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Alla Biblioteca degli Arconi ciclo di 4 conferenze a cura della Biblioteca Augusta

La Biblioteca comunale Augusta, temporaneamente chiusa al pubblico per interventi di ristrutturazione, propone un ciclo di 4 conferenze che saranno tenute, tra i mesi di marzo e maggio 2023, presso la nuova Biblioteca degli Arconi.

Corali, foto Biblioteca Augusta

In questo modo essa intende offrire alla cittadinanza, ovvero ad un pubblico più vasto di quello dei suoi frequentatori abituali, una visita virtuale nei propri depositi di materiale antico, presentando alcuni libri, documenti e fondi che costituiscono dei veri tesori della biblioteca.

Le conferenze vogliono avere un intento colloquiale e divulgativo: i protagonisti saranno i libri e documenti, presentati tramite una ricca serie di immagini proiettate su grande schermo, che ne evidenzieranno caratteristiche e particolarità. I Corali di San Domenico, con le loro ricche miniature duecentesche e trecentesche, saranno il tema della prima conferenza.

I Corali

È del 2006, ormai 17 anni fa, la mostra perugina che ebbe un gran successo Canto e colore. I Corali di San Domenico di Perugia, dedicata appunto a questi monumentali manoscritti, libri di coro databili alle fine del XIII e all’inizio del XIV secolo, conservati dalla Biblioteca comunale Augusta di Perugia. In occasione di questa e della pubblicazione del catalogo, furono approfonditi gli studi, da parte di più specialisti, su questi documenti e sulla cultura che li produsse.
La Biblioteca Augusta intende mostrare alla cittadinanza questo importante materiale, 21 manoscritti di grande formato e riccamente decorati. Lo fa all’interno di un piccolo ciclo di conferenze che, in modo divulgativo, intende aprire virtualmente i suoi depositi a tutta la cittadinanza, non solo ad un pubblico di specialisti e studiosi.

Si parlerà di questi libri manoscritti e della loro manifattura, un’impresa editoriale imponente. Ma ad introduzione si accennerà alla storia del convento domenicano del periodo, nonché alla liturgia medievale della quale sono testimonianza.  In conclusione si darà spazio ad una panoramica sulle miniature, nell’ambito della produzione artistica perugina, ma non solo, tra fine ‘200 e inizio ‘300. Ne parleranno i due bibliotecari dell’Augusta, Francesca Grauso, conservatrice di manoscritti, ed Emilio Ravaioli, esperto di Storia dell’Arte.

Gli altri appuntamenti

Seguirà l’affascinante storia della nascita della Biblioteca Augusta, istituzione culturale di assoluta eccellenza e fra le più antiche biblioteche pubbliche europee, creata tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo grazie alla generosità e alle capacità non comuni del bibliofilo perugino Prospero Podiani. Si proseguirà poi con una immersione nelle antiche biblioteche perugine, attraverso le peculiarità di alcuni manoscritti che raccontano storie di studio… e di viaggi, per finire curiosando tra le variegate carte di un amatissimo personaggio del ‘700 perugino, Annibale Mariotti.

Programma

venerdì 17 marzo, ore 17.00

Parole dipinte. I Corali di San Domenico di Perugia

a cura di Francesca Grauso e Emilio Ravaioli

 

venerdì 31 marzo, ore 17.00

Prima degli Arconi. Prospero Podiani, l’Augusta e l’origine della biblioteca pubblica

a cura di Paolo Renzi

 

venerdì 14 aprile, ore 17.00

Libri antichi in antiche biblioteche

a cura di Francesca Grauso

 

venerdì 5 maggio, ore 17.00

Un perugino del ‘700. Tra le carte di Annibale Mariotti

a cura di Francesca Grauso e Emilio Ravaioli

 


Le conferenze sono gratuite, è consigliata la prenotazione tramite email biblioarconi@comune.perugia.it o al numero 0755772732 per non superare la capienza prevista della sala.

Per chi vuole scoprire il territorio di Perugia e dintorni, è uscito il calendario delle escursioni organizzate dal Comune di Perugia e da Asd Centro Rematori Passignano con la collaborazione del Gruppo Speleologico CAI Perugia.

Si parte con i primi due appuntamenti il prossimo weekend:

– sabato 18 marzo Acquedotto dei Consevoni: visita all’antica stazione dell’acquedotto cittadino con escursione nei boschi circostanti. Buffet di prodotti del territorio!

– domenica 19 marzo Monte Tezio: escursione al sentiero Miralago-Bellucci con visita delle grotte e delle neviere.


Per prenotazioni scrivere ad aroundperugia@gmail.com

Come ogni giovane chef con la mia esperienza, ho avuto il piacere di intraprendere la strada della cucina molecolare, rimanendo sempre molto stupefatto dalle sue potenzialità.

Ma che cos’è la cucina molecolare? Si tratta di una scuola di pensiero, oltreché di cucina, nata anni fa e di cui fanno parte cuochi, appassionati gastronomi e scienziati, ma anche fisici e chimici. La sua filosofia è investigare i processi che intervengono nella preparazione dei cibi e che solitamente vengono applicati senza conoscere quel che succede. Ma ci sono altri obiettivi: studiare i detti, i proverbi e le conoscenze culinarie popolari, per scoprire se contengono qualcosa di vero o se sono solo tradizioni e superstizioni. E anche innovare la cucina tradizionale, inventando nuovi piatti, nuovi ingredienti e nuovi metodi di preparazione, nonché di cottura, infatti spesso uso questo metodo per facilitare e impressionare il mio ospite.

 

Preparare il gelato in pochi secondi

Prendiamo per esempio il gelato: io lo preparo con l’azoto liquido. L’azoto è la componente principale dell’aria che respiriamo e viene liquefatto per mezzo di un processo di raffreddamento energeticamente dispendioso. La temperatura dell’azoto liquefatto è di quasi 200 gradi sotto zero. A temperatura ambiente evapora molto rapidamente, congelando tutti i corpi con cui viene in contatto, mani comprese – ve lo posso assicurare. Per fare il gelato basta prendere gli ingredienti necessari (latte, panna, zucchero, uova…) versarli in un recipiente e aggiungere azoto liquido. L’azoto è freddo e gli ingredienti vengono congelati quasi istantaneamente. Inoltre, essendo liquido, quando arriva al punto di ebollizione inizia a bollire, il che garantisce il necessario mescolamento. Teoricamente chiunque può prepararsi il gelato in una manciata di secondi, anche a casa (non è più rischioso di una frittura in olio bollente) ma l’azoto liquido non è di facile reperibilità, per lo meno non al supermercato.

Cucinare un uovo al tegamino senza gas

Semplicissimo. Rompete l’uovo nella padella, prendete dell’alcol etilico (quello che si usa per fare i liquori) e versatelo sopra l’uovo: si solidificherà quasi all’istante. L’alcol etilico, al pari del calore, è in grado di denaturare le proteine dell’uovo provocando la solidificazione quasi immediata. Volendo provare una variante, si possono mescolare le uova con l’alcool in un recipiente, ottenendo qualcosa di simile all’uovo strapazzato. Prima di mangiare va eliminato naturalmente l’alcol in eccesso.

Friggere con il glucosio

Per friggere è possibile sostituire l’olio con il glucosio, uno zucchero solido a temperatura ambiente, che va fatto fondere senza caramellare. In questo modo, oltre ad abbreviare i tempi di cottura, i cibi mantengono l’umidità che perderebbero con la frittura in olio.

Gnocchi… molecolari

Per preparare degli gnocchi molecolari è possibile prendere la fecola di patate, stemperarla in acqua in un pentolino e mettere il tutto sul fuoco. Appena scaldata la miscela si rapprenderà in una massa gelatinosa, che potrà essere lavorata come gli gnocchi tradizionali.

 

 

Tutta la cucina è molecolare, perché cucinare è una trasformazione chimica. Cuocere una bistecca vuol dire denaturarne le proteine, aggiungere vinagrette all’insalata significa cambiarne il PH. Forse non lo sappiamo, ma per cuocere la pasta stiamo preparando una soluzione chimica. Insomma, sono molto vicino a questo tipo di cucina ma comunque non tralasciando mai la tipicità dei prodotti veramente buoni che ci offre la nostra terra.

 


Per saperne di più

Lugnano in Teverina sorge su un colle roccioso a forma di luna appartenente al complesso dei Monti Amerini e, dall’alto delle sue mura, si gode di uno splendido panorama che spazia sulla valle del Tevere, il fiume che gli dà il nome bagnandone le terre.

Il territorio collinare è il luogo ideale per coltivazioni cerealicole, per vigneti e oliveti dai quali si estrae un olio extravergine di alta qualità (Lugnano appartiene alla rete delle Città dell’Olio); l’aria sana e il clima sempre mite lo rendono un luogo ameno. Il suo primo nome documentato (nel 1290) è Lugnanum Tyburinae: l’ipotesi è che il borgo sia sorto a opera degli abitanti della sottostante valle del Tevere (Teverina) spostatisi per sfuggire alla malaria intorno al VI sec. d.C.
Il termine Lugnano potrebbe derivare da Lucus Jani, bosco di Giano, il cui corrispondente femminile è la luna, presente sullo stemma comunale.

 

Veduta di Lugnano in Teverina

 

Fin dall’epoca romana ha fatto parte del territorio amerino, come testimoniano importanti ritrovamenti archeologici nel sito di Poggio Gramignano. Il suo sviluppo sociale ed economico però avviene nel Medioevo, e culmina nella trasformazione in Comune intorno all’anno 1000. Dal XI al XIV secolo Lugnano è soggetto a vari nobili che si contendono il territorio, incaricati dai Papi della difesa di un’area che apparteneva allo Stato Pontificio. Nel 1449, su ordine di Pio II, vengono restaurate le mura e nel 1508 – in seguito ai soprusi da parte dei signori delle città circostanti – i lugnanesi istituiscono lo Statuto della Terra di Lugnano con il quale regolano ogni aspetto della vita sociale e delle relazioni tra i membri della comunità. Nel 1650 viene costruito Palazzo Pennone, dimora del governatore della Sede Apostolica fino al XVIII secolo e ora sede del Comune: la costruzione ricorda l’immagine suggestiva del pennone di una nave e svetta imponente sul borgo. Lugnano ancora oggi è racchiuso all’interno delle mura difensive, risalenti al IX secolo; tra i suoi torrioni si può ammirare integra la Torre Palombara che, con la sua colomba bianca, ricorda che questo era il borgo dei piccioni viaggiatori.
Entrando da Porta Sant’Antonio si raggiunge il centro e piazza Santa Maria (già Platea S. Maria) dove si affaccia la Chiesa omonima, considerata oggi monumento d’importanza nazionale: un gioiello d’arte romanica che già da solo vale il viaggio a Lugnano. La tradizione vuole che sia stata costruita sopra una precedente chiesa eretta da Desiderio, re dei Longobardi.
Girovagando per il borgo ci si perde in vicoli, archi, scalinate e piazzette, come quella di Campo dei Fiori. Da vedere anche le Chiese di Sant’Andrea e Santa Chiara, i Conventi di Sant’Antonio da Padova e di San Francesco e la Chiesetta di Santa Maria del Ramo o di Ramici che, isolata su un poggio, è un luogo mistico costruito agli inizi del Quattrocento.

 

cosa vedere in umbria

Alcuni ritrovamente provenienti dalla necropoli di Poggio Grammignano

 

Infine, da non perdere è l’Antiquarium Comunale, che raccoglie i materiali archeologici rinvenuti negli scavi della villa romana (I sec. a.C.) di Poggio Gramignano: mosaici, vetri, utensili di bronzo, ceramiche e anfore, alcune delle quali usate come sepoltura di bambini, ne sono stati ritrovati ben 47. La villa fu infatti riutilizzata nel V secolo come necropoli.
Un ultimo suggerimento: assaggiate il bocconcello di San Francesco, una ciambella al formaggio a cui è dedicata una sagra (a ottobre); nel periodo della vendemmia da provare è invece il tipico pane col mosto, mentre nel corso dell’Estate Lugnanese (luglio-agosto) il borgo si anima con manifestazioni culturali e gastronomiche. Alla fine di ottobre non perdete Andar per Frantoi e Mercatini con degustazioni e vendita di olio extravergine prodotto nei frantoi locali.

 


Per saperne di più

«Sono convinto che difendere il proprio patrimonio identitario sia un fatto essenziale e utile, in senso assoluto. Più caratteri specifici possiedi e più sei disposto ad aprirti al mondo esterno. Può sembrare paradossale, ma è così: è una questione di sicurezza nei confronti degli altri, individui o popoli che siano». (Riccardo Francovich)

Il mercato e il circuito dei mestieri di Bevagna hanno vinto il Premio Francovich, ottenendo il 35,86% dei voti. La consegna del riconoscimento è in programma a tourismA 2023 (Salone dell’archeologia e del turismo culturale), sabato 25 marzo, alle ore 12, nell’auditorium del Palacongressi di Firenze. Anche nel 2020 Bevagna e il Mercato delle Gaite, insieme al Museo Regionale della Ceramica di Deruta (l’Umbria unica regione in gara con due candidati) sono stati in corsa per aggiudicarsi il premio.

Un premio prestigioso che si aggiunge agli altri ricevuti negli anni precedenti. Grazie a chi ha votato, ma soprattutto grazie, a chi tanti anni fa ha creduto nel progetto, ha ricostruito con passione e amore mercato e mestieri; a chi con tenacia ha creduto nel circuito dei mestieri e ha continuato a farli rivivere negli anni; a chi ha fatto sì  – senza dimenticare chi non è più tra noi – che la festa diventasse, in tempi brevissimi, la rievocazione storica medievale più bella e più filologicamente corretta nel vasto panorama di rievocazioni storiche umbre e italiane. Da ricordare che il prof. Riccardo Francovich è stato giudice della Gara Mestieri, durante il Mercato delle Gaite, negli anni 1997 e 2004 e che le botteghe del setificio, del dipintore, della cartiera e della cereria sono visitate da circa 40.000 turisti nel corso di dodici mesi.

 

Mercato delle Gaite, foto by Facebook

Il Premio

Riccardo Francovich è stato archeologo e medievista italiano. Ha insegnato Archeologia Medievale presso l’Università di Siena e ha diretto il Dipartimento di archeologia e storia delle arti della medesima università. Nel 1974 fondò la rivista Archeologia Medievale, diventandone direttore responsabile. Autore di una bibliografia che comprende oltre 150 titoli, si occupò di importanti scavi in Toscana e in altre regioni italiane. Morì improvvisamente nel 2007 per un tragico incidente che non ebbe testimoni. Solo pochi giorni dopo la sua morte venne intitolata alla sua memoria la Scuola di Dottorato di Ricerca in Storia e Archeologia del Medioevo, Istituzioni e Archivi dell’Università degli studi di Siena. A lui è stata dedicata la Sala Polivalente del Cassero presso la Fortezza Medicea di Poggio Imperiale, a Poggibonsi. Nel 1994 fondò, insieme a personalità di primo piano dell’archeologia medievale, la SAMI (Società degli Archeologi Medievisti Italiani).  La società, composta attualmente da quasi 800 soci, è una società priva di scopi di lucro, che si prefigge la finalità di costituire un punto di incontro e di confronto tra gli archeologi medievisti italiani e di promuovere tutte le iniziative volte all’indagine e alla valorizzazione del patrimonio archeologico di età medievale sul territorio nazionale. Per commemorare la sua profusione e passione nella diffusione del sapere archeologico e storico in ambito medievale e il suo fondamentale contributo presso il SAMI, la Società ha istituito, a partire dal 2013, un premio intitolato alla memoria del professor Riccardo Francovich, conferito al museo o parco archeologico italiano che, a giudizio dei propri soci e dei cittadini partecipanti alla votazione, rappresenta la migliore sintesi fra rigore dei contenuti scientifici ed efficacia nella comunicazione degli stessi verso il pubblico dei non specialisti. Ogni anno la giuria, che si occupa di selezionare i musei siti che concorrono, ha assegnato un premio per la divulgazione e (in alcuni casi) un premio speciale. Nelle prime due edizioni (2013-2014) la votazione è stata riservata ai soli soci SAMI; dal 2015 la votazione è stata estesa (con conteggio separato) al pubblico. Il premio, dando la possibilità di conferire attraverso una votazione aperta a ogni persona una preferenza alle candidature in lizza partecipanti alla gara che riguardano luoghi di interesse storico artistico distribuiti sul territorio italiano, è un’opportunità unica per permettere alla gente l’esperienza unica di sentirsi parte di un’unica comunità che rinsalda le proprie tradizioni e radici come parte attiva alla tutela dell’inestimabile patrimonio che una nazione come la nostra non dovrebbe mai scordarsi di avere.

 

Mercato delle Gaite

 

Per l’anno 2022 sono stati sei i musei-siti individuati dalla commissione per la X edizione Premio Parco e Museo Riccardo Franchovich. La Commissione Giudicatrice, presieduta da Paul Arthur (presidente SAMI, professore di Archeologia medievale, università del Salento) è composta da Angela Borzacconi (direttore museo Archeologico nazionale, Cividale), Giovanni Floris (giornalista e conduttore televisivo), Luigi La Rocca (direttore generale Archeologia Belle arti e Paesaggio, MIC), Gabriella Piccinni (professore di Storia medievale, università di Siena), Pietro Pruneti (direttore di Archeologia Viva), Marco Valenti (professore di Archeologia medievale, università di Siena) e ha selezionato i seguenti sei musei-siti: Bevagna: il mercato e il circuito dei mestieri; Brescia: Museo di Santa Giulia; Fasano: Parco Rupestre Lama d’Antico; Firenze: Museo dell’Opera del Duomo; Milano: Chiesa inferiore di San Sepolcro; Positano: Museo Archeologico Romano Santa Maria Assunta.

Nella storia dell’arte le donne hanno sempre avuto un ruolo di primo piano. Raffigurando armonia e fertilità, grazia e bellezza, femminilità e sensualità, sogno e mistero, l’intero universo femminile è sempre stato rappresentato.

Sogno e Mistero è proprio in quel femminile tanto evidente quanto celato, in mostra dal 3 al 12 marzo 2023 alla biblioteca comunale di Terni, con INTO HER DREAM –13 ICONS di Simona Chipi.  È l’ultima sfida dell’artista costruita attorno ad un numero, il 13, preso a simbolo di un’esclusione. Da Maria Magdala a Eva. Dalla tredicesima apostola, forse dipinta da Leonardo, nascosta, negata, cancellata a Eva, l’incarnazione dell’armonia perduta. Eva e Maria Magdala diventano così ICONS. Di sé stesse, di tutte le donne del mondo, di ogni tempo. Donne che seducono, sguardi liquidi e ipnotici che chiudono gli occhi e sognano luoghi infiniti in cui ritrovare l’equilibrio, la presenza dell’essere, il mistero della vita, per entrare eroiche nel futuro. Quattro immagini, quattro volti femminili realizzati su tele di grandi dimensioni dove dietro ogni sguardo che si socchiude si apre un mondo che svela, che accoglie, che perdona, come a restituirci quel numero escluso per secoli perché segno della fine e della rinascita. L’ultimo diaframma. Esposte alla biblioteca comunale di Terni anche alcune opere NFT (Non-Fungible Token) pubblicate su Open Sea, piattaforma internazionale di critpto arte.

 

 

L’inaugurazione della mostra si terrà venerdì 3 marzo alle ore 18.00.

Simona Chipi è tornata a vivere in Umbria dopo anni di attività giornalistica in Italia e all’estero, professione che ha sempre influenzato l’impegno artistico. Nei suoi lavori l’urgenza di narrare la contemporaneità si mescola ad una poetica immaginifica che resta separata dal reale, in un universo ideale abitato solo dalle donne.

Negli ultimi anni attratta dalle suggestioni del digitale, ha trasferito il suo lavoro in questa nuova dimensione dove tele e collage diventano le “matrici” di un’azione che si sviluppa con gli NFT, sotto forma di video clip, e la stampa digitale su materiali industriali e inserti luminosi.

Sabato e domenica il gioiello – che secondo la leggenda apparteneva a Maria – sarà esposto al pubblico, con un evento eccezionale per sancire il legame con l’opera del Perugino.

Una calata straordinaria del Sant’Anello per omaggiare il ritorno a Perugia dello Sposalizio della Vergine. L’opera – portata via dai francesi nel 1797 – era stata dipinta dal Perugino agli inizi del ‘500 proprio per la cappella del Sant’Anello del Duomo di Perugia. Questo ritorno tanto atteso è il pezzo forte della mostra Il meglio maestro d’Italia. Perugino nel suo tempo che sarà inaugurata sabato 4 marzo, presso la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Il Santo Anello

E proprio lo stesso giorno, alle ore 10.30, avverrà all’interno della Cattedrale una calata straordinaria dell’anello (tramite un meccanismo a forma di nuvola) che, secondo una leggenda, è il dono che Giuseppe fece a Maria per le loro nozze.
«L’anello e il reliquiario rimarranno esposti per tutta la giornata di sabato. In via del tutto eccezionale, il solo reliquiario, sarà poi esposto nelle sale del Museo del Capitolo» spiega l’architetto Alessandro Polidori, direttore dell’Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici.
Si tratta – come detto – di un’esposizione straordinaria: infatti l’anello viene mostrato al pubblico solo in due occasioni ufficiali: il 29\30 luglio, data del suo trasferimento dal comune alla cattedrale (1488) e il 12 settembre per la festa del SS.mo nome di Maria.
«Sempre dal 4 marzo fino all’8 gennaio 2024, all’interno del Museo del Capitolo della Cattedrale di San Lorenzo, nella sala del Dottorato, avverrà la proiezione di un filmato di otto minuti realizzato in collaborazione con il giornalista Roberto Fontolan e con la voce narrante di Alessandro Haber. Il documentario racconta la vicenda e la storia del Sant’Anello: il suo arrivo a Perugia, la committenza dello Sposalizio della Vergine a Perugino e tanto altro» prosegue Polidori.

Lo Sposalizio della Vergine, olio su tavola, Perugino

Tra storia e leggenda

Quattordici chiavi servono per aprire le casseforti che contengono il Sant’Anello, che si trova all’interno della Cattedrale di San Lorenzo di Perugia. Un tempo erano conservate da istituzioni civili e religiose: il Comune, il Collegio della Mercanzia, il Collegio del Cambio; i maggiori conventi della città: San Francesco al Prato, San Domenico, Santa Maria Nuova, Sant’Agostino; il Vescovo e i Canonici della Cattedrale. Oggi sono nelle mani del Comune (8), della Mercanzia (1), del Cambio (1) e del Capitolo della Cattedrale (4) e l’apertura si svolge alla presenza di un rappresentante del Comune e del Capitolo, redigendo un verbale.
Il potere temporale e quello spirituale che si uniscono per un rituale condiviso e celebrare una tradizione più che una reliquia. L’anello di pietra rara – l’analisi gemmologica del 2004 l’ha determinata come calcedonio, varietà microcristallina del quarzo – viene attribuito, senza reale fondamento, all’anello di nozze tra Maria e Giuseppe. Le ragioni che ne hanno fatto il simbolo del matrimonio, sono oscure. Questo lo rende ugualmente un monile pieno di fascino, anche se la sua storia inizia con un furto e la sua datazione risale probabilmente, al primo secolo d. C.
Di certo si sa che l’anello, fino alla seconda metà del 1400, era custodito nella chiesa dei francescani di Chiusi, dalla quale fu prelevato da un certo frate Vinterio da Magonza, portato a Perugia nel 1473 e donato al Magistrato della città, Francesco Montesperelli, che lo fece conservare nella Cappella dei Decemviri al Palazzo dei Priori. L’intervento di Papa Sisto IV stabilì la sede a Perugia e mise fine ai litigi tra le due città. Nel 1488 il Sant’Anello venne poi trasferito nella Cattedrale di San Lorenzo e riposto in due grandi casseforti: la prima protezione è una maglia di ferro realizzata dai fabbri di Montemelino, la seconda è un massiccio baule in legno. Per aprire entrambi servono appunto le 14 chiavi.

 

Stefano de Majo, attore e autore ternano, con il duo jazz Angelici-Graziani, sabato 4 marzo al Teatro Secci di Terni, presenterà in prima assoluta il nuovo spettacolo dal titolo evocativo 1971 l’anno che cambiò il rock.

Il connubio tra teatro e rock vide già quattro anni fa Stefano de Majo interpretare con successo la figura del leggendario Syd Barrett con la musica dal vivo dei Final Cut, la famosa cover band dei Pink Floyd. Sabato al teatro Secci sarà la prima di una nuova produzione che abbina il teatro di affabulazione dell’attore alla musica rock suonata dal vivo da una nutrita band di 10 valentissimi elementi: Alberto Cipolla, Emanuele Cordeschi, Tonino Cuzzucoli, Andrea Dominici, alle voci e chitarra, Claudio Baccani e Michele Cricco alle chitarre, Paolo Scappiti al basso, Gian Paolo Ionni alle tastiere, Mirko Brizzi alla batteria e Chiara Pistecchia danzatrice.

Lo spettacolo dal titolo 1971, utilizzando anche proiezioni di video art, come «…quell’anno il dio del Rock decise di cambiare la storia della musica, ispirando una straordinaria produzione discografica da parte di tutti i principali interpreti della scena mondiale» spiega de Majo.

 

 

«Sarà un viaggio nel tempo attraverso la musica rock, la musica sarà la vera protagonista,  il propellente che ci spedirà in orbita, sulle note del rock rivedremo le vicende straordinarie di quell’anno in cui il mondo già schierato nei due blocchi tra Usa e Urss, era diviso tra imprese lunari e sonde su Marte, guerre nel Vietnam e rivendicazioni ai confini dell’Irlanda del nord, l’anno in cui i Beatles intraprendevano una battaglia legale nei tribunali per la divisione del patrimonio e la civilissima Svizzera concedeva solo quell’anno il diritto di voto alle donne, l’anno in cui il mondo sognava col rock di raggiungere nuove dimensioni di pace e fratellanza universale, mentre David Bowie si chiedeva se ci fosse vita su Marte e John Lennon incideva la sua Imagine. Intanto in Italia tra golpe sventati ed elezioni sofferte del nuovo capo di Stato, votato in extremis alla vigilia di Natale di quell’anno 1971, il mite giurista Giovanni Leone, che entrò poi nella storia per le dimissioni a seguito del caso Lockeed, nel frattempo anche i gruppi rock nostrani come le Orme e la Pfm, dallo stivale volgevano lo sguardo al cielo nella malinconica bruma di settembre. Tra la grigia rugiada della campagna e i suoni sintetici della zona industriale. Insomma quel 1971 fu un anno speciale e lo spettacolo sarà un viaggio rock spaziale tra missili, sonde e moduli lunari, ma anche il ricordo della prima e-mail che quell’anno fu inviata dagli Usa, così come del primo E-book della storia che trascrisse per intero la dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, mentre la sporca guerra del Vietnam invadeva anche il Laos, ma il vero spartiacque fu quando a Pompei i Pink Floyd al minuto 22.40 del loro concerto, l’unico a porte chiuse della storia,  nel silenzio degli scavi cari, mandarono in orbita un eco sintetico e primordiale che cambierà da quel momento la storia, non solo  del rock, ma anche la storia globale. Da quel momento il mondo non sarà più lo stesso, quel misterioso suono si propagherà dell’anfiteatro di Pompei fino allo spazio riecheggiando magari anche sulla luna, forse persino su Marte…».

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