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Nel cuore della Valnerina, lungo la riva sinistra del fiume Nera, sorge Arrone, cittadella su un colle roccioso la cui storia millenaria è testimoniata da ritrovamenti quali una lastra marmorea con iscrizione, un cippo in travertino, dei bronzetti e un sigillo provenienti da un santuario sulla cima del monte Arrone, nonché una testa marmorea femminile risalente addirittura al II sec a.C.

Per le vie di Arrone

Il borgo sembra debba il suo nome alla famiglia degli Arroni, nobili romani scappati alle devastazioni di Saraceni e Ungari che, rifugiatisi in Valnerina, diedero vita al primo nucleo dell’odierno paese, costruendo nel IX secolo un castello dalla struttura difensiva medievale visibile ancora oggi; in seguito alla sottomissione degli Arroni al Ducato di Spoleto, avvenuta nel 1229, gli uomini di Arrone lo riscattarono, trasformandolo da Signoria a Comune nel 1347. Molto più tardi invece, nel 1860, Arrone entra far parte del Regno d’Italia e il capitano garibaldino Gaetano Turchetti passa alla storia come il primo sindaco del paese.
La sua struttura abitativa è composta da due nuclei antichi – La Terra e Santa Maria – e da uno periferico nella zona pianeggiante, di più recente insediamento. La Terra, nucleo primordiale e Castello di Arrone, racchiude tra le mura antiche la chiesa gotica di San Giovanni Battista – patrono del borgo – protagonista di un recente restauro che ha coinvolto l’abside poligonale, la torre campanaria e gli affreschi quattrocenteschi, che risentono dell’influenza di Filippo Lippi. Concorre al recupero del patrimonio di questo castello di poggio anche l’installazione di sensori Bluetooth per l’app Visit Arrone.

 

L’app Visit Arrone

 

Collega i due antichi borghi l’arco d’ispirazione gotica della Porta di San Giovanni; tra i vicoli stretti, fuori le mura del castello, si scorgono altre testimonianze del passato, come quelle in via del Vicinato: la chiesa di Santa Maria Assunta, costruita nel XV secolo con portone risalente al 1493, il medievale campanile civico, con sei arcate e quattro campane e la torre degli olivi a base quadrata, costruita durante la dominazione longobarda e ornata da un ulivo cresciutovi spontaneamente.

 

Chiesa di San Valentino, Casteldilago

Casteldilago, il borgo di San Valentino

Nel borgo della frazione di Casteldilago, nei pressi di un lago scomparso, imperdibile è la chiesa di San Valentino, che, addossata sulla parete rocciosa su cui poggia il paese, corona uno sperone posto alla sommità della cinta muraria; la chiesa parrocchiale, che onora il Santo martire ternano è stata edificata come pieve durante la stagione del Ducato longobardo di Spoleto tra il VII e VIII secolo. All’interno – sulla parete sinistra – è collocata la statua di San Valentino che tiene in mano un modellino di Casteldilago. Fuori dalle mura del borgo è la chiesa di San Nicola a catturare l’attenzione con i suoi affreschi cinquecenteschi realizzati dalla scuola di Giovanni Di Pietro, noto come Lo Spagna; oltre al Museo della Ceramica, nato in seguito al rinvenimento, all’interno di un’antica cisterna, di numerosi oggetti di uso comune.

 

Parco fluviale del Nera

 

Un’ultima imperdibile tappa è il Santuario della Madonna dello Scoglio del XVI secolo: eretto su un costone a strapiombo intorno a un’immagine della Madonna dipinta su roccia, è raggiungibile grazie a un percorso panoramico che offre una splendida vista sulla Valnerina. Tra gli eventi più sentiti, la Rassegna d’Arte Contemporanea, Terra in Fiore, La Terra sotto le stelle, la Fiaccolata in canoa sul Nera (6 gennaio), la Processione della Madonna dello Scoglio e la Sagra dell’Acquacotta, in onore della Festa di San Giovanni Battista (24 giugno).
Arrone è anche una meraviglia naturale, dove le acque che sgorgano ovunque dalla roccia sedimentaria danno vita a fiumi, a laghi e alla Cascata delle Marmore – la seconda più alta in Italia – inserita nel Parco fluviale del Nera, che offre anche numerose attività: escursioni in bicicletta, trekking, arrampicata su roccia, discesa del fiume in canoa e divertimento nel Parco Avventura. A conclusione di un’emozionante esperienza nel Parco, perché non provare i meravigliosi prodotti tipici della zona di Arrone? L’olio extravergine d’oliva, il tartufo, il formaggio pecorino e la norcineria della Valnerina, ma anche frutti di bosco, miele e le specie ittiche di acqua dolce – come trote e gamberi – prodotti principi di piatti tipici quali il brodetto di gamberi, ciriole con filetti di trota e tartufo nero e tagliolini ai gamberi di fiume.

Sellano si trova su un colle affacciato sulla valle del fiume Vigi: questa posizione strategica ha fatto sì che l’abitato si sviluppasse già dal I secolo a.C., anche se è nel Medioevo che cominciò gradualmente estendersi verso la sommità del colle.

Fu poi nel Rinascimento che Sellano assunse l’aspetto attuale, rimasto inalterato nel tempo e con un agglomerato abitativo ricco di edifici di pregio come il Palazzo Comunale del XVI secolo – dove è conservato il cosiddetto piatto dei brevicelli in rame sbalzato e dorato (sec. XVI) – la Chiesa di San Francesco detta Madonna della Croce – un tempietto tipicamente montano a pianta ottagonale sorto nel XVI secolo intorno a un’immagine mariana – e la Chiesa di Santa Maria, edificata nel XIII secolo, che custodisce le spoglie del Beato Jolo, eremita vissuto nel XIII-XIV secolo e co-patrono di Sellano.

 

Sellano. Foto di Enrico Mezzasoma

 

Il paesaggio – un tempo caratterizzato da coltivazioni, frutteti e pascoli – oggi vede la natura riprendere il sopravvento regalando al visitatore fitte foreste popolate da una grande varietà di flora e di fauna: molti sono i percorsi che l’attraversano – ideali per trekking ed escursioni a cavallo e in bicicletta – e spesso corrispondono alle antiche vie di comunicazione che sono ora in via di ripristino. Si può vivere la lussureggiante natura anche con gare di pesca o ammirando le bellezze delle Cascate delle Rote o il lago Vigi.

Nel territorio di Sellano si incontrano più di 40 frazioni, molte delle quali arroccate su ripidi pendii e con viste che spaziano sui Monti Sibillini. Tra questi vi è Cammoro, sorto nella terra di confine con Foligno e Camerino e posto a guardia della vecchia Via della Spina, che sin dall’epoca romana collegava Spoleto con Plestia, sull’altopiano di Colfiorito. Costruito nel secolo XIII su uno sperone roccioso, è dominato dalla torre della vecchia sede comunale, oggi campanile della Chiesa di Santa Maria Novella, raro esempio di chiesa pensile sovrapposta a un’antica via coperta di cui sono ancora visibili i due accessi.

 

Chiesa di San Francesco detta Madonna della Croce. Foto Enrico Mezzasoma

 

E ancora, Postignano, con il suo castello medievale sormontato da una torre esagonale, posto strategicamente al crocevia tra Spoleto, Norcia, Foligno e Assisi e centro nevralgico della lavorazione e del commercio di ferro e canapa in Umbria; Pupaggi, che si è sviluppato nel XIV secolo attorno a un preesistente nucleo medievale, composto da una chiesa e da una torre colombara; Montesanto, sorto probabilmente come insediamento abitato nei pressi della cella monastica di San Nicolò di Acqua Premula. Proprio il Convento dell’Acqua Premula si trova fra Sellano e Montesanto e prende il nome da un’antica sorgente, Acqua Premula, utilizzata per secoli nella cura della calcolosi. L’acqua, dal 1974, viene imbottigliata con il marchio commerciale di ACQUA TVLLIA.

Infine, nella frazione di Sterpare da visitare è la Chiesa della Madonna delle Grazie, alla fine del 1700 al centro di un fatto miracoloso che mise in contrasto due famiglie del posto. Un giorno alcuni pastori trovarono nella cavità di un castagno la statua lignea di una Madonna con Bambino, che fu prontamente recuperata per essere venerata. Le famiglie dei Vitali e dei Patrizi, artefici del ritrovamento, decisero di portarla alla chiesina di Santa Lucia, loro punto di riferimento spirituale, ma a questa decisione si oppose la famiglia dei Germani che invece voleva che la statua venisse collocata nella chiesa dedicata proprio alla Madonna. La statua venne spostata più volte, di nascosto, dall’una e dall’altra famiglia che non riuscivano a trovare un accordo. Siccome gli spostamenti avvenivano sempre di notte, si sparse la voce che avessero del miracoloso, e si decise di lasciare la statua della Madonna nella chiesa a lei dedicata, posta al centro del paese piuttosto che in campagna. Accanto alla chiesa resiste piantato il famoso travaglio, una sorta di impalcatura che serviva a sollevare i buoi mentre venivano ferrati.

Nella frazione di Case Rampi vi è invece un Museo diffuso della civiltà contadina: frequentando le case degli agricoltori del pian d’Orsano e dintorni, Angelo Rampi, constatata la regolare presenza degli utensili degli agricoltori e la diffusa competenza nell’arte della coltivazione di cereali, legumi, viti, ortaggi e nella coltivazione dei campi, ha pensato di raccogliere tali strumenti in un unico contenitore per evitarne la dispersione. Il museo è stato inaugurato nel 2013.

 

Lime e raspe

 

Altro imperdibile contenitore del saper fare è senza dubbio il caratteristico Museo della Produzione delle Lime e delle Raspe, che raccoglie documenti, immagini, manufatti e testimonianze di questa importante tradizione artigianale del sellanese. Un tempo nella zona si svolgeva infatti l’intero ciclo di produzione: l’estrazione del ferro nelle miniere di Monte Birbone, la prima lavorazione nelle ferriere di Monteleone chiuse dopo il terremoto del 1703, la forgiatura e la produzione degli utensili. La tradizione vuole che i frati di Santa Croce di Sterpare e di San Nicolò di Acquapremula, per sollevare gli abitanti delle ville di Sellano dalle condizioni di assoluta povertà in cui vivevano, li istruirono proprio nell’arte della lavorazione del ferro, il cui segreto riguardava la fase di cementazione e tempera, che consentiva di aumentare la durezza del metallo evitando la deformazione dei denti. La stessa tradizione vuole anche che i frati, preoccupati che la ricchezza potesse allontanare dalla fede gli abitanti, per mantenerli devoti e onesti invocassero la maledizione su coloro che avessero guadagnato più del necessario per vivere. A completare l’offerta cultura vi sono anche una ludoteca attrezzata e una biblioteca di ben 7000 volumi, che include un laboratorio professionale di produzione digitale audiovisiva e un ricco archivio storico.

Tutto ciò si affianca alle tradizionali ricorrenze come la Sagra della fojata e dell’attorta (due dei piatti tipici locali) che si svolge a Villamagina, la Festa delle erbe dimenticate, sulla tradizione delle erbe selvatiche commestibili e medicinali al lago del Vigi e a Montesanto, L’oro dei molini, che riporta in vita le tradizioni molitorie dell’area e riapre al pubblico l’unico rimasto degli antichi mulini a Molini.

Domenica 14 gennaio escursione con partenza da Piazza Fortebraccio.

Un nuovo appuntamento per scoprire la bellezza delle colline montonesi e la storia del suggestivo borgo arietano. Domenica 14 gennaio, con partenza alle ore 8 da Piazza Fortebraccio, è in programma l’escursione Le origini di Montone e i suoi Castelli, promossa dall’associazione StoricaMente e dall’amministrazione comunale. La mattinata prevede un itinerario ad anello di circa 7 km, accessibile a tutti per una durata di circa 4 ore.

 

 

Durante il percorso l’ingner Giovanni Cangi parlerà delle origini di Montone e dei suoi castelli. È prevista anche una colazione al Castello di Cardaneto, programmata per le ore 11.30.

 


Per partecipare al momento conviviale è necessaria la prenotazione al numero di telefono 3486014398. Si raccomanda abbigliamento comodo e scarponi.

Al centro dell’Umbria, su una propaggine del monte Serano, si erge Trevi, antico borgo dall’etimo incerto, già noto a Plinio il Vecchio: è proprio nei suoi scritti che compare come Trebiae, nome che potrebbe riferirsi alla dea Diana conosciuta come Trivia o più semplicemente derivare da treb-, radice umbra di parole come casa o costruzione.

Nata in età romana dall’unione tra la fortificazione in collina e la civitas in pianura, Trevi dal III secolo a.C. acquista rilevanza grazie al processo di romanizzazione e alla costruzione della Via Flaminia che, implicando la bonifica della valle, permette lo sviluppo delle ville di campagna lungo Clitunno. Ma nel VI secolo la valle torna a impaludarsi, il sistema fluviale Clitunno-Tevere diviene innavigabile e il dominio romano decade; la civitas viene abbandonata, la collina si ripopola e diventa prima gastaldo dei Longobardi, poi comune, conquistato e saccheggiato da Spoleto e in seguito funestato dal vicariato dei Trinci di Foligno. Rifiorisce nel XIV secolo grazie al suo pregiato olio d’oliva, divenendo l’importante centro commerciale chiamato Il porto secco; acquisito il titolo di città grazie a Papa Pio VI, seguirà le sorti del Papato fino all’Unità d’Italia.

 

Piazza Mazzini. Foto di Enrico Mezzasoma

 

Trevi si sviluppa in cerchi concentrici all’interno di una forma conica che asseconda la conformazione delle colline, incantando lo sguardo di viandanti e scrittori come Leopardi. Cuore del centro storico è Piazza Mazzini, che fa angolo col Palazzo comunale, e la sua torre civica del XIII secolo. Proseguendo a fianco di Palazzo Valenti, si arriva all’ex convento di San Francesco, un complesso museale che ospita la Pinacoteca, il Museo Civico, il Museo della Civiltà dell’Ulivo e la Raccolta d’Arte. La chiesa di San Francesco del 1288 ospita invece un crocifisso su tavola d’ispirazione giottesca del XIV secolo, realizzato da un artista sconosciuto chiamato Maestro del Crocifisso di Trevi; custodisce anche la stele sepolcrale dell’eremita Beato Ventura, morto nel 1310. Proseguendo in via Fantosati, oltrepassando Porta del Cieco, si giunge in cima al colle dove la cattedrale di Sant’Emiliano, rifatta nel XIX secolo, ospita l’altare del Sacramento, decorato da Rocco di Tommaso. Prima di Porta del Cieco, invece, da Piazza Garibaldi si raggiunge la passeggiata di viale Ciuffelli, ombreggiata da alberi secolari, ponte tra il centro e il convento francescano di San Martino, dove si trova la cappella affrescata dallo Spagna.

Scendendo verso via Flaminia, si incontra il rinascimentale santuario della Madonna delle Lagrime – così chiamato per lacrimazione di un dipinto raffigurante la Madonna – che conserva i monumenti sepolcrali della famiglia Valenti e L’Adorazione dei Re Magi con i Santi Pietro e Paolo (1521), l’ultima opera del Perugino. Oltre l’Arco di Mastaccio, vi sono case d’impianto medioevale e palazzi rinascimentali come villa Boemi, senza contare il teatro Clitunno, impreziosito da un sipario dipinto da Domenico Bruschi.

La natura di Trevi offre molte opportunità: passeggiate alla scoperta delle erbe selvatiche, biking, birdwatching, equitazione e visite alle Fonti del Clitunno, alimentate da sorgenti sotterranee, un vero gioiello naturalistico.

Comune delle Terre dell’Olio e del Sagrantino e sede di scuole di alta cucina improntate sull’uso dell’olio, a Trevi è d’obbligo una visita esplorativa ai frantoi. Tra gli eventi più attesi vi è la Processione di Santa Illuminata, Trevi in piazza e Palio dei Terzieri, ma anche la Mostra mercato del Sedano Nero di Trevi e la Festa dell’Olio Nuovo, appuntamenti imperdibili per scoprire i gustosi prodotti che sono i fiori all’occhiello del borgo: il tenero sedano nero, ottimo ripieno o in pinzimonio e l’eccellente olio d’oliva dalle caratteristiche organolettiche uniche al mondo. A coronamento delle specialità gastronomiche, non può mancare il Trebbiano, vino di produzione limitata e dall’aroma inconfondibile.

Convegno “Lugnano comunità operosa nel Territorio Amerino”, sabato 11 novembre a Lugnano e domenica 12 ad Amelia.

L’iniziativa è organizzata dal Comune di Lugnano con il patrocinio dell’AIPAI (Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale), associazione di grande rilievo culturale che investe in conoscenza e mantenimento delle strutture industriali, agricole ecc.

Molte sono le nostre eccellenze, anche note, ma ancora molte di esse, non sono conosciute. Questa occasione può, nel tempo, determinare una prima mappatura di beni artistici e architettonici preziosi del nostro territorio che aggiunte a quelle più note, aumenterebbero la capacità attrattiva dei nostri borghi. Quest’anno l’iniziativa, patrocinata anche dall’Associazione I Borghi più Belli d’Italia, si è allargata ed ha coinvolto, nell’organizzazione, il comune di Amelia in quell’ottica condivisa di collaborazione con lo scopo di ampliare il panorama degli studi, di ricerca, per la conservazione e valorizzazione del nostro prezioso e diffuso patrimonio artistico e culturale: valore assoluto di unicità e ricchezza per tutto il comprensorio amerino.

L’evento è diviso in due giornate e si svolgerà sabato 11 novembre a Lugnano e domenica 12 ad Amelia.

 

 

Sabato 11 Novembre, verranno presentati interessanti novità sul fronte lugnanese, come:

  • la originaria destinazione della Fabbrica scoperta in recenti ricerche, che nella seconda metà dell’Ottocento, era uno dei più grandi molini per la lavorazione dell’olio;
  • lo studio di fattibilità per una scuola di restauro che intende creare corsi formativi, finalizzati a fornire un’esperienza pratica alle varie figure che si trovano ad operare all’interno di un cantiere concernente un bene culturale;
  • il progetto dell’invaso del Monticello che potrebbe successivamente portare al recupero del Molino medievale della Para (quello degli antichi mulini è un trait d’union per tutti i comuni del comprensorio insieme a quello delle antiche fornaci romane);
  • il restauro della Fabbrica avvenuta tra la fine degli anni 80 ed inizi 90, che oggi ospita il museo civico storico ed archeologico, ottimo esempio conservativo che ha dato al comune di Lugnano la possibilità di possedere un contenitore culturale di tutto rispetto.

 

L’ultimo argomento della sezione lugnanese è dedicato al Museo Civico archeologico, che ospita i resti della villa romana di Poggio Gramignano, dove si trova un raro esempio di piccola bambola in osso. Su questo argomento sarà ospite d’eccezione del Convegno, la dott.ssa Chiara Bianchi, una ricercatrice dell’Università di Friburgo, che esporrà le sue ricerche cercando di interpretare questo reperto importante nel contesto del suo rinvenimento. La giornata di questo convegno avrà anche una appendice di promozione dei prodotti della filiera corta del Territorio, finanziato dal Gal Ternano, con una degustazione con i prodotti del Lugnano Borgart Cibus.

La seconda giornata, Domenica 12 novembre, che si svolgerà nel comune di Amelia, presso la pinacoteca comunale, sarà incentrata sugli antichi mulini ad acqua insistenti sul territorio comunale amerino, individuati da una precisa ed attenta ricognizione, con importanti relazioni e fotografie che ne testimoniano la memoria, tra cui anche la Para di Amelia vista in ottica propositiva e di grande opportunità per tutto il territorio amerino.

La giornata amerina prevede anche una interessante visita al mulino Marzoli situato tra le frazioni di Fornole e Montecampano, una struttura da pochi conosciuta e che conserva ancora i torchi di legno settecenteschi.

Con Umbria Ecologia Artificiale ci immergiamo in un affascinante viaggio attraverso i borghi umbri, reinventando le loro pittoresche bellezze attraverso l’occhio e la mente di grandi artisti del passato.

Questa volta ci addentriamo nell’incantevole Assisi, famosa per i suoi santi Francesco e Chiara, dove l’architettura medievale e le sue statue evocano la purezza del suo Genius Loci – lo spirito del luogo. Oggi, grazie all’immaginazione assistita dall’intelligenza artificiale, possiamo spingere i confini della creatività e domandarci come sarebbe questa città se fosse stata progettata da madame Hilma af Klint, una delle figure più emblematiche del movimento astrattista del XX secolo.

 

di Andrea Martina Tiberi

 

Hilma af Klint, artista svedese, vissuta a cavallo tra XIX e XX secolo, ha intrapreso un viaggio audace alla scoperta della connessione tra mondo tangibile e spirituale. Ha sfidato le convenzioni artistiche del suo tempo e ha osato esplorare i confini dell’arte e dell’anima umana. 
Il lavoro di Hilma af Klint va compreso nell’ambito del Modernismo, un periodo in cui molti artisti cercavano nuove forme nell’arte, nella spiritualità e nella scienza. Altri artisti, come Wassily Kandinsky, Piet Mondrian e Kasimir Malevitch, erano altrettanto interessati alla spiritualità, spinti dalla corrente teosofica. Ad Assisi, l’incontro tra l’architettura religiosa e l’arte onirica di Hilma af Klint avrebbe dato vita a un connubio unico tra il terreno e il divino.

 

di Andrea Martina Tiberi

 

L’intelligenza artificiale, in questa narrazione, agisce come il ponte tra il genio di af Klint e l’architettura sacra di Assisi. Le linee, i piani e le masse si evolvono sotto la sua visione alternativa, creando elementi architettonici complessi che emanano un’aura metafisica. Archi, piattaforme, colonne, corridoi e portici compongono un passaggio clericale a cielo aperto, dove cerimonie mistiche sembrano svolgersi in simbiosi con il naturale scorrere del tempo, un’archeologia di pensieri segreti e sogni nascosti. Le forme fluide e i colori ricchi del suo mondo interiore penetrano nelle fondamenta stesse di Assisi. Gli edifici, le statue di uomini e le sculture non sono semplici rappresentazioni, ma sono accompagnati da portali circolari, ricchi di geometrie e colori.

 

di Andrea Martina Tiberi

 

La pavimentazione è ora un tappeto di trame, e i visitatori camminano su caselle che sembrano portare in mondi nuovi. Questa visione enigmatica di Assisi, plasmata dall’arte di Hilma af Klint, non è solo una reinterpretazione, ma un esperimento che indaga la connessione tra il terreno e il celeste, tra la realtà visibile e il mondo dell’inconscio. È un omaggio alle forme e ai colori che vanno al di là della superficie, un’invocazione di una realtà nascosta che ci chiama ad esplorare le profondità della mente.

 

di Andrea Martina Tiberi

Terza edizione de “Il Dardo dei Borghi” che vede sfidarsi in gara due compagnie arcieristiche dei Borghi più Belli d’Italia.

Dopo la sfida del 2021 con gli arcieri di Bevagna e nel 2022 con gli arcieri di Montone, quest’anno la sfida varca i confini regionali e gli arcieri lugnanesi sfideranno in Piazza S.Maria la compagnia Sagittari Anglariensis di Anghiari (AR), uno dei Borghi più Belli della Toscana.

Una sfida interregionale – che si svolgerà domenica 24 settembre – con l’obiettivo di scambiare esperienze culturali e conoscenze all’interno di una importante associazione come quella dei Borghi più Belli d’Italia. Saranno presenti anche amministratori del Comune toscano e la coordinatrice dei Borghi più Belli della Toscana Elisabetta Giudrinetti con la quale già da tempo è partita una solida collaborazione per condividere tante iniziative su tematiche importanti.

Una giornata di grande prestigio non solo per la gara ma anche per la contemporanea visita a Lugnano in Teverina, di un noto tour operator americano con 23 operatori turistici al seguito, interessati ai Borghi dell’Umbria, ai quali è stato dedicato un programma di attività esperienziali nell’arco della giornata, tra le quali lo spettacolo della Gara degli Arcieri.

Ad accogliere la delegazione statunitense oltre agli amministratori e i produttori locali, anche una rappresentanza di cittadini americani che ora si sono stabiliti a Lugnano e si sono subito innamorati del borgo, e che parteciperanno alla giornata con i propri connazionali. Sarà presente inoltre anche una famiglia statunitense discendente della famiglia nobile dei Vannicelli (casato che ha lasciato a Lugnano segni indelebili nel corso dei secoli), con la quale l’amministrazione comunale sta lavorando in vista del 2024 l’anno del Turismo delle origini o di ritorno, una iniziativa promossa dal Ministero del Turismo e dove l’associazione dei Borghi più Belli d’Italia vuole recitare un ruolo da protagonista.

Programma

Domenica 24 settembre

Ore 17,00

Piazza Santa Maria

Corteo Storico degli Sfidanti

 

Ore 17,30

Gara di Tiro in Piazza

 

Ore 19,30

Premiazione

 

Ore 20

Stand arrosticini e pizzarelle

 

Ore 21 Saluto delegazione Tour Operator ASTA – USA

Lì c’era il lago Umbro, poi si ritirò, venne la palude e poi due fiumi con le canne.

I primi a insediarsi furono gli Etruschi seguiti dai Romani, poi dai barbari, i perugini e i papalini. Dopo tutto questo via vai è arrivata anche l’Italia. La storia di Cannara comincia in collina nella zona di Collemancio. Gli Etruschi si allargarono verso la valle Umbra, dove c’era il lago, e trovarono che la collina fosse un buon sito per costruire una città mentre cercavano di sfruttare tutto il terreno coltivabile. Ma, si sa, niente è per sempre. Il lago Umbro non si prosciugò del tutto e lasciò la palude, due fiumi e tante canne.

 

Sito archeologico Urvinum Hortense. Foto di Enrico Mezzasoma

 

Dopo gli Etruschi arrivano i Romani. A loro il sito piacque perché era buono per il commercio, Ampliarono la città, le dettero il nome di Urvinum Hortense e, efficienti come sempre, iniziarono la bonifica della palude. Le merci che transitavano lungo la via principale dovevano essere tante perché, a Urvinum fu dato il titolo di Municipium. Così divenne città e le città offrono molti divertimenti. I Romani non si sono mai tirati indietro quando c’era da divertirsi così costruirono prima il tempio, poi il teatro, l’anfiteatro, le terme, le botteghe e le domus. Una delle domus aveva addirittura le terme personali e aveva abbellito la villa con un mosaico di 65 mq con scene nilotiche. L’eleganza e la dimensione del mosaico fanno chiaramente capire che si trattava di una famiglia ricca e che il proprietario era stato in Africa. Urvinum doveva essere un luogo importante perché ne parla Plinio il Vecchio nel suo libro Naturalis Historiae. La scoperta del sito di Urvinum Hortense ha lasciato un dilemma non ancora risolto: i Romani erano abili ingegneri e sapevano trattare le acque, ma gli archeologi si chiedono come hanno fatto a convogliare così tanta acqua fino a 500 metri di altezza? Prima o poi lo scopriranno.

 

Maniero di Collemancio. Foto di Enrico Mezzasoma

La nascita di Cannara

I secoli passarono, nel V secolo venne costruita una basilica paleocristiana, i Romani non erano più potenti, i commerci si fermarono, Urvinum Hortense decadde: il bosco lo ricoprì e se ne persero le tracce fino al 1932 quando gli archeologi lo hanno riportato in luce. Purtroppo al momento non è visitabile. Intanto, a poche centinaia di metri aveva cominciato a svilupparsi il borgo di Collemancio. Dura la vita di Collemancio. I barbari, poi la guerra gotica, poi la rivalità tra Assisi e Perugia e infine il papato. Devastazioni e rovine non sono mancate. Ma in mezzo a tante vicende tragiche, tra il fiume Topino e un rio, nacque un nuovo insediamento che prese il nome dalle canne di palude: lo chiamarono Cannara.
In quei tempi cupi e pericolosi nacque come castrum, con mura perimetrali robuste una casa gentilizia e tante chiese. L’abbondanza di chiese in un luogo così piccolo è sorprendente. Ci sono più chiese che case. Forse è da attribuirsi al fatto che San Francesco era un habitué di Cannara e dormiva in un luogo oggi chiamato Il Tugurio. Pare che in quel Tugurio abbia fondato l’ordine dei frati terziari.
Piccolo borgo medievale era politicamente molto impegnato, disposto anche a cambiare posizione. Infatti, passò da guelfo a ghibellino. Cannara adesso è famosa per cose molto lontane tra loro: le cipolle Dop (in programma dal 5 al 10 settembre e dal 12 al 17 settembre), le lavande di primavera e il nuovo museo.

 

Mosaico di Urvinum

Il museo

Nel nostro Paese, dove possibile, si ricicla tutto, infatti il museo è allestito all’interno del monastero benedettino, ma non ha niente della cupezza di un monastero perché prende tanta luce ed è luminoso e ben organizzato. Nelle teche si possono vedere molti reperti provenienti da Urvinum: arnesi da lavoro, monete, lanterne, pesi, monili e reperti fittili. Ci sono anche molte steli funebri di varie epoche, prima e dopo Cristo. Il pezzo forte, comunque, è il mosaico di Urvinum grande come un appartamento di 65mq e lo si può vedere bene solo dal primo piano. Le tessere delineano ippopotami, aironi, serpenti e pigmei che sono anche ritratti in una scena tra il comico e il canzonatorio: i pigmei urinano verso gli ippopotami. In Italia ogni luogo, anche se piccolo, ha dietro di sé una storia affascinante millenaria e piena di sorprese e Cannara non è da meno.

In un’entusiasmante fusione tra passato e futuro, il progetto Umbria Ecologia Artificiale si propone come strumento generativo per esplorare i borghi storici dell’Umbria attraverso lo sguardo di brillanti architetti, designer e artisti del passato.

Montefalco secondo il progetto Umbria Ecologia Artificiale

 

In questo viaggio fantastico ci concentreremo su Montefalco, uno dei gioielli nascosti della regione, re-immaginando la sua architettura in chiave neoplastica. Pensate a una nuova prospettiva, un’idea che fonde la purezza delle linee geometriche e i colori audaci di Piet Mondrian con la realtà tangibile. Qui, insieme esploreremo l’influenza rivoluzionaria del movimento De Stijl sulle strutture in pietra delle abitazioni, sulle vie lastricate e sull’antico castello di questo meraviglioso borgo. L’arte geometrica, non più relegata alla tela bidimensionale, diventa un elemento di design funzionale. Queste immagini – generate tramite intelligenza artificiale – ci fanno immergere nel carattere tridimensionale del Razionalismo architettonico, ma sotto una nuova luce.

Bagnata dalle acque del Clitunno, La Ringhiera dell’Umbria conquista visitatori da tutto il mondo con le sue colline di uliveti e filari di viti. Montefalco, luogo intriso di storia millenaria, traccia le sue radici nell’epoca dell’Impero Romano, quando era conosciuta come Coccorone. Attraverso i secoli, il borgo ha attraversato varie fasi di sviluppo, ciascuna lasciando un segno nel suo tessuto urbano. Dal periodo medievale, quando fiorirono i liberi comuni, fino al Rinascimento, ogni epoca ha contribuito al suo fascino. La Cinta Duecentesca e la maestosa Piazza del Comune, adornata da palazzi nobiliari rivisitati in maniera razionalista con quadrati di colori compatti, ci parlano di una città prospera e modernista. 

 

 

Ci sono due fattori che mi hanno stupita, fattori che non pensavo che l’intelligenza artificiale avrebbe catturato. Il primo riguarda la palette che mescola i colori primari con colori caldi richiamanti la natura. Mondrian amava quelli che al tempo erano conosciuti come colori primari, utilizzava (quasi) solamente quelli nei suoi dipinti, oltre al bianco e al nero. BLU, GIALLO, ROSSO, segno di purezza e metafora dell’origine. D’altra parte, Montefalco, come tanti borghi umbri, ha una palette colori dettata dal tufo. Piacevole sorpresa vedere che la soluzione al dogma dei colori primari per Mondrian, l’AI abbia risposto con un compromesso di classe.

L’altro aspetto, che può lasciare incuriositi è l’eleganza nella composizione delle immagini. Gli elementi che nei dipinti di Mondrian sono protagonisti, le linee e i quadrilateri creati da queste, nell’immaginario AI diventano cornici del meraviglioso mondo di Montefalco. Un luogo in cui si può fare una breve pausa, lasciando lo sguardo vagare nel panorama mozzafiato, per immergersi nella contemplazione di una bellezza che abbraccia l’anima. Viste spettacolari e a tratti nostalgiche vengono inquadrate, come il cipresso tra i filari, con estro artistico da sottrazione di materia nelle strutture scolpite nella pietra, o colate di cemento e applicazioni in vetroresina, o nella costruzione di padiglioni dallo scheletro sottile.

 

Particolare di Montefalco

 

Mondrian aveva un debole per la purezza della linea – retta e intensa – la quale rappresentava i valori universali del suo immaginario astratto. Elemento chiave anche in queste immagini di Montefalco a trasformare il paesaggio urbano e rurale del borgo, conferendogli una nuova griglia e un’atmosfera che vede mescolati gli angoli retti del linguaggio neoplastico e l’affascinante essenziale irregolarità del patrimonio storico. Forme, colori, suggestioni ci iniziano a una complessità che va oltre i confini di una visione statica della realtà. 

L’arte geometrica, raffinata e suggestiva, si espande all’interno dei vigneti stessi. Sulla Strada del Sagrantino, ci lasciamo guidare alla scoperta delle radici culinarie locali e dei tesori enogastronomici che si celano nel cuore di questa terra generosa. Qui, tra i filari ordinati che accolgono le viti del rinomato vino Sagrantino, il paesaggio si svela in una composizione di topografie organiche. I campi agricoli sono suddivisi in una griglia di rettangoli e quadrati che abbracciano le curve delle colline, donando un affascinante effetto visivo che cattura l’attenzione dall’alto. 

 

 

Proprio come Mondrian ha scosso la temperie artistica con la sua Espressione De Stijl nel Ventesimo secolo, Montefalco ci ha avvolti con il suo fascino unico, svelando l’estetica delle forme nei suoi scorci inaspettati. Qui, ogni peregrinazione si trasforma in esperienza epifanica, una rara opportunità per sondare il carattere enigmatico della creatività algoritmica, dell’essenza sottesa della natura e dell’incanto senza tempo dell’Umbria. Vi invito a esplorare, a lasciarvi abbracciare dalle lusinghe della storia, con anima curiosa e occhio affilato alla ricerca di meraviglie.

Giovedì 6 luglio abbiamo assistito alla conferenza “I borghi e il sistema del turismo, ulteriori opportunità del PNRR” organizzata da CIM, la Confederazione degli Italiani nel Mondo.

L’incontro, svoltosi presso il suggestivo agriturismo Tramonto su Assisi a Collestrada (PG), aveva l’obiettivo di presentare il Consiglio Umbro della CIM, Confederazione degli Italiani nel Mondo. Si tratta di un’Associazione dei cittadini italiani residenti all’estero, completamente indipendente da organizzazioni politiche, partitiche e sindacali, che ha l’obiettivo di assistere gli emigrati italiani, di difendere i loro diritti politici, civili e sociali e di supportarli nella loro integrazione presso i Paesi ospiti. Fra le altre cose, scopo della CIM è quello di instaurare, sviluppare e favorire i rapporti tra gli emigrati e i paesi di origine dato che spesso, come nel caso dell’Umbria, gli emigrati sono partiti dai piccoli borghi; per questo durante l’incontro si è parlato delle nuove opportunità offerte dal PNRR che offre la possibilità per i centri con meno di 5.000 abitanti di partecipare a nuovi bandi che potranno assegnare fondi fino a 1,5 milioni. L’incontro, coordinato da Paolo Luccioni, presidente della CIM Umbria, ha visto la partecipazione di personaggi del mondo istituzionale, associativo e imprenditoriale.

 

 

Dopo l’introduzione del vice-presidente Marco Parente e i saluti del presidente di ANCI Umbria, Michele Toniaccini (in collegamento), del vice-presidente dei Borghi più Belli d’Italia in Umbria Alessandro Dimiziani, della parlamentare europea Francesca Peppucci (in collegamento) e del presidente di UNPLI Umbria Francesco Fiorelli, si sono susseguiti interventi che hanno apportato il proprio contributo all’ordine del giorno. A partire dall’on. Angelo Sollazzo, presidente nazionale della CIM che ha restituito alla platea un quadro interessante dei nostri connazionali nel mondo oggi, lontanissimo dall’immagine stereotipata impressa da anni nel nostro immaginario degli italiani con la valigia di cartone, poveri e poco alfabetizzati che partirono alla ricerca di fortuna. Oggi gli italiani sono protagonisti nei Paesi e nelle società dove si sono perfettamente integrati, ricoprono posti chiave dell’economia e della cultura, sono quelli che costruiscono strade e metropoli, protagonisti nella moda e nella cucina, comunità importanti a cui le classi dirigenti locali guardano con rispetto e attenzione. Hanno voglia di riscoprire i luoghi da cui sono partiti i propri avi non solo da protagonisti di un turismo di ritorno di qualità, ma anche apportando il proprio personale contributo alla valorizzazione delle terre d’origine a cui rimangono profondamente legati.

 

 

Fiorello Primi, presidente dei Borghi più Belli d’Italia, ha sottolineato come il turismo da solo non sia sufficiente, di come in primo luogo i fondi vadano utilizzati per creare lavoro e servizi contro lo spopolamento crescente dei nostri piccoli centri. E a proposito di fondi e di PNRR, chiarificatori sono stati gli interventi di Riccardo Fontanelli della Grimaldi Alliance, che è entrato nel dettaglio delle opportunità offerte dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza a favore dei borghi, e di Luca Federici Direttore regionale per il Coordinamento PNRR, risorse umane, patrimonio, riqualificazione urbana.

Margherita Scoccia, Assessore all’urbanistica del Comune di Perugia, ha espresso interesse per l’argomento trattato in quanto Perugia, quinto Comune italiano in termini di estensione territoriale, si configura come un insieme di piccoli borghi, ognuno con esigenze e caratteristiche proprie. Presente anche Sviluppumbria con Mauro Marini, responsabile attività operative e turismo dell’Ente, che pur puntualizzando come Sviluppumbria non gestisca direttamente i fondi del PNRR, ha sottolineato come i progetti di cui si occupa siano a supporto e strettamente collegati allo stesso.

 

La madrina Eleonora Pieroni

 

Dopo la testimonianza dell’attrice e presentatrice Eleonora Pieroni che, in quanto Ambasciatrice in Umbria dei Borghi più Belli d’Italia, ha raccontato la sua esperienza come italiana nel mondo e il suo personale impegno nella promozione della sua terra d’origine, l’Umbria, e dell’Italia tutta, e l’intervento di Albano Agabiti, presidente di Coldiretti Umbria – che ha sottolineato il ruolo fondamentale nel turismo e nell’accoglienza di tutto il settore agroalimentare – hanno concluso la carrellata gli imprenditori Fabio Cancelloni e Lorenza Vitali Cremona sottolineando lo stretto connubio fra imprenditoria e valorizzazione del territorio. La serata si è conclusa con una degustazione di prodotti enogastronomici del nostro territorio accompagnata dalle note delle proposte musicali a cura del duo Le Mani.

Da questo piacevole pomeriggio abbiamo senz’altro colto la grande opportunità che rappresentano gli 80 milioni di connazionali all’estero per il nostro turismo, target da guardare con grande attenzione e al quale dedicare progetti mirati, e dell’importantissimo aiuto (fino a due anni fa impensabile) che possiamo trarre dai fondi del PNRR. Coniugare al meglio questi due aspetti e trarne ricchezza per il territorio è la sfida che ci vede tutti coinvolti da qui fino al 2026.

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