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Parte da Perugia “Green Table”, un progetto culturale di respiro annuale nato dall’incontro tra Fondazione Guglielmo Giordano e Media Eventi, con la partnership dell’Istituto Nazionale di Architettura, l’Associazione per il Disegno industriale, e il supporto del Consiglio Nazionale Architetti.

Dal 20 al 23 ottobre, si terrà a Perugia, negli spazi rinnovati dell’Auditorium San Francesco al Prato, riaperto per l’occasione, la prima edizione di Green Table, Forum Internazionale su architettura e design per il futuro. La manifestazione chiamerà a raccolta personalità di primo piano del mondo cultura del progetto, della scienza, della filosofia e della economia per dialogare attorno al ruolo del design nella ricerca di una relazione armonica tra genere umano e mondo naturale.

Green Table è un think thank attraverso cui esperti, istituzioni e cittadini promuoveranno idee, progetti e soluzioni concrete in risposta alle grandi sfide della difesa dell’ambiente e del benessere delle comunità – dalla più piccola alla più grande scala – proponendo un cambiamento di paradigma culturale e l’adozione di comportamenti individuali e collettivi tesi a una crescita economica e sociale più equa e sostenibile. Il Forum dal forte carattere innovativo per l’originale format, la dimensione del confronto, sia fisica che digitale, e per il respiro internazionale pone l’Umbria e il suo capoluogo al centro del dibattito globale sui temi della sostenibilità, intesa come obiettivo a cui tendere per salvaguardare il futuro del nostro pianeta e ridisegnare in forme nuove il senso di comunità, e il rapporto con l’ambiente.

Il programma prevede oltre venti confronti che vertono su questioni di stringente attualità, affrontate da nomi illustri del mondo della progettazione, dell’economia e della cultura, portatori delle più diverse esperienze e visioni, quali il rapporto tra natura e costruito, il rinnovo degli gli spazi di relazione dei luoghi dell’abitare e del lavoro, la mobilità sostenibile, i servizi digitali e le infrastrutture culturali, con uno sguardo rivolto alle smart city, ma anche alle aree interne e ai centri minori.

Caratterizzato dalla modalità phygital – un bilanciato mix tra momenti di interazione fisica e digitale – dopo le quattro giornate perugine, dense di incontri ed eventi, proseguirà nei prossimi mesi con nuovi contributi fino a ritrovarsi ancora in Umbria nel 2022. I singoli panel verranno trasmessi in streaming da Perugia e in differita da diverse metropoli internazionali – quali Milano, Amsterdam, Barcellona, Monaco di Baviera e Shanghai – rappresentative di distretti produttivi e culturali tra i più attivi attorno ai temi della sostenibilità.

Tra gli ospiti che prenderanno parte ai tavoli di discussione si annoverano progettisti quali Michele De Lucchi, Patricia Urquiola, Stefano Boeri, Mario Cucinella, Benedetta Tagliabue, Cino Zucchi, Aldo Cibic, Patricia Viel, Walter De Silva, Matteo Thun, Daria De Seta, Dante Oscar Benini, Alessandro Melis, Guendalina Salimei, Ico Migliore, Mara Servetto, Monica Alejandra Mellace, Filippo Lodi, Massimo Pica Ciamarra, Luca Zevi, scienziati quali Stefano Mancuso e Cinzia Chiriacò, filosofi come Maurizio Ferraris e Aldo Colonetti, insieme ad altri importanti protagonisti del mondo della cultura, informazione ed economia.

L’opening del forum è prevista mercoledì 20 ottobre pomeriggio e si concluderà con il suggestivo spettacolo Botanica, realizzato dal collettivo Deproducers in collaborazione con lo scienziato Stefano Mancuso. Anche nelle serate successive San Francesco al Prato ospiterà altri significativi eventi culturali dedicati a musica, cinema e arti performative.

Green Table poggia su una partnership di grande prestigio con l’Istituto Nazionale di Architettura e l’Associazione per il Disegno industriale e il supporto del Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, e nasce da una sinergia tra Fondazione Guglielmo Giordano e Media Eventi, due riconosciuti promotori culturali del territorio, che hanno fuso le loro esperienze e know-how in termini di organizzazione di eventi legati al mondo dell’architettura, design, arte e natura. Dalla loro collaborazione ha preso forma la prima edizione di questa manifestazione che ruota intorno al tema della sostenibilità declinata nella vasta accezione della progettazione applicata all’industrial design, architettura, planning urbano e territoriale, attraverso una visione a 360 gradi che non trascura le grandi sfide del rilancio economico in prospettiva post Covid.

Diversi i partner istituzionali che hanno creduto sin da subito nell’iniziativa: Regione Umbria, Comune di Perugia, e Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, a cui si aggiungono importanti main partner privati, dall’anima autenticamente verde, quali Aboca, Listone Giordano, Paghera e Rubner. Sponsor tecnologico: Wyth, con la sua innovativa piattaforma digitale.

I partner culturali che sostengono l’iniziativa sono invece l’Università degli Studi di Perugia, la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile, l’Accademia di Belle Arti P. Vannucci di Perugia, e PEFC Italia.

Il format Green Table, ideato da Andrea Margaritelli (Fondazione Guglielmo Giordano) e Carlo Timio (Media Eventi), pone le sue fondamenta su una formula che affianca alla componente fisica – i relatori sono chiamati a confrontarsi attorno a uno stesso tavolo verde firmato da Michele De Lucchi, al centro del quale è posizionata una speciale videocamera che effettua riprese stereoscopiche a 360 gradi – una componente digitale incentrata su un’innovativa piattaforma cross-mediale accessibile ovunque via web. In questo modo tutti i contenuti degli incontri potranno essere seguiti gratuitamente in diretta, in ogni parte del mondo, attraverso qualsiasi dispositivo fisso o mobile, previa semplice registrazione. All’interno della piattaforma gli utenti potranno intraprendere azioni di networking, attivare riunioni digitali, avvicinarsi ai diversi partner della manifestazione – istituzioni e operatori economici – oppure rivedere tutti i panel, oltre a poter beneficiare dei nuovi contenuti caricati nel corso dell’anno.
L’intera manifestazione è organizzata in stretta aderenza alla policy sull’equilibrio di genere per gli eventi culturali, promossa dall’Istituto Nazionale di Architettura.

La sede

Il Forum verrà ospitato nella prestigiosa sede dell’Auditorium San Francesco al Prato, che, dopo tanti anni, verrà riaperto al pubblico mostrando il suo volto completamente rinnovato. Il progetto architettonico di grande respiro, a firma dello studio Signorini, è stato infatti chiamato a trovare una sintesi efficace tra esigenze di conservazione del suo straordinario patrimonio storico e culturale e quelle di funzionalità di un moderno auditorium equipaggiato delle più innovative dotazioni tecnologiche.

Target

Il Forum si rivolge a un vasto pubblico di persone interessate al mondo del design e dell’architettura, attente al futuro dell’ambiente, ai nuovi modelli di sviluppo economico e alle trasformazioni della società. Green Table invita progettisti, rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’impresa, accademici, ricercatori, giornalisti e studenti a ritrovarsi attorno a uno stesso tavolo per discutere di futuro con un linguaggio aperto a tutti.

Crediti formativi

Grazie a specifici accordi con l’Ordine degli Architetti, l’Università degli Studi di Perugia (Corso di laurea magistrale a ciclo unico in “Ingegneria edile-Architettura”, Corso di laurea magistrale in Planet Life Design” e Corso di laurea in Design”) e l’Accademia di Belle Arti di Perugia, è previsto il riconoscimento di crediti formativi ai professionisti e agli studenti che seguiranno l’evento.

COVID 19 è la parola più pronunciata da un anno a questa parte, parola che ci ha tolto molto e che ci ha costretto a vivere in modo nuovo. I trekking in Nepal o in Patagonia sono stati sostituiti dal percorso casa-supermercato, andata e ritorno. Poi, per fortuna, nelle nostre menti si è accesa la lampadina della reazione.

Siamo italiani, viviamo in un Paese speciale. Allora perché non fare quello che finora abbiamo sottovalutato e anche un po’ disprezzato, come andare alla scoperta degli angoli minori del nostro Paese? L’Umbria si è attivata e ne ha rispolverati alcuni interessanti e numerosi. Accantonate le grandi basiliche, le città medievali e i capolavori della pittura, la natura è diventata il nuovo centro focale. Percorrendo i nuovi tracciati ciclabili e pedonabili si scopre, per esempio, che in Umbria abbondano le cascate.

 

 

Non imponenti come quella delle Marmore o quella del Toce, o impressionanti come quelle del Niagara, queste cascate sono nascoste nei boschi e precipitano in piccoli anfratti verdi circondate dalle rocce di tufo o travertino. Mettendosi nei panni dei nipotini di Indiana Jones, il più famoso archeologo del cinema, e cercando con sguardo attento, si riescono a scovare cascate, laghetti e pure qualche reperto di un passato molto remoto. Queste piccole cascate sono molto antiche, perché qui, in piccola scala, c’è stato il fenomeno delle doline come nel Carso. L’acqua ha eroso il terreno, ha scavato delle forre e lì, da qualche milione di anni, precipitano le acque. Cascate e archeologia vanno di pari passo: non bisogna infatti dimenticare che l’Umbria è stata sempre abitata, prima dagli autoctoni, poi dai Romani che hanno lasciato tracce ovunque e poi da altri a seguire.

Alla ricerca delle cascate

A giugno, prima del gran caldo e prima che di conseguenza le acque sparissero, con la mia amica Pina che ben conosce questi luoghi, sono andata a cercare i laghetti e le cascate di Castel Rinaldi, vicino a Massa Martana. Per nostra fortuna, scendendo nel bosco, abbiamo incontrato la signora Tiziana che passeggiava con il suo cane; dopo aver scambiato due chiacchiere, lei si è gentilmente offerta di accompagnarci a vedere quello che da sole non avremmo trovato, ovvero il ponte romano e la necropoli pagana che risale al III/II secolo a.C.
Raggiunto Castel Rinaldi, si lascia la macchina e si scende verso il bosco. Dopo 15 minuti si incontra la prima cascata. Ma per vederla bisogna andare in giù di qualche metro e arrivare fino a un laghetto di un bel colore verde, esaltato dalle pareti verdi delle rocce che lo circondano. Muschio, capelvenere, felci e altre piante tipiche delle zone molto umide hanno completamente ricoperto la parete tufacea da cui precipitano le acque. Grazioso. A giugno l’acqua era già poca ma mi dicono che in autunno quei 20 metri di salto facciano impressione. Poi, in inverno, dato che il sole non batte mai sulla parete, si formano anche delle stalattiti di ghiaccio. Risalite sul sentiero abbiamo piegato a sinistra e, proseguendo dritte, siamo arrivate al lago grande. È una passeggiata facile, bisogna solo fare attenzione al fango per non scivolare. Attorno alla cascata grande si è creato lo stesso ambiente della cascata piccola, a mio avviso però molto più suggestivo e romantico.

 

Parete di tufo della necropoli

 

Le grandi pareti verdi, la caduta d’acqua, il lago e il silenzio creano un’atmosfera sospesa dove ci si aspetta l’apparizione di un Elfo o di una Fata e si sogna un bacio romantico, proprio come in un film. Tornando indietro, Tiziana ci ha indicato il sito della necropoli, che però si vede poco. Abbiamo potuto scorgere una sola tomba, dal basso e da lontano, perché il terreno è franato e salire è pericoloso. Si vede solo l’ingresso a volta e la parete di tufo bianco col colombario. Ci sono altre quattro tombe simili nella zona, ma la stagione avanzata e le difficoltà dell’esplorazione ci hanno dissuaso dal proseguire. Mi riprometto però di tornare in autunno e di trasformarmi in una esploratrice d’epoca, perché la zona di Castel Rinaldi è piccola ma interessante in quanto, oltre a essere stata privilegiata dalla natura, porta le tracce di varie civiltà ed è stata abitata senza soluzione di continuità da più di 2500 anni.
Per completare la passeggiata abbiamo intravisto, proprio sotto il castello, il ponte romano che si presenta come un classico ponte di mattoni a schiena d’asino, sicuramente costruito dal diavolo in una notte tempestosa. L’erba, già troppo alta, ci ha tuttavia impedito di vederlo da vicino. Torneremo in autunno.

UN PROTOCOLLO D’INTESA PER LE CELEBRAZIONI DEI 500 ANNI DALLA MORTE DEL PERUGINO E DEL SIGNORELLI, IL GAL TRASIMENO ORVIETANO CAPOFILA DEL PROGETTO. LUNEDI 6 SETTEMBRE A CITTA’ DELLA PIEVE LA PRESENTAZIONE CON BRUNO VESPA

Un protocollo d’intesa tra istituzioni civili e religiose per il coordinamento e l’organizzazione degli eventi del 500esimo anniversario della morte di Luca Signorelli e Pietro di Cristoforo Vannucci, noto come il Perugino, che si celebrerà nel 2023.

L’accordo, che sarà sottoscritto tra i Comuni di Città della Pieve, Cortona, Orvieto, Todi, le relative Diocesi e il Gal Trasimeno-Orvietano che assumerà il ruolo di capofila, sarà presentato lunedì 6 settembre alle ore 18 presso Palazzo della Corgna di Città della Pieve.

L’appuntamento sarà moderato dal noto giornalista nonché conduttore televisivo e saggista Bruno Vespa e vedrà la presenza della Presidente della Regione Umbria Donatella Tesei, del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Perugia, prof. Maurizio Oliviero, dei sindaci di Città della Pieve, Fausto Risini, di Cortona, Luciano Meoni, di Orvieto, Roberta Tardani, di Todi, Antonino Ruggiano, del presidente del Gal Trasimeno-Orvietano, Gionni Moscetti, e del direttore Francesca Caponi. Con loro anche il presidente del Consorzio di tutela del vino di Orvieto, Vincenzo Cecci, e Ruggero Parrotto della Fondazione Famiglia Cotarella, tra i principali partner del progetto.

“L’iniziativa – spiega il presidente del Gal Trasimeno-Orvietano, Gionni Moscetti – mette insieme non solo le istituzioni civili e religiose, ma anche prestigiose partnership private nell’obiettivo di far conoscere e valorizzare il territorio, celebrare l’opera che due grandi artisti hanno lasciato in terra umbra e toscana e organizzare eventi che attraggano un pubblico che ama conciliare la bellezza dell’arte a quella dei luoghi. Il Gal Trasimeno Orvietano ha sposato e preso le redini di questo progetto, che sarà presentato prossimamente anche a Roma e diffuso a livello nazionale ed internazionale, proprio in un momento di riflessione sulle misure e sulle iniziative da mettere in campo per il sostegno all’economia traumatizzata da questa terribile pandemia. Riteniamo che bellezza e cultura possano essere infatti un veicolo per il sostegno all’economia e in particolare al comparto turistico. Siamo convinti che il Rinascimento italiano, di cui Pietro Perugino e Luca Signorelli sono stati protagonisti, possa aiutare a comunicare questo magnifico lembo di terra tra l’Umbria e la Toscana, renderlo attrattivo e proiettarlo verso un futuro di crescita sostenibile”.

In questa direzione va anche l’evento “Orvieto Città del Gusto e dell’Arte” che si terrà nella settimana dal 27 settembre al 3 ottobre 2021, cui seguirà “Trasimeno Città del gusto dell’Arte” nel primo semestre 2022. Appuntamenti che vedranno il coinvolgimento del Gal e delle aziende dei due territori. “Due eventi fondamentali – conclude il presidente Moscetti – per comunicare le sinergie tra arte ed enogastronomia e la collaborazione tra istituzioni pubbliche e imprese”.

Appuntamento domenica 5 settembre per conoscere le due vincitrici che passeranno alla finale nazionale

Domenica 5 settembre, con inizio alle ore 21.00, presso il locale The Circle di Perugia, si terrà la finalissima umbra dell’evento Miss Grand International, la sfilata di bellezza che è finalizzata alla scelta delle due Miss che rappresenteranno l’Umbria alla finale nazionale che si terrà prossimamente a Roma.

La giuria tecnica dovrà tenere conto, non solo del lato estetico – come afferma l’organizzatore Manuel Pauselli – ma anche di fattori ugualmente importanti come l’eleganza, la personalità e lo stile.

La candidata italiana scelta a Roma sarà la rappresentante che si confronterà a dicembre con le altre 90 concorrenti a Phuket in Thailandia, dove le Miss saranno testimonial per il rispetto delle donne e per l’attenzione alle emergenze sanitarie.

Nell’ambito della stessa serata perugina, si terrà anche la prima edizione di Miss Femminilità ed Eleganza, dedicata alle over 30, 40 e 50.

L’evento prevede l’ingresso libero e gratuito e avverrà nel pieno rispetto delle normative Covid vigenti.

 

 

Ingredienti:

  • 400 g di farina
  • 200 g di zucchero
  • 100 g di uvetta
  • 1 scorza di limone non trattato
  • 50 g di lievito di birra
  • ½ litro di mosto fresco bianco
  • 1 bicchiere di olio extravergine d’oliva
  • 1 pizzico di sale

 

Preparazione

Far intiepidire due o tre cucchiai di mosto, porvi mezzo cubetto di lievito e lasciar riposare, coperto, fino a quando sulla superficie non compariranno delle crepe (saranno necessarie circa 2 ore). Sciogliere in poca acqua tiepida il lievito rimasto. Mescolare farina, zucchero, uvetta, scorza grattugiata di limone, mosto e lievito. Impastare fino a ottenere una pasta di pane piuttosto morbida. Se l’impasto fosse troppo fluido, unire un po’ di farina; se fosse troppo duro, aggiungere del mosto.
Lavorare bene e ricavare delle pagnottelle del diametro di 5-6 centimetri. Disporle su una placca da forno unta, piuttosto distanti l’una dall’altra, coprirle con un telo pulito e poi con uno leggermente impermeabile. Far lievitare 2-3 ore. Infornare a 180° e cuocere per 20-30 minuti.

 

 

I maritozzi al mosto sono tipici dell’Umbria del sud, in particolare del ternano. Si preparano anche maritozzi di forma ovale, senza mosto nell’impasto (e, in questa versione, a Norcia erano tipici della trebbiatura) oppure sempre con il mosto, ma cotto. Il mosto cotto, dolcificante tipico di tutta l’Italia contadina, si otteneva facendo cuocere per molte ore il mosto fresco in recipienti di rame bassi e larghi. Si arrivava al giusto punto di cottura quando il liquido si fosse ridotto di 2/3 rispetto a quello iniziale. L’uso del mosto cotto, squisito ma di lunga preparazione, è andato estinguendosi mano a mano che tutti potevano permettersi di acquistare lo zucchero. I maritozzi sono una preparazione che si trova anche nel Lazio.  

 


Per gentile concessione di Calzetti&Mariucci.

Foto di Strada dei Vini Cantico

Un Festival che ha sempre rivendicato dinamismo, novità e freschezza e che conferma e rafforza il suo indirizzo verso opere ineditedebutti nazionali ed esclusive regionali con la contaminazione tra generi quali teatro, musica, letteratura e arte contemporanea.

Ultimi giorni del Todi Festival – si concluderà il 5 settembre – che propone spettacoli e incontri concepiti appositamente per determinati contenitori culturali cittadini. Sempre nell’intento di costruire un’offerta quanto più ampia e variegata, Todi Festival anche quest’anno non prevede repliche di spettacoli, presentando ogni giorno un programma diverso.

Un dialogo costante tra passato e futuro, quindi, perfettamente rappresentati nel Manifesto di quest’anno: è infatti lo scultore Arnaldo Pomodoro a firmare l’immagine che accompagna lo svolgimento della XXXV edizione. Il proficuo incontro tra Todi Festival e l’opera del Maestro è frutto della collaborazione con la Fondazione Progetti Beverly Pepper di Todi e la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano.

 

Il programma degli ultimi giorni

In prima nazionale, Mercoledì 1 Settembre sarà la volta di Emigranti di Sławomir Mrożek, in scena alle ore 21.00 al Teatro Comunale di Todi, con la regia di Claudio Jankowski e il testo di uno dei maggiori drammaturghi della Polonia e dell’Europa Orientale affidato all’interpretazione di Riccardo Barbera e Roberto D’Alessandro. Sławomir Mrożek scrive il suo capolavoro nel 1974 e in parte racconta la sua personale vicenda di emigrato nella dura Parigi. Questa biografia drammaturgica riporta in scena due personaggi senza nome, AA, XX, con evidenti richiami all’accattivante Teatro dell’Assurdo.

Giovedì 2 Settembre ancora un debutto nazionale, in programma alle ore 21 sul palco del Teatro Comunale, con E.T._ L’incredibile storia di Elio Trenta firmata Luigi Diberti e Gianmario Pagano, con la regia

di Francesco Frangipane. Sul palco Luigi Diberti, accompagnato dalle musiche dal vivo di Raffaele Toninelli. Un’occasione doverosa per conoscere questo sconosciuto ragazzino umbro, vissuto un secolo fa e scomparso troppo presto; giovanissimo sognatore, curioso e intraprendente emblema della genialità italiana. Nato a Città della Pieve nel 1913 e morto all’età di 21 anni, Elio Trenta ebbe comunque il tempo di inventare e registrare il primo brevetto del “rapportatore di velocità per macchine in genere” ovvero del popolarissimo cambio automatico.

Venerdì 3 Settembre, spazio alla valorizzazione dello splendido Chiostro di San Fortunato dove alle ore 21.00 andrà in scena, in esclusiva regionaleGola e altri pezzi brevi di Mattia Torre, letti da Valerio Aprea. I tre monologhi dell’affermato autore, GolaColpa di un altro e Yes I can oltre a uno stralcio di In mezzo al mare, verranno proposti da Aprea in un assolo spietato ed esilarante al tempo stesso, che fotografa un paese votato inesorabilmente al raggiro, alla menzogna, al disperato inseguimento di un lusso sfrenato e delirante. Il tutto sulle musiche di Giuliano Taviani e Carmelo Travia composte per Figli, l’ultimo film scritto da Torre.

Si torna al Teatro Comunale Sabato 4 Settembre con lo spettacolo, in esclusiva regionaleStorie della buonanotte per bambine ribelli. Tratto dall’omonimo best-seller di Elena Favilli e Francesca Cavallo, vede in scena Margherita Vicario accompagnata dalle musiche dal vivo dell’Orchestra Multietnica di Arezzo, diretta dal Maestro Enrico Fink. C’era una volta… una principessa? Macché! C’era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n’era un’altra che diventò la più forte tennista al mondo e un’altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle. L’attrice e cantautrice Margherita Vicario dà voce a scienziate, pittrici, astronaute, sollevatrici di pesi, musiciste, giudici, chef… Esempi di coraggio, determinazione e generosità per tutti i giovani sognatori.

Grande chiusura, Domenica 5 Settembre alle ore 21, nella splendida cornice di Piazza del Popolo, con Loredana Bertè e il suo Figlia di… Summer Tour 2021, in esclusiva regionale. Dopo l’apprezzatissima esibizione sul palco dell’Ariston a Sanremo e il lancio del singolo “Che sogno incredibile” che la vede protagonista con Emma Marrone, l’artista è felicissima di tornare sul palco con un selezionatissimo tour che attraverserà tutta la penisola e impaziente di rimettere in moto l’intera macchina della musica dal vivo per assaporare, insieme alla sua band e a tutti i tecnici, l’abbraccio del pubblico.

 


Il programma completo

Eccoci al nostro primo appuntamento culinario con una delle quattro paste tipiche della cucina romana: la pasta alla Gricia.

Come abbiamo raccontato in precedenza su queste pagine, i pastori dell’Appennino Centrale, durante la transumanza con le loro greggi verso la campagna circondante Roma, si portavano dietro, tra le altre cose, il formaggio, il pepe e il guanciale, gli ingredienti tipici per la preparazione della pasta alla Gricia. Usavano la pasta essiccata oppure la tiravano fresca, con farina e acqua, poggiandosi sui loro grembiuli da lavoro fatti in cuoio e realizzavano una specie di maltagliati. L’ipotesi del nome è quella derivante da Gricio, il termine con cui venivano chiamati i numerosi panettieri che, dal Cantone dei Grigioni, giungevano fino a Roma e indossavano il Griscium, lo spolverino da lavoro. Altra ipotesi è quella che il piatto sia nato a Grisciano, un piccolo paesino reatino del Comune di Accumoli, al confine con Umbria, Marche e Abruzzo.

 

Pasta alla Gricia

Ma vediamo la ricetta tradizionale per preparare una buona Gricia:

Ingredienti per 4 persone:

  • 400 grammi di pasta (a scelta tra spaghetti, umbricelli, mezze maniche, rigatoni);
  • 280 grammi di guanciale di maiale;
  • 100 grammi di pecorino romano;
  • Pepe;
  • Sale per la pasta

 

Preparazione:

  • In una pentola con acqua salata, fate cuocere la pasta;
  • Nel frattempo tagliare il guanciale a listarelle sottili;
  • In una padella, far rosolare il guanciale tagliato che rilascerà il suo grasso in forma liquida;
  • Togliere il guanciale rosolato e metterlo da parte;
  • Versare la pasta al dente e umida nella padella, dove è rimasto il grasso liquido del guanciale;
  • Aggiungere pochissima acqua di cottura e amalgamare;
  • A giusta cottura della pasta, spegnere la fiamma della padella, versare il pecorino grattugiato e continuare a mantecare;
  • Aggiungere il guanciale rosolato messo da parte;
  • Spolverare con pepe nero macinato e mescolare appena per armonizzare il tutto;
  • Impiattare, aggiustando con altro pecorino grattugiato e pepe nero macinato.

 

La pasta alla Gricia è un piatto molto gustoso e saporito, dove la grassezza del guanciale e la sapidità del pecorino devono armonizzarsi al profumo e al palato, con un buon vino. Se hai voglia di un vino bianco puoi abbinare la tua pasta alla Gricia con un Trebbiano Umbro servito fresco, dove la sua acidità sarà tua complice. Se hai voglia di vino rosso, un Montefalco Rosso, sarà di sostegno alla valorizzazione dei sapori decisi del piatto. A volte un peccato di gola, come quello per la Gricia e un bicchiere di buon vino, può farti sentire beato… provare per credere!

 


La prima puntata

Dopo il successo della prima edizione torna il Bootcamp & Horeca Work Forum, organizzato da Planet One con la collaborazione del media partner Bargionale, che si preannuncia altrettanto stimolante, visto anche il valore e l’attualità del tema proposto: The Next Green Generation.

L’evento è dedicato alla condivisione di esperienze e a laboratori in cui i professionisti della ristorazione si confronteranno tra loro e con alcuni dei maggiori esperti del business per selezionare le best practice e creare insieme il manifesto dell’ospitalità sostenibile.

Il BootCamp & Horeca Work Forum si svolgerà il 6-7 e il 13-14 settembre e sarà caratterizzato da due appuntamenti principali: il primo – 6 e 7 settembre – dedicato a locali serali, mixology bar e caffetteria; il secondo – 13 e 14 settembre – dedicato a food, ristoranti, hotel e caffetteria.
Sono previsti quattro laboratori di confronto con imprenditori selezionati di tutta Italia, seguiti da tutor esperti in materia e che abbiano attivato formule green presso i loro locali sui temi:

 

  • Menu Green Addicted. Utilizzo di prodotti di consumo, forniture di filiera certificate, recupero e riutilizzo degli scarti food & beverage, no waste.
  • Tecno Friends. Utilizzo materiali edili/arredi/bar & restaurant equipment a basso impatto ambientale, recupero energetico, materiali di utilizzo riciclabili.
  • Comunicazione Go Green. Il nuovo trend della comunicazione, messaggi online e offline green economy oriented, creazione di siti a zero emissioni, brand reputation, utilizzo materiali ecocompatibili.
  • Manager Will Be Green. Nuovi approcci mentali per l’organizzazione, leadership e gestione delle Risorse Umane green oriented.

 

I lavori svolti nei laboratori verranno presentati in una grande tavola rotonda a cui interverranno operatori dei vari Paesi esteri, alla presenza di autorità ed enti pubblici.
Ogni martedì si potrà seguire in diretta il lavoro di tutor, professionisti, esperti di aziende food & beverage, istituzioni e associazioni di categoria per scoprire quali idee scaturiranno dal Work Forum.
A fare da cornice a questo virtuoso evento, quattro location d’eccezione: Borgo Antichi Orti di Assisi, la Sala della Conciliazione del Comune di Assisi, la Tenuta Baroni Campanino e la Tenuta San Masseo.

Torna a Ponte San Giovanni (Perugia), dall’1 al 6 settembre: Velimna- gli Etruschi del fiume.

Velimna è una manifestazione nata per divulgare la cultura etrusca attraverso eventi culturali e rievocazioni. Si svolge a Ponte San Giovanni, località dove si trova uno dei più importanti siti archeologici etruschi: l’Ipogeo dei Volumni.

Tra gli eventi imperdibili di questa edizione c’è l’arrivo di tre legioni provenienti da Roma, ma anche il corteo storico  (4 settembre, ore 21) per le vie del quartiere e gli accampamenti che ricreeranno la vita, gli usi e costumi dell’epoca con tanto di laboratori didattici (il 4 settembre dalle 15 alle 24 e il 5 settembre dalle 10 alle 20).

 

«Molta parte dell’anima nostra è dialetto…». (Benedetto Croce)

Con la nuova puntata di dialettiamoci siamo arrivati a Terni. Guarda che a Terni famo l’acciaio, mica li cioccolatini: vengono subito messe le cose in chiaro, dopotutto il ternano è un dialetto verace, schietto e tosto come l’acciaio.

Eleonora

A Terni mandarsi colpi e accidenti – in modo benevolo, anche come saluto – è una legge non scritta. Vengono inseriti in modo del tutto naturale, come un intercalare, nelle conversazioni quotidiane, da tutte le generazioni. Nessuno è immune.
Che pozzi fa l’urdima! (potessi fare l’ultima cosa o l’ultimo respiro). Ecco, prima di fare l’ultima, ho fatto una chiacchierata molto divertente con Eleonora e Carlo, appassionati di veracità ternana, che per gioco hanno realizzato adesivi e magliette con scritte dialettali: «Nzenzati (insensati) è il nostro nome e per gioco abbiamo stampato questi gadget che hanno avuto un discreto successo in città. I ternani infatti tengono molto al dialetto e a tutto il territorio che si trova dentro la conca della provincia: vorrebbero annettere Spoleto – che per parlata sentono molto vicino – e cedere Orvieto a Perugia (scherza!). Il ternano puro viene parlato in città e nella campagna circostante, ma basta spostarsi di pochi chilometri e cambia. Ad esempio, gli schiaffi da noi si chiamano sbarbazzoni, mentre in alcuni paesi limitrofi diventano le frappe. Per noi le frappe sono i dolci di Carnevale».

 

chiese di terni

Basilica di San Valentino

Tra un colpo e insulto

La vera peculiarità di questo dialetto è insultarsi o mandarsi gli accidenti: ne esiste una gamma così vasta che sarebbe difficile ricordarseli e scriverli tutti. Con Eleonora abbiamo provato a fare una carrellata dei più usati e più divertenti (ci scusiamo in anticipo perché qualcuno ci sarà sicuramente sfuggito!). «I colpi e gli insulti sono un’antica tradizione a Terni, vengono detti anche in modo benevolo. Le U molto presenti; la D al posto delle T, le R, la Z che sostituisce la S: tutto questo rende la pronuncia molto rude e aumenta l’aggressività dell’insulto, risultando tutto più verace» spiega Eleonora.
Ed ecco quindi gli immancabili nel vocabolario del ternano D.O.C.: Che te pozzano guardà e piagne, Che pozzi fa l’urdima (Che potessi fare l’ultima cosa o l’ultimo respiro), Agguastate quantu si bruttu (Guarda quanto sei brutto), Che te pozza pijà ‘n gorbu a tracolla cuscì non te lu perdi, È arrivatu penzace (È arrivato quello che capisce tutto), Quanno pozzo m’appallozzo, spessu pozzo (Quando posso mi rilasso, spesso posso), Cazzuvoli?, Ma che dormi da piedi? (Si dice quando una persona non è molto sveglia), Te svago li denti (Ti butto giù i denti con un cazzotto), Che pozzi fa la fiamma e te smorzano co la naffetta, (Che tu possa prendere fuoco e che ti vengano a spegnere con la nafta), Pozzi arnasce millepiedi co tutte l’ogne ‘ncarnite, (Che tu possa rinascere millepiedi con tutte le unghie incarnite), Che te pozza pija ncorbu e ‘na sassata… cuscì se non te pija lu corbu, te pija la sassata (Che ti possa prendere un colpo e una sassata, così se non ti arriva il colpo, ti arriva la sassata. Insomma, qualcosa ti succede sicuro) e N’gorbu chetteggeli.

Portamo a spasso li dolori

La parlata di Terni si contraddistingue anche per i modi di dire e per le parole che riassumono alla perfezione situazioni e caratteristiche. Non possiamo non ricordare: Non facessi lu muffo (Non fa lo gnorri), Guarda quillu che bajengo (Bajengo vuol dire cafone ed è riferito in genere ai reatini), Venemo facenno (lo faccio un po’ alla volta), S’è jitu Preci? (sei andato a Preci, in riferimento al terremoto del 1300. Si dice quando va tutto male), Si fattu co lu ronciu (Sei fatto con la falce, non sei cortese, educato), Magnace lu pane (Facci la scarpetta si usa quando si incontra una coppia di amici in atteggiamenti amorosi).

Palazzo Spada

«Non posso non citare anche Stago stago poi te dago (Aspetto aspetto e alla fine ti do addosso, ti meno, ti sbatto al muro) – che è tra i miei preferiti – e Ce sendi cerqua? (Ci senti – Hai capito come?). Oppure parole che sono nel nostro vocabolario quotidiano: come birrocchiu (tamarro, coatto), fiarati (gasati), bardascio (ragazzo), lu svejamammocci (una cosa che ti sveglia di soprassalto o un evento inaspettato), Che frasca! (quando una persona ha bevuto troppo), a ventogne (a venti unghie, a carponi quando si è troppo ubriachi) poro cillittu (poverino) e l’immancabile, scappamo? (usciamo?). Infine, un motto importantissimo per la provincia di Terni, un vero state of mind Portamo a spasso li dolori (un po’ così…), tornato di moda anche grazie a noi.
Il dialetto ternano e tutte le sue numerose sfaccettature sono un bagaglio culturale importante per la nostra città e per la provincia di Terni: mantenere vive le tradizioni ci rende parte di una storia che hanno scritto i nostri nonni, di una storia che forgia il nostro futuro come si forgia l’acciaio» conclude Eleonora.

 


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Castellano
Folignate
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