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Nel pomeriggio di domenica 24 luglio 2022 al Parco Marco Caiella di Marsciano nel quartiere di Tripoli è stata inaugurata la nuova struttura in legno installata dal Comune.  Al taglio del nastro, effettuato dal sindaco Francesca Mele, erano presenti molti cittadini e i membri della Pro Loco Tripoli, presieduta da Alessandro Caiella, a cui è affidata la gestione del parco. Per l’amministrazione, oltre al sindaco, erano presenti anche il vicesindaco Andrea Pilati, gli assessori Francesca Borzacchiello e Patrizia Trequattrini, il presidente del Consiglio Comunale Vincenzo Antognoni e alcuni consiglieri comunali.

 

 

Come ha sottolineato l’amministrazione, il lavoro fatto è un punto di inizio che va a potenziare la capacità di questo parco di essere un luogo di aggregazione per tante famiglie e tanti giovani che vivono nel quartiere e vogliono stare insieme, giocare e divertirsi in modo sano, riappropriandosi di spazi che appartengono alla comunità. Per il rione Tripoli questa giornata ha significato il raggiungimento di un grande traguardo ma allo stesso tempo il punto di partenza per nuovi e importanti obiettivi. La nuova struttura, infatti, sarà funzionale alla gestione del parco e alle altre attività che la stessa Pro Loco riprenderà a promuovere nel quartiere con l’obiettivo di intensificare i momenti aggregativi e socializzanti, la condivisione di esperienze e la creazione di una comunità fra i residenti.

L’ex calciatore dell’Inter parla dell’Umbria, delle sue passioni e degli anni nerazzurri.

Undici anni da leader con la stessa maglia – quella dell’Inter – aria e comportamento da bravo ragazzo, attaccamento alla famiglia e alla sua terra. Andrea Ranocchia, nato Bastia Umbra, difensore di professione, è ben lontano dallo stereotipo del calciatore: è uno che piace anche ai tifosi avversari per la sua educazione e gentilezza. Dopo aver vinto con l’Inter un Campionato, due Coppe Italia e una Supercoppa e aver ricevuto il Premio Armando Picchi come Miglior difensore Italiano under 23 nella stagione 2010-2011, oggi veste la maglia del Monza, per iniziare a 34 anni una nuova avventura. Gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscere non solo il Ranocchia calciatore, ma anche l’Andrea di tutti i giorni. Unica domanda a cui non ha risposto è stata quella sulla vittoria del Campionato del Milan… chissà perché?!

 

Andrea Ranocchia saluta l’Inter, foto via Facebook

Andrea, qual è il tuo legame con l’Umbria?

È un legame forte, perché è la terra dove sono nato, dove ho gli amici e dove vive la mia famiglia. Le mie radici sono qui e appena posso, quando ho un po’ di tempo libero – non ne ho molto – torno ad Assisi e a Bastia Umbra.

Da bastiolo, per quale rione fai il tifo durante il Palio di San Michele?

Simpatizzo per il rione Moncioveta, ma quando c’è il Palio non ci sono mai perché è già iniziata la stagione, quindi sono praticamente vent’anni che non lo vivo. Però mi è sempre piaciuta molto l’atmosfera che si crea e che si respira durante la festa, indipendentemente da chi vince o perde.

Dopo 11 anni hai lasciato l’Inter: cosa vuol dire chiudere un capitolo così importante della vita lavorativa?

Va bene così. Sono contento di come è finita e soprattutto sono contento di quello che ho fatto in questi 11 anni all’Inter. Questi anni e questa grande squadra mi hanno lasciato veramente tantissimo dentro.

Qual è il ricordo più bello e quello più brutto legato a questi anni nerazzurri?

Il più bello è sicuramente quando abbiamo vinto lo scudetto perché era tanto tempo che l’Inter non ne vinceva uno. Ci ha ripagato di tutti gli anni un po’ bui. Invece, il periodo più brutto è stato quello con i cambi di proprietà, i tanti allenatori. Insomma c’era una grande confusione; però, più che periodo brutto, direi anni difficili in cui le cose non andavano bene.

Ora vesti la maglia del Monza: cosa ti aspetti da questa nuova esperienza?   

Sono contento e veramente grato di questa nuova esperienza. Ho molto entusiasmo e voglio fare una grande annata.

Sei partito dalle giovanili del Bastia e del Perugia: che ne pensi di finire la carriera – quando sarà – col Perugia?

Non escludo nulla. Non so quando e dove finirà la mia carriera, vedrò quanta voglia ho ancora di giocare quando scadrà il mio contratto col Monza. Lascio aperto tutte le porte, ma sinceramente non lo so. Ci penserò quando dovrò prendere altre decisioni lavorative.

 

Andrea Ranocchia con la maglia del Monza, foto by Facebook

Prima o poi tornerai comunque a vivere in Umbria…

Quando smetterò sicuramente tornerò a vivere in Umbria: ho comprato una casa ad Assisi quindi con la mia famiglia vivremo lì.

Cosa fa Andrea Ranocchia quando non fa il calciatore?

Quando non faccio il calciatore faccio il papà. Mi godo gli amici, la famiglia, gli affetti. Non ho tanto tempo libero perché sono sempre in viaggio tra allenamenti, partite e trasferte però cerco di dedicare tutto il mio tempo libero ai miei figli e alla mia famiglia.

Hai qualche hobby?

Sono un grande appassionato di vino, ma il mio hobby preferito è godermi i miei figli.

Paese situato su di un’altura tra Amelia e Orvieto, Alviano è un piccolo comune in provincia di Terni.

Alviano

 

Borgo medievale con una strategica posizione, deve il suo nome alla famiglia degli Alviano, di cui divenne feudo durante il X secolo, e sotto il cui dominio divenne un importante centro economico e militare. Il paese raggiunse il massimo splendore con il condottiero Bartolomeo di Alviano, che decise di rimodernare l’antica rocca di origini romane, trasformandola in una vera e propria fortezza militare, oggi chiamata Castello di Alviano o Doria Pamphili (venne acquistato nel 1654 dalla principessa Olimpia Pamphili). Il castello, dalla forma trapezoidale, si sviluppa su tre piani ed è circondato da una cinta muraria con quattro torri d’angolo. All’interno è presente un cortile rinascimentale con un doppio loggiato su cui si affacciano degli ambienti signorili, come la Cappella di San Francesco, decorata con meravigliosi affreschi seicenteschi, tra i quali spicca il miracolo di San Francesco e le rondini, che la tradizione vuole sia avvenuto proprio ad Alviano nel 1212.
A oggi, il Castello di Alviano, oltre a essere una delle attrazioni maggiori per i turisti, è anche il punto di ritrovo della città. Nel piano signorile è situato il Municipio, al piano terra vi è il Centro di Documentazione audiovisiva sull’Oasi di Alviano, mentre nei sotterranei è ubicato il Museo della Civiltà Contadina. Inoltre, il chiostro è il luogo designato per festival ed eventi cittadini, come l’iniziativa comunale Castello Narrante. Tra le chiese più importanti vi è senz’altro la chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta, ornata da una tavola rinascimentale raffigurante la Santa circondata da angeli in gloria e realizzata dal pittore Nicolò Alunno, e da un affresco ad opera dell’artista Il Pordenone, commissionato dalla vedova di Bartolomeo di Alviano, che è ritratta assieme alla Madonna e alcuni Santi.

 

cosa vedere a guardea umbria

Oasi WWF di Alviano

 

Da non perdere l’Oasi WWF di Alviano, un’oasi di circa 900 ettari nelle vicinanze del paese e a ridosso dell’omonimo lago. La riserva, situata all’interno del Parco Fluviale del Tevere, con le oltre 250 specie censite di uccelli, è perfetta per gli amanti della fotografia e del birdwatching.
Curiosità: nei dintorni di Alviano, nella località di Colle Villa, è possibile visitare delle abitazioni dei vecchi abitanti del paese. Queste dimore, chiamate Casette di Creta, realizzate con acqua, paglia e l’argilla ricavata dai calanchi tipici del territorio, risalgono all’Ottocento e sono una preziosa testimonianza della storia rurale della zona.

 


Per saperne di più su Alviano

Luciano Loschi, Presidente dell’Accademia Umbra delle Erbe Spontanee e dell’Accademia Italiana Piante Spontanee, da diversi anni svolge attività di divulgazione e di formazione sulla cultura etnobotanica e naturalistica. Come micologo e presidente del Gruppo Micologico Naturalistico Folignate, organizza inoltre numerosi corsi di qualificazione legati al mondo dei funghi. Abbiamo parlato di valorizzazione del territorio, di riscoperta delle tradizioni e di alimenti del futuro – neanche a dirlo – davanti a un bel piatto di misticanza appena raccolta.

Luciano, come nasce la sua passione per le erbe spontanee? C’è stato qualcuno che le ha insegnato i “trucchi del mestiere” o è solo una formazione da autodidatta?

La mia passione nasce dalla post adolescenza, quindi cinquant’anni fa, quando mia nonna – che era residente a Forcatura, nell’Oasi Naturalistica di Colfiorito – mi cucinava le erbe selvatiche del posto. Saltava in padella i cosiddetti grugni amari (Crepis vesicaria) insieme alla patata rossa di Colfiorito per addolcirli; con gli strigoli (Silene vulgaris) e le casselle (Bunias erucago) era solita preparare uno squisito ripieno per i ravioli, fatti in casa con le farine ottenute dai grani del luogo.

 

Com’è nata l’Accademia Umbra delle Erbe Spontanee? Quali sono le sue finalità?

La mia passione per tutto ciò che ci offre la natura, in modo democratico e a costo zero, è continuata con l’interesse per i funghi e per la micologia. Poi, circa 15 anni fa, insieme ad alcuni amici del territorio spellano e folignate, ho fondato l’accademia, seguita, nel 2018, dall’Accademia Italiana Piante Spontanee, nata grazie alla collaborazione di riconosciuti professori di botanica ed etnobotanica dell’Università degli Studi di Perugia e di quella di Camerino. La mia formazione da insegnante ha facilitato la divulgazione del mondo naturalistico, nonché della cucina rurale, che è un’altra mia passione. Oggi, oltretutto, a seguito di evidenze scientifiche che ci confermano quanto le nostre nonne ci raccomandavano per l’uso medicinale di tali erbe, associamo alla conoscenza di queste piante selvatiche il loro uso in cucina e l’esaltazione del loro aspetto nutrizionale. Le finalità dell’Accademia sono infatti quelle di divulgare la cultura naturalistica: argomento che, inizialmente, aveva raccolto l’interesse di centinaia di soci del nostro Gruppo Micologico Folignate: fu proprio su loro richiesta decidemmo di iniziare a conoscere meglio le erbe spontanee del nostro territorio, quello umbro.

 

C’è qualche progetto in via di svolgimento di cui le piacerebbe parlarci?

Il progetto su cui stiamo lavorando è quello della creazione di una Casa Comune dei Semi delle Spontanee Circolari, in cui i semi, come dice il nome, circolino tramite lo scambio gratuito. L’utente porterà i suoi in una bustina, con la data di raccolta, le coordinate geografiche del luogo di raccolta, il nome scientifico della specie e il tipo di terreno. In cambio, riceverà una bustina di semi a sua scelta tra quelli disponibili nella Casa Comune. Ciò consentirà, all’Accademia Italiana Piante Spontanee, di creare una banca dati a uso e consumo degli appassionati.
L’obiettivo non è solo quello di far conoscere, ma anche di incrementare la biodiversità del territorio umbro. Inoltre, la Casa Comune ha le carte in regola per diventare uno strumento utilissimo per l’agricoltura: in territori svantaggiati, la presenza di queste piante e dei relativi fiori potrà portare allo sviluppo di un’agricoltura sostenibile, coinvolgendo nuove generazioni di agricoltori e dando un apporto importante anche all’apicoltura. Per esempio, c’è una pianta spontanea poco conosciuta, la Inula viscosa, che è un ottimo deterrente naturale per la varroa, un acaro altamente nocivo per le api.

 

Molti ignorano le erbe spontanee declassandole a erbacce. Altri non le hanno mai prese in considerazione perché sembrano appartenere a un passato contadino ormai superato. Perché, secondo lei, la conoscenza delle erbe spontanee si è persa? E come si potrebbero invogliare le persone a riscoprirle e ad apprezzarle?

A mio avviso, la conoscenza di queste piante si è persa con l’avvento dell’industria agroalimentare. Fino a quel momento, queste erbacce venivano chiamate piante alimurgiche: alimurgia è un termine inventato dal medico, botanico fiorentino Giovanni Targiotti Tozzetti il quale, tre anni dopo la carestia che aveva colpito Firenze nel 1764, pubblicò un trattato chiamato De alimentia urgentia, con sottotitolo Alimurgia, dalla fusione di alimentia e urgentia. In questo volume, portava il pubblico a conoscere una serie di erbe spontanee che potevano essere usate durante le carestie, le guerre, la povertà e le disgrazie.
Oggi per sfamarsi non sono più necessarie, ma rappresentano un cibo di frontiera per la sostenibilità ambientale: si tratta dei cosiddetti superfood, alimenti che contengono principi attivi, sali minerali e vitamine essenziali per il benessere del nostro organismo. Va sottolineato, oltre all’impatto nutrizionale, anche quello nutraceutico, poiché queste piante erbacee, con il loro fitocomplesso, ci danno l’opportunità di ingerire la parte nutraceutica, in grado di fungere da medicina per il nostro organismo. Ne sono un esempio la silimarina contenuta nel cardo mariano e l’inulina contenuta nelle radici delle piante della famiglia delle Asteraceae, come la cicoria (Cichorium intybus). Nel caso della cicoria, per esempio, la sua fibra regolarizza il transito intestinale, contribuendo alla regolazione della glicemia: è quindi consigliata per i diabetici per incrementare il rapporto di fibra e nutrire, come prebiotico, la parte buona del sistema immunitario, come i lattobacilli e i bifidobatteri.

 

 

La conoscenza delle erbe include anche una certa dimestichezza nei dialetti, che presentano variazioni importanti anche tra zone limitrofe. L’esperto di erbe deve essere anche un dialettologo? Come fa a destreggiarsi tra i mille nomi delle erbe?

Nelle erbe, anche i nomi volgari hanno un proprio significato etimologico, che dipende da come le varie civiltà hanno spiegato il loro significato, spesso mutuato da tradizioni e detti locali. Ma c’è un solo nome valido a livello planetario, che soddisfa le regole della nomenclatura binomiale – composta da famiglia, genere e specie – introdotta dal medico botanico svedese Linneo negli anni Cinquanta del 1700. È proprio con questo sistema che Linneo riuscì a classificare tutti gli esseri viventi del nostro pianeta, rappresentandoli attraverso un albero tassonomico di tipo gerarchico, specifico per piante, funghi e animali.

 

Quali sono le sue erbe spontanee preferite? Ne bastano tre.

La mia preferenza è determinata in primis dall’aspetto culinario, seguito da quello nutrizionale, tenendo conto dell’apporto di metaboliti secondari, sali e vitamine di cui l’organismo sente il bisogno in determinati periodi. Al primo posto, per me, c’è l’aglio orsino (Allium ursinum), al secondo il caccialepre (Reichardia picroides) e al terzo il mastrice o ginestrella (Coronilla juncea).

 

 

Un riconoscimento promosso dalla Fondazione Italia USA per i neolaureati meritevoli

Alice Lezi di Perugia ha ricevuto lo scorso venerdì, presso la Camera dei Deputati, il Premio America Giovani per il suo talento universitario promosso dalla Fondazione Italia USA. Un riconoscimento rivolto ai giovani neolaureati meritevoli delle università italiane. Affiancato al Premio America, lo storico riconoscimento destinato alle più prestigiose personalità di chiara fama internazionale, il Premio America Giovani vuole valorizzare ogni anno 1000 talenti del nostro Paese con percorso universitario di eccellenza, laureati con il massimo punteggio in discipline di interesse della Fondazione, per sostenerli concretamente nel loro ingresso nel mondo del lavoro globale e delle sfide internazionali. Infatti, oltre alla pergamena di premiazione, i giovani ricevono una borsa di studio a copertura totale per fruire gratuitamente del master online esclusivo della Fondazione Italia Usa in: Leadership per le relazioni internazionali e il made in Italy.

La dottoressa Lezi ha frequentato la facoltà di Lingue presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia e ha svolto la triennale all’Università La Sapienza a Roma, laureandosi con il massimo dei voti in lingua Coreana.

Weekend con “Giallo Trasimeno” tra incontri, bellezze del territorio e mistero. Da venerdì a domenica oltre 40 ospiti, spettacoli e la premiazione del concorso letterario

Un festival del libro, in particolare del giallo, che possa continuare ad essere un evento di importanza culturale a livello nazionale sia per i cittadini dell’intera comunità umbra, e in particolare del territorio su cui insiste, sia per i tanti turisti presenti e per quelli che ha saputo già attrarre da fuori Regione in occasione dell’esordio dello scorso anno. È con queste finalità che è stata presentata stamani la II° edizione di Giallo Trasimeno, un progetto ideato da Marco Pareti e da Jean Luc Bertoni, che mira a dar vita ad una tre giorni dedicata al giallo nei suoi svariati generi: poliziesco, fantascienza, storico, spionaggio, noir e thriller.

 

 

Da venerdì 22 a domenica 24 luglio la kermesse tingerà di un colore diverso il Lago Trasimeno: location prescelte, il bellissimo centro storico della cittadina di Tuoro sul Trasimeno e l’Isola Maggiore, certamente nevralgici per la propria offerta turistica e non solo.

Circa 40 le presentazioni autoriali ed editoriali con ospiti di primo piano (premi letterali nazionali), tra i quali spiccano Giampaolo Simi, Francois Morlupi, il generale Luciano Garofano, Sandra Bonzi, Paola Barbato, Enrico Luceri, Marco De Franchi, Nora Venturini, l’attore Giulio Scarpati e i giornalisti umbri Alvaro Fiorucci ed Enzo Beretta. E poi una sezione dedicata ai Fumetti Gialli con Francesco Gaggia, Gabriele Saveri e l’umbro Moreno Chiacchiera, ma anche la 2° edizione del concorso letterario a premi composto da tre sezioni (racconti gialli inediti ambientati sul lago Trasimeno; romanzi gialli inediti; romanzi gialli editi): «Un vero e proprio fiore all’occhiello con 150 partecipanti (numero triplicato rispetto al 2021), una giuria di ben 50 addetti ai lavori e 10 premi a categoria», spiega Jean Luc Bertoni. Ma non solo: previsti tre spettacoli teatrali a tema; animazioni e presentazioni di libri gialli per ragazzi e tra le novità un corso di scrittura di gialli e due punti di BookCrossing presso gli Infopoint attivi in piazza del Rondò a Tuoro e al Molo di imbarco per l’Isola Maggiore a Punta Navaccia.

 

 

«Il giallo è uno dei generi più popolari e diffusi sul mercato editoriale con delle regole narrative che conquistano il lettore e questo tipo di romanzo, nelle sue declinazioni, è stato in grado – ha detto Marco Pareti – di tenere in piedi il mercato dell’editoria in anni difficili per il settore. Ora, sulla base del confortante successo dello scorso anno, vogliamo lanciare un messaggio di respiro nazionale per creare al Trasimeno il principale punto di riferimento nazionale per questo genere. Oltre a ciò, è chiaro l’obiettivo di offrire al territorio un evento di alta qualità culturale e al tempo stesso incrementare le opportunità di turismo nel territorio stesso. In tal senso i dati sono incoraggianti, visto che anche grazie a Giallo Trasimeno è previsto un weekend da tutto esaurito com impotanti ricadute per tutti i comuni del comprensorio». Proprio questo aspetto è stato rimarcato anche dal sindaco di Tuoro, Maria Elena Minciaroni, intervenuto con l’Assessore comunale alla Cultura Thomas Fabilli, dal Consigliere regionale Eugenio Rondini e dal Direttore del Gal Trasimeno-Orvietano, Francesca Caproni. Fondamentali anche le collaborazioni con Pro Loco di Tuoro e Pro Loco di Isola Maggiore per un evento che darà vita ad un programma ricco e in grado di attrarre diverse tipologie di pubblico. «Anche i più giovani – ha concluso Bertoni – tanto che per il prossimo anno puntiamo al coinvolgimento delle scuole della zona».

L’evento “L’Umbria: il giardino di Roma”, organizzato dall’architetto Simona Bonini e da Saberogi Property, si terrà nella Capitale dal 26 al 31 luglio.

L’architetto Simona Bonini

Un salotto informativo dove si incontreranno professionisti del settore immobiliare che affronteranno tematiche come l’assistenza all’acquisto da parte di stranieri, il tipo di strutture ricettive presenti in Umbria e i loro legami giuridici e contrattuali, ma anche l’arte e gli immobili storici, la fattibilità e le ristrutturazioni mirate al riuso, partendo da una visione inusuale in un particolare momento storico. Questo e molto altro è L’Umbria: il giardino di Roma, l’evento organizzato dall’architetto Simona Bonini insieme a Saberogi Property, con la collaborazione di AboutUmbria e Corebook Multimedia & Editoria, che si terrà nella Capitale dal 26 al 31 luglio.

Numerosi gli interventi da non perdere durante la sei giorni, come quello di Debora Mendolicchio, art advisor, consulente d’arte e investimenti che parlerà de L’immobiliare e i patrimoni d’arte: punti di contatto sinergie e presenterà una pillola inerente la criptovaluta immobiliare; o quello dell’avvocato Giovanni Imbergamo che lavora da anni con gli stranieri e presta assistenza agli americani che acquistano in Italia. L’avvocato Gianluca Ciurnelli invece racconterà le tipologie di strutture ricettive e spiegherà l’ospitalità dell’Umbria, mentre l’avvocato Matteo Falchetti illustrerà Ospitality e Food. Infine, Massimo Sacco, coach e consulente per la ristorazione, si occuperà della giornata dedicata all’enogastronomia umbra.

 

Palazzotto a Tuoro

 

«Saranno degli incontri – o meglio – dei salotti in movimento per informare sulle potenzialità dell’Umbria, che spesso non sono conosciute e che restano fuori dai circuiti più battuti. Ci vogliamo rivolgere agli investitori, a chi vuole acquistare una seconda casa o a chi vuol fare delle operazioni immobiliari assistite e ben definite. L’Umbria – come recita il titolo dell’evento – è il giardino di Roma, infatti, oltre a essere verde e vicina alla Capitale, è un luogo che spesso viene scelto dai romani per l’evasione e per acquistare la seconda casa. Inoltre, dopo il Covid la mentalità è completamente cambiata. Ora si va alla ricerca di una slow life e l’Umbria per questo è un luogo perfetto: ha mantenuto nel tempo quel vivere interiore e quell’intimismo che oggi sono molto ricercati. Offe anche un patrimonio immobiliare che va dalla casa nel verde e dal casale all’appartamento nel borgo. Ha delle strutture antiche da fare rivivere e da reinterpretare con delle ristrutturazioni mirate» spiega l’architetto Bonini.

 

La limonaia

 

L’Umbria non vuol essere considerata la sorella povera della Toscana e attira nel suo territorio acquirenti sia italiani che stranieri, che investono non solo nell’immobiliare residenziale, ma anche in quello ricettivo. «I prezzi della Toscana sono pazzeschi e ora si trova veramente poco a livello immobiliare, l’Umbria ha molto più da offrire in questo momento. Quando ristrutturi e vendi un immobile non vendi solo quello, ma anche il territorio e tutto ciò che lo circonda, in questo la visione dell’architetto è fondamentale. Io da architetto ho la mia visione iniziale e ho subito l’idea di cosa può diventare quell’immobile, di come posso trasformarlo in funzione di e usarlo in base alle esigenze di…» conclude Simona Bonini.

Tutto pronto per La Congiura al Castello, lo spettacolo multisensoriale che, da stasera 19 luglio fino al 23 e poi, ancora, dal 26 al 30 luglio, porterà lo spettatore a rivivere gli eventi passati alla storia come la Congiura di Magione, ordita dal Cardinale Orsini ai danni di Cesare Borgia. L’evento, organizzato dal CRAL Domenico Cancelloni, è ospitato nel Castello di Magione (PG), location d’eccellenza capace di restituire sensazioni e atmosfere inedite.

Nelle stesse sale in cui l’ordito dei congiurati prese forma, lo spettatore potrà rivivere, gustare e ammirare un’esperienza a tutto tondo: rivivere il complotto del 1502 attraverso lo spettacolo itinerante della Compagnia Teatrale Magionese diretta da Giampiero Frondini; gustare i piatti elaborati dallo chef Paolo Trippini, ispirati all’arte della caccia e alle erbe spontanee del territorio umbro; ammirare la mostra d’arte di Giorgio Lupattelli, L’altra congiura, in cui i personaggi della vicenda offrono lo spunto per raccontare le loro origini e il loro territorio.

LA VICENDA

«Avvedutisi li Orsini, tardi, che la grandezza del Duca e della Chiesa era la loro ruina, feciono una dieta alla Magione, nel Perugino». Così narra Niccolò Machiavelli nella sua celebre opera, Il Principe: tra il gennaio del 1500 e l’estate del 1502 Cesare Borgia si era infatti impossessato dell’intera Romagna e di parte delle Marche. Lui e suo padre, Alessandro VI, avevano dunque conquistato l’egemonia sui territori ecclesiastici. La famiglia Orsini tentò di opporsi a quello che sembrava un destino ineluttabile, tramando con alcuni dei signori dell’Italia centrale che furono convocati proprio nel castello di Magione.

RIVIVI

Giampiero Frondini, con i suoi sessant’anni di esperienza e il grande merito di aver fondato la compagnia teatrale professionista più antica della regione, restituirà al pubblico un avvincente connubio tra storia e fiction. Gli attori ricreeranno, nelle suggestive sale del Castello, quei momenti drammatici sospesi fra realtà e finzione, coinvolgendo gli spettatori in un immersivo percorso multisensoriale.è

 

GUSTA

Paolo Trippini, segnalato dalla Guida Michelin e Ambasciatore del Gusto Italiano, si è immerso nell’atmosfera del tempo per rielaborare alcuni ingredienti tipici, capaci di esprimere l’essenza autentica dell’Umbria. In un menu ispirato all’arte della caccia, la selvaggina regna sovrana, sposandosi con le erbe spontanee del territorio selezionate da Luciano Loschi, presidente dell’Accademia Italiana Piante Spontanee. Il risultato è un connubio inedito capace di richiamare l’atmosfera e le suggestioni del passato.

AMMIRA

Partendo dagli scatti dei vari personaggi protagonisti della rievocazione storica, Giorgio Lupattelli, ne L’altra congiura, ha realizzato 16 tavole in pittura digitale, capaci di rappresentare l’incastro tra i vari piani spazio-temporali su cui è articolato lo spettacolo e di creare un mondo onirico e surreale, in cui tutti i personaggi sono inscenati in luoghi-non luoghi arricchiti da elementi prelevati dalla storia dell’arte contemporanea e dall’iconografia propria dell’artista.

IL MENU

I tesori dello scrigno: Fagottini di breasola di cervo e miniburger di selvaggina

Come un nido nel bosco: Il Nido del Colombaccio (nido di erbe cotte – spinacini selvatici, amaranto e altre erbe spontanee della stagione estiva – con pâté di colombaccio e di daino, crostini di grano saraceno, uova di quaglia e tartufo)

Capriolo coronato: Farrotto alle erbe di bosco (portulaca e aglio orsino) e ragù bianco di capriolo
Fette di limone caramellato

Il boccone del Cardinale: Medaglione di Cinghiale con «piselli fricti in carne salata» e cipolle rosse in agrodolce

Nobiltà a banchetto: Frolla di segale con mousse ai frutti di bosco e crema allo zafferano

 

Tutto pronto per l’edizione 2022 de La Congiura al Castello, lo spettacolo multisensoriale che, dal 19 luglio fino al 23 e poi, ancora, dal 26 al 30, porterà lo spettatore a rivivere gli eventi passati alla storia come la Congiura di Magione, ordita dal Cardinale Orsini ai danni di Cesare Borgia. L’evento, organizzato dal CRAL Domenico Cancelloni, è ospitato nel Castello di Magione (PG), location d’eccellenza capace di restituire sensazioni e atmosfere inedite.

Nelle stesse sale in cui l’ordito dei congiurati prese forma, lo spettatore potrà rivivere, gustare e ammirare un’esperienza a tutto tondo: rivivere il complotto del 1502 attraverso lo spettacolo itinerante della Compagnia Teatrale Magionese diretta da Giampiero Frondini; gustare i piatti elaborati dallo chef Paolo Trippini, ispirati all’arte della caccia e alle erbe spontanee del territorio umbro; ammirare la mostra d’arte di Giorgio Lupattelli, L’altra congiura, in cui i personaggi della vicenda offrono lo spunto per raccontare le loro origini e il loro territorio.


Per info e biglietti: www.congiura.it

 

«Nei nostri territori c’è stato un profondo cambiamento generazionale, sociale e anche politico. Sono cambiati i protagonisti della vita pubblica ed è mutato l’orizzonte culturale; tuttavia è rimasto intatto il cuore verde e spirituale di questa regione».

Cardinale Gualtiero Bassetti

Il cardinale Gualtiero Bassetti è andato in pensione la scorsa primavera, ma è rimasto arcivescovo emerito della sede metropolitana di Perugia – Città della Pieve, che ha guidato dal 2009 al 2022. Nato in Toscana ma umbro d’adozione, dal 2017 al 2022 è stato anche presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). Abbiamo avuto la possibilità di fargli alcune domande su Perugia e sull’Umbria, ma anche sulla situazione mondiale e su aspetti della sua vita privata come il recente pensionamento: «Farò il sacerdote a tempo pieno, con la stessa passione di prima ma con minori impegni. Se ce ne sarà l’opportunità, darò il mio contributo per valorizzare il patrimonio culturale e religioso del territorio».

 

Eminenza, come sono cambiate Perugia e l’Umbria in questi tredici anni in cui è stato vescovo dell’arcidiocesi di Perugia-Città della Pieve?

In tredici anni sono cambiate molte cose sia a Perugia sia in Umbria. Del resto è profondamente mutata la società nella sua interezza. Il passaggio d’epoca a cui ha fatto spesso riferimento Papa Francesco è una questione reale, concreta e visibile. Nei nostri territori c’è stato un profondo cambiamento generazionale, sociale e anche politico. Sono cambiati i protagonisti della vita pubblica ed è mutato l’orizzonte culturale, tuttavia è rimasto intatto il cuore verde e spirituale di questa regione: i paesaggi e i borghi sono rimasti gli stessi, non hanno perso le loro peculiarità storiche e sono indubbiamente tra i più belli d’Italia; i luoghi sacri più famosi, ma anche quelli meno noti, continuano inoltre a essere frequentati, non solo dal turismo religioso, ma da molti fedeli che si abbeverano alla sorgente della fede che qui in Umbria sgorga ormai incessantemente da secoli.

Il mese scorso è diventato cittadino onorario di Perugia: si sente ora un po’ perugino? Le ha fatto piacere questo riconoscimento?

Mi ha fatto molto piacere questo riconoscimento perché significa che forse ho lasciato non solo qualcosa di buono, ma anche qualcosa di mio in questa città. Le parole delle autorità civili, a partire da quelle del sindaco, mi hanno veramente commosso e fatto sentire parte di una storia cittadina antica e prestigiosa. È proprio vero, come diceva La Pira, che le città hanno un’anima. E adesso anch’io mi sento compartecipe di quest’anima.

C’è qualcosa che vorrebbe dire ai perugini che ancora non ha detto loro o che non “poteva” dire per il ruolo che ricopriva?

Non ho nascosto assolutamente nulla al mio popolo. Piuttosto, ai perugini vorrei aggiungere: siate sempre voi stessi coltivando con premura e amore la nostra città. Siate accoglienti perché ogni giorno che passa crescono nelle persone le lacrime da asciugare e le piaghe da fasciare. I primi difensori della città sono infatti gli stessi abitanti che la vivono quotidianamente investendo energie, risorse e idee. In questi anni ho visto alcuni borghi della città risorgere in modo eccezionale. Questa mi sembra la strada per il presente e per il futuro.

Stiamo vivendo anni molto difficili: pandemia, guerra e ora l’ombra della carestia. Il ruolo della Chiesa e i numerosi appelli del Papa quanto sono importanti? Si potrebbe fare qualcosa di più? 

Il Papa e tutta la Chiesa si stanno impegnando alacremente per far cessare il terribile conflitto in Ucraina, cercando di dar vita a un negoziato, portando aiuti materiali dove è necessario e assistendo migliaia di rifugiati. Parlo della guerra in Ucraina perché è quella più vicina a noi, ma la Chiesa cattolica è presente, non da ora, in tutte le zone di crisi del mondo. Lo stesso impegno è stato profuso inoltre durante la pandemia, cercando di aiutare in ogni circostanza gli ammalati, le persone sole, le famiglie e gli anziani. Tutti i canali a nostra disposizione – diplomatici, sociali e spirituali – sono sempre aperti per prendersi cura dell’uomo ferito. Tuttavia, da sempre, lo sforzo più importante della Chiesa non è propriamente visibile ma è sicuramente quotidiano, costante e incessante: ed è la preghiera. D’altronde come diceva La Pira, la preghiera è la forza motrice della storia.

Ha vissuto la pericolosità del Covid in prima persona: un po’ questa esperienza l’ha cambiato?

È stata un’esperienza, al tempo stesso, durissima e preziosissima. Sono stato a un passo dalla morte e ho sentito la vita che mi stava abbandonando. In quei momenti ho sperimentato l’abbandono nelle braccia di Dio. Un abbandono totale e pieno di speranza. Sul letto della terapia intensiva inoltre ho sperimentato la sofferenza della malattia ma anche l’amore dei medici e degli infermieri che si sono presi cura di me. Sono stati per me una sorta di angeli in camice bianco che vivevano il loro lavoro come una missione. Li porterò sempre nel mio cuore. E condividere le sofferenze del Covid nell’Ospedale della Misericordia, accanto alla mia gente, è stata per me una grazia di Dio.

 

Il Cardinale con i bambini di una scuola perugina

Nella sua nuova residenza nel palazzo vescovile di Città della Pieve porterà la sua grande biblioteca: c’è un volume al quale è più affezionato?

Ci sono molti volumi a cui sono legato, a partire da quelli della mia formazione. Penso per esempio ai libri di Maritain e Mounier, molti dei quali in lingua francese, che hanno caratterizzato la mia gioventù. Ai tantissimi libri di e su Giorgio La Pira, da cui ho spesso tratto ispirazione e che ho citato molte volte nei miei interventi pubblici. Oppure a quelli di don Mazzolari e di don Milani. Inoltre sono anni che sul mio tavolo ci sono diverse edizioni della Divina Commedia, mi esercito nell’imparare a memoria le terzine più significative. Ci sono però anche alcuni volumi più personali che contengono una dedica e che mi ricordano una parte importante della mia vita. Penso per esempio al libro di Giuliano Agresti, Vita nuova di San Francesco del 1978. Un libro bellissimo di una persona che, non solo è stata Rettore del Seminario di Firenze e poi vescovo di Spoleto, Norcia e Lucca, ma anche segnato la mia vita come uomo e come sacerdote.

In molti se lo chiederanno: cosa fa un cardinale in pensione?

Farò il sacerdote a tempo pieno, con la stessa passione di prima ma con minor impegni. Laddove ci sarà bisogno del mio aiuto, compatibilmente con la mia salute, io ci sarò. E magari, se ce ne sarà l’opportunità, darò il mio contributo per valorizzare il patrimonio culturale e religioso del territorio.

A Città della Pieve è di casa anche il premier Mario Draghi, magari vi incontrerete per la città…

E sarà l’occasione per confrontarci su tanti problemi vitali…

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