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Per conoscere e imparare ad apprezzarne tutte le varietà non basterebbe una vita perché, per quanto riguarda l’olio extravergine d’oliva, l’Italia vanta primati di qualità difficilmente eguagliabili.

Sempre imitato, spesso contraffatto, qualche volta danneggiato persino dai suoi connazionali – che lo rendono protagonista di scandali e dibattiti imbarazzanti – il nostro olio regala punte di eccellenza che vale la pena conoscere e valorizzare. Solo conoscendo l’alta qualità, infatti, siamo in grado di riconoscere ed evitare le sue goffe falsificazioni: a questa eccellenza ho deciso di dedicare un intero articolo. L’olio extravergine Dop del Cilento, quello pugliese, l’olio dei Monti Iblei e quello delle colline teatine sono alcuni che, insieme a quello umbro, hanno un sapore particolare e un’intensità acida.

 

 

Non esistono aree particolarmente vocate alla produzione di olio di qualità, quanto buone pratiche agronomiche e tecnologiche da seguire durante la filiera e tecniche virtuose di gestione dell’oliveto: la raccolta, la trasformazione e la conservazione permettono di ottenere un olio superiore. Se queste best practice sono state attuate, il prodotto non presenterà alcun difetto all’assaggio; sarà riconoscibile il sapore fruttato, indice di un’oliva sana. Poi, in base al tipo di oliva utilizzata e alla sua origine, presenterà diverse caratteristiche positive: dalla mandorla fresca alla mela, dal carciofo alla foglia di pomodoro fino ad altre sensazioni vegetali. Nonostante molti consumatori siano convinti che l’amaro e il piccante siano attributi negativi, nell’olio extravergine di oliva sono invece fattori positivi. Un altro fattore che costituisce spesso un pregiudizio nello stabilire la qualità dell’olio è il colore. Ma conta davvero?

L’assaggio

L’assaggio ufficiale viene eseguito in un bicchiere in vetro scuro: questo significa che il colore non deve condizionare il sapore; non si fornisce alcuna indicazione sulla qualità, tantomeno su caratteristiche legate alla leggerezza, intensità, amarezza o piccantezza. Tuttavia, il colore cambia a seconda di diversi fattori: tipo di oliva, grado di maturazione del frutto, presenza di elementi chimici come le clorofille e i caroteni. Gialli dorati o verdi intensi, gli oli possono essere comunque di altissima qualità. Chiaramente se il consumatore si trovasse di fronte un olio tendente al rossastro, significherebbe che è vecchio ed che è stato esposto alla luce, all’aria o al calore e di conseguenza presenterà un sapore rancido.

Nella mia cucina l’olio è la massima espressione della semplicità del nostro territorio, storia dei posti dove siamo e futuro della nostra gastronomia. Quest’anno sono lieto di presentarvi l’olio extra vergine della Pieve di Caminino che trovate nel mio sito: abpersonalchef.com

In arrivo il quarto fine settimana della XXVI edizione di Frantoi Aperti in Umbria.

A celebrare l’arrivo dell’olio nuovo da venerdì 17 fino a domenica 19 novembre i borghi e le città di: Amelia (Tr) con Amerinolio; Arrone (Tr) con “Amor d’Olio”; Assisi (Pg) con le passeggiate di UNTO nei castelli e nel territorio; Campello sul Clitunno con la “Festa dei Frantoi e dei Castelli” che animerà la Piazza della Bianca domenica 19 novembre; e Spello (Pg) con “L’Oro di Spello – Festa dell’olivo e Sagra della Bruschetta”.

In ogni borgo e in ogni città d’arte che fa parte del circuito di Frantoi Aperti in Umbria, si terranno degustazioni guidate di olio extravergine d’oliva curate da esperti assaggiatori, momenti musicali tra gli ulivi e nei centri storici ed un servizio navetta di collegamento tra il centro storico del comune aderente e i frantoi del comune stesso.

 

 

Queste le iniziative da segnalare per il quarto weekend di Frantoi Aperti in Umbria:

Già da venerdì sera (17 novembre) sarà possibile partecipare alle cene oleocentriche dagli “Umbrian #EVOOAmbassador – Testimoni di oli unici” che proporranno menù di terra e di lago in abbinamento con gli oli e.v.o. di qualità dei produttori aderenti a Frantoi Aperti 2023. Venerdì 17 novembre sono due le cene oleocentriche in programma: a Torgiano (Pg) presso il Ristorante Quattro Sensi – Borgo Brufa e ad Orvieto (Tr) presso il Ristorante Vis a Vis che proporrà un menù completamente vegetale in cui ad essere protagonisti saranno gli oli monocultivar e i blend del Frantoio Cecci di Castel Viscardo (Tr). Una collaborazione quella tra il Frantoio Cecci e lo chef Emanuele Rengo del Ristorante Vis a Vis che si ripeterà anche domenica 19 novembre quando si terrà al Frantoio Cecci il “Pranzo Oleocentrico in Frantoio” accompagnato dalla musica dal vivo di Andrea Gioia e dalla visita del frantoio con degustazione degli oli.

Due saranno gli appuntamenti di trekking tra gli ulivi con esperienze musicali e di arte contemporanea entrambe in programma domenica 19 novembre ad Arrone e a Campello sul Clitunno.

Ad Arrone la partenza del trekking è alle ore 9.30 da piazza Garibaldi per salire, attraverso un antico sentiero, al monte di Arrone e arrivare al balcone naturale che si affaccia sulla fascia olivata della Valnerina. Ridiscendendo tra i boschi e gli oliveti del versante orientale si farà sosta al Frantoio Bartolini, dove si assaggerà l’olio nuovo. Durante il trekking si visiterà la Chiesa di San Giovanni Battista dove in occasione di #Chiaveumbra2023 | In Natura | Sperimentazioni artistiche nel paesaggio olivato, sarà possibile vedere l’installazione artistica di Chiara Fantaccione una “cleptomane dell’arte” che usa i materiali più diversi, prelevati da ambiti del tutto inattesi, riassemblandoli in conformazioni singolari. Le sue opere sono spesso opere-ambienti con una forte connotazione site-specific in cui non di rado mette in dialogo organico e artificiale

Sempre nella giornata di domenica 19 novembre, a Campello sul Clitunno è invece in programma un doppio appuntamento outdoor con la Pedalata tra i castelli della Fascia olivata, a cura di Fiab e YouMobility; ed il trekking ad anello alla scoperta di olivi secolari lungo la Fascia Olivata Assisi-Spoleto riconosciuta dalla FAO quale “Patrimonio agricolo di importanza mondiale”. Lungo il cammino l’artista Jessica Moroni in occasione di #Chiaveumbra2023, narrerà il suo lavoro visibile in alcuni saggi presso gli olivi secolari che si incontrano lungo il percorso. La passeggiata sarà inoltre l’occasione per una sosta d’ascolto del concerto della rassegna musicale “Suoni dagli Olivi Secolari” con l’esibizione di “Musica Muta” con Michele Rosati e Rachele Fogu, un duo di virtuosissimi chitarristi classici che spazia dal Jazz alla musica popolare latina ed internazionale. Al termine del percorso poi la possibilità di degustare l’olio appena franto.

 

 

 

Tre sono poi gli appuntamenti con gli “Assaggi di Storie. Degustazioni di Oli e di prodotti unici”. Il primo, sabato 18 novembre, a Spello presso la Taverna Costantino Imperatore alle ore 17.00, dove la degustazione sarà guidata da Claudio Baccarelli. A seguire domenica 19 novembre ad Arrone alle ore 11.00 la degustazione di olii della Valnerina sarà guidata da Giulio Scatolini, mentre a Campello sul Clitunno la degustazione guidata da Emanuela De Stefanis, componente del Panel della Dop Umbria, si terrà alle ore 16.00, presso Villa Negri Arnoldi e l’Olio e.v.o. di qualità dei produttori del territorio sarà abbinato al pregiatissimo tartufo locale.

Prosegue poi, domenica 19 novembre, l’appuntamento con il nuovo spin-off di Frantoi Aperti in Umbria, dedicato a bambini e famiglie, dal titolo “Trekking e Fiabe tra gli ulivi”. La CamminAttrice Loretta Bonamente accompagnerà i bambini (dai 5 ai 12 anni) e i loro genitori in una passeggiata lungo il sentiero dell’acquedotto Romano, coinvolgendoli nel racconto di storie sugli alberi, gli olivi e l’olio. La partenza è alle ore 9.30 ed al termine della passeggiata è prevista una merenda degustazione di Olio e.v.o. appena franto.

Frantoi Aperti in Umbria è un evento promosso dall’Associazione Strada dell’olio e.v.o. Dop Umbria, che si avvale di Add Comunicazione ed Eventi, agenzia specializzata nella comunicazione e promozione dell’Olio e dell’oleoturismo, in collaborazione con la Regione Umbria e con tutti gli attori del comparto olivicolo umbro. Si avvale inoltre del sostegno di alcune aziende aventi le radici nel territorio, fra queste, Vuscom, società del Gruppo Valle Umbra Servizi, Guido srl, Diva International S.r.l.Tartufi Fortunati Stocchi srl, del partner tecnico Official Green Carrier Trenitalia. Da evidenziare anche il sostegno di Crédit Agricole Italia, primario istituto di riferimento per il settore agricolo.

 


Per maggiori informazioni su Frantoi Aperti:
info@stradaoliodopumbria.itwww.frantoiaperti.net

Il “connubio” perfetto tra cibo e vino andrà in scena al Caio Melisso, il teatro all’italiana più antico della città, con produzioni indipendenti e innovative. Al Teatrino delle sei, novità di quest’anno, in scena le 2 produzioni teatrali selezionate tra le 50 arrivate attraverso la call Play EaT.

Grande attesa e grandi novità per la II edizione di Eat, Enogastronomia a Teatro. Cibo, vino e teatro tornano, quindi, insieme per proporre il format innovativo che lega arte culinaria e spettacolo e che lo scorso anno ha entusiasmato stampa e pubblico. Quest’anno la manifestazione è cresciuta in termini di numeri: più giornate (23, 24, 25 e 26 novembre 2023) e più spettacoli sempre con la città di Spoleto che farà da cornice agli appuntamenti dedicati all’enogastronomia con spettacoli tutti da bere e da mangiare.

Il tutto condito dalle grandi novità del 2023. A partire dal Premio Umbre Best Experience promosso dalla rete al femminile con vocazione turistica “UMBRE” (United Marketing for Business and Regional Experience) e destinato alle migliori e più innovative esperienze turistiche realizzate sul territorio. Per proseguire con Pasticceri. Io e mio fratello Roberto di e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano a cura della Compagnia Orsini. I due fratelli pasticceri, portano in palcoscenico un laboratorio (vero) di pasticceria, frullano ragionamenti e montano albumi di neve, realizzando ben sette torte tra profiteroles, gianduia e charlotte. Immancabili sono anche il nuovo spettacolo FoodEnsemble – Il concerto che puoi mangiare, un’esperienza sensoriale da vivere come un concerto, uno spettacolo da gustare come una cena e la degustazione del Re dei bianchi umbri, con la Spoleto DOC Trebbiano Spoletino, sapientemente raccontato e gustato dal giornalista Francesco Saverio Russo. Torna Daniele De Michele ‘Donpasta’, dj, economista e appassionato di gastronomia con uno spettacolo completamente nuovo con 4 ospiti d’eccezione pronti a sfidarsi davanti al pubblico votante: Giorgione, Carlotta Delicato, Le Sorelle Passera e Guido Farinelli che poteranno sulla “tavola” di Eat ognuno il suo piatto abbinato ad un disco.

Un incontro sarà, invece, dedicato agli studenti degli istituti alberghieri dell’Umbria per imparare insieme allo chef Lorenzo Cantoni che in cucina l’olio non è solo un ingrediente, ma una maniera di pensare.

 

Pasticceri. Io e mio fratello Roberto

 

Quest’anno EaT, il festival del teatro dedicato all’enogastronomia, raddoppia: oltre al Caio Melisso, splendido esempio di teatro all’italiana, la rassegna presenta alcuni spettacoli al Teatrino delle sei in pieno centro storico. Sarà proprio questo luogo suggestivo ad ospitare le produzioni teatrali selezionate attraverso la call Play EaT, novità dell’edizione 2023, uno spazio riservato ai migliori spettacoli teatrali legati all’universo dell’enogastronomia. Gli spettacoli, scelti con la collaborazione di Alessandro Sesti, direttore di Strabismi Festival, porteranno nel territorio umbro le eccellenze dello spettacolo dal vivo: tra le 50 compagnie da tutta Italia che hanno risposto al bando sono stati selezionati 2 spettacoli. Con “Dans la cuisine” siamo in Belgio: Mélanie prova a cucinare le tagliatelle al ragù secondo la ricetta di sua nonna Anna. Un ribollire culinario, musicale ed emozionale, mentre si prepara, con il pubblico, un pasto in onore dei propri antenati. Questo esempio di ‘teatro surrealista-documentato’ avrà sul palco Lisa Tonelli, per la regia di Emeline Marcour. Dalla call Play EaT arriva anche Il talismano della felicità. Ricettario per due portate: l’Arrosto e Arcano I di Collettivo lunAzione che vede protagoniste le attrici-cuoche Martina Di Leva e Cecilia Lupoli. Due fulminanti monologhi al femminile in cui il cibo è protagonista di vicende spiazzanti e grottesche: ne “L’arrosto” una donna legata alla sedia instaura un irresistibile dialogo dal sapore beckettiano con il suo aguzzino, mentre in “Arcano I” a parlare è la celeberrima assassina Leonarda Cianculli, che ci conduce negli inquietanti meandri della sua macabra vicenda.

 

Donpasta @eat spoleto 22

 

Sempre il Teatrino delle sei sarà la location di due stand-up comedy come le Memorie di un barista di e con Alessandro Sesti: l’autore racconta le confessioni ricevute dietro al bancone di un bar quando cercava di mantenersi prima di iniziare a vivere di solo teatro e il Monologo di donna con pecorino di e con Giulia Cerruti, un simpatico affresco di delusioni d’amore raccontate con cinica ironia, ma anche una riflessione su alcune aspettative della società di tutti i tempi nei confronti delle donne.

Per chi vuole scoprire attraverso le ricette del territorio alcuni momenti decisivi della storia locale c’è, infine, Viaggio gastronomico nella storia di Spoleto, in programma al Teatrino delle sei. Guido Farinelli guiderà gli spettatori dal passaggio di Federico Barbarossa ai banchetti rivoluzionari della Repubblica Romana e ai movimenti anticlericali. Lo spettacolo sarà accompagnato dalla degustazione di strangozzi alla spoletina.

 


EaT sul web www.eatspoleto.it | #eatspoleto  | @eatenogastronomiaateatro

Una cena nella residenza dell’ambasciatore italiano e uno show cooking: protagonista sarà l’olio extravergine di oliva.

Sarà lo chef Lorenzo Cantoni a rappresentare l’Italia gourmet alla Settimana della Cucina italiana nel Mondo in Norvegia, ad Oslo. Sarà protagonista, con i suoi piatti, all’ottava edizione della rassegna annuale dedicata alla promozione dei prodotti agroalimentari e alla cucina di qualità, incentrata quest’anno sul tema A tavola con la cucina italiana: il benessere con gusto. 

 

Lorenzo Cantoni, foto Andrea Fongo

 

L’appuntamento voluto dall’Ambasciata d’Italia in Norvegia e Islanda e realizzata in sinergia con l’Istituto italiano di Cultura a Oslo, l’Agenzia Ice e l’associazione Ambasciatori del Gusto, si è concretizzato attraverso l’agenzia creativa transdisciplinare Brand Culturale, che si è fatta promotrice della valorizzazione della tradizione gastronomico-culturale dell’Umbria nella capitale norvegese, dal 14 al 16 novembre prossimi. Per l’occasione, l’Ambasciata italiana ha scommesso tutto sull’oro verde dell’Umbria: l’olio extravergine di oliva. Da qui la scelta dello chef umbro Lorenzo Cantoni, ambasciatore dell’Olio e Migliore Chef dell’Olio per Airo 2021.

L’evento prevede momenti dedicati alle degustazioni, alle lezioni di cucina, agli show culinari che si alterneranno a momenti un po’ più teorici come conferenze e mostre fotografiche riguardanti i prodotti enogastronomici della regione Umbria, per promuoverne le eccellenze. 

Dalla cena di gala allo show cooking. Allo chef Cantoni del ristorante Il Frantoio di Assisi, di Elena Angeletti, è stata affidata la preparazione della cena di gala nella residenza dell’ambasciatore italiano, Stefano Nicoletti, dove realizzerà piatti della tradizione umbra in chiave rivisitata, che avranno come ingrediente principale l’olio extra vergine d’oliva. Il menu prevede: lumache, tartufo e patate di Pietralunga; tortello 36 tuorli, fagiolina del lago, rapi del Trasimeno, tinca affumicata; filetto di cervo, porcini, frutti rossi marinati alla rapa; “minestrone” & namelaka vaniglia e olio extravergine di oliva. Nella preparazione dei piatti, anche durante lo show cooking, sarà supportato dallo chef Piergiorgio Cianci.

Chef portavoce dell’Umbria gourmet. Lorenzo Cantoni, sulla cresta dell’onda della ristorazione umbra fine dining, ne ha fatta di strada: finito l’alberghiero inizia la sua carriera nei ristoranti della riviera adriatica e dopo interessanti esperienze in Italia, in Francia, Belgio e Olanda torna in Altotevere, dove inizia un percorso che lo porta a costruire una cucina improntata a valorizzare i produttori d’eccellenza umbri. L’imprenditrice Elena Angeletti scommette sul suo food concept: creare un “lab del gusto”. Gli affida il ristorante Il Frantoio di Assisi per dare vita ad una “cucina emozionale”. Nasce così la filosofia di Cantoni dove l’olio extravergine di oliva diventa un ingrediente, non più un condimento. Uno dietro l’altro arrivano subito i primi riconoscimenti: viene eletto Miglior Chef Airo 2021, l’associazione che successivamente lo proclama ambasciatore dell’olio; il Frantoio entra in Guida Michelin e diventa Miglior ristorante 2022 e 2023 per l’Associazione Città dell’olio.

Lo storico Fabio Alberti (Bevagna 1719- 1803) nel suo libro “Notizie antiche e moderne riguardanti Bevagna città dell’Umbria”, così scriveva nel 1786: «Ed ecco quanto ho saputo porre insieme a memoria de’ posteri rapporto all’antica, e moderna Bevagna. Ne lascierò la cura, ed il pensiero a quei veri, ed illuminati Cittadini, che verranno dopo di me; sperando, che sull’esempio altrui, si animeranno ad impiegare gloriosamente qualche parte dell’anno nel rintracciare, e pubblicare le memorie, ed i fasti della comune Patria.»

Nonna Iside di Bevagna ha raccolto l’invito. Bevanate DOC – così si definisce – nata nel 1939 nel paese del Mercato delle Gaite, casalinga appassionata di cucina (passione trasmessa da sua mamma Ida), dei piatti della tradizione, del suo orto e delle sue galline.

Nonna Iside con le sue preparazioni

Grazie a suo figlio Aristide (in realtà di nome Osiride, ma Bevagna è famosa anche per i suoi nomi che raccontano la storia) e a sua nipote Sara è diventata una star dei social con la sua pagina Facebook La cucina di nonna Iside, raggiungendo in pochissimi anni (tutto è iniziato il 1 aprile 2021, con la prima diretta) 49.000 follower; 101.000 follower sono invece quelli di Instagram e Sara, con i suoi reel è arrivata a coinvolgere circa 15 milioni di persone di tutte le età, giovani e meno giovani.

La sua storia è bellissima. Dopo la morte dell’amato marito Marzio, avvenuta nel 2020 in tempo di Covid, Aristide decise di non lasciare sua madre in preda alla depressione e iniziò a riprenderla mentre preparava e cucinava i piatti tipici della tradizione culinaria bevanate. Nacque così il primo video su Facebook, che mostrava nonna Iside, la figlia Luisa e la nipote Benedetta intente a preparare le tipiche pizze di Pasqua al formaggio fatte rigorosamente a mano e senza l’aiuto di tecnologie moderne. Il video fu un successo. Raggiunse ben 1.029.797 persone, con 619.183 visualizzazioni e 5051 commenti e condivisioni. A distanza di una settimana (il 7 aprile 2021), arrivò la seconda video-ricetta di un altro piatto tipico, la pizza sotto la brace, ricetta bizzarra che solo nonna Iside sa realizzare: anche in questo caso i numeri furono altissimi, ben 1.847.466 persone raggiunte, con 953.615 visualizzazioni e 10.943 reazioni, condivisioni e commenti.

La nipote Sara, studentessa di Scienze della Comunicazione all’Università di Perugia nel corso di Laurea in Comunicazione pubblica, digitale e d’impresa, decide – visto il successo – di prendere in mano la situazione e gestire i social della nonna. Si laurea anche con una tesi magistrale dal titolo: Analisi del fenomeno di Granfluencer: il caso “La cucina di Nonna Iside”, nell’anno accademico 2020/2021. Nel giro di pochi giorni arrivano richieste di collaborazione con i ristoranti e le botteghe del paese; con due giovani cuochi bevanati, Monir Eddardary e Francesco Paccoi, realizza un video che spiega come si fa la polenta. Il 13 aprile 2021 viene aperto il canale YouTube La Cucina di Nonna Iside dove sono inseriti alcuni dei video relativi alle dirette della pagina Facebook.

 

Nonna Iside con le nipoti

 

Dopo essere arrivata sulle reti nazionali (Rai2 e Rai3 Umbria), nel 2022 – nel giorno del Pasta Day – viene eletta come la nonna delle Tagliatelle fatte in casa (il reel realizza 15.000.000 di visualizzazioni). Oggi viene chiamata per cooking show in paesi vicini (come La Sagrantina) e nel cassetto c’è anche la richiesta di Antonella Clerici per la partecipazione al suo programma. Intanto viene raccontata nei quotidiani regionali e riceve telefonate da bambini e da tantissime persone. Il 23 novembre sarà a Firenze, alla Leopolda, tra i semifinalisti degli Italy Ambassador Awards, (premio italiano dedicato ai migliori influencer e content creator di tutto il mondo), in nomination nella categoria Food&Beverage, unica umbra.

Sottolinea, con orgoglio, che lo scopo di tutto è quello di promuovere i piatti della tradizione locale (le ricette sono scritte sui fogli di un ricettario, naturalmente a mano) e della cucina anti-spreco; ma anche di raccontare e dimostrare come si possono ridurre i passaggi che vanno dalla terra alla tavola e di trasmettere alle nuove generazioni le antiche ricette.
Nelle sue dirette racconta e mostra, in dialetto bevanate come preparare i facioli con erba campagnola, i frascarelli con gli asparagi, le roccette di San Niccolò, il pane casareccio o il pancaciato. Il tutto dalla cucina di casa, circondata dalla sua famiglia (tre figli: Aristide, Roberto, Maria Luisa; cinque nipoti: Daniele, Sara, Camilla, Benedetta, Edoardo) e accogliendo talvolta ospiti famosi e non, divulgando loro – senza prepotenza – il suo sapere e diffondendo positività e buonumore. Nel paese del Medioevo e del Mercato delle Gaite sorge spontanea la riflessione su quanto scritto in un suo libro da Massimo Montanari, professore di Storia Medievale e Storia dell’alimentazione all’Università di Bologna e più volte presente a Bevagna: «Il cibo è cultura perché ha inventato e trasformato il mondo. È cultura quando si produce, quando si prepara, quando si consuma. È il frutto della nostra identità e uno strumento per esprimerla e comunicarla.»

 

Nonna Iside che scrive nel suo ricettario

 

Nardi Cesira, poetessa dialettale beanata, le ha dedicato una poesia.

 

Evviva Nonna Iside!

Ha passato li confini der Fossatìllo

e… manco a dìllo,

è rinomata in tutt’er Mónno!

La cara, semprice e umile Nonna Iside

è ormai diventata la più famosa Beanata!

Ma va’!

Nonna Iside, se sveja la matina quannoché canta er gallo,

lìa a tutto penza, como la Pruìdenza!

Stéte tranquilli che Iside ghjà ha preparato l’occorrente

pe’ fa’ dù ova de tajatèlle

e ‘n sughetto co ‘lle pummitorélle.

Con arte e semprice fantasia,sforna ghjornalmente

pane, biscotti, pizze e roccette varie!

Ma… ha parlato con Sanniccolò?

Poèsse ‘nco’!

‘Stu Santo gh’javrà lasciato la farina e la ricetta de ‘lle famose pastarèlle!

E ‘ntanto la TV c’jha piato spizzico a faje le Dirette!

È proprio vero che a Beagne se bée e se magna!

Fra fregnàcce e frittèlle

gnocchi, frascarélli, quadrucci e martajati

la pizza ‘ncénnerata sott’ar foco

nóantre beanati

con Nonna Iside non tremàmo più!

Sémo nati furtunati!

A Trevi (Pg) tornano ad accendersi i riflettori sull’olio e.v.o. con gli eventi di Villa Fabri, trasformata per l’occasione in un “padiglione dell’Olio”. Spettacoli di cucina con chef dell’olio, Masterclass sull’Olio e.v.o. e la Mostra Mercato con l’esposizione dei produttori di Trevi e della fascia olivata.

Al via la XVII edizione di Festivol – Trevi tra olio, arte, musica e papille, l’ormai tradizionale rassegna che nel fine settimana di sabato 4 e domenica 5 novembre 2023 animerà vie e piazze di Trevi (Pg), per festeggiare l’olio extravergine di oliva nuovo e la prima spremitura.

 

 

Tra le novità di questa edizione di Festivol – Trevi tra olio, arte, musica e papille, la seicentesca Villa Fabri, nel cuore di Trevi, diventerà un grande padiglione dell’olio e.v.o. organizzato su due livelli: al piano affrescato sarà possibile visitare la Mostra Mercato dell’Olio e.v.o. di qualità dove oltre ai produttori trevani sarà possibile incontrare i produttori ed assaggiare gli oli degli altri comuni che insistono lungo la Fascia Olivata Assisi – Spoleto; partecipare alla Masterclass sull’olio tenuta da Angela Canale (capo panel) con Assaggi di Storie. Degustazioni di Oli e prodotti unici e Gianfranco Ciarletti (docente e assaggiatore Assosommelier) con una degustazione di Olio e.v.o. delle colline di Trevi; al piano inferiore invece si terranno gli Spettacoli di Cucina con l’Olio Evo con degustazione dei piatti proposti da Lorenzo Cantoni chef dell’Olio del ristorante Il Frantoio e Nicoletta Franceschini chef del Ristorante Silene. La masterclass e i percorsi di degustazione, in programma sia il sabato che la domenica, verranno presentati da Simona Cognoli, giornalista, esperta assaggiatrice e fondatrice del progetto Oleonauta ed Evoluzione. Tra le degustazioni e le masterclass è in programma un calendario artistico di concerti in Villa e nella piazza Mazzini.

L’edizione 2023 di Festivol per la prima volta coinvolgerà anche Manciano, la frazione montana di Trevi, circondata da rigogliosi boschi con presenza preponderante del castagno e, nella parte più bassa, da oliveti, dove opera il frantoio Ciarletti. In questo scenario naturalistico, sabato 4 novembre, è prevista una piccola “Festa dell’olio” che è raggiungibile sia attraverso un trekking in e-bike, sia in auto: un programma che coinvolgerà la visita al Frantoio, alla distilleria di montagna Green Heart Distillery e la visita della piccola chiesa romanica di San Martino, immersa tra gli ulivi e il bosco con una merenda a base di olio nuovo e vino novello.

 

 

Il programma della manifestazione prevede inoltre le degustazioni di pane e olio in piazza, la Mostra Mercato dei Presidi Slow Food, che comprenderà sia i presidi dell’Umbria con in testa il Sedano Nero di Trevi, sia i presidi di Regioni ospiti tra cui, novità di quest’anno il Prosciutto Bazzone della Garfagnana Presidio Slow Food Toscano; le visite guidate al Museo della Civiltà dell’Olivo ed al Teatro Clitunno, la passeggiata a piedi con partenza da Villa Fabri fino al frantoio Gaudenzi, facendo tappa presso il maestoso e millenario olivo di Sant’Emiliano e attraversando il sentiero dell’acquedotto medievale, mirabile opera ingegneristica risalente alla metà del Duecento, la passeggiata in e-bike a cura di Experior Qualia con il partner tecnico YouMobility – Il portale della mobilità, con partenza e rientro dal centro storico di Trevi e sosta presso il Frantoio Olio Trevi, la caccia al tartufo nella Tenuta San Pietro a Pettine con degustazione, laboratori per bambini a cura di Slow Food Umbria. Nell’ambito dei due giorni dell’evento un calendario culturale, a cura del Complesso Museale di San Francesco, con visite guidate al Museo della Civiltà dell’Olivo, la passeggiata de “Il Perugino. Tra Pitture e distese di ulivi” e laboratori di xilografia per bambini.

Villa Fabri e piazza Mazzini saranno animate da diversi concerti musicali sia sabato che domenica, inoltre nella giornata di domenica 5 novembre sarà attivo un servizio navetta gratuito, che dal centro storico porterà a visitare i Frantoi Aperti del territorio: Frantoio Gaudenzi e Olio Trevi il Frantoio.

Palazzo Lucarini, Museo di Arte Contemporanea di Trevi si inserisce nell’evento proponendo #CHIAVEUMBRA | IN NATURA – Sperimentazioni artistiche nel Paesaggio Olivato”, iniziativa in cui paesaggio e natura troveranno il loro ideale connubio grazie alla performance dell’artista Francesco Alberico, la mostra personale di Fabrizio Segaricci “Tra le pieghe dei padri” e “Retablos” di Sándor Vály, progetto in anteprima internazionale presso la cappella gentilizia di Palazzo Lucarini.


Per maggiori informazioni
www.festivol.it

Da umbro d’origine non potevano mancare le mie raccomandazioni su cosa assaggiare una volta in Umbria.

Non si può non rimanere incantati dalla maestosità dei paesaggi, dalla bellezza delle città e soprattutto dai piatti tipici della tradizione. Quella umbra è una cucina semplice e a base di carne, con in più, i famosi salumi della zona di Norcia e i prodotti della terra. I piatti tipici sono un’esplosione di gusti e di sapori antichi: già da bambino, quasi adolescente, ho il ricordo di mia nonna che preparava questi piatti così semplici ma così complessi allo stesso tempo.

ricette tipiche umbre

Crostini di fegatini

Gli antipasti

Tra gli antipasti troviamo il famoso piatto di salumi e formaggi tipici del territorio, ma ci sono anche altri piatti meno famosi che meritano una menzione. Uno di questi è la Fojata, un rotolo di pasta matta arrotolato a forma di chiocciola e farcito con erbe di campo, ricotta, pecorino grattugiato e uova. C’è poi la panzanella, una specialità estiva realizzata con ingredienti poveri come pane raffermo, pomodori, cetrioli, cipolle, carote, peperoni, sedano e tutto quello che la terra offre, da condire per realizzare un’insalata. Immancabili a tavola durante un antipasto sono anche i crostini con rigagli di pollo e quelli al paté di fegatini, fatti in casa e di cui ogni famiglia conserva la sua ricetta tradizionale.

Pasta alla norcina

La pasta alla norcina è il piatto più famoso della cucina umbra. Ne esistono due diverse versioni e oggi è ancora difficile determinare quale sia quella più antica. La prima prevede che la pasta venga condita con tartufo, salsiccia e ricotta o pecorino, a volte sostituiti dalla panna, e insaporita con aglio e pepe. La seconda ricetta prevede invece come condimento il tartufo, le acciughe e l’aglio, insieme a un po’ d’olio. Quello che accomuna entrambi i piatti è che la pasta deve essere rigorosamente lunga, quindi la norcina si può fare con gli spaghetti, con le linguine, con le tagliatelle o con i tipici strangozzi.

Fricco all’Eugubina

Il fricco umbro è tra le specialità gastronomiche di Gubbio e difficilmente si trova in altre località nella regione. Si tratta di un secondo a base di carne simile allo spezzatino, che presenta due diversi tipi di cottura, in umido e rosolato. Solitamente è a base di carne bianca come pollo, coniglio o agnello, ma può essere preparato in diverse varianti, sia utilizzando un solo tipo di carne che mischiando diversi tipi. Anche i condimenti possono variare: c’è chi utilizza solo pomodoro e aromi, e chi invece preferisce dare più sapore aggiungendo anche guanciale, acciughe e vino bianco. Nessun dubbio invece sull’accompagnamento, un vero fricco umbro deve essere accompagnato con la tipica crescia, la versione eugubina della torta al testo.

 

Torta al testo

Torta al testo

Ed eccoci qui con uno dei piatti tipici umbri simbolo della cucina povera regionale: la torta al testo. Si tratta di una focaccia salata non lievitata che viene utilizzata sia come accompagnamento, che come portata principale; farcita con erbette e carne oppure con formaggi e verdure. Questo piatto ha una storia molto antica, perché nasce come alternativa al pane tradizionale, senza lievito, e il suo nome deriva dal testo (in latino Testum), un particolare strumento di forma circolare su cui viene cotta, che ricorda le tegole che venivano utilizzate per la cottura dagli antichi romani. La sua ricetta prevede l’utilizzo di pochi ingredienti, acqua, farina, bicarbonato e sale, ma in alcune zone dell’Umbria vengono aggiunte all’impasto anche le uova.

Il pesce del lago Trasimeno

Le ricette umbre non sono solo a base di carne. Nelle zone del lago Trasimeno infatti, i piatti a base di pesce di lago sono molto famosi e apprezzati. Tra questi spiccano la regina in porchetta, ovvero la carpa regina farcita e cotta allo spiedo come se fosse porchetta, e il tegamaccio, una particolare zuppa di pesce che prende il nome dal tegame di terracotta in cui viene preparata. Il tegamaccio è a base di pesce di lago, tra cui principalmente anguilla, luccio, persico reale e tinca.

 

dolci tipici umbri

La rocciata

Dolci tipici umbri: rocciata e mostaccioli

Non possono mancare i dolci, tra cui i più particolari sono la rocciata e i mostaccioli. La rocciata è una torta di pasta sfoglia, ripiena con noci, mele e zucchero, molto simile allo strudel. Il nome deriva dalla sua forma arricciata e questo dolce può essere ripieno anche di frutta secca, vin santo e cannella, in base alla famiglia e alla zona di appartenenza. La sua caratteristica principale è la particolare striatura della sfoglia, che presenta zone colorate di rosso perché spennellate con l’alchermes. I mostaccioli invece sono dei biscotti antichi a base di mosto preparati principalmente nei primi mesi autunnali, in cui si produce il vino e c’è abbondanza di mosto. Si fanno preparando un impasto per il pane e aggiungendogli anice, mosto e zucchero. Tradizionalmente l’impasto, che deve avere la forma di un filoncino, viene cotto due volte: la prima intero e la seconda una volta tagliato, per biscottarlo. Oggi si realizzano a forma di ciambella, ma possono avere anche altre forme.

Conclusa con grande successo la terza edizione di Orvieto città del Gusto, dell’Arte, del Lavoro e dell’Innovazione, l’appuntamento che ha animato per 15 giorni la città di Orvieto, andato in scena dal 15 settembre al 1 ottobre.

Grandi numeri per l’evento che ha animato per due settimane la città di Orvieto, ideato e realizzato dal consorzio Orvieto Way of Life e da Fondazione Cotarella, con il patrocinio del Comune di Orvieto e il supporto del Gal Trasimeno Orvietano.

Orvieto Città del Gusto, dell'Arte e del Lavoro e dell'Innovazione

Ph by Orvieto Città del Gusto, dell’Arte e del Lavoro e dell’Innovazione

 

Circa 2000 presenze alla Passeggiata con Gusto che si è svolta sabato 30 e domenica 1 ottobre, che ha coniugato l’enogastronomia tipica e visita ad alcuni luoghi storici e artistici della città, solitamente chiusi al pubblico. Migliaia i partecipanti ai convegni, alle degustazioni e ai momenti conviviali dedicati alle eccellenze della tavola, in cui sono stati protagonisti esperti e chef stellati, come Gianfranco Vissani, Heinz Beck, Cristina Bowerman e Viviana Varese, e nei quali si è raggiunto sempre il tutto esaurito.

 

 

L’evento – declinato in quattro temi cardine, ovvero il Gusto, l’Arte, il Lavoro e l’Innovazione –  ha offerto la possibilità ai partecipanti di vivere interessanti esperienze: da momenti di confronto concreto con esperti, rappresentanti istituzionali, operatori economici, a esperienze di visita e gusto memorabili. La contaminazione, la sinergia e la connessione fra Arte, Gusto e Lavoro si è concretizzata grazie alla collaborazione con i principali attori dell’enogastronomia e del turismo in Italia – Coldiretti, Slow Food, Ambasciatori del GustoFederturismoSviluppumbria – e anche attraverso la presenza attiva di alcuni importanti Istituti Scolastici di Orvieto.

 

Ph by MEP Radio

Molti gli esperti e i personaggi del mondo dello sport, della moda, della tv, ma anche della politica e dell’imprenditoria che sono stati coinvolti per portare la loro esperienza e la loro testimonianza a Orvieto. Fra questi anche alcuni importanti influencer partecipanti al viaggio esperienziale organizzato dalla Guida Michelin in Umbria, che hanno potuto ammirare e vivere in prima persona la bellezza di Orvieto e tutto il piacere delle sue eccellenze.

Hirohiko Shoda, in arte Chef Hiro, dal Giappone è arrivato in Italia nel 2006 e da qualche mese si è traferito in Umbria, a Casteltodino. Con lui ha portato nella nostra regione la cultura della sua terra.

Hirohiko Shoda, conosciuto come Chef Hiro, ha lasciato il Giappone nel 2006 – dove però torna spesso a trovare la sua famiglia – per trasferirsi in Italia, dove da qualche mese vive con la moglie a Casteltodino (in provincia di Terni). «Finalmente possiamo immergerci in una dimensione più semplice, pulita, goderci la natura e il buon cibo, fonti di ispirazione continua per il nostro lavoro di creativi». Oramai l’Umbria è un luogo che gli appartiene e che vive quotidianamente, essendosi integrato alla perfezione con la nostra terra. Con grande disponibilità, ha risposto alle nostre domande dove Giappone e Umbria – anche se apparentemente lontane – si uniscono in un intreccio di cultura e sapori.
Lo abbiamo già visto nella trasmissione Ciao, sono Hiro su Gambero Rosso Chanel, al programma La Prova del Cuoco e su Radio Deejay è spesso ospite del Trio Medusa. Il suo talento si esprime anche in diversi libri di cucina, tra cui Washoku, l’arte della Cucina Giapponese e Hiro Cartoon Food.

 

Chef Hiro

Il poeta uruguaiano Mario Benedetti scriveva che è «grazie ai sentimenti che diventiamo consapevoli di essere noi stessi». Nel suo libro, Hiro Cartoon Food, lei racconta sé stesso e la cucina giapponese attraverso emozioni e sentimenti. Ci può spiegare il perché di questa scelta?

Dopo tanti anni nell’alta ristorazione stellata, sia in Giappone sia in Italia, dopo alcuni anni di lavoro come docente in varie accademie e soprattutto dopo l’uscita del mio libro Washoku, l’arte della Cucina Giapponese (edito da Giunti, manuale completo sulla cucina e la cultura giapponese tradizionale), ho sentito il bisogno di evadere un po’ dal mio ruolo istituzionale di Ambasciatore Ufficiale della cucina giapponese in Italia e ritrovare i ricordi della mia infanzia, recuperare e rivivere alcune emozioni lasciate in disparte da alcuni anni. Riconoscendo quelle emozioni del passato si può dare completezza alla propria vita di adulto e soprattutto si può apprezzare l’affetto e la condivisione da parte di tante persone con lo stesso vissuto, al di là della nazionalità di origine.

 

Tra le ricette del suo cuore ce n’è una in particolare alla quale è più legato? Perché?

Io cito sempre i dorayaki, i famosi pancake giapponesi, che gustavo sempre da bambino dopo la scuola, a merenda, con gli amici o insieme a mio fratello e a mia sorella. Questo dolcino, semplicemente buono, è molto popolare in Giappone e compare in tantissimi anime, manga e film, come il gattone spaziale Doraemon o la dolce signora del film Le ricette della signora Toku. Non è solo un dolce, ma un simbolo di famiglia e di affetto.

 

Nel libro la presentazione dei piatti è ispirata alle più popolari serie manga e anime giapponesi: quali sono i suoi manga e anime preferiti e in particolar modo quale tra i film di animazione dello Studio Ghibli genera in lei piùドキドキ.

Eh sì, ドキドキ in giapponese si pronuncia doki doki, è un’espressione onomatopeica che si può tradurre con bum bum, come il battito del cuore delle prime emozioni, della trepidazione giovanile, che io ho voluto associare alla consistenza tenera e soffice dei dolci giapponesi. Ogni capitolo del mio libro Hiro Cartoon Food (edito Mondadori) è legato a una di queste onomatopee che in realtà rappresentano uno stato d’animo, una sensazione, un sentimento, spesso suscitati anche dai suoni del cibo, oltre che dell’anima. Tutte le opere dello Studio Ghibli, in particolare quelle del grande maestro Hayao Miyazaki, si fondano su tematiche universali che accomunano tutti gli uomini e vanno oltre, nella fantasia, nel mondo onirico ed epico, fino all’aldilà. E anche il tema del cibo è ricorrente e molto potente, simbolo di un quotidiano che trascende in qualcosa di più intimo e recondito. In Giappone fin da piccoli, a scuola, si trasmettono le opere dello Studio Ghibli, che sono molto più di un film d’animazione, ma strumenti didattici e culturali che insegnano valori e principi sempre attuali e sempre validi, in ogni epoca storica e in ogni Paese del mondo.

 

Hiro Cartoon Food e Washoku

 

Il suo viaggio in Italia è iniziato nel lontano 2006, in Veneto; che cosa l’ha portato in Umbria? Per Hirohiko Shoda cosa rappresenta questa regione? E per Chef Hiro?

Sono arrivato in Italia nel lontano 2006, ormai sono oltre 17 anni, tanto tempo! Il primo accesso è stato per motivi di lavoro, per collaborare con lo chef de Le Calandre di Padova, ristorante tre stelle Michelin. Dopo circa 7 anni, ho conosciuto la mia compagna Letizia che mi ha fatto capire che il lavoro è fondamentale e va rispettato e tutelato, ma che c’è anche altro da preservare, la salute innanzitutto e gli affetti più cari che nel tempo, presi da una vita impegnata h24, si trascurano, si perdono. E la stessa scelta di vita l’abbiamo percorsa insieme qualche mese, trasferendoci da Roma in Umbria, dove finalmente possiamo immergerci in una dimensione più semplice, pulita, goderci la natura e il buon cibo, fonti di ispirazione continua per il nostro lavoro di creativi. Oggi posso dire che Chef Hiro e Hirohiko Shoda sono la stessa persona, il mio lavoro è perfettamente integrato nella mia vita, e la mia vita è stimolo e carburante per la mia professione.


In questa ricerca gastronomica, le è capitato di testare dei sapori umbri che in qualche modo le hanno ricordato la sua terra d’origine?

Ovviamente sto testando tutto, piano piano voglio scoprire nel dettaglio le varie produzioni e toccarle da vicino, i prodotti umbri hanno storia e radice profonda, come la vecchia quercia che protegge la mia casa, e questa bellezza di tramandare sapori e cultura è un’usanza molto tipica anche in Giappone. In particolare, io sono nato nella Prefettura di Nara, l’unica regione del Giappone che non è toccata dal mare, proprio come la Regione Umbria, il cuore verde d’Italia.

 

 

 

Ci sono delle affinità tra Giappone e Italia nel rapporto col cibo?

Sì, molte, soprattutto nell’aspetto di condivisione del cibo con le persone care, e l’offrire il cibo come gesto d’amore e di cura.

 

Se dovesse descrivere sé stesso con un piatto quale sceglierebbe?

Ormai è molto difficile rispondere a questa domanda perché ho vissuto metà della mia vita in Giappone e l’altra metà in Italia, continuo a viaggiare molto e a scoprire le bellezze gastronomiche che ogni Paese del mondo offre, quindi non saprei più fare una scelta. L’importante per me è che un piatto contenga un messaggio, anche piccolo o invisibile, ma che abbia sempre qualcosa da dire, da raccontare, da tramandare.

 

Grazie alle diverse trasmissioni che ha fatto a partire da Ciao, sono Hiro, abbiamo avuto modo di constatare la sua passione per la natura, la musica e l’arte in generale, fondamentali nel processo creativo dal quale nascono i suoi piatti. In che modo l’Umbria riesce ad ispirarla nelle sue creazioni?

In Umbria posso finalmente godermi il silenzio della natura, che in realtà è un silenzio solo apparente, ricco invece di suoni, rumori, urla, sibili, canti, crepitii, fruscii, molti dei quali ricordano proprio i rumori e i suoni della cucina, ad esempio mentre si frigge o si cuoce alla brace. Dell’Umbria amo proprio il fuoco, la brace, le lunghe cotture, tutti metodi antichi molto vivi e presenti anche nella cucina giapponese autentica, spesso erroneamente collegata soltanto alla crudità degli ingredienti.


Da quella trasmissione a oggi, com’è cambiato il suo rapporto con i social?

Nel 2014, quando ho debuttato in tv, i social non erano così presenti nella nostra quotidianità, erano principalmente mezzi di evasione, di distrazione, di svago. Oggi si sono trasformati, per molti sono anche un mezzo importante di comunicazione e di lavoro, ma, come in tutte le sfere della vita e del lavoro, occorre sapere trovare il giusto metro di utilizzo, tenere la distanza necessaria senza farsi sopraffare. Io personalmente condivido e amo molto comunicare sui social, mostro me stesso senza grandi filtri, ma alcune cose in particolare, come eventi personali o dolori, preferisco lasciarli nella mia sfera privata. L’aspetto negativo dei social è non essere regolamentato e disciplinato. Non è possibile dire e fare tutto perché siamo in una sfera virtuale. Il virtuale oggi esiste, ed è molto più materiale di quello che sembra. Io credo che il rispetto e l’educazione, la civiltà e la discrezione (aspetti fondamentali della mia cultura d’origine) vadano sempre garantiti, tutelati e preservati. L’essere un personaggio pubblico non equivale ad essere un pungiball, tutti si possono esprimere liberamente, ma sarebbe preferibile intervenire se si ha veramente qualcosa da dire, altrimenti a volte è meglio tacere e investire il tempo ad osservare, studiare e magari migliorarsi.

 

Chef Hiro al corteo storico di Casteltodino

 

Di traguardi nella vita ne ha raggiunti tanti, come la nomina del MAFF Japan nel 2019 di Ambasciatore della Cucina Giapponese in Italia. Ci sono ancora dei sogni nel cassetto che vorrebbe realizzare?

Sono già molto contento e realizzato, il vero sogno è non perdere mai l’entusiasmo e la voglia di imparare e di conoscere.


Cosa le manca di Nara, antica capitale del Giappone e patrimonio UNESCO, nonché sua città d’origine?

La mia famiglia, ma fortunatamente torno spesso in Giappone e riesco a non sentire troppo la distanza.


C’è qualche appuntamento in programma per i nostri lettori che avrebbero piacere di incontrarla?

Sto scrivendo il nuovo libro insieme a Letizia, e siamo entrambi felici di aver aspettato di completarlo proprio in Umbria, nella nostra nuova casa, ricca di ispirazioni e buone vibrazioni. Speriamo che l’Umbria ci porti fortuna e tanta serenità.

 


Facebook: Chef Hirohiko Shoda

Instagram: chef_hiro

Twitter: Chef Hiro

TikTok: hirohikoshoda

I Primi d’Italia è il primo e unico Festival Nazionale dei Primi Piatti. Pasta, riso, zuppe, gnocchi, polenta, ma anche i prodotti agroalimentari indispensabili per la creazione di un gustoso primo, sono i protagonisti della maratona culinaria più appetitosa d’Italia.

Una manifestazione che veste a festa l’intero centro storico di Foligno, promuovendo a tutto tondo la cultura del primo piatto in tavola. Quest’anno andrà in scena dal 28 settembre al 1 ottobre 2023. Quattro giorni all’insegna di degustazioni continuative, lezioni di cucina, dimostrazioni di grandi chef, produzioni alimentari di qualità, ma anche momenti di spettacolo e di intrattenimento. Un universo di degustazioni continuative e di cultura alimentare, dove tutte le vie portano al gusto.

 

 

Le tante ricette di primi piatti saranno servite, con orario no-stop, nelle suggestive taverne barocche trasformate per l’occasione in Villaggi del Gusto. Non mancheranno chef stellati che proporranno in degustazione un menu di primi piatti in abbinamento a vini prestigiosi, per un percorso gastronomico d’eccezione per il piacere degli occhi e soprattutto del palato. L’esperienza, l’estro, la genialità, la sapienza e la capacità delle Stelle dell’alta cucina a portata di tutti.

Uno spazio formato baby dove i più piccoli potranno partecipare ad attività ludiche e di animazione per apprendere – tra gioco e didattica – informazioni utili a sviluppare sane abitudini alimentari. Da non perdere anche la mostra mercato con l’esposizione e vendita delle migliori paste artigianali di qualità e dei prodotti nazionali più caratteristici, così come la cultura dei cibi poveri di strada, che raccontano le tipicità delle regioni italiane.

Tra gli appuntamenti più curiosi c’è La pasta della Nonna, un evento perfetto per i principianti dell’impasto che, sotto la sapiente guida degli chef APCI, realizzeranno i diversi formati di pasta all’uovo.

A tutto questo si aggiungono i percorsi di cucina e gli eventi speciali come i convegni Menti in pasta: incontro con esperti dell’Università di Perugia per conoscere più a fondo uno degli alimenti principali della dieta mediterranea e Sicurezza alimentare e qualità; e il concerto Futuro Possibili in collaborazione con Amici della Musica di Foligno & I Primi d’Italia, che sarà seguito da un apericena. Verrà infine assegnato anche l’importante premio del Festival ai personaggi italiani che si sono distinti nel loro settore.

 


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