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Aperture straordinarie sulle tracce del Maestro di San Francesco, 25-26 maggio 2024. Anteprima di presentazione riservata alla stampa.

In occasione della mostra organizzata presso la Galleria Nazionale dell’Umbria dedicata al Maestro di San Francesco, pittore attivo in Umbria tra il 1260 e il 1280, la Diocesi di Perugia-Città della Pieve e Isola San Lorenzo, in collaborazione con la Galleria Nazionale dell’Umbria, la Scuola di Lingue Estere dell’Esercito di Perugia e il Comune di Perugia propongono per il 25 e 26 maggio il Weekend del Duecento Umbro. Aperture straordinarie sulle tracce del Maestro di San Francesco, in cui saranno eccezionalmente aperte al pubblico cinque chiese che conservano al loro interno preziose testimonianze artistiche della seconda metà del 1200. Queste aperture avranno come obiettivo fondamentale quello di scoprire realtà meno note ai grandi percorsi turistici e soprattutto di unire la conoscenza delle opere in relazione ai contesti e alla storia del territorio.

 

Chiesa di San Prospero. Foto di Marco Capaccioni

 

L’arte del XIII secolo non nasce per essere esposta nei musei: gli antichi scrigni sono le chiese, i monasteri, i palazzi e le piazze, resi adorni dalla fede e dalla vita delle comunità che abitavano quei luoghi. Alcuni di questi siti, molti dei quali sono stati fondati e abitati per secoli dagli ordini religiosi, anche se hanno perso il loro originario aspetto medievale, sono ancora in grado di raccontare la storia di origine.

L’apertura di queste chiese, frutto di un lavoro sinergico sviluppato in questi mesi, consente al visitatore di compiere un viaggio indietro nel tempo, alla scoperta di tracce e testimonianze del Medioevo perugino, in un percorso che si sviluppa tra vicoli angusti e stretti, per giungere in luoghi di culto intimi e riservati, alla ricerca di una bellezza che attende solo di essere incontrata e svelata.

 

Chiesa di San Prospero. Foto di Marco Capaccioni

Queste le chiese coinvolte:

CHIESA DI SAN PROSPERO (Diocesi Perugia). La chiesa è di straordinaria importanza per la storia dell’arte umbra: al suo interno si conservano gli affreschi più antichi di Perugia, datati 1225, opera di Bonamico, artista locale che, con la sua semplicità stilistica, rompe gli schemi della tradizione bizantina.

 

Chiesa di San Prospero. Foto di Marco Capaccioni

 

CHIESA DI SAN MATTEO DEGLI ARMENI (Diocesi Perugia). Appena fuori le mura trecentesche, si trova il complesso monumentale di San Matteo degli Armeni, che ha ospitato una comunità di Monaci Armeni della regola di San Basilio, dal 1272 al XVI secolo. All’interno sono conservate tracce di affreschi tra i più antichi di Perugia, realizzati in fasi diverse tra il XIII e il XV sec. Nella parete laterale sinistra, è una Madonna tra angeli e santi datata 1348. Nella parete di controfacciata si trova un San Leonardo liberatore dei prigionieri, raffigurato a cavallo, identificato anche come San Sergio, martire del IV secolo particolarmente venerato dalla comunità armena.

 

San Giovanni del fosso. Foto di Marco Capaccioni

 

EX CHIESA DI SAN GIOVANNI DEL FOSSO (privata, aperta per gentile concessione della famiglia proprietaria). Antica parrocchia perugina posta infondo a Via Alessi, fu istituita nel 1233 dal Vescovo Salvio e fu soppressa nel 1959. La chiesa, oggi abitazione privata, conserva al suo interno frammenti di un ciclo di affreschi della metà del Duecento dedicato alla vita di San Giovanni, sotto il quale si trova un vero e proprio bestiario medievale in cui sono visibili: il grifo, il lupo, la pantera, l’aquila e altri animali.

 

San Giovanni del fosso. Foto di Marco Capaccioni

 

CHIESA DI SAN BEVIGNATE (Comune Perugia). È una delle testimonianze più significative e meglio conservate tra i complessi dei cavalieri templari. La chiesa, fuori città, si collega ad alcuni artisti presenti in mostra, come il Maestro del Trittico Marzolini e testimonia i legami con la Terrasanta. Le decorazioni parietali, preziosa testimonianza della pittura duecentesca a Perugia recano traccia della storia dell’Ordine, alternata con personaggi e avvenimenti significativi del Medioevo umbro. L’abside conserva insieme a scene bibliche, una splendida rappresentazione del Giudizio Universale.

 

CHIESA DI SANTA GIULIANA (Scuola di lingue Estere di Perugia). Monastero femminile cistercense fondato nel 1253, fu uno dei complessi religiosi più fiorenti della città. All’interno della chiesa sono ancora visibili resti di affreschi databili tra fine del XIII e gli inizi del XIV secolo: qui si conserva un’Incoronazione della Vergine, attribuita al Maestro del Trittico Marzolini (XIII secolo), di cui in mostra sono visibili alcune opere.

 


Visite guidate: partenza ogni 45 minuti – durata 20/25 minuti

Turni di visita: 10:00 / 10:45 / 11:30 / 12:15 / 15:15 / 16:00 / 16:45 / 17:15

Ingresso gratuito – contributo visita guidata 5€

Per info e prenotazioni: 075 8241011 – 370 1581907 – isolasanlorenzo@genesiagency.it

Il duecento italiano è stato un secolo magnifico. Secondo la tradizione storiografica la modernità nasce nel Rinascimento. Elisabeth Crouzet-Pavan, docente di storia medievale alla Sorbona, sostiene una tesi differente: nel Duecento italiano – il secolo di Federico II e di Francesco d’Assisi – avviene la prima vera rivoluzione che porterà alla formazione della coscienza moderna. L’Italia del Duecento è un’Italia in cui ogni cosa freme.

 

Anche per l’Umbria il Duecento rappresenta un periodo di grande splendore. Periodo che ha segnato in modo indelebile la fisionomia artistica, culturale e religiosa della regione. Periodo che non ha conosciuto e visto solo guerre, sottomissioni, alleanze, scambi commerciali. Ha anche avuto Francesco d’Assisi e Jacopone da Todi e tante altre sante come Chiara d’Assisi, Angela da Foligno e Chiara da Montefalco. L’hanno amata papi e imperatori, l’hanno popolata personaggi di eccezionale levatura politica e religiosa. L’importanza dell’Umbria nell’Italia del Duecento è stata di primissimo piano. A conferma di ciò è la bellissima mostra presente alla Galleria Nazionale dell’Umbria visibile fino al 9 giugno 2024 dal titolo: L’enigma del Maestro di Francesco e lo stil nuovo del Duecento umbro.

 

Affreschi della Basilica Inferiore di Assisi

 

La mostra raccoglie 60 opere, alcune provenienti da musei importanti come il Louvre di Parigi, la National Gallery di Londra, il Metropolitan Museum di New York e da numerose città italiane, umbre e non, come: Perugia, Assisi, Gubbio, Gualdo Tadino, Deruta, Cosenza, Pisa, Città del Vaticano, Torino, Salerno, Orte, Macerata, Bologna, Siena.

 

 

L’esposizione intende celebrare e far conoscere il Maestro di Francesco, dal nome sconosciuto, considerato uno dei più grandi pittori del Duecento italiano, attivo ad Assisi dopo Giunta Pisano e prima di Cimabue, in quanto incaricato dai frati minori di eseguire le vetrate della Chiesa superiore della Basilica e poi di affrescare l’intera chiesa inferiore. L’artista, seguendo le indicazioni di Bonaventura di Bagnoregio, eseguì nel 1260 il primo ciclo delle storie di Francesco in parallelo a quelle di Cristo, individuando per la prima volta nel santo di Assisi l’Alter Christus.

Maestro di San Francesco, Croce dipinta, 1272, datato, tempera su tavola

La mostra rientra nell’ambito delle celebrazioni per l’ottavo centenario dell’impressione delle stigmate a San Francesco ed espone 60 capolavori di una bellezza sorprendente. Una delle opere più significative è la tavola con l’immagine del Santo, tavola che secondo la tradizione Francesco utilizzò come giaciglio nei suoi soggiorni alla Porziuncola e dove fu deposto, come da sua richiesta, al momento della sua morte e proveniente da Museo della Porziuncola di Santa Maria degli Angeli. Altro capolavoro è la Croce datata 1272 proveniente dalla Chiesa di San Francesco al Prato e oggi conservata alla Galleria Nazionale dell’Umbria e che è ritenuto il capolavoro del Maestro di San Francesco e fra le opere più belle del Duecento.

Veruska Picchiarelli, curatrice della mostra, insieme a Andrea De Marchi ed Emanuele Zappasodi, così scrive nel catalogo: «Il Maestro di Francesco, chiamato negli anni cinquanta del Duecento a ratificare con la viva testimonianza della narrazione figurata la verità delle stimmate, compie ora un passo ulteriore in questo suo ruolo di vero e proprio inventore dell’immagine del santo di Assisi, proiettando il significato del prodigio nell’ottica della visione escatologica di Bonaventura, che nella rilettura in termini profetici e serafici del Poverello lo trasportava lontano abbastanza da escludere possibili forme di emulazione, con l’obiettivo di giungere a una vera normalizzazione nel percorso dell’ordine minoritico».