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Quando l’uomo costruì la palude chianina

di Marco Pareti

La Val di Chiana è stata per molto tempo, a causa della mano dell’uomo, una palude insalubre.

Il Muro Grosso, costruito in epoca romana nei pressi di Orvieto – vicino a Carnaiola e Ficulle – con l’ipotetico duplice scopo di depotenziare le esondazioni del Tevere a Roma e di rendere maggiormente navigabile il Clanis, fu poi innalzato fortemente nel Medio Evo (A.D. 1040-50) provocando, per scopi militari, l’impadulamento della Val di Chiana, fino ad allora percorsa dal fiume Clanis che, a causa dello sbarramento, s’ingrossò rompendo gli argini, provocando un lento e progressivo allagamento del fondovalle chianino.
I confini dello specchio d’acqua – impaludato ma navigabile – si possono desumere, oltre che dal disegno a volo d’uccello del 1503 di Leonardo da Vinci, anche dai toponimi che ancora oggi testimoniano il suo perimetro spondale del tempo: Porto, Porticciolo, Acquaviva, La Nave, I Ponti, Rigomagno, Rigutino, Ponticelli.

 

Disegno a volo d’uccello del 1503 di Leonardo da Vinci

La bonifica

In epoca etrusco-romana la valle era percorsa dal Clanis, fiume di grande portata solcato da barche che trasportavano principalmente derrate alimentari prodotte nella fertilissima Val di Chiana – chiamata Il Granaio d’Etruria – e nell’adiacente area del lago Trasimeno, destinate prevalentemente agli scambi commerciali verso la Capitale.
Orvieto, verso la metà dell’XI secolo, per impedire a Siena e Perugia di conquistare alcune città della Chiana quali Cetona, Chiusi e Paciano, innalzò il Muro Grosso lasciando una sottodimensionata portella di deflusso per le acque, favorendo così il loro ristagno e la formazione della palude chianina.
Dopo qualche infruttuoso tentativo e alcuni progetti mai decollati, trascorsi oltre 700 anni e con condizioni politiche e di appartenenza mutate, alla fine la Val di Chiana toscana fu risanata con la tecnica delle colmate. La bonifica fu curata inizialmente da Fossombroni, poi da Capei, fu proseguita da Manetti con la tecnica dell’essiccamento e, dopo circa un secolo dal suo avvio, venne conclusa verso la fine del 1800 dall’Ispettore Generale del Genio Civile, Carlo Possenti.
Durante il periodo di bonifica, il Clanis, nel tratto iniziale Arezzo-Chiusi (di 45 chilometri sui 70 totali) venne invertito di direzione: dapprima le sue acque si gettavano nel Paglia e quindi nel Tevere, poi l’uomo le convogliò artificialmente, con senso opposto al loro corso naturale, verso l’Arno attraverso il canale Maestro della Chiana, che ricalca in parte l’originario percorso fluviale.
A Chiusi Scalo – con il Concordato del 1780 tra il Granducato di Toscana e lo Stato Pontificio – fu costruito lo spartiacque artificiale di separazione delle Chiane e del vecchio e ormai scomparso Clanis: da qui è stato fatto partire, nel territorio toscano o Chiana Toscana, il canale maestro della Chiana – attraverso la comunicazione idrografica con il lago di Chiusi, la Chianetta e il lago di Montepulciano – che va verso Nord e si immette nell’Arno; sempre da qui è stato fatto partire, nel territorio papalino o Chiana Romana, il fiume Chiani che ripercorre, con identici senso e direzione, l’antico corso meridionale di 25 chilometri del tratto finale del Clanis, immettendosi nel Paglia e a sua volta nel Tevere.

 

Vista della Val di Chiana romana e aretina da Panicale

 

Il Muro Grosso è stato distrutto e oggi rimangono pochi antichi ruderi a sua testimonianza e un ponte in cemento armato in sua sostituzione.
Qualche anno fa è stato varato il sentiero della bonifica che, con salutari e bellissime passeggiate, permette di visitare i luoghi, le opere idrauliche ed edili che raccontano il susseguirsi evolutivo della storia del Clanis, delle Chiane e dei sistemi di risanamento che hanno portato questo territorio alla bellezza dello stato attuale.
Ancora oggi la Chiana Toscana e quella Romana, inclusive di una parte dell’area intorno al Trasimeno, rappresentano un serbatoio storico e culturale eccezionale e un territorio generatore di eccellenze artigiane, agricole ed enogastronomiche inimitabili e apprezzate in tutto il mondo.
Senza alcun dubbio, vale bene il proprio tempo visitare e conoscere le Chiane e i territori del Trasimeno. Rimarranno per sempre indimenticabili!

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Marco Pareti

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