cioccolato è, nella sua forma originaria nonché attuale, il cioccolato fondente, un preparato di polvere di cacao, burro di cacao, vaniglia e zucchero. Per ottenere cioccolato al latte, agli stessi ingredienti si aggiunge del latte (o in polvere o condensato) mentre, per il cioccolato bianco, si integra egualmente il latte, ma non si impiega la polvere di cacao.

 

Fondente, al latte e bianco

Adesso, invece, spostiamoci sulle tipologie di cioccolato e l’impiego consigliato in funzione della preparazione. Regola sempre valida in cucina è: al di là dello specifico tipo, acquistare materie prime di qualità è la base per un grande risultato. Il cioccolato, come ingrediente principale per altre preparazioni, può essere usato nelle sue tre grandi categorie: fondente, latte, bianco.
Sono amante di quello fondente 98% e lo uso per uno dei miei cavalli di battaglia, una mousse al cioccolato fondete, affumicato e accompagnato da un caramello salato croccante.

La Ballata del Trasimeno, il film realizzato dalla VisualCam APS, dopo il sold out della prima visione al Cinema Zenith di Perugia, ora sta girando i festival sia nazionali sia internazionali e ad oggi ha conquistato tre awards: all’8 & Halfilm Awords 2023 “Best European Comedy”, al Frida Film Festival 2023 “Best European Short Film” e al Ponza Film Awards 2023 “Best Short Film”.

Il mediometraggio nasce dall’intuizione di due membri del direttivo della VisualCam APS, Mauro Magrini regista dell’opera e Arianna Fiandrini autrice e attrice della stessa. Partendo dall’amore per il territorio e la sua cultura e dalla loro esperienza collaborativa in qualità di studio videofotografico al Trasimeno Blues si sono chiesti: perché non raccontare l’Umbria, con le sue tradizioni e contaminazioni attraverso una storia blues? Da questa domanda nasce “La Ballata del Trasimeno” che vede come protagonista l’attore romano, anche lui innamorato del territorio umbro, Massimiliano Varrese.

 

Il soggetto

Protagonista de La Ballata del Trasimeno è un poliziotto, interpretato da Massimiliano Varrese, che in una missione come infiltrato, viene scoperto dalla malavita. Viene così messo in atto il programma di protezione, organizzato dal vicequestore (Antonio Ballarano), il quale lo nasconde in Umbria presso un contatto fidato, cambiando la sua identità in Roberto Giansoni (richiamo a Robert Johnson bluesman dei primi del Novecento). Il contatto ospite di Giasoni è Renzo (Mirko Revoyera), un pescatore del lago Trasimeno, che lo accoglie sotto la sua ala protettiva e lo istruisce alla pesca. Roberto inizialmente è scontroso, anche perché proviene da un ambiente cittadino e ha frequentato i bassifondi, ma poi grazie al suo nuovo mentore, alla magnificenza della natura e dell’ambiente rurale si apre e si rasserena. Jart (Fabrizio Martin), un chitarrista bluesman, gli fa conoscere il Trasimeno Blues e lì Roberto incontra Giulia (Arianna Fiandrini), fotografa del festival. Queste due nuove amicizie lo aprono a una socialità semplice e naturale, portandolo a riscoprire sé stesso. Per lui sarà un vero e proprio cambiamento, che lo porterà a riscoprire la semplicità delle tradizioni, la forza di Madre Natura e il suono spirituale del blues. Roberto ritornerà al suo vecchio lavoro? Il film è stato realizzato con la collaborazione di Novifilm, di Philms, dello Studio Teclas e di tutto lo staff tecnico e cast, il sostegno di Regione Umbria, Unione dei Comuni del Lago Trasimeno, Comune di Castiglione del Lago, Comune di Magione, GAL Trasimeno Orvietano, Umbria in Vespa, Frantoio Berti, Farma Centro e Trasimeno Blues.

 

VisualCam APS

Visualcam APS è un’Associazione culturale di Promozione Sociale con sede a Corciano che opera nel settore cineaudiovisivo e nelle arti in generale. Il direttivo è composto da professionisti specializzati sia in produzioni di format tv – dall’idea alla realizzazione – sia di documentari, cortometraggi e produzioni musicali.

 


Sito web dove troverete foto e video www.laballatadeltrasimeno.it

Link del trailer https://www.youtube.com/watch?v=DIVqJe6mQmY

L’opera realizzata, tra il 1499 e il 1504 dall’artista toscano, ha ispirato anche gli affreschi della Cappella Sistina di Michelangelo.

«Il Giudizio Universale è senza dubbio il capolavoro di Luca Signorelli. Secondo Giorgio Vasari, Michelangelo lo osservò attentamente per dipingere poi il suo Giudizio Universale». A dircelo è il professor Giuseppe Della Fina, consigliere dell’Opera del Duomo di Orvieto.

 

Particolare dell’Inferno, Luca Signorelli

 

Una grande macchina scenica, un colossal cinematografico che – con le sue 7 scene (Anticristo, Finimondo, Resurrezione dei corpi, Inferno, Paradiso, Chiamata degli eletti e i Dannati) – ha la capacità di coinvolgere e portare al suo interno lo spettatore, o il fedele, come solo un film visto al cinema sa fare. Questo, e molto altro, è il Giudizio Universale realizzato da Luca Signorelli, che si trova all’interno del Duomo di Orvieto nella Cappella Nova o di San Brizio e che prese vita tra il 1499 e il 1504.
«Il primo contratto con l’artista toscano venne stipulato nel 1499 e nel 1504 ci fu l’ultimo pagamento. Prima di lui il Beato Angelico aveva dipinto due delle vele del soffitto (Cristo Giudice tra angeli e Profeti). Possiamo dire che quest’opera vanta la mano di due grandi maestri, anche se molto diversi tra loro. Dieci anni prima – nel 1489 – era stato contattato anche il Perugino, ma siccome era impegnato in altri lavori, non ha mai rispettato il contratto» racconta il professor Della Fina.

 

Paradiso, Luca Signorelli

 

Camminando sotto le volte col naso all’insù si osservano le diverse fasi del Giudizio Universale, che suscitano un grande coinvolgimento emotivo. È possibile percorrere due sentieri visivi: «Se seguiamo un filo cronologico si deve partire dalla scena dell’Anticristo che racconta i movimenti politici e sociali dell’epoca, per passare poi a quella del Finimondo (che si trova sulla parete d’ingresso), seguita della Resurrezione dei corpi o della carne (con gli scheletri che riprendono muscoli e carne), per arrivare al Giudizio Universale vero e proprio con la Cattura dei dannati da una parte e la Chiamata degli eletti dall’altra. Se invece si volesse seguire una sequenza teologica, dovremmo iniziare la visione dal centro in cui è dipinta – sopra l’altare – la vela del Cristo Giudice, con a sinistra il Paradiso e a destra l’Inferno, separati da una finestra. Si proseguirebbe lungo le altre pareti, che raffigurano le scene che precedono il momento del Giudizio. Per dipingere l’opera, Signorelli ha preso ispirazione dal Vangelo di Matteo e dalla Divina Commedia, tant’è vero che raffigura Dante nella scena dei Beati del Paradiso insieme a diversi personaggi del mondo antico e medievale. Il ritratto del Sommo Poeta è tra i più celebri che conosciamo. Signorelli stesso poi si raffigura nella scena dell’Anticristo (in una sorta di firma) insieme a un altro uomo: per molti è il Beato Angelico – io credo che abbiano ragione – mentre altri sostengono che potrebbe essere Antonio Albèri, uno dei teologi che ha ispirato la scelta delle sue rappresentazioni» spiega Della Fina.

 

Anticristo, Luca Signorelli

Cappellina dei Corpi Santi

La mano di Luca Signorelli si estese anche alla cappellina a destra dell’ingresso della Cappella Nova: lì l’artista nel 1503 ha affrescato la Pietà di Cristo con ai lati i santi Pietro Parenzo e Faustino, particolarmente venerati a Orvieto. «La deposizione del corpo di Cristo è di grande bellezza. Giorgio Vasari scrisse che Signorelli gli raccontò di aver disegnato il figlio Antonio, per conservarne il ricordo dopo la sua morte prematura. È molto probabile che poi questo disegno l’abbia utilizzato per rappresentare il volto di Cristo» conclude il professore.

 

 

Presentato ad Agriumbria il progetto NAMOR l’itinerario della biodiversità del territorio narnese-amerino-orvietano

Ieri ad Agriumbria a Bastia Umbra è avvenuta la presentazione del progetto NAMOR l’Itinerario della Biodiversità del territorio di Narni, Amelia, Orvieto, curato dal 3A Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria. È un progetto di valorizzazione delle varietà e razze locali iscritte all’Anagrafe Nazionale della biodiversità di interesse agricolo e alimentare (LN. 194/2015) e degli agricoltori che le custodiscono. L’itinerario vuole essere uno strumento di promozione del territorio Narnese – Amerino – Orvietano, delle sue produzioni agricole identitarie e delle sue ricchezze naturali, culturali e storico artistiche.

È il terzo itinerario umbro, dopo CIBUM della Valnerina e TRASIB del Trasimeno, dedicato alla parte meridionale dell’Umbria che gravita intorno alle città di Narni, Amelia e Orvieto.

 

Importanza di rilievo del progetto, oltre ai prodotti delle coltivazioni agricole, sono i CUSTODI, ossia coloro che con il loro prezioso lavoro preservano non solo le risorse genetiche vegetali e animali a rischio di estinzione ma anche le tradizioni e le conoscenze tramandate da generazioni. Il Comune di Lugnano in Teverina in virtù della intensa attività che svolge per il miglioramento e la gestione della Collezione Mondiale degli Ulivi Olea Mundi, ha ricevuto ieri l’attestato di Custode dai curatori del Progetto. Un unicum del suo genere che deve essere condiviso con l’intera comunità e soprattutto con chi opera nel settore agricolo ed Agroalimentare. Una intera comunità che cresce culturalmente, per difendere le eccellenze e la qualità dei prodotti dell’intero territorio amerino, definendo un vero modello da seguire per le generazioni future.

 

Un motivo di orgoglio da condividere con tutti gli attori che in questi quasi dieci anni si sono adoperati per la gestione della Collezione Olea Mundi: il CNR di Perugia, il 3A PTA di Todi e la Cooperativa Luniano. Il portale del progetto NAMOR, che è già attivo, fruibile per visitare questa nuova frontiera delle eccellenze locali simbolo non solo della qualità dei nostri prodotti ma della difesa del nostro patrimonio ambientale, oltre ai protagonisti del progetto promuove anche i punti di interesse territoriali come monumenti e strutture ricettive. Un ulteriore tassello alle tante iniziative che si propongono di rilanciare un intero territorio.

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