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Un’esibizione di danza aerea prende forma in un anfiteatro naturale: la foresta tra Città della Pieve e Piegaro, in Umbria cuore verde d’Italia, in programma per mercoledì 22 luglio sia mattina che pomeriggio.

Una performance unica nel suo genere, ospitata sul palcoscenico – a dir poco inconsueto e suggestivo –  all’interno dei 146 ettari di foresta di proprietà della famiglia Margaritelli nota, oltre che per il brand di design Listone Giordano, per le sue attività filantropiche attraverso la Fondazione Guglielmo Giordano che sostiene il Progetto.

Le cirque de la forêt: un audace intreccio di corpi e rami, grazie all’utilizzo di tessuti che donano l’inganno del volo, Francesca Matracchi, Valentina Romani e Sonia Brozzi, le tre ballerine – acrobate, si esibiranno sospese agganciate agli alberi del bosco in un set scenografico all’ultimo respiro. Le artiste fanno parte di ImmaginAria, un gruppo di lavoro che organizza spettacoli e corsi in Umbria ma con esperienze in tutta Italia.

 

 

Da tempo il Progetto This My Forest ha messo al centro della propria attività la valorizzazione della foresta di Città della Pieve, che sta assumendo sempre di più il ruolo di laboratorio sperimentale per lo sviluppo di alta tecnologia del legno e di salvaguarda ambientale, attivando varie collaborazioni in questo settore a partire da quella scientifica condotta con il Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, nella persona dello scienziato Riccardo Valentini e Antonio Brunori, segretario generale di PEFC, che nella foresta hanno realizzato l’unica rete italiana di monitoraggio del cambiamento climatico attraverso i parametri vitali di una foresta: TRACE è il nome del progetto scientifico, che utilizza la tecnologia IOT, in essere fino al 2021. E’ il solo sensore in Italia di una rete mondiale di TALKING TREES, e ospitarlo in Umbria è stato un elemento di grande visibilità: un atto sostanziale, più che formale, di impegno a tutela del pianeta.

Il lungimirante progetto di riforestazione di Città della Pieve è riconosciuto come  officina a cielo aperto di cultura ambientale sostenibile –  certificato dai due enti più rappresentativi a livello mondiale PEFC e FSC. Le visite delle scuole e gli eventi culturali realizzati con il patrocinio della Fondazione Giordano nell’ambito della ricca esperienza di Natural Genius, s‘intrecciano in un denso programma di collaborazioni che unisce la cultura d’impresa al design e al talento naturale ovunque esso si coltivi: musica, fotografia, design, arti visive e molto altro.  Al centro di tante iniziative importanti, dal forte carattere scenografico e culturale, la sperimentazione della foresta che suona proposta con Federico Ortica occupa un posto di primo piano. Il giovane e talentuoso sound artist è riuscito nell’intento di mettere in risonanza alcuni maestosi alberi, realizzando così un concerto live con le piante come orchestrali di una colonna sonora scritta appositamente per loro.

Arte che ritornerà ad essere protagonista in una performance dove danza e natura sono sospese nella magia di un istante, fuse in un corpo unico nei colori della foresta come fondale di una simbiosi tra grazia, arte e natura. In altre parole l’identità dell’Umbria. 

«Il mio sogno? Esibirmi davanti alla regina Elisabetta, ma non accadrà mai: morirò prima di lei».

Andrea Paris, il prestigiattore – come ama definirsi – tra web e televisione è diventato molto popolare. Il programma Italia’s Got Talent lo ha fatto conoscere al grande pubblico, ma lui già vantava esibizioni davanti a numerose stelle di Hollywood e diversi premi e riconoscimenti anche come attore. Ora è molto seguito sui social e, tra una magia e una battuta, intrattiene il suo pubblico anche in questo periodo difficile. «Se Maometto non va alla montagna… Loro non possono venire a vedere i miei spettacoli, vado io da loro». Ma chi è veramente il mago di Foligno?

 

Andrea Paris

Andrea, qual è il suo legame con l’Umbria?

L’Umbria è la mia terra, la casa, i profumi, la famiglia. L’Umbria è tutto.

Si sente più mago, attore, intrattenitore o mentalista?

Mi sento un prestigiattore. Uso la magia per intrattenere. Il mio punto di forza è rendere un numero, che per molti sembra difficile, il più facile possibile.

Ci racconti, com’è iniziata la sua carriera?

Verso i 17 anni ho iniziato a fare i primi spettacoli e poi piano piano è diventato un vero lavoro, anche se a volte quando dico quello che faccio mi rispondono: «Sì, ok, ma di lavoro che fai?!».

Non pensano che il suo sia un vero lavoro…

Qui la gente è pratica, nell’arte e nella cultura si investe poco.

Come si è avvicinato a questo mondo?

Un giorno venne all’oratorio il mago Sales, un frate salesiano: stavo passando un periodo difficile, perché avevo visto morire davanti ai miei occhi un mio amico e quando hai 12 anni e assisti a queste disgrazie pensi che tutti possano morire in quel modo. Quindi non volevo più uscire di casa. Per farmi distrarre mi hanno trascinato a questo spettacolo. Da quel momento mi sono appassionato alla magia e ho iniziato a studiare. È stato un percorso lungo: ho imparato la magia, ho studiato teatro e poi ho miscelato le due arti per rendere completi i miei spettacoli.

Quanto tempo impiega per preparare un numero?

All’inizio tante ore, dalle 8 alle 10 ore di allenamento tecnico e pratico. Oggi è molto più facile: mi viene un’idea e, avendo già le basi, si tratta solo di realizzare la regia. Poi avviene la sperimentazione con il pubblico.

Ci spieghi meglio…

La magia va provata sul campo per capire se un numero può funzionare o no, se è divertente e se stai ingannando chi ti guarda. In pratica ci impiego un’ora per crearlo e otto mesi per terminarlo, con tutte le varie sperimentazioni.

Le prove le fa direttamente sul palco?

Sì. Durante uno spettacolo, nel bis o nel mezzo butto dentro il numero nuovo e capisco se la gente lo apprezza o meno.

Quindi ogni spettacolo è un po’ sperimentale?

Esatto. È così per la magia, ma anche per gli spettacoli comici. In base alla reazione del pubblico capisco se funziona o meno.

Italia’s Got Talent è stato il trampolino per farla conoscere al grande pubblico…

Sì, era importante farmi conoscere anche dal pubblico di massa. Comunque, sono cinque anni che mi esibisco per l’Abf (Andrea Bocelli Foundation) e ho partecipato al Celebrity Fight Night Italy. Grazie a Bocelli ho avuto la possibilità di far vedere i miei numeri a Morgan Freeman, Sharon Stone, Nicolas Cage e Antonio Banderas e tante altre celebrity del showbiz internazionale.

Glielo avranno già fatto notare: nel suo modo di fare magia si è ispirato al mago Forest?

No. Il suo è un personaggio inventato con una voce caratteristica, io invece non interpreto nessuno, sono me stesso. Ho fatto di me il mio personaggio. Inoltre non faccio gag… faccio battute, ma il numero di magia è reale.

Ci confessi, Andrea Paris nella vita di tutti i giorni è come appare negli show e nei video o è una persona seria e posata?

Io sono così come appaio, anche nella vita di tutti i giorni. La mia compagna – che è proprio qui in questo momento – lo può confermare.

Cosa vuol dire per lei meravigliare? Quand’è che si rende conto di aver meravigliato il pubblico che la guarda?

È facile capirlo. Ci sono due campanelli: il primo è quando senti il respiro della gente che si blocca e non scatta l’applauso; il secondo è quando c’è il sorriso di meraviglia, che è diverso da quello di divertimento. È un sorriso più sospeso. In pratica c’è meraviglia quando tutto rimane sospeso nell’aria.

 

mago Paris

Andrea Paris

Ha un sogno non ancora realizzato?

Esibirmi davanti alla regina Elisabetta… ma non avverrà, perché morirò prima io. (ride)

Quali sono i suoi progetti futuri?

Ora come ora non vedo un gran futuro. Di idee ne ho tante, ho contatti con la televisione e in programma spettacoli teatrali, anche nello stile One Man Show. In questo momento però mi concentro più sui social, ti portano tanta visibilità e ti fanno conoscere molto velocemente. Se Maometto non va alla montagna… Il pubblico non può venire a vedere i miei spettacoli, così vado io da lui.

Se potesse fare una magia, cosa cambierebbe dell’Umbria?

Per me l’Umbria è già bella così, la lascerei com’è! Forse l’unica cosa che manca – ma potrebbe essere anche un vantaggio – sono le vie di comunicazione e i collegamenti stradali. Ma ripeto, potrebbe essere un vantaggio: chi viene è perché ci vuole realmente venire, è un turismo col contagocce, ma più vero. L’unica magia che farei è quella di far apparire un bel teatro a Foligno. Sembra incredibile, ma Foligno non ha un teatro. Si investe poco nella cultura, si è troppo pratici… l’arte ha ancora poca importanza.

Come descriverebbe l’Umbria in tre parole?

Isola, d’aria, verde.

La prima cosa che le viene in mente pensando a questa regione…

Profumo e aria. Io quando torno in Umbria sento il suo odore. L’Umbria per me ha un profumo ben preciso, non so descriverlo, ma lo annuso e lo percepisco sempre.

Andrea Loreni è il funambolo che, con i suoi passi strisciati, a piedi nudi o con leggere e apposite scarpe di cuoio, accarezza i 16 millimetri di diametro del cavo che lo conducono da un punto all’altro della traversata.

Guardarlo nella sua passeggiata aerea è una grande emozione e il pubblico, dal basso, accompagna ogni suo passo con lunghi sospiri simultanei e liberatori. Abbiamo incontrato Andrea Loreni per un’intervista e una foto al collodio umido, nello studio fotografico di Stefano Fasi e nel mezzo delle storiche procedure fotografiche abbiamo chiacchierato con lui e Andrea Mammolenti, l’amico torinese nonché tecnico della traversata che si occupa dei sopralluoghi pre-evento, degli ancoraggi, della tensione della fune in acciaio o fibra sintetica di derivazione nautica, del sistema di sicurezza e di molti altri aspetti tecnici. Mammolenti si è occupato, naturalmente, anche dell’allestimento della traversata in salita che si è svolta recentemente nel quartiere di Ponte San Giovanni a Perugia.
«Nella traversata ponteggiana lunga oltre 100 metri, il cavo è stato ancorato con un andamento inclinato dal campanile della chiesa, alto 36 metri, a un camion di 12 tonnellate che rappresenta il contrappeso e il punto iniziale della traversata. Noi collaboriamo sempre con un ingegnere che fa una serie di calcoli teorici per lavorare in estrema sicurezza, ma per me ogni volta che Andrea va sulla fune è una nuova sensazione che viene amplificata dall’amicizia che lega anche le nostre famiglie» dice Mammolenti.

 

Andrea Loreni, foto by Stefano Fasi

 

Andrea Loreni è il funambolo piemontese dagli occhi belli e racconta che ha iniziato a fare nel 1998 spettacoli di strada di giocoleria per poi passare al cavo, prima basso e poi alto. «La ricerca di me stesso è stata il fattore che mi ha fatto evolvere. Inizialmente, il modo di vestire e il taglio dei capelli, poi la laurea in filosofia, passando attraverso il dubbio e lo scetticismo, sono state alcune tappe che mi hanno portato fin qua. Da giovane vedevo gli altri che facevano lavori normali, insoddisfatti. Questo non mi convinceva e sentivo che dovevo cercare oltre, fin quando vidi uno spettacolo di strada che fece scattare in me qualcosa» spiega il funambolo.
Andrea racconta che i genitori non lo hanno contrastato e in particolare la madre lo ha sempre sostenuto, anche se i suoi primi spettacoli di giocoleria di strada non sono stati esattamente un successo.
Clave, palline, torce infuocate, la scala d’equilibrio, il diablo e far fare il cerchio al pubblico diventarono parte fondamentale della sua vita e degli spettacoli che Andrea portava nelle piazze come arte di strada. Un’esperienza che l’avrebbe aiutato nelle sue scelte future.
Il passaggio dalla giocoleria al funambolismo è avvenuto nel 2004, quando un organizzatore gli propose di fare grandi traversate su cavo.

 

Andrea Loreni, foto by Stefano Fasi

 

«Dopo un paio di anni di allenamento, la mia prima traversata è stata di 120 metri sul fiume Po a San Sebastiano da Po vicino a Torino e da quel momento ho deciso di fare il funambolo» ci confida Andrea.
La meditazione di tipo buddhista, la consapevolezza del corpo, il respiro, lo zen, dove funambolismo e zen si sono intrigati e legati in lui, fanno parte del suo stile di vita che riporta anche sul cavo. «Questa è la via con cui mi sto realizzando e sul cavo prendo quello che c’è e null’altro. Il messaggio è accettarsi così come siamo, prendersi qualche rischio, far capire che c’è un’altra via per tutti e ognuno di noi ha il suo valore. L’accoglienza che mi riserva Perugia ogni volta è particolare e fantastica e stiamo lavorando per dare continuità a questo evento» prosegue il funambolo.

 

Andrea Loreni, foto by Stefano Fasi

 

Ci racconta che tra i progetti futuri ci sarà a Galway, in Irlanda, ad agosto 2020, l’attraversamento di diversi cavi da parte di 400 funamboli europei da formare e lui si occuperà, prevalentemente a Torino, degli italiani. Questo progetto nasce dal Centro funambulismo di Bruxelles e dalla Scuola di Circo di Galway. «Ho poi un sogno, quello di camminare sui cavi del ponte sospeso più lungo al mondo che si trova in Giappone. E con questo sogno mando un saluto, dicendo che il funambolismo può essere una tecnica di crescita personale e utile per tutti» conclude Andrea.

Il festival scientifico, sottotitolato Dove la scienza fa spettacolo, è stato organizzato da Psiquadro all’insegna del divertimento intelligente. La manifestazione si è tenuta dal 30 agosto al 1 settembre ed è stata accolta tra la natura sull’isola del Trasimeno, dove un ricco programma denso di attività ha attirato numerose famiglie trascinate dalla curiosità dei bambini. Divulgatori, scienziati e artisti hanno raccontato la scienza con il linguaggio dello spettacolo.

 

Certamente Cesare Agabitini, detto Cesarino, il guardiacaccia della Polvese che dal 1966 l’abita con la moglie Filodelma Mattaioli e i loro figli Genni, Elisa, Chiara, Omar e Sonia e di cui fu anche il custode fino al 1997, non si sarebbe mai immaginato di vedere sulla sua isola tanta gente tutta insieme e che la moltitudine di persone giunte fin lì andasse come un’instancabile sciame d’api da un fiore del sapere a un altro.

L’evento

Moltissime persone, soprattutto giovani famiglie con i loro bambini, si sono imbarcate sui traghetti da San Feliciano o da Castiglione del Lago per raggiungere la Polvese e partecipare alla bellissima manifestazione L’Isola di Einstein, la Scienza fa Spettacolo, che per tre giorni ha tenuto banco sul Lago Trasimeno, attirando persone da tutta la regione e numerosi visitatori provenienti da ben oltre i confini Umbri. Formatori, divulgatori, insegnanti, esperti, istruttori, genitori, nonni, fisici, geologi, ingegneri, biologi, naturisti, turisti, curiosi, ricercatori, scienziati, e soprattutto loro, i giovani cuccioli umani, hanno vissuto e partecipato a esperimenti, laboratori, racconti, presentazioni, narrazioni e spiegazioni sotto l’egida del rispetto per la natura, l’ecologia, la tutela e lo studio della madre terra, attraverso una sana curiosità per la conoscenza scientifica. Il tutto è stato ammantato da un ambiente unico e magico come quello isolano. Proprio così, l’isola Polvese è stata da sempre un’attrattrice di anime e di sguardi per la sua accoglienza e fertilità del territorio; gli Etruschi e gli antichi Romani lo avevano capito e l’hanno abitata, come alcune testimonianze archeologiche qui ritrovate ci ricordano.

L’antica locuzione avverbiale polvento, cioè protetto dal vento, darebbe il nome all’isola. Ricca di olivi e lecci, è stata prolifica per contadini e pescatori, che l’hanno rispettosamente albergata per lungo tempo. La presenza della Rocca, dell’Abbazia di San Secondo e della sua adiacente chiesa, della Chiese di San Giuliano e di Santa Maria della Cerqua, testimonia il vissuto storico certo e ritmato di questi luoghi, così come la villa, la piscina con il giardino acquatico realizzata dal Porcinai, l’ostello, il bar e due ristoranti e altre costruzioni del secolo scorso, depongono a favore e arricchiscono l’isola, dichiarata dall’attuale proprietaria, la Provincia di Perugia, dapprima un’Oasi di Protezione Faunistica, poi un Parco Scientifico Didattico e quindi inserita nel Parco naturale regionale del lago Trasimeno.

Le caratteristiche ambientali e strutturali della Polvese si prestano in modo ideale ad accogliere l’evento L’Isola di Einstein, la scienza fa spettacolo, dove oltre cento appuntamenti, tra il 30 agosto e il 1 settembre, hanno intrattenuto e divertito il numeroso pubblico di ogni età. Gli intervenuti hanno impreziosito la manifestazione con la loro presenza: Ian Russell, Science Made Simple, Michael Bradke, Hisa Eksperimentov, Copernicus Science Centre, Big Van Ciencia, l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), l’INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica) e l’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche). Ci sono stati spettacoli dedicati alla fisica, alla chimica, al suono, alla biologia, alla meccanica quantistica e ai cambiamenti climatici, che hanno dettato conoscenze e suggerito riflessioni sul delicato ecosistema terrestre.
Scienza all’improvviso, un Museo a Cielo Aperto, l’Isola dei Disegnatori, Einstein Light Painting, la storia dell’Apollo 11, l’Universo in una scatola, un Tetto di Stelle, le due facce di Einstein, sono alcuni titoli di accattivanti eventi accaduti durante il festival.
Un esteso e vasto successo di pubblico elevato all’ennesima potenza!

 

I ragazzi dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

L’ex monastero di San Secondo

Si è notato che molti operatori e addetti dell’organizzazione si sono mostrati gentili e disponibili a dare spiegazioni e informazioni senza lesinare sorrisi di benvenuto. Tra questi l’attivissimo ed energico Michele Sbaragli, che ha edotto i presenti sulla novità della crociera astronomica lacustre (in collaborazione con INAF) e sugli incontri circa l’ambiente, organizzati da ARPA (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente) o come i gentili e precisi Leonardo Alfonsi e Irene Luzi di Psiquadro che hanno dispensato cortesi ed efficaci indicazioni scientifiche a tutti quelli che l’hanno richiesto; Erika Di Silvestre, Rosalba Padula e Luca Nicoletti, capaci operatori presenti presso l’ex Monastero di San Secondo si sono adoperati e messi a disposizione per la buona riuscita dell’evento.

Erika Di Silvestre

Recentemente l’ex Monastero è stato oggetto di un recupero architettonico curato dalla Provincia e oggi rappresenta la sede del Centro ARPA dell’Umbria per il Cambiamento climatico e biodiversità in ambienti lacustri e aree umide. L’edificio è ubicato in un contesto paesaggistico straordinario con annessi laboratori, sala convegni e pertinenze e una bellissima sala esposizioni ha ospitato una mostra sugli antichi mestieri e arti del Trasimeno nella fotografia al collodio umido – illustrata dal fotografo Stefano Fasi – e uno spazio dedicato all’INGV, rappresentato da Luca Pizzimenti, Carlo Alberto Brunori, Federica Murgia e Aladino Govoni che, con i loro racconti e spiegazioni coadiuvati da sistemi informatici dedicati, hanno condotto bambini e genitori alla scoperta della crosta terrestre, vulcani e terremoti.

Spettacoli in ogni angolo

Lì accanto, tra i resti dalla diruta ma suggestiva Chiesa di San Secondo, è stata presentata la favola lacustre Avventure a Borgo Gioioso, contenente messaggi ecologici, naturistici e ambientalisti con gli interventi della casa editrice Morlacchi nella persona di Gianluca Galli, dello storico lacustre Ermanno Gambini e dell’attore Mirko Revoyera. Mirko poco prima aveva tenuto il suo spettacolo, Il Regno delle Foglie, in un’area vicino al pontile, dove era stato applaudito da un folto pubblico di bambini, che abilmente affabulava con storie appassionanti e divertenti.

 

Mirho Revoyera, Ermanno Gambini, Gianluca Galli e Michele Sbaragli

 

Lì, una bella coppia assisteva allo spettacolo con la splendida figlia Greta; al termine, la dolce madre Renilda nonché brava fotografa con entusiasmo ha raccontato che la manifestazione offriva talmente tante opportunità che la loro bambina li conduceva energicamente da un luogo all’altro, sedi degli spettacoli, dove grandi e piccini potevano partecipare attivamente ed essere coinvolti negli esperimenti. I due genitori erano esausti ma felici, così come parevano tutti quelli delle altre famiglie partecipanti alla manifestazione. Poco più in là si trovava l’Einstein Village, luogo dedicato allo sport in relazione alla componente scientifica e salutare e nella stessa area non poteva mancare Avanti Tutta Onlus, l’associazione fondata dal compianto Leonardo Cenci per la lotta contro il cancro.
Altresì si sono notati 20 bravissimi disegnatori che, sparsi per l’isola, hanno documentato graficamente lo svolgersi degli eventi. Questi fantastici illustratori fanno parte del collettivo Becoming X art and sound collective, che hanno realizzato l’accattivante e vasto reportage disegnato di tutti gli eventi.
Nell’occasione lo spazio enogastronomico, oltre i confermati e consueti ristoranti locali, è stato distribuito tra i vari luoghi dell’isola. L’offerta è stata all’altezza della situazione e, in un punto ristoro vicino a San Secondo, si sono potuti apprezzare alcuni sfizi culinari composti da ottimo pesce di lago fornito dalla Cooperativa Pescatori del Trasimeno accompagnato dai profumati vini di una rinomata cantina di Castiglione del Lago.

 

Michele Sbaragli

 

Sfilando accanto alla struttura del Poggio e proseguendo verso il pontile dei traghetti per il rientro, si passa vicino all’ex casa del custode; qui si può immaginare di vedere Cesarino e Filodelma, che abitavano questi meravigliosi declivi con i loro figli, che per tutto l’anno li avevano a disposizione per giocare, sperimentare e conoscere. Un’intera isola godibile da un pugno di ragazzi fortunati, un sogno per tutti quelli delle loro età. I cinque ragazzi, insieme ai cugini Matteo e Tiziano, tutti e sette isolani, hanno in qualche modo precorso e presagito la naturale e immensa sala giochi scientifica che l’Isola di Einstein ha poi sublimato.
Il traghetto serale ha fatto rientrare a San Feliciano molti degli ultimi scienziati irriducibili; il comandante dell’imbarcazione, Giordano Sportellini, era felice di trasportare tanta gente stancamente soddisfatta che, attraverso l’evento organizzato da Psiquadro, era divenuta partecipe ambasciatrice e promotrice del magnifico e, vista l’ora, dell’ormai sonnecchiante Lago Trasimeno.

Le note immortali del Maestro dei Maestri, Giuseppe Verdi, risuoneranno tra le fronde dei lecci e le statue del Teatro dell’Arcadia dei Giardini del Frontone (Perugia) per deliziarci con due delle opere liriche più amate al mondo.

La Traviata

 

Due recite che preannunciano grandi emozioni, il 23 luglio Rigoletto e il 30 La Traviata, messe in scena dall’impresario Ermanno Fasano con Musica e Spettacolo di Roma, animeranno l’estate culturale perugina. L’amore per la lirica è una passione di famiglia in casa Fasano: basti pensare che il papà, Aldo, stimato tenore e impresario, si iscrisse all’Albo delle Imprese di Musica Lirica lo stesso anno di istituzione di tale prestigioso e storico registro e cioè il 1967, con numero di protocollo 2.
Oltre cinquant’anni di passione e professione generano profonda esperienza; non a caso lo scorso anno, con la messa in scena di Madama Butterfly, sempre ai Giardini del Frontone, si è registrato il sold out. Il pubblico entusiasta chiese di ripetere la graditissima esperienza. Ed eccoci accontentati, quest’anno si raddoppia, con due titoli: Rigoletto e La Traviata.

L'opera patrimonio universale

Forse non tutti conosceranno la trama o la stessa opera, ma siccome la lirica è identificata come patrimonio universale, l’Associazione di Perugia Amici della Lirica, da sempre impegnata nella divulgazione, offrirà occasione di conoscenza e approfondimento di entrambi i titoli.
Comunque di una cosa sono certa, ci sono note e arie che sono riconoscibili da tutti, anche perché spesso vengono usate in contesti creativi al di fuori del palcoscenico. Chi non ha mai sentito La donna è mobile o Amami Alfredo? Quest’ultima fece commuovere la stessa Vivian in Pretty Woman. Per alcuni puristi la citazione sembrerà dissacrante, ma la Lirica è nata come spettacolo popolare, e tale deve tornare.
È questa, la speranza che anima il Coro Lirico dell’Umbria, che nella persona del suo Presidente, il professor Paolo Galmacci – insieme agli altri componenti del direttivo – tanto si impegna per riportare una stagione stabile a Perugia. Molti nostri concittadini fanno dei veri pellegrinaggi per andare ad ascoltare l’Opera dal vivo, fino a Verona, Macerata e tanti altri templi della musica, e riuscire ad avere degli spettacoli di questa portata a Perugia è un’occasione imperdibile.

 

La Traviata

 

Per l’importante evento, nel cast, attentamente selezionato dallo stesso Ermanno Fasano, ci saranno cantanti lirici internazionali, quali Sergio Bologna, Claire Cooolen, Caung Mang Lee, Antonio Marani e Asude Karayavuz che si cimenteranno nel Rigoletto.
Mentre Erica Wen Meng Gu interpreterà Violetta, e i nostri David Sotgiu e Andrea Sari saranno rispettivamente Alfredo e Giorgio Germont ne La Traviata.
In ogni serata si impegneranno oltre cento artisti. Insieme ai protagonisti, ben 60 elementi dell’Orchestra sinfonica di Grosseto, il Coro Lirico dell’Umbria diretto dal maestro Sergio Briziarelli, i ballerini del Centro Danza, il regista Guido Zamara, e il Maestro Direttore e Concertatore Lorenzo Castriota Scanderbeg; nonché numerose altre maestranze, tra tecnici, truccatori, parrucchieri, costumisti e altri operatori, ma fra tutti la regina resterà sempre unica e sola lei: la musica!
Parafrasando il titolo di un famoso romanzo, e poi film, concludo dicendo che, durante i prossimi martedì di luglio, non solo le stelle staranno a guardare… ma anche ad ascoltare!

 

La Traviata