fbpx
Home / Posts Tagged "piante"

La primavera – anche se ora è un po’ lontana – riempie i prati di fiori colorati con tante sfumature di giallo, di blu e di rosa.

Le piante tintorie sono state sempre presenti in natura ma che negli anni 2000 venissero utilizzate per tingere i tessuti è stata una sorpresa. Noi siamo abituati a entrare in un negozio di tessuti, scegliere la tinta che cerchiamo, pagare e portare via l’acquisto. Fatto. Il tempo più lungo impiegato è quello della scelta della sfumatura.
Con la natura le cose sono molto diverse e ci sarà sempre una sorpresa finale. Con la natura si devono rispettare i tempi e non sempre si ottiene esattamente quello che vogliamo. Per saperne di più ho intervistato la dottoressa Elena Villa, che coltiva piante tintorie vicino al lago Trasimeno. Elena Villa e il suo compagno sono una giovane coppia scesa dalla Lombardia per continuare quello che avevano già iniziato sulle Prealpi bergamasche.

 

Elena Villa

 

Il clima dell’Umbria, più mite di quello di montagna, li ha fatti decidere ad abbandonare le loro terre. Hanno individuato un piccolo terreno vicino al lago Trasimeno in località Poggio del Papa, lontano da ogni forma di inquinamento e hanno cominciato il loro non semplice lavoro. Elena mi ha fatto fare un giro istruttivo in giardino raccontando le meraviglie delle piante tintorie e mi ha mostrato le più richieste e le più famose: la Reseda per il giallo, il Guado per l’azzurro, la Robbia per le tonalità che vanno dal rosso al rosa e il Tagete per il giallo arancio. La coppia si è specializzata nella tintura delle fibre naturali perché i coloranti naturali hanno affinità solo con i filati naturali: vegetali come il cotone, il lino o la canapa oppure con i filati animali come la lana o la seta bourette, cioè la seta grezza. Non è possibile usarli sulla ceramica perché non resisterebbero alle alte temperature e non possono essere usati nemmeno in pittura.
I coloranti naturali sono sensibili al clima alla luce e alla stagione. Insomma, le variabili sono infinite e non è detto che se si inizia a fare un lavoro con un colore si riesca a finirlo con la stessa tonalità. Mentre i nostri coloranti sintetici non cambiano nel tempo e sappiamo che non si modificheranno con la luce e con i lavaggi, quelli naturali stingono e si alterano con la luce. Per secoli, anzi per millenni, i vestiti delle persone si sono stinti. Basta pensare al quadro di Pellizza da Volpedo quello dedicato al Quarto Stato. Avanzano i lavoratori e i loro vestiti sono tutti più o meno marroni o grigi. Sono le tonalità che prendevano gli abiti dopo innumerevoli lavaggi.

 

Il Guado

 

I coloranti naturali non prevedono tinte accese danno sfumature delicate come i colori pastello. Dalla pianta al pigmento la strada è lunga e tortuosa. Per cominciare è doveroso dire che spesso il colore del fiore che vediamo non è quello che darà poi la pianta. Il colore si estrae raramente dai fiori, molto spesso dalle foglie ma anche dal fusto, dalla radice o dalle bacche e degli alberi si prende la corteccia. È affascinante scoprire che la stessa pianta può dare colori diversi a seconda del momento della raccolta e che è sensibile alle stagioni. Le foglie del noce in primavera danno un colore rosa antico, mentre in estate danno una tonalità che va da senape a giallo dorato. La corteccia di meli e peri dà un colore molto variabile, indipendente dalla stagione e non è prevedibile. La pianta più versatile è la Reseda Luteolina che dà un colore giallo oro. Pianta generosa, di questa si usa tutto: fiori, foglie e stelo, e funziona sia fresca sia secca.
La Reseda è considerata la pianta jolly, perché il giallo, come si impara da bambini, si presta a essere mescolato con altri colori per ottenere un terzo colore. Mescolata con l’azzurro del Guado si ottiene il verde, con il rosso della Robbia si avranno tutte le sfumature dell’arancio.
Nel laboratorio della dottoressa Villa le piante si lavorano con metodi antichi, ma adesso c’è anche la conoscenza dei processi chimici che avvengono durante la macerazione ed è possibile accelerare il processo finale di estrazione e fissaggio ,che anticamente era molto lungo. Con l’uso sapiente della chimica si ottengono risultati sorprendenti come sul Phaseolus schweinitzii, un fungo parassita dei pini che causa la carie dell’albero. A volte, come in questo caso, cresce attorno al ceppo di una pianta che non c’è più. Il fungo è capace di dare vari colori a seconda di come viene trattato. Elena mi ha fatto vedere che se si usa l’allume di rocca come mordente si ottiene il giallo brillante, senza niente si ottiene color ocra, se si aggiunge un sale di ferro il colore finale sarà verde. Così una mattina, vicino al Trasimeno, ho visto la natura unire passato e presente e ho anche intravisto il futuro che questi giovani stanno costruendo.

 

 


Elena Villa natural dyes art (@tuttosicrea) • Instagram photos …

https://www.instagram.com › tuttosicrea

L’albero di Natale più grande del mondo disegnato sull’acqua – inaugurato lo scorso anno a Castiglione del Lago sul Trasimeno – ha dato alla luce tanti piccoli alberelli.

Lo scorso anno con l’accensione dell’albero di Natale adagiato sul Trasimeno è stata organizzata la campagna Adotta una luce e pianta un albero: un progetto, che ha riscosso un grande successo, è stato innovativo e sperimentale e si è inserito in maniera armonica nell’habitat lacustre. Le 2558 luci adottate hanno reso possibile la nascita di nuove piante – aceri, frassini, querce e pioppi – presso l’ex aeroporto Eleuteri. 

 

L’inaugurazione del progetto

 

L’idea è nata grazie l’associazione Eventi Castiglione del Lago, che ha voluto restituire un dono al territorio: «In ogni attività umana, e quindi anche nell’organizzazione di un evento per il territorio, bisogna sempre pensare all’ambiente che ci ospita. Ed è per questo che abbiamo lanciato il progetto di adozione a distanza: per ogni lampadina dell’albero più grande del mondo che verrà adottata, ci impegneremo a piantare un albero. Piccoli gesti che messi insieme possono cambiare il volto di un territorio» affermarono i responsabili di Eventi. A un anno di distanza la promessa è stata mantenuta e presentata con una cerimonia alla quale hanno partecipato il sindaco di Castiglione del Lago Matteo Burico, la direttrice del GAL Trasimeno Orvietano Francesca Caproni e i rappresentanti degli sponsor, delle tante associazioni castiglionesi che hanno collaborato alla buona riuscita del progetto e naturalmente i volontari di Eventi, guidati dal presidente Marco Cecchetti.

«Abbiamo consegnato alla collettività 2558 nuove piante che rappresentano tanto per tutti noi, un’opera che è molto significativa per il nostro ambiente e per tutti i cittadini. Il sostegno è arrivato da tantissime persone, ma soprattutto dai castiglionesi che hanno deciso di credere con forza nella sfida di costruzione dell’albero più grande del mondo disegnato sull’acqua» ha ricordato Cecchetti.

La rinascita dell’aeroporto

Difficoltosa è stata la scelta del luogo di piantumazione: la zona che era sembrata più idonea era l’ex aeroporto Eleuteri, sottovalutando però le problematiche collegate al fatto che l’area fa parte della zona ZPS (Zona di Protezione Speciale) Lago Trasimeno che comprende la ZSC (Zona Speciale di Conservazione). Dopo quasi un anno d’iter burocratici, l’associazione Eventi ha portato a termine il progetto operativo di piantumazione – uno dei più ambiziosi d’Italia e il più grande mai realizzato in Umbria – lungo il percorso ciclabile del Trasimeno.

Il vicepresidente dell’Associazione Eventi di Castiglione del Lago, l’architetto Mirko Ceccarelli, che ha curato in prima persona l’aspetto progettuale e tecnico-amministrativo della messa a dimora delle piantine, ha dichiarato: «È stato un lavoro impegnativo e non senza difficoltà. Alla fine, grazie a tutta la squadra dell’associazione, siamo riusciti a realizzare questo sogno, che ha sfaccettature ecologiche, sociali e pedagogiche. Al momento abbiamo completato il lotto 1 e in parte il 2. A breve sarà portato a termine l’ultimo lotto, il 3. Roverelle, frassini, aceri, salici e pioppi, saranno le specie degli alberi che correranno lungo il percorso della pista ciclabile del Trasimeno, che passa all’interno dell’ex aeroporto Eleuteri di Castiglione. Una grande soddisfazione a servizio di tutta la comunità».

L’obiettivo è quello di migliorare le aree verdi presenti e realizzarne di nuove per la fruizione dei cittadini e dei turisti e al contempo migliorare e integrare gli habitat forestali presenti – già tutelati a livello europeo.

 

L’area individuata

 

«Il GAL ha creduto da subito in questo progetto perché questi eventi, la cultura e l’ambiente sono alla base della nostra economia e credo che siano essenziali per ripartire dopo la pandemia che, ci auguriamo tutti, passi prima possibile. Chi viene al Trasimeno non viene per un turismo di massa ma viene perché apprezza ed ama il territorio e il suo ambiente che abbiamo saputo valorizzare: il GAL si occupa di questo e sostiene Eventi e i suoi progetti in collaborazione con il Comune di Castiglione del Lago» ha spiegato la direttrice Francesca Caproni. Anche il sindaco Burico è entusiasta dell’iniziativa che vede come un primo passo verso la rinascita: «Non mi stancherò mai di ringraziare l’associazione Eventi senza la quale questo non sarebbe stato possibile: queste piantine sono il simbolo della rinascita in attesa di ripartire con i prossimi eventi che segneranno la ripartenza del territorio, con forza e con fiducia nel futuro».