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Dal 7 dicembre 2019 al 6 gennaio 2020, nel delizioso borgo di Acquasparta, avrà luogo la prima edizione dell’Antica Fiera Lincea di Natale. Un tuffo tra storia e Natale, costellato da eventi per grandi e bambini.

È sembrato di fare un viaggio a ritroso nel tempo quando, presso la sede della Provincia di Terni, Giovanni Montani, sindaco di Acquasparta, il vicesindaco Benvenuto Romano, gli assessori Sara Marcucci, Federico Regno, Guido Morichetti, hanno presentato il ricco programma dell’Antica Fiera Lincea di Natale.

 

 

La premessa è che circa 400 anni fa, Federico Cesi, cofondatore della prima Accademia scientifica al mondo, detta dei Lincei e con sede a Roma, trasferì la sua dimora a Palazzo Cesi di Acquasparta e vi fondò il primo liceo accademico linceiano, dove la ricerca e lo studio erano seguiti da vari scienziati. Galileo Galilei ne fu visitatore.
Altresì Acquasparta era conosciuta per la tradizione fieristica, dove molti mercanti offrivano i loro prodotti ai curiosi e tra questi, agli studiosi ospitati dal Linceo Federico Cesi.
Rifacendosi come richiamo turistico alla storia fieristica e culturale-scientifica di Acquasparta, l’attuale governo cittadino ha pensato di ricreare quelle atmosfere con la prima edizione dell’Antica Fiera Lincea di Natale, per favorire la promozione e il rilancio economico del territorio, ricco di attrazioni culturali e storiche ma statico nel suo sistema produttivo.

 

Palazzo Cesi

 

La Fiera sarà costellata da una serie di eventi come concerti, spettacoli, artisti di strada, tamburini rinascimentali, la Passeggiata dei Lincei, selezionati mercatini artigianali e prodotti tipici, visite guidate del borgo e di alcune stanze di Palazzo Cesi. I bambini potranno visitare la casa di Babbo Natale e gli saranno dedicati numerosi laboratori.
Il sindaco Montani ha detto: «Il lavoro integrato tra Comune, Associazioni, Commercianti e privati cittadini, ha permesso la realizzazione dell’evento. Inoltre, per attrarre investimenti abbiamo dei progetti collegati a una cava locale per futuri sviluppi artigianali e industriali; vorremmo indire la giornata del risparmio dedicata ai ragazzi nonché costruire iniziative con i comuni limitrofi. Poi ci sono delle ferme intenzioni a realizzare nel breve, progetti legati a Palazzo Cesi e alla figura di Galileo Galilei».

Dalla Bettona etrusca al piccolo teatro di Monte Castello di Vibio, il percorso si snoda attorno al borgo fortificato di Montecchio e ad Acquasparta, crogiolo di cultura scientifica seicentesca; per giungere, infine, alle vestigia romane di San Gemini.

Sulla riva est del Tevere

Unica città etrusca sulla riva orientale del Tevere, Bettona ospita, in località Colle, un ipogeo etrusco del II secolo a.C. Un breve corridoio a cielo aperto introduce il visitatore in questa struttura a volta, composta di blocchi di arenaria locale. Una massiccia porta di travertino nascondeva a sua volta diverse urne sepolcrali, che la scoperta del 1913 trovò già ampiamente depredate. Altre urnette, i bronzi e le opere di oreficeria superstiti sono ora conservati presso il Museo Archeologico di Perugia, mentre il Museo della Città di Bettona, offrendo un’area dedicata proprio all’archeologia, ospita manufatti, terrecotte, ceramiche e cippi funerari e di confine. Gli Etruschi lasciarono a Bettona anche una cinta muraria, di cui alcuni tratti sono visibili oggi in corrispondenza della Porta Vittorio Emanuele.

Palazzo Cesi, Acquasparta

L'Accademia dei Lincei

Nel Cinquecento, la guerra tra Todi, Terni e Spoleto portò alla distruzione della Rocca di Acquasparta, sulla quale sorse poi il magnifico Palazzo Cesi, dimora del Cardinale Federico. Questo edificio dalla facciata severa, le cui decorazioni interne si rifanno a quelle di Palazzo Farnese a Roma, permise ad Acquasparta di divenire un vero e proprio centro culturale. Qui infatti si riuniva l’Accademia dei Lincei, la prima scuola scientifica europea voluta da Federico Cesi, grande appassionato di botanica. Nel 1624, per un breve periodo, il palazzo ospitò anche l’illustre Galileo Galilei, il quale affidò all’Accademia la pubblicazione del suo Saggiatore. Altre opere di cui i Lincei – uniti sotto il metodo dell’osservazione sperimentale – si fecero promotori, furono lo studio sulle macchie solari e del cosiddetto Tesoro messicano, farmacopea del Nuovo Mondo. Non è un caso che la popolazione voglia ricordare questo periodo splendente con una rievocazione: da diciannove anni, La Festa del Rinascimento anima le vie del borgo con sfide e spettacoli ispirati a temi di volta in volta diversi.

Sprofondata nel terreno

L’abitato tipicamente medievale di San Gemini – che deve il suo nome a Gemine, monaco siriano che qui dispensò cure e prediche – sorge sull’insediamento romano Casventum, posto lungo la via Flaminia. I mosaici e i pavimenti di un’antica residenza sono visibili all’interno di un edificio in via del Tribunale. Ma le vestigia romane non finiscono qui: a 4 km dal borgo sorge Carsulae, città di epoca pre-romana abbandonata già in tempi remoti a causa di sommovimenti del terreno. L’effetto di questi sconvolgimenti è ancora oggi visibile nelle parti sepolte che, assieme ai due templi gemelli, alla basilica, al teatro, all’anfiteatro e all’arco di San Damiano, restituiscono uno dei parchi archeologici più suggestivi dell’Umbria.

Il borgo fortificato

Origine pre-romane – come dimostrato dalla Necropoli del Vallone di San Lorenzo scoperta dall’archeologo Domenico Golini – vanta il borgo di Montecchio, il cui nucleo originario risale al 1165. I Chiaravalle da Todi, infatti, nella fuga dalla faida tra guelfi e ghibellini, decisero di insediarsi qui. Nel 1190 si aggiunse una seconda cerchia di mura – poi continuamente ampliata fino al XIII secolo – costruita non solo a scopi difensivi, ma anche per contenere l’aumentata popolazione: ciò donò a Montecchio l’aspetto di un borgo fortificato, a pianta ellittica, in cui sono ancora oggi visibili le mura, le torri di difesa e l’assetto delle case, tipicamente medievale.

 

Teatro della Concordia, Monte Castello di Vibio

Il teatro

Un francobollo del 2002, da 0,41 €, celebra quello che è il più piccolo teatro all’italiana del mondo, vero gioiello di Monte Castello di Vibio. Questo borgo, divenuto il età napoleonica capocantone a causa della sua conformazione e della sua posizione strategica, si pose alla guida di un vasto territorio esteso tra il Tevere e Terni. Nel 1808, per rendere il borgo degno di tale ruolo, venne costruito il Teatro della Concordia, il cui nome deriva dai medesimi ideali di uguaglianza, fraternità e libertà che avevano ispirato la Rivoluzione Francese. Nonostante ad un certo punto della sua storia fosse stato chiuso per inagibilità, dagli anni Settanta è tornato attivo grazie alla volontà di probi cittadini, presentandosi oggi, con i suoi 99 posti, i suoi affreschi di scrittori e drammaturghi del tempo e la sua pianta a campana incasellata da legno di quercia e di rovere, come uno dei gioielli architettonici più significativi dell’Italia di fine Settecento.

arte liberty in umbria

Titolo: Il Liberty in Umbria.

Architettura – Pittura- Scultura e Arti decorative. Architecture – Painting – Sculpture and Decorative Arts

Curatore: Maurizio Bigio

Editore: Fabrizio Fabbri

Anno di pubblicazione: 2016

ISBN: 97888677806886

Caratteristiche: 231 p., formato cm 28 x 24,5, numerose illustrazioni fotografiche a colore, brossura illustrata con bandelle.

Prezzo: € 35,00

 

«Questa pubblicazione nasce dall’interesse che ho sempre avuto per le arti in genere, per la pittura, la scultura, l’architettura e la fotografia. Sono stato sempre interessato al Bello.»

L'autore

È con queste parole che Maurizio Bigio, laurea in Economia e Commercio e trentasette anni di attività svolta come Dottore Commercialista, parla della sua ultima impresa “nel campo delle arti”. Avventure non nuove per lui che si è da sempre cimentato nel campo artistico come musicista, raggiungendo importanti traguardi che lo portarono, negli anni Settanta, a collaborare con i maggiori cantautori del periodo e a pubblicare l’LP Rock Bigio Blues. Recentemente ha ampliato i propri orizzonti artistici dedicandosi alla fotografia, collaborando alla realizzazione del nuovo catalogo del MUSA (Museo dell’Accademia di Belle Arti “P. Vannucci di Perugia) a cura di Fedora Boco e al volume Ferdinando Cesaroni curato da Luciano Giacchè.

L'argomento

L’argomento del Liberty nella nostra regione era stato affrontato precedentemente solo dal professor Mario Pitzurra quando nel 1995 pubblicò per Benucci Editore, Architettura e ornato urbano liberty a Perugia, testo ormai introvabile, che aveva il limite, dichiarato dall’autore, di occuparsi solo della realtà del capoluogo. Infatti è lo stesso Pitzurra che concludendo la presentazione della sua opera si augura che «…altri seguano il mio esempio, possibilmente estendendo la ricerca al resto dell’Umbria.»

Ed ora, a distanza di vent’anni, Maurizio Bigio raccoglie la sfida con lo scopo, riuscito, di svegliare l’interesse per una parte di quest’arte novecentesca poco studiata nella nostra regione.

La pubblicazione

Il Liberty in Umbria, vede la prefazione di Anton Carlo Ponti ed è corredata dai testi di Federica Boco, Emanuela Cecconelli, Giuliano Macchia, Maria Luisa Martella, Elena Pottini, Mino Valeri oltre che dello stesso Bigio.

La pubblicazione suddivisa in sedici capitoli, percorre la regione da nord a sud toccando i centri di Città di Castello, Perugia, Marsciano, Deruta, Foligno, Spoleto, Terni, Allerona, Avigliano, Acquasparta e Narni.

E l’interesse dell’autore non si ferma solo all’architettura, ma con occhio attento si sofferma anche sui particolari decorativi in legno, ferro battuto, ceramica, vetro e, dove possibile, anche sulle decorazioni pittoriche presenti all’interno delle abitazioni.

Un interessante capitolo, a cura di Elena Pottini, è dedicato alla scultura liberty al Cimitero monumentale di Perugia, mentre Fedora Boco delinea i protagonisti di questa stagione con una piccola biografia e relativa bibliografia. Non mancano testimonianze fotografiche del liberty perduto come il negozio della Perugina o le decorazioni all’interno del Bar Milano. A completare l’interessante volume la traduzione dei testi in inglese a cura di Eric Ingaldson.