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A poche ore dall’inizio della 14/a edizione è già “Porchettiamo mania”. Strutture alberghiere del territorio sold out in attesa del festival dedicato alle porchette d’Italia e rappresentativo dello street food più autentico e genuino. Venerdì 17 maggio (ore 17) il taglio del nastro alla presenza pure della presidente della Regione Umbria Donatella Tesei e dell’assessore regionale Roberto Morroni.

Con le strutture ricettive del territorio già sold out si sta per ripetere quella che ormai è considerata come una vera e propria Porchettiamo mania. Quella che sta per iniziare si preannuncia come una edizione, la 14/a, dalle grandi sorprese. A cominciare dal calore del “popolo di Porchettiamo” che già si sta facendo sentire, dalle prenotazioni alberghiere fino alle richieste di informazioni da parte dei tanti visitatori e turisti in attesa di tornare a vivere l’Umbria più autentica.

 

Porchettiamo

 

Il Festival delle porchette d’Italia (17, 18 e 19 maggio), uno degli eventi gastronomici più attesi perché anche rappresentativo dello street food italiano, è pronto a coinvolgere il suggestivo borgo di San Terenziano di Gualdo Cattaneo.

La festa inizierà da venerdì 17 maggio (ore 12), con il taglio del nastro in programma nel pomeriggio (ore 17) al quale interverranno Donatella Tesei, presidente della Regione Umbria, Roberto Morroni, assessore regionale all’agricoltura, Enrico Valentini, sindaco di Gualdo Cattaneo, ed Anna Setteposte, ideatrice e organizzatrice dell’evento realizzato in collaborazione con il Comune di Gualdo Cattaneo e patrocinato dal Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e dalla Regione Umbria.
Uno dei cibi più gustosi, antichi e popolari della tradizione gastronomica italiana, la porchetta, è pronto quindi a svelarsi grazie alla presenza delle regioni più rappresentative della “regina” del cibo di strada: l’Umbria naturalmente, area ad alta vocazione per la produzione della porchetta, ma anche altre regioni del Centro Italia, per arrivare fino alla Calabria e alla Sicilia. Sotto i riflettori anche la “porchetta” intesa come metodo di cottura: ecco allora la novità assoluta in arrivo da Trieste con la porchetta di gallo ruspante disossato, con una speciale Spice Mayo, fatta con sambalolek al peperoncino, aglio fresco e succo di limone.
Non mancherà, come da tradizione, anche il panino con porchetta gluten free e torna pure In Punta di Porchetta, lo stand dove saranno preparati i panini preparati dagli chef. Senza dimenticare però gli altri street food di qualità, umbri e non solo, e la sezione Porchettiamo&Friends. In abbinamento a tutto questo ci saranno le birre artigianali selezionate da Fermento Birra, e i vini del territorio con l’Enoteca della Strada del Sagrantino. Consolidati, infine, anche i gemellaggi: da quello locale con il Cicotto di Grut (Presidio umbro Slow Food), a quelli internazionali, perché porchetta e maiale parlano ormai tutte le lingue: nazioni ospiti saranno ancora Messico e Giappone.

 

 

Il Giappone e l’Umbria celebreranno il maiale anche con un’anteprima decisamente esotica. Giovedì 16 maggio all’Hotel Villa dei Pini di San Terenziano l’ormai grande amico di Porchettiamo Takuya Watanabe, chef giapponese e grande amante della porchetta, preparerà una degustazione speciale per unire le due tradizioni culinarie: Antipasto della tradizione e sushi di porchetta, Tortello Villa dei Pini, Okonomiyaki di porchetta. Tutto accompagnato da una speciale selezione di vini di Terre Margaritelli. Info e prenotazioni: info@villadeipinihotel.it; tel. 3801314223.
Numerose saranno infine, come sempre, le attività collaterali, sia per appassionati gourmet che per famiglie: musica, ma anche passeggiate guidate a piedi e in bici.

 


Per consultate il programma della tre giorni: https://www.porchettiamo.com/programma-2024/

Acquisto gettoni online
Novità di quest’anno è la possibilità di acquistare online i gettoni per le degustazioni (fino a tutta domenica) per ritirarli poi in piazza, saltando così le file alle casse. Questo il link: https://www.porchettiamo.com/front-page-2/shop/

Con la sua terza edizione che si svolgerà a Villa del Colle del Cardinale l’11 e il 12 maggio prossimi, torna l’evento dedicato a orto e biodiversità.

Un appuntamento per tutti gli amanti dell’orto fai da te, che potranno attingere a idee e suggerimenti su come coltivare il proprio orto e portare in tavola il prodotto del proprio lavoro con garanzia di freschezza e genuinità.
La spesa nell’orto è però molto di più, come recita anche il suo payoff Coltiva. Conosci. Cura.: coltivare sì ma con la consapevolezza data dalla conoscenza – del terreno, delle pratiche, dei prodotti giusti da utilizzare – e soprattutto con la cura, intesa sia come l’adozione di tutti gli accorgimenti per curare il suolo al fine di ottenere un prodotto sano e sicuro, sia come impegno assiduo a preservare l’ambiente e, in senso più ampio, il nostro Pianeta attraverso un comportamento consapevole che tuteli gli habitat e la biodiversità.

 

 

Chiediamo a Filippo Fagioli, creatore del canale YouTube che ha dato il nome all’evento e organizzatore delle due giornate in collaborazione con Philms, Visualcam APS e Corebook, come nasce questo stretto connubio fra orto e salvaguardia dell’ambiente che contraddistingue il suo evento. «Coltivare il proprio cibo è un gesto antico, che ha quasi 10.000 anni. Oltre a fornirci un’abbondanza di prodotti freschi e nutrienti, l’orto è anche un laboratorio di guarigione. Il contatto con la terra, la pratica di seminare e coltivare, e il piacere di raccogliere i frutti del proprio lavoro hanno dimostrato di ridurre lo stress, migliorare l’umore e promuovere una sensazione di benessere generale. Ma l’orto è più di un semplice luogo di produzione di cibo. È un ecosistema vivo, ricco di microrganismi benefici che svolgono un ruolo cruciale nella salute del suolo e, di conseguenza, nella qualità dei nostri alimenti.»

Quindi coltivazione consapevole a beneficio della nostra salute e dell’ambiente: «Esatto. Vi siete mai chiesti se i prodotti che acquistiamo al supermercato ci nutrono abbastanza? La terra ben nutrita, arricchita da compost organico e popolata da microrganismi effettivi, crea un ambiente ottimale per la crescita di piante vitali, in salute e nutrienti. In questo modo, ci assicuriamo di consumare cibi ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti naturali essenziali per il nostro benessere.»

 

 

Come nasce la sua attenzione per le problematiche ambientali? «Il verde ha un semplice ma potente segreto; offre un rifugio per mente, corpo e spirito. Ci fa stare bene! Non ho scoperto l’acqua calda ma molti non lo sanno, convinti che sia una leggenda metropolitana o un semplice modo di dire. Non mi addentro sulle tante pubblicazioni a riguardo, vi suggerisco solo di leggervi qualche libro o articolo di Stefano Mancuso, Andrea Mati, Letizia Palmisano, Nicola Lamberti, solo per citarne alcuni. La mia passione per la campagna e per l’orto ha sviluppato in me quella che in una parola potremmo definire consapevolezza

 

I laboratori per i più piccoli

 

Da qui nasce quindi La Spesa dell’Orto, da canale YouTube a evento culturale e laboratoriale che anno dopo anno sta diventando un modello per più target, dai neofiti dell’orto che scoprono i video cercando in YouTube video  “come fare per…”, a coloro che vogliono approfondire temi quali rigenerazione del suolo, frutti antichi, permacultura, nutrizione e molto altro.

La poliedricità dell’evento e la sua connotazione multi-target è testimoniata proprio dalla sua strutturazione in grado di coprire diversi ambiti e interessi:

  • un’AREA MEETING, in un ampio spazio dedicato ai convegni, con esperti dei vari settori;
  • un’AREA LABORATORI, dove si mettono in pratica le tecniche;
  • un’AREA KIDS, dedicata ai più piccoli;
  • un’AREA EXPO, adibita a mostra mercato, dove si possono promuovere e vendere i propri prodotti.

 


Qui il programma completo https://www.laspesanellorto.it/evento-2024/

La città umbra – legata a doppio filo a Santa Rita – conserva anche tanti altri luoghi che valgono una visita: dalle chiese ai palazzi, fino al museo civico.

Panorama di Cascia. Foto di Enrico Mezzasoma

 

Quando si parla di Cascia si pensa subito a Santa Rita – la più illustre cittadina che si celebra il 22 maggio – e a tutta la spiritualità e il misticismo che ne concerne. Ma questa città umbra – che ha la forma tipica del castello di pendio medievale e si adagia sul colle di Sant’Agostino da dove controlla la vallata del fiume Corno – ha molto altro da regalare al visitatore che decida di scoprirla.
Le testimonianze archeologiche raccontano una presenza fin dall’età preromana e il borgo, l’ager Cassianus dei diplomi medievali, potrebbe essere l’erede di un piccolo insediamento rurale frequentato già all’epoca. Conquistata nel 553 dal bizantino Narsete, venne poi annessa al Ducato Longobardo di Spoleto e nel X secolo divenne una repubblica indipendente con una propria moneta. Dopo il dominio della Signoria dei Trinci di Foligno, nel 1228 fu occupata da Federico II di Svevia; nel 1300 un terremoto la rase al suolo, così fu ricostruita e fortificata, ma nel 1516 fu nuovamente conquistata e distrutta. Nel XVI secolo passò sotto il controllo dello Stato Pontificio e ci rimase fino al 1860.

 

Statua di Santa Rita

 

Il tour alla scoperta della città non può non iniziare dalla sontuosa statua dedicata a Santa Rita raffigurata con i suoi simboli: le api, le rose e la spina. Commissionata da un mecenate libanese e realizzata dallo scultore Nayef Alwan, è stata benedetta in piazza San Pietro da Papa Francesco e installata a Cascia nell’ottobre del 2015.
Alzando lo sguardo sulla sommità del colle, troviamo la Rocca (voluta da Papa Paolo II nel 1465) dove si erge la chiesa di Sant’Agostino: costruita agli inizi del Trecento su un oratorio eremitico dedicato a San Giovanni Battista, è uno dei simboli spirituali e culturali della città. Scendendo si arriva all’edificio più importante: la Basilica di Santa Rita. Costruita per custodire il corpo della Santa, la struttura risale agli anni ’30 del secolo scorso e fu eretta sul luogo dell’antica chiesa agostiniana annessa al monastero dove Rita morì nel 1457. Per raggiungerla si cammina lungo un viale porticato che accompagna fino ai piedi della scalinata. Accanto alla Basilica si trova il Monastero dove la Santa visse per quarant’anni: qui è possibile ammirare alcune reliquie e oggetti che raccontano la sua vita; da non perdere la Cassa Solenne che per tre secoli ha contenuto il suo corpo.

 

Basilica di Santa Rita

 

Girovagando poi per i vicoli si incontrano palazzetti gentilizi del XVII e XVIII secolo come Palazzo Santi, sede del Museo Civico, Palazzo Frenfanelli e Palazzo Carli (antica residenza nobiliare, oggi sede della Biblioteca, dell’Archivio Storico e degli Uffici Culturali) che, insieme agli scorci caratteristici del centro storico raccontano il glorioso passato della città.
La piazza principale, Piazza Garibaldi, collega la chiesa monumentale di San Francesco – un vero esempio di architettura gotica – con la chiesa di Santa Maria della Visitazione, antica pieve romanica riedificata varie volte a causa dei terremoti che colpirono il territorio. Poco distante, nei pressi della Porta Leonina, una tra le antiche porte d’accesso, si erge la chiesa di Sant’Antonio Abate, antico complesso benedettino riedificato sul finire del XV secolo e modificato nel 1707. Questa chiesa, insieme a Palazzo Santi, fa parte del Circuito Museale Urbano e conserva due pregevoli cicli di affreschi: gli Episodi della vita di Sant’Antonio Abate, opera del Maestro della Dormitio di Terni (inizi del XV secolo), e le Storie della Passione di Cristo, tra le più impegnative testimonianze di Nicola da Siena (1461).

 

chiese a cascia perugia umbria

Casa Maritale di Santa Rita

 

Merita sicuramente una visita il centro di Roccaporena, paese natale di Santa Rita, ricco di ricordi legati alla sua vita: la Casa Maritale, l’orto del miracolo (un gruppo bronzeo realizzato dello scultore Rodolfo Maleci), lo scoglio (si innalza a 120 metri sul borgo) e il roseto. Nei dintorni di Cascia si trova anche il tempio romano (località Villa San Silvestro) che si estende nell’area della chiesa di San Silvestro: l’edificio templare, da collegare alla colonizzazione della Sabina nel 290 a.C., è ancora in fase di scavo.

Cascia però non offre solo il sacro, ma anche il profano: si possono infatti gustare svariati prodotti locali come lo zafferano, il farro, i legumi, il tartufo, la roveja (presidio slow food) e una raffinata lavorazione di carni e salumi. A questo si aggiunge un calendario ricco di eventi e manifestazioni legati alla storia, alla cultura e alle tradizioni: la festa di Sant’Antonio, le Pasquarelle, il Focone della Venuta e la Mostra mercato dello Zafferano.

Ieri, presso l’Aula Magna dell’Istituto Professionale Alberghiero di Assisi, si è svolta la tavola rotonda promossa dall’Associazione Culturale di Promozione Enogastronomica e del Turismo Lento Umbriamoci aps, volta a presentare il Festival della Cucina Umbra, dei Borghi più Belli d’Italia e dei Maestri Artigiani 4.0, nonché a discutere dell’individuazione dei piatti identitari della cucina umbra.

In un contesto in cui la Regione Umbria ha messo in campo tante energie per emergere e ottenere riconoscimenti oltre i confini nazionali e internazionali, è diventato cruciale identificare i piatti che meglio rappresentano l’identità culinaria umbra. A tal fine, è stato coinvolto l’intero spettro dell’offerta enogastronomica umbra, comprese istituzioni come il Comune di Assisi, la Regione, le associazioni di categoria Coldiretti e Cia, il Consorzio del Vitellone Bianco dell’Appennino Centrale, l’Associazione dei Borghi più Belli d’Italia in Umbria, l’Associazione di Categoria CNA, l’Unione Regionale Cuochi, importanti chef come Giulio Gigli e Paolo Trippini, nonché istituti alberghieri e l’Università dei Sapori.

 

 

Durante l’incontro è stata avanzata l’idea di coinvolgere la birra artigianale umbra nella selezione delle prelibatezze locali, con la possibilità, avanzata dall’Associazione Umbriamoci e rilanciata alla Prof.ssa Ombretta Marconi – direttrice del CERB Perugia – di ottenere una birra IGP in collaborazione con birrifici artigianali.

Le parole di plauso e sostegno hanno caratterizzato gli interventi di tutti i partecipanti, i quali hanno sottolineato la difficoltà e la complessità di raggiungere una sintesi che unisca ciò che finora è stato diviso. Tuttavia, c’è stata una generale disponibilità ad accogliere la sfida culturale di definire la cornice entro cui presentare la cucina umbra.

A chiudere la tavola totonda, gli interventi dei giornalisti Lorenza Vitali e Luigi Cremona hanno confermato l’entusiasmo e l’interesse per l’iniziativa, sottolineando l’importanza di unire le forze per promuovere e preservare l’identità gastronomica umbra e in particolari i prodotti territoriali. Luigi Cremona ha speso parole di elogio verso l’iniziativa che mette insieme cucina, borghi e artigianato la cui linea di congiunzione è il fatto a mano (handmade).

 

 

Al centro della discussione la ricerca dei piatti identitari dell’Umbria: in un’ottica di coinvolgimento e partecipazione attiva, è stata presentata una bozza iniziale di piatti tipici, chiedendo a tutti i partecipanti di esprimere il proprio parere.

Un sondaggio online è stato avviato e rimarrà aperto fino a settembre 2024, allo scopo di raccogliere opinioni e preferenze sulla selezione dei piatti, determinando quali meritino di essere inclusi e quali, al contrario, debbano essere esclusi perché non rappresentativi dell’intera regione. Il Presidente dell’Associazione, il Prof. Aldo Giuseppe Geraci, ha espresso gratitudine a tutti gli ospiti e li ha invitati a gustare una magnifica colazione di lavoro preparata dagli studenti dell’Istituto Professionale Alberghiero di Assisi. Nel suo ringraziamento, il Prof. Geraci ha anticipato l’apertura di tavoli tecnici tra operatori del settore, al fine di approfondire i singoli temi trattati durante l’incontro.

 

 

Sono intervenuti:

Stefania Proietti (Sindaco Comune di Assisi) – Bianca Maria Tagliaferri (DS Istituto Alberghiero Assisi); Fabrizio Leggio (Assessore al turismo Comune di Assisi); Antonella Tiranti (Dirigente Servizio Turismo Regione Umbria); Angela Terenzi (Responsabile sezione innovazione, ricerca, promozione e sostegno alla cooperazione Regione Umbria); Dominga Cotarella (Vice-presidente Coldiretti Umbria); Fiorello Primi (Presidente Nazionale Borghi più belli d’Italia); Francesco Fiorelli (Presidente UNPLI Umbria); Michele Carloni (Presidente CNA Umbria); Luca Peppoloni (L’Officina Spello); Tiziana Borsellini (Presidente Accademia Ricamo Punto Assisi); Giorgio Mencaroni (Presidente Confcommercio Umbria); Simone Fittuccia (Presidente federalberghi Umbria); Maria Giovanna Gagliardi (Vice Presidente Associazione Umbriamoci aps); Anna Chiacchierini (Presidente Coldiretti Perugia); Elena Tortoioli (Presidente Terranostra Umbria); Marta Cotarella (Direttrice e cofounder di Intrecci, Accademia di Alta Formazione di Sala); Matteo Bartolini (Presidente CIA UMBRIA); Monica Petronio (Presidente Slow Food Umbria); Gianna Fanfano (presidente Unione Regionale Cuochi Umbri (URCU), Giancarlo Passari (Presidente DSE-FIC Umbria); Andrea Petrini (Direttore Consorzio tutela Vitellone Bianco Appennino Centrale); Giulio Gigli (chef stellato ristorante UNE Capodacqua di Foligno); Paolo Trippini (Chef); Ds/delegati (Istituti Alberghieri Umbria: ASSISI-SPOLETO-CITTA’ DI CASTELLO- TERNI-ORVIETO); Giorgio Bistarelli (Università dei Sapori Perugia); Pietro Marchi (Presidente AIS UMBRIA); Mastro birraio Enrico Scagnoli (Universo Flea); Mastro birraio Michele Sensidoni (Mastri Birrai Umbri); chef Mario Lopez e mastro Birraio Giovanni Rodolfo (Birrificio San Biagio); Ombretta Marconi (Direttrice CERB Umbria) – Paolo Morbidoni (Presidente Associazione “Strada dell’Olio EVO dop Umbria” e “Strade del vino”); Lorenza Vitali (WITALY MAGazine); Luigi Cremona (Touring Club).

Evento di presentazione, lunedì 29 aprile alle ore 10.

Lunedi 29 aprile 2024 alle ore 10:00, nell’aula magna dell’Istituto Professionale Alberghiero Assisi, sede di Santa Maria degli Angeli (PG), l’associazione culturale di promozione enogastronomica e del turismo lento Umbriamoci aps organizza una tavola rotonda per presentare, insieme al Comune di Assisi e con il patrocinio della Regione Umbria, la prima edizione del Festival della Cucina Umbra, dei Borghi più Belli e dei Maestri Artigiani 4.0 che si terrà dal 3 al 6 aprile 2025 nella piazza e vie principali di Santa Maria degli Angeli Comune di Assisi.

 

 

Con il supporto di tanti soggetti partner e sostenitori, pubblici e privati, l’Associazione intende raccontare e mettere in vetrina l’Umbria sotto tre diversi aspetti:

  • i suoi piatti più significativi che, valorizzando l’identità territoriale, possano esprimere la variegata, originale e unica ricchezza gastronomica,
  • i suoi borghi più belli capaci di offrire, accanto alle perle del turismo conosciute in tutto il mondo, una dimensione più intima ed emozionale;
  • i maestri artigiani le cui arti – dalla ceramica al legno, dal ferro alla tessitura e dal ricamo a mano all’oreficeria – affondano le origini in un lontano passato, ma che ancora oggi rappresentano un giacimento di ricchezza anche lavorativa da valorizzare e rilanciare.

 

All’interno del festival si prevedono seminari, convegni e workshop per favorire il dialogo tra i principali protagonisti dell’offerta enogastronomica e turistico-ricettiva della regione Umbria per tracciare un bilancio e aprire prospettive, evidenziando eccellenze e correggendo criticità.

Il tema di discussione della Tavola Rotonda sarà I piatti territoriali e iconici della cucina umbra. Strategie per svelarli e promuoverli in regione, in Italia e oltre i confini nazionali.

«Il festival della cucina umbra» afferma Aldo Giuseppe Geraci, presidente dell’Associazione Umbriamoci «deve da subito affrontare una sfida: la cucina umbra fatica a emergere e a posizionarsi nella cucina nazionale e internazionale con piatti riconosciuti e riconoscibili, per quanto il 2023 abbia segnato successi incredibili confermando e conquistando importantissimi riconoscimenti con i nostri chef stellati (ben 6 in Umbria), che continuano a stupirci e riempirci di sincero orgoglio. Il nostro obiettivo è riunire attorno a un tavolo i principali protagonisti dell’offerta ristorativa umbra affinché dalla loro competenza, sensibilità e cultura possano emergere i “piatti identitari” capaci di caratterizzare l’intera Regione e non solamente le sue microzone.»

Umbria Fashion è un format che ho creato nel 2023: una vetrina per la moda umbra, un salotto dove confrontarsi e discutere del mondo fashion, ma soprattutto una passerella in cui i giovani emergenti possono formarsi e venire in contatto con le tante maestranze della regione. La seconda edizione andrà in scena a Perugia il 19-20 ottobre 2024 e per accompagnarvi all’evento ho pensato di raccontarvi la moda a modo mio, in questa rubrica all’interno di AboutUmbria. Passato, presente e futuro di questo sfavillante mondo, ma anche pillole e curiosità… per farvi scoprire le tante realtà umbre, spesso sconosciute ai più!

 

Nella prima puntata di Umbria Fashion vi parlo dell’Umbria tessile con le sue antiche lavorazioni, perché se gli inglesi chiamano la zona del Trasimeno The Cashmere Valley, un motivo c’è.
È proprio nel DNA di questa regione la vocazione alla maglieria e alla confezione di prodotti pregiati che hanno formato e consolidato 500 aziende specializzate nella lavorazione del più nobile e ricercato dei filati. Estimatori della bellezza e cultura vengono da tutto il mondo per visitare i tesori d’arte e le bellezze naturali dell’Umbria, ma anche per lo shopping.
L’Umbria è una delle regioni italiane che vanta il maggior numero di adesioni al sistema di tracciabilità ITF – Italian Textile Fashion, che rappresenta una scelta di trasparenza e denota la volontà di valorizzare il grande patrimonio di professionalità e artigianalità che ne caratterizza le imprese. L’etichetta ITF è una garanzia per il consumatore, che sa di aver acquistato un capo originale senza alcuna contraffazione, ma anche per il produttore che può costruire il suo vantaggio competitivo puntando su qualità ed etica.

 

Il punto umbro, detto anche Sorbello. Foto Casa Museo di Palazzo Sorbello

Antiche lavorazioni

In Umbria sono tuttora attivi molti laboratori artigianali in cui la produzione si basa sull’uso di tecniche e rari macchinari, come il telaio Jacquard di fine Ottocento: l’arte della tessitura, del ricamo e del merletto nella regione ha differenti tradizioni e peculiarità. La tessitura è caratterizzata, a Perugia per esempio, nel tipico ricamo dell’emblema della città: il Grifo, o dei motivi geometrici medievali e rinascimentali; a Città di Castello e Montefalco la peculiarità sono i tessuti finemente lavorati a mano; a Panicale il ricamo su tulle – introdotto all’inizio del secolo scorso – e quello su tessuto che le suore Clarisse di Assisi già praticavano nel Duecento, avendolo forse ereditato dai cristiani Copti; mentre a Orvieto è la lavorazione del merletto a rappresentare la produzione più superba, con l’Ars Wetana, nata nel 1907 per iniziativa degli aristocratici.

Che l’industria tessile sia un simbolo della storia dell’Umbria lo testimonia anche il fatto che i tessuti sono stati protagonisti della vita di uno dei suoi personaggi di spicco, San Francesco d’Assisi: il padre, Pietro di Bernardone, era mercante di stoffe preziose. Il Santo si spogliò di quei meravigliosi tessuti nella piazza di Foligno, quando decise di abbracciare Sorella Povertà. Otto secoli dopo, il tessile umbro è rimasto uno dei settori fiorenti della regione. Un successo che si deve alla capacità delle aziende umbre di valorizzare il proprio patrimonio storico di eccellenze artigianali, in particolare nella maglieria, un segmento produttivo che ha sostenuto la crescita globale di alcuni noti marchi, generando le commesse di marchi internazionali del lusso e dando vita a una fitta rete di fasonisti specializzati in alta gamma.

Festival della Cucina Umbra, dei Borghi più Belli e dei Maestri Artigiani 4.0.

Nel cuore verde dell’Italia, tra colline che si fondono con il cielo e borghi incantati che raccontano storie millenarie, sorge un’iniziativa che promette di far brillare ancora di più la luce dell’Umbria nel firmamento turistico nazionale e internazionale: nasce Umbriamoci.

L’Associazione di promozione sociale Umbriamoci si propone il compito di celebrare e diffondere l’enogastronomia umbra, gioiello culinario spesso sottovalutato al di là dei confini regionali. Guidata da un gruppo di appassionati insegnanti e preside dell’Istituto Alberghiero di Assisi, l’associazione mira a coniugare la tradizione gastronomica umbra con l’innovazione e la sostenibilità, promuovendo i cammini lenti che consentono di scoprire la bellezza e il gusto della regione in modo autentico e rispettoso dell’ambiente.

 

 

Il cuore pulsante dell’azione di Umbriamoci risiede nel suo impegno a favorire l’incontro e il dialogo tra tutti gli attori della ristorazione e dell’offerta turistica ricettiva. Questo ambizioso obiettivo mira a fare emergere l’identità culinaria unica dell’Umbria, fin troppo dispersa tra tanti localismi che hanno impedito il diffondersi di una riconosciuta e riconoscibile identità culinaria persino dentro gli stessi confini regionali. L’obiettivo è riunire attorno ad un tavolo i principali protagonisti dell’offerta ristorativa umbra affinché dalla loro competenza, sensibilità e cultura possano emergere i piatti identitari capaci di caratterizzare l’intera Regione e non solamente le sue microzone.

La scommessa è ardua. Cosa si mangia in Umbria? La risposta dovrà diventare finalmente univoca. Ciò non vuol dire che le microzone cesseranno di caratterizzarsi con i loro piatti tipici, anzi, gli stessi verranno proposti come ulteriore ricchezza attrattiva e distinguente ma dentro la cornice di una Regione che finalmente ha elevato a piatti regionali quelli che fino a quel momento sono stati considerati prettamente territoriali.

 

prodotti tipici umbri

Umbricelli

 

Grazie alla passione e alla competenza dei suoi fondatori, l’associazione si pone come catalizzatore di idee e iniziative che possono trasformare l‘Umbria in una meta turistica di eccellenza, capace di offrire esperienze autentiche e indimenticabili. Con il suo impegno nel promuovere un turismo esperienziale e sostenibile, Umbriamoci candida la regione ad essere ancor più una perla nel panorama italiano e internazionale, dove il viaggiatore diventa parte integrante della cultura e del paesaggio che visita.

A partire dal 2025, nel mese di aprile di ogni anno, Umbriamoci si unisce con la Regione Umbria, il Comune di Assisi, Coldiretti, Federalberghi, Confcommercio, Associazione Borghi più Belli Umbria, Unpli e numerosi altri soggetti pubblici e privati per promuovere il Festival della Cucina Umbra, dei Borghi più Belli e dei Maestri Artigiani 4.0. Una vetrina meravigliosa in cui raccontare l’Umbria sotto tre aspetti:

 

1)        i suoi piatti più significativi che, valorizzando l’identità territoriale, possano esprimere la variegata, originale e unica ricchezza gastronomica;

2)        i suoi borghi più belli capaci di offrire, accanto alle perle del turismo conosciute in tutto il mondo, una dimensione più intima ed emozionale;

3)        i maestri artigiani le cui arti, dalla ceramica al legno, dal ferro alla tessitura e dal ricamo a mano all’oreficeria, affondano le origini in un lontano passato ma che ancora oggi rappresentano un giacimento di ricchezza anche lavorativa da valorizzare e rilanciare. L’idea che i nostri ragazzi terminati i percorsi scolastici possano andare a bottega ad apprendere arti e mestieri è particolarmente suggestiva.

 

Ceramica di Deruta

 

In un mondo sempre più globalizzato, l’Associazione di promozione sociale Umbriamoci vuole rappresentare un faro di autenticità e tradizione, un invito a rallentare e assaporare ogni istante, ogni piatto, ogni passo lungo i cammini che solcano l’Umbria, terra di storia, tradizioni, emozioni e sapori da scoprire.

La Pasqua in Umbria fa tornare alla mente la grande colazione pasquale, simile un po’ in tutto il centro Italia, quando da bambini, insieme a tutta la famiglia riunita si rideva e si mangiava, gustando la grande varietà di cibi.

Le vecchie tradizioni sono ancora presenti in questa regione: prima i piatti venivano preparati rigorosamente in casa, oggi il tempo da dedicare alla cucina non è più quello di una volta, ma il desiderio di stare insieme la mattina di Pasqua è rimasto intatto.

prodotti tipici umbria

Cosa mangiare nella colazione di Pasqua?

L’alimento principale della tavola imbandita è la Torta o Pizza di Pasqua, una torta lievitata, salata a base di uova e farina, infarcita di formaggi. Un tempo veniva cotta nei forni a legna: le massaie la preparavano il giovedì Santo e veniva fatta riposare per essere consumata il giorno di Pasqua. Di torte se ne realizzate tante, anche per essere regalate a parenti e amici come augurio di buona festività. Questa pizza chiaramente va accompagnata anche da un vino bianco sostanzioso, anche se il vino rosso la mattina di Pasqua, come da tradizione, non deve mancare.

 

 

La tavola imbandita riserva tante sorprese: dal salame alle uova sode colorate e gustate con un pizzico di sale, dal capocollo al pane. La frittata pasquale con i carciofi non può mancare, insieme a quella di asparagi, condite con le erbe aromatiche: mentuccia, erba cipollina, maggiorana o menta. La coratella d’agnello che, anche se è un secondo piatto, possiamo trovarla anche a colazione: preparata con le interiora come cuore, fegato, polmone, tagliati in piccoli pezzetti e cotti al sugo. Di dolce immancabili le uova pasquali e la torta di Pasqua dolce farcita di canditi e aromatizzata con cannella e buccia di limone, da mangiare indifferentemente insieme al salame o al cioccolato.

La Pasqua si avvicina e sulle tavole degli italiani, tra le varie prelibatezze, non potrà di certo mancare la tradizionale colomba, di cui l’Umbria, con le sue innumerevoli pasticcerie artigianali, vanta un’offerta ampia e di qualità. Ma come scegliere quella perfetta?

L’Università dei Sapori, Corebook e Rosaria Castaldo di AboutUmbria, domani alle ore 9.00, si incontrano presso la sede dell’Università dei Sapori con giornalisti ed esperti del settore per degustare le colombe artigianali umbre.

 

 

La Ciaramicola e la torta dolce sono i dolci tipici umbri del periodo pasquale. Non la colomba, le cui origini si confondono tra aneddoti e leggende del Nord. Anche se la contesa resta tra Milano e Verona, in tutta la pasticceria italiana non esiste dolce più simbolico di questa preparazione che evoca la pace, più che mai ambita in questa difficile fase internazionale. Se poi, alla particolare forma, aggiungiamo il successo smisurato raggiunto dai lievitati negli ultimi anni, ecco che la Colomba spicca il volo. Dal supermercato alla pasticceria più raffinata il soffice dolce ammicca su scaffali e vetrine, si parte da pochi euro fino a 40 e oltre per portare in tavola il simbolo della pace. Ma come scegliere tra le decine di offerte e proposte gourmet?

In base al proprio portafoglio ovviamente ma anche prediligendo un prodotto che rispecchi almeno in parte le caratteristiche qualitative di un disciplinare (sì, la Colomba tradizionale ha un regolamento ministeriale), che sia ottimo al palato e soprattutto genuino. Scadenza breve, lievito madre, assenza di conservanti e ingredienti di qualità: queste sono le proprietà principali che valgono la spesa un po’ più impegnativa per un prodotto realmente artigianale. Di questo e oltre si discuterà martedì 19 marzo in questo incontro-degustazione, organizzato dall’Università dei Sapori di Perugia in collaborazione con Corebook, con giornalisti ed esperti di settore per testare le colombe artigianali umbre più golose, quelle che assolutamente non potranno mancare sulla tavola pasquale.

Nel 1924 Giovanni Buitoni cambia il nome dei “Cazzotti” in “Baci” e gli dà una nuova veste. L’incarto argento con le scritte blu e il messaggio d’amore al suo interno sono opera dell’art director di Perugina, il futurista Federico Seneca.

Baci Perugina, un nome e un secolo di storia. Ogni italiano mangia, di media, 8,3 Baci Perugina ogni anno e la Perugina lo soddisfa producendone 500 milioni in 12 mesi. Malgrado si affoghi in dolci e di cioccolati di genere, i Baci Perugina sono inossidabili. Hanno superato il secolo e sono dei vecchietti in piena salute.

Baci Perugina, foto da baciperugina.com

Sono stati dei precursori di cose che oggi diamo per scontate. Un cioccolatino incartato? Normale. Un cioccolatino in scatola? Normale. Cioccolatini accanto o dentro un oggetto più o meno prezioso? Normale. Una confezione regalo? Normale. Ma c’è stato un tempo in cui tutto questo non solo non era normale, ma non lo aveva ancora pensato nessuno. I Baci Perugina sono stati un importante indotto di lavoro per tutta la provincia di Perugia. Forse è meglio cominciare dall’inizio. Nel 1922 il cioccolato era ancora giovanetto. Il secolo precedente era servito a far cambiare aspetto al cioccolato da liquido a solido. Nel 1700 era solo la bevanda amata dalle élite che lo sorbivano in magnifiche tazze di porcellana e lo versavano da bricchi appositi. Poi chimici e farmacisti scoprirono che se al cioccolato si aggiunge il burro di cacao, questo si solidifica.

Nell’Ottocento nacquero le tavolette di cioccolata prodotte da società ancora in auge come Maiani, Lindt, Cadbury. Le tavolette sono la prima produzione industriale di cioccolato e vengono quadrettate o rigate per facilitarne la rottura. È la forma che conosciamo che si divide facilmente si mette nel pane e si può dividere tra amici. È diventata un prodotto sociale. Il prodotto va a ruba, ma resta di nicchia. Infatti, quando gli americani arrivarono in Italia con la Seconda Guerra Mondiale, distribuirono tavolette di cioccolata che molti italiani hanno ricordato per anni perché molti di loro non le avevano mai assaggiate.

Ma la tavoletta non è un cioccolatino. Li ci vuole ancora un po’ di tecnica. Il cioccolato in tavoletta è duro; allora la stessa massa, colata in uno stampo, diventa un piccolo recipiente che si presta ad essere riempito. Nascono così le praline, che riempiono i vassoi delle belle pasticcerie di Torino e Parigi. Le praline era adatte per essere consumate al tavolo da tè e prese una per una con delicatezza per non sporcarsi le dita. Si confezionavano solo su richiesta ed erano molto care.

Intanto gli anni passano e a Perugia lavora la coppia Luisa Spagnoli e Giovanni Buitoni. Due industriali illuminati. Luisa segue la produzione delle caramelle Rossana, un grande successo, e poi dà il suo nome alle tavolette di cioccolato fondente. C’erano anche altri prodotti dolciari prodotti dall’azienda e purtroppo gli sprechi erano elevati.

In fabbrica se si spreca è sempre per volumi molto grandi. Ogni giorno si gettavano nella spazzatura chili di nocciole e di cioccolato. Luisa non è tirchia, ma non intende buttare via materie prime di ottima qualità.

Un’idea che ha si riassume in più punti.

La fase delle nocciole:

  1. parte delle nocciole avanzate serve per fare il gianduia
  2. alcune si conservano intere
  3. le altre si riducono a granella
  4. si miscela il gianduia con le nocciole spezzettate.

La fase del cioccolato:

  1. in uno stampino si cola il cioccolato e sulla punta si cala una nocciola intera.
  2. la scocca di cioccolato vuota viene riempita con la miscela di gianduia e granella di nocciole.
  3. sigillare la base con il cioccolato Luisa fondente.

 

Il cioccolatino è fatto. Luisa trova che la forma le ricorda un pugno perché è tondeggiante con un’evidente protuberanza in cima. Decide di chiamarlo Cazzotto e questo sarà incartato. L’idea d’incartarlo è ottima perché non sporca le dita quando lo si tocca, può essere tenuto in tasca e se ne può comperare uno alla volta e portarlo via. Ma il nome! Non può andare, è un errore di comunicazione. Come si fa a dire: ti offro un Cazzotto. È meglio offrire un Bacio. È nel 1924 che Giovanni Spagnoli cambia il nome ai Cazzotti per trasformali in Baci.

 

Pubblicità degli anni ’20

 

Basta questo a far scattare la molla della genialità e le cose si concatenano. La Perugina aveva un Direttore Artistico che era Francesco Seneca. Lui trova che incartare il prodotto va bene, ma non si distingue, ci vuole un incarto che attiri l’attenzione. Lui e Giovanni Buitoni pensano a un incarto romantico. Forse è stata l’immagine del famoso quadro di Francesco Hayez, Il Bacio, a suggerirglielo; comunque elaborano un’immagine romantica: contro un cielo trapunto di stelle si stagliano due figure nere abbracciate mentre si baciano. L’immagine nera lascia immaginare ogni sfumatura della passione amorosa.

Il Bacio Perugina piace e piace anche l’incarto. Ma Buitoni non si accontenta, vuole distinguersi sopra tutti e fa aggiungere, tra la stagnola e il cioccolatino un cartiglio con una frase d’amore. L’idea è più che vincente visto che a distanza di un secolo il cartiglio c’è ancora. Adesso è diventato multilingue, ma chi ha tra le mani un Bacio, prima di metterlo in bocca cerca subito il cartiglio. La nostra storia non finisce qui, perché Buitoni era uno di quegli industriali illuminati che ogni tanto appaiono e lavorano anche per la comunità.

 

 

Un’altra novità sta per sorgere nell’universo Perugina/Buitoni: la confezione regalo.

Buitoni coinvolge una tipografia e una fabbrica di scatole. Sul coperchio fa stampare l’immagine della coppia che si bacia sul fondo di stelle e dentro ci sono i cioccolatini in fila. Il tutto chiuso e legato da un bel fiocco. Si apriva l’era delle scatole di cioccolatini già pronte per essere regalate. Perché illuminato? Perché la sua idea riattiva il settore tipografico che languiva e offrì molti nuovi posti di lavoro. La stessa cosa accadde nel dopoguerra, quando a Deruta il lavoro dei ceramisti ristagnava e molti erano costretti ad emigrare.

Buitoni decide che la confezione regalo non sarà solo la scatola, ma diventa più preziosa se accanto ai cioccolatini c’è un oggetto. Nascono gli asinelli verdi in ceramica di Deruta, che tirano un carrettino o che trasportano due gerle cariche di cioccolatini. I Baci a dorso d’asino entreranno in tantissime case. Gli asinelli verdi oggi sono diventati un oggetto da collezione.

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